Fight or flight (una parabola psicologica), di Andrea Zhok

Fight or flight (una parabola psicologica)

Pubblicato il 9 novembre 2021 alle 08:32

Capita di incrociare persone, tra quelle fermamente favorevoli al pacchetto governativo Vaccinazione Universale + Green Pass, che manifestano un autentico stupore per la persistenza della protesta. Sembra che non si capacitino. Spesso si affaticano persino ad escogitare esotiche psichiatrizzazioni di quella che a loro appare come un’incomprensibile ‘deviazione’. Perché ai loro occhi nulla di razionale potrebbe giustificare un tale testardo comportamento ostativo.

Quando questi incontri capitano a me l’unica opzione rimasta è un rapido allontanamento. Questo perché comprendo di avere una reazione simmetrica ed opposta: ho l’impressione di essere in qualcosa come la taverna di Star Wars, tra bizzarri alieni polimorfi, o tra Visitors, gente che tra un sorriso e l’altro potrebbe ingollare un ratto vivo pulendosi col tovagliolo e proseguire come nulla fosse. Il senso di completa incomprensione è straniante, il senso di potenziale conflitto è inquietante e alienante.

Ora, però per amore dell’ottimismo della volontà, voglio provar a superare questa reazione epidermica e tentar di fornire un lato da cui, forse, avvicinare alla controparte almeno l’aspetto psicologico di quella resistenza così incomprensibile. (Sull’aspetto concreto, argomentativo, credo non ci sia più niente da aggiungere: chi era disposto a capire ha capito.)

Mi interessa in particolare far capire una cosa, che temo non sia compresa, e che se non compresa condurrà in un vicolo cieco dai risvolti drammatici: Chi fa resistenza ora alla strategia governativa Vaccinazione Indiscriminata + Green Pass non mollerà mai. Non mollerà mai non per simpatia con qualche slogan, ma per ragioni psicologiche fondamentali. Non mollerà neppure se dovesse essere costretto con un fucile spianato ad obbedire. Continuerà con tutte le proprie risorse e in ogni modo a resistere a questa spinta.

Perché? Non per ragioni “psichiatriche”, ma per ragioni psicologiche cruciali.

Provo a spiegarmi con una storiella, una sorta di parabola o similitudine.

Immaginiamo che stiate passeggiando in solitudine per una strada urbana sconosciuta: carcavate la piazza centrale del paese e vi siete persi.

Vi si fa incontro un poliziotto che vi sorride, vi dice di non preoccuparvi e vi chiede di seguirlo.

Il poliziotto vi indica un vicolo laterale e vi dice di entrare. Garantisce che la piazza è vicinissima, proprio lì dietro, e che neanche immaginate quanto sia bella.

Abituati a dare fiducia all’autorità costituita, girate l’angolo.

Però dietro l’angolo c’è un lungo vicolo buio, pieno di pozzanghere, mefitico. Sulla destra compare un cartello arrugginito con una freccia e la scritta: “Alla vecchia discarica”.

Vi girate con aria interrogativa.

Il poliziotto svelle il cartello lanciandolo a terra, sorride e vi rassicura: “Non si faccia scoraggiare. Sono vecchi segnali senza valore. La piazza non è subito visibile, bisogna andare in fondo e girare l’angolo.”

Voi cominciate a sentirvi un po’ a disagio, ma in fondo siete nelle mani della forza pubblica, e a cos’altro di più autorevole vi potreste appellare? E perciò date fiducia e proseguite.

Alla prima svolta il vicolo appare ancora più tetro, la stradina si stringe, compare qualche sorcio e si intravede un tunnel. Sopra il tunnel c’è un cartello che segnala “Zona pericolante.”

Vi girate di nuovo chiedendo se è proprio sicuro che sia questa la strada. Il poliziotto vi guarda con aria rassicurante e bonaria, stacca dal muro il cartello, lo mette sotto i piedi, e vi garantisce che è così, basta entrare nel tunnel e arrivare alla prossima svolta. Mica vorrete credere a queste scritte, che chissà chi le ha messe? E non vorrete mica mettere in dubbio la sua parola?

E così entrate nel tunnel e camminate ancora, inzaccherandovi e turandovi il naso, fino ad arrivare alla successiva svolta.

Ora il tunnel si restringe, e si abbassa fino a costringervi ad abbassare il capo, venite accolti da una zaffata di odore di muffa, buio pesto, fanghiglia, lamiere cigolanti e in primo piano campeggia il cadavere di un gatto.

A questo punto puntate i piedi, dicendo di non essere più sicuri di voler continuare.

Ma ora la mano del poliziotto vi prende per il braccio e comincia a spingervi; non ride più: “Beh? Guardi, mica ho tutto il giorno da perdere! Perché si ferma? Non siamo arrivati. Guardi, sono stato gentile finora, però veda di continuare perché altrimenti mi costringe a smettere con le buone maniere.”

Ecco, a questo punto voi non sapete davvero cosa sta succedendo.

Potete fare congetture, ma non lo sapete.

Però, sicuro come la morte, siete tesi come una corda di violino e non credete più ad una parola del poliziotto. Non sapete che intenzioni abbia, ma non volete aspettare a scoprirlo. Non siete neppure più certi che sia davvero un poliziotto. Quel che sapete è che avete alle spalle un energumeno armato, che ha usato il credito della divisa per portarvi in un luogo dove non volevate andare, che vi ha messo in condizioni di non poter chiedere aiuto, che vi ha raccontato storie prive di riscontro, che ha sminuito qualunque segnale di allarme, e che di fronte alla vostra resistenza è passato a spingervi e a minacciare l’uso della forza.

E a questo punto, in quanto esseri umani eredi di istinti cui si deve l’essere arrivati fino ad oggi, entrate in modalità bellica: “Qualunque cosa questo tomo voglia, ora l’unica cosa che conta è sfuggirgli e trovare il modo di tornare indietro.” Da questo momento in poi ogni cosa che il poliziotto dirà saranno suoni vuoti, in cui risiede un inganno latente; ogni movimento che farà, sarà solo parte di una minaccia incombente, minaccia di qualcosa di tanto più spaventoso in quanto ignoto. E ad una pressione ulteriore non sapete come potreste reagire, perché ora tutto è permesso.

—–

Ecco, la similitudine spero risulti esplicativa.

Il poliziotto è il governo. Dall’inizio della vicenda ha tutti i mezzi e tutta l’autorità per condurvi dove vuole. Vi promette di condurvi in salvo, purché facciate come dice. E voi inizialmente gli date fiducia e lo seguite, perché dopo tutto è lì che risiede l’autorità.

Però svolta dopo svolta, tunnel dopo tunnel, cominciate prima a chiedervi se sappia quello che fa; e poi a temere che sappia quello che fa, e che non sia neanche di striscio nel vostro interesse. Ad ogni menzogna, ad ogni mancata meta, ad ogni inganno “a fin di bene”, la fiducia in quel che viene affermato si assottiglia. E nel momento in cui ai sorrisi e alla persuasione subentra la coazione e la minaccia, a questo punto, il dubbio sulle buone intenzioni è diventato certezza di cattive intenzioni.

Che non si sappia dare un chiaro volto a quelle cattive intenzioni non ha nessuna importanza: in passato i nostri antenati non hanno aspettato di vedere se il leone avesse davvero fame per scappare; e se avessero avuto quello scrupolo non saremmo qui a raccontarlo.

E così, il governo e il CTS hanno raccontato corbellerie o fandonie, ripetutamente.

Hanno sbagliato nel determinare quel che serviva per contenere la pandemia (dalle mascherine all’aperto, al divieto di uscire di casa, alle multe ai runner, al protocollo “tachipirina e vigile attesa”, ecc.).

Ma si era all’inizio. Esistono gli errori in buona fede.

Poi però hanno manipolato le comunicazioni sui decessi a seconda della bisogna, minimizzando quando serviva minimizzare, esacerbando il terrore quando serviva altro.

E qui un po’ la diffidenza cresce, però, chissà, magari erano “distorsioni a fin di bene”.

Ma poi hanno detto il falso sull’immunità di gregge (su cosa serviva per raggiungerla, e se era possibile raggiungerla). Hanno detto il falso sulla sicurezza dei preparati da inoculare, dando garanzie assolute che non erano in grado di dare e che sono state smentite al prezzo di lesioni personali e vite umane. Hanno detto il falso sull’efficacia e durata dei medesimi preparati, cambiando versioni almeno quattro volte. Hanno detto il falso su chi sarebbe stato contagioso e chi no. Hanno detto il falso sull’inesistenza di terapie disponibili, ecc. ecc.

E al tempo stesso hanno bloccato e rimosso tutti i “cartelli di ammonimento”: hanno fatto di radio e tv un’unica voce con una stessa narrazione, hanno bloccato, censurato o negato tutte le fonti di informazione alternative, anche le più autorevoli; quando non è stato possibile bloccarle, le hanno screditate, attaccate, minacciate di radiazione, ecc.

E poi hanno cominciato a premere e ricattare, in un crescendo, estendendo per categorie, e per fasce di età la richiesta di sottoporsi all’inoculazione, ed ampliando la portata dei divieti e dunque l’area del ricatto fino a mettere in discussione le fonti di sostentamento.

L’immagine complessiva che riassume il processo è ora quella di un’autorità monolitica che nel corso di quasi due anni, con un continuo crescendo, ha mentito e manipolato, vietato e censurato, costretto e ricattato, e che è disposta sempre di più ad usare anche la repressione più schietta, pur di fare in modo di inoculare il maggiore numero di persone, e di farlo specificamente con alcuni preparati (gli altri internazionalmente approvati non sono riconosciuti), mentre ha ridotto ai minimi termini le funzioni terapeutiche.

La mancanza di un chiaro quadro delle intenzioni a questo punto non basta a disunire la resistenza, per quanto composita. Qui si va dall’estremo di chi ha una netta propensione a teorie del complotto e crede che si tratti di uno sterminio di massa a finalità di abbattimento demografico, all’estremo opposto di chi pensa si tratti del mero casuale concorso di sciatteria, corruzione, interessi economici e senso di impunità di una classe dirigente allo sbando, senza alcun piano; con molti livelli e ipotesi intermedie.

