Italia e il mondo

Lo “Stato profondo” americano :genealogia di un fantasma strutturale, di Sébastien Queré

Lo “Stato profondo” americano : genealogia di un fantasma strutturale

Sébastien Quéré, laureato all’IEP di Tolosa, ha insegnato storia e geografia per quindici anni prima di 

dedicarsi alla scrittura e alle conferenze di geopolitica. In 1979: una rivoluzione della storia  (2026), esplora

 un anno di svolta in cui si delineano le linee di forza del mondo contemporaneo dietro i grandi sconvolgimenti 

politici, ideologici ed economici.

Il potere può rimanere forte solo quando è tenuto nell’ombra; quando viene esposto alla luce del giorno, comincia a svanire1.Samuel Huntington

Il concetto di «Stato profondo» trae origine dal termine turco derin devlet, quell’alleanza occulta tra militari, servizi segreti (il MIT), del Consiglio di sicurezza nazionale (il MGK) e delle reti mafiose che ha strutturato la Repubblica kemalista all’ombra delle sue istituzioni ufficiali2. Nel 2007, Peter Dale Scott prese in prestito dalla Turchia il termine «Stato profondo», per definire un potere che non deriva dalla Costituzione, ma da fonti superiori ed esterne ad essa e che è « più potente dello Stato pubblico »3. Dopo le rivelazioni di Edward Snowden nel 2013 sulla sorveglianza di massa da parte della NSA, un articolo del New York Times ha dato credito al concetto di «Stato profondo», descritto come « un livello di governo o di controllo superiore difficilmente percepibile che si mantiene indipendentemente dall’esito delle elezioni ed è in grado di contrastare i movimenti sociali o i cambiamenti radicali »4.

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Lo Stato profondo indica un circuito informale di potere. Infatti, dietro le istituzioni ufficiali dello Stato pubblico, esiste effettivamente un sistema potente, oscuro e insondabile, informale e complesso: il sistema dello Stato profondo. Al suo centro operano le agenzie di intelligence, il Pentagono, le grandi aziende dello stesso settore, le lobby, come quella, privata, dell’industria della difesa, l’ ’American Security Council, la lobby filoisraeliana AIPAC, la lobby delle armi da fuoco (NRA), alcuni alti funzionarie reti burocratiche. A questi si aggiungono società private come BlackRock, Booz Allen Hamilton, grandi compagnie petrolifere come Exxon e Chevron, alcuni think tank, alcuni oligarchi, grandi banche come Goldman Sachs, la dinastia dei Rockefeller…L «Stato profondo» è il risultato di una sedimentazione di pratiche proprie di determinati circoli diplomatici e finanziari che acquisiscono una propria inerzia, attraversando i cambiamenti elettorali senza mai sottomettersi completamente ad essi. Le diverse componenti dello Stato profondo aderiscono a un’ideologia imperialista, alla « destinazione manifesta », e ritengono che gli Stati Uniti non siano soggetti alle stesse regole del resto del mondo, poiché la loro eccezionalità li autorizza ad agire militarmente sul resto del pianeta e ad applicare leggi e sanzioni extraterritoriali. Infine, il processo dello «Stato profondo» è anche la conseguenza di ciò che Peter Dale Scott definisce «eventi  profondi: l’assassinio di John F. Kennedy nel 1963, gli incidenti del Golfo del Tonchino nel 1964, l’irruzione al Watergate nel 1972, la « contro sorpresa di ottobre» del 1980, lo scandalo Iran-Contra e l’11 settembre 2001. Questi eventi hanno sistematicamente comportato atti criminali o violenti e si sono rivelati misteriosi fin dall’inizio, con quella zona d’ombra alimentata da falsificazioni e occultamenti sistematici nei media di massa e negli archivi interni dello Stato5.Secondo Scott, le successive manipolazioni e le ricorrenti falsificazioni relative a minacce o attacchi esterni sono

inventate per ingannare il popolo degli Stati Uniti e costringerlo a sostenere l’espansione militare del Paese6. Un fatto preoccupante: nel programma dei neoconservatori del PNAC (Project for the New American Century – Progetto per il nuovo secolo americano) del settembre 2000, che pianificava la supremazia globale illimitata degli Stati Uniti 

dal diritto internazionale, si afferma che il processo di trasformazione militare statunitense probabilmente non sarebbeadottato rapidamente « in assenza di un evento catastrofico e catalizzatore, come un nuovoPearl Harbor »7.

Tra i firmatari figurano Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa (2001-2006), e Dick Cheney, vicepresidente (2001-2009), entrambi cofirmatari della lettera del 1998 che chiedeva la destituzione di Saddam Hussein ;John Bolton, uno degli ex amministratori del PNAC e futuro leader dei falchi presso il Dipartimento di Stato di Colin Powell ; Richard Perle, soprannominato il « principe delle tenebre »; Elliott Abrams, consigliere presso il Consiglio di sicurezza nazionale, figura di continuità con l’Iran-Contra; e infine Philip Zelikow, autore principale del Rapporto della Commissione d’inchiesta sull’11 settembre in qualità di direttore esecutivo8. Lo studio del PNAC costituirà una linea guida per la politica estera di George W. Bush e rifletterà anche il sostegno del settore privato al piano di dominio totale (Full Spectrum Dominance) enunciato nella Joint Vision 2020 del Pentagono. Membro del PNAC e del gruppo segreto della COG (Continuità del Governo) , Donald Rumsfeld fu all’origine delle proposte della commissione Rumsfeld, di cui era presidente, relative al progetto da diversi miliardi di dollari dell’US Space Command. Il rapporto di questa commissione, pubblicato l’11 gennaio 2001, affermava che « la questione è se gli Stati Uniti saranno abbastanza saggi da agire in modo ragionevole per ridurre al più presto la loro vulnerabilità spaziale o se, come in passato, ci vorrà un attacco devastante contro il Paese e il suo popolo, un “Pearl Harbor dello spazio” per galvanizzare la nazione e spingere il governo americano ad agire »9.

