Italia e il mondo

Rassegna stampa francese, 15a puntata a cura di Gianpaolo Rosani

Domande a ricercatori e ricercatrici che hanno accettato di mettere le loro conoscenze e i loro
lavori al servizio della comprensione di un evento che senza dubbio segnerà la storia, almeno
quella dei due mandati di Emmanuel Macron. Ciò che è in gioco qui è il risultato di una politica
condotta da dieci anni, i cui effetti si fanno sentire ovunque: il liceo trasformato in uno scalo
ferroviario, il disprezzo per le disuguaglianze territoriali, la scelta di una politica economica
favorevole ai più abbienti, i compiti della polizia riorientati verso la repressione… Il tutto in una
situazione economica caratterizzata da un debito sempre più gravoso, che vincola l’azione dello
Stato e che costituisce lo sfondo comune ai grandi movimenti sociali. Si può rimproverare a questi
ricercatori e ricercatrici che «spiegare significa già giustificare». E se la scommessa fosse inversa:
per agire bene, bisogna prima capire.

17.09.2026
RABBIA SOCIALE: LE RADICI DI UNA CRISI
Mentre le manifestazioni scuotono la Francia, abbiamo chiesto a sei ricercatori di aiutarci a comprendere
meglio la situazione esplosiva con cui ci troviamo a confrontarci

Intervista a cura di Arnaud Gonzague, Barbara Krief, Xavier de La Porte, Marie Lemonnier, Rémi Noyon e Manon Roche
Le manifestazioni del 17 ottobre hanno sollevato numerose domande: come mai il movimento contro il
caro vita – erede dei «gilet gialli» – si sia unito a quello portato avanti dagli studenti delle scuole superiori
già da diverse settimane, pur con rivendicazioni apparentemente molto diverse?

In un mese, il Rassemblement National ha annunciato tre procedimenti per diffamazione contro Le
Monde, Le Canard enchaîné e Mediapart. All’origine della controversia: un articolo del primo, in cui
si affermava che volantini del partito fossero stati rinvenuti nell’auto dell’autore dell’attentato
razzista di Trappes, prima che il giornale rettificasse la notizia; e le inchieste degli altri due testate
relative agli scritti antisemiti attribuiti a Jordan Bardella, che quest’ultimo smentisce. «Siamo più
esigenti e meno tolleranti nei confronti delle fake news in periodo di campagna presidenziale»,
afferma Renaud Labaye, vicedirettore della campagna di Marine Le Pen.


31.10.2026
Il Rassemblement National e la stampa, tra
strategia di seduzione e braccio di ferro
Con l’avvicinarsi del 2027, il RN inasprisce i toni nei confronti dei media e intende reagire a ogni passo
falso. Tuttavia, il partito si preoccupa di non apparire ostile, a rischio di compromettere la propria
strategia di normalizzazione

Di Dinah Cohen e Nina Jackowski
Alla ricerca di un ampliamento della propria base, il RN cerca il giusto tono nei rapporti con i media. Se il
75 % dei sostenitori del partito ritiene che «i media diffondano il più delle volte informazioni false», tale
percentuale scende al 48 % tra i sostenitori dei Républicains.

Emmanuel Macron non esclude di ricandidarsi per un terzo mandato nel 2032. Posso permettermi
di dare un consiglio al nostro prossimo capo di Stato? Modifichi rapidamente la Costituzione ed
escluda definitivamente questa possibilità!

Ottobre 2026
LE ELEZIONI PRESIDENZIALI VISTE DA QUI
A sette mesi dalle elezioni presidenziali, i candidati dichiarati o presunti si stanno lentamente schierando
in ordine di battaglia. Ciò non impedisce, tuttavia, che si verifichino già intoppi e tensioni, a prescindere
dall’orientamento politico. Una sintesi della campagna elettorale vista da Béziers. In tutta soggettività,
ovviamente…

Di Emmanuelle Ménard
Mai delusi
Il bello dei socialisti è che riescono sempre a sorprenderci. Si prenda ad esempio l’organizzazione delle
primarie. Lo scorso 16 settembre si è appreso che Philippe Brun, deputato del PS dell’Eure, che aveva pure
raccolto il numero di firme di sostegno richiesto, non potrà parteciparvi.

Nove anni separano i due discorsi tenuti da Emmanuel Macron all’Hôtel de Brienne. Nel luglio
2017, appena eletto, sorprese i militari ricordando un’ovvietà: «Sono il vostro capo», prima di
ringraziare il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate. Nel luglio 2026, sottolineava la necessità
di prepararsi a «difendere» il diritto «a costo di spargere sangue, se necessario», prima di
esprimere il proprio «orgoglio» per essere sempre stato al fianco dei militari. Tra queste due date,
il contesto strategico si è profondamente deteriorato: Afghanistan, Sahel, Vicino e Medio Oriente,
Nord Africa e, ovviamente, l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia.


Ottobre 2026
Il testamento strategico di Emmanuel Macron

Di Thomas Gomart, è direttore dell’Istituto francese per le relazioni internazionali (Ifri).
Ultima opera pubblicata: Chi controlla chi? I nuovi rapporti di forza mondiali (Tallandier,2026). gomart@ifri.org

Mosca sta cercando con tutte le sue forze di allontanare gli europei dagli americani, un’opera da
portare avanti finché Donald Trump è al potere. Le condizioni gli sono favorevoli: l’arrivo
dell’inverno, che indebolirà Kiev; la debolezza di Donald Trump, impantanato nella sua guerra in
Iran; e l’ondata elettorale che paralizzerà i leader di alcuni dei suoi principali avversari: Francia,
Italia, Polonia, Spagna. Sull’onda di questo slancio, Vladimir Putin moltiplica le promesse
economiche, nella speranza che Donald Trump partecipi a un incontro a tre, con Xi Jinping.


31.10.2026
Il G20 impotente di fronte alla crisi ucraina
Ad Atlanta, i ministri degli Affari esteri del G20 non nutrono speranze di progressi diplomatici per
l’Ucraina

Di Anne Bauer
A parte un cessate il fuoco provvisorio nei pressi di Olechky, città martire nel sud dell’Ucraina, dalla quale
occorre evacuare gli ultimi abitanti in preda alla fame, la Russia continua a colpire con la stessa violenza.
Giovedì, un attacco con droni ha ucciso 14 viaggiatori nella stazione ferroviaria di Dnipro, nell’Ucraina
orientale, suscitando una nuova ondata di indignazione.

Ritenendo che i giovani abbiano ottenuto ciò che chiedevano, il 64% dei francesi auspica ora che
la mobilitazione degli studenti universitari e delle scuole superiori cessi, secondo un sondaggio. Se
la maggioranza dei francesi spera di vedere il movimento spegnersi, è perché le concessioni del
governo si uniscono al rifiuto delle violenze perpetrate dai teppisti per indurre i nostri concittadini a
non sostenere più il movimento.


30.10.2026
La rabbia degli studenti delle scuole superiori:
quasi due terzi dei francesi auspicano che il
movimento cessi
Mentre il “terzo atto” delle manifestazioni in programma sabato fa temere nuove violenze, il 64% dei
nostri concittadini ritiene che la mobilitazione debba cessare dopo le misure annunciate dal governo

Di Emma Ferrand
Nonostante i numerosi annunci del governo volti a rispondere alla loro rabbia, gli studenti delle scuole
superiori e universitari non hanno ancora detto l’ultima parola.

Il senso della manifestazione pacifica di sabato, in cui spesso si è sfilato in famiglia, è che si può
parlare dei problemi e riflettere, insieme, sui modi per risolverli, senza designare capri espiatori,
che si tratti di immigrati, ricchi, giovani o anziani. L’etica della responsabilità ha prevalso sulla
demagogia e sull’anatema. Questa vittoria, oh quanto fragile, la dobbiamo anche ai sindacati.
Tenuti ai margini negli ultimi anni dal potere macronista, pur essendo i migliori artefici non del
caos, ma della pace civile, il loro ritorno sulla scena fa sperare che i giorni bui finiranno.

29.10.2026
Lo spirito del 24 ottobre

Nelle manifestazioni del 24 ottobre si percepiva qualcosa dello spirito dell’11 gennaio 2015: quella folla che
ha marciato in modo pacifico, imponente e determinata, per far sentire, senza violenza, le proprie
rivendicazioni. Un fronte repubblicano in azione, nelle strade, in attesa delle urne.

La Francia occupa un posto a sé stante nell’immaginario mondiale: ciò che vi accade alimenta da
tempo i sogni di alcuni e le paure di altri. Perché la Francia ha a lungo fatto sognare il mondo. Era
il paese in cui la Storia sembrava poter ricominciare, dove una manifestazione poteva
preannunciare una rivoluzione. Vi si proiettavano il Maggio ’68, la conquista dei diritti, il sogno di
riprendere il controllo di un mondo le cui decisioni sembravano prese altrove. Le strade francesi
ricordavano che i popoli potevano ancora influenzare il corso della Storia. E poi c’era l’altra
Francia: le terrazze, i caffè al sole, quella dolcezza di vivere ostinatamente preservata. Dalla
rivoluzione permanente all’eterna domenica, vi si immaginavano ancora giorni migliori. La Francia
fa ancora sognare, ma il sogno si tinge di inquietudine. Ormai, sono soprattutto le fantasie più cupe
a proiettarsi su di essa.


29.10.2026
La Francia, bersaglio di ogni rabbia
Il nostro Paese occupa un posto a sé stante nell’immaginario mondiale. Ormai, sono le fantasie più cupe
a proiettarsi su di esso. Resta da capire a chi giova il caos

ricercatrice associata presso Carnegie Europe

Da Madrid a Bruxelles, da Milano a Parigi, l’Europa scende in piazza. Le rivendicazioni differiscono, ma la
preoccupazione è comune.

“Nel nostro Paese, storicamente, l’immigrazione è stata la soluzione delle imprese, poi il problema
dello Stato, prima di diventare una crisi sociale, quando quest’ultimo si è trovato sopraffatto”,
sintetizzano i due giornalisti Géraldine Woessner ed Erwan Seznec, giornalisti della rubrica
«Società» di Le Point.

29.10.2026
Immigrazione: superare i pregiudizi e il rifiuto
della realtà
Operazione trasparenza. Nel libro Le Grand Silence (Robert Laffont), Géraldine Woessner ed Erwan
Seznec, giornalisti de Le Point, mettono in discussione l’incapacità della Francia di affrontare con
lucidità il tema dell’immigrazione. Propongono un approccio obiettivo a questo dibattito scottante in
vista del 2027

DI SAMUEL DUFAY
A un primo sguardo, si potrebbe quasi pensare a uno scherzo. Intitolare Le Grand Silence un libro
sull’immigrazione: ci voleva proprio, visto quanto questo tema domini il dibattito pubblico.

Gli annunci del governo sono giudicati insufficienti dalla maggior parte delle organizzazioni
studentesche delle scuole superiori e universitarie, che invitano a manifestare nuovamente il 31
ottobre e il 5 novembre. Questi momenti salienti riportano i sindacati al centro della scena. Dopo le
manifestazioni del 17 ottobre, che hanno registrato un’ampia partecipazione ma sono state
costellate da episodi di violenza in diverse città, Emmanuel Macron ha scelto la linea dura per
riprendere il controllo della situazione. Il suo metodo: riservare la strada ai cortei organizzati dai
sindacati. Un paradosso per chi ha sempre guardato con diffidenza alle grandi confederazioni
sindacali, preferendo vederle agire all’interno delle aziende piuttosto che a livello nazionale. Ma la
strategia ha funzionato poiché, il 24 ottobre, circa 410.000 persone, secondo la polizia, hanno
sfilato senza incidenti di rilievo.


29.10.2026
I sindacati ritrovano un ruolo nei cortei
Mentre i movimenti autonomi sono sempre più numerosi dall’epoca dei «gilet gialli», l’attuale
contestazione sociale richiede la competenza organizzativa delle confederazioni sindacali. Tuttavia, la
loro capacità di mobilitazione non è sufficiente

Di Florian Fayoll
La scena è insolita. Per svelare, il 26 ottobre, le misure tanto attese dagli studenti delle scuole superiori,
Matignon ha deciso di informare per prime… le influencer.

Dall’immigrazione alla lotta contro la criminalità, ogni questione fondamentale sembra condannata
a non trovare mai una soluzione. Un’erosione, talvolta persino un crollo dello Stato, che le rivolte
urbane illustrano tragicamente. Come sciogliere questa trappola che Georges Pompidou definiva
già «il nodo gordiano»?

29.10.2026
Il vero colpo di Stato: un processo continuo
Nel corso dei decenni, i contro-poteri hanno ampliato le proprie prerogative, intrappolando l’azione
politica nelle maglie dell’impotenza. In vista del 2027, l’Istituto Thomas More propone una riforma
radicale per restituire allo Stato la sua capacità di agire. Ve la sveliamo in esclusiva.

Di Valentin Gaure
Chiunque, nel mese di maggio prossimo, entrerà in possesso del Castello, dovrà ancora affrontare le
roccaforti. Il Consiglio costituzionale, il Consiglio di Stato, la Corte di giustizia dell’Unione europea, la Corte
europea dei diritti dell’uomo, senza dimenticare la moltitudine di autorità indipendenti.

Se i repubblicani perdessero il controllo parziale o totale del Congresso, sarebbe l’inizio della fine
per Donald Trump? Si tratterebbe di una sconfitta simbolica per il presidente americano. Ma le sue
conseguenze andrebbero ben oltre l’immagine. I democratici disporrebbero allora di nuove leve
istituzionali per moltiplicare le inchieste parlamentari rivolte all’amministrazione Trump.

26.10.2026
COSA CI SI PUÒ ASPETTARE DALLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO NEGLI STATI UNITI?
TRUMP: L’INIZIO DELLA FINE?
Le elezioni di metà mandato che si terranno la prossima settimana sono al centro dell’attenzione in tutto
il mondo. Ma qualunque sia il loro esito, Donald Trump rimarrà ampiamente in grado di portare avanti
gran parte della sua politica, anche se la sua azione rischia di diventare ancora più conflittuale. Tutto ciò
non va necessariamente a nostro vantaggio, noi europei.

Di PIERRE-HENRI THOMAS
Il mondo oggi ha gli occhi puntati sulle midterm, le elezioni di metà mandato che si terranno negli Stati
Uniti il 3 novembre. Circa 175 milioni di americani si recheranno alle urne per rinnovare tutti i 435 seggi
della Camera e 35 dei 100 seggi del Senato. Il voto potrebbe far passare la maggioranza del Congresso
americano ai democratici.

Elezioni Brasile e Spagna4! Rassegna stampa a cura di Gianpaolo Rosani

Man mano che il conteggio procedeva l’atmosfera iniziò a cambiare. A un certo punto, Flávio si
ritirò in una stanza inizialmente destinata alla preghiera. L’attesa di festeggiamenti, tuttavia, è stata
sostituita da conversazioni private e incertezza sui prossimi passi del candidato.

26.10.2026
Gli alleati di Flávio riferiscono di un’atmosfera
tesa durante l’indagine e di un incontro privato
tra il senatore e i suoi avvocati dopo il
ripensamento di Lula
Il senatore ha seguito lo spoglio dei voti insieme a familiari e alleati in una casa a Lago Sul, Brasilia

Di Luisa Marzullo e Letícia Pille
La svolta del presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) ha cambiato l’atmosfera di fiducia che inizialmente
prevaleva nel luogo in cui Flávio Bolsonaro (PL) stava seguendo lo spoglio dei voti, in una casa adibita a
quartier generale della campagna elettorale a Lago Sul, Brasilia.

Con un risultato serrato e una svolta storica al secondo turno, Luiz Inácio Lula da Silva (PT) , 80 anni,
ha vinto la corsa alla presidenza della Repubblica, domenica scorsa (25), e rimarrà alla guida del Paese
per i prossimi quattro anni. Il membro del PT raggiunge il suo quarto e ultimo mandato dopo aver
ottenuto oltre 64 milioni di voti, pari al 51,79% del totale.

26.10.2026
Con una svolta storica, Lula vince le elezioni e
viene rieletto presidente del Brasile
Il candidato del Partito dei Lavoratori si assicura il suo quarto e ultimo mandato con il 51,79% dei voti,
dopo aver perso il primo turno contro il senatore Flávio Bolsonaro

Con un risultato serrato e una svolta storica al secondo turno, Luiz Inácio Lula da Silva (PT) , 80 anni, ha vinto la
corsa alla presidenza della Repubblica, domenica scorsa (25), e rimarrà alla guida del Paese per i prossimi quattro
anni. Il membro del PT raggiunge il suo quarto e ultimo mandato dopo aver ottenuto oltre 64 milioni di voti, pari
al 51,79% del totale. Geraldo Alckmin (PSB) è il vicepresidente.

In seguito alla rielezione del presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT), gli avversari che si erano
contesi il primo turno delle elezioni presidenziali hanno commentato il risultato questa domenica.
Tra le varie posizioni, il governatore del Goiás, Ronaldo Caiado (PSD), ha riconosciuto l’esito delle
urne, mentre Renan Santos, fondatore del Movimento Brasile Libero (MBL) e candidato a Missão,
ha attribuito la sconfitta di Flávio Bolsonaro (PL) all’arroganza del bolsonarismo.

26.10.2026
Dopo la vittoria di Lula, Caiado prende atto dei
risultati elettorali, Renan critica i sostenitori di
Bolsonaro e Cury rimane in silenzio
Il governatore del Goiás ha dichiarato che i democratici devono rispettare la decisione della
maggioranza, mentre il fondatore dell’MBL ha attribuito la sconfitta di Flávio Bolsonaro alla posizione del
bolsonarismo

Di Felipe Gelani – Rio de Janeiro
In seguito alla rielezione del presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT), gli avversari che si erano contesi il
primo turno delle elezioni presidenziali hanno commentato il risultato questa domenica. Tra le varie
posizioni, il governatore del Goiás, Ronaldo Caiado (PSD), ha riconosciuto l’esito delle urne, mentre Renan
Santos, fondatore del Movimento Brasile Libero (MBL) e candidato a Missão, ha attribuito la sconfitta di
Flávio Bolsonaro (PL) all’arroganza del bolsonarismo.

Il discorso di Flávio vanifica completamente gli sforzi del team di marketing volti a ritrarlo come un
politico civile che rispetta le regole della democrazia

26.10.2026
Sconfitto alle urne, Flávio Bolsonaro nega il
risultato e si dimostra un pessimo perdente
Chiedendo l’annullamento delle elezioni perse, il candidato del Partito Laburista onora la storia di golpisti
del padre

Di Bernardo Mello Franco
Sconfitto alle urne, Flávio Bolsonaro si è rifiutato di riconoscere il risultato e ha chiesto l’annullamento delle
elezioni.
In un discorso da sconfitto risentito, ha affermato di essere stato danneggiato dalla decisione del ministro
Cristiano Zanin, che aveva esteso l’orario di voto.

La vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva (PT) sul senatore Flávio Bolsonaro (PL) si è consolidata alle
urne grazie alla crescita del candidato del PT nelle roccaforti di Bolsonaro, come quelle del sud e
del sud-est del Paese. In questo secondo turno, Lula ha ridotto il vantaggio del suo avversario a
San Paolo, Rio de Janeiro, Paraná e Rio Grande do Sul, stati che hanno eletto governatori allineati
con Bolsonaro. Il candidato del PT ha inoltre incrementato il suo vantaggio nel nord-est,
guadagnando quasi 3 milioni di voti rispetto al primo turno, e ha ribaltato il risultato in Minas
Gerais.

26.10.2026
Svolta in Minas Gerais e impennata nelle
roccaforti di Bolsonaro: confronto tra i voti di
Lula e Flávio negli stati e quelli del primo turno
Il Partito dei Lavoratori (PT) ha guadagnato terreno in tutti gli stati

La vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva (PT) sul senatore Flávio Bolsonaro (PL) si è consolidata alle urne grazie
alla crescita del candidato del PT nelle roccaforti di Bolsonaro, come quelle del sud e del sud-est del Paese.
In questo secondo turno, Lula ha ridotto il vantaggio del suo avversario a San Paolo, Rio de Janeiro, Paraná
e Rio Grande do Sul, stati che hanno eletto governatori allineati con Bolsonaro.

Elezioni in Spagna e Brasile3! Rassegna stampa a cura di Gianpaolo Rosani

La fase finale del secondo turno ha accentuato la polarizzazione tra i gruppi sociali e religiosi, con
pressioni dell’ultimo minuto sulle comunità e sui social network. Secondo lui, con la gara così
serrata, qualsiasi fattore potrebbe decidere l’esito. La situazione è talmente incerta che qualsiasi
fattore potrebbe ora far pendere la bilancia a favore o contro, che si tratti di queste ultime 24 ore di
campagna elettorale, del dibattito o della pioggia.

22.10.2026
Toledo: Il vantaggio di Flávio si è ridotto, ma il
candidato resta il favorito

José Roberto de Toledo
Il vantaggio di Flávio Bolsonaro nei sondaggi si è ridotto nelle fasi finali della campagna elettorale , ma il
candidato è ancora considerato il favorito, secondo quanto riportato dal giornalista José Roberto de Toledo
nel programma A Hora su Canal UOL.

I candidati alla presidenza Luiz Inácio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro (PL) si presentano al
dibattito di TV Globo di questo venerdì, il secondo e ultimo della campagna elettorale, con una
maggiore disponibilità a discutere del futuro del Paese, ma senza rinunciare al confronto politico
quando necessario. Dopo un confronto giudicato scadente e ricco di attacchi domenica scorsa, la
valutazione degli addetti ai lavori di entrambe le campagne è che il tono sarà diverso.

23.10.2026
Meno provocazioni, più proposte? Flávio e Lula
si preparano a evitare di ripetere gli errori del
primo dibattito su TV Globo
Dopo un incontro giudicato deludente e pieno di attacchi domenica scorsa, la valutazione delle persone
vicine a entrambe le campagne è che il tono sarà diverso

Di Jennifer Gularte e Luisa Marzullo
I candidati alla presidenza Luiz Inácio Lula da Silva (PT) e Flávio Bolsonaro (PL) si presentano al dibattito di
TV Globo di questo venerdì, il secondo e ultimo della campagna elettorale, con una maggiore disponibilità a
discutere del futuro del Paese, ma senza rinunciare al confronto politico quando necessario.

Nel calcolo dei voti validi, utilizzato dalla Corte Elettorale per determinare il risultato elettorale e che
esclude le schede bianche, le schede nulle e le risposte degli indecisi, i due candidati risultano in parità,
con il 50% ciascuno. L’istituto ha intervistato 2.520 persone in questo sondaggio tra martedì (20) e
giovedì (22).

22.10.2026
Datafolha: Flávio e Lula appaiono a pari merito
con il 50% dei voti validi
L’istituto ha intervistato 2.520 persone in questo sondaggio tra martedì (20) e giovedì (22)

Il sondaggio Datafolha , pubblicato giovedì 22, tre giorni prima del secondo turno, mostra Flávio Bolsonaro (PL)
con il 47% delle intenzioni di voto, mentre il presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) registra il 46%. I due candidati
sono tecnicamente in parità. Tra gli intervistati, il 5% dichiara di votare scheda bianca o nulla, e il 2% è indeciso.

Nel calcolo dei voti validi, utilizzato dalla Corte Elettorale per determinare il risultato elettorale e che esclude le
schede bianche, le schede nulle e le risposte degli indecisi, i due candidati risultano in parità, con il 50% ciascuno.

La Corte Elettorale sta discutendo la possibilità di limitare l’accesso ai canali WhatsApp politici con
più di 200.000 follower nelle 48 ore precedenti la votazione. La portata formale sarebbe generale,
ma l’impatto politico del divieto sarebbe disomogeneo: l’esercito di Lula, con oltre 7 milioni di
iscritti, è diventato uno strumento centrale della reazione del Partito dei Lavoratori sui social media
e nelle piazze, mentre il canale truppa di Flávio ne conta 2,5 milioni. Meta ha ammesso che i suoi
filtri non sempre riconoscevano i candidati identificati dalla combinazione di nome e numero
elettorale. Il Tribunale Elettorale Superiore ha ordinato correzioni e prove di parità di trattamento e,
ieri, ha concesso 24 ore per valutare i provvedimenti. La Corte dovrebbe pronunciarsi nel corso
della giornata.

21.10.2026
L’instabilità degli elettori aumenta e la Corte
Elettorale Superiore (TSE) discute la possibilità
di vietare i canali WhatsApp.
In attesa di chiarimenti da parte di Meta, la Corte Elettorale Superiore ammette di aver limitato i canali
WhatsApp a carattere politico con più di 200.000 follower nelle 48 ore precedenti le votazioni

Di Luiz Carlos Azedo
Nella fase finale della campagna presidenziale, il numero e la volatilità degli elettori indecisi sono
aumentati, forse perché la durezza degli attacchi tra i candidati ha provocato anche un maggiore distacco.

A quattro giorni dalle elezioni, il distacco tra il senatore Flávio Bolsonaro (PL) e il presidente Luiz
Inácio Lula da Silva (PT) è di appena un punto percentuale, secondo un sondaggio Quaest
commissionato da GLOBO e TV Globo. L’acuirsi della competizione si verifica in un contesto di
crescente indecisione tra gli elettori, secondo il sondaggio spontaneo che misura il grado di
convinzione di coloro che dichiarano il proprio sostegno all’uno o all’altro candidato: il numero degli
indecisi è raddoppiato in una settimana, raggiungendo il 14%.

21.10.2026
Il rifiuto di Flávio, il timore del ritorno dei
Bolsonaros, l’approvazione del governo: i segnali
positivi per Lula nel sondaggio Quaest
L’intensificarsi della disputa si verifica in un contesto di crescente indecisione degli elettori nel sondaggio
spontaneo, che misura il grado di convinzione di coloro che dichiarano il proprio sostegno a un candidato
o all’altro
Di Caio Sartori, Julia Cople,Luis Felipe Azevedo ,Lucas Altoni, Luisa Marzullo, JenniferGularte e Victoria Azevedo, Rio de Janeiro e
Brasilia
Sondaggio Quaest: Flávio è al 45%, Lula al 44%; il divario si riduce a quattro giorni dalle elezioni.

A quattro giorni dalle elezioni, il distacco tra il senatore Flávio Bolsonaro (PL) e il presidente Luiz Inácio Lula
da Silva (PT) è di appena un punto percentuale, secondo un sondaggio Quaest commissionato da GLOBO e
TV Globo e pubblicato ieri.

La maggioranza assoluta del PP al Senato dopo le elezioni del 29 novembre è a rischio, secondo i
sondaggi, a causa della decisione del PSOE e del Frente Amplio di presentarsi con liste congiunte
alla Camera alta. Tale mossa ha avuto eco nella destra, che aspira non solo a confermare i propri
risultati, ottenendo oltre il 50% dei 266 seggi. Il PP e Vox non possono più presentarsi in
coalizione, poiché il termine per la presentazione delle liste è scaduto. Vox sta valutando di non
presentarsi in diversi territori per non frammentare il voto e il leader del PP ha proposto di cedere
seggi senatoriali regionali a Vox affinché quest’ultimo non si presenti in alcune circoscrizioni. Le
proiezioni elaborate da EL PAÍS sono chiare: se Vox non si presentasse in 19 province, le sue
possibilità di ottenere la maggioranza assoluta salirebbero al 90% e quelle di raggiungere i tre
quinti dei seggi al 49%. Gli accordi sono importanti perché il sistema elettorale del Senato è
fortemente maggioritario: premia il partito più votato in ogni provincia e annienta i terzi classificati.

21.10.2026
La maggioranza del PP al Senato dipende dal
ritiro di Vox in 19 province
Il controllo del Tribunale costituzionale scatena una dura battaglia per raggiungere i tre quinti
dell’Assemblea. Vox sta valutando di non presentarsi in diversi territori per non frammentare il voto. Il
sistema elettorale del Senato premia il partito più votato e schiaccia i terzi

Di B. ANDRINO / J. MARCOS, Madrid
La maggioranza assoluta del PP al Senato dopo le elezioni del 29 novembre è a rischio, secondo i sondaggi,
a causa della decisione del PSOE e del Frente Amplio di presentarsi con liste congiunte alla Camera alta.

Il Tribunale Costituzionale esaminerà il ricorso di tutela costituzionale presentato dal Difensore del
Popolo contro la decisione della Corte Suprema di sospendere il diritto di voto dei beneficiari della
«legge dei nipoti» in vista delle prossime elezioni generali del 29 novembre.

21.10.2026
IL VOTO ALL’ESTERO
Il Tribunale Costituzionale (TC) cerca una
«maggioranza consistente» sulla «legge dei
nipoti»
I magistrati di entrambi gli schieramenti del tribunale sostengono che il ricorso del Difensore del Popolo
debba essere respinto in quanto prematuro. Conde-Pumpido circoscrive la competenza alla Corte
Suprema mentre la questione è in fase di esame
163.020 naturalizzati. Questo è il numero di persone il cui diritto di voto potrebbe essere compromesso

Di ÁNGELA MARTIALAY MADRID
Mercoledì, in seduta plenaria, il Tribunale Costituzionale (TC) esaminerà il ricorso di tutela costituzionale
presentato dal Difensore del Popolo contro la decisione della Corte Suprema (TS) di sospendere il diritto di
voto dei beneficiari della «legge dei nipoti» in vista delle prossime elezioni generali del 29 novembre.

La coalizione siglata tra la maggior parte dei partiti di sinistra per presentarsi con un’unica lista al
Senato ha stravolto gli equilibri, aumentando le loro possibilità di conquistare seggi e riducendo, di
conseguenza, quelle della destra. Per questo motivo i due partiti dello spettro conservatore stanno
ora negoziando contro il tempo per trovare una «formula» che soddisfi entrambi e che ristabilisca
l’equilibrio. Sulla base dei dati elettorali del 2023, la coalizione di sinistra avrebbe ribaltato le
maggioranze al Senato. Una delle opzioni che si profilano è che Vox, il partito minoritario tra i due,
rinunci a presentarsi in alcune circoscrizioni per invitare il voto della destra a concentrarsi sul PP. Il
leader del PP ha lasciato intendere la sua offerta: concedere a Vox senatori di nomina autonoma
in cambio della rinuncia da parte di quest’ultimo in alcune province.

21.10.2026
17 province senza Vox per annullare il patto di
Sánchez
Sulla base dei dati del 2023, solo così si potrebbe impedire la maggioranza assoluta della sinistra

Di PALOMA H. MATELLANO, MADRID
A Genova e a Bambú, dove hanno sede il PP e Vox, in questi giorni si stanno facendo i conti. La coalizione
siglata tra la maggior parte dei partiti di sinistra per presentarsi con un’unica lista al Senato ha stravolto gli
equilibri, aumentando le loro possibilità di conquistare seggi e riducendo, di conseguenza, quelle della
destra.

Feijóo vuole che il PP dia il massimo per lottare fino all’ultimo, anche nei collegi più difficili, come
Lérida e Gerona. Il fatto è che il problema per non si chiama PSC, in Catalogna, né Junts ed ERC.
O non solo. L’ostacolo per il PP è Vox. Il compito di Albiol è titanico. Migliorare i sei seggi di tre
anni e mezzo fa; competere con Vox, da un lato, e con i socialisti e i gruppi indipendentisti,
dall’altro; e strappare seggi a Lérida e Gerona. «Ci sono mancati quattro seggi per governare e
due di essi erano proprio qui, a Lérida e a Gerona», gli ha ricordato Feijóo.

21.10.2026
Albiol punta a due seggi chiave di cui Feijóo ha
bisogno in Catalogna
Le difficoltà del Partito Popolare a farsi strada a Girona e a Lérida impediscono loro di ridurre il divario
con il PSOE

Di Daniel Tercero, Barcellona
«Le chiedo di percorrere tutta la Catalogna». Con queste parole, Alberto Núñez Feijóo ha affidato a Xavier
García Albiol un compito titanico: far sì che il PP conquisti un seggio a Lérida e un altro a Gerona il 29
novembre. In altre parole, il candidato di Barcellona dovrà impegnarsi in tutta la regione.

Con l’obiettivo di ripulire la propria immagine in vista di elezioni in cui si misurerà la purezza della
sinistra con diverse liste sul versante progressista, i socialisti hanno escluso dalle proprie liste i
deputati che fino ad ora rappresentavano il partito e che possono essere considerati grandi
proprietari immobiliari.

21.10.2026
Il PSOE esclude dalle liste i quattro deputati con
il maggior numero di proprietà
L’esclusione di Perea, Taibo, Mercadal e Martínez Salmerón, volta a rafforzare il discorso sulla questione
abitativa durante la campagna elettorale, fa sì che Sánchez risulti il candidato socialista al Congresso che
ricava il maggior reddito dagli affitti. Il presidente del Governo, Pedro Sánchez, sarà il candidato tra i
deputati che hanno votato a favore dei decreti e che ricava il maggior reddito dalle proprie proprietà
tramite gli affitti.

Di Joan Guirado
La composizione delle liste del PSOE in vista delle prossime elezioni generali previste per il 29 novembre sta
rappresentando un vero e proprio grattacapo per Pedro Sánchez.

A partire da questa settimana, secondo diverse fonti, l’Esecutivo avvia una serie di sedute –
denominate internamente «martedì sociali» – che proseguirà senza interruzioni fino al 29
novembre. In ogni Consiglio dei Ministri è prevista l’approvazione di misure proposte dai vari
dipartimenti governativi e rimaste in sospeso, al fine di portarle a termine prima delle elezioni. Con
queste misure il Governo intende lanciare un chiaro messaggio politico: mentre Alberto Núñez
Feijóo parla di «sacrifici» alludendo così a possibili tagli, vuol dimostrare che il suo progetto politico
è completamente diverso e consiste nel continuare a migliorare i diritti e ad aumentare la spesa
sociale nella misura consentita dai conti pubblici.

19.10.2026
Sánchez conclude il proprio mandato con
decreti volti ad ampliare i diritti e i pacchetti
sociali
La Commissione permanente favorisce il raggiungimento di accordi per l’approvazione delle misure,
poiché i voti di cui dispone Junts in seno a tale organo risultano irrilevanti

DI CARLOS E. CUÉ, Madrid
Il Governo ha preso molto sul serio l’idea lanciata da Pedro Sánchez lo stesso giorno in cui ha indetto le
elezioni. Ovvero, l’intenzione di «continuare a governare fino alle elezioni».

Elettori che si sono astenuti al primo turno o hanno votato per candidati di terzi partiti: come
intendono posizionarsi questa domenica? Le campagne del senatore Flávio Bolsonaro (PL) e del
presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) stanno lavorando per ottenere il sostegno di questa fetta
di popolazione. Il sondaggio commissionato da GLOBO e TV Globo ha indicato uno scenario di
parità tecnica.

21.10.2026
Astensione, voti nulli e terze opzioni: come i voti
del primo turno confluiscono verso Flávio o Lula
Le campagne elettorali si stanno adoperando per conquistare il sostegno di questa fetta di popolazione
nella fase finale della campagna
A cura di O Globo — Rio de Janeiro

Nel bel mezzo di una corsa serrata in questo secondo turno, un sondaggio Quaest pubblicato la scorsa
settimana ha mostrato come gli elettori che si sono astenuti al primo turno o hanno votato per candidati di
terzi partiti intendono posizionarsi questa domenica.

Decenni dopo l’emanazione della legge sulla pena di morte, il programma di rilascio temporaneo è
diventato un tema centrale nelle discussioni sulla sicurezza pubblica al Congresso Nazionale . La
proposta di eliminare tale beneficio ha preso slancio in seguito ad episodi di violenza che hanno coinvolto
detenuti che non hanno fatto ritorno in carcere dopo aver ottenuto l’autorizzazione al rilascio temporaneo.
Nell’ultimo giorno utile per la presentazione delle osservazioni, il presidente Lula da Silva ha approvato la
proposta, ponendo il veto su due disposizioni chiave: una che vietava le scarcerazioni temporanee per
visite familiari e un’altra che eliminava la possibilità di lasciare il carcere per attività di reinserimento sociale.

21.10.2026
Criticato dalla destra, il programma di rilascio
temporaneo fu creato durante la dittatura dal
nonno di un alleato di Flávio
Concepito fin dal 1984, il rilascio temporaneo fu istituito dall’ultimo presidente della dittatura

Nel dibattito sulla sicurezza pubblica, la liberazione temporanea dei prigionieri, nota come “saidinha”, è stata
oggetto di critiche da parte degli ambienti di destra e affonda le sue radici nella dittatura militare brasiliana. Tale
beneficio fu previsto dalla Legge sulle Esecuzioni Penali, promulgata nel 1984 dall’allora presidente João Batista
Figueiredo, nonno di Paulo Figueiredo, alleato politico di Flávio Bolsonaro.

Il provvedimento, spesso messo in discussione dai parlamentari conservatori e associato a dispute politiche che
coinvolsero il governo Lula (PT), fu inserito nella legislazione durante il regime militare che governò il Brasile tra il
1964 e il 1985.

Feijóo presenterà lunedì a Madrid il suo «Contratto con la Spagna», che intende fungere da
«chilometro zero» del suo progetto per il Paese. Il leader del PP solennizzerà le sue promesse
«personali e morali», al di là delle proposte programmatiche, in un atto che «rappresenta l’atto
costitutivo della nuova era che avrà inizio il 29 novembre», secondo fonti del PP. «Si tratta di come
intendiamo che debba essere esercitata la presidenza; è una dichiarazione di principi su come si
debba esercitare il potere».

19.10.2026
Feijóo promette di «rafforzare» lo Stato e di
garantire che il 50% della popolazione della
Catalogna sia di origine spagnola
Presenta il suo «Contratto con la Spagna» come «punto di partenza» per «risanare» le istituzioni

Di JUANMA LAMET MADRID
L’11 febbraio 2009, Alberto Núñez Feijóo firmò un «contratto» con i galiziani in cui si impegnava a
realizzare «14 obiettivi» qualora fosse stato eletto, affinché alla fine della legislatura potesse essere
chiamato a renderne conto qualora non li avesse rispettati.

