LA GEOMETRIA SOCIALE. di Pierluigi Fagan
LA GEOMETRIA SOCIALE. “…la città vuole essere costituita, per quanto è possibile, di elementi simili ed uguali, e questa condizione si verifica soprattutto tra i membri del ceto medio […] pertanto la comunità civile migliore è quella fondata sul ceto medio”. Così, per diverse e ben argomentate ragioni, la pensava Aristotele, duemilatrecento anni fa.
La società mediana ha una geometria circolare e il circolo era la geometria antropo-sociale universale dei gruppi umani di piccole dimensioni, nel circolo tutti vedono tutti e nessuno è più di altri.
Questa saggezza del “giusto mezzo”. in breve, raccoglie una costellazione di concetti quali: a) equilibrio dinamico; b) evitare eccessi e difetti; c) parità ontologica tra le parti in relazione. Per quelle “strane” sincronie notate da Karl Jaspers nei suoi studi sull’età assiale, il concetto e la sua stessa formulazione compaiono sincronicamente in Aristotele e Confucio.
Cronologicamente Confucio è di due secoli antecedente ad Aristotele, ma il concetto proprio di “giusto mezzo” è nel Zongyong che, recenti studi, datano come l’Etica Nicomachea e la Politica del greco, nel III secolo a.C.
Per realizzare la forma ideale di società e di forma politica che chiama Politeia (una democrazia costituzionalizzata), Aristotele presuppone più o meno una parità di ricchezze, uguaglianza sociopolitica pur nell’estrema diversità e varietà dei caratteri umani, “scholé” ovvero tempo libero da dedicare alla conoscenza e alla politica. Questo tempo dedicato a conoscere diverrà la matrice del termine “scuola”, dove si va a studiare e conoscere. Almeno fino al XX secolo, l’educazione scolastica è stata sequestrata dal gruppo sociale dominante poiché è la base reale che permette tutte le altre diseguaglianze.
All’ideale confuciano del “giusto mezzo” si riferisce il traguardo che si sono dati i cinesi di una “società moderatamente prospera” in equilibrio ecologico e geopolitico rispetto all’ambiente naturale e all’ambiente politico umano. Sul sociale sarà da vedere, al momento la Cina ha un indice di Gini (sia per reddito che per ricchiezza) a metà strada tra la forte diseguaglianza statunitense e quella italiana che comunque è alta rispetto ad altri paesi europei (valori varie fonti sia per reddito che per ricchezza).
Noi che idee di geometria sociale abbiamo?
[la tabella che fotografa l’indice di ineguaglianza italiano, spero di facile lettura, è presa da World Inequality Report 2026: https://wir2026.wid.world/]

LA SERVITU’ E’ VOLONTARIA? Poco più di cinquemila anni fa, a partire dalla Mesopotamia, si vanno formando società di qualche decina di migliaia di persone co-residenti in un certo luogo. Nel processo di formazione di questi nuclei di dimensioni inedite rispetto lo standard dei millenni precedenti, si nota la prima formazione di stratificazione sociale. La prima classe o casta o gruppo sociale che emerge al vertice sono i sacerdoti. Sorgono i primi templi ovvero luoghi centrali in cui si aggregano i riti e le convenzioni sociali basate sulla comune credenza.
La credenza comune in cui convergeva la spiritualità intrinseca agli esseri umani, prima non aveva luoghi fisici centrali. La centralizzazione delle attività connesse al rito sociale che specchiava la credenza, divenne anche il luogo economico di ridistribuzione e coordinamento del lavoro di sussistenza svolto da tutti nelle terre del dio di quella città. Il che s’accompagna al primo uso della notazione scritta estesa, da cui poi il potere delle narrazioni scritte di loro natura molto meno egalitarie di quelle orali.
Ma si nota anche l’inizio di una produzione artigiana sempre all’interno dei templi e l’immagazzinamento delle eccedenze poi usate anche per i primi scambi e media e poi lunga distanza. Non c’è ancora la fatidica “proprietà privata” o comunque non era il sistema standard di gestione della terra.
Dopo qualche secolo, emergono i primi re, figure civili che affiancano i sacerdoti per le nuove incombenze politiche e giuridiche della vita associata. Accanto al Tempio, emerge il Palazzo. Solo dopo i re diventano emanazione del dio o degli dèi e cominciano le dinastie mentre compaiono i primi professionisti delle armi e poi gli eserciti. Il potere iniziale era monocratico e in mano ai gestori della credenza, dopo si insedia una forma poi molto longeva in tutti i tipi di società complesse con sacerdoti che sorreggono e giustificano potere civile e politico armato che a loro volta li proteggeva traendone legittimità.
