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Lo storico tedesco Hans Delbrück (1848-1929) presenta la battaglia di Maratona come qualcosa di ben più di una leggenda patriottica o di una memoria nazionale tramandata. La considera il primo grande evento militare che può essere studiato attraverso un’analisi rigorosa piuttosto che per entusiasmo poetico. Gli scrittori antichi spesso trasformavano le battaglie in drammi di destino eroico in cui il favore divino, l’improvvisa ispirazione e straordinari atti di coraggio determinavano l’esito. Delbrück cerca qualcosa di diverso. Cerca i meccanismi invisibili che si celano dietro l’evento visibile. La sua argomentazione parte dal rifiuto dell’eccesso romantico e procede attraverso il terreno, la logistica, il movimento, la resistenza umana e la necessità tattica. Sostiene che la storia militare debba esaminare ciò che gli uomini potevano effettivamente trasportare, con quale rapidità potevano muoversi, dove i cavalli potevano operare e quali scelte avevano i comandanti entro i limiti della realtà. Si avvicina a Maratona quasi come un ingegnere che esamina una macchina dopo l’uso, smontando ogni componente mobile per capire perché la vittoria sia emersa proprio in quel luogo e in quell’ora. Il risultato è un ritratto della guerra come un regno di struttura e intelligenza pratica piuttosto che di spettacolo mitico.
L’immagine tradizionale della Persia che invade la Grecia spesso la raffigura come un’onda anomala di umanità che inghiotte tutto ciò che incontra sul suo cammino. Gli scrittori antichi, e in seguito l’immaginazione, hanno spesso esagerato le dimensioni dell’esercito persiano, immaginandolo come una massa immensa che si estende su tutto il territorio. Questa immagine possedeva una forte carica drammatica e appagava il sentimento patriottico, poiché la vittoria contro ogni probabilità è sinonimo di grande gloria. L’argomentazione qui presentata si muove in un’altra direzione. Le dimensioni dell’esercito sono vincolate da limiti pratici legati alla capacità di trasporto, all’approvvigionamento alimentare, allo spazio disponibile a bordo delle navi e al dispiegamento sul campo di battaglia. La spedizione persiana attraversò l’Egeo via mare, e le navi impongono rigidi limiti fisici ai movimenti militari. I calcoli basati sulla forza comparata suggeriscono una forza persiana di forse quattromila-seimila combattenti effettivi, accompagnati da diverse centinaia di cavalieri e da altri seguaci leggermente equipaggiati. Atene stessa schierò una forza di dimensioni simili. Tali stime appaiono inizialmente modeste rispetto ai racconti leggendari, sebbene la logica militare che le sottende si rafforzi con il susseguirsi degli eventi. Se il numero dei persiani avesse raggiunto le dimensioni fantastiche spesso immaginate, si sarebbero presentate numerose opzioni strategiche che non si verificarono mai durante la campagna. Una grande superiorità numerica crea libertà d’azione. Una relativa parità impone cautela. Il comportamento degli eserciti diventa quindi una prova delle loro reali dimensioni.
La spedizione persiana avanzò attraverso una serie di azioni deliberate piuttosto che per una conquista caotica. La loro flotta attraversò l’Egeo, attaccò la città di Eretria sull’isola di Eubea, la conquistò e la distrusse, per poi dirigersi verso l’Attica. I comandanti persiani Dati e Artaferne avevano un obiettivo preciso: sbarcare militarmente sul suolo ateniese, sconfiggere la resistenza e imporre l’autorità persiana sulla città. La guida proveniva da Ippia, ex governatore di Atene, che aveva trascorso anni in esilio dopo la sua deposizione e sperava nella restaurazione grazie al sostegno persiano. Maratona si presentava come un luogo di sbarco logico perché la sua ampia pianura si prestava allo schieramento della cavalleria e perché la sua distanza da Atene era gestibile. Gli Ateniesi non possedevano una flotta in grado di contrastare la superiorità navale persiana, il che significava che la resistenza poteva emergere solo dopo lo sbarco del nemico. Il mare apparteneva alla Persia. Atene, quindi, entrò nella campagna reagendo piuttosto che prendendo l’iniziativa. Una volta che le vele persiane apparvero lungo la costa, il problema che Atene si trovò ad affrontare cessò di essere navale e divenne interamente terrestre. La lotta si sarebbe svolta attraverso strade, valli, colline e pianure.
Atene entrò in un momento di incertezza. I cittadini discutevano se rimanere all’interno della città, affidandosi alle mura e alla resistenza, o se cercare battaglia all’esterno prima che si creassero le condizioni per un assedio. Tali interrogativi avevano un peso enorme, poiché ogni opzione rappresentava una diversa percezione del rischio. Una posizione difensiva prometteva di preservare le forze e garantiva ai Persiani la libertà di movimento nelle campagne. Una battaglia in campo aperto comportava un pericolo immediato, ma preservava l’iniziativa e il morale. La posizione più forte propendeva per la battaglia, e messaggeri si recarono a Sparta per chiedere aiuto. Nel frattempo, la leadership si concentrò attorno a Milziade. Il suo background lo aveva preparato in modo unico a tali circostanze. Proveniva da una famiglia aristocratica e aveva governato territori nella penisola tracia-chersonese, dove il contatto con la Persia gli aveva fornito una conoscenza pratica della sua organizzazione militare e delle sue abitudini politiche. Aveva vissuto sotto l’autorità persiana e in seguito era fuggito da essa. La sua conoscenza derivava quindi dall’esperienza diretta, piuttosto che dai racconti dei viaggiatori. Tra i comandanti, la conoscenza delle abitudini del nemico si rivela spesso preziosa quanto la superiorità numerica.
La superiorità militare persiana si fondava sulla cooperazione tra diverse tipologie di truppe. Arcieri e cavalleria si supportavano a vicenda, producendo effetti impossibili per ciascuno di essi individualmente. La cavalleria poteva aggirare le formazioni esposte e colpire i fianchi vulnerabili, mentre gli arcieri indebolivano l’organizzazione nemica con un fuoco continuo di frecce. La falange ateniese rappresentava un sistema militare completamente diverso. I fanti pesanti combattevano spalla a spalla, protetti da armature e scudi, affidandosi al combattimento ravvicinato e alla coesione. La forza si concentrava nello scontro diretto piuttosto che nella flessibilità. Un esercito di questo tipo combatteva con forza quando avanzava contro un’altra linea di fanteria, sebbene le vulnerabilità si manifestassero immediatamente contro avversari a cavallo e sotto il fuoco continuo delle frecce. Una battaglia in campo aperto comportava quindi pericoli evidenti per Atene. La cavalleria persiana che si muoveva su entrambi i fianchi, mentre le frecce si riversavano sul fronte, avrebbe intrappolato gli opliti in un recinto mortale. La falange non avrebbe potuto né inseguire efficacemente la cavalleria né avanzare sotto una prolungata interruzione. I sistemi militari, pertanto, possiedono ambienti naturali in cui prosperano e ambienti naturali in cui soffrono.
La genialità di Milziade risiedeva nel suo utilizzo della geografia. Invece di affrontare la Persia in campo aperto, scelse un terreno che trasformasse i punti deboli in condizioni gestibili. La valle di Vrana offriva proprio queste possibilità. Le montagne proteggevano entrambi i lati della posizione e limitavano notevolmente i movimenti della cavalleria. Alberi e ostacoli restringevano ulteriormente le vie d’accesso. Gli Ateniesi occuparono un luogo in cui la forza persiana aveva perso gran parte della sua efficacia. La storia militare spesso ricorda grandi cariche e discorsi drammatici, trascurando la semplice decisione di posizionarsi nel punto giusto. La geografia spesso determina le possibilità ben prima che le spade si incontrino. Grazie a un posizionamento strategico accurato, Milziade modificò le sorti della battaglia prima ancora che iniziasse. Il terreno entrò in gioco come un alleato più forte di quanto avrebbero potuto essere le truppe aggiuntive. Un comandante che comprende il paesaggio si ritrova con un altro esercito composto da colline, rocce, stretti passaggi e dalla distanza stessa.
Una delle tradizioni più famose legate alla maratona narra dell’assalto degli Ateniesi, che percorsero otto stadi (1,4 km) in direzione dell’esercito persiano. L’immagine ha una forza straordinaria. La fanteria pesante che si lancia in avanti attraverso una vasta pianura sotto una pioggia di frecce crea una scena degna di un poema epico. L’argomentazione qui presentata sottopone questa storia a un esame fisico. Il corpo umano ha dei limiti. I soldati, con armature e armi pesanti, non possono correre per tali distanze mantenendo la formazione e conservando l’efficacia in combattimento. Gli opliti antichi trasportavano carichi considerevoli e facevano parte di un movimento di massa, non di una prestazione atletica individuale. Delbrück confronta tali affermazioni con l’esperienza militare moderna e conclude che persino truppe altamente addestrate difficilmente potrebbero sostenere uno sforzo simile. Gli antichi soldati-cittadini includevano contadini, pescatori, artigiani, carbonai e uomini di mezza età, non atleti professionisti. L’esaurimento distrugge l’ordine e il disordine distrugge l’efficacia in combattimento. Le immagini eroiche spesso ignorano polmoni, muscoli e fatica. La guerra stessa, invece, non lo fa.
Il tumulo funerario noto come Soros ha fornito ulteriori prove a sostegno di questa reinterpretazione. Il tumulo si trova a circa otto stadi dalla valle di Vrana, creando un’intrigante relazione con il famoso numero di Erodoto. Piuttosto che segnare l’inizio di una carica, la distanza rappresentava probabilmente l’intera estensione del combattimento e dell’inseguimento. Gli Ateniesi seppellivano i loro morti nel punto in cui la lotta aveva raggiunto il suo apice vittorioso, piuttosto che nel luogo del primo scontro. Attraverso generazioni di narrazioni, la memoria ha compresso una sequenza complessa in un’unica azione drammatica. La battaglia stessa si estendeva attraverso movimenti, pressioni, ritirate e inseguimenti. La memoria umana spesso cerca simboli piuttosto che processi. Una singola, magnifica carica possiede una maggiore forza emotiva rispetto a una graduale progressione tattica. Delbrück, pertanto, vede un malinteso piuttosto che una falsificazione. I narratori hanno ereditato frammenti e li hanno rimodellati in forme più facili da comprendere e ammirare per gli ascoltatori.
