Lo “Stato profondo” americano :genealogia di un fantasma strutturale, di Sébastien Queré
Lo “Stato profondo” americano : genealogia di un fantasma strutturale

Sébastien Quéré, laureato all’IEP di Tolosa, ha insegnato storia e geografia per quindici anni prima di
dedicarsi alla scrittura e alle conferenze di geopolitica. In 1979: una rivoluzione della storia (2026), esplora
un anno di svolta in cui si delineano le linee di forza del mondo contemporaneo dietro i grandi sconvolgimenti
politici, ideologici ed economici.
Il potere può rimanere forte solo quando è tenuto nell’ombra; quando viene esposto alla luce del giorno, comincia a svanire1.Samuel Huntington
Il concetto di «Stato profondo» trae origine dal termine turco derin devlet, quell’alleanza occulta tra militari, servizi segreti (il MIT), del Consiglio di sicurezza nazionale (il MGK) e delle reti mafiose che ha strutturato la Repubblica kemalista all’ombra delle sue istituzioni ufficiali2. Nel 2007, Peter Dale Scott prese in prestito dalla Turchia il termine «Stato profondo», per definire un potere che non deriva dalla Costituzione, ma da fonti superiori ed esterne ad essa e che è « più potente dello Stato pubblico »3. Dopo le rivelazioni di Edward Snowden nel 2013 sulla sorveglianza di massa da parte della NSA, un articolo del New York Times ha dato credito al concetto di «Stato profondo», descritto come « un livello di governo o di controllo superiore difficilmente percepibile che si mantiene indipendentemente dall’esito delle elezioni ed è in grado di contrastare i movimenti sociali o i cambiamenti radicali »4.

CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333174737695817;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373
Lo Stato profondo indica un circuito informale di potere. Infatti, dietro le istituzioni ufficiali dello Stato pubblico, esiste effettivamente un sistema potente, oscuro e insondabile, informale e complesso: il sistema dello Stato profondo. Al suo centro operano le agenzie di intelligence, il Pentagono, le grandi aziende dello stesso settore, le lobby, come quella, privata, dell’industria della difesa, l’ ’American Security Council, la lobby filoisraeliana AIPAC, la lobby delle armi da fuoco (NRA), alcuni alti funzionarie reti burocratiche. A questi si aggiungono società private come BlackRock, Booz Allen Hamilton, grandi compagnie petrolifere come Exxon e Chevron, alcuni think tank, alcuni oligarchi, grandi banche come Goldman Sachs, la dinastia dei Rockefeller…L «Stato profondo» è il risultato di una sedimentazione di pratiche proprie di determinati circoli diplomatici e finanziari che acquisiscono una propria inerzia, attraversando i cambiamenti elettorali senza mai sottomettersi completamente ad essi. Le diverse componenti dello Stato profondo aderiscono a un’ideologia imperialista, alla « destinazione manifesta », e ritengono che gli Stati Uniti non siano soggetti alle stesse regole del resto del mondo, poiché la loro eccezionalità li autorizza ad agire militarmente sul resto del pianeta e ad applicare leggi e sanzioni extraterritoriali. Infine, il processo dello «Stato profondo» è anche la conseguenza di ciò che Peter Dale Scott definisce «eventi profondi: l’assassinio di John F. Kennedy nel 1963, gli incidenti del Golfo del Tonchino nel 1964, l’irruzione al Watergate nel 1972, la « contro sorpresa di ottobre» del 1980, lo scandalo Iran-Contra e l’11 settembre 2001. Questi eventi hanno sistematicamente comportato atti criminali o violenti e si sono rivelati misteriosi fin dall’inizio, con quella zona d’ombra alimentata da falsificazioni e occultamenti sistematici nei media di massa e negli archivi interni dello Stato5.Secondo Scott, le successive manipolazioni e le ricorrenti falsificazioni relative a minacce o attacchi esterni sono
inventate per ingannare il popolo degli Stati Uniti e costringerlo a sostenere l’espansione militare del Paese6. Un fatto preoccupante: nel programma dei neoconservatori del PNAC (Project for the New American Century – Progetto per il nuovo secolo americano) del settembre 2000, che pianificava la supremazia globale illimitata degli Stati Uniti
dal diritto internazionale, si afferma che il processo di trasformazione militare statunitense probabilmente non sarebbeadottato rapidamente « in assenza di un evento catastrofico e catalizzatore, come un nuovoPearl Harbor »7.
