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La questione di Ceuta e Melilla, due città spagnole in territorio marocchino _ di Bernard Lugan

1) All’origine degli eventi di Ceuta vi è l’effetto richiamo migratorio determinato dall’annuncio spagnolo della regolarizzazione di mezzo milione di clandestini, seguito dalla decisione aberrante della Corte Suprema di Madrid di non respingere i migranti giunti via mare. 2) La mobilitazione di tutti i servizi marocchini per garantire la sicurezza in occasione della festa del trono, che riuniva tutti i dignitari e i responsabili marocchini, nonché l’intero corpo diplomatico. Un obiettivo prioritario per i terroristi. Nei giorni precedenti la cerimonia, i servizi di sicurezza marocchini avevano neutralizzato diverse cellule terroristiche pronte a colpire. Tuttavia, una tale mobilitazione ha avuto come risultato quello di ridurre gli effettivi solitamente incaricati di bloccare i passaggi clandestini verso Ceuta. 3) Se l’Algeria non è all’origine della vicenda, d’altra parte ne ha tratto molto opportunamente un intenso vantaggio, alimentato dalla sua opposizione sistematica e quasi psicoanalitica al Marocco. Con sullo sfondo, e torniamo sempre a questo punto, la questione del Sahara occidentale, poiché Algeri non ha ancora rinunciato a staccare l’ex colonia spagnola dal Marocco per crearvi uno «Stato» vassallo che le apra una porta sull’Oceano Atlantico. Questo aspetto, che in genere non è stato colto dagli osservatori, deve essere approfondito poiché, il 31 ottobre 2026, il Consiglio di sicurezza dell’ONU dovrà rinnovare o modificare il mandato della MINURSO, conformemente alla    risoluzione 2797 (31 ottobre 2025) che prorogava la missione fino a tale data. Il Consiglio di Sicurezza dovrà quindi decidere se avallare o meno la dinamica diplomatica avviata attorno al piano di autonomia marocchino, ormai considerato da una maggioranza dei suoi membri permanenti come la base «più realistica, credibile e pragmatica» per una soluzione politica della questione del cosiddetto Sahara occidentale. Tuttavia, di fronte alla risoluzione 2797 che sostiene l’iniziativa marocchina come base per una soluzione duratura, l’Algeria continua a ostinarsi sul «diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi», comodo pretesto per il suo obiettivo che mira in realtà alla creazione di uno «Stato» vassallo sulla costa atlantica. In queste circostanze, la propaganda algerina ha avuto gioco facile nel cogliere la crisi di Ceuta come un’ opportunità politica in grado di indebolire l’immagine internazionale del Marocco. Il che, naturalmente, non cancella la crisi sociale che sta attraversando quella parte della gioventù del paese che non beneficia delle spettacolari ricadute dello sviluppo. 4) Infine, occorre rendersi conto che le contraddizioni della politica dell’UE alimentano il fenomeno migratorio poiché, come ha scritto Mouna Hachim lo scorso 8 agosto su 360 «(…) Le stesse frontiere che si chiudono all’ immigrazione irregolare si spalancano per un’immigrazione debitamente selezionata al fine di rispondere alle esigenze demografiche, economiche e tecnologiche del Vecchio Continente (…) Questo doppio discorso alimenta, per molti paesi africani, un profondo senso di contraddizione: si chiede loro di trattenere i propri giovani mentre si reclutano le loro élite.» 

   L’afflusso di decine di migliaia di migranti verso Ceuta e Melilla, due città autonome spagnole incastonate nel territorio marocchino, offre l’occasione per ripercorrere la storia di sei secoli di presenza iberica sulla costa settentrionale del Marocco. Se la fondazione di queste due città risale ai Fenici e poi ai Romani, la loro identità spagnola risale infatti al XV secolo. Dal 1956, anno del suo ritorno all’indipendenza, il Marocco le rivendica, mentre la Spagna le considera parte del proprio territorio nazionale. Il nocciolo della questione è che la posizione spagnola è argomentata giuridicamente, mentre quella del Marocco lo è storicamente… Risultato: sono politicamente incompatibili

  CEUTA E MELILLA, UN VIAGGIO NELLA STORIA

   Ceuta, Melilla e diverse isole e isolotti della costa marocchina sono considerati dalla Spagna come “Plazas de soberanía”, ovvero territori sotto la sovranità spagnola. Questa situazione è il risultato di una lunga storia.

