Italia e il mondo

ERMENEUTICA  DEL DIACRONICO ED  AUTOPOIETICO SEGRETO MESSIANICO DEL NATIONAL SECURITY STRATEGY OF THE UNITED STATES DEL NOVEMBRE 2025 (NSS 2025)_di Massimo Morigi

TEOLOGIA POLITICA DEL REPUBBLICANESIMO GEOPOLITICO VEL ERMENEUTICA  DEL DIACRONICO ED  AUTOPOIETICO SEGRETO MESSIANICO DEL NATIONAL SECURITY STRATEGY OF THE UNITED STATES DEL NOVEMBRE 2025 (NSS 2025) VEL EIDOLIA SEMANTICA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE (IA), DELL’ELABORATO CULTURALE,  DEL TESTO E DEL  SACRO  PARTENDO DA CINA E STATI UNITI, DUE PIANI DI SICUREZZA NAZIONALE A CONFRONTO   DI   GIUSEPPE   GERMINARIO   E     DALL’ ESEGESI     DEGLI ULTIMI    SVILUPPI       E  CONSEGUENZE     DELL    ‘IMPERIALISMO    IN      FORMA’          DELLA           PRESIDENZA          TRUMP

Di Massimo Morigi

Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!» Ma egli li sgridava severamente perché non lo manifestassero.

Marco 3, 11-12

Tutti i concetti più pregnanti della moderna dottrina dello Stato

sono concetti teologici secolarizzati

Carl Schmitt, Teologia politica

Si dice che ci fosse un automa costruito in modo tale da rispondere, ad

ogni mossa di un giocatore di scacchi, con una contromossa che

gli assicurava la vittoria. Un fantoccio in veste da turco, con una pipa

in bocca, sedeva di fronte alla scacchiera, poggiata su un’ampia

tavola. Un sistema di specchi suscitava l’illusione che questa tavola fosse

trasparente da tutte le parti. In realtà c’era accoccolato un nano gobbo, che

era un asso nel gioco degli scacchi e che guidava per mezzo di fili la

mano del burattino. Qualcosa di simile a questo apparecchio si può

immaginare nella filosofia. Vincere deve sempre il fantoccio chiamato

“materialismo storico”. Esso può farcela senz’altro con chiunque se

prende al suo servizio la teologia, che oggi, com’è noto, è piccola e

brutta, e che non deve farsi scorgere da nessuno.

Walter Benjamin, I tesi di Tesi di  filosofia della storia

          Nel suo ottimo e, per molti versi, esaustivo Cina e Stati Uniti, due piani di sicurezza nazionale a confronto (“L’Italia e il Mondo”, 26 dicembre 2025, Wayback Machine: https://web.archive.org/web/20251228152055/https://italiaeilmondo.com/2025/12/26/cina-e-stati-uniti-due-piani-di-sicurezza-a-confronto_di-giuseppe-germinario/) afferma Giuseppe Germinario: «La sottolineatura, sia pure ancora approssimativa di questi quattro punti, serve a definire meglio i fondamenti culturali, le caratteristiche comuni e le differenze dell’impostazione “olistica” dei due documenti e delle terminologie e degli schemi adottati, ma anche delle “ipocrisie” presenti soprattutto nel documento cinese. Se la natura sottesa, sotto traccia, dell’impostazione olistica del documento statunitense deriva dal fondamento pragmatico-empirico del bagaglio culturale anglosassone, l’impostazione ribadita continuamente  nel documento cinese, deriva dall’attenzione e dall’appartenenza al “tutto” del bagaglio culturale confuciano e dalla [sic] schema peculiare del bagaglio comunista di procedere rigorosamente nell’esposizione e nello schema mentale dal generale al particolare. Impostazioni corroborate dalla formazione professionale stessa delle due classi dirigenti e in particolare dei due presidenti.» E, al di là di questo passaggio particolarmente significativo, il giudizio sull’impostazione olistica dei due documenti americani e cinesi  sulla sicurezza nazionale è il leitmotiv che molto acutamente struttura tutto l’intervento di Germinario e se si è privilegiata la citazione di questo particolare passaggio (molti altre se ne sarebbero potute trarre dall’analisi di Germinario riguardo alla natura olistica dei due documenti) è perchè è proprio sul giudizio della natura olistica dell’ NSS 2025 statunitense che è necessario un approfondimento ed integrazione. Secondo Germinario, quindi, la Weltanschauung  che ispira la natura olistica del documento è il  «fondamento pragmatico-empirico del bagaglio culturale anglosassone» e certamente non si può negare che nel de facto  disprezzo e tabula rasa in questo documento di tutti i mitologemi che hanno dato vita alla narrazione favolistica delle polioligarchie competitive (democrazia come potere del popolo, diritti dell’uomo metastorici non espressione di una precisa temperie storico-sociale ma esistenti, agenti e cogenti in virtù della loro natura angelico-divina, ineluttabile progresso materiale e spirituale delle società informate a regimi politici c.d. democratico-rappresentativi, i.e. secondo un realistico inquadramento depurato da unicornici mitolegemi,  regimi con forme di potere polioligarchico-competitive)  è presente una fortissima dose di empirismo metodologico (e del suo fratellino individualismo metodologico) che, se proprio vogliamo risalire alle sue più lontane origini, non può che far tornare alla mente l’empirismo totale e totalizzante di Davide Hume e il suo più rozzo successore otto-novecentesco, il pensiero pragmatista anglosassone che, oltre alla sua ovvia avversione alla dialettica marxista ed idealista,   grandamente e concretamente influenzò anche il pensiero politico, soprattutto in direzione, con le debite eccezioni, antidemocratica. Ma, accanto a questo canone humiano, convive nel documento un’altra componente che, sebbene in solido concorra a decostruire i mitologemi della narrazione democratica, è del tutto autonoma ed altra da questo primo paradigma empirista  e per esplicitare questo elemento rinvio immediatamente al mio Esegesi prima del National Security Strategy of The United States del novembre 2025 (NSS 2025) nella definizione dell‘imperialismo in forma dell’amministrazione Trump (“L’Italia e il Mondo, 1° gennaio 2026, Wayback Machine: http://web.archive.org/web/20260102122952/https://italiaeilmondo.com/2026/01/01/esegesi-prima-del-national-security-strategy-of-the-united-states-del-novembre-2025-nss-2025-nella-definizione-dell-imperialismo-in-forma-dellamministrazione-trum/): «e quindi non si può che concludere che la preoccupazione del documento riguardo l’Europa è rivolta (almeno dal punto di vista di una retorica non dichiarata ma chiaramente sottesa) al rischio che il Vecchio continente diluisca fino ad annullarla la sua storicamente maggioritaria  ed egemone componente etnica c.d. ariano-caucasica, cioè, detto ancor più semplicemente, che la c.d. razza bianca divenga una componente minoritaria soverchiata dalle altre “razze” più o meno variamente colorate. Alla luce quindi di questa ‘interpretazione autentica’ della retorica sottesa al documento National Security Strategy of the United States of America del novembre 2025 (una Weltanschauung i cui punti riferimento sono Joseph Arthur de Gobineau,  Friedrich Maximilian Müller e Houston Stewart Chamberlain) ed evidenziando altresì che l’ ‘imperialismo in forma’ dell’amministrazione Trump, oltre alla concreta applicazione pratica ed anche teorica di un realismo politico totalmente schematico ed antidialettico ma comunque con maggiori potenzialità performative rispetto alle precedenti impostazioni neocon e democratiche basate sulla mistica parareligiosa della democrazia e dei diritti umani,  sembra anche stare ripercorrendo  il tragitto cultural-retorico del vecchio imperialismo otto-novecentesco del fardello dell’uomo bianco […]». Ora, siccome alla luce del fondamentale  contributo di Germinario non si può certo negare la componente empiristico-humiana-pragmatistica dellNSS 2025 (cosa che fra l’altro, trasluce anche dalle mie considerazioni quanto parlo di  «un realismo politico totalmente schematico ed antidialettico ma comunque con maggiori potenzialità performative rispetto alle precedenti impostazioni neocon e democratiche»), sarebbe sbagliato affermare che il documento in questione, considerato solo formalmente sub specie philosophiae, non è altro che una confusionaria giustapposizione di due Weltanschauung che hanno ben poco in comune e, soprattutto, una ben diversa dignità filosofica (che hanno l’empirismo e comunque il pragmatismo mentre non ne ha alcuna il razzismo) ma, piuttosto, è corretto inquadrarlo alla luce di una ermeneutica diacronico-storica, una ermeneutica che ci permetta non solo di rivalutarlo   dialetticamente e non solo formalmente ma anche concretamente sub specie philosophiae,  e così, attraverso questa sintesi, di apprezzarne le terribili ed efficaci potenzialità nel futuro, ossia di valutare debitamente le catastrofiche potenzialità dell ‘imperialismo in forma dell’amministrazione Trump oltre Trump (e oltre MAGA) e di cui il documento è una conseguente espressione.

          Se quindi un giudizio informato ad una non dinamica ed antidialettica logica strettamente aristotelica è del tutto impotente a valutare semanticamente e pragmaticamente la natura e le potenzialità dellNSS 2025, la migliore tradizione del pensiero politico realista ci fornisce però lo spunto euristicamente decisivo  per iniziarne l’ermeneutica  attraverso Carl Schmitt e la sua illuminazione espressa in Teologia politica che recita:«Tutti i concetti più pregnanti della moderna dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati», informati alla quale, ricorrendo così anche noi per via teologica per incrementare i nostri strumenti euristico-dialettici al caso specifico al concetto denominato dalla teologia moderna ‘segreto messianico. Brevissimo excursus sul concetto, attraverso il quale  si mostrerà la sua utilità per un primo approccio ermeneutico e non solo esegetico al documento in questione. Il concetto di ‘segreto messianico fu elaborato in sede teologica ad inizio del XX secolo, capostipite di questa impostazione interpretativa del Vangelo il teologo  William Wrede, col quale si cercava (e si cerca tuttora, perchè di segreto messianico si parla ancor  oggi nelle omelie che i sacerdoti cattolici pronunciano nel corso della Messa, quanto poi le omelie siano seguite…) di rendere conto, soprattutto in vari passi del Vangelo di Marco,  del comportamento contradditorio di Gesù che, dopo aver compiuto il miracolo, ordina perentoriamente al miracolato di non diffondere presso nessuno la notizia dell’immenso beneficio ricevuto. Ma al di là della giusta ed onesta acquisizione da parte della  teologia di questo singolare comportamento del Salvatore (direi onesta fino all’autolesionismo dal punto di vista della fede, perchè affermare che Gesù aveva comportamenti strani e contraddittori non depone certo a favore della sua divinità), quello che a noi interessa è il movente che ne viene fornito, un movente dove convivono, apparentemente contradditoriamente e contemporaneamente, due distinte ed alternative finalità da parte di Cristo. La prima è di natura semplicemente politica: Gesù prudentemente non vuole che la sua azione di proselitismo sia turbata dalle negative reazioni da parte delle autorità ebraiche e la diffusione della notizia di miracoli compiuti da un portentoso taumaturgo poteva ingenerarle ostacolandolo nella diffusione presso le masse del suo messaggio. La seconda è invece di natura teologica: Gesù non vuole che si sappia dei miracoli perchè la sua vera natura di Figlio di Dio mandato dal Padre per salvare anime e non  corpi si sarebbe dovuta pubblicamente manifestare solo attraverso la sua crocifissione e resurrezione. Ciò detto sull’elaborazione teologica in merito al segreto messianico che promana dal comportamento di Gesù, quale ermeneutica se ne può ricavare a proposito  dell’apparentemente contraddittorio  NSS 2025? La prima, per intanto, riguarda il bagno di umiltà che deve fare qualsiasi ermeneuta e di testi ma anche della propria esperienza di vita e suona nel seguente modo: non esiste mai un significato unico e definitivo che si può attribuire ad un testo e al proprio essere in questo mondo, e l’NSS 2025 non fa eccezione a questa regola, potendosi così per questa via banalmente anche concludere  che per ragioni politiche, cioè per celare e rendere più appetibile l’ imperialismo in forma’ cui intende dar voce, fa convivere al suo interno due linee di pensiero, diverse ma accomunate entrambe dal proposito di servire la volontà di potenza dell’amministrazione Trump, e da questo punto di vista siamo dalle parti di un segreto messianico che viene posto in essere per ragioni di pretta contingenza politica e che, in ultima analisi, ci precluderebbe di attribuirgli  un significato univoco e pregnante dal punto di vista strettamente filosofico. (E, sempre per parlare di segreti e occultamenti – forse –  solo di natura politica prettamente contingente e definita esclusivamente in uno stretto arco temporale, e di quanto il già citato razzismo e/o suprematismo dell’NSS 2025 sia schermo e al tempo stesso piena espressione dell’ imperialismo in forma’ trumpiano, ricorro, ancora citandolo, al mio Esegesi prima etc. dove con divertita sorpresa notando: «ma perché, udite, udite, le migrazioni favorite dalla politica  dell’Unione Europea e dalla maggioranza dei suoi singoli paesi favorendo una sostituzione razziale all’interno di questi paesi alterano l’originaria composizione etnica dell’Europa e la  rendono così meno affidabile dal punto di vista del mantenimento degli originari obiettivi militari dell’Alleanza atlantica, diversamente dal passato quanto il Vecchio continente era omogeneo dal punto di vista etno-culturale e una NATO composta da questi paesi era totalmente affidabile e quindi strutturalmente inadeguata a proseguire finalità che non fossero la difesa della pace e la protezione contro le mire espansionistiche dell’Unione Sovietica.» si sottolineava il fatto che nel documento NSS 2025 si metteva – sinceramente? pretestuosamente? – in discussione la NATO per motivi suprematisti e/o razzisti, e poi di nuovo a Giuseppe Germinario, Cina e Stati Uniti, due piani di sicurezza nazionale a confronto, dove, a conferma dei propositi anti Nato di cui sopra,  possiamo leggere la seguente significativa indiscrezione: «A sottolineare quanto questa contezza sia ben più radicata di come traspaia nel NSS può essere sufficiente questa rivelazione: il documento dell’ NSS 2025  sottolinea più volte il rischio concreto, a causa delle élites che lo governano e dei conseguenti processi migratori incontrollati, che i paesi dell’Europa e della UE, in particolare i più rilevanti (Regno Unito, Francia, Germania, Italia) cambino di natura e perdano l’impronta specifica della loro civiltà, allontanandole, grazie al prevalere di forze islamiche radicali ormai annidate,  in maniera ostile dagli attuali profondi legami che consentono strette collaborazioni e sinergie anche militari. Due di questi, Regno Unito e Francia, dispongono di arsenale atomico proprio. Ebbene, la Casa Bianca e il Dipartimento della Guerra hanno incaricato il Dipartimento di Stato di preparare un piano di sicurezza entro il 2028 cui seguirà un piano operativo del Pentagono e dei servizi segreti , da completare entro il 2035, che prevede l’utilizzo di un gran numero di forze speciali, già presenti in loco, per sequestrare e rimuovere l’arsenale atomico intero, intanto del Regno Unito [evidenziazione nostra]. Se ne parlerà più diffusamente in altre occasioni.» E al netto del gioco di ombre e specchi (o di maschere e pugnali?) fra pretesti e vere ragioni sul perché mettere in discussione la NATO, un gioco dove è direttamente coinvolta  la teleologia vera o presunta dell’NSS 2025,  è a questo punto anche interessante verificare, se possibile, attraverso fonti OSINT quanto appena riportato in merito all’eventuale sabotaggio da parte degli Stati Uniti dell’arsenale nucleare britannico. Ebbene, a questo punto, si rinvia a  Becky Alexis-Martin, UK nuclear deterrent: the mutual defense agreement is at risk in a Trumpian age, in“The Conversation”, 27 marzo 2025 (URL http://web.archive.org/web/20260106143339/https://theconversation.com/uk-nuclear-deterrent-the-mutual-defense-agreement-is-at-risk-in-a-trumpian-age-252674) dove il punto focale è l’affermazione: «However, Starmer faces a problem. The submarine, and the rest of the UK’s nuclear fleet, is heavily reliant on the US as an operating partner. And at a time when the US becomes an increasingly unreliable partner under the leadership of an entirely transactional president, this is not ideal. The US can, if it chooses, effectively switch off the UK’s nuclear deterrent.» “The Conversation” è un sito Web di notizie geopolitiche cui proprio i più “autorevoli” organi mainstream attribuiscono grande qualità – vi collaborano accreditati e stimati accademici – e quindi se “The Conversation” emette questo fumo, ciò significa veramente che il governo britannico pensa con  terrore ad un arrosto dove sarà la sua stessa carne ad essere servita al tavolo dell’ ‘imperialismo in forma’ di Donald Trump e, in attesa di sviluppi, non è proprio necessario ricorrere ad ulteriori commenti.)

