Stati Uniti! Vittorie di Pirro_con Gianfranco Campa

Non sarebbe la prima volta che una vittoria, oscurata per altro da sospetti giustificati, si può trasformare rapidamente in una sconfitta, addirittura in una rotta catastrofica. Ne sta prendendo atto la classe dirigente statunitense. Il gruppo dirigente democratico considera ormai la presidenza Biden-Harris una parentesi da chiudere e da contenere con il minor danno possibile. Confermata la pochezza disarmante di Kamala Harris, ormai il gruppo dirigente democratico sta pensando alle possibili alternative senza provocare ulteriori conflitti distruttivi. Nell’altro versante i neocon sembrano prendere atto della loro sconfitta e del loro drammatico isolamento. Considerano Trump non più un nemico, ma una risposta inadeguata a problemi reali. Stanno quindi pensando ad una tattica di condizionamento ed infiltrazione. Dal loro cappello iniziano a spuntare conigli e personaggi di varia umanità, medici dalla propensione istrionica, personaggi costruiti sulle scene televisive, proprio quando il movimento trumpiano sta superando brillantemente la propria dipendenza dal personaggio pubblico e si sta trasformando in una corrente strutturata, memore delle esperienze e delle debolezze della sua fase originaria legata ai Tea Party. Tattiche e strategie che tengono in poco conto l’accavallarsi di problemi, dalle caratteristiche a volte disgustose, perverse e di crisi che stringe drammaticamente i margini di azione e rivela i limiti di indirizzo politico di una classe dirigente ormai priva di autorevolezza e credibilità ma ancora con un enorme potere. La combinazione perversa di ambizioni smisurate e drammatica inadeguatezza è una miscela esplosiva. La tentazione di colpi di mano dalle conseguenze drammatiche si insinua pericolosamente, sia all’interno che all’esterno del paese. Il focolaio dell’Ucraina potrebbe essere la prima miccia disponibile. Buon ascolto, Giuseppe Germinario

NB_ Abbiamo il fondato sospetto, quasi la certezza, che You Tube, in buona compagnia con piattaforme dello stesso orientamento, manipolano pesantemente i dati di accesso e la condivisione di testi e video. Suggeriamo, quindi, di digitare in maniera preferenziale la piattaforma di rumble, indicata con il link dedicato. Quando disporremo di altri mezzi attingeremo ad una fonte del tutto autonoma

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Stati Uniti! Papaveri e papere_con Gianfranco Campa

Un ceto politico chiaramente impresentabile, incapace di un pensiero autonomo e preda dei giochi di potere e di colpi di mano. Il tempo stringe e con esso diventa stringente la necessità di un ricambio politico interno alla componente democratica e neoconservatrice in grado di sostenere il confronto con Donald Trump e soprattutto il trumpismo. Si tratta però di una ricerca quasi disperata, ridotta al lumicino di pochi uomini, scarsamente rappresentativi. Buon ascolto, Giuseppe Germinario

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Stati Uniti! Azzardi pericolosi di centri in stato confusionale, con Gianfranco Campa

Due leader in difficoltà ai due lati del Pacifico, ma uno di essi messo decisamente peggio. Un ceto politico che si dimena con sprezzo del ridicolo riuscendo a trasformare le proprie vittime designate in martiri al culmine della popolarità. Un tentativo di recupero dei consensi nella vecchia base elettorale con il rilancio di una politica estera della “working class” che pare una riproposizione in un contesto inidoneo della geopolitica degli anni ’90. Una classe dirigente tentata a contrabbandare qualche concessione nell’immediato con la rinuncia strategica in un contesto multipolare, specie quello indo-pacifico, nel quale sono numerosi e potenti gli attori in grado di condizionare le scelte. Una crisi interna che è prossima a rinunciare anche alle ultime certezze, come nella gestione della pandemia. Nel mezzo alcuni giochi inquietanti e pericolosi, difficilmente controllabili, in corso nei laboratori americani. Rischiamo un’altra Wuhan, questa volta a stelle e strisce? Buon ascolto_Giuseppe Germinario

