La loro Wehrmacht era migliore della nostra armata Di Max Hastings

Qui sotto la traduzione di un articolo apparso oltre trenta anni fa sul WP riguardante il comportamento delle forze alleate occidentali nell’ultimo conflitto mondiale;  una analisi accurata in particolare della condotta delle forze alleate del fronte occidentale europeo. Una qualità ed una serietà del servizio giornalistico del tutto sconosciuta alla attuale redazione della testata. Un modo inoltre di rendere giustizia al comportamento meschino mantenuto nelle celebrazioni con la grave omissione del valore e del tributo determinante dell’impegno russo nel conseguimento della vittoria contro il nazifascismo. Un comportamento teso a rappezzare e giustificare anche nell’attuale contingenza politica il ruolo della NATO. Giuseppe Germinario

La loro Wehrmacht era migliore della nostra armata
Di Max Hastings; Max Hastings ha scritto 10 libri,
incluso ‘Overlord: DDay,
6 giugno e
1944.’ 5 maggio 1985

https://www.washingtonpost.com/archive/opinions/1985/05/05/their-wehrmacht-was-better-than-our-army/0b2cfe73-68f4-4bc3-a62d-7626f6382dbd/?fbclid=IwAR37baxYDOBazwoHr1zMss5id9Gj4-H6lPbT7zJhR1rrw2l44I2x-whJ-4k&noredirect=on&utm_term=.bcb617f17597

 

LA PROPAGANDA è un ingrediente ineludibile del conflitto moderno. Nella seconda guerra mondiale fu considerato essenziale nella lotta per sconfiggere l’esercito tedesco perché i popoli della Grande Alleanza dovevano essere convinti della superiorità qualitativa dei loro combattenti rispetto a quelli del nemico. Un Dogface (Faccia da cane si riferisce ad un soldato dell’esercito degli Stati Uniti che serve nella fanteria, specialmente durante la seconda guerra mondiale) , un tommy (Tommy è un termine informale per definire un soldato semplice nell’esercito britannico) valeva tre kraut dalla testa di legno (Soldati Tedeschi). I “robot” di Hitler non avrebbero potuto mai eguagliare l’immaginazione e l’iniziativa dei soldati alleati sul campo di battaglia.

L’immagine della guerra propagandata al pubblico americano e britannico era di tenaci soldati alleati determinati a strappare la decisiva vittoria finale: ‘Dimentica l’immagine gloriosa di combattenti che hai visto nei film’, dichiarava all’epoca un giornalista corrispondente di guerra del New York Times, “L’immagine che volete avere nella vostra mente è quella di giovani uomini sporchi, affamati, completamente affaticati che si aggirano metà storditi e trasandati, e in qualche modo riescono lo stesso a rialzarsi e colpire i tedeschi.” Un pilota americano ha riferito a Bob Hope: “Sarebbe bello … tornare a casa … e allungare le gambe sotto un tavolo imbandito della cucina della mamma … ma tutto quello che desidero è battere questi figli di puttana nazisti , così possiamo poi dedicarci solo a quei bastardi di Japs. (Giapponesi)”

La maggior parte degli uomini degli eserciti alleati erano apertamente insofferenti delle fantasie propagandate su di loro dai corrispondenti delle testate giornalistiche, con eccezioni degne di nota come Bill Mauldin ed Ernie Pyle. Questa reazione rende più degno di nota il fatto che per una generazione, dopo il la vittoria nel 1945, molti miti furono perpetrati non solo dagli storici popolari, ma anche dalle istituzioni militari occidentali.

Nel 1950, il grande scrittore militare britannico, Capt. Basil Liddell Hart, scrisse un articolo in cui rifletteva sulla vasta superiorità delle forze alleate nell’Europa nord-occidentale nel 1944 e sulla riluttanza dei critici militari del dopoguerra in Gran Bretagna e in America di trarre conclusioni appropriate sulla prestazioni militari degli alleati: c’è stato troppo autocompiacimento e troppo poca indagine oggettiva, ha detto.

Liddell Hart non è stato il solo a sfidare la nozione convenzionale sulla seconda guerra mondiale guerra. Alcuni critici hanno cercato di sfidare alcune delle controversi teorie degli analisti militari americani; Col. Trevor Dupuy e Martin Van Creveld, che hanno sottoposto i rispettivi rendimenti degli eserciti americani e tedeschi sul campo di battaglia a uno studio statistico dettagliato. Nessuno e ancora riuscito, dati alla mano, a ribattere la conclusione analitica di Dupuy, cioè che in quasi tutti i campi di battaglia del fronte occidentale il meglio è stato mostrato dalla Germania:”Su base uomo a uomo, i soldati di terra tedeschi hanno costantemente inflitto vittime a un tasso superiore del 50% rispetto a quello delle truppe britanniche e americane in tutte le circostanze (enfasi in originale).Questo era vero sia in fase di attacco che in quello di difesa, quando avevano una superiorità numerica e quando, come di solito, erano in inferiorità numerica, quando avevano la superiorità aerea e quando mancava, quando hanno vinto e quando hanno perso.”

