Italia e il mondo

Dalla voce che incantava le piazze al silenzio che ammortizza i colpi: la parabola della parola politica nella destra italiana, dal teatro della persuasione alla gestione tattica della nebbia, di Antonio Rossello

Dalla voce che incantava le piazze al silenzio che ammortizza i colpi: la parabola della parola politica nella destra italiana, dal teatro della persuasione alla gestione tattica della nebbia.

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C’è un filo che lega la destra italiana del Novecento a quella che governa oggi, e non è un filo ideologico: è un filo retorico. È la storia di come la parola politica — la sua capacità di incantare, di convincere, di costruire mondi — sia progressivamente scivolata dal centro della scena alla periferia della tattica. E in questa parabola si legge, insieme, una decadenza e uno splendore: la decadenza di una certa idea nobile e teatrale della politica, e lo splendore di una capacità di sopravvivenza che proprio da quella decadenza ha imparato a trarre la sua forza.

Il vecchio capo missino era, prima di tutto, un officiante della parola. Non aveva cultura politica nel senso tecnico, non era un teorico né uno stratega: aveva la politica nel sangue come teatro, come persuasione, come liturgia. La sua voce penetrava, il suo sguardo catturava, il suo linguaggio trasformava il fascismo in fascinazione allusiva. Sapeva infiammare con il fascino del proibito e con l’epopea dei vinti. Era, insieme, pifferaio e sacerdote: incantava la piazza e celebrava il mito. Amava l’italiano come lingua e come popolo, e per questo riusciva a suscitare amor patrio in un Paese che si vergognava di sé. Il suo habitat naturale erano il Parlamento e la piazza — o i loro succedanei, il partito e la televisione. Fu il primo leader televisivo di successo, capace di bucare lo schermo come nessun democristiano e nessun comunista. Ma la sua grandezza non stava nella lucidità del progetto: il progetto, anzi, naufragò. Stava nella capacità di farsi amare dal popolo di destra e di farsi ammirare da chi non lo votava. Una virtù rara, forse irripetibile: la capacità di rendere desiderabile ciò che era marginale, di dare dignità estetica a una comunità politica reietta.

Attorno a lui, la dialettica interna era turbolenta, frammentata, litigiosa: rivali fraterni, antagonisti interni, figure che non temevano di criticare il capo. Era una destra che si divideva, si scindeva, si combatteva — ma sempre dentro un orizzonte comune, quello della parola come strumento di costruzione politica. Anche i nemici culturali, gli eretici, i dissidenti interni parlavano la stessa lingua: quella della contesa ideale. C’era, insomma, un codice condiviso: la politica come dialettica, come scontro di visioni, come teatro del conflitto.

Poi venne il salto generazionale. Il vecchio capo scelse un giovane che non avesse un passato fascista e che non provenisse dalle correnti litigiose del partito. E scelse, come requisito principale, ancora l’oratoria: la capacità di parlare in televisione e nei comizi. La buccia c’era, il resto no. Fu l’inizio di una transizione che avrebbe cambiato la natura stessa della parola politica a destra: dalla parola che costruisce un mondo alla parola che gestisce un’immagine. Dal teatro alla vetrina. Dalla liturgia alla comunicazione.

E arriviamo all’oggi. La leader attuale non incanta le piazze con la voce che penetra e lo sguardo che cattura. Non officia liturgie. Non costruisce mondi. Fa qualcosa di più sobrio e, per certi versi, di più sofisticato: usa la parola come scudo. Dove il vecchio capo trasformava il fascismo in fascinazione, lei trasforma l’interesse nazionale in formula. Dove lui infiammava con l’epopea dei vinti, lei ammortizza con l’immutabilità dell’alleanza. Dove lui faceva della politica un teatro, lei fa della politica una nebbia gestita: parole che non indicano più le cose, ma che servono a non far vedere le cose. La frase “gli Stati Uniti restano alleati indipendentemente da chi li governa” non è un’affermazione politica: è un dispositivo. Ha una doppia funzione — difendere internamente chi la pronuncia, ammortizzare esternamente i colpi dell’imprevedibilità — e la sua efficacia non dipende dalla verità di ciò che dice, ma dalla sua capacità di rendere irrilevante la domanda sulla verità.

