Sébastien Quéré, laureato all’IEP di Tolosa, ha insegnato storia e geografia per quindici anni prima di
dedicarsi alla scrittura e alle conferenze di geopolitica. In 1979: una rivoluzione della storia (2026), esplora
un anno di svolta in cui si delineano le linee di forza del mondo contemporaneo dietro i grandi sconvolgimenti
politici, ideologici ed economici.
Il potere può rimanere forte solo quando è tenuto nell’ombra; quando viene esposto alla luce del giorno, comincia a svanire1.Samuel Huntington
Il concetto di «Stato profondo» trae origine dal termine turco derin devlet, quell’alleanza occulta tra militari, servizi segreti (il MIT), del Consiglio di sicurezza nazionale (il MGK) e delle reti mafiose che ha strutturato la Repubblica kemalista all’ombra delle sue istituzioni ufficiali2. Nel 2007, Peter Dale Scott prese in prestito dalla Turchia il termine «Stato profondo», per definire un potere che non deriva dalla Costituzione, ma da fonti superiori ed esterne ad essa e che è « più potente dello Stato pubblico »3. Dopo le rivelazioni di Edward Snowden nel 2013 sulla sorveglianza di massa da parte della NSA, un articolo del New York Times ha dato credito al concetto di «Stato profondo», descritto come « un livello di governo o di controllo superiore difficilmente percepibile che si mantiene indipendentemente dall’esito delle elezioni ed è in grado di contrastare i movimenti sociali o i cambiamenti radicali »4.
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Lo Stato profondo indica un circuito informale di potere. Infatti, dietro le istituzioni ufficiali dello Stato pubblico, esiste effettivamente un sistema potente, oscuro e insondabile, informale e complesso: il sistema dello Stato profondo. Al suo centro operano le agenzie di intelligence, il Pentagono, le grandi aziende dello stesso settore, le lobby, come quella, privata, dell’industria della difesa, l’ ’American Security Council, la lobby filoisraeliana AIPAC, la lobby delle armi da fuoco (NRA), alcuni alti funzionarie reti burocratiche. A questi si aggiungono società private come BlackRock, Booz Allen Hamilton, grandi compagnie petrolifere come Exxon e Chevron, alcuni think tank, alcuni oligarchi, grandi banche come Goldman Sachs, la dinastia dei Rockefeller…L «Stato profondo» è il risultato di una sedimentazione di pratiche proprie di determinati circoli diplomatici e finanziari che acquisiscono una propria inerzia, attraversando i cambiamenti elettorali senza mai sottomettersi completamente ad essi. Le diverse componenti dello Stato profondo aderiscono a un’ideologia imperialista, alla « destinazione manifesta », e ritengono che gli Stati Uniti non siano soggetti alle stesse regole del resto del mondo, poiché la loro eccezionalità li autorizza ad agire militarmente sul resto del pianeta e ad applicare leggi e sanzioni extraterritoriali. Infine, il processo dello «Stato profondo» è anche la conseguenza di ciò che Peter Dale Scott definisce «eventi profondi: l’assassinio di John F. Kennedy nel 1963, gli incidenti del Golfo del Tonchino nel 1964, l’irruzione al Watergate nel 1972, la « contro sorpresa di ottobre» del 1980, lo scandalo Iran-Contra e l’11 settembre 2001. Questi eventi hanno sistematicamente comportato atti criminali o violenti e si sono rivelati misteriosi fin dall’inizio, con quella zona d’ombra alimentata da falsificazioni e occultamenti sistematici nei media di massa e negli archivi interni dello Stato5.Secondo Scott, le successive manipolazioni e le ricorrenti falsificazioni relative a minacce o attacchi esterni sono
inventate per ingannare il popolo degli Stati Uniti e costringerlo a sostenere l’espansione militare del Paese6. Un fatto preoccupante: nel programma dei neoconservatori del PNAC (Project for the New American Century – Progetto per il nuovo secolo americano) del settembre 2000, che pianificava la supremazia globale illimitata degli Stati Uniti
dal diritto internazionale, si afferma che il processo di trasformazione militare statunitense probabilmente non sarebbeadottato rapidamente « in assenza di un evento catastrofico e catalizzatore, come un nuovoPearl Harbor »7.
Tra i firmatari figurano Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa (2001-2006), e Dick Cheney, vicepresidente (2001-2009), entrambi cofirmatari della lettera del 1998 che chiedeva la destituzione di Saddam Hussein ;John Bolton, uno degli ex amministratori del PNAC e futuro leader dei falchi presso il Dipartimento di Stato di Colin Powell ; Richard Perle, soprannominato il « principe delle tenebre »; Elliott Abrams, consigliere presso il Consiglio di sicurezza nazionale, figura di continuità con l’Iran-Contra; e infine Philip Zelikow, autore principale del Rapporto della Commissione d’inchiesta sull’11 settembre in qualità di direttore esecutivo8. Lo studio del PNAC costituirà una linea guida per la politica estera di George W. Bush e rifletterà anche il sostegno del settore privato al piano di dominio totale (Full Spectrum Dominance) enunciato nella Joint Vision 2020 del Pentagono. Membro del PNAC e del gruppo segreto della COG (Continuità del Governo) , Donald Rumsfeld fu all’origine delle proposte della commissione Rumsfeld, di cui era presidente, relative al progetto da diversi miliardi di dollari dell’US Space Command. Il rapporto di questa commissione, pubblicato l’11 gennaio 2001, affermava che « la questione è se gli Stati Uniti saranno abbastanza saggi da agire in modo ragionevole per ridurre al più presto la loro vulnerabilità spaziale o se, come in passato, ci vorrà un attacco devastante contro il Paese e il suo popolo, un “Pearl Harbor dello spazio” per galvanizzare la nazione e spingere il governo americano ad agire »9.
La matrice del 1947: la nascita dello Stato di sicurezza nazionale
Bisogna risalire all’immediato dopoguerra per comprendere la matrice istituzionale da cuiha origine, storicamente, tutto ciò che il dibattito contemporaneo classifica sotto l’etichetta di «Stato profondo». Il National Security Act del 1947 non si limita a riorganizzare l’apparato militare americano: inventa, sotto la pressione dei primi segnali della Guerra Fredda, un’architettura istituzionale completamente nuova – Consiglio di sicurezza nazionale, Central Intelligence Agency (CIA), Dipartimento della Difesa unificato – la cui caratteristica comune è quella di sfuggire, strutturalmente, al controllo ordinario del Congresso e dell’ ’opinione pubblica10. Lo storico Michael Hogan ha dimostrato come questa rifondazione sia stata accompagnata da una trasformazione ideologica più profonda: l’emergere di ciò che egli definisce uno « Stato di sicurezza nazionale », in cui la logica della guerra permanente contro un nemico esistenziale, ieri il comunismo, oggi il terrorismo, giustifica una continua deroga ai principi di trasparenza che, in teoria, sono alla base della democrazia costituzionale americana11.Questo momento fondante merita di essere ricollocato nel proprio contesto intellettuale: quello del dibattito, allora acceso a Washington, tra i sostenitori di una rapida smobilitazione sul modello del dopoguerra del 1918 e i fautori di una permanenza istituzionale dello sforzo bellico. George Kennan, il cui famoso Lungo Telegramma del 1946 fornisce la dottrina del contenimento che avrebbe giustificato tale permanenza, non aveva tuttavia previsto – come avrebbe poi esplicitamente rammaricato nelle sue memorie – la deriva militarizzata che avrebbe assunto la sua raccomandazione, inizialmente di natura diplomatica12.È proprio questo il paradosso fondante dello Stato di sicurezza nazionale americano: nato da una dottrina di contenimento elaborata da un diplomatico attento ai mezzi politici ed economici, si trasforma nel giro di un decennio in un apparato il cui baricentro si sposta inesorabilmente verso l’intelligence clandestina e l’azione paramilitare. È in questo contesto che affonda le sue radici il programma noto con il nome in codice «Giudizio Universale», ribattezzato «Continuità del Governo» (COG) all’inizio della presidenza Reagan. L’episodio merita di essere approfondito in quanto illustra, meglio di qualsiasi altro, i meccanismi che trasformano un dispositivo difensivo in uno strumento di potere discrezionale. Concepito originariamente durante la presidenza Eisenhower come una semplice garanzia esistenziale contro l’annientamento nucleare, il programma COG si è trasformato in un quadro giuridico parallelo sotto l’impulso di Dick Cheney e di Donald Rumsfeld. Questi due uomini avevano già partecipato, durante l’amministrazione Reagan, alle esercitazioni riservate sulla continuità governativa, il cui contenuto sfugge a qualsiasi controllo parlamentare ordinario.
Questo quadro permise di giustificare, nell’urgenza dei giorni successivi agli attentati dell’11 settembre 2001, l’attuazione di programmi di intercettazioni senza mandato e di centri di detenzione extraterritoriali che sfuggivano sia al diritto penale ordinario sia al diritto di guerra. La continuità personale di questi due uomini tra le esercitazioni di simulazione degli anni di Reagan e la loro applicazione effettiva degli anni 2000 costituisce, di per sé, un caso da manuale di ciò che la parapolitica definisce «continuità informale»: una dottrina, & nbsp; una pratica e una ristretta cerchia di iniziati che attraversano i decenni e i cambiamenti di governo senza mai richiedere l’investitura elettorale.
Il giornalista James Mann, nella sua inchiesta su ciò che definisce il « governo fantasma », ha documentato come questo sistema, riattivato e notevolmente ampliato sotto l’amministrazione Bush all’indomani dell’11 settembre, abbia fornito il quadro giuridico informale per la sorveglianza di massa e i programmi di detenzione extragiudiziale del decennio 2000 senza mai essere oggetto di un dibattito pubblico degno di questo nome13.
La svolta del 2016-2017 merita un’analisi a parte, poiché illustra chiaramente come un potere populistapossa rivolgere contro le stesse istituzioni una categoria analitica concepita originariamente per criticarledall’interno. Donald Trump e il suo primo stratega, Steve Bannon, hanno reso popolare, fin dalla campagna presidenziale, l’espressione « deep state » per indicare non più le reti parapolitiche documentate da Scott, ma l’insieme dell’alta funzione funzione pubblica federale, dei servizi di intelligence e della magistratura – ovvero, paradossalmente, proprio l’apparato del circuito
ufficiale, proprio quello& nbsp; proprio che le istituzioni costituzionali sono chiamate a supervisionare. Questa inversione semantica ha una precisa funzione politica: permette di screditare in anticipo qualsiasi resistenza amministrativa o giudiziaria alle decisioni presidenziali, riqualificandola come cospirazione , occultando al contempo le reali reti informali – donatori, fondazioni teologiche, think tank – che, dal canto loro, continuano a operare senza mai essere menzionati da questa retorica.
Il saggista Mike Lofgren, ex collaboratore repubblicano del Congresso, il cui libro del 2016 aveva contribuito a diffondere una definizione più vicina alla tradizione parapolitica – un « governo a doppio fondo » che articola alti funzionari di carriera, industria della difesa e establishment finanziario di Wall Street –, si è ritrovato a modo significativo citato e travisato da entrambi gli schieramenti dello spettro politico, ciascuno dei quali vi trovava la conferma delle proprie ossessioni: la sinistra vi vedeva la prova di una presa di potere oligarchica dello Stato; la destra trumpista, quella di una burocrazia che cospira contro il popolo42. Questa confusione semantica raggiunge il suo apice durante il secondo mandato, quando l’amministrazione avvia, a partire dal 2025, un’epurazione sistematica degli ispettori generali e dei giuristi del Dipartimento di Giustizia in nome di una proclamata lotta contro lo Stato profondo, pur& nbsp; lasciando intatti, o addirittura consolidando, i circuiti informali di finanziamento e di influenza teologico-ideologica che avevano, a loro volta, contribuito in modo decisivo alla propria ascesa politica43.Il decreto presidenziale Schedule F, pubblicato fin dai primi& nbsp; giorni del secondo mandato, illustra alla perfezione questa dialettica: presentato come uno strumento di riconquista democratica dell’amministrazione di fronte a una burocrazia presumibilmente ribelle, riclassifica diverse decine di migliaia di posti della funzione pubblica federale in impieghi a discrezione, sostituendo così il principio del merito – ereditato, proprio, dalle riforme progressiste della fine del XIXe secolo volte a combattere il clientelismo di parte – un criterio di lealtà personale nei confronti dell’esecutivo44. Il risultato paradossale di questa politica, documentato da diversi ex& nbsp; ispettori generali destituiti nella primavera del 202545, non è l’abolizione dello Stato profondo, ma la sua sostituzione con& nbsp; un altro, più strettamente personalizzato, in cui la lealtà alla cerchia presidenziale sostituisce l’anzianità amministrativa come criterio di accesso alle leve del potere. Ricordiamo innanzitutto che lo Stato profondo americano non è un’entità, ma un processo: la produzione continua, da parte di un Stato di sicurezza nazionale nato nel 1947 e da allora mai sostanzialmente riformato, di interstizi istituzionali –classificazione, compartimentazione, operazioni segrete, continuità governativa – dove possono le reti d ’interessi privati, siano essi finanziari, teologici o ideologici. In secondo luogo, che tale processo obbedisca a una temporalità propria, in gran parte indifferente al ciclo elettorale: le carriere neoconservatrici attraversano, immutate, le alternanze Reagan-Clinton-Bush; le reti evangelico-sioniste finanziano con notevole costanza, da Begin a Netanyahu,& nbsp; le stesse strutture di colonizzazione, indipendentemente dal colore politico di chi occupa la Casa Bianca; il& nbsp; triangolo Pentagono-Industria-Congresso sopravvive, intatto, a ogni promessa elettorale di riforma di bilancio. Infine, la denuncia populista dello «Stato profondo», lungi dal costituire un antidoto a questa dinamica, ne è spesso il prolungamento più efficace: indicando come il circuito ufficiale – proprio quello che rimane& nbsp; teoricamente soggetto al controllo democratico –, essa libera ancora di più il circuito informale da ogni vincolo, e gli sostituisce, nel caso dell’amministrazione Trump II, un circuito informale alternativo costruito sulla lealtà personale piuttosto che sulla competenza istituzionale. È questa la lezione più attuale che offre la lunga storia dello Stato profondo americano: comprendere un sistema di potere richiede di non confondere mai la mappa istituzionale che esso stesso fornisce di sé – la Costituzione, la separazione dei poteri, l’alternanza elettorale – con il territorio reale del suo funzionamento, fatto di continuità informali, di reti dottrinali e di zone d’ombra metodicamente mantenute. Sulla scia del doppio circuito che, dal1948, il rapporto particolare tra Washington e Gerusalemme, lo «Stato profondo» americano non è né un mito complottista né una chimera retorica: è il volto nascosto, ma perfettamente identificabile, di un regime che non ha mai risolto del tutto la tensione tra i propri principi fondanti e gli imperativi& nbsp; di un potere imperiale esercitato, da tre quarti di secolo, su scala mondiale. La vera questione, per chi voglia comprendere l’America contemporanea, non è quindi quella di sapere se questo «Stato profondo» esista, ma di sapere quale, delle sue molteplici incarnazioni successive – di sicurezza, finanziaria, teologica, oggi clanica e personalista –, domini in un dato momento il corso della politica estera e interna degli Stati -Uniti
La commissione Church: la democrazia che si autoanalizza
Sarebbe tuttavia errato ridurre la storia dello Stato profondo americano a un accumulo lineare di abusi. Il sistema politico americano ha prodotto, a intervalli regolari, i propri anticorpi. La commissione Church, riunita al Senato dal 1975 al 1976 sulla scia del Watergate e delle rivelazioni sugli omicidi politici commissionati dalla CIA (Lumumba in Congo, attentati contro Castro a Cuba), sulle operazioni di destabilizzazione e sui colpi di Stato (Iran 1953, Guatemala 1954, Cile 1973), rimane a questo proposito l’episodio fondante di una capacità di autoanalisi democratica46. Ciò che la commissione Church rivelò n ’era un complotto isolato, ma piuttosto un modo di operare, una cultura operativa che& nbsp; sopravvive alle commissioni d’inchiesta, alle riforme legislative e ai cambiamenti di amministrazione.
La commissione Church fece inoltre luce sul programma COINTELPRO di sorveglianza dei movimenti di contestazione interna, sulle operazioni MK-Ultra di manipolazione mentale. Queste rivelazioni portarono alla creazione delle commissioni permanenti di intelligence del Congresso e all’adozione, nel 1978, del Foreign Intelligence Surveillance Act, un tentativo istituzionale di sottoporre la sorveglianza elettronica a un controllo giurisdizionale, seppur in gran parte formale47.
Il rapporto finale della commissione Church, nel suo volume dedicato al COINTELPRO, documenta con precisione clinica il modo in cui l’FBI di J. Edgar Hoover condusse, tra il 1956 e il 1971, operazioni di neutralizzazione – infiltrazione, disinformazione, persecuzione giudiziaria, e persino incitamento alla violenza interna – contro organizzazioni tanto diverse quanto il Partito comunista americano, il movimento per i diritti civili di Martin Luther King e i gruppi nazionalisti neri, sulla sola base di una definizione straordinariamente estesa di sovversione interna. Questo precedente è essenziale per comprendere la struttura duratura dell’apparato di sicurezza interna statunitense: contrariamente a un luogo comune secondo cui& nbsp; vorrebbe circoscrivere lo «Stato profondo» alle sole strutture della politica estera, la sorveglianza e la neutralizzazione della dissidenza interna ne costituiscono, storicamente, una componente almeno altrettanto centrale. Ma la storia degli ultimi cinquant’anni insegna anche la fragilità di queste barriere. Il giurista David Cole ha dimostrato come ogni grave shock in materia di sicurezza, in particolare l’11 settembre, sia servito da pretesto per un aggiramento metodico delle garanzie ereditate dall’era Church, in& nbsp; nome di una necessità operativa la cui valutazione rimane, per definizione, esclusa dal dibattito pubblico48. Il Patriot Act, approvato in sei settimane nel sorpresa dell’autunno 2001, ripristina di fatto molte delle prerogative di sorveglianza interna che la riforma post-Church aveva proprio inteso circoscrivere, sotto una nuova terminologia, quella dell’antiterrorismo, che rende la critica politica tanto più difficile in quanto espone immediatamente il suo autore all’accusa di compiacenza nei confronti della minaccia. Il programma di sorveglianza di massa rivelato da Edward Snowden nel 2013 non è, in questo senso, che una ripetizione di uno schema ben più antico: la tentazione permanente, per l’apparato di sicurezza nazionale, di considerare il controllo democratico non come un vincolo legittimo, ma come una vulnerabilità da aggirare attraverso l’opacità, e nuova articolazione, a partire dagli anni 2000, tra questo apparato statale e i giganti tecnologici della Silicon Valley (programmi di raccolta dati, su base volontaria con PRISM, su base obbligatoria con le National Security Letters).