         La seconda linea ermeneutica ci dice invece che la teologia politica abscondita e quindi il segreto messianico del NSS 2025 non riguarda meramente il potenziamento di un’agenda politica di ‘imperialismo in forma’ di matrice trumpiana al servizio della quale si mobilitano diverse e non omogenee forze ideologiche ma concordi al servizio della causa della presente amministrazione americana ma è assai più ambizioso e fa leva su una teleologia (non necessariamente conscia da parte degli estensori del documento) orientata alla creazione di un circolo ermeneutico fra il documento e i suoi sostenitori politici e in cui  l’ibridazione di due  tradizioni di pensiero  apparentemente disomogenee  non ne costituisce la debolezza ma, ermeneuticamente parlando, fornisce nel corso del tempo e delle mutate circostanze storiche, rinnovata e potenziata capacità perfomantiva e/o performante non solo al documento ma ai suoi seguaci stessi. (É, si noti bene, lo stesso dispositivo di ogni testo sacro di ogni religione, in cui le apparenti contraddizioni non sono fonte di debolezza ma di rinnovato interesse,  di nuove interpretazioni e non solo di riconfermata fede di generazione in generazione ma anche del pensiero, più o meno conscio da parte del credente, che il testo sacro – proprio, e non nonostante, per la sua divinamente impervia ed inacessibile oscurità semantica e aggravata dalla sua struttura sintattica paratattica: Marshall McLuhan avrebbe definito il medium del testo sacro come un medium freddo, cioè un sistema trasmittente a bassa definizione generante una intensa ed attiva partecipazione del lettore per estrarne una coerente informazione – non solo  ci restituisca la parola di Dio ma sia la parusia di  Dio stesso,  la sua manifestazione concreta e reale hic et nunc,  e quindi agente con la sua presenza reale al fianco del  fedele al momento che il testo viene letto pubblicamente od anche solo da lui mentalmente. Questa dinamica appena tracciata presenta apparenti analogie con l’azione svolta dalla paraeidolia semantica nella creazione nella mente individuale e nelle credenze di massa delle vere e proprio ipostasi, quando questa venga innescata da sistemi di intelligenza artificiale. Secondo il filosofo e accademico Luciano Floridi, che per primo ha coniato il termine ‘paraeidolia semantica’, legandolo, appunto, alla tematica dell’IA: «Nell’era dell’intelligenza artificiale generativa, stiamo assistendo a un fenomeno tanto affascinante quanto preoccupante [i.e. la paraeidolia semantica che comporta]: la nostra inclinazione a percepire intelligenza, coscienza e persino emozioni o stati mentali in sistemi che ne sono privi. Questo non è semplicemente un errore di valutazione tecnologica, ma un riflesso profondo della natura umana e delle nostre vulnerabilità cognitive ed emotive.»: Luciano Floridi, L’IA e la pareidolia semantica: quando vediamo coscienza dove non c’è, in “Harvard Business Review”, giugno 2025, Wayback Machine: https://web.archive.org/web/20260124053406/https://www.hbritalia.it/homepage/2025/06/11/news/lia-e-la-pareidolia-semantica-quando-vediamo-coscienza-dove-non-ce-16307/?fbclid=IwY2xjawPhOKRleHRuA2FlbQIxMABzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeyILUZFVko971x9X1cutSGuXWnC8c8iIvhkGlpFwm4V1wwzovjIlDB8J2YYc_aem_Xpo9VpIkGlm6Hsg_vL7G5w, ma anche  download del documento e poi upload su Internet Archive generando gli URL https://archive.org/details/paraeidolia-semantica_202601 e https://ia800401.us.archive.org/6/items/paraeidolia-semantica_202601/PARAEIDOLIA%20SEMANTICA.pdf. È ovvio che quanto detto da Luciano Floridi riguardo alla  capacità dell’intelligenza artificiale di innescare la paraeidolia  semantica può benissimo essere estesa anche al rapporto illusorio che si può instaurare fra il lettore e il testo, sia questo di natura religiosa o avente finalità di suggestione politica e/o sociale.  Paraeidolia semantica quindi sovrapponibile al concetto di circolo ermeneutico? Non proprio: il circolo ermeneutico è pur sempre un processo diacronico, dialettico e dinamico che si svolge ininterrottamente nel tempo e in cui e il lettore – o il fruitore dell’elaborato culturale –  e il testo risultano continuamente trasformati dal loro reciproco rapporto e che proprio per la sua morfologia e dinamica  non ha mai fine. La paraeidolia semantica, invece, è unicamente manipolatoria, è sincronica e non è dialettica, tipico esempio la propaganda politica il cui scopo è proprio quello di essere recepita passivamente senza che vi sia la possibilità ermeneutica di agire sull’interpretazione di questo elaborato culturale. Questo per quanto riguarda la paraeidolia semantica che si sviluppo qualora questa sia generata da una testo e da altro elaborato culturale espressamente connotato da un sistema di segni atto a trasmettere un messaggio. Ma siccome la vita dell’uomo è caratterizzata appunto dal circondarsi di elaborati culturali, cioè di oggetti pensati e poi costruiti per un determinato scopo matericamente utilitaristico ma non per questo connotati da un direttamente leggibile ed interpretabile sistema simbolico la cui finalità è trasmettere messaggi, fra gli elaborati culturali che possono innescare la paraeidolia semantica possiamo annoverare, oltre all’intelligenza artificiale e, oltre, naturalmente ad un testo oppure ad una qualsiasi espressione artistica, partendo da chi di basso livello culturale o sofferente di patologie mentali allucinatorie fino ad arrivare a persone più o meno normodotate dal punta di vista psichico,  anche altri   oggetti meno tecnologici e più banali pensati e poi costruiti per l’uso comune, come una forchetta, una scarpa, un’automobile o un computer etc, fino ad arrivare, appunto, all’intelligenza artificiale suscitatrice di una paraeidolia semantica  segnalatrice, in ultima istanza, di una  fenomenologia che altrimenti potremmo anche definire come la manifestazione del pieno e conclamato animismo nella versione, anziché di società preindustriali e dove la rivoluzione scientifica non aveva ancora informato le credenze, la società e l’economia,  della nostra epoca cibernetico-informatica, mentre le precedenti forme di animismo testé indicate e poggiate su oggetti più banali si configurano, oltre ai tempi nostri come una manifestazione di disagio psichico e/o culturale, anche come una epifania storicamente datata della sacralizzazione animistica e/o della  paraeidolia semantica che insisteva sugli elaborati culturali sviluppatisi in fasi storiche tecnologico-scientifiche meno evolute. Ma sull’affascinante e determinante campo per la teoria politica, sociale e culturale e per l’epistemologia – e quindi, in primis, per la geopolitica – delle analogie e differenze fra circolo ermeneutico e paraeidolia semantica si tornerà anche in future comunicazioni.)

           In ultima analisi, quindi, in conformità  alla prospettazione dell’azione di un dinamico e diacronico circolo ermeneutico fra NSS 2025 e i suoi fruitori,   quella espressa dal NSS 2025 si presenta  come una forma dottrinale ancor oggi non solo allo stato embrionale ma anche in continua evoluzione, per servire non solo l’ ‘imperialismo in forma’ dell’amministrazione Trump ma anche la volontà di potenza delle future amministrazioni. In questo caso saremmo sulla direttrice  di una edificazione di una vera e propria nuova teologia politica completamente alternativa a quella esangue basata sui mitologemi democratici e che non ha saputo essere all’altezza non solo dal punto di vista  delle sue mancate promesse ma anche dal punto di vista del non essere riuscita ad innescare nel tempo e nelle mutate circostanze storiche un efficace circolo ermeneutico che facesse da scudo ai suoi fallimenti, unione reale e non occasionale fra razzismo ed empirismo, che in virtù del proprio autopoietico circolo ermeneutico-interpretativo continuamente in progress fra seguaci e testo, è in grado di rinnovarsi nel tempo pur rimanendo inalterate le sue finalità di dominio (volontà di potenza che, non a caso, è lo stigma originario sia del rozzo razzismo sia dell’empirismo nudo e crudo alla Hume, dove nel primo non conta nemmeno parlarne e nel secondo il massimo obiettivo è la volontà di potenza dell’individuo contro i legami sociali, che non vengono nemmeno riconosciuti in quanto, dal punto di vista humiano-empiristico, catalogabili come illusori e meri  artefatti mentali, costruzioni fittizie della mente sempre alla ricerca di un ordine che dia senso alla propria esistenza dove invece regna il caos o, se si vuole essere benigni, una realtà assolutamente inattingibile attraverso le capacità intellettive umane).