La matrice del 1947: la nascita dello Stato di sicurezza nazionale

Bisogna risalire all’immediato dopoguerra per comprendere la matrice istituzionale da cuiha origine, storicamente, tutto ciò che il dibattito contemporaneo classifica sotto l’etichetta di «Stato profondo». Il National Security Act del 1947 non si limita a riorganizzare l’apparato militare americano: inventa, sotto la pressione dei primi segnali della Guerra Fredda, un’architettura istituzionale completamente nuova – Consiglio di sicurezza nazionale, Central Intelligence Agency (CIA), Dipartimento della Difesa unificato – la cui caratteristica comune è quella di sfuggire, strutturalmente, al controllo ordinario del Congresso e dell’ ’opinione pubblica10. Lo storico Michael Hogan ha dimostrato come questa rifondazione sia stata accompagnata da una trasformazione ideologica più profonda: l’emergere di ciò che egli definisce uno « Stato di sicurezza nazionale », in cui la logica della guerra permanente contro un nemico esistenziale, ieri il comunismo, oggi il terrorismo, giustifica una continua deroga ai principi di trasparenza che, in teoria, sono alla base della democrazia costituzionale americana11.Questo momento fondante merita di essere ricollocato nel proprio contesto intellettuale: quello del dibattito, allora acceso a Washington, tra i sostenitori di una rapida smobilitazione sul modello del dopoguerra del 1918 e i fautori di una permanenza istituzionale dello sforzo bellico. George Kennan, il cui famoso Lungo Telegramma del 1946 fornisce la dottrina del contenimento che avrebbe giustificato tale permanenza, non aveva tuttavia previsto – come avrebbe poi esplicitamente rammaricato nelle sue memorie – la deriva militarizzata che avrebbe assunto la sua raccomandazione, inizialmente di natura diplomatica12.È proprio questo il paradosso fondante dello Stato di sicurezza nazionale americano: nato da una dottrina di contenimento elaborata da un diplomatico attento ai mezzi politici ed economici, si trasforma nel giro di un decennio in un apparato il cui baricentro si sposta inesorabilmente verso l’intelligence clandestina e l’azione paramilitare. È in questo contesto che affonda le sue radici il programma noto con il nome in codice «Giudizio Universale», ribattezzato «Continuità del Governo» (COG) all’inizio della presidenza Reagan. L’episodio merita di essere approfondito in quanto illustra, meglio di qualsiasi altro, i meccanismi che trasformano un dispositivo difensivo in uno strumento di potere discrezionale. Concepito originariamente durante la presidenza Eisenhower come una semplice garanzia esistenziale contro l’annientamento nucleare, il programma COG si è trasformato in un quadro giuridico parallelo sotto l’impulso di Dick Cheney e di Donald Rumsfeld. Questi due uomini avevano già partecipato, durante l’amministrazione Reagan, alle esercitazioni riservate sulla continuità governativa, il cui contenuto sfugge a qualsiasi controllo parlamentare ordinario.

 Questo quadro permise di giustificare, nell’urgenza dei giorni successivi agli attentati dell’11 settembre 2001, l’attuazione di programmi di intercettazioni senza mandato e di centri di detenzione extraterritoriali che sfuggivano sia al diritto penale ordinario sia al diritto di guerra. La continuità personale di questi due uomini tra le esercitazioni di simulazione degli anni di Reagan e la loro applicazione effettiva degli anni 2000 costituisce, di per sé, un caso da manuale di ciò che la parapolitica definisce «continuità informale»: una dottrina, & nbsp; una pratica e una ristretta cerchia di iniziati che attraversano i decenni e i cambiamenti di governo senza mai richiedere l’investitura elettorale.

Il giornalista James Mann, nella sua inchiesta su ciò che definisce il « governo fantasma », ha documentato come questo sistema, riattivato e notevolmente ampliato sotto l’amministrazione Bush all’indomani dell’11 settembre, abbia fornito il quadro giuridico informale per la sorveglianza di massa e i programmi di detenzione extragiudiziale del decennio 2000 senza mai essere oggetto di un dibattito pubblico degno di questo nome13.

La CIA, pilastro dello Stato profondo

La CIA fu istituita nel 1947 con una legge del Congresso, il National Security Act. Diverse figure di spicco che parteciparono alla creazione dell’ apparato di sicurezza nazionale provenivano da grandi studi legali di Wall Street o dal mondo degli affari. Personalità come Allen Dulles e suo fratello, John Foster Dulles, avevano legami con prestigiosi studi legali e con le élite economiche americane. Nel contesto della Guerra Fredda e dello scontro con il KGB sovietico, il potere effettivo della CIA è diventato rapidamente considerevole. Ufficialmente, l’Agenzia deve rendere conto al direttore dell’intelligence nazionale, al presidente e alle commissioni di controllo del Congresso. Ufficiosamente, nel corso di tutta la Guerra Fredda, ha sviluppato pratiche di autonomizzazione: estrema compartimentazione delle informazioni, ricorso a società di copertura e intermediari non governativi, finanziamento occulto di operazioni extraterritoriali che sfuggivano al controllo di bilancio del Congresso. All’interno della CIA, l’Ufficio di coordinamento politico (OPC), creato in segreto nel 1948 dal Consiglio di sicurezza nazionale, senza l’autorizzazione del Congresso, fu una creazione del mondo occulto di Wall Street. L’OPC era incaricato delle operazioni clandestine: propaganda, sostegno a movimenti politici, guerra psicologica e azioni segrete. Il suo direttore, Frank Wisner, anch’egli avvocato di Wall Street, svolse un ruolo importante in diverse operazioni della CIA, in particolare in Iran (1953) e in Guatemala (1954) . L’OPC fu all’origine della creazione dei gruppi stay-behind di estrema destra in Europa, noti in Italia con il nome di operazione Gladio. Questa strategia della tensione sfociò in attentati spaventosi, tra cui il massacro alla stazione di Bologna, il 2 agosto 1980, che causò 85 morti14. Wisner fu anche all’origine dell’ ’operazione Paper in Birmania e in Thailandia, dove l’OPC sosteneva le forze nazionaliste cinesi del KMT che si autofinanziavano attraverso il traffico di droga. L’operazione Paper ha messo l’OPC in contatto con trafficanti di droga all’estero, ma anche con membri della criminalità organizzata negli Stati Uniti. Un ufficiale dell’OPC, Paul Helliwell, era ad esempio il consulente legale della Miami National Bank, la quale consentiva al famoso mafioso Meyer Lansky di riciclare denaro15. Il ricorso al traffico di droga da parte della CIA sarà da allora in poi una costante, in particolare in Afghanistan16.Dopo il fiasco della Baia dei Porci, Allen Dulles fu destituito nel 1961 da Kennedy. Quest’ultimo dichiarò a uno dei più alti funzionari della sua amministrazione di voler « ridurre la CIA in frantumi e disperderne i pezzi ai quattro venti »17.