Qui sta la differenza fondamentale. Il vecchio capo era un classico della politica perché la sua parola aveva un referente: il mito, la nazione, la comunità, il nemico. Si poteva dissentire, ma si sapeva di cosa si parlava. La leader attuale è un classico di altro genere: la sua parola ha come referente non il mondo, ma la propria tenuta. Non costruisce un discorso per convincere, ma un dispositivo per resistere. Non persuade: resilia. E la sua abilità non sta nel fiuto politico — che è effimero, contingente, dipendente dal vento — ma nella capacità di cabotare tra eventi imprevisti, di difendersi con l’uso tattico del linguaggio, di trasformare l’incoerenza in coerenza narrativa. Una coerente incoerenza che fa rima con resilienza.

Eppure, in questa decadenza c’è uno splendore. Perché la destra italiana, passando dal teatro alla nebbia, ha imparato una cosa che il vecchio capo non sapeva fare: sopravvivere al proprio successo. Il vecchio capo vinse la sfida con i fuorusciti ma il suo progetto naufragò; la leader attuale ha vinto la sfida con la complessità, e il suo progetto è la propria permanenza. Non ha eredi, non ha scuole, non ha liturgie: ha una macchina di tenuta. Dove il vecchio capo lasciava un patrimonio ideale, politico e immobiliare a una destra che del suo partito aveva ereditato solo le correnti litigiose, la leader attuale lascia un metodo: la gestione linguistica dell’incertezza. È meno nobile, forse. Ma è più adatto al tempo.

Il tempo, del resto, è cambiato. Il vecchio capo appare quasi antico: la sua voce, la sua piazza, il suo teatro non funzionerebbero più. Oggi la politica non si fa con la voce che incanta, ma con la parola che ammortizza. Non con il mito, ma con la formula. Non con l’epopea, ma con la nebbia. E in questa nebbia, la destra italiana ha trovato una nuova forma di splendore: non quello dell’oratore che costruisce mondi, ma quello del navigatore che sa stare in mare senza vedere la riva. È una decadenza della dialettica e, insieme, uno splendore della resilienza. Il vecchio capo avrebbe forse disprezzato questa politica senza teatro. Ma avrebbe riconosciuto, forse, che la sua eredità più duratura non è stata l’ideologia, né il partito, né le correnti: è stata la lezione che la parola, quando non può più costruire, può ancora salvare.

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La trappola dell’escalation del Mar Nero, di The Duran

La trappola dell’escalation del Mar Nero

Mentre la Russia intensifica la sua offensiva con i droni, la ricerca di strumenti di pressione occidentali si sta spostando verso due frontiere sempre più delicate: le comunicazioni satellitari e gli stretti turchi.

The Duran Insider3 novembre
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Le guerre diventano più pericolose quando le realtà militari cambiano più rapidamente delle aspettative politiche. La parte in grado di mantenere la pressione acquisisce un vantaggio che non può essere facilmente annullato con dichiarazioni diplomatiche o ulteriori promesse di assistenza.

La misura decisiva non è più semplicemente il territorio conquistato o le armi distrutte. È la capacità di mantenere le operazioni militari, rifornire le risorse, proteggere le infrastrutture essenziali e imporre costi che un avversario fatica sempre più ad assorbire.

Questa è la logica strategica che lega l’intensificarsi dell’offensiva russa con i droni, gli sforzi diplomatici di Zelensky a Istanbul, i negoziati imminenti ad Abu Dhabi e il rapporto sempre più complesso tra Washington e SpaceX di Elon Musk. Ogni sviluppo riflette la ricerca di una leva in un conflitto in cui le opzioni disponibili si stanno riducendo.

L’aritmetica della resistenza strategica

L’ultima offensiva russa con i droni dimostra come l’economia della guerra possa diventare altrettanto determinante quanto le manovre sul campo di battaglia.

La discussione di Duran cita circa 1.400 droni lanciati in 48 ore, sebbene tale cifra precisa non sia stata accertata in modo indipendente. I rapporti militari ucraini confermano attacchi su larga scala successivi, tra cui 433 droni lanciati nella notte tra il 1° e il 2 novembre e altri 193 nella notte tra il 2 e il 2 novembre, oltre a consistenti operazioni diurne.

L’Ucraina ha riferito di aver intercettato o neutralizzato la maggior parte di questi droni. Le sue difese sono quindi tutt’altro che inesistenti. Tuttavia, le intercettazioni riuscite non eliminano le conseguenze cumulative dei ripetuti attacchi alle infrastrutture energetiche, alle reti di trasporto e agli impianti industriali.