Tra i firmatari figurano Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa (2001-2006), e Dick Cheney, vicepresidente (2001-2009), entrambi cofirmatari della lettera del 1998 che chiedeva la destituzione di Saddam Hussein ;John Bolton, uno degli ex amministratori del PNAC e futuro leader dei falchi presso il Dipartimento di Stato di Colin Powell ; Richard Perle, soprannominato il « principe delle tenebre »; Elliott Abrams, consigliere presso il Consiglio di sicurezza nazionale, figura di continuità con l’Iran-Contra; e infine Philip Zelikow, autore principale del Rapporto della Commissione d’inchiesta sull’11 settembre in qualità di direttore esecutivo8. Lo studio del PNAC costituirà una linea guida per la politica estera di George W. Bush e rifletterà anche il sostegno del settore privato al piano di dominio totale (Full Spectrum Dominance) enunciato nella Joint Vision 2020 del Pentagono. Membro del PNAC e del gruppo segreto della COG (Continuità del Governo) , Donald Rumsfeld fu all’origine delle proposte della commissione Rumsfeld, di cui era presidente, relative al progetto da diversi miliardi di dollari dell’US Space Command. Il rapporto di questa commissione, pubblicato l’11 gennaio 2001, affermava che « la questione è se gli Stati Uniti saranno abbastanza saggi da agire in modo ragionevole per ridurre al più presto la loro vulnerabilità spaziale o se, come in passato, ci vorrà un attacco devastante contro il Paese e il suo popolo, un “Pearl Harbor dello spazio” per galvanizzare la nazione e spingere il governo americano ad agire »9.
La matrice del 1947: la nascita dello Stato di sicurezza nazionale
Bisogna risalire all’immediato dopoguerra per comprendere la matrice istituzionale da cuiha origine, storicamente, tutto ciò che il dibattito contemporaneo classifica sotto l’etichetta di «Stato profondo». Il National Security Act del 1947 non si limita a riorganizzare l’apparato militare americano: inventa, sotto la pressione dei primi segnali della Guerra Fredda, un’architettura istituzionale completamente nuova – Consiglio di sicurezza nazionale, Central Intelligence Agency (CIA), Dipartimento della Difesa unificato – la cui caratteristica comune è quella di sfuggire, strutturalmente, al controllo ordinario del Congresso e dell’ ’opinione pubblica10. Lo storico Michael Hogan ha dimostrato come questa rifondazione sia stata accompagnata da una trasformazione ideologica più profonda: l’emergere di ciò che egli definisce uno « Stato di sicurezza nazionale », in cui la logica della guerra permanente contro un nemico esistenziale, ieri il comunismo, oggi il terrorismo, giustifica una continua deroga ai principi di trasparenza che, in teoria, sono alla base della democrazia costituzionale americana11.Questo momento fondante merita di essere ricollocato nel proprio contesto intellettuale: quello del dibattito, allora acceso a Washington, tra i sostenitori di una rapida smobilitazione sul modello del dopoguerra del 1918 e i fautori di una permanenza istituzionale dello sforzo bellico. George Kennan, il cui famoso Lungo Telegramma del 1946 fornisce la dottrina del contenimento che avrebbe giustificato tale permanenza, non aveva tuttavia previsto – come avrebbe poi esplicitamente rammaricato nelle sue memorie – la deriva militarizzata che avrebbe assunto la sua raccomandazione, inizialmente di natura diplomatica12.È proprio questo il paradosso fondante dello Stato di sicurezza nazionale americano: nato da una dottrina di contenimento elaborata da un diplomatico attento ai mezzi politici ed economici, si trasforma nel giro di un decennio in un apparato il cui baricentro si sposta inesorabilmente verso l’intelligence clandestina e l’azione paramilitare. È in questo contesto che affonda le sue radici il programma noto con il nome in codice «Giudizio Universale», ribattezzato «Continuità del Governo» (COG) all’inizio della presidenza Reagan. L’episodio merita di essere approfondito in quanto illustra, meglio di qualsiasi altro, i meccanismi che trasformano un dispositivo difensivo in uno strumento di potere discrezionale. Concepito originariamente durante la presidenza Eisenhower come una semplice garanzia esistenziale contro l’annientamento nucleare, il programma COG si è trasformato in un quadro giuridico parallelo sotto l’impulso di Dick Cheney e di Donald Rumsfeld. Questi due uomini avevano già partecipato, durante l’amministrazione Reagan, alle esercitazioni riservate sulla continuità governativa, il cui contenuto sfugge a qualsiasi controllo parlamentare ordinario.