Dopo il suo licenziamento dalla CIA, Dulles si mostrò molto critico nei confronti di Kennedy in privato. All’interno della commissione Warren (1963-1964), di cui Dulles fece parte dopo l’assassinio di Kennedy, sostenne la conclusione secondo cui Lee Harvey Oswald avesse agito da solo. Questa posizione suscitò polemiche, poiché alcuni ritenevano che esistesse un conflitto di interessi a causa del suo precedente incarico alla CIA. Nel 1972, il presidente Nixon licenziò il direttore della CIA, Richard Helms, in seguito all’irruzione al Watergate, poiché riteneva che quest’ultimo « volesse la sua testa ». Successivamente, ordinò a James Schlesinger, il nuovo direttore dell’Agenzia, « di stravolgere completamente questa istituzione »18.

L’emergere del duo Cheney -Rumsfeld durante la presidenza di Gerald Ford

Fu proprio durante la presidenza Ford che il tandem Dick Cheney-Donald Rumsfeld emerse in un momento cruciale in cui le prerogative di Stato profondo e del complesso militare-industriale furono riaffermate, di fronte alla rivolta del Congresso (commissione Church) contro tali strutture sulla scia dello scandalo del Watergate.Il 9 agosto 1974, le dimissioni di Nixon, consigliate da Kissinger, corrispondono a una rivoluzione di palazzo che avrebbe avuto un impatto duraturo sulla politica americana e l’influenza dello Stato profondo. Dopo le elezioni del novembre 1974, il nuovo Congresso « era fortemente contrario agli interventi all’estero (…), più che mai diffidente nei confronti della CIA, profondamente ostile alle operazioni segrete, e non nutriva alcuna fiducia nel potere esecutivo »19.
Ciò portò all’episodio denominato « Massacro di Halloween» il 4 novembre 1975, un importante rimpasto ministeriale che vide Henry Kissinger perdere la carica di consigliere per la sicurezza nazionale pur rimanendo segretario di Stato, Donald Rumsfeld nominato segretario alla Difesa e William Colby sostituito alla guida della CIA da George H. W. Bush. Questo episodio segna l’inizio della coalizione dei neoconservatori contro Kissinger. Questi ultimi sabotarono i suoi sforzi volti a limitare le spese militari degli Stati Uniti attraverso l’accordo SALT II con i sovietici. Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Paul Wolfowitz e il suo caro amico Richard Perle, sostenuti dal nuovo direttore della CIA, George H. W. Bush, stavano ormai preparando il terreno per una controrivoluzione intellettuale basata sul rifiuto della «distensione», cara a Kissinger, e un aumento del bilancio della Difesa20.
Il Safari Club e la BCCI

Per evitare la nuova norma di supervisione della CIA da parte del Congresso, George H. W. Bush, a capo della CIA, accelerò il delega delle operazioni segrete a servizi di intelligence stranieri e anche ad agenti non ufficiali, dislocati all’estero21.Fondato nel 1976 su iniziativa del conte Alexandre de Marenches (capo dell’SDECE francese, predecessore della DGSE),il Safari Club riuniva i servizi di intelligence di Francia, Arabia Saudita, Marocco, Egitto e dell’Iran dello scià. Il suo obiettivo ufficiale era contrastare l’influenza sovietica in Africa (Angola, Zaire, Corno d’Africa)in un momento in cui il Congresso americano, traumatizzato dalla commissione Church, aveva notevolmente limitato i margini di manovra della CIA. Il Safari Club nacque come circuito informale alternativo, attivato da attori che aggirarono il blocco istituzionale di Langley piuttosto che agire in suo nome22.Il capo dei servizi segreti sauditi, Kamal Adham, cognato del re Faisal, amico e socio in affari del famoso trafficante d’armi Adnan Khashoggi, trasformò una piccola banca pakistana, la Bank of Credit and Commerce International (BCCI), in una macchina internazionale per il riciclaggio di denaro che sarebbe stata al centro dell’operazione Cyclone condotta dalla CIA in Afghanistan a partire dal 1979 per sostenere i mujaheddin contro l’URSS.


Dopo l’ elezione di Ronald Reagan e la nomina del polemico Bill Casey a capo della CIA, i finanziamenti extra-bilancio per le operazioni clandestine dell’Agenzia furono ripristinati, avvalendosi in particolare dei contratti di fornitura di armi con l’Arabia Saudita. Ciò spiega l’ ostinazione di Reagan nel far approvare, per un soffio, l’accordo AWACS del1981 al Senato nonostante l’opposizione dell’AIPAC e un voto negativo della Camera dei Rappresentanti. Questo legame tra lo “Stato profondo” americano e l’Arabia Saudita può spiegare l’indulgenza degli Stati Uniti nei confronti del regno dopo l’11 settembre 2001, quando 15 dei 19 dirottatori erano cittadini sauditi.

