Rassegna stampa tedesca, 73a puntata a cura di Gianpaolo Rosani
Il primo ministro della Sassonia-Anhalt Sven Schulze (CDU) critica i continui litigi della coalizione di
Berlino. Chiede che i primi ministri abbiano voce in capitolo nella riforma delle pensioni e riaccende
un vecchio dibattito: se necessario, sarebbe ipotizzabile un allentamento del freno
all’indebitamento. “Abbiamo un accumulo di crisi: la guerra in Ucraina, quella contro l’Iran.
Abbiamo a che fare con un presidente degli Stati Uniti imprevedibile, a cui non importa se la
Germania sta bene o meno. La gente qui ne avverte direttamente le conseguenze. Il carburante
diventa più caro, le nostre aziende di ingegneria meccanica ne risentono”

24.05.2026
Con me non ci saranno ministri dell’AfD
Sven Schulze (CDU), presidente del Land della Sassonia-Anhalt – Nato nel 1979 a Quedlinburg, Schulze è
presidente del Land della Sassonia-Anhalt da gennaio di quest’anno. Lì guida una coalizione con SPD e
FDP. Dal 2014 al 2021 il politico della CDU è stato membro del Parlamento europeo. Schulze è il più
giovane primo ministro in carica della Germania
Di NIKOLAUS DOLL
WELT AM SONNTAG: Signor Schulze, da martedì alle otto di questa settimana ha di nuovo una possibilità
concreta di continuare a governare la Sassonia-Anhalt dopo le elezioni regionali di settembre.
Il fatto che le decisioni di politica di sicurezza di Washington non siano più comprensibili, dal punto
di vista strategico o in relazione agli obblighi di alleanza degli Stati Uniti, per molti decisori a
Varsavia, ma anche per gran parte della popolazione del Paese, bensì siano prese per un
capriccio di Trump, li ha allontanati dal loro alleato più importante. Si tratta di un processo senza
precedenti che avrà ripercussioni sugli Stati Uniti e sulla Polonia, ma anche sugli alleati europei
della Polonia. La Polonia, infatti, sta ridefinendo il proprio orientamento. A prescindere dal
trasferimento di truppe annunciato da Trump. Il riorientamento della politica di sicurezza della
Polonia ha ripercussioni significative anche sulla Germania.

24.05.2026
Basta con i capricci di Trump
Prima gli Stati Uniti vogliono ritirare i soldati dalla Polonia, poi ci ripensano. Varsavia è irritata e sta
riorientando la propria politica di sicurezza
Di PHILIPP FRITZ
Il rapporto tra Polonia e Stati Uniti assomiglia attualmente a un giro sulle montagne russe. «Grazie
all’elezione dell’attuale presidente polacco, Karol Nawrocki, che ho sostenuto con orgoglio, e al nostro
rapporto con lui, sono lieto di annunciare che gli Stati Uniti invieranno altri 5000 soldati in Polonia.» Questa
frase è stata pubblicata da Donald Trump nella notte tra giovedì e venerdì sulla sua piattaforma Truth
Social.
Gli americani hanno disattivato Microsoft Office; programmi essenziali sono improvvisamente fuori
uso. I dipendenti non riescono nemmeno più ad accedere alle loro e-mail. Queste si trovano sui
server Microsoft e sono irraggiungibili. Per ora è solo uno scenario da incubo, ma uno che in questi
tempi può verificarsi rapidamente. La Germania non dipende dagli Stati Uniti solo dal punto di vista
militare, ma è anche attaccata alla flebo digitale dei colossi tecnologici americani. E non solo nella
vita privata, ma anche nella pubblica amministrazione: nel 2019, secondo uno studio del Ministero,
il 96% dei posti di lavoro nel settore pubblico era gestito da Microsoft. La Germania farebbe bene a
diventare il più rapidamente possibile più indipendente dall’America sul piano digitale.

24.05.2026
Alla mercé degli americani
Non solo gli utenti privati, ma anche i funzionari pubblici tedeschi dipendono da aziende tecnologiche
come Microsoft. Un’idea inquietante nell’era di Trump
Di Oliver Georgi
In un ministero è in programma una riunione importante, quando improvvisamente i computer smettono di
funzionare. Gli americani hanno disattivato Microsoft Office; programmi essenziali come Word, Excel o
Teams sono improvvisamente fuori uso.
La popolarità di Friedrich Merz cala, anche tra la popolazione; l’Unione si avvicina nei sondaggi
alla soglia del 20%. E su tutto questo aleggia l’ombra che perseguita il Cancelliere federale sin
dall’inizio e che ora minaccia di raggiungerlo: Angela Merkel. Improvvisamente la sua
(pre)predecessora in carica è di nuovo una persona celebrata. La Merkel vuole definire e
contribuire a plasmare la sua eredità storica, il che, dal suo punto di vista, sembra escludere il
confronto con i critici. Il suo obiettivo non è il confronto, ma l’agiografia. Di conseguenza,
raramente viene confrontata con domande scomode.

