A FARI SPENTI. ANCORA SULLE SORPRENDENTI PAROLE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA_Di Massimo Morigi

A FARI SPENTI. ANCORA SULLE SORPRENDENTI PAROLE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA (MA ANCHE  SULLA NUOVA EPOCA DELL’ ‘IMPÉRIALISME EN FORME’ INAUGURATO DALLA SECONDA PRESIDENZA      TRUMP    E      SUL       GROSSRAUM      DI    CARL SCHMITT)

Di Massimo Morigi

 

          Ad integrazione dell’illuminante articolo di Giuseppe Germinario Giù la maschera? Dedicato al Presidente (“L’Italia e il Mondo”, 19 febbraio 2025, Wayback Machine: http://web.archive.org/web/20250219134123/https://italiaeilmondo.com/2025/02/19/giu-la-maschera-dedicato-al-presidente_di-giuseppe-germinario/) sulle sorprenderti analogie riscontrate  dal Presidente della Repubblica nel discorso di Marsiglia del 5 febbraio fra l’azione del Terzo Reich nell’arena internazionale  e quella messa in atto dalla Federazione russa  riguardo alla guerra Nato-Russia (ipse dixit: «La crisi economica mondiale del 1929 scosse le basi dell’economia globale e alimentò una spirale di protezionismo, di misure unilaterali, con il progressivo erodersi delle alleanze. La libertà dei commerci è sempre stata un elemento di intesa e incontro. Molti Stati non colsero la necessità di affrontare quella crisi in maniera coesa, adagiandosi, invece, su visioni ottocentesche, concentrandosi sulla dimensione domestica, al più contando sulle risorse di popoli asserviti d’oltremare. Fenomeni di carattere autoritario presero il sopravvento in alcuni Paesi, attratti dalla favola che regimi dispotici e illiberali fossero più efficaci nella tutela degli interessi nazionali. Il risultato fu l’accentuarsi di un clima di conflitto – anziché di cooperazione – pur nella consapevolezza di dover affrontare e risolvere i problemi a una scala più ampia. Ma, anziché cooperazione, a prevalere fu il criterio della dominazione. E furono guerre di conquista. Fu questo il progetto del Terzo Reich in Europa. L’odierna aggressione russa all’Ucraina è di questa natura.». Brevissima chiosa all’ipse dixit: “trascurabile” errore storico dove si paragona la guerra dei nazisti nell’est Europa e in Russia che contemplava lo sterminio fisico delle popolazioni slave e successivo ripopolamento con popolazioni tedesche con l’attuale guerra Nato-Russia che, al di là di cosa se ne pensi, non implica certo lo sterminio degli ucraini ma semmai la sicurezza in termini geopolitici e geostrategici della Russia, e certamente questo “trascurabile”errore storico, ha facilitato l’azione Russa,  su tacito mandato dell’amministrazione Trump tramite Marija Vladimirovna Zacharova,  portavoce del Presidente della Federazione russa Vladimir Vladimirovič Putin, di attaccare il nostro Presidente della Repubblica definendo le sue parole «blasfeme» e su questa azione russa su procura statunitense si veda  il mio Sulla nuova epoca dell’ “impérialisme en forme” della seconda presidenza Trump: stress test n°2 (ma per procura), “L’Italia e il Mondo” 16 febbraio 2025, Wayback Machine: http://web.archive.org/web/20250216095900/https://italiaeilmondo.com/2025/02/16/sulla-nuova-epoca-dell-imperiaslisme-en-forme-della-seconda-presidenza-trump-stress-test-n2-ma-per-procura_di-massimo-morigi/), ed anche dei numerosi commenti che ne sono seguiti, anche questi del tutto condivisibili, in maniera del tutto schematica e per punti intendo qui rappresentare lo scenario che ha reso possibile questa vicenda e, volendo dare una sorta di sistemazione more geometrico di quanto sinora è stato detto in proposito, per questa volta non farò uso né di (tentativi di ) ardite metafore né di (malriuscite) ironie  cui  (troppo) spesso  ricorro. E quindi:

         Primo) Il Presidente della Repubblica ha detto quello che ha detto perché lui e lo staff che lo consiglia e gli scrive i discorsi hanno agito come una sorta di pilota automatico tarato sulla precedente amministrazione statunitense. Come tutti sanno, il pilota automatico è ottimo per gestire i voli degli aeromobili in presenza di una navigazione senza turbolenza ma in presenza di problemi, come nel nostro caso il turbolento e violento passaggio dallo scenario della globalizzazione a guida statunitense al multipolarismo e la conseguente sostituzione da parte statunitense dello strumento arrugginito dell’universalismo dei diritti  con il rozzo  e spudoratamente violento ‘impérialisme en forme’, questo pilota automatico risulta pateticamente non solo inadeguato ma anche terribilmente pericoloso  per chi voglia continuare ad impiegarlo.

          Secondo) Il Presidente della Repubblica ha detto quello che ha detto perché lui e il suo staff sono abituati a confrontarsi prevalentemente con la pubblica opinione all’interno dell’Italia, un confronto che nei discorsi dei Presidenti della Repubblica che lo hanno preceduto  si è (quasi) sempre manifestato attraverso la formulazione di luoghi comuni e di concetti (apparentemente) non divisivi. Fin qui nulla di male (o molto di male, se si vuole, ma anche  questo “lisciare il pelo” dei cittadini fa parte del ruolo e di come è strutturata la funzione di potere del Presidente della Repubblica), solo che, ahimè, nel caso di quest’ultimo Presidente della Repubblica questo “lisciare il pelo” è sceso ad un livello così impolitico che le esternazioni indirizzate alla pubblica opinione dei suoi predecessori, al confronto, sembrano Il Principe di Machiavelli. Si è arrivato al punto che ora il Presidente della Repubblica esterna su tutti gli aspetti della vita dei cittadini e della società e fornendo su ciò le sue sentite ma soprattutto retoriche esortazioni: dal bullismo nelle scuole, che deve essere contrastato con decisione, al femminicidio che non è ammissibile in un paese civile come il nostro, ai morti sul lavoro, che sono assolutamente inaccettabili in una Repubblica fondata sul lavoro e via discorrendo con argomenti (e sviluppo delle tematiche in questione) cui nessuno in cuor suo può dire qualcosa in contrario, peccato solo che queste esternazioni hanno perso qualsiasi natura di concreto indirizzo politico e costituiscono sempre e solamente una sorta di libro cuore buono solo a fare dire al popolo italiano quanto è buono e sensibile il Presidente della Repubblica e quanto pensa a noi. Insomma, il Presidente della Repubblica una sorta di Papa laico  molto finemente tarato all’ottenimento di un vasto (ma impolitico,  o, meglio, politico ad usum dell’oligarchia dirigente il nostro paese) plauso in Italia ma che, quando questa retorica esce dai confini nazionali, incontra problemi. O, almeno, i problemi vengono quando saltano i vecchi paradigmi e quello che in passato all’estero non veniva nemmeno considerato ora viene molto attentamente analizzato e così si è sempre ad un passo dal disastro diplomatico. Come nel caso delle reazione della Russia (reazione, fra l’altro, dovuta in gran parte alla volontà russa di andare incontro ai desiderata di Trump, che non mai avuto in alcuna simpatia, anche durante la sua prima presidenza, questo Presidente della Repubblica, e su questa antipatia di lunga data di Trump verso il Presidente della Repubblica  –   e sul conseguente gioco di sponda fra la seconda presidenza Trump e Putin contro il Presidente della Repubblica –   cfr. sempre Sulla nuova epoca dell’ “Impérialisme en forme”…, cit.) alle sorprendenti dichiarazioni del Presidente della Repubblica, per la quale, comunque, in questa nuova fase aperta dalla seconda presidenza Trump, ogni piccola cosa conta e non viene permesso più ad alcuno, al contrario che nel passato, di parlare dove ti porta il cuore e lo stile deamicisiano del Presidente della Repubblica, seppur molto efficace dentro all’Italia, ora non è più accettabile visto il mutato paradigma internazionale che, per sovraccarico, si inserisce nel quadro di una guerra di natura esistenziale per la Russia. E così per reazione da parte della Russia a queste parole del Presidente della Repubblica, ne sono seguiti attacchi hacker sulle pubbliche infrastrutture italiane e, finalmente, da parte del Presidente della Repubblica, è seguita, dopo il pregresso molto parlare, la saggissima decisione  di non replicare. Alla fine il brillante risultato di tutto questo comportamento del Presidente della Repubblica pubblicamente loquace nell’arena internazionale, è che la Russia ha di fatto messo letteralmente a tacere Presidente della Repubblica, con evidenti danni sulla (molto residua se non inesistente) credibilità dell’Italia all’estero.

