Italia e il mondo

La versione di Milei, di Teodoro Klitsche de la Grange

LA VERSIONE DI MILEI

Il discorso del Presidente argentino Javier Milei a Madrid colpisce perché, anche se agli “addetti ai lavori” alcune affermazioni che sorprendono il grande pubblico sono note, l’essere sostenute da un politico apicale è sicuramente insolito.

In primo luogo rivendicare la genealogia del liberalismo più in Spagna che in Gran Bretagna. Il ruolo dei pensatori spagnoli, e in particolare della c.d. Seconda Scolastica nella modernità è stato spesso sottovalutato. Ma è un fatto che l’apporto di Francisco Suarez al diritto internazionale moderno non è secondo a nessuno, così come quello della Scuola di Salamanca nell’economia e nel diritto moderno è notevole. Parimenti il termine “liberale” per designare chi  lotta contro un potere se non tirannico, quanto meno, assoluto, nacque nella Corte di Cadice, in Spagna, durante la restaurazione.

Per cui dove il potere è “arbitrario, tirannico e liberticida che nasce e cresce la risposta liberale” afferma il Presidente argentino (lo sappiamo noi italiani, sudditi della Seconda Repubblica).

Così come correttamente sostiene Milei che malgrado il crescere delle democrazie liberali, nel loro seno sono proliferate nuove forme di tirannia, al servizio di politici e burocrati, per conculcare i diritti fondamentali; per cui occorre una costante vigilanza, Anche perché tartufescamente propagandano che l’alternativa al loro potere è l’abisso e la distruzione.

I liberali (veri, s’intende) sono la risposta dialettica all’abnorme crescita del potere pubblico. Come dice Milei, è successo in Argentina, primo paese a eleggere un Presidente liberale e libertario.

Ancor più decisamente di quanto espresso in altri casi simili, come ad esempio il noto discorso di Vance, il Presidente argentino sostiene che le idee che avversa non sono altro che “quelle dei nemici dell’Occidente, di coloro che vogliono fare di noi una civiltà morta… destinata ad essere conquistata o radicalmente eliminata”. Il tutto ipocritamente sostenuto con il richiamo a nobili cause (che causano risultati contrari alle “buone” intenzioni). I socialisti preferiscono “regnare nell’inferno piuttosto che servire in cielo” e sono capaci di trasformare qualsiasi cielo in un infermo.

Citando i risultati raggiunti usando la motosega, Milei consiglia di non rassegnarsi alla decadenza, e in particolare di non voltare le spalle alla politica; rinunciare a forgiare il destino di un popolo (che è questo il risultato della politica), significa imputridire nel declino.

Cos’ha di parzialmente diverso il discorso di Milei, specialmente (ma non solo) per gli italiani?

In primo luogo che non confonde, come tanti, i liberali veri con quelli sedicenti tali, che prosperano nei Talk-show, tutti pronti a difendere i diritti di piccole minoranze, mentre opprimono quelli di tutti (le proprietà soprattutto). Anzi li chiama socialisti: in effetti dati i risultati e il ricordo di quelli vecchi, sarebbe meglio ricondurli alla (larghissima) classe degli statalisti, o, ancor meglio, a quelli che,  come dice un detto spagnolo “buscan un lugar en el presupuesto” (cercano una nicchia nel bilancio dello Stato), chiaramente a carico di chi paga le imposte. Per i quali lo Stato non è l’istituzione per la protezione della comunità, ma, semmai, per quella dei governanti e del loro seguito.

Il Presidente argentino non è anti-globalista, diversamente da gran parte dei movimenti populisti: ha capito bene che l’avversario attuale dell’Occidente non è tanto la globalizzazione, quanto l’uso strumentale che ne viene fatto dalle élite decadenti e le idee che spesso esprimono. Le quali conservano questo stato di declino e di crescente debolezza della civiltà occidentale.

Teodoro Klitsche de la Grange

Discorso del Presidente Javier Milei al Forum sulla Nuova Economia 2026,
presso il Royal Casino Gran Círculo di Madrid
.

