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I tre treni causali che stanno riscrivendo la geografia del potere italiano_di Antonio Rossello

I tre treni causali che stanno riscrivendo la geografia del potere italiano

Dalla cannibalizzazione della Lega per mano di Vannacci alla guerra preventiva Conte-Schlein, fino all’effetto-specchio che blocca l’intero sistema: ecco come ogni scossone genera una scia di detriti che si abbatte sull’alleato successivo, in una sequenza logica inarrestabile

La destra si decompone perché il suo leader ombra gli ruba il consenso; la sinistra si spacca perché il suo leader populista spiazza la segretaria; e il centrosinistra, pur vedendo il centrodestra sotto il 42%, non riesce a capitalizzare perché Avs, per reazione, candida l’ennesimo nome mediatico. Un effetto domino dove ogni anello è la conseguenza necessaria del precedente.

**Analisi politica**

L’attualità politica italiana non è un mosaico di episodi casuali, ma una sequenza rigorosa di reazioni a catena. Per comprenderla, dobbiamo abbandonare la cronaca frammentata e salire a bordo dei tre grandi **treni causali** che stanno attraversando il Paese. Il primo viaggia sul binario del centrodestra e parte dal fenomeno Vannacci per investire in pieno Salvini, indebolire Meloni e precipitare nei fischi di Taranto. Il secondo corre sul binario del Campo largo e parte dalla strategia editoriale di Conte per mettere in crisi Schlein, innescando la controffensiva di Avs su Ranucci. Il terzo, trasversale, è il treno dell’interdipendenza: spiega perché la debolezza della destra non si traduce in forza per la sinistra, generando invece una paralisi simmetrica. Analizziamoli, vagone dopo vagone.

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**PRIMO TRENO CAUSALE – Il cortocircuito della destra: da Vannacci ai fischi a Meloni, passando per il tracollo di Salvini**

**Binario 1 (innesco):** Tutto parte da Roberto Vannacci. Il suo exploit elettorale non è un accidente: i sondaggi Swg lo danno stabilmente al 7,2%, in crescita costante, a un passo dal superare Forza Italia (7,4%). Il suo bacino non è generico: è sovrapponibile per oltre il 60% a quello storico della Lega. Vannacci parla ai militari, ai delusi dal sovranismo moderato e a quella destra radicale che Salvini ha cavalcato nel 2019 ma che oggi, inchiodato al governo, non può più rappresentare.

**Binario 2 (conseguenza diretta):** Questa sovrapposizione genera il primo effetto a cascata. La Lega crolla al 5,5%, dimezzata rispetto ai picchi passati. Salvini non perde voti per colpa di Meloni, li perde *perché Vannacci li prende a lui*. È una relazione di causa-effetto quasi matematica. Di fronte a questo salasso, la tenuta interna del Carroccio salta. Il 20 agosto 2026, il governatore della Lombardia Attilio Fontana e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo (segretario della Lega Lombarda) lanciano attacchi frontali al segretario. Fontana parla di un partito che “così come è non va” e ipotizza un cambio ai vertici. Il 22 agosto, alla tradizionale festa di Pinzolo – che per Salvini è un appuntamento amaro, che riecheggia la crisi del Papeete dell’agosto 2019 – il leader del Carroccio tenta di spegnere i malumori aprendo alla “condivisione di responsabilità”, ma il fronte dei governatori del Nord, con il trentino Fugatti che diserta la festa, è tutt’altro che ricomposto. La resa dei conti è rinviata a Pontida, il 19 e 20 settembre.

**Binario 3 (effetto sulla coalizione):** La fragilità di Salvini si riverbera immediatamente su Giorgia Meloni. La premier, per governare, ha bisogno di una coalizione coesa e di un alleato leale. Ma Vannacci, che formalmente siede nel suo gruppo europeo, nella pratica si comporta come un oppositore interno. Meloni si trova così stretto in una morsa: se attacca Vannacci, perde il 7,2% dei suoi elettori più radicali; se lo blandisce, perde Salvini e la Lega, che minacciano di uscire dalla maggioranza. Questa paralisi decisionale è il vero motore che porta al quarto vagone.

**Binario 4 (la querelle Vannacci-Paglia):** È qui che si innesta la vicenda che ha scosso il mondo della Difesa e della politica. Gianfranco Paglia è un tenente colonnello, Medaglia d’Oro al Valor Militare, ferito gravemente e costretto sulla sedia a rotelle il 2 luglio 1993, durante la battaglia del “check point Pasta” (o “Pastificio”) a Mogadiscio, in Somalia. Oggi è consigliere del ministro della Difesa Guido Crosetto. Paglia, in alcune recenti interviste pubbliche e televisive, aveva espresso critiche ferme sulla sovrapposizione tra immagine militare e attività politica, sostenendo che chi sceglie la politica “sveste la divisa” e che continuare a definire Vannacci “generale” anziché “onorevole” genera confusione.

Le sue parole hanno scatenato una valanga di odio social. Il 22 agosto 2026, la notizia viene resa pubblica: Paglia presenta denuncia per gravi minacce di morte ricevute via web. Tra i messaggi, uno recita: “Se fosse per me basterebbe un 7,62” – riferimento al calibro di un proiettile – accompagnato da insulti di inaudita volgarità. Non è un caso isolato: lo stesso giorno, un attivista del collettivo DadaBoom di Viareggio, Alessandro Giannetti, si fotografa davanti alla foiba di Basovizza con la didascalia: “A imparare dai partigiani slavi come si dialoga con i Vannacci di turno. C’è ancora posto per i fascisti del terzo millennio”. Due estremismi opposti che si alimentano a vicenda.