Il caso Booz Allen Hamilton

Booz Allen Hamilton illustra bene un nodo specifico dello Stato profondo americano: la privatizzazione dei servizi di intelligence tramite il sistema   dei « Beltway Bandits ». L’azienda ricava la maggior parte del proprio fatturato da contratti riservati(NSA, CIA, Pentagono), impiega una maggioranza di personale autorizzato al livello Top Secret/ SCI, e funziona come una camera di compensazione “revolving door” tra le agenzie e il settore privato. La direzione ha a lungo annoverato tra i propri membri ex alti funzionari dei servizi segreti: Mike McConnell ha guidato la NSA dal 1992 al 1996 durante le presidenze di George H. W. Bush e Bill Clinton, per poi diventare direttore dell’intelligence nazionale sotto George W. Bush, carica dalla quale si è battuto in particolare per l’ampliamento dei poteri di sorveglianza della NSA nell’ambito della riforma del  Foreign Intelligence Surveillance Act prima di tornare presso Booz come vicepresidente esecutivo responsabile delle attività di intelligence, fino a quando il caso Snowden non ha messo crudelmente in luce questa permeabilità. Lo stesso Edward Snowden non era un dipendente della NSA quando ha sottratto i suoi documenti: era un dipendente della Booz Allen Hamilton, distaccato presso una sede della NSA alle Hawaii. La rivista Bloomberg ha potuto, in un’inchiesta rimasta famosa, definire Booz Allen un « impero nell’ombra », osservando che la capacità dell’azienda di aggiudicarsi gli appalti sembrava garantita dalla presenza, tra le sue fila, di figure di spicco della stessa comunità dei servizi segreti23.Booz è sempre stata strettamente coinvolta nelle operazioni della CIA. Nel marzo 1953, Miles Copeland, che si era dimesso dalla CIA per entrare a far parte dell’azienda, aiutò Nasser a creare i servizi di intelligence, la Mukhabarat, e divenne il suo più stretto consigliere occidentale e il canale di dialogo con la Casa Bianca. Nel1966, si avvicinò ad Adnan Khashoggi, un saudita che sarebbe diventato il principale agente straniero degli Stati Uniti e il più importante trafficante d’armi al mondo grazie  in particolare alle commissioni versate dalla Lockheed
e Northrop nell’ambito delle vendite di armi all’Arabia saudita. Lockheed ha ammesso di aver versato 106 milioni di dollari a Khashoggi tra il 1970 e il 1975. Dopo il 1967, Miles Copeland diventerà un consulente di prestigio e generosamente retribuito delle major petrolifere. In seguito, sarà, insieme a Khashoggi, uno dei principali protagonisti dello scandalo Iran-Contra24.

Peter Dale Scott e l’invenzione della «parapolitica»

È proprio per dare un nome a queste zone d’ombra  istituzionali che il poeta e diplomatico canadese, diventato docente a Berkeley, Peter Dale Scott, conia negli anni ’70 il concetto di parapolitics, che definirà in seguito come lo studio sistematico del modo in cui pratiche e attori solitamente classificati come criminali (traffici, finanziamenti occulti, operazioni sotto falsa bandiera) si inseriscono in modo duraturo nel funzionamento legittimo dello Stato, al punto da diventare strumenti regolari della sua politica estera25.La sua trilogia dedicata a quella che definisce la « macchina da guerra americana » ripercorre, caso per caso, la persistenza di uno stesso schema: dalla Baia dei Porci all’Iran-Contra, passando per l’Indocina e l’America centrale, si osserva un’alleanza ricorrente tra alcuni elementi della CIA, delle reti finanziarie offshore e dei gruppi paramilitari, in grado di condurre una politica estera de facto, indipendentemente dagli orientamenti dichiarati dalla Casa Bianca, o addirittura in contrasto con essi26.Il caso del Triangolo d’Oro indocinese, documentato minuziosamente da Scott fin dalla sua prima opera sulla guerra del Vietnam, offre un esempio paradigmatico di questa dinamica. La complicità, mai ordinata ai vertici ma tollerata a tutti i livelli intermedi, tra  alcuni ufficiali della CIA operanti in Laos e le reti del traffico di oppio hmong27 finanziario, senza che alcuna voce bilancio ufficiale ne riporti traccia, una guerra segreta che sfuggirà per anni a qualsiasi controllo del Congresso28. Lo stesso schema si ripete, due decenni più tardi, nei Caraibi e in America centrale, dove le esigenze di finanziamento occulto dei contras nella guerra civile del Nicaragua si intrecciano con le reti di traffico di cocaina, come evidenziano diversi rapporti del Congresso,& nbsp; in particolare quello del senatore John Kerry del 1988, stabiliranno la realtà senza mai riuscire a risalire alla catena di comando fino a una decisione presidenziale& nbsp; formalmente documentata29.
Il contributo di Scott consiste nel mettere in luce una logica strutturale: queste reti non funzionano nonostante lo Stato, ma grazie alle fessure che lo Stato stesso ha creato, sotto forma di operazioni sotto copertura, di classificazioni estensive e di una compartimentazione che impedisce alla maggior parte dei responsabili eletti di avere una visione d’insieme. L’ ’affare Iran-Contra, venuto alla luce nel 1986-1987, ne offre l’esempio più lampante: alcuni ufficiali delConsiglio di sicurezza nazionale – in primis Oliver North  capo –, agendo sotto l’autorità delegata ma mal definita della loro gerarchia, organizzarono la vendita di armi all’Iran khomeinista in violazione di un embargo del Congresso, per finanziare, in violazione di un altro atto legislativo (l’emendamento Boland), la guerriglia contra in Nicaragua30.La commissione d’inchiesta presieduta dall’ex senatore Tower concluderà che si tratta di « carenze procedurali » piuttosto che a una cospirazione organizzata, una formulazione prudente che,  paradossalmente, conferma la tesi parapolitica: non c’è alcun bisogno di un unico centro di comando occulto quando la struttura istituzionale stessa, stessa, attraverso le sue zone di illegalità create da tempo, genera spontaneamente questo tipo di deriva. Occorre sottolineare la dimensione propriamente internazionale di questo meccanismo: l’intermediazione israeliana nella vendita di armi a Teheran, negoziata da emissari di Gerusalemme in collaborazione con commercianti di ’armi privati e avallata in segreto da alcuni responsabili del Mossad, costituisce un primo punto di congiunzione tra lo Stato profondo americano e il circuito informale israelo-americano31.