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Buongiorno a tutti. Innanzitutto, vorrei dire che questo è un luogo che mi riempie di
gioia perché è proprio qui che ho ricevuto il Premio Juan de Mariana, quindi per me è
una grande gioia.
Oltre alla gioia che provo per essere qui, desidero ringraziare Nueva Economía
Fórum e il suo Presidente, José Luis Rodríguez, per l’invito a parlare su questa
piattaforma, che ha ospitato tanti illustri leader mondiali. È un onore entrare a far
parte di questa lista. Desidero inoltre salutare le autorità presenti, gli ambasciatori e i
membri del corpo diplomatico, gli imprenditori e gli investitori che sono qui con noi, e i
nostri amici della stampa.
Come tutti sanno, la Spagna occupa un posto molto speciale nel mio cuore, sia
perché sono il Presidente dell’Argentina, sia perché sono un convinto libertario. In
qualità di Presidente dell’Argentina, ammiro la nazione spagnola perché ha portato la
civiltà occidentale nelle Americhe. Questa impresa civilizzatrice è, e dovrebbe
sempre essere, motivo di orgoglio per la Spagna, poiché ha donato a noi
latinoamericani le nostre istituzioni, la conoscenza, la religione, il progresso e
l’integrazione nel mondo.
Hanno collegato le Americhe a una tradizione profonda e senza pari nella storia
dell’umanità. Un lignaggio che inizia in Grecia, passa per Gerusalemme, fonda Roma
e si consolida in Europa attraverso il Cristianesimo. È un’eredità di amore per i valori,
per la scoperta, per le idee e, fondamentalmente, per la libertà nelle sue molteplici
forme. È un’eredità che cerca costantemente di elevare l’umanità al di sopra delle
condizioni a cui la natura la sottopone, consapevole dell’enorme sforzo e della
disciplina che ciò comporta.

In un altro episodio della nostra ricerca della libertà in America, guidata dall’Argentina
sotto il nostro eroe nazionale, il generale San Martín, la nazione cercò di definire il
proprio destino e determinò la propria indipendenza. Ma proprio per questo, ci
consideriamo eredi e beneficiari di quella grande impresa civilizzatrice, e per questa
ragione continuiamo a mantenere un legame profondo e stretto con la Spagna. Così

abbiamo accolto milioni di spagnoli in fuga dalla guerra e dalla carestia all’inizio del
XX secolo, e negli ultimi anni la Spagna ha accolto centinaia di migliaia di argentini
fuggiti dalla miseria e dalla mancanza di futuro, risultato del sinistro socialismo del
XXI secolo e della sua variante argentina, il kirchnerismo, di cui voi soffrite
regolarmente sotto il vergognoso dittatore Pedro Sánchez.
Oggi molti dei nostri amici, familiari e connazionali argentini vivono qui, e siamo grati
per il rifugio che ci hanno offerto quando il destino del nostro Paese sembrava cupo e
senza speranza. Sebbene questo non ci riempia di orgoglio, non ci rattrista
nemmeno, perché il nostro governo sta creando le condizioni affinché tutti gli
argentini desiderino tornare a casa. Per anni, molti hanno scelto di rimanere nel loro
Paese o di tornare dall’estero. Infatti, recenti studi dimostrano che sotto il governo
della condannata a morte, la regina del braccialetto elettronico, la corrotta Cristina
Fernández de Kirchner, quasi il 45% dei giovani voleva lasciare il Paese, con
Mauricio Macri questa percentuale è salita al 55%, con Alberto Fernández ha
superato il 70%, e oggi il numero di giovani che vogliono lasciare l’Argentina è sceso
al 25% e continua a diminuire. Quindi stiamo ricostruendo le fondamenta
dell’Argentina affinché i nostri giovani desiderino rimanere nel Paese.

Detto questo, apprezzo moltissimo anche la Spagna come paese libertario, e il
motivo è semplice: molti pensatori a me molto cari, come Hayek, Rothbard e Jesús
Huerta de Soto, considerano la Spagna la culla del liberalismo politico, un’ideologia il
cui obiettivo è portare la libertà nel mondo e la continuazione di quella grande
impresa civilizzatrice che fu la scoperta dell’America. Con il liberalismo, la libertà
stessa diventa il nome e la bandiera suprema.

