Il Manifesto dell’età Trumpiana, di Alberto Cossu

Il Manifesto dell’età Trumpiana

Alberto Cossu 05/03/2025

In un discorso carico di retorica e promesse di rinnovamento radicale, il Presidente Donald Trump si è rivolto alla sessione congiunta del Congresso il 4 marzo 2025, dipingendo un quadro di “America Rinata” e celebrando i risultati dei suoi primi 43 giorni in carica. Il discorso, caratterizzato da una combinazione di auto elogio, critiche pungenti e promesse di un futuro più prospero e sicuro, ha delineato una serie di politiche e iniziative volte a trasformare profondamente il tessuto economico, sociale e culturale degli Stati Uniti. Hanno prevalso gli argomenti di politica interna su quelli di politica estera.

Trump ha iniziato il suo discorso con una dichiarazione di intenti chiara e inequivocabile: “L’America è tornata”. Ha esaltato i risultati ottenuti in un lasso di tempo relativamente breve, sostenendo di aver fatto più in 43 giorni di quanto molte amministrazioni riescano a fare in anni. Questa affermazione, seppur esagerata, ha gettato le basi per un discorso incentrato sulla trasformazione rapida e radicale del paese.

Il Presidente ha posto l’accento sulla sua vittoria elettorale come un mandato popolare per il cambiamento, sottolineando la sua ampia vittoria nel Collegio Elettorale e nel voto popolare. Ha enfatizzato come, per la prima volta nella storia moderna, la maggior parte degli americani creda che il paese stia andando nella giusta direzione, un’inversione di tendenza che attribuisce direttamente alle sue politiche.

Il cuore del discorso è stato dedicato all’illustrazione delle politiche e delle iniziative chiave che l’amministrazione Trump ha intrapreso per realizzare la sua visione di un’America rinata. Queste politiche toccano una vasta gamma di settori, dall’immigrazione all’economia, dall’energia alla cultura.

Trump ha ribadito la sua posizione intransigente sull’immigrazione, dichiarando che ha proclamato  un’emergenza nazionale al confine meridionale con il Messico e schierato l’esercito e la Guardia di Confine per respingere l'”invasione” del paese. Ha rivendicato un drastico calo degli attraversamenti illegali come risultato diretto delle sue azioni, sottolineando il contrasto con le politiche “disastrose” dell’amministrazione Biden.

Il Presidente ha delineato una serie di misure volte a stimolare la crescita economica e a garantire l’indipendenza energetica degli Stati Uniti. Tra queste, il blocco delle assunzioni federali, la revisione delle normative, la fine degli aiuti esteri e il ritiro dall’Accordo di Parigi sul clima. Trump ha promesso di eliminare le restrizioni ambientali che ostacolano lo sviluppo industriale e di promuovere l’estrazione di petrolio e gas, sfruttando le vaste risorse energetiche del paese. L’approvazione di un gigantesco gasdotto in Alaska, con la partecipazione di investitori stranieri, è stata presentata come un simbolo di questa nuova era di prosperità energetica.

Trump ha parlato della creazione del “Dipartimento per l’Efficienza Governativa” (DOGE), guidato da Elon Musk, con l’obiettivo di eliminare gli sprechi e le frodi nel settore pubblico. Il Presidente ha elencato una serie di esempi di spese pubbliche che ha definito “assurde”, tra cui finanziamenti per programmi di diversità, equità e inclusione (DEI). Queste spese, secondo Trump, rappresentano un uso irresponsabile dei soldi dei contribuenti e devono essere eliminate.

Il Presidente ha promesso di invertire le politiche “woke” che, a suo dire, hanno minato i valori tradizionali americani. Ha annunciato la fine delle politiche DEI, il ripristino della libertà di parola, la dichiarazione dell’inglese come lingua ufficiale e il divieto agli uomini di partecipare agli sport femminili. Quest’ultima misura, in particolare, è stata presentata come una difesa delle atlete donne e un rifiuto dell’ideologia di genere.

Trump ha promesso di combattere le frodi e l’incompetenza presenti nel programma di previdenza sociale, sottolineando l’importanza di proteggere gli anziani e le persone vulnerabili. Ha citato dati “scioccanti” sui beneficiari della previdenza sociale, suggerendo che il sistema è afflitto da irregolarità e abusi.

Nonostante il tono celebrativo e ottimista, il discorso di Trump è stato segnato da critiche aspre nei confronti dei Democratici e delle politiche dell’amministrazione precedente. Il Presidente ha accusato i Democratici di non sostenere le sue politiche e di essere ostili al suo programma di cambiamento. Ha attaccato l’amministrazione Biden per aver causato una “catastrofe economica” e un’inflazione galoppante, e di aver generato l’aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari.

Tuttavia, Trump ha anche lanciato un appello all’unità e alla collaborazione, invitando i Democratici a unirsi a lui nel celebrare i successi dell’America e nel lavorare insieme per il bene della nazione. Ha esortato il Congresso a mettere da parte le divisioni partitiche e a concentrarsi sulla realizzazione di un futuro migliore per tutti gli americani.

Il discorso di Donald Trump al Congresso ha delineato un’agenda politica radicale e trasformativa, volta a smantellare le politiche dell’amministrazione Biden e a ripristinare i valori tradizionali americani. Le politiche proposte dal Presidente avranno un impatto significativo su una vasta gamma di settori, dall’economia all’energia, dall’immigrazione alla cultura.

Le implicazioni del discorso sono molteplici. In primo luogo, segnala un’intensificazione della polarizzazione politica negli Stati Uniti. Le critiche aspre di Trump nei confronti dei Democratici e la sua retorica incendiaria rischiano di esacerbare le divisioni esistenti e di rendere più difficile la cooperazione bipartisan.

In secondo luogo, il discorso riflette una visione del mondo populista e nazionalista. Trump si presenta come un difensore degli americani comuni e promette di proteggere i loro interessi dalle minacce esterne e interne. La sua enfasi sull’indipendenza energetica, sulla sicurezza dei confini e sulla lotta contro le politiche “woke” risuona con una parte significativa dell’elettorato americano.

In terzo luogo, il discorso solleva interrogativi sulla sostenibilità economica e ambientale delle politiche proposte. La promozione dell’estrazione di combustibili fossili e il ritiro dagli accordi internazionali sul clima potrebbero avere conseguenze negative sull’ambiente e sulla salute pubblica. Allo stesso modo, i tagli alla spesa pubblica e la deregolamentazione potrebbero compromettere i servizi sociali e la protezione dei lavoratori.

Il discorso di Donald Trump al Congresso ha segnato l’inizio di una nuova era nella politica americana. Le sue politiche radicali e la retorica che li caratterizza  hanno il potenziale per trasformare profondamente il paese, ma anche per accentuare le divisioni esistenti e disturbare il dialogo tra le forze politiche. Il Presidente ha i numeri nel Congresso per realizzare la sua visione di un’America rinata e allo stato attuale il programma politico dispone del sostegno necessario per superare le sfide che lo attendono.

In conclusione, il discorso di Trump è un manifesto politico che segna un cambio di paradigma e apre scenari inediti e, per molti versi, imprevedibili anche se il Presidente non si è sbilanciato sul versante della politica estera se non relativamente alla questione dei confini con il Messico, preferendo parlare dell’opera di prosciugamento della “palude” che assorbe risorse sottraendole allo sviluppo del paese. In alcuni passi soprattutto quelli dedicati al commercio internazionale si prefigura quasi un regime “autarchico” nel senso di auspicare un maggior consumo di prodotti soprattutto agroalimentari da parte del consumatore americano.

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Gli Stati Uniti tagliano informazioni e aiuti all’Ucraina: Inizio della fine o solo un’altra messinscena?_di Simplicius

Gli Stati Uniti tagliano informazioni e aiuti all’Ucraina: Inizio della fine o solo un’altra messinscena?

SimpliciusMar 6
 

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Ora è stato confermato che Trump ha tagliato sia gli aiuti militari ucraini che lo scambio di informazioni, cosa che ha messo in difficoltà l’élite europea.

https://archive.is/4jAw9

Tuttavia, come per ogni cosa che riguarda i recenti diktat di Trump, ci sono sfumature e avvertenze. Ci sono varie affermazioni sulla reale “portata” dei tagli. Alcune fonti sostengono addirittura che l’Ucraina continui a ricevere informazioni:

L’Ucraina continua a ricevere informazioni dagli Stati Uniti, ha dichiarato mercoledì a Bloomberg News un funzionario di Kiev che ha chiesto di rimanere anonimo.

Un altro:

Gli Stati Uniti hanno sospeso il trasferimento all’Ucraina di dati di intelligence che potrebbero essere utilizzati per colpire in profondità il territorio russo, ha riferito Sky News, citando una fonte ucraina.

Secondo quest’ultima, il processo di scambio di informazioni tra Washington e Kiev non è stato completamente interrotto.

Altre fonti hanno affermato che la sospensione dello scambio di informazioni è “selettiva”, confermando quanto sopra:

La sospensione del trasferimento di informazioni statunitensi a Kiev è di natura “selettiva”, ma priverà le forze armate ucraine di dati che consentirebbero loro di colpire in profondità in Russia, riferisce Sky News.

Una fonte afferma che gli Stati Uniti hanno interrotto i dati relativi ai bersagli letali, ma continuano a trasmettere dati “difensivi”, come informazioni sugli attacchi russi in arrivo, ecc..

La CBS riferisce che gli Stati Uniti continuano a trasmettere dati difensivi all’Ucraina.

Secondo tre fonti anonime dell’amministrazione statunitense, Washington ha sospeso lo scambio di dati cosiddetti “letali”, comprese le informazioni per il puntamento degli HIMARS.

Tuttavia, le informazioni difensive necessarie per la protezione continuano a essere ricevute.

E altre fonti, come il FT in questo caso, riferiscono che gli altri membri dei Five Eyes continueranno comunque a “passare” l’intelligence statunitense all’Ucraina:

Il Financial Times aggiunge alcuni dettagli sull’interruzione dell’intelligence: “Mentre gli Stati Uniti hanno anche formalmente bloccato i loro alleati dal condividere l’intelligence statunitense con l’Ucraina, due funzionari hanno detto che i destinatari con beni all’interno del Paese probabilmente continueranno a trasmettere a Kiev informazioni rilevanti.Ma questo non si applicherà all’intelligence sensibile al tempo e di alto valore, come quella necessaria all’Ucraina per condurre attacchi di precisione su obiettivi russi mobili”.

La maggior parte delle persone non sa quanto le reti dei Five Eyes siano “leaky”: le informazioni vengono facilmente trasmesse a chiunque le voglia o ne abbia bisogno. Basti ricordare Jack Teixeira, un tecnico informatico della Guardia Nazionale che aveva pieno accesso alle reti e ai database della CIA con tutte le informazioni “altamente classificate” aggiornate. Si potrebbe sostenere che il divieto di Trump alla condivisione di informazioni sia solo di natura esecutiva, con la piena consapevolezza che le informazioni continueranno facilmente a trovare la strada per l’Ucraina.

Un’altra fonte sostiene che la NATO stia già raccogliendo il testimone:

Specialisti della NATO provenienti da Francia, Norvegia, Gran Bretagna e Romania sono stati schierati in battaglia per salvare le forze armate ucraine dalla “cecità” dell’LBS.

Le stazioni SIGINT delle basi aeree NATO in Lituania, Romania, Germania e Turchia operano a pieno regime. L’attività degli aerei da ricognizione AWACS francesi e britannici lungo i confini dell’Ucraina è stata incrementata.

Un altro rapporto, non corroborato, ha rilevato che:

Ai posti di comando delle Forze armate ucraine, il monitoraggio della battaglia e i feed satellitari online su tablet e schermi televisivi sono stati effettivamente scollegati. L’Armée de l’air et de l’espace francese sta cercando da tre giorni di collegare i bunker di comando delle Forze armate ucraine ai canali di comunicazione dei loro comandi operativi CDAOA e CFAS.

La stessa cosa sta avvenendo per la RAF e la RNS britanniche.

Come tale, le aspettative dovrebbero essere temperate su quanto drastici saranno gli effetti delle varie revoche degli aiuti da parte di Trump effettivamente, almeno nel breve termine.

Un analista russo scrive:

La situazione del presunto arresto del trasferimento di dati di intelligence è duplice.

Da un lato, le Forze armate ucraine potrebbero non ricevere più informazioni sensibili dagli americani. Ma questo non influisce sull’attività degli aerei da ricognizione della NATO nel Mar Nero. In questo momento, tre velivoli stanno operando sopra la Romania: un Boeing P-8A Poseidon della Marina statunitense, un Bombardier Challenger 650 Artemis e un Gulfstream G550 dell’intelligence elettronica dell’Aeronautica militare italiana, che è relativamente rara in quest’area.

Il conflitto giuridico in questa vicenda è piuttosto complicato. Da un lato, gli Stati Uniti non trasferiscono alle Forze armate ucraine nulla di quanto raccolto dalle proprie forze. D’altra parte, non si dice una parola sull’aviazione della NATO, che è in grado di trasferire queste informazioni sensibili.

Se quest’ultima affermazione è vera, allora nel complesso – almeno per quanto riguarda l’uso dei veicoli aerei senza pilota ucraini in Crimea e degli UAV nel Mar Nero – non c’è motivo di aspettarsi alcun peggioramento per le Forze armate ucraine.

In secondo luogo, va notato che anche se queste pause negli aiuti e nell’intelligence sono certificabili come reali, non significa che siano destinate a durare. La squadra di Trump sembra ora voler spingere l’Ucraina a negoziare, e la Casa Bianca ha insistito sul fatto che le pause saranno revocate se l’Ucraina si presenterà al tavolo delle trattative:

https://edition.cnn.com/2025/03/05/politics/us-pause-intelligence-support-ukraine/index.html

A parte questo, prendiamoci un momento per ammirare la logica di questo scambio condizionale. Toglieremo il bando sulle armi e vi daremo più armi se verrete al tavolo per firmare un accordo di pace. Ha senso per tutti? Di solito funziona anche il contrario. Perché la Russia dovrebbe accettare un cessate il fuoco o colloqui di pace con un’Ucraina che ora sa che continuerà a ricevere ingenti somme di armi se si siede a negoziare?

Quello che sembra probabile è che la Russia abbia chiesto agli Stati Uniti di smettere di partecipare agli attacchi a lungo raggio contro industrie russe critiche come parte dei negoziati in corso tra Russia e Stati Uniti. Come può la Russia fidarsi degli Stati Uniti quando questi stanno attivamente aiutando l’Ucraina a effettuare dolorosi attacchi a siti strategici russi?

Ora la conversazione si è spostata interamente su quanto l’Ucraina possa resistere con questi tagli agli aiuti e all’intelligence. Sembra che tutti si stiano assestando intorno alla soglia dei 2-4 mesi per quanto riguarda la durata dell’Ucraina. From CNN:

Un esperto ha affermato che la mossa si farà sentire entro due o quattro mesi, poiché gli aiuti dei Paesi europei aiutano Kyiv a rimanere in lotta per il momento. “L’impatto sarà grande. Lo definirei paralizzante”, ha dichiarato Mark Cancian, consulente senior del Center for Strategic and International Studies che ha seguito da vicino la guerra.

“Quando i rifornimenti vengono dimezzati, alla fine questo si manifesta in prima linea”, ha detto Cancian. “Le loro linee del fronte continuerebbero a cedere e alla fine si romperebbero e l’Ucraina dovrebbe accettare un accordo di pace sfavorevole, persino catastrofico”.

Il New York Times fa la sua parte:

https://archive.ph/ljy8u

L’articolo cita il tenente generale ucraino Romanenko:

“L’Europa non può assolutamente sostituire gli aiuti americani” ha dichiarato il mese scorso l’ex vice dello Stato Maggiore dell’esercito ucraino, il tenente generale Ihor Romanenko.

L’Ucraina stessa ha sfornato droni e costruito sistemi di artiglieria di produzione nazionale e prevede di spendere il 26% del suo budget per la difesa quest’anno. Ma alcuni alti funzionari ucraini affermano che le forze armate si troveranno in grave difficoltà se non verrà ripristinato il sostegno americano.

“L’Ucraina ha sicuramente un margine di sicurezza di circa sei mesi anche senza l’assistenza sistematica degli Stati Uniti, ma sarà molto più difficile, ovviamente” ha dichiarato martedì all’agenzia di stampa RBC-Ucraina un legislatore, Fedir Venislavskyi.

L’articolo prosegue affermando che, sebbene la quota di aiuti degli Stati Uniti all’Ucraina sia diminuita rispetto a quella dell’Europa, quella americana è di gran lunga la più letale e “critica” degli aiuti; in primo luogo probabilmente si riferiscono ai missili HIMARS, ATACMS e Patriot.

L’aspetto più cruciale per l’intelligence statunitense è stato quello di consentire attacchi di precisione sul territorio controllato dai russi. “Obiettivi statici come fabbriche o impianti petroliferi” sono “qualcosa che possiamo fare da soli”, ha detto Narozhny. “Ma siamo stati in grado di colpire centri di comando, uccidere generali, e questo è stato fatto probabilmente con l’aiuto dell’intelligence statunitense”.