L’ascesa conservatrice prevista dal sondaggio si delinea seggio per seggio e, di conseguenza,
provincia per provincia. È su questa scala che si spiega l’emorragia di deputati che il blocco
progressista sta ora affrontando: Pedro Sánchez e l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau – investita
leader di Frente Amplio – perdono seggi rispetto a quelli ottenuti dal PSOE e da Sumar tre anni fa
in 23 province spagnole, alle quali se ne possono aggiungere altre sei in cui la contesa è ancora
aperta. In altre parole: la sinistra rischia di vedere ridotta la propria rappresentanza in più della
metà del territorio nazionale.

19.10.2026
Crollo della sinistra su tutto il territorio
nazionale: potrebbe subire sconfitte in 29
province
Nella maggior parte dei casi, Vox trae vantaggio dalle perdite subite dal PSOE e dal Frente Amplio,
rafforzando così il blocco di destra, che si impone nell’80% del Paese. Sánchez può vincere solo in cinque
circoscrizioni, Feijóo, fino a 27. INDECISI: Gli ex elettori della sinistra sono quelli che, in questo momento,
nutrono maggiori dubbi

DI PALOMA H. MATELLANO, MADRID
Fino a una trentina di seggi che nella legislatura uscente appartenevano a deputati di sinistra passeranno a
ricoprire leader di destra se, il prossimo 29 novembre, si avverrà quanto preannuncia l’ultimo sondaggio di
Sigma Dos per EL MUNDO, condotto durante la prima metà di ottobre.

Il presidente e candidato alla rielezione Lula ha annunciato oggi di aver autorizzato il suo team
legale a consegnare informazioni riservate su di lui, sulla first lady Janja e sui suoi figli, tra cui
Lulinha, alla Corte Elettorale Superiore e alla Corte Federale Suprema. Secondo quanto affermato
dalla campagna elettorale, la pubblicazione dei documenti riservati è subordinata alla stessa
condizione che il senatore e candidato Flávio Bolsonaro faccia altrettanto.

20.10.2026
Lula afferma che consegnerà documenti
riservati che lo riguardano, che riguardano suo
figlio Lulinha e Janja, se Flávio farà lo stesso

Fi Bruno Luiz ,  Fabíola Cidral  e  Tatiana Farah, a San Paolo e Brasilia
Il presidente e candidato alla rielezione Lula (PT) ha annunciato oggi di aver autorizzato il suo team legale a
consegnare informazioni riservate su di lui, sulla first lady Janja e sui suoi figli, tra cui Lulinha, alla Corte
Elettorale Superiore (TSE) e alla Corte Federale Suprema (STF).

Ci sono 26.864 seggi in cui sarebbe possibile cambiare il risultato semplicemente convincendo
queste persone a votare per Lula. La piattaforma guida gli elettori a concentrare le proprie
iniziative in queste zone e fornisce indicazioni su come parlare “faccia a faccia” con gli altri elettori.
Le campagne presidenziali di Lula e del senatore Flávio Bolsonaro stanno sfruttando i social media
per colmare il divario di 2,2 milioni di voti che li separa al primo turno. Per condurre questa
battaglia, i sostenitori di entrambi condividono strumenti e siti web.

19.10.2026
Le campagne di Lula e Flávio utilizzano
strumenti di guerra digitale
Le piattaforme di intelligence e gli strumenti di condivisione del materiale elettorale di Lula e Flávio
guadagnano terreno al secondo turno
Di Victor Correia

Le campagne presidenziali di Luiz Inácio Lula da Silva (PT) e del senatore Flávio Bolsonaro (PL-RJ) stanno
sfruttando i social media per colmare il divario di 2,2 milioni di voti che li separa al primo turno.

Domenica, Band ha ospitato il primo dibattito tra i candidati alla presidenza della Repubblica che si
contendono il secondo turno, il 25. È stato anche il primo confronto tra il senatore Flávio Bolsonaro
(PL) e l’attuale presidente, Luiz Inácio Lula da Silva (PT), dopo aver saltato i dibattiti del primo
turno. Secondo gli opinionisti di GLOBO, Flávio Bolsonaro ha avuto la performance migliore ,
sebbene molto vicina a quella del candidato del PT. Lula è caduto nella trappola delle provocazioni
di Flávio e ha proiettato un’immagine di impazienza e nervosismo. Flávio è stato addestrato a non
rispondere assolutamente a nulla.

19.10.2026
Chi ha vinto il dibattito tra i due, Flávio
Bolsonaro o Lula?
Gli opinionisti di GLOBO esprimono le loro valutazioni. I candidati alla presidenza che si sfideranno al
secondo turno il 25 si sono confrontati per la prima volta questa domenica

Dibattito presidenziale su Band: i commentatori di GLOBO commentano il primo incontro tra Lula e Flávio
Bolsonaro.
Dibattito sulla banda musicale: Sidônio affronta Flávio durante la pausa pubblicitaria, dopo che il
senatore appare ripetutamente sullo sfondo dell’inquadratura di Lula.
Domenica, Band ha ospitato il primo dibattito tra i candidati alla presidenza della Repubblica che si
contendono il secondo turno, il 25. È stato anche il primo confronto tra il senatore Flávio Bolsonaro (PL) e
l’attuale presidente, Luiz Inácio Lula da Silva (PT), dopo aver saltato i dibattiti del primo turno. Secondo gli
opinionisti di GLOBO, Flávio Bolsonaro ha avuto la performance migliore , sebbene molto vicina a quella
del candidato del PT.

Flávio Bolsonaro a Morro do Cristo, a Salvador. Da lì i suoi sostenitori hanno marciato fino a Farol da
Barra, dove si è tenuto un comizio elettorale per il senatore. Il candidato ha completato il percorso a bordo
di un camion con impianto audio. Al suo fianco c’erano personalità politiche provenienti da fuori dello stato,
come il governatore di San Paolo, Tarcísio de Freitas (Republicanos), e il deputato federale Nikolas
Ferreira (PL-MG). Questo evento rientra nelle attività della campagna elettorale del senatore in vista del
secondo turno delle elezioni del 2026, che si terrà il 25 ottobre.

18.10.2026
Flávio Bolsonaro riceve il titolo di cittadino
onorario di Salvador in una cerimonia al Farol da
Barra
Il senatore ha ricevuto l’onorificenza dal consigliere comunale Cezar Leite (PL), autore della proposta.
Mettere

Di Sara Santos
Il senatore e candidato alla presidenza Flávio Bolsonaro (PL-RJ) ha ricevuto sabato 17 il titolo di cittadino onorario di
Salvador. Nel corso di una cerimonia svoltasi durante un evento politico al Farol da Barra , nella capitale di Bahia, il
parlamentare ha ricevuto l’onorificenza dal consigliere comunale Cézar Leite (PL), autore della proposta.

Elezioni in Spagna e Brasile2! Rassegna stampa a cura di Rosani Gianpaolo

Quest’anno il tasso di astensione è stato il più alto dal 1998, raggiungendo il 21,08%, pari a 33,5
milioni di elettori. I dati del Tribunale Elettorale Superiore mostrano che la distribuzione non è
uniforme ed è concentrata soprattutto tra i giovani e gli anziani. Al primo turno, le fasce di elettori
tra i 18 e i 29 anni e gli over 70 hanno totalizzato 16,05 milioni di assenti, ovvero il 48,8% delle
astensioni a livello nazionale, pur rappresentando solo il 31,4% dell’elettorato. Tra gli
ultrasettantenni, nonostante il tasso di astensione sia diminuito rispetto al 2022 (dal 58,8% al
49,1%), si registra il maggior numero di elettori da convincere dalle campagne: 8,46 milioni. Flávio
Bolsonaro (PL) e Luiz Inácio Lula da Silva (PT) hanno concentrato i loro sforzi sul recupero degli
elettori che non si sono recati alle urne, soprattutto nelle grandi città del Sud-Est, dove quest’anno
il tasso di astensione è aumentato. La parte di elettori che si astiene volontariamente può essere
persuasa ad andare a votare. Se si parla di una differenza di 2 o 3 milioni di voti tra i candidati,
vale la pena investire in questo tipo di comunicazione perché può essere molto più efficace che
cercare di convincere gli elettori dell’altro candidato a cambiare il loro voto.

18.10.2026
L’astensione degli anziani nelle principali città e
il rischio di demobilitazione rappresentano una
sfida per Lula e Flávio Bolsonaro
Le campagne elettorali si sono concentrate sul raggiungimento degli elettori che hanno smesso di recarsi
alle urne, soprattutto nei grandi comuni della regione sud-orientale.
Sondaggio Ipespe: Flávio Bolsonaro ottiene il 48% delle intenzioni di voto contro il 46% di Lula al secondo turno.
Datafolha: metà dei brasiliani riscontra gravi difetti nella democrazia del paese.

Di Dimitrius Dantas, Luisa Marzullo, Victoria Azevedo E Jennifer Gularte

Con il margine di voti più esiguo al primo turno delle elezioni presidenziali dal ritorno alla democrazia, le
campagne di Flávio Bolsonaro (PL) e Luiz Inácio Lula da Silva (PT) hanno concentrato i loro sforzi sul
recupero degli elettori che non si sono recati alle urne, soprattutto nelle grandi città del Sud-Est, dove
quest’anno il tasso di astensione è aumentato.

Possibile disparità di trattamento tra le candidature del presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) e
di Flávio Bolsonaro nei sistemi di distribuzione dei contenuti della società che controlla Instagram,
Facebook e WhatsApp. La denuncia formale richiede un’indagine sul possibile ricevimento di
benefici economici da parte della campagna del senatore senza la dovuta registrazione, il che,
secondo la coalizione, potrebbe costituire un reato ai sensi dell’articolo 350 del Codice elettorale.
Nel documento inviato all’ONU, la campagna di Lula ripercorre episodi che, a giudizio della
coalizione, hanno compromesso la parità di condizioni tra i candidati.

18.10.2026
La coalizione di Lula intraprende azioni legali
contro le Nazioni Unite, la Procura Generale e la
Polizia Federale in merito a presunti vantaggi
indebiti concessi a Flávio presso Meta.
Il rapporto evidenzia discrepanze nella distribuzione dei video, nei suggerimenti di profili e nella
produzione di annunci pubblicitari da parte dell’intelligenza artificiale dell’azienda; il gruppo richiede
un’indagine sulla possibile omissione di benefici nei resoconti delle campagne.

Di Fernanda Strickland
La coalizione “Brasile pronto per di più”, formata dalla Federazione Brasile della Speranza, PSB, PDT e dalla
Federazione PSOL/Rede, ha contattato sabato 17 ottobre organizzazioni internazionali e autorità brasiliane
per valutare i possibili vantaggi per la campagna di Flávio Bolsonaro (PL) derivanti dalla distribuzione di
contenuti politici attraverso le piattaforme digitali di Meta.

La missione di colmare il divario di 2,2 milioni di voti si preannuncia estremamente ardua. In ogni caso, i
voti ci sono. Ciò che è in discussione è la possibilità che Lula li ottenga. La domanda da porsi in questo
momento è: quale ragione spingerebbe qualcuno che solo due settimane fa negava di aver votato per il
presidente a cambiare idea e a digitare 13 domenica prossima? Questo è il punto cruciale. Il problema è
che, per quanto si impegni per superare lo svantaggio, non sembra avere un’idea molto coerente di
cosa debba fare, sembra che il PT (Partito dei Lavoratori), all’improvviso, si sia reso conto che gli
argomenti che gli hanno garantito la vittoria in cinque delle sei elezioni presidenziali tenutesi in Brasile in
questo secolo si stanno ora dimostrando, come si è visto al primo turno, incapaci di produrre i voti
necessari per assicurarsi un nuovo mandato.

18.10.2026
UNO SGUARDO A RIO
Lula minaccia Lula
Oltre a Flávio Bolsonaro, il candidato Luiz Inácio Lula da Silva si trova ad affrontare un potente avversario
in queste elezioni. E quell’avversario è Luiz Inácio Lula da Silva

L’esito delle elezioni non è ancora definitivo e il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, del partito PT, ha la possibilità,
nella volata finale, di assicurarsi il diritto di rimanere al Palácio do Planalto per altri quattro anni. Almeno, questo è
ciò che si può dedurre dai risultati elettorali.

Il primo sondaggio Quaest per il secondo turno delle elezioni presidenziali, pubblicato ieri, mostra
che la sfida tra il senatore Flávio Bolsonaro (PL) e il presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT)
rimane serrata a più di una settimana dal primo turno di votazioni. L’indagine, commissionata da
GLOBO e TV Globo, indica uno scenario di parità tecnica, entro il margine di errore di due punti
percentuali, con il candidato del PL in vantaggio numericamente, con il 46% delle intenzioni di
voto, contro il 44% del candidato del PT. Un ulteriore 9% dichiara di voler votare scheda bianca,
annullare il proprio voto o non votare, mentre l’1% è indeciso. Lo staff di Lula ha valutato che i
dibattiti su Band e Globo, rispettivamente domenica prossima e il 23, saranno decisivi per la scelta
del nuovo presidente. Anche lo staff di Flávio ritiene di avere margini per dare una scossa alla
campagna elettorale in questa fase finale. Il senatore punta sui dibattiti e sul rafforzamento della
mobilitazione sui social media.

15.10.2026
Quaest dimostra che la migrazione dalla terza
opzione a Flávio non è automatica e indica il
vantaggio di Lula tra coloro che si sono
astenuti.
La differenza di due punti percentuali indicata dal sondaggio è praticamente identica a quella registrata
al primo turno

Di Paolo Assad,Bernardo Yoneshigue e Bruno Alfano
Il primo sondaggio Quaest per il secondo turno delle elezioni presidenziali, pubblicato ieri, mostra che la
sfida tra il senatore Flávio Bolsonaro (PL) e il presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) rimane serrata a più di

una settimana dal primo turno di votazioni.

I preparativi per il primo grande scontro del ballottaggio presidenziale e le strategie digitali sono i temi
principali del programma A TARDE Elezioni di questo mercoledì 14.

14.10.2026
A TARDE Elections analizza le strategie di Lula e
Flávio e il voto sulla fine del sistema 6×1
L’edizione odierna esamina a fondo la battaglia tra i candidati in merito alla narrazione online.
A cura della redazione

I preparativi per il primo grande scontro del ballottaggio presidenziale e le strategie digitali sono i temi principali del
programma A TARDE Elezioni di questo mercoledì 14. Presentato da Eduardo Dias, con il commento di Léo Almeida
e Cássio Moreira, il programma andrà in onda alle 15:00 su A TARDE Play su YouTube .
https://atarde.com.br/eleicoes/a-tarde-eleicoes-analisa-estrategias-de-lula-e-flavio-e-votacao-do-fim-da-escala-6×1-1405661

I sostenitori di Lula hanno occupato il lungomare di Copacabana a Rio de Janeiro e hanno tenuto
manifestazioni in 11 capitali di stato, tra cui Brasilia, martedì. Tuttavia, i sostenitori di Bolsonaro
prevedono di raggiungere o addirittura superare il numero di manifestanti mobilitati dalla sinistra.
L’ondata di manifestazioni a favore di Lula è stata una reazione al suo passaggio al secondo turno,
dove è stato superato dal figlio maggiore di Jair Bolsonaro. L’attuale presidente ha ottenuto il 45%
dei voti, contro il 47% di Flávio. Fino ad allora, il candidato del Partito dei Lavoratori era
considerato il favorito, nonostante lo stretto margine di voti.

15.10.2026
Le campagne elettorali di Lula e Flávio
Bolsonaro stanno preparando una mobilitazione
nelle piazze.
Flávio promette una grande manifestazione domenica in Avenida Paulista. Lo stesso giorno, a Rio de
Janeiro, i sostenitori di Lula vogliono riempire Candelária e Copacabana.

La manifestazione di domenica in Avenida Paulista a
sostegno della rielezione del presidente è stata
considerata la più grande dell’attuale campagna
elettorale
(fonte: Ricardo Stuckert/Lula Campaign)

La campagna del candidato presidenziale Flávio Bolsonaro (PL) ha reagito alle recenti manifestazioni di
piazza a favore del presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) e ha indetto una serie di eventi di destra in vista
del secondo turno delle elezioni. L’evento principale si terrà domenica in Avenida Paulista a San Paolo, dove
la mobilitazione pro-PT è iniziata lo scorso fine settimana.

Ciò che salta all’occhio è la fortissima dimensione regionale del voto: il Nordeste, rimasto fedele a
Lula, si contrappone a tutto il resto del Paese, che sembra essersi schierato con Flávio Bolsonaro.
I suoi sostenitori hanno prevalso in 14 dei 26 Stati, nonché nel Distretto Federale di Brasília, e
stanno registrando una forte crescita sia alla Camera dei deputati che al Senato. Sebbene sembri
improbabile che il secondo turno ribalti la tendenza, rimane un’incognita: il comportamento degli
elettori che si sono astenuti al primo turno. Hanno rappresentato il 21%, il livello più alto dal 1998.

14.10.2026
Elezioni brasiliane: cosa rivelano i dati del primo
turno
Flávio Bolsonaro ha superato Lula al primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane, con il 47% dei voti
contro il 45%.
· La mappa elettorale contrappone il Nordeste, fedele a Lula, al resto del Paese, in particolare al Sud
· Il bacino di voti pende nettamente a destra in vista del secondo turno del 25 ottobre

di HERVÉ THÉRY
Domenica 4 ottobre, i brasiliani hanno votato per eleggere il proprio presidente, ma anche i governatori
degli Stati, i deputati federali e quelli delle assemblee statali, nonché una parte dei senatori.

Il Congresso Nazionale ha promulgato l’Emendamento Costituzionale che pone fine al sistema di sei
giorni lavorativi e un solo giorno di riposo (6×1) e prevede l’introduzione del sistema 5×2, con due giorni
di riposo a settimana, per tutti i lavoratori in Brasile entro due mesi. . I leader dell’opposizione non hanno
partecipato alla seduta. L’emendamento prevede anche una graduale riduzione dell’orario di lavoro
dalle attuali 44 ore a 40 ore settimanali, senza riduzione di stipendio, entro un periodo di transizione di
14 mesi. Nata dalla pressione delle piazze e rispondendo a una storica richiesta di lavoratori e sindacati,
la proposta ha completato il suo iter mercoledì scorso.

16.10.2026
Il Congresso approva un emendamento che pone
fine all’orario di lavoro 6×1
Il PEC è stato approvato mercoledì al Senato con 75 voti favorevoli e 1 contrario

Il Congresso Nazionale ha promulgato, questo venerdì (16), l’Emendamento Costituzionale n. 141 del 2026 , che
pone fine al sistema di sei giorni lavorativi e un solo giorno di riposo (6×1) e prevede l’introduzione del sistema
5×2, con due giorni di riposo a settimana, per tutti i lavoratori in Brasile entro due mesi.