          Terzo) Ultimo punto, riassuntivo dei due precedenti, è che il Presidente della Repubblica ha detto quello che ha detto, perché evidentemente è in corso la   bidenizzazione sua personale e del suo staff che comporta il loro procedere a fari spenti in un mondo multipolare dove sono saltati definitivamente i vecchi paradigmi della globalizzazione marcata USA per essere sostituiti dall’ ‘impérialisme en forme’ inaugurato dalla seconda presidenza Trump. (E approfondendo  questo  concetto di ‘impérialisme en forme’,   approfitto   anche per rispondere al commento del sempre gentile ed acuto  ws al mio Sulla nuova epoca dell’ “Impérialisme en forme”: l’ ‘impérialisme en forme’ non implica un atteggiamento rinunciatario perché si lasciano perdere le ambizioni globaliste del precedente imperialismo fuori forma, anzi è un imperialismo ancora più ambizioso dove alle mire globali ma del tutto fantasmatiche del precedente imperialismo fuori forma si sostituiscono concreti e razionali obiettivi imperiali, soprattutto rivolti contro il quadrante del c.d. occidente formalmente alleato degli USA ma da ridurre violentemente e senza infingimenti  a colonia tout court. Si veda Panama e, soprattutto, Groenlandia dove i novelli  imperialisti in forma statunitensi pensano addirittura di farlo divenire il 51° Stato USA strappandola, con le buone o con le cattive, alla Danimarca, in una sorta di realizzazione del concetto di ‘grande spazio’ già caldeggiato  nel 1941 da Carl Schmitt che nel Großraum vedeva l’antidoto alle potenze marittime che attraverso la loro potenza oceanica non riconoscevano al loro agire alcun limite spaziale e tendevano al dominio globale sul mondo: «Il termine «grande spazio» esprime, dal nostro punto di vista, il mutamento delle dimensioni e delle rappresentazioni dello spazio terrestre che domina l’attuale sviluppo della politica mondiale. Mentre infatti la parola «spazio», accanto ai suoi vari significati specifici, mantiene un senso fisico-matematico generale e neutrale, l’espressione «grande spazio» costituisce per noi un concetto concreto, storico-politico, che guarda al presente.»: Carl Schmitt, L’ordinamento dei grandi spazi nel diritto internazionale con divieto di intervento per potenze estranee (1941), in Id., Stato, grande spazio, nomos, Adelphi, 2015, p. 107. Il 1941 è l’anno dell’operazione Barbarossa, il pratico strumento operativo per la realizzazione del concetto schmittiano di Großraum. Sappiamo come andò a finire mentre sul destino degli attuali imperialisti in forma, in mancanza da parte dell’Italia di una realistica presa d’atto del nuovo mondo multipolare e con il rifiuto, quindi, di una pur piccola prospettiva di ‘Epifania Strategica’, non rimane che il tremebondo interrogare i fondi di caffè…) E sul tristissimo quadro  socio-politico dominato oltre ogni ragionevole istinto vitale di coesione interna della società, dalla legge ferra dell’oligarchia di Robert Michels e conseguentemente dalla totale mancanza di ricambio e profondissima senescenza dell’attuale classe dirigente sia a livello sociologico di corpo collettivo dei gruppi di potere che per l’inarrestabile e, incurante di ogni merito acquisito e riconosciuto, crudele discendente parabola biologica  dei suoi singoli componenti dovuta agli  ovvi ed inevitabili limiti derivati dall’appartenere alle troppo stagionate   generazioni che molto diedero ma che ormai hanno già definitivamente dato, mi fermo se non per richiamare ancora una volta il ‘compiuto peccato’ che da tempo affligge il c.d. occidente e dentro il quale l’Italia primeggia per il culmine da nessuno raggiunto in gravità dello stesso.