Questo quadro permise di giustificare, nell’urgenza dei giorni successivi agli attentati dell’11 settembre 2001, l’attuazione di programmi di intercettazioni senza mandato e di centri di detenzione extraterritoriali che sfuggivano sia al diritto penale ordinario sia al diritto di guerra. La continuità personale di questi due uomini tra le esercitazioni di simulazione degli anni di Reagan e la loro applicazione effettiva degli anni 2000 costituisce, di per sé, un caso da manuale di ciò che la parapolitica definisce «continuità informale»: una dottrina, & nbsp; una pratica e una ristretta cerchia di iniziati che attraversano i decenni e i cambiamenti di governo senza mai richiedere l’investitura elettorale.
Il giornalista James Mann, nella sua inchiesta su ciò che definisce il « governo fantasma », ha documentato come questo sistema, riattivato e notevolmente ampliato sotto l’amministrazione Bush all’indomani dell’11 settembre, abbia fornito il quadro giuridico informale per la sorveglianza di massa e i programmi di detenzione extragiudiziale del decennio 2000 senza mai essere oggetto di un dibattito pubblico degno di questo nome13.
La CIA, pilastro dello Stato profondo
L’emergere del duo Cheney -Rumsfeld durante la presidenza di Gerald Ford

Peter Dale Scott e l’invenzione della «parapolitica»

L’influenza di Wall Street sullo Stato profondo
L’economia politica dello Stato profondo: il triangolo Pentagono-Industria-Congresso

Il circuito informale come substrato ideologico: neoconservatorismo e teologia politica
L’appropriazione populista: dall’analisi strutturale all’arma retorica
La svolta del 2016-2017 merita un’analisi a parte, poiché illustra chiaramente come un potere populistapossa rivolgere contro le stesse istituzioni una categoria analitica concepita originariamente per criticarledall’interno. Donald Trump e il suo primo stratega, Steve Bannon, hanno reso popolare, fin dalla campagna presidenziale, l’espressione « deep state » per indicare non più le reti parapolitiche documentate da Scott, ma l’insieme dell’alta funzione funzione pubblica federale, dei servizi di intelligence e della magistratura – ovvero, paradossalmente, proprio l’apparato del circuito
ufficiale, proprio quello& nbsp; proprio che le istituzioni costituzionali sono chiamate a supervisionare. Questa inversione semantica ha una precisa funzione politica: permette di screditare in anticipo qualsiasi resistenza amministrativa o giudiziaria alle decisioni presidenziali, riqualificandola come cospirazione , occultando al contempo le reali reti informali – donatori, fondazioni teologiche, think tank – che, dal canto loro, continuano a operare senza mai essere menzionati da questa retorica.
Il saggista Mike Lofgren, ex collaboratore repubblicano del Congresso, il cui libro del 2016 aveva contribuito a diffondere una definizione più vicina alla tradizione parapolitica – un « governo a doppio fondo » che articola alti funzionari di carriera, industria della difesa e establishment finanziario di Wall Street –, si è ritrovato a modo significativo citato e travisato da entrambi gli schieramenti dello spettro politico, ciascuno dei quali vi trovava la conferma delle proprie ossessioni: la sinistra vi vedeva la prova di una presa di potere oligarchica dello Stato; la destra trumpista, quella di una burocrazia che cospira contro il popolo42. Questa confusione semantica raggiunge il suo apice durante il secondo mandato, quando l’amministrazione avvia, a partire dal 2025, un’epurazione sistematica degli ispettori generali e dei giuristi del Dipartimento di Giustizia in nome di una proclamata lotta contro lo Stato profondo, pur& nbsp; lasciando intatti, o addirittura consolidando, i circuiti informali di finanziamento e di influenza teologico-ideologica che avevano, a loro volta, contribuito in modo decisivo alla propria ascesa politica43.Il decreto presidenziale Schedule F, pubblicato fin dai primi& nbsp; giorni del secondo mandato, illustra alla perfezione questa dialettica: presentato come uno strumento di riconquista democratica dell’amministrazione di fronte a una burocrazia presumibilmente ribelle, riclassifica diverse decine di migliaia di posti della funzione pubblica federale in impieghi a discrezione, sostituendo così il principio del merito – ereditato, proprio, dalle riforme progressiste della fine del XIXe secolo volte a combattere il clientelismo di parte – un criterio di lealtà