La “questione catalana”, di Vladislav Sotirovic
La “questione catalana”
L’identità catalana e la Catalogna
I catalani sono il popolo che vive nei territori della Spagna appartenenti alla regione autonoma storica denominata Catalogna. La loro importanza per la politica interna spagnola può essere compresa al meglio se si tiene presente che la Catalogna (Catalunya) è stata, dal 1975, la regione autonoma più potente dal punto di vista politico ed economico del Regno di Spagna – negli ultimi 25 anni, in sostanza, una sorta di «Stato nello Stato». Di fatto, i catalani sono il gruppo etnico-storico più integrato in Spagna insieme ai baschi. [1]
Ciò che rende i catalani così interconnessi può essere compreso se si conosce il modo in cui essi interpretano storicamente il concetto di identità di gruppo. Innanzitutto, definiscono un catalano come «chiunque viva e lavori in Catalogna» e«chiunque parli catalano». [2] Queste spiegazioni indicano che chiunque, sia per discendenza che per conversione, potrebbe essere considerato catalano; ciò significa, in pratica, che l’identità etnonazionale catalana si fonda sia su concetti o modelli politici (francesi) sia su quelli linguistico-culturali (tedeschi).[3] In sintesi, secondo il modello francese, l’etnonazione è costituita da tutte le persone che desiderano vivere insieme in un’unica entità politica (nazionale) (regione autonoma, provincia o Stato), mentre, secondo il concetto tedesco, le persone che parlano la stessa lingua, professano la stessa religione o condividono la stessa storia e cultura costituiscono il popolo in senso etnonazionale. Tuttavia, nel caso catalano è evidente che una cultura comune e, soprattutto, la lingua costituiscono il quadro fondamentale dell’identità etnonazionale: «Nessuno sarà catalano finché non parlerà come noi, finché non farà proprie le nostre esigenze[4].» Ciò indica che è necessaria una lotta per ottenere un’identità catalana, e si ritiene che il popolo difficilmente rinuncerà alle identità già conquistate dopo tale sforzo.
Si osserva che la lingua è il segno distintivo dell’integrazione in Catalogna, ma non l’unico. Chi adotta il catalano partecipa anche alla cultura popolare dei catalani. Ciò significa che ai nuovi arrivati vengono imposte non solo la lingua, ma anche le tradizioni e le usanze dei catalani; essi, nel loro insieme, hanno un compito sacro per il nazionalismo catalano, espresso come segue:
«Il nazionalismo è la volontà di avere un modo particolare di essere e la possibilità di costruire il proprio Paese»… «La nostra identità [catalana] come Paese, la nostra volontà di esistere e le nostre prospettive per il futuro dipendono dalla salvaguardia della nostra lingua»… «È compito di tutti coloro che vivono in Catalogna preservarne la personalità e rafforzarne la lingua e la cultura».[5]
Tutti i fattori che contribuiscono a creare un’identità etnonazionale comune, menzionati in precedenza, dimostrano che la consapevolezza dell’identità catalana viene insegnata a tutti i nuovi arrivati ed esercitata sia dai cittadini di lunga data che da quelli di recente arrivo, al fine di rendere la Catalogna forte come unità politica e i catalani forti come società etnonazionale. In sostanza, il nazionalismo culturale, in quanto forma di nazionalismo che pone l’accento principalmente sulla rigenerazione della nazione come civiltà distintiva piuttosto che sull’autodeterminazione, sta diventando un elemento fondamentale di coesione dell’identità di gruppo catalana. Il nazionalismo culturale è, tuttavia, solitamente sostenuto dal nazionalismo etnico e non da quello civico. Il nazionalismo etnico sottolinea l’unità organica ed etnica della nazione, mentre il nazionalismo civico consente il rispetto della diversità etnica e culturale che non metta in discussione i valori civici fondamentali. In altre parole, l’identità etnonazionale catalana si fonda sul nazionalismo etnico o etnoculturale, il quale lotta naturalmente per la realizzazione del proprio principio politico fondamentale: l’autodeterminazione nazionale, ovvero il principio secondo cui l’etnonazione deve essere un’entità politica sovrana. L’autodeterminazione nazionale implica, pertanto, l’idea di indipendenza nazionale, il che significa la creazione di uno Stato nazionale indipendente. In pratica, tale principio e la politica su di esso fondata hanno portato la Catalogna a un conflitto politico diretto con le autorità centrali di Madrid e con il resto della Spagna – un Paese che non è mai stato propriamente unito sin dalla sua fondazione nel 1479.
Un fattore storico
È un dato di fatto storico che la regione catalana abbia sempre lottato contro il governo centrale spagnolo per diversi motivi; tra questi, i più importanti sono:
1. La Catalogna era la regione economicamente più sviluppata e industrializzata della Spagna; pur disponendo di notevoli risorse economiche, si sentiva tuttavia sfruttata finanziariamente da Madrid. Le élite industriali, finanziarie e commerciali catalane identificavano gli interessi dei proprietari terrieri e finanziari della Castiglia e di Madrid come responsabili di tutti i mali della Spagna, e di tanto in tanto i tentativi di tassare i profitti derivanti dalla neutralità venivano contrastati dagli industriali catalani come un attacco di Madrid alle loro libertà.[6]
2. I catalani svilupparono il più alto grado di spirito di unità etnonazionale in Spagna e, pertanto, si sono sempre considerati spiritualmente superiori rispetto a tutte le altre regioni amministrativo-storiche della Spagna.
3. La Catalogna, infatti, insieme alla Castiglia, è una delle fondatrici dello Stato spagnolo nel 1479 (con il nome storico di Aragona), avendo fornito al Regno di Spagna il re e, successivamente, l’autonomia regionale catalana; insieme al nazionalismo etnico catalano, tali elementi sono considerati misure volte a preservare l’identità storica della regione.
Non dobbiamo mai dimenticare che la Catalogna moderna è, di fatto, il successore legale dello storico Regno di Aragona – uno Stato fondatore, insieme al Regno di Castiglia, del Regno di Spagna nel quadro giuridico dell’unione tra Castiglia e Aragona del 1479. Ciò significa, in pratica, che la Catalogna integrò la propria indipendenza storica-statale nella Spagna attraverso il matrimonio politico dei monarchi cattolici romani, Isabella I di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona, nel 1469. Isabella I salì al trono nel 1474, mentre Ferdinando II fece altrettanto nel 1479. [7] Ciononostante, l’Aragona apportò al nuovo Stato, oltre al proprio territorio continentale nella penisola iberica, le Isole Baleari, la Sardegna e la Sicilia, nonché l’Italia meridionale (il Regno di Napoli).[8] A quel tempo, il Regno d’Aragona era molto più esteso dell’odierna Catalogna, che costituiva un ducato autonomo d’Aragona insieme al Regno autonomo di Valencia.[9] Il Regno d’Aragona era una federazione di principati autonomi. Il capo titolare della federazione feudale aragonese governava separatamente i vari Stati membri e, in ciascun caso, esisteva un rapporto contrattuale individuale tra il monarca e i vassalli, istituzionalizzato da una camera rappresentativa, le Cortes, che i rappresentanti catalani convocarono per la prima volta nel 1218, quelli aragonesi nel 1247 e quelli valenciani nel 1283. L’«impero» catalano iniziò a prendere forma quando l’espansione territoriale verso sud raggiunse i confini concordati con il Regno di Castiglia e, di conseguenza, la Catalogna rivolse la propria attenzione all’espansione territoriale verso il Mar Mediterraneo. La Catalogna stabilì una presenza permanente nel Nord Africa e intervenne negli affari politici degli Stati della Penisola Appenninica (la futura Italia). La Sardegna divenne la prima vittima italiana dell’espansionismo catalano, seguita dalla Sicilia e dall’Italia meridionale. [10] Furono aperti consolati catalani dal Levante alle Fiandre, e due ducati bizantini, Atene e Neopatras, furono incorporati nella federazione aragonese.[11] A nord dei Pirenei, nell’odierna Francia, esistevano due province catalane: la Cerdenya e il Roussillon.
Con la creazione dell’impero marittimo aragonese, le esportazioni industriali catalane crebbero enormemente in cambio di schiavi e spezie provenienti dall’Oriente. La lingua catalana divenne la lingua franca del bacino del Mar Mediterraneo in ambito commerciale, mentre le consuetudini commerciali catalane costituirono il primo corpus di norme di diritto marittimo, che fu infine codificato come Libre del Consolat de Mar. A metà del XIV secolo, l’età d’oro dell’espansione mercantile e marittima catalana raggiunse il suo apice, con prove evidenti e spettacolari di tale potere e prosperità economica visibili a Barcellona,[12] che fu il centro politico ed economico dell’impero marittimo aragonese fino all’unificazione con la Castiglia nella Spagna, quando Madrid divenne l’epicentro dell’impero spagnolo d’oltremare.
La disputa storica tra la Castiglia e l’Aragona/Catalogna sulla guida politica della Spagna e delle sue colonie d’oltremare in America (dal 1492) sfociò di fatto nel 1504, alla morte della regina Isabella di Castiglia. Il rappresentante dell’Aragona, il re Fernando, sosteneva che il suo territorio originario dovesse ora assumere la guida della Spagna, mentre l’aristocrazia di Castiglia sosteneva che, in base all’unione politica del 1469 tra Castiglia e Aragona, la prima dovesse essere la guida, in quanto:
1. La Castiglia era tre volte più estesa dei regni combinati di Aragona, Valencia e Maiorca e del Principato di Catalogna.
2. La Castiglia era più densamente popolata, con cinque milioni di abitanti (e contribuenti) contro meno di un milione in Aragona.