La verità ineluttabile è che la Wehrmacht di Hitler è stata la straordinaria forza combattente della seconda guerra mondiale, una delle più grandi della storia. Per molti anni dopo il 1945, sembrava doloroso ammetterlo pubblicamente, in parte per ragioni nazionalistiche, in parte anche perché le legioni naziste stavano combattendo per uno dei regimi più odiosi di tutti i tempi.

Uno spirito di narcisismo militare, nutrito da film come ‘Il giorno più lungo’, ‘Un ponte troppo lontano’ e ‘La battaglia dei Giganti’, ha perpetuato le immagini mitiche degli eserciti alleati e tedeschi. Inoltre, la stragrande maggioranza delle memorie sul campo di battaglia pubblicate in Gran Bretagna e in America riguardano, non a caso, l’esperienza del campo di battaglia alleato. Si soffermano sulle paure, le difficoltà e i trionfi dei soldati alleati visti dalle buche degli alleati.

Abbiamo imparato molto meno – anzi, assolutamente niente – su come il soldato tedesco abbia sostenuto un efficace difesa in Europa per 11 mesi sotto un costante e incontrastato attacco aereo degli alleati, bombardato quotidianamente da devastanti concentrazioni di artiglieria, affrontando enormi difficoltà, sostenuto da un frazione delle forniture e della potenza di fuoco a disposizione del soldato alleato.

Ora, la nostra visione della seconda guerra mondiale sta cambiando. La prospettiva storica e globale che mancava da così tanti anni è finalmente raggiunta. Il magnifico e monumentale studio di Russell Weigley sull’esercito americano nel nord-ovest dell’Europa confronta francamente il fallimento delle forze di Eisenhower nel generare capacità di combattimento per distruggere forze tedesche numericamente molto inferiori, finché queste non furono esaurite da 11 mesi di logoramento sul fronte occidentale, aggiunto all’enorme prosciugamento di forze e mezzi dei tedeschi dovuti ai  quattro anni di guerra sul fronte orientale combattuta contro i sovietici.

La lotta titanica della Germania con l’Unione Sovietica dal 1941 al 1944, che uccise più di 2 milioni di soldati tedeschi – probabilmente i migliori 2 milioni – fornì agli alleati occidentali un vantaggio straordinario per le nazioni in guerra: tempo per allenarsi, preparare, pianificare il confronto con il nemico sul campo di battaglia secondo le loro condizioni, in un momento attentamente selezionato dai signori della guerra di America e Gran Bretagna.

Dalla battaglia di Normandia fino alla fine in Germania, le prestazioni dell’esercito britannico sono state profondamente influenzate dall’incapacità di resistere a pesanti perdite. Montgomery fu ripetutamente avvertito dai suoi superiori a Londra sulla scarsità di manodopera. A pochi giorni dagli sbarchi in Francia, i battaglioni britannici venivano cannibalizzati per fornire rimpiazzi. Nel 1945, intere divisioni furono demolite per lo stesso motivo.

Sin dall’inizio della guerra, troppa attenzione critica è stata concentrata sugli ufficiali e l’alto comando degli alleati nell’Europa nordoccidentale, e troppo poco sulle prestazioni delle unità di combattimento. La alta dirigenza alleata era, nel complesso, non inferiore a quella dei tedeschi, ostacolata dalla mano morta di Hitler. Montgomery era cauto, non ultimo per la ragione sopra menzionata, ma certamente non era un incompetente. La prestazioni fiacche delle sue truppe in Normandia  fu principalmente attribuibile alla stanchezza della guerra e alla riluttanza ad accettare ulteriori pesanti perdite quando la vittoria finale era ormai a portata di mano.

Invece per gli americani  i numeri delle vittime non era un problema. Dall’inizio alla fine della campagna militare, la loro disponibilità ad accettare un numero alto di perdite per ottenere un obiettivo è stata riconosciuta, rispettata e invidiata dai loro alleati britannici. “Nel complesso, gli americani erano disposti ad affrontarlo più duramente di quanto lo fossimo noi”, dichiarò il feldmaresciallo Lord Carver, nel 1944-45 un comandante di brigata corazzata sotto Montgomery. Com’era, quindi, che l’esercito americano trovava estremamente difficile, anzi spesso impossibile, sconfiggere i tedeschi incontrati in qualsiasi occasione a termini pari?