  Ceuta, chiave dello stretto di Gibilterra Ceuta (Sebta per i marocchini), oggi città autonoma spagnola, è situata sulla costa mediterranea del Marocco, di fronte allo stretto di Gibilterra. Il nome romano di Ceuta era Septem Fratres, letteralmente «i Sette Fratelli», in riferimento alle sette colline che dominano la penisola su cui è sorta la città. Questo nome si è poi evoluto in arabo in Sebta, quindi in Ceuta in portoghese e in spagnolo. Ceuta fu conquistata nel 1415 dal Portogallo al fine di mettere in sicurezza le rotte marittime minacciate dalla pirateria. Situata all’imbocco dello stretto di Gibilterra, la città è infatti un punto strategico fondamentale per il controllo del passaggio marittimo tra l’Atlantico e il Mediterraneo. Inoltre, prima delle grandi scoperte portoghesi, era il punto più settentrionale di arrivo del commercio trans-sahariano e dell’oro del Sudan. La conquista di Ceuta da parte del Portogallo nel 1415 segnò l’inizio dell’Impero portoghese e aprì la strada alle Grandi Scoperte. Il 21 agosto 1415, le truppe del re Giovanni I (João I), accompagnate dai suoi figli, tra cui Enrico il Navigatore, conquistarono la città dopo un’operazione accuratamente preparata, con un contingente compreso tra 45.000 e 50.000 uomini imbarcati su 200 navi. Lo sbarco avvenne il 21 agosto 1415 e la città fu conquistata in un solo giorno. Il Portogallo cercò poi di espandersi in Marocco, cosa che riuscì a fare dopo la sfortunata vicenda di Tangeri. Nel settembre 1437, l’infante Enrico il Navigatore, dopo aver convinto suo fratello, il re Edoardo I, a conquistare Tangeri, chiave dello stretto di Gibilterra, un esercito portoghese composto da 6.000 a 8.000 uomini sbarcò e assediò la città. Ma poiché i rifornimenti erano insufficienti, le malattie si abbatterono sulle truppe e gli assalti si infransero contro le difese marocchine, l’impresa si rivelò ben presto un fallimento. Inoltre,    non volendo ripetere gli errori commessi a Ceuta, i marocchini inviarono un immenso esercito di soccorso composto da quasi 100.000 uomini, seguito da un secondo ancora più numeroso. Il campo portoghese, circondato e privato di acqua e cibo, fu costretto a negoziare. I portoghesi ottennero allora il diritto di imbarcarsi a condizione di restituire Ceuta al Marocco. Ma Lisbona rifiutò di onorare il trattato, tanto più che la bolla Etsi Cunctos, pubblicata da papa Eugenio IV nel 1442, elevò Ceuta a diocesi, confermando così la sua appartenenza ecclesiastica al Portogallo e legittimando quindi la sovranità di Lisbona sulla città. L’infante Ferdinando, fratello del re, lasciato in ostaggio, morì in prigionia nel 1443. Nel 1578, nel nord del Marocco, la battaglia dei Tre Re (mappa a pagina 4) si concluse con una vittoria del Marocco. La morte in battaglia del re Sebastiano, che non aveva eredi, fece precipitare il Portogallo in una crisi di successione che sfociò, nel 1580, nella sua unione dinastica con la Spagna. Con l’unione delle due corone, Ceuta passò quindi sotto la sovranità spagnola. Nel 1640, quando il Portogallo riottenne la propria indipendenza, Ceuta scelse di rimanere sotto la sovranità spagnola, decisione ufficializzata dal trattato di Lisbona del 1668. Melilla, il porto del Rif Per i marocchini, Melilla si chiama Mlilya. Insediamento fenicio nel VII secolo a.C., la città, che allora portava il nome di Rusadir, passò in seguito sotto l’influenza di Cartagine, per poi essere integrata nell’Impero romano. Nel mese di settembre del 1497, una spedizione guidata da Pedro de Estopiñán e Virués, comandante in capo della spedizione del duca Juan Pérez de Guzmán, conquistò Melilla. Questa operazione rientrava nella strategia castigliana volta a mettere in sicurezza le coste andaluse dagli attacchi incessanti dei pirati provenienti dai porti del Rif marocchino.