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Elezioni in Spagna e Brasile! Rassegna stampa a cura di Gianpaolo Rosani

Non si discute di proposte volte ad agevolare gli acquirenti o a far sì che i dati macroeconomici,
dopo otto anni al potere, dimostrino che il governo si traduca in un miglioramento del tenore di vita
delle fasce più umili. Ciò che viene trasmesso è solo una spietata lotta per spartirsi i posti nelle
liste, un triste spettacolo della vecchia politica che alcuni dei protagonisti della contesa dovrebbero
presumibilmente denigrare.

11.10.2026
OPINIONE
Disunione della sinistra
Le divisioni e i personalismi mettono a rischio la rappresentanza di una parte della società che esprime il
proprio malcontento nelle strade. Ciò che emerge è una mera volontà di assicurarsi i posti nelle liste, uno
spettacolo tipico della vecchia politica

A meno di una settimana dalla chiusura dei termini per la registrazione delle coalizioni elettorali, i gruppi
che gravitano attorno al PSOE sono assorti nelle rivalità e invischiati in conflitti interni.

Un fenomeno nato nell’estrema destra brasiliana, al quale contribuisce anche la sinistra: i dieci
parlamentari più votati al primo turno sono uomini e donne agli antipodi ideologici che sono
praticamente balzati da Instagram o TikTok per approdare in Parlamento. Il senatore Flávio
Bolsonaro, 45 anni, si confronterà il prossimo 25 al ballottaggio con Lula, 80 anni. La forza della
destra radicale sui social è uno dei fattori che ha alimentato il vantaggio dell’erede di Jair
Bolsonaro. I social media sono uno dei pochi ambiti in cui un veterano come Lula manca di
esperienza e conoscenza. Il suo istinto, il suo carisma, il suo mezzo secolo in politica, la sua
emozionante storia personale non sono riusciti a superare gli effetti di una decisione che nel 2026
risulta anomala. Non possiede un cellulare: Lula è «analogico».

11.10.2026
Da Instagram o TikTok a un seggio in Brasile
I 10 deputati più votati al primo turno hanno milioni di follower e scarsa esperienza politica

Di NAIARA GALARRAGA GORTÁZAR, San Paolo
Il presidente del Brasile ne ha parlato con evidente disprezzo, durante un’intervista al Palazzo dell’Alvorada,
pochi giorni prima delle elezioni di domenica scorsa. «C’è un certo deputato Nikolas, che io non conosco
nemmeno, che è un imbecille di prim’ordine.

Una decisione costituzionale, di importanza storica, apre la strada al ritorno in Spagna dell’ex
presidente Carles Puigdemont, nove anni dopo la sua fuga in seguito al processo indipendentista
che ha provocato una profonda frattura politica e sociale in Catalogna e che ha rappresentato una
delle maggiori sfide costituzionali che la Spagna abbia dovuto affrontare dalla Transizione.

11.10.2026
“Non esiste il ‘lawfare’, esiste invece un
problema di giustizia politicizzata in Spagna”
Cándido Conde-Pumpido, presidente del Tribunale costituzionale: il magistrato riceve EL PAÍS dopo la
sentenza che pone fine al dibattito giuridico sull’amnistia e sul ‘procés’. “Mettere in discussione il
Tribunale costituzionale significa mettere in discussione la democrazia”, afferma

Di M. CEBERIO / B. GARCÍA JAÉN
Cándido Conde-Pumpido (A Coruña, 77 anni), presidente della Corte costituzionale, ha redatto la sentenza
che pone fine al dibattito giuridico sull’applicazione della legge di amnistia ai leader del «procés».

La rabbia è lo stato d’animo o l’emozione dominante in Spagna quando si parla di politica (45%),
davanti alla stanchezza (26%) e alla paura (19%), secondo i dati raccolti per un sondaggio
condotto proprio questa settimana da Metroscopia e forniti a EL PAÍS. Se si guarda indietro, il
reddito medio delle famiglie non ha recuperato il livello precedente alla crisi del 2008 fino al 2024.
È stato un viaggio nel deserto troppo lungo. E il punto di arrivo, dopo tanto tempo, può sembrare
insufficiente». Questo insieme di elementi strutturali e congiunturali ha posto molti cittadini in una
situazione di aspettative deluse.

11.10.2026
La grande rabbia si riversa alle urne
La crisi immobiliare è la molla scatenante di un’indignazione alimentata da fattori quali la mancanza di
potere d’acquisto, la sfiducia nella politica e la preoccupazione per il futuro

Di A. RIZZI / Á. MUNÁRRIZ A. JIMÉNEZ BARC
Inés Caballero stava chiacchierando con due amiche nell’accampamento di Puerta del Sol giovedì scorso.

Può un presidente del Governo, con otto anni di governo alle spalle, ribaltare delle aspettative
elettorali sfavorevoli facendo appello alla piazza contro le istituzioni e accentuando la propria
posizione di sinistra rispetto alle posizioni più moderate della società? Il PSOE ufficiale ritiene di sì.
La candidatura del PSOE è una candidatura «rossa»: Pedro Sánchez si è scontrato con le élite
mondiali, con Trump, con Netanyahu, con Putin, con Elon Musk e con i tecnoligarchi; è il candidato
preferito della sinistra mondiale e degli elettori di tutte le formazioni di sinistra in Spagna»,
sottolineano dal team del leader socialista, e concludono: «È stato in grado di individuare dove
risiedesse la chiave dell’anticipo elettorale: nell’edilizia abitativa, la questione che preoccupa
maggiormente gli spagnoli di ogni orientamento politico.

11.10.2026
I critici di Sánchez, in allerta: «Cerca di
rimanere a Ferraz con un risultato dignitoso»
POLITICA. La cerchia ristretta del presidente si dice addirittura entusiasta dell’avvio della campagna «in
rosso», che avrebbe risvegliato i propri sostenitori. Ma non tutti all’interno del partito avallano tale
piano. «Abbiamo abbandonato la moderazione per cercare la nostra nicchia di sinistra», criticano. Tutti,
però, ritengono impossibile riproporre la coalizione, visto il disastro di un Frente Amplio impantanato in
«accesi contrasti personali»

Di LUCÍA MÉNDEZ
«Pedro ha abbandonato il suo zaino e deve recuperarlo». Un collaboratore molto vicino a Sánchez, che
portava lo zaino, si rammaricava del cambiamento subito dal leader socialista quando è diventato
presidente del Governo.

Sànchez è deciso a governare fino all’ultimo minuto. A La Moncloa si sta valutando il «pacchetto di
misure e politiche» da approvare entro il 29 novembre. In fase di lancio, iniziative quali l’aumento
del salario minimo, la rivalutazione delle pensioni o i decreti in materia di alloggi, che sono stati
rilanciati con una certa polemica dal Consiglio dei Ministri. Si tratta di misure dall’impatto
immediato, di cui potrà beneficiare più della metà degli elettori, con le quali Sánchez, da Moncloa,
animerà la pre-campagna elettorale e la campagna stessa. Azione, effetto, decisione. Assicurarsi i
voti necessari in un contesto di necessità immediata per poter sopravvivere e resistere.

11.10.2026
Misure di sostegno da Moncloa per metà degli
elettori prima del 29 novembre
Viene delineato un elenco di interventi dall’impatto immediato: affitti, salario minimo garantito e
pensioni

Miriam González Durántez sarà la candidata
alla presidenza di Democracia 21, un nuovo
partito che il 29 novembre si presenterà a
Madrid e Barcellona, come ha annunciato ieri
l’avvocatessa e moglie dell’ex vice primo
ministro britannico Nick Clegg. Lo ha fatto nel
corso di un evento in cui ha ribadito la sua
posizione moderata, facendosi portavoce
dell’«altra politica» in contrapposizione alla
polarizzazione e alle reti clientelari del sistema
attuale.

Di RAÚL PIÑA, MADRID
I socialisti che hanno ricevuto una chiamata sul cellulare la sera del 1° ottobre hanno dedotto che ci
sarebbero state le elezioni. Pedro Sánchez, che era all’altro capo del telefono, non lo confermò, ma le
poche conversazioni che ebbe indussero i suoi interlocutori a ritenere che quella sarebbe stata la strada da
seguire.

Il favorito nei sondaggi ha previsto, davanti alla dirigenza del PP di Madrid a porte chiuse – come
anticipato da questo quotidiano – «la madre di tutte le battaglie» contro Pedro Sánchez, e in
seguito ha avvertito il Comitato Esecutivo Nazionale del PP, sempre in privato, che i partiti di
governo compiranno, a suo avviso, «azioni molto sporche». Il piano del PP è quello di rafforzare
l’impressione di una scelta binaria per stimolare il voto utile: o Sánchez o Feijóo. Ma – ed è un
«ma» importante – la verità è che la battaglia elettorale che definirà il futuro Governo è, in questo
momento, quella del rapporto di forze tra il PP e Vox. Perché, se i sondaggi non sbagliano
clamorosamente, entrambe le formazioni raggiungeranno una comoda maggioranza assoluta in
cui l’influenza del partner minore si misurerà in base al peso. I sondaggi prevedono un enorme
trasferimento di voti dal PP verso la formazione di estrema destra.

11.10.2026
La chiave per arginare le defezioni verso Vox:
«Feijóo garantisce il cambiamento»
Il PP avvia la campagna per contendersi il voto «di confine» con il partito di Abascal, che rappresenta
almeno il 10% dell’elettorato

Di JUANMA LAMET, MADRID
Le due frasi più ripetute dai portavoce del PP nella prima settimana di pre-campagna sono state
«finalmente» e «non gli lasceremo passare nemmeno una cosa».

Dobbiamo abituarci al fatto che ogni epoca ha i propri personaggi, che, riflessi sui social media,
danno vita a uno spettacolo grottesco. Se funzionano così bene è perché quasi sempre sono la
metafora di qualcosa che volevamo spiegare da tempo. Bisogna osservarli con attenzione. Con più
curiosità che impazienza.

11.10.2026
OPINIONI
I destini intrecciati di Puigdemont e Maricarmen
DI SALVADOR SOSTRES

Ha incaricato Sánchez di risolvere il suo problema personale. Per via di Maricarmen sono state indette le
elezioni e per via di Puigdemont è stata approvata una legge di amnistia.

Il leader di Vox Santiago Abascal non vuole anticipare ciò che accadrà il giorno dopo le elezioni:
“Farò di tutto fino al 29 novembre affinché Sánchez non riesca a raggiungere la maggioranza. Farò
di tutto per convincere gli spagnoli che la permanenza di Sánchez al potere è deleteria per gli
interessi della Spagna. Quello che posso dire è che Vox è riuscita a trovare un accordo in quattro
regioni. Questi governi funzionano in modo ragionevole. È ben lontano dalle nostre ambizioni, ma
è il sostegno che ci è stato dato. Per questo ora chiedo un sostegno maggiore. Posso garantire
che da parte nostra c’è la volontà di intendere, anzi, una volontà di intendere ancora maggiore.
Sánchez potrebbe tentare di manipolare queste elezioni. Ci stava già provando. La Corte Suprema
ha dovuto bloccare lo stratagemma della «legge dei nipoti», che mirava a concedere la
cittadinanza a piene mani a persone che non avevano più alcun legame con la Spagna”. Nella
seconda parte dell’intervista parla dell’invasione di Ceuta e delle relazioni di un futuro governo di
destra con Rabat.

11.10.2026
«Gli spagnoli devono temere il peggio. Saranno
elezioni sporche»
SANTIAGO ABASCAL, candidato di Vox attenderà l’esito delle elezioni, ma offre <«garanzie»> che il suo
partito sia disposto a trovare un accordo con il PP per allontanare Sánchez dal potere

Di José Antonio Pérez e Paloma Esteban
Santiago Abascal si prepara alle elezioni generali più decisive. La sua ossessione è quella di non ripetere gli
errori del 2023 né dare per scontata la vittoria.

Ciò che in origine era stato presentato come uno strumento legislativo per risarcire le vittime
fuggite a causa di persecuzioni politiche si è trasformato, nella pratica, in una via di
naturalizzazione di massa che può estendersi persino ai discendenti di spagnoli emigrati alla fine
del XIX secolo. Sette spagnoli su dieci ritengono che tutte le procedure di naturalizzazione tramite
la «legge dei nipoti» debbano essere sospese e riviste. Particolarmente sorprendente è il fatto che,
tra i sostenitori della sospensione di queste naturalizzazioni di massa promosse dal governo di
coalizione, si riscontri un’ampia percentuale degli elettori dei due partiti che lo compongono: la
metà degli elettori del PSOE (il 50 per cento) e il 43 per cento di quelli di Sumar.

11.10.2026
SONDAGGIO ABC
Quasi il 70% degli spagnoli chiede di frenare le naturalizzazioni tramite la “legge dei nipoti”
La metà degli elettori socialisti si oppone al fatto che una persona che ottenga il passaporto spagnolo,
pur non avendo mai vissuto nel Paese, possa votare alle elezioni. La metà degli elettori socialisti e oltre il
40% di quelli di Sumar sostengono la necessità di bloccare le pratiche

Di Patricia Romero, Madrid
L’anticipo delle elezioni generali al 29 novembre apre un nuovo scenario politico in tutto il Paese,
aggiungendo al contempo un ulteriore elemento di complessità a una questione già di per sé intricata,

ovvero il diritto di voto dei naturalizzati in virtù della cosiddetta «legge dei nipoti», il cui quadro giuridico si
trova ora a un punto critico.

Il leader del Partito Popolare si è impegnato a promuovere un «cambiamento sereno, ma deciso e
totale» nel Paese, mostrandosi convinto di poter raggiungere la carica di Capo del Governo. «Ci
metteremo in competizione, governeremo e vinceremo. Sarò il presidente che la Spagna sta
aspettando», ha proclamato durante un comizio in cui ha dato prova di forza.

11.10.2026
Feijóo si impegna a essere «il presidente che la
Spagna si aspetta»
Il PP si schiera contro «la menzogna, l’indecenza e la decadenza» del PSOE di Pedro Sánchez nel suo
primo evento di pre-campagna elettorale. «Chi ha dato l’ordine di allontanare la giudice che indaga sul
fratello di Sánchez?», chiede il leader del PP al presidente del Governo

Di Patricia Romero, Madrid
Con l’Inno alla gioia in sottofondo, tra gli applausi e una folla che sabato mattina ha affollato il centro
congressi Ifema di Madrid al grido di «Presidente, presidente!»

Il link di collegamento alla Giornata di Studi su Gianfranco La Grassa dal titolo “Conflitto Strategico e Conflitto Sociale

Giornata di Studi su Gianfranco La Grassa dal titolo “Conflitto Strategico e Conflitto Sociale” organizzata ad un anno dalla scomparsa del pensatore veneto.


L’evento si terrà a Rovereto (TN) il 26 settembre p.v. presso la sala Caritro – Piazza Rosmini,3.

L’iniziativa rappresenta un momento unico di confronto sul pensiero lagrassiano e sulle potenzialità di un  suo sviluppo ulteriore.

La partecipazione è gratuita, ma priva di sponsorizzazioni. Le spese sono quindi  totalmente a carico degli organizzatori. 

Ogni contribuzione volontaria è ovviamente gradita. Nel caso, gli estremi per l’eventuale accredito, specificando accuratamente la causale, sono:

– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559 _ Giuseppe Germinario
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo

Si consiglia caldamente, comunque, di segnalare l’adesione e la presenza all’iniziativa a questo indirizzo: italiaeilmondo2@gmail.com onde predisporre al meglio la capienza della sala e il servizio di refezione nei due intervalli.

Seguiranno ulteriori aggiornamenti, compresa l’indicazione del link per assistere alla diretta.

Rassegna stampa francese, 14a puntata a cura di Gianpaolo Rosani

Mohamed El-Mejjaoui sottolinea che gli abitanti del Rif non cercano un nuovo scontro con lo Stato.
Desiderano soprattutto soluzioni concrete. «Non vogliamo più che questa città produca altre vittime
o altri detenuti. Amiamo questo Paese, ed è proprio per questo che ci esprimiamo. Sapevamo che
ogni movimento di protesta aveva un prezzo, ma speravamo che portasse a risultati positivi, e non
al solo perseguimento di un approccio basato sulla sicurezza». Secondo lui, le rivendicazioni che
avevano spinto i manifestanti a scendere in piazza nel 2016 rimangono pienamente attuali. Il
settore sanitario, al centro delle rivendicazioni dell’Hirak, rimane particolarmente preoccupante. La
provincia di Al-Hoceima registra un’elevata prevalenza di diverse malattie, in particolare il cancro, il
che rende ancora più urgenti le esigenze di cure specialistiche. Nonostante gli investimenti
annunciati, la popolazione continua a soffrire. Egli riassume la situazione in una frase: «Dopo tutti
questi anni, le rivendicazioni rimangono le stesse: il diritto alla salute, il diritto al lavoro e il diritto di
vivere con dignità». Aggiunge che molti giovani ormai non vedono più Al-Hoceima come un luogo
in cui costruire il proprio futuro. Per molti di loro, andarsene è diventata l’unica prospettiva.

17.09.2026
Marocco. Nel Rif, le rivendicazioni rimangono
forti
Nell’ottobre 2016, questa regione del nord è stata teatro di un intenso movimento di protesta sociale,
duramente represso. Mentre le elezioni legislative si terranno il 23 settembre, gli abitanti del Rif
ritengono che la situazione non sia realmente migliorata.
Imane Bellmaine, pubblicato il 20 luglio 2026
FONTE
ENASS Casablanca, Marocco enass.ma Definendosi «il media di chi non ha voce», Enass («il popolo» in
darija) è un sito marocchino fondato nel 2021 da due giornalisti, Salaheddine Lemaizi e Majdouline
Benkhraba. Si propone come testata indipendente e impegnata a favore di un giornalismo di qualità. La
testata pubblica reportage, inchieste e ritratti in francese e in arabo.

Quasi dieci anni dopo l’Hirak [«movimento», in arabo] del Rif, Al-Hoceima appare come una città
trasformata. Le strade, che ogni sera risuonavano delle voci di migliaia di manifestanti, hanno ritrovato la
loro calma, e la maggior parte dei segni visibili di uno dei più importanti movimenti di protesta che il
Marocco abbia conosciuto dal Movimento del 20 febbraio [un movimento di protesta sorto in Marocco nel
2011, sulla scia delle rivoluzioni in altri paesi arabi] sono scomparsi.

Impantanato sul fronte, dove le sue forze armate non avanzano più, il Cremlino ha recentemente
rivisto la propria strategia e si concentra su due assi: il terrore mediante i bombardamenti per
minare il morale ucraino e gli attacchi ibridi in Europa. Ne ha appena aggiunto un terzo: la
distruzione della rete ferroviaria. Dopo il sabotaggio all’aeroporto di Lipsia, in Germania, e le
incursioni aeree nei Paesi Baltici o in Polonia, l’attacco a Yahodyn costituisce un’ulteriore
provocazione nei confronti degli europei.

