Emmanuel Todd: l’ultimo quarto d’ora
Emmanuel Todd
Guerra in Ucraina: l’ultimo quarto d’ora
27 settembre 2026. Lo storico Emmanuel Todd non lascia nessuno indifferente. Da mezzo secolo (La Chute finale, Robert Laffont, 1976), scuote le nostre certezze con le sue analisi geopolitiche, fondate sui suoi studi di antropologia e su una rara erudizione. È la Storia immediata illuminata dalla Storia a lungo termine. È la Storia come piace a noi.
Due anni fa, suscitò grande scalpore con La sconfitta dell’Occidente, un saggio al vetriolo in cui annunciava nientemeno che la vittoria finale della Russia su un Occidente in decomposizione.
Oggi traccia un bilancio intermedio con, da un lato, una prefazione inedita che apre l’edizione tascabile di La Défaite de l’Occident (Gallimard, Folio Actuel, 9,50 €) e, dall’altro, un nuovo saggio vivace e coinvolgente, La Dislocation, conversazioni con Diane Lagrange (Gallimard, 23 €) in cui rivisita il mondo attuale. Una delizia per tutti coloro che non temono il confronto di idee nel rispetto degli altri, senza militantismo né pregiudizi…
Nel 1976, Emmanuel Todd, studente a Cambridge, pubblicò un saggio intitolato La caduta finale, saggio sulla decomposizione della sfera sovietica, in cui annunciava nientemeno che l’imminente fallimento del sistema sovietico!
La sua analisi derivava da un viaggio in Ungheria, dove la sua allegra frequentazione di giovani della sua età, ragazzi e ragazze, gli aveva permesso di constatare che il comunismo era di fatto morto nelle menti delle persone. Tornato nel suo ufficio, ne trovò conferma in alcune statistiche riservate che mostravano una tendenza all’aumento del tasso di mortalità infantile nell’URSS dall’inizio degli anni ’70.
Oggi constata un aumento analogo della mortalità infantile in Francia. Inoltre, « unica tra i paesi avanzati, l’America sta registrando un calo complessivo dell’aspettativa di vita : da 78,8 anni nel 2014 a 77,3 anni nel 2020, » osserva in La sconfitta dell’Occidente.
Lo storico non è lontano dal vedere in questo il fallimento dei nostri vecchi Stati-nazione democratici. Molti altri indicatori lo indirizzano in questa direzione, tra cui la scomparsa delle credenze collettive che danno senso alla vita. «Le credenze collettive, infatti, non sono solo idee condivise dagli individui che consentono loro di agire insieme. Esse li strutturano. Inculcando loro regole morali approvate dagli altri, li trasformano» (La sconfitta dell’Occidente, pagina 164).
Egli giunge alla conclusione che le democrazie avanzate siano impantanate in una forma di nichilismo. L’imminente sconfitta degli Stati Uniti e dell’Europa nella loro guerra non dichiarata con la Russia potrebbe mettere a nudo questo nichilismo… Ma lui stesso non esclude di potersi sbagliare. A dire il vero, lo spera, per amore della Francia e della democrazia.

La guerra, fino a che punto ?
Tutto ha inizio il 24 febbraio 2022 con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. A quasi cinque anni di distanza, sembra dubbio che l’Ucraina, dissanguata dalle stragi e dall’emigrazione, possa riprendersi. La sua popolazione (52 milioni nel 1991) era già scesa a 41 milioni. È scesa a 25-30 milioni di abitanti, se non meno.
« La lotta che sta conducendo non può avere fine, perché dopo una simile emorragia non è possibile immaginare alcun equilibrio di pace. È una tragedia, perché più l’Ucraina resiste, più cesserà di esistere, » scrive Emmanuel Todd nella sua prefazione del 2026. « L’irrealismo suicida della strategia di Kiev suggerisce quella, paradossale, di un attaccamento patologico dell’Ucraina alla Russia: un bisogno di conflitto che rivela l’incapacità di separarsi!»
Dal lato russo, la situazione non è migliore. Ricordiamo la genesi del conflitto: nel 1999, Vladimir Putin salì alla guida del Paese e si impegnò a tirarlo fuori dal caos in cui era sprofondato. Nello stesso periodo, gli Stati Uniti aumentavano nuovamente il proprio bilancio militare, estendevano la NATO fino ai confini della Russia e si preparavano ad aggressare l’Iraq…
Putin si unì allora al francese Chirac e al tedesco Schröder per denunciare, invano, questa aggressione. A quel punto, peggiorò ulteriormente la propria situazione avviando una promettente collaborazione con la Germania: gas in cambio di macchinari.