Come ho detto prima: Credo che sia troppo presto per festeggiare. Tutte le congetture di cui sopra dipendono interamente da che tipo di “pausa” negli aiuti sia realmente questa. È possibile che Trump stia solo mettendo in riga Zelensky e che intenda riprendere gli aiuti a breve, anche se parzialmente. Naturalmente, in entrambi i casi non è di buon auspicio per l’Ucraina: sto semplicemente mettendo in guardia dal celebrare un crollo immediato dell’AFU.

L’altra grande domanda che ci si pone è: quanta parte degli aiuti può essere realisticamente sostituita dall’Europa? Per esempio, il portavoce del Ministero della Difesa tedesco Michael Stempfle ha dichiarato che la Germania ha “raggiunto il limite” delle forniture:

La Germania ha raggiunto il limite della sua capacità di trasferire armi dai suoi arsenali all’Ucraina – Ministero della Difesa tedesco

“Trasferimenti simili (di armi) sono già avvenuti dalla Bundeswehr all’Ucraina. Tuttavia, in questo caso è stato raggiunto un limite naturale, poiché nelle nuove condizioni è necessario rafforzare le capacità di difesa dell’Europa e, in coordinamento con altri Paesi, garantire che ciascuno di essi sia ben rifornito”, ha detto Stempfle, un rappresentante del Ministero della Difesa tedesco, durante un briefing, rispondendo a una domanda sulla possibilità di trasferire sistemi di difesa aerea Patriot e armi simili.

Il vice capo dell’intelligence della Difesa ucraina Vadim Skibitsky ha fatto alcune affascinanti dichiarazioni in una nuova intervista (versione più lunga). In particolare, che nel gennaio del 2025, la Russia ha raggiunto i suoi obiettivi di reclutamento del 107%; e che nonostante ci sia un “rallentamento” dell’attività sul fronte, Skibitsky lo attribuisce al tempo e alla Russia che si sta riorganizzando e preparando per la prossima fase elevata di assalti:

Il vice capo del GUR, il maggiore generale Vadym Skibitsky, ha rilasciato un’altra intervista con alcuni dati utili. Ha notato che l’intensità delle operazioni di combattimento russe e il numero di assalti è diminuito di recente, ma ha detto “una riduzione dell’attività di combattimento non significa che i piani del nemico siano cambiati. Questo tempo viene utilizzato per pianificare ulteriori offensive, addestrare il personale, rifornirsi di munizioni e prepararsi per futuri assalti”. Ha aggiunto che la Russia si sta riorganizzando e sta reintegrando le perdite in combattimento, e che anche le condizioni meteorologiche hanno un impatto diretto sul ritmo delle ostilità.

Ha dichiarato che la componente terrestre russa in Ucraina e nella regione di Kursk è di 620.000 soldati, di cui oltre 200.000 in unità d’assalto e 35.000 della Rosgvardia. Ha dichiarato che la Russia prevede di reclutare 343.000 soldati a contratto nel 2025, ma ha notato che negli anni precedenti ha reclutato più soldati di quanto inizialmente previsto.

Afferma che la Russia aveva pianificato di reclutare 375.000-380.000 soldati nel 2024, ma che alla fine ne ha reclutati 440.000. .

Ha dichiarato che la Russia ha rispettato il 107% del suo piano di reclutamento per gennaio e che la quota di soldati a contratto reclutati da prigioni o sotto inchiesta aumenterà dal 15% nel 2024 al 30% nel 2025.

Ha dichiarato che la Russia prevede di formare nuove unità nei distretti militari di Mosca, Leningrado, Sud e Centrale, compreso il rafforzamento delle brigate in divisioni.

Ora l’Europa sta di nuovo favoleggiando una fantomatica era di riarmo per un valore di mille miliardi di dollari. L’eco-camera che le élite sature hanno creato per se stesse deve essere al massimo della forza ermetica, perché ora tutto questo non è solo al limite della mania totale.

Il duo di cagnolini della regina del letame von der Leyen e del suo vile consorte Merz guida la carica:

Ma questo avviene in un momento di crisi sempre più profonda in Germania:

Il giorno peggiore per i titoli decennali tedeschi dagli anni ’90. Il mercato sta valutando un’inflazione del +6% per le azioni. Il nuovo governo sta facendo la storia prima di entrare in carica.

Il mercato del debito europeo non vedeva un tale disastro da molto tempo. Le obbligazioni tedesche stanno concludendo la loro giornata peggiore dal crollo dell’Unione Sovietica.

Se l’Europa vuole sostituirsi agli Stati Uniti nel finanziamento dell’Ucraina, sarà estremamente costoso e i politici rischieranno un crollo del loro rating.

Quanti lavoratori italiani vorranno finanziare l’Ucraina quando i loro mutui a tasso variabile aumenteranno di 200 euro al mese a partire da aprile?

https://in.investing.com/news/stock-market-news/german-bonds-encounter-worst-day-since-berlin-wall-fall-due-to-massive-spending-plan-93CH-4704626

A quanto pare, questo non è un grosso ostacolo per gli eurocrati guerrafondai che continuano ad andare avanti a tutti i costi verso la guerra. Di concerto con i suoi colleghi, Macron ha appena tenuto un discorso straordinario alla nazione, durante il quale ha fatto diverse dichiarazioni sorprendenti. Innanzitutto ha affermato che l’Europa conoscerà la pace solo quando la Russia sarà sottomessa, sostenendo che la Francia è ora sottoposta a una sorta di grave minaccia da parte della Russia. Per intensificare la sua inutile sciabolata, ha invocato le armi nucleari della Francia come “difensori dell’Europa”:

Ha poi continuato a paventare la crescente forza dell’esercito russo, sostenendo che entro il 2030 la Russia creerà altri 3 milioni di truppe e 4.000 carri armati:

Qualcuno può illuminarmi su quale possibile “minaccia” la Russia rappresenta per la Francia? E come o perché la Russia potrebbe mai attaccare la Francia?

Almeno mettete un po’ di impegno nella propaganda della paura per dare un minimo di senso.

A proposito, nel tipico stile dei politici, ecco le promesse di Merz prima della campagna elettorale riguardo al debito della Germania:

Era un oppositore del debito, tranne quando si trattava di 900 miliardi di euro per combattere la Russia.

Ma come al solito, finora i piani dei burattini globalisti hanno avuto un inizio difficile. L’Ungheria ha già respinto il piano della von der Leyen di 20 miliardi di euro per l’Ucraina, mentre la Francia sarebbe in conflitto con il Regno Unito per il furto dei “fondi confiscati” alla Russia.

Sono emerse tensioni tra Francia e Regno Unito sulla possibilità di sequestrare 350 miliardi di dollari di beni russi congelati per poi offrirli agli Stati Uniti per l’acquisto di attrezzature di difesa, vincolando l’America alla difesa dell’Europa.

Macron teme che questo approccio possa violare il principio dell’immunità dei beni sovrani e minare gli sforzi per rafforzare la difesa europea.

Come previsto, il complesso mediatico-militare-industriale ha coordinato la segnalazione in tutta Europa. Basta guardare questo stupendo titolo:

https://archive.ph/Nyo2t

Non si preoccupano nemmeno più di mascherarlo: dimenticate il welfare, i servizi sociali e la prosperità – solo la guerra può salvarci! Avete mai assistito a un tale abbandono del buonsenso?

L’unico modo per salvare questo continente colpito è che Trump si ritiri completamente dalla NATO – di fatto, se non di diritto, andrebbe bene – e permetta ai comprador malati di affondare con la nave, in modo che una nuova generazione possa passare attraverso e mettere in campo un ritorno di una parvenza di buon senso, umanità e responsabilità civico-politica.

Basta considerare quanto sia peggiorata la situazione: il governo tedesco odia i propri cittadini a tal punto da combattere per impedire che i propri sistemi energetici sabotati vengano riavviati:

Che livello di distopia alla Black Mirror è questo? È semplicemente inconcepibile che un’unione politica fondata su una leadership così palesemente in malafede e in tale contraddizione ideologica con il suo stesso popolo possa sopravvivere ancora a lungo; stiamo semplicemente raggiungendo i livelli massimi di un governo crudelmente disumano da parte di “leader” che odiano i loro cittadini e li considerano solo come scomodi ostacoli verso ossessioni geopolitiche monomaniacali.

Ecco, questo è il giusto finale di questa sezione:

Un ultimo paio di articoli disparati:

Alcuni giorni fa gli Iskander russi sono piombati su una sessione di addestramento ucraino in campo aperto. I risultati sono stati così gravi che è diventato uno scandalo aperto in Ucraina, con perfino alti funzionari e pubblicazioni che hanno rivelato apertamente le vittime, tra cui 150 morti dell’AFU e 30 morti tra gli istruttori della NATO:

https://www.kyivpost.com/post/48161

Video dell’attacco:

L’area di addestramento è stata colpita con Iskanders a testata a grappolo. Ora l’AFU ha avviato ogni sorta di “indagine” interna.

La verità è che queste sono più comuni di quanto molti sappiano, e vengono semplicemente nascoste sotto il tappeto. Ecco un altro di un paio di settimane fa, se riuscite a sopportarlo.

Proprio questa notte, un altro attacco ha raso al suolo un hotel di Krivoy Rog dove si sospettava soggiornassero truppe straniere:

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Tutto sugli aiuti, di Aurelien

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Aurelien

05 marzo 2025

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A meno che non abbiate vissuto di recente sotto una roccia, avrete sentito parlare della controversia che circonda l’agenzia per gli aiuti e lo sviluppo all’estero del governo statunitense, chiamata, senza rischio di originalità, USAID. Avrete notato le furiose scazzottate e vi sarete chiesti perché ci sono opinioni così violentemente diverse, quando quasi nessuno sembra sicuro anche dei fatti più elementari.

Non posso pretendere di aver letto tutto quello che è stato scritto sull’argomento, ma quello che ho letto sembra spesso sorprendentemente ignorante non solo sui programmi di aiuto, ma sulle basi stesse del modo in cui i governi si relazionano, interagiscono tra loro e cercano di influenzarsi a vicenda e di influenzare l’opinione pubblica. Ho quindi deciso che poteva valere la pena di scrivere qualcosa su tutto questo. Devo dire subito che non ho alcuna conoscenza di prima mano delle operazioni dell’USAID sul campo, ma da un lato questo non è il mio argomento, e dall’altro quasi nessuno di coloro che ne sono oggetto sembra averne una conoscenza rilevante. Quindi torniamo all’inizio, o se volete alla fase meno uno, e riprendiamo da lì.

I governi perseguono interessi nazionali. Sorprendentemente, quando dico questo, le persone iniziano a muovere i piedi e a sembrare imbarazzate. Le ragioni di questa reazione sembrano essere due, entrambe basate su fraintendimenti. In primo luogo, c’è una sensazione diffusa e semi-articolata che gli Stati liberali, gentili e rispettabili, non debbano perseguire interessi nazionali, perché è in qualche modo sbagliato e indecente farlo. Alla ragionevole domanda: “Di chi dovrebbero perseguire gli interessi?”, di solito si risponde sventolando una mano sui diritti umani, sul diritto internazionale e così via, il che non è una risposta, poiché queste cose non sono necessariamente in conflitto, come spiegherò tra poco. Inoltre, in una democrazia, nessun governo che io conosca è mai stato eletto per perseguire gli interessi di un altro Stato. Ci sembrerebbe strano se Putin annunciasse che la sua politica è quella di perseguire gli interessi nazionali della Cina, e senza dubbio lo farebbe anche il suo elettorato.

In realtà, sarebbe più corretto dire che l’imbarazzo deriva dal parlare di perseguimento dell’interesse nazionale. A sua volta, ciò è dovuto al predominio di una forma particolarmente adolescenziale di teorizzazione delle relazioni internazionali, basata sulle cosiddette concezioni “realiste” o “neorealiste” del mondo come un’arena in cui gli Stati competono continuamente per massimizzare il proprio potere e la propria influenza. Ciò implica un gioco a somma zero, in cui tutti gli interessi nazionali sono in competizione tra loro, e promuovere il proprio interesse nazionale implica danneggiare quello di qualche altra nazione. Quindi, il comprensibile imbarazzo.

Ovviamente, il mondo non funziona davvero così. Come ho sottolineato più volte, il sistema internazionale funziona molto più grazie alla cooperazione che al confronto: se dovesse funzionare solo attraverso il confronto, probabilmente non funzionerebbe affatto. Certo, gli interessi nazionali delle diverse nazioni sono talvolta opposti, e questo è ciò che viene pubblicizzato. Ma se questa fosse la regola, non esisterebbe alcun sistema internazionale. Si tenga inoltre presente che, come ho detto spesso, i diversi interessi nazionali possono essere complementari, e ogni parte ottiene cose molto diverse. Una piccola nazione in una regione instabile accetta di ospitare una base militare straniera: la potenza straniera ottiene una presenza, la piccola nazione ottiene uno status nella regione e maggiore sicurezza nei confronti dei suoi vicini. Entrambi i Paesi promuovono quelli che considerano i loro interessi nazionali, ma in modi completamente diversi. Esistono infatti alcuni beni collettivi internazionali, come la stabilità, la libertà di navigazione, la sacralità delle sedi diplomatiche e molti altri, che sono sufficientemente sensati da essere considerati dalla maggior parte dei Paesi quasi sempre nel loro interesse nazionale, anche se non è detto che due Paesi li considerino esattamente allo stesso modo.

Prendiamo un semplice esempio di come questo funzioni dall’alta politica, prima di addentrarci in altri più strettamente legati all’argomento principale di questo saggio. Dal 1990 il Libano è stato tenuto insieme da una tacita serie di accordi tra influenti potenze regionali e internazionali, in base a quelli che considerano i loro interessi nazionali. Per quindici anni, i siriani hanno occupato gran parte del Paese dopo la guerra civile e, anche quando sono stati espulsi nel 2005, sono rimasti influenti in quella che consideravano un’area strategica fino all’inizio della loro guerra civile nel 2011. Israele desiderava una parte del Libano, ma si rendeva conto che uno Stato crollato avrebbe solo aumentato il potere di Hezbollah. L’Iran voleva uno Stato debole, ma voleva anche che continuasse a esistere, in modo che il suo proxy Hezbollah potesse svolgere un ruolo importante. Le potenze interessate alla sicurezza regionale (Qatar, Egitto, Arabia Saudita) e gli attori internazionali (Stati Uniti e Francia) si sono riuniti nel Gruppo dei Cinque per fare pressione sul sistema politico libanese affinché eleggesse finalmente un presidente e sbloccasse l’impasse. Le motivazioni che li hanno spinti a farlo erano probabilmente almeno in parte diverse in ogni caso, ma ciò che contava era la convergenza e la sovrapposizione di quelli che consideravano i loro interessi nazionali. La batosta subita da Hezbollah l’anno scorso e la caduta del regime di Assad hanno indebolito notevolmente l’Iran, che ha deciso che i suoi interessi nazionali erano meglio serviti dal non provocare ulteriori conflitti. Così il Libano ha ora un Presidente, un Primo Ministro e un Governo come risultato di percezioni dell’interesse nazionale molto diverse ma alla fine convergenti.

Naturalmente, è del tutto giustificata la cautela con cui il termine viene utilizzato troppo liberamente, come se si trattasse di un solvente universale, e come se fosse necessario invocare l'”interesse nazionale” per giustificare anche il progetto più strampalato. E in effetti questo è accaduto spesso. Per continuare con l’esempio della Siria, gli Stati occidentali credevano che la Siria avrebbe seguito l’esempio di Tunisia ed Egitto e che Assad sarebbe caduto rapidamente. È stata quindi naturale la corsa a posizionarsi a fianco dei presunti nuovi governanti del Paese, fornendo loro armi e addestramento. Se questo giudizio fosse stato corretto, l’argomentazione dell'”interesse nazionale” avrebbe potuto essere sostenibile, ma in realtà, con il proseguire della guerra civile, l’opposizione armata è diventata indebitamente dominata dai gruppi islamisti. Tuttavia, poiché l’Occidente era ormai totalmente impegnato a sbarazzarsi di Assad, ha preventivamente scusato e abbracciato tutti i gruppi di opposizione e, come so da contatti personali, non ha indagato troppo da vicino sugli antecedenti di coloro che ha armato e addestrato. Non è escluso che alcuni di coloro che hanno compiuto i micidiali attacchi terroristici in Europa nel 2015-16 siano stati addestrati dall’Occidente, il che rappresenta un disastroso autogol sotto la voce “interesse nazionale”, se mai ce ne fosse stato uno. Quindi sì, l’interesse nazionale è qualcosa che deve essere dimostrato, non solo affermato.