personale nei confronti dell’esecutivo44. Il risultato paradossale di questa politica, documentato da diversi ex& nbsp; ispettori generali destituiti nella primavera del 202545, non è l’abolizione dello Stato profondo, ma la sua sostituzione con& nbsp; un altro, più strettamente personalizzato, in cui la lealtà alla cerchia presidenziale sostituisce l’anzianità amministrativa come criterio di accesso alle leve del potere. Ricordiamo innanzitutto che lo Stato profondo americano non è un’entità, ma un processo: la produzione continua, da parte di un Stato di sicurezza nazionale nato nel 1947 e da allora mai sostanzialmente riformato, di interstizi istituzionali –classificazione, compartimentazione, operazioni segrete, continuità governativa – dove possono le reti d ’interessi privati, siano essi finanziari, teologici o ideologici. In secondo luogo, che tale processo obbedisca a una temporalità propria, in gran parte indifferente al ciclo elettorale: le carriere neoconservatrici attraversano, immutate, le alternanze Reagan-Clinton-Bush; le reti evangelico-sioniste finanziano con notevole costanza, da Begin a Netanyahu,& nbsp; le stesse strutture di colonizzazione, indipendentemente dal colore politico di chi occupa la Casa Bianca; il& nbsp; triangolo Pentagono-Industria-Congresso sopravvive, intatto, a ogni promessa elettorale di riforma di bilancio. Infine, la denuncia populista dello «Stato profondo», lungi dal costituire un antidoto a questa dinamica, ne è spesso il prolungamento più efficace: indicando come il circuito ufficiale – proprio quello che rimane& nbsp; teoricamente soggetto al controllo democratico –, essa libera ancora di più il circuito informale da ogni vincolo, e gli sostituisce, nel caso dell’amministrazione Trump II, un circuito informale alternativo costruito sulla lealtà personale piuttosto che sulla competenza istituzionale. È questa la lezione più attuale che offre la lunga storia dello Stato profondo americano: comprendere un sistema di potere richiede di non confondere mai la mappa istituzionale che esso stesso fornisce di sé – la Costituzione, la separazione dei poteri, l’alternanza elettorale – con il territorio reale del suo funzionamento, fatto di continuità informali, di reti dottrinali e di zone d’ombra metodicamente mantenute. Sulla scia del doppio circuito che, dal1948, il rapporto particolare tra Washington e Gerusalemme, lo «Stato profondo» americano non è né un mito complottista né una chimera retorica: è il volto nascosto, ma perfettamente identificabile, di un regime che non ha mai risolto del tutto la tensione tra i propri principi fondanti e gli imperativi& nbsp; di un potere imperiale esercitato, da tre quarti di secolo, su scala mondiale. La vera questione, per chi voglia comprendere l’America contemporanea, non è quindi quella di sapere se questo «Stato profondo» esista, ma di sapere quale, delle sue molteplici incarnazioni successive – di sicurezza, finanziaria, teologica, oggi clanica e personalista –, domini in un dato momento il corso della politica estera e interna degli Stati -Uniti
La commissione Church: la democrazia che si autoanalizza
Sarebbe tuttavia errato ridurre la storia dello Stato profondo americano a un accumulo lineare di abusi. Il sistema politico americano ha prodotto, a intervalli regolari, i propri anticorpi. La commissione Church, riunita al Senato dal 1975 al 1976 sulla scia del Watergate e delle rivelazioni sugli omicidi politici commissionati dalla CIA (Lumumba in Congo, attentati contro Castro a Cuba), sulle operazioni di destabilizzazione e sui colpi di Stato (Iran 1953, Guatemala 1954, Cile 1973), rimane a questo proposito l’episodio fondante di una capacità di autoanalisi democratica46. Ciò che la commissione Church rivelò n ’era un complotto isolato, ma piuttosto un modo di operare, una cultura operativa che& nbsp; sopravvive alle commissioni d’inchiesta, alle riforme legislative e ai cambiamenti di amministrazione.
La commissione Church fece inoltre luce sul programma COINTELPRO di sorveglianza dei movimenti di contestazione interna, sulle operazioni MK-Ultra di manipolazione mentale. Queste rivelazioni portarono alla creazione delle commissioni permanenti di intelligence del Congresso e all’adozione, nel 1978, del Foreign Intelligence Surveillance Act, un tentativo istituzionale di sottoporre la sorveglianza elettronica a un controllo giurisdizionale, seppur in gran parte formale47.