Però che sia stato per incapacità o per dolo, oramai non importa più nulla – hanno creato una situazione in cui la loro parola non conta più niente, si dà per scontato che qualunque cosa venga detta o dichiarata sarà una menzogna o una manipolazione: ogni credibilità è scomparsa. L’unica cosa chiara è che sono disposti a dire e fare “whatever it takes” per portare tutti, con motivazioni farlocche, ad accettare un intervento sanitario indesiderato e una certificazione di avvenuta subordinazione. E a questo punto non possono più fare niente per convincere delle loro buone intenzioni, anche laddove fossero mai esistite. Ora sono la minaccia, il nemico e l’unico primordiale imperativo è fuggire o combattere.

 

[E infine, tra le varie ipotesi disponibili c’è anche quella, machiavellica ma non troppo, che questa reazione psicologica sia proprio il fine perseguito, per incrementare il livello dello scontro fino a giustificare strette autoritarie.

Il buio fa paura perché non sai qual è la forma della minaccia e non puoi prepararti.]

https://sfero.me/article/fight-or-fllight-parabola-psicologica?fbclid=IwAR3MlA_o_7E0LwJ2-Z_vDXdDuJWMp1uONwWO_hbTtB_erIt00GZXZfkfSlA

 Zhok II
Ieri sono incocciato in una accesa discussione in rete a livello locale (FVG) in cui si discuteva del dramma dell’apparente saturazione delle terapie intensive in regione. La discussione ha preso subito toni accesissimi (e per inciso straordinariamente violenti e volgari) paventando il blocco delle operazioni programmate, e chiedendo durissime repressioni per i reprobi.
Spaventato sono andato a cercare i dati ufficiali aggiornati (beninteso, manipolabili anch’essi) sull’occupazione delle T.I., nazionali e regionali per casi di Covid:
5% di occupazione media nazionale,
11% in FVG
(link nei commenti).
Dunque:
1) dopo aver dato un lasciapassare esclusivo alla frequentazione di luoghi chiusi ad una maggioranza di popolazione che a 4 mesi dall’inoculazione contagiano esattamente come i non inoculati (e accusando gente che fa un tampone ogni 48 ore di essere untori),
2) dopo aver inventato un virus politicamente selettivo che evita di manifestarsi in 10 giorni di assembramenti per una regata velica, dando il meglio di sé solo sotto gli idranti rivolti ai reprobi,
3) ora l’ultimo passo è l’invenzione di una saturazione ospedaliera con incombente catastrofe (che se si manifesta coll’11% di occupazioni Covid a livello regionale, allora è stata creata ad arte in una singola sede ospedaliera.)
In sostanza siamo in un sistema dominato da un castello di fake news, fake di matrice governativa e pompate dei media, con la specifica funzione di aizzare gli animi.
Spero che quanto prima qualcuno capisca che questa gestione irresponsabile del paese ci porta diritti nei pressi di qualcosa come una guerra civile – e a chi pensa solo col portafoglio, lascio immaginare cosa significherebbe questo per l’economia.
Comincio a temere che proprio questo sia l’intento.
Roberto Buffagni

Penso che lo scopo principale, perseguito in parte per forza d’inerzia e in parte consapevolmente dai powers that be, sia la creazione delle due catene psicologiche: demoralizzazione-rassegnazione/apatia/ribellismo/paranoia (per i dissenzienti, da indurre nell’esilio-ghetto interno o nelle lunatic fringes psichiatriche) + adesione alla versione validata dall’autorità politico-scientifica del conformismo sociale – boost all’autostima nel confronto con i pazzoidi socialmente riprovati, spregevoli, soprattutto vinti e vinti forever – boost alla fiducia nell’autorità politico-scientifica che ti fa sentire forte e dalla parte della Ragione con la maiuscola – partecipazione politica che prende la forma di un assegno in bianco all’ufficialità (per i consenzienti). Siccome i consenzienti sono maggioranza, l’induzione delle due catene psicologiche consente all’autorità politico-scientifica: a) la legittimazione dell’ordine sociale in quanto “scientifico” (“La Scienza” nella sua ermeneutica ufficiale diviene il Libro Sacro, surrogando l’autorità spirituale delle Sacre Scritture canoniche b) la legittimazione dell’ordine politico (anche se l’astensione raggiunge livelli record come è già avvenuto e probabilmente continuerà ad avvenire) c) la disponibilità degli strumenti giuridici emergenziali fino alla possibilità di introdurre un vero e proprio stato d’eccezione senza reazioni significative d) in buona sostanza il game over della “democrazia” per quanto ha di sostanziale, perché non ha senso parlare di “democrazia” se non ci sono cittadini in grado di criticarla e confliggere politicamente in modo organizzato su tutte le questioni rilevanti. Della “democrazia” restano in vita gli aspetti procedurali e la sua caratteristica fondante, ossia il mercato (la democrazia è un mercato e non può non esserlo).

L’Etica della classe medica al tempo del Covid, di Max Bonelli

L’Etica della classe medica

al tempo del Covid

La mia professione di farmacista ospedaliero consulente in Scandinavia presso una delle catene di farmacia che detiene una buona fetta del mercato dei farmaci in Nord Europa mi offre un punto di vista privilegiato sul comportamento della classe medica. Osservo il loro comportamento clinico dalla parte del paziente che si confida con me al momento del rilascio del bene farmaco e nello stesso tempo dopo oltre 30 anni di esperienza ne riesco a valutare i loro comportamenti clinici e prescrittivi.

Anche qui la campagna di vaccinazione viene spinta dalle autorità costituite ma con una mano sicuramente più leggera rispetto all’Italia del “Draghistan2.0”.

Quello che in questi mesi mi si è evidenziato è la reticenza dei medici specialmente di quelli che lavorano al pronto soccorso a collegare sintomi che colpiscono i pazienti che non hanno patologie pregresse e che hanno nell’anamnesi come unico evento la puntura anticovid.

L’ultimo caso l’ho rilevato poche sere fa; una cliente che arriva dal pronto soccorso e che aspetta una ricetta di antibiotico che con i potenti mezzi informatici tarda ad arrivare. Donna sui sessanta anni ben portati e con un viso che vagamente ricorda Sophia Loren. La signora un po’ inquieta inizia a parlare della sua infezione che gli ha fatto gonfiare in maniera evidente una gamba. Le chiedo come prassi che cosa ha scatenato l’infezione; ad esempio un morso di animale domestico oppure una puntura d’insetto.

Lei, spalancando gli occhi in una reazione di sorpresa, dice “niente, ma tre giorni prima ho fatto il secondo richiamo di vaccino anticovid”.

Mi scappa un “Ah!!” e lei subito “pensa che sia quello?”

No, non penso niente…non posso né escluderlo né collegarlo con certezza, ma il suo medico cosa ha detto?” “Lo esclude e non pensa che sia un effetto collaterale da vaccino; ma io me lo sentivo che non dovevo farla questa puntura”.

Cerco di tranquillizzarla. “ Vada dal suo medico a sollecitare la ricetta di antibiotico, questa è la cosa più importante; vedrà che iniziato quello si risolve tutto”.

Allontanatasi la signora e spento il mio sorriso da teatro, corrono i miei pensieri a 2000 km più a sud nel mio paese dell’Italia centrale dove ho trascorso un mese di libertà dal lavoro. Una storia ben più triste mi attraversa la mente. Un amico assicuratore sapendo della mia professione mi racconta della zia morta a 4 giorni dal vaccino.

Stava bene, la pressione un po’ alta come tante a quell’età; subito dopo la puntura ha però accusato forte mal di testa e dopo due giorni l’hanno trovata morta in casa”

Gli chiesi con curiosità” Il medico ha rapportato l’evento avverso?”

Mi risponde sempre più infervorato

Niente, per lui nessuna correlazione, ha detto che era più di due anni che non si faceva le analisi e sono cose che succedono quando non si fanno i controlli”

Gli chiedo il nome del medico e quando lo nomina mi raggelo. Non lo avrei mai detto con quell’aria da intellettuale dietro gli occhialetti tondi; è pure sposato ad una mia lontana parente. Sembrava una persona coscienziosa ma poi vieni a scoprire che, per quieto vivere, per non andare contro la narrazione corrente, derubrica un evento indesiderato senza approfondire le ragioni di una morte di un essere umano che aveva riversato in lui fiducia sia come medico di famiglia che come vaccinatore.

Rifletto che l’ignavia, l’allineamento è diventata la regola per i medici di questo Occidente che ha rivelato dietro la maschera della democrazia, un volto profondamente totalitario.

Questi medici, espressione della borghesia perbenista che appoggia tutti i totalitarismi per comodità di classe e di censo, pronta ad abbandonarli per prima nel momento della disfatta.

La loro etica non è il giuramento di Ippocrate ma il privilegio ed il denaro guadagnato sulla salute dei pazienti, pronti a scaricare sui pochi medici eticamente sani gli incarichi pericolosi ed i malati non convenienti, come recitava la canzone di De Andrè “Un medico”.(1)

L’unica consolazione è che il “civile” mondo nordeuropeo sta nella m.. esattamente come noi latini. Qui danno le anfetamine ai bambini di 7 anni per farli stare tranquilli a scuola (effetto paradosso che si ha sugli ipercinetici), da noi spingono a vaccinare i minori e fargli mettere le mascherine a scuola se non vaccinati.

A volte penso che sia la conseguenza di un modello della società basata su consumo e produzione, parametri assunti a metro di valore di ogni cosa compresa la professione di Esculapio.

Quando provo a rammentare i migliori medici che ho incontrato erano quasi tutti molto anziani ed avevano vissuto in gioventù l’esperienza della guerra. Temprati nella loro etica dal valore della lotta della vita contro la morte.

Prima di essere medici erano uomini con un senso etico, una dirittura morale data dalle intemperie dell’esistenza. Ti raccontavano episodi di vita o della loro professione e potevi stare ore ad ascoltarli. Questi che iniettano un siero “alla sa Dio cosa c’è dentro” possono raccontare solo il rumore del tintinnare dei loro trenta denari.

