Italia e il mondo

 L’ECLISSI D’EUROPA E IL PARADOSSO INDIANO_di Cesare Semovigo

L’ECLISSI D’EUROPA E IL PARADOSSO INDIANO

## Bizantinismi e Giganti Addormentati

**Di Cesare Semovigo**

Mentre Stati Uniti e SpaceX rinnovano egemonia spaziale e Cina avanza su riutilizzabili muskiani, Bruxelles divide, Ariane arranca—paradosso con eccellenze italiane in solidi.

Nel 2025 l’Europa spaziale resta intrappolata in burocrazia e frammentazione, perdendo terreno su lanciatori riutilizzabili, costellazioni satellitari dual-use e robotica avanzata. SpaceX domina con Starship e contratti NASA/DoD, la Cina accelera su Long March riutilizzabili nonostante failure landing e mega-costellazioni ispirate a Starlink, mentre Ariane 6 soffre costi elevati e ramp-up lento. Le potenzialità italiane come i motori solidi P120 e P160 di Avio, *qualified* 2025, restano sottoutilizzate in un contesto Unione Europea privo di visione unitaria, rischiando irrilevanza geotecnologica.

Il 2025 conferma una divergenza irreversibile nel settore spaziale, dove satelliti dual-use civili-militari, robotica autonoma e lanciatori riutilizzabili ridefiniscono egemonia e sicurezza nazionale. L’Europa, come stigmatizzato da Pugliese, resta essenzialmente cieca, sorda e muta senza gli Stati Uniti per lo spazio satellitare: *”Senza gli Stati Uniti, siamo blind, deaf and mute”*. Questa dipendenza non è casuale: mentre nel 1990 l’Italia forniva dati cellulari agli Stati Uniti per operazioni in Iraq, oggi Washington ha sorpassato l’Europa in capacità orbitale, con SpaceX che detiene record di lanci oltre 500 Falcon family cumulative e quota globale dominante. Un sorpasso compiuto con la discrezione di chi non ha bisogno di annunciarlo.

SpaceX ha rinnovato l’egemonia americana con Starship: Flight 9 a maggio 2025, modifiche NLS-2 NASA per lunar lander, contratti DoD e Space Force per 13,7 miliardi di dollari (see the generated image above). La riutilizzabilità full-stack ha abbattuto costi, con Falcon e Starship oltre il 60% del market commerciale. Le costellazioni Starlink oltre 6.000 satelliti integrano comunicazioni dual-use resilienti.

L’Unione Europea incarna il ritardo bizantino: Ariane 6 solo pochi voli nel 2025 post-inaugural, ramp-up lento, costi 75-95 milioni di euro per volo non competitivi. L’Europa ricorre occasionalmente a rivali per l’accesso allo spazio. Pugliese: *”Abbiamo perso… dovremmo andare in Russia per alcuni spacecraft”*. Un’opzione che, in tempi di geopolitica, suona quasi nostalgica.

Le eccellenze italiane brillano inutilizzate: il P120C largest monolithic carbon-fiber su Ariane 6 e Vega-C, upgrade P160C qualified e tested aprile 2025 con performance migliorata e longer meter, contratti Avio-ArianeGroup per produzione stabilizzata fino 2029 e 2030. Questo combustibile solido italiano—affidabile, low-cost—ha potenzialità enormi per next-gen dual-use, ma resta vincolato a una governance Unione Europea miope: nessun consorzio sovrano per uno spazio integrato, come se l’unità fosse un concetto troppo ardito.[1]

Nel mosaico delle potenze geotecnologiche, l’India emerge come un attore dal potenziale immenso ma ancora intrappolato in ritardi cronici, quasi un gigante addormentato. Se la Cina incarna la lungimiranza millenaria, l’India rappresenta un paradosso vivente: detentrice delle riserve di torio più vaste al mondo—stimati in oltre 11 milioni di tonnellate, sufficienti per alimentare il paese per secoli—ma lenta nel tradurle in autonomia energetica reale, come se le sue ambizioni nucleari fossero un antico manoscritto polveroso, sfogliato con troppa cautela.

Scavando in fonti OSINT e paper accademici, emerge un quadro bayesiano cristallino: le proiezioni sulle riserve di torio rivelano divari abissali. L’India, con riserve che superano gli 11 milioni di tonnellate—sufficienti per 40.000 anni di energia, come eco di Homi Bhabha—ha un programma a tre stadi (PHWR, PFBR, AHWR) che promette autosufficienza. Eppure, la realtà OSINT rivela crepe: ritardi decennali nell’AHWR, dipendenza da uranio importato (da Russia e Australia). Proiezioni da rapporti universitari aggiornano la posterior bayesiana: l’autosufficienza dichiarata (obiettivo 2050) si scontra con una reale frammentazione, con l’India che rischia di rimanere #2 dietro la Cina se non accelera partnership come quella CCTE-NTPC.[2]

In conclusione, il 2025 spaziale grida una lezione: senza visione unitaria—consorzi autentici, fondi lunghi, dual-use proattivo—l’Europa sarà semplicemente aggirata. Le potenzialità italiane P120 e P160 e le lezioni muskiane potrebbero invertire la rotta, ma Bruxelles continua a dividere mentre i rivali accelerano. Pugliese: ripartire subito, o l’irrilevanza è inevitabile—e sarebbe un finale tragicomico per un continente che ha inventato la modernità, per poi dimenticarsene al momento sbagliato.