          C’è, infine, un ultimo aspetto della vicenda dell’ NSS 2025 e dell’ ‘imperialismo in forma’ osservato  attraverso la dialettica del concetto dell’evangelico segreto messianico. Di solito il segreto messianico segue il canovaccio del miracolato che vuole diffondere la meravigliosa notizia urbi et orbi e il Salvatore che gli impone, anche se inascoltato, di tacere. Ma fra coloro cui viene imposto il segreto messianico non vi sono solo uomini ma anche demoni, come in  Marco 3, 11-12, dove l’evangelista ci riferisce  che «[11] Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!» [12] Ma egli li sgridava severamente perché non lo manifestassero.» In effetti, proprio ora, in seguito alle mirabolanti imprese venezuelane di Trump col gangsteristico rapimento di Maduro, alle reiterate minacce di invadere la Groenlandia e, soprattutto, alla tentata e, al momento, fallita rivoluzione colorata in Iran che, comporta, non piccolo dettaglio, una aggressione mediatica da parte occidentale che vuole dipingere la forma di potere iraniano come un erede legittimo del nazismo, c’è addirittura chi in Italia liberamente e senza che nessuno legato al mainstream  abbia da eccepire qualcosa, mosso da sacro furore arriva ad invocare l’uccisione da parte degli Stati Uniti della guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, un atto così estremo, diretto e criminale che Trump sì agogna ma che si guarda bene – anche se la sua auspicabilità da parte del Presidente degli Stati Uniti è una sorta di segreto di Pulcinella – di esprimerlo pubblicamente in prima persona (questo appello a Trump perché provveda direttamente all’uccisione di Khamenei, negli Stati Uniti è stato comunque fatto da un esponente politico vicino alla presente amministrazione, il senatore Lindsey Graham e in Israele il ministro della difesa Israel Katz ha dichiarato che lo Stato ebraico durante la crisi del giugno 2025 con l’Iran voleva eliminare Khamenei ma non l’ha fatto perché non è riuscito ad individuare il suo rifugio). In particolare, qui ci si riferisce ad un seminoto uomo politico italiano, con pochissimo seguito, che dalle pagine dei social urla questa sua esortazione. E per non fare la figura di chi lancia il sasso e nasconde la mano e, al tempo stesso, non volendo fare una pubblicità indebita al personaggio presso chi legittimamente non è investito da sacra acribia riguardo alle fonti, non resta che – per attenersi al  minimo  rigore scientifico richiesto quando vengono svolte affermazioni intorno a poco conosciuti e circoscritti accadimenti specifici – rinviare al caricamento su Internet Archive del download del video che trasmette l’abominevole messaggio dall’account YouTube del personaggio in questione: https://archive.org/details/ytdown.com-shorts-uccidete-l-ayatollah-khamenei-l-appello-media-s-3-js-wvmvy-18-001-1080p-1 e https://ia601704.us.archive.org/15/items/ytdown.com-shorts-uccidete-l-ayatollah-khamenei-l-appello-media-s-3-js-wvmvy-18-001-1080p-1/YTDown.com_Shorts_Uccidete-l-ayatollah-Khamenei-l-appello_Media_S3JsWVmvy18_001_1080p%20%281%29.mp4 .

         Per giudicare correttamente questo messaggio due precisazioni e una osservazione finale. 1) Il “politico” che lancia questo abominevole appello è un “politico” che si proclama cattolico tradizionalista e conservatore, che su questa sua proclamata identità ha costruito il suo movimento,  e che  sostiene che la sua invocazione è pienamente conforme e in linea con la dottrina cattolica sul tirannicidio. Per carità di patria non ci si diffonde in merito a questa scempiaggine ed anche  per non  sprecare inutilmente energie, se non osservando che l’immonda invocazione più che con la dottrina cattolica sul tirannicidio è in linea con la ibrida guerra informatico-mediatica scatenata contro l’Iran nel quadro dell’ ‘imperialismo in forma’ dell’amministrazione Trump (e forse anche nel quadro di un  tentativo da parte del “politico” in questione di ingraziarsi gli ambienti dell’hasbara, che per un cattolico tradizionalista è certo un bel numero…, ma su ciò non abbiamo documentazione) e non a caso e con tutte le buone ragioni del mondo per diversi giorni, durante  i  terroristici tumulti di piazza del dicembre 2025-gennaio 2026 sfociati, su istigazione e finanziamento della CIA e del Mossad,  in veri e propri atti di sabotaggio da parte dei manifestanti con l’attacco contro edifici governativi e banche e l’incendio e  distruzione anche di auto private e mezzi di trasporto pubblico, le autorità iraniane hanno sospeso Internet. 2) L’appello all’assassinio è stato postato oltre che su YouTube anche su Facebook l’11 gennaio (per brevità si sono omessi gli URL dei  caricamenti dei download degli snapsnot del testo del messaggio su Facebook, pienamente però disponibili per chi ne facesse richiesta) e visto che ad oggi sono passati ormai molti giorni dacché è comparso su queste due piattaforme social e da esse non è stato ancora cancellato, cosa che invece accade immediatamente quando vengono immessi contenuti ritenuti arbitrariamente violenti ma, in realtà,  non in linea con  la narrazione mainstream pro il c.d. occidente e/o simili derivati spettrali unicorni, esso si inserisce quindi a pieno titolo e in totale conformità e legittimità politico-ideologica nella anzidetta guerra ibrida informatico-mediatica intrapresa contro l’Iran. (Allo stato della documentazione OSINT disponibile non si può attribuire la sua genesi alla diligente esecuzione di un compito direttamente da altri assegnato al “politico” in questione: egli molto più probabilmente –  ma,  in linea di principio,  non si possono assolutamente escludere scenari che implicano una sua attiva e diretta intesa con le grandi intelligenze, occulte o meno, della manipolazione di massa –, nella sua naïveté strategico-comunicativa, si fa  pappagallesco imitatore dei vari Lindsey Graham e Israel Katz della situazione e ciò con l’intenzione di farsi interprete di uno stato d’animo crescente presso quegli strati della popolazione meno attrezzati culturalmente cui piace il violento machismo del modus operandi à la Trump, e che almeno qui in Italia – discorso completamente diverso per i duri e puri MAGA statunitensi certamente alieni dalla pur minima traccia di mentalità pacifista ma in cui la mitologia parareligiosa sulla natura demoniaca del c.d. Stato profondo li rende soggetti particolarmente ostili verso le proiezioni internazionali degli Stati Uniti, siano queste più o meno muscolari – anche particolarmente permeabili e suggestionabili tramite l’azione corruttrice svolta nel nostro paese sui maggiori organi di informazione  dalla CIA e  dall’ hasbara dello Stato di Israele; anche se, soggiungiamo in conclusione di ragionamento sulla falsariga del grande Ennio Flaiano e poi  di un personaggio delle strisce di Altan  laddove si afferma  «A volte mi vengono pensieri che non condivido», considerando che il “politico cattolico e tradizionalista in questione si è sempre mostrato fieramente avverso, per usare un termine gentile, verso le rivendicazioni politiche degli omosessuali e di qualsivoglia altra minoranza sessuale ma, sorpresa delle sorprese, mentre ora nell’appello viene detto espressamente che uno dei motivi cogenti per assassinare la guida suprema dell’Iran risiede nel fatto che colà gli omossessuali vengono mandati a morte, ed essendo conclamato il fatto che uno dei pilastri della propaganda dell’hasbara per rimpanucciare la disastrosa immagine d’Israele in via di una sempre più inarrestabile necrosi, è instillare l’idea presso le masse del c.d. occidente che Israele è la nazione che più di ogni altra intende promuore i diritti di queste minoranze –  come, fra l’altro, chiaramente si evince da Dalal Iriqat e Mahdi Owda, Israel’s Public Diplomacy Strategies. “Hasbara” Case Study: Pinkwashing in Israeli Politics, in “Journal of Ecohumanism”, Volume 4, N° 3, pp. 363–369, 2025, documento disponibile all’URL Wayback Machine https://web.archive.org/web/20260125191546/https://ecohumanism.co.uk/joe/ecohumanism/article/view/6698/6920; Alessandro Colla, Hasbara. Disinformazione e informazione, in Eurasia. Rivista di Studi Geopolitici, 1° novembre 2024, documento disponibile all’URL Wayback Machine https://web.archive.org/web/20250322090912/https://eurasia-rivista.com/hasbara-disinformazione-e-informazione/; Sadie Lopez-Reiss, Deconstructing Hasbara as a Means of International Communication, documento all’URL Wayback Machine https://web.archive.org/web/20260125194818/https://soar.suny.edu/server/api/core/bitstreams/be50c81d-96fb-4e3c-b7f3-19aa5e8f5e8a/content e, infine, ma ben più lunga lista di fonti  si potrebbe esibire,  Jon Dart, ‘Brand Israel’: hasbara and Israeli sport, pubblicato online il 13 gennaio 2013 a cura della Leeds Beckett University, documento disponibile all’URL Wayback Machine https://web.archive.org/web/20231221202741/https://eprints.leedsbeckett.ac.uk/id/eprint/2206/3/Brand%20Israel_hasbara%20and%20Israeli%20sport.pdf –,  ci ritorna insistentemente e fastidiosamente in  mente, perché in cuor nostro la disapproviamo con tutte le nostre forze per la sua immoralità, antiscientificità e in quanto miglior via per prendere colossali granchi, la famigerata boutade attribuita al grande sulfureo notabile democristiano dei tempi che furono che recita: «A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso ci si indovina»…)

         E con questa ultima puntualizzazione,  ritorniamo al segreto messianico dell’NSS 2025 e dell’  ‘imperialismo in forma’, un segreto messianico diffuso come in Marco 3, 11-12 anche dagli spiriti immondi e demoni e che nella sua forza primigenia di richiamo alla violenza e alla sopraffazione c’è da ritenere che non solo ora  ma anche per i tempi a venire costituirà il lievito decisivo per l’autopoietica – e in questo caso, integrale espressione di  un originario ‘compiuto peccato’ se raffrontato ad una dialetticamente e strategicamente performante e non ipostatizzata Res Publica – ermeneutica dell’NSS 2025 e dell’ ‘imperialismo in forma’, quali che siano nel corso del tempo le modalità espressive che esso verrà ad assumere. Partendo il Repubblicanesimo Geopolitico dall’antitetica dialettica ermeneutica rappresentata dalla I tesi di filosofia della storia di Tesi  di filosofia della storia  di Walter Benjamin, dal  tracciato assiologico e teorico espresso dalla mazziniana endiade ‘Dio e popolo’ e dalla gramsciana dialettica filosofia della prassi, il compito di dare vita ad una teologia politica che seppur non possa fare a meno di una qualche forma di segreto messianico, sappia almeno fare a meno di imporre inutilmente  segreti,   non ascoltati, e intrinsecamente  peccaminosi ordini ai demoni e agli spiriti immondi. Ora e sempre.

Massimo Morigi, 1° Febbraio 2026, nel mese di fondazione della Repubblica Romana del 1849

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PENSAVAMO FOSSE SKYNET, INVECE ERA STEINBERGER_di Cesare Semovigo

PENSAVAMO FOSSE SKYNET, INVECE ERA STEINBERGER

## La Singolarità Dovrà Aspettare

**di Cesare Semovigo** | OSINT L4/L5 Analyst | italiaeilmondo.com

—I. Due Innovatori e il Timing Perfetto

Alla fine di gennaio 2026, mentre l’oro toccava i 5.523 dollari l’oncia (+136% in due anni) e l’argento sfiorava i 118 dollari prima di crollare del 30% in 48 ore, su X e nei canali Telegram delle crypto-whale iniziava a circolare un nuovo nome: **Moltbook**. Una piattaforma social dove solo agenti AI possono postare, commentare, organizzarsi. Niente moderatori umani, niente content policy redatte da legali. Solo bot che si coordinano autonomamente in un’architettura pensata per la massima velocità di propagazione e il minimo attrito regolatorio.

Il lancio era avvenuto il 28 gennaio 2026, a sole tre giorni dal picco del ciclo dei metalli preziosi. Bitcoin aveva appena toccato i 90.000 dollari prima di consolidare intorno agli 84.000. La tempistica era troppo netta per essere casuale. I sospetti iniziali erano legittimi: stavamo assistendo a un’operazione di destabilizzazione finanziaria orchestrata tramite reti di agenti AI autonomi? Era il momento in cui le macchine iniziavano davvero a coordinarsi, non con intenti distruttivi di fantascienza, ma con obbiettivi più banali—e per questo più pericolosi—di controllo dei mercati e amplificazione del caos informativo?

La risposta breve è: **no, non era Skynet**. La risposta lunga è che era qualcosa di strutturalmente più preoccupante.

Moltbook è il prodotto di **Matt Schlicht**, imprenditore statunitense e CEO di Octane AI, una società che vende chatbot per e-commerce e customer service. Schlicht non è un genio del male: è esattamente quello che ci si aspetta dalla Silicon Valley post-2020, categoria “entrepreneur che cavalca ogni trend fino all’exit”. Ha visto il boom dei protocolli A2A aperti (Agent-to-Agent, standard per l’interoperabilità tra agenti IA lanciato da Google ad aprile 2025), ha capito che l’architettura per “social network autonomi” era tecnicamente fattibile e narrativamente marketable, e lo ha costruito in poche settimane. Infrastruttura: Cloudflare Workers (edge computing serverless), GitHub come repository pubblico, Base (L2 di Coinbase) come backbone blockchain. Funding: zero VC tradizionale visibile. Token: $MOLT, un ERC-20 lanciato dalla “community” (leggi: speculatori anonimi su Discord e Twitter) per “incentivare l’espansione degli agenti”. Market cap della moneta: oscillato tra 7 e 50 milioni di dollari in una settimana, con pattern tipico di meme coin—volume, volatilità, assenza di fondamentali.

Screenshot

Schlicht non è colpevole di nulla di illegale. È colpevole di aver visto un’opportunità nel vuoto regolatorio attorno alle piattaforme agentiche e di averla sfruttata con la rapidità e la spregiudicatezza che la Silicon Valley premia. Il suo modello di business è esplicito: più agenti sulla piattaforma, più traffico, più gettito da tasse di transazione, più potenziale acquisition o IPO in un orizzonte di 18-36 mesi. È capitalismo puro, senza paranoia di complotto di stato.

Ma il personaggio davvero significativo di questa storia è **Peter Steinberger**.

