LA PALUDE COMBATTE DIETRO LE QUINTE_TRADUZIONE DI Giuseppe Germinario

Questo articolo rende l’idea della drammaticità dello scontro politico, senza esclusione di colpi, in atto negli Stati Uniti. Una ragione di più per apprezzare il lavoro di informazione ed analisi, unico in Italia, compiuto dal blog sull’argomento. L’estremo interesse dei contenuti fa giustizia di una traduzione non proprio accurata. Il tempo a disposizione è quello che è. Intanto siamo al secondo incidente (fortuito?) incorso al corteo presidenziale. O il terzo?_ Giuseppe Germinario

http://www.wsfa.com/2019/03/08/video-shows-crash-near-president-trumps-motorcade/?fbclid=IwAR38LKqwdf_88mTKUHD3slDDu5L4zbVjwp9iGLo3J2myTPF5ZPobc9LW6E0

Qui sotto il link originale https://www.nationalreview.com/2019/03/trump-fights-deep-state-swamp-fights-back/?fbclid=IwAR0eqyG21l0efZWk8ikvZRBgVZAlCbobF7gSzYWvzYlkyqTNXT8MdyTHWXQ

Mai prima d’ora nella storia della presidenza un comandante in capo aveva guadagnato l’antipatia di tanti – e sopravviveva per raccontare la storia.

Nota del redattore:  Il seguente estratto è adattato dal nuovo libro di Victor Davis Hanson,  The Case for Trump . Appare qui con permesso.

Trump era stato avvertito da amici, nemici e neutrali che la sua lotta contro lo stato profondo sarebbe stata suicida. Il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer, pochi giorni prima dell’insediamento di Trump, allegramente prevedeva (precursore della successiva ammonizione di Samantha Power) cosa potrebbe accadere a Trump una volta passato all’attacco dei servizi segreti: “Lascia che ti dica: se ti opponi alla comunità dei servizi segreti – Questi stessi hanno quindi sei giorni fino a Domenica per riscattarsi contro di te. ”

Ex funzionari degli apparati amministrativi erano privi di ritrosia nell’avvertire Trump di ciò che stava per accadere. L’analista antiterrorismo Phil Mudd, che aveva lavorato nella CIA e nell’FBI sotto Robert Mueller, aveva avvertito l’ospite della CNN Jake Tapper nell’agosto 2017 che “il governo ucciderà” il presidente Donald Trump. Uccidere? E qual sarebbe la ragione per cui il melodrammatico Mudd aveva dato la sua sorprendente previsione? “Perché lui non li sostiene.” Mudd ha poi elaborato: “Lascia che ti dia una punto fermo come ex funzionario del governo: Il governo sta per uccidere questo uomo (Trump). Il governo ucciderà questo uomo perché non li sostiene “. Mudd ha ulteriormente chiarito la sua metafora dell’assassinio:” Quello che sto dicendo è che il governo – la gente parla dello stato profondo – quando non rispetti i funzionari governativi in servizio da 30 anni, si chiederanno ‘Davvero?’ ”

E difficile accertare in quale misura Mudd fosse serio o esagerasse la profondità dell’odio dello stato profondo nei confronti di Trump.

Uno scrittore della London Review of Books , Adam Schatz, sembrava ancora più diretto. Riferì una supposta conversazione che aveva avuto con uno scienziato politico americano ben informato sulla casta permanente di Washington. Secondo lui, Schatz avrebbe assicurato che se Trump fosse stato eletto, probabilmente non sarebbe sopravvissuto al suo mandato: “Dovrà essere rimosso dal potere dallo stato profondo, o essere assassinato”.

Un altro progressista, l’ex sindaco di Cleveland, candidato alla presidenza, e il membro del Congresso Dennis Kucinich (D., Ohio), hanno confessato nel 2017: “L’intenzione è di abbattere il nostro presidente. Questo è molto pericoloso per l’America. È una minaccia per la nostra repubblica. Costituisce un pericolo chiaro e presente per il nostro modo di vivere. Quindi, dobbiamo chiedere: ‘Qual è la motivazione di queste persone?’ . . . Questo è un problema per il nostro paese. Dobbiamo proteggere la nostra nazione. Le persone devono essere consapevoli di ciò che sta succedendo, dobbiamo proteggere l’America. Non si tratta di democratico o repubblicano. Si tratta di cogliere ciò che sta accadendo in questo momento e capire che il nostro stesso paese è sotto attacco dall’interno “.