Max Bonelli

(1)

https://www.youtube.com/watch?v=rFLJBRNN6Xc

L’esperimento, di Andrea Zhok

La gestione della crisi pandemica si sta caricando di significati e di “opportunità” che vanno ben oltre la grandezza del problema sanitario. E’ inevitabile. Qualsiasi problema di relazioni sociali, siano esse di natura conflittuale, cooperativa o di entrambe, giacché dette relazioni presuppongono gerarchie e prevalenze, comporta l’affermazione e l’esercizio del potere. Gli avvenimenti di queste due ultime settimane, in particolare i fatti di Trieste, ci raccontano uno scontro tra due mondi. Il primo ha le idee sufficientemente chiare, dispone degli strumenti per realizzarle man mano che si offrono le occasioni, deve distruggere il senso e l’idea di comunità conosciuti in questi ultimi due secoli; i secondi percepiscono di essere le vittime di queste dinamiche ma non hanno idea di quali siano le alternative o i modi di affrontare questi cambiamenti. In realtà le distinzioni non sono così nette e in ciascuno dei due mondi allignano tracce pesanti dell’altro come succede soprattutto nelle fasi di transizione. Non si tratta di denunciare e contrastare complotti oscuri; gran parte viene dichiarato e portato avanti alla luce del sole. Si tratta di colmare l’abisso culturale che divide i due contendenti; si tratta di distinguere, nella fattispecie, il fatto e la necessità di affrontarlo, nella fattispecie l’epidemia, dalla sua gestione la cui modalità contribuirà in maniera decisiva a ridefinire gli assetti di potere e le capacità di controllo della società; soprattutto, si tratta di rompere il gioco perverso e imposto di un conflitto senza storia, rappresentato nella dialettica tra una impostazione positivistica di scelte politiche senza alternative, corroborate dalla “scienza” istituzionalizzata e indiscutibile, anche quando smentisce se stessa in pochi minuti, rappresentante e detentrice essa del progresso e l’ignoranza superstiziosa e allucinata, rappresentante della reazione codina. Se non si comprende l’avversario, è impossibile forgiare le armi necessarie ad affrontarlo. Quegli uomini trepidanti e inquieti, in preghiera nella piazza di Trieste, sono lo specchio di questo smarrimento e di una ribellione attualmente senza sbocchi. Questo a prescindere dall’esito della vertenza. Ho l’impressione che, dietro le quinte, qualche rassicurazione sul destino del green pass nel giro di qualche settimana troverà un accomodamento che non costi un voltafaccia esplicito del Governo_Giuseppe Germinario

L’esperimento

Pubblicato il 18 ottobre 2021 alle 09:44

Nel contesto delle discussioni intorno al Green Pass, ci sono amici che non smettono di stupirsi di come spiegazioni, argomentazioni, e soprattutto dubbi di matrice scientifica, giuridica e umana che cerchino di motivare l’avversione al certificato verde vengano nel miglior dei casi perculati, nel peggiore diventino oggetto di aggressione verbale, di ‘shitstorm’, di accuse ad alzo zero di egoismo, ignoranza, inciviltà, ecc.

Il tutto nella più assoluta impermeabilità alle ragioni altrui.

Io ho letto con i miei occhi (e se non lo avessi visto, non ci avrei creduto) discussioni in cui una donna incinta che si preoccupava per gli effetti di una vaccinazione poco sperimentata sul feto, veniva bullizzata verbalmente come fosse una deficiente o come un’ignorante terminale, perché “non capiva che anche l’aspirina ha effetti collaterali”, perché non si “fidava della scienza”, ecc.

Ecco, io credo che in effetti non ci sia poi molto di cui stupirsi.

Ad occhio e croce siamo tutti all’interno di una grande replica dell’esperimento di Zimbardo, docente di psicologia a Stanford. Il prof. Zimbardo aveva le sue teorie intorno ai meccanismi dell’appartenenza di gruppo, teorie francamente inadeguate, basate sulle idee di Gustave Le Bon, ma ad ogni modo egli cercò di indagarle creando una condizione sociale artificiale.

Nel seminterrato del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Stanford venne approntato una sorta di carcere. Vennero selezionati 24 studenti che secondo i test risultavano mentalmente e socialmente equilibrati, e vennero divisi a caso in due gruppi: i carcerati e i secondini, distinti per abbigliamento (inclusivo di occhiali scuri e manganello). Il compito assegnato era semplicissimo: i secondini dovevano mantenere l’ordine rispetto ai carcerati, secondo un programma quotidiano di gestione ordinaria.

Ebbene il risultato fu rapido ed esemplare.

Dopo soli due giorni iniziarono atti di violenza e intimidazione da un lato, e atti di ribellione dall’altro. La situazione degenerò così rapidamente che l’esperimento venne interrotto prima del termine della settimana, giacché alcuni dei “prigionieri” iniziavano a mostrare seri disturbi nervosi, mentre le “guardie” si compiacevano sempre di più di esercitare forme di prevaricazione e umiliazione.

L’esperimento era condotto metodologicamente in maniera troppo inadeguata per dare risultati certi, e la sua notorietà successiva rese eventuali repliche di fatto impossibili. (I partecipanti, usciti dall’esperimento, si vergognavano di quanto accaduto e cercarono sistematicamente di addossare la colpa di quanto accaduto ad altri.)

Tuttavia questo esperimento di fatto confermava intuizioni emerse già in un precedente esperimento (Milgram, 1961), in cui il compito assegnato era di somministrare ad una controparte scosse elettriche “con finalità educative”, e che aveva dimostrato la disponibilità di molti a somministrare scosse elevatissime (segnalate come “molto pericolose”) ai soggetti sperimentali con l’intento di “educarli”, persino quando questi ultimi chiedevano misericordia.

Ecco tutto ciò mostra, io credo, una dinamica fondamentale, spesso fraintesa (anche dallo stesso Zimbardo). Quanto accaduto, nel suo nucleo fondamentale, è che era stato conferito arbitrariamente potere e autorità morale ad un gruppo su di un altro, senza che ci fosse alcuna controparte di responsabilizzazione. Un gruppo di persone aveva di colpo avuto titolo a forzare, obbligare, offendere, deridere un altro gruppo, senza rischiare nulla, senza dover rispondere di nulla, con una legittimazione dall’alto.

Ecco, tanto basta.

Il governo italiano per la prima volta nella storia ha ricreato l’esperimento di Stanford a livello di una nazione (per fortuna per ora nella sola sfera virtuale).

C’è di che essere orgogliosi.

https://sfero.me/article/esperimento?fbclid=IwAR2kreRCu82DrjmG1aaDspFhrT1Y3-CW6m4iuJbScbGdbpSRzmN-1rgop4U

Crisi pandemica. I vivaci pro e contro di una gestione politica. A cura di Giuseppe Germinario

Qui sotto il resoconto sintetico di un vivace dibattito in corso su facebook, non proprio la sede più appropriata, sui risvolti politici della gestione della crisi pandemica. Gli argomenti addotti sono indubbiamente interessanti ma soffrono spesso di un non detto e di fondamenti comuni impliciti ma non definiti con il necessario rigore tale da stabilire punti fermi più solidi. L’affermazione di potere implicita nelle scelte politiche di soluzione di problemi reali; il controllo crescente come aspirazione di ogni centro decisore politico, ma anche base necessaria di ogni progresso umano; la corrispondenza univoca o meno tra intensità del controllo e affermazione di processi totalitari; la definizione più o meno strumentale e manipolata delle priorità e del terreno di scontro e le modalità di reazione più opportune a questa definizione; la chiarezza nella distinzione tra l’analisi politica e la concreta capacità e possibilità di azione politica. Sono alcune delle questioni implicite che informano il dibattito. Per ultimo una considerazione: è un caso che la fossilizzazione del dibattito sul Green Pass avvenga soprattutto in Italia, poi in Francia e meno in paesi più centrali come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna? Ha qualche significato il paradosso che l’ambizione esplicita al controllo trovi più spazio in Cina, il paese che teoricamente dovrebbe contrastare meglio i propositi di “Grande Reset” e di dominio della cupola capitalistico-finanziaria? Sono i discrimini che separano le interpretazioni delle dinamiche politico-sociali e la valutazione delle capacità e delle possibilità operative e di pianificazione dei centri decisori. Mi pare che si stia perdendo il senso della priorità, della misura e dei tempi di una azione politica di contestazione. Il dato certo sono la progressiva prevalenza di dinamiche, di atteggiamenti e posizioni manichee che non fanno presagire nulla di buono. Sembrano impulsi piuttosto che calcolo politico; parte di scaramucce strumentali, piuttosto che dichiarazioni di guerra. Sono il seme del peggio che può scaturire dalla banalità. Giuseppe Germinario
Alessandro Visalli
Non so se nel frastuono che tutto copre delle polemiche su Green Pass e vaccini ci sia un’astuzia del potere, o se, semplicemente è l’effetto di una banale dinamica autorafforzante del mercato delle ‘notizie’ (il tema ‘vende’), unito alla lotta partitica feroce in corso sottotraccia, entro l’artificiale perimetro governativo (per cui si provoca la Lega, per danneggiarne il leader rispetto ai competitori esterni -Meloni- ed interni -Giorgetti-, e, d’altra parte se ne subiscono i veti, da cui la politica vorrei-ma-non-posso del GP), ma l’effetto oggettivo è quello di una nuvola nerastra e polverosa di polemiche vacue e urlate che nascondono completamente le tantissime cose serie, importanti, persino epocali che stanno accadendo (entro e soprattutto fuori del paese).
La dinamica dei prezzi e della sconnessione delle supply chain mondiali mostra l’avvio di un passaggio tra il modo di produzione neoliberista mondializzato e qualcosa di diverso (quanto, come e quando, nonché dove lo potremo misurare in qualche anno); la ritirata anglosassone prelude ad una avanzata del ‘mondo multipolare’ (che ha molto a che fare con il punto precedente); il lavoro potrebbe cambiare, tornando ad una qualche forma di potere e, al contempo trascinando modifiche della forma territoriale; la risposta politica a queste tensioni di trasformazione potrebbe prendere la forma di un attivismo statalista di nuovo conio. Nessuna di queste cose è già formata, sono tutti piani di conflitto intrecciati e possono andare in direzioni diverse.
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Ma noi discutiamo di ciò che ci viene messo davanti agli occhi. Se uno insiste a sottoporre un tema ciò che bisognerebbe chiedersi non è se è giusto o sbagliato, ma quale altro nasconde. Ovvero, di cosa non si deve parlare.