L’obiettivo apparente della Russia va oltre la distruzione immediata. La produzione continua di droni consente a Mosca di mantenere la pressione, costringendo al contempo l’Ucraina a dedicare risorse limitate alla protezione di una vasta rete di infrastrutture civili e militari.

Lo squilibrio economico diventa particolarmente rilevante quando i droni, relativamente economici, richiedono risposte difensive costose.

La recente approvazione da parte di Washington di ulteriori 500 intercettori Patriot PAC-3 dimostra il problema. Il programma di consegna previsto va dalla fine del 2030 al 2033. Per l’Ucraina, che si trova ad affrontare un altro inverno difficile, la capacità industriale promessa per i prossimi anni offre ben poco sollievo immediato.

Il conflitto centrale si gioca sempre più tra la capacità della Russia di sostenere un’offensiva prolungata e la capacità dell’Occidente di rimpiazzare i consumi dell’Ucraina.

Diplomazia senza de-escalation

In questo contesto militare, il calendario diplomatico offre un’attività decisamente più intensa rispetto ai progressi compiuti.

Sono in corso i preparativi per i negoziati ad Abu Dhabi che coinvolgono Russia, Ucraina e Stati Uniti. Tuttavia, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha esplicitamente respinto l’ipotesi che i preparativi debbano richiedere alla Russia di sospendere le operazioni militari.

La posizione di Mosca rimane invariata: un cessate il fuoco temporaneo che permetta all’Ucraina di rifornire le proprie forze non può sostituire un accordo che affronti le esigenze di sicurezza fondamentali della Russia.

Kiev affronta la questione in modo diverso. Zelensky continua a cercare un cessate il fuoco che riduca gli attacchi preservando al contempo la sovranità dell’Ucraina, gli accordi di sicurezza e la sua posizione negoziale.

Non si tratta di semplici divergenze procedurali. Rappresentano concezioni radicalmente diverse di ciò che un accordo transattivo dovrebbe raggiungere.

La stessa contraddizione circonda il vertice del G20 proposto a dicembre a Miami. Trump ha invitato Putin, ma Mosca ha respinto l’ipotesi di un incontro tra Putin e Zelensky, lasciando al contempo incerta la partecipazione di Putin al vertice stesso.

La distinzione è importante. Washington potrebbe vedere la diplomazia del vertice come un’opportunità per sbloccare i negoziati. Mosca sembra determinata a impedire che la prospettiva di un incontro prestigioso diventi un sostituto di concessioni sostanziali.

La diplomazia può instaurare la comunicazione. Non può, tuttavia, creare un accordo laddove le posizioni politiche essenziali rimangono incompatibili.

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Le strategie concorrenti di Washington

Il disaccordo più rilevante potrebbe risiedere all’interno della stessa Washington.

L’analisi di Duran individua due approcci contrapposti a quello che definisce “Progetto Ucraina”. Il primo si concentra su una maggiore pressione militare sulla Russia, mentre il secondo cerca di combinare il continuo sostegno a Kiev con negoziati, impegno economico e un eventuale accordo con Mosca.

Si tratta di tendenze politiche contrapposte, piuttosto che di due fazioni formalmente costituite con una leadership chiaramente definita.

La difficoltà sta nel fatto che i diversi approcci possono ostacolarsi a vicenda.

I tentativi di aumentare la pressione militare sulla Russia potrebbero convincere Mosca che Washington sta negoziando senza abbandonare l’obiettivo della sconfitta strategica. Al contrario, gli sforzi per esplorare la cooperazione economica con la Russia potrebbero apparire incoerenti con le richieste di un’ulteriore escalation.

L’amministrazione Trump deve inoltre trovare un equilibrio tra le pressioni del Congresso, gli impegni di alleanza, i vincoli sugli appalti militari e le priorità internazionali concorrenti.

Il risultato è una politica che può mantenere aperti i canali diplomatici, ma non riesce a stabilire un percorso coerente verso una soluzione.

Per l’Ucraina, le conseguenze sono immediate. L’impegno politico occidentale non si traduce automaticamente nella disponibilità di intercettori, in maggiori capacità militari o in un maggiore potere negoziale.

