Verità per Regeni? Verità su Regeni!_di Roberto Buffagni

Verità per Regeni?

“Verità per Regeni”? Vediamo un po’. Di verità sull’argomento ce n’è solo una briciola. Cominciamo da quella, poi passiamo alle ipotesi.

Briciola di verità

Regeni lavorava per una azienda privata di intelligence, la Oxford Analytica.[1] All’epoca dei fatti, il responsabile di Oxford Analytica è David Young, capo dell’équipe che per conto del presidente Nixon scassinò gli uffici del Partito Democratico al Watergate, facendosi beccare e innescando il processo che condusse all’impeachment e alle dimissioni dello statista repubblicano. Nel board, a fare da testimonials, ci sono John Negroponte[2], responsabile diretto dell’organizzazione degli squadroni della morte nell’America Latina anni Ottanta, e Sir Colin McColl[3], Control dell’MI6 (ora SIS) dal 1988 al 1994.

Regeni agente segreto?

Regeni non, ripeto non era un agente segreto. Per Oxford Analytica, Regeni lavorava da precario, in subappalto, stesso tipo di rapporto che intercorre fra un fattorino che consegna la pizza a domicilio e la catena di fast food che lo assume. Conforme a una plurisecolare tradizione di rapporti organici d’interscambio tra Oxbridge e servizi segreti britannici, il rapporto diretto con Oxford Analytica ce l’avevano i suoi professori di Cambridge, che utilizzavano i graduate students e i ricercatori come manovalanza a basso prezzo. Queste agenzie private di intelligence non sono la SPECTRE. Si fanno pagare a caro prezzo informazioni di secondo e terz’ordine, abbagliando gli acquirenti con i nomi di prestigiosi pensionati dell’intelligence. Siccome lavorano esclusivamente per il profitto economico, certo non si danno la pena di addestrare gli agenti sul campo, e tantomeno i fattorini come Regeni. Regeni infatti, a quanto risulta dalla semplice lettura dei giornali, non era stato neanche minimamente addestrato. Nei giorni precedenti il suo sequestro, ad esempio, agenti della sicurezza egiziana erano passati a casa sua per informarsi su di lui. Probabile che Regeni neanche lo sapesse, perché  non s’era creato una rete di sicurezza intorno alla sua abitazione (basta pagare qualcuno dei vicini e il portinaio, non ci vuole James Bond); oppure l’ha saputo e l’ha sottovalutato. Ignoranza e sottovalutazione in un contesto come l’egiziano, dove il governo è sottoposto a tensioni politiche interne e internazionali enormi, e mentre sono in ballo poste economiche e politiche immense (era stato scoperto un enorme giacimento di petrolio nelle vicinanze e andavano firmati i contratti per l’estrazione, e in Egitto c’è il canale di Suez) sono l’equivalente di un tentato suicidio, come sedersi a prendere l’aperitivo in corsia di sorpasso in autostrada.

Escludo poi ogni rapporto diretto tra Regeni e il SIS. Il SIS non aveva nessun bisogno di reclutare Regeni; più pratico e sicuro usarlo a sua insaputa, tanto c’erano i suoi prof. di Cambridge e dell’American University del Cairo a fargli fare quel ch’era utile facesse. I servizi d’informazione usano abitualmente il metodo della leva lunga: stare il più lontani possibile dal personale che usano, utilizzando intermediari, in modo da garantirsi la plausible deniability.[4] Regeni presentava anche il pregio di non essere cittadino britannico, e di essere quindi per antonomasia expendable: i servizi inglesi sono celebri, oltre che per la loro abilità, per la loro cattiveria abissale e il loro cinismo terrificante in un mondo dove i chierichetti non allignano. Si acquisti al modico prezzo di 9 euro The Secret Servant: The Life of Sir Stewart Menzies, Churchill’s Spymaster di Anthony Cave Brown[5] e si vedrà quel che intendo.

A maggior ragione escludo ogni rapporto diretto tra Regeni e AISE.  E’ vero che i servizi d’informazione italiani, dopo la sciagurata riforma e sostituzione del vecchio personale con il nuovo, sono molto peggiorati da tutti i punti di vista, anzitutto professionale: opera di Massimo D’Alema, il Signore si ricordi di lui al momento buono .