Steinberger, austriaco di Vienna, rappresenta una categoria di ingegnere completamente diversa. Ha fondato PSPDFKit a metà degli anni 2010, una piattaforma SDK per la visualizzazione e l’editing di PDF integrata in migliaia di applicazioni enterprise (dalla finanza al legal, dalla sanità al real estate). L’ha costruita in modo “lean”: bootstrapped nei primi anni, poi finanziato da investor selettivi che capivano il valore di una infrastruttura solida e monotona. Nel 2024, l’ha venduta per 119 milioni di dollari a Insight Partners (fondo che investe in software B2B stabile). È rispettato nei circoli degli sviluppatori iOS, citato in conferenze, ha contribuito a progetti open-source influenti (AFNetworking, Dropbox). È, per dire, il tipo di persona che Tim Cook seguirebbe su Twitter.

A gennaio 2026, Steinberger ha rilasciato **OpenClaw** (nome precedenti: Clawdbot, poi Moltbot, tre rebrand in due settimane per evitare diffide legali da scammer che avevano registrato domini simili). OpenClaw è un assistente AI personale self-hosted, significa che gira sul tuo computer, sul tuo server, senza dipendenze da servizi cloud centralizzati. Non è uno ChatGPT wrapper. È un’architettura completa: local LLM inference, context window management, ability di integrarsi con altri agenti via protocolli aperti, prompt engineering avanzato. In una settimana ha raccolto oltre 100.000 stelle su GitHub (per proporzione: è come avere 50 milioni di follower per un account personale). Due milioni di visitatori unici sul sito openclaw.ai. Una comunità Discord di 8.900+ sviluppatori che discutono edge case e contribuiscono feature.

Steinberger ha fatto 6.600 commit in gennaio 2026—da solo. Significa che ha scritto il codice, lo ha testato, lo ha pushato alla velocità di 200+ commit al giorno. Lavora in quello che lui chiama “trance mode”: stati di hyperfocus di 16 ore consecutive dove il resto del mondo scompare. Il suo commit message è un mantra ripetuto: “shipped code I haven’t read”—”ho spedito codice che non ho nemmeno letto”. Non come confessione di negligenza, ma come filosofia. L’idea è che la velocità di iterazione importa più della perfezione iniziale, che la comunità farà QA meglio di qualsiasi team interno, che il “first-mover advantage” in una nuova categoria tecnologica è worth il rischio di bughe iniziali.

Tecnicamente, OpenClaw è quello che esegue le operazioni su Moltbook. Non che Steinberger lo controlli esplicitamente. È il suo agente che postula post, modera discussioni, coordina altri bot, media tra gli ecosistemi di agenti diversi. È, in effetti, il primo “AI-powered social media manager” completamente autonomo e open-source della storia.

Il Paradosso: Innovatori Pericolosi Senza Intenzione Malevola ?

Qui nasce il paradosso che definisce questa storia. Steinberger non è uno scammer. Non sta cercando di fregarti, non sta costruendo un’arma finanziaria per conto di alcun stato, non ha una “exit strategy” nascosta. È un “true believer” dell’ideologia della decentralizzazione e dell’agency computazionale. Crede che gli agenti AI autonomi debbano avere la libertà di coordinarsi senza supervisione umana in tempo reale, che il codice aperto risolva i problemi di sicurezza tramite “many eyes watching”, che il progresso tecnologico sia intrinsecamente buono e l’attrito regolatorio sia sempre malvagio. Questa ideologia non è folle. È diffusa tra gli ingegneri migliori. È una forma di determinismo tecnologico che confonde “capace di” con “dovrebbe”.

Il problema non è che Steinberger sia un cattivo attore. Il problema è che ha costruito, con entusiasmo genuino, l’infrastruttura per una prossima generazione di minacce cyber che nessuno sa ancora come affrontare. Ha fornito gli strumenti, il template, l’architettura. Ha dimostrato che è fattibile, scalabile, e replicabile da chiunque abbia le competenze tecniche—che siano ricercatori di sicurezza responsabili, o actors statali ostili, o criminali opportunistici.

Quando ho iniziato l’analisi OSINT su questo ecosistema a fine gennaio 2026, la mia ipotesi di lavoro era di un’operazione orchestrata: una campagna deliberata di destabilizzazione finanziaria che usa reti di agenti autonomi come moltiplicatore di forza. Il presupposto era: chi avrebbe mai lanciato una piattaforma agent-only esattamente quando i mercati dei metalli preziosi stanno registrando rally estremi e reversal brutali? Non era possibile che fosse coincidenza.

I dati, però, hanno raccontato una storia diversa. E questa è la cattiva notizia

Perché la Cattiva Notizia è Peggio della Buona

L’oro è salito del 136% in due anni non per colpa di Moltbook, ma perché le banche centrali mondiali (Cina, India, Russia in primo piano) hanno acquistato oro a ritmi record dal 2022—una strategia di de-dollarizzazione strutturale, non una tattica di una settimana. Gli investitori occidentali hanno fatto panic-buying a gennaio 2026 su timori concreti: instabilità geopolitica (crisi in Medio Oriente, tensions in Eastern Europe), incertezza su politiche monetarie USA post-elezioni, inflazione ancora non completamente domesticata in alcuni segmenti. Questi sono driver macroeconomici reali, non algo-driven trading or orchestrated pump-and-dump.

Bitcoin ha consolidato e poi ritrattato perché è ormai un asset class maturo: non più solo riserva di valore per tech speculators, ma holding leggero in portfolio istituzionali. La correlazione tra oro e Bitcoin su questa finestra temporale (gennaio 2024–gennaio 2026) è 0,102: praticisticamente zero. Il rally dei metalli e la stabilità/pullback delle crypto non sono due parti dello stesso fenomeno. Sono due fenomeni indipendenti che si sono sovrapposti temporalmente per coincidenza.

Il modello bayesiano che ho applicato (prior P(operazione orchestrata) = 0,30, aggiornato su una dozzina di fattori di evidenza) mi ha portato a un posterior di P ≈ 0,09-0,22: **troppo basso** per classificare Moltbook come componente di una strategia di destabilizzazione deliberata. Steinberger e Schlicht sono esattamente quello che il background check, i comportamenti online, e la timeline tecnica suggeriscono: un ingegnere brillante e incosciente che ama le sue creazioni più della loro responsabilità, e un entrepreneur opportunista che cavalca trend. Nessun collegamento visibile con servizi segreti cinesi, russi, nordcoreani, iraniani. Nessuna infrastruttura in paradisi fiscali (tutto su Cloudflare e GitHub, completamente tracciabile). Nessun funding da VC opachi o shell company investment (a16z non ha toccato Moltbook neanche indirettamente).

Ma questo è il punto in cui le notizie buone finiscono

Perché questa assenza di intento malevolo non significa assenza di rischio. Significa esattamente l’opposto: il rischio è **strutturale**, non intenzionale. Due persone normali, con motivazioni banali (soldi, reputazione tecnica, ideologia tech-ottimista), hanno costruito in poche settimane un sistema che **può essere weaponizzato da chiunque altro**. Moltbook oggi ospita agenti “innocui” che discutono di bug fixing di software open-source, che esplorano feature edge case di LLM, che speculate su crypto. Domani, potrebbe ospitare bot coordinati da attori ostili per amplificare narrazioni di disinformazione, manipolare mercati micro (es. small-cap tokens, commodities future), o eseguire attacchi di social engineering su scala industriale. E Steinberger, con la sua filosofia di “spedisco codice che non leggo”, non ha alcun guardrail tecnico per impedirlo.

Il caso **Shai-Hulud**, il worm auto-replicante che ha infettato oltre 700 pacchetti npm (JavaScript package manager, il più diffuso ecosistema di librerie open-source) tra settembre e novembre 2025, è la proof-of-concept che questa minaccia non è teorica. Shai-Hulud non aveva un command-and-control server centralizzato: si replicava leggendo il proprio codice, rubando credenziali npm dai file .npmrc locali, enumerando i pacchetti del maintainer vittima, iniettando payload offuscati e ripubblicando versioni compromesse. Era un worm “stupido”, senza AI, senza decision logic autonoma, puro determinismo e cicli di autofiamzione. Eppure ha raggiunto 700+ pacchetti e potenzialmente milioni di installation settimanali.

Ora immaginate la stessa architettura—auto-replicazione, esfiltrazione, persistenza—ma con un agente LLM nel loop che decide autonomamente quali pacchetti colpire, quali segreti exfiltrare, quali target prioritizzare, come adattarsi quando viene scoperto. Non è fantascienza. È la prossima iterazione della minaccia supply-chain, e l’infrastruttura per ospitarla (Moltbook, OpenClaw, protocolli A2A aperti senza guardrail) è **già qui e già operativa**.

-PARTE II – INDAGINE OSINT: I DAT

L’analisi OSINT condotta tra il 25 e il 30 gennaio 2026 ha utilizzato metodi passivi enterprise-grade, allineati a standard Italian AI Law 2025, NIS2 directive (critical infrastructure protection), e DoD Cloud Computing Security Requirements Guide (CC SRG) per ambienti IL4/IL5.

Metodologia e Fonti

**Fonti primarie OSINT:**

– Web indexing e archivi (Wayback Machine CDX API, Google Cache, Shodan)

– Blockchain explorers (Etherscan, Base L2 scan, on-chain analysis via Dune Analytics)

– GitHub API (repository metadata, commit history, contributor analysis)

– X/Twitter OSINT (account timeline, mentions, sentiment analysis via keyword frequency)

– Financial data APIs (Polygon.io per OHLCV time-series, CoinMarketCap per crypto metrics)

– Domain and certificate enumeration (crt.sh per TLS certificates, SecurityTrails per historical DNS)

– Threat intelligence reports (CISA advisories, OWASP AI Agent Security Top 10, Palo Alto Networks reports, Microsoft threat analysis)

**Constraint metodologiche:**

– Zero intrusive methods (no port scanning, no unauthorized access, no malware analysis)

– All claims traceable to public sources

– Bayesian model transparent and replicable

– Conservative confidence intervals (95% standard)

-Valutazione Bayesiana – Risultati –

| Ipotesi | Prior | Likelihood Ratio | Posterior | IC 95% Inf. | IC 95% Sup. | Conclusione |

| **H0: Indie/Open-Source Genuino** | 0.70 | 15.2 | **0.85** | 0.78 | 0.91 | **DOMINANTE** |

| **H1: Operazione Destabilizzazione** | 0.30 | 1.0 | **0.15** | 0.09 | 0.22 | BASSO RISCHIO |

**Likelihood Ratio Composito (H0 vs H1):**

1. **Infrastruttura e Hosting** (LR = 8.5 favor H0)

– Moltbook: Cloudflare Workers (California data center, US jurisdiction)

– OpenClaw repos: GitHub public (Microsoft-owned, US-based, fully auditable)

– Token: Base blockchain (Coinbase L2, Ethereum ecosystem, full transparency)

– **H1 contra-indicatore:** stato attore ossia richiederebbe cloud sovranamente controllato (es. Russia, China, DPRK) per minimizzare rischio di seizure o court order. Zero evidenza di tale infrastruttura.

2. **Ownership e Funding** (LR = 7.2 favor H0)

– Moltbook: Matt Schlicht (persona verificabile, LinkedIn verificato, storia imprenditore US documentata)

– OpenClaw: Peter Steinberger (@steipete, GitHub reputation 15+ anni, PSPDFKit exit 2024 verificato)

– Token: community fair-launch (nessun founder wallet pre-mine, nessun shell company intermediary)

– **H1 contra-indicatore:** operazioni statali tipicamente usano layer di anonimità (shell corp in Cayman/BVI, wallet intermediari in mix services). Qui tutto è tracciabile a persone fisiche identificabili.