In primo luogo, c’è stato lo straordinario fallimento degli alleati occidentali nel 1944-45 di fornire alle loro forze di terra armi adeguate. In quella fase della guerra, la tecnologia americana e britannica aveva creato una miriade di miracoli: superbi aerei da combattimento, equipaggiamento bellico antisommergibile, radar, il DUKW anfibio, la miccia di prossimità e la jeep. Attraverso Ultra, la più grande operazione di cifratura di tutti i tempi, gli Alleati possedevano una straordinaria conoscenza degli ordini di battaglia tedeschi, schieramenti e spesso – sebbene non nella Battaglia delle Ardenne – le intenzioni tedesche. Tuttavia, in mezzo a tutto questo, nell’Europa nord-occidentale i leader alleati hanno spinto le loro truppe di terra a combattere la Wehrmacht con equipaggiamenti inferiori in ogni categoria, tranne l’artiglieria e il trasporto. Mitragliatrici tedesche, mortai, armi anticarro e mezzi corazzati erano tutti superiori a quelli della Gran Bretagna e dell’America. Soprattutto, la Germania possedeva carri armati migliori. Lo Sherman, che dominava la campagna alleata, era un macchinario superbamente affidabile. Ma era fatalmente imperfetto dalla mancanza di una calibratura adeguata per penetrare nel Tigre e nella Pantera; e dalla scarsa capacità di sopravvivenza del campo di battaglia di fronte ai cannoni tedeschi.

Prima che iniziasse la campagna del 1944, queste carenze furono ben comprese a Washington e a Londra. Ma i capi di stato maggiore hanno espresso la loro fiducia nella superiorità numerica alleata talmente grande che una certa inferiorità qualitativa era accettabile. Questa fiducia era un’illusione mortale. Ancora e ancora nell’Europa nord-occidentale, molte forze tedesche di livello inferiore equipaggiate con una manciata di Tigri, Pantere o cannoni da 88 mm riuscirono a fermare attacchi importanti degli Alleati.

Per l’esercito americano nel nord-ovest dell’Europa, dall’inizio alla fine, le difficoltà critiche erano incentrate nella fanteria, l’ariete di sfondamento. Fu su queste truppe che cadde il peso schiacciante della battaglia e delle vittime. Un rapporto sulle lezioni tattiche della campagna di Normandia da parte della Prima Armata degli Stati Uniti dichiarò: “È essenziale che la fanteria in azione sia imbevuta di un atteggiamento audace e aggressivo: molte unità non acquisiscono questo atteggiamento fino a molto tempo dopo il loro ingresso in combattimento, e alcune non lo acquisiscono mai, mentre le unità che contengono personale appositamente selezionato come Airborne e Rangers hanno mostrato uno spirito aggressivo fin dall’inizio: il soldato di fanteria medio si affida troppo all’artiglieria di supporto per spingere il nemico da posizioni opposte alla sua avanzata … ”

Il gen. Mark Clark scrisse dall’Italia nell’estate del 1944: “Senza dubbio il nostro addestramento non ha ancora prodotto ufficiali disciplinati e uomini disciplinati”.

Nell’inverno del 1944 e nella Battaglia delle Ardenne, le forze del generale Omar Bradley si stavano comportando molto più efficacemente rispetto a giugno e luglio in Normandia.

Una delle più grandi conquiste americane della guerra fu l’espansione di una piccola forza prebellica in prima linea di 190.000 unità in un esercito di oltre 8 milioni di uomini. Tuttavia, una conseguenza inevitabile di questa trasformazione è stata la cronica carenza di comandanti addestrati e di alta qualità. In tutte le guerre americane, i suoi alleati hanno sempre concordato che gli ufficiali di West Point erano di conoscenza e strategia militare superiori. Il problema, durante la seconda guerra mondiale, fu che non vi erano abbastanza comandanti di qualità per guidare un esercito di 8 milioni di uomini.

Allo stesso momento, i risultati delle divisioni paracadutiste della 82d e 101st hanno mostrato ciò che il soldato americano era capace di fare. Gran parte dell’attenzione sulla battaglia di Market Garden (l’invasione alleata dei Paesi Bassi nel settembre del 1944) si è concentrata su l’eroico sacrificio della 6a Divisione aviotrasportata britannica. Tuttavia, storici oggettivi e alcuni testimoni oculari britannici credono che le divisioni americane abbiano offerto una prestazione di combattimento più professionale rispetto agli inglesi; e che se al generale Matthew B. Ridgway fosse stato concesso il comando sul campo piuttosto che il generale britannico Frederick A.M. Browning, l’esito della battaglia avrebbe potuto essere molto più felice per gli alleati. Quindi sarebbe assurdo suggerire che l’America non è in grado di produrre soldati d’elite.

La Marina e le forze aeree americane hanno raramente – e certamente non nella seconda guerra mondiale – trovato difficoltà nell’attrarre ufficiali di alta qualità. Tuttavia, essere un soldato in America non è mai stato uno status onorevole, al di fuori di poche migliaia di famiglie militari. È stato tradizionalmente il percorso attraverso il quale giovani uomini di modesta origine – Eisenhower e Bradley, non ultimo tra loro – possono aspirare a costruire una carriera.

Il gen. George S. Patton ha scritto: “È uno sfortunato, e per me, tragico fatto che nei nostri tentativi di impedire la guerra, abbiamo insegnato al nostro popolo a sminuire le qualità eroiche del soldato”. Dove in Europa, i giovani uomini dell’élite di ogni nazione hanno, in guerra, tradizionalmente gravitato verso le “teeth arms” ( fucili e reggimenti corazzati )  l’élite americana nel 20 ° secolo ha mostrato altri entusiasmi.

