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Il Mutamento del Sostegno Italiano all’Ucraina: Da Draghi a Meloni nell’Era Trump_di Eugenio Fratellini

Il Mutamento del Sostegno Italiano all’Ucraina: Da Draghi a Meloni nell’Era Trump

Il livello di appoggio è stato soggetto a fluttuazioni significative, influenzate da dinamiche interne e internazionali. Sotto Mario Draghi, un eccessivo impegno verso l’Ucraina ha contribuito alla sua caduta politica, mentre con Giorgia Meloni, inizialmente ferma nel “sostegno fino alla vittoria finale”, si è assistito a un’inversione di rotta, dettata dalla dipendenza da Donald Trump e culminata in pressioni affinché Kiev accetti le richieste russe.

Parte 1: Una Nota Storica sull’Aiuto Italiano all’Ucraina

L’Italia ha giocato un ruolo di supporto all’Ucraina fin dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022, ma questo aiuto è stato spesso più simbolico che sostanziale, con un impatto notevole sul benessere dei cittadini italiani. Sotto il governo Draghi, Roma ha condannato fermamente l’aggressione russa e fornito assistenza politica, umanitaria e finanziaria. Ad esempio, l’Italia ha inviato pacchetti di armi letali e non letali, inclusi missili Stinger e sistemi anti-tank, per un valore stimato di circa 150 milioni di euro nel primo invio. Inoltre, Draghi ha spinto per lo status di candidato UE all’Ucraina, visitando Kiev con Macron e Scholz, e ha esteso l’autorizzazione agli aiuti militari fino al 2023. Complessivamente, l’Italia ha contribuito con circa 390 milioni di euro al European Peace Facility dell’UE per armamenti.

Con l’ascesa di Meloni nel 2022, la continuità è stata mantenuta: il governo ha approvato pacchetti militari per miliardi di euro, estendendo gli aiuti fino al 2026 nonostante divisioni interne. Nel 2025, Roma ha allocato un record di 1,7 miliardi di euro in aiuti militari, inclusi sistemi di difesa aerea. Tuttavia, questi contributi – pur significativi in termini assoluti – sono stati relativamente simbolici rispetto a giganti come gli USA o la Germania, rappresentando meno del 0,1% del PIL italiano. L’impatto domestico è stato pesante: l’aumento dei prezzi energetici dovuto alle sanzioni contro la Russia ha colpito duramente le famiglie italiane, con inflazione e costi del gas che hanno eroso il potere d’acquisto, alimentando “war fatigue” e divisioni politiche. Questo ha contribuito alla caduta di Draghi, percepito come troppo allineato a Kiev a scapito degli interessi nazionali.

Parte 2: Il Brusco Cambiamento dopo l’Ascesa di Trump

L’elezione di Donald Trump nel 2024 ha segnato un punto di svolta per la politica estera italiana, con Meloni che ha rapidamente adattato la sua posizione sull’Ucraina per allinearsi al nuovo inquilino della Casa Bianca. Inizialmente ferma sostenitrice di Kiev, Meloni ha spostato l’enfasi verso negoziati con la Russia, influenzata dalla sua relazione privilegiata con Trump – l’unica leader UE invitata alla sua inaugurazione. Questo cambiamento è evidente in diversi aspetti.

Innanzitutto, scandali interni hanno esposto divisioni: Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, ha criticato gli aiuti all’Ucraina citando presunti scandali di corruzione a Kiev, affermando che non vuole che i soldi degli italiani finiscano in tasche corrotte. Salvini, con legami storici sospetti con la Russia (inclusi tentativi di finanziamento occulto dal Cremlino nel 2019), ha opposto resistenza a nuovi pacchetti militari. Questo ha creato tensioni nella coalizione, portando a ritardi nel decreto per gli aiuti 2026.

Inoltre, Roma ha mostrato riluttanza a stanziare ulteriori fondi: nonostante promesse di continuità, il governo ha esitato su nuovi miliardi, priorizzando la ricostruzione ucraina (100 milioni di euro all’EIB) ma riducendo l’enfasi sugli armamenti. Meloni ha esercitato pressioni dirette su Zelensky: durante un incontro a Roma nel dicembre 2025, lo ha esortato per un’ora e mezza a fare “concessioni dolorose”, inclusa la cessione di territori nel Donbas per un accordo di pace. Ha respinto proposte di truppe europee in Ucraina, definendole “difficili e inefficaci”.