Il rapporto finale della commissione Church, nel suo volume dedicato al COINTELPRO, documenta con precisione clinica il modo in cui l’FBI di J. Edgar Hoover condusse, tra il 1956 e il 1971, operazioni di neutralizzazione – infiltrazione, disinformazione, persecuzione giudiziaria, e persino incitamento alla violenza interna – contro organizzazioni tanto diverse quanto il Partito comunista americano, il movimento per i diritti civili di Martin Luther King e i gruppi nazionalisti neri, sulla sola base di una definizione straordinariamente estesa di sovversione interna. Questo precedente è essenziale per comprendere la struttura duratura dell’apparato di sicurezza interna statunitense: contrariamente a un luogo comune secondo cui& nbsp; vorrebbe circoscrivere lo «Stato profondo» alle sole strutture della politica estera, la sorveglianza e la neutralizzazione della dissidenza interna ne costituiscono, storicamente, una componente almeno altrettanto centrale. Ma la storia degli ultimi cinquant’anni insegna anche la fragilità di queste barriere. Il giurista David Cole ha dimostrato come ogni grave shock in materia di sicurezza, in particolare l’11 settembre, sia servito da pretesto per un aggiramento metodico delle garanzie ereditate dall’era Church, in& nbsp; nome di una necessità operativa la cui valutazione rimane, per definizione, esclusa dal dibattito pubblico48. Il Patriot Act, approvato in sei settimane nel sorpresa dell’autunno 2001, ripristina di fatto molte delle prerogative di sorveglianza interna che la riforma post-Church aveva proprio inteso circoscrivere, sotto una nuova terminologia, quella dell’antiterrorismo, che rende la critica politica tanto più difficile in quanto espone immediatamente il suo autore all’accusa di compiacenza nei confronti della minaccia. Il programma di sorveglianza di massa rivelato da Edward Snowden nel 2013 non è, in questo senso, che una ripetizione di uno schema ben più antico: la tentazione permanente, per l’apparato di sicurezza nazionale, di considerare il controllo democratico non come un vincolo legittimo, ma come una vulnerabilità da aggirare attraverso l’opacità, e nuova articolazione, a partire dagli anni 2000, tra questo apparato statale e i giganti tecnologici della Silicon Valley (programmi di raccolta dati, su base volontaria con PRISM, su base obbligatoria con le National Security Letters).
Bibliografia1 Samuel Huntington, American Politics: The Promise of Disharmony, Cambridge,Belknap Press, 1981, p. 75.2 Sulla genesi turca del concetto e sul suo uso comparativo, cfr. Ryan Gingeras, Heroin, Organized Crime, and the Making of Modern Turkey, Oxford University Press, 2014.3 Peter Dale Scott, La strada verso il nuovo disordine mondiale: 50 anni di ambizioni
segrete degli Stati Uniti, tradotto dall’inglese da Maxime Chaix e Anthony Spaggiari,Demi-Lune, 2010, p. 364.4 Grant Barrett, « A Wordnado of Words in 2013 » , The New York Times, 21dicembre 2013.5 Peter Dale Scott, La macchina da guerra americana, Plogastel-Saint-Germain,Demi-Lune, 2012.6 Peter Dale Scott, Lo Stato profondo americano, Demi-Lune, 2018.7 « Ricostruire le difese dell’America ’s Defenses: Strategy, Forces and Resources for a NewCentury », Project for the New American Century (PNAC), settembre 2000.8 Peter Dale Scott, La strada verso il nuovo disordine mondiale, < a1241>op. cit., p. 268.9 « Relazione della Commissione incaricata di valutare la gestione e l’organizzazione dello spazio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti», 11 gennaio 2001.10 «National Security Act del 1947», Legge Pubblica 80-253; sulla sua genesi, Douglas
