decolli e naufragi, di Antonio de Martini

IN UN ORGIA DI LIQUIDITA’ L’AFRICA DECOLLA SOTTO IL NOSTRO NASO.

Il Senato degli Stati Uniti ha adottato il 3 di ottobre, un provvedimento ” storico” di cui nessuno ha parlato nei media italiani.

Gli USA hanno creato lo strumento per controbattere la penetrazione cinese in Africa:: l’USIDFC, una nuova istituzione finanziaria per lo sviluppo. ( United States Development Finance Corporation).

Si tratta della risposta americana al progetto ” ONE BELT, ONE ROAD” col quale la Cina si propone di ricreare una nuova ” via della seta” e sulla quale Xi JINPING, il presidente cinese, ha stanziato – lo scorso settembre – in occasione del ” FORUM PER LA COOPERAZIONE CINA-AFRICA tenutasi a Pechino- 60 miliardi di dollari di cui 15 da erogare parte come Doni e parte senza interessi.

Trump, un mese dopo, ha stanziato lo stesso ammontare e il Senato americano dilaniato da lotte mortali, in un eccezionale momento di coesione nazionale, ha votato il provvedimento a 93 contro 6, questo BUILD ACT, una legge per ottimizzare gli investimenti in Africa.

Il BUILD ACT ha ordinato la fusione di alcune agenzie americane L’Overseas Private Investment Corporation ( OPIC) e l’ United States Agency for International Development ( USAID).

Ai trenta miliardi di dotazione dell’ OPIC, il governo, oggi, ne ha aggiunti altri trenta e ha tolto il veto a investire direttamente nelle imprese finanziate e in Africa. Il modulo prescelto è la collaborazione pubblico/privato.

Si tratta di una opportunità storica per l’Africa ( 120 miliardi di dollari in totale) che contribuiranno al decollo del Continente a noi più vicino e che sancirà la nostra irrilevanza – anche in quanto europei- perché siamo incastrati in beghe di cortile e guidati , a livello europeo, da Agenti di potenze imperiali vecchie e nuove che sviano l’attenzione del mondo dal business del secolo.

Basterebbero le briciole di questo progetto per trasformare l’Italia nel trampolino del super sviluppo data la nostra vicinanza logistica, le nostre tecnologie e la nostra mancanza di un passato coloniale imbarazzante.

Vedrete che perderemo anche questo treno.

BUONI, BUONISSIMI O INTERESSATI, di Antonio de Martini

BUONI, BUONISSIMI O INTERESSATI?

Mi sento sfinito dalle lamentele dei “buonissimi” che vorrebbero aiutare i migranti, politici o economici poco importa, a casa nostra e i “buoni” che vorrebbero aiutarli ” a casa loro”, o quanto meno a casa della Merlkel.

Il compito di un governo non è praticare virtù attinenti all’etica individuale, ma fare gli interessi della collettività nazionale.

Il nostro interesse nazionale comanda che :

a) Il Mediterraneo sia in pace e protegga i commerci senza i quali l’Italia non cresce ed importa miseria.
b) Il governo mantenga l’ordine pubblico e protegga le libertà civiche consolidate da secoli di vita comune.
c) Venga preservata la concordia nazionale che sola favorisce la crescita della ricchezza.
d) I presupposti inseriti nella Costituzione vengano implementati per la parte non ancora realizzata e cambiati per quella superata dagli eventi.
e) L’Italia sia armonicamente inserita nel contesto internazionale a lei più favorevole.

Alla luce di questi fatti non contestabili, il problema dei barconi carichi di miserabili in cerca di avvenire o di salvezza, non esiste, se non sfruttando ogni opportunità per aumentare il nostro tasso di sviluppo , la nostra influenza e la nostra capacità di difesa.

L’Africa – così com’è oggi – non può sviluppare le sue immense potenzialità umane e di materie prime.
Noi, per il nostro trascurabile passato coloniale, la nostra industriosità, la vicinanza, i capitali che possiamo attrarre, siamo in pole position rispetto agli altri paesi.

Esistono piani che giacciono nei ministeri da anni ( solo miei ce ne sono ancora un paio, che ebbero anche il placet dei paesi interessati e non costavano. Anzi.) e che non vengono messi in opera.per non spiacere a questo o quello.

Alcuni di questi progetti hanno una importanza strategica sia economicamente che geopoliticamente, consentirebbero di assorbire tutta la disoccupazione italiana, qualificandola.
Consentirebbero di acquistare da tre a cinque punti di PIL e un abbassamento dei prezzi di numerosi beni di consumo alimentare.

Cosa manca ? Manca un governo capace di non farsi ipnotizzare dalle polemichette interne con cadaveri galleggianti smossi dalla corrente coi quali litigano. Manca un governo che sappia passare all’azione.

Purtroppo, quel rompicoglioni di Einaudi ha detto che per agire, bisogna conoscere e temo che avesse proprio ragione.
Come ci dice il motto medioevale sui re analfabeti,

REX IGNORANS, ASINUS CORONATUS.

EGITTO. ULTIMA FERMATA

Nessun giornale o media italiano ha trattato della costruzione della NUOVA CAPITALE d’Egitto, che si sta costruendo a 40 km a est del Cairo. Avrà 5 milioni di abitanti, decongestionerà il Cairo ( dove vivono quattro milioni di persone solo nel cimitero della città…), il suo grattacielo più alto è previsto di 400 metri.

Più tempo passa e più appare chiaro che l’Egitto si avvia a diventare la più importante potenza del Mediterraneo.
Sta arrivando a cento milioni di abitanti;
ha concluso la pace con Israele, togliendosi una spina dal piede; ha proceduto al raddoppio del traffico nel Canale di Suez che già rende oltre cinque miliardi di dollari annui in diritti di passaggio; Sta forzando i tempi di incremento del turismo e ha abolito i voucher per la benzina ai meno abbianti ed altre amenità consimili.

Vi pubblico il link a un articolo di ” El Pais” che vi da una idea di quale possa essere la posta in gioco per un paese che non si stia a rimirare il proprio ombelico o quello della signora Regeni e dei suoi sostenitori interni ed esteri. https://elpais.com/internacional/2018/06/20/actualidad/1529522191_114703.html

L’Italia è il paese preferito dagli egiziani; le scuole tecniche italiane hanno allevato almeno tre generazioni di artigiani, geometri, ragionieri ecc.
Abbiamo collaborato alla diga di Assuan, Spostato di 150 metri di quota i templi di Abu Simbel, sostenuto l’Egitto nei periodi difficili, Trovato il petrolio nelle loro acque quando nessuno ci credeva.
Nessuno sa costruire come noi. Basta un minimo di coraggio e smettere di leggere le scemenze de ” Il corriere della Sera”.

la geopolitica dell’acqua- intervista ad antonio de martini 2a parte

qui sotto la seconda parte dell’intervista registrata integralmente il 22 aprile scorso con la prima parte già apparsa sul sito al seguente link

http://italiaeilmondo.com/2018/06/13/la-geopolitica-dellacqua-intervista-ad-antonio-de-martini-1a-parte/

L’intervista si conclude con una nota di speranza inusuale di questi tempi. Buon ascolto_Giuseppe Germinario