3. La Castiglia era molto più ricca in termini di patrimonio imponibile e reddito disponibile.
4. La Castiglia era più dinamica ed espansionista, avendo nelle proprie mani un impero coloniale americano.
Ciò che teneva unita la Spagna dal 1469 era piuttosto la Chiesa cattolica romana che un’origine etnica comune, che in realtà non era mai esistita.[13] La fragilità dell’identità comune spagnola, unita al -storico, si manifestò in tutta la sua evidenza durante la Guerra Civile Spagnola del 1936-1939, quando la presenza del governo repubblicano a Barcellona dalla fine del 1937 causò attriti incessanti tra l’autorità centralista e i sostenitori dell’autonomia catalana o addirittura della secessione. Mentre molti repubblicani consideravano la Catalogna come uno Stato nello Stato, che non contribuiva pienamente allo sforzo bellico contro le forze del generale Franco, i catalani ritenevano che il governo centrale cercasse costantemente di erodere la loro autonomia e persino la loro identità storico-regionale. Quando Barcellona cadde il 25 gennaio 1939, la guerra era ormai quasi finita: Madrid capitolò il 28 marzo. La Spagna entrò nell’era della supremazia cattolica romana in tutti gli ambiti della vita, sotto la dittatura palese del Caudillo de España.
Nel marzo 1939, il generale Francisco Franco assunse la guida della Spagna e rimase la principale figura politica del Paese fino alla sua morte, avvenuta nel 1975.[14] La questione della Catalogna rimase in sospeso, e le principali forze politiche spagnole erano consapevoli che i catalani costituivano l’unico gruppo etnico organizzato del Paese, anche sotto la dittatura di Franco, il quale godeva di grande benessere dal punto di vista economico.
I primi scioperi di rilievo nella Spagna di Franco si verificarono a Barcellona nel marzo 1951, seguiti dal resto della Catalogna e da alcune altre regioni. La Spagna non voleva perdere una regione così mobilitata e ricca e, pertanto, il governo centrale di Madrid dovette adottare misure speciali nei confronti dei catalani per non perderli. Prima della dittatura del generale Franco, la Catalogna godeva di una serie di privilegi regionali autonomi,ma con l’avvento del regime di Franco i catalani persero il loro status autonomo, poiché l’intero Paese fu fortemente centralizzato, e si sentirono i principali perdenti del regime militare-ecclesiastico di Franco. Ciononostante, la severa repressione culturale e politica in Catalogna non distrusse l’identità etnonazionale e storico-regionale catalana, né il desiderio di uno status separato e di autonomia amministrativa. La Chiesa catalana continuò a promuovere gli studi culturali catalani e ad affermarsi come punto di riferimento del catalonismo. Seguendo l’esempio catalano, nel 1966 anche le province basche iniziarono a rivendicare i propri diritti regionali, di cui i baschi avevano goduto per un breve periodo durante la Guerra Civile.
L’autonomia della Catalogna
La Catalogna riottenne il proprio status autonomo nel 1978, tre anni dopo la morte di Franco. Nonostante il sostegno condizionato da parte della Spagna settentrionale, la Carta costituzionale approvata nella seduta plenaria del Congresso e del Senato il 31 ottobre 1978, ratificata dalla nazione il 6 dicembre e sancita dal Re il 27 dicembre, fornì un quadro di garanzie per assicurare la convivenza democratica nell’ambito della Costituzione e delle leggi del Paese. L’aspetto più innovativo della Costituzione del 1978 fu la riorganizzazione del territorio amministrativo spagnolo in 17 (+2) comunità autonome[15], in un sistema statale semifederale.
L’autonomia regionale formale e giuridica della Catalogna è garantita dalla nuova Costituzione democratica post-franchista della Spagna del 1978. Ciò significava, in pratica, che, per la prima volta nella storia spagnola, i catalani e la Catalogna ottennero una significativa autonomia etnico-regionale e sovranità, con un elevato grado di diritti politici e amministrativi da esercitare; di fatto, la Catalogna divenne, secondo la Convenzione di Montevideo del 1933 sui diritti e i doveri dello Stato, uno Stato nello Stato (della Spagna). Ai sensi dell’articolo 1 di tale Convenzione, lo Stato presenta quattro caratteristiche:
1. Un territorio definito.
2. Una popolazione permanente.
3. Un governo effettivo.
4. La capacità di intrattenere relazioni con altri Stati.[16]
Va sottolineato che, secondo questa visione, l’esistenza politica dello Stato non dipende dal suo riconoscimento formale come «indipendente» da parte di altri Stati. Ciò significa inoltre che, ai sensi dell’articolo 3, lo Stato, anche in assenza di un riconoscimento formale, ha il diritto di difendere la propria integrità e sovranità, di provvedere alla propria conservazione e prosperità e, di conseguenza, di organizzarsi come ritiene opportuno. Tuttavia, la caratteristica principale del concetto di Stato è la sovranità – il principio di autorità suprema e indiscutibile, che si riflette nella pretesa dell’unità politica di essere l’unico autore delle leggi all’interno del proprio territorio. Ciò che era più importante era che i catalani, nell’ambito del quadro costituzionale della loro autonomia sovrana, avevano il diritto di decidere se accettare o meno le decisioni del governo centrale di Madrid riguardanti la Catalogna in materia di economia, giustizia e sicurezza sociale; ciò significa che essi avevano il potere giuridico di esercitare la propria sovranità politico-regionale in contrapposizione al governo centrale della Spagna. In sintesi, un simile tipo di «Stato nello Stato» nel sistema federale dell’unità politica è storicamente molto raro, e il caso catalano può essere in questo senso paragonato, ad esempio, al caso della sovranità albanese del Kosovo nella Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia dal 1974 al 1989, con la conclusione comune che: l’indipendenza politico-regionale de facto è giunta al termine e comporta la necessità del suo riconoscimento internazionale formale come Stato indipendente.[17]
Tra i festeggiamenti nella capitale della Catalogna, Barcellona, lo status pre-autonomistico di questa regione è stato riconosciuto con il ripristino della Generalitat. I privilegi sovrani etnico-regionali della Catalogna in ambito politico ed economico, secondo la Generalitat, erano:
a. Regime giuridico: La Generalitat, come menzionato dalla Costituzione della Catalogna[18], stabilisce che:
«L’Alta Corte di Giustizia della Catalogna è l’organo giurisdizionale supremo dell’ordinamento giuridico catalano ed è competente, ai sensi stabiliti dalla corrispondente legge organica, a giudicare i ricorsi e le cause delle diverse aree giurisdizionali, nonché a tutelare i diritti riconosciuti nel presente Estatut. In ogni caso, l’Alta Corte di Giustizia della Catalogna è competente in materia di diritto civile, penale, contenzioso-amministrativo e sociale, nonché in altri settori del diritto che potrebbero essere istituiti in futuro.”[19]
Ciò garantisce la parità di trattamento di tutti i cittadini e riduce il livello dei conflitti derivanti dall’assenza di un’amministrazione centrale. Inoltre, infonde fiducia alla Catalogna riguardo al proprio diritto di avviare procedimenti giudiziari sulle questioni relative alla regione catalana. Tuttavia, il fatto di disporre di un regime giuridico autonomo rafforza la posizione dei catalani all’interno dello Stato spagnolo.
b. Commercio e fiere:
«La Generalitat detiene la competenza esclusiva in materia di commercio e fiere, compresa la regolamentazione delle attività fieristiche non internazionali e la pianificazione amministrativa delle attività commerciali.»[20]
Ciò indica che la Catalogna ha il diritto di svolgere le proprie attività commerciali secondo le proprie esigenze e i propri interessi. In pratica, quando questo diritto giuridico relativo all’entroterra di Barcellona si concretizza, diventa più facile aumentare il benessere della regione.
c. Istruzione:
«La definizione dei contenuti didattici del primo ciclo dell’istruzione infantile e la regolamentazione della struttura in cui tale ciclo viene impartito, nonché la definizione delle modalità di assunzione e delle qualifiche e specializzazioni del resto del personale.»[21]
Ciò dimostra che la Catalogna ha il diritto di definire le modalità di istruzione nel rispetto della propria cultura. Sebbene sia obbligatorio insegnare lo spagnolo nelle scuole, i catalani continuano a ricevere un’istruzione improntata alla cultura catalana. Ciò li rende non solo più integrati nella società spagnola, ma conferisce loro anche un senso di identità catalana distinta.
d. Sicurezza pubblica:
«In materia di sicurezza pubblica, la Generalitat, in conformità con la legislazione statale, è responsabile della pianificazione e della regolamentazione del sistema di sicurezza pubblica della Catalogna, nonché dell’organizzazione della polizia locale, della sicurezza pubblica e dell’ordine pubblico.»[22]
Ciò conferisce alla regione autonoma il diritto di tutelare il benessere dei propri cittadini. Poiché la popolazione della regione conosce meglio i propri problemi, garantire la sicurezza tenendo conto delle reali problematiche rafforza la regione stessa.
e. Partecipazione ai trattati dell’Unione Europea:
«La Generalitat sarà informata dal Governo dello Stato in merito alle iniziative di revisione dei trattati dell’Unione Europea e ai successivi processi di firma e ratifica. Il Governo della Generalitat e il Parlamento trasmetteranno al Governo dello Stato e alle Cortes Generales le osservazioni che riterranno pertinenti a tal fine.»[23]
Ciò indica che, sebbene la Catalogna non eserciti un’influenza diretta sull’Unione Europea (UE), il governo centrale di Madrid è comunque tenuto a informare la Catalogna sulle questioni relative alle relazioni tra l’UE e la Spagna. Tuttavia, questo punto dimostra ancora una volta come, di fatto, la Regione Autonoma della Catalogna all’interno della Spagna sia giuridicamente potente.
f. Trattati e convenzioni internazionali:
«Il Governo dello Stato informerà preventivamente la Generalitat in merito alla firma di trattati che abbiano un effetto diretto e specifico sulle competenze della Catalogna. La Generalitat e il Parlamento possono rivolgere al Governo le osservazioni che ritengono pertinenti a tali questioni» e «Nel caso di trattati che abbiano un effetto diretto e specifico sulla Catalogna, la Generalitat può richiedere al Governo di includere rappresentanti della Generalitat nella delegazione negoziale; la Generalitat può richiedere al Governo di firmare trattati internazionali in settori di sua competenza». [24]
Ciò evidenzia una questione di grande rilevanza: sebbene la Catalogna sia solo formalmente una regione autonoma della Spagna, essa dispone, di fatto, di un diritto effettivo di influenzare Madrid in merito alle decisioni spagnole che riguardano la Catalogna, e ha il diritto di contestare le decisioni dell’autorità centrale spagnola.