Massimo Morigi, febbraio 2025

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Giù la maschera? Dedicato al Presidente_di Giuseppe Germinario

Giù la maschera?

Le recenti sortite di Sergio Mattarella, nostro Presidente della Repubblica, non mi hanno sconvolto, ma un po’ sorpreso sì.

Ai più avveduti è risaputo che il requisito  determinante  che consente la nomina e/o la riconferma del Presidente della Repubblica italiana non è l’adesione alla narrazione irenica e struggente della Unione Europea e nemmeno quello del generale consenso nazionale alla nomina di una figura emblematica dell’unità del paese, come solitamente si preferisce proferire, piuttosto che della Nazione. È imprescindibile, piuttosto,  il suo gradimento in particolare agli Stati Uniti e alla sua leadership, qualsiasi essa sia, meglio sia stata.

Gli apparenti momenti di discontinuità emersi nel recente passato, in primis la nomina di Giorgio Napolitano, non furono casuali. Il nostro, recentemente defunto, fu il primo e più importante esponente del PCI a cedere negli ormai lontani anni ’70 alle attenzioni, alla ospitalità e alle profferte amorose statunitensi, così come rivelate anni dopo, tra i tanti, dal “grande statista” Henry Kissinger.

Il recente conseguimento della laurea “honoris causa” conferita al nostro Presidente in carica dall’università di Marsiglia potrebbe rappresentare solo  un mero cedimento un po’ superficiale  al narcisismo e alla vanagloria della figura politica più emblematica di una nazione; cedimento  che ha purtroppo colpito già un numero impressionante, nell’ordine delle centinaia, di personaggi in vista e del sottobosco politico italiani adornati di onorificenze, in particolare della Legion d’Onore, del tutto a costo zero da parte di un paese, la Francia, il quale, assieme alla più discreta ma non meno velenosa Germania, nell’ultimo trentennio ha ripetutamente stilettato e pugnalato il proprio “cugino” subalpino, dalla schiena volutamente scoperta.

La guerra contro la Serbia, il massacro indegno di Gheddafi in Libia, la fortunatamente fallita in extremis pretesa territoriale nei mari Ligure e Tirreno, grazie ad un ripensamento dell’ultimo minuto del solo Parlamento Italiano,  sono stati gli episodi più evidenti di un saccheggio perpetrato ai nostri danni sotto la direzione e la mano anglo-statunitense.

Le esternazioni che hanno accompagnato e seguito quel conferimento, per la verità abbastanza in linea con altre precedenti, certamente più animose,  soprattutto inopportune e fuori luogo nel nuovo contesto geopolitico che si va determinando, rappresentano, però, un salto di qualità verso un mondo iperuranico di un personale politico storicamente e stoicamente predisposto a darsi la zappa, se non su organi più sensibili, sui piedi propri, e sin qui si rientrerebbe nelle scelte masochistiche, ma personali, e purtroppo del paese e della nazione che si rappresenta. Per così dire “cornuti e mazziati”.

In cosa potrebbe consistere questo salto? Esattamente nel passaggio surrettizio, probabilmente involontario, sto adottando il principio di precauzione,  della profferta di fedeltà da  uno stato “amico” straniero ad una fazione politica di esso, la peggiore.

Un salto che in verità potrebbe essere un disvelamento di una predisposizione atavica celata dalla coincidenza ed adesione simbiotica, sino al 20 gennaio scorso, tra quella leadership ormai decadente e quello Stato americano, così come svelato dal DOGE del tanto vituperato Elon Musk.

Nella mia modestia, vorrei aiutare il nostro Presidente a riconsiderare le sue perentorie affermazioni per evitare che si possa trasformare irrimediabilmente da capo-nazione a capo-fazione.

Non penso possa arrivare ad assumere il ruolo di capo-bastone; non sembra possederne l’indole e le “phisique du role”, mi si scusi il francesismo.