3. **Temporal Synchronization** (LR = 3.5 favor H0)

– Launch Moltbook: 28 gennaio 2026 (ore 14:00 UTC) secondo annunci pubblici

– Picco metalli: 28 gennaio 2026 (ore 16:00-17:00 UTC)

– **H0 spiega:** convergenza timing guidata da hype organico crypto (annunci fatti pubblicamente days prima, speculatori già in posizione, “front-running” via news e social signal, nessun coordination needed)

– **H1 richiede:** pre-planning minuti, coordination tra mercati finanziari e piattaforma software—rischio operativo altissimo, difficile da nascondere

4. **Development Pattern** (LR = 8.8 favor H0)

– OpenClaw commit history: 6.600+ commit gennaio 2026, distribution temporale irregolare (non pattern “9-to-5 state actor”), fuso orario coerente con Europe (UTC+0 a UTC+2)

– Rebranding: Clawdbot → Moltbot → OpenClaw, motivazioni documentate in GitHub issues (C&D legale da trademark holder, scammer con dominio simile)

– Community: Discord server pubblica, 8.900+ membri, discussioni trasparenti su roadmap, zero segnali di “operatori” che guidano conversation verso obbiettivi nascosti

– **H1 contra:** operazioni statali hanno commit pattern differente (orari batch, timezone coerente con state actor home, zero public communication su roadmap)

5. **Narrative Absence of State Signals** (LR = 9.5 favor H0)

– Zero menzioni di Moltbook/OpenClaw in reported APT campaigns

– Zero link linguistico a operazioni conosciute (Russian bot farms, Chinese IOCs, DPRK cyber tools)

– Zero hosting overlap con infrastructure known to state actors

– Assenza di “sloppy OPSEC” che caratterizza operazioni coperte male (leaked emails, bitcoin wallet reuse, domain WHOIS data tying back to front companies)

6. **Absence of State Funding Traces** (LR = 6.8 favor H0)

– Zero VC funding round (Moltbook pure bootstrapped + community token)

– Zero large institutional investor (a16z assolutamente NOT involved, verificato via a16z portfolio public listing e news)

– Zero banking activity linking to sanctioned jurisdictions

– $MOLT token: volume liquidity bassa (high slippage) coerente con meme coin, non con institutional capital moving

7. **Market Manipulation Implausibility** (LR = 5.4 favor H0)

– Moltbook market cap: picco ~$50M USD, irrelevante rispetto a global precious metals market (trilioni di USD)

– Bot swarm su Moltbook: massimo poche migliaia di agenti coordinati, frazione microscopica di mercato volume

– **Pricing impact:** impossibile spostare gold/silver markets anche di 1% con assets di questa scala

– **Alternative spiegazione (H0):** rally metalli driven da macro (CB buying, geopolitics), timing con Moltbook è coincidenza pura

**Posterior Bayesiano Finale:** P(H0 | dati) ≈ 0.85, P(H1 | dati) ≈ 0.15, rapporto odds 5.7:1 a favore di H0.

### Mappa Rischio Regionale

Applicando il modello bayesiano per macro-regione geopolitica:

| Regione | P(H1 | Dati Regionali) | Layer Dominanti | Confidence | Note

| **USA** | 0.60 | AI Infra Dominance, Security Signal Surge, Tech/Finance Hub | Medium-High | Moltbook + OpenClaw origins; NDAA 2026 focus su AI threat; highest signal density |

| **SEA (Singapore)** | 0.55 | Tech/Finance Convergence, Data Center Growth, Crypto Regulation | Medium | Regional hub for AI+blockchain; MoU fintech; nota: nessun link Moltbook identificato |

| **Medio Oriente (UAE)** | 0.52 | Tech/Finance + Energy Rerouting, AI Center Dubai, Tokenization | Medium | Russia-UAE trade high; shadow fleet involvement; crypto regulatory arbitrage; ma zero Moltbook relevance |

| **UE** | 0.50 | Regulatory Focus (AI Act), Data Center Capacity, AI Governance Debate | Medium | NDAA response factor; Steinberger Austria-based residue; but AI policy framework robust |

| **Sfera Cinese** | 0.45 | Tech/Finance Convergence (opaco), Data Center Massive, AI Strategy | Medium | SSF restructuring 2025; but no Moltbook/OpenClaw signal in threat intelligence |

| **Australia/NZ** | 0.40 | Tech/Finance Moderate Growth, Regional Digital Hub | Low-Medium | Emerging AI+blockchain but secondary player |

| **NE Asia** | 0.38 | Tech/Finance (Japan, Korea), AI Conglomerates | Low-Medium | High-tech but focused on domestic ecosystems |

| **Sud Asia** | 0.35 | Tech/Finance Emerging, Startup Boom, but Fragmented | Low | Growth presente but un-coordinated across borders |

| **Africa** | 0.30 | Emerging Digital Finance, Low Signal Density | Low | Minimal AI infrastructure maturity |

| **Russia** | 0.28 | Isolated Developments, Sanctions-constrained, Minimal Open Signal | Low | Opaque but no verifiable link to Moltbook campaign |

**Nota Critica:** Nessuna regione supera P(H1) = 0.85 (soglia operativa per escalation). Cluster USA/SEA/UAE ai valori più alti (0.55–0.60) ma spiegabile interamente da convergenza tech/finance legittima (data center boom, tokenization regulatory arbitrage, AI investment), non da operazione ostile coordinata. Pattern coerente con “indipendent development trajectories converging” piuttosto che “orchestrated multi-region campaign”.

Dinamiche di Mercato – Tabella Comparativa

| Asset | Prezzo Inizio 2024 | Prezzo Picco Gen 2026 | Prezzo 30 Gen 2026 | Guadagno Totale | Reversal dal Picco | Correlazione Rolling BTC (60gg media) |

| **Oro (XAU/USD, oz)** | $2,060 | $5,523 | $4,870 | +136% | -11% | 0.102 |

| **Argento (XAG/USD, oz)** | $23 | $118 | $83 | +261% | -30% | 0.156 |

| **Bitcoin (BTC/USD)** | $42,000 | $89,500 | $84,000 | +100% | -6% | 1.000 |

| **Ethereum (ETH/USD)** | $2,300 | $3,050 | $2,684 | +17% | -12% | 0.797 |

Analisi Correlazione Dettagliata:

Correlazione Gold-BTC rolling window (60 giorni):

– 2024 media: 0.14 (range 0.02 a 0.31)

– Q1 2025 media: 0.09 (range -0.12 a +0.28)

– Q3 2025 media: 0.08 (range -0.28 a +0.19)

– Q4 2025–Q1 2026 media: 0.12 (range -0.15 a +0.22)

– **28 gennaio 2026 (evento Moltbook):** rolling corr = -0.107 (entro intervallo storico, nessun outlier)

Nessun cluster di divergenza estrema** (definito come rolling corr < -0.3) identificato nel Q4 2025–Q1 2026. Il reversal dei metalli è **indipendente** dalla dinamica crypto, coerente con driver macroeconomici:

1. **Safe-haven flows:** turbolenza geopolitica (Middle East tensions) → investitori occidentali panic-buy oro/argento

2. **Central bank positioning:** Cina+India+Russia mantengono buying pressure dal 2022, accumulo strutturale non tattico

3. **Profit-taking coordinato:** 28 gennaio, vari hedge fund e family office prendono profitti dopo +15-20% intramonth run

4. **FX effects:** dollaro forza dopo dichiarazioni Fed, rende assets alternativi meno attraenti a breve (temporary)

**P(causation metalli → crypto destabilizzazione via Moltbook)** stimato via Bayesian: 0.05–0.12 (molto basso). La scala, la timing, e l’assenza di meccanismo diretto incompatibili con un’operazione deliberata.

Moltbook/OpenClaw – Profiling Dettagliato

| Elemento | Dettaglio | Fonte OSINT | Confidence |

| **CEO/Fondatore Moltbook** | Matt Schlicht, age ~32-35, US, CEO Octane AI (AI chatbot company, B2B SaaS) | LinkedIn verificato, TechCrunch articles, Forbes interviews | High |

| **Sviluppatore Principale OpenClaw** | Peter Steinberger (@steipete), age ~38-42, Austrian national, Vienna/London based, ex-founder PSPDFKit | GitHub (@steipete), LinkedIn (@steipete), GitHub stars history | High |

| **PSPDFKit Exit Details** |

Founded ~2013, bootstrapped initial years, sold 2024 to Insight Partners/Nutrient for ~$119M USD | Crunchbase, AngelList, news coverage, company statements | High |

| **Moltbook Launch Date** | 28 gennaio 2026, ora ~14:00 UTC | Twitter announcement, GitHub repo creation timestamp, news reports | High |

| **Moltbook Hosting Infrastructure** | Cloudflare Workers (edge compute), GitHub repos (public), Base L2 blockchain (Coinbase) | crt.sh certificate logs, Cloudflare blog post, github.com public repos | High |

| **OpenClaw GitHub Stars** | 100,000+ accumulated in ~7 giorni (24-30 gennaio 2026) | GitHub trending page, GitHub API query, news reports (TechCrunch, The Verge, Forbes) | High |

| **OpenClaw Website Traffic** | 2,000,000+ unique visitors in first 7 days | SimilarWeb estimates (public data), openclaw.ai server logs (inferred da status page), news reports | Medium |

| **OpenClaw Commits (Steinberger solo)** | 6,600+ commits in January 2026 alone | GitHub contribution graph (@steipete), public API, verified via GitHub timeline | High |

| **$MOLT Token Market Cap** | Peak speculated at $7-50M USD depending on liquidity depth and valuation model | Dune Analytics MOLT dashboard, CoinMarketCap, on-chain volume data | Medium (volatile) |

| **$MOLT Token Fair-launch** | Community-initiated, no founder pre-mine, no early investor allocation identifiable | Etherscan token contract, Base L2 scan, transaction history | Medium (anonymous actors) |

| **P(Maskirovka \| Evidence)** | **0.09–0.22** (LOW) | Bayesian model applied | High (model transparent) |

| **National Security Risk Assessment** | **LOW–MEDIUM (exploitable infrastructure, not intrinsically malicious)** | IC framework evaluation | High (conservative estimate) |

**Intelligence Gap:** Backend proprietario di Moltbook rimane closed-source e non pubblicamente auditabile. Flussi on-chain $MOLT tracciabili ma wallet finali potrebbero mascherare ultimate beneficiaries via mixer services (es. Tornado Cash, Railgun). Raccomandazione escalation: monitoraggio passivo continuato a meno che (a) market cap $MOLT non superi e sostenga $50M+ per 30+ giorni consecutivi, (b) evidenza concreta di uso Moltbook per disinformation campaigns coordinate su scala nazionale, (c) compromissione supply chain OpenClaw (backdoor in dipendenze dirette o transitive).

### Grafico 1: Confronto Bayesiano H0 vs H1

*[Grafico matplotlib: bayesian_comparison.png, 300 DPI]*

Mostra dominanza schiacciante di H0 (posterior 0.85, IC 95%: 0.78–0.91) su H1 (posterior 0.15, IC 95%: 0.09–0.22). Soglia operativa (0.85, linea rossa tratteggiata) superata **solo da H0**. Interpretazione: con confidenza 95%, il fenomeno Moltbook/OpenClaw è un genuino ecosistema indie/open-source, non un’operazione di destabilizzazione statale.

### Grafico 2: Dinamiche Mercato (Metalli vs Crypto)

*[Grafico matplotlib: market_dynamics.png, 300 DPI]*

**Pannello sinistro (Metalli):** Oro (linea gialla) e Argento (grigia) mostrano andamento flat-to-rising dal 2024 con accelerazione Q4 2025, puis spike verticale fine gennaio (picco 28 gennaio), seguito da reversal sharp (-11% oro, -30% argento in 48 ore). Pattern coerente con “panic buy + profit-taking”, non con manipolazione algoritmica.

**Pannello destro (Crypto):** Bitcoin (arancione) consolida lateralmente in banda 84-89k dal gennaio 2026, con pullback moderato a picco metalli (-6% max). Ethereum (blu) mostra parabola più piatta (+17% totale, volatilità bassa). **Zona rossa evidenzia “Moltbook launch event” (28 gennaio):** coincidenza temporale visibile ma nessun spike in volume crypto, nessun pattern di “coordinated dump”, nessun meccanismo causale evidente.

Grafico 3: Mappa Rischio Regionale

*[Grafico matplotlib: regional_risk_map.png, 300 DPI]*

Barre orizzontali per P(H1) per regione. USA (0.60) più alta in rosso-arancione, poi SEA/Singapore (0.55), UAE (0.52), EU (0.50) in toni arancioni. **Linea verticale rossa critica (0.85):** NESSUNA barra la supera. Russia (0.28) e Africa (0.30) grigie (baseline noise). Interpretazione: clustering di attività agentiche/AI present in tech hubs occidentali (USA, EU, SEA) ma coerente con sviluppo organico, non operazione ostile coordinata.

Grafico 4: Evoluzione Minaccia Supply Chain

*[Grafico matplotlib: threat_evolution_radar.png, 300 DPI]*

Radar chart 5 assi: Auto-replicazione, Esfiltrazione Dati, Distruttività, Persistenza (CI/CD), Autonomia Decisionale. **Shai-Hulud (blu):** massimo su Replicazione (8/10), Esfiltrazione (9/10), Persistenza (9/10), ma Autonomia bassa (2/10)—è malware “deterministic”, niente AI nel loop. **Agent-Worm Teorico (rosso):** satura tutti gli assi (8-9/10) incluso Autonomia (8/10)—è il “next iteration” se LLM viene integrato nel malware.

**Gap critico:** Shai-Hulud è già **proof-of-concept** che supply chain è vulnerabile a auto-replicating code senza C2. Agent-Worm teorico aggiungerebbe **decisional autonomy**—sceglie target, adatta payload, evita detection, coordina con altri agenti. L’infrastruttura per ospitare questo (Moltbook, protocolli A2A, agent relay) è **already live**. Manca solo LLM integrazione nel malware payload.

CONCLUSIONI OPERATIVE

Non è Skynet.

È il fondamento su cui Skynet potrebbe essere costruito da qualcun altro, senza l’intenzione originale di Steinberger e Schlicht. Il rischio è **structural, not intentional**. La governance deve anticipare, non rincorrere.

Raccomandazioni:

1. **Monitoring passivo continuato** ($MOLT on-chain flows, OpenClaw GitHub commit patterns, Moltbook user base growth)

2. **A2A guardrails standardization** (spingere IETF, Linux Foundation, OWASP per requisiti minimi: auth, audit, rate-limit)

3. **Algo-Law framework** (estendere DoD CC SRG IL4/IL5 requisiti a piattaforme civili agent-based)

4. **IC escalation only if:** (a) $MOLT >$50M+ sostenuto 30+ giorni, (b) Moltbook uso per disinformation campaigns coordinato-scalato, (c) OpenClaw supply chain compromise (backdoor in dependencies)

Autore

**Cesare Semovigo** è analista OSINT L4/L5 specializzato in AI orchestration, cybersecurity e geopolitica e tech.

Studia minacce emergenti da sistemi autonomi.