La seconda ragione per cui il termine attira controversie è che si tratta di quello che gli accademici amano definire un “concetto contestato”, ovvero che ci sono molte discussioni su cosa significhi e su come definirlo. È ragionevole chiedersi a chi spetti la definizione di “interesse nazionale”, se una nazione abbia effettivamente un unico “interesse” e se gli interessi all’interno di una nazione possano essere in conflitto tra loro. Ma questo non invalida il concetto, così come non invalida la libertà, la democrazia o i diritti umani, perché sono concetti ugualmente “contestati”, se non di più. In effetti, se dovessimo smettere di discutere di “concetti contestati”, metà dei dipartimenti universitari del mondo occidentale dovrebbero chiudere. E dopo molti dibattiti, nessuno è riuscito a trovare una formula migliore di quella di dire che l’interesse nazionale è quello che il governo legittimo del giorno dice che è: dopo tutto, difficilmente si può decidere l’interesse nazionale attraverso sondaggi di opinione o referendum.

Ritengo quindi che i governi perseguano ciò che considerano l’interesse nazionale, a volte bene, a volte male, e che questo perseguimento non sia necessariamente in contrasto con le altre nazioni, né con i beni pubblici internazionali, come la stabilità o il diritto internazionale. In effetti, pochi governi vorrebbero vivere in un mondo instabile e quindi pericoloso quando potrebbero vivere in un mondo più stabile. Chi trova scomoda questa conclusione può andare a formare un gruppo in un angolo e parlare tra di loro.

Il passo successivo è il riconoscimento che per promuovere i propri interessi nazionali, i governi vogliono influenzare altri governi e nazioni. Anche in questo caso, non c’è nulla di nuovo: succede da quando esistono i governi e avviene in un numero quasi infinito di modi. E ancora, anche se questo spesso mette a disagio le persone, non c’è motivo per cui debba farlo. Sarebbe difficile per un governo giustificare il fatto che altri Stati determinino l’esito di negoziati commerciali senza fare uno sforzo, o che non si preoccupi di cercare di persuadere altri governi a cooperare per risolvere un problema comune come l’inquinamento marittimo o il traffico di esseri umani. Ci sono anche casi in cui l’interesse nazionale significa spingere per una soluzione che si ritiene superiore in un dibattito internazionale. In alcuni casi, ciò può comportare una vera e propria pressione, come nel caso di persuadere i Paesi ad abbandonare l’eccessivo segreto bancario. Infine (da un elenco molto lungo) i governi vogliono aumentare la loro influenza nel mondo o nella regione in generale, e questo può comportare l’offerta di ospitare organizzazioni internazionali (Bruxelles e L’Aia sono poco altro), o cercare di assicurarsi posti di responsabilità in tali organizzazioni.

Questo è tutto ciò che dirò sull’influenza diretta sui governi e sulle organizzazioni internazionali, perché credo che il principio, almeno, sia relativamente ben compreso. Ma che dire dell’influenza su una nazione e sulla società nel suo complesso, nel perseguimento del proprio interesse nazionale, come lo si definisce? Credo che questo sia il punto da cui derivano gran parte della confusione e dell’acrimonia attuali. Anche in questo caso, è utile tornare ai principi fondamentali.

Per cominciare, la maggior parte delle nazioni vuole migliorare il proprio status con le élite straniere attuali o future. (Gli imperi e le grandi potenze hanno storicamente cercato di educare le élite straniere in scuole e università, nelle case reali, nei collegi militari o negli istituti di formazione governativi e in molti altri modi. Oggi questo è quasi universale: gli Staff College sono un buon esempio moderno. Nella maggior parte delle grandi potenze militari, e in molte regionali, fino al 50% del corpo studentesco proviene dall’estero. In parte si tratta di creare contatti internazionali, di proiettare un’immagine positiva dell’esercito e dello Stato ospitante e anche di costruire modestamente la stabilità, ad esempio facendo frequentare lo stesso corso a studenti provenienti da Paesi che si considerano nemici. Ma il motivo più tipico è l’influenza per il futuro. Dato che la maggior parte delle nazioni non manderà dei perfetti idioti al vostro College, se ogni anno o ogni due anni avete uno studente proveniente dal Paese X, c’è una buona probabilità che a tempo debito uno di questi studenti raggiunga un’alta posizione nelle loro forze armate, e voi guadagnerete influenza come risultato. Così, il generale Meiring, l’ultimo comandante delle forze di difesa dell’era dell’apartheid, era stato addestrato a Parigi, e questo ha dato ai francesi una notevole influenza negli ultimi giorni del vecchio Sudafrica, anche se poi si è ritorto contro di loro.

A loro volta, le nazioni spesso vogliono inviare persone a questi corsi, e ci può essere una notevole competizione internazionale per i posti nei corsi più prestigiosi: il Royal College of Defence Studies di Londra è uno di questi. Ma a volte c’è anche una richiesta più generale. Proprio come i francesi addestravano l’esercito sudafricano dell’apartheid, alla fine degli anni ’80 l’African National Congress si è rivolto al governo britannico tramite intermediari, cercando di addestrare e far fare esperienza nel Regno Unito ad alcuni dei suoi uomini di punta che un giorno sarebbero entrati nel governo del Paese. Quando si venne a sapere di ciò, ci furono critiche sul fatto che il Regno Unito stesse “addestrando terroristi”, un rischio professionale in questi casi. In realtà, il Regno Unito ha svolto un ruolo discreto ma prezioso non solo nella preparazione dell’ANC al governo, ma anche nella fusione delle varie forze armate che ha seguito le elezioni del 1994. In un certo senso, questo potrebbe essere criticato come “ricerca di influenza”, e non c’è dubbio che in pratica l’ANC sia stata influenzata dalle pratiche e dai concetti britannici. Ma questo dimostra forse quanto sia complicato l’argomento “influenza”. L’ANC cercò deliberatamente la consulenza britannica e i britannici cercarono di influenzarli nel modo che ritenevano più utile per la stabilità del Paese. (Va forse aggiunto che tutta una serie di altri Paesi si presentarono in Sudafrica dopo il 1994, offrendo denaro e consigli, non tutti voluti o apprezzati).

Ma i tentativi di influenzare vanno ben oltre i governi e le future élite, e in questo caso la maggior parte dei Paesi ha reti di organizzazioni, per lo più finanziate dallo Stato, che promuovono la lingua e la cultura del Paese e incoraggiano visite culturali reciproche. La cosiddetta “diplomazia culturale” può essere coordinata da un’ambasciata, ma la maggior parte dei risultati è nelle mani di agenzie semi-indipendenti come il British Council, l’Alliance Française, i Goethe Institutes e i Centri Confucio. (Visite culturali, mostre, scambi universitari ed eventi artistici fanno parte del miglioramento dell’immagine del Paese all’estero. (Michel Foucault, per esempio, è stato un diplomatico culturale in Polonia e Svezia negli anni Cinquanta). E se vivete in una capitale, avrete visto i Centri culturali di tutti i Paesi, con le loro esposizioni di arti e mestieri, cibi e costumi. A volte la promozione è indiretta. Ad esempio, il calendario del Gran Premio di Formula 1 del 2025 prevede non meno di quattro gare nella regione del Golfo, che storicamente non è un centro per le corse automobilistiche. E il Paris St Germain, la squadra di calcio più famosa di Francia, è posseduta all’85% da quello che di fatto è il governo del Qatar.

Allo stesso modo, il tempo in cui, ad esempio, ogni sala d’albergo in Asia trasmetteva solo la CNN è ormai passato da tempo. Al giorno d’oggi, tutte le principali nazioni hanno i loro canali televisivi, spesso trasmessi in inglese, e questo è stato fonte di molte angosce, di solito per sciocche accuse come “propaganda”. In questo caso, però, è importante fare alcune semplici distinzioni. Tutti i governi rilasciano dichiarazioni ufficiali e molti hanno canali televisivi e radiofonici ufficiali (oggi anche Internet) per diffonderle. Questi non pretendono di essere nulla di più di quello che sono, e pochi non cittadini, anche quelli che ascoltavano religiosamente Radio Mosca durante la Guerra Fredda, avrebbero creduto a tutto. Ma molti Paesi hanno anche stazioni semiufficiali di notizie e attualità finanziate dal governo, che di solito trasmettono in inglese, anche se in parallelo a un servizio in lingua madre (NHK World è un buon esempio). È comune vedere questi canali come servi dei loro governi, ma la verità è di solito più complicata. Sono gestiti come erano gestiti i servizi radiotelevisivi statali originari, da membri dell’establishment del Paese in questione, che condividono in gran parte le stesse opinioni sul mondo dei politici e delle altre figure pubbliche di cui si occupano. Un tempo i giornalisti provenivano da una maggiore varietà di ambienti (anche se non necessariamente di opinioni), ma oggi sono prefabbricati come la leadership politica e il resto della casta professionale e manageriale (PMC). Non è quindi necessario che il governo tedesco dia a DW le sue istruzioni su come coprire la guerra in Ucraina: vivono nella stessa bolla di tutti gli altri. In effetti, la mia esperienza mi dice che i media sono spesso più aggressivi e urlanti dei politici, che spesso sono un po’ meno lontani dalla realtà.

Pertanto, la produzione di tali stazioni e degli spin-off di Internet tenderà a riflettere il consenso del PMC nel paese in questione. Non potrebbe essere altrimenti. Giornalisti e figure mediatiche indipendenti sono in gran parte scomparsi al giorno d’oggi, e il campo è ora per lo più diviso tra campi rivali: I cloni del PMC da una parte, e i “giornalisti di campagna” che odiano il proprio Paese a tal punto da credere a qualsiasi cosa negativa su di esso, dall’altra. Le vecchie capacità di soppesare e giudicare i fatti e di cercare di produrre un’analisi obiettiva stanno rapidamente decadendo e potrebbero presto scomparire del tutto. A ciò non contribuisce la crescente convinzione che, poiché l’obiettività perfetta è impossibile, non ha senso cercare di essere obiettivi. Ma ovviamente la risposta a un’informazione distorta non è un’informazione altrettanto distorta.

Tuttavia, ci sono dubbi reali sulla reale efficacia di tutto questo. È ovviamente vero che, nella misura in cui i media della PMC forniscono un unico resoconto di un episodio – l’Ucraina è l’ovvio esempio attuale – allora quel resoconto dominerà e tenderà a determinare la comprensione della gente. Tuttavia, gli effetti pratici sono limitati e l’Ucraina non è una delle principali preoccupazioni della gente comune. In effetti, la gente crederà naturalmente alla propria esperienza più che a ciò che vede nei media: nella maggior parte dei Paesi europei, la gente sa che la vita sta diventando più difficile, i prezzi aumentano e il lavoro è più difficile da trovare, anche se i media dicono il contrario: tanto peggio per i media.

I tentativi di influenzare l’opinione pubblica in altri Paesi raramente sono più efficaci. Tendiamo a dimenticare che la maggior parte delle popolazioni nutre comunque una sana diffidenza nei confronti di ciò che dicono i media e che le persone non sono del tutto stupide. Le campagne di propaganda condotte sui media raramente hanno un effetto duraturo e molti sforzi per influenzare i media stranieri sono semplicemente sprecati. Il tema dei rapporti tra giornalisti e governo è molto complesso e richiederebbe troppo tempo per essere approfondito in questa sede, ma in genere i giornalisti non sono semplici stenografi né, nella maggior parte dei Paesi, prendono fedelmente ordini dai governi. (Negli Stati a partito unico questo è il punto, ovviamente, ma non ne stiamo parlando qui). La questione del finanziamento dei media stranieri e della formazione dei giornalisti stranieri è una questione su cui torneremo tra poco: ma vale anche la pena di sottolineare che i governi sono sempre stati grandi consumatori di media e, con molte pubblicazioni che ora scompaiono dietro i paywall, spesso pagano somme considerevoli per l’accesso. (Sarebbe possibile, anche se un po’ perverso, sostenere che il Financial Times sia sovvenzionato dal governo cinese).

Tutto ciò è distinto da concetti come “psy-ops” e “influence-ops”, che sono termini (come “intelligence asset”) che le persone tirano in ballo per cercare di convincere gli altri di avere conoscenza ed esperienza nel settore e quindi di sapere di cosa stanno parlando (di solito non è così). (In realtà, questo genere di cose accade relativamente di rado. A livello nazionale, i governi possono fare leva sull’ego e sulle ambizioni professionali dei giornalisti per indurli a scrivere storie di supporto. Questo accade praticamente ovunque da quando esistono i giornalisti. Ci sono anche casi di giornalisti stranieri che vengono subornati in questo modo, ma relativamente di rado. Durante la Guerra Fredda, alcuni membri del Partito Comunista erano anche giornalisti e scrivevano ciò che Mosca voleva. Ma poiché tutti lo sapevano, il loro lavoro aveva un effetto pratico limitato. Nel complesso, con la fine delle lotte ideologiche palesi, questo tipo di cose è molto meno comune.

Quanto sopra non ha molto a che fare con le agenzie di intelligence in quanto tali, ma ci sono alcuni casi in cui i governi diffondono storie per effetto politico nei media, attribuendole a “fonti di intelligence”. Ma il pubblico è raramente il bersaglio. Un esempio tipico, anche se immaginario, sarebbe una storia sui media occidentali secondo cui, secondo “fonti di intelligence”, i russi stavano costruendo una nuova base navale in Libia, insieme a vari dettagli. Lo scopo sarebbe quello di trasmettere ai russi il messaggio che l’Occidente era al corrente di ciò che stavano facendo e di lasciarli nell’incertezza su quanto altro l’Occidente aveva scoperto e che loro non stavano rivelando. Per definizione, ovviamente, operazioni di questo tipo sono molto rare.

Si tratta di una presentazione molto semplificata e schematizzata di come i governi cercano di influenzarsi a vicenda, le élite nazionali e talvolta anche le popolazioni, ed è essenziale per comprendere la recente polemica su USAID e il suo contesto più ampio. Ma dobbiamo anche esaminare l’intera questione degli aiuti allo sviluppo e il modo in cui sono stati concettualizzati e attuati a partire dagli anni Sessanta, nonché le loro origini più antiche.

Finché le culture sono esistite in prossimità, si sono influenzate a vicenda. Il Macedone di Alessandro aveva una forte influenza persiana, così come molti intellettuali e statisti romani avevano tutori greci e scrivevano in greco. La maggior parte degli imperi introdusse i propri sistemi amministrativi e fiscali. Gli esploratori spagnoli e portoghesi aprirono la strada alla diffusione del cattolicesimo dal Brasile al Giappone, ma fu solo alla fine del XIX secolo, con la massiccia espansione dell’Impero britannico e di quello francese, che vennero fatti seri tentativi di cambiamenti ideologici e strutturali. Gli inglesi avevano un senso molto vittoriano e anticonformista del dovere e dell’obbligo di aiutare gli altri. I francesi avevano le idee e i principi universalmente validi della Rivoluzione da diffondere, proprio nel momento in cui la lunga e aspra lotta interna contro le forze della reazione era stata vinta con la fondazione della Terza Repubblica.

Così, mentre le società missionarie (le ONG dell’epoca) portavano l’illuminazione e la religione, oltre all’istruzione e all’alfabetizzazione, una nuova serie di amministratori coloniali portò quello che oggi definiremmo “buon governo”, leggi scritte e gli inizi dei moderni sistemi politici ed economici. Inoltre, le norme morali che i colonialisti portarono con sé non erano negoziabili: la schiavitù fu abolita ovunque in Africa, senza scuse. Leggendo i resoconti del servizio civile sudanese di cento anni fa, si evince che i funzionari dovevano affrontare più o meno gli stessi problemi dei moderni funzionari internazionali, con la differenza che erano molto più competenti e preparati e spesso trascorrevano buona parte della loro vita a lavorare nei Paesi che amministravano.

Quindi, nell’impeto della de-colonizzazione, non sorprende che la nuova generazione di leader (soprattutto) africani, educati all’estero o in scuole e università missionarie, si sia rivolta ai modelli occidentali di sviluppo, così come ai modelli occidentali di Stato-nazione, con risultati altrettanto ambigui. Il concetto di sviluppo economico risale effettivamente a quell’epoca, quando economisti come l’americano Rostow ritenevano di aver trovato leggi universali per spiegare lo sviluppo delle società, sia economico che sociale, e che fosse possibile collocare le società su un continuum a seconda dello stadio in cui si trovavano. Questo pensiero – che influenzò molto il presidente Kennedy – aveva in parte lo scopo di definire un sistema di sviluppo in opposizione al modello marxista, molto influente tra le nazioni del Terzo Mondo.

Perché non dare una mano? Sebbene la progressione della teoria dello svilupposia complicata e talvolta contraddittoria, l’impulso politico alla base era abbastanza chiaro. Le ex colonie dovevano essere aiutate e incoraggiate a sviluppare sistemi economici di tipo occidentale, trasformandole in una o due generazioni in Stati industrializzati, partner commerciali e mercati di esportazione per l’Occidente, dimostrando sempre l’inferiorità del modello sovietico a direzione statale.