  Nel 1912, quando fu istituito il protettorato spagnolo sul nord del Marocco, Ceuta e Melilla non furono incluse in esso poiché entrambe le città erano già considerate territori storici spagnoli. Nel 1956, con l’indipendenza, il Marocco si riappropriò delle zone del protettorato, ma la Spagna mantenne Ceuta, Melilla, alcuni peñones (isolotti fortificati) e le isole Chafarinas conquistate nel 1848 (vedi la mappa a pagina 2). Dal 1995, Ceuta e Melilla sono città autonome all’interno dello Stato spagnolo. Le altre «Plazas de soberanía» Questi possedimenti spagnoli appartengono a tre gruppi: 1) L’isola di Perejil (Peñón de Perejil) è un minuscolo scoglio situato a 200 metri dalla costa marocchina. La sua superficie è di 0,15 km² ed è disabitata. La Spagna considera Perejil un possedimento storico. Nel luglio 2002, alcuni gendarmi marocchini si insediarono sull’isola per combattere, secondo Rabat, l’immigrazione clandestina, poiché l’isola si trova in una zona chiave per la sorveglianza dello stretto di Gibilterra. La Spagna reagì con un’operazione militare (operazione Romeo-Sierra) e rioccupò l’isola. 2) Le isole Chafarines sono un arcipelago spagnolo situato a 3,3 km dalla costa marocchina, di fronte a Ras Kebdana / Ras El Ma. Situate nel Mare di Alborán, a    circa 45 km a est di Nador, sono composte da tre isole: l’Isola del Congresso (25,6 ha), l’Isola Isabella II (15,3 ha), l’unica ad essere abitata con la presenza di una guarnigione spagnola, e l’Isola del Re (11,6 ha). I berberi del Rif hanno dato loro un nome in amazigh, ovvero ichfaren o «isole dei ladri». Quanto agli arabi, le chiamano Zafrān. Queste isole, che sono probabilmente le Tres Insulae dei Romani, sono spagnole dal 1848. In quell’anno, la Francia tentò di impadronirvene per sorvegliare il confine tra il proprio possedimento algerino e il Marocco, ma, avvertita, la Spagna ne prese possesso poche ore prima dell’arrivo delle navi francesi. Queste isole sono amministrate dal Ministero della Difesa spagnolo, che vi mantiene una guarnigione. 3) Lo scoglio di Badis (Hajar Badis o Peñón de Vélez de la Gomera) si trova sulla costa del Rif, di fronte all’antica città marocchina di Badis, a circa 120 chilometri a sud-est di Ceuta e a 260 chilometri a ovest di Melilla. È amministrato dal Ministero della Difesa spagnolo ed è occupato esclusivamente da un distaccamento militare. La presenza spagnola in questo luogo risale al 1508, ma nel 1522 i marocchini ne cacciarono gli spagnoli. Successivamente, tra il 1554 e il 1564, i corsari turchi ne fecero una base per le incursioni, il che spinse la Spagna a rioccupare definitivamente la roccia, cosa che avvenne nel 1564.

  CEUTA PRIMA DEL 1415

   Grazie alla sua posizione strategica e al ruolo di baluardo dello stretto di Gibilterra, prima del 1415, data della sua conquista da parte del Portogallo, Ceuta fu uno dei porti più contesi di tutto il Mediterraneo occidentale. La città fu successivamente fenicia, greca, cartaginese, romana, bizantina, poi marocchina sotto gli Idrissidi, gli Almoravidi, gli Almohadi e i Merinidi, con alcuni intervalli di dominio del regno di Granada.