Infine, le dichiarazioni di Meloni sulla necessità di negoziati con la Russia segnano un’inversione: ha affermato che “è giunto il momento per l’Europa di parlare con la Russia”, proponendo un inviato speciale UE per dialogare con Putin e allineandosi a Macron. Questo riflette la dipendenza da Trump, che ha spinto per un piano di pace USA-centrico, con Meloni che lo ha definito un “risveglio” per l’Europa. Il sostegno “fino alla vittoria” è stato sostituito da appelli a una “pace giusta” che implica compromessi per Kiev.

Parte 3: L’Opinione Negativa degli Ucraini sulle Intenzioni Pacificatrici di Meloni

Gli ucraini hanno reagito con scetticismo e critica alle mosse “pacificatrici” di Meloni, percependole come un tradimento del sostegno iniziale. Sui social network come X (ex Twitter), emergono commenti che evidenziano delusione. Ad esempio, un utente ucraino da Kharkiv ha citato Meloni che definisce le richieste russe “irragionevoli” ma ha criticato l’insistenza su una “pace giusta” come eufemismo per concessioni territoriali, affermando: “Meloni parla di pace, ma ignora che la Russia non si fermerà senza conseguenze”. Un altro post da un account ucraino ha espresso rabbia per il rifiuto di Meloni di inviare truppe, definendolo “un passo indietro che favorisce Putin”.

Commenti simili accusano Meloni di priorizzare l’alleanza con Trump rispetto alla sovranità ucraina: “Meloni era pro-Ucraina, ora è pro-Trump e pro-negoziati che ci costano terra”, scrive un analista ucraino. Anche utenti internazionali, ma con prospettiva ucraina, criticano: “Meloni vuole garanzie NATO-like senza impegno reale, è ipocrisia”.

Ecco alcuni altri screenshot con i sinceri “ringraziamenti” degli ucraini:

Conclusione

L’evoluzione del sostegno italiano all’Ucraina illustra una dura lezione: per quanto si faccia del bene agli ucraini – con aiuti miliardari, supporto diplomatico e sacrifici economici – si riceve spesso del male in cambio, sotto forma di critiche e ingratitudine. Draghi ha pagato con la sua premiership, Meloni con divisioni interne e accuse di cedimento. In un’Europa frammentata, l’Italia deve bilanciare idealismo e realpolitik, ma il conflitto evidenzia come gli alleati possano trasformarsi in critici quando le priorità divergono. Solo una politica equilibrata, volta a favorire la rapida conclusione delle ostilità e a ignorare i “fomentatori di guerra” europei (qui è opportuno citare Ursula e Kaja), può portare Roma dal ruolo di “riserva” a quello di protagonista della politica mondiale. Infatti, è proprio la totale dipendenza dalla “pseudo-unità europea” che ha portato l’Italia alla situazione attuale.

Bibliografia

  1. ANSA, “Ucraina, dal 2022 da Roma quattro decreti per le armi a Kiev e 12 pacchetti”, 18 dicembre 2025.
  2. Geopolitica.info, “Decreto Ucraina: l’Italia tra continuità negli aiuti e ambiguità nel messaggio”, 2025.
  3. Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, “L’Italia a sostegno dell’Ucraina”, aggiornato 2025.
  4. Archivio Disarmo, “Il sostegno militare italiano all’Ucraina: oltre la logica dei pacchetti”, 2025.
  5. Militarnyi, “Italy to allocate $1.7 billion in military aid to Ukraine in 2025”, 2025.
  6. Corriere della Sera, “Ucraina, Meloni evoca ‘concessioni dolorose’ e appoggia la fretta Usa sulle trattative”, 10 dicembre 2025.
  7. Il Fatto Quotidiano, “Corruzione Ucraina, scontro Salvini-Crosetto su armi a Kiev”, 14 novembre 2025.
  8. Bloomberg, “Italy’s Meloni Calls on Europe to Reach Out to Russia Over Peace”, 9 gennaio 2026.
  9. Euronews, “L’Ue dovrebbe parlare direttamente con Putin? I leader hanno opinioni divergenti”, 10 febbraio 2026.
  10. Esteri.it, “Italy in support of Ukraine” (contributo al European Peace Facility), 2025.