Man mano che le mode economiche e intellettuali cambiavano in Occidente (sostituzione delle importazioni, crescita trainata dalle esportazioni, pianificazione centrale e altro) la prescrizione cambiava di conseguenza. Molti governi hanno istituito dipartimenti speciali per aiutare e consigliare questo processo, sia attraverso miglioramenti nella sanità e nell’istruzione (seguendo l’esempio dell’epoca coloniale), sia cercando di formare e dotare la nuova generazione di leader e i loro consiglieri delle competenze necessarie. Le motivazioni sono varie e di solito si confondono l’una con l’altra. In parte erano ideologiche: fornire un’alternativa al modello di sviluppo marxista popolare in molte parti del mondo. In parte si trattava di un senso di responsabilità residuo per le ex potenze coloniali, in parte della convinzione degli anni Sessanta di un governo efficace e benevolo, in parte della convinzione di assistere un processo storicamente inevitabile, in parte di un investimento nei mercati e nei partner commerciali del futuro, in parte della preoccupazione per le conseguenze politiche e strategiche di uno sviluppo fallito… e molte altre cose. Soprattutto, forse, si credeva che esistesse un modello di sviluppo – esemplificato di recente dalla stupefacente ricostruzione dell’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale – valido ovunque. E c’era una chiara e comprensibile richiesta di assistenza da parte delle stesse ex-colonie: chi cercava di essere “indipendente” dall’Occidente si trovava in genere a seguire i consigli dell’Unione Sovietica. (È legittimo aggiungere, tra l’altro, che la teoria dello sviluppo non è mai stata in grado di tenere conto delle esperienze di reale successo di paesi come il Giappone, Singapore e la Corea del Sud).

Tuttavia, almeno fino alla fine degli anni Settanta, sembrava che tutto ciò stesse funzionando. Le ex colonie istituirono governi, diversificarono le loro economie e cominciarono a industrializzarsi e le loro società divennero ciò che definiremmo più “moderne”. Il processo di modernizzazione era iniziato sotto il colonialismo (soprattutto nel mondo arabo) con l’introduzione di idee più liberali e laiche: infatti, il Partito Comunista Iracheno, la forza politica di sinistra dominante in Iraq, era estremamente influente sotto il dominio britannico, soprattutto tra le classi medie urbane. E con il potere nelle mani di governi post-indipendenza laici e modernizzanti in Paesi come l’Egitto e l’Algeria, sembrava che questa tendenza sarebbe continuata.

Alcune cose sono cambiate radicalmente. La teoria dello sviluppo presupponeva un’economia mondiale stabile e regolamentata. La deregolamentazione dei prezzi delle materie prime e la fluttuazione dei tassi di cambio a partire dagli anni Ottanta hanno sconvolto i presupposti economici e hanno fatto sprofondare molte ex colonie nel debito e nella povertà. Proliferarono i regimi militari e autoritari e iniziò una reazione contro la modernizzazione sociale e politica ispirata dall’Occidente, che si manifestò in modo spettacolare in Iran. Mentre questi sviluppi venivano assorbiti, la Guerra Fredda finì, lasciando le potenze occidentali un po’ smarrite, in un mondo che era cambiato in modo irriconoscibile in un paio d’anni. Non si trattava solo della scomparsa del Patto di Varsavia, né solo degli effetti immediati sull’Europa, ma anche di molte questioni più ampie che dovevano essere prese in considerazione.

L’atteggiamento occidentale è stato uno strano miscuglio di shock e arroganza. Lo shock per la rapidità degli eventi, l’arroganza per la sensazione di aver “vinto” e di essere quindi tentati di scatenarsi in tutto il mondo con una formula apparentemente vincente. Non che non ci fossero cose da fare: i nuovi Stati indipendenti dell’Europa orientale in molti casi non avevano alcuna tradizione di democrazia parlamentare o di governo multipartitico. I nuovi governi si sono rivolti naturalmente all’Occidente per chiedere aiuto, spesso con lo sviluppo e la formazione di funzioni completamente nuove, come i ricercatori parlamentari e i giornalisti indipendenti. (Allo stesso modo, sono state esercitate pressioni sugli Stati africani affinché adottassero rapidamente sistemi multipartitici (non sempre in modo saggio, francamente) e sviluppassero in qualche modo le nuove e complesse competenze che ne derivavano.

Si aprì quindi un nuovo panorama di influenza sui Paesi di tutto il mondo, spesso nei settori più sensibili del governo e della società. L’Occidente si è precipitato senza opporsi e, almeno all’inizio, molti Paesi hanno sentito il bisogno di un aiuto genuino, anche se quello che veniva fornito non era sempre desiderato. Così la maggior parte dei governi occidentali ha oggi dei Ministeri dello Sviluppo, spesso politicamente potenti e ben finanziati. In molti Paesi, sono più influenti all’estero del Ministero degli Esteri, oltre a godere del sostegno parlamentare e mediatico in patria, perché si vede che stanno facendo del bene. (Ricordiamo l’eredità calvinista di molti dei principali Paesi donatori). Inoltre, consentono a Paesi piccoli ma ricchi – Svezia, Canada, Svizzera – di avere un’influenza sulle politiche di altri Paesi sproporzionata rispetto alle loro dimensioni e alla loro importanza. Il periodo successivo al millennio ha visto alcune di queste organizzazioni condurre un’efficace politica estera alternativa – la FID nel Regno Unito ne è stato un esempio particolarmente eclatante – a volte in contrasto con altri settori del governo.

In questo periodo, le agenzie di sviluppo hanno abbandonato, o perlomeno hanno ridotto, le tradizionali funzioni “missionarie”, ovvero la salute, l’agricoltura e l’istruzione, e hanno abbracciato le funzioni di “amministratore coloniale” della riforma del governo, spinte da un’agenda liberale altamente normativa che il loro personale aveva assorbito all’università e dai media della PMC. Così, il sottosviluppo, la corruzione, la povertà, il crimine, l’insicurezza erano visti non tanto come problemi pratici quanto come problemi ideologici e morali. La risposta alla corruzione era la lezione di onestà, la risposta al conflitto era la promozione del dialogo e della comprensione reciproca. Whitey aveva le risposte, come un secolo prima, solo che questa volta Whitey era molto più informato sui problemi. E i governi deboli e spesso poveri non direbbero di no alla convinzione di un ricco donatore che la criminalità potrebbe essere ridotta se la polizia contenesse un maggior numero di membri “diversi”, provenienti da gruppi e orientamenti sessuali differenti. In effetti, gli impulsi e gli obiettivi dei ministeri dello Sviluppo, basati sulle norme liberali del PMC, esistono indipendentemente e prima dei problemi reali del mondo: il trucco è trovare un contesto plausibile in cui applicarli. Inoltre, i programmi stessi devono essere politicamente sicuri, attraenti per i media PMC, evitando così di affrontare problemi reali in cui le cose potrebbero andare male.

Come ai tempi degli amministratori coloniali, i soldi sono in mano e i programmi sono gestiti da persone lontane. Quando Rory Stewart era ministro dello Sviluppo del Regno Unito, rimase stupito nello scoprire che i suoi alti funzionari non visitavano mai i Paesi di cui erano responsabili, e che la maggior parte del loro tempo veniva trascorsa in un mondo kafkiano di piani e calendari complessi, quadri logici ed elenchi di risultati. (Stewart racconta la storia di un progetto da 50.000 sterline da lui approvato che ha consumato 48.000 sterline del suo budget in costi amministrativi, consulenze, revisioni contabili e altre funzioni puramente cerimoniali.

Come è possibile? Tanto per cominciare, i ministeri dello sviluppo tendono a essere piccoli e a disporre di pochi esperti nei Paesi in cui operano. Pertanto, lavorano quasi esclusivamente attraverso società di consulenza, ONG e organizzazioni locali, che in teoria hanno questa esperienza. Questo non ha nulla a che vedere con la “negabilità” o i “tagli” o altro: è semplicemente il modo in cui le cose devono andare. Si ottiene qualcosa di simile a quanto segue: un esempio immaginario ma realistico.

Un piccolo ma ricco donatore ha un programma in un piccolo e povero Paese africano dove la criminalità è un grosso problema. La polizia viene pagata raramente, se non del tutto, e non indaga sui crimini a meno che non le si dia del denaro. Non hanno radio, pochi veicoli e nessuna competenza tecnica. Rispondono alla rabbia dell’opinione pubblica per i livelli di criminalità arrestando i criminali abituali e strappando loro delle confessioni. Ma poiché le carceri sono sovraffollate, i presunti colpevoli vengono spesso liberati. Un ministero dello Sviluppo vuole intervenire, ma la maggior parte di questa agenda è troppo delicata per essere toccata. Per questo motivo si rivolge a un consulente per esaminare le priorità e il rapporto identifica i progetti che, secondo gli autori, il ministero finanzierà. Vengono identificati tre “filoni di lavoro”: formazione anticorruzione, formazione sui diritti umani e maggiore rappresentanza femminile nella polizia. Il progetto viene lanciato in due anni con un budget di 1 milione di euro.

Il primo passo consiste nell’assegnare un contatto a una grande società di consulenza per la gestione del progetto. Anche questa società di consulenza non avrà competenze dettagliate, quindi dovrà assumere esperti in materia per la gestione. A loro volta, individueranno una ONG nazionale o internazionale che si occuperà della realizzazione, che dovrà assumere personale, e una ONG nel Paese o nella regione che potrà occuparsi dell’organizzazione, ma che dovrà anch’essa assumere personale. Poiché i requisiti di gestione, legali, di pagamento, di rendicontazione e di revisione contabile di questi progetti sono spesso molto laboriosi e complessi, saranno necessari esperti in tutti questi settori. Vengono organizzate diverse riunioni per definire i “risultati”, che potrebbero essere, ad esempio, conferenze sulle migliori pratiche anticorruzione, visite nel Paese donatore per vedere all’opera le donne poliziotto, visite di esperti di diritti umani per formare i poliziotti locali e una campagna pubblicitaria su Internet per convincere i poliziotti a essere più onesti e meno brutali. Dopo due anni, quando la maggior parte dei fondi è stata destinata a consulenti, contratti a breve termine, supervisione, amministrazione, stesura di relazioni, tariffe aeree, costi alberghieri e conferenze di alto profilo, il progetto viene giudicato un successo, in quanto i “key performance indicators” sono stati tutti raggiunti entro il budget previsto. È vero, non è stato fatto nulla per la criminalità, ma non si può avere tutto.

Ci sono un paio di conseguenze inevitabili di questo modo di operare. Una, dato che i valori normativi liberali sono obbligatori in tutte le fasi, è che i programmi possono essere in contrasto con le norme della società stessa e con le politiche che il governo è stato eletto per attuare. Ciononostante (e questa è una lamentela comune) le ONG finanziate dai donatori possono alla fine essere più potenti dei governi eletti, oltre ad attirare persone valide lontano da loro. In secondo luogo, tali programmi incoraggiano l’apparizione di qualcosa di simile a un’élite coloniale, che “pensa come noi”, che “comprende la necessità di un cambiamento” e che a sua volta viene ricompensata con il patrocinio, con posti all’università per i propri figli e spesso con posti di lavoro nel governo sotto la pressione dei donatori. Per i donatori, questo è del tutto difendibile, perché in questo modo aiutano la modernizzazione e lo sviluppo del Paese e combattono le forze reazionarie oscurantiste.

Naturalmente, è sbagliato vedere i governi e le popolazioni solo come vittime passive degli obiettivi egoistici dei donatori. In questi Paesi ci sono molti imprenditori altamente capaci e piuttosto spietati, che sanno come dare a Whitey ciò che vuole, pur ritagliandosi una carriera dignitosa. E resta il fatto che ci sono effettivamente dei lavori da fare. La fornitura di giustizia, sicurezza e servizi governativi ben gestiti sono le richieste più elementari delle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo, e non si creano da sole. L’esperienza straniera è sempre utile e può essere essenziale e, sebbene io abbia criticato i presupposti alla base di molte di esse, posso testimoniarne l’efficacia se solo il bagaglio ideologico può essere in qualche modo gettato a mare.

Infine, tornando all’inizio della discussione, questi progetti sono naturalmente intrapresi nell’interesse nazionale e devono far parte di politiche più ampie verso determinati Paesi. Sarebbe sorprendente se non fosse così: un Paese che è un interesse prioritario per gli aiuti allo sviluppo è probabile che sia comunque una priorità di politica estera. La misura in cui questo tipo di progetti di sviluppo portino effettivamente molta stabilità ai Paesi è discutibile – e io sono tra i dubbiosi – anche se probabilmente fanno pochi danni effettivi e possono almeno obbligare i Paesi occidentali a interessarsi in modo intelligente ai problemi d’oltremare. Questi programmi, come tutti gli altri, possono essere usati in modo improprio, anche se di recente sono stati trattati in modo ignorante e fuorviante. Ad esempio, incorporare funzionari dell’intelligence nelle agenzie di sviluppo è un’idea dubbia, anche se per quanto ne so potrebbe accadere. Ma gli agenti dell’intelligence che lavorano sotto copertura ufficiale – nonostante quello che Hollywood vuole far credere – in genere passano il loro tempo a coltivare e servire le fonti che forniscono loro informazioni umane. Per questo hanno bisogno di una copertura plausibile per incontrare il tipo di persona che potrebbe diventare una fonte, ed è per questo che tradizionalmente lavorano nella sezione politica dell’ambasciata. Lavorare come ufficiale di sviluppo, con molto personale locale (che probabilmente fa capo all’agenzia di intelligence locale), obbligato a sparire per periodi di tempo senza dire dove si sta andando, trattando per lo più con ONG e politici locali, e spesso e inspiegabilmente non disponibile o “in Ambasciata”: beh, non è la migliore delle coperture. Ma del resto né io né il 99,9% delle persone che scrivono di queste cose lo sappiamo davvero.

In definitiva, l’aiuto allo sviluppo fa parte della politica estera di un Paese, obbedisce alle stesse regole e ha le stesse priorità. Non è carità, anche se spesso viene fatta per senso del dovere e desiderio di fare del bene. Se lo faccia davvero, però, come ho suggerito, è una questione aperta.


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Trump, il discorso sullo stato dell’Unione_a cura di Giuseppe Germinario

Un discorso lunghissimo, traboccante di enfasi e retorica tipicamente statunitense, ripeto statunitense, non americana, come si usa dire. Una ampollosità che a noi europei, soprattutto italiani e latini, disincantati e rassegnati, provoca una innata diffidenza e senso aristocratico e decadente di sufficienza. Sbagliamo, però, a minimizzarne la portata e caratterizzarlo come elemento gradasso, esclusivamente negativo, del tutto assimilabile ai peggiori istinti di quella nazione, già ampiamente sperimentati dai vari Biden, Bush, Clinton, solo per soffermarsi agli ultimi decenni. Un discorso, invece, teso a motivare, a ricostruire identità e ad evidenziare la natura e la dimensione dello scontro politico in corso negli Stati Uniti. Una enfasi che ci induce a travisare l’individuazione del nemico, a non cogliere le opportunità tattiche offerte dal momento e ad uniformare schieramenti che andrebbero, altrimenti, ulteriormente divisi.

La perorazione di Trump è quasi tutta rivolta ai problemi interni degli Stati Uniti e questo dovrebbe già bastare a comprendere quantomeno i vantaggi tattici, al momento del tutto teorici, che questa postura dovrebbe offrire; ripropone un modello, piuttosto che una imposizione coercitiva, che risale a centoventi anni fa e che tende a circoscrivere notevolmente il focus dell’intervento e dell’influenza diretta statunitense all’estero. E questa, teoricamente, sarebbe una ulteriore buona notizia per noi europei, tanto più che le modalità di esercizio della sua influenza sugli stessi continenti americani dovranno tenere conto delle nuove dinamiche geopolitiche e dell’afflato emancipatorio, pur ambiguo e contraddittorio, che sta pervadendo quei due continenti. Afflato che, guarda caso, era presente anche in quella fase e rivolta prevalentemente contro il colonialismo europeo.

Tacciare il movimento in corso negli Stati Uniti come puramente reazionario e liberticida, piuttosto che conservatore-futurista-libertario, in una inedita probabile sintesi ancora tutta da costruire sistemicamente, rappresenta un errore colossale e capzioso.

