SOVRANO È CHI DECIDE SULLO STATO DI ECCEZIONE – di Massimo Morigi (scritto il 2 dicembre 2013)

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SOVRANO È CHI DECIDE SULLO STATO DI ECCEZIONE – di Massimo Morigi
“Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione.” (Carl Schmitt, Teologia politica, in Le categorie del ‘politico’, a cura di G. Miglio, e P. Schiera, Il Mulino, Bologna, 1972, p. 33). Tutta la costruzione giuridica dell’UE invece di concentrarsi su questo elementare dato di fondo rilevato dal giuspubblicista di Plettenberg, ha preferito muoversi lungo la linea Kelsen di rimozione del problema della sovranità. Si è così ottenuto che il popolo, che è il titolare della sovranità democratica, ha di fatto perso sempre più potere (gli sono state sottratte quote sempre più crescenti di ‘Dominio Repubblicano Diffusivo’ per esprimerci nei termini del Repubblicanesimo Geopolitico), essendo che questo potere era basato su una base giuridica sempre più svuotata (la sovranità, appunto) mentre il potere stesso ha subito una sorta di translatio loci dal popolo alla burocrazia e alla finanza (nazionali e/o transnazionali che siano), la cui azione non è giustificata da una forma defunta di sovranità (quella democratica) ma in base a puri criteri di efficacia. E così, nonostante la sua rimozione dalla dottrina giuspubblicista prevalente, la sovranità si è ricostituita avendo nuovi titolari: la burocrazia e la finanza. Come si è visto nella ultima crisi finanziaria dove a decidere in Europa sullo stato di eccezione (cioè sui provvedimenti da prendere per farvi fronte) non è stata la politica ma questi luoghi in cui era migrata la sovranità. Rispondendo quindi a Stefanini in merito a quale sia l’interesse italiano oggi, si può dire che l’interesse italiano – anche se con maggiore urgenza che nelle altre nazioni europee dove la politica non ha raggiunto l’indecenza del nostro paese – è “ritraslare” il potere e la sovranità verso il popolo. Fra pochi mesi avranno luogo le elezioni per il parlamento europeo. Pur con il dovuto disgusto verso la retorica e la disinformazione “democratica” (di fatto totalmente autoritaria) che da sempre accompagna la costruzione di questa Europa e i suoi appuntamenti elettorali, non sarebbe il caso di pensare di approfittare di questa occasione per uscire dal campo della pura analisi per cominciare ad avventurarci nella prassi? E in Italia non potrebbero essere
protagonisti di questo tentativo coloro che non da ieri ma ancor quando si pensava che questo sistema fosse in grado di dispensare libertà e benessere hanno sempre sostenuto che il potere del nostro paese è meno che altrove in mano al popolo ma di coloro che pretendono di agire in loro nome e loro conto sequestrandone di fatto la sovranità?

2 DICEMBRE 2013

2 commenti

  • Massimo Morigi

    Poche battute, da parte del suo autore, per inquadrare le considerazioni di “Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione”. Anche se inquadrato nella specifica situazione del 2013 dalle quale per la prima volta emergeva in tutta evidenza che la parola democrazia si era ridotta a vuota declamazione utile per riempire come inerte materia i vuoti spazi dell’informazione e i vuoti spazi mentali sia dell’intellighenzia che del popolo, con questo breve articolo aveva inizio l’elaborazione teorica del Repubblicanesimo Geopolitico, una elaborazione teorica il cui caposaldo sarà il rinnovamento del pensiero politico realista attraverso tutte quelle tradizioni di pensiero politico e politico-filosofico che, anche su sponde opposte, sempre rifiutarono la narrazione pacificata e pacificante del pensiero liberaldemocratico. E tutto si può dire di Carl Schmitt tranne che sia stato un pensatore pacificato e pacificante. Ma Carl Schmitt fu pure fascista, anzi fu il più grande pensatore fascista e si sottolinea questo non tanto per prenderne le distanze ma per evidenziare che la sua dottrina decisionista, per quanto andasse al cuore del problema del politico, sottostava ancora a vecchie nostalgie meramente conservatrici che furono la ragione del non impeccabile sviluppo teorico di tutto il suo pensiero. Nel prosieguo dello sviluppo teorico del Repubblicanesimo Geopolitico era quindi necessario divulgare ed elaborare anche altri autori che per la vulgata buonista dell’attuale pensiero politico mainstream è addirittura sacrilegio confrontare con Schmitt: un certo Walter Benjamin, un certo Antonio Gramsci e la sua filosofia della prassi, un certo Giovanni Gentile … Tutti questi autori troveranno poi una loro composizione finale in “Glosse al Repubblianesimo Geopolitico”, di prossima pubblicazione. Ma su come dialetticamente – e sottolineo questa dimensione dialettica, proprio del Repubblicanesimo Geopolitico – si sia riusciti (o si abbia fallito fallito) ad amalgamare tutte queste apparentemente divergenti tradizioni non è qui il luogo (e lo spazio) per discuterlo: a conclusione di queste brevi considerazioni valga la folgorante lezione schmittiana che ci viene dal titolo: “Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione”. Oggi come allora l’articolo, pur nella sua modestia compositiva, conserva una sua attualità per il suo richiamo non solo ai fondamentali della politica ma anche della vita sociale e privata. Massimo Morigi – 7 maggio 2017

  • Massimo Morigi

    Errata corrige: dimensione dialettica propria [e non proprio, sic] del Repubblicanesimo Geopolitico

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