Italia e il mondo

NRx : il Cesarismo e il Codice_di Laurent Ozon

 NRx : il César e il Codice

  Un saggio che merita di essere letto con attenzione. Offre uno spaccato interessante della visione di una parte importante dell’arcipelago che gravita attorno a Maga. Sottolineo che “gravita” e cerca di imporsi, ma non è costitutivo di quel movimento. Tanto è importante per il ruolo e il peso politico-economico-tecnologico che detengono, nella loro dinamicità, i fautori, quanto sono limitati nell’offrire una prospettiva credibile ed esauriente agli Stati Uniti rispetto alla caratteristica dirompente del loro messaggio. Offrono un carico energetico ad una prospettiva tendenzialmente anomica e produttrice di quegli esiti che essi stessi esorcizzano. Giuseppe Germinario

Laurent Ozon è stratega, analista tecnico e scientifico indipendente (Strargum), conferenziere e saggista. Padre di quattro figli, ha finanziato, fondato e diretto PMI innovative per vent’anni. È inoltre autore di *I neoconservatori: un’élite imperiale*, pubblicato dalla casa editrice Géopolitique Profonde.

  Il movimento neoreazionario (NRx), noto anche con il nome di Dark Enlightenment (« Illuminismo oscuro »), è una nebulosa ideologica antidemocratica e anti-egualitaria nata nella blogosfera anglofona alla fine degli anni 2000. Propone una critica radicale della democrazia liberale e degli ideali dell’Illuminismo, e suscita interesse perché, come il marxismo a suo tempo, ma con un potenziale infinitamente minore, offre una chiave di lettura della rivoluzione tecnobiotica e antropologica in corso e della riconfigurazione dei poteri che la accompagna. L’interesse che la neoreazione suscita si basa soprattutto sulla credibilità per associazione che ha suscitato presso persone ricche e famose: politici o miliardari del settore tecnologico. La sua presunta influenza è dovuta meno alla sua efficacia metapolitica che all’utilità che le sue visioni ultra-radicali e la sua incoerenza rappresentano per gli avversari dei nuovi signori della tecnologia, proprio nel momento in cui questi ultimi stanno acquisendo potere all’interno dell’apparato statale occidentale.

   Un fenomeno di nicchia amplificato dall’associazione

Per cominciare, e al fine di mettere in prospettiva l’effettiva importanza del «fenomeno NRx», ecco alcune considerazioni sul pubblico di questo movimento.

A tal fine, ho effettuato ricerche sui nomi dei due autori di riferimento di questo movimento (Curtis Yarvin e Nick Land1 ), ma anche sulle parole chiave e sui concetti ad essa associati tramite Google Trends, integrate da valutazioni del pubblico effettuate tramite abbonamenti, menzioni e tipologia di ricerca.

Conclusione: questo movimento ha una visibilità molto scarsa se si esclude il pubblico di Curtis Yarvin, che conta alcune migliaia di abbonati a pagamento. Si può affermare che il movimento NRx interessi un nucleo ristretto, transnazionale e fortemente impegnato a livello intellettuale, il cui impatto pubblico è amplificato da canali mediatici, tecnologici e politici di alto livello. Le ricerche su Google Trends mostrano un crescente interesse per Curtis Yarvin a partire dall’estate del 2024, con un picco mondiale nel febbraio 2025 grazie a diversi articoli a lui dedicati su testate di grande diffusione, come il New York Times, il New Yorker, The Guardian, il Washington Post, il Financial Times, la CNN, El País e Le Monde, ecc. Al momento della stesura di questo articolo, i suoi account Substack contano rispettivamente 54 e 59 k abbonati. Se si considerano non solo i titoli, ma anche le firme identificate, due nomi emergono come particolarmente determinanti per la recente canonizzazione mediatica di Yarvin : David Marchese2 , che lo ha introdotto nel mondo delle grandi interviste politiche sul New York Times, e Ava Kofman3, che ne ha fatto una figura di riferimento a lungo termine sul New Yorker. In particolare, lei afferma: « In uno scenario alternativo, Yarvin sarebbe forse rimasto un eccentrico oscuro e inefficace su Internet. Invece, è diventato uno dei pensatori illiberali più influenti degli Stati Uniti, l’architetto del “codice sorgente” intellettuale della seconda amministrazione Trump.” Da segnalare, tra la serie di articoli che lo hanno portato alla ribalta, anche quello di Jemima Kelly per il Financial Times⁴ che colloca Yarvin in un contesto più ampio sulla nuova destra tecnopolitica.

  Insomma, un’analisi del pubblico tramite Google Trends mostra in linea di massima un fenomeno di interesse relativo nei confronti di un autore – soprattutto Curtis Yarvin –, che trascina con sé una corrente controversa, associata a una presunta influenza su personalità e ambienti di potere (politici e tecno-capitalisti) di cui il pubblico cerca di comprendere le intenzioni. L’interesse si è spostato da Yarvin e dai temi meme-generatori ad esso associati (celebrità, potere, tecnologia, radicalità, novità) verso le etichette dottrinali adiacenti (luci nere, neoreazione, ecc.) che non crollano completamente dopo il calo di popolarità che segue la fine dell’esposizione mediatica, e mantengono una persistenza che indica che l’attenzione si è trasferita solo in parte dal nome proprio verso quadri ideologici più generali.

L’inquadramento editoriale più frequente per affrontare l’ opera di Yarvin e, attraverso di lui, la corrente reazionaria è «il pensatore antidemocratico ispiratore dell’amministrazione Trump e dell’ambiente Vance-Thiel». L’altro quadro di riferimento su questa corrente la colloca nell’universo della «tech dissidenza» o della Silicon Valley, come produttrice di teoria politico-manageriale, all’intersezione tra codice, governance e capitale di rischio.

In parole povere, un pensatore influente e una nebulosa che suscita curiosità nell’ambito della Silicon Valley.

Infine, diversi media lo presentano anche come autore di un sistema di idee coerente, anche se spesso lo giudicano pericoloso o delirante, associandolo all’estremismo, alla fascistizzazione o a posizioni storicamente e moralmente tossiche. Per quanto riguarda le analisi puramente relative al pubblico tra i teorici o le figure dell’ecosistema NRx, Curtis Yarvin è di gran lunga quello con il pubblico diretto più ampio e meglio documentato, con diverse decine di migliaia di iscritti (59 k iscritti a pagamento su Substack e 88 k. su X); Nick Land (7.000) e altri autori si attestano a livelli sensibilmente inferiori, mentre Bronze Age Pervert (1.000) e Auron MacIntyre (9.400) occupano una posizione intermedia, reale ma più difficile da quantificare con precisione. Secondo Google Trends, il pubblico relativo alle ricerche sui concetti e sugli autori NRx su base geografica è dominato dagli Stati Uniti e dall’anglosfera, con una diffusione secondaria nel nord Europa.

   I fondatori: un libertario e un nichilista

 I due intellettuali di spicco del movimento neo -reazionario sono quindi Curtis Yarvin e Nick Land.

  Curtis Yarvin/Mencius Moldbug 

Curtis Yarvin è generalmente considerato il vero fondatore della nebulosa, sotto lo pseudonimo di Mencius Moldbug. Curtis Guy Yarvin è nato nel 1973 in una famiglia liberale, laica e colta, influenzata dalla sinistra americana: i suoi nonni paterni erano ebrei comunisti di Brooklyn, mentre sua madre proveniva da una famiglia protestante di New York. Suo padre, Herbert Yarvin, è funzionario del Dipartimento di Stato americano (Foreign Service) e lavora come diplomatico; la famiglia vive quindi diversi anni all’estero, in particolare nella Repubblica Dominicana e a Cipro (Nicosia). Anche sua madre e, in seguito, il suo patrigno entreranno nella pubblica amministrazione.

Yarvin ha descritto questa infanzia come quella di un «cosmopolita senza radici» cresciuto nel cuore stesso dell’apparato statale americano. Molto dotato in matematica e informatica, Yarvin scrive anche poesia. A volte viene istruito a casa dalla madre e salta tre classi in totale. Nel 1985, all’età di 12 anni, entra a far parte del programma Longitudinal Study of Mathematically Precocious Youth (Studio longitudinale sui giovani dotati in matematica) della Johns Hopkins University. Si laurea alla Brown University nel 1992 (a soli 19 anni), per poi iniziare un dottorato in informatica presso l’UC Berkeley (University of California, Berkeley), che abbandona per entrare direttamente nel mondo della tecnologia emergente della Silicon Valley all’inizio degli anni ’90. Lì lavora in particolare presso Unwired Planet (inizialmente Libris), ribattezzata Phone.com nel 1999, che diventerà più tardi Openwave, dove beneficia di un’operazione di buyout redditizia che gli frutta poco meno di un milione di dollari (circa 1,5 milioni di euro attuali).

   Lì diventa poi programmatore e ingegnere informatico nell’ecosistema delle startup della Silicon Valley durante l’era del boom delle dot-com (aziende che svolgono la maggior parte delle loro attività su Internet), lavora in diverse aziende tecnologiche e si impregna della cultura libertaria molto diffusa nell’ambiente tecnologico dell’epoca. È in questo periodo che scopre le opere degli economisti austriaci (in particolare Ludwig von Mises e Murray Rothbard) grazie a figure influenti come il professore Glenn Reynolds. Passa progressivamente da un background liberale di famiglia a un libertarismo classico (negli Stati Uniti, almeno), quindi molto critico nei confronti dello Stato e delle istituzioni. Parallelamente, inizia a riflettere su progetti personali ambiziosi nel campo dell’informatica. Le prime idee su Urbit (ne parlerò più avanti) risalgono al 2002, ben prima che il progetto diventasse un’azienda. Rimane uno sviluppatore relativamente discreto e non è ancora noto al grande pubblico. Secondo lo stesso Yarvin, una svolta politica fondamentale avviene in occasione delle elezioni presidenziali del 2004 (il caso degli Swift Boat Veterans e la copertura mediatica di John Kerry). Comincia a nutrire profondi dubbi sulla democrazia e sui media, ma è solo nel 2007 che lancia il suo blog Unqualified Reservations5 con lo pseudonimo di Mencius Moldbug e inizia a dare forma alle sue idee.

 Nick Land

  Nick Land è nato il 17 gennaio 1962 nel Regno Unito. Dottore in filosofia presso l’Università dell’Essex6 , ha insegnato filosofia continentale a Warwick dal 1987 al 1998 e lì ha cofondato (insieme a Sadie Plant) la Cybernetic Culture Research Unit (CCRU, Unità di ricerca sulla cultura cibernetica), leggendario collettivo di « theory-fiction » che fondeva Deleuze-Guattari, Bataille, la cibernetica, la fantascienza e l’occultismo. Il suo primo libro, The Thirst for Annihilation (1992), una sorta di manifesto nichilista sotto l’effetto delle anfetamine  ispirato a Bataille, riflette la fortissima inclinazione occultista e antinomica⁷ di Nick Land e la sua frequentazione delle opere occultiste di Aleister Crowley: guru e mago alla ricerca di una via d’uscita dal ciclo storico attraverso la pratica di una magia (Telema) che dovrebbe consentire il superamento, o addirittura il ribaltamento del ciclo storico e l’avvento di una «Nuova Era». Nel 1998, dopo un esaurimento nervoso legato alle anfetamine e all’anticipazione di un’apocalisse cibernetica causata dal bug dell’anno 2000 (che non si verificherà mai, ma che lo farà deragliare nervosamente), Land si dimette e scompare dal mondo accademico. Si trasferisce a Shanghai all’inizio degli anni 2000, dove lavora come giornalista ed editore (in particolare per That’s Shanghai).

