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Dalla Spagna all’Ucraina: anatomia di una cecità strategica_di Loys de Pampelonne

Dalla Spagna all’Ucraina: anatomia di una cecità strategica

di Loÿs de Pampelonne

La storia strategica europea non progredisce attraverso brusche rotture, ma attraverso successivi avvertimenti che i contemporanei faticano a decifrare. Alcuni conflitti non costituiscono anomalie: funzionano come rivelatori, esponendo con anticipatoria brutalità le forme della guerra a venire. La guerra di Spagna, tra il 1936 e il 1939, ne è stata un esempio magistrale. La guerra in Ucraina lo è oggi, con un’intensità comparabile e implicazioni strategiche potenzialmente superiori.

Loÿs de Pampelonne, consulente in Relazioni Internazionali

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La Spagna come laboratorio: un precedente non sufficientemente meditato

Negli anni ’30, le cancellerie europee percepivano il conflitto spagnolo come una tragedia interna: ideologica, periferica e geograficamente circoscritta. Non ne riconoscevano la vera natura: un campo di sperimentazione militare su vasta scala, dove si elaboravano metodicamente le dottrine e le tecnologie della guerra futura. L’aviazione divenne un’arma decisiva piuttosto che un’appendice tattica, il coordinamento interforze fu sistematicamente testato, il bombardamento strategico dei centri urbani entrò a far parte della grammatica operativa moderna. La Legione Condor tedesca e l’aviazione sovietica testarono materiali e procedure in condizioni reali che nessuna esercitazione poteva simulare. Le potenze che seppero osservare metodicamente e integrare rapidamente questi insegnamenti affrontarono il conflitto successivo con un vantaggio dottrinale e tecnico decisivo. Quelle che si accontentarono di una prudenza diplomatica tinta di volontaria cecità scoprirono, tra il 1939 e il 1940, che la guerra era cambiata di natura mentre loro guardavano altrove. Il costo di questo apprendimento ritardato si misurò in milioni di vite umane e in anni di dominio totalitario.

Ucraina: rivelatore strategico della guerra ad alta intensità

La guerra in Ucraina svolge oggi un ruolo strutturalmente comparabile, ma in un contesto strategico infinitamente più denso e tecnologicamente saturo. Questo conflitto non si riduce a uno scontro territoriale o a un’affermazione di sovranità, per quanto legittime possano essere queste dimensioni. Si tratta innanzitutto di una rivelazione dottrinale importante, che espone senza filtri né mediazioni teoriche le condizioni reali della guerra contemporanea ad alta intensità: una guerra lunga, profondamente industriale, tecnologicamente saturata, dominata dall’attrito e dalla capacità di resistere più a lungo che dallo scontro iniziale o dalla manovra decisiva. Il teatro ucraino dimostra che la superiorità tecnologica puntuale non costituisce più un fattore decisivo di per sé. I droni commerciali a basso costo neutralizzano sistemi d’arma complessi che costano diversi milioni di euro, la guerra elettronica degrada costantemente le capacità di comando digitalizzate, l’artiglieria convenzionale torna ad essere l’arbitro principale degli scontri terrestri, le linee del fronte si cristallizzano in configurazioni posizionali che si credevano definitivamente superate dal 1918. La guerra moderna non ha eliminato l’importanza della massa: l’ha resa più esigente, più costosa, più profondamente radicata nella capacità industriale nazionale.

Asimmetria nell’apprendimento: democrazie e autocrazie di fronte alla realtà 

Come nella Spagna degli anni ’30, sono i regimi più autoritari a trarre più rapidamente insegnamenti operativi da questo conflitto. Il loro rapporto strutturalmente diverso con le perdite umane, i tempi lunghi e la mobilitazione industriale totale consente loro di adattare le dottrine militari e le catene di produzione senza l’eccessivo ritardo politico imposto dai cicli elettorali e dal dibattito pubblico. Le democrazie occidentali, al contrario, ragionano ancora troppo spesso in termini di eccezionalità o singolarità del conflitto ucraino, come se questo riguardasse fondamentalmente solo l’Ucraina e i suoi confini immediati. Questo era già stato tragicamente l’errore commesso nei confronti della Spagna repubblicana. L’insegnamento strategico più profondo risiede forse in questa osservazione: la guerra contemporanea ad alta intensità è tornata ad essere un fatto totale nel senso maussiano, coinvolgendo simultaneamente e in modo indissociabile le forze armate, l’apparato industriale, le finanze pubbliche, la coesione sociale e la costruzione della narrazione politica. Un esercito moderno non si misura più principalmente in base alla qualità intrinseca delle sue attrezzature o all’eccellenza tattica delle sue unità d’élite, ma alla solidità e alla profondità del suo ecosistema nazionale. Senza scorte sufficienti, senza profondità industriale di difesa, senza capacità organica di rigenerazione umana e materiale, nessun esercito può resistere a lungo di fronte a un avversario comparabile.

Gli aerei rappresentano probabilmente l’Heinkel (He) 51, il primo caccia della Luftwaffe prodotto in serie. Più di trenta He 51 prestarono servizio nella Legione Condor e, in totale, più di cento furono utilizzati in Spagna, in diverse versioni. Il carro armato assomiglia al Panzerkampfwagen 11 (Pzl I), il cui cannone poteva sparare munizioni perforanti ed esplosive. Il Pzl I entrò in servizio all’inizio del 1936, ma non partecipò ai combattimenti in Spagna. Data: intorno al 1937. © SIPA

Accelerazione della circolazione delle conoscenze, inerzia persistente delle decisioni

La differenza principale rispetto agli anni ’30 risiede nella velocità con cui circolano le conoscenze militari. Oggi, il feedback operativo è quasi immediato, sistematicamente documentato da immagini e dati, ampiamente accessibile agli osservatori qualificati. Non integrarli nelle dottrine, nei programmi di armamento e nelle strutture delle forze armate non può più essere ragionevolmente attribuito all’ignoranza o all’insufficienza di informazioni, ma rivela una scelta strategica implicita: quella di rimandare la preparazione alla realtà, sia per inerzia istituzionale, sia per calcolo politico a breve termine. La guerra di Spagna non ha causato la seconda guerra mondiale, ma ne ha rivelato con precisione anticipatrice le forme, i ritmi e la brutalità industriale. L’Ucraina non provocherà meccanicamente un conflitto generalizzato in Europa, ma ne delinea già i possibili contorni operativi: una guerra lunga, industrialmente costosa, senza santuari garantiti, dove la vittoria appartiene meno a chi colpisce più forte inizialmente che a chi resiste più a lungo strategicamente.

Conclusione: dall’intenzione alla preparazione

La questione strategica centrale per le democrazie europee non è quindi quella dell’intenzione bellicosa, che esse non hanno, ma quella del livello di preparazione. Le nazioni non sempre scelgono le guerre che sono costrette a combattere, ma scelgono quasi sistematicamente, con l’azione o con l’omissione, il livello di preparazione materiale, dottrinale e psicologica con cui vi entrano. La storia militare europea rimane notevolmente costante su un punto: coloro che rifiutano di imparare metodicamente dalle guerre altrui finiscono inevitabilmente per imparare dalle proprie, ma in condizioni infinitamente più dure, più costose e più tragiche. Tra la Spagna del 1936 e l’Europa del 1939, tre anni separarono l’avvertimento dalla catastrofe. L’intervallo di tempo di cui disponiamo oggi rimane una grande incognita strategica. Ciò che invece non lo è più è la natura stessa dell’avvertimento.