La reazione istituzionale arriva prontamente. Il ministro Crosetto esprime “ferma condanna” e piena solidarietà a Paglia. Ma Meloni tace a lungo. Quel silenzio non è prudenza: è l’effetto diretto del Binario 3, la paura di inimicarsi l’elettorato di Vannacci. E proprio questo silenzio, percepito come debolezza, prepara il terreno al quinto e ultimo vagone.

**Binario 5 (sfogo popolare):** Venerdì 21 agosto 2026, allo stadio Iacovone di Taranto, durante la cerimonia di inaugurazione della XX edizione dei Giochi del Mediterraneo, il nome di Giorgia Meloni viene accolto da una raffica di fischi. Per tre volte, ogni volta che il suo nome viene pronunciato o le sue immagini appaiono sui maxischermi, la contestazione esplode. In netto contrasto, il presidente Mattarella riceve una lunga ovazione. La sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone, parla di “ingratitudine” e chiede scuse alla premier. Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, pur dicendo che “quei fischi li avrei evitati”, non chiede scusa: “chi amministra si prende il peso di scelte impopolari”. E l’associazione Giustizia per Taranto rivendica la protesta, che non riguarda solo l’Ilva ma “il giudizio sull’operato complessivo del Governo, il costo della vita, i carburanti, le promesse elettorali disattese”.

La premier, la sera stessa, cerca di tenere bassi i toni: “Comprendo perfettamente le ragioni di chi, qui a Taranto, esprime il proprio dissenso”. Ma la ferita è politica. I tarantini non fischierebbero una Meloni trionfante; fischiando lei, fischiano simbolicamente la friabilità di un governo che, a causa della cannibalizzazione interna, non riesce più a garantire risposte concrete. La catena causale è perfetta: Vannacci → tracollo Salvini → debolezza Meloni → silenzio su Paglia → fischi a Taranto.

**SECONDO TRENO CAUSALE – Il cortocircuito del Campo largo: Conte, Schlein e la reazione a catena fino a Ranucci**

**Binario 1 (innesco):** Sul fronte opposto, il motore è Giuseppe Conte. Il 14 aprile 2026 presenta a Roma il suo libro autobiografico-manifesto “Una nuova primavera”, dove teorizza un movimento anti-establishment, anti-woke, a trazione popolare. Il 22 agosto 2026, Conte rilascia a Repubblica un intervento ragionato contro la cultura woke, che secondo lui non può diventare “l’ossatura ideologica” di una forza progressista. Non è una boutade: è una mossa politica per contendere al Pd il racconto di che cosa debba essere oggi una forza progressista, mentre nel centrosinistra si avvicina la partita più delicata, quella della leadership.

**Binario 2 (conseguenza diretta):** Questa mossa di Conte mette Elly Schlein con le spalle al muro. I sondaggi Piepoli dell’agosto 2026 sono implacabili: Conte è la prima scelta per guidare il Campo largo con il 36% delle preferenze, seguito da Silvia Salis al 30% e da Schlein ferma al 29%. La segretaria dem sa che le primarie del Campo largo, così come proposte da Conte (aperte ai cittadini e non agli apparati), sarebbero un plebiscito per lui, decretando la sua egemonia e riducendo il Pd a comprimario. Ecco perché Schlein frena: il 3 agosto 2026 ribadisce che “prima il programma condiviso, poi le primarie”. Ma la sua opposizione, anziché fermare Conte, innesca il terzo vagone.

**Binario 3 (effetto escalation):** Il veto di Schlein viene letto da Conte come un atto di “conservatorismo elitarista”. L’ex premier alza il tiro, con dichiarazioni sempre più dure contro la cultura “woke”. Il forcing di Conte aggrava la frattura interna al Campo largo: i dem più moderati si sentono traditi, i grillini esultano, e l’elettorato di sinistra radicale, osservando questa rissa, si sente orfano. È qui che scatta l’ultimo vagone.

**Binario 4 (reazione di Avs):** Vedendo il Pd in affanno e il M5S in ascesa, Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) capisce di rischiare l’annichilimento. Per sopravvivere, deve giocare una carta mediatica forte. Da qui l’ipotesi di candidare Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report. Non è una scelta ideologica, ma una *conseguenza logica* della guerra Conte-Schlein: se i due grandi litigano e si allontanano dai toni radicali, Avs occupa quello spazio con un “garante” del giornalismo d’inchiesta, percepito come autentico e anti-sistema. Il 9 settembre 2026, Ranucci è atteso come ospite d’onore alla festa nazionale di Avs (“Terra!”) presso la Città dell’Altra Economia a Roma. L’invito suona come una presentazione ufficiale.

**Binario 5 (effetto boomerang sul Pd):** La candidatura di Ranucci (anche solo l’ipotesi) produce l’effetto contrario a quello sperato da Avs: gela il Pd. I democratici sanno che un volto mediatico senza radicamento territoriale, dopo le deludenti esperienze di Aboubakar Soumahoro (eletto nel 2022) e Ilaria Salis (candidata nel 2024), allontanerebbe l’elettorato moderato e di governo, rinsaldando invece l’immagine di una sinistra ingovernabile e teatrale. Questa paura, però, non porta il Pd a riunirsi con Conte, ma a chiudersi a riccio, aumentando le distanze. La catena è evidente: libro di Conte (14 aprile) → minaccia a Schlein → rifiuto delle primarie (3 agosto) → radicalizzazione di Conte (22 agosto) → vuoto a sinistra → Avs candida Ranucci (annuncio per il 9 settembre) → panico nel Pd → paralisi totale del Campo largo.