Ancora più drammatici sono stati i commenti fatti durante la presidenza Trump dal sempre onnipresente e sempre più loquace John Brennan riguardo la vendetta dello stato profondo. Brennan ha insistito sul fatto che la burocrazia permanente aveva un “obbligo. . . rifiutare di eseguire “qualsiasi ordine dal Presidente Trump che ritenesse anti-democratico. In tempi normali, quella vanteria avrebbe dovuto essere censurata come una chiamata insurrezionale a tutti, per rimuovere un presidente o almeno annullare il suo ufficio. Nella mente di Brennan, un burocrate in carriera poteva arbitrariamente decidere che un ordine esecutivo presidenziale di Trump era incostituzionale e quindi rifiutarsi di obbedire, o addirittura di bloccarlo. Tutte queste minacce rappresentavano il lato più serio dello stato profondo rispetto al famoso tripudio di attori e celebrità abitualmente impegnati a sdoganare, sotto la luce del sole, ogni tipo di complottismo e minaccie, come per esempio Alec Baldwin (“Dobbiamo rovesciare il governo degli Stati Uniti sotto Donald Trump”) o Rosie O’Donnell (“Voglio mandare i militari alla Casa Bianca per prenderlo”)

La composizione del team investigativo del procuratore speciale Mueller, e quasi una caricatura della natura e della composizione dello stato profondo. Non hanno neanche fatto finta di accennare ad una inchiesta neutrale, questo data la polarizzazione sulla nomina del consulente speciale e l’importanza di dover evitare persino l’accenno a eventuali conflitti di interesse: un’altra testimonianza del potere di New York-Washington conseguito con sapienza e maestria.

Gli annunci dei passi iniziali hanno reso i media di Washington e New York vertiginosi, come se avessero avuto la certezza che quelli della loro stessa tribù si sarebbero scatenati su Trump. Wired , ad esempio, ha pubblicato questo titolo il 14 giugno 2017: “Robert Mueller sceglie la sua squadra inevstigativa da sogno”. Vox , il 22 agosto, è stato entusiasta: “Incontra il team legale di tutte le star che potrebbero sconfiggere Trump”. The Daily Beast , due giorni dopo, vide la squadra in termini militari: “All’interno dell’esercito di Robert Mueller”.

I soldati “dell’esercito” possedevano tutti i curriculum giusti, con molti dei gradi richiesti dalle università giuste, la storia delle rivoluzioni di destra del governo e del lavoro del settore privato, e l’ideologia giusta – non tanto progressista quanto sposata all’idea che lo stato amministrativo era la vera espressione sobria e giudiziosa dei valori degli Stati Uniti. Altrimenti, in quasi ogni contesto immaginabile, l’azione della squadra del consulente speciale è stata compromessa all’inizio proprio dalla propria incestuosità e dai propri pregiudizi anti-Trump.

Due dei principali investigatori dell’FBI, Lisa Page e Peter Strzok, avevano una relazione amorosa a lungo nascosta, caratterizzata da migliaia di messaggi di testo impregnati da un odio prepotente nei confronti di Donald Trump e dal desiderio di assicurarsi che non fosse eletto presidente o che lo escludessero, che non dimostrasse di essere un presidente di successo. In vari scambi di testi, hanno fatto riferimento a una “polizza assicurativa” per impedire una presidenza Trump, nonché a tentativi deliberati di divulgare informazioni riservate alla stampa, anche nel contesto di danneggiare la campagna di Trump del 2016.

Strzok ha intervistato Michael Flynn (24 gennaio 2017) per conoscere la possibile collusione tra Trump e Russia, e in precedenza Clinton assiste Huma Abedin e Cheryl Mills in connessione con lo scandalo delle email di Clinton. Apparentemente tutti e tre avevano fornito informazioni fuorvianti; solo il primo consigliere di Trump finora è stato accusato di aver mentito all’FBI.

Sia Page che Strzok hanno comunicato con il vicedirettore Andrew McCabe riguardo all’idea di quella “assicurazione” che potrebbe suggerire iniziative per fermare l’elezione di Donald Trump, o ostacolare la sua presidenza. Quando l’ispettore generale rilasciò le prove dei loro pregiudizi e del coinvolgimento romantico, i due furono riassegnati. Ma a quanto pare Robert Mueller non ha immediatamente annunciato perché sono stati tolti dalla sua indagine. In stile “deep-state”, le loro partenze scaglionate sono state riportate dalla stampa come normali riassegnazioni e non collegate – come se informare il pubblico sul motivo per cui stavano andando via in qualche modo non sarebbe stato nell’interesse delle indagini di Mueller.