L’Europa, purtroppo, sta diventando il centro di qualcosa di inquietante destinato a condannare, con poche eccezioni, l’intero continente al degrado e a languire nell’insignificanza passiva a tutela esclusiva di oligarchie parassitarie e, queste sì, reazionarie. Sta prendendo piede ad opera di quelle stesse élites, responsabili del livello di degrado e di decadenza dell’intero continente, una narrazione reattiva, apparentemente emancipatrice, che impernia sulla attuale Unione Europea il soggetto politico adatto a perseguirla e realizzarla, che individua nella Russia di Putin e negli Stati Uniti di Trump il nemico da combattere. Una riproposizione velleitaria di una UE, di un riarmo, di una conversione ecologica demenziale, di una tutela delle “libertà” perpetrata paradossalmente con pratiche censorie offerte da personaggi da scenario improbabili e compromessi, come Mario Draghi, Macron, Starmer, von der Leyen ma che trovano nell’anima movimentista e accecata dalle mirabilie “dal basso contro l’alto” parte delle risorse utili a fomentare le condizioni di una impossibile restaurazione. Una malattia che continua a pervadere il nostro paese, che sta riemergendo nelle componenti apparentemente più radicali e parolaie, destinata, ancora una volta, ad inibire l’emersione di forze più sane ed assennate. Nel prosieguo, sulla base delle nostre scarse forze, ci sforzeremo di documentare il merito e le fonti di questa narrazione così perniciosa. Buon ascolto Giuseppe Germinario.

https://www.rainews.it/maratona/2025/03/trump-e-il-suo-nuovo-sogno-americano-ecco-il-discorso-sullo-stato-dellunione-e4d12dc4-1aae-401f-9bbc-01d707604f72.html

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IL SILENZIO DEI GIAMBATTISTA, di Cesare Semovigo

Siamo stati investiti, senza incoronazione papale, da un tornado ben organizzato di eventi. E se le nostre sicurezze vacillano, non dobbiamo rivolgere il senso di colpa verso di noi. Dica: “lo giuro”.

Adeguiamo le nostre categorie, voltiamo pagina per proteggerci—non importa se inutilmente—e conserviamo quel poco di capacità critica che probabilmente ci rimane.

Tastandoci con cura, possiamo sentirla rantolare nel fondo recondito di quel taschino interno della nostra coscienza.

Se siamo arrivati fin qui, mantenendo platonico contegno, abbiamo facoltà di rincorrere questo destino, salpando verso un nuovo mondo, così com’è, senza lodi e con talmente tanta infamia che la stiva straborda.

L’unica condizione necessaria per intraprendere la traversata è stringere ben salda alla polena la memoria storica occidentalizzante, quella che tutti abbiamo a lungo relativizzato per evitare di fare i conti con ciò che altri ci hanno assicurato fosse giusto.

Ormai è tardi. Cucurrucucù, Paloma.

Un palco affollato, utile a stordire e disattivare la messa a fuoco, ci offre, al centro dell’obiettivo, figure fortemente caratterizzate, segno inequivocabile della grande considerazione che lor signori hanno verso la raffinata platea che, pur fingendo di esserne alieni, ne fa interamente parte. 

Non stupiamoci se lo schema diventa esponenziale e l’obiettivo funzionale al rafforzamento assoluto di polarizzazioni che dividono.

Trump e Putin come Nerone e Caligola, resi protagonisti di rappresentazioni allegoriche digeribili per chi ha lasciato le categorie interpretative a quando, saltando scuola, si godeva le avventure di MacGyver come  esempio fulgido di neorealismo escapista.

In epoca romana, i cronisti senatoriali descrivevano i due imperatori come simboli di eccesso e follia, spingendosi fino al grottesco per giustificare i cambiamenti politici successivi alla loro investitura.

Oggi, le immagini di Trump come il grande disgregatore e di Putin come il maestro di giochi oscuri non sono meno scenografiche delle cronache di transizione tra Repubblica e Impero.

In entrambi i casi, il silenzio dei Giambattista di ogni epoca ha giocato un ruolo chiave, sottolineando il contrasto tra l’esplosiva teatralità dei protagonisti e il mutismo calcolato delle controparti segretamente conniventi.

La schizofrenia narrativa ambisce a una coerenza apparente, segno che la passività del gregge ha portato a una sopravvalutazione dei mezzi di chi scrive la sceneggiatura.

A livello assoluto è insignificante, ma è sano e giusto rammentare loro quanto sia scadente il copione.

Le dinamiche che si sviluppano negli Stati Uniti e in Europa riflettono modelli diversi, ma ugualmente rivelatori.

Negli USA, la narrativa cambia rapidamente: i nemici diventano amici e viceversa a una velocità tale da antropomorfizzare il caos  come fosse il protagonista.

Chi si attendeva il game changer, finalmente avrà soddisfazione:

eccolo qua. Guardi fuori dal finestrino, tutto si muove così rapidamente che il prima diventa dopo e viceversa.

Latte versato e senno di poi: esercizi di stile.

In Europa, l’apparente coerenza è spesso il risultato di un immobilismo che non evolve, ma si consolida.

Quella “coerenza granitica” di cui si parla non è una virtù, ma l’incapacità di reagire, condita di inettitudine.

L’unica flessibilità alle sfide in rapida evoluzione è l’imperativo assoluto verso la sudditanza alle consorterie finanziarie di riferimento, anche a costo di diventare maestri No Limits di arrampicata sugli specchi.

Vedere i leader stringersi attorno all’enfant prodige responsabile dell’azzeramento di due generazioni del popolo che dovrebbe aver a cuore è uno spettacolo che lascia davvero poco spazio alla moderazione. Anche rispettando una dieta a base di Maalox e bicarbonato.

In entrambi i casi, il silenzio calcolato di chi non partecipa attivamente alla retorica – con buona pace di un Giambattista ogni tempo – diventa un segnale importante.

La linea che separa chi osserva da chi è intrappolato nel circo mediatico.

La regola dei corsi e ricorsi vacilla, abbiamo levato le ancore verso un paradigma inedito e onestamente poco accattivante.

Nerone e Caligola non erano semplicemente figure folli o megalomani.

I loro regni sono stati narrati come esperimenti estremi di potere personale, sinonimi di crisi passeggera, edulcorati senza ritegno come esempi da evitare .

E damnazio memoriae sia .

La caricatura grottesca è un potente strumento di controllo: più le azioni di un leader vengono distorte in senso negativo, più è facile giustificare il ritorno a un sistema rigido e “morale”.

Pensate a Napoleone. Ha fatto più di chiunque altro per la modernizzazione dello Stivale, eppure, a chi la storia l’ha scritta, piaceva Radetzky.

Colonna sonora compresa.

Questo accadeva nella Roma antica, nella Restaurazione e nel sedicente Risorgimento tanto caro ai sovranisti nostalgici di tutto un po’.

E accade, soprattutto, in questo buffo presente, indipendentemente se ti ricordi o no si cliccare sulla Campanella . 

Le narrazioni attorno a Trump e Putin superano gli eventi, mutando in rappresentazioni degne del dualismo fiabesco , quasi fossero orgogliosi centurioni in quel di Teutoburgo , eroi  funzionali solo al radicamento di tifoserie polarizz-Anti . 

A volte è meglio chiedersi se David Copperfield sia diventato illusionista  dopo aver capito che Claudia si era solo prodigata nel fargliela vedere e non vedere .

Quella sí che è la vera Magia .

Mistero della Fede .

Giambattista , che per sua fortuna non conosceva i Tabloid , é simbolo di chi osserva in silenzio – rappresenta l’antitesi di questo meccanismo :

non alimenta il grottesco, ma lo lascia scorrere, consapevole che è il tempo a definire il vero significato di ogni figura, di qualunque tipo sia ,dando per scontato il vizio capitale come “Tacito consenso-assenso”.

La responsabilità suggerisce il silenzio come atto di dissenso.

Se manca la profondità di analisi, forse è saggio evitare di sommare rumore al caos e scrivere di filato tre parole che finiscono per enso , perché come diceva il vate dei mediocri , “di senso non c’è né ” .

Mentre Trump e Putin dominano i titoli e vengono reinterpretati all’infinito , l’unica certezza che affiora in questo  stagno è il bisogno di delegare , delegare , delegare .

E se mentre schiacciando la paperella, qualcuno ripete 800 mila volte la storia delle pale o del condizionatore , da qualche parte è assicurato c’é qualcuno che ride e escalama : “diglielo ! “

Subito ci si dimentica dei bei tempi della

“Casaleggio Associati ” e del partner addetto al ristoro del Medio Oriente . 

Un segreto?

Silenziare il rumore delle stazioni radio in voga e scegliere la complessità che regola il creato.

Non fa differenza che tu sia Buddista con l’armadietto comprato da Cargo ( in saldo) o nostalgico di baffoni , barbe incolte , pelate luccicanti , chi si guadagna l’assoluzione é solo colui che ancora si arrovella sfogliando le figurine “Edizioni Porta Pia” alla ricerca del senso della vita e del perché  Bergoglio e Loyola giochino nella stessa squadra . 

Il silenzio non è rassegnazione, ma lealtà.

La trappola è violarlo trasformandolo in una tendenza da social del tuo network . 

Quindi, se qualcuno scambia  la tua paperella per un citofono , é meglio che tu non apra . 

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Europa, Ucraina: ostinazione senza via d’uscita, di Éric Denécé

Europa, Ucraina: ostinazione senza via d’uscita

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Mentre la nuova amministrazione statunitense e i leader europei si scontrano sull’opportunità di porre rapidamente fine alla guerra in Ucraina o di continuare a sostenere Kiev, vale la pena ricordare che i tre attori dietro questo conflitto che sta lacerando l’Europa dal febbraio 2022 sono:

– Gli Stati Uniti, attraverso il loro desiderio di indebolire – o addirittura smembrare – la Russia e di mettere all’angolo le sue risorse umane e materiali in vista di un possibile confronto con la Cina. Dal crollo dell’URSS, Washington ha costantemente rinnegato gli impegni presi con Mosca, espandendo continuamente la NATO – arrivando persino a installare i suoi missili ai confini della Russia (Polonia e Romania) -, ritirandosi dai trattati di limitazione degli armamenti che regolavano la Guerra Fredda, armando Kiev e respingendo con forza tutte le proposte di una nuova architettura di sicurezza in Europa avanzate da Mosca.

– Ucraina, il cui regime, va ricordato, è emerso da un colpo di stato antidemocratico organizzato e sostenuto dall’Occidente (2014) e che ha dato il via, il 17 febbraio 2022, La popolazione russofona del Donbass si era ribellata al divieto imposto da Kiev sulla propria lingua e chiedeva una maggiore autonomia all’interno dell’Ucraina, non l’indipendenza. Il regime di Zelensky e le sue milizie neonaziste hanno risposto ricorrendo alla violenza (15.000 morti tra il 2014 e il 2021). Inoltre Kiev ha chiesto l’adesione alla NATO nonostante i seri e legittimi avvertimenti di Mosca.

– La Russia, infine, che di fronte a questa situazione ha dapprima deciso di impadronirsi della Crimea nel 2014 (anche perché Kiev si era offerta di affittare la base di Sebastopoli alla US Navy) ; non avendo altri mezzi per far valere i propri interessi di sicurezza, Mosca ha scatenato la sua operazione militare speciale (non un’invasione) per spingere l’Ucraina a cambiare la propria politica, rovesciare il regime di Zelenski e proteggere la popolazione russofona del Donbass, perseguitata da Kiev.

Quindi, nonostante la narrazione ideata dagli Spin Doctors americani e ucraini e randellata dai media occidentali che prendono ordini, la colpa è in gran parte condivisa. E l’Europa c’entra poco. Certo, Francia e Germania sono colpevoli di aver violato gli accordi di Minsk, con l’acquiescenza di Washington. Ma gli Stati dell’Unione Europea hanno semplicemente eseguito la politica statunitense, accettando di sostenere il regime corrotto di Kiev e piegandosi alle direttive della NATO.

Eppure oggi è l’UE che si ostina a proseguire la guerra e a sostenere il regime criminale di Kiev. Criminale perché Zelenski e la sua cricca hanno deciso di continuare a mandare i loro concittadini al fronte e a morire, anche se l’esito del conflitto è già stato deciso. Criminale perché i membri di questo regime, le cui malefatte sono ben note anche se taciute dai nostri media (appropriazione indebita, riciclaggio di denaro, traffico d’armi, messa al bando dei partiti e dei media di opposizione, retate e arresti, sospensione delle elezioni, menzogne, ecc.), beneficiano direttamente del sostegno finanziario dell’Occidente per arricchirsi personalmente. Trump e il suo team lo hanno visto molto chiaramente e vogliono porre fine tanto a questo conflitto quanto a questa commedia pseudo-democratica e pseudo-eroica.

Finire la guerra

Va detto che dopo tre anni di conflitto, la situazione è drammatica per i belligeranti e i loro sostenitori : morti, feriti, emigrazione di massa, distruzione di infrastrutture, disgregazione politica ed economica Russia/Occidente, sanzioni, crisi energetica ed economica….

Coloro che hanno pagato il prezzo più alto sono, ovviamente, gli ucraini di entrambe le parti. Poi ci sono gli europei, per i quali il costo di questa guerra è stato proibitivo, anche se non l’hanno causata – ma ne sono diventati corresponsabili attraverso il loro sostegno sconsiderato a Kiev – causando l’indebolimento della loro economia e la distruzione della loro industria.

La Russia ha anche perso molti uomini e le sue relazioni con i vicini europei sono diventate antagoniste. Ma la sua situazione economica non è stata alterata dalle sanzioni, nonostante le false speranze dell’Occidente, e ha dimostrato una notevole capacità di recupero. Il Sud globale non lo ha abbandonato nonostante le pressioni, consapevole dell’iniqua politica degli americani e dei loro ausiliari europei. Al contrario, il mondo sta diventando sempre più insofferente al diktat occidentale, caratterizzato da due pesi e due misure. Soprattutto, le forze russe stanno vincendo militarmente sul terreno e stanno raggiungendo obiettivi che Mosca non aveva mai previsto prima di questa crisi, perché la Russia non ha mai rivendicato il Donbass.

Per gli Stati Uniti, infine, si tratta di una situazione contrastante. Certo, sono riusciti a provocare una rottura duratura nelle relazioni UE-Russia, a riprendere in mano la NATO e a sottomettere l’Europa, a indebolire il suo status di concorrente economico e ad arricchirsi vendendole massicce quantità di GNL in sostituzione del gas e delle armi russe. In realtà, però, si tratta di una grande battuta d’arresto per la strategia avviata dai neoconservatori, che non hanno raggiunto il loro obiettivo principale di indebolire la Russia. Al contrario, la Russia appare ora più forte rispetto all’inizio del conflitto e il multilateralismo sostenuto dai BRICS sembra sfidare l’unilateralismo americano.

Tutto questo è ben visibile a chi è in grado di analizzare il conflitto con obiettività. È quello che hanno fatto Trump e la sua squadra, che si sono resi conto che le politiche dei loro predecessori non li stavano portando da nessuna parte. Da qui il loro desiderio di porre rapidamente fine a questo massacro, che non serve più ai loro interessi.

Va ricordato che il primo esito di questo conflitto è stato sfiorato alla fine di aprile del 2022, appena sei settimane dopo l’inizio dell’operazione militare speciale russa. Kiev e Mosca avevano raggiunto un accordo grazie all’intercessione di Israele e Turchia. Ma i neoconservatori dell’amministrazione Biden si sono opposti all’accordo e hanno inviato Boris Johnson a Kiev con l’ordine di continuare la guerra. Questa folle decisione, a cui Zelensky ha prontamente acconsentito, li rende indiscutibilmente corresponsabili delle centinaia di migliaia di vittime dei prossimi tre anni.

Illusioni europee e miraggi ucraini

È ormai urgente porre fine a questo confronto, il cui destino è deciso militarmente.

Eppure l’Europa e i suoi leader sono determinati a continuare a sostenere Kiev, continuando ad affermare che l’Ucraina è solo una vittima e che deve riconquistare la sua integrità territoriale senza alcuna base storica reale, e invocando la forte probabilità di una prossima invasione russa dell’Europa, un argomento infondato e falso costruito dalla NATO.

Tutti questi leader che si oppongono coraggiosamente alle politiche della nuova amministrazione Trump, sostenendo che l’indipendenza dell’Europa è inalienabile, e che ora affermano in coro che il Vecchio Continente non può essere vassallo degli Stati Uniti, dimenticano o cercano di far dimenticare il fatto che sono stati gli ossequiosi esecutori della strategia dei neoconservatori della squadra di Biden dal 2021. Ma questa non è nemmeno lontanamente una contraddizione.

Perché persistono? Le ipotesi sono diverse: o perché sono ideologicamente impegnati nelle idee neoconservatrici dell’altra sponda dell’Atlantico; o perché vogliono approfittare di questa crisi per trasformare l’UE in uno Stato federale gestito da Bruxelles, mettendo i cittadini di fronte al fatto compiuto; o perché hanno un interesse personale; o semplicemente perché sono stupidi, come Edgar Quinet sospettava che fossero certi politici già nel 1865:

” Troppo spesso incolpiamo il tradimento e la perfidia per ciò che appartiene alla follia. Gli storici non danno alla stoltezza il grande ruolo che merita nelle vicende umane. È una mancanza di lungimiranza? È uno sciocco orgoglio che acconsente a riconoscersi come criminale piuttosto che come imbroglione? Preferiamo il tradimento e il crimine, perché rendono l’uomo un soggetto più tragico e lo mettono meno sul patibolo. .

