Libano e Vicino Oriente, con Antonio de Martini

Torniamo ancora una volta a discutere di Vicino e Medio Oriente con Antonio de Martini. L’attenzione questa volta è centrata integralmente sul Libano. Un paese dove sono presenti tre comunità religiose principali che riuniscono la maggior parte dei clan in cui è suddiviso. Dopo l’Iraq e la Siria l’attenzione e le mire dei paesi di quella zona e dei loro tutori si stanno concentrando sul paese dei cedri. Il rischio che il Libano possa ricadere nella guerra civile che lo ha sconvolto trenta anni fa è concreto, visto che le rivalità interne spingono le varie fazioni a rafforzare i legami con i propri referenti esterni. Buon ascolto_Giuseppe Germinario

ATTACCO AL LIBANO. POI A CHI ?, di Antonio de Martini

ATTACCO AL LIBANO. POI A CHI ?

Mi pare che la gente non accetti di rendersi conto che esistono verità che non siamo in grado di conoscere e che la scienza ha limiti di ignoranza e presunzione non ancora raggiunti, ma già ragguardevoli.
Particolarmente isterichiti da questa prospettiva, gli “intellettuali”, ( def. persone che hanno ricevuto una educazione superiore alla loro intelligenza) da sempre affannati a chiedersi il significato della vita e adesso a cercare di trovare un significato all’epidemia.

C’é chi la vede come una cospirazione della élite mondiale, chi come un esperimento globale e inumano, chi come una opportunità di apportare una serie di cambiamenti epocali impossibili in presenza di società non destabilizzate.
Qualcuno ci proverà ad accentuare la destabilizzazione in atto, altri a suggerirla, altri ancora a pensare di approfittarsene per restaurare l’antico ordine.

L’unico che mi sembra abbia mantenuto un passabile controllo dei nervi e della mente è Emanuele Macaluso che in una intervista ha detto di non scorgere. un orientamento al cambiamento – che non vede- in nessuna forza politica.
Aggiungerei nazionale.

Sul piano internazionale, le cose stanno diversamente.
Il duo Stati Uniti-Israele stanno mettendo in atto una serie di azioni di disinformazioni massicce in funzione anti cinese gli uni e pro domo sua gli altri. Gli esempi dell’ultima settimana basterebbero a riempire un hard disk.

L’unica strada in comune è la strategia di disinformazione che però biforca: Gli USA con la loro caratteristica filosofia pragmatista vogliono ridimensionare la Cina togliendole mercati e investimenti da riportare a casa, finire di distruggere quel che resta della influenza iraniana nel Vicino Oriente e assistere con finto disinteresse allo sfascio della Unione Europea.

Israele mira ad assumere il ruolo di subappaltatore degli USA nell’area MEME ( neologismo creato da me: Mediterraneo e Medio Oriente).
Per fare questo ha mosso parecchie pedine, ma incontrato ostacoli imprevisti come, ad esempio, Erdogan che sta riavvicinandosi agli Stati Uniti e la Merkel che ha deciso di impuntarsi definendo al Bundestag l’Unione Europea “ una ragion di Stato per la Germania”. Si è inoltre appoggiata alla traballante dinastia saudita con la quale contava istaurare una collaborazione di antichissima memoria ( trascurando però il fatto che i sauditi non discendono da Maometto e loro non sono i Khaibari).

Dopo la Libia, lo Yemen, L’Irak, la Siria, l’Afganistan e la Somalia, questa pericolosa coppia, sta preparando l’assalto al bastione di Hezbollah e per fare questo sta premendo brutalmente sul Libano.
Secondo questo piano, il governo dovrebbe estromettere Hezbollah (50% alle ultime elezioni)dalla governance ( già fatto in parte ma con un governo tecnico) poi disarmare la milizia sciita ( che è più grande e meglio armata dell’esercito libanese ed ha esperienza di guerra vittoriosa in Siria).

Al momento hanno attaccato la lira libanese come fecero tre anni fa col rublo (- 50%)e con la lira turca (-50%) – cosa di cui Trump si è vantato nella lettera a Erdogan resa pubblica) , provocando una crisi senza precedenti nel piccolo paese già oberato da una presenza di profughi pari alla popolazione e dando la colpa all’Hezbollah che, secondo la propaganda locale, avrebbe rastrellato i dollari per distruggere il paese in cui vive rafforzando il dollaro…..

Altro argomento chiave è la solita “lotta alla corruzione” che detta nel paese dei fenici – corrotto, come l’Italia da almeno duemila anni – farebbe sorridere se non fosse per la martellante capillarissima propaganda che ne ha fatto un articolo di fede.

Si tratta, mutatis mutandis, di una replica – con mezzi non ancora militari- della operazione “Pace in Galilea” fallita nel 1982 e che diede vita alla militarizzazione di Hezbollah nella zona occupata da Israele, che prima di quella guerra era una organizzazione di soccorso caritativo creata da Moussa Sader e dal Vescovo Gregoire a sostegno della fascia sciita che era la più povera del paese.

