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La crisi francese sta diventando un problema europeo, di Duran Daily

La crisi della Francia sta diventando un problema per l’Europa

Le proteste in Francia mettono in luce un divario sempre più ampio tra gli impegni assunti dallo Stato e la sua capacità di mantenerli: una debolezza che ha ripercussioni sulle finanze e sulle ambizioni strategiche dell’Europa.

Il Duran Daily9 ottobre
 
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La forza economica di un governo non dipende solo dalla sua capacità di contrarre prestiti, ma anche dalla sua capacità di convincere i cittadini che gli oneri che impone perseguono uno scopo credibile. Quando tale consenso si indebolisce, le misure volte a ripristinare la stabilità finanziaria possono aggravare l’instabilità politica. Lo Stato conserva i propri poteri formali, ma perde l’autorità necessaria per esercitarli in modo efficace.

La Francia è un esempio sempre più evidente di questa situazione. Le proteste studentesche in quel Paese collegano il deterioramento dei servizi pubblici a una questione più ampia riguardante la distribuzione delle opportunità e dei sacrifici. La portata del fenomeno va ben oltre la sopravvivenza di un governo. Una delle principali potenze europee sta lottando per conciliare i propri obblighi interni con i propri limiti finanziari, indebolendo così le fondamenta su cui poggiano le sue ambizioni più ampie.

Quando il contratto sociale non mantiene più le promesse
Le condizioni scolastiche hanno dato a questo conflitto un’espressione concreta. La carenza di insegnanti, le aule sovraffollate e il deterioramento degli edifici hanno scatenato manifestazioni che hanno coinvolto genitori, insegnanti e sindacati. L’istruzione è diventata un punto attorno al quale può concentrarsi un malcontento più ampio, poiché riguarda la promessa più importante dello Stato: che la prossima generazione avrà i mezzi per costruire un futuro migliore.

Per gli studenti, la distinzione tra una spesa pubblica consistente a livello nazionale e un’offerta formativa locale inadeguata offre ben poco conforto. Essi entrano in contatto con lo Stato attraverso la disponibilità di insegnanti, strutture funzionanti e l’accesso alle opportunità. Quando questi aspetti subiscono un deterioramento, il problema diventa non solo di finanziamento, ma anche di legittimità. Un governo non può difendere all’infinito l’entità della propria spesa ignorando al contempo l’insoddisfazione per i risultati ottenuti.

La controversia di fondo riguarda le priorità. Gli impegni già assunti assorbono le risorse prima ancora che i governi prendano in considerazione nuove richieste, mentre ai cittadini più giovani viene chiesto di accettare l’incertezza in materia di occupazione, istruzione e tenore di vita. La riforma diventa più difficile quando coloro che ne sostengono i costi immediati dubitano di poterne trarre i benefici futuri. Gli attori politici possono sfruttare tale frustrazione, ma non hanno bisogno di creare artificialmente le condizioni che la rendono convincente.

La sopravvivenza parlamentare sostituisce l’autorità di governo
La scommessa parlamentare di Macron per il 2024 ha aggravato la situazione. Lo scioglimento ha portato a un’assemblea frammentata, lasciando l’esecutivo senza una maggioranza stabile a sostegno di un programma coerente. La cooperazione volta a impedire la vittoria del Rassemblement National non ha portato alla definizione di una posizione comune su come la Francia debba tassare, spendere o attuare riforme. La capacità di bloccare un avversario si è rivelata più forte della capacità di governare insieme.

Questa distinzione caratterizza ora la battaglia sul bilancio. I partiti dell’opposizione hanno tutto l’interesse a respingere misure dolorose, mentre il governo deve scambiare concessioni con il sostegno parlamentare. Ogni negoziazione può garantire una sopravvivenza temporanea senza risolvere le scelte economiche che ne stanno alla base. La responsabilità si disperde tra le diverse istituzioni, mentre la frustrazione dell’opinione pubblica si concentra sulla presidenza.

La risposta più conciliante del primo ministro Sébastien Lecornu alle proteste riconosce i limiti dello scontro. Tuttavia, le manifestazioni di comprensione non possono sostituire i miglioramenti che richiedono risorse finanziarie. Gli scontri con la polizia complicano ulteriormente il quadro, trasformando una controversia sull’istruzione in una disputa sul modo in cui il governo tratta i propri cittadini.