Per quanto mi riguarda, ho visto meno grandezza in lui ai miei tempi. Ho visto nei grandi affari una tale follia, una così inveterata ostinazione nell’accecarsi, una così assoluta volontà di perdersi, un così appassionato, istintivo amore per il falso, un così radicato orrore per l’ovvio, e, a dir poco, una così grande, così miracolosa follia, che Sono, al contrario, disposto a credere che essa spieghi la maggior parte dei casi controversi, e che la perfidia, il tradimento, il crimine, siano solo un’eccezione[1] “. .

L’ostinazione dei leader europei è ancora più disastrosa se si considera che gli ultimi tre anni hanno dimostrato che questo conflitto è stato devastante per l’economia europea e che i suoi Stati membri sono stati incapaci di garantire la propria sicurezza e di sostenere efficacemente l’Ucraina in termini di armamenti.

*

Questo conflitto finirà presto, con o senza la partecipazione dell’Europa. L’amministrazione Trump ha già avviato colloqui con la Russia, segno che si tratta davvero di una guerra americano-russa tra ucraini, NATO ed europei. Il nuovo padrone di casa della Casa Bianca ha già annunciato che l’Ucraina non entrerà nella NATO e, dopo il burrascoso incontro con Zelensky alla Casa Bianca, sta seriamente pensando di sospendere il sostegno finanziario e militare a Kiev. Gli Stati Uniti hanno fatto un dietrofront, cosa a cui la loro politica pragmatica di difesa dei propri interessi ci ha abituato da tempo. Solo gli ingenui o gli ignoranti storici si sorprendono. Dopo aver trascinato ucraini ed europei nel conflitto, li abbandonano e convalidano una forma di vittoria russa.

Siamo chiari: l’Ucraina non riavrà la Crimea o il Donbass. Speriamo che non entri nell’Unione Europea, cosa che destabilizzerebbe e criminalizzerebbe ulteriormente le nostre economie, già notevolmente indebolite da questo conflitto. Pace, ricostruzione e neutralità sono le uniche soluzioni realistiche. Questo è il punto di arrivo per Zelensky. Ma Zelensky e i suoi complici europei non se ne sono ancora resi conto.


[1] Edgar Quinet, La Révolution (tomo 2, 1865), Belin, Parigi, ristampa 1987, Livre XXIV, pp. 1030-1033.

Rassegna stampa tedesca 20 A cura di Gianpaolo Rosani

Secondo le informazioni dell’agenzia di stampa Reuters, tra le future parti della coalizione di governo si sta negoziando per un fondo speciale della Bundeswehr del valore di 400 miliardi di euro e un secondo fondo per le infrastrutture del valore di 400-500 miliardi di euro. Se le consultazioni avranno successo e porteranno all’accordo di coalizione, si arriverà a un accordo piuttosto snello piuttosto che a un contratto di coalizione di 200 pagine. Alla luce della nuova situazione mondiale, altri settori politici come il reddito di cittadinanza o le pensioni dovrebbero svolgere inizialmente un ruolo piuttosto secondario nei futuri colloqui tra l’Unione e l’SPD. Tuttavia, questo potrebbe a sua volta avvantaggiare l’AfD.

03.03.2025

Dopo lo show di Trump

Trattative sotto pressione

I negoziatori dell’Unione e dell’SPD puntano sulla fiducia e l’affidabilità come base di una coalizione.

Di Daniel Delhaes, Martin Greive, Dietmar Neuerer, Frank Specht – Düsseldorf, Berlino

Proseguire la lettura cliccando su:

Con un netto vantaggio, l’SPD ha vinto le elezioni comunali di Amburgo. Come se la storica sconfitta dei socialdemocratici a livello federale una settimana prima non fosse mai avvenuta. E anche se il risultato dell’SPD di Amburgo è inferiore a quello di cinque anni fa, considerando che l’SPD ha ottenuto solo il 16% alle elezioni federali, la domenica diventa un trionfo per il sindaco uscente Peter Tschentscher. Il suo successo ha a che fare con il suo modo di presentarsi, ad Amburgo non vogliono persone che si mettono in mostra,  si vogliono persone solide. Tschentscher conosce molti argomenti fino al più piccolo dettaglio.

03.03.2025

La SPD vince nettamente le elezioni ad Amburgo

Il primo sindaco Peter Tschentscher può continuare a governare / I Verdi perdono terreno / La CDU guadagna terreno

jib./weth È emersa come forza di gran lunga più forte dalle elezioni civiche di Amburgo. Proseguire la lettura cliccando su:

Secondo le informazioni dell’agenzia di stampa Reuters, tra le future parti della coalizione di governo si sta negoziando per un fondo speciale della Bundeswehr del valore di 400 miliardi di euro e un secondo fondo per le infrastrutture del valore di 400-500 miliardi di euro. Se le consultazioni avranno successo e porteranno all’accordo di coalizione, si arriverà a un accordo piuttosto snello piuttosto che a un contratto di coalizione di 200 pagine. Alla luce della nuova situazione mondiale, altri settori politici come il reddito di cittadinanza o le pensioni dovrebbero svolgere inizialmente un ruolo piuttosto secondario nei futuri colloqui tra l’Unione e l’SPD. Tuttavia, questo potrebbe a sua volta avvantaggiare l’AfD.

03.03.2025

Dopo lo show di Trump

Trattative sotto pressione

I negoziatori dell’Unione e dell’SPD puntano sulla fiducia e l’affidabilità come base di una coalizione.

Di Daniel Delhaes, Martin Greive, Dietmar Neuerer, Frank Specht – Düsseldorf, Berlino

Sebbene il cambiamento di rotta mozzafiato degli Stati Uniti e il conseguente vuoto di sicurezza in Europa siano percepiti come esistenziali, il nuovo governo federale tedesco vuole formarsi nel modo consueto: con sondaggi, negoziazioni in gruppi di lavoro, un ampio accordo di coalizione e una decisione dei membri (nella SPD). Si può prevedere una rapida conclusione? Un negoziato che dura settimane potrebbe allungare il processo, sarebbe in contrasto con la constatazione che l’Europa sta vivendo un cambiamento epocale.

02.03.2025

Quando ci sarà un nuovo governo?

L’Unione e la SPD sanno che c’è fretta. Ma le vecchie routine hanno vita lunga.

Di Jochen Buchsteiner Proseguire la lettura cliccando su:

Negoziati tra CDU/CSU e SPD per formare il nuovo governo: a porte chiuse, si devono prima elaborare le ferite della campagna elettorale. In trattative di questo tipo, non contano solo i contenuti, anche il rapporto di fiducia, l’aspetto umano tra gli attori è importante. Non sarà facile. Una cosa è già chiara: una questione chiave durante le consultazioni sarà il bilancio e il suo finanziamento, si cercano quindi vie d’uscita, cioè più debiti.

01-02.03.2025

Missione costruzione della fiducia

L’Unione e l’SPD trattano l’avvio dei loro colloqui esplorativi come una questione di comando segreto. Fin dall’inizio si tratta del tema chiave delle finanze. Durante il primo incontro, i team negoziali non si sono limitati a concordare un calendario e i temi più importanti.

Di Georg Ismar e Robert Rossmann Friedrich 

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I negoziatori dell’accordo di governo da CDU/CSU e SPD sono condizionati dall’escalation della situazione mondiale, la pressione su di loro per formare rapidamente un governo è aumentata. Allo stesso tempo è cresciuto il loro più grande problema: come finanziare tutti i loro piani. Dopo la scenata di Trump, la Germania dovrà spendere ancora più soldi per le armi, e devono trovarli: l’Unione vuole istituire solo un fondo speciale per la Bundeswehr (si parla di 200 miliardi di debiti aggiuntivi). L’SPD, invece, chiede più soldi non solo per l’esercito, ma anche per le scuole, le ferrovie e le strade. Inoltre ci sono  fattori politici: il governo nero-rosso ha solo una maggioranza di 12 voti in parlamento: già ora più di una dozzina di parlamentari SPD minaccia di non votare per Merz nell’elezione del Cancelliere. C’è poi l’asse interno dell’Unione: Merz ha a che fare con il capo della CSU super forte, che in Baviera ha comunque ottenuto un risultato del 37,2%.

02.03.2025

Quanto potere ha davvero Merz?

La prossima settimana l’Unione e la SPD prepareranno i negoziati di coalizione. Il lato positivo: si conoscono. Il lato negativo: si conoscono. Ma cosa succede se la SPD rimane inflessibile su questioni cruciali?

La maggioranza dei tedeschi spera in un governo rosso-nero  – Ampio sostegno a un governo rosso-nero. La maggioranza dei tedeschi (52%) è favorevole a un possibile governo formato da CDU/CSU e SPD, come dimostra un sondaggio INSA per il quotidiano BILD. Temi principali: respingimenti alle frontiere e riforma del freno all’indebitamento.

di ANGELIKA HELLEMANN, FLORIAN KAIN e BURKHARD UHLENBROICH

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Il nuovo cancelliere in pectore Friedrich Merz prova a comporre la coalizione di governo tra cristiani sociali (Unione) e socialdemocratici, ora guidati dal capogruppo parlamentare Lars Klingbeil. Su questioni fondamentali i negoziatori delle due parti sono ancora molto distanti. Temi: la politica estera e di sicurezza ed il loro finanziamento, immigrazione (dopo le elezioni Merz formula tutto in modo più morbido), reddito di cittadinanza, pensioni e assistenza, regimi fiscali. Non mancano poi rivalità interne ai singoli partiti. A livello di politica interna, la coalizione si troverà stretta tra le due sponde della barricata, quella di destra e quella di sinistra. In profondità servirebbe qualcos’altro, una visione, un carisma: Unione e SPD devono trasmettere ai cittadini che esiste un’idea di futuro condivisa e che sono in grado di attuarla. Le consultazioni dovrebbero essere piuttosto brevi, nessuno vuole immaginare che ci si arrenda prima ancora di iniziare i negoziati per la coalizione. E Merz desidera un breve accordo di coalizione. La leader del gruppo parlamentare dell’AfD Alice Weidel ha annunciato che “darà la caccia” alla coalizione.

01.03.2025

È IN GRADO DI GESTIRE LA CRISI?

Come FRIEDRICH MERZ vuole governare il Paese. Aveva promesso un grande “cambiamento politico”. Ma già pochi giorni dopo le elezioni federali, il leader della CDU sta lottando contro le forze di resistenza della politica berlinese – nelle proprie file e con il suo unico partner realistico di coalizione, i socialdemocratici.

L’AfD è in agguato, Putin minaccia, Trump crea fatti: il cancelliere tedesco Friedrich Merz riuscirà con il nero-rosso ciò in cui il suo predecessore ha fallito? Almeno una cosa accomuna lui e il leader del gruppo parlamentare SPD Lars Klingbeil: una scala.

di Sophie Garbe, Konstantin von Hammerstein, Christoph Hickmann, Marc Hujer, Paul-Anton Krüger, Jonas Schaible, Christian Teevs

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In tutti i Länder della Germania orientale, ad eccezione di Berlino, l’AfD è chiaramente in testa. Con il 36,2% dei voti, nei Länder della Germania orientale è ora quasi il doppio della CDU (18,9%).Il miglior risultato per l’AfD è stato ottenuto da Tino Chrupalla nella sua città, con il 48,9%.  Il risultato a livello nazionale della CDU/CSU è stato solo del 28,5% ed è dovuto alla sua debolezza nella Germania orientale. I primi ministri cristiano-democratici per ora governano in Turingia, Sassonia-Anhalt e Sassonia, con l’appoggio divenuto ora incerto della BSW: essi  pressano sulla capitale, perché il futuro dipenderà dalle prestazioni del prossimo governo federale. C’è di più: all’ovest, in alcune località della regione di Stoccarda, l’AfD ha ottenuto risultati fino al 38%.

28.02.2025

ARGOMENTO DEL GIORNO

La paura della CDU per il successo dell’AfD nella Germania orientale

I cristiano-democratici sono in allarme: il partito blu è ora più del doppio più forte di loro nei cinque Länder della Germania orientale. I primi ministri Kretschmer, Haseloff e Voigt chiedono al leader del partito Merz di fornire soluzioni. La loro regione è un “sismografo” per lo sviluppo a livello nazionale

DI CLAUS CHRISTIAN MALZAHN

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In tutti i Länder della Germania orientale, ad eccezione di Berlino, l’AfD è chiaramente in testa. Con il 36,2% dei voti, nei Länder della Germania orientale è ora quasi il doppio della CDU (18,9%).Il miglior risultato per l’AfD è stato ottenuto da Tino Chrupalla nella sua città, con il 48,9%.  Il risultato a livello nazionale della CDU/CSU è stato solo del 28,5% ed è dovuto alla sua debolezza nella Germania orientale. I primi ministri cristiano-democratici per ora governano in Turingia, Sassonia-Anhalt e Sassonia, con l’appoggio divenuto ora incerto della BSW: essi  pressano sulla capitale, perché il futuro dipenderà dalle prestazioni del prossimo governo federale. C’è di più: all’ovest, in alcune località della regione di Stoccarda, l’AfD ha ottenuto risultati fino al 38%.

28.02.2025

ARGOMENTO DEL GIORNO

La paura della CDU per il successo dell’AfD nella Germania orientale

I cristiano-democratici sono in allarme: il partito blu è ora più del doppio più forte di loro nei cinque Länder della Germania orientale. I primi ministri Kretschmer, Haseloff e Voigt chiedono al leader del partito Merz di fornire soluzioni. La loro regione è un “sismografo” per lo sviluppo a livello nazionale

DI CLAUS CHRISTIAN MALZAHN Proseguire la lettura cliccando su: 

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IL TRAMONTO DELLA SPD_di Teodoro Klitsche de la Grange

IL TRAMONTO DELLA SPD

Il pessimo risultato della SPD alle recenti elezioni tedesche è “il peggior risultato nell’ultimo secolo di esistenza di questo partito” (è stata così indicato negli articoli che ho letto), induce due considerazioni congiunte tra loro.

La prima, che qui non ripeto, perché spesso ci sono tornato, è che è venuta meno l’opposizione principale nel “secolo breve” cioè quella tra proletariato e borghesia, a seguito del crollo del “socialismo reale”; onde viene meno anche la necessità di quei partiti che della suddetta opposizione erano la conseguenza e l’espressione (politica e organizzativa).

La seconda: di quella opposizione la SPD era il caso (e il prodotto) più importante. Quale espressione dell’evoluzione e dei travagli a un tempo del movimento operaio, del socialismo e della sinistra in genere da circa un secolo e mezzo

Il partito ispirato a Marx, Engelss e Lassalle, nato nel 1875, che aveva visto al proprio vertice Bebel, Kautsky, Bernstein fino a Willy Brandt e ai dirigenti successivi alla II guerra mondiale; il partito che è stato oggetto di studio anche di pensatori non proprio socialisti come Spengler e Michels è ridotto ai minimi termini. Spengler ne notava il carattere disciplinato (prussiano/comunitario) contrapposto allo spirito disordinato e individualista (francese e inglese). Mentre Michels  vi trovava conferma della regolarità (Miglio) della classe politica e della ferrea legge delle oligarchie che dominavano anche in un movimento teso ad una prospettiva di liberazione totale (la società senza classi).

In effetti Spengler scriveva che “in quella classe operaia forgiata da Bebel in un potente esercito, nella sua disciplina e fedeltà, nel suo cameratismo, nella sua disponibilità ai più estremi sacrifici, sopravviveva quell’antico stile prussiano”.; e che un socialismo tedesco o meglio prussiano significa che questo si conforma alla convinzione generale (istinto/guida) che il potere appartiene alla comunità mentre in quello inglese appartiene all’individuo e in quella francese a nessuno. Combinandosi col socialismo questa convinzione (notata da altri come di derivazione luterana) genera un socialismo gerarchico-comunitario, in sostanza autoritario.

Nel secondo dopo guerra Kirchheimer coniava il termine di “partito pigliatutto”  ispirandosi (anche) all’evoluzione dell’SPD; connotati salienti del “partito pigliatutto” erano (rispetto al “partito di classe” che l’aveva preceduto) di fare riferimento a un insieme di gruppi sociali e una evidente de-ideologizzazione.

A seguito del crollo del comunismo, della perdita dell’opposizione borghese-proletario e dell’emergere di una nuova frattura decisiva (globalizzazione-sovranpopulismo), anche un partito esemplare e glorioso come la SPD pare giunto ai minimi termini come i suoi analoghi di sinistra (e spesso anche di destra).

Né l’insediamento sociale, né l’aver governato per decenni, né la tradizione più che centenaria hanno retto alla neutralizzazione dell’opposizione che li ha generati e all’indebolimento dei fattori d’integrazione. Una lezione per l’avvenire.