**TERZO TRENO CAUSALE (Trasversale) – Il paradosso dell’interdipendenza: perché la destra che perde non fa vincere la sinistra**

Fin qui abbiamo due treni paralleli. Ma il vero cortocircuito sistemico si innesca quando i due binari si incrociano. Il primo treno ci dice che il centrodestra, sommando i voti dei suoi partiti, scende sotto la soglia fatidica del 42% (oggi al 40,9%). Il secondo treno ci dice che il Campo largo, se unito, raggiungerebbe il 43,7%, in vantaggio. E allora perché questo vantaggio non si traduce in una narrazione vincente?

La risposta sta nel **terzo treno causale**, quello dell’interdipendenza negativa. Il tracollo della Lega e i fischi a Meloni offrono a Conte la possibilità di presentarsi come l’alternativa credibile. Ma Conte, anziché tendere la mano a Schlein per capitalizzare il momento, usa quel vantaggio per *aggravare* lo scontro interno. Perché? Perché sa che la debolezza di Meloni è temporanea, mentre la sua egemonia sulla sinistra deve diventare permanente. Così, la debolezza della destra non genera un effetto di trascinamento virtuoso per il centrosinistra, ma innesca un *effetto di distrazione*: i riflettori si spostano dalla debacle di Meloni alla rissa Conte-Schlein.

A sua volta, la rissa Conte-Schlein rende credibile l’operazione Ranucci di Avs, che però spaventa il Pd. Il Pd, spaventato, alza un muro contro Conte. Conte, respinto dal muro del Pd, si radicalizza ulteriormente e rilancia con toni più populisti. E più Conte si radicalizza, più il Pd moderato si allontana, vanificando qualsiasi possibilità di quell’unità che i sondaggi danno per vincente. Ecco la causalità trasversale: **la crisi della destra alimenta le ambizioni di Conte; le ambizioni di Conte alimentano la paura di Schlein; la paura di Schlein alimenta la fuga in avanti di Avs; la fuga di Avs alimenta la chiusura del Pd; la chiusura del Pd restituisce a Meloni un nemico esterno diviso, attenuando la percezione della sua crisi interna**. Un circolo vizioso perfetto, dove ogni tentativo di approfittare della debolezza altrui finisce per rafforzare la debolezza propria.

**Conclusioni: il deragliamento annunciato**

L’analisi dei tre treni causali rivela una verità scomoda: il sistema politico italiano è entrato in una fase di instabilità guidata, dove le leadership non cadono per colpi esterni, ma si auto-distruggono attraverso reazioni a catena interne. Vannacci non è il nemico di Meloni, ma il prodotto della sua incapacità di gestire il proprio serbatoio. Conte non è il nemico di Schlein, ma il riflesso della sua debolezza identitaria. E Avs, candidando Ranucci, non fa che accelerare un processo di frammentazione che ormai sembra inarrestabile.

Le prossime settimane saranno decisive non per le alleanze, ma per la capacità di questi attori di spezzare volontariamente queste catene causali. Meloni potrebbe sacrificare Vannacci per salvare Salvini; Schlein potrebbe accettare le primarie per salvare l’unità. Ma finché ognuno reagirà meccanicamente allo stimolo del precedente, il treno della politica italiana continuerà a viaggiare verso il baratro, senza conducente e senza freni.

Dalla mia palla di cristallo_Governo gialloverde: com’è andata & come andrà_di Roberto Buffagni

Governo gialloverde: com’è andata & come andrà

Dalla mia palla di cristallo

 

Cari amici vicini e lontani, eccoci al consueto appuntamento con la mia palla di cristallo e i Superiori Sconosciuti che per mezzo suo ci fanno sgocciolare un po’ di info. Anticipo che i Superiori Sconosciuti tendono all’ellissi e hanno anche il gusto un po’ sadico della suspense, quindi non vi aspettate un bel resoconto dettagliato con tutti i puntini sulle i e i trattini sulle t. E via con le rivelazioni dal Regno Sovratemporale.

Com’è andata

La formazione del governo è stato un mezzo miracolo, forse anche un miracolo intero. Lo scorso 24 maggio la mia palla di cristallo indicava che il progetto di formazione del governo gialloverde poteva essere una “abile manovra tattica, grave errore strategico” (70% di possibilità) oppure una “abile manovra tattica seguita e raddoppiata da audacissima manovra operativa” (30% di possibilità)[1].

Grazie a Qualcuno che Lassù ama l’Italia, si è verificata la seconda e meno probabile ipotesi. La cosa buffa e altamente istruttiva è che l’ipotesi “manovra alla von Manstein” non si è verificata grazie a geniale intuizione di alta strategia dello Stato Maggiore leghista, ma grazie alla semplicità e all’assenza di pregiudizi dei medesimi. I quali hanno tratto le conseguenze immediate dalla situazione contingente: il PD aveva rifiutato l’alleanza con i 5*, Mattarella s’era rifiutato di dare l’incarico a Salvini, l’unica possibilità per formare un governo era allearsi con i 5*, la Lega si è detta “perché no?” e ci ha provato. Il feldmaresciallo von Manstein non so, ma io non ci sarei arrivato in un milione di anni, per tutte le ragioni (pur valide) illustrate nell’articolo linkato alla nota 1. Morale: una strategia che funziona è sempre semplice, e la semplicità è difficile. Chapeau!