Questo obbiettivo prevede un progressivo indebolimento di Hezbollah, se possibile uno scontro tra Esercito LIbanese e la milizia sciita e poi l’attacco finale israeliano. Tanta cautela si è resa necessaria perché temono uno scontro diretto da cui già una volta sono usciti malconci.

Nella campagna per la ghettizzazione dell’hezbollah, stanno ricopiando , passo per passo, la tecnica nazista di dare la colpa di ogni male a una minoranza religiosa come accade in Germania negli anni trenta.
Hanno imparato la lezione a memoria, solo che – a parte il grottesco di accusare l parte più misera della popolazione di speculazioni finanziarie internazionali- non si tratta di una minoranza e sono armati fino i denti e pare siano in grado di bombardare intensamente Tel Aviv penetrando il sistema di difesa antiaerea israeliano.
Di qui l’imperativo di un attacco dell’esercito libanese che contrasti una reazione missilistica.
Come pensare di arricchire puntando ai cavalli.

Peculiarità, di Antonio de Martini

m’aggio accattat’ a jurnata

Ieri ho liquidato in maniera scortese un lettore che mi chiedeva di spiegare perché a Napoli il Coronavirus è stato contenuto e nella meglio attrezzata Milano, no.

Succede quando devi rispondere a due/trecento notifiche e messaggi personali in un giorno e sei arrivato a sera.

Ora che é mattina, cerco di spiegare questa differenza tra Milano e Napoli che negli ultimi quattro giorni ha registrato un numero di decessi uguale a zero.

1) i partiti. A Milano le differenze politiche tra sindaco, regione e governo hanno occupato politici e giornalisti che hanno trascurato le esigenze reali.facevano interviste.

A Napoli, un sindaco ( e anche un presidente di regione) battitore libero hanno prestato immediatamente orecchio ai medici, tra i quali lo “ scopritore del vibrione” di cui ora non ricordo il nome.
Gli ordini non sono stati contestati da oppositori preconcetti. La quarantena qui é una tradizione.

2) l’intelligenza critica e vivace dei napoletani abituati ad arrangiarsi e a vedere con garbato scetticismo le “ linee guida” di enti distanti, ha fatto si che ci si industriasse a trovare una cura e non a sperare in un vaccino. La Magna Grecia ha reagito come la Grecia: immediatamente.

3) Napoli e la zona vesuviana hanno la densità di popolazione di Hong Kong o quasi. Il distanziamento e stato attuato semplicemente accentuando di poco le distanze e alcune profilassi erano gia in voga. Mentre la Confindustria ha visto nella Pandemia una occasione per bussare a cassa, la Camorra ha collaborato con le forze dell’ordine perché non poteva sperare in indennizzi.

4)il primo segnale nazionale di lotta contro il virus è venuto dall’ospedale Cutugno con l’uso di farmaci antiartrite. In contrasto con le direttive nazionali e internazionali che bandivano gli antinfiammatori.
Il medico napoletano come curatore del malato e non della malattia.

5) lo spirito ironico e tollerante e la naturale empatia partenopea, il fatalismo esistenziale, hanno certo contribuito più di altre caratteristiche a mantenere forte l’animo e predisporlo psicologicamente a reagire al male. Sia i malati che gli operatori.

6) l’essere resilienti a espellere nonni e genitori dal nucleo familiare ha limitato il numero dei focolai che hanno falcidiato il nord.
E ogni mediocre intelligenza medica ha capito che i malati « infettivi » non andavano mischiati con gli altri.

7) Sole e Mare hanno certamente aiutato a sintetizzare la vitamina D di cui tutti i morenti sono risultati carenti.

8.) Nel Napoletano famiglia e amici precedono il lavoro nelle priorità dell’individuo.
Il motto partenopeo é « m’aggio accattato a jurnata » : ho di che sfamare la famiglia per oggi; smetto e mi dedico ai miei affetti e hobbies o al riposo. Fiducia nella provvidenza e sistema immunitario al meglio.

Per capire appieno quel che vorrei esprimere, ma sento di non riuscirvi appieno, consiglio di leggere le pagine dedicate a Napoli da Goethe nel suo viaggio in Italia.

Lui scriveva meglio di me e non era intontito da 36 notti di galera.

Insomma, i napoletani sopravvivono, perché hanno capito i valori veri dell’esistenza e per definire il lavoro hanno un termine spettacolare: a fatica.