Nel maggio 2018, Page si è finalmente dimessa durante la polemica sui suoi velenosi scambi di messaggi di testo anti-Trump con l’agente Strzok e in previsione di un presunto devastante rapporto del prossimo ispettore generale. In esso, Strzok è citato in un testo rassicurante della pagina di agosto 2016 che non avrebbe mai permesso a Trump di diventare presidente: “No. No non è. Ricorderemo che questa citazione proviene da un investigatore dell’FBI che a breve sarebbe stato nominato da Mueller per indagare sulla possibile collusione tra Trump e Russia.

In modo simile, solo attraverso il rapporto dell’ispettore generale del giugno 2018, il pubblico apprese che un altro degli avvocati del FBI di Mueller – che in precedenza era stato assegnato all’indagine sulle email di Clinton – dopo che le elezioni si erano vantate in uno scritto a un avvocato dell’FBI della suo opposizione a Trump: “Viva la [ sic ] resistenza”. Ancora una volta, Mueller non ha rivelato se sapeva di tali pregiudizi quando ha assunto l’avvocato dell’FBI, tanto meno perché lo aveva trattenuto fino all’inizio del 2018, o perché il pubblico una volta di nuovo non fu informato delle circostanze della partenza tardiva di questo avvocato.

Qual è stato il risultato dell’animosità verso Trump che ho catalogato in questa serie? Nei primi due anni della sua presidenza, Trump non si è dimesso. Non è stato messo sotto accusa. Non è stato incriminato. Non è morto o è stato dichiarato non composto . Trump non ha governato come un liberale, come previsto da alcuni dei suoi critici di Never Trump. Non era stato spinto all’isolamento da luride esposizioni del suo passato di sciupafemmine nel decennio precedente da celebrità della televisione di Manhattan. Le previsioni di tutto questo e di più non erano più accurate delle precedenti previsioni che Trump non sarebbe mai stato nominato e certamente mai eletto.

Uno stato amministrativo, una palude, uno stato profondo, chiamalo come desideri, ha sbagliato sulla nomina di Trump, la sua elezione e il suo governo. Era giusto solo nei suoi avvertimenti che poteva essere rozzo e profano, con un passato orribile e una necropoli etica di scheletri nel suo armadio – un fatto compiuto da molto tempo e inciso sui voti dei suoi sostenitori.

In ogni fase, le previsioni erronee dello stato profondo provocavano un animus sempre più grande su un bersaglio che non era stato in grado di comprendere, molto meno di far deragliare, e finora non è stato in grado di distruggere. Entro l’autunno 2018, le ripetute previsioni oscure di esperti di notizie via cavo che l’ultima controversia presidenziale era una “bomba”, o segnato un “punto di svolta”, o offerto la prova che “le mura si stavano chiudendo”, o assicurato che “impeachment” si stava profilando all’orizzonte “non era altro che un pensiero di gruppo monotono e sceneggiato.

Mai prima d’ora nella storia della presidenza un comandante in capo si guadagnò l’antipatia della stragrande maggioranza dei media, gran parte dell’etablishement di carriera di entrambi i partiti politici, della maggioranza dei detentori della ricchezza personale accumulata della nazione, e della burocrazia federale permanente.

Ed essere sopravvissuto fino ad ora per raccontare la storia.

 

Dalla mia palla di cristallo: colpo di Stato in USA?!, di Roberto Buffagni

Dalla mia palla di cristallo: colpo di Stato in USA?!

 

Cari Amici vicini & lontani, ieri la mia palla di cristallo è stata hackerata da qualcuno o Qualcuno, non so. O è stato Putin, o è stata un’Entità Non Identificata,  o è stato un dodicenne smanettone, fatto sta che quando l’ho accesa a) la trasmissione non era come al solito a colori, ma in bianco e nero b) i protagonisti della vicenda che mi ha presentato esistono, esistono eccome: sono il Presidente Trump e la Speaker del Congresso USA Nancy Pelosi; ma gli eventi che ho visto dipanarsi non, ripeto NON sono accaduti nella realtà.

Perlomeno, non sono accaduti nella nostra realtà, anche se ci sono coincidenze e sovrapposizioni tra la nostra realtà, la realtà a colori, e la realtà in bianco e nero che mi ha raccontato la palla di cristallo. Cercando una spiegazione, mi sono detto: “E se questi eventi si fossero effettivamente svolti in una realtà parallela? In un universo che esiste, invisibile e impercettibile, accanto al nostro?”