Però, se la semplicità è una bella cosa, vita e politica sono complicate. L’audace Blitzkrieg non è stato condotto a termine, e gli enormi errori commessi dall’avversario non sono stati sfruttati a fondo come la situazione dettava. L’errore più grave commesso dal comandante in capo dell’avversario, il presidente Mattarella, è stato l’ostinato rifiuto di accettare il nome di Paolo Savona al Ministero dell’Economia. Il popolo italiano, questo naufrago che insiste a non voler annegare, si è reso immediatamente conto che a) Savona non è Lavrentij Beria o il dottor Goebbels b) Mattarella obbediva a pressioni di potenze straniere + organismi sovrannazionali e dunque non adempiva la sua funzione istituzionale di Presidente della Repubblica italiana c) se l’azione di Mattarella poteva essere legale, certo non era legittima (legittimità = chi comanda in nome di che cosa) c) tra legalità e legittimità c’è di mezzo non il mare ma la classe dirigente europeista, che considera le istituzioni dello Stato italiano come la crisalide di future altre, nuove e incompatibili istituzioni, che non rispondono al popolo italiano ma a oligarchie transnazionali d) per farla corta, che i dominanti italiani sono, secondo l’esatta definizione di Giulio Sapelli, una “borghesia compradora” incaricata di mediare il consenso, vulgo far stare buono il popolo italiano mentre viene tosato, diviso, miscelato e servito ammanettato a chi si vuole mangiare i suoi asset.

Tenendo fermo su Savona, il popolo italiano avrebbe assistito alla plastica rappresentazione della realtà effettuale, in forma di compresenza nelle medesime aule di un governo tecnico legale risibilmente minoritario, e di un governo ombra legittimo con larga maggioranza parlamentare, in grado di varare leggi perfettamente valide e di affossare con il voto i decreti del governo: una situazione prerivoluzionaria con tutti i crismi. La realtà effettuale che si sarebbe così plasticamente illustrata agli occhi di tutti gli italiani è che l’Unione Europea è una tigre di carta bollata e un sovrano privo sia della forza, sia del diritto a regnare. E dopo un corso accelerato di scienza politica come questo, si poteva passare al più presto all’incasso elettorale.

Quando l’avversario fa un grave errore, è un errore ancor più grave non approfittarne. Il modo c’era, e a portata di mano[2]. Per insipienza, inesperienza, e forse o senza forse qualche aiutino di esperti con agende divergenti, l’occasione non è stata colta, e la situazione sul campo si è stabilizzata.

L’azione di governo nei primi trenta o quaranta giorni si può riassumere in due righe: la ventata di stupore, freschezza, sollievo e fierezza levata da un vicepremier, Salvini, che fa due cose molto semplici. Anzitutto, dice con la voce di un’ istanza autorevole quel che pensa una larga maggioranza di italiani: “l’immigrazione è un pericolo e un male, basta!”; e per di più, lo dice senza avere paura di quel che penseranno a Berlino, a Bruxelles, al “New York Times” e al “Corriere della Sera”. Difficile sopravvalutare l’importanza e l’effetto salutare di queste emozioni, per un popolo che le sue classi dirigenti demoralizzano scientificamente da decenni per ridurlo all’impotenza e alla rassegnazione. Infatti, i sondaggi d’opinione parlano di un vasto consenso, indicato intorno al 30%, che la Lega si sarebbe conquistata in queste settimane di governo.

Poi, però, le cose finiscono qui.

La situazione, come dicevo, si è stabilizzata. Stabilizzata vuol dire che le classi dirigenti europeiste italiane, che sono il 90% delle classi dirigenti in tutti i settori, hanno ripreso in mano le leve di comando e controllo delle quali dispongono e che sanno usare molto bene e di concerto, com’è naturale si sono riorganizzate, e hanno cominciato a reagire: ostacolando l’azione operativa del governo, insinuando un cuneo tra gli alleati, e dando inizio alla formazione di un nuovo fronte d’opposizione. In ciò sono favorite dalle debolezze del governo e delle due formazioni che lo compongono, che non sono poche.

Nel caso dei 5*, i punti deboli principali sono:

  1. Il carattere impolitico originario di un movimento che non ha mai indicato chiaramente il suo nemico. Questo carattere impolitico ha permesso alla Lega di allearvisi e di egemonizzarlo provvisoriamente, ma costituisce anche un rischio permanente di opportunismo e veri e propri voltafaccia
  2. La cultura politica gravemente insufficiente e abborracciata, tinta di un generico progressismo con sfumature New Age
  • L’inesperienza e a volte la vera e propria insufficienza della sua classe dirigente
  1. La permeabilità a influenze non dichiarate e vere e proprie infiltrazioni, che consegue sia da quanto indicato ai punti precedenti, sia dall’origine non chiarissima (eufemismo) della sua formazione

Nel caso della Lega, i punti deboli principali sono:

  1. Il carattere reattivo della sua cultura politica. La vecchia Lega intendeva rappresentare la reazione della “comunità padana” che vedeva minacciato il suo interesse e la sua identità dallo Stato nazionale; la nuova Lega intende rappresentare la reazione della “comunità italiana” che vede minacciato il suo interesse e la sua identità dalla UE e dal mondialismo. Ma mentre le rivendicazioni della vecchia Lega potevano agevolmente tradursi in richiesta di concessioni, benefici e spazi politici dallo Stato centrale, senza metterne di fatto mai in questione la legittimità nonostante le smargiassate secessioniste e i duecentomila bergamaschi con la pallottola in canna evocati da Bossi quando alzava il gomito a Pontida, la nuova Lega si trova di fronte a un sistema politico sovrannazionale rispetto al quale le sue istanze nazionaliste sono affatto incompatibili, e finisce per essere, volens nolens, una forza antisistemica: come dimostra l’ostilità violentissima che suscita. Una forza antisistemica, se vuole sperare di vincere, non può esimersi dal delineare il nuovo sistema che intende instaurare, perché come disse Danton, che di rivoluzioni se ne intendeva, “si abbatte davvero un regime solo se lo si sostituisce”. E di delineare il nuovo sistema, la Lega (e non solo la Lega) non è ancora capace, neanche con il pensiero.
  2. Il suo rispettoso ossequio per le istituzioni italiane. Non dipende soltanto dal prestigio degli ori e della lunga storia che aleggia nelle sale del Quirinale e delle Camere, che sempre si impongono al neofita provinciale. Dipende da quanto esposto al punto precedente. La vecchia Lega non ha mai seriamente pensato di rivoluzionare lo Stato italiano, né tanto meno di abbatterlo con una secessione. Lo Stato nazionale italiano è sempre stato il suo orizzonte, l’ambito nel quale agire e pensare, certo strappandogli il più possibile, ma senza mai contestare sul serio la sua legittimità. Ora che la nuova Lega guida nei fatti il governo, e lo guida in nome della nazione, il rispetto per le istituzioni dello Stato e per chi le impersona diventa un riflesso condizionato. Purtroppo, chi di fatto dirige lo Stato italiano e ne riveste le più alte cariche, per le istituzioni e lo Stato non ha rispetto alcuno, perché, come dicevo sopra, “considera le istituzioni dello Stato italiano come la crisalide di future altre, nuove e incompatibili istituzioni, che non rispondono al popolo italiano ma a oligarchie transnazionali.” Questa dissimmetria mette la Lega in condizioni di inferiorità rispetto all’avversario, e le impedisce di cogliere preziose opportunità. Finché la nuova Lega non si persuaderà che Mattarella non è il Presidente della Repubblica italiana ma il capo dell’opposizione, non potrà cogliere le opportunità che l’avversario, usando strumentalmente le istituzioni, le ha offerto e le offrirà. In sintesi: il compito della nuova Lega non è strappare il più possibile all’Unione Europea senza contestarne la legittimità, ma quello di contestarne la legittimità e avviarne una trasformazione così profonda e imprevedibile da doversi chiamare, senza eccessi di linguaggio, rivoluzionaria. Perché l’Unione Europea, non essendo uno Stato ma un progetto irrealizzabile di Stato[3], non ha ampi margini di manovra per riassorbire le dissidenze e le rivendicazioni regionali: è un sogno politico, sa di esserlo, ed è disposta a tutto per impedire che le nazioni europee si sveglino.
  3. L’inesperienza di governo nazionale del suo personale, e le lacune in settori chiave del governo. L’inesperienza è inevitabile, e va scontata. Meno inevitabili le lacune in settori chiave del governo: per esempio, non era inevitabile mettere un prof di ginnastica al MIUR. Sono errori seri, che si spera verranno valutati come tali e corretti.

Come andrà

Come al solito, i beffardi Superiori Sconosciuti quando si viene al futuro sono sempre sbrigativi. Qualcosina però me l’hanno bisbigliato, e io fedelmente ve lo riporto.