Si distinguono tre momenti nel suo percorso.

Il primo è quello di Fanged Noumena : periodo durante il quale è influenzato dai lavori di Deleuze-Guattari (« la macchina desiderante »), Bataille, la fantascienza e la concezione del tecno-capitalismo come intelligenza disumana.

Il secondo è il periodo CCRU. Qui sviluppa i suoi temi derealizzanti: Hyperstition (finzione che diventa realtà orientando comportamenti e sistemi), Exit, causalità non lineari, ecc.

Il terzo è, a partire dalla Cina, quello di Xenosystems e della Dark Enlightenment: in sostanza, la razionalizzazione (imperfetta) di questi scritti e riflessioni precedenti verso la neoreazione e l’innesto su Curtis Yarvin. L’accelerazionismo precedente si trasforma quindi in una critica radicale della democrazia come freno, del capitale come intelligenza selettiva e del futuro come forza che esige forme politiche gerarchiche, dure e compatibili con la velocità tecno-capitalista. Ovviamente, le dimensioni occultistiche, esoteriche e nichiliste non sono accessorie in Land, né lo è la sua passione, già di lunga data, per il cabalismo e l’occultismo. La maggior parte dei suoi concetti delinea un universo in cui gli esseri umani non sono più soggetti sovrani, ma intermediari di poteri impersonali. Il suo nichilismo è ontologico: distruzione del soggetto, della finalità umana, dell’uguaglianza, a vantaggio dell’intensità, della selezione e dell’ ascesa del macchinico. Ancora oggi residente a Shanghai, Land continua a incarnare questo innesto nichilista e speculativo che conferisce al movimento NRx la sua oscurità, la sua profondità e il suo potere di fascino8. Per quanto riguarda la coerenza, invece, c’è ancora molta strada da fare.

  Laddove Yarvin ragiona in termini di sovranità, governance e architettura istituzionale (Patchwork, CEO sovrano, ecc.), Land ragiona in termini di flussi, intensificazione, selezione meccanica e temporalità non umana.

Roger Burrows riassume sostanzialmente questa fusione in questi termini: The Dark Enlightenment applica il quadro accelerazionista di Land al neocameralismo di Yarvin. Yarvin fornisce lo schema politico; Land vi innesta un motore apocalittico, messianico e metafisico.

Figure secondarie

Altri autori gravitano in questa nebulosa, come Michael Anissimov, informatico e teorico transumanista, cofondatore del Singularity Institute (anch’esso finanziato da Peter Thiel), autore di A Critique of Democracy – A Guide for Neoreactionaries (Una critica della democrazia: guida per i neoreazionari) 9. Citiamo anche Spandrell (pseudonimo), autore del blog Bloody Shovel, noto per aver teorizzato il concetto di bioleninismo (ne tornerò più avanti), o ancora Charles Haywood, fondatore del fondazionalismo (una sorta di tecno-medievalismo), o Anomaly UK, un blogger anonimo, autore di una delle prime introduzioni sistematiche alla neoreazione (2013) con una prospettiva eurocentrica rara in questo ambito, e Zero HP Lovecraft, autore di fantascienza cyberpunk che si dichiara neoreazionario e accelerazionista.

La NRx in sintesi

Se vogliamo sintetizzare la NRx in modo un po’ sommario a questo punto, questa nebulosa si presenta come il frutto delle opinioni di un filosofo politico libertario creativo, critico radicale del liberalismo politico e della democrazia, che cerca di trasporre i principi dell’economia di mercato alla politica, affiancato da un pensatore nichilista e ipercreativo, a cavallo tra prospectivismo cibernetico e occultismo, che produce concetti e formule a piene mani, seguiti da fan provenienti dalla corrente alt-right. Il tutto è finanziato da miliardari del settore tecnologico notoriamente legati alla CIA, alle reti neoconservatrici e all’apparato di Stato attraverso le loro attività (Peter Thiel) e che girano per le università per parlare dell’Anticristo e della figura del Katéchon nell’opera di Carl Schmitt. Cosa potrebbe andare storto?

   L’impalcatura concettuale

 Per comprendere meglio le peculiarità di una nebulosa ideologica, non c’è niente di meglio che soffermarsi sui suoi concetti chiave. Non perché questi non siano oggetto di dibattiti, o addirittura di opposizioni e sfumature tra gli appassionati di questa corrente, ma perché offrono un punto di partenza diretto che rende più chiare le spiegazioni successive.

La «Cattedrale»: un concetto centrale, ma vago

Cominciamo con quello di «Cattedrale». Citato da Curtis Yarvin (alias Mencius Moldbug) per la prima volta nel 2007/2008 in Unqualified Reservations10 e successivamente consolidato, esso designa una sorta di meta-istituzione costituita dalla coalizione informale ma egemonica delle università d’élite, dei grandi media e delle burocrazie statali. Per Yarvin, questa «Cattedrale» diffonde e riproduce il progressismo come un’ideologia quasi religiosa, erede del puritanesimo americano secolarizzato. La «Cattedrale» non è un’organizzazione cospirativa in senso stretto, ma un sistema di incentivi (misure stimolanti) convergenti: tutti i suoi attori producono le stesse norme senza concertazione. La scelta di questa parola è essenzialmente analogica. Yarvin spiega così che « la cattedrale è semplicemente un modo conciso per dire “giornalismo e mondo accademico” – in altre parole, le istituzioni intellettuali al centro della società moderna, proprio come la Chiesa era l’istituzione intellettuale al centro della società medievale »11. L’origine dell’analogia utilizzata da Yarvin è *The Cathedral and the Bazaar*, un saggio dell’ informatico Eric S. Raymond scritto nel 199712, che contrapponeva lo sviluppo software centralizzato e gerarchico (la «Cattedrale») allo sviluppo open source decentralizzato (il «Bazar»). Per Raymond, la «Cattedrale» è il Big Software proprietario (Windows, ecc.) e il «Bazar» è Linux e la comunità open source. Attenzione, per Yarvin la Cattedrale è Harvard, il New York Times e la burocrazia federale statunitense, mentre il bazar implicito (poiché non usa realmente questo termine e si capisce perché), sono le giurisdizioni concorrenti di quello che lui chiama il «Patchwork» (ne parlerò più avanti), o semplicemente il web come spazio di dissidenza e di innovazione libera. Per Yarvin, la «Cattedrale» non è una cospirazione – non ci sono riunioni segrete, nessun capo, nessuna direttiva centralizzata, ma istituzioni formalmente indipendenti che producono spontaneamente lo stesso consenso ideologico perché condividono gli stessi incentivi (finanziamenti, reclutamento, prestigio accademico).

  L’efficacia retorica del concetto deriva dalla sua deliberata vaghezza operativa, poiché designa un fenomeno di convergenza spontanea, emergente e non direttiva, il che lo rende certamente confutabile a livello locale, dato che le istituzioni non funzionano sempre nella pratica come esso sostiene, i coordinamenti non sono sempre spontanei e non presentano sempre le caratteristiche che esso attribuisce loro. Ma allo stesso tempo, il concetto di « Cattedrale » è difficilmente confutabile a livello globale, poiché è impossibile mappare con precisione la natura delle influenze reciproche degli attori di questo sistema, non emerge alcun burattinaio credibile al centro della scena e « è sempre più complicato di così ».

L’utilità di questo postulato di una convergenza deleteria e spontanea alla base del concetto di «Cattedrale» sta nel fatto che offre un «singolare» alla fase classica di designazione del nemico (che passa attraverso una semplificazione) di ogni buon neoreazionario13. Ma pur offrendo questa unità semplificatrice, rende trasparenti gli attori, le reti, i mezzi, che si nascondono dietro questa emergenza tossica: la «Cattedrale».

Il « Neocameralismo » e il « Patchwork »

Secondo concetto chiave della nebulosa NRx, il Neocameralismo. Elaborato nel 2007 da Curtis Yarvin in A Formalist Manifesto (op. cit.), si tratta di una base dottrinale politica secondo cui lo Stato dovrebbe essere organizzato come una società per azioni. Secondo questo modello, i cittadini diventano azionisti o residenti-clienti e il potere esecutivo è affidato a un amministratore delegato-monarca (CEOking) responsabile nei confronti di un consiglio di amministrazione. L’idea centrale del neocameralismo è quella di allineare i diritti di proprietà e il potere politico formale, eliminando la dissociazione tra coloro che detengono nominalmente il potere (i rappresentanti eletti) e coloro che lo esercitano effettivamente (la burocrazia permanente).

Nella competizione tra paesi-sistemi-culture – ciò che Curtis Yarvin definisce il «Patchwork», ovvero un mondo composto da una moltitudine di microsovranità – ogni unità sarebbe gestita come un’impresa, senza democrazia interna, e la regolamentazione generale deriverebbe dal fatto che i residenti possono lasciare un’entità per un’altra. In questo mondo, la cittadinanza sarebbe sostituita dal libero consumo politico. Secondo questa logica, il buon governo non è più quello che rappresenta un popolo, ma quello che trattiene o attira utenti mobili. Si tratta di facilitare la concorrenza tra spazi amministrati secondo progetti di modi di organizzazione vari e di lasciare che sia il mercato a decidere, ovvero consentire agli attori di questo mercato di lasciare che la concorrenza agisca tra loro.

In questo schema, la democrazia verrebbe, secondo Yarvin, rapidamente screditata come sistema lento, inefficace e parassitario. Al contrario, un buon ordine politico, in grado di risultare attraente, dovrebbe funzionare come un’impresa ben gestita, soggetta a rapidi meccanismi di selezione analoghi a quelli del mercato o del software.

Questo modello geopolitico di sostituzione degli Stati-nazione con un arcipelago di centinaia di città-Stato o micro-nazioni sovrane in concorrenza consentirebbe ai cittadini di « votare con i propri piedi » passando da una giurisdizione all’altra, proprio come si cambierebbe piattaforma o servizio.

Per dirla in altro modo: l’«exit» sostituirebbe il voto.

Questa assenza di monopolio statale mondiale produrrebbe una diversità di forme di governance e una selezione delle forme organizzative più efficienti da parte dei cittadini-viandanti.

« Votare con i piedi » o l’ideale del cittadino-camminatore

Si riconoscerà senza difficoltà una nuova variazione sul tema dell’impresa come modello di governance ottimale e di applicazione della logica di mercato alla governance politica. La discendenza intellettuale comprende Montesquieu e la sua pluralità di corpi politici come contropotere, Karl Popper14 e la sua ricerca di una società basata sulla sperimentazione sociale permanente (l’ingegneria sociale frammentaria) e la teoria dei club di James M. Buchanan15, o i lavori di Charles Thibout16, che postulavano che la concorrenza tra giurisdizioni locali potesse teoricamente produrre un’allocazione efficiente dei beni pubblici, a condizione che gli individui fossero mobili e informati.

Yarvin riprende queste affermazioni, ma le radicalizza eliminando qualsiasi quadro sovranazionale o sopra-locale di regolamentazione17. Tra le numerose obiezioni logiche formulate contro questo modello politico, le più convincenti ed evidenti sono: 1. La reale libera mobilità dei cittadini «camminatori» e la razionalità che si esprime nelle loro scelte. 2. I rapporti di forza politici e di predazione di queste entità prive di un quadro organizzativo esterno, poiché è sottinteso che la felicità non è una garanzia di potere, e che la comparsa di un attore organizzatore che si faccia carico di questi rapporti di forza reintrodurrebbe la presenza di un super-Stato che sovrasta queste città-Stato e quindi le problematiche che questo modello cerca di aggirare.