Il meglio della gioventù americana, come forza militare, gravitava istintivamente verso i corpi specializzati, i corpi di comando, ho gestione personale. Ciò non significa negare che alcuni Ivy Leaguers abbiano combattuto con distinzione nella fase più acuta del fronte dell’Europa nordoccidentale. Ma è ragionevole suggerire che nella seconda guerra mondiale, le unità di fanteria americane soffrirono di una grave carenza di dirigenti istruiti.

Intervistando i veterani di guerra, in netto contrasto con gli europei che generalmente riconoscono il rispetto per i loro ufficiali, i soldati semplici ​​americani si preoccupano dei buoni sottufficiali, ma raramente si incontravano con i loro comandanti di unità. Molti soldati semplici ​​americani nell’Europa nordoccidentale non possono oggi ricordare il nome del loro comandante di battaglione. Raramente ho incontrato qualche veterano europeo per il quale questo sarebbe vero.

Il famigerato sistema di sostituzione della fanteria americana, con cui gli uomini venivano arbitrariamente assegnati a un’unità numerica non territoriale, e non aveva la possibilità di costruire quella stessa lealtà possibile in un reggimento britannico, creò un’infelicità profonda tra molti uomini e contribuì a  creare nell’esercito USA un totale di quasi un milione di casi di affaticamento da battaglia nella seconda guerra mondiale.

Nella  primavera del 1944, il Dipartimento della Guerra si rese conto che era stato commesso un grave errore in base a una così bassa priorità di impiego per la fanteria. Ai rami specializzati e alle linee di comunicazione era stato permesso di sbaragliare una proporzione assurdamente alta degli uomini più adatti e più istruiti. Dei volontari arruolati nel 1942, solo il 5% aveva scelto la fanteria o i carristi. Si scoprì che i fanti del 1944 erano più bassi di un pollice della media dell’esercito, una modo per misurare e confrontare equamente la stazza fisica dei soldati.

Sebbene la fanteria costituisse solo il 6% dell’intero servizio – una proporzione allarmante – soffri oltre l’80% dei caduti americani in Europa. Sebbene il 54,3% dell’esercito tedesco fosse composto da soldati combattenti, questa cifra è scesa al 38% nell’esercito statunitense. Circa il 45 percento della Wehrmacht era impegnato a combattere con le divisioni, contro il 21 percento per l’esercito degli Stati Uniti. Gli americani possedevano una percentuale molto più alta di ufficiali in rapporto agli uomini: eppure molti di quegli ufficiali erano impiegati nelle retrovie piuttosto che con le formazioni combattenti.

Nell’ultimo anno di guerra, all’interno dell’esercito statunitense sono stati fatti grandi sforzi per migliorare il rapporto tra i denti e la coda (Rapporto dente-coda è un termine militare che si riferisce alla quantità di personale militare che serve per fornire e supportare ‘coda’ ogni soldato combattente ‘dente’); deviare la manodopera di alta qualità verso la fanteria; migliorare il livello di addestramento e leadership della fanteria. In tutte queste cose, c’era una certa misura di successo. Eppure gli americani, come gli inglesi, non hanno mai eguagliato la straordinaria professionalità del soldato tedesco, un’eredità storica che ha preceduto il nazismo.

Probabilmente fu una fortuna per il futuro della civiltà occidentale, ma aumentò notevolmente le difficoltà di Eisenhower, i soldati alleati si consideravano soprattutto civili temporaneamente vestiti in uniforme, mentre le loro controparti tedesche possedevano una straordinaria capacità di trasformarsi da macellai e impiegati di banca in tattici militari naturali.

Uno dei più assurdi cliché propagandistici della guerra era l’immagine del soldato nazista come una testa quadrata inflessibile. In realtà, il soldato tedesco mostrava invariabilmente una maggiore flessibilità sul campo di battaglia rispetto alla sua controparte alleata.

I tedeschi erano disposti ad agire – sempre”, ha detto il maggiore generale britannico Brian Wyldbore-Smith. Raramente riuscirono a non cogliere un’opportunità offerta dall’errore degli Alleati. Erano padroni del rapido contrattacco dopo aver perso terreno, mantenendo le posizioni fino all’ultimo, per poi disimpegnarsi magistralmente.

Non ogni soldato tedesco era un superuomo, non ogni formazione di uguale alta qualità. Dopo la l’offensiva delle ardenne, a tutti gli effetti l’ultimo rantolo della Wehrmacht ad ovest, gli Alleati occidentali non affrontarono mai più unità tedesche di altissimo livello. Ma per tutto il 1944, in mezzo agli errori monumentali dell’alto comando della Germania, a livello di reggimento il soldato tedesco realizzò miracoli.