24.05.2026
La «cancelliera ombra»
Angela Merkel è tornata. Parla in pubblico e offre a Friedrich Merz consigli ambigui. Questo non è d’aiuto
Di Jochen Buchsteiner
Per il cancelliere il quadro si fa sempre più cupo. Il partner di coalizione SPD non solo rifiuta le sue idee di
riforma, ma ora definisce disumani anche i cambiamenti minimi; il partito gemello CSU impone
imperturbabile i propri interessi, mentre nelle file della CDU cresce l’inquietudine.
E’ di moda interpretare la scelta consapevole a favore dell’AfD come una sorta di atto di legittima
difesa contro «quelli lassù». Merkel, Scholz, Merz, la bolla di Berlino – la loro incapacità, i loro litigi
e la loro arroganza sarebbero la causa del fatto che ai disperati non resti altro che la miscela
Weidel-Höcke-Siegmund. Beh… io non ci credo. Ritengo questa spiegazione ipocrita.

22.05.2026
EDITORIALE
Disperazione o rabbia ipocrita: cosa spinge così
tante persone verso l’AfD?
Di Franziska Reich, caporedattrice
Si è parlato quindi di «colpo di Stato». Se l’AfD dovesse ottenere la maggioranza assoluta in Sassonia-Anhalt
e riorganizzare a proprio piacimento parte dell’apparato burocratico, si tratterebbe di un «colpo di Stato»,
secondo il ministro dell’Interno della SPD della Turingia.
In Germania una collaborazione basata sulla fiducia tra capitale e lavoro, tra datori di lavoro e
lavoratori, impedisce apparentemente che in tempi di crisi si arrivi subito a licenziamenti di massa.
Al presidente degli Stati Uniti Donald Trump un modello del genere, che è pur sempre un pilastro
fondamentale della nostra economia sociale di mercato, deve sembrare piuttosto curioso. È in
contrasto con la sua mentalità “amico-nemico”, quel gioco a somma zero in cui uno vince solo se
l’altro perde il più possibile. Per fortuna in Germania abbiamo molti datori di lavoro che si prendono
cura dei propri dipendenti con un vero senso di responsabilità. Abbiamo inoltre l’enorme fortuna di
disporre di sindacati che difendono con forza i propri iscritti, senza però rinunciare alla competenza
economica durante le trattative. Non dobbiamo sacrificare nessuna delle due cose proprio ora.

STERN
21.05.2026
EDITORIALE
Quando le parole tedesche entrano nell’uso linguistico inglese, spesso finiscono per rovinare l’atmosfera.
«Angst» è una di quelle parole che gli anglosassoni amano spargere qua e là, o una variante ancora più
crudele, la «Schadenfreude».
Merz ha minacciato di interrompere le trattative se l’SPD avesse mantenuto la sua richiesta di
aumentare le tasse per i ricchi. All’interno dell’Unione si è verificato un dissidio proprio sullo stesso
tema. Sembra quasi un atto di disperazione il modo in cui il ministro delle Finanze Lars Klingbeil e
il Cancelliere lottano su questa maledetta riforma dell’imposta sul reddito. Si sta combattendo una
vera e propria guerra di ideologie: l’SPD ha promesso sgravi fiscali al 95% dei cittadini e vuole una
ridistribuzione dall’alto verso il basso. L’Unione, invece, vuole alleggerire il carico fiscale della
classe media alta, i “motori dell’economia”. Che senso ha questa disputa se, alla fine dei conti, ne
deriva solo un alleggerimento fiscale pari al valore di un paio di tazze di cappuccino, mentre nelle
casse dello Stato mancano importi a due cifre nell’ordine dei miliardi?