Questo punto è molto interessante perché una delle scoperte di Murray Rothbard è
che le vere origini del liberalismo si trovano a Salamanca, in particolare nella Scuola
di Salamanca, ovvero in quella che conosciamo anche come la Scuola Scolastica. È
interessante anche perché uno dei più rinomati e importanti patrioti argentini della
nostra storia, Manuel Belgrano, studiò alla Scuola di Salamanca. Quindi, abbiamo
certamente delle buone ragioni per celebrare la Spagna come culla del liberalismo.
Pertanto, è un debito d’onore che avete verso il vostro stesso sangue cacciare i
socialisti, perché siete la culla del liberalismo.

In questo senso, addentriamoci un po’ nella storia: il termine “liberale”, come etichetta
politica, ha avuto origine alla corte di Cadice all’inizio del XIX secolo. Il termine
“liberale” si riferiva ai difensori delle libertà individuali contro gli assolutisti. Questi
ultimi credevano che tutto dovesse essere governato dalla volontà del monarca, cioè
dallo Stato. Gli assolutisti ritenevano che gli esseri umani non avessero diritti innati,
ma che i diritti dei sudditi fossero concessi come un dono dal potere politico. Alcuni
credono di possedere questi diritti anche se non sono imperatori, ma è importante
notare che per loro non si trattava di diritti inalienabili, bensì di concessioni
temporanee da parte del potere dominante. Sia la proprietà che la vita dei sudditi
erano a disposizione dello Stato, e qualsiasi resistenza all’autorità suprema era
considerata tradimento. Mentre le idee liberali hanno chiari antecedenti in grandi
autori come John Locke, il liberalismo politico in quanto tale è nato in questa nazione.
In altre parole, la prima volta che qualcuno ha alzato la voce contro il totalitarismo di
Stato, dichiarando “Io sono un liberale”, è stata proprio qui, in questo Paese. E non è
cosa da poco, perché le nazioni in cui la mancanza di diritti individuali, la tirannia e la
sottomissione al potere politico sono più diffuse sono proprio quelle in cui il
liberalismo diventa più necessario. Pertanto, laddove il potere diventa arbitrario,
tirannico e soffocante la libertà, la risposta liberale nasce e prospera.

Ma c’è chi sostiene che il liberalismo non sia più necessario perché ora abbiamo Stati
democratici che rispondono alla volontà popolare e una magistratura
presumibilmente indipendente, tra le altre cose. Il liberalismo avrebbe trionfato, no?
Non è così. La vittoria sulla tirannia è stata di breve durata, perché nuove forme di
tirannia sono presto emerse dall’interno della stessa democrazia liberale. Gli stessi
sistemi democratici hanno trovato il modo di pervertirsi, di allontanarsi dai loro
obiettivi originari e di diventare armi al servizio di politici e burocrati per calpestare i
diritti alla vita, alla libertà e alla proprietà. C’è un motivo per cui diciamo che il prezzo
della libertà è l’eterna vigilanza. Per fare un semplice esempio: la funzione originaria
del Congresso era quella di limitare le esorbitanti richieste di spesa del potere
esecutivo. In Argentina, l’anno scorso abbiamo assistito all’esatto opposto: un
Congresso che voleva costringerci a spendere soldi che non avevamo per mandare
in bancarotta lo Stato, in modo da costringerci ad aumentare le tasse o a rovesciare il
governo. In altre parole, la politica ha stravolto la funzione originaria del Congresso, e
l’istituzione è servita alla politica, non al popolo. Questo è solo uno dei modi in cui i

