Italia e il mondo

Elezioni in Spagna e Brasile! Rassegna stampa a cura di Rosani Gianpaolo

Il primo sondaggio Quaest per il secondo turno delle elezioni presidenziali, pubblicato ieri, mostra
che la sfida tra il senatore Flávio Bolsonaro (PL) e il presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT)
rimane serrata a più di una settimana dal primo turno di votazioni. L’indagine, commissionata da
GLOBO e TV Globo, indica uno scenario di parità tecnica, entro il margine di errore di due punti
percentuali, con il candidato del PL in vantaggio numericamente, con il 46% delle intenzioni di
voto, contro il 44% del candidato del PT. Un ulteriore 9% dichiara di voler votare scheda bianca,
annullare il proprio voto o non votare, mentre l’1% è indeciso. Lo staff di Lula ha valutato che i
dibattiti su Band e Globo, rispettivamente domenica prossima e il 23, saranno decisivi per la scelta
del nuovo presidente. Anche lo staff di Flávio ritiene di avere margini per dare una scossa alla
campagna elettorale in questa fase finale. Il senatore punta sui dibattiti e sul rafforzamento della
mobilitazione sui social media.

15.10.2026
Quaest dimostra che la migrazione dalla terza
opzione a Flávio non è automatica e indica il
vantaggio di Lula tra coloro che si sono
astenuti.
La differenza di due punti percentuali indicata dal sondaggio è praticamente identica a quella registrata
al primo turno

Di Paolo Assad,Bernardo Yoneshigue e Bruno Alfano
Il primo sondaggio Quaest per il secondo turno delle elezioni presidenziali, pubblicato ieri, mostra che la
sfida tra il senatore Flávio Bolsonaro (PL) e il presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) rimane serrata a più di

una settimana dal primo turno di votazioni.

I preparativi per il primo grande scontro del ballottaggio presidenziale e le strategie digitali sono i temi
principali del programma A TARDE Elezioni di questo mercoledì 14.

14.10.2026
A TARDE Elections analizza le strategie di Lula e
Flávio e il voto sulla fine del sistema 6×1
L’edizione odierna esamina a fondo la battaglia tra i candidati in merito alla narrazione online.
A cura della redazione

I preparativi per il primo grande scontro del ballottaggio presidenziale e le strategie digitali sono i temi principali del
programma A TARDE Elezioni di questo mercoledì 14. Presentato da Eduardo Dias, con il commento di Léo Almeida
e Cássio Moreira, il programma andrà in onda alle 15:00 su A TARDE Play su YouTube .
https://atarde.com.br/eleicoes/a-tarde-eleicoes-analisa-estrategias-de-lula-e-flavio-e-votacao-do-fim-da-escala-6×1-1405661

I sostenitori di Lula hanno occupato il lungomare di Copacabana a Rio de Janeiro e hanno tenuto
manifestazioni in 11 capitali di stato, tra cui Brasilia, martedì. Tuttavia, i sostenitori di Bolsonaro
prevedono di raggiungere o addirittura superare il numero di manifestanti mobilitati dalla sinistra.
L’ondata di manifestazioni a favore di Lula è stata una reazione al suo passaggio al secondo turno,
dove è stato superato dal figlio maggiore di Jair Bolsonaro. L’attuale presidente ha ottenuto il 45%
dei voti, contro il 47% di Flávio. Fino ad allora, il candidato del Partito dei Lavoratori era
considerato il favorito, nonostante lo stretto margine di voti.

15.10.2026
Le campagne elettorali di Lula e Flávio
Bolsonaro stanno preparando una mobilitazione
nelle piazze.
Flávio promette una grande manifestazione domenica in Avenida Paulista. Lo stesso giorno, a Rio de
Janeiro, i sostenitori di Lula vogliono riempire Candelária e Copacabana.

La manifestazione di domenica in Avenida Paulista a
sostegno della rielezione del presidente è stata
considerata la più grande dell’attuale campagna
elettorale
(fonte: Ricardo Stuckert/Lula Campaign)

La campagna del candidato presidenziale Flávio Bolsonaro (PL) ha reagito alle recenti manifestazioni di
piazza a favore del presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) e ha indetto una serie di eventi di destra in vista
del secondo turno delle elezioni. L’evento principale si terrà domenica in Avenida Paulista a San Paolo, dove
la mobilitazione pro-PT è iniziata lo scorso fine settimana.

