Il nuovo tipo biologico _ di Constantin von Hoffmeister
Il nuovo tipo biologico
Gottfried Benn sulla storia al di là della democrazia
| Constantin von Hoffmeister16 luglio |

Il poeta tedesco Gottfried Benn (1888-1956) sostiene che la storia non progredisce attraverso scelte democratiche o consenso pubblico, bensì attraverso forze elementari che emergono in punti di svolta decisivi. A suo avviso, le grandi trasformazioni storiche non scaturiscono mai da votazioni o dibattiti. Piuttosto, la storia genera quello che egli definisce un nuovo tipo biologico, una generazione che incarna energie nuove e si assume il fardello di plasmare una nuova era. Questo nuovo tipo non è invitato a partecipare, ma è costretto ad agire, a sopportare le difficoltà e a tradurre l’idea fondante della sua generazione nella sostanza del suo tempo. Per Benn, la storia esige fermezza piuttosto che esitazione, richiedendo agli individui di obbedire a quella che egli considera la legge fondamentale della vita attraverso l’azione e il sacrificio.
Secondo Benn, ogni volta che un nuovo tipo umano fa la sua comparsa nella storia, gli assetti sociali esistenti cedono inevitabilmente il passo. Le gerarchie consolidate vengono sovvertite, le vecchie élite perdono la loro posizione privilegiata e le tradizioni intellettuali che un tempo sembravano immutabili iniziano a svanire. Egli presenta questo processo non come accidentale né evitabile, ma come la naturale conseguenza del rinnovamento storico. Piuttosto che considerare questi sconvolgimenti come tragedie, Benn li interpreta come segni visibili della fine di un’epoca storica e dell’inizio di un’altra, con nuove forme che sostituiscono quelle che hanno esaurito la loro forza creativa.
Eurosiberia è una pubblicazione sostenuta dai lettori. Per ricevere nuovi articoli e supportare il mio lavoro, valuta la possibilità di abbonarti gratuitamente o a pagamento.
Benn si rivolge anche a quella che considera la generazione emergente, descrivendo la sua intrinseca convinzione come una forza superiore a qualsiasi potenza materiale. Contrappone questa energia giovanile a una classe intellettuale più anziana che, a suo giudizio, ha raggiunto i limiti della propria capacità creativa. Descrive tale classe come un popolo che sopravvive solo grazie a frammenti di conquiste passate, concentrandosi sul comfort, la ricchezza e la rispettabilità sociale anziché su ideali più elevati. Simboli di successo borghese, come case lussuose e automobili costose, diventano, secondo Benn, la prova di una civiltà che ha barattato la visione con la soddisfazione materiale. Esorta quindi la nuova generazione a non sprecare le proprie energie in interminabili dispute, ma a dedicarsi alla costruzione di un nuovo ordine politico.
Nel pensiero di Benn, i concetti di forma e disciplina occupano un posto centrale. Egli li presenta come i fondamenti essenziali su cui deve poggiare ogni civiltà destinata a durare. A suo avviso, l’autorità politica e la creazione artistica non sono forze opposte, bensì espressioni complementari dello stesso impulso civilizzazionale. Ordine, stile, disciplina e realizzazione artistica, insieme, forniscono la struttura entro cui un popolo può plasmare il proprio destino. Benn vede quindi il futuro fondato su due pilastri inscindibili: lo Stato come organizzatore della vita collettiva e l’arte come sua più alta espressione spirituale.
Benn sostiene inoltre che il potere politico possiede una funzione formativa piuttosto che meramente coercitiva. Lo Stato, a suo avviso, affina l’individuo frenando l’impulsività e conferendo alla personalità struttura, chiarezza e stabilità. Utilizza un linguaggio artistico per descrivere questa trasformazione, suggerendo che il potere rende l’individuo capace di espressione artistica imponendo una forma laddove prima regnava il disordine. L’autorità politica diventa quindi, nella concezione di Benn, uno strumento attraverso il quale il carattere umano viene disciplinato ed elevato a qualcosa di capace di partecipare a un ordine culturale superiore.
Eppure, Benn sostiene in definitiva che nemmeno lo Stato più potente può portare a compimento l’ultimo passo della creazione artistica. Il potere politico può preparare gli individui coltivando disciplina, struttura e predisposizione, ma l’autentica realizzazione artistica rimane al di fuori della portata del governo. Lo Stato può stabilire le condizioni affinché la cultura fiorisca, ma l’atto creativo appartiene solo all’artista. In questa distinzione, Benn preserva l’autonomia dell’arte, sostenendo che, mentre la politica può plasmare la struttura della civiltà, le più alte conquiste creative scaturiscono sempre dallo spirito indipendente dell’individuo.
Se apprezzate i miei scritti, potete ordinare il mio nuovo libro, The Fate of White America , qui .