L’influenza di Wall Street sullo Stato profondo

Fin dalla fondazione dei servizi segreti statunitensi, l’élite finanziaria newyorkese ne ha fornito il personale dirigente: William Donovan, fondatore dell’Office of Strategic Services (OSS), diretto predecessore della CIA, era un avvocato d’affari a Wall Street; Allen Dulles, futuro direttore della CIA dal 1953 al 1961, era socio dello studio legale Sullivan& Cromwell, la cui attività principale nel periodo tra le due guerre consisteva proprio nel strutturare gli investimenti americani e britannici in Germania32.Questa continuità personale tra l’ordine degli avvocati finanziari di New York e l’apparato di intelligence nascente ha sancito, fin dall’inizio, una permeabilità tra interessi privati e politica estera. Il Council on Foreign Relations, fondato nel 1921 su impulso di banchieri vicini alla casa J. P. Morgane di diplomatici dell’amministrazione Wilson, istituzionalizza questa permeabilità in un luogo permanente di elaborazione del consenso strategico33. Qui non esiste alcuna catena di comando in senso stretto, ma uno spazio di socializzazione ricorrente dove si incontrano, al di fuori di qualsiasi mandato elettivo, dirigenti di banche d’investimento, alti funzionari del Dipartimento di Stato e del Tesoro, e futuri membri del gabinetto, cosicché la dottrina di politica estera che vi si elabora precede e spesso& nbsp; determina quella che l’amministrazione in carica finirà per sostenere pubblicamente. Lo storico Laurence Shoup ha dimostrato, sulla base di uno studio sistematico dei membri del Council sin dalla sua fondazione, la notevole stabilità di questo bacino di talenti nel corso delle alternanze partitiche: repubblicani e democratici attingono indistintamente da esso i propri segretari d di Stato e i loro consiglieri per la sicurezza nazionale34.La porta girevole tra il Tesoro americano e Goldman Sachs costituisce, a questo proposito, il caso più documentato di questo flusso. Robert Rubin, copresidente di Goldman Sachs prima di diventare segretario al Tesoro sotto Clinton, ne guidò nel 1999 l’abrogazione del Glass-Steagall Act del 1933, legge che sin dalla Grande Depressione le attività delle banche di deposito da quelle di investimento, per poi entrare a far parte di Citigroup al termine del mandato dell’amministrazione35. Henry Paulson, ex amministratore delegato di Goldman Sachs, diventato a sua volta Segretario al Tesoro sotto George W. Bush, si ritrovò nel 2008 a elaborare in tutta fretta il piano di salvataggio del sistema bancario(TARP), in gran parte basato su un’architettura finanziaria deregolamentata che la generazione precedente di dirigenti di Goldman aveva essa stessa contribuito a mettere in atto. La Federal Reserve completa questo dispositivo con un terzo pilastro, meno spettacolare ma altrettanto continuativo. Istituzione ufficialmente indipendente dal potere politico, la sua governance rimane in gran parte derivante dallo stesso bacino bancario: i presidenti delle banche regionali di riserva sono formalmente scelti dai consigli di amministrazione di tali banche, in cui siedono dirigenti del settore finanziario privato. Questo pilastro è quello di una politica monetaria le cui scelte, in particolare durante le crisi del 1998, del 2008 e del 2020,& nbsp; hanno sistematicamente privilegiato la stabilità del sistema bancario rispetto a qualsiasi altra considerazione distributiva. È proprio la combinazione di questi quattro meccanismi – la matrice originaria dell’intelligence, la socialità del Council on Foreign Relations, la porta girevole tra il Tesoro e Wall Street e la governance della Fed – che permette di parlare, a proposito della finanza newyorkese, di un terzo circuito informale, altrettanto antico e altrettanto poco complottista nel suo& nbsp; funzionamento quanto quello del complesso militare-industriale descritto in precedenza.

L’economia politica dello Stato profondo: il triangolo Pentagono-Industria-Congresso

Il 17 gennaio 1961, tre giorni prima di lasciare la Casa Bianca, il generale diventato presidente Dwight D. Eisenhower rivolge alla nazione americana un monito che, contro ogni aspettativa, sarebbe sopravvissuto al suo autore e al suo partito. Conia l’espressione « complesso militare-industriale » per designare quella « influenza ingiustificata »che, secondo le sue stesse parole, sarebbe esercitata dalla combinazione di un immenso apparato militare e di un’industria degli armamenti permanente sulle leve della democrazia americana36. Il concetto, tuttavia, non nasce ex nihilo. Esso è un’estensione,  spostandola verso l’apparato produttivo, l’analisi che ilsociologo C. Wright Mills aveva proposto cinque anni prima riguardo a una « power elite », fusione dei comandi militari, economici e politici in un unico corpo sociale,  formato nelle stesse scuole, che si muove tra gli stessi consigli di amministrazione37.

Questo « triangolo di ferro », al quale andrebbe aggiunto un quarto vertice, quello delle commissioni parlamentari di difesa, il cui finanziamento elettorale dipende strettamente dagli industriali insediati nei collegi elettorali interessati, funziona secondo una logica di «porta girevole» (revolving door) che i ricercatori William Hartung e Mandy Smithberger hanno quantificato con precisione : nel periodo 2004-2019, oltre 380 alti funzionari del Pentagono e quasi 200 generali e ammiragli a quattro stelle sono entrati a far parte, una volta in pensione, dei consigli di amministrazione o degli studi di lobbying dell’ industria della difesa38. Questo passaggio, perfettamente legale nella sua stragrande maggioranza, illustra ancora una volta la tesi centrale di questo articolo: non c’è ’è bisogno di corruzione caratterizzata affinché si perpetui un circuito informale di interessi convergenti; è sufficiente che la struttura delle carriere e& nbsp; delle retribuzioni orienti, in modo anticipato e razionale, le decisioni dei responsabili in caricaverso gli interessi dei loro futuri datori di lavoro.

Il circuito informale  come substrato ideologico: neoconservatorismo e teologia politica

Il nostro schema interpretativo, quello del doppio circuito, ufficiale e informale, impone tuttavia di andare oltre la sola dimensione burocratica e di sicurezza per cogliere la& nbsp; struttura ideologica che permette a questo circuito informale di perpetuarsi al di là dei cambiamenti di governo. Il neoconservatorismo costituisce a questo proposito un caso esemplare: nato dai dibattiti sulla guerra fredda culturale degli anni ’70  all’interno di riviste come Commentary, fornisce a all’apparato di sicurezza nazionale, a partire dall’amministrazione Reagan, e poi in modo parossistico sotto George W.Bush, una dottrina dell’eccezionalismo americano e della democratizzazione con la forza che legittima, a posteriori, scelte operative spesso prese altrove,  nei circoli del Pentagono39. James Mann ha magistralmente  tracciato, nel suo studio sui « Vulcan » che circondavano George W. Bush, come questa corrente si sia incarnata in una rete di alti funzionari come Paul Wolfowitz.& nbsp; Douglas Feith, Richard Perle, le cui carriere si snodano, indifferenti alle alternanze elettorali, nelle amministrazioni& nbsp; repubblicane e think tank privati (American Enterprise Institute, Project for the New American Century), che costituiscono un circuito informale notevolmente stabile da  tre decenni40.La seconda corrente è quella del « dispensazionalismo  evangelico», quella teologia secondo cui la restaurazione di Israele nella sua terra biblica costituisce un segno& nbsp; escatologico che precede il ritorno di Cristo. Lungi dall’essere una curiosità folcloristica limitata alla Bible Belt, questa teologia alimenta, fin dagli anni di Reagan, una rete di influenza informale – pastori mediatici, fondazioni per il  finanziamento degli insediamenti, organizzazioni come Christians United for Israel –, la cui influenza sulla politica statunitense in Medio Oriente è stata dimostrata dal politologo Walter Russell Mead con una costanza che non ha nulla da invidiare a quella& nbsp; lobby istituzionali più visibili41. Questa corrente presenta una caratteristica distintiva che merita di essere sottolineata:& nbsp; non attinge dagli stessi bacini universitari, non fa parte degli stessi think tank di Washington, eppure, empiricamente, converge verso le stesse raccomandazioni di politica estera – segno che il concetto di «circuito informale» descrive una funzione strutturale piuttosto che un gruppo sociale omogeneo e identificabile.