Bibliografia1 Samuel Huntington, American Politics: The Promise of Disharmony, Cambridge,Belknap Press, 1981, p. 75.2 Sulla genesi turca del concetto e sul suo uso comparativo, cfr. Ryan Gingeras, Heroin, Organized Crime, and the Making of Modern Turkey, Oxford University Press, 2014.3 Peter Dale Scott, La strada verso il nuovo disordine mondiale: 50 anni di ambizioni
segrete degli Stati Uniti, tradotto dall’inglese da Maxime Chaix e Anthony Spaggiari,Demi-Lune, 2010, p. 364.4 Grant Barrett, « A Wordnado of Words in 2013 » , The New York Times, 21dicembre 2013.5 Peter Dale Scott, La macchina da guerra americana, Plogastel-Saint-Germain,Demi-Lune, 2012.6 Peter Dale Scott, Lo Stato profondo americano, Demi-Lune, 2018.7 « Ricostruire le difese dell’America ’s Defenses: Strategy, Forces and Resources for a NewCentury », Project for the New American Century (PNAC), settembre 2000.8 Peter Dale Scott, La strada verso il nuovo disordine mondiale, < a1241>op. cit., p. 268.9 « Relazione della Commissione incaricata di valutare la gestione e l’organizzazione dello spazio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti», 11 gennaio 2001.10 «National Security Act del 1947», Legge Pubblica 80-253; sulla sua genesi, Douglas
Stuart,Creating the National Security State, Princeton University Press, 2008.11 Michael J. Hogan, A Cross of Iron: Harry S. Truman and the Origins of the NationalSecurity State, 1945–1954, Cambridge University Press, 1998.12 George F. Kennan, Memoirs, 1925–1950, Little, Brown, 1967; sui rimpiantisuccessivi di Kennan riguardo alla militarizzazione del contenimento.13 James Mann, « The Armageddon Plan », The Atlantic, marzo 2004; approfonditoin Rise of the Vulcans: The History of Bush’s War Cabinet, Viking, 2004.14 Daniele Ganser, Les Armées secrètes de l’OTAN, Demi-Lune, 2007.15 Peter Dale Scott, Droga, petrolio e guerra: gli Stati Uniti in Afghanistan, Colombia,e Indocina, Rowman & Littlefield, 2003; Alfred W. McCoy, The Politics of Heroin:CIA Complicity in the Global Drug Trade, Lawrence Hill Books, ed. riveduta 2003.16 Sébastien Quéré, 1979: una rivoluzione della storia, Perspectives Libres, dicembre2025, p. 205.17 Tom Wicker, « C.I.A.: Maker of Policy, or Tool? », The New York Times, 25 aprile 1966.18 Tim Weiner, Legacy of Ashes: The History of the CIA, Doubleday, 2007, p. 374.19 Peter Dale Scott, La strada verso il nuovo disordine mondiale, op. cit., p. 101.20 Henry Kissinger, Years of Renewal, Simon & Schuster, 1999, p. 826; Peter DaleScott, La Route vers le Nouveau Désordre Mondial, op. cit., p. 98.21 Kevin Phillips, « The Barreling Bushes » , Los Angeles Times, 11 gennaio 2004.22 Joseph J. Trento, Prelude to Terror: The Rogue CIA and the Legacy of America’sPrivate Intelligence Network, Carroll & Graf, 2005; Peter Truell e Larry Gurwin, FalseProfits: The Inside Story of BCCI, the World’s Most Corrupt Financial Empire, HoughtonMifflin, 1992; «The Senate Look at BCCI» , New York Magazine, 28 ottobre 1991.23 « Booz Allen di Carlyle raccoglie 238 milioni di dollari con l’IPO negli Stati Uniti », Bloomberg, 18 novembre2010; The Washington Post, 17 novembre 2010, sulla quota del 79% mantenuta daCarlyle dopo la quotazione in borsa; sulla caratterizzazione citata, Drake Bennette Michael Riley, « Booz Allen, the World’s Most Profitable Spy Organization »,Bloomberg Businessweek, 20 giugno 2013.24 Peter Dale Scott, Lo Stato profondo americano, op. cit., p. 57.25 Peter Dale Scott, « Parapolitics: An Introduction», introduzione alla riedizionedel 1993 di The War Conspiracy, pubblicato originariamente nel 1972.26 Peter Dale Scott, American War Machine: Deep Politics, the CIA Global Drug Connection, and the Road to Afghanistan, Rowman & Littlefield, 2010.27 Gli Hmong sono un popolo degli altipiani del Laos, reclutato dalla CIA
a partire dal 1961 per il proprio esercito clandestino; il papavero ne costituiva la principale
Come la Cina è sfuggita alla “terapia d’urto”: l’opposizione controllata di Zhao Ziyang, l’operazione “Yellowbird” della CIA, George Soros e Piazza Tienanmen – Parte III
Questo è il terzo episodio della serie su Tiananmen; per il primo e il secondo episodio, si veda quie qui, che costituiscono una lettura indispensabile per seguire appieno questa storia.
Una nota per i lettori: ho ritenuto opportuno, prima che iniziate a leggere questo articolo, chiarire alcuni punti riguardo alle mie intenzioni nel redigere questo articolo e, più in generale, questa serie. Molti lettori conosceranno già il mio lavoro di analisi dei servizi segreti occidentali, compresi gli avvenimenti militari e paramilitari che si sono verificati nel corso della storia e che continuano a plasmare…
Come già illustrato in questa serie dedicata a Tiananmen, il think tank del premier cinese Zhao Ziyang, lo System Reform Institute (SRI), ha svolto il ruolo di partner ufficiale cinese, amministratore e scudo politico delle operazioni di George Soros in Cina negli anni ’80.
Fu proprio Zhao Ziyang, con il sostegno e l’appoggio dell’Istituto per la Riforma del Sistema, a promuovere l’introduzione di politiche economiche che scatenarono l’iperinflazione e la corruzione, le quali raggiunsero il culmine tra il 1986 e il 1989, provocando proteste contro questa crisi, tra cui la tragedia di Piazza Tienanmen nel giugno 1989. Sia nel caso delle manifestazioni studentesche del 1986 che in quello del 1989, Fang Lizhi è stato uno dei principali organizzatori e una figura di spicco, come già illustrato in la seconda puntata.
Fang Lizhi aveva legami diretti con il NED, così come i suoi principali allievi coinvolti nelle proteste del 1989, ed era in cima alla lista cinese come “mano nera” dietro la tragedia di Piazza Tienanmen. La sua fuga dalla Cina fu facilitata direttamente dalla CIA attraverso i canali diplomatici britannici e americani. Ciò può essere considerato un ramo dell’Operazione Yellowbird, che sarà al centro della quarta puntata.
Nel periodo compreso tra maggio e metà giugno 1986, una delegazione cinese guidata dall’Ufficio Programmi (costituito da sostenitori della terapia d’urto) insieme all’Istituto per la Riforma del Sistema ha tenuto 111 incontri con George Sorose altri in Ungheria e in Jugoslavia, discutendo della questione della riforma economica cinese, ovvero di come procedere nell’“apertura” di quella che Soros definiva una “società chiusa”.
Wang Xiaoqiang incontra George Soros in Ungheria, nel 1986. Wang Xiaoqiang (a sinistra, in piedi) saluta George Soros a nome del System Reform Institute, al centro. Fonte: Isabella Weber, per gentile concessione di Wang Xiaoqiang.
Non esiste alcun resoconto ufficiale dei dettagli discussi nel corso di tali riunioni, ma solo una registrazione che attesta che le riunioni hanno avuto luogo.[1]Tuttavia, ciò che è chiaro è il tentativo di appropriarsi del ruolo del governo cinese nel decidere la propria politica economica, in un contesto in cui questioni economiche cruciali sono state discusse da rappresentanti cinesi selezionati (che, in fin dei conti, risultano tutti favorevoli alla “terapia d’urto”) e da rappresentanti della Banca Mondiale e di Soros, tutti riuniti in un’unica sala a migliaia di miglia di distanza dalla capitale cinese.
Poiché Soros’ Società apertaPoiché non poteva operare legalmente in Cina come fondazione straniera senza il sostegno di un ente governativo di alto livello, nel 1986 la SRI accettò di co-fondare il “Reform and Opening of China” (noto anche come “China Fund”). Ciò comportava una dotazione di 1 milione di dollari destinata a promuovere “la società civile emergente e a finanziare la ricerca”.
Ciò è stato possibile grazie al sostegno politico diretto di Bao Tong, che di fatto equivaleva a un sostegno diretto da parte di Zhao Ziyang. Pertanto, il “China Fund” di Soros aveva di fatto ricevuto un sostegno diretto per operare in Cina da parte dell’allora premier cinese. Bao Tong è stato segretario politico di Zhao Ziyang per tutta la sua carriera negli anni ’80, dal periodo in cui Zhao ricopriva la carica di premier della Cina, dal 1980 al 1987, fino al suo passaggio alla carica di segretario generale, dal 1987 al 1989.
Bao Tong è stato anche direttore del Comitato di redazione del XIII Congresso del Partito Comunista Cinese, noto per il suo forte sostegno alle riforme di mercato e all’apertura sotto la guida di Deng Xiaoping. In precedenza, era stato membro e poi vicedirettore della Commissione statale cinese per le riforme economiche. Durante le proteste di piazza Tienanmen del 1989, è stato uno dei pochissimi alti funzionari cinesi a esprimere comprensione nei confronti degli studenti manifestanti.
Bao Tong era anche l’autore dei discorsi e degli editoriali di Zhao a sostegno di un approccio democratico al movimento studentesco.
Pertanto, Bao Tong può essere considerato l’alleato più fedele di Zhao e una rappresentazione diretta di Zhao Ziyang. Bao Tong rimase fedele a Zhao per tutta la vita e fu responsabile della pubblicazione delle sue memorie.
Va inoltre sottolineato che Adi Ignatius ha contribuito alla traduzione e alla revisione in inglese delle memorie di Zhao, “Prisoner of the State”, in collaborazione con Bao Tong e suo figlio Bao Pu. Il fratello di Adi è David Ignatius, noto editorialista del “Washington Post”, autore del famoso articolo del settembre 1991 intitolato “Innocenza all’estero: il nuovo mondo dei colpi di Stato senza spie”, in cui si annunciava l’ascesa del NED come strumento di azione politica aperta. Nell’articolo è riportata una citazione storica del cofondatore ed ex presidente del NED, Allen Weinstein, in cui egli disse a Ignatius: “Gran parte di ciò che facciamo oggi veniva fatto in segreto 25 anni fa dalla CIA.” Con riferimento al NED di recente istituzione.[2]
Adi Ignatius è anche membro del Council on Foreign Relations e dell’Asia Society.[3]Come vedremo, l’Asia Society è direttamente collegata al NED.
Altri sostenitori cinesi di questa collaborazione tra Soros e il think tank di Zhao, il System Reform Institute (SRI), erano Li Xianglu, ex segretario personale di Zhao Ziyang, e Zhu Jiaming, membro dell’SRI,[4]che fu anche il principale organizzatore del tour sudamericano durante il quale l’SRI studiò i casi dei “successi” economici del Cile e del Brasile, che coincisero proprio con l’instaurazione di dittature militari e, nel caso del Cile, furono una conseguenza diretta della terapia d’urto. Questo tour fu finanziato e raccomandato da George Soros e ne si parlò in la prima rata. Zhu Jiaming era un sostenitore della terapia d’urto, pur essendo membro dell’SRI.
Nel 1988 Zhu Jiaming entrò a far parte della China International Trust Investment Corporation (CITIC), dove lavorò a stretto contatto con Li Xianglu; entrambi erano direttamente coinvolti nel China Fund di Soros. Poiché la CITIC aveva legami con i servizi segreti cinesi, sembra che sia proprio questo il collegamento che ha portato alla luce i dettagli sulla vera natura del rapporto tra la SRI e il China Fund di Soros, che di fatto costituiva un colpo di mano economico-politico guidato dall’estero.
Soros è stato nominato Chen Yizi(direttore dell’SRI) come copresidente cinese del suo “China Fund”. Chen Yizi avrebbe inoltre beneficiato di un passaggio sicuro fuori dalla Cina grazie all’Operazione Yellowbird. Chen Yizi era anche un sostenitore diretto della terapia d’urto ed aveva espresso pubblicamente la sua ammirazione per Pinochet.
Le versioni dominanti di questa storia negano il coinvolgimento di Soros nella tragedia di Piazza Tienanmen, in particolare i suoi legami con la CIA. Tuttavia, come vedremo in questo articolo, Soros presenta strette sovrapposizioni e collaborazioni con il NED, che è un ramo della CIA. Pertanto, i tentativi di respingere le accuse della Cina secondo cui Soros avrebbe organizzato un colpo di mano economico e politico attraverso la rete di Zhao Ziyang nell’ambito di una più ampia operazione della CIA, come vedremo, non reggono. Al contrario, vi sono numerose prove che dimostrano come tali accuse siano del tutto fondate.
Riprenderemo la narrazione da questo punto e analizzeremo come tutti i principali protagonisti che hanno portato alla tragedia di Piazza Tienanmen, di cui abbiamo parlato finora in questa serie, abbiano legami diretti con il NED, la CIA, la New School, l’MI6 e i canali diplomatici britannici e americani. Vedremo inoltre come questi canali, tra cui le Chiese battiste nordamericane e le Triadi, abbiano facilitato la loro fuga in sicurezza dalla Cina.[5]
Durante le riunioni del Comitato permanente del Politburo del 16 e del 19 maggio 1988, Zhao Ziyang si unì ancora una volta all’appello di Deng Xiaoping a favore della riforma dei prezzi.[6]È stato proposto un pacchetto completo che prevedeva non solo una riforma dei prezzi, ma anche una riforma salariale e fiscale. «Chiaramente, si trattava della stessa logica che era stata sostenuta dal piano del Program Office del 1986, poi abbandonato,’ trattato in la seconda puntata.[7]Ricordiamo che l’Ufficio del Programma era guidato da riformisti favorevoli al “pacchetto” in Cina, noti anche come “terapisti dello shock”.
Nel suo discorso del 1988, Zhao affermò chiaramente che, per garantire la stabilità politica, era necessaria una nuova legge sulla sicurezza pubblica a cui il Consiglio di Stato potesse ricorrere in caso di emergenza.
Isabella Weber scrive in Come la Cina è sfuggita alla terapia d’urto:
Zhao sosteneva che l’esperienza della Polonia in materia di rivolte sociali avesse dimostrato la necessità di una legge del genere (Fang, 2014, 339). Appena undici giorni prima di quella riunione del Comitato permanente, il 5 maggio, le truppe speciali del Ministero dell’Interno polacco avevano represso una grande ondata di scioperi che stava investendo il Paese in risposta al calo dei redditi reali. Questo, a mio avviso, dissipa ogni dubbio sul fatto che Zhao ritenesse che l’inflazione sarebbe stata innocua. Egli era consapevole delle conseguenze potenzialmente esplosive dell’aumento dei prezzi. Tuttavia, nella primavera del 1988, sembra fosse disposto a ricorrere alla forza, se necessario, per portare finalmente a termine la transizione verso l’economia di mercato.
…La giustificazione alla base della spinta alla riforma dei prezzi del 1988 affondava le sue radici nella logica della riforma globale – anche se Wu Jinglian, Liu Guoguang e altri sostenitori di tale riforma avevano criticato il fatto che essa non includesse misure di austerità sufficientemente rigorose…[8]
Pertanto, contrariamente alla narrativa occidentale dominante, che dipingeva Zhao come un “obiettore di coscienza” preoccupato per la sicurezza degli studenti durante la tragedia di Piazza Tienanmen, la verità è che Zhao non solo era consapevole che probabilmente sarebbe stato necessario ricorrere alla forza militare per far approvare il pacchetto di riforme sui prezzi, ma fu proprio lui a gettare le basi per una repressione militare contro le prevedibili proteste che sarebbero seguite alla spinta sua e di Deng verso una riforma radicale dei prezzi nel 1988.
Fu proprio la “nuova legge sulla sicurezza pubblica” di Zhao a istituire l’apparato e il protocollo che sfociarono nel caos disorganizzato degli eventi del 3-4 giugno 1989.
È interessante notare, e piuttosto rivelatore di come si svolga realmente il gioco nelle varie forme di “opposizione controllata” nel cosiddetto dibattito tra il think tank di Zhao, il System Reform Institute (SRI), e i riformatori favorevoli al “pacchetto” (noti anche come “terapisti dello shock”) su come la Cina dovesse attuare le riforme economiche – durante quel periodo di forte tensione caratterizzato dalla radicale riforma dei prezzi del 1988 guidata da Zhao Ziyang, lo SRI si riunì con la Società di Mont Pelerin nel 1988.
Il 12 giugno 1988, Chen Yizi e Wang Xiaoqiang, esponenti di spicco dell’SRI, partirono nuovamente alla volta della Germania Ovest per discutere della riforma dei prezzi in Cina.[9]Proprio come nel 1986, quando l’SRI incontrò una delegazione organizzata da George Soros, ora ha incontrato una delegazione nella Germania Ovest per discutere della questione dell’«apertura» della Cina. Tra i membri di questa delegazione figurava Herbert Giersch, all’epoca presidente del «collettivo di pensiero neoliberista globale, la Società di Mont Pelerin, e dell’Istituto di Kiel per l’economia mondiale».[10]
«Tra i meriti di Giersch relativi alla ricostruzione economica della Germania Ovest nel dopoguerra figurava il fatto di aver conseguito il dottorato sotto la supervisione di Alfred Müller-Armack. Müller-Armack è considerato uno dei padri intellettuali dell’idea ordoliberale di economia sociale di mercato».[11]
Nel 1933, Alfred Müller-Armack pubblicò un libro in cui esprimeva un certo apprezzamento per il nazismo, intitolatoLe concezioni relative allo Stato e all’ordinamento economico nel Nuovo Reich. Ha lavorato come consulente del regime nazista e dell’esercito tedesco e ha contribuito alle discussioni sull’ordine economico del dopoguerra.
Müller-Armack era anche membro della Società del Mont Pelerin, fondata da Friedrich Hayek nel 1947.[12]
Dopo la guerra, aderì all’Unione Democratica Cristiana e coniò l’espressione “economia sociale di mercato” nel suo libro Politica economica e economia di mercato, scritto nel 1946 e pubblicato nel 1947.
Si potrebbe dire che questa sia la vera finalità della terapia d’urto: un’instabilità politica che apra le porte a un cambio di regime guidato da forze straniere e dalle grandi somiglianze con il corporativismo di Mussolini.
Il corporativismo di Mussolini era nato dal nazionalsocialismo di Sorel. In effetti, anche il neoconservatorismo negli Stati Uniti affonda le sue radici in questo contesto, come ho illustrato nel saggio citato sopra. È per questo motivo che il fascismo italiano godeva di ampio sostegno all’interno della classe finanziaria americana. È importante qui ricordare di non lasciarsi coinvolgere eccessivamente dagli «-ismi», ma piuttosto di concentrarsi maggiormente sugli aspetti specifici della politica economica, poiché, come possiamo vedere proprio in questo breve paragrafo, troviamo i termini «corporativismo», «neoconservatorismo» e «nazionalsocialismo» mescolati insieme al «fascismo». Invito i lettori a leggere l’articolo sopra citato, che costituisce il capitolo 13 del mio libro «The Empire on Which the Black Sun Never Set», per una spiegazione dettagliata di questa storia.
Ne parlo qui per evidenziare che vi è una grande somiglianza tra ciò che Milton Friedman e la Banca Mondiale proponevano alla Cina nella loro “terapia d’urto” e il corporativismo di Mussolini, e non credo che si trattasse di una coincidenza.Fornirò ulteriori chiarimenti sulle analogie quando tratterò il Cile di Pinochet e la dittatura militare brasiliana più avanti in questa serie. Questi casi di studio sono stati infatti utilizzati come modelli di riferimento dai riformatori cinesi favorevoli alla “terapia d’urto”, che per coincidenza lavoravano anche a stretto contatto con George Soros. Tra i membri di questo gruppo legato a Soros figuravano anche i principali istigatori della tragedia di piazza Tienanmen, ai quali fu garantito un passaggio sicuro fuori dalla Cina sotto la protezione della CIA tramite l’Operazione Yellowbird.
Vale inoltre la pena notare che queste dittature militari in diversi paesi sudamericani, tutte concomitanti tra loro e sulle quali Soros ha finanziato uno studio sul campo condotto dall’SRI, sono state successivamente riconosciute come parte di Operazione Condor, una filiale di Operazione Gladio.[13]Per chi ha familiarità con il mio libro su questo argomento, saranno consapevoli del fatto che l’Operazione Gladio rappresentava un’alleanza tra i servizi segreti occidentali e gli “ex” nazisti, nonché con la NATO stessa, con diversi “ex” nazisti che ricoprivano cariche di alto livello, in particolare Adolf Heusinger, che fu presidente del Comitato militare della NATO. Per ulteriori informazioni al riguardo, consultare qui.
L’SRI è quindi stato più volte collegato a gruppi che non solo sostengono riforme economiche e politiche radicali, ma sono anche fautori di dittature militari volte a imporre tali riforme contro la volontà del popolo.