Ciò che salta all’occhio è la fortissima dimensione regionale del voto: il Nordeste, rimasto fedele a
Lula, si contrappone a tutto il resto del Paese, che sembra essersi schierato con Flávio Bolsonaro.
I suoi sostenitori hanno prevalso in 14 dei 26 Stati, nonché nel Distretto Federale di Brasília, e
stanno registrando una forte crescita sia alla Camera dei deputati che al Senato. Sebbene sembri
improbabile che il secondo turno ribalti la tendenza, rimane un’incognita: il comportamento degli
elettori che si sono astenuti al primo turno. Hanno rappresentato il 21%, il livello più alto dal 1998.

14.10.2026
Elezioni brasiliane: cosa rivelano i dati del primo
turno
Flávio Bolsonaro ha superato Lula al primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane, con il 47% dei voti
contro il 45%.
· La mappa elettorale contrappone il Nordeste, fedele a Lula, al resto del Paese, in particolare al Sud
· Il bacino di voti pende nettamente a destra in vista del secondo turno del 25 ottobre

di HERVÉ THÉRY
Domenica 4 ottobre, i brasiliani hanno votato per eleggere il proprio presidente, ma anche i governatori
degli Stati, i deputati federali e quelli delle assemblee statali, nonché una parte dei senatori.

Il Congresso Nazionale ha promulgato l’Emendamento Costituzionale che pone fine al sistema di sei
giorni lavorativi e un solo giorno di riposo (6×1) e prevede l’introduzione del sistema 5×2, con due giorni
di riposo a settimana, per tutti i lavoratori in Brasile entro due mesi. . I leader dell’opposizione non hanno
partecipato alla seduta. L’emendamento prevede anche una graduale riduzione dell’orario di lavoro
dalle attuali 44 ore a 40 ore settimanali, senza riduzione di stipendio, entro un periodo di transizione di
14 mesi. Nata dalla pressione delle piazze e rispondendo a una storica richiesta di lavoratori e sindacati,
la proposta ha completato il suo iter mercoledì scorso.

16.10.2026
Il Congresso approva un emendamento che pone
fine all’orario di lavoro 6×1
Il PEC è stato approvato mercoledì al Senato con 75 voti favorevoli e 1 contrario

Il Congresso Nazionale ha promulgato, questo venerdì (16), l’Emendamento Costituzionale n. 141 del 2026 , che
pone fine al sistema di sei giorni lavorativi e un solo giorno di riposo (6×1) e prevede l’introduzione del sistema
5×2, con due giorni di riposo a settimana, per tutti i lavoratori in Brasile entro due mesi.