  Ceuta fu fondata nel VII secolo a.C. da alcuni marinai fenici, che battezzarono l’insediamento Abyla, nome che fa riferimento al Jebel Musa, il quale, nell’antichità, costituiva la colonna meridionale (africana) delle «Colonne d’Ercole». Abyla sarebbe una parola punica che significa «montagna alta» o «montagna di Dio». I Greci focei (di Marsiglia) che succedettero ai Fenici, ribattezzarono la città Hepta Adelphoi, «Sette fratelli», nome che fa riferimento alle sette colline che dominano la città. Nel 319 a.C., Cartagine conquistò la città e la mantenne fino alla fine della seconda guerra punica. La situazione di Ceuta tra la fine della seconda guerra punica (201 a.C.) e la sua annessione a Roma (I secolo a.C.–I secolo d.C.) fu quella di un territorio punico-mauretano che sussisteva al di fuori del controllo diretto di Roma. Influenzata dalla cultura punica, la sua popolazione continuò infatti a parlare il punico, come attestano le iscrizioni funerarie. Dopo Cartagine, Ceuta divenne uno dei principali porti del regno di Mauretania insieme a Tingis/Tangeri e Lixus. Sotto Giuba II, che regnò dal 25 a.C. al 23 d.C., Ceuta fu integrata nello spazio politico romanizzato. Nel 40 d.C., Caligola fece assassinare il re Tolomeo, che fu l’ ultimo sovrano mauretano, e Roma si impadronì del suo regno, che fu annesso da Claudio nel 42 d.C. Quest’ultimo la divise in due province: la Mauretania Cesarea e la Mauretania Tingitana. Integrata nella Tingitana, Ceuta (Septem Fratres) fu amministrata da Tingis (Tangeri) e ottenne lo status di «colonia romana», che conferiva la cittadinanza ai suoi abitanti. Avamposto di controllo dello stretto di Gibilterra, la Ceuta romana fu un porto militare e commerciale di primaria importanza tra la Tingitana e la Betica (Ispanica).

    Nel 534, sotto l’imperatore Giustiniano, Ceuta fu conquistata dai Bizantini. Con l’ondata araba del VII secolo, Bisanzio, che perse i propri possedimenti nell’attuale Maghreb orientale e centrale, controllava ormai solo Tangeri e Ceuta, due città completamente isolate e tagliate fuori dalla loro metropoli. Nel 708, dopo aver conquistato Tangeri, Musa ibn Nusayr fallì nell’assedio di Ceuta, ben difesa dal suo governatore, il conte Giuliano. Poi, l’anno successivo, nel 709, tra storia e leggenda, quest’ultimo non solo consegnò la sua città ai conquistatori, ma, nel 710, fornì loro le navi che permisero loro di sbarcare in Spagna. Nel 711 ebbe così inizio la conquista della penisola iberica, che avvenne in gran parte partendo da Ceuta. Nel 788, la città fu conquistata dagli Idrissidi, che furono i fondatori della prima dinastia e del primo Stato marocchino. Nel 931, il califfo omayyade di Cordova Abd al-Rahman III conquistò Ceuta. Nel XI secolo, la città passò sotto il controllo della dinastia marocchina degli Almoravidi, la cui capitale era Marrakech. Fu proprio a Ceuta che nel 1083 nacque il sultano Ali ben Youssef, sotto il cui regno la dinastia conobbe sia il suo apogeo che il suo declino. Nel 1086, da Ceuta partì la grande campagna di conquista dell’Al-Andalus da parte degli Almoravidi. Chiamati in soccorso dai principi delle Taifa – piccoli sovrani musulmani dell’Al-Andalus –, di fronte all’avanzata dei castigliani, la spedizione di soccorso partì effettivamente da Ceuta. Da lì, Youssef ben Tachfine fece attraversare il suo esercito a nord dello stretto di Gibilterra prima di vincere la battaglia di Zallaqa il 23 ottobre 1086 contro le forze cristiane del re Alfonso VI di Castiglia. Nel XII secolo, Ceuta fu sotto il controllo di un’ altra dinastia marocchina, quella degli Almohadi. La  città era allora un porto militare e commerciale che fungeva da base navale nelle operazioni contro i regni cristiani della Spagna. Poi, all’inizio del XIII secolo, un’altra dinastia marocchina, quella dei Merinidi, assunse il controllo di Ceuta, che conobbe allora il suo periodo d’oro. Ne sono testimonianza le imponenti fortificazioni lunghe 1.500 metri che la circondavano. Costruite tra il XIII e il XIV secolo, sono la prova del ruolo fondamentale di Ceuta nella difesa e nel controllo dello stretto di Gibilterra.