Tanto per la narrativa occidentale che dipinge Zhao e il suo think tank come obiettori di coscienza e combattenti per la libertà nella causa dei valori democratici occidentali in Cina…
Nonostante Zhao fosse stato trasferito dalla carica di Primo Ministro della Cina a quella di Segretario Generale e non fosse quindi più responsabile delle riforme economiche dal novembre 1987, quando Li Peng avrebbe dovuto sostituirlo in tale ruolo, Zhao continuava comunque a ricoprire un ruolo centrale nelle discussioni di alto livello sulle questioni economiche, cosa che non sarebbe potuta avvenire senza il sostegno di Deng. Nell’ottobre 1988, Zhao incontra Milton Friedman per discutere della questione della riforma dei prezzi in Cina, insieme ai riformatori favorevoli a un pacchetto di misure (noti anche come «terapisti dello shock») Wu Jinglian e Zhou Xiaochuan.[14]
Il premier Zhao Ziyang stringe la mano a Milton Friedman nell’ottobre 1988. Nella foto compaiono anche i noti riformatori favorevoli al “pacchetto di riforme” Wu Jinglian (a sinistra) e Zhou Xiaochuan (a destra), in secondo piano, e Rose Friedman, vestita di rosso. Per gentile concessione degli Archivi della Hoover Institution, Stanford, California.
Non sorprende che Friedman lanci un appello a favore della terapia d’urto sostenuta dai riformatori cinesi. «Limitate l’offerta di moneta stampando meno denaro, e poi liberalizzate i prezzi», disse a Zhao, aggiungendo che la liberalizzazione dei prezzi avrebbe contribuito a tenere sotto controllo l’inflazione (Friedman, 1990; Zhao, 2016c, 514-515)[15]
Isabella Weber scrive:
Si era ormai chiusa la finestra di opportunità per un vento favorevole proveniente dall’estero, da qualsiasi direzione esso provenisse. Zhao rimase Segretario Generale per il momento, ma perse la sua influenza sulla politica economica, che ora era nelle mani di Li Peng e Yao Yilin, Chen Yun e Li Xiannian riacquistarono la loro influenza. L’obiettivo principale non era portare avanti le riforme, ma riportare l’economia sotto controllo.
Il direttore dell’Ufficio dei prezzi, Cheng Zhiping, ha sottolineato che, alla fine del 1988, gli insegnamenti tratti dagli anni ’40 e dalle conseguenze del “Grande Balzo in Avanti” erano fondamentali per riprendere il controllo dell’economia. Secondo Cheng (2006, 119), lo sforzo di stabilizzazione si basava sull’affermazione di Chen Yun secondo cui il grado di controllo del governo sul mercato è determinato dal suo controllo sui beni più essenziali presenti sul mercato.Applicando una logica che è sorprendentemente simile a quella del I principi “leggeri-pesanti” di Guanzi per la stabilizzazione dei prezzi, Cheng sostiene che la chiave fosse quella di concentrare il lavoro sul prezzo sui punti importanti, ovvero quelli “pesanti”.
Negli anni ’40, nell’ambito della politica di stabilizzazione dei prezzi, i “due bianchi e un nero” – ovvero riso, cotone e carbone – rappresentavano i beni essenziali per l’alimentazione, l’abbigliamento della popolazione e l’industria. Negli anni ’60, l’elenco dei prezzi era stato rivisto per riflettere la maggiore diversificazione dell’economia cinese, arrivando a comprendere 198 beni essenziali. L’iniziativa di stabilizzazione dei prezzi del 1988 si concentrava ormai sui prezzi di 383 beni. Questi beni erano stati identificati, sulla base di indagini, come fondamentali per il sostentamento della popolazione e per la produzione agricola e industriale.
I prezzi di questi beni furono stabilizzati grazie a uno sforzo concertato: la produzione fu ampliata per aumentarne l’offerta; il sistema commerciale fu potenziato per superare le strozzature nella circolazione; il sistema di controllo dei prezzi fu utilizzato per riaffermare il piano generale, l’espansione del credito e gli investimenti (Cheng, 2006, 119-121). A queste misure si affiancò un’altra tattica anti-inflazionistica degli anni ’40: furono emessi titoli di Stato indicizzati a un paniere di prezzi di beni di prima necessità per ripristinare la fiducia negli attivi monetari.[16]
Lo Stato cinese ristabilì il controllo sul cuore dell’economia. L’inflazione fu debellata nel giro di circa un anno [vedi grafico sottostante], ma le conseguenze politiche del tentativo fallito di riforma radicale del 1988 e della successiva drastica inversione di rotta aggravarono le tensioni sociali e politiche che si erano accumulate nella seconda metà degli anni ’80, creando una situazione esplosiva.
Le proteste di Piazza Tienanmen ebbero inizio il 15 aprile 1989 e raggiunsero il culmine il 3-4 giugno 1989. Come si evince dal grafico sopra riportato, le politiche di Chen Yun risolvettero la crisi di iperinflazione nel giro di circa un anno; tuttavia, fu proprio nella fase finale di questo periodo di iperinflazione che ebbero inizio le proteste di Piazza Tienanmen. Come si può notare, meno di un mese dopo gli eventi del 3-4 giugno la crisi di iperinflazione è stata in gran parte risolta. Se si fosse voluto sfruttare la crisi di iperinflazione per fomentare l’instabilità politica, era chiaro che, con le politiche correttive di Chen Yun in atto, la finestra di opportunità sarebbe stata ristretta. Come vedremo, in quel periodo vi fu una forte manipolazione sia delle proteste studentesche che di quelle dei lavoratori per garantire che, a tutti i costi, si verificasse uno scontro violento prima che tale finestra si chiudesse. Tuttavia, alla fine questo tentativo fallì nel caso di istigazione alla violenza contro gli studenti, cosa che sarebbe stata il peccato più grave commesso dal governo cinese. Nonostante nessun studente fosse stato effettivamente ferito all’interno della piazza, ma fosse stato invece evacuato in sicurezza, i media mainstream dipinsero comunque le storie più oltraggiose di carri armati che falciavano studenti addormentati e di altri che venivano picchiati a morte e uccisi a colpi di arma da fuoco, creando un’immagine di fiumi di sangue che scorrevano nella piazza. Come vedremo, si è trattato di una storia interamente inventata, come ormai riconosciuto dalle stesse testate occidentali mainstream.
Weber prosegue:
L’inflazione galoppante del 1988 minò la fiducia nei rapporti del mercato monetario da parte di molti abitanti delle città e si aggiunse alle ansie scatenate da una crescente mercificazione della vita.
D’altra parte, coloro che avevano tratto vantaggio dalle crescenti opportunità di profitto e dai mercati in rapida espansione si sentivano minacciati dall’inasprimento dei controlli. Questo costituì il contesto in cui si sviluppò l’ampio e variegato movimento sociale del 1989…
Nel 1988, Zhao sostenne che fosse necessaria una legge sulla sicurezza pubblica per portare avanti la riforma. Nel 1989, Zhao cercò di superare quella stessa logica di repressione statale che alla fine lo portò alla caduta e alla detenzione.I giovani economisti che Zhao aveva formato erano apertamente solidali con i manifestanti. Sapevano che le truppe stavano marciando verso piazza Tienanmen e che presto sarebbe stata imposta la legge marziale. Intuivano che stava per verificarsi una tragedia.
Dopotutto, non l’avevano forse orchestrato proprio perché andasse a finire in quel modo?
…far scorrere il sangue a fiumi in Piazza Tienanmen, per risvegliare il popolo
La situazione è diventata davvero pericolosa. Gli studenti mi hanno chiesto cosa avremmo fatto dopo. Volevo dire loro che ci aspettavamo uno spargimento di sangue, che ci sarebbe voluto un massacro, che avrebbe fatto scorrere il sangue come un fiume attraverso piazza Tienanmen, per risvegliare il popolo.Ma come avrei potuto dirglielo? Come avrei potuto dire loro che, per vincere, avrebbero dovuto sacrificare le loro vite?
– Intervista a Chai Ling (una delle principali studentesse dissidenti di Piazza Tienanmen) realizzata dal giornalista Philip Cunningham il 28 maggio 1989; le immagini sono state inserite nel documentario La Porta della Pace Celeste.[17]
Chi si è preso il tempo di approfondire anche solo un po’ gli eventi del 1989 in Piazza Tienanmen scoprirà presto la figura della famigerata Chai Ling, una delle principali studentesse dissidenti.
Chai Ling fu nominata comandante in capo del Comando centrale per la difesa di Piazza Tienanmen, mentre un’altra studentessa, Li Lu, fu nominata sua “vice”. Fu inoltre eletta comandante in capo del Comitato per lo sciopero della fame. Come vedremo, all’interno di questa rete c’erano altri studenti di spicco, molti dei quali erano discepoli di Fang Lizhi. Tuttavia, solo il nome di Chai Ling è passato alla storia in modo negativo, in gran parte a causa dell’intervista che concesse al giornalista Philip Cunningham a Pechino, il 28 maggio 1989, appena cinque giorni prima che scoppiassero le violenze, e per il suo specifico commento citato sopra. Li Lu, il suo “vice”, non sembra aver subito alcun danno alla propria reputazione e ha proseguito la sua carriera con grande successo, che si intreccia con quella di Joseph Tsai di Alibaba, come vedremo in questo articolo.
Philip Cunningham mentre prende appunti allo Square. Ha svolto ricerche nelle redazioni dei giornali e negli studi televisivi di tutta la Cina in qualità di Knight Journalism Fellow e, successivamente, come Fulbright Fellow e Abe Fellow.
Le riprese di questa intervista incluse nel documentario La Porta della Pace Celeste[18]include:
Chai Ling:Finora me lo sono tenuto per me, perché essendo cinese sentivo di non dover parlare male dei cinesi. Ma a volte non posso fare a meno di pensare – e tanto vale dirlo – che voi, i cinesi, non valete la mia fatica! Non vali il mio sacrificio!
…Ciò che in realtà speriamo è uno spargimento di sangue, il momento in cui il governo sarà pronto a massacrare spudoratamente il popolo. Solo quando la piazza sarà inondata di sangue il popolo cinese aprirà gli occhi. Solo allora sarà davvero unito.Ma come posso spiegare tutto questo ai miei compagni di classe?
…
Cunningham:«E tu resterai in piazza?»
Chai Ling:«No.»
Cunningham:«Perché?»
Chai Ling:«Perché la mia situazione è diversa. Il mio nome è sulla lista nera del governo. Non mi lascerò distruggere da questo governo. Voglio vivere. Comunque, questo è quello che penso. Non so se la gente dirà che sono egoista. Credo che le persone debbano portare avanti il lavoro che ho iniziato. Un movimento democratico non può avere successo con una sola persona. Spero che per il momento non riportiate ciò che ho appena detto, d’accordo?»[19]
Sia Chai Ling che Li Lu figuravano tra i principali studenti dissidenti a cui fu concesso il passaggio sicuro grazie all’Operazione Yellowbird.
In un articolo pubblicato dal Financial Times, che sostiene la versione occidentale secondo cui questi studenti dissidenti avrebbero voluto solo i valori della democrazia occidentale, ha riportato un’interessante citazione di Chai Ling tratta da un’intervista rilasciata dalla sua casa negli Stati Uniti, in cui ha affermato: ««All’epoca un giornalista ci chiese se volessimo la democrazia… Non sapevamo davvero cosa fosse, pensavamo solo che fosse una cosa molto positiva, così abbiamo dato vita alla nostra democrazia alle prime armi proprio lì, in piazza».
Ti sembra che si tratti di qualcuno che ha un piano o di qualcuno che sta seguendo un piano prestabilito per lui?
Quando ci si prende il tempo di ascoltare o leggere le interviste di Chai Ling alla stampa occidentale, che sono numerose, risulta chiaro che Chai Ling non comprende fino a che punto sia stata manipolata nell’intera messa in scena che l’ha portata a ricoprire il ruolo di “comandante in capo” della piazza. Chai Ling presenta tutte le caratteristiche di chi, in realtà, non è alla guida degli eventi, ma è piuttosto un burattino a cui veniva detto, giorno per giorno, quale dovesse essere il suo mandato.
Dopo aver visto le immagini del documentario La Porta della Pace Celeste, anche se più avanti farò una precisazione su questa produzione documentaristica, è evidente che a Chai Ling piacesse stare sotto i riflettori e che probabilmente si sentisse una starlet durante quel frenetico periodo di sette settimane trascorso in piazza. C’era anche un grande stress fisico e mentale per tutti gli studenti, ma soprattutto per quelli che sono rimasti in piazza per la maggior parte delle sette settimane. Questo, unito ai periodi in cui gli studenti digiunavano per diversi giorni nell’ambito di uno sciopero della fame intermittente, non ha fatto altro che aumentare ulteriormente lo stress mentale e fisico degli studenti. Si noti che il digiuno ostacola la capacità di pensare in modo critico, di giudicare in modo adeguato e aumenta l’instabilità emotiva.
Chai Ling sarebbe stata la portavoce di chi tirava le fila. Verso le ultime settimane delle proteste in piazza, Chai Ling era l’unica studentessa a cui era stato concesso il «permesso» di usare il megafono. Gli studenti non avevano altra scelta che affidare a Chai Ling il compito di rappresentare la loro voce, i loro desideri, la loro missione. Chai Ling e suo marito Feng Congde (un discepolo di Fang Lizhi, come vedremo) cercavano di dare una parvenza di «democrazia» sottoponendo le questioni al voto degli studenti. In sostanza, gli studenti gridavano «sì» o «no» sulle questioni che Chai Ling e Feng Congde decidevano di sottoporre al voto. A quel punto stabilivano quale gruppo avesse «vinto» la votazione. Ciò garantiva loro, per usare un eufemismo, una grande libertà nel decidere il destino degli studenti.
Chai Ling ha il diritto esclusivo di utilizzare il megafono nella piazza.
Molti gruppi studenteschi, frustrati da questa situazione, cercarono di opporsi alla mini-dittatura di Chai Ling e Feng Congde nella piazza, ma lei era protetta da un gruppo di studenti che, come vedremo, erano direttamente legati a Fang Lizhi.
Quando la questione dell’abbandono della piazza fu sottoposta a votazione – cosa che avvenne più volte nel corso delle settimane – molti ritenevano che sia Chai Ling che Feng Congde fossero estremamente di parte nel voler rimanere in piazza e favorissero questa posizione nonostante il crescente sostegno da parte degli studenti a favore dell’abbandono della piazza. A non aiutare la situazione era il fatto che, durante quel periodo di sette settimane, arrivassero in piazza nuovi studenti provenienti da altre parti della Cina, i quali, ovviamente, esortavano a rimanere. Molti studenti che volevano andarsene non si sentivano a proprio agio nel farlo andando contro il voto.
Gli studenti riposano tra i detriti di Piazza Tienanmen mentre il loro sciopero per le riforme governative entra nella terza settimana. (Jeff Widener / Associated Press) Fonte: Los Angeles Times.Chai Ling sviene per l’esaurimento fisico.
Con il passare delle settimane, Chai Ling, sempre più provata e emotivamente instabile, passò dalla sua immagine iniziale di dolce, innocente ma intrepida paladina degli ideali democratici a frequenti crisi di pianto in cui esprimeva la sua delusione, definendo gli studenti dei codardi che non erano disposti ad andare fino in fondo, che non erano veramente pronti a lottare a tutti i costi, che non erano pronti a morire in questo scontro finale con il governo cinese.
Come già visto nel seconda ratache le proteste studentesche del 1986 e del 1989 furono in gran parte istigate e organizzate da Fang Lizhi e dai suoi seguaci tra gli studenti. Tuttavia, la maggior parte degli studenti che partecipavano a queste proteste era motivata da questioni economiche e di corruzione che si stavano aggravando a causa delle politiche economiche di Zhao Ziyang. In altre parole, la maggioranza degli studenti che partecipavano a queste proteste non aveva idea di chi fosse Fang Lizhi, almeno all’inizio. Tuttavia, con il progredire delle proteste nel caso del 1989, divenne chiaro che i discepoli studenteschi di Fang Lizhi venivano utilizzati per organizzare gli studenti in piazza secondo la sua «visione», che includeva una promozione molto accesa di Zhao Ziyang e, piuttosto ironicamente, delle sue politiche economiche.
Basti dire che le questioni per cui gli studenti avevano inizialmente deciso di protestare non giustificavano le parole cariche di angoscia, si potrebbe dire isteriche, di Chai Ling, che esortava gli studenti a essere disposti a morire piuttosto che lasciare la piazza di loro spontanea volontà. Di fatto, stava spingendo verso l’inevitabile: una qualche forma di scontro con la polizia o l’esercito cinese.
Il 24 maggio 1989, Chai Ling guidò l’assembramento di una folla in Piazza Tienanmen per la proclamazione del seguente giuramento:
«Giuro che difenderò la Repubblica e Piazza Tienanmen con la mia giovane vita. Possono cadere teste, può scorrere sangue, ma la Piazza del Popolo non potrà mai andare perduta! Siamo pronti a combattere fino all’ultimo uomo.»[20]
A seguito di questo giuramento, Wang Dan annunciò la costituzione del Quartier Generale per la Difesa di Piazza Tienanmen.[21]
Da sinistra a destra: Chai Ling, Wu’er Kaixi e Wang Dan. Questi erano i tre leader pubblici di spicco del movimento studentesco dissidente. Come vedremo, Wu’er Kaixi e Wang Dan non solo sono legati a Fang Lizhi e alla promozione diretta delle politiche economiche di Zhao Ziyang, ma anche alla NED. Tutti e tre facevano parte del gruppo di studenti dissidenti di spicco fatti uscire clandestinamente dal Paese attraverso l’Operazione Yellowbird.Da sinistra a destra: Chai Ling, Wang Dang, il marito di Chai Ling, Feng Congde, con il microfono in mano, e la “vice” di Chai Ling, Li Lu. Feng Congde è un altro discepolo di Fang Lizhi che ha sostenuto le politiche economiche di Zhao Ziyang. Tutti e quattro facevano parte del gruppo di studenti dissidenti fatti uscire clandestinamente dal Paese nell’ambito dell’Operazione Yellowbird.
Dalla sua intervista con Philip Cunningham emerge chiaramente che Chai Ling era ben consapevole che quello era il mandato che le era stato affidato: far sì che il sangue degli studenti venisse versato in piazza fino a formare un fiume di sangue. Solo un massacro, come afferma Chai Ling, avrebbe potuto garantire il successo delle proteste; solo allora avrebbero potuto “vincere”.
Dal punto di vista di Chai Ling, quando parla al plurale, usando sempre “noi” e mai “io”, ciò potrebbe essere interpretato come se lei considerasse la situazione dal punto di vista dei leader studenteschi scelti del movimento. Che questi leader fossero troppo speciali per morire in piazza. Spettava agli studenti “comuni” morire affinché loro potessero vivere e continuare a guidare la causa dalle loro comode sistemazioni in Occidente. Chai Ling allude a questo nella sua intervista con Cunningham.
Nell’intervista afferma inoltre chiaramente di non essere disposta a morire, ma di sperare che altri possano prendere il suo posto:
“Ma io non sarò lì a difendere la piazza perché sono diverso dagli altri: il mio nome è sulla lista nera. Non voglio morire.”
È chiaro che le fosse già stato offerto un passaggio sicuro fuori dalla Cina prima di questa intervista e che probabilmente le fosse stato anche detto che, come ricompensa per il suo eroico impegno nel promuovere la “democrazia occidentale”, avrebbe ottenuto l’ammissione a Princeton con tutte le spese pagate. Infatti, la maggior parte degli studenti dissidenti di spicco fatti uscire clandestinamente dalla Cina attraverso l’Operazione Yellowbird ha ricevuto l’ammissione gratuita a prestigiose università, tra cui Princeton, Harvard e persino Oxford. Chiaramente c’erano grandi progetti per questi giovani.
Senza dubbio, Chai Ling non era l’unica a ricevere questi sussurri all’orecchio nei giorni precedenti gli scontri violenti del 3 e 4 giugno 1989.
Riflettete sulle implicazioni di tutto questo. Se a questi studenti dissidenti di spicco fosse già stato promesso un passaggio sicuro sotto la protezione occidentale e avessero ricevuto l’ordine di fomentare uno scontro violento che avrebbe fatto scorrere il sangue degli studenti nella piazza come un fiume, cosa ci dice questo dell’intero cosiddetto movimento democratico che rappresentavano e continuano a rappresentare in esilio?[22]
Un’idea che, secondo Chai Ling, è stata suggerita da un giornalista occidentale che ha fornito loro quella parola dal suono così piacevole: “democrazia”.
È quindi evidente che, in questo scenario, non sarebbero gli studenti a trarne vantaggio, bensì la rete che gravita attorno a Zhao Ziyang. Ancora una volta, come vedremo È documentato che numerosi studenti dissidenti di spicco, seguaci di Fang Lizhi, abbiano promosso apertamente Zhao Ziyang come eroe della democrazia, oltre che, in modo più diretto, le sue politiche economiche. E, come vedremo, si dà il caso che proprio il National Endowment for Democracy (NED) si trovi al centro di tutto questo.