17.09.2026
ll messaggio di Putin
all’Europa

L’ultimo partito russo che
osa sfidare Putin

Provocazione. L’attacco a un treno al confine
polacco costituisce l’ennesimo affronto nei
confronti dei sostenitori dell’Ucraina.

Dissidente. A Mosca, incontro con Nikolaj Rybakov,
leader di Iabloko, l’unica formazione politica a
manifestare la propria opposizione alla guerra

DI JULIEN PEYRON
Un attacco russo risuona più forte degli altri, in
questi giorni, in Europa. Eppure non è né il più
letale – nessun morto, nessun ferito, ben
lontano dalle stragi quasi quotidiane che si
verificano a Kiev – né il più strategico – nessun
deposito di munizioni, nessuna fabbrica segreta
è andata in fumo.
Domenica 13 settembre, in mattinata, un drone
russo si è abbattuto sulla stazione ferroviaria di

DI MARIKA CHICHIVA, DA MOSCA
A pochi chilometri dal Cremlino, la bandiera verde di
Iabloko sventola sopra il numero 31 di via

Emmanuel Macron ha fatto bene a costituire la coalizione di volontari per salvare Volodymyr
Zelensky. Il presidente ha agito nell’interesse generale ricordando con sobrietà, venerdì, ai
candidati alla sua successione e ai leader di partito riuniti nella «war room» dell’Eliseo, il contesto
internazionale che sta strangolando i paesi europei e, in particolare, la Francia. Ma quanto è
lontana l’epoca in cui la nostra diplomazia influiva sull’ordine mondiale! E quel mondo ci colpisce
nel momento peggiore. La Francia sta vivendo un vero e proprio strangolamento: Sébastien
Lecornu deve mettere a punto un bilancio di verità: 54 miliardi di risparmi, un record, per un Paese
che si trascina dietro 3.500 miliardi di debiti. Nessuno può seriamente sostenere che la Francia
viva da tempo al di sopra delle proprie possibilità. Ma come si possono chiedere sacrifici ai
francesi che già ogni mattina devono scegliere tra il pieno e il resto? Ciò che proponiamo è
l’opposto di un bilancio elettorale: non saremo dei «Ponzio Pilato di bilancio» che
nasconderebbero i problemi sotto il tappeto con il pretesto delle elezioni presidenziali; ciò sarebbe
contrario al nostro dovere.

20.09.2026
Macron-Lecornu, un
autunno esplosivo

Lo strangolamento

CRISI – Mentre il Primo Ministro si lancia nella
battaglia sul bilancio, il Presidente intende
sensibilizzare i francesi sulle conseguenze delle
guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Sarà
sufficiente a placare la rabbia?

«Il vecchio mondo sta morendo, il nuovo mondo
tarda a nascere, e in questo crepuscolo emergono i
mostri.» Il teorico politico Antonio Gramsci non
scriveva pensando al 2026. Eppure avrebbe potuto
farlo.

Di LUDOVIC VIGOGNE
Negli ultimi giorni, Emmanuel Macron e
Sébastien Lecornu hanno condiviso una

La Francia entra nell’autunno a malincuore, con lo
sguardo fisso sui prezzi alla pompa. Incombe lo
spettro di un litro di benzina a 3 euro. L’aumento
non accenna a rallentare: quasi 1 centesimo in più al
giorno da diciassette giorni per la SP 95. Questa crisi
non piove dal cielo. Proviene da lontano: dal Golfo,
dove lo scontro tra Iran e Stati Uniti si sta arenando
senza una via d’uscita in vista; dall’Ucraina, dove
Putin, nonostante le perdite, sta preparando una

In casa Le Pen, l’avventura politica e la saga familiare sono un tutt’uno. Per la sua quarta
campagna presidenziale, Marine Le Pen non intende cambiare le regole del gioco. E allora
pazienza se, pur proclamando di aver «cambiato dimensione» dopo la sua affermazione alle
elezioni legislative del 2022, il RN dà l’impressione di funzionare come quella piccola scuderia che
il patriarca si era creato su misura cinquant’anni fa.

17.09.2026
LE PEN: LA LEGGE DEL CLAN
Marine Le Pen avvia la sua quarta campagna presidenziale come ha sempre fatto: in una cerchia
ristretta, circondata dai suoi fedeli. Un’abitudine, ma anche un segno rivelatore della perdita di influenza
di Jordan Bardella

Di Lucas Burel
Non osate dire a un membro del clan Le Pen che la politica, più che mai, sarebbe per loro una questione di
famiglia. È una fissazione dei giornalisti, un «argomento ricorrente», respinge il consigliere di Marine Le
Pen, Philippe Olivier.

Intenzioni di voto per il 2027: Mélenchon raggiunge il 42% tra i 18-24enni, contro il 7% di
Glucksmann. A sinistra, l’età rappresenta ormai una vera e propria linea di demarcazione
elettorale. LFI punta quindi su ciò che il politologo Vincent Tiberj definisce la «socializzazione
inversa». Per molto tempo, i genitori hanno trasmesso le proprie preferenze politiche ai figli. Ormai,
il movimento funziona anche in senso inverso: i figli possono influenzare i propri genitori e i nipoti i
propri nonni. Jean-Luc Mélenchon ha del resto dato le seguenti istruzioni in vista delle presidenziali
del 2027: «I più giovani, per favore, andate a trovare i vostri nonni. Perché, vedete, i giovani
vengono ascoltati dai loro nonni.»

17.09.2026
LA SFIDA GIOVANILE DI LFI
Conquistare gli elettori più giovani è un asse tattico per il partito di Mélenchon. Ecco come gli strateghi
della “rivoluzione cittadina” si stanno muovendo per conquistare una generazione che preferisce la
promessa di una “rottura” alla “sinistra di governo”

Di Matthieu Aron
Per La France Insoumise (LFI), la conquista dell’Eliseo passa ormai attraverso i pranzi in famiglia. Manuel
Bompard ha persino coniato un nome per questa strategia: la «campagna molecolare».

Più di quattro su dieci, tra i 18 e i 24 anni, intendono dare il proprio voto a Jean-Luc Mélenchon già
al primo turno delle elezioni presidenziali del 2027. Tra i banchi delle facoltà di lettere e sociologia,
nell’ambiente culturale, Mélenchon riscuote infatti un consenso quasi unanime. Questi studenti
ereditano un mondo malconcio e ritengono che, per quanto si sforzino, non riusciranno mai ad
avere lo stesso successo delle due generazioni precedenti. I loro primi tirocini li hanno inoltre
messi di fronte alla dura realtà economica. Motivo sufficiente per voler ribaltare il tavolo. Persino i
loro genitori lo comprendono, pur provando un senso di colpa: «Quando vedo il mondo che
lasciamo loro…». Essere più a sinistra dei propri genitori non è forse, in ogni caso, un classico a
questa età? I baby-boomer lo hanno vissuto nel 1968 quando erano giovani. E i genitori intervistati
alzano tutti le spalle, ritenendo che la gioventù debba pur fare il suo corso e che le realtà della vita
abbiano travolto i loro sogni di un tempo.

17.09.2026
A SINISTRA IL CONFLITTO TRA GENERAZIONI
Quasi un giovane su due intende votare Mélenchon alle presidenziali. Una scelta che sconvolge i genitori,
scatena accesi dibattiti all’interno delle famiglie e, talvolta, provoca cambiamenti di opinione. È questa la
strategia di La France Insoumise, che punta sull’impegno di questa nuova generazione.

Di Cécile Deffontaines e Bérénice Rocfort Giovanni
«Sono più stalinisti degli stalinisti stessi». È con questo giudizio categorico che Isabelle, 58 anni, insegnante
di arte, descrive sua figlia di 22 anni, studentessa al Conservatorio di musica di Bordeaux, e la sua cerchia di
amici.

La presenza del francese qui, in Finlandia, per ufficializzare l’adesione del Paese all’iniziativa di
deterrenza nucleare «avanzata» lanciata all’inizio dell’anno da Emmanuel Macron. Essa mira a
coinvolgere maggiormente gli alleati europei nella strategia di difesa francese, in particolare
attraverso esercitazioni congiunte e, potenzialmente, dispiegamenti temporanei di elementi delle
forze nucleari, mantenendo al contempo l’arma sotto il controllo francese. Una visita volta a serrare
i ranghi dell’Europa. E a rispondere all’escalation del Cremlino, che moltiplica le provocazioni.
All’indomani dell’attacco contro un treno ucraino al confine polacco, dodici Stati si sono riuniti nel
Nord finlandese e hanno esortato l’UE a rafforzare la propria presenza nell’Artico, zona
caratterizzata da forti tensioni. Con 1.340 chilometri di confine con la Russia, il Paese scandinavo
è il decimo ad aderire al partenariato strategico lanciato a marzo da Emmanuel Macron. Questo
accordo di cooperazione consentirà, in caso di crisi, il dispiegamento all’estero delle forze nucleari
francesi. Un primo passo verso la tanto attesa definizione di una sicurezza comune.

17.09.2026
LA NOSTRA DIFESA PASSA DALLA FINLANDIA
Mentre la Russia rappresenta una minaccia sempre più grave per i paesi della NATO, il ministro degli
Affari esteri ha rafforzato la cooperazione con Helsinki, che ha aderito all’iniziativa francese di deterrenza
nucleare. Il ministro a bordo della «Turva», la più grande nave rompighiaccio di pattuglia della guardia
costiera finlandese. Insieme alla sua omologa, Elina Valtonen, e al capitano della nave

D A L N O S T R O INVIATO SPECIALE IN FINLANDIA FLORIAN TARDIF
Una visita volta a serrare i ranghi dell’Europa. E a rispondere all’escalation del Cremlino, che moltiplica le
provocazioni. All’indomani dell’attacco contro un treno ucraino al confine polacco, dodici Stati si sono
riuniti nel Nord finlandese e hanno esortato l’UE a rafforzare la propria presenza nell’Artico, zona
caratterizzata da forti tensioni.

Numerosi settori (agricoltura, industria, edilizia, infrastrutture) subiscono già i danni economici causati dal cambiamento climatico. Dobbiamo costruire senza indugio un futuro che rompa con due secoli di crescita alimentata dalle energie fossili. È la natura stessa della crescita che occorre cambiare. Di fronte a questa realtà, il dibattito pubblico rimane troppo spesso imprigionato in un’opposizione sterile. La crescita del XXI secolo non è quella del XX, e ancor meno quella della rivoluzione industriale. Il problema non è la crescita, bensì il PIL elevato a unica bussola. Il PIL misura il valore della produzione economica senza integrare le esternalità ambientali. Sono quindi necessari indicatori ecologici e sociali per integrare il PIL.

19.09.2026

OPINIONE

Decarbonizzazione: strategia climatica, leva per la crescita e la sovranità Le ripercussioni economiche del blocco dello stretto di Ormuz e le ondate di caldo senza precedenti del 2026 hanno riportato legittimamente l’emergenza climatica al centro del dibattito pubblico.

Per oltre due ore, il presidente della Repubblica, che si propone come «garante» delle elezioni e
che nutre preoccupazioni per la coesione nazionale, ha illustrato loro le conseguenze della guerra
in Ucraina, iniziata più di quattro anni e mezzo fa dalla Russia, e della guerra decisa dagli Stati
Uniti e da Israele contro l’Iran la scorsa primavera. Le promesse elettorali non potranno
prescindere da questa realtà. Non è prevedibile alcuna via d’uscita dalla crisi nel breve termine, ha
avvertito il presidente. Mettendo in guardia i candidati alla sua successione sullo stato del mondo,
il presidente della Repubblica spera di evitare che la rabbia sociale venga strumentalizzata e di
imporre un consenso minimo sulla diagnosi geopolitica.


19.09.2026
All’alba della campagna elettorale, Macron
illustra ai candidati il quadro delle crisi
internazionali
Venerdì, all’Eliseo, il Capo dello Stato ha ricevuto i candidati alle presidenziali o i loro rappresentanti per
illustrare loro in dettaglio le conseguenze delle crisi internazionali in Ucraina e in Medio Oriente

Di Nicolas Barotte
La campagna si svolgerà all’ombra opprimente di molteplici crisi internazionali.

Tra tutti i paesi che utilizzano l’euro, la Francia sarà quello con il deficit più elevato. Dopo questa
spettacolare deriva, la terza in quattro anni, il Primo Ministro spera di riprendere il controllo dei
conti pubblici entro la fine del suo mandato. Cosa sta accadendo perché i conti vadano così fuori
controllo? Una serie di scossoni, afferma il Ministero delle Finanze. Crisi petrolifera, siccità,
impennata dei tassi d’interesse, stallo della crescita in Francia. Queste crisi a ripetizione
comportano spese aggiuntive e frenano le entrate. Un ulteriore shock e la Francia, già molto
vulnerabile, potrebbe ritrovarsi in grave difficoltà. Per il 2027, il bilancio in fase di elaborazione
comincia a delinearsi nella nebbia.

19.09.2026
Bilancio: alla ricerca di 54 miliardi di euro
L’obiettivo del 5% di disavanzo non sarà raggiunto nel 2026. Matignon annuncia importanti misure di
risparmio per il 2027

Di Denis Cosnard
L’ammissione di fallimento è terribile. Nel settembre 2025, Emmanuel Macron aveva nominato Sébastien
Lecornu a Matignon con una missione fondamentale: dotare finalmente la Francia di un bilancio, per
ridurre un deficit pubblico ormai diventato molto allarmante.

Meclemburgo: ai conservatori viene attribuito appena il 7% dei voti, contro il 35% del partito
socialdemocratico e il 37% dell’AfD. Tenuto conto del margine di errore, è possibile che non
raggiungano la soglia decisiva del 5% e non siano rappresentati nel Parlamento regionale.
Sarebbe una prima volta dal 1945 e un vero e proprio terremoto per il partito di Friedrich Merz. Il
partito socialdemocratico ha compiuto un’impressionante rimonta. Sceso al 19% appena un anno
fa, ora raccoglie il 35% degli elettori. La ricetta? Ha preso le massime distanze dal cancelliere
Merz, figura molto impopolare. Si è opposta all’abolizione della pensione senza decurtazione a 63
anni dopo quarantacinque anni di lavoro. Il problema è che l’SPD sta assorbendo i voti dei
cristiano-democratici, della sinistra radicale e dei Verdi, senza intaccare realmente l’elettorato
dell’AfD.


18.09.2026
In Germania, elezioni regionali ad
alto rischio per il cancelliere Merz

I socialdemocratici rialzano la
testa di fronte all’estrema destra

Di fronte alla prospettiva di una nuova
debacle elettorale, Friedrich Merz intende
scongiurare una crisi politica assicurandosi il
sostegno dei pezzi grossi della CDU. Nel
Meclemburgo-Pomerania Anteriore, i
conservatori corrono il rischio di non essere
più rappresentati nel Parlamento regionale
al termine delle elezioni di domenica.

I miliardi inviati all’Ucraina e l’impennata dei
prezzi alla pompa sono i due motori del
successo dell’AfD nel Meclemburgo-Pomerania
Occidentale. Ma la candidata dei
socialdemocratici ha trovato la ricetta per
mettere a segno una rimonta incredibile

Di Emmanuel Grasland — Ufficio di Berlino
Domenica sera saranno tutti presenti. Su richiesta
di Friedrich Merz, i 25 membri del presidio del

Di E. G. — Inviato speciale a Rostock e Bad Doberan
Sui social come sui manifesti, è la donna in rosso che
vuole fare da argine all’estrema destra.

Sarà necessario procedere a una seria stretta di cinghia. Il Primo Ministro non ha ancora svelato
l’insieme delle misure che intende attuare, ma ne conosciamo alcune. Il bilancio dei ministeri, ad
eccezione di quello della Difesa, sarà congelato in termini di valore il prossimo anno. Alcuni
beneficeranno di un aumento (Giustizia, Interni, Ricerca ed Ecologia), ma la maggior parte dovrà
stringere la cinghia per compensare. Il Ministero del Lavoro dovrà realizzare un risparmio di 2,5
miliardi di euro. Questa stabilità della spesa pubblica (esclusa la difesa) passerà in particolare
attraverso il mantenimento del congelamento dell’indice di riferimento dei funzionari pubblici (già
annunciato quest’estate) – anche negli enti locali – che consentirà di «riscuotere 2 miliardi di euro.


18.09.2026
Lecornu ammette un nuovo superamento dei
limiti del deficit e promette uno sforzo
massiccio nel 2027
Il Primo Ministro intende contenere il deficit pubblico al 5% del PIL nel 2027, dopo un nuovo superamento
dei limiti al 5,4% quest’anno. La Francia intende fornire garanzie all’Europa e ai mercati, mettendo in
campo 54 miliardi di misure di risanamento

Di Stéphane Loignon e Sébastien Dumoulin
Sébastien Lecornu svela i contorni del progetto di bilancio 2027: in un’intervista al «Figaro», il Primo
Ministro annuncia che il governo punterà a un deficit pari al 5% del PIL l’anno prossimo.

Con il 28 % degli ordini di allontanamento dal territorio (OQTF) emessi in Europa, la Francia è il
Paese che emana il maggior numero di provvedimenti amministrativi di espulsione nei confronti dei
migranti in situazione irregolare. È anche uno dei Paesi che ne applica meno: appena l’11 %. Per
quanto riguarda le espulsioni al di fuori dell’Unione europea, tale percentuale scende al 4,6 %.
Approvato a giugno dal Parlamento europeo, il nuovo regolamento sul rimpatrio è il frutto di tutte le
aspettative e di numerose fantasie. Il testo, che entrerà in vigore nelle prossime settimane,
prevede di inasprire il trattamento riservato ai migranti in situazione irregolare e a coloro ai quali è
stato negato il diritto d’asilo. Soprattutto, prevede una disposizione senza precedenti: la possibile
creazione di «hub di rimpatrio», per esternalizzare la gestione dei migranti irregolari e delle
persone a cui è stato negato l’asilo in paesi terzi dell’UE.


18.09.2026
Immigrazione clandestina: l’Europa accelera, la
Francia resta indietro
«La teoria dell’“effetto ventosa” o della “pompa aspirante”, secondo cui i migranti sarebbero
particolarmente informati sulle politiche migratorie e sulle condizioni di accoglienza nei
differenti paesi del mondo, non trova conferma nella realtà»

Di Rémi Barbet
Cinque paesi europei intendono creare al più presto dei «centri di rimpatrio» per allontanare i migranti il
cui ricorso è stato respinto. La Francia si rifiuta di seguire l’esempio, mentre un nuovo rapporto critica
aspramente la situazione «fuori controllo» dell’immigrazione clandestina.