Il potere nasce quindi religioso, poi diventa religioso-politico-militare ed inevitabilmente anche economico. Tutto ciò ci risulta oggi inequivocabile dopo decenni di archeologia che ha setacciato le origini in vari contesti successivi alla Mesopotamia, in tutto il mondo. In alcuni casi l’asimmetria sociale emerge come politico-militare senza l’ausilio della religione o con la religione in funzione ancillare. Mai e in nessun caso, emerge inizialmente dal fare economico, solo molto dopo (millenni) emergono tra le altre, società basate sul commercio, in genere, città-Stato di costa.
Ciò che se ne deduce è che non è né la religione, né la politica, né i militari, né l’economico ad aver fatto nascere la società gerarchica, la società gerarchica è semplicemente la risposta più semplice al problema di avere forme di vita associata di relativa massa. Si può anche provare a quantificare un ipotetico limite oltre il quale il gruppo umano di una certa consistenza devolve stabilmente il potere decisionale ad un gruppo ristretto in nome di tutti, più o meno 15.000 persone circa. Ma molto dipende anche dal contesto.
Si è detto “devolve” perché il primo potere sembra emergere per delega (probabilmente controllata dalla massa, inizialmente) e non perché qualcuno si impone su gli altri. È impensabile, ingiustificabile e impossibile che all’inizio qualcuno decidesse di rompere la simmetria sociale originaria per proprio unilaterale piglio e tutti gli altri si siano subordinati senza fiatare.
Sebbene a molti questi discorsi eccitino valori, sentimenti e ideologie, quanto detto emerge dallo scavo di sepolture databili, superficie abitative, stili e modi di produzione della sussistenza, degli strumenti e suppellettili, indagine climatica ed ecologica dei siti, analisi degli scarti, urbanistica dei primi siti, prove “materiali” dure inequivocabili in molti casi o interpretabili con più sfumature solo se ci si inoltra di qualche secolo o spesso millennio nel corso storico.
Se ne deduce che il problema della stratificazione sociale dipende semplicemente dal decidere chi decide della comune forma di vita associata che nel tempo si è fatta sempre più complessa. Poche centinaia di persone aggregate non formano e non tollerano il formarsi di stabili gerarchie decisive, decina di migliaia lo richiedono spontaneamente anche inizialmente con l’illusione di poter gestire e controllare quella che all’inizio è vissuta come delega funzionale. In mezzo alle due quantità una certa variabilità.
Sul tema che s’intitola “Origine delle diseguaglianze” esistono centinaia di studi paleoantropologici e archeologici che in buona parte falsificano del tutto quanto ipotizzato dai vari filosofi politici del Settecento e dell’Ottocento che trattavano il tema con la ragione ma senza la benché minima prova materiale, anche quando si autodefiniva “materialistica”. Il tema della “proprietà privata” o del modo economico che era effettivamente centrale nelle società in cui vivevano quei filosofi, venne da loro retroproiettato nei millenni precedenti al netto di ogni conoscenza concreta e riscontro effettivo.
Seguendo questa linea di pensiero corroborato dai fatti concreti e valido per tutte società umane di una certa consistenza in tutto il mondo per cinquemila anni, la filosofia politica prende un diverso aspetto.
Il problema centrale dell’argomento diventa, come già notarono i Greci classici sin da Erodoto (almeno, di loro ci sono arrivato testi, chissà che qualcuno non ci fosse arrivato anche prima) il quesito fondamentale (che attiene ai fondamenti) della politica ovvero: chi decide? Chi decide delle forme e dinamiche della vita associata in società complesse o meglio, come si forma e come si potrebbe cambiare la forma millenaria per la quale poche persone (religiosi, politici più o meno aristocratici o civili o anche intellettuali, dotati di proprietà e/o capitale, militari, in genere maschi anziani -la cui bramosia di “potere” aumenta al diminuire della potenza biofisica-, una etnia che subordina altre) decidono per tutte le altre ricavandone il fatidico “potere” e i suoi asimmetrici benefici?
Pensare che tutto l’argomento dotato di lungo tempo e grande varietà di casi e condizioni convergenti sempre verso lo stesso esito, dipenda da questa o quella ideologia politica o economica o sia una “legge sociale” al pari delle leggi dei moti planetari, aiuterà solo a buttare inutilmente via altro tempo portando invariabilmente allo stesso esito finale, anche partendo dalle più nobili intenzioni valoriali iniziali.
Alcuni potranno pensare che visto che tale conformazione è così universale e temporalmente estesa e visto che la forma sembra dotata di grande elasticità per cui a volte il potere è sacerdotale, altre volte militare, etnico, oggi economico o altrimenti politico e così via incluse varie forme di potere condominiale tra le varie funzioni, non ci sia niente da fare.
Tuttavia, stiamo parlando solo di cinquemila anni. La nostra specie ne ha 300.000. Il nostro genere 3.000.000. Siamo solo agli inizi della storia delle società massive e il futuro non è scritto.