(Digressione: uno degli errori più gravi della riforma è stato smettere di pescare i quadri dalle FFAA, mentre l’addestramento e la selezione militari sono indispensabili se si vogliono quadri adeguati al servizio di spionaggio e controspionaggio. Esempio, Calipari. Io non credo a complotti o rappresaglie degli americani. Calipari, ottimo funzionario di polizia, è morto coraggiosamente proteggendo la Vispa Teresa Sgrena perché, non avendo formazione militare, ha fatto un errore blu in zona di operazioni. Al momento di esfiltrare la Sgrena ha privilegiato la velocità del mezzo, perché dove non si combatte, è effettivamente più sicuro fare così: la cosa importante è arrivare a destinazione sicura prima che l’opposizione riesca a organizzare una risposta e a intercettarti. In zona di operazioni, invece, e specialmente in quella zona di operazioni, salire in automobile civile e andare sparati = disegnarsi un bersaglio sul cofano, e infatti l’hanno centrato. E’ un errore che io, pur non essendo né  James Bond né von Clausewitz, non avrei fatto mai. Bastava prendere un autoblindo, andare a 40 kmh, e oggi Calipari sarebbe vivo e vegeto e potrebbe illustrare alla Sgrena alcune realtà fondamentali del mondo e della politica internazionale).

In sintesi: escludo un rapporto organico tra Regeni e l’Aise perché se fosse vero, l’Aise andrebbe subito gettato nelle fiamme dell’inferno in toto, in quanto composto esclusivamente da traditori o da minus habentes con QI inferiore a 80, essendo il risultato più che prevedibile dell’operazione in cui sarebbe stato coinvolto Regeni un colossale autogol per l’interesse nazionale italiano.

Pure ipotesi

Regeni studia sociologia a Cambridge. Viene mandato al Cairo, alla American University, celeberrimo centro di reclutamento dell’anglosfera per la classe dirigente egiziana e non solo. Lì fa ricerche di sociologia “embedded”, dice la professoressa Maha Abdel Rahman, la sua tutor[6]. Cosa vuole dire “embedded”? Vuole dire che non va in archivio e basta, ma frequenta ambienti sociali i più vari, registra posizioni politiche e progetti, prende indirizzi e telefoni, nomi di leader, etc. I professori di Cambridge vendono queste e altre informazioni a Oxford Analytica, che le ridistribuisce tra i suoi clienti. Non so se Regeni ci abbia guadagnato qualche soldo, magari sì magari no, ma non è questo il punto. Il punto è che le informazioni raccolte da Regeni sono anche la materia prima per chi organizza “rivoluzioni colorate” et similia. Le rivoluzioni colorate funzionano così: prima si fa leva sulle opposizioni liberali e occidentaliste buone, democratiche e non violente, poi si gioca la carta vera, perché la linea di faglia vera sta lì: la carta etnico-religiosa, che tanto liberale e non violenta non è (“democratica” forse, nel senso che trova largo appoggio tra le masse). L’impero britannico la carta etnico-religiosa contro i nazionalismi arabi e non solo la sta giocando da un duecento anni, non è una cosa nuova. Tra Fratelli musulmani e Gran Bretagna, per esempio, c’è un rapporto organico da sempre[7]. Il presidente democraticamente eletto dell’Egitto, prima di Al Sissi, era Muḥammad Mursī[8], del Partito Libertà e Giustizia, espressione politica dei Fratelli musulmani.

Non so se Regeni provasse simpatia ideologica per le “opposizioni democratiche”; probabilmente sì, visto che voleva pubblicare sul “il Manifesto”, che si è illustrato per l’appoggio ideologico alle “rivoluzioni colorate” in quanto le fa el pueblo che quando scende in piazza ha sempre ragione. Secondo me è una ideologia disastrosa, ma in questo caso l’ideologia è il meno. Il più è questo: che né Regeni aveva capito da solo, né i suoi mandanti gli avevano spiegato, che stava partecipando in prima linea a un’azione di guerra coperta (destabilizzazione) contro il governo egiziano. In guerra ci si fa male, molto male. E’ poi quasi certo che ci lasci la pelle se ci vai senza una minima preparazione, se passeggi lungo la linea del fuoco con il gelato in mano. Ora, perché Regeni non ci sia arrivato da solo non lo so. Perché  da giovani ci si sente invulnerabili? Perché uno studioso non è un uomo d’azione? Non lo so.  Ma i suoi mandanti, invece, lo sapevano eccome.