La Catalogna tra Madrid e Bruxelles
I conflitti tra la Catalogna e il governo centrale di Madrid figurano tra le numerose questioni in cui l’UE è direttamente coinvolta sin dal 1986, quando la Spagna divenne uno Stato membro della Comunità Europea (CE). Le questioni fondamentali nelle relazioni tra Barcellona e Madrid sono:
- Il conflitto tra la Catalogna e Madrid riguardava la questione fiscale. Ad eccezione delle regioni dei Paesi Baschi e della Navarra, tutte le province versano le proprie imposte al governo centrale spagnolo.[25] Il 33% delle imposte riscosse veniva restituito a tali province.[26] Tuttavia, la Catalogna chiedeva che le venisse restituito il 50% delle imposte riscosse. Se la restituzione del 50% fosse stata concessa solo alla Catalogna, non ci sarebbero stati problemi; tuttavia, il governo centrale temeva che, qualora anche le altre regioni autonome avessero preteso la restituzione dello stesso importo (il 50%) delle imposte da loro versate, il governo centrale spagnolo sarebbe andato in bancarotta. [27]
- Il secondo problema riguardava la «nazione catalana». Se la Catalogna fosse stata accettata come «nazione», così come riconosciuto dal Parlamento catalano, la Spagna temeva di dover affrontare le stesse richieste da parte di altre regioni autonome. Una delle richieste della Catalogna era quella di essere riconosciuta come nazione e, non essendo riconosciuta in quanto tale, godeva solo di privilegi; anche in questo caso sorse un conflitto tra Madrid e la Catalogna. I conflitti relativi alla tassazione regionale-amministrativa e al riconoscimento o meno come nazione sono diventati i problemi politici più critici tra Barcellona e Madrid proprio perché, se Madrid avesse riconosciuto la Catalogna come nazione, questa regione avrebbe acquisito una serie completa di diritti legali per proclamare l’indipendenza del proprio Stato (cosa che, di fatto, hanno già fatto il 27 ottobre 2017). [28]
- Un altro problema è la lingua. La lingua ufficiale della Spagna è lo spagnolo (di fatto, la lingua di Castiglia), ma ogni regione amministrativa è autorizzata a utilizzare la propria lingua, a condizione che non venga trascurato l’insegnamento dello spagnolo. Tuttavia, la Catalogna non garantisce le tre ore settimanali obbligatorie di lezioni di spagnolo nelle scuole e, di conseguenza, Madrid e la Catalogna si trovano nuovamente in contrasto, poiché il governo centrale teme che la Catalogna possa perdere completamente la propria identità come parte della Spagna. Ecco perché Madrid desidera che la lingua spagnola venga insegnata ufficialmente nelle scuole della Catalogna, ai fini di una corretta integrazione dei catalani nella società spagnola. D’altra parte, però, in Catalogna persiste un forte residuo di risentimento e sfiducia nei confronti di determinati aspetti, tra cui la questione linguistica, che simboleggiano le tendenze centralizzatrici e repressive del governo centrale spagnolo.
La Catalogna si trova ad affrontare il problema sia della globalizzazione che dell’adesione della Spagna all’UE nel processo di ricerca del riconoscimento internazionale della propria indipendenza autoproclamata. Come è del tutto evidente, nell’odierno ordine mondiale globalizzato, nessuno Stato o regione autonoma è in grado di sopravvivere senza intrattenere relazioni con altri Stati o organizzazioni internazionali. Tale problema si pone in relazione alla Catalogna e all’UE – un’organizzazione sovranazionale che non ha riconosciuto l’indipendenza catalana dichiarata nell’ottobre 2017 ma che, d’altra parte, è la stessa organizzazione sovranazionale in cui la maggioranza degli Stati membri ha riconosciuto l’indipendenza autodichiarata del Kosovo nel febbraio 2008. In questo caso, si applica chiaramente una politica di due pesi e due misure da parte dell’UE: Bruxelles, riguardo al caso catalano dell’indipendenza dichiarata, non ha voluto interferire nelle questioni interne della Spagna indipendente e sovrana, ma lo ha fatto direttamente, violando brutalmente la Costituzione della Serbia quando gli albanesi del Kosovo hanno proclamato la propria indipendenza dalla Serbia.
L’UE, in quanto struttura politica sovranazionale unica al mondo, non è disposta a condividere il proprio potere con un’entità non statale. La Catalogna, in quanto regione autonoma, non ha il diritto di influenzare la politica dell’UE come invece fa il governo centrale spagnolo. Ciò solleva il problema che, sebbene la Catalogna sia una regione potente, non è accettata come figura influente nell’UE, poiché non è uno Stato indipendente. Poiché la Catalogna è un’entità amministrativo-regionale appartenente alla Spagna, il governo centrale di Madrid non accetta che la Catalogna goda degli stessi diritti dell’amministrazione spagnola nei rapporti con l’UE.
La Catalogna tra indipendenza e Spagna
La possibilità di una proclamazione formale dell’indipendenza della Catalogna è diventata la questione più spinosa della «questione catalana» sia per Madrid che per Bruxelles. È emerso chiaramente nel corso di un lungo periodo, come poi si è verificato nella realtà nell’ottobre 2017, che, in caso di una dichiarazione d’indipendenza catalana, le autorità centrali spagnole non l’avrebbero riconosciuta; il problema, tuttavia, era come avrebbe reagito l’apparato burocratico centrale dell’UE (Consiglio e Commissione) al diritto catalano all’autodeterminazione nazionale, compresa l’indipendenza politica: lo stesso diritto che Bruxelles aveva riconosciuto, ad esempio, nei casi della dissoluzione dell’ex Jugoslavia e dell’URSS. Occorre ricordare che l’UE (all’epoca Comunità Europea) formulò nel 1991 quattro principi fondamentali riguardo alla questione della delimitazione tra le (6) repubbliche federali della Jugoslavia e le loro dichiarazioni unilaterali di indipendenza politica, formalmente fondate sul diritto all’autodeterminazione nazionale:
A. I confini statali (esterni) della Jugoslavia sono immutabili.
B. I confini interrepubblicani possono essere modificati solo mediante accordo collettivo delle repubbliche.
C. Fino al raggiungimento di tale accordo, i precedenti confini interrepubblicani sono tutelati dal diritto internazionale (il principio Uti possidetis iuris).
D. La modifica forzata di tali confini non produce alcun effetto giuridico.[29]
Ciononostante, la questione dei confini relativa al problema dell’indipendenza catalana non ha influito sulla «questione catalana» a Madrid o a Bruxelles in modo diverso rispetto al caso dello scioglimento dell’ex Jugoslavia. Tuttavia, la natura della reazione di Bruxelles a questi due casi è stata piuttosto diversa, poiché l’amministrazione dell’UE non ha adottato una politica di non ingerenza negli affari interni (spagnoli) nel caso della Jugoslavia (nel 1991‒1992). Inoltre, il riconoscimento da parte dell’UE della separazione anticostituzionale e unilaterale della Slovenia,
croata e bosniaco-erzegovese, anticostituzionali e unilaterali, ha sostanzialmente alimentato le guerre civili nei territori occidentali dell’ex Jugoslavia. Ciò che la Catalogna ha fatto nell’ottobre 2017 è stato, di fatto, identico a quanto compiuto dai separatisti jugoslavi nel 1991-1992 (Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina) e nel 2008 (Kosovo). Va sottolineato che la Spagna è uno dei cinque Stati membri dell’UE che non hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo; come in quel caso, Madrid deve adottare lo stesso atteggiamento nei confronti di quella catalana. Per Madrid, entrambi questi casi sono illegali e incostituzionali. Tuttavia, poiché la Spagna è uno Stato membro dell’UE (dal 1986), il riconoscimento da parte dell’UE dell’indipendenza della Catalogna deteriorerà sicuramente in modo drammatico le relazioni tra l’UE e la Spagna, il che non andrebbe a vantaggio di Bruxelles. Inoltre, Bruxelles teme anche che, se la Catalogna diventasse indipendente, ciò incoraggerebbe altri movimenti nazionalisti all’interno dei paesi dell’UE (ad esempio, fiamminghi, scozzesi, corsi, baschi, della Lega Nord, sardi, ecc.), tanto che un simile processo potrebbe portare alla disgregazione dell’UE.
La Catalogna gode di numerosi privilegi all’interno della Spagna, che i catalani esercitano a beneficio della società catalana. Tuttavia, esiste, di fatto, una maggioranza di catalani che lotta per l’indipendenza politica. La questione è fondamentalmente se i catalani desiderino ottenere un’indipendenza politicamente riconosciuta oppure acquisire maggiori privilegi dal governo centrale di Madrid. Su questo tema, esiste un’enorme diversità all’interno della società catalana, che si divide tra coloro che sostengono l’indipendenza e coloro che si accontentano di ottenere maggiori privilegi. Il secondo gruppo presenta quattro argomenti fondamentali per non sostenere l’indipendenza, ma lottare invece per una maggiore autonomia:
1. È impossibile sopravvivere senza intrattenere relazioni politiche ed economiche con altre entità e senza essere riconosciuti dal resto del mondo. Se la Catalogna diventasse indipendente, la maggior parte degli Stati (in particolare i membri dell’UE e della NATO) non la riconoscerebbe per non compromettere le proprie relazioni positive e vantaggiose con la Spagna.
