La religione “gender” in Scandinavia. “Imposizione” di un credo, di Max Bonelli

 

La religione “gender” usa metodi ai limiti della

repressione per imporsi in Scandinavia.

 

Quante volte avrete sentito la vulgata? “nei paesi scandinavi stanno 10-20 anni avanti a noi”. Frequentandoli in maniera più o meno assidua da 16 anni, posso confermarvi che sì effettivamente i paesi in questione sono una decina di anni avanti a noi sulla strada della globalizzazione e della eradicazione del senso identitario dell’individuo, visto come oggetto in funzione del suo ruolo di produttore di merci e di consumatore delle stesse ed al contrario  visto come soggetto nella sua ricerca di una convulsiva libertà, rigidamente delimitata alla sua vita privata.

Per raggiungere questa meta o questo baratro (a seconda dei punti di vista), la teoria/e di  gender è uno strumento fondamentale al raggiungimento dell’obbiettivo. La lotta dei sostenitori del gender ad affermare che è la società tradizionale ad aver creato lo stereotipo della famiglia composta da mamma e papà, piuttosto che da genitore 1 e 2 è senza quartiere,oserei dire casa per casa o per meglio dire istituzione di ricerca per istituzione di ricerca.

Ne ha fatto le spese la professoressa in neurobiologia Annica Dahlström della università di Göteborg.

Il suo peccato? Aver affermato che i cervelli dei maschietti e delle femminucce sono diversi per struttura e funzionamento fin dalla nascita a livello biologico. Dalle sue ricerche sono i livelli di testosterone che influenzano la propensione, evidenziata da studi campione,  dei bambini già a nove mesi di interessarsi a macchinette e soldatini e delle bambine ad interagire con una bambola piuttosto che con un camioncino.

Per questo ha ricevuto minacce telefoniche,una lettera piena di feci di ratto e per finire un colloquio con un professoressa di Storia della stessa università che la invitava in modo perentorio a non pubblicizzare i risultati delle sue ricerche.

 

In questa ribellione al “politico corretto”  Dahlström non è sola. Lo psicologo Alf Svensson ha avuto in poco tempo mezzo milione di lettori del suo articolo:

“Smettete di cercare di far diventare i bambini sessualmente neutri”.

Un entrata a gamba tesa contro la dottrina femministica delle propensioni di  genere imposte dalla società. Il professore Svensson senza giri di parole afferma che se abbiamo nella Svezia delle pari opportunità il 98% delle maestre di asilo donne ed il 95% dei piloti di aereo uomini non è dovuto alle bambole ed agli  aeroplanini che hanno ricevuto in regalo dai nonni ma da precise differenze psicologiche tra i sessi.

Non ci è dato di sapere se il Dottor Svensson ha ricevuto le stesse intimidazioni della neurobiologa prima citata, forse la sua grinta da ex boxer ha portato a più miti consigli qualche talebana scandinava?

 

In Norvegia l’aria non è diversa. Un programma televisivo in teoria pro gender, mostrava uno studio sociologico in cui i  paesi dove le pari opportunità sono ai massimi livelli, uomini e donne si sclerotizzano ancora più nella scelta dei mestieri tecnici per gli uomini e sociali per le donne.

Paesi meno ricchi e lungi da avere ottimali pari opportunità tra i sessi le donne avevano percentuali maggiori nei ruoli tecnici rispetto alle scandinave.

Queste evidenze hanno  fatto imbestialire i gender sostenitori (molto ben posizionati a livello accademico) che sono riusciti a far chiudere il programma. Nel contempo il canale televisivo veniva finanziato con un  sostegno di 50 milioni di corone da parte dell’accademia delle scienze. Un caso di censura pagata?

Ritornando al settore medico abbiamo un altro clamoroso esempio di professionista controcorrente le cui affermazioni decise fanno temere

per il destino professionale ed umano del coraggioso psichiatra David Eberhard.

Lo specialista afferma impavido che ragazzi e ragazze sono diversi nelle forme e nell’incidenza delle patologie psichatriche?.

Gli psicopatici sono quasi appannaggio esclusivo dei maschietti mentre le femminucce sono colpite da depressione 2 a 1 in rapporto agli uomini.

Con una evidente tendenza a sottovalutare il rischio,tipico dei portatori del gene Y, il buon David afferma “le teorie gender sono problematiche, in quanto molte di di queste teorie ignorano la biologia”. Continua affermando:

“assomigliano più ad una religione che a teorie scientifiche, cercano solo le risposte che possono confermare le loro ipotesi”.

Ancora in Scandinavia non ci sono i gulag psichiatrici ma non escludo che prossimamente faranno leggi apposite che li istituiranno per i tipi più ostinati a remare contro come il sopracitato.