I suoi professori di Cambridge avevano sicuramente un rapporto diretto con l’agenzia privata di intelligence per cui lavoravano. Avevano sicuramente un rapporto o diretto, o indiretto attraverso l’agenzia privata, con il SIS[9]. Poi magari anche i suoi professori non si rendevano pienamente, emotivamente conto di quel che stavano facendo fare a Regeni, perché  un conto è andare sul campo, un conto fare analisi seduti nel proprio studio con il termosifone che ronfa: anche l’analista militare più spregiudicato, se non ha visto mai un morto ammazzato, se non si è mai sentito fischiare nelle orecchie una pallottola, stenta a mettersi nei panni del soldato in zona di combattimento. In questo campo, tra la teoria e la pratica c’è la stessa differenza che passa tra un manuale di educazione sessuale e un rapporto sessuale vero e proprio.

Il fatto è che a Regeni, i don e i fellows di Cambridge non gliel’hanno raccontata chiara. Non gli hanno detto, versione A: “Giulio, ti mandiamo sul campo a raccogliere dati in vista di una destabilizzazione del governo egiziano, siamo certi che ci andrai volentieri perché  gioverà alla tua carriera e perché così combatterai per la democrazia, il progresso e il bene del popolo egiziano.” Se gliel’avessero detto, magari Regeni, che non era stupido, ci pensava un attimo, si domandava a quali rischi andava incontro, quali coperture gli assicuravano sul campo, chiedeva perlomeno di essere addestrato a un mestiere che – lo avrà visto, qualche film di spionaggio! – sapeva non essere di tutto riposo, etc.

Gli avranno invece detto, versione B: “Giulio, sei proprio bravo, perché non approfondisci la tua ricerca entrando nel vivo della dialettica sociale egiziana? Gioverà alla tua carriera e darai un contributo al progresso sociale in Egitto.” Regeni non ha tradotto la versione B nella versione A, ha pensato che tutto sommato faceva solo della ricerca sociologica, anche più interessante e coinvolgente; che essendo straniero e occidentale, coperto da importanti istituzioni quali le università di Cambridge e American del Cairo, dalle diplomazie italiana, americana e inglese era al sicuro, ed è andato sulla linea del fuoco senza aver mai sparato un colpo neanche al poligono, senza aver visto una pistola tranne che in TV, e senza sapere sul serio che quella era la linea del fuoco: perché in una guerra coperta, la linea del fuoco è la strada sotto casa, l’edicola dove compri il giornale, il bar dove fai colazione la mattina, la tua camera da letto.

Così ha fatto una fine atroce, lasciando nella mente dei suoi genitori un’immagine di orrore senza nome che non si spegnerà mai finché resteranno vivi, e gli angoscerà la veglia e il sonno per sempre.

A occhio e croce, sono stati i servizi egiziani a torturare e uccidere Regeni. L’interrogatorio serviva a ottenere i nomi dei suoi contatti, e forse anche le intenzioni dei suoi mandanti, che probabilmente Regeni non conosceva: motivo più che sufficiente per spiegare la ferocia delle torture. Se ti chiedono una cosa che non sai, come fai a confessare? E come fa l’interrogante a esser certo che davvero non sai? Deve spingersi al punto da potersi dire, “se lo sapeva me l’avrebbe detto di sicuro”.

Il fatto che siano stati gli egiziani a ucciderlo non vuol dire che l’ordine sia partito dal governo egiziano. Intanto, di polizie più o meno segrete ce ne sono tante. Poi, un’eventuale operazione inglese ha potuto svolgersi così (pura ipotesi): gli inglesi fanno arrivare informazioni mezze vere mezze false su Regeni: lavora per gli inglesi (vero) è un personaggio importante che sa cose decisive (falso). Magari fanno filtrare l’informazione a una polizia egiziana che ha bisogno di fare bella figura o di fregare un corpo concorrente. Questi lo rapiscono, lo interrogano, ci vanno giù pesante perché sono sicuri che ne valga la pena, e quando capiscono che li hanno fregati e Regeni non sa un gran che, sono arrivati troppo in là e devono ucciderlo comunque. Poi danno incarico a qualcuno di farlo sparire – magari proprio a quelli che gli hanno passato l’informazione farlocca, perché “chi rompe paga e i cocci sono suoi”-  ma quel qualcuno è l’infiltrato degli inglesi che invece di far sparire il cadavere lo butta a lato strada e lo fa ritrovare.

