Mueller: Il Cacciatore Fasullo, 16° podcast di Gianfranco Campa

La battaglia politica negli Stati Uniti sta assumendo sempre più l’aspetto di una faida grazie alla quale la criminalizzazione dell’avversario prende il sopravvento sul confronto tra le diverse opzioni politiche che in realtà continuano a sussistere; un confronto, quindi, che rischierebbe di affossare il sodalizio dell’attuale establishment neocon-democratico se condotto secondo i canoni classici della competizione politica. Da qui l’uso apertamente strumentale delle istituzioni più delicate, quali la magistratura. Una situazione ben conosciuta nel nostro paese ormai dagli anni ’90. Una conduzione dello scontro che spinge sempre più alla eliminazione dell’avversario, piuttosto che alla sua subordinazione in un crescendo che ci riserverà parecchie sorprese. Il rischio è quello di trascinare nel discredito le istituzioni chiave del paese minando ulteriormente la coesione e la capacità di controllo di quella formazione sociale. Se la guerra civile a metà ‘800 vedeva due fronti nettamente contrapposti in un quadro di acquisizione di potenza e di capacità di predominio, il conflitto attuale sta degenerando in forme frammentarie e polverizzate sempre più difficili da ricondurre ad una logica unitaria_ Giuseppe Germinario

 

 

Un commento

  • Anche il 16° podcast di Gianfranco Campa, “Mueller: il cacciatore fasullo” – che come, al solito, è un imperdibile viaggio in interiora corporis della vita politica americana, un vero e proprio percorso dantesco con le sue visioni infernali sullo scontro mortale fra gli i grandi agenti strategici all’interno della società statunitense –, fa definitivamente giustizia di tutte le affabulazioni liberaldemocratiche sulla democrazia americana (e, con diretto riflesso, anche su quelle delle democrazie di tutti i paesi industrializzati, lasciando perdere, per carità di patria, di parlare di quelle dei paesi in via di sviluppo … ). Ma se proprio vogliamo ulteriormente esercitarci in sede di commento (ché per la verità gli eccezionali podcast di Campa si commentano da soli), ci sia consentita una considerazione terra terra ma che, nella sua apparente banalità è solarmente rivelatrice dell’attuale allucinatorio racconto sugli universalistici principi liberaldemocratici che dovrebbero reggere le nostre moderne società. E il semplicistico ma illuminante ragionamento è il seguente: ammesso e non concesso che ci siano stati dei personaggi più o meno vicini a Trump che abbiano intrattenuti rapporti con la Russia di Putin e che la stessa Russia di Putin abbia cercato (mamma mia che impressione!, avrebbe detto il più grande comico italiano ) di influenzare l’opinione pubblica americana, dove starebbe il crimine? Nei bei tempi che furono la criminalizzazione di simili comportamenti veniva giustificata dalla necessità di salvare il mondo libero dal comunismo; oggi che questa gherminella non è più possibile non si cerca di giustificare un bel niente affermando d’emblée che intrattenere rapporti con la Russia di Putin è un crimine. Sul degrado della cultura politica da ammannire alle masse dei paesi “democratici” e sul fatto che lo scontro strategico fra superpotenze sia sempre più sfacciato e non abbia bisogno degli orpelli ideologici di un tempo, un noto comico italiano (questo ancora in vita) diceva “meditate, gente, meditate” (e fra una meditazione e l’altra non si manchi, fra l’altro, il prossimo illuminante podcast di Gianfranco Campa).

    Massimo Morigi – 5 novembre 2017

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