Il Politico, lo Stato, le multinazionali Con Gianfranco La Grassa e Piergiorgio Rosso

Nel dibattito teorico e nell’azione il rapporto tra le categorie del politico, lo Stato e le multinazionali, più in generale tra l’economia e il politico è stato definito nella maniera più controversa sino ad assumere caratteri deterministici tanto semplici nella efficacia della rappresentazione e nell’individuazione dell’avversario, quanto distorcenti e sterili nella realizzazione degli obbiettivi politici e di strutture organizzative meno effimere. La conversazione con Gianfranco La Grassa e Piergiorgio Rosso prende spunto da una interessante intervista ad un manager della multinazionale Danieli, pubblicata sul sito lo scorso 21 aprile ( http://italiaeilmondo.com/2024/04/21/industria-e-diritto-di-fronte-allo-smantellamento-delle-catene-del-valore/ ) e segue la pubblicazione di numerosi altri articoli, tra i primi: http://italiaeilmondo.com/2017/09/13/astri-nascenti-stelle-cadenti-mine-vaganti-2a-parte-di-giuseppe-germinario-gia-pubblicato-sul-sito-conflittiestrategie-it-il-28112013/ . Sotto l’abito corto dell’autonomia dell’economico e delle scelte manageriali, stiamo calzando una delega della funzione politica sempre più incondizionata da parte della nostra classe dirigente e del nostro scadente ceto politico a prescindere dalla coloritura apertamente globalista o fumosamente nazionalista dei governi sino ad ora succedutisi a partire dagli anni ’90. Il Governo Meloni non oppone nessuna eccezione a questa tendenza sino a raschiare il barile con gli ultimi collocamenti azionari di ENI e Poste Italiane, propedeutici al progressivo allineamento delle politiche di queste aziende strategiche per la fornitura energetica e la gestione del risparmio e della logistica nazionali. In questo quadro dovremo valutare il peso e la funzione che sta svolgendo il cosiddetto “Piano Mattei” e il peculiare dinamismo manifestato dall’attuale governo, rispetto ai predecessori. Le figuracce, a cominciare da quanto successo in Etiopia, non mancano. Buon ascolto, Giuseppe Germinario

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