  Costituite da 7 torri rettangolari alte 16 m ciascuna, con uno spessore che variava tra 1,2 e 1,9 metri, erano precedute da un fossato difensivo. L’accesso alla città avveniva attraverso una porta monumentale detta «Porta di Fès», capitale dei Merinidi. Alla fine del XIV secolo, il regno merinide attraversò una grave crisi politica e dinastica che lo indebolì e il Portogallo ne approfittò per lanciare la spedizione che, nel 1415, gli avrebbe permesso di conquistare Ceuta.

    LA CONTROVERSIA GIURIDICA

  Il Marocco rivendica Ceuta e Melilla, due città circondate da recinzioni di confine sottoposte a stretta sorveglianza poiché costituiscono l’unico confine terrestre tra l’UE e l’Africa. Il nocciolo della questione è che, se da un lato le posizioni della Spagna e del Marocco sono giuridicamente e storicamente fondate, dall’altro sono però incompatibili. Da qui l’attuale situazione di stallo.

   Il Marocco considera Ceuta e Melilla come territori da decolonizzare, ma, secondo il diritto internazionale e l’ONU, le due città non soddisfano i criteri definiti per essere considerate colonie. Non è quindi possibile avviare alcun processo di decolonizzazione in quanto esse non rientrano nella classificazione dei «territori coloniali». Le argomentazioni dell’ONU sono che Ceuta e Melilla: – Non derivano dalla colonizzazione moderna (XIX–XX secolo), poiché il diritto internazionale in materia di decolonizzazione riguarda i territori acquisiti durante il periodo coloniale moderno (1880–1960). Tuttavia, Melilla è spagnola dal 1497 e Ceuta è sotto sovranità iberica dal 1415, poi spagnola dal 1580. – Sono pienamente integrate nello Stato spagnolo, con statuto costituzionale, istituzioni locali, rappresentanza nel Parlamento spagnolo ed europeo. – La loro popolazione, che è composta da cittadini spagnoli, gode degli stessi diritti di qualsiasi altra parte della Spagna e non rivendica l’indipendenza. – Non sono amministrate separatamente come un territorio dipendente, a differenza delle colonie classiche. – Non essendo mai state integrate nel protettorato spagnolo in Marocco (1912–1956), non sono quindi mai state amministrate come «territori marocchini sotto dominio straniero». – La Spagna vi esercita una sovranità continua da diversi secoli, senza interruzioni né contestazioni internazionali di rilievo. Questa continuità storica e giuridica è incompatibile con il concetto di colonizzazione moderna.

  I criteri dell’ONU per la decolonizzazione, che includono una popolazione autoctona distinta, uno status amministrativo separato, l’assenza di piena cittadinanza e la volontà di autodeterminazione, poiché nessuno di questi criteri si applica a Ceuta o Melilla, la loro appartenenza alla Spagna non può quindi essere messa in discussione. Da parte sua, il Marocco fonda la propria rivendicazione sulla vicinanza geografica, sulla continuità territoriale e su argomenti storici che dimostrano chiaramente che, prima della loro conquista da parte del Portogallo e della Spagna, le due città appartenevano effettivamente al Marocco: – Ceuta (1415) e Melilla (1497) furono conquistate dal Portogallo e poi dalla Spagna nel contesto della Reconquista e dell’espansione coloniale. Queste conquiste sono quindi occupazioni coloniali, che il Marocco considera territori marocchini occupati, alla stregua degli altri possedimenti coloniali che gli sono stati restituiti nel XX secolo (Ifni, Tarfaya e i due protettorati francese e spagnolo). – Il Marocco sostiene che la decolonizzazione del 1956, con la fine dei protettorati francesi e spagnoli, non sia stata completa, poiché Ceuta e Melilla sono rimaste sotto la sovranità spagnola. – Il Marocco invoca i principi dell’ONU sulla fine del colonialismo e sul rispetto dell’integrità territoriale degli Stati di recente indipendenza. – Le città sono storicamente legate alle regioni marocchine limitrofe di Fnideq–Tétouan per Ceuta, e di Nador–Bni Ansar per Melilla. – Il Marocco sottolinea i legami umani, commerciali e culturali tra le enclavi e il loro entroterra marocchino.