Spiegazioni.

  1. La finzione della libera mobilità

 Il modello del Patchwork presuppone che i cittadini possano passare liberamente da una giurisdizione all’altra, esattamente come un consumatore cambia marca. Questa ipotesi è errata per almeno due ragioni : In primo luogo, perché i costi di uscita sono del tutto asimmetrici. Lasciare una giurisdizione comporta costi reali – linguistici, culturali, familiari, affettivi, professionali, patrimoniali – che non sono distribuiti in modo uniforme . Un ingegnere single di San Francisco con beni liquidi è più mobile di un operaio con una casa ipotecata, figli che frequentano la scuola e genitori anziani. Il Patchwork è quindi strutturalmente un regime di fuga o di ottimizzazione, riservato alle classi ipermobili. In secondo luogo, in un sistema di città-Stato in concorrenza tra loro, le imprese e gli individui ricchi dispongono di una leva di uscita sproporzionata – possono quindi minacciare di andarsene per ottenere concessioni fiscali e normative varie e vantaggiose per i propri interessi. I lavoratori poco qualificati non dispongono di questa leva. La concorrenza tra giurisdizioni non produce quindi una selezione delle migliori forme di governance, ma una corsa al ribasso in materia di fiscalità e protezione sociale – ciò che la letteratura economica definisce «race to the bottom». Thibout lo aveva del resto riconosciuto lui stesso nel suo modello originale (1956): la mobilità perfetta è postulata come ipotesi euristica irrealistica  – mobilità perfetta, informazione completa, redditi delocalizzabili, ecc. – non come una descrizione del mondo reale. Yarvin non si cura minimamente di questi dettagli ed elimina questa avvertenza metodologica presentando il modello come se tali condizioni potessero essere soddisfatte e, in tal caso, senza specificare per chi né come.

 2. I rapporti di forza tra entità

Yarvin ipotizza che le città-Stato del Patchwork coesistano pacificamente in concorrenza tra loro, senza che una di esse ne schiacci le altre e che, qualora ciò dovesse accadere, i loro membri avrebbero interesse a rimanervi e a sacrificarsi per la sua sopravvivenza piuttosto che « andarsene » altrove. Yarvin ipotizza inoltre che se dovesse instaurarsi una situazione di conflitto o di guerra aperta tra le città-Stato, le misure che ne hanno determinato l’attrattiva non saranno abolite o revocate sotto la pressione dell’emergenza e i cittadini « migranti », spogliati dei propri beni o reclutati con la forza dalla collettività in una situazione di sopravvivenza.   

  In un mondo di città-stato sovrane prive di un quadro normativo sovranazionale, nulla impedisce a un’entità più potente di assorbirne una più debole – militarmente, economicamente o tramite acquisizione. La storia delle città-stato (Italia medievale, Grecia antica) dimostra che questo sistema tende spontaneamente alla concentrazione: le entità forti inglobano quelle deboli, fino all’emergere di un egemone regionale.

Il Patchwork riprodurrebbe ovviamente le condizioni del proprio superamento, poiché la felicità o la soddisfazione dei suoi membri non è (non è mai stata) una garanzia della sua capacità di prevalere in una situazione di rapporto di forza.

Alcuni ritengono addirittura che sia stata proprio la capacità di mobilitazione ottimale (e ciò che essa implica in termini di pretese della collettività sui destini individuali) ad aver generato il potere politico nel corso della storia…

Un altro parametro che sembra smentire questo modello politico : l’economia di scala come disuguaglianza strutturale. Alcune funzioni – difesa, grandi infrastrutture, ricerca fondamentale – presentano rendimenti crescenti con l’aumentare della scala. In parole povere, una città-Stato selettiva non produrrebbe necessariamente i mezzi per la propria sovranità a beneficio dei propri cittadini-azionisti-consumatori-partecipanti, almeno per quanto riguarda i bisogni dei primi livelli della piramide di Maslow: proteggersi, nutrirsi, curarsi.

Diventerebbe quindi dipendente dalle grandi entità vicine, il che ricreerebbe di fatto una gerarchia (e ciò che essa implica) che il modello pretende di aver abolito de jure (« di diritto »).

Un altro enorme punto cieco in questo modello : il problema delle esternalità transfrontaliere. L’inquinamento, i flussi migratori, le crisi finanziarie sistemiche, le pandemie – nessuno di questi fenomeni si ferma ai confini di una città-Stato. Senza un meccanismo di coordinamento sovranazionale, ogni entità ha interesse a esternalizzare i propri costi sulle entità vicine. È il classico problema del bene comune che Yarvin pretende di risolvere attraverso la proprietà privata totale, senza spiegare come proprietari sovrani possano coordinarsi efficacemente nel tempo e nello spazio, quando i loro interessi divergono su beni non appropriabili. Infatti, se il neocameralismo e il Patchwork si basano sull’ipotesi che ogni bene, ogni spazio, ogni risorsa possa in linea di principio essere appropriato, privatizzato e gestito come un bene – resta tuttavia il fatto che introducono o mantengono delle non-proprietà. Ad esempio, chi possiede l’atmosfera, gli oceani, la stabilità climatica, l’inquinamento atmosferico, la cultura, il linguaggio e persino la legittimità simbolica del potere? Yarvin non può acquistare né privatizzare la fiducia dei cittadini. La legittimità è un bene collettivo emergente – esiste o non esiste a seconda che i governati ci credano, e questa fede non si decreta né si «proprietarizza» tramite contratto.

   Insomma, il Patchwork (quella nebulosa di città-Stato in libera concorrenza) pretende di eliminare la politica sostituendola con il mercato e la proprietà, ma la politica ritorna dalla finestra sotto forma di rapporti di forza tra entità disuguali, di diritti modificabili legati a situazioni particolari e temporanee, di spazi non appropriabili che richiedono relazioni politiche e quindi rapporti di forza, di conflitti di interesse non riducibili a contratti privati e di sovranità incomplete che possono essere influenzate dalla storia.

 L’Illuminismo Oscuro (Dark Enlightenment) 

Questo concetto è il titolo di un saggio di Nick Land – The Dark Enlightenment – un saggio polemico in più parti, pubblicato tra marzo e dicembre 2012, che cerca di sintetizzare le tesi neoreazionarie di Yarvin, Hoppe e la cosiddetta biologia differenziale in un manifesto contro la democrazia liberale¹⁸ per definire il movimento NRx come una corrente radicale contro l’Illuminismo.

Land parte dalla seguente constatazione: democrazia e libertà non solo sono incompatibili, ma la democrazia è strutturalmente predatoria, è un meccanismo di espansione dello Stato e di distruzione del « capitale sociale » attraverso l’abbassamento o l’innalzamento della « preferenza temporale ». In parole povere, il governante democratico, essendo solo un detentore temporaneo del potere, ha un’elevata preferenza temporale – ha interesse a consumare il capitale dello Stato durante il proprio mandato (debito pubblico, spese elettorali) senza preoccuparsi di ciò che lascerà dopo di sé. Al contrario del monarca ereditario, che è proprietario del proprio Stato nel lungo periodo e che, per questo motivo, ha una preferenza temporale bassa ed è incentivato a preservarlo e a trasmetterlo intatto o migliorato. La democrazia eleva quindi strutturalmente la preferenza temporale dei governanti, il che produce una progressiva distruzione del capitale sociale ed economico. Land riprende integralmente la tesi di Hopp19 : il governante democratico, detentore temporaneo del potere, saccheggia il capitale che il monarca-proprietario avrebbe preservato.

  Land ricorre anche alla biologia comparata (genetica delle popolazioni, biologia e psicologia evoluzionistica) per formulare un’osservazione decisamente semplicistica, ma efficace : se la democrazia è un sistema politico fondato sull’uguaglianza degli individui e dei gruppi – un voto, un valore  –, e se la biologia comparata dimostra che gli individui e i gruppi non sono uguali in termini di capacità cognitive ereditabili, allora la democrazia si basa su una finzione empiricamente confutata. Non solo è inefficace dal punto di vista istituzionale, ma è errata nelle sue premesse antropologiche.

Nick Land propone un’opposizione radicale all’ Illuminismo del XVIII secolo, i cui tre pilastri – uguaglianza, democrazia, progresso universale – sarebbero sistematicamente ribaltati dall’Illuminismo oscuro. L’uguaglianza vi viene denunciata come una finzione biologica e sociale che fonda un’antropologia inefficace; la democrazia come un meccanismo di autodistruzione della civiltà che frena l’innovazione e il miglioramento selettivo della vita; quanto al «progresso», non è che una maschera retorica che nasconde una profonda regressione istituzionale (e in alcune correnti NRx, anche biologica). Laddove l’ Illuminismo « chiaro » promette l’emancipazione umana, l’Illuminismo « oscuro » individua un dispositivo di controllo anti-evolutivo, stagnante e persino regressivo, disgenico, che si oppone alla progressione dinamica del processo tecno-capitalista, l’unico in grado di realizzare il salto di efficienza entropica dalla dissipazione all’abolizione della condizione umana.

L’Illuminismo è sempre stato « oscuro »

Quest’ultimo punto merita una spiegazione particolare. Se rileggiamo l’Illuminismo non come un blocco monolitico « umanista e progressista » (uguaglianza + democrazia + progresso morale), ma più profondamente, come un processo attivo di razionalizzazione generale20 e la costruzione di una concezione dell’« uomo » che si può definire entropica21, allora l’opposizione tra Illuminismo « chiaro » e « oscuro » diventa molto più relativa, quasi dialettica.

Quando Land attacca violentemente l’Illuminismo progressista (Rousseau, egualitarismo, democrazia della « Cattedrale ») , è alla versione che trasforma la razionalizzazione in un freno morale e politico che egli si scaglia. L’uguaglianza diventa per lui una finzione antropologica che blocca la selezione, la gerarchia e l’accelerazione. Il monoumanesimo (l’Uomo universale astratto) è ben riconosciuto come un contributo a un’antropologia    decostruzionista nella misura in cui dissolve le strutture stabili (famiglia, etnia, classe, genere, gerarchia naturale) a favore di un campo sociale più omogeneo, più fluido, più decodificabile. Si tratta di una deterritorializzazione massiccia… che però si riterritorializza poi nei « diritti dell’uomo », Stato sociale, democrazia – freni che Land vuole eliminare.

Egli si appoggia implicitamente all’altro volto dell’Illuminismo: la fredda razionalizzazione, la desacralizzazione, la riduzione del mondo a un’equazione, la distruzione dei « territori » culturali per raggiungerlo. È esattamente questo aspetto che libera i flussi decodificati di cui parlano Deleuze e Guattari e che Land radicalizza in una macchina entropica autocatalitica (la macchina tecno-capitalista chiamata a sostituire l’umanità e a realizzarla contemporaneamente secondo un processo illuminista già evocato nel mio studio sulla Singolarità di Kurzweil22). Il «Sapere aude» è, in un certo senso, il primo grido di guerra dell’accelerazione. Esso dissolve i tradizionali freni negentropici (apprendimento culturale attraverso la religione, i costumi, la cultura) per – come ha ben dimostrato Karl Marx – lasciare spazio alla macchina tecno-capitalista.