HERNAN CORTES – la SECONDA conquista (21° sec.)_di Daniele Lanza

HERNAN CORTES – la SECONDA conquista (21° sec.).
(** nota in merito all’anomala situazione geoculturale odierna nelle Americhe. Un tassello in più per la comprensione del Brasile ed altri)
[da leggere tutto, prego]
—
Dunque : massima parte di noi ha un’immagine scolpita, cristallizzata, del landschaft culturale latinoamericano, come di un continuum permeato di una certa cattolicità di fondo – di cui la civiltà iberica (ispano/portoghese) è storicamente intrisa – in un carosello sconfinato di cittadine e paesi dedicati a santi e numi tutelari, icone della Madre de Dios…..e processioni variopinte dalle alte sierre del Messico alle giungle amazzoniche, come 1000 documentari e pellicole del cinema ce li hanno riportati.
E’ così per la totalità dei “non preparati” tra chi mi legge (ma anche chi preparato sia, ma senza una conoscenza specifica degli equilibri culturali dell’America latina), ed è naturale che sia in fondo, dato che la cellula culturale di base di cui si parla è quella. Proprio questo tuttavia ci porta a non notare un fatto alquanto curioso : se si sfoglia un qualsiasi report statistico/demografico di un paese (a caso) di quest’area, viene fuori che 1/10 o più degli abitanti sarebbe di fede PROTESTANTE.
La prima impressione, come detto, è quanto mai curiosa (nessuno tra gli stati tradizionalmente cattolici nella storia della vecchia Europa, ha mai vantato un fenomeno demografico di questo livello – fatta eccezione per il caso ugonotto nella Francia del secolo XVI° – o per meglio dire, ha mai accettato una minoranza protestante troppo numerosa nel proprio corpo territoriale). La curiosità diventa poi stupore, andando a sfogliare in serie le statistiche di tutti i paesi circostanti : in quasi tutti la minoranza protestante “danza” tra il 10 – 15% della popolazione. In alcune fasce del continente (vicine allo strategico stretto di Panama, ossia Colombia e Venezuela) si sale ad una forbice tra il 15 -20%. Si conclude col Brasile : il maggiore stato dell’America latina intera, vanta una quota che sfiora il 25% di tutti gli abitanti.
Lo stupore a questo punto diventa attenzione (tre livelli percettivi differenti del lettore) : non si parla di un periferico staterello o provincia al confine con le Galapagos……parliamo di un paese di oltre 200 milioni di abitanti, il colosso della lusosfera (cosmo di lingua portoghese), di tradizione cattolica secolare (dalla fondazione) dove la settimana scorsa si sono concluse combattutissime elezioni (…). L’interrogativo è dunque uno : COSA STA SUCCEDENDO ?
Si ha obiettivamente l’impressione di essersi persi qualcosa, vero ? In effetti è proprio così : chi non vive nella realtà sudamericana non ha potuto notare un trend in corso nelle ultime due generazioni, che consiste nell’attività missionaria pressochè continua e metodica dei gruppi evangelici. Prendere nota di quest’ultimo termine per favore, perché è la CHIAVE di quanto seguirà : “evangelico” sta ad indicare il movimento trasdenominazionale (ossia che non si riconduce a nessuna denominazione tradizionale come “luterani”, “metodisti” o altro), nato e sviluppatori tra le maglie dell’universo protestante/anglosassone a partire dal 18° secolo.
Il protestantesimo stesso – questo tutti lo dovrebbero sapere – altro non è che termine ombrello, utilizzato spesso nella prospettiva cattolica per indicare collettivamente tutti i cristiani che rifiutano Roma come proprio faro (…) : a differenza del mondo cattolico, non esiste un’autorità spirituale universale e unica per i protestanti, i quali a tutti gli effetti non sono che un ensemble di una ventina di differenti manifestazioni senza una gerarchia centralizzata quanto quella cattolico/romana. Considerata questa struttura di base, e le legislazioni molto permissive dell’America anglosassone non deve dunque stupire il proliferare di movimenti religiosi che ne vedrà (l’allegro e talvolta violento circo spirituale di sette piccole e grandi che popola gli USA è noto a tutti). L’evangelismo – per così dire – si inserisce storicamente in questa dinamica, con fortune alterne.