I due eserciti si fronteggiarono per diversi giorni prima che iniziasse la battaglia. Le spiegazioni tradizionali attribuivano il ritardo a questioni di ambizione personale e alla rotazione del comando tra i generali ateniesi. Tali storie avevano un certo fascino drammatico perché il pubblico apprezza i racconti incentrati su motivazioni e rivalità individuali. La spiegazione pratica appare molto più semplice. Atene perse poco aspettando. I rifornimenti rimasero sicuri perché le truppe si trovavano nel proprio territorio. La fiducia poteva aumentare man mano che i soldati osservavano l’esitazione persiana. Un’ulteriore speranza risiedeva nell’atteso arrivo di rinforzi spartani. La Persia si trovò ad affrontare crescenti difficoltà perché il ritardo non risolveva nulla e consumava tempo. Milziade, quindi, aveva pochi motivi per iniziare un attacco immediato. I Persiani, invece, raggiunsero un punto in cui l’azione divenne sempre più necessaria. Le decisioni militari spesso emergono dalla riduzione delle alternative piuttosto che da un impulso eroico. I comandanti si spostano frequentemente perché le circostanze gradualmente chiudono le porte che li circondano.
La battaglia si svolse come una sequenza attentamente pianificata, piuttosto che come uno scontro spontaneo. Le forze persiane avanzarono verso le posizioni ateniesi. Non appena il tiro delle frecce si avvicinò a una distanza utile, le formazioni oplitiche si mossero rapidamente in avanti. Questo movimento servì a due scopi contemporaneamente: ridurre l’esposizione al fuoco delle frecce e al contempo aumentare la forza fisica e psicologica dell’impatto. Il centro ateniese, indebolito dal rafforzamento delle ali con l’impiego di uomini, cedette sotto la pressione persiana e cedette temporaneamente terreno. Le ali, più forti, continuarono ad avanzare e raggiunsero le formazioni persiane prima che l’intervento della cavalleria potesse avere un effetto decisivo. Quando gli opliti corazzati entrarono in combattimento ravvicinato con gli arcieri, dotati di protezioni più leggere, i vantaggi si invertirono bruscamente. Il successo iniziale persiano al centro perse valore con l’arrivo della pressione da entrambi i lati. La formazione cedette il passo alla confusione e la confusione alla ritirata. Una battaglia spesso cambia direzione in pochi istanti, durante i quali la struttura crolla improvvisamente.
La vittoria di per sé non produsse immediatamente ordine. I soldati che emergevano da un’intensa lotta provavano spossatezza, euforia, confusione e preoccupazione per i compagni caduti. Alcuni cercavano gli amici feriti. Altri braccavano il bottino. Altri ancora si limitavano a sopportare il peso emotivo della sopravvivenza. Delbrück presta molta attenzione a questa realtà perché le narrazioni successive spesso immaginano eserciti vittoriosi trasformarsi istantaneamente in strumenti perfettamente obbedienti. Milziade si trovò di fronte al difficile compito di ristabilire la coesione e guidare gli Ateniesi verso un secondo scontro vicino alle navi. Solo poche navi persiane caddero in mani greche, il che suggerisce un notevole ritardo tra la prima battaglia e l’azione successiva. Un inseguimento immediato e implacabile avrebbe probabilmente portato a catture più consistenti. La difficoltà di controllare gli uomini dopo una vittoria diventa quindi un altro fattore nascosto che plasma gli eventi. Le emozioni umane entrano nella storia militare accanto ad armi e formazioni.
Milziade emerge infine come una figura di spicco, posta alle soglie della storia militare. Divenne il primo grande esponente di quella che le generazioni successive avrebbero riconosciuto come guerra difensiva-offensiva. Scelse saggiamente il terreno, represse l’impazienza, mantenne l’autorità su un esercito di cittadini democratici e individuò l’istante preciso per passare dall’attesa all’attacco. Delbrück immagina la scena quasi visivamente: Milziade davanti ai cittadini riuniti, mentre spiega la protezione offerta dalle montagne, esorta alla fermezza sotto le frecce persiane, in attesa del momento giusto mentre è a cavallo tra le file. Ogni sguardo è rivolto verso di lui. Ogni calcolo converge su un unico segnale. Attaccare troppo presto significa arrivare esausti. Attaccare troppo tardi significa che le frecce distruggono lo slancio prima ancora di colpire. Il successo si basa su un tempismo perfetto. Maratona diventa quindi più di una semplice vittoria greca. Diventa la prima grande dimostrazione di come l’intelligenza imponga ordine al pericolo, trasformando la geografia, la disciplina e il giudizio umano in strumenti di trionfo.
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IL POTERE DELLA FORZA DELLE ARMI: Azov e la possibilità di un colpo di Stato militare neofascista in Ucraina, Parte 1 (versione rivista e aggiornata)
18 maggio 2026
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Con il deteriorarsi della situazione politico-militare dell’Ucraina, sia al fronte che nelle retrovie, cresce il rischio di gravi crisi politiche e di complotti golpisti contro il governo di Volodymyr Zelenskyi. Come ho osservato in precedenza, guerra e rivoluzione spesso vanno di pari passo; la guerra indebolisce lo Stato, il regime, l’esercito e la società, portando a fratture politiche e a tentativi da parte di alcuni di impadronirsi del potere in modo illegale o asistemico. Un esempio classico è la Prima guerra mondiale e il suo effetto sulla Russia imperiale, ma altre manifestazioni di questo fenomeno hanno colpito la Turchia, l’Austria-Ungheria, la Polonia, in seguito la Germania e anche altri Stati, compresa un’Ucraina per un breve periodo quasi indipendente. In ciascuno di essi si sono verificate varie forme di cambio di regime e di collasso dello Stato: la presa illegale del potere tramite rivoluzioni dall’alto, rivoluzioni dal basso, colpi di palazzo, compresi i colpi di Stato militari. In Ucraina vari signori della guerra, contingenti militari e partiti rivoluzionari socialisti e nazionalisti hanno preso il potere in diverse parti del paese, con diversi colpi di Stato avvenuti al “centro” a Kiev. Tutto questo potrebbe ripetersi proprio come l’esperienza del 17ilLa “rovina” dell’Ucraina del XX secolo sta cominciando a ripetersi in questo paese devastato dalla guerra.
I candidati più probabili a tentare e riuscire a conquistare il potere saranno quelli armati, e non esiste forza più potente e potenzialmente rivoluzionaria dei due corpi d’armata Azov: il 3° Corpo d’Armata Azov delle forze di terra delle forze armate ucraine, comandato dal fondatore dell’organizzazione neofascista Azov, il generale di brigata Andriy Biletskiy, e il 1° Corpo d’Armata ucraino (precedentemente una brigata della Guardia Nazionale “Azov” sotto il Ministero degli Affari Interni), comandato dal rivale di Biletskiy all’interno di Azov, il generale di brigata Denys “Redis” Prokopenko. Di quali risorse dispongono Azov e i suoi corpi d’armata? Quanta influenza politica e ideologica esercitano all’interno dell’Ucraina? E quali alleati interni ed esteri hanno e cosa forniscono questi ultimi ad Azov? Quali sono le prospettive e gli ostacoli per un colpo di Stato militare guidato da Azov o sostenuto dall’esercito? In questa Parte 1, discuterò del 3° Corpo d’Armata “Azov” di Biletskiy. Esaminerò il 1° Corpo d’Armata “Azov” nella Parte 2.
Azov affonda le sue radici nei partiti neofascisti pre-Maidan Black Corps (BC), Assemblea Social-Nazionale (SNA) e Patrioti dell’Ucraina (PU), tutti fondati dall’allora esponente politico civile Biletskiy. Il BC è stato il precursore più immediato di Azov ed è stato fondato durante la rivolta di Maidan, che a sua volta si è conclusa nel febbraio 2014 con una rivolta violenta guidata dai neofascisti. La rivolta di Maidan ha dirottato quella che all’epoca era la più popolare “Rivoluzione della dignità”.[1]I membri del BC erano legati a membri e affiliati del PU. Dopo la rivolta di Maidan, nel marzo 2014 il BC ha combattuto contro gli elementi anti-Maidan a Kharkiv. Nel maggio 2014 Biletskiy fondò a Berdyansk il Battaglione Azov. Il battaglione fu quindi creato nel crogiolo della guerra civile ucraina che si sviluppò sulla scia della rivolta di Maidan. Originariamente chiamato in onore del Mar d’Azov, il Battaglione Azov era composto da volontari locali, patrioti, nazionalisti e ultras del calcio, in particolare del Metalist Kharkiv.