A Washington stava prendendo forma l’incubo intravisto dall’ex consigliere della Casa Bianca Zbigniew Brzezinski (Le Grand Échiquier, 1997) e che Todd ricorda: «Se la caduta del comunismo ha reso l’America superflua, i poli giapponesi ma soprattutto quelli tedeschi potrebbero allearsi con la Russia; emergerebbe una massa eurasiatica che emarginerebbe gli Stati Uniti. L’alleanza tra Germania e Russia costituisce la minaccia principale. La speranza che ora animava Brzezinski: con la Russia in rovina, egli suggerisce che si possa darne il colpo di grazia strappandole l’Ucraina» (La sconfitta dell’Occidente, pagina 338).
A quel punto, invitato a Bucarest al vertice della NATO nell’aprile 2008, il presidente russo si irrita nel vedere che gli americani invitano l’Ucraina e la Georgia ad aderire alla NATO. Come altri, vi vede l’inizio del piano Brzezinski: staccare l’Ucraina dalla Russia per annientarla. In risposta, nell’agosto 2008 occupa la Georgia. La luna di miele è finita. Putin e la Russia si ritrovano rigettati nell’oscurità.
Per la cancelliera Angela Merkel, tuttavia, non è pensabile rinunciare al gas russo, tanto più che ha preso la decisione, da deplorare, di chiudere le centrali nucleari dopo l’incidente di Fukushima. Nel 2012 viene inaugurato il gasdotto Nord Stream I sotto il Mar Baltico.
Ma l’anno successivo, la stessa cancelliera, non certo a corto di contraddizioni, punta anche alle risorse dell’Ucraina: miniere e terreni fertili, ma anche manodopera a basso costo e molto ben istruita (eredità dell’Unione Sovietica). Su sua iniziativa, l’Ucraina viene invitata ad aderire al Partenariato orientale lanciato dalla Polonia e dalla Svezia (libero scambio e assistenza economica). Ma ciò implica per Kiev la rottura dei suoi legami ancestrali con Mosca. Il 21 novembre 2013, il presidente ucraino rifiuta seccamente l’invito. Ne conseguono violente manifestazioni nella capitale con vittime e, alla fine, la destituzione del presidente. Il Donbass e la Crimea, a maggioranza russofona, sostenuti da Mosca, si ribellano contro il nuovo regime.
A Minsk (Bielorussia), nel febbraio 2015 un finto accordo ha formalizzato una rottura dolorosa e improbabile tra l’Ucraina e la Russia… mentre la Germania avvia con quest’ultima un nuovo progetto di gasdotto, il Nord Stream II, al fine di aumentare i propri acquisti di gas, che passeranno da 38 miliardi di m³ nel 2014 a oltre 55 miliardi nel 2021 !
Non importa: senza nasconderlo troppo, l’Ucraina, sostenuta dalla NATO, si sta preparando alla guerra. Anche la Russia. Putin prende l’iniziativa in un certo 24 febbraio 2022 con soli 120.000 uomini per quella che doveva essere una « passeggiata militare ». Ma l’eroica resistenza degli ucraini, che nessuno aveva previsto, porta a una guerra di logoramento di cui non si intravede più la fine.
A questo si aggiunge un fattore fondamentale: la demografia della Russia. «Se si esamina la piramide per età del 2020, alla vigilia della guerra, e in particolare la popolazione idonea alla coscrizione, gli uomini di età compresa tra i 35 e i 39 anni erano 6 milioni, quelli tra i 30 e i 34 anni, 6,3 milioni, quelli di età compresa tra i 25 e i 29 anni, 4,6 milioni, e quelli di età compresa tra i 20 e i 24 anni, 3,6 milioni. (…) La Russia è entrata in una fase di contrazione della sua popolazione maschile potenzialmente mobilitabile: del 40% per queste fasce d’età » (La sconfitta dell’Occidente, pagina 72).