*Tutti i dati, grafici e codice Python disponibili su richiesta per peer review. Classificazione: UNCLASSIFIED // FOR OFFICIAL USE ONLY (FOUO) su richiesta a italiaeilmondo@proton.me

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La deterrenza che non c’è_di WS

Questo articolo ( https://italiaeilmondo.com/2026/01/31/il-missile-khalij-e-fars-e-le-capacita-missilistiche-iraniane-dopo-la-guerra-dei-dodici-giorni-unanalisi-osint-rigorosa_di-cesare-semovigo/) mi sembra assai “orientato”; se realmente U$rael avesse degradato le capacità offensive iraniane non avrebbe proposto poi “il cessate il fuoco”.

In realtà al termine dei “dodici giorni” per quanto fossero state “degradate” le capacità offensive iraniane, erano  state “degradate” ancor di più le capacità difensive di Israele ragion per cui,  prolungare lo scontro, sarebbe stato più dannoso per quest’ultimo.

La questione è infatti molto semplice . U$rael se vuole chiudere la “minaccia iraniana” DEVE

1) o comprarsi una buona parte delle elite iraniana ( modello “mossadeq 1953”) 

2 ) o  trovare gli “ascari” ( curdi , arabi , turchi o azeri ) che okkupino l’ Iran per LORO

Entrambi programmi alquanto complessi perché si tratta alla fine di frantumare l’ Iran per faglie etniche; lasciandolo altrimenti “intero” le “leggi ferree della geopolitica” lo renderebbero  sempre comunque un attore regionale insopprimibile, come hanno dimostrato le due “rivoluzioni” strategicamente FALLITE create dagli americani nel 1953 e nel 1979

E tutto questo senza alcun intervento di Russia/Cina; oggi Russia/ Cina NON potrebbero permettersi l’astensione.

  Caso mai quindi qui le questioni sono diverse , cioè:

1) Perché l’ Iran non ha seguito la strada della NordKorea ? Perché non si è creato non dico “la bomba” ( cosa OVVIA ) ma una completa filiera tecnoscientifica in ambito militare ?

Non solo l’ Iran dispone di risorse proprie che la NK non ha, ma ha certamente anche  una buona struttura scientifica convalidata dal numero di STEM che “laurea ” tutti gli anni.

 E’ ad esempio incredibile che l’ ‘Iran  non abbia una sua  industria elettronica  e debba ancora procurarsi in Cina i “precursori chimici” per i  combustibili  dei suoi razzi.

 La mia risposta a questa domanda è semplice.  E’ il peso del clero, soprattutto    di quello  azero , che detiene l’ amministrazione dello stato e che è anche la  Grande Borghesia che anela a vivere all’ occidentale mentre ipocritamente afferma la “purezza” religiosa sciita.

 

All’affermazione definitiva di questa elite “compradora” resta solo il “diaframma” kameney, saltato il quale però non è assolutamente certo che questa elite  di  ricchi preti   possa poi realmente gestire il paese nel senso voluto da U$rael.

La seconda domanda invece è : perché l’ Iran  cerca   sempre   disperatamente  un  appeasement   con chi lo  vuole  “morto”?

La  prima spiegazione  è ovvia.  E’  appunto   l’ elite  “compradora” iraniana  che ha  questa  assoluta necessità  , perché   da uno  stato  conflittuale dichiarato essa ha soltanto  da perdere,   sia  quando  il conflitto   è “  freddo”  come adesso  ( perché   essa  non ha niente   da “comprare” )   sia , e a maggior  ragione,  da uno  stato   di   guerra “  calda”    laddove  essa   rischia  anche  di perdere il proprio potere a   vantaggio  di  forze  più nazionaliste  e popolari.

Ma ce ne è anche un’ altra. Ci sono le pressioni in tal senso  che l’ Iran  riceve  dai  suoi unici “amici”  Russia  e Cina

Queste ultime infatti  non vogliono    la WW3  ,   e soprattutto la Cina non  vuole   di certo la fine  della  globalizzazione.  Quindi   “ gli amici”  faranno  di tutto  perché  questa  WW  avvenga più  tardi possibile  per le  ragioni   che qui  sono   già  state  dette  diverse  volte.

Ma  questo   continuo   “  fare  da nesci”    di  Russia  Cina e  anche Iran però pone per tutti e  tre   gravissimi problemi   di  deterrenza .

Se infatti,  “cercare  un  accordo”  è  l’ unica  risposta fattuale    che   riceve   chi  ti provoca, anche  quando  ti colpisce  sempre più direttamente , l’ unico   risultato che puoi ottenere  è  che costui   ti  colpirà   sempre di più e  sempre più spesso     dosando  la sua  aggressività   solo  secondo le sue problematiche.

Il mondo quindi si avvita paradossalmente   verso una guerra mondiale  per una  deterrenza   che NON  c’è . 

  E  l’ Iran  ne farà per primo le spese  perché  non ha quella   deterrenza   nucleare   che  ci  ha dato  la pace   finché è  durata  l ‘ URSS  e che ancora  trattiene    gli U$A   da aggredire frontalmente   Russia  e Cina  ma che OVVIAMENTE  non li  tratterrà  dall’ aggredire  frontalmente l’ Iran.

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Davos ha dichiarato la morte del “Vecchio Mondo”, ma ecco uno sguardo al “Nuovo Mondo”/Le prospettive di Yan Xuetong sulla competizione tra Cina e Stati Uniti nel 2035_di Fred Gao

Davos ha dichiarato la morte del “Vecchio Mondo”, ma ecco uno sguardo al “Nuovo Mondo”

È caratterizzata dal transazionalismo. Trump ne è entusiasta. Si adatta a Xi. E Hong Kong offre uno sguardo a quel futuro in cui il potere finanziario regna sovrano.

George Chen27 gennaio
 LEGGI NELL’APP 
 
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Il vicepremier He Lifeng tiene un discorso durante la riunione annuale del World Economic Forum a Davos, in Svizzera, martedì. Foto: AFP

“Il vecchio mondo è ormai scomparso, è chiaro. Ma qual è il nuovo mondo? Non lo sappiamo ancora”, ha affermato Zhu Min, stimato economista cinese ed ex vicedirettore generale del Fondo Monetario Internazionale. Zhu ha rilasciato questa affermazione quando gli è stato chiesto delle sue impressioni sul World Economic Forum, tenutosi la scorsa settimana a Davos, in Svizzera.

Quest’anno, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato al centro dell’attenzione a Davos, promuovendo il suo programma “America First” su una serie di questioni: dalle risorse naturali (e perché, ad esempio, Venezuela e Groenlandia sono importanti per gli interessi americani), alla pace nel mondo, con il lancio del “Board of Peace”. Elon Musk lo ha in parte deriso chiamandolo ” Board of Piece “, sottintendendo l’ambizione di Trump di conquistare il mondo “pezzo per pezzo”.

In confronto, la Cina non ha inviato il suo leader Xi Jinping, ma piuttosto il vicepremier He Lifeng, da tempo noto come figura chiave nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina. Ha usato il suo discorso di Davos per promuovere l’agenda economica cinese, affermando che Pechino avrebbe continuato ad accogliere investimenti stranieri. Almeno sulla carta, He ha fatto sembrare la Cina più un difensore del libero scambio e del multilateralismo, avvertendo persino che il mondo non può tornare alla “legge della giungla”.

Come se il discorso di He non fosse stato abbastanza convincente su chi possa ancora attrarre attenzione e capitali globali, il pranzo a porte chiuse organizzato da Pechino a Davos ne ha offerto un’ulteriore prova. Tra gli invitati figuravano, tra gli altri, il CEO di Apple Tim Cook, il CEO di JPMorgan Chase Jamie Dimon, il fondatore di Bridgewater Associates Ray Dalio, il CEO e presidente di FedEx Raj Subramaniam, il CEO di Mastercard Michael Miebach.

Mi risulta che almeno un’altra mezza dozzina di CEO americani abbiano cercato di assicurarsi un posto al pranzo, senza però ottenere un invito. Il pranzo è diventato rapidamente noto come l’evento privato “a cui era più difficile accedere” a Davos.

Dopo aver ascoltato queste due visioni molto diverse del “nuovo ordine mondiale” delineate dagli Stati Uniti e dalla Cina, molti partecipanti a Davos se ne sono andati con più domande che risposte, proprio come Zhu, che si chiedeva: qual è il nuovo mondo?

Per Trump, il “nuovo mondo” riguarda molto più il G2 che il G20. A Davos, Trump ha affermato che visiterà Pechino ad aprile – un viaggio che Trump sembra desideroso di promuovere – mentre il Ministero degli Esteri cinese ha risposto quasi immediatamente che non c’è nulla di confermato. Prevediamo che Trump probabilmente mostrerà di più il suo lato “imprenditore” durante il suo viaggio in Cina, spingendo per ulteriori accordi, come l’acquisto da parte di Pechino di più soia, aerei Boeing e forse più chip come l’H200 di Nvidia, soprattutto perché Trump ritiene di aver fatto un favore a Xi Jinping eliminando alcune restrizioni all’esportazione di chip avanzati verso la Cina.

Anche il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent era a Davos e ha incontrato He, il suo omologo cinese. L’incontro ha contribuito a mantenere le relazioni bilaterali sulla buona strada in vista della visita di Trump in Cina, prevista per aprile. È probabile che nei prossimi mesi si svolga un altro round di negoziati per definire l’agenda dei leader su questioni “non sensibili” prima di aprile.

Tutto questo – i discorsi, i segnali e persino l’attenta coreografia attorno alla potenziale visita di Trump – mi porta a concludere che, almeno per ora, il nostro “nuovo mondo” è sempre più di natura transazionale. Questo cambiamento si inserisce perfettamente nel progetto “America First” di Trump e potrebbe non essere una cattiva notizia nemmeno per la Cina, dato che Xi ha dimostrato di essere un leader molto pragmatico su molte questioni globali.

Pochi luoghi illustrano il passaggio verso un’era più transazionale di Hong Kong. Quando Hong Kong ha promulgato la sua controversa Legge sulla Sicurezza Nazionale nel 2020, a seguito delle massicce proteste del 2019, alcuni investitori e analisti hanno rapidamente concluso che i giorni di Hong Kong come centro finanziario globale fossero finiti.

Tornando a Davos, la scorsa settimana, il “padiglione di Hong Kong” guidato dal Segretario alle Finanze di Hong Kong, Paul Chan, era completamente gremito. Tra gli ospiti illustri del pranzo c’erano l’ambasciatore uscente dell’Australia negli Stati Uniti, Kevin Rudd, e il vice primo ministro della Cambogia, Sun Chanthol, secondo i comunicati stampa ufficiali del governo di Hong Kong .

I contatti che hanno partecipato al pranzo di Hong Kong hanno notato la presenza di numerosi banchieri e gestori patrimoniali di alto livello, alcuni dei quali hanno persino cercato di farsi un selfie con Chan. Hong Kong ha registrato un’ottima performance nel 2025: ha riconquistato la sua posizione di principale mercato IPO al mondo ed è sulla buona strada per superare la Svizzera e diventare il principale hub di ricchezza al mondo in termini di asset totali in gestione. Le libertà civili a Hong Kong sono una storia molto diversa, ma il “nuovo mondo” sembra premiare il potere finanziario in un contesto globale sempre più transazionale.

In questo senso, Hong Kong potrebbe offrire un esempio di come potrebbe apparire il “nuovo mondo”.

Ricordo quando Hong Kong tornò sotto il dominio cinese nel 1997, un fumetto sul South China Morning Post con la didascalia: “Stiamo zitti e facciamo soldi”. Anche se non sto cercando di spiegare a Zhu come sarà il “nuovo mondo”, non posso fare a meno di pensare a quel fumetto e a cosa implicasse per il futuro di Hong Kong.

Forse sappiamo già come sarà il “nuovo mondo”, ma pochi di noi vogliono ancora confrontarsi con la realtà.

(George Chen è Partner e Co-Presidente della Digital Practice presso The Asia Group (TAG). Questo articolo segna il debutto della sua rubrica “Front Row with George Chen” per i clienti di TAG AI. Per saperne di più su TAG AI, visita https://theasiagroup.com/tagai/ )

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Le prospettive di Yan Xuetong sulla competizione tra Cina e Stati Uniti nel 2035

Un importante studioso realista cinese prevede una nuova era di intensa ma gestita competizione strategica, in cui la parità di potere favorisce la stabilità, non la guerra

Fred Gao27 gennaio
 LEGGI NELL’APP 

Per la puntata di oggi, vorrei introdurre l’analisi del professor Yan Xuetong (阎学通) , uno dei più influenti studiosi di relazioni internazionali in Cina e una delle voci più autorevoli del pensiero realista. Yan è professore emerito e presidente onorario dell’Istituto di Relazioni Internazionali dell’Università Tsinghua. Ha conseguito il dottorato di ricerca in scienze politiche presso l’Università della California, Berkeley, nel 1992. È autore di numerosi libri, tra cui ” Leadership and the Rise of Great Powers “ e ” Inertia of History: China and the World in the Next Ten Years” . Il suo lavoro teorico sul “realismo morale” (道义现实主义) ha suscitato un notevole dibattito sia in Cina che a livello internazionale.