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Stati Uniti! La strada tracciata, gli imprevisti possibili_con Gianfranco Campa

Sino a pochi giorni fa si poteva parlare di una persistenza del movimento politico legato a Trump e di una situazione di stallo apparente. Le recenti elezioni in Virginia e in numerose realtà locali rivelano ormai una tendenza pressoché definita verso il successo di quest’area e la possibile deflagrazione del gruppo dirigente del Partito Democratico, ben lontano dall’aver risolto un confronto intestino distruttivo perché privo di indirizzo politico in grado di unire il paese pur poggiando paradossalmente sulle numerose identità reali ed artefatte annidate. I primi segni di cedimento e di abbandono della nave in piena navigazione sono evidenti; il tramonto di vecchie glorie, almeno così ritenute in Europa, ormai segnato. Si prospetta un rivoluzionamento degli equilibri politici, una conformazione inedita dell’azione destinata a rivoluzionare gli assetti statunitensi e ad influire pesantemente sul futuro delle classi dirigenti specie europee che si ostinano, per indole ed incapacità, ad abbarbicarsi e a baciare per la seconda volta le mani sbagliate; quelle che in pochi mesi potranno trasformarsi in ologrammi sfuggenti. La sicumera che attualmente li contraddistingue, nessuno escluso, nemmeno il nostro funzionario al vertice, difficilmente li metterà in condizione di attraversare impunemente le sabbie mobili dentro le quali si stanno avventurando e stanno trascinando i popoli di un intero continente. I pifferai che per pochi mesi hanno illuso di nuove speranze qui in Italia hanno dal canto loro rivelato la loro pochezza e il loro conseguente trasformismo di corto respiro, incapaci di cogliere le opportunità recenti e di presagire i cambiamenti in corso al di là del loro naso e delle loro spiagge. Bene hanno fatto, tre anni or sono, a concedere loro scarso credito Oltreatlantico. Mala tempora currunt. Buon ascolto! Ne vale la pena. Giuseppe Germinario

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Stati Uniti, il rattoppo peggio dello sbrego_con Gianfranco Campa

Il declino di un paese e la degenerazione di un conflitto politico si notano spesso più dal carattere grottesco di episodi secondari che dalla drammaticità dei grandi eventi. E’ lo spettacolo che ci sta offrendo la campagna elettorale in Virginia. Sino a poche settimane fa l’esito appariva scontato, del tutto a favore del candidato democratico. Non è più così. E alla pochezza e goffaggine del candidato si è aggiunto la scarsa influenza dei big della politica, a cominciare da Obama, nel condizionare il giudizio degli elettori; l’azione di uno di essi, niente meno che il presidente Biden, appare addirittura controproducente. L’esito delle elezioni in Virginia rischia di condizionare pesantemente il comportamento di tutti i rappresentanti del Congresso i quali, schierati nel partito democratico, devono però tener conto della importante quota di elettorato fedele a Trump che li ha votati. Un domino che rischia di trasformare un presidente smarrito in un’anatra zoppa già all’inizio del suo mandato. Buon ascolto, Giuseppe Germinario

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Stati Uniti e Cina, schermaglie di una partita complessa_Con Gianfranco Campa

Il confronto tra Cina e Stati Uniti assume caratteristiche sempre più complesse. Siamo ancora alle schermaglie, alla esibizione dei muscoli punteggiata qua e là da punzecchiature moleste da parte di protagonisti dalle spaventose riserve di potenza. Il palcoscenico eè pericolosamente affollato da protagonisti, tutti impegnati a difendere ed acquisire nuove posizioni, ma molto meno acquiescenti, rispetto allo scenario europeo, nei confronti dei due principali protagonisti. Come se non bastasse tutti, in particolare i centri decisori di Cina ed USA devono agire in funzione dei problemi e delle dinamiche politiche interne tutt’altro che agevoli da domare all’interno di formazioni sociali sempre più magmatiche pur se soggette a strumenti di controllo sempre più pervasivi. Ne risulta un intreccio, trasversale agli stessi paesi in competizione, di legami e conflitti tra centri di potere e di influenza ancora in gran parte sommerso e illeggibile da rendere imprevedibile la stessa dinamica dei conflitti in corso. Giuseppe Germinario