Stuart,Creating the National Security State, Princeton University Press, 2008.11 Michael J. Hogan, A Cross of Iron: Harry S. Truman and the Origins of the NationalSecurity State, 1945–1954, Cambridge University Press, 1998.12 George F. Kennan, Memoirs, 1925–1950, Little, Brown, 1967; sui rimpiantisuccessivi di Kennan riguardo alla militarizzazione del contenimento.13 James Mann, « The Armageddon Plan », The Atlantic, marzo 2004; approfonditoin Rise of the Vulcans: The History of Bush’s War Cabinet, Viking, 2004.14 Daniele Ganser, Les Armées secrètes de l’OTAN, Demi-Lune, 2007.15 Peter Dale Scott, Droga, petrolio e guerra: gli Stati Uniti in Afghanistan, Colombia,e Indocina, Rowman & Littlefield, 2003; Alfred W. McCoy, The Politics of Heroin:CIA Complicity in the Global Drug Trade, Lawrence Hill Books, ed. riveduta 2003.16 Sébastien Quéré, 1979: una rivoluzione della storia, Perspectives Libres, dicembre2025, p. 205.17 Tom Wicker, « C.I.A.: Maker of Policy, or Tool? », The New York Times, 25 aprile 1966.18 Tim Weiner, Legacy of Ashes: The History of the CIA, Doubleday, 2007, p. 374.19 Peter Dale Scott, La strada verso il nuovo disordine mondiale, op. cit., p. 101.20 Henry Kissinger, Years of Renewal, Simon & Schuster, 1999, p. 826; Peter DaleScott, La Route vers le Nouveau Désordre Mondial, op. cit., p. 98.21 Kevin Phillips, « The Barreling Bushes » , Los Angeles Times, 11 gennaio 2004.22 Joseph J. Trento, Prelude to Terror: The Rogue CIA and the Legacy of America’sPrivate Intelligence Network, Carroll & Graf, 2005; Peter Truell e Larry Gurwin, FalseProfits: The Inside Story of BCCI, the World’s Most Corrupt Financial Empire, HoughtonMifflin, 1992; «The Senate Look at BCCI» , New York Magazine, 28 ottobre 1991.23 « Booz Allen di Carlyle raccoglie 238 milioni di dollari con l’IPO negli Stati Uniti », Bloomberg, 18 novembre2010; The Washington Post, 17 novembre 2010, sulla quota del 79% mantenuta daCarlyle dopo la quotazione in borsa; sulla caratterizzazione citata, Drake Bennette Michael Riley, « Booz Allen, the World’s Most Profitable Spy Organization »,Bloomberg Businessweek, 20 giugno 2013.24 Peter Dale Scott, Lo Stato profondo americano, op. cit., p. 57.25 Peter Dale Scott, « Parapolitics: An Introduction», introduzione alla riedizionedel 1993 di The War Conspiracy, pubblicato originariamente nel 1972.26 Peter Dale Scott, American War Machine: Deep Politics, the CIA Global Drug Connection, and the Road to Afghanistan, Rowman & Littlefield, 2010.27 Gli Hmong sono un popolo degli altipiani del Laos, reclutato dalla CIA
a partire dal 1961 per il proprio esercito clandestino; il papavero ne costituiva la principale
coltura da reddito. Su questo punto, Alfred W. McCoy, The Politics of Heroin: CIA Complicityin the Global Drug Trade, op. cit., capitolo dedicato al Laos.28 Peter Dale Scott, The War Conspiracy: JFK, 9/11, and the Deep Politics of War,Skyhorse, ed. riveduta 2008, capitoli dedicati all’Indocina.29 Rapporto della sottocommissione sottocommissione sul terrorismo, gli stupefacenti e le operazioniinternazionali (rapporto Kerry), Senato degli Stati Uniti, dicembre 1988.30 « Report of the Congressional Committees Investigating the Iran-ContraAffair », U.S. Government Printing Office, novembre 1987.31 Sul ruolo dell’intermediazione israeliana nell’affare Iran-Contra, si vedano in particolare gli studi di Ronen Bergman sui rapporti tra Mossad e CIA.32 Sulle origini dell’ OSS e sul profilo di William Donovan, si veda Douglas Waller,Wild Bill Donovan: The Spymaster Who Created the OSS, Free Press, 2011; su AllenDulles e Sullivan & Cromwell, Stephen Kinzer, The Brothers: John Foster Dulles, AllenDulles, and Their Secret World War, Times Books, 2013.33 Robert D. Schulzinger, The Wise Men of Foreign Affairs: The History of the Councilon Foreign Relations, Columbia University Press, 1984.34 Laurence H. Shoup, Wall Street’s Think Tank: The Council on Foreign Relations andthe Empire of Neoliberal Geopolitics, Monthly Review Press, 2015.35 Sul ruolo di Robert Rubin nell’abrogazione del Glass-Steagall Act, cfr. NomiPrins,All the Presidents’ Bankers, Nation Books, 2014.36 La formula «complesso militare-industriale » compare nella penultima bozza; unaversione precedente includeva il Congresso (« military-industrial-