Il battaglione Azov ha svolto un ruolo chiave durante i disordini verificatisi a Mariupol in risposta al regime di Maidan e alla sua dichiarazione di aver istituito un’organizzazione antiterroristica contro i movimenti separatisti di Donetsk e Luhansk. Il battaglione ha represso i separatisti di Mariupol, aprendo il fuoco su una stazione di polizia e uccidendo o ferendo numerosi agenti di polizia anti-Maidan. “Pattugliando le strade”, il battaglione aveva represso la ribellione a Mariupol entro giugno 2014. Il battaglione ha combattuto in difesa di Ilovaisk e Marinka nell’Oblast di Donetsk contro i separatisti di Donetsk sostenuti dalle forze russe.[2]
Il Battaglione Azov, così come altri battaglioni autonomi, volontari, neofascisti e ultranazionalisti che si erano costituiti, è stato incorporato nominalmente sotto il comando della neonata Guardia Nazionale Ucraina (NGU), sotto il controllo del Ministero degli Affari Interni, nel corso del 2014.[3]Pertanto, sin dall’inizio del regime di Maidan in Ucraina, i gruppi neofascisti e il miliitarii vari dipartimenti (gli organi di forza — militari, servizi segreti e polizia) hanno dimostrato una certa affinità tra loro.[4]
L’11 novembre 2014 il battaglione è stato potenziato, trasformandosi nel Reggimento Azov nell’NGU. Il nome ufficiale del reggimento è poi diventato «il 12°il«Brigata ad hoc Azov». Il reggimento Azov ricevette quindi rifornimenti dal governo ucraino, tra cui carri armati T-64B1M, pezzi di artiglieria D-30 e vari altri veicoli. Nel febbraio 2015, il reggimento condusse un’offensiva a est di Mariupol, in direzione dell’insediamento di Shyokryne, liberando cinque insediamenti.[5]Quando, nel febbraio 2022, è stata avviata la più ampia «operazione militare speciale» russa, Azov era già stata integrata nelle forze armate ucraine.
Azov dispone di un’organizzazione giovanile che, secondo la professoressa Marta Havryshko della Clark University – originaria di Leopoli (Lviv), roccaforte neofascista dell’Ucraina, e specializzata nello studio di tali gruppi estremisti – «prepara i giovani alla violenza di strada e allo scontro con la polizia» e «ha già fatto ricorso alla violenza politica contro persone LGBTQI+, militanti di sinistra e attiviste femministe». Inoltre, dall’inizio della guerra ha «esteso le sue attività in tutta l’Ucraina». Come il suo gruppo madre Azov, mantiene stretti legami e conduce attività con altri gruppi neonazisti quali la Divisione Misantropica, Unità Ucraina nel Sangue, Gioventù Galiziana Ucraina e altri.[6]Il culto della violenza di Azov e Centuria – che ricorda così tanto i nazisti della Germania della Seconda guerra mondiale – è evidente in un video di Centuria pubblicato su Internet.[7]Secondo Havryshko, «Centuria» celebra il compleanno di Yaroslav Stetsko, antisemita e collaboratore nazista dell’OUN, il quale in una lettera del 25 giugno 1941 indirizzata al leader dell’OUN Bandera scrisse: «Stiamo costituendo una milizia che contribuirà a eliminare gli ebrei e a proteggere la popolazione». Stetsko definì inoltre un collega di partito «privo di principi» per aver sposato un’ebrea e gli negò «spazio ai vertici della vita nazionale».[8]
L’Azov di Biletskiy e il 3° Corpo d’Armata costituiscono un vero e proprio impero, quasi uno Stato nello Stato, che comprende un proprio esercito, programmi tecnologici e di addestramento, un istituto scolastico, programmi «educativi» nelle scuole, una vasta gamma di canali sui social media, librerie e prodotti di consumo (magliette, bandiere, ecc.).[9]
Lo scisma di Azov
Azov ha subito scissioni, defezioni e la nascita di gruppi derivati. Prima della guerra, l’influente comandante di Azov Sergei Korotkikh (soprannominato «Botsman») ha disertato. All’inizio della guerra su larga scala nel febbraio 2022, i membri di Azov con base a Kharkiv hanno creato la propria unità «Kraken» all’interno dell’intelligence militare ucraina (HUR). Questo evento dimostra ancora una volta l’affinità tra i gruppi neofascisti ucraini e l’Ucraina miliitari.
A metà del 2022 il movimento Azov ha subito una scissione a seguito dell’assedio di Mariupol, la città portuale sul Mar d’Azov da cui il movimento prende il nome. Il lungo assedio russo si è infine concluso quando le forze ucraine, costituite principalmente da unità di Azov, circondate dalle forze russe nei sotterranei dell’acciaieria di Azov (o «AzovStal»), si sono arrese nel maggio 2022 a seguito di negoziati. Anziché essere inviati in Russia, ai leader di Azov e ad alcuni combattenti è stato permesso di andare in esilio in Turchia, dove avrebbero dovuto rimanere fino alla fine della guerra in base all’accordo tra Mosca, Kiev e Istanbul. Tuttavia, i combattenti di Azov sono tornati in Ucraina in parte grazie a scambi di prigionieri e in parte grazie al rilascio di molti di loro da parte della Turchia nell’estate del 2023. I prigionieri-esiliati rientrati e il loro comandante Denis Prokopenko (soprannominato “Redis”) nel frattempo erano diventati eroi nazionali per il loro rifiuto di arrendersi per così tanto tempo e per il loro successivo esilio. Biletskiy e altri membri di Azov non si trovavano a Mariupol o erano fuggiti prima dell’accerchiamento, e sorsero interrogativi sul perché non fossero lì. Poi Biletskiy formò tra i membri di Azov la sua formazione militare, la 3rdLa Brigata d’assalto indipendente, che, grazie alla campagna propagandistica condotta da Biletskiy, divenne nota come una delle brigate militari ucraine più efficaci, se non la più efficace in assoluto. Al suo ritorno, Prokopenko ricostituì una brigata Azov sotto l’egida della Guardia Nazionale (Azov NG) e, proprio come Biletskiy, la presentò come l’unità da combattimento più efficace dell’Ucraina.
Sono emerse tensioni tra i due gruppi Azov. Si sono verificati una serie di episodi violenti tra Azov NG e Azov 3rdI soldati della brigata, mettendo in evidenza tali tensioni. Nel 2024, Azov 3rdSemyon Klok, membro della brigata (soprannominato «Malysh» o «Il Piccolo»), che avrebbe battuto un 3rdNel giugno 2025, un ufficiale della brigata ha sparato e ferito gravemente un ufficiale della Guardia Nazionale. Nel giugno 2025, la spaccatura all’interno dell’Azov si è aggravata quando un maggiore del 12°ilBrigata della Guardia Nazionale Azov (Azov NG), Andrei Korenevich (soprannominato «Koren»), ha accusato i combattenti dell’Azov 3rdLa Brigata d’Assalto Distaccata, che, secondo quanto da lui affermato, era strettamente legata a Biletskiy, di averlo picchiato. Secondo quanto riferito, due membri del Corpo Azov avrebbero picchiato Korenevich, mentre altri due li avrebbero accompagnati. Il comandante malmenato ha affermato che il pestaggio non avrebbe potuto avvenire senza il permesso o l’ordine diretto di Biletskiy e ha chiesto a 3rdI membri del Corpo sono invitati a riflettere su quanto sta accadendo. In particolare, Korenevich ha accusato Biletskiy di avere «abitudini criminali» e ambizioni politiche: «È ormai chiaro a tutti che dopo la guerra lui (Biletsky) entrerà in politica. L’intera Ucraina è tappezzata dei suoi ritratti, come se la campagna elettorale fosse già iniziata. I ragazzi del 3°rd, risponditi alla domanda: stiamo davvero combattendo per l’Ucraina, guidata da banditi che non disdegnano di organizzare attacchi contro i propri connazionali?[10]
Vice comandante del 12°ilSvyatoslav Palamar’ (soprannominato «Kalina»), membro della Brigata Azov NG, ha condannato la diffusione di «concetti da ladri» nell’esercito, presumibilmente per colpa di Biletskiy, che giustificherebbero gli attacchi contro i propri compagni. Infatti, uno degli autori del pestaggio del 3° Corpo dell’Azov era ricercato con un mandato internazionale per omicidio premeditato. Infatti, Palamar’ ha pubblicato una sorta di manifesto – “Sul nazionalismo ucraino e l’Azov” – condannando Biletskiy e il 3° Corpo dell’AzovrdCorpo. Nello specifico, ha criticato il personale militare che «ha deliberatamente sostituito i comandamenti del nazionalismo ucraino con un “romanticismo criminale” e ha barattato onore, dignità e “fraternità” con un’autorità illusoria, seguendo “concetti criminali” e un’“immaginaria appartenenza a gruppi banditeschi”». Questi non sono «amici dell’Ucraina» e «non sono sulla strada (giusta)». «Coloro che giustificano gli attacchi ai fratelli con “concetti da ladri” non sono sicuramente nazionalisti ucraini. Il nazionalista ucraino non ha mai vissuto, non vive e non vivrà secondo i “concetti” del banditismo. Inoltre, non ha, non ha mai avuto e non avrà il diritto di diffondere il crimine e i “concetti” tra i militari ucraini».[11]Anche la stessa Guardia Nazionale ha rilasciato una dichiarazione in cui condanna l’aggressione.[12]Tuttavia, questa separazione si rivelò temporanea, come dimostra la riunione di Biletskiy e Prokopenko in occasione della costituzione del 3° Corpo d’Armata Azov nel 2025.
La divisione tra le unità Azov all’interno dei siloviki – l’Azov militare (la 3ª di Biletskiy)rdLa divisione tra la «Brigata d’assalto» e la «Guardia Nazionale Azov» di Prokopenko non si estese al movimento politico. Nell’ottobre 2023 Biletskiy negò l’esistenza di una simile scissione.[13]Per quanto riguarda il ruolo del neofascismo in Ucraina, la scissione ha avuto poca rilevanza. Sia gli Azov di Biletskiy che quelli di Prokopenko diffondono la propaganda dell’ideologia neofascista di Azov nelle scuole, nelle università, nei media tradizionali e sui social media. Ma il movimento Azov di Biletskiy e 3rdL’Army Corps dispone da tempo di un’infrastruttura ampia e in continua espansione a tal fine, che ora comprende una propria scuola di addestramento alla quale l’Azov NG di Prokopenko cerca di eguagliare.[14]
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Nonostante le tensioni all’interno dell’Azov nel 2023-2024, la popolarità di Biletskiy ha continuato a crescere insieme a quella del suo 3rdLa Brigata d’assalto “Azov” nel corso della guerra, anche quando le sorti militari dell’Ucraina stavano volgendo al peggio.