Conclusione

La verità giuridica sul caso Regeni non si raggiungerà mai, perché contro l’accertamento delle prove c’è l’ostacolo insormontabile di interessi politici ed economici colossali. La verità storica va cercata anzitutto in Gran Bretagna, e solo in subordine in Egitto. La verità umana è che un giovane e intelligente italiano è stato ingannato, a fini di interesse economico personale e politico nazionale,  dai docenti britannici che avevano l’obbligo etico di proteggerlo – la parola tutor viene dal latino tueri, proteggere, custodire, difendere – e mandato a morire di una morte atroce[10]. Ai suoi genitori e a tutti i suoi cari, è stato inflitto un dolore incancellabile; e per di più, a loro insaputa essi sono stati coinvolti e strumentalizzati in una operazione d’intossicazione e d’ influenza, ordita dai principali responsabili della morte di Giulio Regeni,  volta a confondere le acque e a sviare l’attenzione del pubblico dalla realtà dei fatti, cioè da loro.

 

 

[1] http://www.lastampa.it/2016/02/16/esteri/regeni-a-londra-lavor-per-unazienda-dintelligence-Ue3kZmmArej9wuMH279t5J/pagina.html

 

[2] https://it.wikipedia.org/wiki/John_Negroponte

[3] https://wikispooks.com/wiki/Colin_McColl

[4] http://italiaeilmondo.com/2018/01/17/disinformazione-un-breve-vademecum_1a-parte-di-roberto-buffagni/

[5] https://www.amazon.it/Secret-Servant-Stewart-Churchills-Spymaster/dp/0718127455/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1543654420&sr=8-1&keywords=The+secret+servant%3A+the+life+of+Sir+Stewart+Menzies%2C+Churchill%27s+spymaster

[6] https://www.lastampa.it/2018/01/24/italia/la-tutor-di-cambridge-impose-a-regeni-di-affidarsi-a-unattivista-GNaS3l5g4Z0hroND31xCKP/pagina.html

[7] Tra mille, si legga questo articolo: https://www.counterpunch.org/2017/03/10/the-secret-to-our-nations-security/

[8] https://it.wikipedia.org/wiki/Mohamed_Morsi

[9] https://www.sis.gov.uk/

[10] http://www.lastampa.it/2016/02/19/esteri/giulio-regeni-mandato-allo-sbaraglio-dai-suoi-docenti-inglesi-sv1TscnNnGt3oBUwjPoz2H/pagina.html

 

http://italiaeilmondo.com/2018/11/27/chi-si-rivede-regeni-secondo-di-antonio-de-martini/

CHI SI RIVEDE: REGENI SECONDO, di Antonio de Martini

CHI SI RIVEDE: REGENI SECONDO.
Al servizio segreto di Sua Maestà

Un altro “ studente” trentunenne di una università britannica ( Cambridge?) incaricato di fare una “ ricerca” sulle “ primavere arabe” – stavolta in Yemen- è stato pizzicato dal controspionaggio degli EMIRATI ARABI UNITI e condannato da un tribunale di Abu Dahbi all’ergastolo con l’imputazione di spionaggio.

Un maldestro tentativo di svilire il tribunale e la sua sentenza da parte del ministro degli esteri inglese, Jeremy Hunt, ha provocato una secca reazione del governo che ha dato anche lo schiaffo morale della grazia ed espulsione al malcapitato, ma non stupido, studente-spia.

Invece di fare il martire ha confessato ed ha lasciato al suo governo il compito di tirarlo fuori dai guai. REGENI non essendo cittadino britannico, non ha potuto avvalersi di questa via di fuga.

Rimane quindi confermata la tattica britannica di mandare “studenti” a fare il lavoro che prima facevano fare ai “ giornalisti” e agli “ esploratori” – ormai non credibili e non creduti tali- e che gli americani invece affidano a “ missionari” e “ predicatori” per ragioni di parità di generi e di razza. ( i giornalisti sono in massima parte bianchi e la CIA ha una policy molto rigida in materia).