2. Molti catalani preferiscono maggiori privilegi all’indipendenza, poiché per ottenerla dovrebbero ricorrere alla forza, come ha fatto la nazione basca[30], il che potrebbe provocare una guerra civile simile a quella dell’ex Jugoslavia, con conseguenze imprevedibili. Si osserva infatti che, nel corso della loro storia, i catalani hanno sempre preferito risolvere i problemi con Madrid ricorrendo a metodi politici, non alla forza. Poiché storicamente hanno agito secondo le regole politiche, molti catalani nutrono dubbi sul fatto che la Catalogna possa avere successo qualora si ricorresse alla forza. In sostanza, molti catalani ritengono che ottenere maggiori privilegi sarebbe più vantaggioso per la Catalogna; al contrario, l’essere riconosciuti come Stato indipendente da alcuni paesi, specialmente se la Spagna dovesse introdurre un blocco economico della Catalogna come misura repressiva per contrastare la sua indipendenza.[31]
3. Il governo centrale spagnolo non intende riconoscere l’indipendenza dichiarata dalla Catalogna, il che evidenzia ancora una volta la «sindrome jugoslava»: nessuna indipendenza senza violenza.[32] Secondo il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, se lo status quo viene modificato ricorrendo alla forza e, di conseguenza, si instaura una nuova situazione politica, nessuno Stato può riconoscere l’indipendenza di una nuova entità politica; in caso contrario, si tratta di una violazione del diritto internazionale e gli Stati che la commettono sono considerati trasgressori. Ciò significa, in pratica, che, per non diventare trasgressori, la maggioranza degli Stati non riconoscerebbe l’indipendenza catalana ottenuta con l’uso della forza. Questo costituisce un argomento a favore della scelta di rimanere in Spagna come regione autonoma e di continuare a lottare per il miglioramento della propria situazione.[33]
4. Da un lato, i catalani nutrono un forte senso di identità regionale-storica, ma allo stesso tempo molti di loro non vogliono perdere la propria identità e le proprie origini iberico-spagnole. Ciò che si auspica è la consapevolezza di appartenere a una comunità distinta che condivide lo stesso background storico e il desiderio politico di una regione autonoma. Ciò indica che molti catalani ammettono di avere una doppia identità e desiderano convivere con entrambe: quella spagnola e quella catalana. Il riconoscimento dell’identità spagnola comporta anche la richiesta, da parte del governo centrale, di servizi quali un’istruzione migliore, assistenza sanitaria, servizi di polizia e la disponibilità a condividere gli sviluppi economici e sociali, ecc.; poiché ritengono di avere un impatto significativo sugli affari interni della Spagna, i catalani premono per ottenere maggiori privilegi in questi ambiti.
Tuttavia, l’insieme dei privilegi concessi da Madrid alla regione autonoma della Catalogna è sufficiente a garantire l’appartenenza catalana alla Spagna. I catalani sono strettamente coinvolti nelle decisioni riguardanti la Catalogna in materia di giurisdizione, accordi internazionali, insegnamento della lingua catalana, tutela della cultura catalana e alcune importanti questioni internazionali. Pertanto, la domanda cruciale è: cosa desidera di più la Catalogna da Madrid, oltre all’indipendenza? Fondamentalmente, vi sono due requisiti fondamentali relativi al miglioramento dello status autonomo della Catalogna come compensazione per la sua indipendenza:
I. I catalani desiderano ricevere un rimborso maggiore dalle imposte versate a Madrid, rispetto alle altre regioni autonome. La realizzazione di questa richiesta sta, di fatto, portando alla cosiddetta «federazione asimmetrica» che, ad esempio, la Slovenia e la Croazia sostenevano nel 1990 nei loro rapporti con il resto della Jugoslavia. Tuttavia, la «federazione asimmetrica» è iniqua in quanto crea membri di prima e di seconda classe all’interno della federazione, ovvero coloro che sono più privilegiati e coloro che lo sono meno all’interno dello stesso sistema politico-economico. Ciononostante, fino all’aprile 2006, questa richiesta catalana non era stata soddisfatta, ma dopo lunghi negoziati tra Madrid e Barcellona, la Catalogna ottenne il diritto di ricevere il 50% delle imposte riscosse sul proprio territorio.[34] Nonostante il governo centrale spagnolo temesse che tutte le altre regioni autonome potessero avanzare la stessa richiesta, Madrid ha riconosciuto tale diritto alla Catalogna principalmente perché tale decisione era stata presa in conformità con la Costituzione spagnola e data la posizione privilegiata della Catalogna, alla quale le altre regioni autonome non potevano opporsi. Indubbiamente, questo progresso è stato molto vantaggioso per il bene della Catalogna, ma poiché i catalani avevano ulteriori richieste, è apparso chiaro che non fosse sufficiente a soddisfare tutti i loro desideri.
II. I catalani desideravano essere riconosciuti come nazione. Analogamente alla restituzione del 50% delle imposte riscosse, nel corso delle stesse trattative anche questa richiesta è stata infatti accolta. Ciò ha dato ai catalani la sensazione che la Generalitat si stia rafforzando e che la Catalogna stia al contempo acquisendo le caratteristiche di uno Stato nello Stato. Come nel caso del privilegio fiscale, anche il riconoscimento dei catalani come nazione è stato sancito dalla Costituzione spagnola, per cui non vi sono state molte obiezioni da parte delle altre regioni autonome, poiché tutto è avvenuto nel rispetto del quadro costituzionale. In sostanza, solo perché le altre regioni autonome spagnole non sono potenti quanto la Catalogna, esse non protestano né rivendicano gli stessi privilegi di cui gode la Catalogna. Sebbene i catalani abbiano ottenuto i risultati più importanti che desideravano, non sono ancora pienamente soddisfatti poiché ritengono che Madrid avrebbe potuto fare di più per la Catalogna dopo le trattative del 2006; e questo, di fatto, costituisce l’infinito gioco politico tra Madrid e Barcellona (con il ricatto catalano nei confronti della Spagna). I catalani, in realtà, desiderano disporre di un potere politico pari a quello di Madrid e, in tal modo, trasformare la Spagna in uno Stato duale simile all’Austria-Ungheria dal 1867, secondo l’Ausgleich.[35] Se questa richiesta venisse soddisfatta, non in teoria ma nella pratica, la Catalogna diventerebbe un’entità politica indipendente. Tuttavia, si tratta di una «linea rossa» che Madrid non può accettare a nessun prezzo; d’altra parte, se la Spagna riconoscesse la Catalogna e i catalani come una nazione, ciò significherebbe che, in teoria, tale gruppo etnico avrebbe il diritto di vivere nel proprio Stato indipendente.
Conclusioni
La Catalogna, con l’entroterra di Barcellona, è una regione economica di grande importanza per la Spagna, dalla quale Madrid non può separarsi facilmente poiché essa apporta un ingente gettito fiscale al centro. Gli stessi catalani nutrono un forte senso di identità sia catalana che spagnola, a cui si aggiunge un’esperienza storica positiva nel rapportarsi con l’autorità centrale di Madrid. Pertanto, dal 1978, la Catalogna gode di un ampio grado di autonomia amministrativa, essendo considerata da molti esperti come uno Stato nello Stato.
Sebbene la Catalogna avesse il diritto di esprimersi sulle questioni che la riguardavano, essa pretesse di più. A prima vista, Madrid non soddisfò le richieste della Catalogna, per cui sorsero tensioni tra le due parti. Un altro problema si verificò tra i catalani e l’UE, poiché quest’ultima non ha mai condiviso il proprio potere centralizzato con le regioni autonome, nonostante i catalani disponessero di notevoli risorse economiche. Tuttavia, la ragione principale alla base della rigida politica filo-madrilena adottata da Bruxelles è che l’UE non intende compromettere le buone relazioni con la Spagna – un paese che riveste un’importanza ben maggiore sia per l’UE che per la NATO rispetto a una Catalogna indipendente.
Dopo un lungo periodo di scontri tra Madrid e Bruxelles, una parte significativa della società catalana ha compreso che disporre di maggiori privilegi può rivelarsi più vantaggioso rispetto all’ottenimento dell’indipendenza politica formale. Pertanto, hanno convinto Madrid a concedere maggiori privilegi in alcuni aspetti importanti della vita nazionale; tuttavia, la Catalogna chiede ancora di più, poiché Barcellona desidera essere potente quanto Madrid. Poiché i catalani vengono riconosciuti come nazione e ricevono il 50% delle imposte, le altre regioni autonome non ne sono soddisfatte; tuttavia, poiché tutte le decisioni relative ai privilegi catalani tra Madrid e Barcellona sono giustificate dalla Costituzione, le altre regioni autonome, finora, mantengono il silenzio. Tuttavia, nell’affrontare la «questione catalana» all’interno della Spagna – che si preannuncia come un gioco politico senza fine – il governo centrale di Madrid dovrebbe agire con cautela per non incorrere in gravi problemi interni al Paese nei rapporti con le altre regioni autonome. Infine, come dimostra chiaramente il caso del 2017, la Catalogna potrà ottenere l’indipendenza solo se una o più grandi potenze mondiali sosterranno direttamente il secessionismo catalano.
Infine, almeno dal punto di vista di Madrid, per risolvere la «questione catalana», probabilmente la soluzione ottimale sarebbe che i territori storici della Castiglia proclamassero la propria indipendenza politica dalla Catalogna – la Castiglia, del resto, fu uno dei due Stati indipendenti (regni) fondatori della Spagna nel 1479.
Dott. Vladislav B. Sotirović
Ex professore universitario (Vilnius, Lituania)
Ricercatore presso il Centro di studi geostrategici (Belgrado, Serbia)
Ricercatore associato del Centro di ricerca sulla globalizzazione (Montreal, Canada)
sotirovic1967@gmail.com
© Vladislav B. Sotirović 2026
Note finali:
[1] Sui baschi, si veda [Roger Collins, The Basques, Hoboken, seconda edizione, New Jersey: Blackwell Pub, 1990; R. L. Trask, The History of Basque, New York: Routledge, 1997; Mark Kurlansky, The Basque History of the World, New York: Penguin Books, 1999; M. Bryce Ternet, A Basque Story, seconda edizione, Scotts Valley, California: CreateSpace Independent Publishing Platform, 2009].
[2] Daniele Conversi, The Basques, the Catalans and Spain, Las Vegas: University of Nevada Press, 2000, pp. 214–215.
[3] Per quanto riguarda i concetti o i modelli di identità etnonazionale, si veda in [Montserrat Guibernau, John Rex (a cura di), The Ethnicity Reader: Nationalism, Multiculturalism and Migration, Cambridge, Regno Unito: Polity Press, 1997].
[4] Daniele Conversi, I baschi, i catalani e la Spagna, Las Vegas: University of Nevada Press, 2000, 215.
[5] Pujol J., Construir Catalunya, Barcellona: Pórtic, 1980, 22, 35−36. Si confronti con: «Se non sapete parlare gallese, portate con voi ogni giorno il marchio dell’inglese. Questa è la sgradevole verità» [The Guardian, 12 novembre 1990, 1].