**Note:**

(see the generated image above) NASA & US Space Force Contract Awards 2025.

Avio Financials & ESA Reports 2025.[1]

USGS Thorium Reserves & Stanford Energy Reports.[2]

Fonti

[1] Russia says NATO talk of Moscow and Beijing being a threat to … https://www.reuters.com/world/europe/russia-says-nato-talk-moscow-beijing-being-threat-greenland-is-myth-create-2026-01-15/

[2] ‘Only Russia Can Stop It’: Moscow Taunts Europe, Denmark Over … https://www.themoscowtimes.com/2026/01/15/only-russia-can-stop-it-moscow-taunts-europe-denmark-over-trumps-greenland-plans-a91672

 CINA VS USA – VELOCITÀ DIVERGENTI

## Torio Millenario contro Tech-Bros della Silicon Valley

**Di Cesare Semovigo**

Oltre il Pacifico, la Cina esibisce l’opposto: statalismo resiliente, orizzonti decennali, millenari—una visione che rende provinciali i nostri cicli elettorali, con proiezioni su riserve di torio cross-validati da paper OSINT per autosufficienza reale *versus* dichiarata.

Non casuale l’inaugurazione del primo reattore al torio commerciale nel 2025, frutto di progetti dal 2010 su 200 siti. Marco Pugliese nota: *”Hanno stimato 40.000 anni di energia per un miliardo e mezzo… ragionamento lungo”*. Questo *shift* al torio—economico, depositi interni stimati 100.000 tonnellate, con estrazione avanzata per MSR—riduce dipendenze energetiche e contrasta il declino demografico, che colpisce duro, con aggiornamenti bayesiani da RAND per resilienza high-tech (see the generated image above).

Similmente, il *deployment* di robot umanoidi nelle fabbriche non è casuale: *”No coincidence”*, per compensare turnover in settori chiave—efficienza brutale. Nel 2025, UBTECH ha dispiegato centinaia di Walker S2, AgiBot il 5.000esimo in tre anni, piani per migliaia dal 2026. Oltre 150 aziende cinesi in gara, con applicazioni in manifattura, logistica, retail, supportate da nucleare low-cost e automazione per popolazione invecchiante—pragmatismo senza sentimentalismi.

Tuttavia, vulnerabilità profonde, come Pugliese denuncia: *”Alcuni settori vanno male, demografia problema grave”*. Real estate in slump dal 2022, collasso che erode fiducia e investimenti—bolla scoppiata con puntualità. Rhodium Group conferma: nuove costruzioni sotto sostenibilità, prezzi in calo, developer in default. Debito locale critico, deficit enormi, overcapacity con *“industrial involution”*—price wars, margini minimi, capacità inutilizzata.

Gli Stati Uniti, appesantiti da governance miope post-Guerra Fredda—mandati brevi, visioni corte—mostrano recupero via *“tech bros”*, sfidando defense legacy con intelligenza artificiale, autonomia, stile bulldozer.

Pugliese apprezza Trump: *”Greenland needed in 10-15 years… studi in mano”*. Ma alleanze con Musk, Luckey, Karp imprimono slancio, provando che il capitalismo americano si reinventa quando conta.

**Anduril** di Palmer Luckey ha raggiunto una valuation di 30,5 miliardi nel 2025 post-Series G da 2,5 miliardi, revenue oltre un miliardo, doubling annuo. Sistemi autonomi come droni e Lattice vincono Army contracts, scalzando Lockheed e Boeing con i loro overruns faraonici.

**Palantir**: revenue 2025 a 4,4 miliardi, Gotham in Pentagon deals strategici. Terzo trimestre +63% crescita USA esplosiva.[1]

**SpaceX Starshield**: spy satellites 1,8 miliardi dal 2021, nuovi 2025 per missile tracking “Golden Dome”. xAI Musk partnership Pentagon dicembre 2025, Grok su GenAI.mil fino 200 milioni, access per 3 milioni personnel.

Io stesso confermo: *”Tra innovation e robotics… Musk Optimus primo, terzo pronto”*. 10 milioni unità, gen3 in sviluppo—dual-use civile e militare, velocità muskiana.

**Note:**

(see the generated image above) RAND Corporation & Atlantic Council Scenarios 2025.