Va be’, la smetto con la fantascienza filosofica e vi racconto.

Vi ricordate che qualche giorno fa, nella nostra realtà a colori, il Presidente Trump ha fatto un dispetto alla Speaker del Congresso, la democrat Nancy Pelosi? No? Ve lo ricordo io.

La Pelosi programma un viaggio in due tappe, con un’ottantina di persone al seguito: Europa, sede Nato di Bruxelles, per un incontro con Macron, Merkel e rappresentanti delle FFAA americane ed europee; destinazione finale, Afghanistan. Ma Trump blocca il viaggio d’autorità, le manda una letterina provocatoria “In Afghanistan non ci vai, spendi troppo

e diffonde la foto del cumulo di bagagli di Nancy abbandonato su un carrello in corridoio, davanti al suo ufficio presidenziale.

Fin qui, tutto normale: la mia palla di cristallo me lo racconta in bianco e nero, ma è successo anche nella nostra realtà, la realtà a colori. 

Nella realtà parallela in bianco e nero, però, il dispetto di Trump non è un dispetto, e non è un viaggio qualsiasi il viaggio di Nancy in Europa e in Afghanistan. Nella realtà parallela in bianco e nero, la Pelosi se ne va in Afghanistan per crearsi un alibi mentre accade un evento che è qualcosa di più di un dispetto: e fa tappa alla sede NATO di Bruxelles per preparare il terreno alle conseguenze di quell’evento.

A proposito! Che ci fa la Pelosi con quella dozzina di bagagli per un viaggio di pochi giorni?

L’evento che racconta in bianco e nero la mia palla di cristallo – l’evento che si svolge nella realtà parallela – è un attentato alla vita del Presidente Trump e del Vicepresidente Pence. Un giovane estremista islamico uccide Presidente e Vicepresidente degli Stati Uniti, e dunque fa accedere alla Presidenza la terza carica dello Stato nordamericano: la Speaker del Congresso Nancy Pelosi.

Anche nella nostra realtà a colori era previsto che proprio nei giorni in cui Nancy programmava di trovarsi in Afghanistan, Trump e Pence comparissero insieme in un evento pubblico. Poi però, annullato da Trump il viaggio di Nancy, all’evento pubblico ha partecipato di persona il solo Vicepresidente Pence. Trump si è limitato a una partecipazione in videoconferenza. C’è di più. Sempre nella nostra realtà a colori, il 18 gennaio scorso Donna Brazile[1], personalità al vertice dei Democrats USA, ha twittato: “Madam Speaker today/President Pelosi shortly thereafter/MLK weekend is underway”. Traduzione: “Oggi Signora Speaker/Fra poco Presidente Pelosi/il fine settimana dedicato alla memoria di Martin Luther King sta arrivando”. Il Martin Luther King Day 2019 è stato lunedì 21 gennaio, e dunque il MLK weekend era sabato 19 e domenica 20. Ma..maledetta palla! Il messaggio è scomparso. Cos’è? Censura ai tempi di Merlino, dai posteri conosciuto come Zuck er Berg? Ops! Un momento! Sono riuscito a fissare il messaggio nei miei occhi. Eccolo!

 

In quei giorni era previsto che la Pelosi fosse in viaggio.

E qui finisce la trasmissione della mia palla di cristallo. Grazie al Cielo, il terribile evento che mi ha raccontato in bianco e nero  non è accaduto a colori, nella nostra realtà.  Se davvero la trasmissione in bianco e nero della mia palla di cristallo proviene da un universo parallelo, non posso che compiangerne gli abitanti: l’assassinio di Presidente e Vicepresidente degli Stati Uniti non solo è un colpo di Stato che sovverte le istituzioni e la società nordamericana, ma destabilizza il mondo intero, e rischia di provocare un conflitto militare tra le grandi potenze. Che il loro Dio Parallelo li aiuti.

Cari amici, ripeto! Attenzione e cautela. La palla di cristallo può essere veritiera, ma è una lente che ingrandisce, deforma, scopre altri mondi ad occhi che sanno e vogliono leggere. Nel nostro mondo dobbiamo accontentarci di tastare nell’ombra e scorgere, attraverso un spiraglio di luce caravaggesco, Nancy Pelosi che nel frattempo presiede alla firma della fine dello shut down con un corredo rituale di otto penne.

 

 

Negli Stati Uniti una prerogativa da Presidente piuttosto che da portavoce della Camera. Cosa vorrà dire?