Ditemi voi perché dovrebbero morire anzitempo. Non é questione di razza superiore caro Giacomo Crasti , ma di sapere mettere al posto giusto affetti, lavoro, amori e ambizione, perché la vita ama chi la ama.

le nuove strade aperte dal coronavirus, con Antonio de Martini

La conversazione è lunga; la segregazione in casa aiuterà certamente all’ascolto. Il titolo è un po’ paradossale. Il resto lo farà la pacatezza delle argomentazioni offerte da Antonio de Martini. E’ tempo di scelte. Dall’esterno le pressioni, le sollecitazioni a compierle si intensificano. Ad un quadro sempre più dinamico si contrappone una classe dirigente tremebonda ed arruffona, abbarbicata all’attesa e alla conferma di vecchi schemi e sistemi di relazione ormai deleteri. La crisi epidemica in corso si sta rivelando un vero e proprio acceleratore delle dinamiche in corso della geopolitica, quindi anche della geoeconomia. Una posizione di attesa o, nel peggiore dei casi, abbarbicata agli schemi classici della diplomazia e delle relazioni internazionali è il modo migliore per un paese di diventare oggetto piuttosto che protagonista. Rimane, purtroppo, la cieca propensione della nostra classe dirigente. Ne discutiamo con Antonio de Martini. Buon ascolto_Giuseppe Germinario

 

EUROPA: 27 MORTO CHE PARLA, di Antonio de Martini

EUROPA: 27 MORTO CHE PARLA

Guido Camprini all’annunzio dell’accordo tra i 27 ha avuto ragione a dire «chi vivrà vedrà «.

Vediamo su cosa posare lo sguardo.

Il fatto che i dettagli « sono da negoziare » e che a questo pozzo si abbevereranno in 27 e che nessuno abbia pensato a stanziamenti per la politica di prossimità, mi fa pensare che l’iniziativa sarà – a dir poco – deludente.

L’autistica Greta avrebbe suggerito di meglio.

Gli Stati Uniti, con istituzioni federali collaudate ,metà degli abitanti, frontiere difese da oceani, e la predisposizione ad abbandonare i poveri al loro destino, hanno stanziato – per adesso- il doppio dei fondi.

I 27 da Lisbona in poi avevano posizionato l’Unione Europea con la caratterizzazione della « civiltà della conoscenza » ( complementare alla tecnologia USA e al manpower cinese).

Non hanno stanziato un centesimo per la ricerca di un rimedio o posto le basi di linee guida comuni.

Hanno ignorato l’esistenza dei paesi contigui e di quelli mediterranei, coi loro flussi di profughi di guerra e di lavoro cui potrebbero aggiungersi quelli per salute.

Chi oserà fare il corpo a corpo con i malati alla frontiera?
Chi avrà il coraggio di aprire il fuoco su una torma di malati per fermarli ?

Non una parola sulla cooperazione con l’Inghilterra, almeno nel campo della salute. Sono felici che se ne sia andata portandosi via praticamente tutti i funzionari pratici della ricerca scientifica ( la dirigenza di quest’area era in massima parte inglese).

I ventisette – la loro élite isterilita dagli odi reciproci – sono stati polarizzati dal terrore di una rivolta interna contro i rispettivi governi e hanno stanziato quanto basta per placare per una invernata i meno abbienti di casa badando all’economia e non alle persone. Non a noi. Non ai nostri figli.
La maggior parte di loro non ne ha.

Per una risposta tanto riduttiva bastavano i ministri economici.

Con la riunione dei capi di governo, ci hanno fatto credere che avessimo a che fare con statisti che avevano chiari i termini del problema. Ci hanno illuso.

Aveva ragione « Der Spiegel « a dire che non servono miliardi ma trilioni e che siamo in presenza di gretti vigliacchi .

Si è calcolato che un paziente impegna un patrimonio complessivo di 19 milioni.
Siamo mezzo miliardo. Anche dividendo la cifra per cinque, contate i bruscolini.

Siamo in presenza di una versione pop della Santa Alleanza. Non vogliono l’Europa, vogliono l’Eurovisione.

Vogliono solo mantenere l’ordine e il potere. Non riusciranno.

COSA AVREBBERO DOVUTO FARE E DIRE

1 Dichiarare onestamente non prevedibili gli stanziamenti necessari e pronunziare la formula salvifica « watever it takes « .
Avrebbero dovuto rinnovare la Commissione Europea con elementi delle altre famiglie politiche del Parlamento Europeo per assicurare la coesione del Continente.

Avrebbero dovuto invitare i singoli paesi a fare altrettanto a casa loro.

Predicano « uniti ce la faremo « ma continuano nella autotutela dei loro interessi particolari.

2 Avrebbero dovuto proporre all’Inghilterra una momentanea « comunità europea della ricerca anti COVID « coinvolgendo i grandi gruppi farmaceutici che si trovano in UK

3 Avrebbero dovuto creare una cabina di regia – se preferite un « gabinetto di guerra al COVID » che duri quanto l’epidemia e non un giorno di più e che come primo atto decidesse la redazione – entro trenta giorni- di una Carta dei princìpi cui l’Unione si atterrà per questa lotta.