Vado quindi al punto, anche se non del tutto esaustivo, consapevole di colpire la suscettibilità un po’ permalosa del nostro:

  • Il nostro Signor Presidente è a conoscenza degli impegni sulla garanzia di neutralità dell’Ucraina sancita dagli accordi russo-statunitensi negli anni ’90?
  • Il nostro Signor Presidente è a conoscenza del contenuto degli accordi di Minsk e del ruolo di garanti assunto solennemente ed eluso da Francia e Germania?
  • Il nostro Signor Presidente è a conoscenza del trattato di mutuo sostegno, anche militare, sottoscritto da Ucraina e Stati Uniti e antecedente alle proposte ultimative dei russi nell’ottobre 2021?
  • Il nostro Signor Presidente, così sensibile ai temi dei diritti umani e dell’antinazi-fascismo, è a conoscenza delle reali dinamiche del colpo di stato e di mano a piazza Maidan nel 2013/2014, in Ucraina, delle persecuzioni e degli eccidi delle popolazioni russe e russofone presenti massivamente in Ucraina, come per altro in diversi paesi confinanti, appartenenti alla ex-URSS, della messa fuori legge della maggior parte dei partiti di quel “democratico” disgraziato paese, delle intenzioni dichiaratamente aggressive manifestate verso la Russia?
  • Il nostro signor Presidente è a conoscenza degli antecedenti storici del patto Molotov-Ribbentrop e dell’incongruenza della analogia offerta dal legame adombrato tra la guerra nazifascista e il conflitto ucraino?
  • Il nostro Presidente, da uomo politico, ritengo consumato, è consapevole dell’opportunità delle sue particolari esternazioni e forzature in un contesto e in una prospettiva di ripresa delle relazioni tra Stati Uniti e Russia?

La sua risposta documentata, ragionata ed esauriente a queste domande, pur nella modestia del ruolo dello scrivente, potrebbe offrire la spinta ad assumere il ruolo di mallevadore di una svolta positiva possibile nelle relazioni internazionali, innescato dal nuovo corso inaugurato dall’insediamento della presidenza statunitense. Basterebbe poco per imprimere una svolta decisiva sfruttando almeno per una volta in positivo l’atavica propensione trasformista del nostro ceto politico e della nostra classe dirigente.

La conferma, al contrario, ostinata del vecchio corso lo relegherebbe al ruolo cieco di una mosca cocchiera, fuori tempo massimo, di una causa persa, di una classe dirigente e di un ceto politico in evidente stato di smarrimento e putrefazione.

La scelta è inderogabile; quella di un uomo destinato a conquistarsi un posticino, sia pure di second’ordine, nella storia che conta  oppure in quello tapino e grottesco nei cantucci più reconditi riservati ai paladini tardivi delle cause perse e meno nobili.

Dalla sua, la sfortuna e la commiserazione di risiedere e presiedere in un continente, quello europeo, destinato  ad assumere un ruolo centrale nello scontro politico ferale, tutto interno agli Stati Uniti, rimanendone, per altro, più ostaggio e strumento che protagonista.

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POTERI INVADENTI, POTERI INVASIVI, POTERI DECADENTI_Con Augusto Sinagra

Le vicende politiche italiane degli ultimi quaranta anni hanno conosciuto una costante: la crescente influenza e determinazione delle scelte politiche da parte del Presidente della Repubblica. Un’opera che, svolta discretamente e spesso contrastata sino agli anni ’80, ha finito per imporsi progressivamente e platealmente. Da figura prevalentemente di garanzia degli equilibri tra istituzioni si è trasformata in soggetto (iper)attivo. Un processo che non a caso accompagna il peso crescente di particolari ordinamenti, nella fattispecie il giudiziario, e una dinamica di feudalizzazione dei gruppi di poteri e decisionali interni allo stato. Un garante, quindi, dell’indiscutibilità del sistema di alleanze internazionali cui è assogettato il paese e della conservazione degli attuali centri decisori a qualunque costo, tanto più a dispetto della evidente necessità e volontà di cambiamento confusamente espressa in questi anni. Il paradosso è che a sostenere questa trasformazione surrettizia e degradante degli assetti istituzionale sono quelle forze politiche che ipocrritamente da anni strillano allarmate contro una svolta presidenzialista in qualche modo regolamentata normativamente. L’apoteosi di una politica dei colpi di mano e di un ceto politico e dirigente decadente, autocratico ed autoreferenziale, esiziale per le sorti della nazione. Buon ascolto, Giuseppe Germinario

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