Questa posizione a favore di Zhao Ziyang fu diffusa tra gli studenti che venivano mobilitati dai circoli di Fang Lizhi e che erano anch’essi indignati per la destituzione di Hu Yaobang,[23]furono indotti a credere che all’interno del governo cinese esistesse una fazione che attaccava le voci filo-democratiche presenti al suo interno. Gran parte della colpa ricadde proprio su Li Peng.
Come già visto in la seconda puntatafu proprio Li Peng a sostituire Zhao Ziyang come premier della Cina e, di conseguenza, come responsabile della politica economica di tutta la Cina. Li Peng apparteneva al gruppo che sosteneva le politiche economiche di Chen Yun e si opponeva ai riformatori favorevoli al “pacchetto” e a Zhao Ziyang.
L’allontanamento di Zhao Ziyang da quella carica fu percepito da lui stesso come una retrocessione, che lo allontanava da un progetto a cui lavorava da un decennio. E per quei riformatori favorevoli a un pacchetto di riforme che avevano partecipato agli stessi incontri di George Soros insieme all’Istituto per la Riforma del Sistema di Zhao nell’Europa orientale, era chiaro che, con Li Peng come premier, tutto ciò che avevano cercato di realizzare in materia di riforme economiche rischiava di andare in fumo.
Nonostante Zhao fosse il vero responsabile delle difficoltà economiche e dei casi di corruzione in Cina, i leader studenteschi in piazza lo difesero e si scagliarono contro Li Peng, dipingendolo come un terribile cattivo e un dittatore del popolo.
Quando una delegazione di studenti fu finalmente ammessa a un incontro con il governo cinese per discutere delle loro richieste in merito a quelle proteste, i leader di quella delegazione erano in gran parte seguaci di Fang Lizhi. Uno di loro, in particolare, finì sui titoli dei giornali quando interruppe bruscamente Li Peng e si lanciò in una tirata assurda che non entrava nel merito di alcun dettaglio concreto.
A sinistra, il premier cinese Li Peng. A destra, Wu’er Kaixi, in abiti da ospedale e munito di un vero e proprio tubo per l’ossigeno che aspirava come se fosse un narghilè, mentre teneva una lezione a Li Peng. Questo scontro fu trasmesso a livello nazionale e internazionale, portando Kaixi alla ribalta mondiale, con tanto di articolo in copertina sulla rivista *Time*, e rendendolo un simbolo della resistenza del movimento studentesco.
Ma non importava ciò che Wu’er Kaixi avesse effettivamente detto. Avevano ottenuto ciò per cui erano venuti: l’opportunità di apparire sulla televisione di Stato cinese e sui notiziari internazionali per attaccare Li Peng e incolparlo di tutto ciò che stava accadendo in Cina. Nonostante fosse evidente che non avessero la minima comprensione delle questioni economiche, fu proprio lo scandalo in sé a far esplodere la vicenda.
Li Peng, esposto ai commenti assurdi di Wu’er Kaixi davanti a un pubblico internazionale, nonostante fosse proprio quest’ultimo a dire sciocchezze, finì per apparire come un uomo di poco conto. Viene da chiedersi chi possa aver orchestrato questa messinscena, una situazione del tutto senza precedenti in Cina. C’erano solo due uomini che ricoprivano una carica più alta di quella di Li Peng: Deng Xiaoping e Zhao Ziyang.
Come già visto in la seconda puntatache fu proprio Liu Xiaobo a riempire nuovamente la piazza di migliaia di persone, quando questa si era ormai quasi completamente svuotata, solo pochi giorni prima del 3-4 giugno 1989. Xiaobo, inoltre, è direttamente collegato al NED, come vedremo.
Conosciuti come i “Quattro gentiluomini di Piazza Tiananmen”, che diedero il via a uno sciopero della fame di 72 ore in Piazza Tiananmen pochi giorni prima degli eventi del 3-4 giugno 1989. Da sinistra a destra: Zhou Duo, Hou Dejian, Gao Xin e Liu Xiaobo. Tre di loro sono considerati intellettuali radicali, con Liu Xiaobo come leader. L’altro membro è Hou Dejian, che all’epoca era un famoso cantautore taiwanese. Tutti e tre gli intellettuali radicali nutrivano un odio verso la cultura tradizionale cinese e, nel caso di Liu Xiaobo, questo argomento è stato trattato in la seconda puntata. Liu Xiaobo, che era un mentore di Wu’er Kaixi – come vedremo – e lo ha consigliato per tutte le sette settimane, è anch’egli legato al NED. Conoscendo il punto di vista radicale di Liu Xiaobo e il suo odio per il sistema tradizionale cinese, non è azzardato pensare che fosse favorevole allo spargimento di sangue in piazza affinché ci potesse essere una “vittoria”. Il raduno di una folla, incoraggiata a digiunare già giorni prima degli eventi del 3-4 giugno 1989, è sospetto, al punto che persino Liu Xiaobo lo ammette nel documentario «The Gate of Heavenly Peace». Hou Dejian sembra essere stato una persona onesta che è stata strumentalizzata da questo gruppo di intellettuali. Fu proprio il canto di Hou Dejian a riportare alla fine la folla in piazza; una volta radunata la folla, gli intellettuali tennero i loro discorsi radicali. Fu Hou Dejian che sembra essere il vero responsabile dell’evacuazione pacifica della piazza. Tutto era stato orchestrato affinché si verificasse uno scontro violento tra gli studenti e l’esercito cinese. Anche gli studenti venivano incoraggiati a combattere e a morire in piazza. Fu Hou Dejian, che era del tutto all’oscuro di questo complotto dietro le quinte, a cercare di ottenere l’evacuazione pacifica della piazza. Fu Hou Dejian che, subito dopo, smentì le affermazioni di Chai Ling, Wu’er Kaixi e altri secondo cui avrebbe avuto luogo un massacro, dichiarando che nessuno era morto e che tutti erano stati evacuati pacificamente dalla piazza. Poiché Hou Dejian era un cantante famoso, se Liu Xiaobo e/o Feng Congde (Chai Ling e Wu’er Kaixi avevano già lasciato da tempo la piazza durante quelle ultime ore in cui era previsto uno scontro violento) avessero insistito per rimanere nella piazza, la testimonianza di Hou Dejian secondo cui essi avrebbero volontariamente sacrificato la vita di questi studenti avrebbe rappresentato una grave macchia sulla “purezza” del cosiddetto movimento democratico e dei suoi leader. Liu Xiaobo è un radicale estremista ed era forse disposto a morire in questo scontro come martire. Grazie alle azioni di Hou Dejian, probabilmente le vite degli studenti sono state salvate.
È evidente che dietro le quinte ci sia stato un enorme lavoro per scatenare la violenza contro gli studenti in piazza. Per far scorrere il loro sangue come un fiume, perché solo così “loro” avrebbero vinto.
Anni dopo, Chai Ling scrisse che la sua straordinaria previsione di un’imminente repressione violenta, che avrebbe portato al massacro di piazza Tienanmen, era qualcosa che aveva sentito da Li Lu, e non una sua previsione personale.Nel suo libro, lei attribuisce a Li Lu la premonizione del “massacro di Piazza Tiananmen” Un cuore per la libertà.[24]L’importanza di Li Lu verrà discussa più avanti in questo articolo.
Dopo gli eventi del 3 e 4 giugno 1989, Chai Ling fu tra le voci più forti a sostenere di aver assistito di persona a un massacro in piazza Tienanmen. Un’altra voce autorevole che affermò di aver assistito direttamente a un massacro fu quella di Wu’er Kaixi. A chi attribuirono la responsabilità di questo terribile massacro di studenti innocenti che desideravano solo la democrazia occidentale? A Li Peng.
Ma in Piazza Tienanmen non c’è mai stato alcun massacro…
Mito contro realtà: la CIA e l’MI6 come manipolatori della narrativa
Il mito che ha finito per superare la realtà, il massacro degli studenti in Piazza Tienanmen, deve in gran parte il proprio successo a un solo uomo: l’allora ambasciatore britannico in Cina (1988-1991), Alan Donald.
In un telegramma diplomatico segreto inviato a Londra il 5 giugno 1989, Donald riferì di una stima minima di 10.000 vittime tra i civili. Secondo i documenti declassificati resi pubblici dall’Archivio Nazionale del Regno Unito, le sue informazioni provenivano da una persona che «trasmetteva informazioni ricevute da un amico intimo, attualmente membro del Consiglio di Stato».[25]
Donald ha deciso di mantenere l’anonimato di questa persona, nonostante si trattasse di un dispaccio diplomatico riservato. Per chi ha letto il seconda rata, a questo punto il quadro dovrebbe essere abbastanza chiaro. Tutte le prove addotte dagli occidentali nel caso di Tiananmen sono del tutto non verificabili.
Offre una grande libertà a chi fosse interessato a inventare storie.
La versione di Sir Alan Donald differisce notevolmente dalla dichiarazione ufficiale cinese, secondo cui i morti sarebbero stati 200 civili e diverse decine di membri delle forze di sicurezza. Va notato che queste vittime, riconosciute dalla Cina, si sono registrate nelle aree più estese di Pechino e sono state causate dalle proteste dei lavoratori che si svolgevano contemporaneamente alla protesta studentesca, i cui manifestanti sono rimasti accampati in piazza per diverse settimane.
La CIA non era da meno: ha diffuso stime che andavano da centinaia a diverse migliaia di morti, avallando i resoconti di giornalisti occidentali che non erano nemmeno sul posto, ma nelle loro camere d’albergo durante gli eventi del 3 e 4 giugno 1989.[26]
Nei rapporti dei servizi segreti americani, ora declassificati, le stime sul numero di vittime variavano da 180 a 500 in alcuni rapporti, fino a 500–2.600 in altri, e secondo tali rapporti le vittime sarebbero state registrate proprio nella piazza stessa.[27]
Ospitato presso gli Archivi della NSA, l’Archivio per la Sicurezza Nazionale della George Washington University presenta un rapporto intitolato “Piazza Tienanmen, 1989: la storia resa pubblica” ed è una raccolta di rapporti dei servizi segreti americani. In una sezione si legge:
Il resoconto dei servizi segreti del Segretario di Stato per la mattina seguente (Documento 13) riferisce che «il numero delle vittime dell’assalto militare a Piazza Tienanmen varia da 180 a 500; altre migliaia di persone sono rimaste ferite».Descrive inoltre come “migliaia di civili abbiano tenuto duro oppure si accalcavano attorno ai veicoli militari. Veicoli corazzati da trasporto truppe [veicolo corazzato da trasporto truppe]sono stati incendiati e i manifestanti hanno assediato le truppe lanciando pietre, bottiglie e bombe Molotov.”
Ancora una volta, per chiarire: nella più ampia area di Pechino si sono verificati episodi di violenza legati alle proteste dei lavoratori. Tuttavia, questo rapporto dei servizi segreti sostiene che tali episodi siano avvenuti all’interno della piazza stessa. La differenza è notevole, poiché la piazza era il luogo delle proteste studentesche. Non vi è stato alcun scontro militare con i manifestanti studenti. Tuttavia, ciò che è interessante riguardo al rapporto di intelligence sopra citato è che non solo disponiamo di una stima del numero di vittime molto più vicina a quella fornita dalla dichiarazione ufficiale cinese, ma anche dell’ammissione che l’esercito cinese fosse stato effettivamente attaccato, con veicoli blindati incendiati tramite bombe Molotov. Altri rapporti inclusi in questa raccolta di briefing di intelligence hanno inoltre riconosciuto che un soldato cinese fosse stato picchiato a morte.
Il 3 giugno, alcuni misteriosi teppisti hanno scatenato una rissa a Mu Xi Di, nella zona occidentale della città, attaccando gli autobus dell’esercito con bombe molotov e dando loro fuoco, causando la morte per ustioni degli occupanti. I responsabili non sono mai stati individuati.[28]
I soldati che erano riusciti a fuggire dagli autobus in fiamme sono stati picchiati a morte. Sono arrivati altri militari e sono scoppiati scontri caotici.
Un’immagine che ritrae diversi mezzi corazzati per il trasporto truppe ridotti in cenere. Molti soldati sono stati bruciati vivi all’interno di questi veicoli.
Si trovava a cinque chilometri da Piazza Tiananmen.
Non credo che l’attacco iniziale contro le forze armate cinesi nell’area metropolitana di Pechino sia stato spontaneo, ma piuttosto orchestrato. Inoltre, figure di spicco della protesta dei lavoratori, come Han Dongfang, ora lavorano per Radio Free Asia, un noto organo di informazione della CIA.
Se davvero ci fossero stati degli agenti provocatori che hanno istigato la violenza, è facile intuire che ciò metterebbe l’esercito cinese in una posizione difficile. Ovviamente, sarebbe necessaria una qualche forma di reazione. E qualsiasi reazione, come sparare contro qualcuno visto lanciare una bottiglia molotov, o contro individui che picchiano a morte un soldato, potrebbe facilmente diffondersi tra gli astanti e coloro che si sono uniti in seguito alla rissa come voce secondo cui l’esercito stava attaccando i civili alla cieca e in modo sconsiderato.
Questo ha chiaramente spinto molte altre persone a unirsi al movimento, al punto che la situazione ha assunto una dinamica propria – il che era un esito prevedibile. Anche in questo caso, l’obiettivo era quello di costringere la Cina a scatenare una repressione spietata contro la popolazione – cosa che non è mai avvenuta.
È risaputo che anche i soldati più calmi e padri di sé vengono messi alla prova quando alcuni membri della folla danno fuoco ai propri commilitoni o li picchiano a morte. In situazioni del genere è inevitabile che si verifichi un certo livello di caos.
Come già accennato, Zhao Ziyang aveva varato una nuova legge sulla sicurezza pubblica che prevedeva il ricorso alla forza contro chi si fosse opposto alla riforma dei prezzi. Ciò che è chiaro riguardo alla gestione delle violenze scoppiate il 3 giugno in diverse zone di Pechino è cherd, 1989, era che a un certo punto alle forze armate era stato ordinato di passare dai mezzi antisommossa (proiettili di gomma, gas lacrimogeni ecc.) alla forza letale.[29]
Era Deng Xiaoping, in qualità di leader supremo, a detenere l’autorità diretta sulle forze armate cinesi. Era anche presidente della Commissione militare centrale (CMC), il che gli conferiva il comando supremo sull’Esercito popolare di liberazione (PLA). Fu proprio Deng Xiaoping a dare l’ordine diretto di passare dall’uso di mezzi antisommossa alla forza letale.
Deng Xiaoping occupava la posizione più informata e potente riguardo alle forze armate cinesi ed era a conoscenza della nuova legge sulla sicurezza pubblica di Zhao Ziyang. Se c’era già il sospetto che potessero verificarsi episodi di violenza, perché i soldati cinesi non erano stati adeguatamente addestrati alle tattiche antisommossa e perché era stato loro ordinato di ricorrere alla forza letale quando la situazione avrebbe potuto essere contenuta attraverso tattiche antisommossa con un addestramento e un equipaggiamento adeguati? C’erano state almeno sette settimane per prepararsi a questa situazione.
Ricordiamo le parole di Chai Ling: solo quando ci sarà un massacro potremo “vincere”.
Stranamente, Li Peng viene ancora una volta accusato dell’uso della forza da parte dell’esercito cinese (poiché era di sua competenza dichiarare la legge marziale, cosa che fece il 20 maggio 1989), nonostante Deng Xiaoping fosse l’effettivo presidente della Commissione militare centrale e il leader supremo della Cina. Non era Li Peng a trovarsi nella posizione di ordinare il passaggio dalle tattiche antisommossa all’uso della forza letale: tale prerogativa spettava a Deng Xiaoping. Yang ShangKun, vicepresidente della Commissione militare centrale e presidente della Repubblica Popolare Cinese, era direttamente responsabile dell’esecuzione delle direttive di Deng e della mobilitazione delle forze armate cinesi il 3 e 4 giugno 1989.
Il generale Chi Haotian era il capo di Stato Maggiore dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) e supervisionò la pianificazione operativa, la logistica e il coordinamento delle azioni delle forze armate il 3 e 4 giugno 1989. Zhou Yibing e Liu Zhenhua ricoprivano rispettivamente i ruoli di comandante e commissario politico della Regione Militare di Pechino. Erano incaricati della gestione sul campo delle forze incaricate di far rispettare la legge marziale.
Tutti questi uomini – Chi Haotian, Zhou Yibing e Liu Zhenhua – ricevevano i propri ordini direttamente dalla Commissione militare centrale, di cui Deng Xiaoping era presidente e Yang Shangkun vicepresidente.
Non è stato Li Peng a autorizzare l’uso della forza letale; egli ha sostenuto la presenza delle forze armate per garantire la stabilità e come deterrente contro la violenza vera e propria. Nessun leader di un Paese sarebbe così ingenuo da pensare che decine di migliaia di persone provenienti da ogni parte della Cina, oltre a un afflusso di stranieri, che si radunavano nel centro di Pechino e accampavano lì per settimane di fila, non rappresentassero un rischio che potesse sfociare in qualche forma di violenza o caos. Che potessero verificarsi scontri e alterchi tra gli stessi manifestanti. O che ci fossero delle mele marce che cercavano di istigare la violenza per provocare una reazione della folla.
L’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) cinese e i manifestanti in Piazza Tienanmen hanno convissuto pacificamente per settimane. Si noti che questi soldati sono completamente disarmati.L’Esercito Popolare di Liberazione cinese era schierato intorno alla piazza. Secondo le immagini del documentario “The Gate to Heavenly Peace”, molte persone che si avvicinavano ai soldati li supplicavano di “schierarsi” con i manifestanti; nell’interpretazione più radicale, ciò avrebbe significato che l’esercito stesso si rivoltasse contro il proprio governo. Poiché era proprio questo, in definitiva, ciò che veniva chiesto: che Li Peng si dimettesse dalla carica di premier della Cina. La gente si avvicinava ai soldati gridando: «Perché state facendo questo? Dovreste proteggere il popolo, non opporvi a lui!». Tuttavia, i soldati non erano contro il popolo, ma erano lì per garantire che la situazione non degenerasse nel caos. Ciò metteva i soldati in una posizione emotivamente difficile, e tali atteggiamenti da parte della gente li dipingevano come nemici del popolo, quando in realtà erano lì proprio per proteggerlo. Gli occidentali dovrebbero essere consapevoli che l’Esercito Popolare di Liberazione era molto amato dal popolo fino agli eventi del 3-4 giugno 1989, quando l’esercito fu ingiustamente accusato del massacro di innocenti. Come vedremo, nulla di tutto ciò accadde, né in piazza né nelle zone circostanti di Pechino.
Tuttavia, i principali studenti dissidenti, insieme alla stampa occidentale, diffusero la più oltraggiosa delle fantasie su atti mostruosi commessi contro innocenti e sul fatto che Li Peng fosse direttamente responsabile di tutto ciò – guadagnandosi così il soprannome che lo accompagnò fino al letto di morte in Occidente: il “Macellaio di Pechino”.
Sotto la foto di Li Peng, la BBC scrive: «Li Peng era conosciuto come il “Macellaio di Pechino” per il ruolo che ebbe nella repressione di Tiananmen».
Sebbene le forze armate cinesi avrebbero potuto gestire meglio la situazione se fossero state adeguatamente addestrate alle tattiche antisommossa e non avessero ricevuto l’ordine di ricorrere alla forza letale, il numero di vittime tra i civili – che non erano manifestanti pacifici, ma stavano di fatto attaccando attivamente le forze armate – rimane comunque relativamente basso.