Mantenere in questo frangente e su questo specifico punto del COVID il criterio delle scelte unanimi a 27 non ha solo del surreale. É un suicidio.

Abbiamo la possibilità di creare il nuovo modello di civiltà per cui era nata l’Europa, per cui si è battuta la mia generazione.
Ma l’aver posto il centro a Bruxelles ci ha fornito una dirigenza con una mentalità da cioccolatai.

Mettere allo studio l’adozione della Sterlina inglese diventa una opzione conveniente da percorrere. Ci farebbero ponti d’oro e la borsa di Londra collocherebbe il necessario. E il superfluo.
L’Europa é sfatta. Bisogna rifarla.
Senza lavandaie.

GUERRINI SOL CONTRO TOSCANA TUTTA, di Antonio de Martini

GUERRINI SOL CONTRO TOSCANA TUTTA

Dopo la lettera dei tre generali ( altri due che non usano internet hanno solidarizzato, non sollecitati,in privato );
il ministro della Difesa Guerini ha rilasciato una imbarazzata dichiarazione in TV sull’apporto delle FFAA alla crisi epidemica elencando i trasporti funebri fatti, l’assistenza ecc.

Si è dilungato senza fornire numeri ( ad esempio per l’alluvione di Firenze furono usati 16.000 uomini agli ordini del comandante della Regione tosco-emiliana) ma non ha affrontato
Il cuore della polemica.

Se lo facesse diventerebbe il più popolare della compagine governativa in 48 ore.

L ’Esercito dovrebbe intervenire come corpo organico e in fase di pianificazione ed esecuzione delle attività, acquisti inclusi. Usare un muscolo senza cervello e nervi non è naturale.

In Israele che ha novemila contagiati e ad onta dello Stato di allarme permanente, l’esercito ha destinato un battaglione al completo.

Vuole un esempio minimo?
Se dei militari fossero andato a prendere le mascherine bloccate nella Rep Ceca, i doganieri ci avrebbero pensato due volte prima di bloccare la merce.
Di ottanta e passa medici morti , forse qualcuno si sarebbe salvato.

Il sospetto della totalità degli italiani – diventato certezza dopo la farsa delle mascherine- è che l’Esercito non venga coinvolto per poter lucrare su ogni passaggio delle operazioni di soccorso, ad ogni passaggio e decisione logistico-amministrativa e che anche l’assistenza caritatevole venga affidata a organismi non neutri che usano poi tornare a chiedere sostegno elettorale.
L’Esercito è la Patria vivente di tutti.

Sono certo, inoltre, che buona parte dei sospetti con cui sono visti i COVID bond potrebbero sparire se annunziassimo ai partner UE che sono anche alleati NATO. e hanno visto battersi i nostri soldati in Bosnia e Afganistan, che l’intera operazione verrà affidata allo stato Maggiore e al corpo della sanità militare, francesi, tedeschi e olandesi ( dichiarati responsabili della strage di Srebrenica ) avrebbero difficoltà a negare la collaborazione.

Caro Guerrini,
sarebbe una occasione anche per lei di mostrare che ha senso dello stato in quantità insolita in un governo di principianti e pesi piuma.
E salverebbe, oltre alla sua carriera, centinaia di vite utili per la ripresa.

RICEVO DAL GENERALE ALBERTO ZIGNANI – GIÀ SEGRETARIO GENERALE DELLA DIFESA – CHE LO APPROVA IN TOTO, IL DOCUMENTO STILATO DA DUE GENERALI SUL TEMA DEL COVID.
Riporto testualmente l’amara considerazione scritta dal Gen. Fernando Termentini insieme al Gen. Montagna, che condivido in toto.

Sta partendo una ulteriore task force dell’Ospedale Militare del Celio di Roma per Alzano Lombardo come se a Roma non ci siano o non ci saranno, nel prossimo futuro, problemi dovuti all’epidemia di COVID-19!

Mettiamo a disposizione uomini mezzi e materiali dopo che ci hanno deriso ed anemizzati.

Mettiamo a disposizione posti letto dopo che ci hanno tolto caserme ed ospedali militari che funzionavano bene con reparti infettivi sempre “pronti” (poiché era una “ossessione” di noi militari!!!!), ospedali come: Padova, Verona, Torino, Udine, Milano, Bari, Napoli, Palermo, etc accusandoci di essere “fuori dal tempo”, di essere dei “pessimisti” che epidemie, terremoti, alluvioni, cataclismi etc erano solo negli “incubi” di noi militari e che usavamo lo spauracchio di questi cataclismi solo per questioni di budget!