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Cina e Stati Uniti, una partita aperta_con Gianfranco Campa

Sul campo i due principali contendenti iniziano a sfidarsi sempre più apertamente. La competizione economica è sempre meno esaustiva; è parte ed è sussunta sempre più alle dinamiche geopolitiche. Le apparenze ci mostrano una potenza in costante ascesa, la Cina ed una in crescente difficoltà, gli Stati Uniti; una con un quadro dirigente da anni stretto attorno ad un leader, l’altra in preda a continue fibrillazioni. Una ascesa che può portare ad una condizione di soffocamento dettata dalla posizione geografica, una stabilità che può tradire una difficoltà di ricambio e di alternative all’attuale gruppo dirigente sino ad un decennio fa garantiti da avvicendamenti più o meno concordati dalla parte cinese. Dalla parte americana una difficoltà attutita dalle numerose opzioni disponibili sul campo e dalle possibilità di ricambio offerte dalle sorprendenti e violente fibrillazioni in corso da anni nella classe dirigente. Nel mezzo un corteo di paesi in parte paralizzati dalla situazione sempre più caotica, in parte disposti ad approfittare degli spazi offerti dalle incertezze e dalla complessità del quadro politico; tutti al proprio interno spesso dibattuti tra le varie opzioni e le varie cordate di interessi. Almeno sino a quando la natura conflittuale tra i due principali contendenti prenderà il sopravvento e costringerà alla scelta di campo netta rendendo sempre più ardua ed impegnativa, anche se lucrosa nel lungo periodo, una posizione di neutralità o quantomeno di attesa. Tra questi la Russia sembra godere delle migliori opportunità. Buon ascolto, Giuseppe Germinario

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Stati Uniti! Afghanistan una tappa verso il multipolarismo Con Gianfranco Campa

L’Afghanistan si sta rivelando un acceleratore della fase multipolare. Alla perdita di capacità egemonica degli Stati Uniti corrisponde l’emergere di numerosi attori con l’ambizione di perseguire proprie ambizioni e determinare aree di influenza dai molteplici e mutevoli punti di attrito e cooperazione cui corrisponde uno scontro politico interno alle formazioni socio-politiche della stessa asprezza e volatilità. Una moltiplicazione di focolai di conflitto e di continue mediazioni in grado di procrastinare l’evenienza di schieramenti contrapposti più stabili e delimitati e le conseguenti tentazioni di confronto risolutivo. Buon ascolto, Giuseppe Germinario

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Tutto ciò che si oppone al contollo totale dei talebani sull’Afghanistan, di Scott Neuman

Il dado è tratto….o quasi. Buona lettura, Giuseppe Germinario

Tutto ciò che si oppone al contollo totale dei talebani sull’Afghanistan.

 

Uno striscione nella valle del Panjshir ritrae Ahmad Massoud e suo padre con uno slogan “Sogna un paese libero, libero grazie al tuo esercito, Ahmad è al tuo fianco, che Dio ti protegga”.

Reza/Getty Images

In Afghanistan, la storia ha modo di ripetersi: oggi, proprio come quando i talebani presero il potere per l’ultima volta nel 1996, l’aspra provincia del Panjshir è l’ultima ridotta che si frappone alla loro completa dominazione del paese – e ancora una volta, il nome del leader che si oppone a loro è Massoud.

“Oggi scrivo dalla valle del Panjshir, pronto a seguire le orme di mio padre con i combattenti mujaheddin che sono pronti ad affrontare ancora una volta i talebani”, ha scritto Ahmad Massoud in un articolo pubblicato sul Washington Post poco dopo che i talebani hanno preso Kabul. “Abbiamo scorte di munizioni e armi che abbiamo pazientemente raccolto fin dai tempi di mio padre, perché sapevamo che questo giorno sarebbe arrivato”.

Il padre di Massoud era una leggenda conosciuta come il “Leone del Panjshir”

Suo padre, Ahmad Shah Massoud, era una figura straordinaria – vista da molti come un genio militare e maestro della guerriglia che ha contribuito a combattere l’Unione Sovietica fino all’arresto negli anni ’80 e alla fine ha montato una difesa efficace contro i ripetuti sforzi di i talebani per ottenere il controllo della valle.