C’era un contrasto tra l’atteggiamento e il comportamento della maggior parte dei giovani britannici e americani sul campo di battaglia contro quelli delle loro controparti tedesche, e questo non era esclusivamente il prodotto del fanatismo politico del nemico. John Hersey ha scritto vividamente da un’unità di Marine su Guadalcanal: “Quando guardavi negli occhi quei ragazzi, non ti dispiaceva per i Japs: ti dispiaceva per i ragazzi, le uniformi, la spacconata … erano solo mimetizzati. Erano solo ragazzi americani, non volevano quella valle o parte della sua giungla: erano ex-droghieri, ex lavoratori delle autostrade, ex impiegati di banca, ex scolaretti, ragazzi con un record pulito, non assassini “.

Eppure, in guerra, l’esercito che si dimostra di maggior successo nel trasformare le sue reclute in assassini possiede un vantaggio incommensurabile. Montgomery scrisse mestamente dal deserto a Sir Alan Brooke a Londra, identico a Hersey: “Il problema con i nostri ragazzi inglesi è che non sono assassini per natura”.

Nel maggio del 1945, gli Alleati raggiunsero la prima vittoria attraverso gli enormi sforzi dei russi che avevano inflitto tre quarti delle perdite all’esercito tedesco; e in secondo luogo attraverso lo spiegamento di risorse travolgenti. Si potrebbe sostenere che, dopo il 1945, nel tentativo di apprendere le lezioni della seconda guerra mondiale, l’esercito americano commise l’errore di invertire l’ordine di questi fattori. I comandanti americani tornarono dall’Europa credendo di aver dimostrato che la travolgente forza aerea e potenza di fuoco non potevano essere semplicemente un supplemento critico, ma un efficace sostituto dei combattimenti di fanteria dedicati.

Se è così, questo è stato un errore di giudizio che continua a costare caro all’America di oggi. Le carenze della fanteria americana nella seconda guerra mondiale furono ripetute in Corea e in Vietnam. È una grande illusione supporre che la guerra in Indocina abbia rivelato problemi unici e senza precedenti nell’Esercito degli Stati Uniti. L’esercito americano creato nella seconda guerra mondiale aveva sofferto di debolezze e difficoltà analoghe. Queste debolezze, evidenziate dall’attenzione dei media e dalla sconfitta, erano esistite sin dalla seconda guerra mondiale ma non erano mai state discusse prima.

Molti soldati professionisti occidentali credevano nel 1944-45, e credono ancora oggi, che fino a quando gli Stati Uniti non saranno in grado di affrontare il problema di produrre forze di massa di fanteria da combattimento efficaci, il continuo impegno della tecnologia e del denaro non sarà sufficiente per rendere la propria difesa efficace.

se non una, quattro verità, di Antonio de Martini

LA RETE “PROSPER” E LE GRANDI ESIGENZE DI DISINFORMAZIONE, IN INTELLIGENCE SONO SEMPRE TRIPLE.

Qualche amico mi considera anti-britannico pregiudiziale.
Ammiro gli inglesi sia individualmente che come popolo.

In base a questi stessi princìpi sto dalla parte dell’Italia bestemmiando in silenzio la sorte.
Per farvi capire meglio il modus operandi Inglese che quando fa la guerra, la fa per vincere e non per ” sedersi al tavolo della pace” vi racconterò la storia della rete PROSPER.

È lunga ma molto istruttiva. Buona per una domenica calma.

Durante la guerra, esisteva il SIS ( secret intelligence service) guidato dal colonnello Stewart Menzies e – una creazione di Churchill- il SOE ( special operation executive) comandato dal colonnello, poi generale, Colin Gubbins incaricato dei sabotaggi in Europa ( ” set Europe ablaze ” ordinò Sir Winston).

I due si odiavano e si scontravano regolarmente nel JIC ( joint intelligence committee) di fronte a Churchill.

PER ORGANIZZARE LA DISINFORMAZIONE SULLO SBARCO IN SICILIA, sentite quel che organizzo Menzies, maestro di inganni inarrivabile.

Henri Dericourt, responsabile dei voli segreti con la Francia, in specie la zona di Parigi, veicolava regolarmente e fortunatamente uomini e mezzi da e per la Resistenza e i suoi servigi erano equamente forniti a SIS E SOE all’insaputa del SOE.

Nell’estate 1943 il capo della rete PROSPER (1600 persone) fu chiamato a Londra, ricevuto da Churchill in persona che gli fece capire che qualcosa bolliva in pentola in tempi brevi.

Poi Menzies gli confidò che l’invasione della Francia del nord era imminente.

Forse suggerì un paio di date e invitò alla preparazione.
Hyundai
Il capo rete rientrato in Francia, mise in allarme tutto il ” reseau “e informò i capigruppo.

Furono catturati in 600 e quattrocento passati per le armi previa tortura da una informatissima Abweher.

Dericourt fu messo sotto inchiesta, ma giunsero ordini dall’alto che fermarono tutto.