Così hanno deciso di smantellare una perfetta e ben rodata organizzazione di Difesa Civile con a Capo Prefetti e Vigili del Fuoco, che potevano contare sul concorso delle FF.AA. , preferendo costituire una nuova organizzazione elargendo centinaia e centinaia di milioni di euro alla”protezione civile” ma, chissà perché, quando ci sono EMERGENZE vere e non simulate e non esercitazioni “vasetto” tipo teatrino dove tutti si dicono “quanto siamo belli, quanto siamo bravi” ……. chiamano la Protezione Civile?

NOOOOOOOOOO

Chiamano lo Stato Maggiore della Difesa che in 24 ore fa partire team medici, unità sanitarie, ospedali da campo, ingegneri e altri tecnici e fa sgomberare caserme per dare posti letto, senza “sbattere i pugni sul tavolo”!

Prima ci hanno smantellato e continuano a farlo ma quando ci sono le VERE EMERGENZE… spariscono tutti i funzionari (da 10.000€ al mese) della Protezione Civile, tutte le “associazioni di volontariato” e le tanto decantate ONG sovvenzionate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, etc etc e tutti all’unisono (gli stessi che hanno contribuito e contribuiscono a smantellare le Forze Armate) urlano in preda al panico: “QUI CI VUOLE L’ESERCITO!”.

I TOPI SCAPPANO QUANDO LA NAVE AFFONDA.

Il generale della Guardia di finanza Carta lascia la direzione dei servizi segreti ( AISE) per assumere la presidenza di Leonardo ( ex Finmeccanica) facendo scoprire quali sono i veri interessi .l suoi e di chi lo protegge.

Un tempo , nemmeno troppo lontano era il capo dei servizi segreti a indicare chi avrebbe diretto Finmeccanica.

Conte ci metterà probabilmente l’ex capo della polizia che tanto gli piaceva e che non voleva mandare in pensione.

Come in ogni regime poliziesco che si rispetti i posti chiave vanno a esponenti della polizia ( De Gennaro -ENI; Carta -Leonardo; Pansa all’AISE ?)

Anche gli ultimi due segretari generali del PCUS erano ex capi del KGB.
Non è bastato a impedire il naufragio.

Resoconto sull’ultima spiaggia, di Antonio de Martini

L’onnipresente Roberto Buffagni , da non confondersi con l’omonima nullità leghista, ha postato il resoconto della riunione dei capi di governo europei pubblicato da El Pais.

Andrebbe letta ( è in inglese) per capire quel che la nostra stampa non racconta.

L’ho chiosata con un commento che riporto : “Dal resoconto pare evidente che la lepre di cui vanno a caccia è in primis l’Italia; che l’antagonista vero della Merkel è stato Sanchez ; che la Merkel è consapevole di star combattendo per la sopravvivenza politica sua, del suo governo e del suo partito; che Macron non sta con noi italiani e spagnoli, ma interviene sul metodo dandoci un appoggio indiretto per assumere sul finale una posizione arbitrale.

Non credo ci sia altra possibilità di sbloccare la situazione se non il “ mezzocoronabond” ossia dei bond garantiti da una “ coalizione di chi ci sta” che potrebbe essere costituita da Italia , Spagna e due o tre dei paesi che hanno firmato l’iniziativa.

Una garanzia congiunta di sei/otto paesi sarebbe certamente migliore di collaterali di un solo paese e se dovesse fallire significherebbe la fine della EU come entità reale.

Il fatto che Conte non sia il capocordata della contestazione e che le decisioni vadano dall’Eurogruppo ( ministri delle finanze) ai capi di governo non può che essere che chiarificatore.

Lunghi e puntigliosi controlli sanitari alla frontiera – nelle prossime due settimane- dei prodotti caseari e floreali germano olandesi potrebbero rivelarsi determinanti. “

A queste considerazioni telegrafiche che ho fedelmente riprodotto, aggiungerei l’impressione che la Merkel ha dato segni di nervosismo e che la politica migliore sia non quella delle minacce – tipica ammissione di debolezza – ma della prosecuzione di una iniziativa informale accompagnata dall’esercizio del veto in maniera da bloccare l’istituzione e contemporaneamente far marciare l’iniziativa informale che non sarebbe contraria né alla lettera né allo spirito dei trattati. Potrebbe persino esercitare una qualche attrattiva per gli inglesi senza far loro abbandonare le posizioni isolazioniste.

La responsabilità di una eventuale crisi o rottura sarebbe quindi esclusivamente tedesca.

La Germania ha già messo in difficoltà la NATO con lo scontro aperto Trump Merkel e le ripetute ripicche con la Turchia che della alleanza rappresenta ancora l’ala destra.

Una rottura – con addebito – del legame EU e conseguentemente del patto di consultazione Adenauer-De Gaulle del 1967, nonché le frizioni a est per la vicenda Ucraina e le sanzioni alla Russia per la Crimea, lascerebbero isolata la vecchia signora in compagnia di Olanda, Finlandia e Austria.