  • Come si svilupperà l’offensiva dell’avversario. L’avversario agirà con una manovra a tenaglia, nell’intento di realizzare una replica della battaglia di Canne. La manovra si articolerà in due movimenti principali: a) spaccatura del Movimento 5* b) sterminio delle risorse economiche + isolamento della Lega. Vediamoli nei dettagli.
  • Spaccatura del Movimento 5*. Che cos’è andato a fare Di Battista negli USA? Turismo non credo proprio, anche perché non mi risulta che Dibba sia ricco di famiglia, né appare disporre di reddito personale ottimo e abbondante, e sei-otto mesi di turismo negli States con famigliola al seguito costano un minimo di 50.000 $, se non dormi in tenda. Quindi qualcuno paga, e siccome non esistono pasti gratis e neanche gite annuali premio, il qualcuno che paga vorrà qualcosa in cambio. Ha detto Dibba in TV che Mondadori gli ha versato un anticipo di 400.000 (quattrocentomila) euro per il suo libro di viaggio in USA. Non ho motivo per dubitarne, anche se anticipare quasi mezzo milione a un autore esordiente, per quanto personaggio noto, è una scelta economicamente avventurosa. I conti sono presto fatti: di solito l’autore incassa intorno al 10% del prezzo di vendita. Se il libro verrà messo in commercio a 20 euro, Mondadori dovrà vendere 200.000 (duecentomila) copie per rientrare dell’anticipo a Dibba. A meno che Dibba non si riveli uno scrittore prodigioso, difficilmente il suo libro di viaggio sarà un long seller: o vende subito, o resta in magazzino e poi va al macero. In Italia, non mi risulta sia mai esistito un libro di autore esordiente che abbia venduto 200.000 copie in una stagione[4]: qua si entra in classifica dei libri più venduti con 5.000 (cinquemila) copie vendute. Per sperar di arrivare intorno a quel volume di vendite, un libro italiano deve avere ottimi, anzi fantastici contratti di traduzione su altri mercati, in particolare – to’ ! – sul mercato anglosassone, che ha 400 MLN di lettori. E’ così? Non possiamo saperlo, e in ogni caso facciamo i migliori auguri a Dibba e a Mondadori, queste due preziose risorse culturali italiane. Ma questa digressione economicista è tutta mia, e me ne scuso (sarò invidioso?). I Superiori Sconosciuti, invece, che problemi di soldi non ne hanno, mi hanno fatto notare una certa analogia tra il viaggio in USA di Renzi e il viaggio in USA di Dibba. Analogie tra i due viaggiatori, entrambi giovani politici ambiziosi e promettenti che avrebbero voglia di spiccare il volo; analogie tra le tappe del viaggio; per tacere della destinazione, che è proprio identica (perché poi, con tutti i posti belli e istruttivi che ci sono al mondo, proprio negli USA bisogna andare?). Colgo il suggerimento dei Superiori Sconosciuti, e sottopongo alla vostra attenzione la seguente ipotesi. E se il tour manager di Renzi fosse lo stesso di Dibba? Cioè i democrats USA e i mondialisti che li innervano? Se così fosse, in questi mesi Dibba è stato sottoposto a un corso intensivo con teachers competenti in rivoluzioni colorate e affini, provenienti sia dagli abissi del Deep State USA sia dalla futuristica Scientology, che cura l’addestramento mediatico dell’alunno con la programmazione neurolinguistica, così fa bella figura nei dibattiti e si inventa begli slogan tipo “rottamazione”, “i gufi”, etc., scemenze che però in TV funzionano. In cambio, al suo ritorno Dibba dovrà consegnare una merce pregiata: la spaccatura del M5*, del quale si proporrà come il neo Che Guevara sociale e futuristico, e che dovrà trasformare nella base di un new & improved modello di “partito desinistra/Altraeuropa alla Tsipras-Varufuffa”  al quale si aggregheranno tutti i frustoli e residui dei moribondi partiti desinistra vecchio modello, dai Leucociti + frange PD in giù. Non sarà facilissimo, ma è tutt’altro che impossibile, vista la cultura politica progressista e vagamente fantascientifica/New Age dei 5*. A questo “partito desinistra/Altraeuropa alla Tsipras-Varufuffa”  si affiancherà un partito minore “di centrosinistra moderato” guidato dal vincitore della riffa in corso nel PD, che dovrebbe attirare parte di Forza Italia e forse lo stesso Silvio B., i radicali della Bonino, e insomma tutte “le persone serie” (questo flagello d’Italia) che si prefiggeranno di formare il corpo ufficiali del fronte desinistra/centro antiLega.
  • Sterminio delle risorse economiche + isolamento della Lega. Non so come tecnicamente sarà eseguito, ma sarà eseguito. Se qualcuno spera che non ci si arriverà sul serio, che Mattarella interverrà per evitare il vulnus alla democrazia o analoghi, si sbaglia di grosso. I Superiori Sconosciuti affermano con la massima chiarezza che gli europeisti sanno di correre un rischio esistenziale, e del fair play, di Montesquieu, della democrazia e altre cantafavole domenicali non si curano: si curano invece assai di sopravvivere e tenersi stretto quel che hanno, che non è poco.
  • Quindi per concludere: al ritorno di Dibba, presumibilmente intorno a settembre-ottobre prossimi, scatterà la manovra a tenaglia, con l’obiettivo strategico di arrivare all’appuntamento delle elezioni europee del 2019 con un Movimento 5* diviso e in larga maggioranza “desinistra/Altraeuropa alla Tsipras-Varufuffa”, un “partito di centrosinistra di persone serie” che fa un po’ di polemica con il giovane scapestrato Dibba ma alla fine vi si allea contro i fasciorazzisti della Lega, e una Lega isolata tranne la povera Giorgia Meloni, senza un centesimo in tasca, che non ha consegnato la merce economica promessa (flat tax, rilancio di investimenti e consumi), e che dunque perde un buon dieci per cento del 30% di consensi odierni. Sintesi: i tour manager di Dibba + la borghesia compradora italiana vogliono aggiornare il classico schieramento antifascista ad excludendum il partitaccio antisistema che tante soddisfazioni ha dato in Francia con il Front National; solo che stavolta lo slogan dirimente sarà “contro i razzisti-nazionalisti disumani”, e l’antifascismo, un po’ sdrucito dopo tanti decenni di onorato servizio, servirà solo per gli elettori più anziani e più disagiati.
  • Che può fare la Lega per battere la manovra a tenaglia? Secondo i Superiori Sconosciuti, le mosse sono obbligate, e sono due.
  • Prima contromossa: spaccare il M5*. Trovare un antagonista di Dibba, e portargli via almeno un terzo del M5*
  • Seconda contromossa. Chiudere la Lega usandola come bad bank alla quale addebitare l’esproprio della magistratura, e aprire un nuovo partito conservatore che si prefigga lo scopo di a) nascere nazionale, inserendo in posizioni di rilievo gli eletti più rappresentativi della Lega al Sud b) calamitare il meglio di Forza Italia c) calamitare la parte dei 5* che non si lascerà risucchiare da Dibba d) attirare una parte di astensionisti e) consolidare il consenso guadagnato con l’azione di governo f) prendere tanti voti alle europee.
  • I Superiori Sconosciuti aggiungono che il tempismo dell’operazione è essenziale. Non che ci volessero i Superiori Sconosciuti per arrivare a questo truismo, ma tant’è, così mi hanno detto e così vi riferisco.

Di mio, aggiungo solo che è comodo fare i Superiori Sconosciuti solennemente assisi in poltrona tra le nuvole del Regno Sovratemporale: quaggiù, nella spigolosa realtà effettuale, queste due contromosse non sono mica tanto facili, eh?

Comunque, tanto vi dovevo. In bocca al lupo all’Italia, e stay tuned!