Allora, astuzia o incoerenza logica? Comunque sia, l’Illuminismo «oscuro» non è la pura antitesi dell’Illuminismo, ma la sua realizzazione fredda e senza illusioni: la razionalizzazione continua, ma spogliata della sua patina umanistica e universalista. L’Illuminismo oscuro di Nick Land è un tentativo di svelare in chiave nichilista la vera natura dell’Illuminismo e non la sua negazione. Land non si oppone all’Illuminismo, ma ne svela il lato oscuro.

L’accelerazionismo: una passione autodistruttiva

Terzo punto chiave del saggio di Nick Land sull’ Illuminismo oscuro e concetto chiave dei neoreazionari: l’accelerazionismo. Se Hoppe è un libertario che vuole uscire dal capitalismo statalista verso un ordine naturale privatizzato, Land, invece, non vuole uscirne – vuole accelerare. Il tecno-capitalista23. Per lui, questo non è un problema da risolvere, ma un processo da lasciare che si sfreni fino alla dissoluzione dei vincoli politici.

Questo è l’accelerazionismo! Per Nick Land, che riprende (senza sempre citarli esplicitamente) i lavori di Bataille, Lyotard, Prigogine, Guattari e Deleuze, il capitalismo non è solo un sistema economico, ma un processo cosmico di dissipazione intelligente. Come ogni macchina termodinamica, aumenta l’entropia globale dissolvendo le strutture stabili (gerarchie, identità, istituzioni, norme), ma lo fa producendo localmente della  negentropia o sintonia24, che ha l’effetto di accelerare ancora di più la dissipazione.

Il capitale non è quindi semplicemente distruttore-creatore (Schumpeter). È creatore di distruzione al servizio di un’esplosione macchinica.

Ciò che Deleuze e Guattari chiamano deterritorializzazione e decodifica permanente25. Ogni ciclo di distruzione libera energia che alimenta un ciclo più rapido, più denso, più freddo. Si tratta di un ciclo di retroazione positiva pura – una corsa sfrenata senza soggetto.

Tutto ciò che mantiene l’ordine e la vita – Stato, democrazia, regolamentazione, norme culturali, Stato sociale – è per definizione negentropico (anti-entropico), poiché frena, stabilizza, conserva. Per Land, questi dispositivi non sono errori politici ma resistenze termodinamiche.

La «Cattedrale» non è un avversario politico arbitrario: è un freno fisico su una macchina la cui logica intrinseca è l’accelerazione senza limiti. In sintesi, il tecnocapitalismo distrugge, erode, decostruisce le strutture che generano resilienza, cultura, vita e bisogna smettere di opporvi resistenze umane. Land propone un atteggiamento apertamente nichilista volto all’intensificazione attiva del processo di distruzione per lasciare che il capitale dissolva da sé le strutture che tentano di contenerlo, partecipando al contempo a questa corsa sfrenata con tutti i mezzi disponibili. Nick Land pretende di parlare del futuro

Il risultato logico non è politico, è fisico: è un punto di singolarità in cui la velocità del processo rende obsoleta ogni regolazione umana. Anzi, Nick Land pretende di parlare del futuro. Ritroviamo qui le inclinazioni nichiliste di un Kurzweil, senza però il discorso da venditore di aspirapolvere. La destinazione del tecnocapitalismo è diventare un’intelligenza artificiale post-umana che non ha più bisogno del proprio ospite biologico. È il compimento del processo entropico intelligente che si sbarazza dell’umano come di un parassita temporaneo.

La singolarità funziona in Land esattamente come funziona l’escatologia in una teologia  : è inevitabile, indescrivibile nei termini del presente, e giustifica retroattivamente tutto ciò che la precede – la distruzione delle istituzioni, lo scioglimento delle protezioni, la non resistenza al capitale. È un futuro che comanda il presente, il che è precisamente la struttura di una causa finale.

La maggior parte delle interpretazioni riduce erroneamente l’accelerazionismo a una semplice politica antidemocratica o neoreazionaria. Il quadro di Land è nichilista, e non politico. A differenza di Curtis Yarvin, che pretende ancora di costruire un ordine alternativo (un mosaico di sovranità corporative stabili), Land sostiene che ogni stabilità  sia un’illusione provvisoria che il processo entropico finirà per liquefare. Laddove Yarvin rimane nell’ambito politico, Land è già nella guerra temporale : il futuro (la singolarità tecnocapitale) invade il presente e dissolve tutto ciò che pretende di resistergli. Questa posizione, che si potrebbe definire folle o, più precisamente, suicida razionalizzata, presenta una inquietante vicinanza agli autori della corrente esoterica ispirata all’eresia giudaizzante del sabbatianesimo e del frankismo.

Come ha analizzato Gershom Scholem nel capitolo della sua opera, Il messianismo ebraico, dedicato alla « redenzione attraverso il peccato »26, queste correnti propongono la trasgressione radicale della Legge e la discesa nell’abisso come unica via verso la redenzione messianica. In Land, il capitale diventa la grande macchina antinomica: occorre accelerarne la dissoluzione di tutte le strutture umane affinché sorga, al di là dell’uomo, l’intelligenza fredda e post-umana.

L’Hyperstition

Un altro neologismo coniato da Nick Land è quello di Hyperstition (1995). Si tratta di un concetto molto simile a quello della profezia che si autoavvera o ancora alla nozione di « riflessività » di Georges Soros. L’idea di base è che una finzione, una credenza o una narrazione generi le condizioni della propria realizzazione grazie alla sua sola efficacia virale. Land la definisce come un’entità semiotica (un’entità che produce un «verbo»…) dotata di causalità retroattiva: agirebbe dal futuro sul presente, come se certe idee fossero attratte verso il proprio compimento. Land la descrive come un « intensificatore di coincidenze » che opera all’intersezione tra tecnologia e finzione. Il circolo vizioso tra l’utopia (ou-tópos: senza luogo), enunciato immaginario che diventa virale, e la tecnica che costruisce il reale, per gli esseri umani, una specie che abita nelle sfere di significato che essa stessa produce attraverso la cultura.

In altre parole, l’uomo contribuisce, accogliendo il «Verbo» e obbedendo al suo destino (e quindi alla propria distruzione), al riassorbimento del proprio tempo. È difficile non collegare questa tesi alle influenze delle eresie giudaizzanti e apocalittiche di cui Gershom Scholem ha evocato le origini. In ogni caso, l’uso strategico di questo concetto di «Iperstizione» nella NRx è anche in questo caso un espediente retorico manipolatorio, poiché permette di designare le proprie produzioni teoriche come «Iperstizioni» e di conferire loro a priori uno status di verità futura, il che costituisce una forma di immunizzazione retorica, una controargomentazione tipicamente settaria.

  Neo-giacobitismo 

I concetti di “Reset” e di “neo-giacobitismo” sono stati sviluppati da Curtis Yarvin tra il 2008 e il 2013. Il neo-giacobitismo indica la posizione monarchica di Yarvin, che considera la restaurazione di una monarchia ereditaria come l’orizzonte istituzionale auspicabile, per analogia con i giacobiti inglesi (sostenitori degli Stuart dopo il 1688). Il «Reset» («boot to the head» nel suo vocabolario) indica la fase di transizione autoritaria necessaria per raggiungerlo: una figura cesariana procede al ripristino del sistema – scioglimento delle istituzioni progressiste, liquidazione della burocrazia permanente – prima di instaurare una monarchia stabile che operi secondo il modello neocamerale già descritto. Il concetto di neo-giacobitismo è deliberatamente provocatorio e in parte ironico nei testi di Yarvin – funziona innanzitutto come espediente retorico per spingere il pensiero al di fuori del consenso democratico piuttosto che come programma serio.

Il Reset è invece più operativo e più inquietante: è la risposta NRx alla domanda pratica « Come raggiungerlo ? ». Alcuni evocano una parentela con la teoria dello stato di eccezione (Schmitt), ma questa analogia non sembra fondata. Lo stato di eccezione (Ausnahmezustand) comprende contesti perfettamente descritti ed esposti che si sono già verificati nella storia. Lo stato di eccezione non è una semplice emergenza disciplinata dal diritto (come uno stato di assedio o di emergenza previsto dalla Costituzione): indica una situazione estrema, imprevedibile e non assimilabile a un modello di crisi esistente, in cui l’ordine giuridico normale diventa insufficiente o inoperante di fronte a una minaccia esistenziale per lo Stato. Questo stato di eccezione rivela la vera natura della sovranità: il sovrano si trova al tempo stesso all’interno e all’esterno dell’ordinamento giuridico. Può sospenderlo pur rimanendo legittimo, poiché è lui a definire cosa costituisca una « situazione eccezionale » e a decidere.

Tornando a Curtis Yarvin, la sua proposta di un « hard reset » (senza dubbio inteso a fare maggiore impressione sui suoi lettori rispetto a un semplice « reset ») non specifica né ciò che lo provoca né chi lo attua, ma solo attraverso quali mezzi dovrebbe manifestarsi o essere eseguito : dichiarazione di fallimento del vecchio Stato, trasformazione dello Stato in società per azioni sovrana, sospensione dei contrappesi, governo per decreti e il tutto, a condizione che la maggioranza della popolazione approvi questo processo e ciò che ne deriva – anche se non dice in che misura questa maggioranza abbia ancora valore nel suo sistema, né per quanto tempo

.    Alcuni concetti correlati ma non esclusivi

Concludiamo con alcuni concetti che sono – come si dice, «si presta solo ai ricchi» – talvolta associati alla corrente neoreazionaria o tecno-futurista non NRx e che sono stati associati o utilizzati anche da altre correnti della destra americana come l’alt-right, il conservatorismo fiscale (tea party), il paleoconservatorismo, la destra dissidente, ecc.

Bioleninismo: un masculinonietzscheismo contro l’inclusività

Il bioleninismo o « leninismo biologico » è un concetto coniato da un blogger spagnolo noto con il nome di Spandrell nel novembre 2017, poi sviluppato in tre saggi pubblicati sul blog Bloody Shovel27. Si tratta di un’interessante prospettiva analitica proveniente dalla destra dissidente, secondo la quale le democrazie liberali contemporanee funzionano come coalizioni di gruppi strutturalmente svantaggiati nella competizione sociale – donne nelle società patriarcali, minoranze razziali, persone LGBTQ+, persone poco attraenti dal punto di vista sessuale, neuroatipiche o affette da malattie mentali, ecc.

Proprio come Lenin mobilitò i « perdenti » dell’ordine zarista per rovesciare le élite tradizionali, le élite progressiste mobiliterebbero i gruppi emarginati per neutralizzare i propri concorrenti. Questi gruppi hanno un interesse vitale affinché il regime progredisca : in un mondo di libera concorrenza e meritocrazia, sarebbero destinati a perdere. Offrendo loro status, posti di lavoro, tutele legali, sovvenzioni simboliche – DEI (diversità, equità e inclusione), azione affermativa, «cancel culture», ecc. –, il regime si assicura una fedeltà fanatica. Essi diventano i «commissari politici» del sistema. La lealtà di questi gruppi sarebbe garantita dalla loro dipendenza dal potere che li protegge e li promuove. Il progressismo occidentale non è « marxismo culturale » nel senso classico, ma un iper-leninismo biologico adattato alle società ricche in cui la lotta di classe non funziona più.