Hitler nel 45 aveva più amici.

https://english.elpais.com/economy_and_business/2020-03-28/do-we-have-a-deal-pedro-an-inside-look-at-the-clash-between-eu-leaders-at-coronavirus-summit.html?fbclid=IwAR0ONZokAYPdH7lJgSc0PPtK9ntgvk1W_JSZJVJE7vRw_6xUm0BL-SlUt5w

NON SALVANO LA VITA. UCCIDONO LA LIBERTÀ, di Antonio de Martini

NON SALVANO LA VITA. UCCIDONO LA LIBERTÀ

L’Istituto Superiore di Sanità ha dichiarato in conferenza stampa che le cartelle cliniche giunte finora dai vari ospedali sono un centinaio di cui due di deceduti di solo coronavirus.

L’età media dei morti supera gli ottanta anni. L’OMS ha dichiarato che il conteggio dei morti è “ preesumptive”
Ossia, se è morto in questo periodo deve essere morto per il coronavirus.

I picchi classici di mortalità invernale degli anziani – febbraio- sono stati più elevati di questo 2020 nel 2015 e nel 2017 anche se quest’anno febbraio ha avuto un giorno in più.

Perché abbiamo sentito la necessità collettiva di dare concretezza al concetto di morte identificandolo in un virus?

Credo avvenga perché decenni di benessere e cure mediche tecnologiche ci hanno fatto perdere contiguità col concetto di morte.

Pensiamo di poter creare un “fronte antimorte” come fosse una coalizione politica e offrire agli elettori di eliminarla dalle liste elettorali della nostra esistenza.

Facciamo parte di un mondo , quello occidentale, che ha teorizzato anche la “guerra con zero morti “ ( nostri ovviamente) facendola precedere da una campagna di de-umanizzazione degli avversari che invece vanno sterminati col flit perché sono alieni: serbi, arabi, afgani.
Per uno dei “ nostri” morto, cinquanta missili vendicatori.

Era ben più accettabile umanamente la dottrina giudaico-nazista della “ razza eletta” che teorizzava una gerarchia tra le razze umane.
Ma tutte umane.

Questa nuova teologia in formazione ha deciso che l’uomo è onnipotente e può muovere guerra al “ cambiamento climatico “, alle “ ingiustizie” identificate dalle nevrastenie individuali anche di una bambina disturbata. O a un virus.

Basta che la guerra venga santificata in TV. Ma niente conferenze stampa: solo omelie senza contraddittorio.

Sè questa campagna ossessiva di comunicazione fosse stata fatta , mettiamo, contro il Papa, adesso San Pietro sarebbe un cumulo di macerie.

Oggi fa notizia ed è oggetto di azione di governo, anche il decesso di un novantenne raffreddato tra i brividi di terrore di milioni di cittadini.

Azione di governo simbolica badate bene .
Un po’ come il capo tribù che scaglia frecce contro il cielo avaro di pioggia.
Fino a che la tribù gli crede, buon per lui.

La paura di morire è diventata terrore e poi tabù. Ora si è trasformata in una nevrosi irrazionale collettiva fino alla alienazione.

L’uomo che è un animale sociale destinato a morire fin dalla nascita, viene invitato a non socializzare nemmeno col vicino di casa.

Con questo sistema non gli si allunga la vita, ( al massimo si alleggerisce l’ospedale): lo si annulla politicamente.

Può comprare da mangiare e da fumare ( con tanti saluti alla salute).. Si rinviano elezioni e referendum.

Si negano ai demografi i dati disaggregati sulla mortalità, in maniera che nessuno possa , studiandoli, rielaborarli e offrire spiegazioni alternative a quelle del ministero.

Esiste da secoli l’istituto dello “ stato di emergenza” in cui una nazione in pericolo si affida all’organizzazione militare “ che ha mezzi e know how per reagire a minacce batteriologiche .
La Spagna ha decretato lo stato di emergenza, la Repubblica Ceca anche. Gli Stati Uniti hanno decretato lo stato di emergenza.
Altri paesi seguono a ruota.

Noi abbiamo nominato un capo degli acquisti fino a ieri deputato a sviluppare l’attività industriale notoriamente deficitaria e invitato la popolazione ad affacciarsi alla finestra e cantare “ bella ciao” (TG1 di ieri ore 20).
Non si stanziano fondi per ospedali e ricerche, ma si distribuiscono elemosine sotto forma di buono pasto ( voucher fa più fino).

Stiamo assistendo a due stupri: quella della realtà e della libertà individuale.

IL CORONAVIRUS DEGLI ITALIANI e le piaghe capitali, di Antonio de Martini

IL CORONAVIRUS DEGLI ITALIANI

Quando è che è cominciata la decadenza italiana e in cosa la identifico?
L’ultima intendo. Quella che stiamo vivendo.
A metà anni sessanta, c’è stato un momento in cui le energie sprigionate dall’affrancamento dal regime fascista e dai suoi riti più sciocchi ( gerarchetti, orbace, polizia e sabato fascista) cominciarono ad esaurirsi e subentrò prepotente il desiderio di “star meglio”: era iniziata la fuga dalla “ borghesità” verso la “modernità”.