Il leader della guerriglia afghana, Ahmad Shah Massoud (al centro) è circondato da comandanti ribelli durante una riunione nella valle del Panjshir nel nord-est dell’Afghanistan, nel 1984.

Jean-Luc Bremont/AP

Tale era la sua abilità come comandante ribelle che Massoud era conosciuto dai suoi sostenitori e nemici allo stesso modo come il “Leone del Panjshir”.

Ma due giorni prima degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, Massoud – che era sfuggito a molte minacce ravvicinate sul campo di battaglia – fu assassinato da attentatori suicidi di al-Qaeda che si spacciavano per giornalisti televisivi. La sua morte ha avuto eco in tutto il mondo.

La prossima generazione di resistenza si è coalizzata

Avanti veloce al 2021: il figlio 32enne di Massoud sta riprendendo da dove il suo leggendario padre aveva interrotto. Ma a differenza del Leone del Panjshir, il giovane Massoud non ha esperienza di combattimento. Ha studiato nel Regno Unito, dopo essersi formato come cadetto straniero presso il Royal Military College di Sandhurst, aver studiato al King’s College e successivamente aver conseguito un master in politica internazionale presso la City University di Londra, secondo The Spectator. Le sue tesi di laurea e post-laurea erano sui talebani.

Mentre i talebani si rafforzavano negli anni precedenti al ​​loro assalto finale del mese scorso a Kabul, la capitale afghana, Massoud ha iniziato a organizzare l’opposizione contro un possibile ritorno della milizia islamista intransigente. In primavera, Massoud ha fatto il giro e ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron a Parigi, dove suo padre, che ha studiato in un liceo francese in Afghanistan, rimane una figura venerata.

L’educato nel Regno Unito Ahmad Massoud (mostrato qui nel 2019) è il figlio del leggendario comandante Ahmad Shah Massoud e, come suo padre, sta accumulando forze di resistenza nella provincia del Panjshir.

Reza/Getty Images

Massoud è stato recentemente raggiunto nella valle del Panjshir da Amrullah Saleh , un ex vicepresidente afgano che si è dichiarato presidente legittimo del paese dopo che Ashraf Ghani è fuggito quando i talebani hanno preso il controllo di Kabul. Saleh ha invitato i suoi sostenitori a radunarsi nel Panjshir per continuare la lotta contro i talebani.

È difficile valutare la forza delle sedicenti Forze di Resistenza Nazionali guidate da Massoud. Secondo quanto riferito, il gruppo è una coalizione di milizie e resti dell’esercito afghano.

Il Panjshir etnicamente misto è vulnerabile

La provincia del Panjshir, situata a circa 80 miglia a nord-est di Kabul, oltre l’ex campo d’aviazione di Bagram gestito dagli Stati Uniti e attraverso le aspre montagne dell’Hindu Kush, è una fortezza naturale contro gli invasori. I residenti del Panjshir includono un mix di tagiki etnici – come lo stesso Massoud – insieme ad Hazara, una minoranza musulmana sciita e altri.

Questa diversità è in contrasto con i talebani, che sono dominati dalla maggioranza pashtun dell’Afghanistan. Non è “una forza monoliticamente pashtun”, scrive Anatol Lieven, professore alla Georgetown University in Qatar, osservando che i militanti hanno “raccolto un buon sostegno tra le altre etnie facendo appello al conservatorismo religioso”. Ma, scrive, “la leadership talebana è ancora in modo schiacciante pashtun, e vista come tale dalla maggior parte degli altri popoli”.

Gli hazara afgani, in particolare, hanno motivo di temere i talebani e un forte incentivo a resistere. Durante gli anni precedenti al potere, i talebani hanno preso di mira gli hazara in una campagna di repressione e persecuzione, incluse uccisioni di massa. Non c’è alcuna indicazione che abbiano moderato da allora: un recente rapporto di Amnesty International delinea le recenti atrocità dei talebani contro il gruppo di minoranza.