Anduril/Palantir Financial Reports Q3 2025.[1]

Chi controlla lo spazio controlla il mondo: la nuova corsa alle stelle, di Giuseppe Gagliano

Dopo il 33° podcast di Gianfranco Campa https://italiaeilmondo.com/2019/05/28/33-podcast_appuntamento-sulla-luna_1a-parte-di-gianfranco-campa/ il tema della competizione nello spazio si arricchisce del contributo del professor Giuseppe Gagliano. Buona lettura, Giuseppe Germinario

https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/controlla-spazio-controlla-mondo-nuova-corsa-stelle-119930/?fbclid=IwAR0IGFrHkUD_YVZdCKcsRp3lplBwQw2dmhgKYXjoy4IqR5EOKrYzdFpM9pY

Chi controlla il punto più alto dello spazio controlla il mondo. L’impero romano controllava il mondo perché poteva costruire strade. Più tardi, l’impero britannico dominò grazie alla sua marina. Ebbene, sotto il profilo storico, tutto ciò ci consente di affermare che lo spazio sia stato associato, fin dall’inizio della sua esplorazione, ad una prospettiva di difesa e sicurezza nazionale. Infatti durante i primi decenni dell’avventura spaziale, che coincideva con quelli della Guerra Fredda, la questione spaziale era essenzialmente strategica (dimostrazione di potere, intelligence) e ciò determinava la necessità di mobilitare enormi stanziamenti.

Spazio strategico

Lo spazio militare assume una nuova dimensione nei primi anni ’80 con la Strategic Defense Initiative (SDI) di Ronald Reagan. L’obiettivo della SDI era duplice: in primo luogo, integrare la deterrenza nucleare con un sistema di prevenzione dell’aggressione sovietica, ma era anche quello di usare il potere tecnologico americano per dominare l’Unione Sovietica. Infine, il crollo del Patto di Varsavia limitò severamente questa iniziativa.

Tuttavia, l’idea di una difesa missilistica, in gran parte basata sullo spazio, non è mai stata abbandonata ed è stata ripresa con la visione tecnologica della rivoluzione negli affari militari degli anni ’90 e con la necessità di risposte rapide a causa della proliferazione delle capacità balistiche degli stati canaglia. A poco a poco, il campo spaziale è diventato un mezzo a pieno titolo di azione militare e nessuna altra operazione può fare a meno di questo strumento dal quale dipendono le forze armate.

Dominio Usa e irrilevanza europea

Nel febbraio 2018, il Pentagono ha ammesso che gli Stati Uniti sono dipendenti dallo spazio e che i loro avversari ne sono consapevoli. Infatti Russia e Cina mirano a disporre di armi controspaziali non distruttive e distruttive disponibili per un potenziale conflitto futuro, un futuro conflitto globale potrebbe iniziare nello spazio. Ciò ha spinto  Heather Wilson, segretario dell’Aeronautica degli Stati Uniti, a sottolineare che il paese ha  bisogno di organizzare e addestrare forze in grado di trionfare in qualsiasi tipo di conflitto futuro che si estendesse agli Usa spazio incluso e proprio per questo il presidente Donald Trump ha lanciato una vera e propria Space Force, annunciata come una forza autonoma  degli Stati Uniti.

Non deve sorprendere allora il fatto che il dominio degli Stati Uniti nello spazio militare sia schiacciante. Infatti, tra tutti i satelliti militari attivi nel 2017, circa 150 sarebbero americani, 40 sarebbero russi e meno di 50 cinesi. L’Europa chiude con 35 satelliti militari, di cui otto francesi, sette per ciascuno degli eserciti tedeschi, britannici e italiani, due spagnoli e quattro fatti in ambito europeo .

Gli importi di bilancio riflettono anche questa disparità. Se il budget dello spazio militare russo è di 1,5 miliardi di dollari e quella della Cina è di circa 2 miliardi quello degli Stati Uniti arriva a circa quaranta miliardi.

Al di là dello spazio strategico inteso come strumento militare, non vi è dubbio che le società moderne dipendano interamente dallo spazio (economico, industriale, bancario, ma anche sociale o sanitario, ecc.) e la loro capacità di recupero è in gran parte dovuta alla robustezza delle loro capacità spaziali (geolocalizzazione, comunicazioni, trasferimento dati, meteorologia, ecc.). La proliferazione di dispositivi orbitali è lì per testimoniare questa grande dipendenza. Più di 1.200 satelliti sono in servizio su 4.300 che sono stati lanciati dall’inizio dell’era spaziale e sono ancora in orbita. La metà di questi satelliti operativi sono civili, un terzo ha un uso strettamente militare e il resto ha  ìuna destinazione prevalentemente civile ma potenzialmente militare. Lo spazio, specialmente nelle sue orbite basse (prime centinaia di chilometri), è quindi molto impegnato se non affollato di satelliti perfettamente identificati nella loro missione civile o militare, ma alcuni di essi hanno un duplice uso. La cartografia dello spazio “militare” comporta quindi un grado di incertezza che rende necessario considerare qualsiasi satellite come vettore di potenza militare.

Con il collasso del blocco sovietico e l’emergere di nuove forme di conflittualità, le funzioni dello spazio militare supereranno quelle dello spazio strategico. In occasione dell’impegno delle sue forze nel Golfo, la dottrina militare statunitense ha trasformato l’uso dello spazio e dato un posto centrale all’azione operativa. Lo spazio è quindi concepito come un moltiplicatore di forza con satelliti con prestazioni sempre più impressionanti.

Giuseppe Gagliano