Teodoro Klitsche de la Grange

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COLPIRE E TERRORIZZARE: AGGUATO NELLO STUDIO OVALE. STRESS TEST N°3 (E ANCHE QUESTO PER PROCURA) E BREVI CENNI PER UN PIÙ DIALETTICO E REALISTICO CONCETTO DI PROFONDITÀ STRATEGICA, di Massimo Morigi

Di Massimo Morigi

COLPIRE E TERRORIZZARE: AGGUATO NELLO STUDIO OVALE. STRESS TEST N°3 (E ANCHE QUESTO PER PROCURA) E BREVI CENNI PER UN PIÙ DIALETTICO E REALISTICO CONCETTO DI PROFONDITÀ STRATEGICA

Di Massimo Morigi

        Ad integrazione di Bagno di sangue nello Studio Ovale di Simplicius (“L’Italia e il Mondo”, 1 marzo 2025, Wayback Machine: http://web.archive.org/web/20250302072549/https://italiaeilmondo.com/2025/03/01/bagno-di-sangue-nello-studio-ovale-di-simplicius/ o http://web.archive.org/web/20250302143854/https://italiaeilmondo.com/2025/03/01/bagno-di-sangue-nello-studio-ovale-di-simplicius/?lcp_pagelistcategorypostswidget-3=6#lcp_instance_listcategorypostswidget-3) dove con precisione viene inquadrato quanto accaduto nello Studio Ovale fra Zelensky da una parte e Trump e Vance dall’altra come un agguato premeditato contro Zelensky, in una sorta di quello che potrebbe essere definito il primo vero pesantissimo  stress test messo in atto dell’amministrazione Trump per colpire e terrorizzare l’opinione pubblica e le classi dirigenti mondiali liberal e per compiacere Putin  (sul primo svolto da Zacharova per conto di Putin ma anche pro domo di Trump,  si veda Sulla nuova epoca dell’ “impérialisme en forme” della seconda presidenza Trump: stress test n°2 (ma per procura): “L’Italia e il Mondo”, 16 febbraio 2025, Wayback Machine: http://web.archive.org/web/20250216095900/http:/italiaeilmondo.com/2025/02/16/sulla-nuova-epoca-dell-imperiaslisme-en-forme-della-seconda-presidenza-trump-stress-test-n2-ma-per-procura_di-massimo-morigi/ , e analizzzando più nel dettaglio l’ “originalità” delle esternazioni del Presidente della Repubblica che hanno provocato le durissime reazioni russe, quindi sempre sulla stessa vicenda,   in una sorta di gioco di specchi di stress test fra Putin e Trump  dove l’immagine dell’uno rimanda a quella dell’ altro all’infinito impegnato a favorire il suo diverso ma speculare interlocutore e dove  Putin pro domo sua e tramite Zacharova attacca il Presidente della Repubblica italiana ma anche a favore di Trump, che correttamente giudica il Presidente della Repubblica italiana come nemico perché ideologicamente e concretamente legato alla precedente ammistrazione democratica degli Stati uniti e ai dettami sovranazionali dell’Unione europea,  si veda A fari spenti. Ancora sulle sorprendenti parole del Presidente della Repubblica (ma anche sulla nuova epoca dell’ ‘Impérialisme en forme’ inaugurato dalla seconda presidenza Trump e sul Grossraum di Carl Schmitt):“L’Italia e il Mondo”, 24 febbraio 2025, Wayback Machine: http://web.archive.org/web/20250302081747/https://italiaeilmondo.com/2025/02/24/a-fari-spenti-ancora-sulle-sorprendenti-parole-del-presidente-della-repubblica_di-massimo-morigi/ o http://web.archive.org/web/20250302145306/https://italiaeilmondo.com/2025/02/24/a-fari-spenti-ancora-sulle-sorprendenti-parole-del-presidente-della-repubblica_di-massimo-morigi/?lcp_pagelistcategorypostswidget-3=4#lcp_instance_listcategorypostswidget-3) e, invece, sul primo stress test  svolto dall’amministrazione Trump rivolto contro l’Italia ma senza un specifico mandato di Putin si veda Stress test, compiuto peccato e Epifania Strategica:Elon Musk, Giuseppe Mazzini, Antonio Gramsci, Pier Paolo Pasolini e Walter Benjamin: “L’Italia e il Mondo” 16 novembre 2024, Wayback Machine: http://web.archive.org/web/20241116082945/https://italiaeilmondo.com/2024/11/16/stress-test-compiuto-pecccato-e-epifania-strategica_di-massimo-morigi/), non si potrebbe trovare commento migliore di quanto accaduto nello Studio Ovale e dare anche profondità di prospettiva storica a questa nuova fase di impérialisme en forme inaugurata dalla seconda presidenza Trump e favorita dalla dirigenga  russa che agisce ispirata da un analogo ma molto più raffinato realismo geopolitico,  rinviando – non solo per l’agguato nella Sala ovale ma anche per la pulsione predatoria di Trump contro l’ex alleata Ucrainaall’immortale Niccolò Machiavelli ed in particolare, alla sua Descrizione del modo tenuto dal duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini: «[…] Arrivati adunque questi tre davanti al duca, et salutatolo humanamente, furno da quello ricevuti con buono volto, et sùbito da quelli ad chi era commesso fussino observati furno messi in mezo. Ma, veduto el duca come Liverotto vi mancava (el quale era rimasto con le sue genti ad Sinigaglia et attendeva, innanzi alla piaza del suo alloggiamento sopra el fiume, a tenerle nello ordine et exercitarle in quello), adciennò con l’ochio a don Michele, al quale la cura di Liverotto era demandata, che provedessi in modo che Liverotto non schappassi. Donde don Michele cavalcò avanti et, giunto da Liverotto, li dixe come e’ non era tempo da tenere le genti insieme fuora dello alloggiamento, perché sarebbe tolto loro da quelli del duca; et però lo confortava ad alloggiarle et venire seco ad incontrare el duca. Et havendo Liverotto exeguito tale ordine, sopraggiunse el duca et, veduto quello, lo chiamò. Al quale Liverotto havendo facto reverenza, si adcompagnò con gli altri; et, entrati in Sinigagla, et scavalcati tucti ad lo alloggiamento del duca, et entrati seco in una stanza secreta, furno dal duca facti prigioni. El quale subito montò ad cavallo, et comandò che fussino svaligiate le genti di Liverotto et degli Orsini. Quelle di Liverotto furno tucte messe ad sacho, per essere propinque; quelle degli Orsini et Vitegli, sendo discosto et havendo presentito la ruina de’ loro patroni, hebbono tempo ad mettersi insieme; et, ricordatosi della virtù et disciplina di casa vitellesca, strecte insieme, contro alla vogla del paese et degli huomini inimici, si salvorno. Ma e soldati del duca, non sendo contenti del sacco delle gente di Liverotto, cominciorno ad sacheggiare Sinigagla; et, se non fussi che il duca con la morte di molti represse la insolentia loro, l’harebbono sacheggiata tucta. Ma, venuta la nocte et fermi e tumulti, al duca parve di fare admazare Vitellozo et Liverotto; et, conductogli in uno luogo insieme, gli fe’ strangolare. Dove non fu usato da alcuno di loro parole degne della loro passata vita, perché Vitellozo pregò che si supplicassi al papa che gli dessi de’ suoi peccati indulgentia plenaria, et Liverotto tucta la colpa delle iniurie facte al duca, piangendo, rivolgeva adosso ad Vitellozo. Pagolo et el duca di Gravina Orsini furno lasciati vivi per infino che il duca intese che ad Roma el papa haveva preso el cardinale Orsino, l’arcivescovo di Firenze et messer Iacopo da Sancta Crocie: dopo la quale nuova, a dì 18 di giennaio, ad Castel della Pieve furno anchora loro nel medesimo modo strangolati.»: Niccolò Machiavelli, Descrizione del modo tenuto dal duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini, in Id. Machiavelli. Tutte le opere, a cura di Mario Martelli, Firenze, Sansoni, 1971, pp.10-11.

         Una  sola osservazione.  Per capire questa nuova epoca di ‘impérialisme en forme’ basterebbe volgersi indietro alla fonte del pensiero politico moderno e del realismo  che va sotto il nome di Niccolò Machiavelli, un esercizio, mi rendo conto, del tutto impossibile per una classe dirigente immersa nel ‘compiuto peccato’ del rinnegamento ed oblio antistrategico della propria storia, cultura ed  identità (identità, componente fondamentale, secondo il Repubblicanesimo Geopolitico, di quella profondità strategica che non si risolve solo in un dato meramente spaziale-militare e se per la nostre classi dirigenti italiane e occidentali la necessità vitale della Russia di intraprendere la guerra contro la Nato per mantenere  integro il lato spaziale di questa profondità, che la Nato e gli Stati uniti attraverso la creazione di un’Ucraina antirussa hanno  cercato di distruggere,  risulta di  più impenetrabile  comprensione dei tre segreti di Fatima, figuriamoci del lato identitario di questa profondità strategica non ancora debitamente teorizzato ma ben presente, come consapevole automatismo di sopravvivenza fisica del popolo e dello Stato russo, nella visione geopolitica della Russia; ma su questo argomento, cioè sulla riflessione sulla  profondità strategica intesa come rapporto dialettico fra il momento spaziale-militare e il momento spaziale-identitario, torneremo in un prossimo contributo alla luce della già espresso concetto – enunciato molti anni fa per la prima volta sul blog di geopolitica  “Il Corriere della Collera” del compianto studioso di relazioni internazionali e mazziniano Antonio de Martini – del Repubblicanesimo Geopolitico come ‘Lebensraum Repubblicanesimo’) e che ha fatto di questa condizione di volgarità ed ignoranza un blasone da mostrare con orgoglio di fronte al proprio padrone d’oltreoceano per poi accorgersi, con terrore, che questo padrone non chiede più asservimento ma un vero e proprio contratto di schiavitù e che per salvarsi non sarà di alcuna utilità chiedere aiuto a quello che un tempo era il maggiordono dei camerieri europei, cioè l’Unione europea,  che ora il nuovo padrone statunitense vuol trattare come il “povero” Zelensky (o meglio, come il povero Vitellozzo Vitelli e sfortunati sodali), il quale nella Studio Ovale è stato eliminato politicamente in attesa che la mano santa  di qualcuno mandato dalla Provvidenza della storia completi la sua l’eliminazione anche sul piano della vita biologica (cosa che non auguriamo nemmeno a lui ma si sa, questa Provvidenza ha sovente esecutori molto meno clementi di noi che nulla abbiamo da nascondere ma molto da mostrare proprio attraverso i nostri tentativi di demistificare e mostrare queste mani sante…).

Massimo Morigi, 2 marzo 2025

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Intervista a Krasnaya Zvezda di Lavrov del 2 marzo 2025Lavrov’s Krasnaya Zvezda Interview on March 2, 2025_di Karl Sanchez

Intervista a Krasnaya Zvezda di Lavrov del 2 marzo 2025Lavrov’s Krasnaya Zvezda Interview on March 2, 2025

Estratti selezionati del MFAMFA’s selected excerpts

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Karl Sanchez 03 marzo 2025

Mar 03, 20252323

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Red Star Media Holding ha intervistato Sergey Lavrov il 2 marzo 2025, una piccolissima parte della quale è stata pubblicata da Ria Novosti , mentre molti altri estratti selezionati sono stati pubblicati dal MFA. Il video all’ultimo link dura solo 23 minuti, il che, a mio parere, è conforme alla lunghezza degli estratti. Non si sa perché siano stati utilizzati solo degli estratti e non l’intera intervista. RT ha scelto di evidenziare solo le parole di Lavrov che cita il presidente Putin, secondo cui Zelensky è “un traditore del popolo ebraico”, e non molto altro. TASS, d’altro canto, ha pubblicato un rapporto molto migliore :

Mosca e Washington hanno ammesso, durante i colloqui di Riad, di non poter avere la stessa opinione su tutte le questioni dell’agenda globale, ma entrambe le parti sono obbligate a impedire la guerra, ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov in un’intervista a Krasnaya Zvezda.

“Non penseremo mai allo stesso modo su ogni questione di politica mondiale. Lo abbiamo riconosciuto a Riyadh e lo hanno riconosciuto gli americani. In effetti, lo hanno detto loro stessi”, ha detto.

Lavrov ha osservato che Russia e Stati Uniti, “da un lato, possono trovare interessi comuni e molte cose reciprocamente vantaggiose, e dall’altro, sono obbligati a non andare in guerra nel caso in cui i loro interessi divergano”.

“Quando vediamo una coincidenza di interessi, il buon senso suggerisce che sarebbe sciocco non approfittarne per tradurla in azioni pratiche e ottenere risultati reciprocamente vantaggiosi”, ha spiegato il ministro. Secondo lui, quando gli interessi non coincidono, “il dovere dei poteri responsabili è impedire che questo disaccordo degeneri in scontro”.

A mio parere, RT è stata irresponsabile nell’omettere le informazioni fornite da TASS SputnikGlobal , che in sostanza è Ria Novosti in inglese, è rimasta in silenzio finora. Non sono un fan dei seguenti estratti, in particolare del primo, poiché omette la Q. Forse verrà fornita l’intera trascrizione, o no. Ecco cosa è disponibile:

Sergey Lavrov: Non eravamo ciechi. Nel 2007 a Monaco, il presidente russo Vladimir Putin aveva avvertito che, nonostante stessimo lavorando con la NATO, l’Unione Europea e il G7 (come membri del G8), non dovremmo essere resi ingenui e scambiati per coloro che non capiscono o non vedono nulla. Se siamo uguali, allora lavoriamo su un piano di parità.

Abbiamo continuato. In numerosi incontri, Vladimir Putin ha pazientemente spiegato a ogni paese e partner del campo occidentale cosa intendeva quando parlava a Monaco, se qualcuno lì non capiva qualcosa.

Fino all’ultimo momento, abbiamo dato loro la possibilità di non degenerare in un conflitto acceso. A dicembre 2021, abbiamo detto loro che stavate “parlando” degli accordi di Minsk e creando minacce alla nostra sicurezza, e che avremmo dovuto firmare un trattato di sicurezza europeo che lo avrebbe garantito senza alcun coinvolgimento di nessuno nella NATO . Siamo stati ignorati.

A gennaio 2022, ho incontrato l’allora Segretario di Stato americano Antony Blinken. Ha detto che la NATO non è affar nostro. Possono solo promettere che il numero di missili a medio raggio che schiereranno in Ucraina sarà limitato in un certo modo. Tutto qui. Anche questa è ipocrisia, impunità, eccezionalismo e sovrumanità. E a cosa ha portato tutto questo?

Non per niente il presidente Vladimir Putin ha detto in uno dei suoi principali eventi l’anno scorso che non sarebbe mai stato come prima di febbraio 2022. In altre parole, ha sperato fino a febbraio, rendendosi già conto della futilità di queste speranze. Ma ha dato loro una possibilità fino all’ultimo momento. Sedetevi al tavolo e concordate sulla sicurezza, inclusa la sicurezza dell’Ucraina, ma in modo tale che le misure per garantirla non compromettano la nostra. Tutto questo è stato risolto.

Ora molti politici, ex membri del governo, attivisti sociali con “senno di poi” (cioè, hanno qualcosa in comune con un contadino russo che è “senno di poi”) dicono che avrebbero dovuto fare diversamente. Ma è andata come è andata.

I nostri obiettivi sono chiari, i compiti sono definiti, come si diceva in Unione Sovietica.

Domanda: Parlando del 2022, tutti ricordano che hai avuto lunghe conversazioni con Antony Blinken. Quando hai capito di persona, in quale fase hai capito che non sarebbe stato possibile raggiungere un accordo? Come è stata presa la decisione che era giunto il momento di avviare un’operazione militare speciale ? È passato un altro mese tra le tue conversazioni con Antony Blinken.

Sergey Lavrov: Speravo che la ragione e il buon senso avrebbero prevalso. Ma l’orgoglio ha trionfato.

Non solo i piani per attrarre materialmente l’Ucraina nella NATO, per creare basi in Crimea, sul Mar d’Azov, tutti questi piani c’erano. Ma oltre a questo piano geopolitico, anche l’orgoglio ha giocato un ruolo importante. Come mai? Dicono: non farlo, ma saremo d’accordo? Non sto esagerando. Questo è ciò da cui sono stati guidati nella forma “nuda”. Questo è triste. Questo non è buon senso.

Non è per niente che Donald Trump dice costantemente di qualsiasi conflitto, considerando la posizione dell’America, che ci deve essere buon senso. E il buon senso di Washington impone che dovrebbe “farsi da parte”.

Domanda: Ricordiamo che il Presidente russo Vladimir Putin ha detto che la palla era nel loro campo. Per molti, i colloqui a Riyadh sono stati una sorpresa. Quale lavoro preliminare avete svolto e quando lo avete iniziato per far sì che questi colloqui si realizzassero?

Sergey Lavrov: Non c’è stato alcun lavoro preliminare. I presidenti hanno avuto una telefonata su iniziativa di Donald Trump. Il presidente Vladimir Putin gli ha lanciato questa palla nel 2018 a Helsinki in una conferenza stampa dopo la Coppa del Mondo (questa palla era la palla ufficiale della FIFA). Donald Trump l’ha presa, l’ha girata e l’ha lanciata ai membri della sua delegazione che erano seduti di fronte a lui.