[6] Juan Lalaguna, A Traveller’s History of Spain, quinta edizione, Londra: Phoenix, 2003, 164.
[7] Tra gli storici è in corso una controversia su quale anno debba essere considerato l’anno ufficiale della fondazione del Regno di Spagna: il 1469 o il 1479. I sostenitori della prima opzione prendono in considerazione l’anno del matrimonio tra Isabella e Ferdinando (1469) [Dragoljub R. Živojinović, Uspon Evrope 1450−1789, Novi Sad: Matica srpska, 1985, 93], mentre gli altri prendono in considerazione l’anno in cui l’ultimo dei due (Fernando) salì al trono (1479) [Dr Alan Isaacs et al. (a cura di), A Dictionary of World History, ristampa corretta, New York: Oxford University Press, 2001, 590].
[8] Dragoljub R. Živojinović, L’ascesa dell’Europa 1450–1789, Novi Sad: Matica srpska, 1985, 93.
[9] Josef Engel (a cura di), Grande Atlante storico mondiale. Seconda parte. Medioevo, Monaco di Baviera: Bayerischer Schulbuch-Verlag, 1979, 78–79.
[10] La lingua parlata oggi in Sardegna è una miscela di catalano e italiano. Tuttavia, gli italiani della penisola non riescono a comprendere la lingua sarda. Per quanto riguarda la storia della Sardegna, si veda in [Luciano Gallinari (a cura di), La Sardegna dal Medioevo alla contemporaneità, Berna: Peter Lang, 2018].
Flocel Sabaté (a cura di), La Corona d’Aragona: un impero mediterraneo singolare, Leida: BRILL, 2017.
[12] Ad esempio, la Cattedrale, la Chiesa di Santa María del Mar, il Consell de Cent, la Llotja, il Palazzo della Generalitat, le Reales Atarazanas, ecc.
[13] Il nome «Spagna» deriva dal nome della provincia romana di Hispania.
[14] Anita Inder Singh, Democracy, Ethnic Diversity and Security in Post-Communist Europe, New York: Praeger Publishers, 2001, 42.
[15] Juan Lalaguna, A Traveller’s History of Spain, quinta edizione, Londra: Phoenix, 2003, 224−227.
[16] Andrew Heywood, Global Politics, New York: Palgrave Macmillan, 2011, 112.
[17] Per quanto riguarda il caso del Kosovo, si veda in [Hannes Hofbauer, Experiment Kosovo: Die Rückkehr des Kolonialismus, Vienna: Promedia Druck- und Verlagsges. m.b.h., 2008; Pierre Pean, Sébastien Fontenelle, Kosovo: Une Guerre „Juste“ pour Créer un Etat Mafieux, Librairie Arthème Fayard, 2013].
[18] Scott L. Greer, Nationalism and Self-Government: the politics of Autonomy in Scotland and Catalonia, New York: State University of New York, 2008, 107.
[19]Generalitat. Articolo 95 [http://www.gencat.cat/generalitat/eng/estatut/titol_3.htm#a95].
[20]Generalitat. Articolo 121 [http://www.gencat.cat/generalitat/eng/estatut/titol_4.htm#a121].
[21] Generalitat. Articolo 131 [http://www.gencat.cat/generalitat/eng/estatut/titol_4.htm#a131].
[22]Generalitat. Articolo 164 [http://www.gencat.cat/generalitat/eng/estatut/titol_4.htm#a164].
[23]Generalitat. Articolo 185 [http://www.gencat.cat/generalitat/eng/estatut/titol_5.htm#a185].
[24]Generalitat. Articolo 196 [http://www.gencat.cat/generalitat/eng/estatut/titol_5.htm#a196].
[25] La Spagna sta crollando, Milliyet.com.tr [http://www.milliyet.com.tr/2006/02/21/dunya/adun.html].
[26] Ibid.
[27]Ibid.
[28] Ai catalani, tuttavia, sono state riconosciute tutte le caratteristiche necessarie di una nazione: lingua comune, storia, territorio, religione [Richard W. Mansbach, Kirsten L. Taylor, Introduction to Global Politics, seconda edizione, Londra−New York: Routledge Taylor & Francis Group, 2012, 434].
[29] Su questo tema, si veda in [Vladislav B. Sotirović, «Emigrazione, rifugiati e pulizia etnica in Jugoslavia 1991–2001 nel contesto della trasformazione dei confini etnografici in confini nazionali-statali», Dalia Kuizinienė (a cura di) Inizi e fini dell’emigrazione:
Vita senza confini nel mondo contemporaneo, una raccolta di saggi accademici pubblicata dall’Università Vytautas Magnus e dall’Istituto lituano per l’emigrazione, Kaunas: Versus Aureus, 2005, 85–108].
[30] Akın Özçer, Çoğul İspanya, Ankara: İmge Kitabevi Yayınları, 2006, 71–75.
[31] La questione economica dell’indipendenza sta inoltre assumendo un ruolo cruciale nel caso di quegli scozzesi che non sostengono l’indipendenza politica della Scozia dal Regno Unito.
[32] Questa sindrome si è manifestata in modo particolarmente evidente nel caso della guerra del Kosovo del 1998–1999, quando l’Esercito di Liberazione del Kosovo, un’organizzazione terroristica albanese, fece di tutto per spingere le forze di sicurezza serbe ad accettare la violenza come parte del gioco [Dott. Radoslav Đ. Gaćinović, Насиље у Југославији, Belgrado: Euro, 2002, 289–305]. Il resto della vicenda era nelle mani dei mass media corporativi occidentali e della diplomazia gangsteristica degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.
[33] Tuttavia, se tale argomentazione dovesse prevalere in quelle repubbliche separatiste jugoslave e nella provincia del Kosovo, la Jugoslavia non verrebbe mai distrutta.
[34]La nazione catalana è stata riconosciuta, Evrensel.net [http://www.evrensel.net/06/04/01/dunya.html].
[35] Sul compromesso austro-ungarico (Ausgleich) del 1867, si veda [Robert A. Kann, A History of the Habsburg Empire 1526−1918, seconda edizione corretta, Barkley−Los Angeles−Londra: 1977].
The “Catalonian Question”
The Catalan identity and Catalonia
Catalans are the people who live in the territories of Spain in the autonomous-historical region called Catalonia. Their significance for Spanish inner politics can be understood best if we know that Catalonia (Catalunya) has been, since 1975, the most politically and economically powerful autonomous self-governing region in the Kingdom of Spain – during the last 25 years, basically, a kind of “a state within the state”. As a matter of fact, Catalans are the most integrated ethnohistorical group in Spain together with Basques.[1]
What makes Catalans so interlinked could be understood if we know how Catalans historically understand the concept of group identity. First of all, they identify a Catalan as “a Catalan is whoever lives and works in Catalonia”, and“a Catalan is whoever speaks Catalan.” [2] These explanations indicate that both hereditary and by converting everybody could be a Catalan; practically means that a Catalan ethnonational identity is founded on both political (French) and linguistic-cultural (German) concepts or models.[3] In short, according to the French model, ethnonation is made by all people who want to live together in a single (national) political entity (autonomous region, province or state), while, according to the German concept, persons speaking the same language, adhering to the same religion, or with the same history and culture are the people in an ethnonational sense. However, it is obvious in the Catalan case that a common culture and especially the language are creating the fundamental framework of ethnonational identity: “Nobody will be a Catalan until he speaks like us until he makes our needs his own[4].” This indicates that a struggle is needed to get a Catalan identity, and it is believed that the people will hardly give up their already achieved identities after that effort.
It is seen that the language is the hallmark of integration in Catalonia but not the only one. People who convert to Catalan participate in a popular culture of Catalans too. This means not only the linguistic but also the traditions and habits of Catalans are imposed on the newcomers who, all together, have a sacred task of Catalan nationalism expressed as:
“Nationalism is the will to have a particular way of being and the possibility to build up one’s own country”… “Our [Catalan] identity as a country, our will to be, and our perspectives for the future depend on the preservation of our language”… “It is the task of all those who live in Catalonia to preserve its personality and strengthen its language and culture”.[5]
All the factors creating a common ethnonational identity mentioned above show that the consciousness of Catalan identity is taught to all newcomers and exercised by both old and new citizens in order to make Catalonia as strong as a political unity and Catalans as strong as an ethnonational society. In essence, cultural nationalism, as a form of nationalism that places primary emphasis on the regeneration of the nation as a distinctive civilisation rather than on self-determination, is becoming a fundamental cement of Catalan group identity. Cultural nationalism is, however, usually backed by ethnic but not civic nationalism. Ethnic nationalism emphasises the organic and ethnic unity of the nation, while civic nationalism allows respect for ethnic and cultural diversity that does not challenge core civic values. In other words, Catalan ethnonational identity is based on ethnic or ethnocultural nationalism, which naturally struggles for the realisation of its basic political principle – national self-determination or the principle that the ethnonation has to be a sovereign political entity. National self-determination, therefore, implies the idea of national independence what means the creation of an independent national state. In practice, such a principle and politics based on it brought Catalonia to direct political conflict with the central authorities in Madrid and with the rest of Spain – a country which was never properly united since its foundation in 1479.
A factor of history
As a matter of historical fact, the Catalan region always struggled with the central government of Spain for several reasons; among them, the most important are:
- Catalonia was economically the most developed and industrialised region of Spain, having at the same time significant economic resources but feeling to be financially exploited by Madrid. The Catalan industrial, financial, and commercial élites identified the landowning and financial interests from Castilla and Madrid as responsible for all the ills of Spain, and from time to time the attempts to tax the profits of neutrality were resisted by Catalan industrialists as Madrid’s attack on their liberties.[6]
- Catalans developed the highest degree of the spirit of ethnonational unity in Spain and, therefore, they always understood themselves to be spiritually superior in comparison to all other administrative-historical regions of Spain.
- Catalonia, in fact, together with Castilla, is a founder of the state of Spain in 1479 (under the historical name of Aragón), giving to the Kingdom of Spain the king and subsequently Catalan regional autonomy; together with Catalan ethnic nationalism are seen as measures to preserve the historical identity of the region.