nostri diritti vengono calpestati ripetutamente da uno Stato che aspira all’onnipotenza
e all’onnipresenza.
Uno Stato che, a causa della sua struttura e delle sue dimensioni, ha smesso di
rispondere alle reali esigenze della popolazione, ovvero libertà e crescita economica.
Uno Stato che usa la democrazia come scudo contro le critiche, mentre cela
decisioni e procedure con cui nessuno sarebbe mai d’accordo. E lo so e lo dico
perché è ciò che abbiamo vissuto in Argentina. Abbiamo vissuto all’ombra di uno
Stato tirannico, ma senza nemmeno un monarca che si assumesse la responsabilità
di quella tirannia. È stata l’oppressione di innumerevoli uffici e burocrazie a
distruggere la vita delle persone, a distruggere l’economia, la salute e la moneta,
senza che nessuno fosse in grado di porre fine alla spirale discendente. E come se
non bastasse, hanno contemporaneamente manipolato la popolazione dicendo loro:
o loro o l’abisso e la distruzione, il che è sadismo da manuale.

E proprio perché siamo stati noi a vedere e a vivere questo percorso verso le sue
conseguenze estreme e disastrose, l’Argentina è stato il primo Paese al mondo a
eleggere un presidente libertario. Questo non accade in condizioni normali,
ovviamente. Perché in Argentina, sotto una falsa maschera di empatia e solidarietà –
lo sapete, vero? Sono quelli empatici, quelli che mostrano solidarietà, ma sempre con
gli altri, sapete. In altre parole, questo ci ha fatto vivere sotto un livello devastante di
oppressione e violenza, e ha richiesto una risposta di pari portata ma in direzione
opposta. Bene, eccomi qui, con i miei metodi, le mie idee e il mio impegno per la
libertà.

Ma ciò che è accaduto in Argentina non è stato un fenomeno isolato, sebbene forse
molto più rapido e evidente. Le idee che hanno disorientato gli argentini per così
tanto tempo sono idee oggi molto di moda in Europa e in tutto l’Occidente. Queste
idee non sono altro che quelle dei nemici dell’Occidente, coloro che vogliono
trasformarci in una civiltà morta. Vogliono trasformarci in una civiltà di musei da
visitare, non di nuove conquiste da conquistare. Una civiltà che si limita a conservare
ma non a scoprire. Vale a dire, sono idee destinate a farci stagnare e a condannarci,
a essere conquistate o completamente eliminate. Naturalmente, nessuno dei suoi
sostenitori ammette apertamente questo obiettivo al pubblico; non si nascondono
dietro nobili cause per cercare di ottenere il sostegno popolare e, quando qualcuno

ne fa notare le conseguenze, vengono denigrati dai media, dal mondo accademico e
persino dal sistema giudiziario. Un chiaro esempio è il cosiddetto Stato sociale. Chi
potrebbe opporsi al welfare se non una persona malvagia dal cuore marcio? Ebbene,
si scopre che espandere indiscriminatamente la spesa pubblica per fornire servizi
sociali può essere fatto solo aumentando drasticamente le tasse, indebitandosi o
stampando moneta. E questo ha un impatto diretto sulla crescita economica,
producendo stagnazione e rendendo gli Stati sempre più incapaci di mantenere le
proprie promesse.

Non solo, ma la stagnazione crea meno opportunità per i giovani, che vengono
rapidamente attratti da idee rivoluzionarie a causa della mancanza di prospettive
future. L’ironia è che sono proprio questi
rivoluzionari da poltrona – i partiti di sinistra di tutto il continente – i responsabili di
questa brutale stagnazione; è una situazione ideale per loro. Un altro chiaro esempio
è la questione dell’immigrazione. Queste stesse persone
affermano che agevolare l’immigrazione sia una questione di umanitarismo e carità.
Ebbene, proprio ora stiamo assistendo a eventi che dipingono un quadro vivido delle
conseguenze del permettere l’invasione e la distruzione della
cultura occidentale.