    CEUTA E MELILLA: LA POSIZIONE DEL MAROCCO

  In un articolo pubblicato su “360” in data 18 agosto 2026, Samir Bennis riassume in modo argomentato e non polemico la posizione del Marocco riguardo a Ceuta e Melilla. I lettori di “L’Afrique Réelle” ne leggeranno questo estratto, che fa da contrappunto a quello che mette in evidenza le argomentazioni della Spagna (pagina 7)

   «È un dato di fatto fondamentale: in Marocco nessuno contesta né nega che, al momento, Ceuta si trovi sotto l’amministrazione spagnola. Si tratta di una realtà di fatto con cui il Marocco convive da decenni ed è proprio in questo contesto che intrattiene una stretta cooperazione con la Spagna. Ma ciò che sembra difficile da comprendere dall’altra parte dello stretto è che, dal punto di vista marocchino, sia Ceuta che Melilla sono enclavi situate in pieno territorio marocchino (…). Non si tratta di territori situati nello spazio europeo della Spagna. La Spagna è un paese europeo che ha acquisito il controllo di Ceuta e Melilla in circostanze storiche ben precise e che, agli occhi dei marocchini, rappresentano oggi i resti di quell’epoca. La maggioranza degli spagnoli che si interessano a questa questione invoca i titoli giuridici della Spagna come se questi costituissero, da soli, una prova irrefutabile che Ceuta e Melilla siano sempre state spagnole e che la sovranità spagnola sulle due città non sia mai stata contestata. Il denominatore comune di gran parte dei commenti spagnoli consiste (…) nel sottolineare che Ceuta e Melilla godono di uno status giuridico che, secondo loro, le mette al riparo da qualsiasi rivendicazione da parte di uno Stato straniero (…tuttavia) i trattati su cui le autorità spagnole si basano per giustificare la loro sovranità sulle due enclavi sono privi di valore giuridico o morale, poiché sono stati conclusi sotto costrizione e in momenti in cui il Marocco si trovava in una posizione di debolezza. Il trattato di Wad-Ras ne costituisce un esempio particolarmente rivelatore. In virtù di questo trattato concluso tra il Marocco e la Spagna, quest’ultima ottenne che il Marocco accogliesse una rivendicazione che essa avanzava da tempo: l’ampliamento dei confini di Ceuta. Tuttavia, tale trattato fu firmato dopo la guerra di Tetouan, che la Spagna aveva condotto contro il Marocco. Il Marocco fu   costretto ad accettare tale accordo per ottenere che la Spagna ponesse fine alla sua occupazione della città di Tetouan, occupata durante la guerra (…) Passo ora all’argomento principale generalmente avanzato dagli spagnoli per respingere le rivendicazioni marocchine: il fatto che le due enclavi non figurino nell’elenco dei territori non autonomi delle Nazioni Unite. È vero. Ma per comprendere appieno la portata di questo argomento, occorre capire come si sia giunti a questa situazione. Dal punto di vista dell’attuale diritto internazionale, la posizione spagnola riguardo a Gibilterra dispone di un elemento di cui non beneficia la posizione marocchina riguardo a Ceuta e Melilla: Gibilterra figura nell’elenco delle Nazioni Unite dei territori non autonomi ancora da decolonizzare, mentre Ceuta e Melilla non vi figurano (…). Per comprendere perché Ceuta e Melilla non figurino in tale elenco, occorre risalire agli anni ’60 e, più precisamente, a ciò che è stato definito «lo Spirito di Barajas». Il 6 luglio 1963, il defunto re Hassan II e il generale Franco si incontrarono all’aeroporto madrileno di Barajas per affrontare le controversie territoriali ancora in sospeso tra i due paesi. L’intesa nata da quell’incontro è passata alla posterità con il nome di «Spirito di Barajas». In virtù di tale intesa tacita, il Marocco accettò di separare la questione di Ceuta e Melilla dalle altre controversie territoriali che opponevano i due paesi nell’ambito delle Nazioni Unite e del processo di decolonizzazione. Ciò che gli analisti spagnoli spesso tralasciano quando parlano dello status giuridico di Ceuta e Melilla in seno alle Nazioni Unite è che le due città non sono state escluse da tale elenco a seguito di una decisione dell’ONU che concludeva che non soddisfacevano i criteri applicabili ai territori non autonomi. Semplicemente non sono state inserite in tale elenco perché il Marocco ha allentato la pressione  sulla Spagna nel periodo compreso tra il 1963 e il 1965, un atteggiamento che derivava dall’intesa tacita tra Hassan II e Franco (…). Se il Marocco avesse mantenuto la propria pressione sulla Spagna in quel periodo, sarebbe esistita una reale possibilità che le due enclavi fossero inserite nell’elenco dei territori non autonomi. A quel tempo, nei dibattiti dell’ Assemblea Generale, della Quarta Commissione e del Comitato speciale, non solo esisteva tra gli Stati membri un ampio consenso sull’esistenza di una controversia tra il Marocco e la Spagna riguardo ai due territori, ma numerosi Stati membri non riconoscevano nemmeno come un dato di fatto che le due enclavi fossero sotto la sovranità spagnola. Essi affermavano, al contrario, che si trattasse di città marocchine (…tuttavia) la priorità del Marocco all’epoca era quella di ottenere dalla Spagna l’accettazione dell’avvio di negoziati bilaterali sul Sahara. È proprio per questo motivo che il re Hassan II, in segno di buona volontà nei confronti del generale Franco, decise, in seguito al loro incontro a Barajas, di mettere in secondo piano le rivendicazioni marocchine su Ceuta e Melilla.