 

 

[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Donna_Brazile

BOMBA O NON  BOMBA ARRIVERANNO A WASHINGTON, di Gianfranco Campa

BOMBA O NON  BOMBA ARRIVERANNO A WASHINGTON

Uno si chiama Cesar Altieri Sayoc, l’altro si chiama Robert D. Bowers. Il primo è il 56enne bombarolo della Florida, il secondo il 46enne assassino di innocenti ebrei che partecipavano, di sabato, alla funzione religiosa in una Sinagoga (Tree of Life) di Pittsburg. Il primo ha spedito 14 bombe ad altrettanti rappresentanti dell’apparato del partito Democratico, fra mass media, donatori e politici. Il secondo ha assassinato a sangue freddo 11 persone e ferito 6. Il primo è un “bodybuilder” che odia i democratici, il secondo un demente suprematista bianco, antisemita, che odia gli ebrei.

Questi due individui sarebbero accomunati, secondo la versione mass mediatica e politica di stampo democratico, da un odio viscerale per tutto quello che viene individuato come la fogna dell’establishment del potere e entrambi, sempre secondo i mass media e i democratici, sarebbero stati influenzati, aizzati nel loro impeto criminale dalla retorica odiosa proveniente dal Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump.

Le azioni violente di questi due individui possono considerarsi vero e proprio terrorismo. Mentre Robert D. Bowers ha distrutto undici vite, le “bombe” di Sayoc non hanno fatto danni né materiali né fisici, se si esclude lo stress emotivo causato alle organizzazioni e persone che hanno ricevuto le bombe, stress che non deve essere minimizzato, perché per definizione tecnica, il terrorismo si esplica anche senza violenza vera, semplicemente nel momento in cui si crea terrore attraverso la sola minaccia di danno fisico a persone e cose. La minaccia di violenza per ragioni politiche, religiose o ideologiche corona una volta per tutte la definizione di terrorismo.

Le analogie però finiscono qua, poiché le storie di questi due terroristi viaggiano su due binari completamente separati; nonostante le ginnastiche mentali dei mass media intente a connettere questi due eventi al comportamento e alle parole di Trump, la realtà è molto lontana da quella rappresentata dalle fonti mediatiche.

Indagando un po più a fondo su questi atti di terrorismo si scoprono aspetti interessanti e lugubri.

Partiamo da Bowers:  Era ormai da molti mesi che Robert D. Bowers continuava a rigurgitare sul sito Gab, tramite i suoi post, la sua intolleranza antisemita, affermando che gli ebrei erano il “nemico dei bianchi” fino a quando poi, sabato scorso, ha concretizzato i suoi propositi entrando nella sinagoga Tree Of Life di Pittsburgh con un fucile d’assalto e tre pistole e aprendo il fuoco al grido di: “Non posso stare seduto a guardare la mia gente  (i Bianchi) essere massacrata.”  Al Termine della follia omicida di Bowers 11 persone hanno terminato il loro viaggio terreno.

Bowers, aveva 21 pistole registrate a suo nome, ma secondo le dichiarazioni ufficiali non era noto alle forze dell’ordine prima della sparatoria.

Bowers frequentava il sito Gab, un social network che si autoproclama piattaforma dedicata alla libera espressione della parola. Sito che è molto popolare tra gli attivisti di estrema destra e i nazionalisti bianchi. Dopo essersi iscritto a Gab, lo scorso Gennaio, Bowers aveva condiviso un fiume di insulti antiebraici e teorie complottistiche. Fra questi messaggi si trova anche la smentita alla tesi sostenuta dai mass media secondo la quale è stato istigato ad agire perché ispirato dalla retorica di Donald Trump: “Trump è un globalista non un nazionalista…”  sentenziava Bowers. In altre parole Trump e tutto il suo movimento MAGA (Make America Great Again) erano influenzati dagli ebrei. Bowers nei suoi post e nella sua retorica considerava Trump un nemico della razza bianca quanto gli ebrei stessi. Questo smentisce la teoria secondo cui Trump abbia ispirato il demente Bowers a commettere il suo codardo atto di terrorismo. Qui trovate il link ai post di Bowers: https://imgur.com/a/cwB9QkR

Del passato di Bowers si sa poco o niente. Sino alla furia omicida mostrata in Pittsburgh, Bowers era una figura del tutto anonima, apparsa all’improvviso, come una cometa di sventura, pochi mesi fa sull’universo di Gab.

Quello che invece si sa dell’altro terrorista Cesar Sayoc è abbastanza da scriverci un libro; allo stesso tempo, quella delle bombe inesplose spedite da Sayoc alle vittime democratiche è una storia che pone molte domande e offre poche risposte.