We never have to forget that modern Catalonia is, in fact, a legal successor of the historical Kingdom of Aragón – a state founder, together with the Kingdom of Castilla, of the Kingdom of Spain within the legal framework of the union of Castilla and Aragón in 1479. It practically means that Catalonia included its own state-historical independence in Spain by the political marriage of the Roman Catholic monarchs, Isabel I of Castilla and Fernando II of Aragón, in 1469. Isabel I succeeded to her crown in 1474, while Fernando II did the same with his crown in 1479.[7] Nevertheless, Aragón brought to the new state, together with its mainland territory in the Iberian Peninsula, the Balearic Islands, the islands of Sardinia and Sicily, and South Italy (the Kingdom of Naples).[8] At that time, the Kingdom of Aragón was much bigger than present-day Catalonia, which was an autonomous duchy of Aragón together with the autonomous Kingdom of Valencia.[9] The Kingdom of Aragón was a federation of autonomous principalities. The titular head of the Aragonese feudal federation ruled the various member-states separately, and in each case, there was an individual contractual relationship between monarch and vassals, institutionalised by a representative chamber, Cortes, which the Catalan representatives first assembled in 1218, the Aragonese in 1247, and the Valencians in 1283. The Catalan „empire“ started to be formed when the territorial expansion southwards reached the boundaries agreed with the Kingdom of Castilla and, as a consequence, Catalonia turned her attention to territorial expansion to the Mediterranean Sea. Catalonia established a permanent presence in North Africa and intervened in the political affairs of the states on the Apennine Peninsula (later Italy). Sardinia became the first Italian victim of the Catalan expansionism, followed by Sicily and South Italy.[10] Catalan consulates were opened up from the Levant to Flanders, and two Byzantine duchies of Athens and Neopatras were incorporated into the Aragonese federation.[11] Two Catalan provinces – Cerdenya and Roussillon existed north of the Pyrenees, today in France.
With the creation of the Aragonese maritime empire, Catalan industrial exports grew tremendously in return for slaves and spices from the east. The Catalan language became the lingua franca of the Mediterranean Sea basin concerning trade, followed by Catalan trading customs becoming the first set of rules of maritime law that was finally codified as Libre del Consolat de Mar. In the mid-14th century, the golden age of Catalan mercantile and maritime expansion reached its peak, with clear, spectacular evidence of such power and economic prosperity visible in Barcelona,[12] which was the political and economic centre of the Aragonese maritime empire until the unification with Castilla into Spain, when Madrid became the epicentre of the Spanish overseas empire.
The historical dispute between Castilla and Aragón/Catalonia over political leadership of Spain and its overseas colonies in America (since 1492) basically broke out in 1504 when Queen Isabel of Castilla died. Aragón’s representative, King Fernando, claimed that his original crown land now had to have leadership of Spain, while the aristocracy of Castilla argued that according to the political marriage in 1469 between Castilla and Aragón, the first had to be the leader, as:
- Castilla was three times larger than the combined kingdoms of Aragón, Valencia and Mallorca and the Principality of Catalonia.
- Castilla was more heavily populated, with five million inhabitants (and taxpayers) against under a million in Aragón.
- Castilla was much richer in taxable wealth and disposable income.
- Castilla was more dynamic and expansionist, having in her hands an American colonial empire.
What was keeping Spain together since 1469 was rather the Roman Catholic Church than a common ethnic origin, which in reality never existed.[13] The fragility of Spanish common identity, followed by regional-historical separatism, was in full evidence during the Spanish Civil War of 1936−1939 when the presence of the Republican government in Barcelona from the end of 1937 caused endless friction between the centralist authority and the proponents of Catalan autonomy or even secession. While many Republicans looked upon Catalonia as a state within the state, not fully contributing to the war effort against the forces of General Franco, the Catalans felt that the central government was constantly seeking to erode their autonomy and even regional-historical identity. When Barcelona fell on January 25th, 1939, the war was nearly over – Madrid capitulated on March 28th. Spain entered the time of Roman Catholic supremacy in all spheres of life under the open dictatorship of Caudillo de España.
In March 1939, General Francisco Franco came to the head of Spain, and he was the main political figure of the country until he died in 1975.[14] The problem of Catalonia was left to be solved, and the leading political forces of Spain were aware that Catalans were the only organised ethnic group in the country, even under Franco’s dictatorship, with Franco being very affluent in the sense of economy. The first serious strikes in Franco’s Spain occurred in Barcelona in March 1951, followed by the rest of Catalonia and some other regions. Spain did not want to lose a region which was so mobilised and rich and, therefore, the central government in Madrid had to do something special for Catalans in order not to lose them. Before General Franco’s dictatorship, Catalonia had a set of autonomous regional privileges,but with the rule of Franco, Catalans lost their autonomous status as the whole country was heavily centralised, and Catalans felt themselves to be the main losers of Franco’s military-ecclesiastic regime. Nevertheless, severe cultural and political repression in Catalonia did not destroy Catalan separate ethnonational and regional-historical identity or desire for separate status and administrative autonomy. The Catalan Church continued to foster Catalan cultural studies and set itself up as a Catalanist focus. Having Catalan example, in 1966 the Basque provinces started as well to reclaim their regional rights, which the Basques had shortly enjoyed during the Civil War.
Catalonia’s autonomy
Catalonia regained its autonomous status in 1978, three years after Franco’s death. Despite the conditional support in Northern Spain, the constitutional charter approved in the plenary session of Congress and Senate on October 31st, 1978, ratified by the nation on December 6th and sanctioned by the King on December 27th, provided a framework of guarantees to ensure democratic coexistence within the Constitution and the laws of the country. The most novel aspect of the 1978 Constitution was the reorganisation of the Spanish administrative territory into 17 (+2) autonomous communities[15] as a semi-federal state.
A formal and legal regional autonomy of Catalonia is guaranteed by a new democratic post-Franco 1978 Constitution of Spain. This practically meant that, for the first time in Spanish history, the Catalans and Catalonia received significant ethno-regional autonomy and sovereignty, with a high degree of political and administrative rights to be exercised; in fact, Catalonia became, according to the 1933 Montevideo Convention on the Rights and Duties of the State, a state within the state (of Spain). According to Article 1 of this Convention, the state has four features:
- A defined territory.
- A permanent population.
- An effective government.
- The capacity to enter into relations with other states.[16]
What has to be mentioned is the fact that according to this view, the political existence of the state is not dependent on its formal recognition as “independent” by other states. It means further that, according to Article 3, the state, even without its formal recognition, has the right to defend its integrity and sovereignty, to provide for its conservation and prosperity, and consequently to organise itself as it sees fit. Nevertheless, the main feature of the concept of the state is sovereignty – the principle of supreme and unquestionable authority, reflected in the claim by the political unity to be the sole author of laws within its territory. What was most important the Catalans, within the constitutional framework of their sovereign autonomy, had the right to decide whether or not to accept the decisions of the central government in Madrid concerning Catalonia in the senses of economy, justice and social security, what means they had a legal power to exercise their political-regional sovereignty in competition with the central government of Spain. In short, such a kind of state within the state in the federal system of political unity is historically very rare, and this Catalan case can be in this sense compared, for instance, with the case of Kosovo’s Albanian sovereignty in the Socialist Federal Republic of Yugoslavia from 1974 to 1989, with the common conclusion: de facto political-regional independence is at an end and leads to the requirement of its formal international recognition as an independent state.[17]
Amid celebration in Catalonia’s capital, Barcelona, pre-autonomy status for this region was recognised with the re-establishment of the Generalitat. The ethno-regional sovereign privileges of Catalonia in the senses of politics and economy according to the Generalitat were:
- Juridical Regime:TheGeneralitat, as the Constitution of Catalonia[18] mentions that:
“The High Court of Justice of Catalonia is the supreme jurisdictional body of the legal system in Catalonia, and it is competent, under the terms established by the corresponding organic law, to hear the appeals and cases of the different jurisdictional areas, and to protect the rights recognised in this Estatut. In all cases, the High Court of Justice of Catalonia is competent in the areas of civil, penal, contentious-administrative and social law and other areas of law which may be created in the future.”[19]
This guarantees the equal treatment of all citizens and decreases the level of conflicts derived from the lack of a central administration. Also, it gives confidence to Catalonia that it has the right to implement juridical processes about the issues of the Catalan region. Nevertheless, having a separate juridical regime makes Catalans stronger within the state of Spain.
- Trade and Trade Fairs:
“The Generalitat has exclusive power in matters of trade and trade fairs, including the regulation of non-international trade fair activities and the administrative planning of trading activities.”[20]
This indicates that Catalonia has the right to implement its own trade activities according to its own wishes and benefits. In practice, when this legal right concerning the hinterland of Barcelona comes together, it gets easier to increase the welfare of the region.
- Education:
“Determination of the educational content of the first cycle of infant education and the regulation of the centre in which this cycle is taught, and also the definition of the staffing arrangements and the qualifications and specialisations of the other staff.”[21]
This shows that Catalonia has the right to exercise the manner of education with regard to its own culture. Although it is obligatory to teach Spanish lessons in schools, Catalans are still being educated in Catalan culture. This also makes them both more integrated into Spanish society and gives a sense of a separate Catalan identity.
- Public Security:
“In matters of public security, the Generalitat, in accordance with State legislation, is responsible for planning and regulating the public security system for Catalonia and organisation of the local police and public safety and public order.”[22]
This gives the autonomous region the right to protect the welfare of its citizens. Due to the fact that the people of the region know their own problems better, providing security while being aware of the real problems makes the region stronger.
- Participation in the Treaties of the European Union:
“The Generalitat shall be informed by the State Government of initiatives for review of European Union treaties and of subsequent signing and ratification processes. The Government of the Generalitat and Parliament shall address, to the State Government and to the Cortes Generales, the observations that it deems pertinent to this effect.”[23]
This indicates that although Catalonia does not have a direct influence on the European Union (the EU), the central government in Madrid still has to inform Catalonia about the issues of EU-Spanish relations. Nevertheless, this point again shows how, in fact, the Autonomous Region of Catalonia within Spain is legally powerful.