Qui di seguito trovate l’intera notizia di fonte BBC, ripresa anche da Euronews.

“UAE: British PhD Student Receives Pardon After Life Sentence
What Happened: British PhD student Matthew Hedges has received a pardon after an Abu Dhabi court sentenced him to life in prison for espionage, the BBC reported Nov. 26. Hedges was accused of spying on matters related to national security, including the United Arab Emirates’ operations in Yemen, on behalf of the British government.

Why It Matters: The court’s ruling had the potential to harm relations between the United Arab Emirates and the United Kingdom, especially after British Foreign Minister Jeremy Hunt voiced his criticism of the judgment. Hedges’ arrest and trial highlighted an increasingly hard stance by the United Arab Emirates on its security policy.

Background: Hedges had been conducting PhD research in the United Arab Emirates on how the Arab Spring has shifted Emirati national security and foreign policies. The academic, who was arrested in May as he was attempting to leave the country, was sentenced to life in prison on Nov. 21.

se non una, quattro verità, di Antonio de Martini

LA RETE “PROSPER” E LE GRANDI ESIGENZE DI DISINFORMAZIONE, IN INTELLIGENCE SONO SEMPRE TRIPLE.

Qualche amico mi considera anti-britannico pregiudiziale.
Ammiro gli inglesi sia individualmente che come popolo.

In base a questi stessi princìpi sto dalla parte dell’Italia bestemmiando in silenzio la sorte.
Per farvi capire meglio il modus operandi Inglese che quando fa la guerra, la fa per vincere e non per ” sedersi al tavolo della pace” vi racconterò la storia della rete PROSPER.

È lunga ma molto istruttiva. Buona per una domenica calma.

Durante la guerra, esisteva il SIS ( secret intelligence service) guidato dal colonnello Stewart Menzies e – una creazione di Churchill- il SOE ( special operation executive) comandato dal colonnello, poi generale, Colin Gubbins incaricato dei sabotaggi in Europa ( ” set Europe ablaze ” ordinò Sir Winston).

I due si odiavano e si scontravano regolarmente nel JIC ( joint intelligence committee) di fronte a Churchill.

PER ORGANIZZARE LA DISINFORMAZIONE SULLO SBARCO IN SICILIA, sentite quel che organizzo Menzies, maestro di inganni inarrivabile.

Henri Dericourt, responsabile dei voli segreti con la Francia, in specie la zona di Parigi, veicolava regolarmente e fortunatamente uomini e mezzi da e per la Resistenza e i suoi servigi erano equamente forniti a SIS E SOE all’insaputa del SOE.

Nell’estate 1943 il capo della rete PROSPER (1600 persone) fu chiamato a Londra, ricevuto da Churchill in persona che gli fece capire che qualcosa bolliva in pentola in tempi brevi.

Poi Menzies gli confidò che l’invasione della Francia del nord era imminente.

Forse suggerì un paio di date e invitò alla preparazione.
Hyundai
Il capo rete rientrato in Francia, mise in allarme tutto il ” reseau “e informò i capigruppo.

Furono catturati in 600 e quattrocento passati per le armi previa tortura da una informatissima Abweher.

Dericourt fu messo sotto inchiesta, ma giunsero ordini dall’alto che fermarono tutto.

MORALE:

a) Dericourt era fedele al SIS e mostrava ai tedeschi tutti i documenti del SOE in maniera da ottenere la loro fiducia e far passare, le ben più preziose informazioni del SIS, indenni le linee.

b) la rete PROSPER era stata ” venduta” in una con i capi rete convinti di conoscere la data dell’invasione ( il capo rete si fece uccidere mediante tortura senza parlare, ma uno o due dei sottoposti parlarono prima di morire col colpo alla nuca).

c) l’operazione serviva, nelle intenzioni del SIS, ad attirare i tedeschi nel nord della Francia mentre l’operazione sbarco era prevista in Sicilia.

d) a guerra finita, si scoprì che i tedeschi non avevano abboccato e non spostarono truppe verso nord, nemmeno in misura minima.

e) messo in crisi dalle eccessive perdite, il SOE fu messo in posizione defilata e data al SIS la precedenza nell’uso dei 18 aerei leggeri che eseguivano i voli notturni sulla Francia.

f) Gubbins accusò, in pieno JIC, Menzies di aver venduto ai tedeschi moltissimi agenti SOE. ( il 50% dei voli), ma senza esito. Anzi commise un errore: ammise le pesantissime perdite.

g) Cavendish Bentick che presiedette la riunione del JIC fu così convinto che il SOE si sarebbe vendicato del colpo basso ricevuto, sia in Francia che in Inghilterra, che ordinò a Victor Rothshild
lo scienziato che collaborava coi servizi, che “se fosse morto improvvisamente, si dovesse fare una autopsia”.