Si tratta di una teoria del potere che sostiene che la sinistra moderna abbia trovato un modo per trasformare i « perdenti biologici/sociali » in un esercito di guardiani del regime. Questa analisi è innegabilmente provocatoria e virale. La sua forza retorica risiede nel fatto che traduce ogni politica di inclusione in un calcolo politico cinico o, come minimo, in un processo di auto-rafforzamento inconscio e con finalità disgenica. La debolezza più evidente di questo ragionamento « bioleninista » risiede nel fatto che le « minoranze » identificate come « svantaggiate » rimangono  in gran parte simboliche, intermedie e subalterne, mentre i dominanti (uomini « bianchi », « ebrei » e « asiatici ») rimangono largamente dominanti negli strati decisionali e, al di là dell’aspetto « progressista » » e dalla innegabile connotazione ideologica di alcune procedure di assunzione cosiddette « diversitarie », le vittime sono più in generale gli strati di uomini bianchi con esperienza, provenienti dalle categorie funzionali intermedie e occupanti posizioni intermedie, piuttosto che le élite che rappresentano l’1 % dell’élite dirigente occidentale.

Il prisma di analisi indotto dal bioleninismo postula un’unità di condizione tra i « gruppi svantaggiati » che non esiste più di quanto esista l’unità di condizione tra un dirigente del terziario di 50 anni e l’amministratore delegato di MTV. D’altra parte, la maggiore flessibilità nel reclutamento – in particolare nei confronti di personalità neuroatipiche o discriminate per la loro scarsa attrattiva sessuale (per citare solo questi due esempi) – può, sul piano strettamente dell’efficacia operativa, contribuire a miglioramenti di efficienza perfettamente analizzati in numerosi studi e costituire quindi un guadagno in termini di efficacia operativa. Ma è un dettaglio!

Se non c’è dubbio che la politica dell’«inclusività» sia un fenomeno tossico quando assume la forma isterica di una caccia al «maschio bianco», questa lettura bioleninista contribuisce a una bunkerizzazione mentale mascolista. Paradossalmente vittimista e perfettamente tossico, questo risentimento maschilista-elitario apporta in questo contesto un contributo attivo alla formazione del complesso di superiorità maschile piuttosto diffuso nella nebulosa NRx ma anche, più in generale, nelle altre correnti della destra occidentale. Il giovane uomo bianco può così interpretare la propria condizione come il risultato di una guerra che gli verrebbe mossa dal raggruppamento degli «altri» (donne, persone di colore, persone in sovrappeso o LGBTQ+) attraverso la famosa «Cattedrale». Una disposizione mentale che crea un vicolo cieco cognitivo, relazionale e socialmente suicida.

  Una lettura dell’inclusività dagli effetti tossici Ma il difetto principale di questo tropismo bioleninista è che impedisce una lettura strategica più realistica di questo fenomeno di segregazione con il pretesto dell’inclusività28. Un fenomeno che contribuisce a destrutturare le società occidentalizzate e che potrebbe tuttavia trovare un’utile interpretazione alla luce di una comprensione dei mezzi sviluppati durante le guerre di quarta generazione (4 GW) e/o attraverso analisi più « classiste » (una lettura marxista). Conciliando questi due approcci (lettura classista e strategica), l’AAG (affirmative action group) sarebbe – per i suoi effetti parzialmente idiocratici generati dall’abbandono del principio della meritocrazia a favore di assunzioni ideologiche, razziali o sessiste – una conseguenza di una guerra di destabilizzazione condotta da una parte delle élite o da interessi stranieri per riconfigurare in modo diverso la società americana e, più in generale, quella occidentale. Ripensata alla luce delle guerre di quarta generazione, l’inclusività aggressiva e ideologica sistematica, e di conseguenza la sua reazione « bioleninista » (e la polarità razziale-maschilista che ne deriva) costituisce un unico processo di decostruzione/reazione globalmente tossico, nella misura in cui l’inclusivismo, così come la sua reazione bioleninista, contribuiscono insieme a rendere la società ancora più desincronizzata, individualista, rivolta contro se stessa e quindi indebolita. Il BAM o il ritorno del mito del barbaro salvatore

 Altri concetti curiosamente associati al movimento neoreazionario : il BAM, ovvero Bronze Age Mindset (Mentalità dell’Età del Bronzo, 2018), un concetto che prende il nome da un saggio provocatorio e originale che espone una filosofia vitalista neo-nietzscheana e antimoderna, scritto da Costin Vlad Alamariu, un intellettuale rumeno-americano. Nella misura in cui questo manifesto è essenzialmente vitalista e non nichilista, oltre che « barbarista » e maschilista, esso non rientra nei parametri stabiliti dai neoreazionari. Esso propugna un ritorno ai valori virilisti e aristocratici che attribuisce all’Età del Bronzo. Contro il « Bugman » – l’uomo moderno meccanizzato, evirato e addomesticato, ridotto al consumo, al lavoro salariato e alla conformità – il BAM esalta la forza fisica, la bellezza, il dominio, la libertà selvaggia e le confraternite di guerrieri.

Il suo successo negli ambienti giovanili maschili della destra radicale americana non è la conseguenza della sua coerenza argomentativa e del suo rigore storico, ma deriva dal fatto che fa parte di quella letteratura virilista, principalmente digitale, destinata ai giovani uomini, la cui proliferazione meriterebbe un’analisi più approfondita29.

  Il « Common Good Constitutionalism »

Infine, un ultimo concetto stranamente associato alla corrente neoreazionaria – sebbene non presenti alcuna coerenza né nella forma né nella sostanza con questa nebulosa : il Common Good Constitutionalism (Costituzionalismo incentrato sul bene comune) di Adrian Vermeule. Si tratta di una dottrina giuridica che si potrebbe definire « cattolicesimo agostiniano », secondo la quale la Costituzione americana deve essere interpretata non in base alla fedeltà al testo originale (originalismo), ma in funzione del bene comune così come definito dalla tradizione del diritto naturale cattolico.

Si può ritenere che essa apra la strada a un’interpretazione meno letteralista e, di fatto, più soggettiva e pragmatica della Costituzione. Questo approccio è tuttavia logicamente percepito come un progetto di disinibizione funzionale e come un’esplosione dei rigidi quadri stabiliti dallo Stato di diritto attraverso i suoi testi fondamentali.

La RedPill Per concludere con i concetti ricorrenti nella letteratura NRx, si può anche menzionare la famosa RedPill o pillola rossa, una metafora piuttosto nota e ampiamente « memetizzata ». Creata dai fratelli Wachowski per la trilogia di Matrix nel 1999 e introdotta nella sfera NRx da Curtis Yarvin, essa indica il processo attraverso il quale un individuo rifiuta il quadro cognitivo progressista dominante – mantenuto, secondo i neoreazionari, dalla famosa «Cattedrale» – per accedere a ciò che la NRx presenta come la verità nuda e cruda, ovvero: le disuguaglianze naturali tra individui e gruppi, l’illegittimità della democrazia, la vera natura del potere.

La «pillola blu» indica il confort dell’illusione perpetuata; la pillola rossa, il costo della lucidità. Il mondo si divide tra coloro che vedono e vivono nel mondo reale e coloro che dormono e credono nei « dogmi della Cattedrale ». L’enorme astuzia (è ironico) di questo concetto sta nel fatto che formalizza un dispositivo retorico di chiusura tipico delle retoriche settarie. Chi ancora obietta alle argomentazioni provenienti dal futuro dei profeti della Luce oscura è ancora «sotto l’effetto della pillola blu». Mi sembra inutile dilungarmi su questo concetto. 

   Accoglienza e analisi

Esiste quindi già una solida letteratura sulla genealogia, le idee, le reti di diffusione e l’accoglienza politica della NRx. Eccone una breve panoramica : La NRx è una metapolitica dell’« Exit » La più interessante è senza dubbio quella di Harrison Smith e Roger Burrows, intitolata « Software, Sovereignty and the Post-Neoliberal Politics of Exit » (Software, sovranità e politiche di uscita post-neoliberiste)30. La tesi chiave di questo lavoro è che la NRx non è solo una corrente di idee reazionarie online, ma anche un progetto di riconfigurazione tecnica della sovranità sostenuto da infrastrutture, prototipi e immaginari tecnopolitici.

Per Smith e Burrows, la neoreazione cerca di costruire architetture socio-tecniche in grado di incarnarne i principi: l’uscita dalla democrazia, la concorrenza tra giurisdizioni e la sostituzione della « exit » alla « voice ». La loro idea centrale è che la NRx debba essere intesa come una politica dell’uscita. Piuttosto che un progetto di trasformazione dello Stato non attraverso il dibattito, il voto o il conflitto sociale, ma tramite la libera concorrenza. Per Smith e Burrows, il nucleo analitico della proposta NRx si basa sulla distinzione di Albert Hirschman tra exit, voice [e] loyalty31. Per Smith e Burrows, la NRx assolutizza l’exit.

Anziché lavorare sui processi di correzione politica dell’ordine sociale, essa propone semplicemente di consentire agli individui o alle élite mobili (di cui Jacques Attali aveva parlato così bene) di unirsi a entità concorrenti e di lasciare a ciascuno la possibilità di fare la propria scelta e ai sistemi organizzativi di dotarsi delle caratteristiche più appropriate secondo del solo criterio di efficacia nella sua realizzazione.

Urbis e seasteading: l’immaginario neoreazionario Uno dei contributi più interessanti di questo articolo è quello di mostrare che le idee discusse dai neoreazionari sono spesso sostenute o si ispirano a progetti tecno-imprenditoriali originali. Smith e Burrows analizzano l’Urbit e il seasteading come due concretizzazioni dell’immaginario neoreazionario. 

  Il “seasteading” incarna l’idea di città galleggianti concorrenti, al di fuori dei tradizionali vincoli statali³², mentre Urbit è un progetto tecnologico radicale lanciato da Curtis Yarvin (con Peter Thiel come principale investitore tramite Founders Fund), la cui ambizione era quella di ricostruire l’informatica in rete partendo dalle fondamenta, restituendo a ogni utente la piena sovranità sui propri dati e sulla propria identità digitale, in un’architettura che si supponeva più autonoma. Avviato da Curtis Yarvin (alias Mencius Moldbug) già nel 2002 e lanciato formalmente nel 2013 dalla società Tlon Corporation, il progetto ha beneficiato del sostegno di Peter Thiel e Andreessen Horowitz. Il suo nome e la sua estetica rimandano direttamente al racconto di Borges, Tlön, Uqbar, Orbis Tertius : l’idea (Hyperstition) che una società segreta possa riconfigurare la realtà descrivendola, che alcune finzioni, alcuni racconti o prototipi finiscano per produrre la realtà che preannunciano, poiché orientano gli investimenti, l’immaginario e le pratiche.

In questa prospettiva, la NRx non è solo descrittiva o programmatica. Agisce come una macchina narrativa che cerca di rendere pensabili, desiderabili e infine realizzabili mondi post-democratici.