- International Treaties and Conventions:
“The Government of the State shall inform the Generalitat in advance of the signing of treaties which have a direct and singular effect on the powers of Catalonia. The Generalitat and Parliament may address the observations that they consider relevant to these matters to the Government.” and “In the case of treaties which have a direct and singular effect on Catalonia, the Generalitat may request that the Government include representatives of the Generalitat in the negotiating delegation; the Generalitat may request that the Government sign international treaties in areas within its jurisdiction.”[24]
This indicates a very important issue: although Catalonia is just formally an autonomous region of Spain, it has, in fact, a real right to influence Madrid about Spanish decisions in regard to Catalonia, and it has the right to challenge the decisions by the central Spanish authority.
Catalonia between Madrid and Brussels
The conflicts between Catalonia and the central government in Madrid are among the multiple issues in which the EU is directly involved since 1986, when Spain became a member-state of the European Community (the EC). The fundamental issues in the relations between Barcelona and Madrid are:
- The conflict between Catalonia and Madrid was about taxing issue. Except for the Basque and Navarre regions, all the provinces pay their taxes to the central government of Spain.[25] 33% of the collected taxed was paid back to those provinces.[26] However, Catalonia demanded that 50% of the collected tax be paid back. Nevertheless, if only Catalonia were paid back 50%, there would be no problems, but the central government feared that if the other autonomous regions also demanded the same amount (50%) to be paid back of the taxes by them, then the central government of Spain would go bankrupt.[27]
- The second problem was about the “Catalan nation.” If Catalonia is accepted as “Catalonia is a nation”, as it is accepted in the Catalan Parliament, Spain feared facing the same demands from other autonomous regions. One of Catalonia’s demands was to be recognised as a nation, and because they were not recognized so, they only had privileges; there again arose a conflict between Madrid and Catalonia. The conflicts about regional-administrative taxing and being recognised or not as a nation became the most critical political problems between Barcelona and Madrid for the very reason that if Madrid would recognise Catalonia as a nation, then this region would acquire a full legal set of rights to proclaim its state’s independence (what they already did, in fact, on October 27th, 2017).[28]
- Another problem is the language. The official language of Spain is Spanish (in fact, the language of Castilla), but every administrative region is allowed to speak its own language unless Spanish is not being taught. However, Catalonia does not implement the necessary 3 hours per week of Spanish language lessons at schools and, therefore, Madrid and Catalonia again have a clash because the central government fears that Catalonia can totally lose its identity as part of Spain. That is why Madrid wants the Spanish language to be taught in schools in Catalonia officially for proper Catalan integration into Spanish society. However, Catalonia, on the other hand, has a large residue of resentment and mistrust over certain features, including the language issue, symbolising the centralising and repressive tendencies of the Spanish central government.
Catalonia is faced with the problem of both globalisation and Spain’s membership in the EU in the process of seeking the international recognition of its self-proclaimed independence. As it is quite clear, in today’s globalised world order, no state or autonomous region is able to survive without relations with other states or international organisations. Such a problem exists concerning the relation of Catalonia and the EU – a supranational organisation, which did not recognise Catalan independence declared in October 2017 but, on the other hand, the same supranational organisation which the majority of member-states recognised the self-declared independence of Kosovo in February 2008. Here, a double-standard policy of the EU is clearly applied: Brussels, concerning the Catalan case of declared independence, did not want to interfere in the internal matter of the independent and sovereign Spain but did so directly by brutally violating Serbia’s Constitution when Kosovo Albanians proclaimed their independence from Serbia.
The EU, as the most unique supranational political structure in the world, is not willing to share its power with a non-state entity. Catalonia, under the autonomous region conditions, does not have the right to influence the EU’s politics as the central government of Spain does. This raises the problem that, although Catalonia is a powerful region, it is not accepted as an influential figure in the EU, as it is not an independent state. Due to the fact that Catalonia is a regional-administrative entity which belongs to Spain, the central government in Madrid does not accept Catalonia having the same rights as the Spanish administration in dealing with the EU.
Catalonia between independence and Spain
The possibility of a proclamation of Catalonia’s formal independence became the most problematic issue of the “Catalonian Question” either for Madrid or for Brussels. It became clear over a long period of time, as happened in reality in October 2017, that, in the case of a Catalan declaration of independence, central Spanish authorities would not recognise it, but the problem was how the EU central bureaucratic apparatus (Council and Commission) would react to the Catalan right to national self-determination, including political independence: the same right which Brussels recognised in the cases of dissolutions of ex-Yugoslavia and the USSR, for instance. We have to remember that the EU (at that time the European Community) formulated in 1991 four basic principles regarding the question of delimitation between Yugoslavia’s (6) federal republics and their unilateral declarations of political independence formally based on the right to national self-determination:
- Yugoslavia’s state (external) borders are unchangeable.
- Inter-republican borders can be changed only by collective agreement of the republics.
- Until the time when such agreement is reached, the former inter-republican borders are protected by international law (the principle Uti possidetis iuris).
- Forcible change of such borders does not produce a legal effect.[29]
Nevertheless, the border issue of the Catalan independence problem did not affect the “Catalonian Question” in Madrid or Brussels differently in comparison with the case of the dissolution of ex-Yugoslavia. However, the nature of Brussels reaction to those two cases was quite different, as the EU’s administration did not imply a policy of noninterference in the inner (Spanish) affairs in the case of Yugoslavia (in 1991‒1992). Moreover, the EU’s recognition of Slovenian, Croatian and Bosnian-Herzegovinian anti-constitutional and unilateral separation basically fueled the civil wars in the western territories of ex-Yugoslavia. What Catalonia did in October 2017 was, in fact, the same as what Yugoslav separatists did in 1991−1992 (Slovenia, Croatia, Bosnia-Herzegovina) and in 2008 (Kosovo). It has to be noted that Spain is one of the 5 EU’s member-state which did not recognise Kosovo’s independence; as in this case, Madrid has to do the same with Catalonian one. For Madrid, both of these two cases are illegal and unconstitutional. However, as Spain is an EU member state (since 1986), the EU’s recognition of the independence of Catalonia will surely dramatically deteriorate the relations between the EU and Spain that would not go to the benefits of Brussels. In addition, Brussels also fears that if Catalonia becomes independent, this would encourage other nationalistic movements within the EU’s countries (for example, Flemish, Scottish, Corsican, Basque, Lega Nord, Sardinian, etc.) so that such a process can disintegrate the EU.
Catalonia has many privileges within Spain which the Catalans exercise for the good of a Catalan society. However, there are, in fact, a majority of Catalans who struggle for political independence. The question is basically whether Catalans want to have politically recognised independence or to obtain more privileges from the central government in Madrid. Concerning this issue, there is a huge diversity inside Catalan society, which is divided between those who support independence and those who are satisfied with getting more privileges. The second group has four crucial arguments not to support independence but instead to struggle for higher autonomy:
- It is impossible to survive without having political and economic relations with other entities and without being recognised by the rest of the world. If Catalonia becomes independent, most of the states (especially the EU’s and NATO’s members) will not recognise it in order not to deteriorate their good and beneficial relations with Spain.
- Many Catalans prefer more privileges instead of independence, as in order to get independence Catalans have to use force like the Basque nation[30] what can provoke a civil war like in ex-Yugoslavia with unpredictable consequences. It is seen that in the history of Catalans, they prefer solving problems with Madrid by using political methods, not by force. As historically they have acted according to the political rules, many Catalans are suspicious about whether Catalonia will be successful if force is going to be used. In essence, it is seen by many Catalans that more privileges are going to be more beneficial for Catalonia; in contrast, becoming recognised as an independent by some countries, especially if Spain were to introduce an economic blockade of Catalonia as a repressive measure to beat its independence.[31]
- The central government of Spain does not want to recognise the declared independence of Catalonia what again indicates the “Yugoslav syndrome” – no independence without violence.[32] According to international law and the United Nations’ Charter, if the existing status is changed by using force and, as a consequence, a new political situation is established, no state can recognise the independence of a new political unity; otherwise, it is a violation of international law, and the states which violate it are considered as transgressors. It practically means that, in order not to be a transgressor, a majority of states would not recognise Catalan independence based on the use of force. This is an argument for the option to stay in Spain as an autonomous region and to continue to struggle for its improvement.[33]
- On the one hand, Catalans have a strong sense of regional-historical identity, but at the same time, many Catalans do not want to lose their Iberian-Spanish identity and origin. The consciousness of belonging to a distinct community sharing the same historical background and the political desire for an autonomous region are what are desired. This indicates that many Catalans admit having a double identity and have a desire to live with both of them: Spanish and Catalan. Admitting a Spanish identity also brings the demand for services like better education, healthcare, police services, and willingness to share economic and social developments, etc., from the central government, and because they believe that they have a significant impact on Spain’s domestic affairs, Catalans are pressing for more privileges in these areas.
However, the set of privileges which are given by Madrid to Catalonia’s autonomous region is sufficient to implement the Catalan affiliation to Spain. Catalans are very closely involved in decisions about Catalonia in terms of judgment, international agreements, teaching the Catalan language, preserving Catalan culture, and some important international issues. Therefore, the crucial question is: What does Catalonia want more from Madrid instead of independence? Basically, there are two cardinal requirements concerning the improvement of Catalonia’s autonomous status as compensation for her independence:
- Catalans want to be paid back more from the taxes that are given to Madrid, in comparison to other autonomous regions. The realisation of this requirement is, in fact, leading to the so-called “asymmetrical federation” which, for instance, Slovenia and Croatia advocated in 1990 in their relations with the rest of Yugoslavia. However, the “asymmetrical federation” is unfair as it creates first- and second class of the members of the federation, i.e., those who are more and those who are less privileged within the same political-economic system. Nevertheless, till April 2006, this Catalan demand was not met, but after the long negotiations between Madrid and Barcelona, Catalonia got the right to be paid back 50% of the collected taxes from its territory.[34] Regardless of the fact that the central government of Spain feared that all other autonomous regions could demand the same, Madrid recognised this right to Catalonia primarily due to the fact that this decision was made according to the Constitution of Spain and advantaged position of Catalonia, which other autonomous regions could not object to. Undoubtedly, this progress was very beneficial for the good of Catalonia, but because the Catalans had more demands, it became clear that it was not enough to satisfy all Catalan wishes.