Predicatori, pastori e comunità evangeliche sorgono come i funghi un po dappertutto, nell’ampio contesto anglofono nordamericano, che con i suoi spazi e le sue caratteristiche ne è il laboratorio ideale : a differenza delle correnti protestanti “standard” quelle evangeliche sono caratterizzate da un’energia non comune, una carica di proselitismo e spirito missionario che gli altri hanno perduto e che pare riportare ad antiche origini della cristianità (concetto chiave è il “BORN AGAIN” ovvero rinascita….un re-start esistenziale dell’individuo convertito). Il movimento cresce lentamente lungo tutto il secolo XIX, mentre è nel secolo ancora successivo che avverrà la vera svolta : Nel contesto oramai secolarizzato del 900 le correnti evangeliche esplodono letteralmente (complice il declino delle denominazioni standard, ormai inadeguate a intercettare i bisogni odierni) e se ad inizio secolo sono ancora un fenomeno di costume, verso la fine sono una realtà imponente. Alle soglie del 2000 gli evangelici rappresentano ormai la gran parte del mondo protestante statunitense e senza dubbio il più energico, il più fattivo (ed anche fondamentalista all’occorrenza), al punto da divenire utenza elettorale fondamentale nelle elezioni a stelle strisce, dapprima a livello locale…per arrivare sino alla Casa bianca. Il fenomeno, interno alla cultura statunitense è abbastanza noto : ad ogni elezione d’oltreoceano, decine di commentatori e sondaggisti esperti di politica yankee a spiegarci cosa sia la “BIBLE BELT” e cose simili (ci siamo sì ?).
Orbene, terminata questa (troppo breve in realtà, ma obbligatoria) parentesi introduttiva, torniamo al tema centrale del post : “COSA STA SUCCEDENDO ?” (nell’America latina). Il fatto è che l’evangelismo statunitense vive un successo di tale portata lungo il corso del 900 da non affermarsi soltanto sul suolo patrio e dintorni, ma al punto da USCIRNE, da evadere dal nativo alveo anglosassone e puntare con audacia ad una dimensione del tutto estranea come quella ispanoamericana: i primi nuclei evangelici si impiantano nei principali paesi latinoamericani nel corso della prima metà del secolo (1900-1950). In questa fase sono una realtà del tutto marginale: solite missioni e predicatori anglofoni con bibbia in mano…presenza bizzarra, senza particolare presa sulla società locale.
E’ nel segmento 1950-2000 che qualcosa si innesca. Qualcosa che probabilmente va oltre il semplice successo nell’opera di proselitismo (…) : se torniamo alle statistiche del 1970, l’insieme dei “protestanti” non supera il 3% in un paese come il Brasile, mentre oggi – ripeto – si sfiora ¼ della popolazione. Significa che quasi una persona ogni 4 ha cambiato fede in un lasso di tempo di 50 anni. Le teorie complottistiche (di parte cattolica) punto il dito contro Washington : a parere loro si tratterebbe di un ben preciso ed articolato piano di lunghissimo termine della politica statunitense ben decisa a rafforzare le propria presa politica sui paesi latinoamericani, favorendo l’affermarsi in Mesoamerica e Sudamerica di organizzate ed agguerrite minoranze protestanti, ovvero portatrici di una filosofia culturale “sorella” del protestantesimo anglosassone, con le quali vi sia una lingua comune e una perfetta sintonia di vedute. In parole povere, filiazioni culturali traverso le quali esercitare influenza e pressione nella vita interna di tali paesi. Stando alla visione complottista….la CIA ed altri poteri forti statunitensi avrebbero finanziato tenacemente e pazientemente (mentalità di lunghissimo periodo) l’evangelismo anglosassone nell’America latina a partire dal momento in cui si resero conto della non completa “affidabilità” del cattolicesimo locale : sentito l’odore delle numerose rivoluzioni reali e potenziali che covavano nel contesto latino nella generazione del secondo dopoguerra (Cuba, Cile, Bolivia, Brasile, Nicaragua, etc. nel periodo 1955-1970) lo stato di cose allarma tanto le alte sfere dell’amministrazione a stelle e strisce da indurre Richard Nixon ad approntare una politica apposita* (*tesi cospirazionista esposta ne “The Expansion of Protestantism Was Part of CIA War Plan for South America” di Jorge Rondon, stando al quale, CRUCIALE fu un memorandum del 1969 a Washington, dove si sottolineava come la chiesa cattolica – elemento cruciale della cultura latinoamericana – avesse cessato di fare gli interessi USA).
Fermiamoci un attimo dal capitolo precedente.
Solitamente non sposo le tesi cospirazioniste, anzi le evito: troppo attira l’intrigo della cospirazione o del piano segreto, la mente del lettore comune e non solo…..trasformandosi rapidamente in un morboso gioco infantile, in un processo indiziario che va avanti all’infinito. Scrivo da ANNI sul web, evitando accuratamente di farmi coinvolgere in qualsivoglia (affascinante ed oscuro) castello di carte : eppure………qui c’è qualcosa sotto e di grande. Non sottoscrivo la tesi che vi sia stato un piano accurato e definito (improbabile), ma che una politica di fondo da parte di Washington vi sia stata, posso crederlo. Signori che leggono : qui si parla di oltre 100 milioni di conversioni al protestantesimo (dato statistico reale) in un lasso di tempo di 40-50 anni. Su un terreno di gioco già occupato da un attore importante (chiesa cattolica) da svariato secoli. Da studioso di storia non mi vengono alla mente di casi di conversione (non forzata) di queste dimensioni e in una finestra cronologica così ristretta. C’è qualcosa che non quadra (anche senza voler essere complottisti).