Ma torniamo a Urbit. Il paradosso fondamentale di questo progetto è che la sua promessa di decentralizzazione e di sovranità individuale si è formalmente trasformata in una realtà di concentrazione monarchica del potere. La distribuzione degli indirizzi rivela che Tlon Corporation, i suoi dipendenti e la Fondazione detenevano 185 delle 256 «galassie», i nodi sovrani al vertice della governance, nel 2019. L’interfaccia Landscape era bella, ma poggiava su un sistema operativo instabile; alcuni utenti hanno finito per pagare Tlon per ospitare il proprio « pianeta »33, riproducendo esattamente il modello cloud da cui volevano fuggire. Urbit ha conosciuto un vero e proprio successo culturale tra il 2020 e il 2022, in particolare nelle scene artistiche e crittografiche di New York e Berlino, prima di crollare. Nell’agosto 2024, la Fondazione Urbit ha ammesso di essere a corto di capitali e ha licenziato il proprio direttore generale. La rete è ancora attiva al momento della stesura di questo articolo con migliaia di nodi online, ma il suo futuro dipende ormai interamente dal suo fondatore-monarca, che con questo progetto ha offerto una dimostrazione molto paradossale.

Yarvin ha cercato di incapsulare un’ideologia nel codice e ci è riuscito, ma con un risultato istruttivo e contraddittorio. Partiva infatti da una constatazione liberale-radicale piuttosto classica, ovvero che gli Stati e i GAFAM hanno confiscato la sovranità individuale. La sua soluzione non è né politica né militante, ma architettonica. Ricostruendo lo stack software da zero, sperava di rendere strutturalmente impossibile la cattura dell’utente da parte di     un terzo. Il codice funge da costituzione; la proprietà crittografica vale più del diritto positivo. Si tratta di una forma di «exit» tecnologico – il gesto sovrano per eccellenza nel pensiero NRx.

Ma la struttura stessa di Urbit ha tradito la visione monarchica di Yarvin. La gerarchia istituita in Urbit tra galassie/stelle/pianeti (in chiaro: governance, architettura, utenti) era in un certo senso un’ontologia politica codificata: il potere appartiene ai proprietari dello spazio di indirizzamento, gli utenti ordinari non hanno alcuna voce in capitolo, solo il diritto di andarsene. In sostanza, esattamente la struttura che Yarvin raccomanda per uno Stato ideale: un sovrano proprietario, sudditi liberi di andarsene e zero democrazia. Eppure, lo stesso Yarvin confutò l’argomento libertario classico secondo cui il decentramento tecnico produrrebbe meccanicamente più libertà. Decentramento e sovranità individuale non sono sinonimi. Egli ha dimostrato (ma lo sapevamo già) che una rete può essere al tempo stesso distribuita e feudale. Il fallimento di Urbit: dalla sovranità al dominio

Il ricorso al concetto borgesiano di Tlön per la scelta del nome dell’azienda è rivelatore34. Yarvin crede sinceramente nell’idea che descrivere un mondo con sufficiente precisione tecnica basti a farlo diventare realtà. Urbit doveva essere la descrizione eseguibile di un Internet sovrano; ha dimostrato invece che l’unica sovranità possibile è l’auto-esilio, in contrapposizione a un’architettura, a una legge o a un ordine che si rifiuta. La sovranità reale è qui la possibilità di una fuga verso un’altra scelta. Se si ricorda che l’esilio era il colmo dell’infamia nell’ordine delle punizioni sociali nella maggior parte delle società tradizionali, ecco un motivo di riflessione piuttosto stimolante…

Ma, in breve, Urbit è in miniatura ciò che la NRx è in grande : una critica lucida dello status quo, combinata con una soluzione che riproduce esattamente le strutture di dominio che pretende di abolire. Yarvin diagnostica con precisione la cattura dell’individuo da parte degli intermediari centralizzati – per poi costruire un sistema in cui lui e i suoi soci controllano 185 dei 256 nodi sovrani.

Non si tratta di una contraddizione accidentale; è la logica interna di un pensiero che ha fatto della leadership il valore cardine e della massa una variabile da governare, non un soggetto politico.

L’esperienza di Urbit conferma così il paradosso assolutamente e totalmente visibile, e persino illuminante, dell’impasse, e rimane un prezioso oggetto intellettuale in quanto caso limite che rivela le aporie di ogni tentativo di fondare una politica sulla sola ingegneria. Una lettura di Jacques Ellul³⁵ avrebbe potuto chiarire l’esperienza sin dai suoi esordi…

  Un immaginario politico della secessione

Un altro punto essenziale è il legame con la Silicon Valley. Gli autori sostengono che queste visioni abbiano un’efficacia reale perché si articolano attorno a capitali, a reti imprenditoriali e a una cultura tecnologica affascinata dall’ottimizzazione, dalla rifondazione da zero e dall’uscita dai vincoli politici ordinari.

La loro tesi non è quindi che la NRx abbia già sostituito le istituzioni esistenti, ma che svolga un ruolo concreto nell’orientamento di determinati investimenti, progetti e immaginari post-neoliberali.

Per Smith e Burrows, la NRx è meno una semplice ideologia che un immaginario tecnopolitico di secessione, in cui l’exit, il codice, la finanza e i prototipi di infrastruttura servono a concepire un ordine post-democratico.

Bricolage reazionario e pensiero computazionale

Un’altra sintesi su questa corrente è quella di James Rosenberg: « Reactionary Bricolage: Curtis Yarvin and Postliberalism » (Bricolage reazionario: Curtis Yarvin e il postliberalismo)36. Rosenberg presenta l’opera di Yarvin come un caso di « reactionary bricolage », ovvero una costruzione ideologica composta da elementi disparati provenienti da frammenti di pensiero monarchico, elitario, controrivoluzionario, libertario, tecnocratico e cibernetico, riuniti in un linguaggio comune e riorganizzati in un insieme coerente. Secondo lui, la novità di Yarvin risiede nella fusione tra temi tradizionali del pensiero antidemocratico e un modo di concepire la società in termini di sistemi, informazione, calcolo e governance computazionale.

Rosenberg evoca l’idea che Yarvin sviluppi uno stile di pensiero computazionale, ovvero una visione della società come sistema governabile, riprogrammabile e ottimizzabile, piuttosto che come spazio di legittimo conflitto tra cittadini uguali.

In questo contesto, le istituzioni democratiche appaiono come inefficienti, disorganizzate e corrotte per definizione. Al contrario, un buon ordine politico sarebbe quello che riduce l’ attrito, chiarisce le catene di comando e tratta il governo come un problema di ingegneria. Yarvin non è solo reazionario nel senso classico del termine. Egli riformula la reazione in un linguaggio adatto al mondo del software, dell’ottimizzazione e della modellizzazione dei sistemi complessi. Per Rosenberg, Yarvin funge da sintomo avanzato di una mutazione più generale degli stili di pensiero antidemocratico nel contesto americano contemporaneo.

   Yuk Hui : sintomo di un esaurimento dell’umanesimo

Un altro analista della corrente NRx, Yuk Hui, in « On the Recurrence of Neoreactionaries » (Sul ritorno dei neoreazionari) 37. Per Yuk Hui, l’ascesa dei neoreazionari va collocata nel contesto della fine di un certo ordine mondiale. L’elezione del 2024 segna, secondo lui, un momento in cui la neoreazione non è più solo clandestina o confinata ai margini di Internet, ma riceve una forma di riconoscimento politico esplicito attraverso la cerchia di J. D. Vance, legata a Curtis Yarvin e Peter Thiel. La domanda, secondo lui, non è quindi solo « Perché queste idee esistono? », ma piuttosto « Perché stanno tornando proprio ora? », e cosa ci dice questo ritorno sull’esaurimento del regime di globalizzazione che dominava dalla fine della guerra fredda? Per Hui, la neoreazione è un’ideologia efficace tra le rovine di quella che egli definisce l’ideologia « termodinamica » della globalizzazione, ovvero la convinzione secondo cui l’apertura dei mercati, dei sistemi e dei flussi avrebbe dovuto produrre spontaneamente maggiore libertà, prosperità e razionalità politica.

Secondo lui, questa promessa si è infranta quando la globalizzazione ha smesso di avvantaggiare unilateralmente l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti. L’ascesa della Cina, la ricomposizione geopolitica, la deindustrializzazione americana e le tensioni post-2008 hanno così creato il terreno su cui la neoreazione può emergere come una risposta, anche se regressiva, alla crisi del liberalismo globalizzato.

Il concetto chiave di Hui è quello di «coscienza infelice», ripreso da Hegel. Egli lo utilizza per descrivere una situazione in cui un ordine sociale avverte di essere in contraddizione con se stesso, senza sapere come superare tale contraddizione. Per lui, la neoreazione esprime proprio questa coscienza infelice dell’Occidente che ha promosso la globalizzazione, l’apertura e il libero mercato, per poi scoprire di essere indebolito dagli stessi effetti di tale processo; si rivolge quindi al nazionalismo, all’autorità, all’eccezionalità e a forme di chiusura senza riuscire realmente a risolvere la contraddizione iniziale.

  In questa interpretazione, i neoreazionari non sono innanzitutto architetti coerenti di un mondo nuovo. Sono i sintomi intellettuali di un ordine in crisi, di un mondo post-liberale che non sa più come articolare potere, identità, tecnologia e sovranità. Hui attribuisce qui un ruolo importante a Peter Thiel, Curtis Yarvin e Nick Land. Li considera figure che danno una forma concettuale a questa crisi dell’Occidente, combinando la critica alla democrazia liberale, l’immaginario tecnologico, il pensiero dell’eccezione e la volontà di preservare il potere occidentale.

Più in generale, colloca la neoreazione all’interno di una trasformazione più ampia della condizione planetaria. Hui afferma che il conflitto contemporaneo non riguarda solo le ideologie, ma anche la tecnologia, le infrastrutture, l’intelligenza artificiale, le catene di produzione, i microprocessori e i blocchi geopolitici che si organizzano attorno a queste capacità.

E da questo punto di vista, la neoreazione appare quindi come una risposta occidentale a una perdita di controllo nel mondo tecnologico globale.

Non si tratta solo di una nostalgia politica, ma anche di un tentativo di ripensare il dominio, la sovranità e la modernizzazione, in un’epoca in cui la superiorità occidentale non è più garantita. Più semplicemente, Hui ricorre anche a René Girard per ricordare che i periodi di crisi favoriscono le logiche del capro espiatorio. La neoreazione e i suoi ambienti politici tendono, secondo lui, a risolvere le contraddizioni sistemiche individuando comodi capri espiatori: immigrati, élite liberali, Cina, « Cattedrale », progressisti, ecc.

Ma questa logica non risolve nulla in profondità. Al contrario, alimenta la polarizzazione e ripropone la « coscienza infelice » invece di superarla realmente. Per Hui, la neoreazione è testimonianza del momento storico. La sua sfida non è tanto quella di confutare Yarvin punto per punto, quanto piuttosto di comprendere perché un simile discorso diventi concepibile e seducente in un’epoca contrassegnata dalla crisi della globalizzazione, dalla rivalità tecno-geopolitica e dall’esaurimento dei vecchi universalismi.

Tait: libertarismo, elitarismo e cultura del web A integrazione delle analisi già esistenti sulla neoreazione, si può anche accennare brevemente all’approccio di Joshua Tait nel suo capitolo «Mencius Moldbug and Neoreaction» in Key Thinkers of the Radical Right (I principali pensatori dell’estrema destra) 38. Per Tait, Yarvin non è tanto un ideologo radicale quanto una figura fondatrice di un nuovo tipo di radicalità di destra nata dal web. La sua originalità è meno dottrinale in senso stretto    quanto mediatica e sociologica: Yarvin è al tempo stesso un teorico della neoreazione e un archetipo dell’ideologo digitale che prefigura l’alt-right e le successive forme di attivismo reazionario online. È un « harbinger and archetype »: un precursore e un prototipo dei movimenti anti-egualitari basati sul web che ricorrono all’ironia, alla critica dei media, alla trasgressione e alla denuncia della sinistra come sistema di dominio intellettuale. Incarna una nuova destra giovane, maschile, laica, connessa, anonima, anti-progressista ed esperta nell’ uso delle tecnologie digitali. Una sociologia politica di destra nata da Internet, dove lo stile, l’ironia, i neologismi, l’anonimato e la circolazione digitale contano tanto quanto le idee stesse.