STERN
21.05.2026
PER UNA TAZZA DI CAPPUCCINO
La coalizione nero-rossa promette una grande riforma fiscale. C’è solo un piccolo problema: da dove
prendere i soldi? Ognuno ha le proprie idee
Di Julius Betschka, Florian Schillat
La prevista riforma fiscale ha già portato due volte questo governo sull’orlo del baratro. In primo luogo,
ancora durante i negoziati di coalizione, Friedrich Merz ha minacciato di interrompere le trattative se l’SPD
avesse mantenuto la sua richiesta di aumentare le tasse per i ricchi.
«Sono un grande ammiratore dell’America, ma la mia ammirazione al momento non sta
aumentando», ha detto Merz. Sono parole dure. Sono ingiuste e sbagliate. Rimane nell’interesse
della Germania rimanere alleata con gli Stati Uniti a lungo termine, indipendentemente da chi sieda
alla Casa Bianca. Ciò non significa piegarsi a Trump. Ma allo stesso tempo, un governo tedesco
non dovrebbe scatenare inutili conflitti con lui. Anche per questo motivo, vale per tutti i critici degli
Stati Uniti – e in particolare per il Cancelliere: per favore, prima pensate e poi parlate!

22.05.2026
EDITORIALE
Anti-americanismo? No, grazie!
Dal ritorno di Trump, sempre più tedeschi guardano con occhio critico agli Stati Uniti, compreso il
cancelliere Merz. Ma i giudizi generici sul Paese sono sbagliati.
Di Roland Nelles
Il 4 luglio il presidente Donald Trump e gli americani festeggiano il 250° anniversario degli Stati Uniti;
potrebbero farlo quasi tra di loro. Infatti, molti ospiti stranieri di alto rango non sembrano aver ancora
confermato la loro presenza al grande evento. Almeno non dall’Europa. Si dice che forse il presidente
francese Emmanuel Macron potrebbe fare un salto. Ma proprio solo: forse.
M. è uno dei 4800 soldati tedeschi che il governo tedesco stazionerà in modo permanente in
Lituania fino alla fine del 2027. A questi si aggiungono impiegati amministrativi, insegnanti ed
educatori; in totale dovrebbero essere 5000 membri della Bundeswehr. Una volta raggiunto questo
obiettivo, la Bundeswehr dichiarerà «FOC», «Full Operational Capability»: piena operatività. Una
cosa del genere non si è mai vista nella storia della Bundeswehr. E’ la conseguenza della «svolta
epocale» proclamata dall’ex cancelliere Scholz. Per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale,
la Germania distacca una brigata a lungo termine al di fuori dei propri confini. «La sicurezza della
Lituania è anche la nostra sicurezza. La protezione di Vilnius è la protezione di Berlino.»

22.05.2026
Pericolosamente vicino
Bundeswehr – Il soldato tedesco Florian M. si è trasferito in Lituania per proteggere il fianco orientale
dell’Europa dalla Russia. Alcune minacce, che di solito compaiono solo nei documenti strategici, lì sono
già realtà
Di Kristin Haug
Il capitano Florian M. è rimasto chiuso fuori dal suo appartamento questa mattina, mentre portava fuori la
spazzatura. Ora sta cercando di contattare la sua padrona di casa. Forse lei può lasciargli la chiave da
qualche parte? Ma lei non risponde al telefono. In realtà, il capitano, che è venuto per proteggere il fianco
orientale, non ha proprio tempo per queste cose.
La Repubblica Popolare Cinese attua una politica economica aggressiva e crea condizioni di
concorrenza ineguali. Ciò suscita un dibattito sul libero scambio: PRO e CONTRO.

22.05.2026
Abbiamo bisogno di dazi protettivi contro la
Cina?
PRO CONTRO
A livello nazionale, nell’ultimo sondaggio Insa l’AfD si attesta al 29 per cento, chiaramente davanti
all’Unione, che raggiunge il 22 per cento. In Sassonia-Anhalt, un recente sondaggio Infratest
Dimap vede l’AfD al 41 per cento e la CDU al 26 per cento. Molti osservatori vedono il rischio che
un forte sostegno all’AfD in Sassonia-Anhalt possa portare al partito un ulteriore afflusso di
consensi a livello nazionale – con possibili conseguenze negative per la stabilità del governo
federale. Non è da escludere che la coalizione a livello federale possa andare in pezzi.

22.05.2026
SASSONIA-ANHALT: la minaccia blu per la
coalizione berlinese
I consensi del partito di estrema destra sono in crescita da mesi. Tra i partiti di centro si discute già su
quali conseguenze avrebbe a livello federale una vittoria elettorale dell’AfD in Sassonia-Anhalt
Di Annett Meiritz, Dietmar Neuerer Berlino
Un governo di maggioranza AfD in Sassonia-Anhalt sarebbe più di un semplice cambio di potere in un Land.
A Berlino, un simile scenario è ormai considerato un possibile banco di prova per il governo federale, le
autorità di sicurezza e lo Stato federale nel suo complesso. Dietro a ciò c’è la preoccupazione che un
possibile governo AfD possa portare a conflitti che non riguardano solo la Sassonia-Anhalt, ma
direttamente il governo federale e la cooperazione federale.