Thomas Fazi

Attenzione: il fatto che ci sia un’operazione di distrazione in atto non vuol dire che l’oggetto della distrazione non sia reale (anche perché altrimenti non funzionerebbe). Quindi va bene denunciare l’operazione di distrazione (io parlo di strategia della tensione ma il concetto è quello) ma questo, ahimè, non esime dal confrontarsi con l’oggetto della distrazione.

Andrea Zhok

Tutto molto giusto. Succedono un sacco di altre cose importanti in Italia e nel mondo.
Solo mi sfugge come qualcuno pensi di poter eccepire a quei grandi movimenti se non riusciamo neanche a sottrarci a un TSO di massa, dichiaratamente pretestuoso e privo di qualunque fondamento sanitario.
Chissà come bloccheremo le manovre del grande capitale, se il controllo su movimenti e opinioni è illimitato, se non riusciamo neppure a proteggere i nostri figli, se la censura è sistematica, la demonizzazione del nemico pure.
Ah, ma scusa, questo è controllo, imposizione, censura e demonizzazione fatti per una giusta causa!

Pierluigi Fagan

Già. “Noi discutiamo di ciò che ci viene messo davanti agli occhi” e che i nostri e gli altrui occhi riescono a vedere. La dinamica è che c’è chi dice e chi ascolta e chi dà l’agenda. Il livello di questo dibattito è dato dalla qualità dell’ultimo livello, dal livello di chi ascolta. Tutta questa faccenda arriva a colpire direttamente le persone base, decisioni da prendere, paure da gestire, attraverso fatti semplici: farsi o non farsi una puntura, accettare o meno il GP etc. Su questa sensibilità attivata infuria la pressione informativa ufficiale perché ad oggi, in Italia, siamo a circa 67% vaccinati a doppia dose, una percentuale ritenuta insufficiente per arrivare a quella che erroneamente è detta “immunità di gregge” e che statisticamente è solo il fatto che dal 75% in su si è ragionevolmente sicuri di poter gestire l’eventuale pressione ospedaliera che è “il” problema che poi porta a codici colorati e lockdown che poi portano a distorcere i normali comportamenti economici che impediscono l’agognata “ripresa” per cui Draghi si è fatto dare i miliardi condizionati dall’UE. Un “prestito” che non può fallire. Sul fatto che i soldi dati all’Italia siano davvero utili a rimetterci -più o meno- in piedi si giocano molte partire in UE, ricordando che andiamo verso una UE post Merkel. Da cui anche le ambizioni personali tanto di Draghi che di Macron, non a caso i due politici dei due paesi che usano il GP in modo più feroce. La pressione crea disagio perché timori e paure non vengono superate con gli ordini. La mancanza di intelligenza sociale in senso prettamente “politico” di Draghi che culturalmente è un tecnico, più simile all’ingegnere che al coltivatore sociale, non prevede altro che “ordini” non c’è tempo e modo di agire una maniera più sofisticata. Nella forbice tra chi dà questa agenda ed un pubblico ancora per una significativa minoranza restio a conformarsi, c’è chi vede l’opportunità politica e culturale di inserirsi per approfondire la contraddizione. A me pare un calcolo sbagliato ma è solo la mia personale opinione. Del resto, la pressione è tale e la scarsa conoscenza di base è tale, che questo è l’unico livello di attenzione che è attivato, quindi l’unico gioco che si può giocare per chi vuole fare politica nel qui ed ora. Tuttavia, rivolgendomi solo ad uno sparuto gruppetto di non coordinate intelligenze politiche critiche, mi domando se ci si pone la domanda “conviene alimentare questo incendio?”. Intendo il fatto che nonostante il tema attiri con la gravità di un buco nero, forse i più avveduti dovrebbero domandarsi quanto farsi attrarre e quanto resistere e prender altra rotta. Quanto cioè la nostra incapacità non di dire il simmetrico contrario di ciò che viene detto dal potere, che è relativamente facile, ma il fatto che si accetti la loro agenda, sia la migliore garanzia del fatto che le questioni più decisive non verranno trattate ed alla fine, per cause di forza maggiore, mugugnando e maldicendo, questa cosa andrà come deve andare e tutte le altre che rimangono ignorate e non notate, ancor di più.

Andrea Zhok

Pierluigi Fagan Capisco, ma sono in disaccordo. Innanzitutto, la possibilità di sottrarsi al “buco nero” è nulla per una ragione di fondo: in politica è l’agenda del presente immediato a dettare l’oggetto di attenzione, non gli orizzonti più o meno remoti. Io posso vedere che le battaglie strategiche si faranno sull’uso del PNRR, ma oggi si tratta di far andare a scuola, in biblioteca o a lavorare gente che sta semplicemente decidendo del proprio corpo in maniera immediata, e cui questa libertà primaria viene sottratta. Se non hai potere su questo, se una serie di palle raffazzonate pompate dai media consentono di far passare questa libertà primaria in cavalleria, beh, è finita. E’ del tutto inutile discettare del futuro remoto, perché comunque non ne saremo noi i protagonisti.
Io mi rendo conto che se uno prende per buone le fiabe mediatiche sembra che l’oggetto della questione sia una fisima, una bazzecola su cui ci si impunta per oscure ragioni. Solo che NON è così quando si fa una anche breve indagine sui presupposti mancanti per questa operazione. Si tratta di un’imposizione sulla base di un ragionamento utilitaristico dimostrabilmente falso, dove la decisione di cosa è utile pubblico è demandato ad alcune emanazioni del governo, e propagandato dal 95% dei media.
Se un’emergenza costruita ad arte (non il virus, ma il modo di (non) affrontarlo) diviene il passe-partout che mette a tacere ogni dissenso a furor di popolo, immagina quanto sarà facile fare la stessa operazione sugli “impieghi verdi” del PNRR, o su quelli delle “pari opportunità”, o sull’inderogabile “necessità di crescita”, ecc. Su ogni argomento c’è bell’e pronta un’inderogabile emergenza che non può attendere e rispetto a cui chi obietta è solo un rompipalle.

Alessandro Visalli

Andrea Tutto sta su pretese di verità. Se, ovvero, sia vero che sono “palle raffazzonate” e “dimostratamente falso” o meno. Ho letto i paper che mostri, non tutti, ho anche da lavorare nella vita e non sono un virologo e non mi pare lo confermino (ma, scusa dimentico – anche io so usare il registro ironico/polemico – quelle sono frasette messe per farsi pubblicare). Certo, poi, se rubrico quel che non mi quadra come “frasette” e prendo di un testo solo quel che mi si adatta al frame che mi sono fatto, allora viene facile. Che dici leggiamo così anche la letteratura che conosci? Ha, ma è un piano mondiale per vendere vaccini (invece di farmaci che costano molto di più)? Oppure per il Grand Reset? Cosa altro? Che possa essere più semplice, agende eterogenee che si scontrano, opportunismo, confusione, tendenza ad applicare le soluzioni già pronte e facili rispetto a quelle difficili e/o ignote, vincoli di sistema (europei), classica logica DAD (Decidi, Annuncia, Difendi), no. Più bello vedere che c’è un cattivo (quello che si dice buono, ovviamente) e ci sono delle vittime inermi.

Pierluigi Fagan

Andrea Zhok Sì questo l’avevo capito come tua posizione, mi era chiaro. Non so, sono differenti valutazioni Andrea. Ho detto anche io che per chi vuole far politica nel qui ed ora, se questo è il tema del giorno, questo è il gioco. Però c’è anche da rimarcare che negli ultimi anni, ci sono stati altri incendi che sembravano promettenti, penso al “sovranismo” o al “populismo”, ridotti ormai a braci spente e sono pure fenomeni relativamente recenti, consumati in breve tempo. Sono almeno quaranta anni che in Occidente si mette a tacere o s’ignora o si isola ogni dissenso, non credo che si possa invertire la tendenza su questa nuove linea di fronte che cumula tra l’altro posizioni assai diverse che vanno da più che condivisibili resistenze “giuridiche” a vari tic psicotici anarco-libertari a paranoie personali. Sono due piani diversi, c’è la posizione sul discorso e la costruzione del discorso. Non credo che sommando posizioni sul discorso si riuscirà a costruire un discorso diverso. Molti che oggi sono anti-green pass domani saranno più che a favore di altre posizioni più che conformiste su altri argomenti. Comunque, non è faccenda da bianco o nero, se c’è chi vuole ingaggiarsi sul tema, bene lo faccia. Quello che più mi preoccupa è che non pare esserci più qualcun altro che porti avanti gli altri.

Andrea Zhok

Alessandro Visalli Guarda, se hai letto il dialoghetto che ho postato l’altro giorno, con le note, c’è tutto quello di cui c’è bisogno per farsi un’idea. Non è necessario essere persuasi di ogni dettaglio. Basta essere persuasi di alcuni punti elementari, cioè del fatto che è una balla incontrovertibile:
1) che i vaccinati non contagiano;
2) che se non vacciniamo tutti avremo di nuovo gli ospedali in overbooking;
3) che così facendo eradicheremo il virus attraverso l’immunità di gregge.
Questo è sufficiente per sapere al di là di ogni possibile dubbio che l’operazione è una – mi voglio esprimere con garbo – puttanata criminale.

Alessandro Visalli

1- non sono d’accordo (i vaccinati possono contagiare, talvolta e meno, c’è tutta la differenza pertinente per una logica epidemiologica). 2) si. Ma il numero non è ancora sufficiente, basta contare i posti letto in terapia intensiva e confrontarli con il potenziale di 5-6 milioni di vulnerabili. Su questo, però, si può arrivare forse anche con meno enfasi (forse, non ho visto i modelli e non ne conosco l’affidabilità). 3) Si, assolutamente. Il Virus è chiaramente non eradicabile (il che è una tragedia, per cui va nascosta. Questa critica è giusta, ma, purtroppo non stupisce, basta aver letto anche solo distrattamente la letteratura americana sulla teoria delle decisioni pubbliche). Dunque NI, è un caso di decisione difficile con agende plurime. Criticabile, anche aspramente, ma per le ragioni corrette.