Le due frontiere dell’escalation

La ricerca di ulteriori strumenti di influenza si concentra sempre più su capacità e aree geografiche al di fuori del controllo diretto dell’Ucraina.

Il primo caso riguarda le infrastrutture satellitari. Starlink e Starshield sono diventati componenti importanti delle comunicazioni e delle operazioni militari ucraine. La controversia sulle restrizioni che interessano i terminali satellitari ad alta velocità ha messo in luce la dipendenza strategica che si crea quando capacità militari essenziali si basano su tecnologie gestite da aziende private.

Musk ha distinto i servizi commerciali di Starlink dai sistemi Starshield controllati dal governo, attribuendo le decisioni riguardanti questi ultimi alle autorità americane.

Qualsiasi estensione di questi sistemi a missioni offensive più delicate solleverebbe ulteriori interrogativi in ​​merito all’autorizzazione, all’esposizione commerciale e alle contromisure russe.

La seconda frontiera è il Mar Nero.

L’incontro tra Zelensky ed Erdoğan si è concentrato in parte sulla sicurezza marittima e sul rinnovato impegno diplomatico. L’importanza della Turchia risiede in un vantaggio geografico che né Washington né Kiev possono replicare: il controllo del passaggio marittimo tra il Mediterraneo e il Mar Nero.

In base alla Convenzione di Montreux, le navi da guerra straniere sono soggette a restrizioni di passaggio, mentre Ankara ha mantenuto i controlli in tempo di guerra volti a impedire la propagazione del conflitto.

La preoccupazione di Duran è che la crescente pressione sull’Ucraina possa incoraggiare proposte per una maggiore presenza navale occidentale nel Mar Nero, potenzialmente includendo scorte per il traffico mercantile.

Nessuna operazione di questo tipo è stata stabilita come politica della NATO. Tuttavia, le conseguenze di una simile decisione sarebbero considerevoli.

La presenza di ulteriori navi da guerra della NATO in prossimità delle forze russe creerebbe nuove opportunità di confronto. Alla Turchia verrebbe chiesto di assumersi rischi politici e strategici considerevoli per un’operazione i cui benefici militari rimangono incerti.

Quando l’escalation diventa la strategia

Il pericolo emergente non è semplicemente che la guerra si intensifichi. È che l’escalation stessa possa sempre più sostituire una strategia politica coerente.

La Russia sembra fiduciosa che una pressione militare costante rafforzerà la sua posizione negoziale. Washington, dal canto suo, continua a cercare modi per migliorare la posizione dell’Ucraina senza impegnarsi nelle conseguenze di un confronto più ampio. Il divario tra questi due approcci si sta facendo sempre più difficile da colmare.

Con l’avvicinarsi dell’inverno, è probabile che le infrastrutture ucraine subiscano ulteriori pressioni, così come continue manovre diplomatiche e rinnovate richieste di capacità occidentali in grado di alterare gli equilibri militari. Tuttavia, l’aggiunta di nuove tecnologie non può risolvere automaticamente uno svantaggio strutturale in termini di capacità industriale, risorse umane o resistenza strategica.

Il Mar Nero offre l’esempio più lampante di questo dilemma. La Turchia ha validi motivi per preservare le restrizioni esistenti ed evitare un coinvolgimento diretto in uno scontro navale con la Russia. Fare pressione su Ankara affinché cambi rotta rischierebbe di estendere il conflitto in un’area in cui i costi di un errore di valutazione potrebbero essere considerevolmente superiori a qualsiasi vantaggio militare immediato.

La scelta più importante per Washington non è quindi tra l’escalation e l’inazione, bensì tra il perseguire obiettivi che le risorse disponibili potrebbero non essere più sostenibili e lo sviluppo di una posizione negoziale coerente con la realtà del conflitto.

Il pericolo è che questo riconoscimento arrivi troppo tardi. Quando gli impegni politici si disgiungono dalle capacità militari, i governi spesso cercano nuovi strumenti di pressione anziché riconsiderare gli obiettivi stessi.

Il rischio maggiore quest’inverno potrebbe non essere che una delle due parti abbandoni la diplomazia. Il rischio è che la ricerca di ulteriori vantaggi trasformi il Mar Nero e le infrastrutture a supporto della guerra in nuove arene di scontro diretto prima che la diplomazia abbia tracciato un percorso credibile verso una soluzione.