- Catalans wanted to be recognised as a nation. Like being paid back 50% of the collected taxes, during the same negotiations, this request, in fact, was accepted as well. This gave Catalans the feeling that the Generalitat is getting stronger and that Catalonia is at the same time gaining the features of a state within the state. Like taxing privilege, the recognition of Catalans as a nation was also made under the Constitution of Spain so that there were not many objections from other autonomous regions, as everything was done within the constitutional framework. Basically, only due to the fact that other autonomous regions in Spain are not as powerful as Catalonia is, they do not protest or demand the same privileges as Catalonia enjoys. Although Catalans achieved the most important desires they wished, they are still not satisfied in full because they believe that Madrid could do more for Catalonia after the 2006 negotiations, and that is, in fact, the endless political game between Madrid and Barcelona (with Catalan blackmailing of Spain). Catalans, actually, want to have as much political power as Madrid has and, in such a way, transform Spain into a dual state like it was Austria-Hungary since 1867 according to the Ausgleich.[35] If this demand is met, not in theory but in practice, Catalonia will be an independent political entity. However, that is a “red line” which Madrid cannot accept at any price, but on the other hand, if Spain recognised Catalonia and Catalans as a nation, it means that, theoretically, such an ethnic group has the right to live in its own independent state.
Conclusions
Catalonia, with the Barcelona hinterland, is a very important economic region for Spain, which Madrid cannot separate easily as it brings a huge amount of taxes to the centre. Catalans themselves have a strong sense of both Catalan and Spanish identities, followed by successful historical experience in coping with a central authority in Madrid. Therefore, since 1978, Catalonia has enjoyed a great degree of self-administration, being seen by many experts as a state within the state.
Although Catalonia had the right to have a voice in the issues related to Catalonia, it demanded more. At first sight, Madrid did not meet Catalonia’s demands, so problems occurred between them. Another problem occurred between Catalans and the EU, as the EU never shared its centralised power with autonomous regions, although Catalans had powerful economic resources. However, the most important reason for a strict pro-Madrid policy by Brussels is that the EU does not want to deteriorate good relations with Spain – a country that is much more important for both the EU and NATO in comparison to a separate Catalonia.
After a long time of clashes between Madrid and Brussels, a significant part of Catalan society understood that having more privileges can be more beneficial instead of getting formal political independence. Therefore, they persuaded Madrid to grant more privileges in some important aspects of national life, but still, Catalonia demands more, as Barcelona wants to be as powerful as Madrid. Since Catalans are being recognised as a nation and they are being paid back 50% of the taxes, other autonomous regions are not happy with that, but because all decisions about Catalan privileges between Madrid and Barcelona are justified by the Constitution, other autonomous regions are, up to now, staying silent. However, dealing with the “Catalonian Question” within Spain, which is going to be an endless political game, the central government in Madrid should be careful in order not to face serious problems inside the country on relations with other autonomous regions. Finally, as the 2017 case clearly shows, Catalonia can get independence only if some global great power(s) will directly support Catalan secessionism.
Finally, at least from Madrid’s point of view, to solve the “Catalonian Question,” probably the optimal solution that historical lands of Castilla would proclaim their own political independence from Catalonia – Castilla, nevertheless, was one of the two founding independent states (kingdoms) of Spain in 1479.
Dr. Vladislav B. Sotirović
Former University Professor (Vilnius, Lithuania)
Research Fellow at Centre for Geostrategic Studies (Belgrade, Serbia)
Research Associate of Centre for Research on Globalization (Montreal, Canada)
sotirovic1967@gmail.com
© Vladislav B. Sotirović 2026
[1] On Basques, see in [Roger Collins, The Basques, Hoboken, Second Edition, New Jersey: Blackwell Pub, 1990; R. L. Trask, The History of Basque, New York: Routledge, 1997; Mark Kurlansky, The Basque History of the World, New York: Penguin Books, 1999; M. Bryce Ternet, A Basque Story, Second Edition, Scotts Valley, California: CreateSpace Independent Publishing Platform, 2009].
[2] Daniele Conversi, The Basques, the Catalans and Spain, Las Vegas: University of Nevada Press, 2000, 214−215.
[3] On the concepts or models of ethnonational identity, see in [Montserrat Guibernau, John Rex (eds.), The Ethnicity Reader: Nationalism, Multiculturalism and Migration, Cambridge, UK: Polity Press, 1997].
[4]Daniele Conversi, The Basques, the Catalans and Spain, Las Vegas: University of Nevada Press, 2000, 215.
[5] Pujol J., Construir Catalunya, Barcelona: Pórtic, 1980, 22, 35−36. Compare with: “If you cannot speak Welsh, you carry the mark of the Englishman with you every day. That is the unpleasant truth” [The Guardian, November 12th, 1990, 1].
[6] Juan Lalaguna, A Traveller’s History of Spain, Fifth Edition, London: Phoenix, 2003, 164.
[7] There is a dispute among historians which year is to be taken as the official year of the creation of the Kingdom of Spain: 1469 or 1479. The proponents of the first option are taking into consideration the year of the marriage between Isabel and Fernando (1469) [Dragoljub R. Živojinović, Uspon Evrope 1450−1789, Novi Sad: Matica srpska, 1985, 93] while the others are taking into account the year when the last of them (Fernando) succeeded the crown (1479) [Dr Alan Isaacs et al (eds.), A Dictionary of World History, Reprinted with corrections, New York: Oxford University Press, 2001, 590].
[8] Dragoljub R. Živojinović, Uspon Evrope 1450−1789, Novi Sad: Matica srpska, 1985, 93.
[9] Josef Engel (Redaktion), Großer Historischer Weltatlas. Zweiter Teil. Mittelalter, München: Bayerischer Schulbuch-Verlag, 1979, 78−79.
[10] A language spoken today in Sardinia is a mixture of the Catalan and Italian. However, the Italians from the mainland cannot understand the Sardinian language. About the history of Sardinia, see in [Luciano Gallinari (ed.), Sardinia from the Middle Ages to Contemporaneity, Bern: Peter Lang, 2018].
[11] Flocel Sabaté (ed.), The Crown of Aragon: A Singular Mediterranean Empire, Leiden: BRILL, 2017.
[12] For instance, the Cathedral, the Church of Santa María del Mar, Consell de Cent, Llotja, the palace of Generalitat, Reales Atarazanas, etc.
[13] A name of Spain is derived from the name of the Roman province of Hispania.
[14] Anita Inder Singh, Democracy, Ethnic Diversity and Security in Post-Communist Europe, New York: Praeger Publishers, 2001, 42.
[15] Juan Lalaguna, A Traveller’s History of Spain, Fifth Edition, London: Phoenix, 2003, 224−227.
[16] Andrew Heywood, Global Politics, New York: Palgrave Macmillan, 2011, 112.
[17] Concerning the Kosovo case, see in [Hannes Hofbauer, Experiment Kosovo: Die Rückkehr des Kolonialismus, Wien: Promedia Druck- und Verlagsges. m.b.h., 2008; Pierre Pean, Sébastien Fontenelle, Kosovo: Une Guerre „Juste“ pour Créer un Etat Mafieux, Librairie Arthème Fayard, 2013].
[18] Scott L. Greer, Nationalism and Self-Government the politics of Autonomy in Scotland and Catalonia, New York: State University of New York, 2008, 107.
[19]Generalitat. Article 95 [http://www.gencat.cat/generalitat/eng/estatut/titol_3.htm#a95].
[20]Generalitat. Article 121 [http://www.gencat.cat/generalitat/eng/estatut/titol_4.htm#a121].
[21]Generalitat. Article 131 [http://www.gencat.cat/generalitat/eng/estatut/titol_4.htm#a131].
[22]Generalitat. Article 164 [http://www.gencat.cat/generalitat/eng/estatut/titol_4.htm#a164].
[23]Generalitat. Article 185 [http://www.gencat.cat/generalitat/eng/estatut/titol_5.htm#a185].
[24]Generalitat. Article 196 [http://www.gencat.cat/generalitat/eng/estatut/titol_5.htm#a196].
[25]İspanya Çatırdıyor, Milliyet.com.tr [http://www.milliyet.com.tr/2006/02/21/dunya/adun.html].
[26]Ibid.
[27]Ibid.
[28] The Catalans, however, have been recognized to have all necessary characteristics of the nation: common language, history, territory, religion, history [Richard W. Mansbach, Kirsten L. Taylor, Introduction to Global Politics, Second Edition, London−New York: Routledge Taylor & Francis Group, 2012, 434].
[29] On this issue, see in [Vladislav B. Sotirović, “Emigration, Refugees and Ethnic Cleansing in Yugoslavia 1991–2001 in the Context of Transforming Ethnographical Borders into National-State Borders”, Dalia Kuizinienė (ed.) Beginnings and Ends of Emigration: Life without Borders in Contemporary World, A collection of scholarly essays issued by Vytautas Magnus University and The Lithuanian Emigration Institute, Kaunas: Versus Aureus, 2005, 85–108].
[30]Akın Özçer, Çoğul İspanya, Ankara: İmge Kitabevi Yayınları, 2006, 71−75.
[31] The economic issue of independence is also playing the crucial role in the case of those Scotts who do not support Scotland’s political independence from the UK.
[32] This syndrome was mostly visible in the case of the Kosovo War 1998−1999 when a terrorist Albanian Kosovo Liberation Army did everything in order to provoke Serbia’s security forces to accept violence as a part of the game [Др Радослав Ђ. Гаћиновић, Насиље у Југославији, Београд: Евро, 2002, 289−305]. The rest of the story was in the hands of the Western corporate mass media and the US/EU’s diplomacy of gangsterism.
[33] However, if such argument would prevail in those Yugoslav separatist republics and province of Kosovo, Yugoslavia will never be destroyed.
[34]Katalan Ulusu Tanındı, Evrensel.net [http://www.evrensel.net/06/04/01/dunya.html].
[35] On the Austrian-Hungarian compromise (Ausgleich) of 1867, see in [Robert A. Kann, A History of the Habsburg Empire 1526−1918, Second and corrected Edition, Barkley−Los Angeles−London: 1977].





































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