Andrea Zhok

Pierluigi Fagan Quella sul GP non è una battaglia su fronti filosofici. Ci partecipano comunisti e anarchici, liberali e neofascisti e leghisti, (piddini no). Non è che alla fine si fonderà un partito. E’ una battaglia specifica (le uniche, incidentalmente, che accreditano davvero). Ma la concretezza di poter decidere del proprio corpo (o di quello dei propri figli) è una cosa talmente primordiale, talmente potente e ovvia che non è possibile fingere che sia una bazzecola. (Ed è questo punto che mi sconcerta in chi invece pensa che imporre una cosa del genere da parte di uno Stato neoliberale sia una quisquilia.)

Pierluigi Fagan

Andrea Zhok Andrea, non sono appassionato come te sul tema, ma davvero ti risultano esser questi i punti del discorso? Chi davvero sostiene che i vaccinati non contagino? Contagiano forse un po’ meno. Chi ha mai davvero detto che dobbiamo vaccinarci tutti? Nei fatti, ad esempio la Danimarca, ha appena tolto ogni restrizione al raggiunto limite del 75% dei vaccinati. Sembrerebbe puntino ad un rischio calcolato e gestibile non a eradicare il virus. Sanno tutti e da due anni che a queste dimensioni di circolazione il virus non si eradica, il virus si gestisce. Poi sul fatto che come hai giustamente scritto si possa gestire anche meglio con procedure sanitarie che non si risolvono unicamente col vaccino, sono ovviamente più che d’accordo. Ma questi sono punti dentro il problema, è il contesto del discorso pubblico e sul subirne la struttura che politicamente stavamo ragionando.

Maurizio Denaro

se mi permettete, devo dire che spiace molto vedere una sorta di incomunicabilità tra persone che reputo non solo intelligenti non solo acculturate ma anche schierate su posizioni di critica radicale al sistema. Purtroppo anche questo è effetto della pandemia e della gestione, politica, della pandemia. Purtroppo non c’è stata alcuna vera analisi critica di tutta la faccenda, ed oggi il grande problema è che la propaganda del potere ha portato a creare due posizioni, che alla fine sono figlie dello stesso processo logico-manipolativo. Andrea ha molte ragioni, ma, se mi permettete voce da esperto, molte imprecisioni, che oggi fanno la differenza. Peccato che non si possa in una sede più consona discutere apertamente e identificare i dettagli, che son quelli che poi creano le grandi confusioni. In ogni caso, volenti o nolenti la pandemia è lo strumento biopolitico che il capitale sta usando per le sue ristrutturazioni e per creare le nuove di sfruttamento

Alessandro Visalli

Maurizio Denaro certo che lo è. Il capitale (che non è un soggetto, ma una logica di sistema che si impone ai soggetti) si adatta a d ogni condizione seguendo il proprio principio di autoaccrescimento. Quindi in un certo senso lo usa per la ristrutturazione, solo che non “usa”, e non “crea”, si potrebbe scrivere <la situazione crea nuove forme di sfruttamento>.

Andrea Zhok

Se non intendi vaccinare tutti perché premi per vaccinare quelle fasce che palesemente non rappresentano un problema sanitario significativo e che al contempo non presentano sperimentazione di sorta (giovani sotto i 16, donne incinte)?
Chi ha mai detto che il 75% per cento è una cifra adatta a limitare i contagi e i decessi? E’ una percentuale del tutto gratuita, perché non stiamo da tempo ragionando più in termini di ‘immunità di gregge’. Il punto è vaccinare chi, non quanto.
E soprattutto, e cerco di contenere la mia rabbia nel dirlo, CHI ti ha dato il permesso (non a te, è retorico) di impormi la somministrazione di un prodotto farmaceutico che NON può essere stato adeguatamente testato, su cui è stato messo su un impianto di controllo ridicolo, e che ha già mostrato effetti collaterali gravi? Ci si rende conto del livello di abuso di un atto del genere?

Pierluigi Fagan

Andrea Zhok Eddaje! E’ un abuso giuridico su questo non ci piove. Bene notarlo, sottolinearlo, scriverci sopra, ok. Non credo sia politicamente la battaglia del secolo ma è bene farci qualche resistenza, concordo. Ho fatto un ragionamento, ipotetico: debbono arrivare a … ? 73%? 75%? 80% quanto più tanto meglio dal loro punto di vista. Sparano in tutte le direzioni per far salire quella percentuale che poco meno di un mese fa era al 63%, sale quindi molto più lentamente dell’auspicato. Vanno di fretta, debbono raggiungere percentuali più alte entro ottobre quando le relazioni umane e sociali tornano allo standard. Se falliscono la piena ripresa economica sono fottuti. Quindi vanno per le spicce. Tutto l’arco parlamentare lo sa ed infatti fanno pippa, incluso l’opposizione da twitter che tanto cambia niente nei fatti. Ma ripeto, se iniziamo una discussione sul peso che l’argomento ha o dovrebbe avere nel dibattito pubblico, specie quello critico e finiamo a discutere di nuovo dell’argomento in sé per sé, allora facciamo altro che confermare che l’argomento è tutto ciò di cui c’è da discutere. Il che mi trova in disaccordo, tutto qua.

Luca Bertolotti

Maurizio Denaro sottolineo e ribadisco ” molte imprecisioni” . Come si possa costruire un discorso sensato senza aver capito il risultato dell’enorme cherry picking effettuato e utilizzando la fede in farmacisti, odontoiatri e fisioterapisti guidati da avvocati che in 16 mesi non hanno prodotto un cavolo di report sui risultati delle loro terapie precoci, non è dato sapere

Pino Timpani

Pierluigi Fagan è esattamente così, va anche aggiunto che in questa vicenda della pandemia chi ne esce meglio è il sistema cinese che ne può trarre una notevole accelerazione. Inoltre hanno un ulteriore vantaggio nel fatto che hanno ancora, diversamente che l’Occidente, un predominanza della politica sulla finanza. E’ anche vero che c’è il partito unico, ma se dovessimo comparare a fondo i due sistemi, quello cinese risulterebbe più democratico del nostro, perché quanto meno esiste un processo decisionale che coinvolge molta più popolazione, mentre a noi viene propinata una politica spettacolo, ricca di marketing e sondaggi e soprattutto completamente succube degli interessi della finanza. Mi sembra emblematica la situazione attuale del personaggio Salvini che è ora nelle mani di Draghi o anche l’atro personaggio, Meloni che fatica sempre di più a nascondere le finzioni. Ha detto bene molti giorni fa Alessandro Visalli: questa “battaglia” sul green pass si svolge sullo stesso campo liberale e quindi non può fare altro che alimentare e far stravincere quella ideologia. Inoltre, questo è uno dei più fumosi movimenti mai visti, destinato ad evaporare in mille direzioni, come hai fatto notare.

Roberto Buffagni

La cosa più importante secondo me è la “nuvola nerastra e polverosa “, una malattia psichica che in confronto il Covid19 è un cioccolatino. Ansia, nervosità, paranoia, brutalità, ipocrisia, menzogne a raffica, sguaiataggine, incitazione a disumanizzare, e tutto ciò dovunque. Normalità psichica che diviene una eccezione.