Con questo non intendo affermare che tutte le vittime civili siano giustificate. Come ho già detto, la situazione avrebbe potuto essere contenuta con mezzi antisommossa. Tuttavia, in situazioni di caos, se un civile dovesse avvicinarsi a un luogo in cui sono in corso combattimenti, è facile capire quanto questa sia una mossa avventata e, se venisse colpito da un proiettile, ciò non equivarrebbe a un “massacro di innocenti” da parte dell’esercito cinese. La verità è che quelle scene si trasformarono in zone di guerra urbana. Le persone che attaccarono l’esercito cinese con bombe Molotov misero a rischio di essere colpite da colpi d’arma da fuoco anche chi si trovava nelle loro vicinanze. Se tra la folla ci fossero stati istigatori pagati, questo sarebbe stato proprio il loro obiettivo. Come vedremo nella quarta puntata, anche alcuni agenti di polizia cinesi furono inclusi nell’operazione di fuga clandestina denominata “Operazione Yellowbird” subito dopo gli eventi del 3-4 giugno 1989. Basti dire che ci sono molte ragioni per sospettare che ci fossero numerosi agenti a pagamento che hanno alimentato la violenza del 3-4 giugno 1989.
Detto questo, il numero delle vittime è chiaramente molto inferiore a quanto sperato da certi ambienti che puntavano a un “massacro”, poiché solo così “loro” avrebbero potuto vincere. Nonostante gli sforzi da parte di certi ambienti per, a mio avviso, spingere l’esercito cinese a uno scontro con i civili – nonostante gli ordini di ricorrere alla forza letale, gli stessi soldati dell’Esercito Popolare di Liberazione si sono opposti con forza all’uso della violenza mentre i loro commilitoni venivano bruciati vivi e picchiati a morte per le strade. Il fatto è che le forze armate cinesi hanno dato prova di incredibile moderazione nei momenti di massimo caos per evitare un bagno di sangue.
Se qualcuno dovesse guardare il filmato disponibile,[30]Vediamo numerosi autobus militari e carri armati con dei civili in piedi sopra di essi dopo averli dati alle fiamme. Vediamo anche immagini di civili armati di mitragliatrici sottratte all’esercito cinese. Pertanto, affermare che i civili fossero disarmati è del tutto falso. Esistono numerose foto e filmati che mostrano civili armati di bombe Molotov e mitragliatrici.[31]
Un manifestante antigovernativo a Pechino impugna un fucile dal finestrino di un autobus. I manifestanti pro-democrazia occupavano Piazza Tienanmen da settimane; quella notte e la mattina seguente centinaia di persone avrebbero perso la vita negli scontri con le truppe cinesi. (Jeff Widener / Associated Press) Fonte: Los Angeles Times.Un soldato dell’Esercito Popolare di Liberazione è stato bruciato vivo e poi impiccato ed esposto al pubblico.I resti carbonizzati di Cui Guozheng, un soldato dell’Esercito popolare di liberazione cinese (PLA) che fu bruciato vivo tra il 3 e il 4 giugno 1989. Il suo corpo fu dato alle fiamme e appeso a un ponte pedonale a Pechino.
Pertanto, sebbene oggi le testimonianze si siano in gran parte corrette e si riconosca ormai che non vi sia stato alcun massacro nella piazza, si continua a sostenere che vi sia stato un massacro nelle zone circostanti di Pechino ai danni di civili innocenti e disarmati, tra cui donne e bambini. Questo non è vero.
I rapporti declassificati dai servizi segreti americani dell’epoca sostenevano l’idea che in piazza si fosse effettivamente verificato un massacro. Va inoltre sottolineato che, tra questi briefing dei servizi segreti – le cui versioni differivano notevolmente tra loro – quelli più drammatici si basavano sempre sui resoconti dei giornalisti occidentali. Molti di questi giornalisti hanno ammesso di aver riferito su tali eventi dalle loro camere al Beijing Hotel, che era diventato un punto di riferimento per i giornalisti occidentali, per lo più americani, durante le proteste di piazza Tienanmen. Questi giornalisti pubblicizzavano i propri servizi come «in diretta dal Beijing Hotel». Tuttavia, in seguito emerse, con grande imbarazzo, che dal Beijing Hotel non è possibile vedere piazza Tiananmen. È evidente che esistesse una linea editoriale prestabilita per la copertura degli eventi verificatisi il 3 e il 4 giugno 1989.
“Il 4 giugno 2014 segnerà per molti il 25° anniversario del massacro di piazza Tienanmen. In realtà, questa data dovrebbe segnare l’anniversario di una delle operazioni di disinformazione più spettacolari del Regno Unito – quasi alla pari con la mitica storia delle armi di distruzione di massa irachene.
Il racconto originale di come, nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989, le truppe cinesi abbiano mitragliato centinaia di studenti innocenti che manifestavano nella simbolica piazza di Tiananmen a Pechino da allora è stato completamente screditatosecondo i numerosi testimoni presenti in quel momento — tra cui una troupe della televisione spagnola TVE, un corrispondente della Reuters e gli stessi manifestanti, i quali affermano che non è successo nulla se non l’ingresso di un’unità militare che, a tarda notte, ha chiesto alle diverse centinaia di persone rimaste di lasciare la piazza.”
Tra i manifestanti c’era il famoso cantante taiwanese Hou Dejian, che è rimasto in piazza fino a quando non è stata sgomberata dall’esercito cinese. Nel documentario ha dichiarato La Porta della Pace Celeste: “Alcuni sostenevano che nella piazza fossero morte 200 persone, mentre altri affermavano che i morti fossero ben 2.000. Circolavano anche voci secondo cui alcuni carri armati avrebbero investito gli studenti che cercavano di allontanarsi. Devo dire che io non ho visto nulla di tutto ciò. Io stesso sono rimasto nella piazza fino alle 6:30 del mattino.”
WASHINGTON POST:Jay Mathews, che nel 1989 era caporedattore dell’ufficio di Pechino del “Washington Post” ha scrittoper la Columbia Journalism Review: «Per quanto si possa dedurre dalle prove disponibili, quella notte in Piazza Tienanmen NON È MORTO NESSUNO.»
CBS News:Richard Roth ha scritto: «Non abbiamo visto né cadaveri, né feriti, né ambulanze, né personale medico — insomma, nulla che potesse anche solo suggerire, figuriamoci dimostrare, che in [Piazza Tiananmen] si fosse verificato un “massacro”.»
BBC News:James Miles ha scritto“Ero uno dei giornalisti stranieri che hanno assistito agli eventi di quella notte. Non c’è stato alcun massacro in piazza Tienanmen.”
NEW YORK TIMES:Il 13 giugno 1989, il giornalista del New York Times Nicholas Kristof – che in quel momento si trovava a Pechino – ha scritto, “La televisione di Stato ha persino trasmesso un filmato che mostra gli studenti mentre si allontanano pacificamente dalla piazza [di Tiananmen] poco dopo l’alba, a dimostrazione del fatto che [i manifestanti] non sono stati massacrati.”
In quell’articolo, ha anche smentito un manifestante studentesco non identificato che, in un articolo sensazionalistico, aveva affermato che i soldati cinesi armati di mitragliatrici avessero semplicemente falciato i manifestanti pacifici in Piazza Tienanmen. Non mi sorprenderebbe se quello studente non identificato fosse Chai Ling o Wu’er Kaixi, che in seguito hanno dovuto ammettere di non essere stati in piazza il 3 e il 4 giugno 1989, probabilmente perché erano in procinto di essere fatti uscire clandestinamente dal Paese tramite l’Operazione Yellowbird.
REUTERS:Graham Earnshaw si trovava in Piazza Tienanmen la notte del 3 giugno. Non ha lasciato la piazza fino alla mattina del 4 giugno. Nelle sue memorie ha scritto che i militari sono intervenuti, hanno negoziato con gli studenti e hanno fatto sì che tutti (compreso lui stesso) se ne andassero pacificamente; e che nessuno è morto in piazza.
Anche il famigerato filmato dell’“uomo contro il carro armato” è una menzogna: la stampa occidentale ha deliberatamente omesso il filmato completo, riportato qui di seguito, che dimostra come l’uomo che si è parato davanti al carro armato non sia mai stato travolto, ma che, al contrario, i militari abbiano dato prova della massima moderazione, consentendogli di salire sul carro armato e persino di tentare di entrarvi senza che nessuno intervenisse per impedirglielo. L’uomo continua a bloccare i carri armati finché non intervengono dei veri civili che devono letteralmente trascinarlo via dalla strada perché si stava rendendo ridicolo. Eppure la stampa occidentale ha mostrato solo l’inizio di questo filmato e ha insinuato che fosse stato effettivamente travolto da quei carri armati, invece di mostrare la scena imbarazzante che si è realmente verificata.
Tuttavia, non erano i giornalisti occidentali a dettare legge su queste decisioni. La storia di fantasia sul massacro di piazza Tienanmen è stata diffusa direttamente dai diplomatici statunitensi, britannici e australiani. Era considerata la fonte più ufficiale e autorevole che un giornalista potesse sperare di avere. Probabilmente è per questo che in tanti pensavano di poter semplicemente scrivere i propri articoli dalle loro camere d’albergo.
La prima notizia a fare scalpore con titoli sensazionalistici in tutto il mondo dopo gli eventi del 3-4 giugno 1989 derivava direttamente dal discutibile rapporto dell’ambasciatore britannico Alan Donald, secondo cui sarebbero stati uccisi 10.000 civili. È chiaro che fu proprio sulla base di questo rapporto che le ambasciate statunitensi e, in particolare, quella australiana seguirono l’esempio. I racconti di studenti massacrati con mitragliatrici nella piazza, i cui corpi sarebbero stati ammucchiati con i bulldozer e poi inceneriti dalle truppe con i lanciafiamme, sono stati ripetuti a pappagallo da tutti i media occidentali.
Questa raccapricciante storia dell’orrore, priva di qualsiasi prova a sostegno, è oggi considerata dagli storici sia orientali che occidentali come del tutto inventata, ma la smentita è arrivata solo due decenni dopo. Nonostante alcuni giornalisti avessero riferito che non si era verificato alcun massacro, la posizione generale di tutti i principali organi di informazione era a sostegno dell’avvenuta esistenza di un massacro e comprendeva una valanga di articoli che lo affermavano. Tant’è che oggi, probabilmente la maggioranza degli occidentali crede ancora che si sia verificato un massacro.
Alla raccapricciante notizia iniziale è seguita un’altra bizzarra segnalazione, questa volta diffusa dall’Ambasciata australiana, che riportava informazioni simili, a volte con le stesse identiche parole, al dispaccio diplomatico britannico. Un confronto testuale mostra che l’Ambasciata australiana ha ripetuto gran parte di quanto contenuto nel dispaccio britannico, a volte utilizzando le stesse identiche parole.[33]
«Quando tutti coloro che non erano riusciti a fuggire erano ormai morti o feriti, i soldati di fanteria percorsero la piazza uccidendo a colpi di baionetta o sparando a chiunque fosse ancora vivo»,affermava il rapporto australiano inventato di sana pianta.
Il 9 giugno 1989, il primo ministro australiano Bob Hawke tenne uno dei discorsi più memorabili sugli eventi di piazza Tienanmen in occasione di una cerimonia commemorativa organizzata in onore delle vittime appena cinque giorni dopo.
Mentre né i giornalisti né tantomeno i briefing dei servizi segreti riuscivano a fare chiarezza su ciò che era realmente accaduto tra il 3 e il 4 giugno 1989, Hawke fornì una descrizione dettagliata di fatti che nessun altro aveva riportato in nessuna parte del mondo. Come vedremo, il contenuto del suo discorso coincide in gran parte con quello del telegramma segreto di Alan Donald.
Lui [Il primo ministro australiano Bob Hawke]ha descritto i soldati cinesi che si precipitavano in Piazza Tienanmen, sparando a raffica senza distinzione, investendo i civili con i carri armati, riducendo i corpi in “poltiglia” e incenerendo i resti con i lanciafiamme.
A un certo punto ha commosso fino alle lacrime il primo ministro e quel momento ha influenzato il modo in cui molti australiani che hanno ascoltato il suo discorso hanno percepito l’evento.
…Quando il signor Hawke si è avvicinato al podio in occasione di una cerimonia commemorativa speciale… aveva con sé due documenti.
Il primo era il suo discorso preparato…Nello spazio tra il sesto e il settimo paragrafo del discorso, Hawke aveva tracciato un asterisco. In quel punto intendeva discostarsi dal testo preparato e passare al suo secondo documento.
Hawke arrivò a quel punto, fece una breve pausa e mise da parte il suo discorso. «Vorrei leggere un estratto di una relazione che ci è stata presentata», disse.
Il 7 giugno era stato inviato un dispaccio diplomatico riservato dall’ambasciata australiana a Pechino, in cui venivano descritte le ultime informazioni di intelligence su quanto era accaduto il giorno in cui l’esercito era intervenuto contro gli studenti manifestanti che avevano occupato piazza Tienanmen.
…Lui [Hawke] ha letto quasi parola per parola le pagine 2 e 3 del documento.[34]
«A Tiananmen, le truppe giunte per prime hanno cercato di allontanare la folla, per separare gli studenti dai cittadini comuni. È stato lanciato un ultimo avvertimento e gli studenti si sono preparati ad andarsene», ha affermato.
«Si aspettavano che venisse loro concessa un’ora, ma nel giro di cinque minuti i mezzi da trasporto truppe del 27° reggimento entrarono nella piazza, aprendo il fuoco con le mitragliatrici mentre avanzavano.
«Quando tutti coloro che non erano riusciti a fuggire erano ormai morti o feriti, i soldati di fanteria percorsero la piazza uccidendo a colpi di baionetta o sparando a chiunque fosse ancora in vita.
«Avevano ricevuto l’ordine di non risparmiare nessuno nella piazza; bambini e ragazze sono stati massacrati, poi i veicoli corazzati da trasporto truppe e i carri armati hanno investito più volte i corpi delle vittime fino a ridurli in poltiglia, dopodiché sono intervenuti i bulldozer per ammucchiare i resti, che sono stati poi inceneriti dalle truppe con i lanciafiamme».
A quel punto, con la voce rotta dall’emozione e gli occhi lucidi, è tornato al discorso che aveva preparato.
All’ambasciata [australiana] di Pechino, il personale diplomatico venne a sapere che il loro telegramma era stato letto, parola per parola, in televisione dal primo ministro.
Tra questi c’era il professor Richard Rigby, che all’epoca lavorava come consigliere politico presso l’ambasciata e ora fa parte del China Institute dell’Australian National University. «È stata una sorpresa [e] sto usando un linguaggio diplomatico», ha affermato.
All’inizio del telegramma c’era una sorta di avvertenza. «Non ci sono dubbi sul fatto che il quadro generale sia corretto, anche se alcuni dettagli potrebbero alla fine rivelarsi inesatti», aveva scritto.
È emerso subito che molti dei dettagli, che erano stati letti dal signor Hawke, erano errati.
“Nel giro di pochi giorni, sicuramente entro una settimana, era ormai chiaro che le informazioni su quanto era accaduto nella piazza stessa erano errate”, ha affermato il professor Rigby.
…vi sono dubbi su ciò che sia accaduto esattamente all’interno della piazza e sul fatto che quella fosse la scena in cui si è verificata la maggior parte delle uccisioni. È stata proprio la descrizione di quella specifica scena che, secondo il professor Rigby, è stata ritirata.
…Nei giorni e nelle settimane successive l’ambasciata ha inviato una serie di telegrammi in cui si smentivano i dettagli contenuti nel telegramma originale.
Da dove provenivano le informazioni contenute nel primo telegramma?
Sebbene il telegramma australiano da cui Bob Hawke stava leggendo non sia mai stato reso pubblico prima d’ora, Nel 2017 è stato reso pubblico un telegramma inviato contemporaneamente a Londra e a Hong Kong dall’ambasciatore britannico Sir Alan Donald.
Il telegramma britannico e quello australiano sono sorprendentemente simili. Riportano informazioni analoghe sul massacro, presentate in un ordine simile.[35]
… dopo aver ricevuto nuove informazioni sull’evento, si è reso conto che alcuni dettagli erano errati. Tuttavia, non ha espresso alcun rimpianto.
«Il punto è che, quando piangeva, vederlo piangere per loro aveva un forte impatto emotivo sulla comunità cinese australiana e su molti cinesi in Cina» [ha affermato sua moglie e biografa].
«Per loro è stata un’esperienza davvero straordinaria vedere un uomo bianco piangere per loro.»[36]
Si può notare quanta importanza venga data qui alla verità rispetto a ciò che è vantaggioso dal punto di vista delle pubbliche relazioni. Hawke non aveva rimpianti perché sentiva di aver toccato il cuore di tantissime persone. Ma le aveva toccate con un’interpretazione emotiva che era una reazione a qualcosa era del tutto inventato. A quanto pare, questo non ha importanza. Ciò che conta è che le persone siano state toccate emotivamente e che, ovviamente, il grande e malvagio governo cinese non sia in contatto con le proprie emozioni: non piangerebbe mai davanti alle telecamere in modo così commovente come ha fatto il signor Hawke, e quindi, in qualche modo, questo giustificherebbe tutto? Diffondere le menzogne più mostruose, secondo cui donne, bambini e studenti sarebbero stati falciati dai carri armati e uccisi a colpi di bastone, per poi vedere i loro corpi dati alle fiamme con i lanciafiamme?
In qualche modo si è permesso che questa storia inventata si diffondesse a macchia d’olio, nonostante esistessero filmati reali che mostravano gli studenti uscire pacificamente da un cancello a sud della piazza.[37]Ricordiamo che, in realtà, nella piazza erano presenti giornalisti occidentali fino all’ultimo momento, quando gli studenti furono evacuati pacificamente la mattina del 4 giugno 1989, tra cui il giornalista Graham Earnshaw. Non c’era assolutamente alcun motivo per cui le ambasciate occidentali o la stampa dovessero riportare ciò che hanno riportato nei loro resoconti fantasiosi e raccapriccianti. Prove concrete di ciò che è accaduto in piazza sono sempre esistite sotto forma di numerose riprese effettuate dagli stessi membri della stampa occidentale. Ma queste informazioni sono state consapevolmente occultate.
Questa storia dei 10.000 morti a Tiananmen è stata ripetuta ovunque dalle principali agenzie di stampa occidentali per molti anni. La falsa narrazione non solo ha continuato a circolare, ma è stata arricchita di ulteriori dettagli, a volte anche anni dopo. L’«Enciclopedia del Mondo», pubblicata dalla Houghton Mifflin Co nel 2001, racconta ai bambini di tutto il mondo, con lettere maiuscole che suscitano sgomento, una versione della storia ancora più estrema di quella diffusa dalle operazioni psicologiche: «3-4 giugno: LE TRUPPE DELL’ESERCITO POPOLARE DI LIBERAZIONE SONO ENTRATE IN PIAZZA TIANANMEN DURANTE LA NOTTE E HANNO SPARATO DIRETTAMENTE SULLA FOLLA ADDORMENTATA».
Alan Donald rimase ambasciatore britannico in Cina fino al 1991. Un anno dopo divenne amministratore della China Fund Inc. (1992-2003), che a quanto pare non aveva alcun legame con l’attività di George Soros.[38]Nello stesso periodo ha ricoperto anche la carica di direttore della HSBC China Fund Ltd (1994-2004).[39]
È stato inoltre amministratore del Fleming Far Eastern Investment Trust (1991-1997) e ha continuato a ricoprire tale carica anche dopo la ridenominazione della società in J.P. Morgan Fleming Asian Investment Trust Ltd. (1997-2001).
È stato inoltre presidente dell’Associazione cinese dal 2003 al 2008. Fondata nel 1889 con il nome originario di British China Association, l’associazione fungeva da strumento dell’imperialismo occidentale, dello sfruttamento economico e della diplomazia delle cannoniere nell’Asia orientale. Tra i suoi membri figuravano proprio quelle case commerciali, quei funzionari coloniali e quei politici che avevano accumulato le proprie ricchezze grazie ai trattati iniqui imposti alla dinastia Qing.[40]
Tra queste figurava il commercio dell’oppio.[41]La forza trainante della British China Association era rappresentata dalle potenti “China Houses”, in particolare Jardine, Matheson & Co. e Swire & Sons.
Non dovrebbe sorprendere che la British China Association abbia stretti legami con i servizi segreti britannici. Il caso più eclatante è quello di Sir Horace Seymour, la cui carriera sembra presentare una somiglianza quasi inquietante con quella dello stesso Alan Donald…
Basti dire che qualcosa mi dice che Alan Donald non fosse del tutto imparziale riguardo alla direzione che la Cina avrebbe dovuto prendere nella sua riforma economica…
I leader di un movimento democratico in esilio con il sostegno del NED/CIA
Il seme di quello che sarebbe diventato il nucleo dirigente dei dissidenti studenteschi di Piazza Tienanmen era stato piantato circa un anno prima, in quelli che venivano chiamati i “Salotti della democrazia” universitari, a partire dalla primavera del 1988.[42]Questi “Salotti della democrazia” furono promossi da Liu Gang. Liu Gang era uno studente universitario dell’Università di Scienza e Tecnologia della Cina (USTC) di Hefei, dove ebbe modo di incontrare di persona Fang Lizhi, all’epoca vicepresidente dell’università, che teneva attivamente conferenze sulla riforma politica e sulla libertà.