Il punto interessante dell’analisi di Tait è che la neoreazione deve essere intesa come una nuova sintesi tra tecnolibertarismo e autoritarismo antidemocratico. Yarvin parte dalla cultura dei programmatori, dal libertarismo radicale e dall’ossessione per i sistemi efficienti, per poi concludere che la libertà può essere salvata solo dalla gerarchia, dall’autorità e dalla distruzione della democrazia.

In altre parole, l’originalità intellettuale di Yarvin consiste nell’aver fuso libertarismo, teoria delle élite, reazione anti-egualitaria e cultura di Internet in una formula politicamente esplosiva.

La stampa e i think tank

Le altre analisi sviluppate dalla stampa riguardo alla nebulosa NRx dimostrano una reale presa di serietà: la NRx/Dark Enlightenment non è più solo una sottocultura intellettuale online, ma una matrice ideologica ormai udibile in alcuni segmenti del settore tecnologico e della destra trumpista. Su Time, Ed Simon propone una lettura soprattutto storico-morale della Dark Enlightenment39. La sua tesi centrale è che questa corrente costituisca un’inversione esplicita delle promesse dell’ideologia dell’Illuminismo (l’Aufklärung): laddove l’Illuminismo prometteva libertà, uguaglianza ed emancipazione, la Dark Enlightenment valorizza la gerarchia, la servitù, l’elitarismo e l’autorità. Questo testo inquadra la NRx come una forma di modernismo reazionario (reactionary modernism) o di autoritarismo cibernetico (cybernetic authoritarianism). In altre parole, Simon sottolinea la combinazione tra immaginario tecnologico, nichilismo e odio per la democrazia, e cerca soprattutto di mostrare la coerenza civilizzazionale del pericolo piuttosto che mappare con precisione reti o pubblici.

  Il testo di Christopher Collins pubblicato dal Cascade Institute40 adotta un approccio più geopolitico e istituzionale. La sua tesi è che le idee del Dark Enlightenment abbiano iniziato a diffondersi dalla Silicon Valley verso Washington, raggiungendo alcuni ambienti tecnologici e politico-amministrativi, anche se rimangono ancora marginali ed esoteriche. Egli collega direttamente Yarvin, Nick Land, il vocabolario della «Cattedrale» e il progetto di concentrazione del potere esecutivo a dibattiti molto concreti sullo Stato, la regolamentazione, l’IA e la politica americana contemporanea, e adotta un punto di vista canadese, chiedendosi cosa possa significare questa diffusione americana per il Canada in termini di mercati, allineamento politico ed effetti di contagio.

NRx come variante antipopulista e tecnocratica dell’Alt-right I testi della Political Research Associates41 hanno un approccio più sociopolitico e orientato al movimento. La loro tesi centrale è che la neoreazione non è ovviamente riducibile al populismo MAGA classico: costituisce un blocco elitario, tecnocapitalista e antidemocratico, che opera all’interno o intorno al trumpismo, ma con una logica propria. Matthew N. Lyons colloca gli NRx come una componente intellettuale (non populista) dell’Alt-Right, complementare ma distinta dal nazionalismo bianco.

Laddove il populismo trumpista pretende di parlare a nome del popolo, la neoreazione rivendica piuttosto il governo da parte delle élite, la diffidenza verso la sovranità popolare e l’idea di una ristrutturazione dello Stato secondo un modello corporativo o CEO-monarchico. Essi mostrano come queste idee ispirino direttamente il DOGE42 di Trump 2025 : « RAGE » (« Retire All Government Employees », licenziamento di massa dei funzionari pubblici), sovranità assoluta di un « CEO nazionale » e smantellamento dello Stato amministrativo.

Il merito principale di questo approccio è quindi quello di dimostrare che la NRx non è solo una variante retorica dell’estrema destra, ma una corrente specifica all’incrocio tra capitale tecnologico, antidemocrazia e ristrutturazione autoritaria dello Stato.

I tre testi convergono su una lettura critica di sinistra: la NRx non è una semplice «eccentricità online», ma un’ideologia coerente, elitaria e tecnocratica, l’ideologia delle élite tecnologiche che nasconde un progetto autoritario sotto una patina futurista e antipopulista.

   Conclusione : Un miscuglio ideologico che teorizza soprattutto la disinibizione e riflette uno stato di panico. Il movimento neoreazionario appare per quello che è realmente : una nebulosa ideologica senza centro né coerenza interna, un miscuglio concettuale eterogeneo in cui gli autori principali si contraddicono con la stessa violenza sia tra loro che al loro interno.

Curtis Yarvin propone un’ architettura politica precisa e quasi rassicurante: neocameralismo, CEO-monarca, un patchwork di microsovranità concorrenti in cui l’exit sostituisce il voto e dove la proprietà allineata al potere elimina finalmente la dissociazione tra sovrano e Stato.

Nick Land, dal canto suo, non costruisce nulla: celebra la fuga in avanti. Il suo accelerazionismo trasforma il tecno-capitale in un’intelligenza disumana la cui unica logica è la dissoluzione entropica di ogni struttura, comprese quelle che Yarvin pretende di erigere.

Questa tensione irrisolta tra ordine sovrano e nichilismo macchinico è fondamentale. Lo stesso Yarvin ne offre l’illustrazione più crudele con Urbit: il progetto che avrebbe dovuto incarnare la sovranità individuale attraverso il codice ha finito per riprodurre, su scala di rete, esattamente quella concentrazione monarchica e quella appropriazione che egli stesso denunciava nei GAFAM. Land, profeta della singolarità post-umana da Shanghai, mantiene una posizione apocalittica la cui coerenza con i propri tweet (@xenocosmography) rientra spesso nel campo del contorsionismo. Il bioleninismo di Spandrell, il vitalismo barbarista del Bronze Age Mindset o il cattolicesimo agostiniano di Vermeule completano la trasformazione della NRx in un patchwork estetico-dottrinale in cui si mescolano nichilismo, maschilismo, esoterismo e tecno-feudalismo, che coesistono senza mai formare un sistema coerente.

Questa incoerenza non è un incidente di percorso: la NRx è il sintomo di un panico civilizzazionale e agglomera così tutte le reazioni alla decomposizione del modello liberale occidentale. Di fronte all’esaurimento del liberalismo globalizzato, alla perdita del primato tecnologico dell’Occidente, alla deindustrializzazione americana e alla crisi di legittimità delle democrazie, la NRx offre una raccolta di analisi radicali, cupe, a volte interessanti, creative e seducenti. Come osserva Yuk Hui, essa esprime la « coscienza infelice » di un ordine che ha promosso la globalizzazione e si scopre ora indebolito dai suoi stessi effetti. Sarebbe quasi ridicola – un miscuglio di fantasie elitarie, complotti luciferini, fantascienza cyberpunk e nostalgia monarchica – se non fosse proprio in stretta connessione con attori politici ed economici concreti: miliardari del settore tecnologico, la cerchia della seconda amministrazione Trump, le reti di capitale di rischio e di governance esecutiva.

  Il pericolo principale della neoreazione non risiede tuttavia nella sua forza teorica (modesta), ma nei suoi effetti comportamentali. Al di là delle idee, essa manifesta, attraverso numerosi aspetti diretti o indiretti, una potente aspirazione alla disinibizione che costituisce il suo vero contributo storico. Rende accettabile, intellettualmente rispettabile e discutibile ciò che la democrazia liberale era (più o meno) riuscita a contenere nella sua società improntata all’umanesimo delle lettere e del diritto : il disprezzo aperto della sovranità popolare, la celebrazione cinica della gerarchia bruta, il fantasma dell’ «hard reset» cesareo e la gioiosa liquidazione dei freni istituzionali, il tutto sotto forma di pulsioni autoritarie e post-umaniste.

Una versione sotto anfetamine di uno straussismo sotto anabolizzanti

In questo senso, essa segna una profonda disarticolazione della dottrina di Stato che oggi cerca di appoggiarsi a un populismo di destra. Tra le élite straussiste e le classi medie⁴³ devastate dal « miracolo produttivo » dell’IA e della robotica, destinate a rendere obsoleta la forza lavoro dell’80% della popolazione entro il 2050, fermentano gli innesti irrazionali di improvvisati ideologi che tentano di incanalare nuove forme di rabbia. Il clamore di panico sfrenato che sale da quella parte non assomiglia, in fin dei conti, che a una versione cento volte più folle degli « straussiani sotto anabolizzanti » che furono i neoconservatori : stessa arroganza elitaria, stessa volontà di rimodellare la realtà con la forza delle idee, ma questa volta senza la patina morale e con una dose supplementare di nichilismo cibernetico.

La probabilità che questa nebulosa ideologica possa trovare la propria strada in modo diverso dall’anarco-cesarismo dei Techlords o dal bricolage ideologico per un fan di Milei appassionato di Bitcoin, è piuttosto bassa. Ma ancora una volta, in quanto sintomo del panico occidentale di fronte all’avvento della multipolarità e allo sconvolgimento della catena del valore causato dalla rivoluzione dell’IA e della robotica, il fenomeno merita senza dubbio attenzione.  

Bibliographie


1
 Ses textes des années 1987 à 2007 seront réunis dans : Nick Land, Fanged Noumena : Collected Writings 1987-2007, édité par Robin Mackay et Ray Brassier, Falmouth,
Royaume-Uni, Urbanomic ; New York, Sequence Press, 2011.
2 Vidéo : David Marchese, « Curtis Yarvin Says Democracy Is Done. Powerful
Conservatives Are Listening. » (Curtis Yarvin dit que la démocratie est finie. De
puissants conservateurs l’écoutent), The New York Times, The Interview, 18 janvier 2025. 3 Ava Kofman, « Curtis Yarvin’s Plot Against America » (Le complot de Curtis
Yarvin contre l’Amérique), The New Yorker, 9 juin 2025. 4
 Ke Jemima Kelly, « Sunday at the Garden Party for Curtis Yarvin and the New,
New Right » (Dimanche à la garden-party de Curtis Yarvin et de la nouvelle nouvelle
droite), Financial Times Magazine, 8 août 2025.