L’appropriazione populista: dall’analisi strutturale all’arma retorica

La svolta del 2016-2017 merita un’analisi a parte, poiché illustra chiaramente come un potere populistapossa rivolgere contro le stesse istituzioni una  categoria analitica concepita originariamente per criticarledall’interno. Donald Trump e il suo primo stratega, Steve Bannon, hanno reso popolare, fin dalla campagna presidenziale, l’espressione « deep state » per indicare non più le reti parapolitiche documentate da Scott, ma l’insieme dell’alta funzione funzione pubblica federale, dei servizi di intelligence e della magistratura – ovvero, paradossalmente, proprio l’apparato del circuito 

ufficiale, proprio quello& nbsp; proprio che le istituzioni costituzionali sono chiamate a supervisionare. Questa inversione semantica ha una precisa funzione politica: permette di screditare in anticipo qualsiasi resistenza amministrativa o giudiziaria alle decisioni presidenziali, riqualificandola come cospirazione , occultando al contempo le reali reti informali – donatori, fondazioni teologiche, think tank – che, dal canto loro, continuano a operare senza mai essere menzionati da questa retorica.

Il saggista Mike Lofgren, ex collaboratore repubblicano del Congresso, il cui libro del 2016 aveva contribuito a diffondere una definizione più vicina alla tradizione parapolitica – un « governo a doppio fondo » che articola alti funzionari di carriera, industria della difesa e establishment finanziario di Wall Street –, si è ritrovato a modo significativo citato e travisato da entrambi gli schieramenti dello spettro politico, ciascuno dei quali vi trovava la conferma delle proprie ossessioni: la sinistra vi vedeva la prova  di una presa di potere oligarchica dello Stato; la destra trumpista, quella di una burocrazia che cospira contro il popolo42. Questa confusione semantica raggiunge il suo apice durante il secondo mandato, quando l’amministrazione avvia, a partire dal 2025, un’epurazione sistematica degli ispettori generali e dei giuristi del Dipartimento di Giustizia in nome di una proclamata lotta contro lo Stato profondo, pur& nbsp; lasciando intatti, o addirittura consolidando, i circuiti informali di finanziamento e di influenza teologico-ideologica che avevano, a loro volta, contribuito in modo decisivo alla propria ascesa politica43.Il decreto presidenziale Schedule F, pubblicato fin dai primi& nbsp; giorni del secondo mandato, illustra alla perfezione questa dialettica: presentato come uno strumento di riconquista democratica dell’amministrazione di fronte a una burocrazia presumibilmente ribelle, riclassifica diverse decine di migliaia di posti della funzione pubblica federale in impieghi a discrezione, sostituendo così il principio del merito – ereditato, proprio, dalle riforme progressiste della fine del XIXe secolo volte a combattere il clientelismo di parte – un criterio  di lealtà personale nei confronti dell’esecutivo44. Il risultato  paradossale di questa politica, documentato da diversi ex& nbsp; ispettori generali destituiti nella primavera del 202545, non è l’abolizione dello Stato profondo, ma la sua sostituzione con& nbsp; un altro, più strettamente personalizzato, in cui la lealtà alla cerchia presidenziale sostituisce l’anzianità amministrativa come criterio di accesso alle leve del potere. Ricordiamo innanzitutto che lo Stato profondo americano non è un’entità, ma un processo: la produzione continua, da parte di un Stato di sicurezza nazionale nato nel 1947 e  da allora mai sostanzialmente riformato, di interstizi istituzionali –classificazione, compartimentazione, operazioni segrete, continuità governativa – dove possono  le reti  d ’interessi privati, siano essi finanziari, teologici o ideologici. In secondo luogo, che tale processo obbedisca a una  temporalità propria, in gran parte indifferente al ciclo elettorale: le carriere neoconservatrici attraversano, immutate, le alternanze Reagan-Clinton-Bush; le reti evangelico-sioniste finanziano con notevole costanza, da Begin a Netanyahu,& nbsp; le stesse strutture di colonizzazione, indipendentemente dal colore politico di chi occupa la Casa Bianca; il& nbsp; triangolo Pentagono-Industria-Congresso sopravvive, intatto, a ogni promessa elettorale di riforma di bilancio. Infine, la denuncia populista dello «Stato profondo», lungi dal costituire un antidoto a questa dinamica, ne è spesso il prolungamento più efficace: indicando come il circuito ufficiale – proprio quello che rimane& nbsp; teoricamente soggetto al controllo democratico –, essa libera ancora di più il circuito informale da ogni vincolo, e gli sostituisce, nel caso dell’amministrazione Trump II, un circuito informale alternativo costruito sulla lealtà personale piuttosto che sulla competenza istituzionale. È questa la lezione più attuale che offre la lunga storia dello Stato profondo americano: comprendere un sistema di potere richiede di non confondere mai la mappa istituzionale che esso stesso fornisce di sé – la Costituzione, la separazione dei poteri, l’alternanza elettorale – con il territorio reale del suo funzionamento, fatto di continuità informali, di reti dottrinali e di zone d’ombra metodicamente mantenute. Sulla scia del doppio circuito che, dal1948, il rapporto particolare tra Washington e Gerusalemme, lo «Stato profondo» americano non è né un mito complottista né una chimera retorica: è il volto nascosto, ma perfettamente identificabile, di un regime che non ha mai risolto del tutto la tensione tra i propri principi fondanti e gli imperativi& nbsp; di un potere imperiale esercitato, da tre quarti di secolo, su scala mondiale. La vera questione, per chi voglia comprendere l’America contemporanea, non è quindi quella di sapere se questo «Stato profondo» esista, ma di sapere quale,  delle sue molteplici incarnazioni successive – di sicurezza, finanziaria, teologica, oggi clanica e personalista –, domini in un dato momento il corso della politica estera e interna degli Stati -Uniti