Azov in guerra: scalare i ranghi
All’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, l’Azov 3rdLa brigata era di stanza alla periferia di Mariupol, sul Mar d’Azov, e ha combattuto per difendere la città durante l’assedio russo del 2024. Con l’accerchiamento della città, i combattenti dell’Azov si sono ritirati nell’enorme complesso sotterraneo dello stabilimento AzovStal, e tutti i suoi membri sono stati gravemente feriti, uccisi, catturati o si sono arresi e sono stati fatti prigionieri dai russi o mandati in esilio in Turchia con l’accordo che sarebbero tornati solo dopo la fine della guerra. Nel settembre 2022, molti combattenti del reggimento sono stati rilasciati dalla prigionia russa e i comandanti, tra cui Denys Prokopenko “Redis”, sono stati riportati in Ucraina in violazione dell’accordo, come indicato sopra.
Tra gennaio e febbraio 2023, il Reggimento Azov è stato potenziato e riorganizzato nel 12°ilBrigata di intervento operativo, che fu presto sciolta per far posto all’Azov 3rdLa Brigata d’assalto separata nell’ambito del programma «Guardia offensiva». La nuova brigata ha difeso alcune zone dell’Ucraina meridionale durante la disastrosa controffensiva estiva del 2023, ideata dalla NATO, diretta verso Melitopol. La prima grande campagna propagandistica di Biletskiy a favore dell’Azov e la sua conseguente crescente autorità hanno coinciso con il 3rdLe operazioni di combattimento della brigata durante la battaglia di Bakhmut nel 2023. L’Azov 3rdLa brigata è stata successivamente ridispiegata nella foresta di Serebryansky in direzione di Kreminna e poi a New York e Toretsk a metà del 2024. Pertanto, come il resto dell’esercito ucraino, le unità Azov, indipendentemente dal nome e dalla struttura, hanno subito una sconfitta dopo l’altra, costrette a ritirarsi sempre più a ovest nell’oblast di Donetsk. Recentemente, la 3rdLa brigata era stata schierata sui fronti del Donbass settentrionale e di Kharkiv, che, pur dopo aspre battaglie, hanno ceduto terreno in modo lento ma inesorabile alle forze russe.[15]
Il 3rdIl Corpo d’Armata «Azov», costituito ufficialmente il 4 agosto 2025, è stato fondato nel marzo 2025 sulla base del 3°rdBrigata d’assalto indipendente “Azov”, alla quale appartengono i 60ilA luglio si sono unite la Brigata Meccanizzata e «molte altre» unità di supporto, pur non specificate. Il nuovo corpo ha richiesto un’immediata riorganizzazione dei canali social di Azov nell’agosto 2025, e l’annuncio di Biletskiy di agosto includeva il consueto materiale promozionale. Egli ha sottolineato che il 3rd«La testa di ponte del Corpo d’armata è l’ultima linea di difesa per il Donbas settentrionale e la regione di Kharkiv» e che il corpo «controlla circa 150 chilometri – all’incirca il 12% o 1/8 dell’intera linea del fronte». Biletskiy ha aggiunto: «Si può affermare con certezza che il Terzo Corpo d’armata sta già influenzando l’andamento di questa guerra». Entro agosto, il 53ª Brigata meccanizzatae il 63ª Brigata meccanizzataera stata anch’essa posta sotto il comando del corpo d’armata. La prima occupava posizioni nella foresta di Serebryansky, mentre la seconda aveva combattuto intensamente nella direzione di Luhansk a fianco della 60ª Brigata.[16]Attualmente, il 3rdIl Corpo dell’Esercito Azov è costituito dal vecchio Azov 3rdBrigata, tre brigate meccanizzate ad essa assegnate, più una brigata delle comunicazioni (vedi tabella sottostante).
L’Azov 3rdUn corpo d’armata è composto da un contingente compreso tra i 40.000 e gli 80.000 soldati, di stanza in un’unità privilegiata che, con ogni probabilità, è ben equipaggiata e dispone di personale adeguato. Ancora una volta, la sua posizione privilegiata garantirà un numero sufficiente di reclute, e vi saranno inviati i soldati in condizioni fisiche ottimali. La tabella sopra riportata dimostra che il 3° Corpo d’Armata Azov è un esercito a sé stante, che comprende ogni tipo di unità che un esercito contemporaneo possa avere: dalle unità di guerra convenzionale a quelle di guerra elettronica e con droni. D’altra parte, date le limitazioni finanziarie dell’Ucraina, il 3° Corpo d’Armata dispone di un proprio organismo di raccolta fondi. Con la sua guarnigione principale situata a Kiev, il 3° Corpo di Biletskiy è in grado di compiere un colpo di stato, a seconda di quante unità rimangono a Kiev e nei dintorni in un dato momento. Il 3° Corpo d’Armata dispone inoltre di importanti unità da combattimento a livello di brigata e battaglione nelle città meridionali di Dnipro e Cherkassk, sul fiume Dnieper, nonché a Lviv e Starokonstyantyniv, nell’oblast di Khmelnytskiy, nell’Ucraina occidentale.[17]
Con la promozione di Biletskiy al grado di generale di brigata e al comando di un corpo d’armata, la 3ª Brigata d’assalto, attorno alla quale era stato costituito il corpo d’armata, ha ricevuto un nuovo comandante, il tenente colonnello Bohdan Hrishenkov. Conosciuto con il nome in codice «Puhach», Hrishenkov è un ufficiale nato a Sloviansk che si è arruolato nel Reggimento Azov nel 2015, passando da soldato semplice a tenente colonnello. Prima di entrare in servizio, ha studiato all’Università Nazionale dell’Aeronautica Militare “Ivan Kozhedub”, specializzandosi in Ingegneria Energetica, Ingegneria Elettrica ed Elettromeccanica. Ha guidato una compagnia durante la difesa di Mariupol del 2022, è stato ferito ad Azovstal ed è sopravvissuto al massacro della prigione di Olenivka. Dopo il suo rilascio in uno scambio di prigionieri, è tornato in servizio, assumendo in seguito il comando del 1° Battaglione per Scopi Speciali nel 2024. Il 7 aprile 2025 è diventato comandante della 3ª Brigata Azov.[18]
È importante sottolineare, per quanto riguarda il controllo di Azov sulla 3rdIl Corpo dell’Esercito ha confermato che Biletskiy è riuscito a inserire membri incalliti dell’Azov in posizioni di comando del 3°rdLe suddivisioni del Corpo, in particolare nella 53ªrdBrigata meccanizzata. Ad esempio, il tenente colonnello Ihor Mykhailenko, comandante della 53ªrdBrigata meccanizzata, è stato nominato nel marzo 2026, quando è stata presa la decisione di costituire il corpo. Mikhailenko è stato inoltre nominato vicecomandante del Corpo Azov ed è un membro di lunga data di Azov e un convinto neofascista. Si è arruolato volontario nel Battaglione Azov nel 2014 e ha assunto il comando di un gruppo d’assalto durante gli scontri a Mariupol. Mykhailenko ha anche preso parte alle battaglie di Ilovaisk e Shyrokyne nello stesso anno. Alla fine del 2014, ha comandato la 3ª Compagnia e ben presto è diventato vicecomandante del Reggimento Azov, ricoprendo tale carica fino al 2016.[19]
Dopo aver combattuto in prima linea, Mikhailenko fondò la già citata organizzazione ultranazionalista «Centuria», incentrata sulla mobilitazione sociale attraverso l’indottrinamento ideologico e l’addestramento militare.[20]Secondo il rapporto dell’Istituto per gli studi europei, russi ed eurasiatici dell’Università George Washington, la Centuria di Mikahilenko è stata attiva presso l’Accademia militare nazionale Hetman Petro Sahaidachny (NAA), la principale accademia militare ucraina e punto di incontro tra il sostegno militare occidentale e l’esercito ucraino. I membri della Centuria hanno rivelato sui social media di aver ricevuto addestramento dall’esercito canadese e di aver partecipato a esercitazioni militari con le forze canadesi. Nel maggio 2021, gli organizzatori di Centuria si sono vantati con i propri follower del fatto che i membri sono ufficiali dell’esercito ucraino e “sono riusciti a stabilire una cooperazione con colleghi stranieri provenienti da paesi quali Francia, Regno Unito, Canada, Stati Uniti, Germania e Polonia”, secondo il rapporto dell’istituto della GWU. Un membro di Centuria ha ricevuto un addestramento da ufficiale presso l’Accademia Militare Reale del Regno Unito a Sandhurst, diplomandosi alla fine del 2020. Un altro ha frequentato l’Accademia degli Ufficiali dell’Esercito tedesco a Dresda un anno prima. Nell’estate del 2019, Centuria ha sostenuto una manifestazione di estrema destra ucraina in opposizione all’evento LGBTQ “Kyiv Pride” e ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava di sostenere “i veri patrioti, i nazionalisti, i conservatori e i cristiani che attualmente difendono le strade di Kiev dai pervertiti del movimento LGBT e dai loro simpatizzanti di sinistra liberale”. La normalizzazione del neofascismo si è riflessa nel diniego della NAA ai ricercatori della GWU di ammettere che Centuria opera all’interno dell’accademia, sostenendo di non tollerare l’estremismo, ma il rapporto contiene fotografie di cadetti della NAA che fanno il saluto nazista e promuovono letteratura neofascista.[21]
In seguito all’invasione russa del febbraio 2022, Mikhailenko è tornato al fronte e ha comandato l’unità di operazioni speciali Azov-Kiev fino alla sua nomina a vicecomandante della 3ª Brigata d’assalto autonoma Azov, ovvero il vicecomandante di Biletskiy. Mikhailenko afferma che il 53°rdLa brigata meccanizzata, che fa capo al 3° Corpo d’armata Azov, darà priorità al sostegno psicologico, allo sviluppo di droni (UAV) e all’addestramento del personale.[22]