Lungi dall’integrarsi, gli immigrati stanno disgregando la società europea, bruciando
monumenti antichi e distruggendo le proprietà dei lavoratori dalle cui tasse vivono. La
stagnazione economica, combinata con politiche migratorie irresponsabili, traccia un
percorso di declino che sarà molto difficile da invertire in futuro. Sostituiscono la
speranza con l’autocompiacimento, la produzione con la distribuzione e l’unità politica
con la balcanizzazione etnica. L’Occidente si trova ad affrontare un grave problema
demografico, ulteriormente aggravato dalle conseguenze fiscali ed economiche per
gli stati sociali. Ma questo problema non si risolve importando cittadini, soprattutto se
questi si oppongono con veemenza a tutti i principi che sono alla base della nostra
civiltà.

Ecco perché noi in Argentina guardiamo a questi sviluppi con grande preoccupazione
e riscopriamo gli ideali di libertà proprio per liberarci da questa strada. Ciò che sta
accadendo a Ceuta è emblematico delle azioni della sinistra. I socialisti preferiscono
regnare all’inferno piuttosto che servire in paradiso, e sono capaci di trasformare

qualsiasi paradiso in inferno pur di raggiungere il loro scopo. Ecco perché
incoraggiano l’invasione che vediamo a Ceuta. Ogni immigrato è un voto. E se il
prezzo è la distruzione totale del Paese, sono più che disposti a pagarlo. Non è stato
un incidente, non è stata una coincidenza. E le conseguenze si fanno già sentire;
come previsto, le strade sono diventate più pericolose, soprattutto per le donne, che
non possono più nemmeno camminare da sole di notte in molti quartieri delle grandi
città.

E non solo, ma l’argomentazione economica a favore dell’immigrazione incontrollata
è crollata da tempo. Le economie che hanno accolto il maggior numero di migranti
rimangono stagnanti come prima, o addirittura peggio, perché una larga parte degli
immigrati genera più entrate fiscali di quanto produca, costringendo il governo a
tassare sempre di più la popolazione produttiva. Pertanto, ricordate sempre: dietro le
misure socialiste non c’è empatia né solidarietà, solo sete di potere. E così, vediamo
che oggi ci troviamo ad affrontare la stessa identica lotta che noi liberali abbiamo
affrontato alle Cortes di Cadice, la stessa brama di dominio, lo stesso desiderio di
impadronirsi di ciò che appartiene agli altri e di usare lo Stato indiscriminatamente
per ottenere ricchezza e potere illimitati.

Pertanto, il mio consiglio di oggi, basato sull’esperienza argentina, è di non voltare le
spalle alla politica. In Argentina, noi liberali abbiamo commesso questo errore per
troppo tempo. Siamo rimasti ai margini, e questo ha portato a un secolo di declino
per la nostra nazione. E solo ora stiamo iniziando a uscirne grazie agli sforzi sia del
governo che di tutti i bravi argentini. E credetemi quando dico che combattere il
declino porta i suoi frutti. Quando ci siamo insediati, abbiamo ereditato un deficit
consolidato del 15% del PIL e un’inflazione che si stava avvicinando all’iperinflazione.
Il deficit di bilancio, che secondo loro non saremmo riusciti a eliminare nemmeno in 5
o 6 anni, beh, lo abbiamo eliminato nel primo mese del nostro mandato. E il deficit
quasi-fiscale, pari al 10% del PIL, lo abbiamo risolto in 6 mesi. Vale a dire, in 6 mesi
abbiamo effettuato un aggiustamento fiscale del 15% del PIL e abbiamo alleggerito il
settore privato di un onere equivalente al 15%.
punti percentuali del PIL, e non solo: abbiamo continuato ad apportare modifiche che
ci hanno permesso di ridurre le tasse per la prima volta nella storia di quattro punti
percentuali del PIL. Ciò significa che in 30 mesi di governo abbiamo restituito agli