L’irrazionale tornava a fare capolino nelle nostre vite e a erodere il senso di realtà che ci aveva trasformato da sconfitti a protagonisti della ripresa mondiale. La lira aveva ottenuto “l’Oscar delle monete”, ricordate?

Personalmente, situo questo “ big bang” della coglioneria nella decisione dei barbieri di chiudere alla domenica, conservando la tradizionale chiusura del lunedì.

Fu un terremoto inavvertito.

Il rito domenicale laico di milioni di uomini era : alla mattina il barbiere e alle tre del pomeriggio la partita.

La Barberia era il tempio e la cellula base della cultura maschile: era il posto dove la prima volta andavi esclusivamente col padre.

Da quel momento la mamma smetteva di tagliarti i capelli con la casseruola o manutenere i boccoli.

Il calendario osè, il battibecco politico amichevole, le scommesse sportive con in palio il caffè, la barba col rasoio affilato, con solenne gestualità, sulla striscia di cuoio che diffondeva odore maschio di selleria.
I commenti sulle donne.

Quando un malcapitato si beccava la sifilide, alla moglie, i medici spiegavano in coro che era stato il mal pulito rasoio del barbiere a trasmettere il male e la pace familiare era salva.

I barbieri decisero, di punto in bianco di starsene a casa la domenica.

Loro e i preti giubilarono senza capire che – per entrambi- era l’inizio della fine.
I sindacati e il regionalismo bussavano alle porte.

LE SETTE PIAGHE CONCOMITANTI CHE UCCIDONO L’ITALIA

Ieri abbiamo visto il Coronavirus degli italiani ( secondo me).
Oggi vedremo le malattie concomitanti che – a detta di tutti- stanno uccidendo la nostra nazione.

Una serie di “ associazioni private non riconosciute” e non regolate da alcuna legge – le chiamano partiti- invade e pervade ogni istituzione che di per sé sarebbe strutturata e sana: il Parlamento, il Governo e condiziona
financo l’elezione del Presidente della Repubblica.

La mancata soluzione della crisi provocata dalla caduta del fascismo.
Si evita fin da quando Marco Pannella creando il termine “ i fascismi” ( plurale ) evitò le querele trasferendo le accuse nel campo della polemica politica evitando pronunzie della magistratura che avrebbe potuto porre un punto fermo a ogni vicenda.

La risposta, altrettanto melliflua da parte fascista fu l’esaltazione di singole realizzazioni degli anni trenta come “ opera di Mussolini” invece che delle tecnostrutture dello Stato.

L’IRI lo creò Beneduce e non il Duce.

Queste ambiguità perdurano come una vecchia ulcera non curata e avvelenano le vecchie e nuove generazioni.

Il falso storico che attribuisce la sconfitta del fascismo alla Resistenza, mentre l’unica Resistenza che liberò il proprio paese fu quella Jugoslava. Nemmeno De Gaulle si attribuì la liberazione della Francia.
Il fascismo fu sradicato dalla V Armata USA e dalla VIII armata britannica.

I fascisti sconfitti mantennero e trasmisero l’idea che senza le armate alleate avrebbero vinto loro e sono convinti che gli americani col loro intervento falsarono la partita.

Di qui l’irrealistico revanscismo che avvelena il dibattito alimentato da millantatori interessati.

L’abitudine rinascimentale a ricorrere allo straniero per prevalere all’interno del sistema Italia non è mai morta e prosegue imperterrita.

Sono trasfusioni di sangue incompatibile con la sopravvivenza di singoli come della stessa idea di Nazione.

La Finanziarizzazione della spesa pubblica: fare finanza, disse Keynes- significa contrarre debiti.
Ne abbiamo contratti a dismisura anche per finanziare le riforme chieste dai socialisti per partecipare al governo.

Col crescere dei debiti cresce l’influenza dei paesi creditori che finiscono per condizionare tutte le scelte dei Governi.
Equivale all’essere ospitati sotto una tenda a ossigeno.
Si rischia il soffocamento a ogni movimento o fessura della tenda.

Ognuno di noi sa cosa fare per evitare lo sfascio, ma lo spirito di fazione sembra più forte dell’amor di Patria.

Se a queste piaghe bibliche si aggiunge la necessità di sovvenire ai bisogni del partito e della famiglia “ fino alla colpa”( Mazzini ndr) capiamo che ad ogni giorno che passa, l’Istituzione muore un po’ di più .

lettera da un professore, di Antonio de Martini

Questa è la magistrale lettera che il preside del liceo Volta di Milano, Domenico Squillace, ha scritto a tutti gli studenti della scuola e pubblicato sul sito. Perdete qualche minuto per leggerla: è un capolavoro

AGLI STUDENTI DEL VOLTA

“La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia…..”