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Lo spettro tedesco incombe su Varsavia: strani avvenimenti nella capitale polacca dopo il tentato colpo di stato di Tusk, di Simplicius

Lo spettro tedesco incombe su Varsavia: strani avvenimenti nella capitale polacca dopo il tentato colpo di stato di Tusk.

Simplicius 6 novembre
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In seguito al tentativo di colpo di stato giudiziario da parte del governo di Donald Tusk in Polonia, il paese ha assistito a una serie di strani avvenimenti.

Diversi funzionari polacchi legati all’opposizione hanno notato una netta influenza tedesca dietro il tentativo di colpo di stato. Abbiamo visto il video dell’eurodeputato Dominik Tarczynski, il quale rivela che la Germania, in quanto principale motore economico dell’UE, cerca di scaricare parte del suo onere finanziario sulla Polonia, considerata una sorta di scroccona dell’UE, dato il suo fastidioso status di “sovranità”. Pertanto, è nell’interesse dello Stato tedesco soggiogare la Polonia e usarla non solo come discarica per i migranti, ma anche come sostegno finanziario per l’UE in difficoltà.

Durante il tentato colpo di stato, circolarono diverse voci sul coinvolgimento tedesco, tra cui l’avvistamento di convogli tedeschi sulle autostrade polacche, nonché le affermazioni del politico di estrema destra polacco Grzegorz Braun, secondo cui la “polizia” che circondava il Sejm durante il colpo di stato era composta da “impostori” , con alcuni che addirittura sostenevano che non parlassero polacco e che potessero essere tedeschi travestiti.

Con sede in Polonia @Poland_Based La polizia tedesca sta guidando sulle strade polacche. I polacchi hanno avvistato auto della polizia tedesca sulla S8 vicino a Łódź, non a Varsavia. Perché la polizia tedesca sta guidando in Polonia? Questo spiega forse la brutalità della polizia contro i polacchi, dato che gli agenti di polizia tedeschi potrebbero essere travestiti da poliziotti polacchi? 4:54 del mattino · 28 ottobre 2026·512.000 visualizzazioni209 risposte·113 condivisioni·891 Mi piace

La maggior parte di queste affermazioni è stata successivamente smentita, sebbene alcune delle “smentite” siano risultate un po’ sospette: ad esempio, la nota della community relativa al video sopra citato liquida come “normale” il fatto che la polizia tedesca possa entrare in Polonia.

Certo, solo perché esiste una giustificazione legale, è assolutamente normale che la polizia tedesca pattugli Varsavia durante un grave tentativo di colpo di stato giudiziario. Il contesto è fondamentale.

Ciononostante, molte stranezze rimangono ancora.

In seguito al fallimento del colpo di stato, nel corso dell’ultima settimana diversi agenti di polizia tedeschi sono stati visti pattugliare Varsavia, e varie voci complottiste suggeriscono che fossero stati posizionati come ultima risorsa nel caso in cui la presa di potere di Tusk avesse avuto conseguenze negative.

Collegamento

Il video qui sotto mostra un membro del parlamento polacco che affronta queste truppe tedesche per le strade di Varsavia:

Come spiega il soldato tedesco, la Germania sta partecipando a un’esercitazione della “coalizione dei volenterosi” , insieme ad altri alleati della NATO, che si svolge proprio in Polonia.

Questa esercitazione, denominata Coalizione 2026 e che si svolgerà dal 9 al 22 novembre, è la prima del suo genere e prevede la “prima manovra militare in assoluto della ‘Coalizione dei Volenterosi’ a sostegno dell’Ucraina in Polonia” .

Il candidato alla presidenza francese Florian Philippot ha colto l’occasione della tempistica “opportuna” di queste esercitazioni:

Ebbene sì, proprio nel bel mezzo di un colpo di stato europeista, Francia e Regno Unito mobiliteranno quasi 3.000 soldati in Polonia tra pochi giorni per “prepararsi al dispiegamento in Ucraina”!

(cfr: https://lemonde.fr/international/article/2026/11/02/en-pologne-premier-exercice-militaire-grandeur-nature-pour-la-coalition-des-volontaires_6805259_3210.html )

“In Polonia, la prima esercitazione militare su vasta scala per la coalizione di volontari!”