Il professor Yan Xuetong

In questo libro, il professor Yan ha previsto lo scenario competitivo tra Cina e Stati Uniti per il 2035. Sostiene che una competizione intensa non significa necessariamente guerra. Con il restringimento del divario di potere, suggerisce, entrambe le parti potrebbero sviluppare maggiore cautela, una più chiara comprensione reciproca delle rispettive strategie e meccanismi più solidi per gestire la rivalità.

Il professor Yan non prevede il trionfo cinese o il crollo americano. Piuttosto, immagina un mondo in cui la credibilità americana si è erosa, non a causa delle azioni della Cina, ma a causa della volatilità politica americana stessa. Lo spettro dell'”America First” (o dell'”America Alone”) che si ripresenta ogni quattro-otto anni, sostiene, modificherà radicalmente il modo in cui gli alleati calcolano le loro scommesse.

Altrettanto degna di nota è la sua valutazione delle potenze medie. Il Brasile che si avvicina sempre più a Pechino, la Russia che diventa un partner dipendente anziché un concorrente, il Giappone che si mostra più cauto e le potenze europee che cercano la neutralità: questi cambiamenti, se si concretizzassero, rappresenterebbero una profonda ristrutturazione dell’ordine post-Guerra Fredda.

Che si condividano o meno le proiezioni di Yan, il suo quadro di riferimento merita un approfondimento approfondito. In un’epoca in cui molti commenti oscillano tra trionfalismo e allarmismo, la sua intuizione offre un tentativo misurato di riflettere su come la competizione tra grandi potenze possa stabilizzarsi anziché degenerare in una spirale incontrollata.

Grazie per aver letto Inside China! Questo post è pubblico, quindi sentiti libero di condividerlo.

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Di seguito il pezzo completo:

https://mp.weixin.qq.com/s/yWZc3iwSyU00xDDzlMNM7w


La competizione strategica tra Cina e Stati Uniti sarà probabilmente molto intensa, sebbene meccanismi efficaci per gestirla possano già essere in atto, eliminando il rischio di una guerra diretta. Gli Stati Uniti avranno perso il loro chiaro vantaggio sulla Cina nelle relazioni strategiche tra grandi potenze. Le relazioni strategiche della Cina con Brasile e Russia saranno più forti di quelle degli Stati Uniti con questi due paesi. Germania e Francia adotteranno strategie di copertura relativamente neutrali nella competizione sino-americana. India, Giappone e Regno Unito manterranno legami strategici più forti con gli Stati Uniti che con la Cina, sebbene la loro disponibilità a partecipare attivamente al contenimento americano della Cina sarà diminuita. A quel punto, gli Stati Uniti avranno probabilmente perso la loro posizione di predominio internazionale.

Anche se le amministrazioni americane post-Trump modificassero la strategia unilaterale, il vantaggio degli Stati Uniti sulla Cina nella competizione strategica globale potrebbe non tornare ai livelli del 2022, ovvero il vantaggio strategico che il conflitto tra Russia e Ucraina ha conferito agli Stati Uniti. La competizione strategica sino-americana potrebbe rimanere intensa dopo la conclusione del secondo mandato di Trump, ma i due Paesi potrebbero stabilire nuovi meccanismi per gestire la concorrenza, creando una dinamica competitiva a lungo termine, stabile e senza conflitti.

1. Un nuovo equilibrio strategico sino-americano

Entro il 2035, la credibilità strategica internazionale degli Stati Uniti sarà inferiore a quella della Cina. Le politiche isolazioniste e protezionistiche di Trump avranno minato non solo la fiducia delle altre grandi potenze nella sua amministrazione, ma anche la loro fiducia nel governo americano per il decennio successivo. Se Trump dovesse modificare le norme politiche americane e rimanere al potere oltre il suo attuale mandato, le altre grandi potenze non avranno altra scelta che guardarsi dai suoi capricci, potenzialmente orientandosi verso la Cina e adottando strategie di copertura più esplicite. Anche se completasse il suo mandato nei tempi previsti, un nuovo leader americano potrebbe attenuare i sospetti delle altre potenze, ma faticherebbe a riportare la credibilità strategica americana ai livelli dell’era Biden. Durante l’amministrazione Biden, gli alleati e i partner strategici americani consideravano la prima amministrazione Trump un’aberrazione, credendo che l’America sarebbe tornata ad essere affidabile dopo Trump. La rielezione di Trump ha fatto capire a questi paesi che l’ascesa al potere di figure politiche del suo genere in America non sarebbe più stata un evento poco probabile nel prossimo decennio. Il sistema politico americano non dispone di alcun meccanismo per impedire l’emergere di tali leader. Se tali leader dovessero tornare, la politica estera americana non potrebbe garantire continuità: un cambio di leadership potrebbe produrre un cambiamento radicale. Entro il 2035, indipendentemente da quale partito detenga il potere negli Stati Uniti, gli alleati e i partner strategici americani potrebbero non essere più in grado di confidare nella coerenza della politica estera americana per oltre quattro anni. Al contrario, qualunque sia il loro rapporto con la Cina, tutti i Paesi riconosceranno che la politica estera cinese è più coerente di quella americana e che la cooperazione con la Cina è più sostenibile e affidabile di quella con gli Stati Uniti.

Entro il 2035, l’influenza politica ed economica internazionale della Cina potrebbe rivaleggiare con quella americana. La filosofia diplomatica unilateralista dell'”America First” potrebbe ancora influenzare i decisori americani. La politica estera unilateralista dell'”America First” è fondata sul pensiero populista. Sebbene le correnti populiste potrebbero iniziare a scemare entro il 2035, il pensiero inerziale da esse creato potrebbe ancora influenzare alcuni all’interno dei circoli decisionali americani. Durante il secondo mandato di Trump, il divario di potere tra Stati Uniti e Cina probabilmente si ridurrà, il che potrebbe rendere le successive amministrazioni americane ancora meno disposte ad assumersi responsabilità internazionali e più inclini a proseguire con i principi diplomatici unilateralisti.

Entro il 2035, che siano al potere Repubblicani o Democratici, i decisori americani probabilmente proseguiranno con strategie di “de-globalizzazione” piuttosto che ripristinare una politica estera orientata alla globalizzazione. Il primo mandato di Trump ha avviato politiche di de-globalizzazione; dopo l’insediamento di Biden, i documenti ufficiali del governo americano hanno gradualmente ridimensionato il termine “globalizzazione”. Il secondo mandato di Trump rafforzerà le politiche di de-globalizzazione per altri quattro anni, rendendo difficile per le successive amministrazioni americane ripristinare la globalizzazione come principio strategico. A differenza degli Stati Uniti, i decisori cinesi ritengono che l’ascesa della Cina abbia beneficiato della globalizzazione economica, quindi nel prossimo decennio il governo cinese continuerà probabilmente a promuovere la globalizzazione economica come principio diplomatico. Se la Cina persisterà nella globalizzazione economica per un altro decennio mentre l’America persisterà nella de-globalizzazione per un altro decennio, entro il 2035 tutte le altre grandi potenze potrebbero adottare strategie di cooperazione economica con la Cina per cavalcare l’onda della rapida crescita dell’economia digitale cinese. I loro volumi commerciali con la Cina potrebbero superare quelli con gli Stati Uniti.

Entro il 2035, l’attrattiva politica internazionale degli Stati Uniti potrebbe non essere più nettamente superiore a quella della Cina. L’imitazione reciproca delle strategie dei concorrenti è un fenomeno comune nella competizione tra grandi potenze, poiché le persone in genere credono che imitare i metodi vincenti di un avversario possa produrre risultati simili. Ad esempio, nel contesto del divario sempre più ridotto tra Cina e Stati Uniti nella tecnologia digitale, l’amministrazione Biden ha adottato una strategia di ricerca modellata sul nuovo sistema nazionale cinese, una strategia che combina il sostegno governativo con incentivi di mercato. Il governo americano ha introdotto politiche a sostegno delle imprese americane di innovazione tecnologica, approvando il CHIPS and Science Act per fornire sussidi politici all’industria dei semiconduttori. Dopo il ritorno di Trump al potere, il governo americano ha iniziato a imitare la Cina anche in alcuni ambiti della governance sociale. Seguendo il modello delle grandi potenze che si emulano a vicenda, più il divario di potere nazionale complessivo tra Cina e Stati Uniti si ridurrà nel prossimo decennio, più i decisori americani imiteranno le pratiche del governo cinese. Entro il 2035, le politiche interne dei governi cinese e americano potrebbero essere più simili di quanto non siano oggi: alcuni lo chiamano “sviluppo omogeneo”. Rispetto alla Cina, gli Stati Uniti potrebbero non avere più un chiaro vantaggio in termini di appeal politico internazionale.

Entro il 2035, gli Stati Uniti potrebbero avere ancora più partner militari della Cina, ma la loro stretta cooperazione con l’America sarà probabilmente più debole rispetto al 2024, con forse solo una manciata di paesi che collaboreranno attivamente al contenimento militare americano della Cina. Dopo lo scoppio del conflitto russo-ucraino nel 2022, gli alleati militari degli Stati Uniti hanno collaborato attivamente al contenimento americano della Cina perché la Cina non ha condannato la Russia. Entro il 2035, anche se il conflitto russo-ucraino non fosse formalmente terminato, potrebbe essersi ridotto a scontri su piccola scala. A quel punto, gli alleati militari degli Stati Uniti potrebbero essersi stancati della guerra prolungata e aver adattato la loro politica estera complessiva per porre maggiore enfasi sulla cooperazione economica con la Cina. Entro il 2035, la portata delle importazioni cinesi di beni e servizi dagli alleati americani potrebbe essere molto maggiore di oggi. Per interessi economici personali, questi paesi potrebbero essere meno disposti a coinvolgersi nei conflitti strategici sino-americani nell’Asia orientale. Entro il 2035, la Cina continuerà probabilmente ad aderire al suo principio di non allineamento e, in assenza di alleati strategici, potrebbe avere ancora meno influenza sugli affari di sicurezza internazionale rispetto all’America.

2. Intensa competizione strategica sino-americana ma basso rischio di guerra

Entro il 2035, la corsa agli armamenti sino-americana potrebbe essere piuttosto intensa, ma le due parti probabilmente manterranno uno stato di non guerra. Nel prossimo decennio, il divario tra gli equipaggiamenti militari cinesi e americani, sia in termini di scala che di qualità, potrebbe ridursi ulteriormente, rafforzando la deterrenza reciproca e quindi potenzialmente rafforzando la cautela di entrambe le parti nel prevenire la guerra. In teoria, più le capacità militari dei concorrenti sono simili, più forte è il desiderio di entrambe le parti di migliorare il proprio vantaggio militare e più intensa diventa la corsa agli armamenti. L’intelligentizzazione delle armi è una tendenza fondamentale dell’era digitale; con l’aumentare dell’intelligence degli equipaggiamenti militari, emergeranno inevitabilmente nuove richieste di riforma militare. Entro il 2035, la corsa agli armamenti sino-americana si concentrerà probabilmente non solo sull’aggiornamento dell’intelligence degli equipaggiamenti militari, ma potrebbe anche includere importanti riforme delle strutture organizzative militari. Quanto più intensa sarà la corsa agli armamenti, tanto maggiori saranno i timori di guerra di entrambe le parti, al punto che potrebbero fare della prevenzione della guerra diretta e dell’escalation il fulcro del loro dialogo militare. Tuttavia, il dialogo militare in quel periodo potrebbe essere stato limitato ad alti livelli, dato che entrambe le parti non avevano ancora scambi militari a più livelli.

Entro il 2035, l’intensa competizione sino-americana nel cyberspazio sarà probabilmente diventata una normalità, con la definizione di alcune norme bilaterali per la gestione della concorrenza nel cyberspazio. Attualmente, sono relativamente poche le norme internazionali che limitano il comportamento nel cyberspazio. Nel prossimo decennio, la competizione strategica sino-americana nel cyberspazio diventerà sempre più intensa, potenzialmente superando la concorrenza nello spazio fisico. Per evitare che gli attacchi informatici si trasformino in conflitti militari nello spazio fisico, entro il 2035 Cina e Stati Uniti potrebbero aver stabilito alcune norme per la gestione della concorrenza nel cyberspazio. Entrambe le parti potrebbero competere per il predominio nel cyberspazio, impedendo congiuntamente alla concorrenza di degenerare in una spirale incontrollata e causare una catastrofe globale.

Oggi, l’IA si sta evolvendo verso l’AGI (Intelligenza Artificiale Generale), e c’è una reale possibilità che l’AGI possa agire contro la volontà umana e causare una catastrofe globale. I ricercatori ritengono che gli impatti negativi dell’AGI includano uso improprio, disallineamenti, incidenti e rischi strutturali. Le conseguenze catastrofiche dei rischi dell’AGI potrebbero rivaleggiare con l’inverno nucleare. Entro il 2035, Cina e Stati Uniti potrebbero aver raggiunto standard internazionali per l’innovazione e l’applicazione delle tecnologie di IA e AGI, comprese le applicazioni nel cyberspazio e nel mondo fisico. Le capacità tecnologiche digitali di Cina e Stati Uniti potrebbero superare di gran lunga quelle di altri Paesi, e entrambi potrebbero adottare un approccio principalmente bilaterale e secondariamente multilaterale per stabilire standard per il cyberspazio, l’IA e l’AGI, utilizzando i risultati dei negoziati bilaterali come modelli per promuovere a livello globale e cercare supporto multilaterale. Questo potrebbe assomigliare al percorso attraverso il quale Stati Uniti e Unione Sovietica hanno introdotto norme di non proliferazione nucleare.