La conseguenza è un restringimento degli orizzonti. Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 2027, la gestione delle prossime elezioni parlamentari o delle manifestazioni potrebbe avere la precedenza sul ripristino della capacità produttiva. Un successore erediterebbe gli stessi vincoli. Un cambiamento elettorale può ridistribuire l’autorità, ma di per sé non è in grado di conciliare obblighi, risorse e aspettative.


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Il ricorso al prestito rinvia l’adeguamento
Alla fine di giugno, il debito pubblico francese ha raggiunto circa 3,6 trilioni di euro, pari al 119% del PIL. Tali cifre non indicano che sia imminente una crisi finanziaria. Dimostrano tuttavia quanto il ricorso al prestito abbia sostenuto lo Stato e quanto una strategia fiscale credibile dipenda ora dalla crescita economica e dalla cooperazione politica.

L’euro limita i meccanismi di aggiustamento a disposizione. La Francia non può svalutare autonomamente la propria moneta né fissare i tassi di interesse in funzione delle circostanze interne. Il miglioramento della competitività dipende quindi in misura maggiore dalla produttività, dagli investimenti e dalle variazioni relative a salari, fiscalità o spesa pubblica. Si tratta di processi che richiedono tempo e le cui conseguenze distributive necessitano di consenso.

L’adesione all’unione monetaria non spiega completamente le difficoltà della Francia. I governi continuano a stabilire le priorità di spesa e rimangono responsabili dell’efficienza amministrativa. Tuttavia, i vincoli monetari rendono ancora più importante fare le scelte giuste. Il ricorso al debito può attenuare l’impatto dell’aggiustamento, ma non può compensare in modo permanente una crescita debole o un’allocazione inefficace delle risorse.

Ciò crea un difficile equilibrio politico. Tagli indiscriminati possono indebolire l’istruzione e le infrastrutture necessarie per migliorare i risultati futuri. Il ricorso continuo all’indebitamento può preservare gli assetti esistenti senza renderli più sostenibili. La sfida principale consiste nel reindirizzare le risorse verso la capacità produttiva, mantenendo al contempo un sostegno pubblico sufficiente per portare a termine il programma.

La debolezza interna si trasforma in un rischio a livello europeo
Le dimensioni della Francia fanno sì che questo problema non possa rimanere esclusivamente nazionale. Una pressione prolungata sul suo debito si ripercuoterebbe, attraverso le partecipazioni bancarie, i portafogli di investimento e le condizioni di finanziamento, su tutta l’eurozona. L’aumento dei costi di finanziamento potrebbe quindi aggravare il conflitto interno, assorbendo risorse che altrimenti sarebbero disponibili per i servizi pubblici.

Le istituzioni europee dispongono di strumenti per contenere le turbolenze sui mercati. Lo strumento di protezione della trasmissione della BCE consente l’acquisto di titoli obbligazionari senza un limite di volume prestabilito, previa valutazione di fattori quali la politica fiscale e la sostenibilità del debito. L’intervento è quindi tecnicamente possibile, ma la sua giustificazione e le relative condizioni diventerebbero politicamente controverse se la Francia non riuscisse a definire un percorso credibile per il futuro.

Lo scenario più probabile nel breve termine è un’altra tregua negoziata: concessioni, trattative sul bilancio e sforzi per rassicurare i creditori. Ciò potrebbe scongiurare lo scontro immediato senza però ripristinare l’autorità di governo. Nel frattempo, la fragilità interna limita la capacità della Francia di sostenere gli impegni in materia di difesa europea e di influenzare le decisioni economiche collettive.

Le ambizioni strategiche dell’Europa dipendono da Stati in grado di mobilitare risorse con il consenso dell’opinione pubblica. La crisi francese mette in luce quanto facilmente tale base possa indebolirsi. Un continente che aspiri a una maggiore autonomia sulla scena internazionale deve innanzitutto sostenere la capacità economica e la legittimità politica che rendono possibile tale autonomia.


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