Aneddotica, di Andrea Zhok

A volte la banalità del quotidiano illustra più delle parole_Giuseppe Germinario
ANEDDOTICA
1) Madre porta il figlio quattordicenne a fare la vaccinazione contro l’encefalite da zecca.
L’infermiera, mentre armeggia per preparare le fiale:
“O che bel ragazzo. Ma l’hai fatta la vaccinazione per il Covid? Come no?”
Madre: “Stiamo valutando la situazione per qualche mese, perché i dati sulla sicurezza dei vaccini non sono del tutto tranquillizzanti.”
Infermiera: “Ma come! Hanno fatto tutte le prove! E poi guardi che con la variante Delta vanno in ospedale un sacco di ragazzi!”
Madre: “Scusi, ma dove ha trovato detto che vanno in ospedale un sacco di ragazzi?”
Infermiera: “Ah, guardi, io non ce l’ho neanche la televisione; leggo i giornali e c’è scritto tutto là”
Madre: “Capisco. Lei sta spaventando i miei figli. Se vuole fare la vaccinazione per cui siamo venuti proceda, altrimenti ce ne andiamo.” – “Ah, va bene, va bene.”
2) Un conoscente porta la sorella in ospedale perché ha avuto uno svenimento e le dolgono fortemente le articolazioni.
Riferisce al medico che quarantotto ore prima hanno fatto la seconda dose di vaccino.
Replica del medico:
“Ma cosa cerca di dimostrare? Ma siete Novax?”
3) L’amico B. ha il cognato che è anestesista, e che insiste perché si vaccini.
B.: “Ci sto pensando, ma perché insisti tanto? Credi che sia tanto a rischio?”
Cognato: “Non è tanto quello, è che se ti ammali, guarda che qui i non vaccinati li trattano come spazzatura. Non è che poi starei tanto tranquillo.”
4) Post di un’infermiera (con stemmone di Emergency e santino di Gino Strada):
“Ecco, questi no-green pass, no-vax, no questo e no quello, tutti leoni quando vanno in strada a protestare! E magari si accalcano, e poi tutti co…ni, quando ci arrivano qua e ci pregano di intubarli.”
Un tempo i medici formulavano il Giuramento di Ippocrate, che tra le sue clausole riporta:
“Giuro di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e promuovendo l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario.”
Ma il nostro nuovo mondo coraggioso sembra aver superato tutto questo.
L’aria che tira è che oggi – anche se lavoro grazie alle tue tasse – però mi sento giustificato a curarti solo se mi convinci di essere dalla parte dei buoni, solo se sei dalla parte giusta, la mia.
Altrimenti sei un subumano e ho il buon diritto – diciamocelo, lo spiegano anche i giornali – di fare di te un po’ quello che mi pare (tanto se vieni qua, il coltello dalla parte del manico ce l’ho io).
Sono certo che molti medici inorridiscano come inorridisco io di fronte a questi episodi, a questi atteggiamenti, che vediamo testimoniati anche quotidianamente sui media.
Però allora dovrebbero forse non solo inorridire privatamente, ma anche alzare la voce.
Non so se un giorno realizzeremo fino in fondo quanto male è stato causato nella società italiana, non dal Covid – che è pure una malattia insidiosa – ma dall’oscena gestione politico-sanitaria del Covid stesso (soprattutto recente).
Non so se capiremo quanto fango umano, quanto fascismo profondo, quanta frustrazione pronta a scattare in odio e prevaricazione soddisfatta di sé sia stata portata a galla da queste vicende.
Io comunque mi faccio il fioretto di non dimenticarlo.
Perché il Green Pass – nella forma che ha preso in Italia – è un’iniziativa inaccettabile e va abrogato?
Abbiamo speso molte parole, forse troppe, per spiegarne contorni, implicazioni, per mostrarne il pessimo significato politico, morale e strategico.
Proviamo ora a prendere la strada di un argomento minimalista, diretto, forse più comprensibile.
1) Premessa: Il requisito di Green Pass rappresenta una grave violazione della libertà personale. Vietare l’accesso di un ragazzo ad una biblioteca o ad una palestra, di uno studente all’università, o addirittura minacciare con la perdita del lavoro e del salario un insegnante sono atti di estrema gravità, discriminazioni pesantissime, non formalismi, non bazzecole.
2) Per giustificare un atto discriminatorio di questa gravità ci devono essere motivazioni a prova di bomba, non congetture, non illazioni, non auspici. Una simile limitazione della libertà può essere giustificata solo se è incontestabile che essa sia l’unico, o almeno il migliore, metodo disponibile per evitare che la libertà di qualcuno (il discriminato) produca un danno a qualcun altro (l’incluso).
Questo sfondo motivazionale richiede due condizioni:
2.1) Dev’essere manifesto che l’accesso dell’escluso (no GP) ad un certo luogo possa creare un danno ai presenti che l’accesso dell’incluso (sì GP) non crea.
Così, se un bambino è malato e la sua malattia è contagiosa possiamo dover ricorrere alla sua esclusione dalla classe, sulla base del fatto che il suo accesso alla classe metterebbe a repentaglio la salute altrui, mentre l’accesso di un bambino sano non lo farebbe.
2.2) Dev’essere parimenti incontrovertibile che non vi sono strade alternative, egualmente percorribili, che potrebbero permettere di non procedere con l’atto di esclusione.
Nel caso in cui esistesse un modo semplice e non oneroso per fare in modo che il bambino non risultasse più contagioso per gli altri, insistere nel non ammetterlo sarebbe un atto ingiustificabilmente discriminatorio.
3) Né il primo punto, né il secondo corrispondono allo stato di cose nella presente fattispecie del Green Pass “anti-Covid”, focalizzato sull’avvenuta vaccinazione.
3.1) In primo luogo non è vero che l’accesso, supponiamo, di uno studente non vaccinato rappresenti una minaccia alla salute dei presenti in un’aula che uno studente vaccinato non rappresenterebbe.
L’ipotesi su cui si poteva fondare una procedura del genere è che, come avviene per altri vaccini, anche qui il vaccino eliminasse la possibilità che il vaccinato risulti contagioso. Questo fatto è però oggi smentito al di là di ogni ragionevole dubbio: i vaccinati con gli attuali vaccini anti-Covid possono perfettamente trasmettere il virus. Dati epidemiologici e test di laboratorio provenienti da vari paesi lo hanno ampiamente confermato.
Circa quanto e come avvenga la diffusione, i dati sono ancora controversi. Alcuni studi testimoniano la presenza di un’equivalente carica infettante nei soggetti vaccinati e non vaccinati (vedi riferimenti nei commenti); a ciò alcuni replicano che però, forse, la durata della contagiosità è minore; altri replicano che, al contrario, la rilevante permanenza del virus nel cavo orofaringeo in assenza di sintomi, tenuti sotto controllo dal vaccino, fa dei vaccinati dei superdiffusori.
Qui siamo sul piano delle congetture.
Il dato solido è che un non vaccinato che entri in un ambiente di vaccinati può forse temere per sé (loro sono protetti, lui no), ma di principio non rappresenta una minaccia ai vaccinati diversa da quella che sarebbe rappresentata dall’ingresso di un ulteriore vaccinato.
3.2) Ma prima di lanciarci nell’usuale lotta a base di congetture, chiediamoci se la soluzione discriminante che è stata adottata non abbia alternative. Ora, si dà il caso che un’alternativa non discriminante, e soprattutto molto più sicura per tutti, esiste. Se vogliamo davvero minimizzare i rischi di contagio in certi ambienti la strada maestra non è il vaccino, ma un tampone rapido per tutti. E’ un’opzione adottata peraltro in molti paesi. In Austria, ad esempio, se vuoi accedere ad una palestra o alle terme o a un concerto fai un tampone salivare all’ingresso (gratuito), o porti il risultato di uno recente. Questo metodo è semplice, non invasivo, non oneroso, non discrimina nessuno ed è di gran lunga una garanzia di contenimento dei contagi migliore.
4) Conclusione.
Se l’intento del Green Pass è quello dichiarato di fornire un presidio di sicurezza, la sua attuale forma è fallimentare, ingiustificabile, e gravemente discriminatoria: non garantisce nulla in termini di ridotto accesso del virus in certi ambienti e trascura soluzioni alternative che forniscono garanzie molto superiori.
Naturalmente se l’intento non è quello dichiarato, allora si spiega il carattere punitivo riservato alla strategia dei tamponi, concepiti come una piccola tortura (tampone molecolare nasale) a carico del cittadino (abbiamo i tamponi più cari d’Europa).
Ma qui entriamo su un piano squisitamente politico, di cui le argomentazioni di salute pubblica rappresentano semplicemente la foglia di fico, e di cui abbiamo discusso altre volte.

Il valore della vita (e non solo il costo), di Anne-Sophie Chazaud

OPINIONE . Dove sta andando Macronie? Sullo sfondo dell’annuncio della 4a ondata e dei dibattiti parlamentari sull’estensione della tessera sanitaria, la saggista Anne-Sophie Chazaud ritiene, in un post su Facebook (qui riprodotto), che stiamo entrando in una società del controllo digitale altamente discutibile.

 

Le autorità pubbliche hanno trasformato in caos la nostra irrinunciabile (e meritata) tregua estiva sullo sfondo di una strategia di paura e shock, dividendo ancora una volta – secondo il loro ormai consueto modus operandi – il popolo francese, riducendo volutamente i margini della dialettica e del dibattito con i soli limiti di un “pensiero” che vuole essere scientificamente sostenuto, ma che in realtà ne è l’esatto contrario: manicheo, violento, ideologico, settario, che presenta presupposti come tante certezze e così via. (e da questo punto di vista, del tutto ascientifica nonostante la fatica che si mette a dargli l’apparenza).

È difficile, se non impossibile (e forse un po’ colpevole) non parlare pubblicamente nel periodo che stiamo attraversando perché l’ora è tanto seria e va ben oltre la semplice gestione di un virus. È importante comprendere diversi punti per analizzare la reale natura di ciò che stiamo vivendo attualmente e la sua insopportabile brutalità e non sarò qui esaustivo, ma ci tornerò più avanti:

Come avevo detto nel marzo 2020 in vari articoli e interviste radiofoniche, il (sì, continuo a dire “il”) covid è apparso in Francia in un Paese che era già profondamente fratturato dalla brutale politica portata avanti sotto la sinistra squadra. .

L’opposizione sociale e politica, consapevolmente fuorviata dall’azione delle piccole SA del sistema che sono la feccia e i gruppi di estrema sinistra infiltrati nelle rivendicazioni iniziali dei gilet gialli, ha incontrato una repressione di incredibile violenza, che ha messo tutta una parte il popolo francese in un “campo” odiato, squalificato, caricaturale (facendo all’occorrenza entusiasmando i pochi – tra i veri manifestanti – che c’erano veramente), accusati di tutti i mali…

Ho poi detto, quando è arrivato il covid, che non dovevamo immaginare per un solo secondo che l’esecutivo avrebbe abbandonato la sua opera di distruzione del popolo francese, dei suoi valori, delle sue faticose conquiste, della sua unità, a causa della crisi sanitaria, ma che, al contrario, il movente sanitario sarebbe la sua fallace giustificazione e legittimazione a posteriori.

Siamo in questo momento.

In questo momento in cui le peggiori misure distopiche vengono prese in parodia di un processo democratico (che di fatto è diventato quasi inesistente, e difficilmente si può contare sulla sottomissione zelante del Consiglio di Stato o anche solo o solo ai margini dell’ordine costituzionale del Consiglio per chiamare all’ordine l’esecutivo e i suoi esecutori di lavori legislativi di basso livello), da un esecutivo in gran parte minoritario nel paese (che è stato ancora una volta con forza dimostrato dalle ultime elezioni amministrative), misure che rappresentano un cambiamento antropologico e sociale importante nella nostra storia. Cito a caso: rifiuto del ricovero di un non vaccinato, dimissione di un non vaccinato, vaccinazione senza il consenso dei genitori, ecc., il tutto in un contesto di passione burocratica per l’ammenda procedurale del popolo francese.

Come sempre in questi grandi momenti di frattura, una parte della popolazione avalla il peggio (quello che Jérôme Sainte-Marie descrive, dal punto di vista socio-economico, come un “blocco d’élite”), cauta, spaventata, odiosa, trattando tutti che non la pensano come lei di “fascista” (perché, per queste persone, è chiaramente autorizzato il ricorso costante al punto Godwin) o di “rimasta”, di ignorante, pronta a tutti i compromessi e a tutte le rinunce pur di’ ‘ per assicurare il suo comfort consumistico piuttosto che far prevalere l’umano, la libertà, la vita in tutto il suo valore e non solo nel suo costo.

Sì, il modello di società proposto dalla macronia è proprio segregazionista, opera in modalità deliberata di apartheid, e alcuni, molto attivi sulle reti, onnipresenti nei media, lo trovano perfettamente normale.

Poiché alcuni deficienti hanno scandalosamente sfoggiato una stella gialla, i sostenitori di questo insopportabile sistema sociale possono ora svolgere il consueto ragionamento: ridurre l’opposizione al pass sanitario a un movimento di oscurantisti anti-ascia, il che è ovviamente conveniente e del tutto falso (l’autore di queste linee è vaccinato eppure radicalmente ostile al libretto sanitario), trattarli come antisemiti (ribellandosi alla retorica dei giubbotti antigialli può ricomparire dormire serenamente in frigo, funziona sempre), squalificarli come necessariamente stupidi (basta vedere l’arroganza disonorevole mostrata dal ministro Véran in varie occasioni e dichiarazioni per capirlo), ostile alla scienza, sottosviluppato e così via.