L’esercitazione ‘Koalicja’ si svolgerà a Nowa Dęba, nel sud-est del Paese, dal 9 al 22 novembre.
Quasi 2.800 soldati, per lo più francesi, saranno schierati per testare la capacità di questa alleanza di intervenire in caso di cessate il fuoco in Ucraina!

Operazione euro-atlantica di ordine pubblico!
Proprio nel bel mezzo di un tentativo di colpo di stato guidato da Tusk e dall’UE contro le forze sovraniste e pacifiste in Polonia…

La Francia non ha alcun diritto di essere lì.

La Francia deve riconquistare la propria libertà uscendo urgentemente dall’UE e dalla NATO!

Sono sorte numerose teorie del complotto in relazione a questi eventi:

Professor Richard A. Werner@ProfessorWerner Ormai è opinione diffusa che il tentato colpo di stato di Donald Tusk, appoggiato dai dittatoriali commissari europei, sia stato in parte attuato con l’ausilio di militari e poliziotti tedeschi, che si muovevano liberamente a Varsavia, capitale della Polonia. Questo non è normale. La Germania si conferma lo strumento affidabile dei dittatori. GEWOON ️MEREL@gewoonmerels Duitse Bundeswehr-voertuigen gespot in het centrum van Warschau. Duitse militaire voertuigen werden gefilmd in het centrum van Warschau te midden van the grote politieke Crisis die werd veroorzaakt door of pro-EU-premier Donald Tusk. Zijn we getuige van een herhaling van de22:49 · 3 novembre 2026·106.000 visualizzazioni221 risposte·2.180 condivisioni·5.030 Mi piace

Diverse operazioni sotto falsa bandiera e altri scopi segreti vengono spesso attuati sotto la copertura di esercitazioni militari. Di fatto, si tratta di uno dei metodi classici per effettuare trasferimenti e posizionamenti clandestini di truppe in vista di future operazioni ibride. La Russia stessa lo ha fatto più volte, anche per l’annessione della Crimea e in preparazione all’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022, durante la quale si è svolta in Bielorussia una serie di “esercitazioni” che hanno richiesto l’ammassamento di un gran numero di forze russe. Allo stesso modo, la Russia ha spesso accusato l’Ucraina di utilizzare esercitazioni, come la Sea Breeze del 2021, per trasferire segretamente armi e posizionare truppe in preparazione di una guerra nel Donbass.

Si tratta di una tattica vecchia come il mondo, e come tale non dovremmo liquidare l’importanza della presenza di truppe tedesche in Polonia semplicemente affermando che si trovano lì per innocue esercitazioni.

Uno degli indizi sulla natura più nefasta di questi avvenimenti clandestini è il fatto che, durante tutto questo, la Polonia ha improvvisamente lanciato un’“operazione di sicurezza speciale” lungo il confine russo di Kaliningrad, adducendo come motivazione una sorta di emergenza dovuta a una minaccia elevata:

Visegrád 24@visegrad24 ULTIM’ORA: La Polonia lancia un’operazione di sicurezza speciale lungo il confine con la Russia dopo che informazioni di intelligence suggeriscono che la Russia potrebbe lanciare attacchi di sabotaggio e incursioni armate oltre confine da Kaliningrad. Polizia, guardie di frontiera, soldati e unità antiterrorismo sono stati inviati 15:31 · 2 novembre 2026·167.000 visualizzazioni146 risposte·442 condivisioni·2.810 Mi piace

https://www.independent.co.uk/news/tusk-poland-kaliningrad-nato-warsaw-b3078316.html

Ascolta l’annuncio di Tusk in merito alla situazione:

Cosa possiamo dedurre da tutto ciò? Chiaramente, come minimo, Tusk sta tentando di usare la vecchia tattica di distogliere l’attenzione dal suo tentativo di colpo di stato. Qualsiasi leader che si trovi ad affrontare una questione urgente o “scomoda” tenderà sempre a deviare l’attenzione su qualche “grave pericolo” che necessita di un’attenzione immediata; un esempio: Trump, i documenti di Epstein, l’Iran.

Entrato in modalità di contenimento dei danni, Tusk sta disperatamente cercando di insabbiare il suo colpo di stato orchestrato da Bruxelles evocando fantomatici spauracchi ai confini della Polonia. Questo è certo. Tuttavia, il coinvolgimento “casuale” di truppe NATO, e in particolare tedesche, sul suolo polacco mentre tutto ciò accade, fa facilmente supporre altri motivi più oscuri dietro questi sviluppi. Dopotutto, nel suo discorso citato sopra, lo stesso Tusk spiega di aver ricevuto un “avvertimento” di una provocazione russa dal Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa della NATO, il generale Alexus Grynkewich; non è azzardato supporre che questi eventi siano strettamente collegati.