Menzies era intoccabile come Dericourt , anche dopo aver fatto ammazzare , scientemente e inutilmente, quattrocento agenti comandati da un eroico ufficiale. Inglese. Il suo nome era : maggiore FRANCES SUTTIL.

Serviva per sviare i sospetti di manipolazione se le vittime fossero state solo ” stranieri”.
Pare che il primo rifiuto di De Gaulle all’ingresso inglese nella Comunità Economica Europea, sia stato chiamato “il conto di PROSPER”.

Il motivo della intoccabilità di Menzies ? Enigma, il segreto che lo legava a Churchill ed altre pochissime persone e che assicurò la vittoria finale ad Albione.

Come spiegazione ufficiale della disinformazione fatta, si propinò la versione ufficiale del falso cadavere di un ufficiale inglese affiorato sulla costa iberica con in tasca una lettera tra capi militari inglesi che accennava a uno sbarco in Sardegna..

Da questa storiella ( operazione ” Mincemeat”) fu tratto il film “The man Who never was ” ( l’uomo che non è mai esistito) con Clifton Webb, presentato a Cannes nel 1956. L’anno della firma dei trattati di Roma.

Dal punto di vista tattico, le truppe ( aerei, navi) destinate a Sardegna o Sicilia, sarebbero state comunque sul posto della battaglia, ma la gente negli anni 50 era stanca di racconti di guerra e la prese per buona.

Le ottime operazioni di disinformazione – etica a parte- sono sempre triple. Questa era quadrupla perché Dericourt serviva a proteggere la vera fonte dell’Abweher. Ma meglio non dirlo.

Adesso capite perché ci sto tanto attento, seguo e segnalo di continuo le loro azioni, vero?
Buona domenica.

podcast 22_Realtà oltre la fantasia. L’intreccio dei destini personali e delle strategie politiche. Il caso Skripal, di Gianfranco Campa

Clamoroso! Dopo fiumi di inchiostro e ore di immagini sul caso di spionaggio russo ai danni della spia russa al servizio dell’intelligence inglese, Gianfranco Campa ci offre un punto di vista fuori dal coro dalle implicazioni esplosive. Il caso Skripal, il suo tentativo di assassinio, ha da subito rivelato tali lati oscuri da rendere poco credibile, ad occhi appena vigili, la versione inglese di una scorribanda omicida dei servizi russi. Le interpretazioni più critiche arrivavano tutt’al più ad attribuire alla volontà inglese di creare un diversivo alle difficoltà legate alla gestione della Brexit. Campa, componendo diversamente gli elementi di un puzzle conosciuto dagli ambienti politici più avveduti, ma debitamente occultato dall’attenzione di massa, ci porta più in là. Ci offre, in particolare, ulteriori importantissimi elementi della battaglia mortale che si sta conducendo intorno e dentro la Casa Bianca. E’ sconvolgente il fatto che i fautori delle dinamiche interne dello scontro non si preoccupino minimamente dei rischi che comportano il coinvolgimento delle relazioni estere in queste faide. Non è una novità. Da che mondo e mondo le periferie e gli avversari hanno dovuto subire le implicazioni delle lotte di potere interne al centro dell’Impero. La Russia, per una parte importante e prevalente dell’establishment americano, è ancora e comunque l’avversario da battere. Sia per rivalità dirette, sia per impedire possibili sue convergenze strategiche con la Cina. Trump, privo ormai dei suoi consiglieri più fidati, rischia di essere trascinato, più o meno inconsapevolmente, in giochi più grandi di lui. I governi europei, con isolate eccezioni, sono relegati ad un ruolo meschino di servile accondiscendenza ad una delle fazioni. Gli interessi dei popoli europei vengono dopo, molto dopo. Buon ascolto. Si confida in una buona diffusione_Giuseppe Germinario