DELLE VERIFICHE EX POST, di Pierluigi Fagan

DELLE VERIFICHE EX POST. Avevamo lasciato tre possibili esiti interpretativi di ciò che è successo in Russia l’altro giorno, la vittoria (parziale) di Prigozhin, di Putin, una specie di pareggio. La nostra tesi principale tendeva però ad illuminare una componente che in questo teatro a tre (Prigozhin, Putin, Shoygu) mancava, la quarta gamba senza la quale il tavolo traballava. S’invitava cioè a guardare chi a Mosca poteva aver dato sponda a Prigozhin e senza il quale non si capisce quello che altrimenti sembra, autenticamente, un “pezzo da matto” di uno che matto non è.
Ho visto e sentito molte interpretazioni. È incredibile come la passione narrativa si libri senza peso sopra la realtà. Pensare che un manipolo di centurioni possa fare un colpo di Stato partendo da mille chilometri da Mosca, di una cosa come la Federazione russa, finanziati dall’Occidente o di testa propria, manca dei minimi requisiti di realismo. Inviterei tutti a provare a scrivere la sceneggiatura estesa di questa storia, capire in quanti si arriva a Mosca, con quante perdite, con quanto tempo usato dal nemico per prepararsi, dopo che si fa, chi occupa i ministeri, le televisioni, le agenzie di stampa, la banca centrale, le sedi dei servizi che ovviamente stanno lì buoni-buoni ad aspettare tremanti l’arrivo dei terribili Wagner, con Putin al sicuro in un bunker siberiano che mantiene tutte le linee di comando ed i codici nucleari. È che ai più comprendere la realtà non interessa affatto, interessa solo commentare la versione che occidentali e russi hanno interesse a proporre come suo sostituto.
Alcuni sono arrivati addirittura a credere che Prigozhin abbia preso i soldi dagli occidentali e li abbia parcheggiati in un furgone sotto il suo ufficio a Mosca. I conti offshore che sono lì apposta per queste cose, no, ci vogliono le mazzette di dollaroni fruscianti che viaggiano da Kiev a Mosca. Un mondo di matti.
Veniamo al discorso di ieri di Putin. Putin ha parlato di “patrioti manipolati nell’oscurità”, secondo la traduzione google della timeline in diretta di Ria Novosti che seguivo iersera. Prigozhin è quella “oscurità”? Non sembra, che fosse il capo di Wagner e quali fossero i suoi intendimenti era palese. “Tutti i militari ed i servizi sono rimasti fedeli al Paese” ha specificato visto che forse qualcuno ha nutrito dubbi. “Tutti i tentativi di creare disordine interno falliranno”, quindi ce ne sono stati o ce ne sono o ce ne potrebbero esser altri? Segue riunione con procuratore generale, il capo di stato maggiore, il ministro dell’Interno, il ministro della Difesa, il direttore dell’Fsb, il capo della Guardia nazionale, quello del Fso ( che può condurre operazioni di sorveglianza senza mandato, eseguire arresti e dare ordini ad altre agenzie dello Stato su base stimata di 50.000 effettivi) e il capo del comitato investigativo, ha detto Dmitry Peskov citato da Ria Novosti, tutti per capire cosa fare del solo Prigozhin e due tre generali suoi accoliti?
Prigozhin che intanto aveva ridimensionato il pezzo da matto a intemperanza occasionale dopo aver proclamato l’inizio di una “guerra civile”, sostenendo tesi di inutilità della guerra con piglio pari ad un portavoce NATO di origine ucraina. Era lo stesso Prigozhin che per mesi aveva contestato a Shoigu lo scarso impegno e decisione nello spianare gli ucraini?
Quelle dichiarazioni urlate in mondovisione che decostruivano tutta la propaganda del Cremlino di questi mesi, all’inizio della marcia su Mosca, che fine avevano? Erano dichiarazioni di uno che sta recitando la commedia dell’astuto “russian job”, d’accordo con Putin per dar copertura al trasferimento Wagner in Bielorussia, dicendo quello che in Russia nessuno può dire, come altri astuti interpreti del fronte filo-russo (che poi in realtà è una idea nata dagli ucraini ed amplificata ieri da Parsi su Libero) sostengono con sorriso di chi la sa lunga? Non quadra.