Concludo con un libro per bambini in formato comics che insegnare ai bambini ad accettare la transessualità. Il personaggio principale è Husse che tornato dal lavoro si leva la giacca e la cravatta ed a casa  si veste con la gonna e con tanto di rossetto si dedica al lavoro a maglia. Ha per cane un cavallo che si crede un cane e che adora gli ossi ed andare a spasso a guinzaglio con il padrone. L’autrice Susanne Pelger trova che sia un buon modo di spiegare le varietà sessuali ai bambini. A proposito di quest’ultimi la Svezia ha registrato una decuplicazione dei casi di bambini che chiedono di cambiare sesso. Erano sotto i 20 per anno nel 2011 per arrivare ai 197 del 2016. Sarà qualche variazione biologica della razza scandinava? Oppure la moderna società gender sta dando i primi frutti?

 

 

Max Bonelli

 

Fonti bibbliografiche

Varlden Idag febbraio 2018

https://www.varldenidag.se

 

 

 

“QUESTA DONNA PAGATA IO L’HO !” , di Antonio de Martini

La prima volta che notai il fenomeno fu nel film ” “Shinue l’egiziano” con Edmund Purdom. Avevo 14/15 anni.
Un polpettone pseudo biblico.

Notai un “cammeo” fatto da una attrice sconosciuta e piacente a nome Bella Darvi.
Recitava tanto male che se ne accorse anche un adolescente arrapato come me.

Anni dopo scoprii che era stata inserita nel cast perché era la “caralcuore” del produttore Darryl Zanuck.

Poi scoprii che Jane Russel ( “gli uomini preferiscono le bionde”) era molto ammirata dal produttore Howard Hughes e così via.

Ingrid Bergmann, nelle sue memorie e interviste, racconta che per fare entrare meglio Antony Perkins nella parte del giovane innamorato di ” Le piace Brahams” se lo portò a letto fin dal primo incontro. Fu un successo.

Molti giornali parlavano apertamente de ” il divano del produttore” e Otto Preminger fu colui che “fece il provino a Jean Seberg” per ” buongiorno tristezza” e a Tippi Hiddren per “gli uccelli.”

Grande ė stata la mia meraviglia quando lo scandalo contro Harvey Weinstein, nei giorni scorsi è stato montato a freddo.

L’accusa è ” comportamento inappropriato” – nessun reato dunque, ma uno sputtanamento sistematico sotto forma di stillicidio moralistico dal pulpito dei media per metterlo fuori gioco.

È a malapena trapelato che Harvey Weinstein era in trattativa con Michel Moore per fare un film su Donald Trump, certo non elogiativo, visto che sono entrambi contribuenti del partito democratico. Potrebbe essere.

Ma, badiamo al sodo.

A me interessa il candore ipocrita delle “vittime” che confessano di aver giaciuto col Tycoon di Hollywood, ammettendo di averlo fatto per ottenerne l’appoggio e lo hanno annunziato come se fosse una novità assoluta che ,dopo anni, ancora le sconvolge la psiche.

Il povero, perverso, Harvey, fatemelo chiamare così, considerava le attrici – a detta loro- come pezzi di carne. Incluse Lea Seydoux e la Delevigne entrambe lesbiche dichiarate sui media.

Harvey aveva certamente una predilezione per l’esibizionismo e si mostrava in accappatoio in camera sua alle vergini in cerca di scritture notturne o circuiti di distribuzione dei loro films e confessava un ” penchant” per il cunnilingus, proponendosi, ammettono, senza violenza.

UNA PER TUTTE

Asia Argento, all’epoca dei fatti maggiorenne da ben tre anni, ci racconta che, “per farlo smettere” ha dovuto fingere un orgasmo.
Non ci dice cosa pensava di fare nottetempo nella camera da letto di un albergo con un produttore dalla lingua piuttosto chiacchierata.

Poi ci informa – sempre sul New Yorker che ho pubblicato due giorni fa- che il rapporto è durato cinque anni, lui l’ha anche presentata alla mamma e le ha pagato la bambinaia per la pargola.

A me sembra un sempliciotto più che un predatore.

Lo definirei puttaniere solo se posto in relazione alle signore che hanno frequentato, lautamente compensate, il suo talamo.

Anche dal punto di vista morale, il povero Harvey deve essersi ritenuto in regola, avendo seguito l’esempio di re Davide ( senza peraltro mai uccidere il marito delle Betsabee di turno) e non pochi altri regnanti e patriarchi biblici.

Le ragazzine al vecchio re Davide le forniva il gran sacerdote e a gratis per consentirgli di superare la depressione. Lui, invece, ne discuteva con Lombardo in termini di incarichi retribuiti e distribuzione sul mercato USA.

Queste signore, ora che hanno incassato notorietà e denaro cercano di ribaltare sul vecchio cliente il naturale senso di colpa scaturente dal meretricio praticato in giovane età.

Non sono un rabbino, ma non mi sembra kosher.