 

 

 

 

 

[1] https://italiaeilmondo.com/2018/05/12/governo-lega-m5stelle-come-andra-a-finire-di-roberto-buffagni/

[2] Per esempio questo: https://italiaeilmondo.com/2018/05/29/dalla-mia-palla-di-cristallo-governo-ombra-di-roberto-buffagni/

[3] V.  http://carlogambesciametapolitics2puntozero.blogspot.com/2016/12/la-politicaitaliana-secondo-shakespeare.html

[4] http://www.lastampa.it/2017/03/04/cultura/i-libri-diventano-un-best-seller-con-mila-copie-PXKsG0krrjpA7BQfOuLfoJ/pagina.html

Dalla mia palla di cristallo: governo Lega-5* eccetera, che accadrà?, di Roberto Buffagni

altri articoli sull’argomento:

IL GUARDIANO DELLA (AUGURABILMENTE DEFUNTA) COSTITUZIONE REALE, di Massimo Morigi

https://italiaeilmondo.com/2018/05/21/il-contratto-di-governo-di-giuseppe-germinario/

Dalla mia palla di cristallo: governo Lega-5* eccetera, che accadrà?

 

Nessun piano operativo può spingersi, conservando un minimo di certezza, oltre il primo scontro con il grosso delle forze nemiche. E’ solo il profano che, mentre una campagna si sviluppa, crede di vedere la sistematica realizzazione del piano originale fino alla sua conclusione predeterminata.”

von Moltke il Vecchio, Trattato per lo Stato Maggiore Generale tedesco sulla guerra franco-prussiana del 1870/1

 

Consultata la mia Palla di Cristallo, debitamente Vi informo dei suoi responsi: tutti espressi in forma molto sintetica, perché i collegamenti con il Regno Sovratemporale costano un occhio della testa, e nel caso Ve lo foste scordati, qua si lavora gratis et amore Dei (et Italiae).

Anzitutto, ecco i responsi riguardanti il Passato, spesso non meno enigmatico del Futuro.