Le unità del 3° Corpo d’Armata “Azov” sono agguerrite sul campo di battaglia e fortemente orientate ideologicamente. Ad esempio, il 60° del Corpo, fondato a Dnipro nel 2015,ilLa Brigata meccanizzata ha partecipato a numerosi importanti dispiegamenti, tra cui: Oblast di Kherson, 2022; Bakhmut, inizio 2023; controffensiva di Kherson, estate 2023; Kupyansk, gennaio 2024; Liman, da marzo 2024 ad oggi.[23]Comandante del 60° CorpoilLa Brigata Meccanizzata, comandata dal maggiore Dmytro Rohozyuk, ha un legame meno stretto con Azov rispetto alla 53ªrdil tenente colonnello Mykhailenko, ma compensa questa mancanza con la sua esperienza sul campo e la sua competenza nella pianificazione. In seguito all’invasione su vasta scala del 2022, Rohozyuk si è unito al Reggimento di operazioni speciali Azov «Kiev»e ha preso parte alla difesa di Kiev e Mariupol. In seguito è diventato comandante di compagnia nel 1° Battaglione d’assalto del 3ª Brigata d’assalto, partecipando alla campagna di Bakhmut. È stato poi nominato capo del Dipartimento Operazioni in qualità di capo della pianificazione. A seguito della creazione del 3° Corpo d’Armata, ha ricoperto il ruolo di vicecapo di stato maggiore, contribuendo a definire le strutture di pianificazione a livello di corpo d’armata. Lo scorso anno Rohozyuk ha assunto il comando del 60ª Brigata meccanizzata. Secondo Volodymyr Fokin, un comandante della 3ª Brigata d’assalto, prima della nomina di Rohozyuk al 60°ilLa brigata soffriva di una leadership carente, di una mancanza di rotazione del personale e di scarsa conoscenza delle proprie forze permanenti. Nel gennaio 2026, Rohoziuk ha segnalato notevoli miglioramenti, tra cui una drastica riduzione del numero di assenti ingiustificati e l’integrazione di unità esperte della 3ª Brigata d’Assalto per addestrare il personale esistente e quello nuovo della 60ªilBrigata.[24]
La 63ª Brigata Meccanizzata, come le altre unità già menzionate, è un’unità delle Forze di Terra ucraine ed è stata costituita il 14 marzo 2017 sulla base di una direttiva congiunta del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore Generale, ma la sua creazione ufficiale risale al 23 giugno 2017. Con base nell’oblast di Khmelnistkiy, nell’Ucraina occidentale, l’unità è stata costituita da militari delle unità del Comando Operativo Ovest. Nell’ottobre 2019 di quell’anno, la brigata è stata dispiegata nella “zona di combattimento nell’Ucraina orientale”, ovvero Donetsk o Luhansk. All’inizio dell’invasione su vasta scala nell’ambito dell’«operazione militare speciale» russa, la brigata ha ingaggiato le forze russe nelle regioni di Kherson e Mykolaiv, difendendo la riva destra del fiume Dnieper. Nel novembre 2022, dopo il successo dell’offensiva di Kharkiv, le sue truppe hanno contribuito a riconquistare la città di Kherson. La 63ªrdè stata teatro di intensi combattimenti a Bakhmut a partire dalla metà di dicembre 2022 e dal 2024 ha operato a Luhansk, difendendo le posizioni a ovest di Kreminna nella regione che era stata recentemente conquistata dalle forze russe. Nel marzo 2025, la brigata ha ricevuto veicoli BTR-4, diventando la quarta unità delle Forze di terra ucraine a riceverli. Entrando a far parte del 3° Corpo d’Armata di recente costituzione entro l’agosto 2025, la 63ªrdLa brigata è stata riorganizzata «per snellire le procedure relative al comando, al reclutamento, alla gestione e ad altri aspetti all’interno della brigata», «probabilmente su iniziativa del comando del corpo d’armata».[25]
Il comandante della 125ª Brigata Meccanizzata Pesante, il maggiore Vladimir «Foka» Fokin, è anche un membro di lunga data di Azov, dove ha iniziato come mitragliere nel Reggimento Azov nel 2015. Successivamente è stato nominato comandante di plotone, partecipando ai combattimenti nelle zone di Shyrokyne, Granitne, Kurakhove, Krasnohorivka e Svitlodar. All’inizio dell’invasione russa del febbraio 2022, Fokin si è unito all’Azov SSO Kyiv, passando attraverso tutti i livelli di servizio da soldato a comandante di battaglione. Ha contribuito a difendere la città di Kyiv e l’Oblast di Kyiv nei primi mesi dell’invasione. In seguito avrebbe partecipato alle battaglie di Bakhmut e Avdiivka. Nell’ottobre 2025 è stato nominato comandante della 125ª Brigata Meccanizzata Pesante.[26]
Il 63rdIl comandante è il maggiore Denys Shapoval, noto con il nome in codice “Shapa”. Anche lui è un membro di lunga data dell’Azov. Shapoval si è arruolato nel Reggimento Azov nel 2015, seguendo un addestramento intensivo all’interno di un’unità speciale. Ha combattuto per la prima volta nel 2016 nei pressi di Mariupol, partecipando poi a ulteriori operazioni a Marinka, Krasnogorivka, Shyrokyne e Novoluhansk durante la guerra civile. Dopo un “breve” ritorno alla vita civile, Shapoval è tornato in combattimento con l’invasione russa del febbraio 2022, combattendo a Kiev, Kherson, Bakhmut e Kurdyumivka. Ha scalato i ranghi di comando della 63ª Brigata fino a diventare Capo di Stato Maggiore del 1°stBattaglione meccanizzato del 3°rdBrigata d’assalto separata Azov prima di essere nominato comandante della 63ªrdBrigata meccanizzata nel marzo 2026.[27]Così, un altro veterano della brigata Azov ha assunto il comando di un altro pilastro della 3ª brigatardCorpo dell’Esercito Azov.
Il 3rdIl Corpo comprende una brigata di comunicazioni e un battaglione di droni. 122eLa Brigata delle comunicazioni, che coordina il personale tecnico e addetto ai droni del Corpo, nonché le relative operazioni, ed è comandata da Ihor Bondarchuk.[28]Secondo un canale social di parte dedicato alle strutture militari di Azov, si “prevede” che il 3rdIl Corpo d’Armata «comprenderà una brigata meccanizzata pesante e una brigata di artiglieria dedicata».[29]Tutto sommato, la 3ª, dotata di risorse adeguate, temprata dalle battaglie e ideologicamente saldardIl Corpo d’Armata costituirà una forza formidabile con cui dovranno fare i conti sia i nemici stranieri che quelli interni. Il battaglione di droni del 3° Corpo d’Armata «Azov» è guidato dal tenente maggiore Stepan Vitkovskyi. È entrato a far parte di «Azov 2.0» – come lui stesso definisce la 3ª Brigata d’Assalto Separata «Azov» – nel 2023, al momento del suo ritorno «dalle ceneri». Ha iniziato in “Azov” come pilota di ricognizione aerea, passando poi alla valutazione dell’intelligence prima di salire al grado di comandante del battaglione di droni.[30]
Azov politico
Le due organizzazioni che hanno preceduto il Corpo d’Armata dell’Azov – il 3° di BiletskiyrdLa Brigata d’assalto e l’unità della Guardia Nazionale Azov di Prokopenko erano stati gli elementi più politicizzati delle forze armate ucraine nel loro complesso. Dopo la caduta di Bakhmut, l’autorità e la popolarità di Biletskiy e della sua 3ªrdLa Brigata ha continuato a crescere durante la battaglia per Avdiivka dell’inverno 2023-2024 e nelle battaglie successive. Il progetto Azov di Prokopenko ha avuto un profilo meno evidente, ma è comunque ben noto. Con la promozione del 3°rdLa trasformazione della Brigata d’assalto separata in un corpo d’armata — il 3° Corpo d’armata «Azov» — segnò un nuovo apice per le ambizioni politiche di Biletskiy.
Biletskiy, Prokopenko e i rispettivi progetti Azov sono stati gli unici elementi militari a cui è stato consentito di avere una presenza politica e di dedicarsi alla propaganda politica – e fortemente ideologica.[31]Sia Biletskiy che Prokopenko, così come altri comandanti dell’Azov, intervengono di tanto in tanto su questioni militari, belliche e di Stato di ampio respiro che altri ufficiali non sono autorizzati ad affrontare. La politicizzazione dell’esercito e della Guardia Nazionale attraverso le unità dell’Azov è destinata ora a intensificarsi, alimentata dal moltiplicarsi delle crisi e dal crescente potere militare e dall’autorità politica dell’Azov.
Azov dispone di ingenti finanziamenti. Tra le élite politiche circolano voci secondo cui l’oligarca ucraino del settore carbonifero Rinat Akhmetov avrebbe finanziato sia le brigate Azov di Biletskiy e Prokopenko, sia l’intero sistema di istituzioni sociali ad esse collegate, su indicazione e sotto il controllo dell’Ufficio del Presidente (OP).[32]Si dice che l’obiettivo di Zelenskiy sia quello di creare un partito politico in grado di sottrarre voti al popolare generale Valeriy Zaluzhniy, ambasciatore di Kiev a Londra ed ex comandante delle forze armate ucraine, nonché al partito «Solidarietà Europea» dell’ex presidente Petro Poroshenko. Se eletto alla Rada, il partito Azov di Biletskiy formerebbe una maggioranza parlamentare con il partito in declino di Zelenskiy, Servitori del Popolo (Slugi haroda), assicurando il controllo di Zelenskiy sulla Rada e sul Consiglio dei Ministri, mettendo da parte Solidarietà Europea.[33]Come già detto, si vocifera che l’OP, almeno sotto la guida del suo ex leader Andriy Yermak, sia ben disposta nei confronti dell’Azov di Prokopenko.[34]
NOTE A PIÈ DI PAGINA
[1]https://gordonhahn.com/2016/03/09/the-real-snipers-massacre-ukraine-february-2014-updatedrevised-working-paper/; Ivan Katchanovski, “The Snipers Massacre on the Maidan in Ukraine,” Academia.edu, Documento presentato al seminario della cattedra di studi ucraini presso l’Università di Ottawa, Ottawa, 1 ottobre 2014, www.academia.edu/8776021/The_Snipers_Massacre_on_the_Maidan_in_Ukraine, p. 55 e Ivan Katchanovski, «Il “massacro dei cecchini” sul Maidan in Ucraina (versione rivista e aggiornata)», Academia.edu, 20 febbraio 2015, www.academia.edu/8776021/The_Snipers_Massacre_on_the_Maidan_in_Ukraine, pag. 55 oppure La lista della Russia di Johnson, n. 33, 21 febbraio 2015, Istituto di studi europei, russi ed eurasiatici presso la Elliott School of International Affairs dell’Università George Washington, http://archive.constantcontact.com/fs053/1102820649387/archive/1102911694293.html.