argentini quasi 20 punti percentuali del PIL. Questo sì che si chiama liberare gli
argentini e i cittadini rispettosi della legge dall’oppressione dello Stato!
Inoltre, quando siamo entrati al governo, l’inflazione cresceva dell’1,5% al giorno, il
che corrisponderebbe a circa il 56 o 57% al mese. Avevamo inoltre quattro basi
monetarie in scadenza da un giorno all’altro e un debito pubblico in pesos
equivalente a 10 basi monetarie. In altre parole, ci trovavamo costantemente di fronte
alla prospettiva di moltiplicare la massa monetaria per 15. Nonostante ciò, siamo
riusciti a evitare l’iperinflazione. Oggi l’inflazione si aggira intorno al 30% annuo e, se
consideriamo i dati di base, negli ultimi mesi si è già avvicinata al 20%. Pertanto, non
solo abbiamo evitato l’iperinflazione, ma così facendo abbiamo anche impedito che la
povertà esplodesse a livelli superiori al 90%. Infatti, quando ci siamo insediati e
abbiamo affrontato la reale situazione, il 57% della popolazione viveva in povertà;
oggi questa percentuale è scesa al 32%. Ciò significa che abbiamo tirato fuori dalla
povertà un quarto della popolazione argentina. Inoltre, in un Paese che può sfamare
500 milioni di persone, il 20% della popolazione viveva in condizioni di indigenza.
Oggi, questa percentuale è scesa al 6%, e il tasso di povertà giovanile, che era del
70%, è ora al 42%.
È vero, non è la foto migliore, ma senza dubbio è il miglior film della storia argentina.
Nel frattempo, il rischio paese quando abbiamo vinto le elezioni era di circa 3.000
punti. Con grande sforzo, eravamo riusciti a ridurlo a circa 450 punti, ma, beh,
viviamo in un mondo turbolento. L’Argentina ha una storia creditizia terribile, essendo
stata il più grande debitore seriale della storia moderna. Inoltre, stiamo affrontando
una piaga peggiore degli orchi… nel franchise argentino del socialismo del XXI secolo
che minaccia costantemente di collassare. E il contesto internazionale è diventato
ancora più volatile. Dato che l’Argentina è un asset beta aggressivo, beh, oggi
abbiamo un rischio paese leggermente più alto. Tuttavia, l’Argentina è uno dei cinque
paesi al mondo con un saldo fiscale nel settore finanziario, e quando siamo
sostanzialmente saliti al potere, il debito in percentuale del PIL consolidato era del
100%, mentre oggi è del 39%. Questo significa che, una volta che il contesto
internazionale si sarà stabilizzato e gli argentini avranno approvato questa linea
d’azione il prossimo anno, l’Argentina sarà senza dubbio sulla buona strada per
diventare un paese con rating di investimento e inizierà a sperimentare un processo
di crescita senza precedenti nella sua storia.

Ma la cosa più importante non sono i numeri in sé, bensì ciò che hanno reso
possibile. Con un deficit pari a zero, il governo ha smesso di competere con i privati
per il credito. Con una Banca Centrale sana, abbiamo eliminato la necessità di
stampare moneta, elemento essenziale
per ridurre l’inflazione, e abbiamo anche rimosso i controlli valutari. E come se non
bastasse, abbiamo eliminato 18.000 regolamenti. In altre parole, abbiamo rimosso gli
ostacoli. I regolamenti sono fondamentalmente di due tipi: se si osserva ciò che
sta accadendo in Argentina per vedere l’impatto di ciascun regolamento che stiamo
eliminando, si può notare che l’Argentina sta diventando un importante esportatore di
petrolio e gas. È in corso una rivoluzione del petrolio e del gas in Argentina, ovvero
nel settore energetico. Ebbene, una di queste cose è ciò che è noto come Decreto
70/23. Non appena ci siamo insediati, abbiamo abolito la regolamentazione del
cosiddetto “barile criollo” (un riferimento a un prezzo specifico per il petrolio prodotto
a livello nazionale). In altre parole, abbiamo liberalizzato il prezzo del petrolio. E così
stiamo facendo: esportiamo sempre più petrolio. Stiamo per raggiungere un milione
di barili di petrolio al giorno di produzione. Inoltre, a partire dal prossimo anno,
inizieremo a esportare gas naturale liquefatto. Per la prima volta nella storia
dell’Argentina, il mese scorso abbiamo raggiunto i 10 miliardi di dollari di esportazioni.
Quest’anno supereremo i 100 miliardi di dollari e, entro i prossimi quattro anni,
arriveremo a circa 200 miliardi di dollari. Stiamo sicuramente cambiando l’Argentina
in modo significativo!
D’altro canto, vedrete anche i successi che l’Argentina sta ottenendo nel settore
minerario. Ebbene, la Legge sui Ghiacciai è stata recentemente modificata e oggi
l’Argentina esporta già litio, e presto vedrete l’Argentina esportare quantità
significative di rame e oro. Perché il caso del rame è così interessante? Perché
condividiamo la Cordigliera delle Ande con il Cile. Il Cile esporta rame per un valore
di 60 miliardi di dollari all’anno, mentre l’Argentina ne esporta 5 miliardi. Quindi,
riuscite a immaginare cosa potrebbe accadere in un futuro non troppo lontano?
L’Argentina sarà in grado di esportare rame per un valore di 60 miliardi di dollari.
Stiamo vivendo una vera rivoluzione, e questo grazie alla modifica della Legge sui
Ghiacciai. Vedete come cose apparentemente piccole possono avere un impatto
enorme? Quindi, la cosa più importante è ciò che sta accadendo dietro le quinte
nell’economia argentina. Quando verrà alla luce, le riforme strutturali saranno