  1. Il contenuto del “contratto di governo”, formulazione infelicissima che la mia Palla di Cristallo, una parruccona cruscante, depreca, ha importanza strategica molto vicina allo zero, v. la citazione in exergo del Feldmaresciallo conte von Moltke il Vecchio.
  2. Il contenuto strategico del piano sta invece tutto nell’alleanza politica Lega-5*, una manovra di grande audacia che può dare risultati proporzionali ai suoi rischi, entrambi molto grandi.
  • Il problema che si poneva allo Stato Maggiore dell’unica forza politica italiana coerentemente antiUE (la nuova Lega) all’indomani delle elezioni era infatti il seguente: come sfruttare al meglio il perentorio successo elettorale, che le garantiva sì l’egemonia nel centrodestra, ma non l’automatica designazione a formare un governo (insufficienza di seggi vinti dalla coalizione)?
  1. La soluzione del problema era complicata da un’incognita: l’incerta lealtà di Silvio Berlusconi, che prigioniero delle sue sconfitte politiche e dei suoi vizi personali – anzitutto la viltà – accarezzava da tempo il piano B di un’alleanza neomacroniana insieme a Renzi.
  2. La soluzione più semplice e prudente sarebbe stata la seguente: lasciare che si formasse un governo tecnico che traghettasse la nazione sino alle elezioni politiche ed europee del 2019, fargli una vivace opposizione, consolidarsi, e lucrare un allargamento dei consensi l’anno venturo. Questa scelta, però, da un canto dava tempo all’incerto alleato di preparare la sua defezione, e dall’altro “There is a tide in the affairs of men, / Which, taken at the flood, leads on to fortune; / Omitted, all the voyage of their life/ Is bound in shallows and in miseries[1].
  3. Lo Stato Maggiore della Lega ha dunque scelto l’audace manovra “alleanza con i 5*”, contando sui seguenti fattori favorevoli: a) l’ambiguità costitutiva e la carente strutturazione del Movimento 5* ne hanno fatto, secondo le intenzioni dei suoi promotori occulti, il principale fattore di paralisi del sistema politico italiano, e il principale collettore incapacitante del dissenso rispetto alla UE. Ma lo straordinario successo elettorale, e la collocazione sociale dei suoi votanti, il “popolo degli abissi” secondo l’icastica definizione che Giulio Sapelli mutua da Il tallone di ferro di Jack London, gli imponevano di scegliere pro o contro la UE, perché il posizionamento rispetto alla UE, essendo la linea principale del conflitto politico attuale, è ineludibile per qualsiasi forza acceda al governo della nazione. Il M5* ha lungamente oscillato, ma l’indisponibilità del PD renziano a un’alleanza ha deciso per esso. Il M5* doveva, o rinunciare al governo e scontare una grave delusione e progressiva perdita di fiducia del suo elettorato, o cercare l’unica forza politica disponibile a correre il grave rischio di allearsi con un socio politicamente indecifrabile ed elettoralmente molto più forte b) La Lega dunque ha corso il rischio. Elementi a suo favore: la maggiore strutturazione del partito, la maggiore esperienza del suo personale, e soprattutto la coerenza della sua strategia politica, che chiaramente designava il proprio avversario nella UE e nei suoi rappresentanti italiani (anzitutto il PD). In termini militari, la Lega ha scommesso sulla superiorità di una compagine meno numerosa ma di miglior qualità che conduce una guerra di manovra (colpire i centri di comando e controllo con rapide manovre) contro un avversario più numeroso e più scadente che sa condurre soltanto una guerra d’attrito (logorare gli avversari prendendo più voti, fino all’utopico 51%)
  • L’audace manovra ha avuto, sinora, un grande successo. Le reazioni negative degli alleati del centrodestra dimostrano a posteriori quanto incerta e pericolosa fosse l’alleanza, e dunque quanto poco prudente fosse, in realtà, la manovra “prudenziale” descritta al punto V. Sono stati loro a prendersi la responsabilità di rompere l’alleanza, così perdendo il “moral high ground” , la “superiorità morale”; e se appena il governo Lega – 5* riuscirà a tenersi in vita senza commettere errori strategici gravi, all’interno di Forza Italia e Fratelli d’Italia il dissenso già presente rispetto alla linea di opposizione al governo si allargherà e alzerà la voce, costringendo anche queste forze politiche a scegliere dove collocarsi rispetto alla linea del conflitto principale, eventualmente spaccandosi.
  • Perché l’evento più importante, che la mia Palla di Cristallo non esita a definire “storico”, segnato dalla nascita di questo governo, è proprio l’emersione in luce della linea di conflitto politico principale, sinora sommersa nella nebbia, che verte sulla UE. Questo evento di capitale importanza ridisegnerà, in tempi molto più brevi del previsto (da me), tutte le posizioni culturali, politiche e partitiche, italiane e non solo italiane.
  1. La Lega, insomma, punta a egemonizzare politicamente l’alleato 5* sfruttando il suo punto debole: l’assenza di una chiara designazione del nemico, e dunque l’ impoliticità. Punto debole politico e strategico che è anche, si noti bene, il suo punto forte elettorale, perché gli ha consentito di raccogliere consensi provenienti da culture e posizioni politiche anche opposte e affatto incompatibili. La pura e semplice alleanza con la Lega, che designando come proprio nemico principale la UE ha invece una chiara strategia politica, costringe di fatto il M5* a schierarsi, e a schierarsi sulla strategia dell’alleato minore: certo, a patto che la Lega mantenga ferma la bussola strategica. Il riposizionamento strategico che il M5* è costretto a fare provocherà certo molte reazioni al suo interno: pressioni, dissensi, eventuali spaccature, abbandono di una parte dell’elettorato; sommovimenti tutti vantaggiosi per l’alleato minore, che così aumenterà il proprio peso relativo nell’alleanza e vedrà aprirsi nuove possibilità di radicamento nel Meridione, bacino elettorale principale del M5* e terreno che per la Lega è indispensabile conquistare, per trasformarsi in forza politica autenticamente nazionale.
  2. E veniamo al Futuro (prossimo). La mia Palla di Cristallo afferma che il governo Lega-5* si insedierà, perché i “paletti” che il Presidente della Repubblica vorrebbe mettergli sono paletti di gomma. Molto semplicemente, Mattarella non ha spazio di manovra. Il piano B neomacroniano di un’alleanza Renzi-Berlusconi è molto acerbo, i suoi leader sono sconfitti, logorati, nel caso di Berlusconi affatto impresentabili all’elettorato. Una sua probabile riedizione con nuovi leader richiede un tempo di maturazione che Mattarella non ha. Un “governo neutro”, secondo l’impagabile formulazione mattarelliana, che ripetesse i nefasti montiani, passerebbe una palla gol elettorale alla Lega e ai 5* (ammesso che trovasse una maggioranza in parlamento). Un rifiuto ostinato da parte del Presidente della Repubblica di nominare i ministri meno graditi perché meno ubbidienti alla UE, in primo luogo il prof. Savona, provocherebbe una crisi istituzionale di prima grandezza e consegnerebbe un’altra, macroscopica palla gol elettorale a Lega e 5* (l’odierna dichiarazione dell’indisponibilità di Giorgetti a sostituire Savona al Ministero dell’Economia suffraga il responso della mia Palla di Cristallo).
  3. Dunque il governo si insedierà. Come andrà, in Futuro? La mia Palla di Cristallo mi e ci ricorda che anche visto dal Regno Sovratemporale, il Tempo è fluido e gravido di possibilità: solo l’Onniscienza divina scioglie il mistero dell’intreccio tra libertà umana e predestinazione. Essa dunque si limita a indicarci alcune linee di tendenza, e a rivolgerci alcune raccomandazioni.
  • Linea di tendenza principale: l’opposizione delle forze proUE al nuovo governo italiano, per quanto unanime e accanita, non potrà essere risolutiva e travolgente, perché uno scontro campale decisivo tra il governo italiano e la UE rappresenta un rischio esistenziale per entrambi. L’opposizione proUE punterà invece a usurare il governo, a sfruttare i suoi errori, e alla costruzione di un nuovo schieramento politico proUE.
  • Raccomandazione al nuovo governo della mia Palla di Cristallo: evitare lo scontro campale decisivo. Non è ancora giunta l’ora di una Valmy. Non cercare grandi vittorie ma piuttosto scongiurare grandi sconfitte. Anzitutto, perché la nuova alleanza e l’alleato minoritario che la guida non hanno ancora avuto il battesimo del fuoco, cioè del conflitto diretto, nazionale e internazionale, con il proprio nemico principale: e in una guerra, niente può sostituire l’esperienza personale del conflitto. Poi, stabilire rapporti con i settori dell’amministrazione statale senza i quali nessun governo può veder eseguite le proprie direttive (amministrazione, FFOO e in particolare l’Arma dei Carabinieri, servizi di informazione). Infine, prendere iniziative simboliche e dare esempi, per far capire con chiarezza a tutti gli italiani quel che è già manifesto sul piano politico, vale a dire dov’è la linea del conflitto principale, e dove si situano i campi contrapposti. In conclusione: sapere che in questa fase, non perdere è già vincere. Il resto si vedrà, perché:
  • Nessun piano operativo può spingersi, conservando un minimo di certezza, oltre il primo scontro con il grosso delle forze nemiche. E’ solo il profano che, mentre una campagna si sviluppa, crede di vedere la sistematica realizzazione del piano originale fino alla sua conclusione predeterminata.”

Terminato il 24 maggio 2018, ore 13

 

 

 

 

[1]C’è una marea nelle faccende degli uomini che, colta al suo apice, conduce alla fortuna; una volta persa, tutto il viaggio della vita è destinato a miserie e avversità.” Julius Caesar, Atto IV, Scena III