Nel frattempo, secondo quanto riferito, il Canada ha schierato truppe al confine tra Russia e Lettonia, sempre nell’ambito di alcune esercitazioni improvvisate denominate “Resolute Reforger 2026”, che guarda caso si stanno svolgendo proprio in quel periodo.

Sale da tavola @Tablesalt13NOTIZIA BOMBA: Carney ha inviato 2.000 soldati canadesi al confine russo in Lettonia! -L’intera brigata NATO a guida canadese si sta mobilitando verso est dalla base di Ādaži -È la prima volta in assoluto che l’intera formazione si sposta sul fianco orientale……~2.000 soldati canadesi + 1.000 provenienti da 14… 16:57 · 3 novembre 2026·398.000 visualizzazioni1.290 risposte·2.020 condivisioni·4.730 Mi piace

Gli elementi a disposizione sono troppo scarsi, ma possiamo almeno ipotizzare che la presenza della NATO e delle truppe tedesche in Polonia fosse intesa come una potenziale misura precauzionale nel caso in cui la situazione fosse degenerata. Dopotutto, sappiamo che Tusk calcolò meticolosamente i tempi del colpo di stato: attese la festività di Ognissanti e che il presidente polacco lasciasse il paese, in modo non dissimile dal colpo di stato dell’agosto 1991, quando Gorbaciov si era recato in Crimea da Mosca, momento in cui i golpisti lo attaccarono.

Ora il presidente Nawrocki ha umiliato Tusk per il suo tentativo:

Anche l’opposizione al Sejm ha rivolto stamattina un messaggio a Tusk, che si stava esibendo con aria di superiorità:

Per quanto riguarda il Tribunale costituzionale attorno al quale è scoppiato l’intero conflitto, Anna Korwin-Piotrowska, usurpatrice di Tusk, ha tentato di dichiarare il quorum con soli 8 dei 15 giudici, nel tentativo di assumere il controllo della corte.

Reti slave@SlavicNetworksULTIM’ORA: LA VICEPRESIDENTE DEL TRIBUNALE COSTITUZIONALE POLACCO ANNA KORWIN-PIOTROWSKA DICHIARA IL QUORUM CON SOLI 8 GIUDICI SU 15 — I CRITICI LA ACCUSANO DI AVER VIOLATO APERTAMENTE LA LEGGE IN DIRETTA TELEVISIVA! La crisi costituzionale polacca ha preso un’altra svolta drammatica. Durante un… 16:44 · 3 novembre 2026·41.500 visualizzazioni88 risposte·308 condivisioni·702 Mi piace

Ciò significa che il suo colpo di stato è ancora in corso, con lei che ha assunto il controllo de facto del Tribunale dopo aver estromesso il presidente Bogdan Swieczkowski. Mentre la parte avversaria ora giudica illegittime le sue azioni e quelle del Tribunale, la realtà è che ha preso il controllo per conto di Tusk e sta procedendo lentamente. Detto questo, il suo ordine di sospensione dell’ex presidente Bogdan Swieczkowski dovrebbe durare solo un mese e nessuno sa cosa succederà quando questo termine sarà scaduto. Anna Korwin-Piotrowska tenterà di estendere l’ordine a tempo indeterminato, come previsto dalla rivista NED per la “giustizia di transizione” e la rimozione degli uomini di Nawrocki, di cui abbiamo parlato la volta scorsa.

In sostanza, ciò significa che il colpo di stato è ancora in corso ed è ben lungi dalla sua conclusione definitiva.

Come ultimo video rilevante, ecco Christian Freuding, il più alto ufficiale delle Forze Armate tedesche, che spiega per cosa sta combattendo l’Europa con tutti questi sforzi per contrastare l’“influenza” russa, che include l’opposizione politica tedesca:

Vedete, sotto il regime di Bruxelles, la definizione di libertà è rinunciare a tutto per il privilegio di essere governati dal Politburo dell’UE. A quanto pare, la schiavitù è in fondo libertà, o forse era il contrario?

Sai dove l’abbiamo già sentita.


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