chiaramente visibili e vedremo come stiamo lavorando per rendere di nuovo grande
l’Argentina.
Inoltre, il risultato è che il settore privato sta ricominciando a investire e, per la prima
volta in un secolo, stiamo iniziando a vedere il nostro vero potenziale. C’è un altro
aspetto che vale la pena affrontare in una nota tecnica, perché alcuni dicono: “Beh, il
livello degli investimenti in percentuale del PIL è ancora basso”. Questo è
interessante perché, supponiamo di avere due tipi di settori e di attuare un
cambiamento strutturale che comporti una riallocazione delle risorse. Un settore è
protetto, schermato dalla corruzione… perché la prima cosa da capire è che la
protezione che questi settori ricevono ha un prezzo. Quando si protegge un settore,
si sceglie di danneggiare tutti i cittadini di un paese. Pertanto, quando si applicano
queste misure protezionistiche, ciò che si cela realmente dietro è la corruzione, un
accordo commerciale tra politici corrotti e imprenditori corrotti.

Quindi, quando si avvia un processo di liberalizzazione dell’economia e si permette
alle risorse di fluire secondo le leggi naturali, ciò che accade è che si verifica una
riallocazione delle risorse. E se si ha un mercato del credito che richiede garanzie,
cosa succede? Quei settori che prima erano protetti e che dispongono solo di
garanzie non investono; Si stanno trattenendo. Nel frattempo, anche coloro che
devono emergere devono accumulare capitali, ma non hanno sufficienti garanzie, ed
è per questo che non si espandono con la stessa forza. Se a questo si aggiunge il
disastro creditizio che ha colpito l’Argentina, dove oggi il credito in Argentina è… il che
è piuttosto ironico perché a volte si sente nei notiziari argentini, ad esempio, che le
persone sono indebitate. Beh, il credito – non parlo del credito al settore privato non
finanziario – non so come sia la situazione in paesi come gli Stati Uniti, dove è il
150% del PIL, o persino in Cile, dove è il 120%, ma i nostri vicini hanno tra il 60 e il
70%. Bene, in Argentina, il credito al settore privato non finanziario è il 12% del PIL.
In altre parole, è davvero esiguo, vale a dire, è stentato, ed è per questo che a volte
quando si sentono questi riferimenti sono molto, molto lontani dalla realtà.