Rassegna stampa tedesca, 79a puntata a cura di Gianpaolo Rosani

Stefan Evers, candidato CDU alle elezioni di Berlino: farò di tutto per tenere gli estremisti lontani dal
potere. Viviamo in un’epoca in cui i partiti radicali sono più forti che mai e a Berlino minacciano le
fondamenta di questa città libera. Non vorrei dovermi chiedere tra cinque anni se ho davvero fatto
tutto il possibile per impedirlo. A Berlino si percepisce un evidente degrado. Anche questo non è
solo colpa della politica, ma è espressione di un’evoluzione sociale. Il nostro servizio di nettezza
urbana svolge un lavoro infernale, ma per le strade vediamo che molte persone stanno perdendo il
rispetto per la propria città e per il prossimo. La libera circolazione nell’area Schengen è soggetta a
determinate condizioni. Chi non è in grado di provvedere autonomamente al proprio
sostentamento in modo permanente deve lasciare questo Paese. Questa è la legge vigente.
Dobbiamo farla rispettare. Molti paesi, tuttavia, non sono affatto disposti a riaccogliere i propri
cittadini. Così non può andare. Dobbiamo parlare chiaro con i paesi di origine.

04.09.2026
«Si nota un evidente stato di degrado»
A dieci settimane dalle elezioni, la CDU di Berlino ha sostituito il proprio candidato di punta. Ora Stefan
Evers sta lottando contro la tendenza negativa a livello federale e contro una forte sinistra

Intervista di Felix Heck e Alisha Mendgen
Stefan Evers riceve ancora i visitatori in un semplice ufficio del sindaco. Qui, nel Municipio Rosso, il
senatore alle finanze è vice del sindaco in carica Kai Wegner.

L’Iran dispone, oltre alle rotte di contrabbando e ai confini terrestri con, tra gli altri, la Turchia e il
Pakistan, anche di una via d’accesso via mare a nord finora poco considerata. E, a differenza di
quanto avviene nel Golfo, gli Stati Uniti non hanno un accesso così facile in quella zona. Il Mar
Caspio, nonostante il nome, non è un mare, bensì un lago, per la precisione il più grande specchio
d’acqua interno del mondo. Non ha accesso diretto agli oceani ed è, soprattutto per l’Occidente,
una sorta di buco nero. Solo le marine degli Stati rivieraschi sono autorizzate ad accedervi: Iran,
Russia, Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan. Esse non ostacolano il commercio tra Mosca e
Teheran, sebbene un numero sempre maggiore di compagnie di navigazione figuri nelle liste delle
sanzioni degli Stati Uniti e dell’Unione Europea e nonostante vi siano indicazioni secondo cui le
navi da carico avrebbero temporaneamente disattivato il proprio sistema di identificazione
automatica. In questo modo non è più possibile tracciare la posizione e la rotta di una nave. Tutto
ciò rende il Mar Caspio il corridoio di trasporto ideale per la Russia e l’Iran, due degli Stati più
pesantemente soggetti a sanzioni al mondo.

05.09.2026
La porta sul retro dell’Iran
Nella guerra contro l’Iran, tutti gli occhi sono puntati sullo Stretto di Hormuz. Ma Teheran ha ancora una
carta da giocare: IL MAR CASPIO

Di Franziska Tschinderle

Il 25 luglio 2026 i servizi segreti ucraini sono riusciti a mettere a segno un’operazione azzardata. L’episodio
si è verificato lontano dal fronte vero e proprio con la Russia, a circa 1700 chilometri a est di Kiev.

La Repubblica Federale sta attualmente vivendo un nuovo estremismo di sinistra, come non se ne
vedevano più dalla fine della RAF negli anni ’90. Chi si nasconde esattamente dietro queste nuove
coalizioni di estrema sinistra? Dal punto di vista ideologico, in ogni caso, i servizi di sicurezza
attribuiscono i «gruppi Vulcano» allo spettro anarchico orientato alla violenza. Gli investigatori della
polizia ritengono che i «gruppi vulcanici» costituiscano una rete e che il nome venga utilizzato
come una sorta di etichetta per diverse formazioni. L’obiettivo dei «vulcanici»: paralizzare, per
quanto possibile, la vita civile in questa Repubblica. Durante i festeggiamenti di Capodanno del
2026 a Berlino, l’obiettivo è stato pienamente raggiunto: non solo decine di migliaia di persone
sono rimaste per cinque giorni senza elettricità, riscaldamento e rete mobile, ma anche la fiducia
nei rappresentanti politici ha subito un grave danno. Tuttavia, nonostante tutti gli sforzi degli
investigatori, fino ad oggi i funzionari non sono riusciti ad arrestare i criminali del gruppo «Vulkan».
E ciò nonostante l’Ufficio federale di polizia criminale (BKA) avesse già assunto le indagini in
precedenza, nel marzo 2024, in seguito al loro incendio più devastante fino a quel momento –
contro un traliccio elettrico dello stabilimento Tesla di Grünheide – con l’accusa di «sabotaggio
anticostituzionale».

Settembre 2026
Il silenzio dopo l’attentato incendiario
La RAF si è sciolta più di 25 anni fa. All’epoca la Repubblica tirò un sospiro di sollievo. Oggi le forze di
sicurezza si trovano ad affrontare strutture terroristiche ben più complesse. Le informazioni che
emergono dalle loro indagini sono allarmanti

Di BUTZ PETERS – giornalista e avvocato a Dresda. È uno dei massimi esperti tedeschi di storia della RAF

All’inizio di gennaio, quando il 2026 era iniziato da appena tre giorni, alcune immagini dall’aspetto
apocalittico sono diventate virali, suscitando sgomento in tutta la Repubblica: con temperature sotto lo
zero e nevicate, 45.000 famiglie nella zona sud-occidentale di Berlino si sono ritrovate improvvisamente
senza elettricità né riscaldamento.

Elenco delle decisioni della classe politica che quasi nessuno al di fuori della Germania
comprende. Anche all’interno della Repubblica Federale, molti cittadini considerano una follia ciò
che accade nei settori dell’energia e dell’economia, ma anche della migrazione e in molti altri
ambiti, a volte con un metodo, a volte senza. Una vasta coalizione che va dall’estrema sinistra fino
all’Unione, tuttavia, come è noto, la valuta diversamente. Essa vede la Germania come un pioniere
e un innovatore moderno. È proprio qui che risiede il problema centrale: nell’incapacità e nella
riluttanza a correggere anche gli errori più evidenti. Ad esempio, qualche tempo fa il Cancelliere
federale Friedrich Merz ha affermato che l’uscita dal nucleare è stata un «errore strategico» – per
poi annunciare, allo stesso tempo, che non si può tornare indietro, ma solo proseguire con
determinazione in quel vicolo cieco già intrapreso. Ciò si può definire coerenza, irresponsabilità o,
semplicemente: stupidità.

Numero di Settembre 2026
UN DISASTRO CHE CI SIAMO COSTRUITI DA
SOLI
Le dodici maggiori follie della Germania, dall’immigrazione incontrollata alla politica energetica costosa
e inefficiente, fino alla distruzione dell’industria: quando i leader berlinesi si assumono un incarico, lo
fanno con grande determinazione. Una panoramica delle follie politiche dalle conseguenze più gravi. La
buona notizia: si potrebbe quasi fare marcia indietro su tutto
DI A L E X A N D E R WENDT

Del medesimo autore
Disprezzo verso il basso. Come un’élite morale minaccia la società
civile – e come possiamo difenderla
Editore Lau, 372 pagine, 26 €.
Disponibile su www.tichyseinblick.shop

Per stilare un elenco delle più grandi follie politiche in Germania, si presenta innanzitutto un problema di
definizione: «Stupidità»: suona come un errore involontario, come goffaggine, ma non come un atto
intenzionale.

Di fronte alla schiacciante vittoria elettorale dell’AfD in Sassonia-Anhalt e al crollo della CDU in
quella regione, anche i più fedeli sostenitori di Merz vacillano. La coalizione, che dopo la pausa
estiva voleva finalmente migliorare ogni cosa e approvare le più grandi riforme sociali degli ultimi
decenni, sta perdendo fiducia in se stessa. Nel frattempo, fuori, nel Paese, la situazione si sta
aggravando. L’economia implora un segnale che confermi il proseguimento delle riforme. L’energia
è troppo costosa. La concorrenza cinese sta schiacciando gli imprenditori. I dazi doganali
precludono le prospettive sul mercato americano. Il Paese non può permettersi una situazione di
stallo o addirittura di instabilità politica. I governi vanno e vengono, questa è la normalità in una
democrazia. Ma per il Cancelliere e la sua coalizione la posta in gioco va ben oltre il mantenimento
del potere. Si tratta dell’eredità liberale della Repubblica, del legame politico ed economico con
l’Occidente, dell’adesione all’economia sociale di mercato e alla moneta europea. È tutto in gioco.
Per la prima volta dalla fine della dittatura nazista, nella storia della Repubblica Federale un partito
di estrema destra può sperare di ricoprire cariche di governo.

11.09.2026
Paralisi da paura
L’ascesa dell’AfD rischia di spegnere ogni residuo slancio riformista del governo federale. Gli economisti
mettono in guardia dalle drastiche conseguenze per la più grande economia europea

Il crepuscolo dei cancellieri
L’ascesa dell’AfD rischia di spegnere ogni residuo slancio riformista della coalizione. Friedrich Merz
intende mantenere la rotta. Ma il suo partito è ancora al suo fianco?
Di D. Delhaes, J. Fokuhl, M. Greive, J. Hanke Vela, J. Hildebrand, M. Koch, J. Münchrath, D. Neuerer, J. Olk Berlino, Bruxelles,
Düsseldorf

Mercoledì sera, poco dopo le 19, Friedrich Merz dà il benvenuto al suo «fan club».

Merz, dopo il disastro elettorale della CDU in Sassonia-Anhalt, ha sottolineato: «Arrendersi non è
un’opzione». È stato eletto per quattro anni e adempirà alle proprie responsabilità. Un colpo di
mano interno al partito per indurre il Cancelliere a dimettersi è considerato un tabù. Per Wüst vi
sono fattori di rischio: dovrebbe essere certo del consenso dei gruppi parlamentari della coalizione,
ovvero Unione e SPD, che insieme dispongono solo di una maggioranza risicata di dodici voti in
Parlamento. All’interno dell’SPD potrebbe esserci la disponibilità a sostenere un nuovo Cancelliere
al Bundestag, al fine di evitare nuove elezioni. Ma si tratterebbe più di una speranza che di una
certezza. Con la sua richiesta di una procedura di verifica costituzionale nei confronti dell’AfD,
Wüst si è isolato all’interno delle proprie file e ha suscitato incomprensione. Ha invece riscosso
ampio consenso presso SPD, Verdi e Sinistra, che stanno lavorando per ottenere la messa al
bando dell’AfD. Non sarebbe inoltre chiaro come un cancelliere Wüst riuscirebbe a rapportarsi con
gli uomini di fiducia di Merz.


11.09.2026
Perché la crisi di Merz giunge in un momento
inopportuno per Wüst
Il primo ministro della Renania Settentrionale-Vestfalia coltiva la propria reputazione di aspirante
cancelliere. Tuttavia, i rischi per lui sono enormi. E cosa intende fare Söder?

Di KRISTIAN FRIGELJ E NIKOLAUS DOLL
Qualche giorno fa Hendrik Wüst ha avuto difficoltà a fornire una risposta chiara. Al presidente del Land
della Renania Settentrionale-Vestfalia è stato chiesto se fosse «senza riserve» disponibile come candidato
di punta della CDU per le elezioni regionali del 27 aprile 2027.

Un viaggio attraverso la Sassonia-Anhalt. Molti raccontano con orgoglio di aver votato l’AfD, ma
poi non vogliono rivelare il proprio nome. Tutti, invece, esprimono una speranza: che ora qualcosa
cambi. Ma cosa dovrebbe cambiare? «La situazione economica», dicono alcuni, «l’immigrazione»,
dicono altri; e «i prezzi», dicono quasi tutti. E nella loro vita personale? A questa domanda molti
rispondono: «In realtà sto bene». «Qui nel comune, in realtà, sono d’accordo con la politica»,
afferma un ex meccanico di macchine edili di 74 anni. Parla di un «voto di frustrazione». Allo
stesso tempo, per lui un tema decisivo in occasione delle elezioni è stato il sistema educativo. Su
questo fronte l’AfD promette grandi cambiamenti: un allentamento dell’obbligo scolastico e
l’abolizione dell’inclusione nelle scuole della Sassonia-Anhalt figurano nel programma del partito. E
anche dal punto di vista dei contenuti l’AfD intende intervenire sui programmi scolastici. «Più
Bismarck, meno Hitler», è il motto secondo il deputato dell’AfD Hans-Thomas Tillschneider.


11.09.2026
Sperare che qualcosa cambi
Non sono solo gli elettori dell’AfD a ritenere che il partito abbia individuato i veri problemi. Altri si
chiedono come possano ancora dialogare con i propri concittadini. Un viaggio attraverso la Sassonia-
Anhalt

Di Luca Neuschaefer-Rube, Neinstedt/Quedlinburg
Il quaranta per cento si presenta così: una lunga strada statale, campi gialli, sullo sfondo le montagne e gli
alberi verdi dell’Harz.

Mosca ha gradualmente ridotto le forniture. Inizialmente Gazprom accettava solo rubli come
pagamento, poi il gruppo ha interrotto le forniture verso la Bulgaria e la Polonia, successivamente
attraverso il gasdotto ucraino «Soyuz» e, infine, alla fine di agosto 2022, anche attraverso il
gasdotto del Mar Baltico «Nord Stream 1». La Russia intendeva così mettere sotto pressione i
sostenitori dell’Ucraina. Poiché il gas è fondamentale anche per la produzione di energia elettrica, i
prezzi dell’elettricità hanno subito un aumento. Gli importatori di gas, in primis il gruppo Uniper di
Düsseldorf, non sono più riusciti a onorare i propri contratti e hanno dovuto a loro volta essere
salvati. In 27 voci il Ministero elenca quanto è costato lo «scudo protettivo».


11.09.2026
La crisi del gas di Putin è costata 50 miliardi
Dopo l’attacco della Russia all’Ucraina, il governo federale ha garantito l’approvvigionamento di
elettricità e gas ai cittadini. Ora rende noto quanto ha speso a tal fine. Alcuni sostengono che la cifra sia
stata molto più elevata

Di Michael Bauchmüller e Georg Ismar
La situazione era grave, ma a causa del coronavirus il Cancelliere è rimasto nel proprio appartamento per
precauzione. Solo tramite schermo, alla fine di settembre 2022, Olaf Scholz ha annunciato il «doppio
colpo».

Siegmund sente il profumo del potere. Eppure ha temuto proprio questa situazione. Un governo
senza una maggioranza sicura rappresenterebbe un rischio per lui, ma anche per la sua
sostenitrice, la presidente federale Alice Weidel. Dopotutto, Magdeburgo dovrebbe essere solo il
punto di partenza per la marcia verso la capitale federale. Un fallimento metterebbe a rischio
anche il piano di potere della Weidel per Berlino. Un primo ministro Siegmund eletto con un
margine risicato dovrebbe sentirsi dire che ora sta facendo proprio ciò che ha sempre rimproverato
ai partiti tradizionali, ovvero mettere insieme a malapena delle maggioranze. Oppure ha addirittura
intenzione di chiamare ripetutamente Sahra Wagenknecht per sapere se porrà il suo veto su
questo o quel progetto di legge? Siegmund non è sotto pressione solo da parte del suo partito, ma
anche da parte dei suoi elettori. Ora ha un impegno anche nei confronti di quelle persone che ha
incontrato a migliaia durante i mesi della campagna elettorale e dalle quali si è lasciato acclamare
come una pop star. Ha scattato selfie a raffica con loro, ha autografato magliette con la sua effigie
e ha promesso loro ciò che era scritto sui manifesti blu in tutto il Paese: «Tutto è possibile». E ora
che tutto sembra davvero possibile, vuole tirarsi indietro? Siegmund sa che non è così semplice.

STERN
10.09.2026
ESTREMO, NAZIONALISTA, INCAZZATO…
L’AfD nella Sassonia-Anhalt ha il potere a portata di mano, ma ha bisogno di un partner. La lotta per il
potere a Magdeburgo potrebbe sconvolgere anche il partito a livello federale

Di Martin Debes
Il potere assume molte forme. Può presentarsi freddo e silenzioso – oppure ardente e chiassoso. E brutale.

E’ visibile la linea di frattura che divide la Repubblica in due schieramenti. Mentre in uno si teme
per la sopravvivenza della democrazia liberale, per i diritti di libertà e i principi dello Stato di diritto,
nell’altro si mette apertamente in discussione il sistema stesso. Il Paese sembra più politicizzato
che mai. Nulla è più scontato, tutto è ideologicamente controverso, come due fronti in lotta per la
nuova Germania. Al vertice, nella Cancelleria, siede una persona che dovrebbe condurre questa
battaglia con sicurezza, ma al momento non si può nemmeno pensare a una leadership. «Sembra
proprio come ai tempi della caduta del muro nel 1989, quando abbiamo già mandato a casa un
sistema», esulta Oliver Kirchner al microfono, insieme a Siegmund, capogruppo dell’AfD nella
Sassonia-Anhalt. Ulrich Siegmund e la sua AfD sono riusciti a dare il via a un movimento che in
molti ha risvegliato il desiderio di tornare a essere protagonisti della propria storia. Il giorno delle
elezioni si è trasformato in un momento di autoaffermazione. Il risultato della Sassonia-Anhalt non
è un monito, è una dichiarazione di guerra. Con la bocciatura dei partiti di governo, molti cittadini
esprimono la loro rottura interiore con un sistema che questi partiti hanno rappresentato per così
tanto tempo. Sarebbe un’illusione credere che qualche correzione alla riforma delle pensioni o
l’aggiustamento di alcune leve nel sistema fiscale possano placare questo malcontento. Gli sguardi
si spostano ora da Magdeburgo a Berlino. Per il Cancelliere, lì è iniziata la fase decisiva.

STERN
10.09.2026
UNA NUOVA GERMANIA?
Le elezioni in Sassonia-Anhalt stanno cambiando la Repubblica – e potrebbero far cadere il Cancelliere

L’AfD mette in discussione il sistema. Il Cancelliere ha ancora abbastanza forza per opporre resistenza?
QUALE PAESE VOLETE?
Il successo dell’AfD in Sassonia-Anhalt dimostra quanto sia divisa la Repubblica. Ora è in gioco il futuro
della democrazia – e quello del Cancelliere.

Di Julius Betschka, Nico Fried, Paul Krauß, Veit Medick, Jan Rosenkanz
A mezzogiorno Catalina Möwes nutre ancora speranze. «A metà scrutinio abbiamo già raggiunto il 50 per
cento di affluenza alle urne», afferma l’insegnante quarantaduenne.

Quanto sarebbe pericoloso questo primo governo dell’AfD per la democrazia liberale? Quali sono
le sue intenzioni in Sassonia-Anhalt? E da lì può davvero conquistare la Cancelleria? Il partito
cercherà di aumentare la pressione su CDU e CSU e di dividere la coalizione. L’Unione è già in
stato di shock dopo la debacle elettorale in Sassonia-Anhalt, mentre nel Meclemburgo-Pomerania
Anteriore si profila un nuovo crollo. Gli estremisti di destra intendono sfruttare questa incertezza
per continuare a scuotere il muro di contenimento, già di per sé fatiscente. Se la CDU e la CSU,
sotto la pressione dell’AfD, dovessero spostarsi a destra, ciò destabilizzerebbe la coalizione con
l’SPD e porterebbe ulteriormente i temi centrali dell’AfD nel mainstream. In Sassonia-Anhalt e in
altre regioni della Germania orientale, l’AfD è già riuscita a modificare profondamente il clima
sociale a proprio favore. Ora dovrebbe essere il turno del resto della Repubblica.