MORALE:

a) Dericourt era fedele al SIS e mostrava ai tedeschi tutti i documenti del SOE in maniera da ottenere la loro fiducia e far passare, le ben più preziose informazioni del SIS, indenni le linee.

b) la rete PROSPER era stata ” venduta” in una con i capi rete convinti di conoscere la data dell’invasione ( il capo rete si fece uccidere mediante tortura senza parlare, ma uno o due dei sottoposti parlarono prima di morire col colpo alla nuca).

c) l’operazione serviva, nelle intenzioni del SIS, ad attirare i tedeschi nel nord della Francia mentre l’operazione sbarco era prevista in Sicilia.

d) a guerra finita, si scoprì che i tedeschi non avevano abboccato e non spostarono truppe verso nord, nemmeno in misura minima.

e) messo in crisi dalle eccessive perdite, il SOE fu messo in posizione defilata e data al SIS la precedenza nell’uso dei 18 aerei leggeri che eseguivano i voli notturni sulla Francia.

f) Gubbins accusò, in pieno JIC, Menzies di aver venduto ai tedeschi moltissimi agenti SOE. ( il 50% dei voli), ma senza esito. Anzi commise un errore: ammise le pesantissime perdite.

g) Cavendish Bentick che presiedette la riunione del JIC fu così convinto che il SOE si sarebbe vendicato del colpo basso ricevuto, sia in Francia che in Inghilterra, che ordinò a Victor Rothshild
lo scienziato che collaborava coi servizi, che “se fosse morto improvvisamente, si dovesse fare una autopsia”.

Menzies era intoccabile come Dericourt , anche dopo aver fatto ammazzare , scientemente e inutilmente, quattrocento agenti comandati da un eroico ufficiale. Inglese. Il suo nome era : maggiore FRANCES SUTTIL.

Serviva per sviare i sospetti di manipolazione se le vittime fossero state solo ” stranieri”.
Pare che il primo rifiuto di De Gaulle all’ingresso inglese nella Comunità Economica Europea, sia stato chiamato “il conto di PROSPER”.

Il motivo della intoccabilità di Menzies ? Enigma, il segreto che lo legava a Churchill ed altre pochissime persone e che assicurò la vittoria finale ad Albione.

Come spiegazione ufficiale della disinformazione fatta, si propinò la versione ufficiale del falso cadavere di un ufficiale inglese affiorato sulla costa iberica con in tasca una lettera tra capi militari inglesi che accennava a uno sbarco in Sardegna..

Da questa storiella ( operazione ” Mincemeat”) fu tratto il film “The man Who never was ” ( l’uomo che non è mai esistito) con Clifton Webb, presentato a Cannes nel 1956. L’anno della firma dei trattati di Roma.

Dal punto di vista tattico, le truppe ( aerei, navi) destinate a Sardegna o Sicilia, sarebbero state comunque sul posto della battaglia, ma la gente negli anni 50 era stanca di racconti di guerra e la prese per buona.

Le ottime operazioni di disinformazione – etica a parte- sono sempre triple. Questa era quadrupla perché Dericourt serviva a proteggere la vera fonte dell’Abweher. Ma meglio non dirlo.

Adesso capite perché ci sto tanto attento, seguo e segnalo di continuo le loro azioni, vero?
Buona domenica.

Il 25 aprile nulla da festeggiare, di Max Bonelli

 

Il 25 aprile nulla da festeggiare.

 

Alla stanchezza fisiologica che si accompagna alla primavera (con l’ondata di pollini e le  allergie connesse) si sente nel bel paese un’altra stanchezza che scaturisce da una data rossa sul calendario dove in teoria dovremmo festeggiare la liberazione dall’occupazione tedesca avvenuta dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943.

I festeggiati i circa 20.000 partigiani e i “liberatori” americani, sono venuti piano, piano a mancare negli anni ma non solo per un motivo fisiologico di morte degli stessi ma per la trasformazione di questi e dei loro discendenti morali in occupanti e collaboratori degli occupanti. Questa è la situazione ad oggi  in data 25 aprile 2018. Certo non come liberatori si possono indicare  gli  USA che hanno scalzato l’occupante tedesco per sostituirlo con un nodo da “cravattaro” che si fa di ogni anno più stretto. Nuove basi aprono sul nostro territorio, impunità dei loro soldati per i crimini commessi sul nostro suolo (Cermis docet) ed imposizioni in politica estera sempre più lesioniste dei nostri interessi (Libia).

Riguardo i collaboratori degli occupanti PD=PD-L: la prima parte dell’equazione rappresentano gli eredi immorali dei partigiani comunisti.  Il PCI almeno fino alla famigerata svolta  fatta con il viaggio di Napolitano negli USA era l’unico partito che si professava sovranista in Italia (volevano un Italia neutrale fuori dalla Nato). Già riecheggiano le urla dei “destrorsi” che dicono “non è vero ci volevano nel patto di Varsavia”. Illazioni mai provate dalla Storia e dette spesso per giustificare  il servilismo dell’MSI nei confronti della Nato e dei suoi apparati senza contare la scarsa propensione storico dinamica dell’URSS all’espansione geopolitica.