[4]Per saperne di più sui neofascisti-miliitariper informazioni sui collegamenti in Ucraina, consultare il sito https://gordonhahn.com/2016/03/09/the-real-snipers-massacre-ukraine-february-2014-updatedrevised-working-paper/; https://gordonhahn.com/2015/05/20/updated-right-sector-leadership-and-structure-update-18-may-2015/; e https://gordonhahn.com/2015/04/12/the-maidan-regimes-growing-democracy-deficit/.
[6]www.facebook.com/story.php?story_fbid=122230664234219118&id=61556573562972 e
Marta Havryshko@HavryshkoMarta
«Azov è cambiato»: questo è il mantra di gran parte dell’opinione pubblica liberale e progressista in Occidente, che, dopo il 24 febbraio 2022, manifesta simpatia nei confronti del movimento Azov, ne edulcora il passato, ne giustifica il presente e non mostra alcuna preoccupazione per il suo futuro. La mia risposta: sì. È cambiato.
15:56 · martedì 4 marzo 2025· 16.500 visualizzazioni
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[7]
Marta Havryshko@HavryshkoMarta
Credo che, secondo la legge, i media debbano sfocare il suo tatuaggio con il Wolfsangel quando parlano della “d’élite” Terza Brigata d’Assalto di Azov
16:07 · 2 aprile 2025· 14.000 visualizzazioni
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[8]
Marta Havryshko@HavryshkoMarta
I giovani di Azov “Centuria” festeggiano il compleanno di uno dei leader dell’OUN, l’antisemita e collaboratore nazista Yaroslav Stetsko. Egli definì il suo coetaneo Stsiborskyi una “persona senza principi” per il fatto di avere una moglie ebrea e gli negò così “un posto al timone della vita nazionale”. “Noi siamo
Il 3° Corpo d’Armata ucraino, «completamente depoliticizzato» e noto anche come Movimento Azov, ha organizzato una cerimonia con fiaccole in onore della propria scuola militare, intitolata al leader dell’OUN Yevhen Konovalets. All’evento ha partecipato il leader politico del Movimento Azov, che ricopre anche il ruolo di comandante del 3° Corpo d’Armata, Andriy Biletsky.
I giovani di Azov “Centuria” festeggiano il compleanno di uno dei leader dell’OUN, l’antisemita e collaboratore nazista Yaroslav Stetsko. Egli definì il suo coetaneo Stsiborskyi una “persona senza principi” per il fatto di avere una moglie ebrea e gli negò così “un posto al timone della vita nazionale”. “Noi siamo
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Il Cremlino sembra aver in qualche modo attenuato le proprie minacce di attacchi sistematici contro Kiev attraverso una serie di «chiarimenti» rilasciati da Peskov e dal presidente della commissione per la difesa della Duma di Stato, Andrey Kartapolov.
Kartapolov ha suscitato reazioni di disapprovazione e disgusto sui canali russi dopo aver annunciato che la Verkhovna Rada e l’Ufficio del Presidente in via Bankova non sono, in realtà, centri «decisionali» e che la Russia non li colpirà. Potete giudicare voi stessi se la sua logica sia valida o meno:
«La Verkhovna Rada non è un centro decisionale — proprio come in Russia, ad esempio, la Duma di Stato non lo è. I deputati non controllano le truppe e non decidono dove e quando attaccare.
Lo stesso si può dire dell’ufficio del presidente ucraino. Sappiamo tutti che Zelensky non si trova lì. Si trova in un bunker, e nel suo ufficio ci sono due guardie di sicurezza e cinque addetti alle pulizie. Vale la pena spendere munizioni costose per quello che, di fatto, è un luogo vuoto?
Pertanto, in questo caso, i centri decisionali sono i posti di comando sotterranei e protetti delle Forze Armate dell’Ucraina, i loro rami, le unità, e forse altre strutture di potere, comprese quelle governative. Ma dobbiamo capire che non si trovano nel centro di Kiev. Si tratta di punti nascosti e ben fortificati. E il nostro compito è identificarli e smascherarli con l’aiuto delle armi a nostra disposizione”, ha detto Kartapolov.
Il problema sollevato dalla sua spiegazione è il seguente: se queste istituzioni governative ben note non sono i centri decisionali e i veri centri sono bunker militari sotterranei e posti di comando protetti, allora perché la Russia non ha già colpito quei centri decisionali, dato che si tratta di obiettivi puramente militari?
Sarebbe comprensibile se la Russia si fosse trattenuta dal colpire gli uffici politici in via Bankova, ma i «posti di comando protetti» avrebbero dovuto essere da tempo nel mirino: questo ragionamento appare quindi strano.
Ci sono, forse, alcune spiegazioni: forse i bunker a cui si riferisce si trovano sotto altri edifici o strutture civili che la Russia ha evitato di colpire, proprio come, ad esempio, Trump sta costruendo una sorta di «centro di comando militare» sotto la nuova sala da ballo della Casa Bianca. Ma la questione solleva comunque dei dubbi — anche se, fortunatamente, molti hanno notato che Kartapolov non sembra parlare a titolo ufficiale, dato che tali decisioni non vengono effettivamente prese nella Duma russa.
Peskov, tuttavia, è intervenuto nella discussione con una risposta di un pedantismo molto arido e di una complessità burocratica tale da far dire che la «sistematicità» non equivale alla «periodicità». Si tratta di un modo decisamente ambiguo per affermare che la promessa della Russia di adottare un nuovo metodo «sistematico» di attacchi contro Kiev non implicava che questi sarebbero stati costanti o quotidiani — ma allora, a cosa equivale esattamente?
Il parlamentare ha inoltre proposto di colpire i ponti ferroviari sul fiume Dnepr e la pista dell’aeroporto di Boryspil per interrompere l’approvvigionamento di armi occidentali.
Che dire?
Il Cremlino ritiene chiaramente che la situazione non sia così «urgente» per la Russia come le attuali narrazioni cercano disperatamente di far credere, ed è ben disposto a proseguire con la sua logorante campagna contro l’Ucraina. Come sempre, ciò è probabilmente dovuto a meticolose proiezioni militari e di intelligence che danno al Cremlino la certezza che l’Ucraina non sarà in grado di resistere più a lungo della Russia, nemmeno all’attuale ritmo di logoramento.
Di conseguenza, le accese richieste di varie forme di punizione collettiva, le mobilitazioni su larga scala e simili non sembrano turbare i responsabili politici del Cremlino, noti per il loro approccio rigidamente metodico e opaco, e ciò potrebbe benissimo avere una valida ragione.
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A parte questo, dall’Occidente continuano a giungere voci su una presunta invasione russa dell’Europa, proprio mentre Zelensky rafforza le accuse secondo cui la Russia starebbe cercando di sferrare un attacco dalla Bielorussia.
Sembra molto più evidente che siano l’Ucraina e l’Occidente a cercare di spingere la Russia ad attaccare i Paesi baltici per legittima difesa, attribuendo poi la colpa ai più ampi «obiettivi» di Putin. È Zelensky che ha un disperato bisogno che la guerra si «allarghi» per legare le mani alla Russia: il tempo gioca a favore della Russia, non dell’Ucraina. Ogni mese che passa, è l’Ucraina ad avvicinarsi sempre più al collasso economico, militare e politico, mentre la Russia deve affrontare solo modeste «tensioni».
L’altra nuova versione che sta circolando è che l’Ucraina stia attaccando con droni a lungo raggio l’autostrada russa R-280 (nota anche come M14), che collega Taganrog alla Crimea. La parte filo-ucraina ha esagerato le affermazioni sul “controllo totale del fuoco” su questa rotta, sostenendo che la logistica russa sarebbe diventata completamente insostenibile e che la Crimea sarebbe stata di fatto isolata nel prossimo futuro — un’affermazione che viene ripetuta praticamente ogni anno dal 2022.
Detto questo, questa volta, grazie ai progressi compiuti nella tecnologia dei droni a medio raggio ucraini, sembra che siano riusciti a incendiare un numero considerevole di camion logistici russi “di retroguardia” lungo questo percorso.
L’analista russo Andrei Medvedev scrive sul suo canale che questa sarà la principale linea d’azione dell’Ucraina nei prossimi mesi:
E, alla luce delle attuali operazioni delle Forze Armate ucraine, è già abbastanza chiaro quale sarà il loro obiettivo principale nella campagna estiva. Per le persone di buon senso, è ovvio. I compiti principali delle Forze Armate ucraine saranno svolti con l’ausilio di droni. Le principali linee d’azione saranno probabilmente le seguenti.
Primo. Gli ucraini cercheranno di isolare la Crimea. Letteralmente. Utilizzando i BEK (droni navali senza pilota) per bloccare completamente qualsiasi traffico marittimo nella regione, comprese le piccole imbarcazioni civili. Dall’alto, cercheranno di prendere il controllo della penisola colpendo autostrade, obiettivi civili e, soprattutto, veicoli civili. Sono convinto che l’enfasi sarà sul terrore aereo contro la popolazione civile.
Secondo. È abbastanza ovvio che i piani del nemico includano nuovi attacchi al Ponte della Crimea. Attacchi combinati: dall’aria e dall’acqua. Gli attacchi che hanno già avuto luogo, compresi i tentativi dei BEK, sono chiaramente preparatori, volti a sondare i nostri punti deboli.