La commissione Church: la democrazia che  si autoanalizza

Sarebbe tuttavia errato ridurre la storia dello Stato profondo americano a un accumulo lineare di abusi. Il sistema politico americano ha prodotto, a intervalli regolari, i propri anticorpi. La commissione Church, riunita al Senato dal 1975 al 1976 sulla scia del Watergate e delle rivelazioni sugli omicidi politici commissionati dalla CIA (Lumumba in Congo, attentati contro Castro  a Cuba), sulle operazioni di destabilizzazione e sui colpi di Stato (Iran 1953, Guatemala 1954, Cile 1973), rimane a  questo proposito l’episodio fondante di una capacità di autoanalisi  democratica46. Ciò che la commissione Church rivelò n ’era un complotto isolato, ma piuttosto un modo di operare, una cultura operativa che& nbsp; sopravvive alle commissioni d’inchiesta, alle riforme legislative e ai cambiamenti di amministrazione.

La commissione Church fece inoltre luce sul programma COINTELPRO di sorveglianza dei movimenti di contestazione interna, sulle operazioni MK-Ultra di  manipolazione mentale. Queste rivelazioni portarono alla creazione delle commissioni permanenti di intelligence del Congresso e all’adozione, nel 1978, del Foreign Intelligence Surveillance Act, un tentativo istituzionale di sottoporre la sorveglianza elettronica a un controllo giurisdizionale, seppur in gran parte formale47.

Il rapporto finale della commissione Church, nel suo volume dedicato al COINTELPRO, documenta con precisione clinica il modo in cui l’FBI di J. Edgar Hoover condusse, tra il 1956 e il 1971, operazioni di  neutralizzazione – infiltrazione, disinformazione, persecuzione giudiziaria, e persino incitamento alla violenza interna – contro organizzazioni tanto diverse quanto il Partito comunista americano, il movimento per i diritti civili di Martin Luther King e i gruppi nazionalisti neri, sulla sola base di una definizione straordinariamente estesa di sovversione interna. Questo precedente è essenziale per comprendere la struttura duratura dell’apparato di sicurezza interna statunitense: contrariamente a un luogo comune secondo cui& nbsp; vorrebbe circoscrivere lo «Stato profondo» alle sole strutture della politica estera, la sorveglianza e la neutralizzazione della dissidenza interna ne costituiscono, storicamente, una componente almeno altrettanto centrale. Ma la storia degli ultimi cinquant’anni insegna anche la fragilità di queste barriere. Il giurista David Cole ha dimostrato come ogni grave shock in materia di sicurezza, in particolare l’11 settembre, sia servito da pretesto per un aggiramento metodico delle garanzie ereditate dall’era Church, in& nbsp; nome di una necessità operativa la cui valutazione rimane, per definizione, esclusa dal dibattito pubblico48. Il Patriot Act, approvato in sei settimane nel sorpresa dell’autunno 2001,  ripristina di fatto molte delle prerogative di sorveglianza interna che la riforma post-Church aveva proprio inteso circoscrivere, sotto una nuova terminologia, quella dell’antiterrorismo, che rende la critica politica tanto più difficile in quanto espone immediatamente il suo autore all’accusa di compiacenza nei confronti della minaccia. Il programma di sorveglianza di massa rivelato da Edward Snowden nel 2013 non è, in questo senso, che una ripetizione di uno schema ben più antico: la tentazione permanente, per  l’apparato di sicurezza nazionale, di considerare il controllo democratico non come un vincolo legittimo, ma come una vulnerabilità da aggirare attraverso l’opacità, e nuova articolazione, a partire dagli anni 2000, tra questo apparato statale e i giganti tecnologici della Silicon Valley (programmi di raccolta dati, su base volontaria con PRISM, su base obbligatoria con le National Security Letters).

Bibliografia1 Samuel Huntington, American Politics: The Promise of Disharmony, Cambridge,Belknap Press, 1981, p. 75.2 Sulla genesi turca del concetto e sul suo uso comparativo, cfr. Ryan Gingeras, Heroin, Organized Crime, and the Making of Modern Turkey, Oxford University Press, 2014.3 Peter Dale Scott, La strada verso il nuovo disordine mondiale: 50 anni di ambizioni

segrete degli Stati Uniti, tradotto dall’inglese da Maxime Chaix e Anthony Spaggiari,Demi-Lune, 2010, p. 364.4 Grant Barrett, « A Wordnado of Words in 2013 » , The New York Times, 21dicembre 2013.5 Peter Dale Scott, La macchina da guerra americana, Plogastel-Saint-Germain,Demi-Lune, 2012.6 Peter Dale Scott, Lo Stato profondo americano, Demi-Lune, 2018.7 « Ricostruire le difese dell’America ’s Defenses: Strategy, Forces and Resources for a NewCentury », Project for the New American Century (PNAC), settembre 2000.8 Peter Dale Scott, La strada verso il nuovo disordine mondiale, < a1241>op. cit., p. 268.9 « Relazione della Commissione incaricata di valutare la gestione e l’organizzazione dello spazio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti», 11 gennaio 2001.10 «National Security Act del 1947», Legge Pubblica 80-253; sulla sua genesi, Douglas