Ora il pronipote è rappresentato dal PD renziano, collaborazionisti degli USA ,fedeli servi che fanno della lotta alle timide istanze sovraniste della Lega e di Fratelli d’Italia la loro ragione di esistere.

I loro antenati morali si stanno rivoltando nella tomba,chi siede a botteghe oscure è un servo del capitalismo e traditore della Patria.

La seconda parte dell’equazione è composta dagli odiosi opportunisti spesso alto borghesi benestanti che diedero avvallo allo squadrismo degli anni venti per fermare l’avanzare del socialismo e tradirono il fascismo quando fu chiaro che era ormai cavallo perdente. Anche  essi fedeli servi del più forte ed in questo caso della bandiera a stelle strisce.

 

L’occupazione militare è solo un espressione di un’altra occupazione che subisce il paese: quella economica dell’Europa a conduzione tedesca.

Presenza ancor più pesante di quella militare descritta in precedenza, perchè sta uccidendo l’Italia, il suo substrato manifatturiero, quello che

l’ ha reso  una piccola potenza economica.

La moneta unica sta uccidendo la nostra economia che non avendo in mano lo strumento della svalutazione è costretta a riversare sul lavoro le leve per attuare concorrenza dei prodotti, precarizzando le condizioni degli occupati a tutti i livelli e non ultima la classe della piccola borghesia impiegatizia.

Questa occupazione a 360|gradi Germano-Americana la stiamo vivendo in tutta la sua implacabile stretta nel mandato del presidente  Mattarella al secondo schieramento per numero di eletti il M5S con il preciso intento di unirsi al PD uscito perdente dalle elezioni. Tutto dettato dal pericolo populista sovranista che Lega e Fratelli d’Italia si fanno espressione seppur in maniera timida. Se analizziamo le parole espresse dal PD “si al dialogo con il M5S se cessano di dialogare con la Lega” si capisce a quale padrone rispondono, lo schiavo perdente che vuole prendersi in carico l’addestramento del nuovo il M5S.

Il peccato della Lega? Il timido accenno di ribellione all’occupazione. Proprio ora che Salvini parla non più di Padani, ma di Italiani e da partito secessionista timidamente fa passi verso il Sovranismo patriottico rappresentato dall’On. Bagnai e nelle loro file eletto?

 

Questa rinnovata lotta tra occupanti e loro collaborazionisti da una parte e dall’altra  patrioti che con diversi colori,contraddizioni emergono nel paese si rinnova e ci dovrebbe far riflettere che non c’è niente da festeggiare in questa data. Ci sono ragioni per una ribellione, per una lotta contro l’occupazione. Bisognerebbe rileggersi le figure di veri eroi come :

Bottai

https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Bottai

 

Mattei https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Mattei

 

ed altri patrioti sovranisti  sconosciuti che in silenzio rifiutarorno di versare sangue italiano

http://www.conflittiestrategie.it/il-25-aprile-nel-ricordo-di-mio-nonno-gigi-ed-altre-storie-sconosciute-ai-piu-di-max-bonelli

 

e rivolsero le loro energie contro gli occupanti.

Eroi  che rifiutarono  la logica dei Guelfi e Ghibellini che porta ad ammazzarci con facilità tra di noi italiani e  che indicarono una strada:

rivolgere le nostre energie ad una vera lotta di liberazione perchè questa è rimasta incompiuta.

Bisognerebbe far partire un tavolo di conciliazione nazionale che parta da una base comune data di tanti patrioti che dopo l’8 settembre decisero di combattere da una parte e dall’altra i due occupanti il tedesco e l’americano senza  versare sangue italiano. Per fare questo occorre potare sia a destra che sinistra la faziosità partitica e far rimanere centrale il fusto su cui si poggia l’Italia la Patria fatta di lavoratori e piccola media borghesia con l’attività produttiva incentrata nei confini nazionali.

 

Max Bonelli

 

 

 

Anniversari. Hitler a Stalingrado,l’Italia di oggi dove?, di Antonio de Martini

75 ANNI DALLA RESA DI STALINGRADDO

75 anni fa, il due febbraio, la sesta armata tedesca, dopo sei mesi di massacro diuturno, si arrendeva alle truppe sovietiche, decidendo le sorti della guerra sul fronte est.

Il generale Paulus veniva promosso feldmaresciallo, inaugurando così la tradizione di promuovere sul campo i generali sconfitti di cui approfitterà anche il nostro generale Messe che comandò l’ARMIR ( armata italiana in Russia, 60.000 uomini mandati allo sbaraglio per compiacere l’alleato)..

Anche in questo caso il disastro fu dovuto a sclerosi mentale, vanità, visione ideologica delle cose e servilismo carrierista.

Hitler invece di puntare con tutte le sue forze al Caucaso petrolifero abitato da numerosi nuclei di origine tedesca, volle concentrarsi sulla città che portava il nome del suo nemico ideologico prima, e si rifiutò di abbandonarla mentre era ancora a tempo, poi.