In seguito, Liu Gang si iscrisse all’Università di Pechino come studente di fisica. Portando con sé le idee di Fang Lizhi, diede vita ai “Salotti della democrazia”. Per chi non lo sapesse, “Peking” è un altro nome per indicare Pechino, la capitale della Cina. Era fondamentale che Fang Lizhi acquisisse influenza a Pechino e questo fu il canale utilizzato a tal fine.
Inoltre, la moglie di Fang Lizhi, Li Shuxian, era docente di fisica all’Università di Pechino ed era stata eletta rappresentante popolare locale per il distretto di Haidian (il polo universitario di Pechino). Questa sovrapposizione tra mondo accademico e politico ha creato un canale diretto che ha permesso agli studenti attivisti di interagire con Fang e sua moglie Li.
Poco dopo il suo avvio, Wang Dan, matricola del corso di laurea in storia all’Università di Pechino, ampliò l’iniziativa e organizzò regolarmente i “Salotti della democrazia” nel campus, che si tenevano all’aperto negli anni 1988 e 1989, invitando intellettuali a discutere di riforme politiche e diritti umani. Ricordiamo che Wang Dan è uno dei membri principali del Comitato per la difesa di Piazza Tienanmen. Tuttavia, era Fang Lizhi ad essere riconosciuto come loro mentore spirituale e intellettuale e ad essere invitato regolarmente per esprimere le sue idee politiche.
Nel caso di Liu Gang e Wang Dan, Fang Lizhi fu per loro un mentore molto vicino, che offrì loro consigli in privato. Questo rapporto continuò fino agli ultimi giorni delle proteste di Piazza Tienanmen, durante quel periodo di sette settimane. I membri di questo «Salotto della Democrazia» sembrarono passare naturalmente a far parte della leadership centrale del movimento studentesco pro-democrazia del 1989, dove Wang Dan, in particolare, era al centro dell’attenzione come uno dei principali leader studenteschi che plasmarono gli eventi delle proteste studentesche.
Un altro importante leader studentesco che faceva parte di questi “Salotti della Democrazia” era Feng Congde, marito di Chai Ling e suo compagno di lotta durante tutto il periodo in cui lei ricoprì il ruolo di “comandante supremo” della Piazza. E proprio Feng Congde era un altro membro di spicco dei “Salotti della Democrazia”.
Infatti, il “Quartier generale per la difesa di Piazza Tienanmen”, di cui Chai Ling era stata nominata comandante in capo, era composto da altri sei membri chiave di questa organizzazione: Li Lu (il “vice” principale), Feng Congde, Zhang Boli, Wang Dan e Wang Chaohua, che sarebbero stati tutti eletti vicecomandanti, con Guo Haifeng nel ruolo di segretario generale.[43]Approfondiremo il ruolo di Li Lu più avanti in questo articolo, mentre parleremo di quello di Zhang Boli nella quarta puntata.
Ma quali sono i numerosi NED, che costituiscono una branca della CIA,[44]quali sono i collegamenti in tutto questo?
Il Journal of Democracyè una rivista accademica trimestrale fondata nel 1990 e pubblicata dalla John Hopkins University Press, dedicata allo studio della democrazia, dei regimi democratici e dei movimenti pro-democratici in tutto il mondo.
Tuttavia, ciò che spesso viene tralasciato è che si tratta anche di una pubblicazione apertamente riconosciuta come appartenente al National Endowment for Democracy (NED).
A quanto pare, nel 2026 il Rivista di Democraziasi è separata dal NED (probabilmente per motivi di immagine) e ha stretto una nuova partnership strategica con l’Università di Stanford. Tuttavia, ciò non cancella il fatto che il NED abbia fondato questa rivista e ne abbia controllato il mandato negli ultimi 36 anni, ufficialmente fino al 2026. Si noti che questa rivista del NED è stata fondata meno di un anno dopo le proteste di piazza Tienanmen.
Tra i principali collaboratori del Rivista di Democraziatra cui Fang Lizhi, Wang Dan e Wu’er Kaixi, oltre ad altri leader studenteschi coinvolti negli eventi di Piazza Tienanmen del 1989.
In un saggio particolarmente utile di Wang Dan intitolato “30 anni dopo Tiananmen: il significato del 4 giugnoth” Egli delinea alcuni punti molto significativi di ciò che, a suo avviso, costituiva il mandato prioritario degli studenti di allora, che continua a proclamare a gran voce in nome della “democrazia” ancora oggi.
Wang Dan scrive:
Riflettere sulla domanda “Cosa sarebbe successo se il movimento democratico del 1989 avesse avuto successo” significa quindi considerare cosa sarebbe potuto accadere se il governo avesse riconosciuto il movimento studentesco come patriottico e avesse avviato un dialogo con i suoi membri. A mio avviso, una simile svolta avrebbe avuto tre effetti principali nel breve termine:
1) Un movimento democratico di successo avrebbe rafforzato la fazione riformista all’interno del PCC,rappresentato da Zhao Ziyang(che divenne segretario generale dopo la destituzione di Hu e che a sua volta fu estromesso alla fine di giugno del 1989). È risaputo che Zhao fosse il leader di spicco del Partito Comunista Cinese più incline alle riforme economiche orientate al mercato, nonché il più aperto tra gli alti funzionari del Partito. Se avesse acquisito una maggiore autorità decisionale, l’avrebbe sicuramente utilizzata per promuovere una più ampia liberalizzazione del mercato. Alcuni indizi di questa evoluzione erano già visibili nella legge sul fallimento inizialmente entrata in vigore nel 1988. In altre parole, un movimento democratico di successo non avrebbe fatto precipitare la Cina nel caos, ma avrebbe piuttosto dato nuovo slancio al processo di riforma economica.
2) [tratta il tema della libertà di stampa; per ulteriori approfondimenti si rimanda all’articolo completo citato sopra.]
3) Il successo del movimento democratico avrebbe costituito un precedente per il dialogo tra il governo cinese e la società cinese. Infatti, la relazione politica del 1987 del XIII Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, redatta sotto la guida di Bao Tong(un collaboratore di Zhao che era stato incarcerato poco prima della repressione di piazza Tienanmen), ha posto la consultazione e il dialogo con l’opinione pubblica al centro dei piani di riforma del partito. Quando gli studenti hanno invocato il dialogo, hanno di fatto fatto eco a questa richiesta di riforma politica.
Insomma, un sostegno a Zhao Ziyang non proprio sottile.
Wang Dan è impegnato in molte altre organizzazioni, tra cui l’“Associazione cinese per la riforma costituzionale”, fondata nel 2002 e costituita ufficialmente nel 2005. Tra i suoi membri di spicco figurano Fang Lizhi e Yan Jiaqi, ex consigliere di Zhao Ziyang. Il suo scopo è quello di promuovere la riforma costituzionale nella Repubblica Popolare Cinese attraverso attività politiche.
E guarda caso è anche collegata alla NED.
Wang Dan è anche il fondatore e direttore di Dialogue China, un’organizzazione strettamente legata al NED.
La Federazione per una Cina Democratica (FDC) è stata fondata il 22 settembre 1989 a Parigi, in Francia (dopo le proteste di Tiananmen, molti studenti dissidenti sono stati accolti apertamente in Francia, dove hanno trovato rifugio dal governo cinese). È stata istituita da oltre 150 attivisti pro-democrazia cinesi in esilio, intellettuali e leader studenteschi in opposizione al governo cinese.
L’FDC è inoltre collegato direttamente al NED.
Come già accennato, Fang Lizhi ha scritto anche per il Rivista di Democrazia. Inoltre, il NED ha spesso riconosciuto e citato l’eredità di Fang come una pietra miliare del movimento democratico cinese; l’ex presidente del NED Carl Gershman ha pubblicamente elogiato Fang Lizhi, paragonando la sua influenza a quella di altre figure storiche come Andrei Sakharov.[45][46]
Fang Lizhi ha ricoperto anche la carica di copresidente del consiglio di amministrazione di Human Rights in China (HRIC), un’organizzazione non governativa con sede a New York che ha storicamente ricevuto finanziamenti e sostegno istituzionale dal NED per promuovere le “libertà civili”.[47]
E come già accennato in la seconda puntata, la CIA, insieme ai canali diplomatici britannici e americani, è intervenuta attivamente per proteggere Fang Lizhi e offrirgli non solo asilo, ma anche un passaggio sicuro fuori dalla Cina. Questo argomento verrà approfondito nella quarta puntata.
Wu’er Kaixi è un altro importante collaboratore del Rivista di Democrazia. Ha inoltre tenuto conferenze a livello internazionale per promuovere Fang Lizhi come leader del loro movimento democratico.[48]E ancora una volta, l’ex presidente del NED Carl Gershman ha riconosciuto e reso omaggio a Wu’er Kaixi per il ruolo da lui svolto in Piazza Tienanmen. Wu’er Kaixi è intervenuto e ha partecipato a eventi co-sponsorizzati o organizzati in collaborazione con il NED, come ad esempio conferenze pubbliche a Washington DC.[49]In alcuni di questi interventi ha sostenuto che il governo cinese stia commettendo un genocidio contro gli uiguri, una minoranza etnica cinese. Anche in questo caso si tratta di un’affermazione falsa e di una campagna diffamatoria interamente orchestrata dal NED.[50]
Wu’er Kaixi ricopre inoltre la carica di presidente onorario di Campagna a favore degli uiguri, un’importante organizzazione di difesa dei diritti con sede a Washington che gode di un forte sostegno e finanziamento da parte del NED.
A questo proposito, i lettori dovrebbero sapere che anche il Movimento per l’Indipendenza del Turkestan Orientale è organizzato e finanziato dal NED.
Va inoltre sottolineato che il NED ha un ruolo estremamente rilevante negli affari di Taiwan. Per ulteriori informazioni al riguardo si veda il mio articolo quinella sottosezione “Il Movimento dei Girasoli: la rivoluzione colorata di Taiwan”.
Liu Xiaobo, l’uomo che promosse l’iniziativa di riempire nuovamente la piazza nei giorni precedenti gli eventi del 3-4 giugno 1989, come già illustrato in la seconda puntata, è anche legato al NED. È diventato direttore di una rivista intitolata Cina democraticaa partire dalla metà degli anni ’90. Questa rivista era finanziata principalmente dal NED.
In una lettera indirizzata a Liao Yiwu, famoso autore di canzoni, Liu Xiaobo elogia Fang Lizhi e Zhao Ziyang:
«Non si può fare affidamento sulla coscienza collettiva delle masse, ma solo sulla grande coscienza individuale per rafforzare le masse deboli. In particolare, la nostra nazione ha bisogno di questo gigante della giustizia; il fascino di un modello di riferimento è infinito; un simbolo può suscitare una grande quantità di risorse morali. Ad esempio, il fatto che Fang Lizhi sia riuscito a uscire dall’ambasciata degli Stati Uniti, o che Zhao Ziyang abbia continuato a opporre resistenza attiva dopo le sue dimissioni, o il fatto che tal dei tali si sia rifiutato di andare all’estero. Una ragione molto importante del silenzio e dell’amnesia che hanno seguito il 4 giugno è che non avevamo un gigante della giustizia che si facesse avanti.”[51]
Questa lettera è conservata negli archivi dell’organizzazione “Human Rights in China”, che, come appena menzionato, ha come principale finanziatore il NED e il cui copresidente era Fang Lizhi.
Wu’er Kaixi ha ripetutamente e esplicitamente confermato il ruolo di mentore svolto da Liu Xiaobo attraverso i propri scritti, interviste retrospettive e resoconti storici documentati risalenti al 1989. In seguito alla morte di Liu Xiaobo mentre si trovava in custodia dello Stato, Wu’er Kaixi ha scritto un omaggio intitolato Assassinato, ma imbattuto, in cui ha affermato:
«Liu Xiaobo era il mio mentore…» Nel corso di un mese, all’inizio del 1989, Liu Xiaobo mi ha insegnato a diventare un leader studentesco.”
In un’intervista con Rivista Guernicanel 2010, [52]Quando Liu ricevette il Premio Nobel per la Pace, Wu’er Kaixi osservò:
«Liu, docente presso l’Università Normale di Pechino, dove ero studente, è stato il mio relatore durante le proteste di Tiananmen. Mi incontravo con lui ogni giorno e ascoltavo i suoi consigli praticamente dal momento stesso in cui era tornato di corsa dagli Stati Uniti per stare con noi.”
Wu’er Kaixi è stato anche cofondatore del Gli amici di Liu Xiaobogruppo di pressione, presentandosi spesso come il “protetto” di Liu nelle interviste alla stampa internazionale e nelle testimonianze al Congresso.
Ma il NED non si è limitato a dare slancio a questo movimento democratico in esilio dopo gli eventi del 1989. Erano già attivi nel 1988, quando una rivista in lingua cinese intitolata L’intellettuale cineseha aperto una sede a Pechino per pubblicare una rivista trimestrale di saggi da distribuire nelle principali città della Cina.[53]
Si tratterà di una storia più lunga, che verrà raccontata nella quarta puntata, incentrata sulle azioni della CIA a Pechino che hanno preceduto gli eventi del 3-4 giugno 1989 e su quanto accaduto in seguito. Questa quarta puntata tratterà anche del ruolo di Gene Sharp, che in quel periodo si trovava a Pechino e aveva legami diretti con la NED. Anche il colonnello Robert Helvey, esperto nel campo in espansione della guerra psicologica militare statunitense, si trovava in Cina in quel periodo. La sua specialità era l’utilizzo di studenti e giovani in generale per trasformare le proteste di piazza in un vero e proprio cambio di regime. Anche di questo si parlerà nella quarta puntata.
Va inoltre sottolineato che, tra le varie riprese presenti nel documentario, La Porta della Pace Celestesi fa riferimento ad alcuni gruppi di protesta che si definiscono “Flying Tigers”.
I Flying Tigers erano il Primo Gruppo di Volontari Americani (AVG; appartenente all’Aeronautica Militare della Repubblica di Cina, soprannominata Flying Tigers) e furono costituiti per contribuire a contrastare l’invasione giapponese della Cina. Attivi nel periodo 1941–1942, erano composti da piloti provenienti dall’United States Army Air Corps (USAAC), dalla Marina (USN) e dal Corpo dei Marines (USMC), ed erano comandati dall’allora generale di brigata Claire Lee Chennault.
Il generale Chennault è legato al traffico di oppio del Triangolo d’Oro e ha collaborato con Chiang Kai-shek.Per ulteriori informazioni su questa vicenda, si rimanda ai miei articoli quie qui.
Infine, abbiamo George Soros’ Società apertache ha percorso a stretto contatto lo stesso cammino del NED.
Le lacrime di coccodrillo di Zhao per il popolo
Il 19 maggioth, 1989: il giorno dopo la conclusione della visita di Gorbaciov in Cina, mentre gli occhi del mondo erano puntati su Pechino, Zhao Ziyang si recò a Piazza Tienanmen nelle prime ore del mattino per rivolgersi agli studenti in sciopero della fame.
Zhao Ziyang e il suo collaboratore Chen Yizi (in nero), legato a Soros, mentre parlano alla folla in Piazza Tienanmen.
«Ragazzi, siamo arrivati troppo tardi. Mi dispiace, ragazzi. Qualunque cosa diciate e qualsiasi critica mettiate nei nostri confronti, è meritata. Il mio scopo in questa sede non è quello di chiedere il vostro perdono… So bene che state portando avanti questo [sciopero della fame] nella speranza che il Partito e il governo diano una risposta pienamente soddisfacente alle vostre richieste. Ritengo che il nostro canale di dialogo sia aperto e che alcuni problemi debbano essere risolti attraverso un processo…Tu non sei come noi: noi siamo già vecchi e non contiamo più nulla.”
In questo breve discorso Zhao Ziyang esorta gli studenti a porre fine al loro sciopero della fame, ma fa alcune ammissioni che li inducono a ritenere che le loro critiche al governo (in particolare, in quel momento, a Li Peng) siano del tutto giustificate. Zhao Ziyang afferma: «Qualunque cosa diciate e qualsiasi critica mettiate nei nostri confronti, è meritata.”
Il fatto che Zhao Ziyang fosse il membro di più alto rango del governo a rivolgersi agli studenti fu visto come un segno che fosse lui il più sinceramente impegnato a favore degli ideali democratici. Anche gli altri membri di alto livello del governo che sostennero gli studenti o andarono a parlare con loro facevano parte della cerchia ristretta di Zhao, tra cui Yan Mingfu e Yan Jaiqi (di cui sentiremo parlare più approfonditamente tra poco). Il fatto che Zhao fosse andato a parlare alla folla e l’avesse lusingata, dicendo che tutto ciò che pensavano e provavano era del tutto corretto, ovviamente avrebbe compiaciuto la folla. Ma, ironia della sorte, l’uomo responsabile della crisi economica e della corruzione era proprio Zhao Ziyang! E gli studenti che guidavano la carica di questo movimento democratico per porre fine alla corruzione chiedevano proprio le politiche economiche di Zhao Ziyang che avevano provocato la crisi della corruzione e le difficoltà economiche! È stata una brillante mossa di pubbliche relazioni per gli amanti delle lacrime di coccodrillo, che non mancano certo, specialmente nell’Occidente amante della «libertà».
Basta piangere davanti alle telecamere e la gente pensa automaticamente che tu sia una persona perbene e compassionevole. Non importa quali siano le politiche concrete che un uomo del genere sta sostenendo, né il fatto che sia stato proprio Zhao Ziyang a varare la nuova legge sulla sicurezza pubblica.
Chen Yizi, direttore del think tank di Zhao, l’Istituto per la Riforma del Sistema, si è impegnato attivamente fin dall’inizio nelle proteste di Tiananmen.
Ciononostante, il 19 maggio, i giovani economisti che avevano acquisito una certa influenza sotto la guida di Zhao decisero di rilasciare una dichiarazione a nome proprio. Questi economisti operavano presso l’Istituto per la Riforma del Sistema, il Centro di Ricerca Agricola dell’Istituto di Ricerca per lo Sviluppo e l’Ufficio Internazionale della CITIC ed erano riuniti nell’Associazione della Gioventù di Pechino – i “tre istituti e un’associazione”.A nome delle loro organizzazioni, hanno sostenuto che il movimento sociale rappresentasse il capitolo più brillante della storia dei movimenti democratici in Cina, rispondendo così alla richiesta dei manifestanti affinché lo Stato riconoscesse la legittimità del loro movimento.
Come già accennato, la CITIC impiegava i collaboratori di Zhao dall’interno e aveva legami diretti con il China Fund di Soros. Tuttavia, contava anche tra i propri membri esponenti dei servizi segreti cinesi, dai quali, come già detto, la Cina sembra aver ottenuto le prove che Soros stesse effettivamente collaborando con Zhao Ziyang per un cambio di regime in Cina.
Questo viene considerato una “trama” ai danni di Soros da parte dei sostenitori del Società aperta, tuttavia, la verità era che erano stati colti con le mani nel sacco. Nessuno ha fatto pressioni su Soros né lo ha indotto con l’inganno a compiere le azioni che ha compiuto in Cina in collaborazione con la rete di Zhao Ziyang.
Ricordiamo che in precedenza era stato accennato al fatto che Adi Ignatius aveva collaborato alla traduzione e alla revisione della versione inglese delle memorie di Zhao Prigioniero dello Stato. E che Adi Ignatius è membro del Council on Foreign Relations e dell’Asia Society.
Per chi non lo sapesse, il Council on Foreign Relations è nato dal Royal Institute for International Affairs, il principale think tank della Corona britannica.
L’Asia Society è stata fondata nel 1956 da John D. Rockefeller come istituzione volta a promuovere la comprensione reciproca tra gli Stati Uniti e l’Asia. Collabora inoltre strettamente con il NED.