11.09.2026
Ecco come l’AfD sta ora cercando di conquistare
il potere
All’AfD mancano pochi voti per ottenere la maggioranza assoluta, ma dopo la vittoria elettorale in
Sassonia-Anhalt gli estremisti di destra vogliono assolutamente governare. Alcuni esponenti del partito
sognano già la Cancelleria

Di Astrid Geisler, Fabian Hillebrand, Ann-Katrin Müller, Philipp Wittrock
La Sassonia-Anhalt dovrebbe essere solo l’inizio, almeno così se lo immagina l’AfD. «Si tratta della
Germania», afferma Ulrich Siegmund, seduto alla conferenza stampa federale a Berlino il giorno dopo la
sua vittoria elettorale.

È in gioco ciò che dal 1945 ha garantito stabilità alla Repubblica Federale: un conservatorismo
democratico che sa cosa va preservato, ma anche come conciliare progresso e apertura al mondo.
Se l’Unione continuerà su questa strada, dopo le elezioni federali del 2029 rischia di diventare
irrilevante – e alla Germania si prospetta un governo di estrema destra. Le dimissioni del
Cancelliere o un ricambio di alcuni volti non cambierebbero il quadro generale: la guerra in
Ucraina, Donald Trump alla Casa Bianca, la concorrenza con la Cina e la crisi industriale. L’Unione
ha bisogno di una risposta molto più radicale, proveniente dal centro del partito: Merz è in grado di
garantirla? Forse. Per ora può ancora impostare la rotta. Se non ci riuscirà, sussiste il rischio che il
conservatorismo democratico in Germania perda la propria rappresentanza politica.

11.09.2026
EDITORIALE
L’ultima possibilità dell’Unione
Friedrich Merz si trova con le spalle al muro. Tuttavia, un semplice cambio di leadership non basterà a
salvare la CDU. Il partito deve osare un nuovo inizio all’insegna di un conservatorismo convincente

Di Swantje Karich
L’Unione ha un problema di fiducia. Con maggiore «emotività», come ha affermato Friedrich Merz dopo il
devastante risultato elettorale in Sassonia-Anhalt, si vorrebbe ora raggiungere i cittadini. Sembrava tuttavia
che il Cancelliere federale stesse annunciando un programma politico.

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Rassegna stampa francese, 13a puntata a cura di Gianpaolo Rosani

Otto mesi sono al tempo stesso un periodo breve e un’eternità in politica. Soprattutto quando all’orizzonte si profila un’elezione presidenziale dall’esito incerto. Dopo un’estate di relativa calma nella corsa all’Eliseo, la fine di agosto segna un netto cambio di ritmo. La dichiarazione di candidatura di Raphaël Glucksmann, le crescenti tensioni tra Gabriel Attal ed Édouard Philippe, le divisioni degli Ecologisti sulla loro strategia, il ritorno in grande stile dei «Insoumis» nella Drôme, il
primo dibattito al Medef questo giovedì tra i principali candidati di fronte agli imprenditori… I segnali di un’accelerazione della campagna si stanno moltiplicando negli ultimi giorni.


28.08.2026
Le Pen-Mélenchon: le primarie possono impedire il duello?
Mentre il nostro sondaggio Ifop-Fiducial conferma il netto vantaggio di Marine Le Pen e l’avanzata di Jean-Luc Mélenchon, lo scenario delle primarie sia a sinistra che a destra torna con forza
Di John Timsit
A otto mesi dalle presidenziali, la campagna elettorale si intensifica. Marine Le Pen rimane la grande favorita, con una percentuale compresa tra il 33% e il 35% delle intenzioni di voto.

La sua personalità, descritta come brusca e irritabile, potrebbe rivelarsi utile nel suo duello contro Trump. Tra i canadesi, il 76% è favorevole alla rottura dei negoziati con la Casa Bianca, mentre il 62% appoggia le ritorsioni da lui proposte. Il Primo Ministro canadese ha rifiutato di siglare un accordo commerciale con l’amministrazione Trump, che minacciava il suo Paese con dazi punitivi, promettendo di imporre agli Stati Uniti sovrattasse equivalenti.

27.08.2026
10 COSE DA SAPERE SU… Mark Carney
Il primo ministro canadese ha deciso di ingaggiare un braccio di ferro con Donald Trump, nuovamente impegnato in una guerra commerciale con il proprio vicino

Di Sarah Diffalah e Timothée Vilars
1 RESISTENZA
«Non permetteremo a nessun Paese di decidere del nostro futuro»: il 22 agosto il Primo Ministro canadese
ha rifiutato di siglare un accordo commerciale con l’amministrazione Trump, che minacciava il suo Paese
con dazi punitivi, promettendo di imporre agli Stati Uniti sovrattasse equivalenti, «al dollaro vicino».

Kevin Warsh finora lascia i mercati nell’incertezza riguardo alle sue intenzioni. Tuttavia, alcuni investitori ritengono che dovrà cambiare tono per rassicurare i mercati obbligazionari sempre più agitati. I tassi di interesse a lungo termine hanno ripreso a salire nelle ultime settimane, nonostante lo status quo monetario della Fed. Il rendimento dei Treasury con scadenza a 30 anni ha toccato il livello più alto degli ultimi vent’anni, superando il 5,3%. Le tensioni sul debito statunitense hanno
spinto il segretario al Tesoro, Scott Bessent, a intervenire sui mercati per limitare i danni. Con un debito pubblico di oltre 40.000 miliardi di dollari, gli Stati Uniti difficilmente possono permettersi di perdere il controllo sui tassi. La vaghezza con cui mantiene le proprie posizioni gli consente di non soffermarsi sull’apparente contraddizione tra la sua volontà di combattere l’inflazione e il desiderio della Casa Bianca di vedere i tassi scendere il più rapidamente possibile.


27.08.2026
Inflazione, debito, indipendenza: a Jackson Hole il presidente della Fed è atteso su tutti i fronti
Lo stile di comunicazione del nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, ha contribuito alle tensioni sui mercati obbligazionari. Tuttavia, sono pochi gli investitori che si aspettano una spiegazione dettagliata in occasione del simposio dei banchieri centrali a Jackson Hole.

Il simposio della Fed di Kansas City, che si tiene ogni anno a Jackson Hole, nello Stato del Wyoming, ospiterà quest’anno il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh.
Di Bastien Bouchaud — Ufficio di New York
La «scatola nera» della Fed svelerà i propri segreti? Kevin Warsh si appresta a tenere venerdì il suo primo importante discorso al simposio di Jackson Hole in qualità di presidente della Federal Reserve.

Di cosa hanno parlato John Ratcliffe e i suoi interlocutori russi? Mosca si rifiuta di fornirne i dettagli, ma Donald Trump ha fornito mercoledì un primo elemento di risposta. In un’intervista, il presidente americano ha definito il viaggio «quasi di routine» e ha assicurato che non era collegato né all’Iran né a eventuali minacce russe contro la NATO. «Vorremmo che la guerra in Ucraina finisse», ha dichiarato, senza specificare se la fine del conflitto fosse stata menzionata direttamente durante i colloqui di John Ratcliffe con i servizi russi. Il contesto permette di delineare diverse ipotesi.


27.08.2026
L’intrigante visita del capo della CIA a Mosca
La visita a sorpresa del direttore della CIA a Mosca, martedì, non ha dato luogo a un incontro con Vladimir Putin. Secondo il Cremlino, John Ratcliffe ha avuto dei «contatti» con i servizi segreti russi.

Di Matthieu Holyman
Un Boeing C-17 dell’esercito statunitense aveva fornito il primo indizio. Partito dalla base di Andrews, nei pressi di Washington, e dopo aver fatto scalo a Riga, in Lettonia, l’aereo militare è atterrato martedì mattina all’aeroporto moscovita di Vnukovo, per poi ripartire poche ore dopo.

Sondaggio dopo sondaggio, i francesi manifestano una franca ostilità nei confronti di qualsiasi tassazione delle eredità. L’importo mediano delle trasmissioni nel corso della vita è tuttavia di soli 70.000 euro, e un’ampia fetta della popolazione non riceve nulla. Ai piedi dell’Himalaya di bilancio, con 125 miliardi di euro da reperire solo per stabilizzare il debito pubblico nei prossimi anni, escludere qualsiasi misura sulla tassazione delle successioni dei più abbienti potrebbe rivelarsi delicato, soprattutto se i candidati intendono alleggerire la tassazione sul lavoro.


27.08.2026
La tassazione delle successioni: un vicolo cieco francese
Per finanziare la riduzione delle imposte sul lavoro, la sinistra ripropone l’idea di aumentare le imposte sulle successioni di importo elevato. La destra rifiuta qualsiasi aumento della pressione fiscale. Da un sondaggio all’altro, oltre l’80% dei francesi si dichiara contrario a qualsiasi aumento dell’imposta sulle successioni, che equiparano a una «tassa sulla morte» o a una doppia tassazione di una vita di lavoro.

Di Marc Vignaud
Con l’avvicinarsi della campagna presidenziale, i candidati di sinistra ripropongono le loro proposte fiscali per finanziare i propri programmi.

Nella ricerca di percorsi alternativi, non è più tempo di voci di corridoio o di dibattiti teorici: i piani per il «dopo-Ormuz» hanno iniziato a concretizzarsi. In particolare negli Emirati Arabi Uniti, già dotati di una via alternativa grazie all’Abu Dhabi Crude Oil Pipeline. I lavori procedono a pieno ritmo per raddoppiare questo oleodotto che collega, su un percorso di circa 400 chilometri, i giacimenti petroliferi di Habshan, nel nord-ovest, al porto di Fujairah, nel Golfo di Oman. L’Arabia Saudita prevede inoltre di potenziare il proprio oleodotto terrestre che, da sei mesi, le consente di smistare parte del proprio greggio senza passare per Ormuz: questa infrastruttura, che attraversa l’intero Paese da est a ovest, dal giacimento di Abqaiq, nel Golfo, fino al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, è già in grado di trasportare fino a 7 milioni di barili al giorno. Anche il Kuwait, paese privo di vie alternative allo Stretto di Ormuz, sarebbe interessato a partecipare a tale progetto. Se alcuni progetti sono effettivamente reali, altri servono piuttosto a lanciare un messaggio: si tratta di dimostrare agli iraniani che esistono alternative.

28.08.2026
Alla ricerca di nuove rotte per l’oro nero
I Paesi del Golfo stanno diversificando le proprie rotte di trasporto del petrolio, al fine di affrancarsi dallo stretto di Ormuz

Di Marie de Vergès
Solo sei mesi fa, l’esportazione di idrocarburi dal Golfo Arabico-Persico seguiva regole semplici: percorrere la via più diretta – lo Stretto di Ormuz – per raggiungere rapidamente l’Asia, la regione del mondo con il maggior fabbisogno energetico.

A partire dagli anni ’80, il mondo neoliberista ha provocato un forte aumento delle disuguaglianze, una riduzione delle aliquote marginali dell’imposta sul reddito, una diminuzione dell’imposta sulle società, ecc. Dal suo punto di vista, è un successo! Ma stiamo giungendo a un punto di rottura.
Stiamo passando a una forma di oligarchia plutocratica che ci riporta a una situazione precedente al 1789. Alcuni gruppi sociali si sono separati. Gli oligarchi e i plutocrati si considerano estranei alla società comune, quasi estranei all’umanità comune. Lo si vede in Elon Musk, con la sua volontà di stabilirsi su Marte, ma anche in alcuni discorsi sull’intelligenza artificiale e sul transumanesimo.
Queste persone si ritengono in grado di sottrarsi al nostro destino collettivo. La questione è sapere se una simile secessione possa durare. Una società deve mantenere una certa coesione per funzionare. Occorrono acqua, cibo, energia, infrastrutture. Tutta questa materialità presuppone un minimo di coesione sociale.

Settembre 2026
SI STA ASSISTENDO ALLA FINE O A UNA
TRASFORMAZIONE DEL LIBERALISMO?
Siamo entrati in una nuova fase del neoliberismo o stiamo scivolando verso il neomercantilismo, con un ritorno del protezionismo e dello Stato? Jacques Rigaudiat e Arnaud Orain mettono a confronto le loro analisi in un stimolante faccia a faccia.

Jacques Rigaudiat
Economista. Ex consigliere sociale dei primi ministri Michel Rocard e Lionel Jospin

Arnaud Orain
Economista e storico, direttore di studi presso l’EHESS

Intervista a cura di Christian Chavagneux
Jacques Rigaudiat, nel Suo libro Lei scrive che «l’ordine neoliberista domina il mondo occidentale».
Jacques Rigaudiat: Il neoliberismo è nato negli anni Venti e Trenta, non semplicemente per rinnovare il liberalismo, ma contro di esso e per sostituirlo. Gli ci sono voluti cinquant’anni per affermarsi.

Il liberalismo economico, inteso come grande narrativa ideologica, ha perso parte del suo splendore. Gli Stati proteggono sempre più i propri confini, intervengono con maggiore forza nell’economia, cercano di ridurre la propria dipendenza dall’estero, il tutto giustificato dalla necessità di garantire la propria sicurezza economica. Tuttavia, la globalizzazione non è scomparsa e, all’interno del proprio territorio, le norme che regolano la fiscalità, il lavoro, la finanza o la governance delle imprese rimangono in gran parte ereditate dai decenni liberali. Sebbene il mercato non venga più presentato come la soluzione a tutti i problemi, spesso continua a dettare
le regole del gioco economico interno. Il capitalismo contemporaneo si trova chiaramente in un momento di svolta. Se il liberalismo sfrenato è ormai agli sgoccioli, quale sarà la sua nuova forma?
Per alcuni, sulla scia dei sogni del magnate tecnologico americano Peter Thiel, sarà libertario:
senza leggi, senza regole. senza tasse e senza democrazia. Per altri, si sta affermando un capitalismo nazionale autoritario che si chiude verso l’esterno, promuove la repressione dei movimenti sociali e stende il tappeto rosso ai più ricchi. Da Elon Musk all’avvicinamento di numerosi grandi capitalisti francesi all’estrema destra, questa strada sembra infatti ben aperta.

Settembre 2026
NON SI È ANCORA FATTA FINE CON LE
POLITICHE ECONOMICHE LIBERALI
In un momento in cui gli Stati sono maggiormente preoccupati dalle loro dipendenze strategiche che dal libero mercato, il liberalismo economico sta perdendo terreno. Ciononostante, continua a dettare le regole del gioco in molti ambiti
Di Christian Chavagneux

A livello mondiale, dagli Stati Uniti alla Cina e persino in Europa, le parole d’ordine sono ormai la sovranità e l’autonomia strategica in nome di una sicurezza economica che richiede di ridurre la dipendenza dall’estero.

Dopo oltre mezzo secolo di progressiva affermazione, seguita da un periodo di predominio ideologico, stiamo assistendo a una profonda rimessa in discussione del liberalismo economico?
La fede nelle virtù innate del libero mercato è senza dubbio in declino. Se Donald Trump contribuisce a questa tendenza, è ben lungi dall’essere l’unico a spingere in questa direzione. È giunto il momento del ritorno delle frontiere e dell’intervento dello Stato nell’economia. Una panoramica sulle molteplici sfaccettature di questo mondo in pieno sconvolgimento.

Settembre 2026
È questa la fine del liberalismo?
Sono finiti i tempi in cui il libero mercato racchiudeva tutte le promesse. In tutto il mondo, si assiste ora allo sviluppo di politiche commerciali restrittive e a un maggiore intervento degli Stati.

Di Christian Chavagneux – Dossier illustrato da Adrià Fruitos
Dopo oltre mezzo secolo di progressiva affermazione, seguita da un periodo di predominio ideologico, stiamo assistendo a una profonda rimessa in discussione del liberalismo economico?

A causa della guerra in Ucraina e delle tensioni internazionali sempre più crescenti il mercato delle munizioni si sta irrigidendo e il governo francese intuisce che le forniture potrebbero esaurirsi molto rapidamente. «In alcuni segmenti, solo i paesi che dispongono di una produzione sul proprio territorio possono rifornire le proprie forze armate». Il ministro, che ha il vento in poppa, scende in campo per portare avanti questa questione. È infatti sostenuto dai parlamentari di tutti gli schieramenti, alcuni dei quali seguono la questione da diversi anni.

28.08.2026
Come la Francia ha riconquistato la propria sovranità nel settore delle munizioni
Giugno 2022: Emmanuel Macron lancia, con grande sorpresa dell’intero settore della difesa francese, l’economia di guerra. In una serie in cinque parti, <«La Tribune» vi accompagna per tutta questa settimana dietro le quinte di questo vasto progetto dello Stato francese guidato dall’allora ministro delle Forze armate Sébastien Lecornu (lancio, attuazione, difficoltà, resistenze…). Questo concetto è destinato
a rivoluzionare i processi industriali dei gruppi del settore della difesa. Dietro le quinte del rilancio del settore delle munizioni in Francia.

Di MICHEL CABIROL
Otto mesi dopo il lancio dell’economia di guerra, il ministro delle Forze Armate Sébastien Lecornu affronta il 2023 con l’obiettivo di far muovere anche le linee di produzione nel settore delle munizioni, in particolare quelle da 155 mm, utilizzate soprattutto dal Caesar.

Il calo dei mercati petroliferi di questa settimana non sarà sufficiente, da solo, a cancellare uno shock già incido sui bilanci delle famiglie. I dati attesi sui prezzi alla produzione in Francia e sulla massa monetaria dell’area dell’euro consentiranno di valutare la diffusione dell’aumento dei costi energetici. I primi misurano la pressione esercitata sui margini delle imprese. I secondi forniscono, insieme ad altri indicatori, informazioni sulle condizioni di finanziamento e di domanda in cui tale pressione può essere trasferita. Affinché il calo del Brent si traduca in un sollievo per l’Europa,
occorrerà ben più di un accordo diplomatico annunciato. Le navi dovranno effettivamente riprendere a navigare, i volumi esportati dal Golfo dovranno tornare, gli assicuratori dovranno ridurre i propri premi e le raffinerie dovranno ritrovare condizioni normali di approvvigionamento. La stabilità dei flussi russi rimarrà l’altra variabile fondamentale.

28.08.2026
Petrolio: il Brent scende nuovamente verso gli
87 dollari, ma l’Europa non ne risente ancora

Il Brent scende a 86,91 dollari, dopo un calo superiore al 7% in una settimana, sulla scia delle speranze di un accordo sullo Stretto di Hormuz. Tuttavia, l’incidente a una petroliera nello stretto e il persistente aumento dei prezzi dei carburanti dimostrano che l’Europa non beneficerà immediatamente di tale calo.