“Queste uccisioni mirate sono la prova che le minoranze etniche e religiose rimangono particolarmente a rischio sotto il dominio dei talebani in Afghanistan”, ha affermato Agnès Callamard, segretario generale del gruppo.

Potrebbe essere troppo tardi per un accordo negoziato

Nonostante l’editoriale dal suono bellicoso di Massoud sul Washington Post , ha suggerito che il Panjshir potrebbe uscire dal controllo dei talebani. La scorsa settimana, secondo quanto riferito , delegazioni dei talebani e della resistenza del Panjshir si sono incontrate nella provincia settentrionale di Parwan, ma l’incontro di tre ore sembra aver prodotto poco più di un accordo per continuare a parlare.

“Vogliamo che i talebani si rendano conto che l’unico modo per andare avanti è attraverso i negoziati”, ha detto Massoud a Reuters di recente. “Non vogliamo che scoppi una guerra”.

In un’intervista via e-mail con la rivista Foreign Policy , Massoud ha spiegato: “Se i talebani sono disposti a raggiungere un accordo di condivisione del potere in cui il potere è equamente distribuito e decentralizzato, allora possiamo muoverci verso un accordo che sia accettabile per tutti”, ha scritto. “Qualsiasi cosa meno di questo sarà inaccettabile per noi e continueremo la nostra lotta e resistenza fino a quando non raggiungeremo giustizia, uguaglianza e libertà”.

Da parte dei talebani, uno dei suoi leader più anziani, Amir Khan Motaqi, ha invitato la resistenza del Panjshir a deporre le armi e a negoziare la pace. “L’Emirato islamico dell’Afghanistan è la casa di tutti gli afgani”, ha detto in un discorso.

Ma potrebbe essere già troppo tardi. Con Kabul sicura e gli americani finalmente spariti, i talebani hanno rivolto la loro attenzione militare alla provincia canaglia.

I talebani affermano che “centinaia” dei loro combattenti si stanno dirigendo verso il Panjshir “dopo che i funzionari locali … si sono rifiutati di consegnarlo”, secondo l’account Twitter arabo del gruppo, riporta Al-Jazeera .

E il primo sangue è già stato versato, apparentemente attenuando le possibilità di un accordo negoziato. Mentre gli ultimi voli statunitensi partivano da Kabul lunedì notte, almeno sette soldati talebani sono stati uccisi negli scontri nel Panjshir, secondo il gruppo di resistenza di Massoud, secondo l’Associated Press.

Nel frattempo, i talebani sono in grado di circondare i combattenti della resistenza di Massoud e impedire loro l’accesso ai rifornimenti. Non è chiaro per quanto tempo possano resistere.

Massoud sta cercando aiuto a Washington stanca della guerra, così come dal Regno Unito e dalla Francia.

“[Abbiamo] bisogno di più armi, più munizioni e più rifornimenti”, ha scritto.

https://www.npr.org/2021/09/02/1032891596/afghanistan-taliban-panjshir-ahmad-massoud

Stati Uniti! Dalla farsa alle comiche verso il dramma_ Con Gianfranco Campa

La tentazione di ridurre la storia a grandi trame o all’inconsapevolezza dei protagonisti è sempre ricorrente. La vicenda disatrosa della ritirata statunitense e della NATO dall’Afghanistan ci dice qualcosa di più. La volontà di piegare a qualche scadenza simbolica il corso degli eventi per trarne un qualche beneficio immediato in termini di immagine può ritorcersi pesantemente ed accelerare inesorabilmente la crisi e la resa dei conti.. E’ quanto è successo a Joe Biden; è l’epilogo di un lungo processo che a portato all’emersione di un ceto politico mediocre circondato da un gruppo dirigente accondiscendente a prescindere. Così la rovina politica di un uomo, la sua evidente decadenza fisica rischiano di portarsi dietro una intera classe dirigente e con esso il loro paese. Buon ascolto, Giuseppe Germinario

https://rumble.com/vlzriz-stati-uniti-biden-dalla-farsa-al-dramma-con-gianfranco-campa.html

 

 

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