Terzo. Con l’aiuto dei droni, le Forze Armate dell’Ucraina cercheranno di prendere sotto il fuoco di controllo l’autostrada R-280 a Novorossiya e le strade principali del Donbass. Per prima cosa, elimineranno il trasporto merci. Anche le stazioni di servizio. Poi procederanno alla loro consueta pratica di terrore contro i civili. Bruceranno le auto normali. Dal punto di vista di una persona normale, questo non ha senso, ma se lo si guarda attraverso gli occhi di un terrorista ucraino, tutto acquista senso. Si tratta di un tentativo di seminare caos e terrore. Oggi in Ucraina, sono proprio i piloti di droni ad essere gli assassini più motivati.
Le Forze Armate dell’Ucraina cercheranno di prendere il controllo di altre autostrade federali nel sud della Russia. Ad oggi, il sistema di ripetitori per droni, che fungono contemporaneamente da “madri” per dispositivi più piccoli, permette loro di operare a distanze superiori ai 100 chilometri dall’operatore. Ciò che sta accadendo in Crimea ne è una conferma diretta. E data la gestione tramite terminali Starlink, il compito del nemico è notevolmente semplificato.
Il problema non è che non disponiamo di mezzi di distruzione. Né che non abbiamo ufficiali in grado di affrontare in modo creativo e rigoroso i compiti di distruzione con il fuoco. Il problema è la mancanza di soluzioni sistemiche chiare e un approccio disorganizzato alla lotta contro i droni nemici. A ciò si aggiunge la tradizionale sottovalutazione del nemico.
Che piaccia o no, lo dirò. Oggi nelle Forze Armate dell’Ucraina, quando si nominano ufficiali a posizioni di comando, sempre più spesso ciò che conta non è l’anzianità, ma l’effettiva efficienza. Non il fatto di aver studiato in un’accademia militare, ma i risultati concreti. Lo stesso Madyar può rimuovere comandanti di reggimenti e brigate per uso inefficiente degli operatori di droni. La Terza Brigata d’Assalto (la stessa “Azov”) può prendere qualsiasi soldato o ufficiale competente da altre unità. La tradizionale burocrazia militare post-sovietica è stata notevolmente ridimensionata lì.
La questione non è che non sappiamo come fare o che non abbiamo ufficiali capaci. Li abbiamo. La questione è la lentezza nel processo decisionale e nell’organizzazione del lavoro sistematico. Se ci sono decisioni, ci saranno risultati.
PS Come risolvere il problema di Starlink? Penso che dovremmo in qualche modo accontentare Elon Musk. Dopotutto, ultimamente non abbiamo accontentato molto il barone bianco americano. Ed è per questo che non ci sono risultati.
L’unica cosa su cui non sono d’accordo è l’idea di colpire il ponte della Crimea con droni navali. Non so se Medvedev abbia visto le difese russe in quella zona negli ultimi tempi, ma hanno coperto efficacemente tutti i piloni e i pilastri del ponte con una quantità enorme di ostacoli, rendendo praticamente impossibile per qualsiasi drone avvicinarsi.
E mentre la parte ucraina ama esaltare i recenti modesti successi ottenuti lungo la linea logistica russa in quella zona, ignora completamente gli attacchi paralleli che la Russia ha sferrato alle retrovie dell’Ucraina, che si estendono da Kiev al corridoio di rifornimento polacco nell’estremo ovest del Paese:
Le pagine delle compagnie di trasporto ucraine segnalano che i droni russi stanno attaccando i camion merci sull’autostrada Kiev-Chop.
Si tratta della principale via logistica verso l’Ucraina occidentale. Viene utilizzata per trasportare armi e aiuti dall’aeroporto polacco di Rzeszów e dalla Germania.
Anche i treni merci che trasportano rifornimenti militari simili percorrono questa rotta.
La Russia potrebbe stare preparando attacchi dalla Bielorussia contro le principali vie di rifornimento dall’Occidente verso l’Ucraina, — ISW
In particolare, gli analisti americani mettono in guardia dalla minaccia di attacchi con droni sulle principali vie logistiche, tra cui la ferrovia verso la Polonia e l’autostrada Kiev-Chop, che è una delle vie più importanti per il rifornimento degli aiuti occidentali dalla Polonia all’Ucraina. Secondo l’ISW, ciò potrebbe essere correlato all’attività ucraina nello spazio aereo bielorusso, che consentirà di espandere la zona di distruzione dei nodi di trasporto e logistici ucraini nel nord e nell’ovest del paese. L’ISW suggerisce che le recenti dichiarazioni di Minsk sui presunti “droni ucraini” sorvolanti la Bielorussia potrebbero essere un tentativo di preparare il terreno per questi attacchi.
Sembra che entrambe le parti stiano giocando al gioco dell’uovo o della gallina riguardo all’escalation della situazione: l’ISW sostiene che la Russia utilizzerà le violazioni dello spazio aereo di altri paesi, tra cui la Bielorussia, da parte dell’Ucraina come casus belli per iniziare a utilizzare lo spazio aereo bielorusso contro l’Ucraina. Nel frattempo, l’Ucraina sostiene che la Russia stia inventando queste violazioni per appropriarsi dello spazio aereo bielorusso.
In realtà, la stessa Bielorussia ha pubblicato un rapporto in cui si segnalano 116 violazioni del confine bielorusso da parte di droni ucraini proprio solo nell’ultima settimana:
Nei campi di addestramento al confine ucraino si stanno effettuando esercitazioni sull’uso di UAV da attacco, nonché sull’assalto e la conquista di edifici. In questo contesto, i nostri sistemi di difesa aerea rilevano regolarmente UAV da combattimento ucraini che attraversano il confine bielorusso e precipitano sul nostro territorio.
In alcuni casi, non si tratta di attacchi casuali, bensì di tentativi di colpire elementi dell’infrastruttura di confine sotto le spoglie di incursioni accidentali. Solo nell’ultima settimana si sono verificati 116 episodi di questo tipo e le forze di difesa aerea sono state dispiegate 59 volte. Anche l’attraversamento illegale del confine da parte di ucraini in fuga dalla mobilitazione forzata rappresenta un problema. Nel corso dell’ultimo mese, sono stati arrestati 76 trasgressori di questo tipo. Alcuni di loro sono spie con compiti specifici,ha affermato Alexander Volfovich (Segretario di Stato del Consiglio di Sicurezza della Bielorussia)
Sergei «Flash» Beskrestnov, figura di spicco nel settore dei droni e della guerra elettronica in Ucraina, aveva approfondito proprio questo argomento solo pochi giorni fa, sostenendo che la Russia sta già utilizzando le torri radio bielorusse per guidare i droni Geran lungo il confine bielorusso verso le regioni occidentali dell’Ucraina:
Alla fine dell’inverno, abbiamo sospeso l’attività dei posti di controllo “Shahid” situati nel territorio della Repubblica di Bielorussia. Da allora, non abbiamo registrato alcun tentativo concreto di riprendere l’attività di questi punti.
Durante un attacco combinato il 13 maggio, abbiamo nuovamente rilevato l’attività di modem radio a bordo di droni russi sul nostro territorio vicino ai confini con la Bielorussia.
La distanza dei droni dai confini russi è di circa 500 chilometri. Pertanto, un canale di controllo diretto è impossibile. La distanza dal più vicino Shahid dotato di modem esclude anche la possibilità di una comunicazione radio tramite catena.
Sospetto la ripresa dell’attività del punto di controllo radio dello Shahid dal territorio della Bielorussia, ma questa volta a grande distanza dal centro del paese.
Finora si tratta di casi isolati. Le forze di difesa ucraine tengono sotto controllo la questione. Non adottiamo mai alcuna misura senza una certezza al 100%.
Si tratta proprio del corridoio lungo il quale, a quanto pare, la Russia avrebbe recentemente sferrato attacchi contro le infrastrutture logistiche ucraine.
A questo proposito, “Flash” ha anche parlato dei nuovi “Lancet” russi, che volano in totale silenzio radio, in modo che i rilevatori RF e gli analizzatori di spettro ucraini non riescano a individuarli fino all’ultimo momento:
Attenzione. Su vari fronti, abbiamo osservato che i “Lancet” operano in modalità di silenzio radio totale fino al momento dell’attacco.
Il nemico agisce in questo modo intenzionalmente per impedirci di identificare il tipo di UAV, riconoscere la minaccia e reagire.
Non è ancora chiaro quale tipo di navigazione utilizzi il “Lancet” in questo caso. Un sistema inerziale, radiofari o il riconoscimento del terreno basato su immagini.
Per chi non lo sapesse, tutti i droni trasmettono segnali in radiofrequenza (RF) verso la propria unità di controllo, e i massimi esperti ucraini come “Flash” sono riusciti a identificare l’impronta digitale RF unica di praticamente ogni drone russo, rendendo possibile capire esattamente quale tipo di drone sia in azione su un determinato fronte semplicemente in base al profilo di frequenza rilevato da analizzatori disponibili in commercio puntati verso il cielo dalle trincee ucraine.
Secondo lui, i Lancet sembrano ora volare senza emettere alcuna frequenza, il che significa che probabilmente operano in modalità IA e individuano i bersagli autonomamente.
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Infine, per quanto riguarda i droni e gli sciami di IA, secondo alcune notizie la Russia si starebbe preparando ad avviare i test preliminari di un nuovo veicolo di lancio per sciami di droni Kub:
-Il sistema mobile di ricognizione e attacco Kub-SM, progettato per essere impiegato in attacchi a sciame, è pronto per i test preliminari, ha dichiarato ai giornalisti il 22 maggio Alan Lushnikov, amministratore delegato del Gruppo Kalashnikov.
«Il sistema è pronto per i test preliminari, quindi siamo fiduciosi di ottenere dei risultati molto presto», ha affermato.