Ricordiamo l’intervista di David Ignatius ad Allen Weinstein, uno dei fondatori del NED, il quale ha affermato: “Gran parte di ciò che facciamo oggi veniva fatto in segreto 25 anni fa dalla CIA.” Con riferimento al NED di recente istituzione.
Sembra che ci sia un sostegno piuttosto evidente da parte del NED a favore di Zhao Ziyang. O forse dovremmo semplicemente chiamarlo con il suo vero nome: sostegno diretto della CIA a Zhao.
Yan Mingfu era l’alto funzionario governativo più schietto che si fosse rivolto agli studenti. Era stato un alleato politico fondamentale di Zhao Ziyang durante le proteste di piazza Tienanmen del 1989. Mingfu aveva ricoperto la carica di capo del Dipartimento per il Lavoro del Fronte Unito sotto Zhao Ziyang, il che lo rendeva parte della cerchia ristretta dei funzionari riformisti di Zhao. Nel maggio 1989, Zhao incaricò Yan Mingfu di fungere da intermediario per negoziare con gli studenti in sciopero della fame presenti in piazza.[55]Nell’ambito di una spettacolare trovata pubblicitaria, Yan Mingfu si offre come “ostaggio” agli studenti per esercitare pressione sul governo affinché dia ascolto alle loro richieste, che, guarda caso, erano a favore di Zhao Ziyang. Yan Mingfu era il principale ministro riformista.
Yan Mingfu si offre come ostaggio affinché gli studenti mettano fine allo sciopero della fame.
Wu Guoguang è un altro membro di spicco della cerchia ristretta di Zhao Ziyang e divenne noto come “la prima penna” del gruppo di Zhao sotto la guida di Bao Tong.[56]Ciò avvenne nella primavera del 1987, in seguito alla destituzione di Hu Yaobang dalla carica di Segretario Generale. In quel periodo, Wu Guoguang redasse i discorsi per Zhao, il quale cercava di mantenere vivo lo slancio delle riforme. Dopo aver ottenuto il sostegno di Deng Xiaoping, Zhao tenne un discorso il 13 maggio 1987, che fu accolto con grande favore per i suoi effetti di rilancio delle riforme economiche. Wu fu il principale autore di questo discorso, noto come «discorso del 13 maggio».[57]
È interessante notare che Wu Guoguang lasciò la Cina nel febbraio 1989, poco prima dello scoppio delle proteste, per frequentare l’Università di Harvard come borsista Nieman (1989-1990). Si trattò di una circostanza davvero provvidenziale, poiché, dopo gli eventi delle proteste di Tiananmen, Wu Guoguang risultò profondamente coinvolto nella cerchia ristretta di Zhao e non poté tornare in Cina, dove sarebbe stato sicuramente arrestato.
Rimasto negli Stati Uniti, è stato nominato Luce Fellow (1990-1991), lavorando sotto la diretta supervisione del professor Andrew J. Nathan. La borsa di studio Luce prende il nome da Henry Luce, proprietario di Tempo, Vitae Fortuneriviste e un noto intermediario della CIA. Andrew J. Nathan è un politologo e sinologo statunitense e, all’età di 83 anni, continua a insegnare alla Columbia University come professore di scienze politiche, con un’esperienza complessiva di 55 anni. È specializzato in politica cinese, politica estera, diritti umani e cultura politica.
È inoltre copresidente del consiglio di amministrazione di Human Rights in China; come già accennato, Fang Lizhi, fino alla sua scomparsa, era copresidente di questa organizzazione che intrattiene stretti legami con il NED. La cosa più interessante è che Andrew J. Nathan è stato membro del consiglio di amministrazione sia del NED che di Freedom House.
È inoltre un collaboratore di lunga data della rivista *Foreign Affairs*, di proprietà del Council on Foreign Relations.
E come se non bastasse, Andrew J. Nathan è anche coautore di I documenti di Tiananmen(2001).Come già visto in la seconda puntatache un altro coautore di questa pubblicazione, che si presenta come una versione censurata di documenti cinesi trapelati ufficialmente, è Perry Link. L’uomo che accompagnò personalmente Fang Lizhi e sua moglie all’ambasciata americana a Pechino e si assicurò che ricevessero asilo. Un’altra figura di rilievo che ha garantito a Fang Lizhi e a sua moglie la protezione degli Stati Uniti contro i tentativi del governo cinese di arrestarli è stato James Liley, all’epoca ambasciatore statunitense, che per coincidenza era stato un leggendario agente della CIA che aveva trascorso gli ultimi 30 anni lavorando per l’agenzia negli affari asiatici, principalmente in Cina.
Per quanto riguarda Wu Guoguang, oggi è ricercatore senior presso l’Università di Stanford. (Ricordiamo che il Rivista di Democraziaè passato dal NED a Stanford nel 2026). È impegnato nella ricerca sulle politiche economiche di Stanford relative alla Cina e alle relazioni economiche, commerciali e d’affari tra Stati Uniti e Cina. Ricopre inoltre il ruolo di Senior Fellow in politica cinese presso il Center for China Analysis (CCA) dell’Asia Society Policy Institute (ASPI).
L’Asia Society Policy Institute riceve sovvenzioni dal NED per le proprie attività di ricerca.
Un altro membro di spicco della cerchia ristretta di Zhao era Yan Jiaqi. Nel 1985, Yan Jiaqi fu nominato primo direttore dell’Istituto di Scienze Politiche dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali (CASS). Questo ruolo comportava la direzione di ricerche sulle strutture di governo, comprese analisi sulla separazione dei poteri e sulla modernizzazione istituzionale, che contribuivano a fornire un più ampio supporto consultivo alla leadership centrale.
Yan entrò successivamente a far parte di una task force sulla riforma politica convocata dal premier Zhao Ziyang e ne divenne il consulente informale, dove ha messo a disposizione la propria esperienza in materia di ristrutturazione dei rapporti tra partito e Stato. Tra il 1986 e il 1987 ha collaborato con l’Ufficio per la riforma politica, facente parte dell’apparato di Zhao.
Nel 1986, prima della caduta di Hu, Yan fu invitato a far parte di una task force di alto livello sulla riforma politica guidata da Zhao, allora premier, dove contribuì con idee volte a decentralizzare il potere, ridurre il predominio del partito sull’amministrazione statale e introdurre elementi di democrazia interna al partito per impedire la concentrazione autoritaria. In qualità di consigliere politico di Zhao fino alla fine degli anni ’80, Yan redasse proposte di cambiamenti sistemici, tra cui la creazione di organi consultivi per controllare l’autorità esecutiva, riflettendo la visione di Zhao di una «democrazia socialista» delineata nei suoi discorsi chiave. Queste collaborazioni posizionarono Yan al centro degli sforzi ufficiali di riforma.
Yan si è impegnato in prima persona nelle proteste studentesche fino alla fine di maggio e all’inizio di giugno, sostenendo il dialogo nonostante la dichiarazione della legge marziale del 20 maggio. La notte del 3 giugno si è recato in Piazza Tienanmen per l’inaugurazione della “Democracy University” dei manifestanti, un’iniziativa educativa improvvisata guidata dallo studente Zhang Boli, e ha accettato la nomina a presidente onorario della stessa.
Yan Jaiqi, insieme a Chen Yizi, era tra i seguaci di Zhao che furono fatti uscire clandestinamente dalla Cina tramite l’Operazione Yellowbird. Yan ottenne asilo a Parigi, in Francia, e iniziò ad apparire sulla televisione francese insieme a Wu’er Kaixi, invitando pubblicamente a organizzare manifestazioni e commemorazioni in tutto il mondo il 12 settembre per celebrare i 100 giorni dal “massacro” del 4 giugno, presentandoli come passi verso una pressione internazionale costante a favore della democrazia in Cina.
Nei mesi successivi, Yan si dedicò alla creazione di una rete organizzata di opposizione in esilio, facendo di Parigi un punto di riferimento per i dissidenti cinesi. Nel settembre 1989 partecipò a Parigi al congresso inaugurale degli esiliati cinesi all’estero, dove fu eletto presidente della neonata Federazione per una Cina Democratica (FDC). Come già accennato, l’FDC funge da veicolo per la NED.
Yan Jaiqi è stato anche il primo presidente del Fronte Democratico Cinese, anch’esso direttamente collegato al NED.
Yan Jiaqi è stato eletto primo presidente dell’FDC in occasione del congresso inaugurale, avvalendosi del suo precedente ruolo di consulente per le riforme di Zhao Ziyang e della sua figura di spicco nelle proteste del 1989 per raccogliere consensi. Tra i principali cofondatori figuravano Chen Yizi, Liu Binyan, Su Shaozhi, Su Xiaokang, Wan Runnan, Wu’er Kaixi e Cai Chongguo.
L’FDC si è rapidamente espansa in paesi quali Stati Uniti, Canada, Francia, Germania e Regno Unito con l’obiettivo di “smascherare” il governo cinese come una “dittatura” e di esercitare pressioni internazionali affinché si “democratizzasse”.
L’importanza della New School Economics e dei “Futuristi di Pechino” di Toffler
Un altro collegamento interessante con il movimento “democratico” a favore di Zhao, sviluppatosi durante le proteste di piazza Tienanmen, è quello con la New School.
Ricordiamo che, finora in questa serie, la New School è già stata menzionata in relazione ad Alvin Toffler e Isabella Weber. Ricordiamo inoltre che Zhao Ziyang è stato fortemente influenzato da Alvin Toffler e che Isabella Weber, nel suo libro “How China Escaped Shock Therapy”, assume in definitiva una posizione a favore di Zhao Ziyang.
Ricordiamo che Alvin Toffler fondò la Toffler Associates, una società di consulenza gestionale, e fu membro del corpo docente di la New School for Social Research, docente ospite presso la Cornell University e corrispondente dalla Casa Bianca.[2]La Fondazione McKinsey (della famigerata McKinsey & Co., di cui si è parlato nella Parte I di questa serie) gli hanno conferito il loro Premio letterario per il contributo alla letteratura manageriale.
Isabella Weber ha avuto come mentore Peter Nolan e nel suo libro riconosce che La sua visione generale della politica economica affonda le radici nella “New School Economics”.
Un altro legame con la New School è il documentario La Porta della Pace Celeste, che, ancora una volta, assume in definitiva una posizione a favore di Zhao Ziyang. Il documentario è stato prodotto dal Long Bow Group, che si avvale del Center for Asian Media (CAAM) per la distribuzione, la presentazione e la promozione sui media pubblici. Il CAAM è un’iniziativa avviata da Loni Ding nell’ambito di un più ampio progetto dell’Università di Berkeley, nato da una conferenza tenutasi a Berkeley nel 1980 che definì un mandato per i produttori dell’Asia-Pacifico nell’ambito dell’emittenza pubblica, incentrato sui diritti civili e sulla diversità dei media.[58]Questa conferenza del 1980 è stata organizzata principalmente da Loni Ding.[59]
Loni Ding, oltre a insegnare cinema a Berkeley, è stata docente ospite alla Cornell University ed è stata nonché docente ospite presso la New School for Social Research di New York City.
Il documentario La Porta della Pace Celesteha ricevuto finanziamenti dal National Endowment for the Humanities (NEH), dalla Fondazione Ford e dalla Fondazione Rockefeller.[60]Il Low Bow Group, che ha prodotto il documentario, riceve finanziamenti dal NEH, dalla Fondazione Ford, dalla Fondazione Rockefeller e dal National Endowment for the Arts (NEA). Il CAAM, responsabile della distribuzione e della promozione mediatica del documentario, è finanziato dalla Fondazione John D. Catherine T. MacArthur, dalla Fondazione Ford, dalla Fondazione Doris Duke e dalla Fondazione Henry Luce e la Fondazione asiatico-americana (TAAF). (L’importanza del TAAF diventerà chiara tra poco.)
Sia Wu Guoguang che Yan Mingfu (che lavoravano direttamente per Zhao nell’ambito della sua riforma economica) hanno avuto un ruolo di primo piano nel documentario La Porta della Pace Celeste, tra cui figurava Wu Guoguang come uno dei principali intervistati. Un altro dei principali intervistati era Han Dongfang, uno dei leader della protesta dei lavoratori che ora lavora per Radio Free Asia (un noto canale della CIA), come già accennato.
Sebbene questi legami con la New School possano sembrare piuttosto deboli, la questione diventa molto più interessante quando si inizia a esaminare il caso di Li Lu, la “vice” di Chai Ling.
Il nonno di Li Lu era Zhu Qixian (il cui nome si scrive anche Zhu Qi Xan), che studiò alla Columbia University e conseguì un dottorato di ricerca. Negli anni ’30 Zhu Qixian si recò a New York per proseguire gli studi superiori. Frequentò la Columbia University, conseguendo infine un dottorato presso il Columbia Teachers College. Durante il periodo trascorso alla Columbia, ha studiato a stretto contatto con l’influente filosofo ed educatore americano John Dewey, le cui teorie sull’educazione progressista e sulla democrazia funzionale hanno profondamente plasmato la visione del mondo di Zhu.[61]
Zhu Qixian è poi tornato in Cina per «promuovere la democrazia e sostenere l’istruzione».
Il lettore deve sapere che John Dewey è il fondatore della New School. La New School ha diverse sezioni, tra cui quella di economia. Il fatto che la stragrande maggioranza dei lavori “intellettuali” dedicati alla riforma economica cinese e ai movimenti democratici cinesi in esilio venga promossa in Occidente sotto l’egida della NED o della New School non è cosa da poco.
So che questo articolo sta diventando piuttosto lungo, ma vorrei condividere con voi un divertente “dialogo” che ho avuto con l’IA di Google, che mi ha portato a fare un giro a dir poco bizzarro sul tema della New School, la quale inizialmente negava l’esistenza di qualsiasi corrente di teoria economica promossa dalla New School di Dewey.
Insomma, è stato un modo un po’ prolisso per dimostrare che la New School di John Dewey è in realtà una promotrice dell’economia eterodossa.
È interessante notare che Wang Dan ha anche contribuito al lancio del Nuova Scuola per la Democrazia a Taipei, a Taiwan, ed è membro del consiglio di amministrazione. Sebbene si affermi che questa scuola non abbia assolutamente alcun legame con la New School di Dewey o con l’insegnamento dell’economia eterodossa, Entrambe le “New Schools” sono tuttavia perfettamente in linea con la visione del NED.
Traete le vostre conclusioni.
Li Lu è in realtà, con un ampio margine, quello che ha avuto più successo tra tutti gli altri studenti dissidenti che hanno partecipato alle proteste di Piazza Tienanmen. Li Lu ha inoltre affermato di aver visto con i propri occhi i carri armati passare sopra le tende piene di manifestanti addormentati, uccidendo centinaia di studenti disarmati.[62]
Ricordiamo che Chai Ling ha scritto che la sua straordinaria previsione di un’imminente repressione violenta, che avrebbe portato al massacro di piazza Tienanmen, era qualcosa che aveva sentito da Li Lu, e non una sua previsione personale.Nel suo libro, lei attribuisce a Li Lu la premonizione del “massacro di piazza Tienanmen” Un cuore per la libertà.[63]
Il fatto che il nonno di Li Lu fosse un discepolo diretto di John Dewey, tornato in Cina per diffondere il “Vangelo” di Dewey, non è cosa da poco.
Anche Li Lu avrebbe studiato alla Columbia University. Nel 1996 è stato uno dei primi nella storia della Columbia a conseguire contemporaneamente tre titoli di studio: una laurea in economia, un MBA e un JD.
Li Lu è stato membro del consiglio di amministrazione della Columbia University dal 2017 al 2024 e attualmente ricopre lo stesso incarico presso il California Institute of Technology (Caltech). Nel 2025, Li Lu ha donato 15 milioni di dollari alla nuova biblioteca della Columbia Law School, che è stata intitolata “The Li Lu Law Library”.
Li Lu ha incontrato Charlie Munger, socio d’affari di lunga data di Warren Buffett, in occasione di una cena a Los Angeles alla fine degli anni 2000, dopo aver fondato nel 1997 il proprio hedge fund di successo, Himalaya Capital. Munger rimase profondamente colpito dall’intuito di Li in materia di investimenti e investì gran parte del patrimonio personale della sua famiglia in Himalaya Capital. Munger ha affermato che Li è l’unico gestore esterno con cui abbia mai investito e lo ha definito il “Warren Buffett cinese”.
Nel 2007, Himalaya ha trasferito la propria sede a Pasadena, in California, per essere più vicina a Munger.Nel 2010, a Li è stato concesso il rientro in Cina nell’ambito di un viaggio volto ad accompagnare Bill Gates, Buffett e Munger nella loro visita alla BYD Company per investire nell’azienda. In seguito, Li ha compiuto ulteriori viaggi in Cina, visitando aziende e tenendo conferenze sull’investimento basato sul valore presso diverse università.
Va sottolineato che oltre la metà dei principali studenti dissidenti, fatti uscire clandestinamente dalla Cina tramite l’Operazione Yellowbird, ha trovato un’occupazione in linea con il futurismo di Alvin Toffler (descritto in la seconda puntata), in particolare nel settore dell’investment banking e delle telecomunicazioni. Per una coincidenza, anche la CIA e Goldman Sachs nutrivano un forte interesse per questi settori ed erano profondamente coinvolte nella creazione di queste strutture in Cina durante l’era di Jiang Zemin. Questo argomento verrà approfondito in una prossima puntata.
Un altro fatto interessante su Li Lu è che è cofondatore della The Asian American Foundation (TAAF). Ricordiamo che anche il CAAM di Loni Ding è finanziato da questa fondazione. Un altro membro cofondatore di rilievo, che riveste grande importanza nella nostra storia, è Joseph Tsai di Alibaba.
Altri nomi di rilievo sono Joseph Bae, che ha lavorato per Goldman Sachs, e Jerry Yang, cofondatore di Yahoo.
Ed è sempre un buon segno quando Condoleezza Rice fa parte del comitato consultivo…
Da notare inoltre il coinvolgimento del Gruppo della Banca Mondiale e della famigerata McKinsey & Co. dalla Parte I di questa serie, oltre a una forte presenza dei media della CNN. L’immagine mostra una selezione dei membri del comitato consultivo e non l’elenco completo.
E chi è uno dei partner aziendali fondatori della TAAF? Goldman Sachs.
E così, in modo piuttosto strano, il cerchio si chiude: da Piazza Tienanmen a Joseph Tsai e Goldman Sachs, passando per Li Lu. Una coincidenza? Lascio a voi lettori il compito di giudicare.
Il quarto episodio, che dovrebbe essere pubblicato entro una settimana, si intitola “Operazione Yellowbird: MI6, CIA, chiese battiste nordamericane e le triadi si uniscono”.
[12]Sebbene oggi venga spesso trascurato, il “fascismo economico corporativista” non fece la sua prima apparizione in Italia, come comunemente si crede, bensì in Austria dopo lo scioglimento dell’Impero austro-ungarico nel 1919. In quel periodo, von Hayek lavorava come assistente di Ludwig von Mises (un altro membro fondatore del Mont Pelerin), che all’epoca ricopriva il ruolo di consigliere economico capo del nuovo governo austriaco, sotto il controllo diretto del nuovo governatore della Banca d’Inghilterra, Montagu Norman, e di Arthur Salter della Società delle Nazioni (capo del Consiglio Economico Supremo della Società). Sotto la direzione di Mises, il governo austriaco del dopoguerra impose tagli ai servizi, alla spesa pubblica e ai salari, che portarono alla fame e alla povertà di massa. Queste misure sarebbero servite da modello per ciò che italiani e tedeschi avrebbero presto dovuto affrontare.
[16]I lettori più attenti noteranno che questa tattica rappresentava un’adozione diretta da parte della Cina del “Sistema americano del credito produttivo”, elaborato alla fine del XVIII secolothsecolo dal primo Segretario del Tesoro americano, Alexander Hamilton, e ripristinata da Abraham Lincoln durante la Guerra Civile, e nuovamente da Franklin Roosevelt durante il suo mandato dal 1933 al 1945. In tutti e tre i casi, la crescita dell’economia reale subì un’accelerazione grazie alle opere pubbliche, agli investimenti di capitale industriale e all’aumento della produttività del lavoro, mentre gli aspetti speculativi e inflazionistici dell’economia furono notevolmente ridotti. Il credito legato a specifiche priorità nazionali e a grandi progetti garantiva che la circolazione monetaria e i titoli di Stato fossero ancorati al valore reale anziché alla speculazione volatile.