Le quattordici bombe inoperative, spedite da Sayoc a personaggi del calibro di Hillary e Bill Clinton, George Soros, John Brennan, Barack Obama e alla CNN hanno scatenato la rabbia dei mass media e dei democratici, tutta diretta contro Trump per aver motivato con il suo linguaggio incendiario la sua mano. Sayoc è stato arrestato in Florida, dove risiedeva. Il suo furgone bianco, tappezzato di adesivi contenenti messaggi pro-Trump e anti-Democratici è diventato l’autoveicolo più famoso in America dai tempi della famigerata limousine su cui viaggiava Kennedy nel 1963.

Ma chi era esattamente Sayoc? A differenza di Bowers, Sayoc ha una lunga, estesa lista di precedenti penali. Sono almeno dieci, secondo il Dipartimento di Giustizia della Florida, gli arresti di cui il prode è stato oggetto negli anni, incluso uno  nel 2002 per aver minacciato di far saltare in aria la sede della Florida Power and Light (Azienda elettrica della Florida.) Il suo appuntamento più recente con le forze dell’ordine è stato nel 2015.

L’arresto di Sayoc, da parte del FBI è avvenuto a Ventura, in Florida, quarantotto ore dopo la spedizione da parte sua dei pacchi bomba. Sayoc era anche noto su Facebook come Cesar Altieri Randazzo. Al suo arresto tutti i mass media lo hanno prontamente etichettato come un fanatico sostenitore di Trump. Dopo l’arresto, le foto e i video del furgone bianco di Sayoc, appena sequestrato dall’FBI e tapezzato di molteplici adesivi e memorabilia pro-Trump, hanno fatto il giro del mondo. E’ stato immediatamente ribattezzato il  “Trump Van” ed è diventato lo strumento usato dai media per attaccare Trump; il furgone di Sayoc simbolo dell’odio dell’America di Trump.

Ma è proprio a partire dal furgone che sorgono i primi seri dubbi sulla legittimità della versione ufficiale su questa storia del terrorista Trumpiano. Le foto mostrano un vecchio Ford Bianco, tappezzato di messaggi, posters, adesivi e cappelli di baseball Pro-Trump in evidenza sul cruscotto; un vero e proprio appariscente cartellone pubblicitario itinerante, un bel pugno nell’occhio che difficilmente sfugge all’attenzione della gente. Il furgone non mostra grandi segni di ammaccature o rigature sulla carrozzeria, un fatto alquanto strano poiché negli ultimi tre anni i sostenitori di Trump sono stati vittime di vari atti di vandalismo, specialmente se si permettono di ostentare i simboli del loro sostegno. Un furgone così avrebbe attratto l’attenzione di molti curiosi e presumibilmente di potenziali vandali militanti anti-Trump. Un altra perplessità sul furgone suscita la relativa integrità degli adesivi affissi sui finestrini. Gli adesivi appaiono ancora molto vividi nel loro colore originale, come se fossero stati attaccati non due-tre anni prima, bensì pochi giorni prima. Normalmente questi adesivi dovrebbero mostrare segni di scolorimento o ingiallimento, specialmente se si considera il sole cocente che batte sulla Florida per buona parte dell’anno.

Ma veniamo ai misteri sulla personalità di Sayoc. Ex calciatore professionista, ex ballerino spogliarellista, ex bodybuilder, promotore di eventi e coordinatore di marketing per un Casinò.

Il Casinò presso cui lavorava si chiamava Seminole Hard Rock Casino in Florida, una società di proprietà della Tribù Indiana Seminole. Casinò di proprietà e gestione della Nazione Sovrana Seminole, un fatto questo importante poiché tradizionalmente, vigorosamente e pubblicamente, i Seminole non hanno mai nascosto la loro foga anti-Trump e pro-democratica, al punto tale che parte del loro lucrosi introiti finanziari  viene reinvestito nel partito democratico sotto forma di donazioni. Sembra alquanto strano quindi che un’azienda apertamente schierata nel sostegno ai Democratici, tolleri un loro impiegato, Sayoc, così vistosamente, pacchianamente sostenitore di Trump. Infatti la direzione di Hard Rock Casino ha smentito che Sayoc sia un loro lavoratore, ma a quel punto era troppo tardi perché la notizia era già stata resa pubblica sui siti di informazione. Il profilo social di Sayoc diceva chiaramente che lavorara per i Seminole. C’è di più; fino al 2016, secondo i dati ufficiali, Sayoc era iscritto al Partito Democratico per poi trasformarsi in un  ‘fanatico” sostenitore di Trump. Intendiamoci una scelta non di per sé strana o impossibile visto che molte persone decidano di cambiare alleanza politica da un partito ad un altro, nel caso di Sayoc però questo cambio ha il sapore più di fabbricazione, di depistaggio, che di genuino cambio di fede politica.