Dicono che i famigliari di Prigozhin fossero in mano Fsb da un secondo dopo l’inizio del film, probabile. Sembra credibile Putin sapesse dell’azione ed abbia lasciato mano libera per vedere chi a Mosca si faceva vivo in appoggio, appoggio senza il quale Prigozhin certo non avrebbe intrapreso l’azione poiché scemo non è, almeno non tanto quanto quelli che pensano possibili queste cose. Appoggio che è stato stroncato sul nascere o si auto-ritirato annusando presto l’aria di trappola lasciando l’intemerato da solo sulla via della sua fine.
Noi avevamo un corrispondente RAI a Mosca, lì da più di tredici anni, Marc Innaro, l’abbiamo ritirato da Mosca quando è arrivato l’ordine americano di ritirare tutti i corrispondenti, tranne BBC che rimane lì a sfornare versioni ed interpretazioni adeguate. Perché Innaro era lì da così lungo tempo e così altri prima di lui? Perché come accadeva ai tempi dei cremlinologi (che oggi su Repubblica chiamano criminologi dato che le nuove generazioni non conoscono la storia ed il lapsus freudiano è sempre dietro la lingua) o come capita coi vaticanisti o gli scrutatori degli Arcana imperii cinesi dei think tank americani, quegli ambienti sono difficili da penetrare e quindi ci vuole un lungo lavoro di contatto ben attento agli equilibri tra ciò che vieni e sapere e ciò che puoi dire, per fare il tuo mestiere. A volte non ti dicono neanche niente di diretto, ma puoi osservare gesti, assenze, segnali da decrittare, se conosci la lingua oscura delle geometrie di quel potere. Ma Innaro è stato subito accusato di essere filo-Putin e quindi adesso mandiamo a Mosca stagisti che si chiudono in albergo e ti dicono da lì quello che le agenzie battono da qui.
Non gliene frega niente a nessuno di sapere come stanno le cose davvero, da una parte debbono tenere in piedi la favola di Ivan il Terribile che tutto controlla e decide, dall’altra gli piace credere che sia vero e fanno il tifo per lui. È una vera filosofia della storia quella del Grande Uomo, ridurre cose complesse al semplice, un intero popolo cresciuto a Bach, Goethe, Hegel e Marx, si fa irretire da un pittore fallito per giunta austriaco, che problema c’è, è il totalitarismo baby!
La questione non è chiusa. Oggi Lukashenka ci farà sapere la versione ufficiale (quindi falsa) del perché ospita i Wagner, dopo il primo luglio vedremo quanti Wagner andranno in Bielorussia e quanti rientreranno nei ranghi. Col tempo vedremo anche cosa ne sarà dei Wagner africani e siriani. Voci inverificabili come ogni altra di questa faccenda, avevano detto due giorni fa che nel giro di telefonate di Putin agli alleati in cerca di non si sa cosa, più di una repubblica centroasiatica aveva declinato l’invito a dare una mano, forse ad ospitare loro i Wagner? I Wagner bielorussi continueranno a gestire il proprio network necessario alla geopolitica di Mosca da Minsk e dintorni e visto che ci sono terranno pure preoccupati gli ucraini? Siamo sicuri che Shoigu starà ancora lì tra tre mesi? Peskov aveva detto tempo fa che Putin avrebbe fatto sapere il prossimo novembre se si ricandiderà alle elezioni in teoria a marzo dell’anno prossimo. Manterrà l’impegno? Ci saranno elezioni davvero o data la “guerra” verranno post-poste? Dipenderà da come si metteranno le cose nella guerra sul campo?
L’importante è che la bolla di attenzione dei pesci rossi che si allarmano delle cose e vi prestano attenzione angosciata per un quarto d’ora si sia sgonfiata. Si può tornare alla Santanchè o alla polemica del giorno su cui litigare sui social. Putin è indebolito! Gridano da una parte. Putin è eterno! Rispondono dall’altra. Meglio non intromettersi, non c’è niente che provochi più rabbia di chi ti viene a sgonfiare il gioco con quella roba orribilmente complicata che è la realtà.

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