[19]C’è una leggera differenza nella traduzione tratta dal sito web della Columbia, riportata nella nota 15, nella quale sono state inoltre omesse alcune frasi pronunciate da Chai Ling nell’intervista con Cuningham mostrata nel documentario; tuttavia, entrambe le traduzioni evidenziano comunque che Chai Ling ritiene che solo attraverso lo spargimento di sangue il movimento potrà avere successo.
[22]A mio modo di vedere, la famigerata intervista a Chai Ling è stata orchestrata in modo tale che fosse lei a farsi carico di tutta la responsabilità nel caso in cui fossero state sollevate domande sul ruolo dei principali studenti dissidenti in questa vicenda. Chai Ling era la figura più in vista nel spingere gli studenti a rimanere in piazza e ad essere pronti e disposti a morire. Se si fosse verificato un passo falso, era garantito che Chai Ling sarebbe stata sacrificata, ed è proprio ciò che è accaduto. Si noti che tutti gli altri studenti dissidenti di spicco, come Wu’er Kaixi e Wang Dan, hanno pubblicamente affermato di aver voluto lasciare la piazza per evitare uno scontro violento. Hanno sostenuto di aver mantenuto intenzioni “pacifiche” per tutto il tempo e di aver preso le distanze da Chai Ling, nonostante fossero stati direttamente coinvolti nella creazione del Quartier Generale per la Difesa di Piazza Tiananmen e avessero sostenuto il giuramento che incoraggiava gli studenti a essere pronti a morire. In questo articolo vediamo anche Feng Congde e Liu Xiaobo, che erano presenti in piazza fino al momento dell’evacuazione, attribuirsi il merito di aver organizzato un’evacuazione pacifica degli studenti, nonostante le loro azioni fossero state in realtà volte a radunare una folla più numerosa in piazza nei giorni precedenti agli eventi del 3-4 giugno 1989. Tutti questi protagonisti stavano lavorando per lo stesso obiettivo, ovvero uno scontro violento tra gli studenti e l’esercito cinese; tuttavia, tutti si sono immediatamente fatti da parte, lasciando Chai Ling in prima linea come unica persona ritenuta responsabile di questo programma e destinata a subire l’ira del popolo.
[23]La storia di Hu Yaobang è stata trattata in dettaglio in La seconda ratadella serie Tiananmen.
[24]“A Heart for Freedom” di Chai Ling, 2011, Tyndale House, pagina 165.
[26]C’era un folto gruppo di giornalisti stranieri (per lo più statunitensi) che riferivano “in diretta dall’hotel di Pechino” e descrivevano la scena che si vedeva dalle loro finestre: gli spari, le vittime, i mucchi di corpi degli studenti. Purtroppo, come hanno poi sottolineato altri giornalisti stranieri, Dal Beijing Hotel non si vede Piazza Tiananmen.
Quei resoconti in diretta sono stati inventati da giornalisti che, a quanto pare, credevano che stesse succedendo qualcosa, ma non avevano il coraggio di andare a vedere di persona, e che hanno riferito ai propri redattori gli eventi più plausibili secondo le loro convinzioni e la loro immaginazione.
[29]Prima del 3 giugno, l’operazione militare era priva di esperienza nel controllo delle rivolte e operava secondo le direttive del vicepresidente della Commissione Militare Centrale (CMC) Yang Shangkun, che vietavano esplicitamente alle truppe di ricorrere alla forza letale, anche se la loro vita fosse stata minacciata dalla folla. Tuttavia, dopo ripetuti tentativi falliti di entrare in città con mezzi non letali a causa dei massicci blocchi da parte dei civili, le massime autorità hanno adottato una linea dura. Intorno alle 14:50 del 3 giugno, il presidente della CMC Deng Xiaoping informò i vertici militari che le truppe erano autorizzate a ricorrere a «tutti i mezzi possibili» per raggiungere i propri obiettivi, autorizzando di fatto l’uso della forza letale.
[30]Il documentario La Porta della Pace Celestecontiene numerose riprese che lo dimostrano.
[46]È interessante notare che la carriera di Sakharov presenta una sorprendente analogia con quella di Fang Lizhi, anch’egli fisico che partecipò al programma sulla bomba atomica e si impegnò nell’attivismo a favore della “democrazia occidentale”. Wikipedia riporta: Andrei Dmitrievich Sakharov era un fisico sovietico e vincitore del Premio Nobel per la Pace, che gli fu conferito nel 1975 per il suo impegno a favore dei diritti umani in tutto il mondo.
Sebbene abbia dedicato la sua carriera nel campo della fisica al programma sovietico sulle armi nucleari, supervisionando lo sviluppo delle armi termonucleari, Sacharov ha svolto anche un lavoro fondamentale per la comprensione della fisica delle particelle, del magnetismo e della cosmologia fisica. Sacharov è noto soprattutto per il suo attivismo politico a favore della libertà individuale, dei diritti umani, delle libertà civili e delle riforme nell’Unione Sovietica, per cui fu considerato un dissidente e subì persecuzioni da parte delle autorità sovietiche. Ricordiamo, da questa serie, che anche la Russia fu sottoposta a pressioni affinché adottasse la terapia d’urto, che alla fine fu introdotta nel Paese da Gorbaciov sotto il nome di Perestrojka. La Cina, invece, si opponeva all’adozione della terapia d’urto.
[48]In un famoso discorso tenuto nell’ottobre 1989 alla Brandeis University, Wu’er Kaixi fornì una famosa e articolata analisi delle influenze che avevano plasmato la sua generazione. Spiegò agli accademici occidentali che, mentre gli scritti di Fang Lizhi fornivano le basi intellettuali e il vocabolario necessari per la democrazia, figure culturali come l’icona del rock Cui Jian fornivano l’energia emotiva pura che spingeva effettivamente gli studenti a scendere in piazza. Questa testimonianza di prima mano confermò che Fang era considerato il principale artefice accademico del movimento.
[50]Consiglio di dare un’occhiata al lavoro di Brian Berletic su questo argomento pubblicato su The New Atlas, dove ha realizzato numerosi video sul ruolo della NED in questa vicenda, tra cui questo utile video:
[53]I dettagli sono riportati nelle relazioni annuali del National Endowment for Democracy (NED) dal 1984 al 1989. La rivista era originariamente destinata agli studenti della Repubblica Popolare Cinese residenti all’estero, ma già nel 1988, secondo quanto riportato in un documento del NED, aveva “sviluppato una notevole diffusione e una rete di distribuzione in Cina”.
Non si discute di proposte volte ad agevolare gli acquirenti o a far sì che i dati macroeconomici, dopo otto anni al potere, dimostrino che il governo si traduca in un miglioramento del tenore di vita delle fasce più umili. Ciò che viene trasmesso è solo una spietata lotta per spartirsi i posti nelle liste, un triste spettacolo della vecchia politica che alcuni dei protagonisti della contesa dovrebbero presumibilmente denigrare.
11.10.2026 OPINIONE Disunione della sinistra Le divisioni e i personalismi mettono a rischio la rappresentanza di una parte della società che esprime il proprio malcontento nelle strade. Ciò che emerge è una mera volontà di assicurarsi i posti nelle liste, uno spettacolo tipico della vecchia politica
A meno di una settimana dalla chiusura dei termini per la registrazione delle coalizioni elettorali, i gruppi che gravitano attorno al PSOE sono assorti nelle rivalità e invischiati in conflitti interni.
Un fenomeno nato nell’estrema destra brasiliana, al quale contribuisce anche la sinistra: i dieci parlamentari più votati al primo turno sono uomini e donne agli antipodi ideologici che sono praticamente balzati da Instagram o TikTok per approdare in Parlamento. Il senatore Flávio Bolsonaro, 45 anni, si confronterà il prossimo 25 al ballottaggio con Lula, 80 anni. La forza della destra radicale sui social è uno dei fattori che ha alimentato il vantaggio dell’erede di Jair Bolsonaro. I social media sono uno dei pochi ambiti in cui un veterano come Lula manca di esperienza e conoscenza. Il suo istinto, il suo carisma, il suo mezzo secolo in politica, la sua emozionante storia personale non sono riusciti a superare gli effetti di una decisione che nel 2026 risulta anomala. Non possiede un cellulare: Lula è «analogico».
11.10.2026 Da Instagram o TikTok a un seggio in Brasile I 10 deputati più votati al primo turno hanno milioni di follower e scarsa esperienza politica
Di NAIARA GALARRAGA GORTÁZAR, San Paolo Il presidente del Brasile ne ha parlato con evidente disprezzo, durante un’intervista al Palazzo dell’Alvorada, pochi giorni prima delle elezioni di domenica scorsa. «C’è un certo deputato Nikolas, che io non conosco nemmeno, che è un imbecille di prim’ordine.
Una decisione costituzionale, di importanza storica, apre la strada al ritorno in Spagna dell’ex presidente Carles Puigdemont, nove anni dopo la sua fuga in seguito al processo indipendentista che ha provocato una profonda frattura politica e sociale in Catalogna e che ha rappresentato una delle maggiori sfide costituzionali che la Spagna abbia dovuto affrontare dalla Transizione.
11.10.2026 “Non esiste il ‘lawfare’, esiste invece un problema di giustizia politicizzata in Spagna” Cándido Conde-Pumpido, presidente del Tribunale costituzionale: il magistrato riceve EL PAÍS dopo la sentenza che pone fine al dibattito giuridico sull’amnistia e sul ‘procés’. “Mettere in discussione il Tribunale costituzionale significa mettere in discussione la democrazia”, afferma
Di M. CEBERIO / B. GARCÍA JAÉN Cándido Conde-Pumpido (A Coruña, 77 anni), presidente della Corte costituzionale, ha redatto la sentenza che pone fine al dibattito giuridico sull’applicazione della legge di amnistia ai leader del «procés».
La rabbia è lo stato d’animo o l’emozione dominante in Spagna quando si parla di politica (45%), davanti alla stanchezza (26%) e alla paura (19%), secondo i dati raccolti per un sondaggio condotto proprio questa settimana da Metroscopia e forniti a EL PAÍS. Se si guarda indietro, il reddito medio delle famiglie non ha recuperato il livello precedente alla crisi del 2008 fino al 2024. È stato un viaggio nel deserto troppo lungo. E il punto di arrivo, dopo tanto tempo, può sembrare insufficiente». Questo insieme di elementi strutturali e congiunturali ha posto molti cittadini in una situazione di aspettative deluse.
11.10.2026 La grande rabbia si riversa alle urne La crisi immobiliare è la molla scatenante di un’indignazione alimentata da fattori quali la mancanza di potere d’acquisto, la sfiducia nella politica e la preoccupazione per il futuro
Di A. RIZZI / Á. MUNÁRRIZ A. JIMÉNEZ BARC Inés Caballero stava chiacchierando con due amiche nell’accampamento di Puerta del Sol giovedì scorso.
Può un presidente del Governo, con otto anni di governo alle spalle, ribaltare delle aspettative elettorali sfavorevoli facendo appello alla piazza contro le istituzioni e accentuando la propria posizione di sinistra rispetto alle posizioni più moderate della società? Il PSOE ufficiale ritiene di sì. La candidatura del PSOE è una candidatura «rossa»: Pedro Sánchez si è scontrato con le élite mondiali, con Trump, con Netanyahu, con Putin, con Elon Musk e con i tecnoligarchi; è il candidato preferito della sinistra mondiale e degli elettori di tutte le formazioni di sinistra in Spagna», sottolineano dal team del leader socialista, e concludono: «È stato in grado di individuare dove risiedesse la chiave dell’anticipo elettorale: nell’edilizia abitativa, la questione che preoccupa maggiormente gli spagnoli di ogni orientamento politico.
11.10.2026 I critici di Sánchez, in allerta: «Cerca di rimanere a Ferraz con un risultato dignitoso» POLITICA. La cerchia ristretta del presidente si dice addirittura entusiasta dell’avvio della campagna «in rosso», che avrebbe risvegliato i propri sostenitori. Ma non tutti all’interno del partito avallano tale piano. «Abbiamo abbandonato la moderazione per cercare la nostra nicchia di sinistra», criticano. Tutti, però, ritengono impossibile riproporre la coalizione, visto il disastro di un Frente Amplio impantanato in «accesi contrasti personali»
Di LUCÍA MÉNDEZ «Pedro ha abbandonato il suo zaino e deve recuperarlo». Un collaboratore molto vicino a Sánchez, che portava lo zaino, si rammaricava del cambiamento subito dal leader socialista quando è diventato presidente del Governo.
Sànchez è deciso a governare fino all’ultimo minuto. A La Moncloa si sta valutando il «pacchetto di misure e politiche» da approvare entro il 29 novembre. In fase di lancio, iniziative quali l’aumento del salario minimo, la rivalutazione delle pensioni o i decreti in materia di alloggi, che sono stati rilanciati con una certa polemica dal Consiglio dei Ministri. Si tratta di misure dall’impatto immediato, di cui potrà beneficiare più della metà degli elettori, con le quali Sánchez, da Moncloa, animerà la pre-campagna elettorale e la campagna stessa. Azione, effetto, decisione. Assicurarsi i voti necessari in un contesto di necessità immediata per poter sopravvivere e resistere.
11.10.2026 Misure di sostegno da Moncloa per metà degli elettori prima del 29 novembre Viene delineato un elenco di interventi dall’impatto immediato: affitti, salario minimo garantito e pensioni
Miriam González Durántez sarà la candidata alla presidenza di Democracia 21, un nuovo partito che il 29 novembre si presenterà a Madrid e Barcellona, come ha annunciato ieri l’avvocatessa e moglie dell’ex vice primo ministro britannico Nick Clegg. Lo ha fatto nel corso di un evento in cui ha ribadito la sua posizione moderata, facendosi portavoce dell’«altra politica» in contrapposizione alla polarizzazione e alle reti clientelari del sistema attuale.
Di RAÚL PIÑA, MADRID I socialisti che hanno ricevuto una chiamata sul cellulare la sera del 1° ottobre hanno dedotto che ci sarebbero state le elezioni. Pedro Sánchez, che era all’altro capo del telefono, non lo confermò, ma le poche conversazioni che ebbe indussero i suoi interlocutori a ritenere che quella sarebbe stata la strada da seguire.
Il favorito nei sondaggi ha previsto, davanti alla dirigenza del PP di Madrid a porte chiuse – come anticipato da questo quotidiano – «la madre di tutte le battaglie» contro Pedro Sánchez, e in seguito ha avvertito il Comitato Esecutivo Nazionale del PP, sempre in privato, che i partiti di governo compiranno, a suo avviso, «azioni molto sporche». Il piano del PP è quello di rafforzare l’impressione di una scelta binaria per stimolare il voto utile: o Sánchez o Feijóo. Ma – ed è un «ma» importante – la verità è che la battaglia elettorale che definirà il futuro Governo è, in questo momento, quella del rapporto di forze tra il PP e Vox. Perché, se i sondaggi non sbagliano clamorosamente, entrambe le formazioni raggiungeranno una comoda maggioranza assoluta in cui l’influenza del partner minore si misurerà in base al peso. I sondaggi prevedono un enorme trasferimento di voti dal PP verso la formazione di estrema destra.
11.10.2026 La chiave per arginare le defezioni verso Vox: «Feijóo garantisce il cambiamento» Il PP avvia la campagna per contendersi il voto «di confine» con il partito di Abascal, che rappresenta almeno il 10% dell’elettorato
Di JUANMA LAMET, MADRID Le due frasi più ripetute dai portavoce del PP nella prima settimana di pre-campagna sono state «finalmente» e «non gli lasceremo passare nemmeno una cosa».
Dobbiamo abituarci al fatto che ogni epoca ha i propri personaggi, che, riflessi sui social media, danno vita a uno spettacolo grottesco. Se funzionano così bene è perché quasi sempre sono la metafora di qualcosa che volevamo spiegare da tempo. Bisogna osservarli con attenzione. Con più curiosità che impazienza.
11.10.2026 OPINIONI I destini intrecciati di Puigdemont e Maricarmen DI SALVADOR SOSTRES
Ha incaricato Sánchez di risolvere il suo problema personale. Per via di Maricarmen sono state indette le elezioni e per via di Puigdemont è stata approvata una legge di amnistia.
Il leader di Vox Santiago Abascal non vuole anticipare ciò che accadrà il giorno dopo le elezioni: “Farò di tutto fino al 29 novembre affinché Sánchez non riesca a raggiungere la maggioranza. Farò di tutto per convincere gli spagnoli che la permanenza di Sánchez al potere è deleteria per gli interessi della Spagna. Quello che posso dire è che Vox è riuscita a trovare un accordo in quattro regioni. Questi governi funzionano in modo ragionevole. È ben lontano dalle nostre ambizioni, ma è il sostegno che ci è stato dato. Per questo ora chiedo un sostegno maggiore. Posso garantire che da parte nostra c’è la volontà di intendere, anzi, una volontà di intendere ancora maggiore. Sánchez potrebbe tentare di manipolare queste elezioni. Ci stava già provando. La Corte Suprema ha dovuto bloccare lo stratagemma della «legge dei nipoti», che mirava a concedere la cittadinanza a piene mani a persone che non avevano più alcun legame con la Spagna”. Nella seconda parte dell’intervista parla dell’invasione di Ceuta e delle relazioni di un futuro governo di destra con Rabat.
11.10.2026 «Gli spagnoli devono temere il peggio. Saranno elezioni sporche» SANTIAGO ABASCAL, candidato di Vox attenderà l’esito delle elezioni, ma offre <«garanzie»> che il suo partito sia disposto a trovare un accordo con il PP per allontanare Sánchez dal potere
Di José Antonio Pérez e Paloma Esteban Santiago Abascal si prepara alle elezioni generali più decisive. La sua ossessione è quella di non ripetere gli errori del 2023 né dare per scontata la vittoria.
Ciò che in origine era stato presentato come uno strumento legislativo per risarcire le vittime fuggite a causa di persecuzioni politiche si è trasformato, nella pratica, in una via di naturalizzazione di massa che può estendersi persino ai discendenti di spagnoli emigrati alla fine del XIX secolo. Sette spagnoli su dieci ritengono che tutte le procedure di naturalizzazione tramite la «legge dei nipoti» debbano essere sospese e riviste. Particolarmente sorprendente è il fatto che, tra i sostenitori della sospensione di queste naturalizzazioni di massa promosse dal governo di coalizione, si riscontri un’ampia percentuale degli elettori dei due partiti che lo compongono: la metà degli elettori del PSOE (il 50 per cento) e il 43 per cento di quelli di Sumar.
11.10.2026 SONDAGGIO ABC Quasi il 70% degli spagnoli chiede di frenare le naturalizzazioni tramite la “legge dei nipoti” La metà degli elettori socialisti si oppone al fatto che una persona che ottenga il passaporto spagnolo, pur non avendo mai vissuto nel Paese, possa votare alle elezioni. La metà degli elettori socialisti e oltre il 40% di quelli di Sumar sostengono la necessità di bloccare le pratiche
Di Patricia Romero, Madrid L’anticipo delle elezioni generali al 29 novembre apre un nuovo scenario politico in tutto il Paese, aggiungendo al contempo un ulteriore elemento di complessità a una questione già di per sé intricata,
ovvero il diritto di voto dei naturalizzati in virtù della cosiddetta «legge dei nipoti», il cui quadro giuridico si trova ora a un punto critico.
Il leader del Partito Popolare si è impegnato a promuovere un «cambiamento sereno, ma deciso e totale» nel Paese, mostrandosi convinto di poter raggiungere la carica di Capo del Governo. «Ci metteremo in competizione, governeremo e vinceremo. Sarò il presidente che la Spagna sta aspettando», ha proclamato durante un comizio in cui ha dato prova di forza.
11.10.2026 Feijóo si impegna a essere «il presidente che la Spagna si aspetta» Il PP si schiera contro «la menzogna, l’indecenza e la decadenza» del PSOE di Pedro Sánchez nel suo primo evento di pre-campagna elettorale. «Chi ha dato l’ordine di allontanare la giudice che indaga sul fratello di Sánchez?», chiede il leader del PP al presidente del Governo
Di Patricia Romero, Madrid Con l’Inno alla gioia in sottofondo, tra gli applausi e una folla che sabato mattina ha affollato il centro congressi Ifema di Madrid al grido di «Presidente, presidente!»