Ritengo pertanto che qualcosa di vero vi sia e funziona più o meno così : un determinato momento (a cavallo tra gli anni 60/70) le amministrazioni statunitensi paventando il trend rivoluzionario (di matrice marxista) in tanti paesi latinoamericani, prendono atto da un lato di non potersi imporre esclusivamente con la forza (logico)…….dall’altro – cosa più critica – che non possono realmente contare sulla fragile e decadente chiesa cattolica di tali paesi per farvi fronte : quest’ultima è il VERO PROBLEMA in quanto debole e corrotta, ma cosa ancor più grave, sebbene sia contraria al marxismo è essa stessa nell’essenza una filosofia affine in un certo senso (“umanistica” se non vogliamo dire “socialista”) fatta di amore e perdono (che significa “lassismo” nella forma mentis anglosassone…) e che in fin dei conti punta alla dimensione sociale dell’uomo anziché quella individuale.
Cerco di riformulare in modo efficace ; la conclusione – e devo dire molto sottile – cui sono giunti consiglieri e decisori della casa bianca è la seguente : sebbene cattolici e comunisti si siano combattuti per generazioni (e pertanto sarebbe stato logico continuare a usare i cattolici a mo di scudo anticomunista)……..in realtà queste due entità sono interconnesse tra loro assai più di quanto non si voglia supporre, nella misura in cui la mentalità ecumenica, orientata alla società più che al singolo individuo, della cattolicità collima con le ideologie “rosse” novecentesche. Profonda è la verità in tutto questo, sebbene i sostenitori di entrambe queste entità non vogliano capacitarsene ancora oggi (la rifiutano i cattolici e ancor più la respingono i comunisti) : la contrapposizione socialismo/cattolicità, vissuta intensamente da generazioni intere, incontestabile dal punto di vista cattolico o socialista rispettivamente…..perde invece consistenza da un punto di vista anglosassone/protestante, “estraneo” ad entrambi i contendenti (ed inizia ad “avvicinarli”, associarli). Il cuore non dicibile di tutto questo è che cattolicità e comunismo sono nemici sì, ma nel senso che sono RIVALI : rivaleggiano si danno battaglia, sul medesimo piano (quello sociale), ma NON lo negano (semplicemente ognuno dei due ne vorrebbe il monopolio !). Comunismo e cattolicità condividono – sebbene da prospettive differenti (una teologica e l’altra secolare) – la medesima idea dell’uomo e del suo rapporto con la società. Idea che NON è condivisa affatto dalla più atomistica visione protestante nordamericana. Da questo assunto ne ricaviamo una conseguenza (ragionando dal punto di vista anglosassone) : la cattolicità in sé non solo non è la soluzione al problema, ma è ESSA STESSA il problema, dal momento che col proprio innato senso sociale costituisce un sostrato culturale che in fondo, involontariamente, genera e nutre il suo superamento storico costituito dal socialismo politico stesso, dal marxismo.
A questo proposito amo sottolineare come l’ortodossia slava – assai più prossima alla cattolicità che non ai protestanti, che di chiesa apostolica si tratta – con la propria anima sociale, universale ha forse, involontariamente, spianato il terreno a coloro che sarebbero venuti dopo (universalismo socialista, che potrebbe essere visto come successore desacralizzato). Forse – involontariamente – hanno preparato la strada alla rivoluzione che li travolgerà (nutrita letteratura russa in tale proposito, sui legami filosofico culturali tra ortodossia e socialismo). In parole altre le ideologie socialiste del XX secolo sono riuscite ad attecchire meglio laddove GIA’ in un certo senso regnavano filosofie sociali…..ossia cattoliche o ortodosse che fossero (contrariamente che alla fredda individualità protestante dell’anglosfera).