Da dove deriva questo dubbio che tutto l’affare Sayoc sia una completa macchinazione occulta? La teoria che tutta questa storia delle bombe sia ingannevole e manipolata scaturisce dalla rivelazione più  inquietante. Secondo quanto riferito dalla televisione locale della Florida WPTV, Cesar Sayoc ha lavorato anche presso un locale di spogliarelli come buttafuori e DJ, l’Ultra Gentleman’s Club di West Palm Beach, in Florida. In questo locale, fino allo scorso Aprile, cioè un po` prima che scoppiasse lo scandalo del pornogate, si è esibita la famosa pornodiva  Stormy Daniels. Una “coincidenza” alquanto curiosa che pone una serie di domande sulla legittimità di questa storia del bombarolo della Florida.

Altra coincidenza “anomala”,  l’esibizione di  Stormy Daniels ad Aprile è avvenuta in concomitanza  con la visita del presidente Donald Trump in Florida. Abbastanza interessante anche il fatto che lo strip club si trova vicino al campo da golf di proprietà di Trump. Il DJ di quella serata, inutile dirlo, era appunto Sayoc.

L’affare Sayoc è costellato di informazioni alquanto bizzarre. Secondo il manager del club, Stacey Saccal, il locale stesso non ha ricevuto mai lamentele da parte di altri membri dello staff o clienti sul comportamento di Sayoc; a tutti è sembrato un “bravo ragazzo”. “Non ho mai saputo che il suo furgone era coperto di adesivi politici, pensavo fosse un camioncino di gelati”, ha detto Saccal a WPTV. Saccal ha anche detto che i suoi dipendenti non avevano idea che Sayoc fosse un militante politico. Non ha mai parlato di politica al lavoro e nessuno ha notato gli adesivi sul suo furgone. Un particolare importante visto che darebbe credito all’ipotesi che gli adesivi erano di recente affissione, cioe` poco prima che Sayoc spedisse le bombe.

Questa storia di Sayoc e di Bowers lascia molto perplessi e solleva una serie di domande più che legittime. Perché tutti e due questi personaggi hanno fatto scattare il loro impeto terrorista ed omicida a pochi giorni dalle elezioni di medio termine? L’incrocio Stormy Daniels-Sayoc è stato realmente frutto di una coincidenza? Come ha fatto il furgone di Sayoc a rimanere anonimo, tappezzato come era da “camioncino di gelati” ?  Come mai nessuna delle bombe è esplosa nonostante che l’FBI si sia affrettata a dichiarare che le bombe erano perfettamente funzionanti, cosa poi smentita da un gruppo di esperti di esplosivi? Come ha fatto l’FBI a risolvere la matassa terroristica del bombarolo anti-democratico nel giro di quarantotto ore, dopo che a più di un anno di distanza ha chiuso le indagini sulla strage di Las Vegas senza trovare un movente alla follia omicida di Stephen Paddock? Chi era Bowers prima che apparisse improvvisamente sulla scena delle reti sociali con i suoi post antisemiti? Chi si celava realmente dietro quegli individui che alimentavano l’odio di Bowers partecipando attivamente con commenti e condividendo link sui suoi post su Gab?

A queste domande probabilmente non avremo mai una risposta. Quello che a mio parere però appare chiaro è che una “manina” abbia prenotato tutte le “fermate” prima delle elezioni di medio termine. Può essere che a forza di bomba o non bomba arriveranno a Washington. Martedì sapremo se questa strategia avrà funzionato nell’esito elettorale.

Intanto ha funzionato nella tempistica di una stampa e di un sistema mediatico così solerti nel costruire uno scenario così fosco e compromettente nei confronti di Trump e dei suoi sostenitori, ma così distratti ed evanescenti quando atti ben più gravi, minacciosi e pericolosi, nelle settimane a ridosso delle prodezze dei due energumeni, hanno interessato la sicurezza e l’incolumità fisica di personaggi di primo piano dello staff presidenziale e di uomini politici a lui vicini. Appostamenti, tentativi di avvelenamento, provocatorie manifestazioni di ostilità nei momenti più riservati e improvvisati che lasciano sospettare una capacità di intelligence e una regia occulta e troppo ben attrezzata per essere condotta solo da gruppi di scalmanati.