Ed è questo che fa sì che gli investimenti sembrino un po’ in ritardo, ma
parallelamente abbiamo creato il RIGI (Fondo Regionale di Garanzia degli
Investimenti). Nel RIGI abbiamo già 210 miliardi di dollari. È la più importante politica
di sviluppo settoriale nella storia dell’Argentina, di cui un terzo è già stato approvato

ed è pronto per essere attuato. Pertanto, ciò che vediamo è che, guardando al futuro,
attualmente abbiamo due strutture fiscali: la struttura del RIGI e la struttura fiscale del
vecchio sistema. Ebbene, il nostro obiettivo è che convergano, non che il RIGI
converga con il vecchio sistema, ma che il vecchio sistema converga con il RIGI, in
modo che tutta l’Argentina diventi una grande opportunità di investimento. Ed è
questo che renderà l’Argentina di nuovo grande.
Per tutte queste ragioni, l’Argentina è la prova che la lotta contro il declino porta i suoi
frutti. In questi tre anni di governo, siamo cresciuti circa quattro volte più velocemente
della media argentina degli ultimi 100 anni e, secondo diverse proiezioni, entro la fine
del prossimo anno saremo cresciuti circa tre volte più velocemente della media
OCSE per lo stesso periodo. E questo è solo l’inizio, perché se verremo rieletti, i
prossimi quattro anni saranno indimenticabili per l’Argentina. In soli tre anni, grazie al
lavoro di questa amministrazione, al nostro impegno per gli ideali di libertà e alla
volontà politica che ci guida tutti, abbiamo portato l’Argentina sull’orlo di una nuova
grande rinascita. Questa rinascita argentina sulla scena mondiale è alimentata dal
potenziale dei nostri cittadini, stanchi di vivere sotto la decadenza del socialismo
kirchnerista.

Abbracciando gli ideali di libertà, stiamo cambiando in meglio il ruolo del nostro
Paese nel mondo. Ed è per questo che, come sempre, per voi e per noi, vi invitiamo
a guardare al sud. Rivolgetevi a noi per gli investimenti, rivolgetevi a noi per la
produzione, ma in questo momento cruciale, vi esorto ad ascoltare anche gli argentini
a livello politico, perché abbiamo visto in prima persona dove finisce il socialismo
quando gli si permette di raggiungere le sue estreme conseguenze.

Vogliamo che la ricostruzione dell’Argentina sia la tabella di marcia per la
ricostruzione dell’Occidente. Vogliamo che i popoli del mondo vedano quanto
abbiamo pagato caro per esserci allontanati dalla retta via, che comprendano il
degrado economico che abbiamo subito per tanti anni e che vedano che è possibile
invertire la rotta. E non abbiamo inventato nulla di nuovo; siamo semplicemente
tornati ad applicare le idee che hanno reso l’Occidente ciò che è: rispetto illimitato
della proprietà privata e incentivi per le imprese affinché si sviluppino in modo
indipendente, senza interferenze statali.

Per questo vogliamo mostrare loro che il declino non è un destino, ma una scelta. E
vogliamo che possano tornare a sognare un futuro dignitoso se abbracciano l’albero
maestro degli ideali di libertà. La libertà non ha prezzo, ed è proprio per questo che è
il bene più prezioso al mondo. Nella terra della libertà scorre la prosperità, mentre nei
paesi che la sopprimono si diffonde solo la miseria.
Oggi vi rivolgo questo messaggio: non vogliamo vedervi soccombere ai mali che ci
hanno causato tanto dolore. Non lasciatevi sfuggire questa opportunità di agire. Ma
voglio anche ribadire un invito che guida tutta la nostra amministrazione: vogliamo
che i popoli liberi del mondo vedano l’Argentina come un faro di libertà in un mondo
che tende alla tirannia. Vogliamo che investiate, certo, ma vogliamo anche che
sappiate che potete venire a vivere in Argentina. Troverete in Argentina un luogo
dove costruire le vostre vite e le vostre attività, proprio come fecero i vostri antenati
un secolo fa. Vi accoglieremo a braccia aperte affinché insieme possiamo continuare
ad ampliare le frontiere della civiltà, del commercio e dell’industria. Perché questa è
la nostra missione e non ci arrenderemo mai. Quindi, che Dio vi benedica tutti, che le
forze del cielo siano con noi e lunga vita alla libertà, dannazione!

https://www.casarosada.gob.ar/informacion/discursos/51406-discurso-del-presidente-javier-milei-en-el-nueva-economia-forum-2026-en-el-real-casino-gran-circulo-de-madrid