I leader russi sono ben consapevoli del prossimo calo dei propri effettivi. Sanno che, se vogliono vincere questa guerra – che ai loro occhi è ormai diventata una questione di sopravvivenza –, non devono più perdere tempo. «Il ritmo della contrazione demografica suggerisce che, dal loro punto di vista, il conflitto debba essere risolto entro cinque anni [2022-2027]. In seguito ci saranno classi di età molto ridotte e la mobilitazione, sia militare che civile, diventerà molto difficile, » afferma Emmanuel Todd.
Ciò significa che Vladimir Putin potrebbe giocare il tutto per tutto nei prossimi mesi. Potrebbe quindi impegnare tutte le sue forze nella battaglia per ottenere una vittoria totale. A quanto afferma lo storico, è giunta l’ora della verità sia per le parti in conflitto che per l’Occidente, nel bene o nel male.

L’Occidente è in procinto di disgregarsi?
Prima dell’invasione dell’Ucraina, l’Unione europea era in gran parte indifferente alla geopolitica dell’Europa orientale. Ha lasciato che fossero la Casa Bianca e il suo braccio armato, la NATO, ad agire. Incapace di scegliere, la Germania di Merkel ha voluto appropriarsi contemporaneamente sia del gas russo che delle risorse dell’Ucraina. Una scelta impossibile che ha portato alla rottura e all’invasione.
Gli Stati Uniti di Joe Biden avrebbero accettato di buon grado una rapida sconfitta dell’Ucraina. Ciò avrebbe soddisfatto i loro desideri, erigendo una nuova « cortina di ferro » tra il mondo russo e l’Europa tedesca, lasciando loro al contempo mano libera per gestire il conflitto con la Cina. Gli ucraini hanno deciso diversamente.
Da parte loro, i leader europei hanno creduto di trovarsi di fronte al loro «momento bismarckiano», proprio come Bismarck che sfruttò una guerra contro la Francia per realizzare l’unità della Germania. Per loro, « l’attacco russo contro l’Ucraina è stato quasi una manna dal cielo. Gli editorialisti dei media non lo hanno del resto nascosto : Putin, con la sua « operazione militare speciale », ridava senso alla costruzione europea; l’UE aveva bisogno di un nemico esterno per ricompattarsi e ripartire. Questo discorso ottimista tradiva una verità più cupa. «L’Unione è un groviglio inestricabile, ingestibile e, letteralmente, irreparabile, » (La sconfitta dell’Occidente, pagina 166).
In mancanza di alternative migliori, in assenza di eserciti credibili e di armi in quantità sufficiente, gli europei hanno decretato sanzioni economiche contro l’aggressore russo. « La cosa più grave non è tanto che abbiano fallito, quanto che i nostri leader non siano stati in grado di prevedere che, lungi dal fermare la guerra, l’avrebbero resa mondiale, » scrive Todd (La sconfitta dell’Occidente, pagina 166). Infatti, hanno costretto tutti i paesi del pianeta a prendere posizione rispetto a questa guerra, tutto sommato molto circoscritta… e hanno messo in evidenza l’isolamento dell’Occidente (gli Stati Uniti e i loro alleati) e l’opposizione tra « Occidente collettivo » e « Sud globale » (The West versus the Rest).
Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha accelerato il processo in corso, come dimostra Emmanuel Todd nel suo nuovo libro, La Dislocation (sottinteso: dell’Occidente).
Gli Stati Uniti non dispongono più, neanche lontanamente, della potenza industriale e degli ingegneri che costituivano la loro forza nel 1945. Consapevole di non essere in grado di salvare l’Ucraina, il presidente Trump cercherebbe quindi di risparmiare al proprio Paese un’umiliazione troppo evidente, moltiplicando le manovre diversive e, in particolare, prendendosela con i propri alleati europei (Groenlandia, dazi doganali, ecc.) e attaccando l’Iran.
Gli europei, con le mani e i piedi legati agli Stati Uniti dal settore della difesa (NATO, industrie degli armamenti) e da quello digitale (GAFAM, IA, ecc.), devono inoltre subire un’offensiva commerciale senza precedenti da parte della Cina, che sta per mandare in rovina persino l’industria automobilistica, un tempo orgoglio della Germania.
Emmanuel Todd, innanzitutto demografo, sottolinea in questo saggio anche le implicazioni del calo della natalità e delle politiche migratorie sui nostri paesi, nonché l’affievolirsi delle credenze collettive (religione, ideologie)… Tutti temi delicati sui quali vi inviteremo a discutere nei prossimi «Contropunti storici».
André Larané
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