LT (CON REUTERS)
Il Brent ha registrato un calo di oltre il 7% in una settimana, attestandosi giovedì a circa 87 dollari al barile.
Gli investitori puntano su una graduale ripresa dei flussi attraverso lo stretto di Ormuz. Tuttavia, questa distensione rimane puramente finanziaria: sia per le imprese europee che per gli automobilisti, il costo del gasolio e della benzina non scende allo stesso ritmo del greggio.

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Rassegna stampa tedesca, 78a puntata a cura di Gianpaolo Rosani

Guardo con grande preoccupazione al massiccio aumento del debito. Quando ero ministro delle
Finanze federale, lo «Spiegel» ha pubblicato una copertina con la mia foto, sotto la quale c’era
scritto: «Il fallito». Il motivo era un buco di bilancio. All’epoca, però, avevamo imposto tagli pari a
100 miliardi di euro, perché dovevamo finanziare le ingenti spese per la riunificazione tedesca.
Non è stata affatto una bella esperienza per me. Ciononostante, l’abbiamo fatto. Oggi sento
soprattutto parlare di tutto ciò che non si può fare. Vedo troppo pochi sforzi di risparmio da parte di
questo governo. Quasi un euro su tre nel prossimo bilancio federale è finanziato dal debito, e
l’SPD vuole contrarre ancora più debito. Non si può andare avanti così. Occorrono tagli massicci,
solo allora si dovrebbe parlare di nuovo debito. Mi sembra che si presti troppo poca attenzione a
ciò che i prestiti significano per le prossime generazioni. Noi dell’Unione dipendiamo attualmente
dall’SPD. Il fatto che questo partito sia in crisi rappresenta un problema enorme. Ogni volta che
l’SPD si sposta verso il centro, una parte della sinistra si stacca. Votare per l’AfD per frustrazione o
rabbia è irresponsabile. Ora è richiesta una leadership politica.

STERN
30.07.2026
L’INTERVISTA
«Il fatto che l’SPD sia in crisi è un problema
enorme»
L’ex ministro delle Finanze federale Theo Waigel parla degli sforzi di riforma del Cancelliere, della
strategia giusta contro l’AfD – e del perché non dovrebbe esserci un limite al mandato per Markus Söder

Intervista: Julius Betschka e Gregor Peter Schmitz
Signor Waigel, il mondo cristiano-democratico sembra in subbuglio. Nel giro di poche ore l’Unione ha
cacciato il potente capogruppo parlamentare Jens Spahn perché ha avuto un figlio tramite maternità
surrogata. La cosa l’ha sorpresa?
No, le dimissioni erano giuste ed erano inevitabili. Quando ho visto il primo titolo al riguardo sul quotidiano
«Bild», ho capito subito: la situazione non può rimanere così. Non ho nemmeno letto l’articolo.

Merz ha dato il via a un carosello di nomine che sembra sfuggire al controllo. No, questo nuovo
inizio non ha nulla di magico. Nemmeno un briciolo di splendore. Al contrario, il rimpasto di
governo si sta trasformando in un conflitto che minaccia l’autorità di Merz come leader del partito.
Vengono in luce, agli occhi di molti all’interno della CDU, le debolezze di Merz: gli mancano talento
organizzativo, empatia e una certa flessibilità. Non si può guidare un partito come una media
impresa nel Sauerland, dove il capo licenzia le persone a suo piacimento, afferma qualcuno. Un
fantasma si aggira nella CDU. Cosa succederà se le elezioni regionali in Sassonia-Anhalt e nel
Meclemburgo-Pomerania Anteriore andranno all’AfD? Se i cristiano-democratici scenderanno sotto
il 20 per cento nei sondaggi? Il leader del partito resterà ancora saldamente in sella?

STERN
30.07.2026
UN COLPO DI FULMINE
Friedrich Merz voleva dare una svolta decisiva con il suo rimpasto ministeriale. Il piano è fallito
clamorosamente. Improvvisamente, la sua autorità come leader del partito è minacciata

Di Julius Betschka
È stata probabilmente l’ultima azione ufficiale di Patrick Schnieder, ma proprio quella ha avuto un impatto
enorme. Il ministro dei Trasporti, tanto alto quanto insignificante, che Friedrich Merz voleva licenziare la
scorsa settimana, domenica ha chiesto a gran voce le dimissioni.

I partner stranieri hanno seguito con preoccupazione il modo in cui Zelenskyj ha sostituito i vertici
militari nel bel mezzo della guerra. La nuova squadra di governo ha soprattutto due compiti. Sul
fronte interno, il ministro della Difesa Chmara e il capo delle forze armate Drapatyj dovranno
portare avanti le riforme dell’esercito avviate da Fedorov. Tra queste rientra anche il miglioramento
delle procedure di reclutamento. Sul piano estero, Umjerow è ora il responsabile delle partnership
internazionali del governo in materia di armamenti. Si occuperà, tra l’altro, dell’attuazione del
progetto Freya e degli accordi sui droni.

05.08.2026
ZELENSKYI – Riorganizzazione governativa
caotica
Il presidente ucraino sostituisce diversi ministri. Non tutti i vertici sono incontrastati

Di Carsten Volkery, Berlino
La riorganizzazione del gabinetto si è trasformata in una crisi di governo per il presidente ucraino Volodimir
Zelenskyi. Tutto è iniziato con la destituzione della prima ministra Julia Svyridenko il 12 luglio. Tre giorni
dopo, Selenskyj ha licenziato il popolare ministro della Difesa Mychajlo Fedorov.

Quanto Meloni stia puntando nuovamente sul tema lo dimostra un’iniziativa di Roma dopo l’assalto
a Ceuta. Il 1° agosto l’Italia ha introdotto controlli mirati alle frontiere – su navi e voli provenienti
dalla Spagna verso l’Italia. Di fatto, è difficilmente immaginabile che i migranti arrivati a Ceuta solo
la settimana scorsa si trovino già a bordo di queste imbarcazioni o aerei. I controlli hanno
comunque un forte impatto mediatico. Tanto più che Roma li presenta come una sospensione
dell’accordo di Schengen nei confronti della Spagna. Eppure un tale effetto mediatico non sarebbe
affatto necessario. Meloni è infatti riuscita a spostare sensibilmente il dibattito dell’UE sulla
migrazione. Ciò emerge anche dalla straordinaria teleconferenza dei ministri degli Interni dell’UE,
convocata martedì mattina dopo gli eventi di Ceuta: essa è frutto di un’iniziativa di Meloni e della
sua partner danese in materia di migrazione, la prima ministra Mette Frederiksen.

05.08.2026
GIORGIA MELONI – La forza trainante dell’Europa
Dopo l’assalto dei rifugiati a Ceuta, cresce l’influenza della presidente del Consiglio italiana a Bruxelles. Il
suo progetto di centri di accoglienza fuori dall’UE riuscirà ad affermarsi?

Di Virginia Kirst – Roma
Le immagini dell’assalto dei migranti marocchini all’exclave spagnola di Ceuta hanno sconvolto l’opinione
pubblica mondiale – e rafforzato politicamente Giorgia Meloni.

Il Cancelliere Merz: «I nostri vicini devono sentirsi più sicuri quando la Germania diventa più forte».
Una Germania forte: era ciò che gli altri Stati europei chiedevano da tempo. Una Germania che
non si nasconda dietro il passato nazista, ma che investa nella difesa militare del continente. Ma
questa Germania rimarrà affidabile – o ricadrà nei vecchi schemi egemonici, tornando a
rappresentare una minaccia per i suoi vicini? La paura del potere tedesco? Questa
preoccupazione di origine storica è rafforzata da una tendenza politica attuale: l’ascesa dell’AfD.
Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, un partito che mette in discussione il
processo di integrazione europea – e quindi il meccanismo centrale per riconciliare l’Europa con il
potere tedesco – è in testa ai sondaggi in Germania.

05.08.2026
DIFESA – Il potere inquietante
La Repubblica Federale sta diventando una potenza militare, modificando così gli equilibri di potere in
Europa. Questo rende il continente più sicuro? Oppure risveglia vecchie paure che si credevano superate?

Di Dana Heide, Friederike Hofmann, Moritz Koch Washington, Parigi, Berlino
Quando un cancelliere federale sottolinea aspetti che sembrano scontati, può trattarsi di frasi di
circostanza – oppure di un messaggio particolare.

L’Unione Europea, quel coraggioso esperimento di politica sovranazionale avviato dopo la
Seconda guerra mondiale, sta raggiungendo i propri limiti fondamentali. Quello a cui stiamo
assistendo è il declino dell’Europa, il tramonto di un’Unione fondata sui principi della pace e della
diplomazia, ma ormai incapace di reagire efficacemente alle sfide attuali. Il progetto europeo è
rimasto fedele alla stessa idea: libero scambio, benessere e valori liberali come baluardo contro le
guerre. Purtroppo questa idea, per quanto logica potesse sembrare all’inizio, non ha dato i risultati
sperati. Il mondo occidentale è oggi in guerra con i nemici della democrazia. Abbiamo bisogno di
istituzioni in grado di affrontare questa minaccia acuta, di mobilitare tutte le risorse disponibili e di
adottare misure urgenti, invece di cercare compromessi e vie d’uscita. Non ci sarà una coesistenza
pacifica con la Russia di Putin. E prima o poi l’Europa potrebbe giungere alla conclusione che una
simile coesistenza sia impossibile anche con la Cina.


03.08.2026
COMMENTO DELL’OSPITE
L’UE è del tutto inadatta alla guerra
Minimizzazione dei rischi e ricerca del consenso: sono questi i principi che l’UE ha coltivato per decenni – e
che ora stanno diventando un problema fondamentale per l’Europa

Garri Kasparov, ex campione mondiale di
scacchi, è presidente della Renew Democracy Initiative. Gabrielius Landsbergis è membro dell’European
Council on Foreign Relations. Dal 2020 al 2024 è stato ministro degli Esteri della Lituania. Questo testo
proviene dall’Axel Springer Global Reporters Network
Di GARRI KASPAROV E GABRIELIUS LANDSBERGIS
Se ne è parlato molto quando il segretario generale della NATO Mark Rutte ha definito il presidente degli
Stati Uniti Donald Trump “papà”.

Oleksii Makeiev, ambasciatore di Kiev a Berlino: faccio notare che in Germania esistono partiti
dell’estrema destra e dell’estrema sinistra che, a quanto pare, ogni mattina ricevono direttive da
Mosca. Tutti coloro che invocano la diplomazia devono sapere che la diplomazia viene praticata ai
massimi livelli. Ne parliamo quotidianamente con i nostri partner americani, europei e tedeschi:
come possiamo portare la Russia al tavolo dei negoziati? Ma dobbiamo farlo da una posizione di
forza. E per questo occorre un’Ucraina forte e ben armata, un’Europa forte e in grado di difendersi,
nonché sanzioni militari, politiche ed economiche contro la Russia. Solo allora la diplomazia potrà
avere successo.


03.08.2026
«In Germania ci sono partiti che, a quanto pare,
ogni mattina ricevono direttive da Mosca»
L’Ucraina non si trovava in una posizione così favorevole da molto tempo. Proprio dalla Repubblica
Federale, però, si profilano guai: Oleksii Makeiev, ambasciatore di Kiev a Berlino, teme uno scenario
simile in Sassonia-Anhalt ed è preoccupato per i nuovi legami economici con la Russia

Di FLORIAN SÄDLER
Davanti all’ingresso dell’ambasciata ucraina a Berlino-Mitte c’è un cartello che indica il divieto assoluto di
sosta: «Dal 24/02/2022», si legge su di esso – la data del grande attacco russo all’Ucraina. Al piano
superiore, nel suo ufficio, l’ambasciatore Oleksii Makeiev ci dà il benvenuto. Rappresenta il Paese aggredito
in Germania dall’ottobre 2022.

L’autorità del Cancelliere si sgretola quasi di ora in ora. Chi vuole comprendere il drammatico
crollo dell’autorità del Cancelliere deve ripercorrere tutto ciò che è accaduto negli ultimi giorni.
Sono stati così tanti gli avvenimenti che è facile perdere il filo. Quando qualcuno fa qualcosa che
intendeva fare in tutta innocenza e provoca così un disastro, si sfiora il limite del comico. Nessuno
accusa il Cancelliere di malafede. Le sue intenzioni sono buone, lo credono persino i suoi critici più
accaniti, ma allora perché se la cava così male? E’ come se il Cancelliere, per ogni problema che
voleva risolvere, ne creasse almeno due nuovi. Lo scherno che ora si riversa su Merz dimostra la
rapida perdita di autorità del cancelliere tra i propri ranghi. All’interno della CDU non c’è quasi più
speranza che Merz riesca a uscire da questa buca che si è scavato da solo. Si tratta di un evento
senza precedenti nella storia postbellica della Germania federale. Persino nei vertici della CDU
quasi nessuno è disposto a scommettere che il Cancelliere possa essere ancora in carica a
Natale. Al più tardi il 21 settembre dovrà gettare la spugna o sarà costretto a ritirarsi, dopo le
doppie elezioni a Berlino e Meclemburgo-Pomerania.

31.07.2026
Il crollo
Governo: con il fallito rimpasto di governo, Friedrich Merz sta facendo precipitare la sua cancelleria in
una grave crisi. Come si è potuto arrivare a questo punto? Ricostruzione di un fallimento politico

Di Konstantin von Hammerstein e Christian Teevs
Lo conoscete? Il leggendario sketch che cinque decenni fa andò in onda per la prima volta in televisione e
che è considerato uno dei più belli di Loriot: «Zimmerverwüstung» o «Das schiefe Bild»? Nella CDU sembra
che quasi tutti lo conoscano.

L’uomo che prima della sua elezione si era presentato al proprio partito e all’intero Paese come un
professionista della politica e un uomo d’azione determinato, sta commettendo una serie di errori
di gestione. «Lei non dirige un’azienda, questo è un partito», ha fatto notare a Merz un collega di
partito. Questo cancelliere sembra ignorare regole fondamentali. Gli esempi del fatale fallimento di
Merz come leader non mancano. Ormai dovrebbe essere chiaro che c’erano valide ragioni per cui,
nella lotta di potere tra gli eredi di Helmut Kohl all’inizio del nuovo millennio, si è imposta una certa
Angela Merkel e non proprio Friedrich Merz. Nessuno in Germania desidera una situazione simile
a quella britannica. Questo cancelliere non ha più margine tentativi falliti. Altrimenti dovrà
andarsene o verrà allontanato dai suoi stessi collaboratori.

31.07.2026
EDITORIALE
Fatale mancanza di leadership
In questa situazione di crisi, la Germania non può permettersi un cancelliere ormai alle corde. Friedrich
Merz deve migliorare o andarsene

Di Roland Nelles
Quest’estate il cancelliere Friedrich Merz sta sperimentando cosa significa quando l’autorità di un capo di
governo vacilla. Da diverse fazioni della sua stessa CDU viene criticato apertamente e senza riserve per il
suo stile di leadership.

Cosa accadrà a Magdeburgo e oltre, se l’AfD non dovesse ottenere la maggioranza assoluta?
Sono ipotizzabili diversi scenari, che a loro volta si ramificano in sottoscenari. L’AfD potrebbe
tentare di procurarsi i pochi seggi mancanti attingendo dalle file della CDU. Circolano persino
speculazioni secondo cui l’AfD potrebbe «comprare» i deputati della CDU di orientamento
conservatore di destra con un incarico ministeriale o qualcosa di simile. Lo scenario secondario più
probabile sarebbe che l’AfD ottenga, nella votazione segreta per l’elezione del primo ministro, i voti
necessari da deputati che non si rivelano. La frustrazione interna al partito o simpatie
programmatiche verso l’AfD potrebbero essere le ragioni di un simile comportamento. Anche
questa ipotesi viene respinta con forza da molti, ma non da tutti, i politici della CDU.


03.08.2026
Tra Scilla e Cariddi
Quali opzioni ha la CDU in Sassonia-Anhalt se l’AfD non dovesse ottenere la maggioranza assoluta in
quella regione?

Di Reinhard Bingener, Hannover
In occasione del nuovo adattamento cinematografico dell’“Odissea” omerica di Christopher Nolan, Scilla e
Cariddi stanno tornando alla ribalta nella memoria collettiva.

In Germania esiste il «privilegio del gasolio»: il carburante è soggetto a una tassazione più bassa,
per alleggerire il carico di chi guida molto, soprattutto per motivi di lavoro. Ma questo privilegio è
praticamente inefficace dall’inizio della guerra con l’Iran. Il gasolio è particolarmente vulnerabile
alle crisi. In un mondo caratterizzato da conflitti e possibili carenze, «gli automobilisti diesel devono
aspettarsi fluttuazioni dei prezzi più marcate rispetto a qualche anno fa». Per chi guida molto, ma
anche per l’industria automobilistica tedesca, il diesel è stato a lungo un modello di successo. I
veicoli diesel stanno diventando sempre meno attraenti per l’uso privato, già prima della guerra in
Iran. La situazione è ben diversa per le aziende di trasporto, che utilizzano la propria flotta per il
lavoro quotidiano. Qui il diesel rimane lo standard.


03.08.2026
Funziona, funziona e poi smette di funzionare
Il diesel è stato a lungo un modello di successo – sia per chi guida molto che per l’industria
automobilistica tedesca, anche grazie agli incentivi statali. Ma a causa della guerra in Iran, questo
carburante è diventato particolarmente costoso. E forse le cose resteranno così

Di Christina Kunkel e Nakissa Salavati
Quando Stefan Menrath manda i suoi dipendenti in trasferta per lavori di montaggio, il costo del viaggio gli
costa ultimamente fino al 18 per cento in più rispetto a prima della guerra in Iran – semplicemente perché il
gasolio è nuovamente aumentato di prezzo.

Anche in Germania si discute delle immagini provenienti da Ceuta. Tra poche settimane si
terranno le elezioni in Sassonia-Anhalt e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Il tema
dell’immigrazione, in particolare, gioca un ruolo di primo piano. Probabilmente anche per questo le
reazioni del governo federale sono state dure. Venerdì Friedrich Merz (CDU) ha esortato il governo
spagnolo a riprendere il controllo della situazione il più rapidamente possibile. «La protezione dei
confini esterni dell’Unione europea è fondamentale per la lotta all’immigrazione clandestina», ha
affermato. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU), sostenitore di misure severe contro
l’immigrazione irregolare, ha già tratto le prime conseguenze. Ha annunciato che i controlli alle
frontiere interne saranno prorogati oltre il mese di settembre.


03.08.2026
L’UE chiede maggiore fermezza alla Spagna
Dopo che decine di migliaia di migranti hanno varcato il confine verso Ceuta, la maggior parte di loro è
tornata indietro. Ma in Europa regna l’inquietudine: i ministri dell’Interno si riuniranno martedì per
discutere della questione

Di Josef Kelnberger e Sina-Maria Schweik le, Bruxelles/Berlino
La scorsa settimana almeno 50.000 persone sono entrate dall’exclave spagnola di Ceuta provenendo dal
Marocco.

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