Il Gruppo Kalashnikov ha presentato per la prima volta il nuovo sistema Kub-SM in occasione della fiera e conferenza internazionale sulle armi IDEX-2025, tenutasi lo scorso anno negli Emirati Arabi Uniti.
Il sistema, mostrato nei rendering ufficiali montato su un camion blindato 6×6, può trasportare fino a 16 contenitori di lancio. Esso dispiega uno sciame misto: 14 munizioni volanti, ciascuna armata con una testata da cinque chilogrammi, e due droni da ricognizione che fungono da ripetitori di dati dotati di paracadute per il recupero.
Le munizioni volanti e i droni da ricognizione vengono lanciati dal camion utilizzando cariche gas-dinamiche per un rapido fuoco consecutivo.
Secondo quanto riferito, la gittata del sistema arriva fino a 45 chilometri, con le munizioni lanciate e i droni da ricognizione in grado di volare a un’altitudine di 2,5 chilometri a velocità fino a 100 chilometri all’ora.
Il sistema Kub-SM è progettato per attaccare veicoli non corazzati e leggermente corazzati, posti di comando di divisione, battaglione e batteria, nonché personale in tenuta corazzata.
Può anche essere utilizzato per attaccare postazioni di difesa aerea e antimissile, sistemi di ricognizione elettronica e di guerra elettronica quali radar di controllo del traffico aereo, radar per operazioni di controbatteria e radar di ricognizione terrestre.
Inoltre, può colpire strutture di supporto logistico, come siti di lancio di droni, e aerei o elicotteri situati fuori dai ricoveri negli aeroporti.
Il Kub-SM fornirà alle forze armate russe una soluzione completa e altamente manovrabile per la ricognizione e gli attacchi a sciame.
Le ultime dichiarazioni del CEO di Kalashnikov indicano che il sistema inizierà i test quest’anno e potrebbe entrare presto in servizio.
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Avevo scritto questo commento qualche giorno fa ma poi non l’ avevo inviato al buon Giuseppe per questo senso sempre più opprimente di ineluttabilità e di inutilità a scrivere sempre le stesse cose .
Poi però sono intervenuti due fatti “ovvi”
1) Qualche idiota a Roma eseguendo per certo agli “ordini” di un “governo “ di certo non molto più intelligente mi ha reso inaccessibile questo ottimo sito . Certo si può ovviare a simili “ piccinerie” con giochetti sulle VPN, ma il segnale è chiaro. Andremo in guerra che ci piaccia o no e sono sicuro che agli italiani piacerà , o se lo faranno piacere come quel fatidico 10 giugno 1940 , salvo poi appendere i “soliti idioti” da qualche parte unendo così vergogna alla propria stupidità.
2) Il massacro del dormitorio ha finalmente convinto i dirigenti russi a togliersi definitivamente i guanti , e di sicuro non se li rimetteranno più.
Certo “manovreranno” ancora ma la collisione ormai è inevitabile e al Kremlino lo sanno.
Quindi che senso ha ancora discettare de “l’ inevitabile “ ? Perché concentrarsi ancora sul “ rumore della cascata” ? Meglio concentrarsi su questa bella estate che potrebbe essere anche l’ ultima degna di questo nome , no ?
Saluto quindi qui l’ ottimo Giuseppe e tutti gli amici che mi hanno sopportato leggendomi .
sia perché”l’ Ucrainizzazione” della NATO-€uropa e il relativo subappalto della “pressione” sulla Russia da parte del “padrone americano” è una strategia che si vedeva almeno dal 2014 ,sia perché essa sta ora sempre più accelerando in questo ( apparente) stallo con le provocazioni antirusse sempre più stringenti parte di un piano sostanzialmente semplice e , a suo modo, anche “logico”.
Perché non solo per preservare ma anche estendere il proprio dominio globale i “master of universe” devono soggiogare gli ultimi “ stati canaglia”, cioè quelli che disobbediscono ai LORO “diktat” .
Inizialmente essi hanno cominciato da quelli “piccoli”, in base al “bastonarne uno per educarne cento” sperando , anche con simili “esempi” , di tirare al proprio servizio anche le elites di quelli più “grossi”.
Ma alcune di questi più “grossi” ( Russia , Cina ) non solo hanno dato chiari sintomi di non volersi sottomettere , ma addirittura hanno preso a far crescere i propri Stati a velocità superiore usando il (da LORO) odiato “capitalismo di stato “ e sfruttando le pieghe del LORO “mercato globale”.
E poiché non è stato LORO possibile usare il solito “vecchio trucco” di aizzare il confronto “strategico” e autodistruttivo tra questi due sistemi secondo il classico “gioco inglese”, è stato deciso, probabilmente dopo il famoso “ non serviam” di Putin a Monaco, di sottometterle “una alla volta” cominciando dalla Russia , da LORO considerata il bersaglio più fragile , meno costoso e più succoso.
In pratica è stato deciso , laddove si era dimostrato impossibile con Putin di continuare a farlo da “l’interno”, di reimpadronirsi della Russia effettuandovi , come nel 1917, una pressione ” convenzionale” fino a spezzarla, ma evitando il “backfire” del 1917 tale che alla fine la Russia cascasse in mano ad una fazione incontrollabile che sotto pressione potesse andare addirittura “nucleare” .
Ma se questo ultimo “accidente” poi avvenisse , per chi ha comandato questo “piano” è fondamentale che “ l’accidente”rimanga comunque configurato alla sola Europa, lasciando quindi in secondo piano la “testa del serpente” che ha dato origine al tutto e che NON sta sul nostro Continente.
Perché anche così l’ esito del piano resterebbe “vantaggioso” per chi lo ha concepito, sebbene definitivamente mortifero per gli europei tutti .
Ma d’altronde “ fuck the EU” come disse “quella” no ?
Sulle ragioni per cui a questi “”bankesters ” che dominano il mondo da almeno 200 anni sia necessaria una simile WW3, confinata quanto meno (come sempre) al continente euroasiatico, ho già scritto ad libidum e adesso non ci resta che aspettare che gli “avvenimenti” convincano anche quei “benpensanti” che , non dubito, ancora si fisseranno sulla “cattiva Germania”.
La quale, in effetti, più che cattiva è soprattutto innatamente stupida e quindi ottima per la parte del vilain , cioè del solito “volenteroso idiota” (esattamente come le altre due volte).
Perché ormai è chiaro che anche stavolta la Germania non rinuncerà ad essere protagonista di un altra WW , no ?
Ora giunti a questo punto le domande dovrebbero essere due :
1) perché le euroelites hanno aderito all’unisono a questo piano autodistruttivo ?
2) Cosa dovrebbe fare la Russia per uscire da questa trappola?
La risposta alla prima domanda è facile :le €uroelites sono state accuratamente selezionate allo scopo. Esse sono soltanto una massa di “zelenski” : ignoranti , avide, ricattabili e prive di ogni minima risorsa intellettuale ed empatica che possa portarle ad un qualche pensiero indipendente dal “programma” che gli è stato innestato in testa fin da quando sono emerse dalle LORO “scuole” per “giovani leader”.
Anzi , più questo “programma” si mostra distruttivo ANCHE per i loro personali interessi e più essi ci si aggrapperanno, mentendo anche a se stesse, vedendo nel successo di questo progetto l’ unica personale ancora di salvezza.
Quindi nessuno si faccia illusioni! NESSUNO in €uropa raccoglierà VERAMENTE i segnali di pericolo e NESSUNO invertirà la “rotta” di questo nostro TRANS-Atlantico.
Questo ‘ €uroTitanic su cui noi siamo tutti imbarcati andrà a sbattere contro la nave russa e in prima classe ci saranno fino in fondo “balli e canti” nella suprema convinzione che a” spezzarsi” sarà solo il “rompighiaccio” russo perché per questi pessimi capitani non è concepibile cambiare rotta .
E questo soprattutto perché in tutti loro c’è il maligno retropensiero che loro COMUNQUE non periranno con la loro nave, perché hanno già tutti la loro personale “barca di salvataggio” con la quale al peggio potranno raggiungere la terra “americana” dove ( credono loro ) hanno già residenze pronte e piene di dollari.
E veniamo alla seconda domanda.
Può il rompighiaccio russo sfuggire alla collisione con l’ €uroTitanic che gli punta sistematicamente addosso ? No, può solo sperare che ritardando la collisione ci sia tempo per un qualche “miracolo”.
Ma questa è una strategia pericolosa perché ad ogni virata russa, nella cabina di comando de l’ €uroTitanic si rafforza la convinzione che il rompighiaccio viri per conclamata debolezza e che quindi “l’ urto” venga ancora più perseguito da un ‘€uroTitanic con le “macchine” ancor più “avanti tutta”.
Si, ma come fare a mostrarsi “ letali” senza dare comunque un “urto d’ assaggio” ? Ma se poi si da a questa “nave dei folli” solo un “urto leggero” che eviti un “affondamento” come si può essere sicuri che anch’esso non sarà travisato ancora come una manifestazione di “debolezza.
D’altronde non è molto più grande la stazza del TRANS-Atlantico, o no ?
Così il margine di irriparabilità si assottiglia sempre più e per il Rompighiaccio russo non ci sono alternative : “virare finché si può” , dando sempre maggior segnali della propria letalità nella speranza , sempre più fievole, che nella plancia de l’ €uroTitanic ci sia qualcuno con un po’ di cervello, ma ..
Ma quando alla fine di questo “ gioco del pollo” il capitano russo giudicherà “l’ urto non più evitabile , esso non avrà altra alternativa che mettersi di prora spingendo “ avanti tutta” mirando alla fiancata de l’ €uroTitanic.
E allora vedremo se davvero sul TRANS-Atlantico ci sarà abbastanza tempo per mettere in mare le “scialuppe” della Prima Classe !
Essendo io “passeggero di terza classe” ogni volta che vedo virare il “rompighiaccio” sono contento di questo” tempo a prestito” , sebbene veda benissimo che l’ urto sia ormai sempre più inevitabile e non per colpa del “rompighiaccio”.