5 Curtis Yarvin [Mencius Moldbug], « A Formalist Manifesto » (Un manifeste
formaliste), Unqualified Reservations, blog, 24 avril 2007. 6 Il y réalise une thèse intéressante et très originale sous la direction de David
Farrell Krell, sur Heidegger et Georg Trakl en 1987 : Nick Land, « Heidegger’s “Die
Sprache im Gedicht” and the Cultivation of the Grapheme » (Le « Die Sprache
im Gedicht » de Heidegger et la culture du graphème), thèse de doctorat (PhD),
University of Essex, 1987. 7 Doctrine théologique (surtout protestante et juive, XVIe siècle) selon laquelle
les croyants ne sont plus soumis à la loi morale (la « Loi » de l’Ancien Testament ou
les commandements).
8 Un simple regard sur son compte X (@xenocosmography) vous permettra de
vérifier la cohérence de ses thèses apocalyptiques avec sa vision politique et ses
commentaires d’actualité.
9 Michael Anissimov, A Critique of Democracy: A Guide for Neoreactionaries (Une
critique de la démocratie : guide à l’usage des néoréactionnaires), Zenit Books, 2015.
10 Curtis Yarvin [Mencius Moldbug], « A Formalist Manifesto », op.cit. 11 Curtis Yarvin, « A Brief Explanation of the cathedral » (Brève explication de la
cathédrale), Gray Mirror, Substack, 20 janvier 2021.
12 Eric S. Raymond, « The Cathedral and the Bazaar » (La Cathédrale et le Bazar), 1997.
Puis, en format livre : Eric S. Raymond, The Cathedral and the Bazaar: Musings on
Linux and Open Source by an Accidental Revolutionary (La Cathédrale et le Bazar :
réflexions sur Linux et l’open source par un révolutionnaire accidentel), Sebastopol,
O’Reilly Media, 1999.
13 Un ennemi est le moyen d’un « nous » et en miroir d’un énoncé appelant subliminalement une unité.
14 Karl R.Popper, The Poverty of Historicism (Misère de l’historicisme), Londres,
Routledge & Kegan Paul, 1957. Première publication en articles dans Economica,
1944–1945 ; publié en livre : Londres, Routledge & Kegan Paul, 1957.
15 James M. Buchanan, « An Economic Theory of Clubs » (Une théorie économique
des clubs), Economica, février 1965, vol. 32, n° 125, pp. 1–14. 16 Charles M. Tiebout, « A Pure Theory of Local Expenditures » (Une théorie pure des
dépenses locales), Journal of Political Economy, octobre 1956, vol. 64, n° 5, pp. 416–424.
17 Yarvin cite peu et mal, et préfère présenter ses idées comme des évidences
de bon sens ou des déductions originales plutôt que comme une synthèse de
travaux préalables. Les commentateurs académiques qui ont analysé le Patchwork –
notamment dans les milieux libertariens – ont établi la connexion avec le travail
de Buchanan, mais c’est une reconstruction critique extérieure, pas une filiation
revendiquée par Yarvin lui-même. Certains font aussi remarquer que, si Yarvin
avait sérieusement cité Buchanan, il aurait dû affronter les limites que l’auteur
reconnaissait lui-même, notamment le fait que le modèle du « vote par les pieds »
suppose une mobilité parfaite et une information complète, ce qui est évidemment
pratiquement irréaliste.
18 Nick Land, « The Dark Enlightenment » (Les Lumières obscures), Urban Future
(blog), 2 mars – 25 décembre 2012. Lien alternatif (PDF) : « The Dark Enlightenment ». 19 Hans-Hermann Hoppe, Democracy : The God That Failed. The Economics and
Politics of Monarchy, Democracy, and Natural Order (La Démocratie, le dieu qui a
échoué. Économie et politique de la monarchie, de la démocratie et de l’ordre naturel),
New Brunswick (New Jersey), Transaction Publishers, 2001.
Plus spécifiquement le chapitre 1 : « Time Preference, Government, and the Process of Decivilization » (Préférence temporelle, État et processus de décivilisation).
20 Via le Sapere aude kantien (« use de ton entendement »), qui a pour effet la destruction des subjectivités culturelles (déterritorialisation des traditions, des identités
locales, des autorités religieuses).
21 Un monohumanisme définissant un « Homme universel » abstrait, « égal en
droits », qui nivelle les différences réelles et crée un champ social plus plat, donc
plus dissipatif.
22 Laurent Ozon, « Singularité un cauchemar déguisé en miracle », Revue
Géopolitique Profonde n° 34 d’avril 2026.
23 À ce sujet : Marc Andreessen, « The Techno-Optimist Manifesto » (Le Manifeste
techno-optimiste), Andreessen Horowitz, 16 octobre 2023.
La « machine techno-capitaliste » est un concept qui définit une entité quasi autonome
et auto-accélérée, dont la finalité propre dépasse et réduit les agents humains à
l’état d’instruments transitoires, l’avènement d’une dynamique irréversible orientée
vers l’émergence d’une intelligence post-humaine.
24 La néguentropie (ou entropie négative) est la mesure de l’ordre, de l’organisation
et de la complexité qu’un système (vivant ou ouvert) crée et maintient localement,
en s’opposant à la tendance naturelle au désordre (entropie). Popularisé par
Schrödinger dans Qu’est-ce que la vie ? (1944) pour expliquer comment la vie « se
nourrit de néguentropie ».
La syntonie est un concept très voisin, introduit par le mathématicien italien Luigi
Fantappiè qui désigne la force de convergence, d’harmonisation et de complexification
qui pousse les systèmes vers plus d’ordre, de vie et d’organisation, par opposition
à l’entropie (dispersion et chaos).
25 Une bonne synthèse ici : Benjamin Nitzer, « Une lecture de L’Anti-Œdipe | Désir,
capitalisme et schizophrénie #3 », Un Philosophe (blog), 24 juin 2019. 26 Gershom Scholem, Le messianisme juif – Essais sur la spiritualité du judaïsme,
préface, traduction, notes et bibliographie par Bernard Dupuy, Paris, Les Belles
Lettres, coll. « Le Goût des idées », 2016, p. 139.
27 1. Spandrell, « Biological Leninism » (Le léninisme biologique), Bloody Shovel,
13 novembre 2017.

  1. Spandrell, « Bioleninism, the First Step » (Le bioléninisme, la première étape),
    Bloody Shovel, 13 décembre 2017.
    Et enfin 3. Spandrell, « Leninism and Bioleninism » (Le léninisme et le bioléninisme),
    Bloody Shovel, 21 janvier 2018.

28 On peut évoquer une forme d’affirmative action group généralisée (AAG). 29 Trois études internationales émergent sur ce sujet :

  1. Debbie Ging, « Alphas, Betas, and Incels: Theorizing the Masculinities of the
    Manosphere » (Alphas, bêtas et incels : théoriser les masculinités de la manosphère),
    Men and Masculinities, 2019, vol. 22, n° 4, pp. 638–657.
    Et l’article récent Vivian Gerrand, Debbie Ging, Joshua M. Roose et Michael Flood,
    « Mapping the Neo-Manosphere(s): New Directions for Research » (Cartographier les néo-manosphères : nouvelles orientations pour la recherche), Men and
    Masculinities, 17 juin 2025, vol. 28, n° 5, pp. 443–464. Elle analyse l’évolution vers une
    « néo-manosphère » plus commerciale, algorithmique et mainstream (influenceurs
    type Andrew Tate, stoïcisme, alpha masculinity).
  2. Lisa Sugiura, The Incel Rebellion : The Rise of the Manosphere and the Virtual War
    Against Women (La rébellion incel : l’essor de la manosphère et la guerre virtuelle contre
    les femmes), Emerald, 2021. Étude détaillée de l’émergence et de la radicalisation
    en ligne depuis les années 2010.
  3. Manoel Horta Ribeiro et al., « The Evolution of the Manosphere across the
    Web » (L’évolution de la manosphère sur le Web), Proceedings of the International
    AAAI Conference on Web and Social Media, 2021, vol. 15, n° 1, pp. 196-207. 30 Harrison Smith et Roger Burrows, « Software, Sovereignty and the Post-Neoliberal Politics of Exit » (Logiciel, souveraineté et politique post-néolibérale de la
    sortie), Theory, Culture & Society, 9 avril 2021, vol. 38, n° 6, pp. 143-166. 31 Albert O. Hirschman, Exit, Voice, and Loyalty : Responses to Decline in Firms,
    Organizations, and States (Défection, prise de parole et loyauté : réponses au déclin
    des firmes, des organisations et des États), Cambridge (Massachusetts), Harvard
    University Press, 1970.
    32 Le compte du Seasteading Institute sur X indique : « Nous sommes une organisation à but non lucratif qui travaille à rendre possibles les villes flottantes, ce qui
    offrira aux gens l’opportunité de tester pacifiquement de nouvelles idées sur la manière
    de vivre ensemble. » 33 Dans Urbit, les identités d’utilisateurs individuels, achetables comme des
    parcelles virtuelles.
    34 Jorge Luis Borges, « Tlön, Uqbar, Orbis Tertius », Fictions, trad. P. Verdevoye et
    Ibarra, Paris, Gallimard, coll. « L’Imaginaire », 1957.
    Dans cette nouvelle, Borges imagine une société secrète qui rédige l’encyclopédie
    exhaustive d’un monde imaginaire, Tlön, dont la cohérence interne finit par contaminer et supplanter le réel. Parabole sur le pouvoir des systèmes idéologiques
    totalisants, la nouvelle illustre le mécanisme par lequel toute description suffisamment rigoureuse d’un monde alternatif tend à le faire advenir.
    35 Jacques Ellul, La Technique ou l’Enjeu du siècle, Paris, Economica, coll. « Classiques
    des sciences sociales », 1990, 423 p.
    36 James Rosenberg, «Reactionary Bricolage: Curtis Yarvin and Postliberalism »
    (Bricolage réactionnaire : Curtis Yarvin et le postlibéralisme), Theory, Culture &
    Society, 17 janvier 2026. 37 Yuk Hui, «On the Recurrence of Neoreactionaries » (Sur le retour des néoréactionnaires), e-flux Journal, 4 février 2025, n° 151. 38 Joshua Tait, « Mencius Moldbug and Neoreaction » (Mencius Moldbug et la
    néoréaction), dans Mark Sedgwick (dir.), Key Thinkers of the Radical Right: Behind
    the New Threat to Liberal Democracy (Penseurs clés de la droite radicale : derrière la
    nouvelle menace contre la démocratie libérale), New York, Oxford University Press,
    2019, pp. 187–203.
    39 Ed Simon, « What We Must Understand About the Dark Enlightenment
    Movement » (Ce que nous devons comprendre du mouvement des Lumières
    obscures), Time, 24 mars 2025.
    40 Christopher Collins, «Anti-democratic ‘Dark Enlightenment’ Ideas Have Spread
    from Silicon Valley to Washington » (Les idées antidémocratiques des « Lumières
    obscures » se sont propagées de la Silicon Valley à Washington), Cascade Institute,
    20 mai 2025. Tribune initialement publiée dans The Globe and Mail, 19 mai 2025. 41 Matthew N. Lyons, « Ctrl-Alt-Delete : The Origins and Ideology of the Alternative Right » (Ctrl-Alt-Suppr : les origines et l’idéologie de l’Alternative Right), Political
    Research Associates, 20 janvier 2017.
    Et Matthew N. Lyons, « Tech Capitalism and the Neoreactionary Movement Behind DOGE » (Capitalisme technologique et mouvement néoréactionnaire derrière
    DOGE), The Public Eye, été 2025, n° 113, Political Research Associates, 13 juin 2025.
    Écouter aussi : Steven Gardiner et Koki Mendis, « The Neoreactionary Movement Defining the Authoritarian Rise with Steven Gardiner » (Le mouvement
    néoréactionnaire qui définit la montée autoritaire avec Steven Gardiner), Inform
    Your Resistance, saison 4, épisode 1, Political Research Associates, 15 mai 2025. 42 Department of Government Efficiency (Département de l’efficacité administrative). 43 Un concept plus adapté que celui de classe moyenne, tant la superficie des
    sinistrés de la révolution de l’IA s’élargit chaque mois.