Italia e il mondo

La discesa agli inferi del Mali _ di Bernard Lugan

La discesa agli inferi del Mali

   Triste ritorno alla realtà per la giunta maliana. Tre anni fa, sostenuto dall’entusiasmo popolare e inebriato da superlativi anti-francesi, un gruppo di militari giurava che avrebbe ripreso il controllo del territorio sui gruppi armati e ristabilito la «sovranità in materia di sicurezza». Tre anni dopo, la giunta ha perso il controllo di quasi tutto il paese… E, senza l’appoggio dei mercenari russi dell’Africa Corps, sarebbe stata spazzata via da Bamako dall’ offensiva coordinata dei Tuareg, sia islamisti che nazionalisti. Per quanto riguarda la morte del ministro della Difesa, Sadio Camara, figura centrale dell’apparato militare, essa ha messo a nudo la vulnerabilità e la debolezza di un esercito superato dai «ribelli» ormai in grado di colpire nel cuore stesso dell’apparato statale. Per non parlare poi della situazione economica, che è a dir poco apocalittica. Bisogna infatti tenere ben presente che il ritiro delle truppe francesi, richiesto dalla giunta maliana in nome dell’anti-imperialismo, ha permesso ai vari movimenti in lotta contro il potere di Bamako di acquisire maggiore forza. Oggi non si tratta più di una nebulosa «terroristica» confinata alle zone rurali, ma di una forza in grado – come ha dimostrato alla fine di aprile – di pianificare operazioni al tempo stesso complesse e coordinate. Di fronte a ciò, la giunta ha commesso un grave errore, ovvero quello di aver creduto che la Russia fosse un partner militare affidabile che avrebbe sostituito vantaggiosamente l’esercito  francese. Di conseguenza, oggi è totalmente dipendente dai mercenari russi, la cui efficacia sul campo non è ancora stata dimostrata… Inebriata da discorsi nazionalisti, la giunta meridionale etnocentrica si è rifiutata di tenere conto della realtà etnoculturale del Mali, rinchiudendosi invece in una strategia di sicurezza senza via d’uscita. Una linea strategica che, sin dall’ indipendenza, riflette la volontà dei meridionali di sottomettere e dominare i loro ex padroni del nord. Di fronte a ciò, i gruppi armati tuareg hanno realizzato una convergenza tattica, riuscendo – almeno per il momento – a formare un fronte militare, certamente eterogeneo, ma unito da un legame etnico e da un rifiuto comune dello Stato maliano del sud. Forse ancora più grave, il naufragio maliano ha anche portato alla luce l’incapacità dell’Alleanza degli Stati del Sahel, che era stata presentata come una risposta sovrana e regionale all’insicurezza, e che ha fallito completamente. Tutte queste tragedie sarebbero state evitate se il generale de Gaulle avesse ascoltato i notabili tuareg, come dimostra l’eccezionale documento pubblicato alle pagine 13-15 di questo numero. Di fronte a questa discesa agli inferi, il discorso ufficiale della giunta è sempre più avulso dalla realtà. Ubriachi di invettive antifrancesi, di discorsi panafricanisti anti-imperialisti e di vuote promesse, i militari al potere a Bamako sanno che, a meno di un miracolo, i loro giorni sono contati. Nel frattempo, in Ciad, dove un timido realismo sembra rinascere a poco a poco, i consulenti militari francesi cominciano discretamente a ritornare…

  RUSSIA-ALGERIA, UNA DOPPIA RIVALITÀ REGIONALE

   In Libia e in Mali gli interessi dell’Algeria e della Russia sono in contrasto. Inoltre, a seguito di diversi errori diplomatici da parte dell’Algeria, le relazioni tra i due paesi si sono gradualmente raffreddate, mentre, sin dalla sua indipendenza, l’Algeria si era allineata alle posizioni, un tempo dell’URSS, poi a quelle della Federazione Russa, che le fornisce la maggior parte delle sue attrezzature militari.