 

 

UN AVVOCATO FOLGORATO SULLA VIA DI DAMASCO, di Gianfranco Campa

Lo scontro politico, sia nel confronto interno agli stati e alle formazioni sociali che nello scacchiere geopolitico, si sta vieppiù imbarbarendo e brutalizzando. Sta assumendo sempre più l’aspetto di una guerra per bande dagli umori e dalle alleanze mutevoli corroborate da sodalizi trasversali. Non sono beninteso eventi straordinari. Gli “incidenti” sono sempre possibili, ma in periodi di quiete o di gerarchie e alleanze ben definite i colpi bassi avvengono sotto traccia, in maniera selettiva e sono coperti solitamente da una cortina di silenzio o di giustificazioni in caso di emersione. La realtà odierna dello scontro politico presenta invece aspetti crescenti di ferocia, brutalità e spregiudicatezza così ostentata da lasciare allibiti tanto è immensa la miseria, la grettezza e l’arroccamento di gran parte delle fazioni e delle classi dirigenti. Gianfranco Campa ci offre un altro schizzo del paesaggio e delle trame in azione all’interno degli Stati Uniti. Prossimamente allungheremo lo sguardo a migliaia di chilometri di chilometri, verso il Medio Oriente, al caso Khashoggi. Una vicenda impressionante nella sua brutalità; un episodio la cui dinamica apparentemente cristallina non deve ingannare. Il probabile intrico di interessi e di trame che lo hanno sacrificato lascia intendere la presenza di numerosi protagonisti. Vedremo come, tra le varie ipotesi, in un modo o nell’altro, l’assassinio del giornalista dalle molte professioni rischia di costringere Trump per la prima volta in un cul de sac. A meno che…_Giuseppe Germinario

 

A VOLTE PURTROPPO RITORNANO

Qualcuno di voi ricorderà il nome di Michael Cohen. E’ uno dei protagonisti dei nostri ultimi podcasts sul Pornogate e Russiagate, apparso più volte nelle note delle agenzie di stampa tradizionali. Michael Cohen è stato l’avvocato di Donald Trump fino a quando, una mattina deI 9 aprile 2018, l’FBI fece irruzione nel suo ufficio legale con un mandato di perquisizione federale. Mandato ottenuto per conto dell’ufficio del procuratore federale del distretto meridionale di New York. L’irruzione negli uffici di Cohen portò al sequestro di migliaia di documenti legati alle attività di Trump e delle registrazioni private fra il legale e il futuro Presidente.  Se avete seguito i nostri precedenti podcasts, saprete allora che l’indagine del distretto federale di New York seguiva il filone dell’inchiesta del pornogate a sua volta figlia illegittima dell’indagine del procuratore speciale sul Russiagate Robert Mueller.

Dopo il patteggiamento con il giudice e il conseguente voltafaccia nei confronti di Trump, l’avvocato Cohen sembrava uscito virtualmente di scena. Improvvisamente tre giorni fa il professionista di fiducia è rientrato in scena; Cohen, folgorato sulla via di Damasco, durante un’intervista alla CNN ha supplicato gli elettori americani di recarsi alle urne per le elezioni di Medio termine e votare contro il presidente Trump e il partito repubblicano, implorando loro di farlo per evitare la iattura di altri due o sei anni di Donald Trump.

Nell’intervista Cohen dice: “…la mia raccomandazione! Prendi la tua famiglia, prendi i tuoi amici, afferra i tuoi vicini e vai ai seggi, perché altrimenti, avremmo altri due o sei anni di questa follia” Sempre nell’intervista Cohen ha dichiarato di essere stato da sempre un Democratico, iscritto poi al partito Repubblicano su richiesta del vertice del partito Repubblicano stesso, quando Trump si presentò da candidato alle elezioni.

L’intervista a Cohen suona come un brutto presagio per Trump. Sottolinea l’importanza di queste elezioni di Medio Termine e risalta allo stesso tempo la potente macchina organizzativa responsabile dell’assedio alla presidenza di Trump. Macchina che è riuscita tramite la magistratura a trasformare Michael Cohen da protettore degli interessi di Trump ad ennesimo nemico arruolato alla causa anti-trumpiana. Mancano quattordici giorni alle elezioni di medio termine, se ne stanno vedendo di tutti i colori. Tutto è possibile, senza nessuna esclusione di colpi.

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