Le parole appena citate sono quelle che aprono il capitolo 31 dei Promessi sposi, capitolo che insieme al successivo è interamente dedicato all’epidemia di peste che si abbatté su Milano nel 1630. Si tratta di un testo illuminante e di straordinaria modernità che vi consiglio di leggere con attenzione, specie in questi giorni così confusi. Dentro quelle pagine c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria…. In quelle pagine vi imbatterete fra l’altro in nomi che sicuramente conoscete frequentando le strade intorno al nostro Liceo che, non dimentichiamolo, sorge al centro di quello che era il lazzaretto di Milano: Ludovico Settala, Alessandro Tadino, Felice Casati per citarne alcuni. Insomma più che dal romanzo del Manzoni quelle parole sembrano sbucate fuori dalle pagine di un giornale di oggi.

Cari ragazzi, niente di nuovo sotto il sole, mi verrebbe da dire, eppure la scuola chiusa mi impone di parlare. La nostra è una di quelle istituzioni che con i suoi ritmi ed i suoi riti segna lo scorrere del tempo e l’ordinato svolgersi del vivere civile, non a caso la chiusura forzata delle scuole è qualcosa cui le autorità ricorrono in casi rari e veramente eccezionali. Non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non sono un esperto né fingo di esserlo, rispetto e mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni, quello che voglio però dirvi è di mantenere il sangue freddo, di non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo, di continuare – con le dovute precauzioni – a fare una vita normale. Approfittate di queste giornate per fare delle passeggiate, per leggere un buon libro, non c’è alcun motivo – se state bene – di restare chiusi in casa. Non c’è alcun motivo per prendere d’assalto i supermercati e le farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato, servono solo a loro. La velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è figlia del nostro tempo, non esistono muri che le possano fermare, secoli fa si spostavano ugualmente, solo un po’ più lentamente. Uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e forse ancor più Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile. L’istinto atavico quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è quello di guardare ad ogni nostro simile come ad una minaccia, come ad un potenziale aggressore. Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi, i suoi progressi, le sue certezze, usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero.

Vi aspetto presto a scuola.
Domenico Squillace

INFLUENZE, INFLUENZATORI E INFLUENZATI

Il governo ha impugnato il provvedimento di chiusura delle scuole adottato dalla regione Marche, ironia della sorte, alla vigilia della firma di un accordo con Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte per trasferire loro una serie di competenze aggiuntive oltre quelle che hanno e che si sono rivelate incapaci di gestire.

Trovo spettacolosa la muliebre contraddittorietà di questi provvedimenti: questa settimana accentriamo e la prossima decentriamo.

L’unico punto in comune tra la Chiesa cattolica e l’Unione Europea é sempre stato l’affermazione periodica del principio di sussidiarietà, ossia che « ogni problema deve essere risolto al livello cui si pone ».

In pratica, un problema regionale come quello dello smaltimento dei rifiuti dovrebbe essere risolto dalla regione, mentre la politica estera dovrebbe essere accentrata a livello nazionale.

Ognuno può constatare come questa affermazione di principio resti sulla carta. In realtà, tutti tendono ad accentrare i quattrini e liberarsi delle responsabilità.

Non c’è sintesi in niente, non c’è arte del governo. Solo fame di suffragi e denari nostri.

Nessuno che abbia detto, ad esempio per la crisi del virus, che abbiamo finora avuto ( nel mondo) 4.200 guariti e 2715 morti.

Chi cerca i quattrini cita solo il numero dei contagiati e chi vuole scaricarsi di responsabilità, i guariti.

Per far ammettere alla TV che i morti erano persone anziane e già ricoverate in ospedale per altre concomitanti e gravi malattie , si è dovuto insistere per quasi una settimana con media di minore impatto, ma non influenzati dal governo.

Tutte le corporazioni succhiasoldi sono all’opera per ottenere benefici : la Coldiretti , una organizzazione fatiscente, ha già fatto il fulmineo conto dei danni inferti dalla epidemia ( che non c’è..) alla zootecnia, dichiarando di aver censito 500 stalle in crisi.

Altra tradizionale coschetta di furbi, gli albergatori che hanno già conteggiato a livello italiano le disdette di prenotazioni nella misura del 70%.

Gli italiani saranno pure influenzati, ma la vicenda grave é che il governo é influenzabile e molto.

A proposito di sussidiarietà, il livello cui porre il problema virus é : il ministro della salute, il commissario alla salute UE, l’OMS.
Tutti « sconosciuti al portalettere » .Tacciono per non fare ombra alla primadonna.

In TV ci va il presidente del Consiglio che vuole influenzare l’elettorato.

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