  La questione della Libia La crisi tra Algeria e Russia risale al mese di aprile 2021, quando l’Algeria si rifiutò di aprire il porto di Mers el-Kébir alla flotta russa diretta in Siria. E poiché la marina russa aveva bisogno di un punto di appoggio nel Mediterraneo, e non voleva dipendere esclusivamente da Tartus in Siria, la Russia iniziò allora a interessarsi al porto in acque profonde di Tobruk, nella Cirenaica. Ora, l’uomo forte di quella parte della Libia, il generale Haftar, che era un alleato di Mosca, aveva una doppia controversia con l’Algeria, che sosteneva il regime rivale di Tripoli: 1) Il generale Haftar rivendicava la parte più occidentale del Fezzan, una zona ricca di idrocarburi, che era stata annessa all’Algeria francese e di cui l’Algeria indipendente era automaticamente entrata in possesso. Pertanto, Algeri esercitava pressioni sui Tuareg libici per impedire al generale di assumere il controllo della parte occidentale del Fezzan, mentre la parte orientale era popolata dai Toubou e da tribù arabe. 2) Nel mese di giugno 2021, le forze del generale Haftar avanzarono verso Tripoli e il presidente Tebboune dichiarò che l’Algeria era pronta a intervenire in Libia per fermare l’avanzata dell’alleato della Russia… Nel giugno 2023, nel tentativo di ristabilire la fiducia tra i due paesi, il presidente Tebboune effettuò una visita di Stato a Mosca. Ma, due mesi più    tempo, la Russia, che non aveva dimenticato nulla, si oppose all’ ingresso dell’Algeria nel BRICS. Implacabile, Sergej Lavrov, ministro russo degli Affari esteri, dichiarò il 24 agosto 2023: «Allarghiamo le nostre file con coloro che condividono la nostra visione comune». Nel frattempo, alla questione libica si era aggiunta quella del Mali, dove gli interessi dell’Algeria e della Russia sono in netto contrasto, con Mosca che sostiene il regime maliano nella lotta contro i Tuareg appoggiati da Algeri. Di conseguenza, il 31 ottobre 2025, Mosca abbandonò il suo tradizionale sostegno all’Algeria nella questione del Sahara occidentale e, scegliendo l’astensione piuttosto che il suo tradizionale veto, permise il voto del Consiglio di Sicurezza a favore del piano marocchino di autonomia sotto la sovranità di Rabat. La questione del Mali In Mali, gli interessi regionali della Russia e dell’ Algeria si scontrano. Al fine di garantire la pace tra i propri Tuareg, Algeri intende quindi esercitare una «suzeraineté» su quelli dei paesi vicini… Per Algeri la linea politica costante è quella di fare di tutto per impedire la creazione di uno «Stato » tuareg, manipolando la rivendicazione irredentista al fine, da un lato, di screditarla e, dall’altro, di mantenerne il controllo (vedi il numero 198 di *L’Afrique Réelle*). Al contrario, Mosca sostiene la giunta del sud che combatte i tuareg appoggiati da Algeri.

  MAROCCO-ALGERIA: QUANDO LA GEOGRAFIA PLASMA LA STORIA

   La geografia plasma la storia in quanto impone agli uomini di tenere conto dei vincoli naturali e delle costanti di lungo periodo. Per quanto riguarda l’Africa, la geostoria mostra come il Sahara strutturi le rotte trans-sahariane attraverso la disposizione delle oasi. Essa spiega gli scambi e i confini mutevoli del mondo saheliano, zona di transizione, e illustra i conflitti tradizionali legati all’uso del territorio.

  A questo proposito, i casi del Marocco e dell’Algeria sono ricchi di insegnamenti. Al di là della grande realtà di lunga data secondo cui il Marocco è un impero millenario mentre l’Algeria è una giovane nazione nata dalla colonizzazione, la geografia spiega la differenza di natura tra le diplomazie dei due paesi: – L’Algeria è una potenza continentale in un certo senso racchiusa nel Mediterraneo e il cui territorio è occupato per l’80% dal Sahara, che le è stato annesso solo con l’indipendenza. I suoi confini terrestri sono immensi e condivisi con sei paesi: Marocco, Tunisia, Libia, Niger, Mali e Mauritania. Con la maggior parte di questi paesi esiste una controversia territoriale di confine nata dai tracciati coloniali, il che induce un’ossessione per la sicurezza (vedi la mappa a pagina 4). Senza parlare della questione tuareg (si veda a questo proposito «L’Afrique Réelle» del mese di giugno 2026). Tutto ciò spiega la politica algerina nel Sahel, poiché Algeri considera le sue immense distese come una sorta di scudo di sicurezza. – La situazione del Marocco è molto diversa. Affacciato su due mari, il Paese ha quindi una doppia costa marittima, atlantica e mediterranea, il che gli consente una proiezione naturale sia verso l’Europa, sia verso l’Africa occidentale, sia verso il continente americano. A differenza dell’Algeria, il Marocco confina via terra solo con due Paesi, l’Algeria e la    Mauritania, il che fa sì che non abbia la sensazione di essere assediato. Le conseguenze di questi dati geografici e storici sono le seguenti: 1) La diplomazia dell’Algeria è condizionata dall’ imperativo della sua sicurezza, che è duplice: – Interno, al fine di impedire la frammentazione dei complessi territoriali che le sono stati annessi dalla Francia. – Esterno, in particolare nel Sahel, che, essendo una zona di minacce, è oggetto di tutta la sua attenzione. Per quanto riguarda il sostegno al Polisario, esso avrebbe permesso all’Algeria di creare uno Stato cuscinetto con il Marocco e, soprattutto, avrebbe impedito a quest’ultimo di aprirsi verso il mare aperto ed estendere la propria influenza verso il Sahel. 2) Il Marocco, che affonda le sue radici nelle proprie basi geografiche e storiche, ha al contrario una diplomazia orientata verso la proiezione esterna, verso le rotte marittime, il tutto sostenuto da ambiziosi progetti portuali come Tanger Med e Dakhla Atlantique, o da quello del gasdotto Nigeria-Marocco. In definitiva, l’apertura marittima del Marocco e la profondità continentale dell’Algeria determinano due modelli diplomatici diversi, condizionati dalla realtà che si fonda sia sulla geografia che sulla storia.