Stuart,Creating the National Security State, Princeton University Press, 2008.11 Michael J. Hogan, A Cross of Iron: Harry S. Truman and the Origins of the NationalSecurity State, 1945–1954, Cambridge University Press, 1998.12 George F. Kennan, Memoirs, 1925–1950, Little, Brown, 1967; sui rimpiantisuccessivi di Kennan riguardo alla militarizzazione del contenimento.13 James Mann, « The Armageddon Plan », The Atlantic, marzo 2004; approfonditoin Rise of the Vulcans: The History of Bush’s War Cabinet, Viking, 2004.14 Daniele Ganser, Les Armées secrètes de l’OTAN, Demi-Lune, 2007.15 Peter Dale Scott, Droga, petrolio e guerra: gli Stati Uniti in Afghanistan, Colombia,e Indocina, Rowman & Littlefield, 2003; Alfred W. McCoy, The Politics of Heroin:CIA Complicity in the Global Drug Trade, Lawrence Hill Books, ed. riveduta 2003.16 Sébastien Quéré, 1979: una rivoluzione della storia, Perspectives Libres, dicembre2025, p. 205.17 Tom Wicker, « C.I.A.: Maker of Policy, or Tool? », The New York Times, 25 aprile 1966.18 Tim Weiner, Legacy of Ashes: The History of the CIA, Doubleday, 2007, p. 374.19 Peter Dale Scott, La strada verso il nuovo disordine mondiale, op. cit., p. 101.20 Henry Kissinger, Years of Renewal, Simon & Schuster, 1999, p. 826; Peter DaleScott, La Route vers le Nouveau Désordre Mondial, op. cit., p. 98.21 Kevin Phillips, « The Barreling Bushes » , Los Angeles Times, 11 gennaio 2004.22 Joseph J. Trento, Prelude to Terror: The Rogue CIA and the Legacy of America’sPrivate Intelligence Network, Carroll & Graf, 2005; Peter Truell e Larry Gurwin, FalseProfits: The Inside Story of BCCI, the World’s Most Corrupt Financial Empire, HoughtonMifflin, 1992; «The Senate Look at BCCI» , New York Magazine, 28 ottobre 1991.23 « Booz Allen di Carlyle raccoglie 238 milioni di dollari con l’IPO negli Stati Uniti », Bloomberg, 18 novembre2010; The Washington Post, 17 novembre 2010, sulla quota del 79% mantenuta daCarlyle dopo la quotazione in borsa; sulla caratterizzazione citata, Drake Bennette Michael Riley, « Booz Allen, the World’s Most Profitable Spy Organization »,Bloomberg Businessweek, 20 giugno 2013.24 Peter Dale Scott, Lo Stato profondo americano, op. cit., p. 57.25 Peter Dale Scott, « Parapolitics: An Introduction», introduzione alla riedizionedel 1993 di The War Conspiracy, pubblicato originariamente nel 1972.26 Peter Dale Scott, American War Machine: Deep Politics, the CIA Global Drug Connection, and the Road to Afghanistan, Rowman & Littlefield, 2010.27 Gli Hmong sono un popolo degli altipiani del Laos, reclutato dalla CIA

a partire dal 1961 per il proprio esercito clandestino; il papavero ne costituiva la principale

coltura da reddito. Su questo punto, Alfred W. McCoy, The Politics of Heroin: CIA Complicityin the Global Drug Trade, op. cit., capitolo dedicato al Laos.28 Peter Dale Scott, The War Conspiracy: JFK, 9/11, and the Deep Politics of War,Skyhorse, ed. riveduta 2008, capitoli dedicati all’Indocina.29 Rapporto della sottocommissione sottocommissione sul terrorismo, gli stupefacenti e le operazioniinternazionali (rapporto Kerry), Senato degli Stati Uniti, dicembre 1988.30 « Report of the Congressional Committees Investigating the Iran-ContraAffair », U.S. Government Printing Office, novembre 1987.31 Sul ruolo dell’intermediazione israeliana nell’affare Iran-Contra, si vedano in particolare gli studi di Ronen Bergman sui rapporti tra Mossad e CIA.32 Sulle origini dell’ OSS e sul profilo di William Donovan, si veda Douglas Waller,Wild Bill Donovan: The Spymaster Who Created the OSS, Free Press, 2011; su AllenDulles e Sullivan & Cromwell, Stephen Kinzer, The Brothers: John Foster Dulles, AllenDulles, and Their Secret World War, Times Books, 2013.33 Robert D. Schulzinger, The Wise Men of Foreign Affairs: The History of the Councilon Foreign Relations, Columbia University Press, 1984.34 Laurence H. Shoup, Wall Street’s Think Tank: The Council on Foreign Relations andthe Empire of Neoliberal Geopolitics, Monthly Review Press, 2015.35 Sul ruolo di Robert Rubin nell’abrogazione del Glass-Steagall Act, cfr. NomiPrins,All the Presidents’ Bankers, Nation Books, 2014.36 La formula «complesso militare-industriale » compare nella penultima bozza; unaversione precedente includeva il Congresso (« military-industrial-»),eliminata su intervento di consiglieri desiderosi di non urtare il poterelegislativo; Dwight D. Eisenhower, discorso di addio alla nazione, 17 gennaio 1961.37 C. Wright Mills, The Power Elite, Oxford University Press, 1956, sull’interpenetrazionedelle élite militari, economiche e politiche nell’America del dopoguerra.38 Mandy Smithberger, « Brass Parachutes: Defense Contractors’ Captureof Pentagon Officials Through the Revolving Door », Project On GovernmentOversight, 5 novembre 2018.39 Justin Vaïsse, Neoconservatism: La biografia di un movimento, Harvard UniversityPress, 2010.40 James Mann, Rise of the Vulcans, op. cit..41 Walter Russell Mead, « The New Israel and the Old: Why Gentile Americanssostengono lo Stato ebraico», Foreign Affairs, luglio-agosto 2008.42 Sulla retorica del deep state durante la campagna elettorale del 2016, si veda la coperturadi Politico e di The Atlantic tra il 2017 e il 2019.43 Mike Lofgren, The Deep State: The Fall of the Constitution and the Rise of a ShadowGovernment, Viking, 2016.44 Ordine esecutivo sul « Allegato F », ripubblicato nel gennaio 2025; analisi dellaPartnership for Public Service sui suoi effetti sul pubblico impiego federale.45 Articoli di stampa sulle destituzioni degli ispettori generali nel 2025;si veda la copertura del The New York Times e del Washington Post sulle primesettimane del secondo mandato di Trump.46 « Relazione finale della Commissione speciale incaricata di studiare le operazioni governative relative alle attività di intelligence » (Commissione Church), Senato degliStati Uniti, 1976.47 Dafydd Townley, « L’eredità della Commissione Church », in L’anno delIntelligence negli Stati Uniti. Opinione pubblica, sicurezza nazionale e la Commissione Church del 1975, Palgrave Macmillan, 2021.48 David Cole e James X. Dempsey, Terrorism and the Constitution: Sacrificing CivilLiberties in the Name of National Security, The New Press, ed. riveduta 2006.