Siamo partiti tutti dal presupposto che non fosse stato Donald Trump a interrompere le relazioni, ma Joe Biden, ma questo è un paese. Donald Trump ne era ben consapevole e si è fatto chiamare. Proprio il giorno prima, ha inviato il suo stretto consigliere in Russia per una conversazione dettagliata. Poi, durante una conversazione telefonica , su suo suggerimento, abbiamo concordato di incontrarci a Riyadh. Siamo volati lì 3 giorni dopo la conversazione telefonica. Pertanto, non c’è stata alcuna preparazione. Voglio dire bilaterale. Naturalmente, ogni “team” si stava preparando: al nostro Ministero degli Esteri e il loro al Dipartimento di Stato.

È stata una conversazione del tutto normale tra le due delegazioni. È sorprendente che questa normalità sia stata percepita come una sensazione. Ciò significa che durante il mandato di Joe Biden, i nostri partner occidentali sono riusciti a portare l’opinione pubblica mondiale al punto in cui percepisce una conversazione normale come qualcosa di fuori dall’ordinario.

Non penseremo mai allo stesso modo su ogni questione di politica mondiale. Lo abbiamo riconosciuto a Riyadh. E lo hanno riconosciuto gli americani. Infatti, lo hanno detto loro stessi. Laddove vediamo una convergenza di interessi, il buon senso suggerisce che sarebbe sciocco non usarla per tradurla in alcune attività pratiche e ottenere risultati reciprocamente vantaggiosi. Laddove gli interessi non coincidono (lo ha detto anche il Segretario di Stato americano Mark Rubio), è dovere delle potenze responsabili non permettere che questa discrepanza degeneri in uno scontro. Questa è assolutamente la nostra posizione.

A proposito, questo è il formato in cui si costruiscono le relazioni tra Stati Uniti e Cina. Hanno un numero enorme di disaccordi. Gli americani stanno annunciando molte sanzioni contro la Cina per reprimere un concorrente. Non tanto contro di noi. Gli americani e gli europei stanno imponendo dazi al 100% sui veicoli elettrici. Questa è solo concorrenza senza scrupoli. Ma torno al modello di relazioni. Nonostante tutti questi disaccordi, il fatto che di tanto in tanto i massimi leader degli Stati Uniti e della Cina, i ministri accusano l’altra parte di alcune azioni illegali, principalmente nella sfera economica, ma anche politica e sicurezza vengono ascoltati.

Leggi come i ministri cinesi parlano dei piani dell’Occidente nello Stretto di Taiwan o nel Mar Cinese Meridionale. Questa è un’opposizione molto netta. Capisco i compagni cinesi quando l’Occidente dice di aderire alla politica della “Cina unica”, il che significa che la Cina è unita e Taiwan ne fa parte. Ma dopo aver detto che sono a favore della politica della “Cina unica”, stanno tutti dicendo che lo status quo non può essere toccato. E cos’è lo “status quo”? Questa è una Taiwan indipendente. Quindi, c’è molta astuzia qui.

Non è un caso che un rappresentante del Ministero della Difesa cinese abbia recentemente affermato di essere fermamente a favore di una soluzione pacifica, ma di non escludere l’uso della forza militare se ci lasciamo “prendere per il naso”. Qualcosa del genere. Allo stesso tempo, il dialogo tra Pechino e Washington non è mai stato interrotto. Credo che esattamente questo modello dovrebbe essere nelle relazioni tra due stati qualsiasi. Soprattutto tra Russia e Stati Uniti, che, da un lato, possono trovare interessi coincidenti e fare molte cose reciprocamente vantaggiose, e dall’altro, sono obbligati a non portare alla guerra in caso di divergenza di interessi.

Anche quando Donald Trump è stato eletto per la prima volta, molti politici sono caduti nell’euforia. Ora ci stanno cadendo anche loro.

Gli Stati Uniti hanno ancora lo stesso obiettivo: essere il primo paese al mondo. Sotto Joe Biden, sotto Barack Obama e i democratici in generale, hanno cercato di farlo, soggiogando tutto e tutti, pagando per questo supporto, come pagano la NATO, come hanno pagato il Giappone e la Corea del Sud creando avamposti con la partecipazione della NATO con componenti nucleari.

Donald Trump è un pragmatico. Il suo slogan è buonsenso. Significa (tutti possono vederlo) una transizione verso un modo diverso di fare business. Ma l’obiettivo è ancora “MAGA” (Make America Great Again). Ora ha un nuovo berretto: “Tutto ciò che Donald Trump ha promesso, lo ha fatto”. Ciò conferisce un carattere vivace e umano alla politica. Pertanto, è interessante lavorare con lui.

Il suo team, il Segretario di Stato Marco Rubio e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Mike Waltz, sono persone assolutamente sane di mente in ogni senso della parola. Stanno parlando sulla base del fatto che non ci comandano e noi non comandiamo loro. Due Paesi seri si sono seduti per parlare di dove stavano sbagliando e di cosa il loro predecessore aveva combinato in quattro anni, distruggendo tutti i canali di contatto senza eccezioni, imponendo una serie di sanzioni, seguite dall’espulsione di aziende statunitensi e subendo perdite di centinaia di miliardi di dollari.

Domanda: A quanto pare, questo va avanti da parecchio tempo, se non da tutta la storia del dopoguerra. Durante il suo lavoro all’ONU, lei era in un dialogo costruttivo e ha firmato documenti congiunti con la parte americana. E loro hanno violato questi accordi, ciò che era stato annunciato, letteralmente nel giro di pochi mesi. È stato il caso del Kosovo e dell’Iraq. Un mese prima del discorso dell’ex Segretario di Stato Colin Powell, lei aveva un documento congiunto con il rappresentante degli Stati Uniti sulla necessità di risolvere il dialogo, ecc. Come ha reagito a queste cose?

Sergey Lavrov: Questo è già diventato un’abitudine. Hai assolutamente ragione. I tentativi di imbrogliare tutti e presentare la propria posizione come l’unica corretta continuano.

Questo è stato il caso anche sotto il Segretario di Stato americano Colin Powell. Abbiamo anche lavorato a stretto contatto con lui. Sono sicuro che non sapeva cosa ci fosse nella provetta (che tipo di polvere bianca fosse) che ha agitato al Consiglio di sicurezza dell’ONU e ha detto che l’allora Presidente dell’Iraq Saddam Hussein “non era sopravvissuto”. È stato semplicemente incastrato dagli ufficiali della CIA.

Non voglio essere antieuropeo. Tuttavia, la situazione attuale conferma l’idea che molti storici espongono. Negli ultimi 500 anni (quando l’Occidente si è più o meno formato nella forma in cui è sopravvissuto fino a oggi, ovviamente, con qualche cambiamento), tutte le tragedie del mondo hanno avuto origine in Europa o sono avvenute grazie alla politica europea. Colonizzazione, guerre, crociati, la guerra di Crimea, Napoleone, la prima guerra mondiale, Adolf Hitler. Se guardiamo alla storia retrospettivamente, gli americani non hanno svolto alcun ruolo incendiario, per non parlare di “incendiario”.

E ora, dopo il “mandato” di Joe Biden, sono arrivate persone che vogliono farsi guidare dal buon senso. Dicono apertamente di voler porre fine a tutte le guerre e di volere la pace. Chi chiede la “continuazione del banchetto” sotto forma di guerra? L’Europa.

Il primo ministro danese Mette Frederiksen ha detto che “la pace è peggio della guerra per l’Ucraina ora”. Il primo ministro britannico Kier Starmer, che ha seguito il presidente francese Emmanuel Macron per convincere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a non porre fine a “questa storia” così in fretta, e allo stesso tempo si è vantato che quest’anno la Gran Bretagna avrebbe dato il suo più grande contributo sotto forma di armi all’Ucraina, cioè contraddicendo direttamente Donald Trump e affermando che avrebbero “gonfiato” il regime di Kiev. Il presidente Emmanuel Macron sta armeggiando con alcune idee, proprio come Kier Starmer. Dicono che così tante migliaia di peacekeeper vengono addestrati e forniranno copertura aerea. Anche questa è impudenza.

Innanzitutto, nessuno ci chiede niente. Il presidente Donald Trump capisce tutto. Ha detto che è troppo presto per dire quando ci sarà un accordo: “Si può discutere di questo problema, ma avremo bisogno del consenso delle parti”. Si sta comportando correttamente.

Questo piano di inviare “peacekeeper” in Ucraina è una continuazione dell'”istigazione” del regime di Kiev a muovere guerra contro di noi. Questi “tizi” hanno “calpestato” gli Accordi di Minsk . Lo hanno ammesso abbastanza di recente. I loro coautori (i nostri vicini occidentali) non li avrebbero rispettati e, consegnando le loro armi, hanno portato al potere “alle loro baionette” prima Petr Poroshenko e poi Vladimir Zelensky. Sono stati loro a “istigarlo” a fare una svolta di 180 gradi, anche se forse il ministro degli Esteri tedesco Anna Baerbock l’avrebbe considerata di 360 gradi.

Vladimir Zelensky ha fatto un’inversione di 180 gradi: da uomo arrivato al potere con slogan di pace, con slogan “Abbandoniamo la lingua russa, questa è la nostra lingua comune, la nostra cultura comune” (tutto questo su Internet) , in sei mesi si è trasformato in un nazista puro e, come ha giustamente detto il presidente russo Vladimir Putin, in un traditore del popolo ebraico.

Proprio come lo hanno portato al potere “alle baionette” e lo hanno spinto avanti, ora vogliono anche sostenerlo con le loro “baionette” sotto forma di unità di peacekeeping. Ma questo significherà che le cause profonde non scompariranno.

Quando chiediamo a questi “pensatori” cosa ipoteticamente accadrà alla parte che prenderanno sotto controllo, rispondono che niente, l’Ucraina rimarrà lì. Ho chiesto a un “compagno”: la lingua russa sarà vietata lì? Non ha detto niente. Non possono pronunciare parole di condanna per ciò che è successo. Nessun’altra lingua è stata sottoposta a tale aggressione. Ma immagina se il francese o il tedesco fossero vietati in Svizzera, o l’inglese fosse vietato in Irlanda. Ora gli irlandesi lì vogliono “leggermente” autodeterminarsi. Se provassero a vietare l’inglese ora, l’intera ONU sarebbe “scossa” per tutte le sue “colonne”, chiedendo la condanna dell’Irlanda.

Ed ecco “possibile”. Glielo dici in faccia, ma non rispondono. È esattamente la stessa cosa che dico pubblicamente (sarà tre anni fa) alle riunioni dell’ONU, e quando incontro la stampa, chiedo loro di aiutarci a ottenere almeno qualche informazione su Bucha (una tragedia che è stata usata per imporci sanzioni). Queste scene sono state mostrate dalla BBC due giorni dopo che non c’era nemmeno un nostro militare. Ora chiediamo solo una cosa (ho già rinunciato a sperare in altro): posso vedere la lista delle persone i cui cadaveri sono stati mostrati sul canale della BBC? Ho persino chiesto pubblicamente al Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres di questo in una riunione del Consiglio di sicurezza, e più di una volta.

L’ultima volta è stato nel settembre 2024, ero a New York per una sessione dell’Assemblea generale. Ho avuto una conferenza stampa finale , c’era tutta la stampa mondiale (erano circa settanta) e ho detto loro: “Ragazzi, voi siete giornalisti, non vi interessa sapere professionalmente cosa è successo lì?”

Abbiamo ufficialmente richiesto informazioni all’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite (hanno una “missione sull’Ucraina” all’interno di questo Ufficio, che non è stata creata per consenso, non hanno consultato nessuno) sui nomi di quelle persone che sono state mostrate lì già morte. Non c’è stata alcuna reazione.

E ho anche fatto vergognare i giornalisti. Poi erano già passati 2 anni e mezzo da questa tragedia, quando questo Bucha è stato mostrato dalla BBC sullo schermo e sui social network. È stata una “esplosione di notizie”. “Tre giorni e tutto è finito?” – ho detto, “Ti hanno detto che devi stare più zitto?”

Conosco bene metà dei giornalisti lì. Lavorano lì da molto tempo. Non possono inviare una richiesta giornalistica agli ucraini? Nessuno fa niente. Il “team” è passato e basta.

***

Nel 1970, giunsero alla conclusione e adottarono una Dichiarazione dettagliata su tutti i principi della Carta delle Nazioni Unite, così come sono interconnessi. Nella parte riguardante l’integrità territoriale e il diritto delle nazioni all’autodeterminazione, fu scritto all’unanimità per consenso al più alto livello che tutti devono rispettare l’integrità territoriale degli stati che osservano il principio del diritto delle nazioni all’autodeterminazione. In virtù di ciò, hanno un governo che rappresenta l’intera popolazione che vive in un dato territorio.

Proprio come i colonialisti non rappresentavano la popolazione delle loro colonie nel 1960 (ecco perché questo principio prevalse), così in Ucraina, dopo il colpo di stato, dissero subito che avrebbero revocato lo status della lingua russa, e coloro che non accettarono i risultati del colpo di stato furono dichiarati terroristi. Dal 2019 sono state approvate una serie di leggi per sterminare la lingua russa in tutti gli ambiti. Come possiamo dire che questo “gruppo di golpisti” rappresenta gli interessi della popolazione del Donbass, della Novorossiya e, ancora di più, dell’Ucraina?

Pertanto, la Carta delle Nazioni Unite non dovrebbe essere toccata. È moderna. Deve solo essere rispettata e implementata. E non dire che quando il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza senza alcun referendum, si trattava del diritto all’autodeterminazione, e quando la Crimea ha tenuto un referendum trasparente con la partecipazione di centinaia di osservatori europei, parlamentari e personaggi pubblici, questo è già una violazione del principio di integrità territoriale dell’Ucraina. Duplicità, cinismo e ipocrisia sono ciò che dobbiamo affrontare. [Il mio enfasi]

Questa curiosa miscela di eventi passati e recenti mi fa desiderare di vedere l’intera trascrizione. Lavrov avrebbe dovuto aggiungere alla fine del suo paragrafo “anti-Europa” che il comportamento degli Stati Uniti è stato tale fino al 1945, quando ha fatto un 180. Poiché si trattava di media in lingua russa, Lavrov stava parlando con i russi; quindi, qual era il suo messaggio? La maggior parte della storia non aveva bisogno di essere esaminata, sebbene le domande lo obbligassero a fornirne una parte. Il comportamento del Team Biden rispetto al comportamento del Team Trump e le loro differenze e somiglianze, a mio parere, sono le più importanti. L’impero degli Stati Uniti fuorilegge cerca ancora di mantenere il suo predominio con questa frase che rivela molto: ” I tentativi di imbrogliare tutti e presentare la propria posizione come l’unica corretta continuano”. Quindi, la Russia e tutte le altre nazioni devono ancora stare in guardia. Tuttavia, Lavrov ha affermato che il modello di relazioni del Team Trump è soddisfacente, il che a mio parere è stata un’ammissione molto importante, ed è stato assolutamente corretto da parte della TASS farne l’obiettivo principale del suo rapporto. RT è stato completamente muto su quel punto cruciale. Le prove presentate che l’ONU è al 100% di parte non fanno che aumentare la pila di prove simili che l’ONU richiede una disinfestazione totale di coloro che inquinano i suoi lavori. E poi ci sono i media. Come ho dimostrato, persino RT è sospetta.

Tra 18 giorni, Lavrov compirà 75 anni. Sarebbe facile scivolare in un pio desiderio dopo tutti i decenni di bugie e inganni, ora che un ritorno alla normalità sembra evidente. A mio parere, possiamo fidarci che Lavrov sia il realista duro e puro che è sempre stato, in base a diverse delle sue osservazioni che ho evidenziato nel testo e qui nei miei commenti. Il suo secondo, Ryabkov, a mio parere è altrettanto duro e un po’ aggressivo. Va detto che Shoigu era a Pechino a parlare con Xi Jinping e altri funzionari nel fine settimana. Si diffondono speculazioni sul fatto che una Yalta 2.0 avrà luogo presto. A mio parere, presto è troppo presto. Forse il 2026 o più probabilmente il 2027. Molti dicono che Trump ha fretta di vedere la fine del conflitto in Ucraina, ma non ha alcuna agenzia legale. La scorsa settimana la Rada ha cercato di estendere incostituzionalmente il mandato di Zelensky. Per gli europei che hanno spinto in tal senso, con loro dispiacere la costituzione ucraina è molto chiara nel dire che il mandato del presidente non può essere esteso per nessun motivo. Le elezioni sono l’unica soluzione al problema di legittimità. Il presunto favorito è il generale Zaluzhnyi che ora è sotto il controllo degli inglesi a Londra, e gli inglesi vogliono che la guerra venga estesa. Quindi, che tipo di candidato sarà e sarà onesto su ciò che intende fare? E poi ci sono i nazisti e i loro alleati in agguato. Gli obiettivi della Russia sono chiari e i loro compiti definiti e, a mio parere, devono mantenere la rotta poiché questo conflitto è a molti mesi dalla fine.

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