Arriviamo al punto, seguendo il probabile ragionamento nordamericano : posto e premesso che SIA il comunismo SIA la cattolicità sono il problema (due facce della medesima medaglia), allora conviene combatterli entrambi, con armi differenti. Se da un lato si finanziano nel breve periodo gruppi anticomunisti, contras etc. (come al solito e come ben si sa), dall’altro (questo meno si sa) inizia una possente offensiva culturale sul lungo periodo, una vera e propria guerra silenziosa, finalizzata a conquistare perlomeno uno strato della popolazione locale ad un’ideologia affine al pensiero anglosassone : a tale scopo anziché affidarsi ad un partito si affidano invece alla FEDE e anche subdolamente, potendo contare su un contesto disastrato ovvero la povertà atavica della società più arretrate del continente sudamericano. E’ tra gli strati più poveri e disperati che gli evangelici fanno proselitismo, conquistando vaste fasce della popolazione (quel 25% di brasiliani divenuti evangelici proviene dalle favelas e altri luoghi disagiati). La stessa cosa negli altri paesi : i poveri in pratica vengono sottratti alla classica “Teologia della liberazione” (socialismo cristiano sviluppatosi nell’alveo cattolico in fondo) che tanto fece parlare di sé in America latina, per darsi invece alla Teologia evangelica che promette un altro genere di liberazione (mobilità sociale, ma di stampo liberista anglosassone). Detto fatto : i sovietici avevano i partiti comunisti di ogni paese al mondo al loro servizio…..e Washington aveva invece i protestanti (evangelici) al proprio.
Il meccanismo ha un che di geniale in sé (seguitemi) : anziché ostinarsi a colpire – come al solito – i ribelli comunisti…..si è scelto invece di colpire l’alveo culturale profondo della mentalità sociale (ovvero i cattolici, supponendo che da questi – indirettamente- nascono i comunisti stessi !). Controintuitivo non è vero ? Ma formidabile se anche solo una parte della premessa su cui si fonda è vera: nel senso che non si affronta il comunista sul campo con un mitra, ma lo si “annulla”, si fa in modo che non venga mai alla luce, eliminando il terreno di coltura (che la mentalità latino cattolica è). Si instaurano quindi poderose minoranze evangelico/protestanti, le quali si rivelano (poteva essere altrimenti ?) estremamente attive in POLITICA e spesso supportando in un modo o in un altro la visione più liberista e più in linea con la mentalità nordamericana (semplifico di molto per forza di cose).
Ripeto (per la seconda volta), non si tratta di un piano preciso – dato che non si può governare con troppa sicurezza del risultato un processo di tali dimensioni – ma sicuramente una tendenza che è stata supportata con ogni mezzo dalle alte sfere di Washington. Forse la più grande manifestazione di Kulturkampf mai avvenuta (e senza che alcuno dall’Europa vi facesse troppo caso).
Washington certo, ha potuto agire contando sull’assoluta libertà di azione che gode nelle Americhe sin da prima dei conflitti mondiali e sull’assoluta supremazia economica che vanta nei confronti di paesi che comparativamente potrebbero essere considerati ancora “secondo mondo” (se non terzo), e forse i risultati raggiunti sono stati ancora più alti di quanto ci si aspettasse, forse un ordine di grandezza non completamente previsto (?), eppure è così. Se gli odierni studi di geopolitica hanno coniato l’espressione “soft power” per indicare l’ampliarsi dell’influenza di una potenza sullo spazio circostante senza l’utilizzo delle armi……direi che questo è un caso di proporzioni ciclopiche (quest’ultimo aggettivo non è esagerato considerate le dimensioni demografiche del fenomeno e ancor più che questo sta avvenendo in relativo silenzio rispetto al mondo esterno, dato che pochi al di fuori dei paesi latinoamericani ne sono veramente al corrente). Anche il lettore che non si ritrovi nelle tesi complottiste può legittimamente porsi una domanda, pensando all’ipotesi che un quarto dei suoi concittadini si converta nello spazio di 50 anni (…).
Nelle elezioni brasiliane della settimana scorsa tutto il mondo evangelico era dalla parte di bolsonaro…e LULA ha vinto per un pelo. Alla luce di quanto detto sino qui direi che non si tratta più di “destra contro sinistra”, o forse sì, ma si dovrebbe a questo punto ridefinire il significato di “destra” e “sinistra”. Bolsonaro e Lula sono entrambi fortemente riformisti, ma di segno diverso : il primo rappresenta il vessillo liberista nordamericano (il modello è quello). Lula invece propone un modello riformista affine allo spirito più “autoctono” del Brasile (si potrebbe dire così) : sebbene Lula sulla carta si di “sinistra” è a modo suo il SOVRANISTA nel contesto brasiliano, puntando ad una permanenza del modo di pensare latino e brasiliano rispetto all’influenza esterna (USA).
No, nella scelta del titolo non ho esagerato : si è di fronte ad una SECONDA conquista del nuovo mondo. Se la Germania nazista intotolò a Barbarossa il piano di conquista dell’URSS, qui si può parlare di piano CORTES.