Richiamo l’attenzione sul fatto che tali provvedimenti sono inammissibili in quanto stabiliscono in modo duraturo e irreversibile (le rinunce in tema di libertà non vengono mai successivamente riviste al ribasso) un modo di vivere che ci fa ricadere in un mondo che molti di respingiamo, perché ci sono persone lucide che non si accontentano di vedere tutta questa faccenda attraverso il mignolo dell’occhiale covidista. È stato addirittura respinto un emendamento che chiedeva la fine del passaggio della vergogna quando l’epidemia sarà finita, il che dovrebbe essere sufficiente per gettare milioni di combattenti della resistenza nelle strade. Perché il problema non è la vaccinazione ma proprio questa modalità di sorveglianza di lunga durata ora in atto.

Questo spostamento antropologico (perfettamente denunciato da una magnifica tribuna di François-Xavier Bellamy che qui salva l’anima di una destra classica troppo spesso cauta e compromessa) ci fa entrare a pieno titolo in tutto l’orrore della digitalizzazione delle nostre vite. questa volta in tutti gli atti e in tutti i momenti di questo, anche nei nostri corpi, nell’intimità dei nostri corpi e della nostra salute, ed è in questo che occorre sia comprendere la dimensione grave sia combatterla.

Questa gestione costante delle nostre vite, insieme strumento e obiettivo del capitalismo più amorale (a cui non riduco tutto il liberalismo che ci si chiede di sfuggita dove sia attualmente scomparso) trova, con questa segregazione e questo tracciamento digitale di ogni , la chiave ultima di una politica dura, disumana, divisiva, che cerca soprattutto di estendere su ogni permanente il controllo dei corpi, il controllo delle masse produttrici e consumatrici, quelle che il filosofo Peter Sloterdijk chiama le regole per la gestione del “parco umano”.

Un esempio: ora favoriremo il licenziamento dei non vaccinati piuttosto che la pista del telelavoro (dato che questo progresso digitale ha permesso di allentare, horresco referens , la morsa sui corpi dei dipendenti). La tecnologia digitale consente al biopotere di dispiegarsi in tutta la sua orribilità. Per comprendere la portata della pericolosità di questo cambiamento, è opportuno fare riferimento alla relazione senatoriale del giugno 2021 dal titolo perversamente “Crisi sanitarie e strumenti digitali: rispondere efficacemente per riconquistare le nostre libertà” : le misure proposte sono davvero strabilianti e agghiacciante follia e ad essa rimandiamo fortemente il lettore. Contrariamente alla vulgata media-sociale concordata, parlare di dittatura per evocare un tale sistema non è un eccesso semantico.

Il fatto che questo tentativo di tagliare le nostre vite completamente regolamentate coincida con l’affare Pegasus lo dimostra su un altro livello: le nostre libertà, ovunque, sono minacciate dall’intrusione digitale.

Comprendiamo che in questa gigantesca logica di sottomissione dei popoli (stile cinese), l’attuale esecutivo francese è particolarmente zelante poiché trova qui attraverso l’opportunismo e l’effetto inerte sufficiente per alimentare i suoi obiettivi antisociali e realizzare la sua tabella di marcia iniziale.

Dobbiamo resistere con tutte le nostre forze al mondo che verrà, perché noi siamo i veri progressisti che mettono l’umano e il suo valore (e non il suo costo) al centro di tutto.

https://frontpopulaire.fr/o/Content/co585427/la-valeur-de-la-vie-et-pas-seulement-son-cout?utm_source=frontpopulaire&utm_medium=newsletter&utm_campaign=nl2207fp&utm_content=chazaud+pass+sanitaire&utm_medium=email&utm_source=frontpop&utm_term=NL2207FP&utm_content=Aujourd%27hui+dans+Front+Populaire

Gli stupidi, gli impostori e gli agit-prop, di Roberto Buffagni

Gli stupidi, gli impostori e gli agit-prop.

Con manuale d’istruzioni per gli stupidi

 

Gli impostori

Di recente, quasi 200 amministratori delegati USA hanno diffuso un manifesto contro le leggi che limitano il diritto di abortire, intitolato “Don’t Ban Equality[1], “Non vietare l’eguaglianza”.

Succo: “L’eguaglianza sul posto di lavoro è uno dei temi più importanti per l’impresa di oggi. Quando ciascuno viene messo in condizione di avere successo, le nostre imprese, le nostre comunità, la nostra economia ne traggono beneficio. Restringere l’accesso alle cure riproduttive, aborto compreso, mette a rischio la salute, l’indipendenza e la stabilità economica dei nostri dipendenti e consumatori.

Sintesi: gli imprenditori preferiscono l’aborto al congedo di maternità. Diciamo che sono femministi.

Schifo? Sì, schifo, malvagio schifo; ma perlomeno c’è un barlume di razionalità – strumentale, d’accordo – in questa Neolingua fornita a caro prezzo da qualche ditta di PR: gli impostori che hanno pagato la fattura all’infame prezzolato ci guadagnano più soldi. A medio-lunga scadenza la civiltà, con gli esseri umani che volenti o nolenti ci stanno dentro, si frantuma nella barbarie e dell’anomia, ma nel caratteristico kantismo degli amministratori delegati la forma a priori della sensibilità “tempo” è tarata sulla trimestrale di cassa, quindi che gli frega della medio-lunga scadenza? Come del latte a lunga conservazione: riguarda gli altri, i poveracci che non hanno i soldi per comprarlo fresco.

Resterebbe da prendere in considerazione il fatto, indubbio, che alcuni o anche molti di questi impostori “ci credono”, nel malvagio schifo che propagandano, e sinceramente ritengono che sia giusto e buono. Nella percentuale in cui sono “sinceri” essi dunque rientrano nelle categorie “stupidi” e “agit-prop”. Va comunque tenuto presente, per il calcolo di detta percentuale, che è molto più facile convincersi che qualcosa è buono e giusto, se ti conviene.

Gli stupidi e gli agit-prop

Eccoli qua gli stupidi e gli agit-prop, che sventolano la bandiera della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL), fondata a Roma il 3 giugno 1944 da Giuseppe Di Vittorio per i comunisti, Achille Grandi per i democristiani, Emilio Canevari per i socialisti (in sostituzione di Bruno Buozzi ucciso dai nazisti); in continuità con la Confederazione Generale del Lavoro (CGdL)  fondata a Milano, tra il 29 settembre e il 1º ottobre del 1906 per iniziativa delle Camere del Lavoro e delle Leghe di Resistenza.

Oggi la CGIL ha aperto l’ufficio “Nuovi diritti[2] che con lo slogan “non ti lasciamo solo” promuove eutanasia, aborto libero, utero in affitto, leggi contro i delitti d’opinione – “omofobia”, “transfobia” e sgg.  + altro schifo politically correct uguale identico a quello che mobilita  i CEO americani di cui sopra. Meglio solo che male accompagnato, cari, meglio solo che male accompagnato.

Schifo? Certo, schifo, malvagio schifo. Cosa c’entri questo schifo nella mission di qualsivoglia sindacalismo, non è facile determinare. O meglio: non è facile determinarlo se per mission del sindacalismo si intende, con Di Vittorio, Grandi, Canevari e Buozzi, perseguire la piena occupazione e il progressivo miglioramento delle condizioni salariali e normative dei lavoratori. Se invece per mission del sindacalismo si intende: perseguire l’integrazione subalterna delle dirigenze sindacali nella classe dirigente italiana + l’incremento dei posti di lavoro, retribuiti dalle quote dei lavoratori, per i quadri sindacali intermedi + garantirsi buona stampa sui media di proprietà dell’industria e della finanza + la benedizione delle più alte cariche dello Stato, allora la mossa della CGIL è una mossa vincente e razionale.

Oddio: anche qui, quando parliamo di razionalità intendiamo “razionalità strumentale” nel senso weberiano, ma non si può aver tutto.  Da trent’anni i lavoratori italiani hanno sempre meno lavoro e sempre più precario, salari sempre più bassi, condizioni normative sempre meno decenti, e quindi a medio-lunga scadenza la CGIL avrà sempre meno iscritti, fino ad arrivare al punto zero (ne ha persi circa 450.000 negli ultimi due anni[3]). Essa però ha un paio d’assi nella manica: nessun obbligo di presentare bilanci, e i CAF con il relativo contributo pubblico. Quindi, con un po’ di creatività contabile e il benestare dei powers that be, i dirigenti CGIL possono contare su un dorato tramonto per sé e (forse) per i loro immediati successori. Se poi l’incontentabile popolo dei lavoratori s’innervosisce, strappa la tessera, li fischia, etc., i sindacalisti, che hanno letto Brecht, cambiano popolo e ai lavoratori sostituiscono le famiglie arcobaleno e i fans dell’eutanasia e del suicidio assistito: gli iscritti ideali, questi ultimi, che pagano e poi si levano civilmente di torno.

Qui naturalmente gli stupidi sono i lavoratori sindacalizzati che “ci credono”, nei “nuovi diritti”, masochisti che pagano la quota sindacale per farsi prendere sfacciatamente in giro. Impostori e agit-prop sono i dirigenti sindacali di tutti i livelli che s’inventano questa indecente mascherata per garantirsi la pensione, e imbrogliano gli stupidi con gli ultimi barlumi di fiducia garantiti da vita e opere dei fondatori.

Adesso dovrei fare un’analisi della scellerata Neolingua che impostori, stupidi e agit-prop impiegano per promuovere il male e lo schifo spacciandolo per progresso e bene. Non ne ho nessuna voglia, perché dieci righe di questo idioletto  totalitario bastano a darmi la nausea.

Allora sapete che facciamo? Ci leggiamo insieme un paio di brani che cascano a puntino, come il proverbiale cacio sui maccheroni, e sono scritti da persone umane in lingua umana.