  Dopo la riconquista del territorio a seguito della Marcia Verde e degli Accordi di Madrid, e nonostante il governo di Adolfo Suárez si fosse discostato dall’ applicazione dell’Accordo tripartito e una parte significativa della classe politica spagnola, in particolare quella di sinistra, avesse iniziato a sostenere le tesi del Polisario, Hassan II si astenne dal riattivare le rivendicazioni su Ceuta e Melilla, per non creare difficoltà al re Juan Carlos né contribuire a destabilizzare la transizione post-franchista spagnola (…). Ma la geografia è ostinata, indipendentemente dalle interpretazioni che gli spagnoli o i marocchini vogliano darne. Arriverà un momento, in futuro, in cui i due paesi, a prescindere dai titoli giuridici che — come ogni costruzione giuridica — si inseriscono necessariamente in un contesto storico e politico determinato, dovranno sedersi attorno a un tavolo per discutere del futuro delle due città e cercare una formula in grado di preservare la pace, la stabilità e gli interessi legittimi delle loro popolazioni». Samir Bennis, Le 360, 18/08/2026.

   Ceuta o i paradossi di un confine europeo in Africa attraverso la percezione marocchina «(…) questo confine si basa in gran parte sulla cooperazione del Marocco. Partner essenziale dell’ Unione europea nella lotta contro l’immigrazione irregolare, il Marocco è regolarmente chiamato a impedire le partenze, come se spettasse a lui garantire a monte la protezione di un confine che confina con un territorio che considera parte integrante della propria geografia nazionale (…) Un paradosso che Rabat riassume con una formula: il Marocco non è né il «gendarme» né il «custode» dell’Europa. Un modo per ricordare che questa cooperazione rientra in un partenariato tra Stati sovrani, non in una delega della gestione delle frontiere europee (…) D’altra parte, le stesse frontiere che si chiudono all’immigrazione irregolare si aprono leggermente per un’immigrazione debitamente selezionata al fine di rispondere alle esigenze demografiche, economiche e tecnologiche del Vecchio Continente (…) Questo doppio discorso alimenta, per molti paesi africani, un profondo senso di contraddizione: si chiede loro di trattenere i propri giovani e allo stesso tempo si reclutano le loro élite.» (Mouna Hachim, Le 360, 8 agosto 2026).