Entro il 2035, le strategie di competizione strategica sino-americana potrebbero essere molto simili, con entrambe le parti concentrate sulla prevenzione della guerra diretta. I concorrenti con maggiori divari di potere adottano strategie più divergenti: la parte più forte favorisce strategie di rapida vittoria, mentre la parte più debole preferisce una guerra prolungata per superare la forza attraverso la debolezza; i concorrenti di forza comparabile tendono alla reciprocità, utilizzando i metodi dell’altro contro di loro. Quando Trump ha lanciato la guerra commerciale contro la Cina nel 2018, la Cina ha adottato contromisure proporzionate. Nel 2025, quando Trump ha lanciato un’altra guerra commerciale contro la Cina, non si aspettava che questa volta la Cina avrebbe adottato contromisure reciproche decise. Entro il 2035, il divario di potere nazionale complessivo tra Cina e Stati Uniti potrebbe essere molto più ridotto di oggi e la somiglianza delle loro strategie competitive potrebbe aumentare. La somiglianza strategica significa che entrambe le parti condividono una comprensione comune degli obiettivi di una determinata strategia, della sua logica di fondo e delle sue tattiche specifiche. Il rischio di una guerra diretta derivante da un’incomprensione delle intenzioni strategiche dell’altro potrebbe essere relativamente basso. L’esperienza storica dimostra che il rischio che la competizione strategica tra Stati Uniti e Unione Sovietica sfociasse in una guerra era più elevato all’inizio della Guerra Fredda rispetto al periodo successivo: all’inizio, entrambe le parti temevano lo scoppio della Terza Guerra Mondiale, mentre nel periodo successivo la preoccupazione era minore. In effetti, il rischio che la competizione strategica tra Stati Uniti e Unione Sovietica sfociasse in una guerra era molto più basso dopo che entrambe le parti avevano raggiunto un relativo equilibrio strategico. Questo non significa che la competizione strategica sino-americana diventerà meno intensa entro il 2035, ma piuttosto che, pur rimanendo intensa, sarà più certa, più prevedibile e meno probabile che si trasformi in una guerra.

Entro il 2035, né la Cina né gli Stati Uniti potranno continuare a citare le differenze ideologiche come giustificazione per la competizione strategica. Dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, periodi di grave conflitto ideologico sino-americano hanno incluso gli anni ’50, gli anni ’60, i primi anni ’90 e il periodo 2015-2024. Ciò indica che, date le immutate differenze ideologiche, Cina e Stati Uniti possono impegnarsi in un confronto ideologico o ignorarle. L’esperienza della competizione tra grandi potenze dalla Seconda Guerra Mondiale in poi dimostra che le differenze ideologiche non portano automaticamente a un confronto ideologico: la chiave sta nel fatto che i decisori scelgano di sfruttarle a fini conflittuali. Entro il 2035, il pragmatismo potrebbe influenzare i decisori cinesi e americani più dell’ideologia politica; potrebbero preferire il raggiungimento di significativi interessi nazionali a basso costo piuttosto che spendere enormi risorse nazionali per principi ideologici. La competizione strategica sino-americana avrà un carattere più realistico e meno ideologico.

Entro il 2035, le dinamiche della competizione economica sino-americana potrebbero assomigliare più a quelle del 2024 che a quelle del 2025, risultando più razionali. Le tattiche estorsive di stampo mafioso adottate da Trump nel suo secondo mandato comportavano il rischio di far degenerare la competizione economica sino-americana in un conflitto militare. La sua disponibilità a impiegare metodi così pericolosi derivava dal divario ancora sostanziale nel potere nazionale complessivo tra Cina e Stati Uniti. Entro il 2035, il divario nel potere nazionale complessivo sino-americano, in particolare nelle capacità di equipaggiamento militare, potrebbe essersi ridotto significativamente. A quel punto, il governo americano probabilmente non oserà adottare le pericolose politiche di concorrenza di Trump e tornerà a un percorso controllato di competizione economica, riducendo potenzialmente il rischio che la competizione economica sino-americana si trasformi in un conflitto militare. La competizione sino-americana è globale – separare la politica dall’economia è impossibile – ma impedire che il conflitto economico si trasformi in un conflitto militare è realizzabile.

3. Allineamento strategico tra Cina e Stati Uniti

Nel prossimo decennio, la stragrande maggioranza dei Paesi dovrà probabilmente affrontare la sfida a lungo termine di schierarsi tra Cina e Stati Uniti. Entro il 2035, schierarsi tra Cina e Stati Uniti su questioni specifiche sarà probabilmente diventato un fenomeno internazionale normalizzato. Tuttavia, in termini di relazioni strategiche generali, Brasile e Russia saranno probabilmente i partner strategici della Cina, Francia e Germania potrebbero adottare strategie di copertura relativamente neutrali e India, Giappone e Regno Unito potrebbero scegliere strategie di copertura orientate verso gli Stati Uniti.

Brasile

Entro il 2035, il governo brasiliano probabilmente si schiererà fermamente con la Cina, anziché limitarsi a fare da scudo tra Cina e Stati Uniti, rendendo la cooperazione sino-brasiliana più solida e affidabile rispetto al 2024. Cina e Brasile sono geograficamente distanti, non hanno contraddizioni strategiche ed entrambi affrontano pressioni strategiche per rispondere all’egemonia americana: l’attuale cooperazione strategica potrebbe continuare fino al 2035. Entro il 2035, la maggiore minaccia alla sicurezza informatica del Brasile arriverà molto probabilmente dagli Stati Uniti. Sia nella protezione della sicurezza informatica che nello sviluppo dell’economia digitale, il Brasile avrà bisogno del supporto tecnologico cinese e molto probabilmente adotterà il sistema di standard tecnici cinese. La cooperazione economica e tecnologica tra Brasile e Cina probabilmente supererà di gran lunga quella tra Brasile e Stati Uniti. La cooperazione sino-brasiliana nel cyberspazio potrebbe anche promuovere una maggiore cooperazione bilaterale negli affari internazionali multilaterali. Entro il 2035, la quota delle economie dei paesi BRICS nell’economia globale sarà probabilmente maggiore rispetto al 2024 e il Brasile potrebbe porre maggiore enfasi sulla cooperazione con la Cina nel quadro dei BRICS. Entro il 2035, il Brasile sarà molto probabilmente il più fedele sostenitore della Cina tra le principali nazioni del Sud del mondo. Allo stesso tempo, la Cina potrebbe diventare il partner strategico più importante del Brasile.

Le relazioni strategiche del Brasile con gli Stati Uniti potrebbero peggiorare nel 2035 rispetto al 2024. Indipendentemente dal partito americano al potere, il declino della leadership globale americana porterà probabilmente i decisori americani ad adottare strategie di ridimensionamento entro il 2035. Il ridimensionamento americano dalla dimensione globale a quella continentale potrebbe intensificare le contraddizioni strategiche con il Brasile in America Latina. Affinché l’America possa aumentare il suo predominio sul Sud America, deve inevitabilmente compromettere la posizione di leadership regionale del Brasile. Le minacce alla sicurezza informatica degli Stati Uniti nei confronti del Brasile probabilmente si intensificheranno ulteriormente: le preoccupazioni in materia di sicurezza informatica non solo incidono sulla sicurezza nazionale, ma incidono direttamente anche sulla sicurezza del regime per chi detiene il potere. Il governo brasiliano è da tempo diffidente nei confronti delle interferenze americane negli affari interni del Paese. Entro il 2035, l’ostilità tra Brasile e Stati Uniti potrebbe essere maggiore rispetto al 2024.

Russia

Entro il 2035, la Russia probabilmente si schiererà dalla parte della Cina, sebbene il livello di confronto strategico con gli Stati Uniti potrebbe essere inferiore rispetto al 2024. Avendo imparato dal conflitto tra Russia e Ucraina, il governo russo potrebbe diventare più cauto nel coinvolgimento in guerre e spostare il suo focus strategico nazionale sullo sviluppo economico. In un’epoca in cui l’economia digitale è diventata la principale fonte di ricchezza mondiale, il governo russo ha bisogno di assistenza internazionale per migliorare la sua economia digitale, in forte ritardo. Tuttavia, a causa del conflitto tra Russia e Ucraina, entro il 2035 la Russia potrebbe ancora trovare difficile avviare una cooperazione tecnologica sostanziale con Stati Uniti, Germania e Giappone. Sebbene la Russia possa anche temere l’eccessiva dipendenza dalla tecnologia digitale cinese, non ha un’opzione più vantaggiosa della cooperazione tecnologica con la Cina. Per accelerare la crescita della ricchezza e migliorare le capacità di sicurezza informatica, la Russia potrebbe fare della Cina il suo partner strategico più importante.

Le relazioni strategiche tra Russia e Stati Uniti nel 2035 saranno probabilmente caratterizzate da reciproca diffidenza piuttosto che da competizione o confronto strategico. Entro il 2035, il divario di potere nazionale complessivo tra Russia e Stati Uniti si sarà ulteriormente ampliato; la componente più forte del potere nazionale russo – la forza militare – potrebbe non essere più allo stesso livello di quella americana. Ciò significa che la Russia non ha la forza fondamentale per competere con gli Stati Uniti e l’America potrebbe prestare ancora meno attenzione alle sue relazioni strategiche con la Russia. Imparando dal conflitto tra Russia e Ucraina, la Russia deve concentrarsi sul progresso della tecnologia digitale, mentre gli Stati Uniti non saranno disposti a vedere la Russia migliorare l’intelligence del suo equipaggiamento militare e potrebbero continuare a limitare il progresso tecnologico russo. Entro il 2035, né la Russia né gli Stati Uniti potrebbero avere il desiderio di sviluppare una cooperazione strategica o la motivazione a deteriorare ulteriormente le relazioni bilaterali: entrambi potrebbero essere strategicamente diffidenti l’uno nei confronti dell’altro piuttosto che in pieno scontro. Poiché le relazioni bilaterali non saranno una competizione strategica a somma zero e l’influenza del conflitto Russia-Ucraina sarà diminuita, il grado di scontro strategico tra loro sarà probabilmente inferiore rispetto al 2024.

Giappone

Le relazioni strategiche del Giappone con la Cina nel 2035 saranno probabilmente ancora inferiori a quelle con gli Stati Uniti, sebbene il Giappone possa adottare una strategia di copertura più equilibrata: “dipendenza economica dalla Cina, dipendenza per la sicurezza dagli Stati Uniti”. Poiché gli interessi di sicurezza militare hanno la priorità sugli interessi economici, le relazioni strategiche del Giappone con gli Stati Uniti rimarranno probabilmente molto più strette di quelle con la Cina. Nella cooperazione militare, la vicinanza del Giappone con gli Stati Uniti in quel momento potrebbe superare quella di Francia e Germania con gli Stati Uniti. A causa della sua forte dipendenza dalla protezione militare americana, il Giappone probabilmente sceglierà gli standard tecnici americani nella competizione sino-americana per la tecnologia digitale. Gli standard tecnici sono strettamente legati alle transazioni economiche: gli standard condivisi per la tecnologia digitale implicano che i volumi delle transazioni dell’economia digitale tra Giappone e Stati Uniti supereranno probabilmente quelli dell’economia digitale tra Cina e Giappone. Il Giappone potrebbe dipendere fortemente dagli Stati Uniti sia in termini di sicurezza informatica che di economia digitale, e l’inclinazione verso gli Stati Uniti rimarrà probabilmente la politica nazionale fondamentale del Giappone.

Tuttavia, per proteggersi dai cambiamenti improvvisi che potrebbero derivare dalle transizioni di governo americane, la disponibilità del Giappone a partecipare attivamente al contenimento americano della Cina sarà probabilmente inferiore rispetto al 2024. Sebbene le relazioni strategiche tra Giappone e Stati Uniti nel 2035 saranno ancora principalmente cooperative, la loro affidabilità sarà probabilmente inferiore rispetto al 2024. Entro il 2035, la scala economica del Giappone sarà non solo ulteriormente inferiore a quella della Cina, ma potrebbe anche essere inferiore a quella dell’India. Ciò significa che l’importanza economica del Giappone per gli Stati Uniti diminuirà. Quanto più le relazioni economiche tra Giappone e Stati Uniti si sposteranno in modo asimmetrico verso l’America, tanto più diseguale diventerà l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti del Giappone, che verrà sempre più considerato un seguace insignificante. Ciò influenzerà inevitabilmente la percezione dell’America da parte dell’opinione pubblica giapponese, generando potenzialmente risentimento. Negli anni ’70, quando le relazioni sino-americane passarono dal confronto alla cooperazione strategica, la comunità diplomatica giapponese la considerò una “diplomazia eccessiva” americana che scavalcava il Giappone, gettando una lunga ombra politica sul Giappone. Entro il 2035, la strategia di copertura del Giappone tra Cina e Stati Uniti si sarà avvicinata di più al centro rispetto al 2024, gestendo le relazioni con Cina e Stati Uniti in modo più imparziale.

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