Avanti col primo, di Sir Roger Scruton[4]:

Si dà Neolingua ogni volta che il compito primario del linguaggio – descrivere la realtà – viene sostituito dallo compito antagonista e incompatibile di asserire potere sulla realtà. Nella retorica assertiva, l’atto linguistico fondamentale viene integrato solo superficialmente. Le frasi in Neolingua suonano come asserzioni, ma la logica che vi è implicata è quella del sortilegio. Esse evocano, come per magia, il trionfo delle parole sulle cose, la futilità dell’argomentazione razionale, e anche il pericolo di resistervi. Ne consegue che la Neolingua ha sviluppato la sua peculiare sintassi, che – pur strettamente imparentata  alla sintassi  dispiegantesi nelle normali descrizioni – evita con la massima cautela ogni incontro con la realtà, e ogni esposizione ai rigori dell’argomentazione razionale. Lo ha sostenuto Françoise Thom nel suo brillante studio La langue de bois[5]. Nella formulazione ironica della Thom, scopo della Neolingua comunista fu “proteggere l’ideologia dagli sleali attacchi delle realtà”.

Tra queste “realtà”, la più importante sono le persone umane, gli ostacoli che ogni sistema rivoluzionario deve sormontare, e che tutte le ideologie devono distruggere.  Il loro attaccamento alle particolarità e alle contingenze; la loro imbarazzante tendenza a respingere quanto è stato escogitato per il loro miglioramento; la loro libertà di scelta, i diritti e doveri per mezzo dei quali la esercitano: tutti ostacoli, per il rivoluzionario coscienzioso, mentre si sforza di portare a termine il suo piano quinquennale. Di qui, il bisogno di formulare le scelte politiche in modo che le persone, le persone reali, non vi trovino posto alcuno.

E per la Neolingua degli impostori e degli agit-prop direi che basti.

Ma restano gli stupidi, gli stupidi che sinceramente credono che questo schifo, questo malvagio e farlocco schifo sia il progresso, il bene, la bontà; gli stupidi persuasi che bevendosi la sciacquatura di piatti di questo linguaggio “resteranno umani”, quando purtroppo è certo che con questa dieta, umani non lo diventeranno mai: è il lavoro di una vita, ragazzi, mica basta nascere…magari…

Gli stupidi mi sono cari, perché noi tutti lo siamo o lo siamo stati o lo saremo, stupidi così. Magari non abbiamo creduto e non crediamo a questa roba, ma abbiamo creduto, crediamo o crederemo a roba altrettanto falsa, stupida e malvagia.

E allora, come manuale d’istruzioni per gli stupidi passati presenti e futuri, riporto un brano dall’Atto V del  Secondo Faust di Goethe. Siamo quasi alla fine del lunghissimo viaggio di Faust in compagnia di Mefistofele. Faust ne ha fatte di tutti i colori: vecchio, ha ritrovato la giovinezza, sedotto Margherita e ucciso suo fratello, è diventato ricco, è andato alla Corte dell’Imperatore e a un Sabba infernale frequentato anche dai Numi pagani, ha creato l’Homunculus ed evocato Elena di Troia, etc. Dopo questa vita spericolata come e più di Steve McQueen, si annoia e si cruccia: non è ancora felice, la soddisfazione e la pace lo sfuggono. Decide di dedicarsi al progresso dell’umanità: prosciugamento dello Zuiderzee, felicità, abbondanza e progresso sociale e morale per tutti gli abitanti di quelle lande, per tutta l’umanità. L’imperatore gli assegna il compito, e via con l’ingegneria idraulica e sociale.

Però c’è un però. Su un pezzo di terra che gli serve (ci deve scavare un canale di deflusso) abita una coppia di anziani coniugi, Filemone e Bauci. Faust gli offre una casa molto più moderna e confortevole, un terreno più grande e fertile, ma i vecchi testoni non ne vogliono sapere: “Non aver fiducia nel suolo rubato alle acque: conserva la tua casetta sull’altura,” dice la retrograda Bauci. Si ammetterà che è una bella seccatura, un caso evidentissimo di NIMBY. A dare sui nervi a Faust c’è inoltre il fatto, se si vuole marginale, che accanto alla casetta di Filemone e Bauci sorge una cappella dedicata “al vecchio Dio”; e alle ore canoniche, i due vecchietti suonano la campanella. Ora, per il suono delle campane Faust ha un’antica idiosincrasia, non le sopporta: “Maledetto scampanio, che mi ferisce vergognosamente nel cuore come un colpo di fucile nei cespugli! Il mio regno si stende dinanzi a me senza confini, e consentirò io che il nemico mi derida alle spalle, e mi rammenti con questa invidiosa campana che il mio territorio è illegittimo!” esclama Faust “furibondo”.

Insomma, non se ne può più. Faust si consulta con Mefistofele: “Bisognerebbe che quei due vecchi laggiù si allontanassero; vorrei quei tigli per la mia residenza; quei pochi alberi che non mi appartengono mi guastano il possesso del mondo. Vorrei, perché nulla all’ingiro m’impedisse la vista, appiccare il fuoco laggiù a quegli arbusti, e schiudermi così un vasto orizzonte per poter contemplare tutto quanto ho fatto, e con un solo sguardo abbracciare il capolavoro dello spirito umano, popolando col pensiero tutti quest’immensi dominii. Non è forse la più aspra tortura, sentire nella ricchezza  ciò che ci manca? Il tintinnio della campanella, l’odore di quei tigli, mi stringono il cuore come se io fossi in chiesa, oppure già nella tomba. Il volere dell’Onnipotente si fa strada anche su questi sabbioni: ho un bel farmi animo, la campanella manda un suono ed io sono subito in preda ad una forte rabbia.”

Niente da fare: se i due vecchi barbogi e superstiziosi non si lasciano persuadere dagli argomenti razionali, dai vantaggi concreti di una nuova casa, di una nuova vita, bisogna toglierli di mezzo. Ma senza fargli alcun male, per carità! Restiamo umani! Una piccola inevitabile forzatura, una spintarella, ecco: e poi saranno loro stessi a ringraziare per il benefico sopruso.

FAUST: “Va’, dunque, e procura di farli sgombrare! Tu sai qual bel poderetto io abbia destinato a quella vecchia coppia.

MEFISTOFELE. “Si levano via di qui, si posano laggiù; e prima che abbiano potuto voltarsi indietro, essi sono al loro posto. La violenza che sarà loro fatta sarà dimenticata, di fronte alla bellezza della loro nuova abitazione.”

Ma qualcosa va storto (nota per gli stupidi: qualcosa va sempre storto).

Dalla sua torre Linceo il torriere, “nato a vedere, eletto a guardare” ci fa la telecronaca dei fatti.

LINCEO IL TORRIERE: “Quale orribile spavento mi minaccia, dal seno di questo mondo di tenebre! Vedo lampi fiammeggianti attraverso la doppia oscurità dei tigli; l’incendio si ravviva e divampa, sempre più attizzato dal vento. Ah! la capanna brucia all’interno, essa che sorgeva umida e coperta di muschio. Si sente chiamare soccorso, ma invano! Ah buoni vecchi, che un tempo vegliavano vicino al fuoco con tanta cura alimentato e custodito, diventano ora preda dell’incendio! Qual orribile caso! la fiamma divampa, il cupo mucchio di muschio non è più che un braciere di porpora. Possa almeno quella brava gente salvarsi da quell’inferno incandescente e furioso! Vivi lampi s’accendono, fra i cespugli, fra il fogliame; i rami secchi che ardono scintillando, si accendono in un batter di ciglio e vanno in cenere. Toccava dunque a voi, o miei occhi, di fare una simile scoperta! Perché mi fu dato di spingere lo sguardo così lontano? La piccola cappella crolla sotto la caduta ed il peso dei rami; acute fiamme serpeggiano già intorno alla cima degli alberi. I ceppi vuoti e scavati s’infiammano fino alla radice, mostrando una tinta rossastra.

(Lunga pausa. Canto.)

Quel che fu caro allo sguardo, coi suoi secoli sparì.

E’ poi stata colpa dei vecchi e di un loro ospite, un Viandante, che hanno resistito e provocato il patatrac.

MEFISTOFELE E I TRE SCHERANI. “Noi ritorniamo di gran corsa. Perdonate! le cose non riuscirono troppo bene. Abbiamo bussato a quell’uscio, ma non venivano mai ad aprire: allora abbiamo atterrato l’uscio, il quale tutto rosicchiato dai tarli cadde sul pavimento. Abbiamo avuto un bel chiamare, minacciare, ma o non ci udivano o facevano mostra di non sentire; noi allora senza perder tempo te ne abbiamo liberato. La coppia non ha opposto una gran resistenza; essi caddero estinti e ciò fu cagionato dallo spavento. Un forestiere che si trovava colà e che cercò di resisterci, fu da noi freddato, e durante il breve intervallo scorso nel furioso combattimento, i carboni accesero la paglia sparsa intorno. Ora tutto ciò brucia liberamente, come un rogo preparato per tutti e tre.”

A Faust dispiace parecchio: “Ho io dunque parlato a sordi? Volevo una permuta e non già uno sperpero ed un devastamento. Quest’atto sciagurato e brutale, io lo disapprovo e lo maledico!

Ma così va il mondo. Il Coro lo sa e lo dice. Fate attenzione, stupidi: parla per voi.

CORO. “L’antica parola dice: obbedisci spontaneamente alla forza! e se tu sei deciso, se vuoi sostenere l’assalto, metti a repentaglio la tua casa, il tuo focolare — e te stesso.[6]

[1] https://dontbanequality.com/

[2] http://www.cgil.it/tag/nuovi-diritti/

[3] https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/09/04/sindacati-450mila-iscritti-in-meno-negli-ultimi-2-anni-male-la-cgil-che-contesta-lo-studio-in-controtendenza-la-uil/4603490/

[4] Roger Scruton, Fools, Frauds and Firebrands: Thinkers of the New Left, Bloomsbury 2015, trad. it. mia.

[5] Françoise Thom, La langue de bois, 1985, disponibile gratuitamente in rete https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k48012170.texteImage

[6] Goethe, Faust, traduzione di G. Scalvini (per la I parte) e di G. Gazzino (per la II parte). Ho introdotto alcune modifiche alla traduzione. Il testo è reperibile in rete, qui: http://www.intratext.com/IXT/ITA3301/_INDEX.HTM#II.5.4