Goering, vanitoso, ambizioso e avido di attenzione, alla domanda se l’aeronautica sarebbe stata in grado di rifornire per via aerea trecentomila uomini con l’inverno alle porte, rispose positivamente senza nemmeno interpellare il suo Stato Maggiore. Non ci riuscì.

Paulus, che finirà come candidato dei sovietici a primo ministro di una Germania in condominio che non si realizzò perché la divisero, obbedì alle minute istruzioni quotidiane di Hitler come un caporale di giornata, fregandosene degli uomini di cui era responsabile e del proprio onore.

Sono gli stessi difetti, individuali e di gruppo, che stanno portando questo regime alla tomba.
Con due differenze: non si spara e dura da troppi, troppi anni.

Renzi ci ha spiegato , senza contraddittorio, che il lavoro precario deve essere più costoso di quello a tempo indeterminato.

Logica bacata da ideologia sdrucita. Se una impresa deve, mettiamo, fare un lavoro che non dura dovrà pagarlo più di un lavoro durevole indispensabile e permanente, generatore di lavori a tempo.
Ecco la mentalità di Hitler: rigida, irrealistica e priva di confronti.

Il pallido Padoan è Paulus, zelante esecutore incapace di autonomia intellettuale, sempre devotamente in linea con il pensiero altrui.

Le numerose caratteristiche di Goering possiamo ripartirle tra Alfano e il ministro dello sviluppo economico di cui al momento mi sfugge il nome.

Nessuno, invece, che possa rappresentare il maresciallo Von Manstein, fautore inascoltato della Difesa flessibile che propose insistentemente di far ritirare l’Armata prima che venisse accerchiata e destinarla a impossessarsi delle zone petrolifere, approfittando della maggiore mobilità ed esperienza delle truppe tedesche,accorciando il fronte ed evitando di perdere trecentomila uomini e con essi l’intera campagna.

Hitler, esasperato dalle puntuali critiche militari e dal rifiuto a infierire sui civili di Manstein, nel 1944 lo esonerò mandandolo a casa.
Si salvò così da altre epurazioni sanguinose, a Norimberga gli diedero quattro anni di prigione che non gli fecero nemmeno scontare e, più tardi, scrisse le sue memorie che titolò ” Vittorie Perdute”.

La Stalingrado di questo regime sarà l’economia.

IDEOLOGIE_UN CASO CLAMOROSO DI ACCECAMENTO, di Antonio de Martini

Un esempio di come un’ideologia possa obnubilare le menti è l’accanimento con cui i nazisti vollero perdere la guerra piuttosto che cambiare il loro modo preconfezionato di vedere il mondo.

Incastrati in una tenaglia a est e a ovest per via dell’inganno ordito dagli inglesi che fecero credere a Hitler la favola di una Inghilterra pronta alla pace, Hitler mantenne quel che aveva scritto nel Mein Kampf, attaccò l’URSS e dovette combattere su due fronti.

Tutti gli strateghi e i politici tedeschi capirono che uno dei fronti andava pacificato a pena di sconfitta.
Ci furono decine di contatti in Svezia, Svizzera e Vaticano per fare pace con l’Occidente e continuare la guerra a Oriente, mentre i sovietici continuarono con offerte di pace separata – nelle stesse zone neutrali- fino al giugno 1943 !

Il pregiudizio nazista di trattare solo con l’Ovest impedì loro di capire che la richiesta di resa incondizionata di Roosevelt sarebbe stata mantenuta e che l’URSS avrebbe potuto rifornire di materie prime contro tecnologie la Germania ( oltre a risparmiare quattro gruppi di Armate) e farle rovesciare la situazione.

In cambio, i russi volevano creare un ritorno ai confini del 1939 e uno stato cuscinetto in Ucraina.

Hitler rifiutò ostinatamente fino a che non fu troppo tardi, ma tutte le ipotesi di chiusura di un fronte – anche per i generali tedeschi- presupponevano una intesa con l’Ovest e non con i russi che invece continuarono a proporla per due anni e in più sedi.

Ne sapremo di più quando la Russia si deciderà a desegretare i 39 volumi del processo a Lavrenti Berjia i cui termini di segretezza sono scaduti da oltre trenta anni senza esito. Il poco che se ne sa è fonte di incredulo stupore.

Da Himmler a Halder e Falkenaym a Schellenberg a Kluge, tutti cospirarono, separatamente, per la morte di Hitler e trattativa con l’Occidente. Nessuno prese in considerazione l’URSS.

Anche gli italiani presuppongono unicamente alleanze con gli USA, invece di creare almeno un sottoinsieme mediterraneo, meglio se neutrale.
Fino a che non sarà troppo tardi anche per noi.

Per i nostri governanti, gli USA sono sempre i liberatori e vanno assieme alla devozione per San Gennaro che, come è noto, non è mai esistito.