Italia e il mondo

Nord Stream attentatore Ucraino, ma quando dorme Russa in Russo_di Cesare Semovigo

Nord Stream attentatore Ucraino, ma quando dorme Russa in Russo 

Rimini Rimini tre anni dopo 

Ah, l’arresto in Italia del “terrorista” accusato di aver fatto saltare i tubi del Nord Stream: una scena da commedia degli equivoci geopolitici, dove il colpevole si materializza improvvisamente in Italia , qualcuno doveva dirgli qui per le trame esplosive , abbiamo già dato . 

Prima, per mesi, il coro unanime puntava il dito contro i russi, le accuse  volavano come missili balistici – e invece ora, eccolo li il colpevole , un ucraino catturato a Rimini , anche se avrei preferito Riccione , nemmeno il tempo di una vacanza al mare . La solita prova dell’otto e tre quarti a ricordarci come  la memoria collettiva è un lusso che nemmeno la diplomazia della Ue può permettersi. 

Ma se erano stati i russi, come ci hanno raccontato con tanta convinzione, non capiamo se sperate che ce lo siamo dimenticati noi, o se abbiamo dimenticato di crederci per primi, o che forse siete voi che avete dimenticato di  ricordarvelo – un’amnesia selettiva che fa ridere, se non fosse che il gas perduto è perduto e non lo ritroverebbe nemmeno Nicola Cage e Harrison Ford . 

Abbiamo provato a far pagare le bollette ai templari , ma non ha funzionato. 

Eppure, in questo twist da spy thriller low-budget, ANSA ci serve un piano di reazione in 24 ore contro Mosca per convincerci che va tutto bene , come se l’Italia fosse pronta a trasformarsi in un baluardo improvvisato, con quaranta milioni di scudi umani  “zona Trieste” – un eufemismo per dire che il Nord-Est diventerebbe il nostro fronte col porto .

È ironia davvero  nera: mentre il mondo ride (o piange) per le favole , noi ci illudiamo di poter rispondere a un attacco che, se arrivasse, ci troveremmo ad organizzare il contrattacco su Zoom sperando di aver pagato l’abbonamento Nord Stream VPN . 

Dimentichiamo i russi, dimentichiamo la credibilità – o forse

ANSA ha solo dimenticato che la geopolitica non è un gioco di memoria e se proprio dobbiamo cambiare gioco speriamo non sia indovina chi . Perché saresti sempre tu a …….

Serhii K., ucraino di 49 anni con un passato nell’esercito di Kiev, è l’uomo al centro di questo miracolo agostano : lo hanno arrestato in un paesino vicino Rimini mentre accompagnava il figlio, vorrebbe restare che si trovava bene ma  l’estradizione in Germania è assicurata , dove è accusato di aver coordinato il gruppo  che piazzò gli esplosivi sui gasdotti nel 2022.

Rumors da fonti investigative suggeriscono legami con operazioni shadow, ma senza claim ufficiali ovviamente , resta un identikit da film: ex militare, forse mercenario, in un arresto che sa di ritorsione geopolitica più che di giustizia lampo.

Intanto lui saluta con il tridente Ucraino proprio come nei fumetti usati che da piccoli leggevamo dal barbiere . 

Il Piano Anti-Russia si chiama  “Fuori in 24 h “ ( O 24 secondi )

Scudo umano da 40 Milioni di italiani in zona Trieste? 

40 milioni lungo il Perimeter potrebbero non bastare .

Ah, l’Italia, terra di poeti, navigatori e, a quanto pare, di scudi umani improvvisati: ecco che ANSA ci regala l’ultima perla della difesa nazionale, un piano che promette di reagire in sole 24 ore se Mosca decidesse di attaccare, invocando un Art. 5 NATO in versione ‘light’, come se fosse un Menù con decaffeinato e spremuta all’autogrill delle stronzate .

Sai , per non disturbare troppo i saggi di Bruxelles. 

Immaginate la scena: quaranta milioni di italiani, concentrati in quella che chiameremo “zona Trieste” – un eufemismo per l’intero Nord-Est, dal Friuli alla Lombardia, trasformati in un baluardo umano contro l’orso russo, mentre i nostri generali coordinano il tutto con la stessa efficienza di un’assemblea condominiale su Zoom. 

E in control room : Draghi , Meloni ( è sua sorella ) e Giuli che compie riti esoterici pagani per i migliori auspici .

È humor puro, quasi da commedia all’italiana: in 24 ore, il tempo di un giro di orologio, dovremmo mobilitare forze che, in realtà languono tra tagli al bilancio e equipaggiamenti datati, lasciando i cittadini a fare da tampone vivente. 

L’età media delle forze armate è la stessa del dopolavoro ferroviario , ma spezzeremo le reni ai russi giocandocela a Carambola . 

È il coordinamento militare? 

Un capolavoro di burocrazia europea, dove ogni alleato NATO light attende il via libera dall’altro, mentre Putin potrebbe già brindare con vodka a Kaliningrad e aver già trasformato il corridoio di Suwalki in campo di prigionia per i Blatici e Polacchi .

Non è strategia, è una roulette russa giocata con le vite altrui, e noi, i quaranta milioni ( gli altri sono gestiti da INPS ( in comodi campi di lavoro  Death Smart Working )  , siamo la pallina sgonfia  che non rimbalza , sogni e illusioni di prontezza e la cruda realtà :

un’alleanza che, quando serve, si rivela più un club di dibattito più che un patto di ferro , visto che l’acciaio ha portato sfiga . 

Ma andiamo al sodo, perché il black humor si fa amaro ? 

Quando pensiamo a cosa significhi davvero questo “plan” parte un video promozionale di quelle fatidiche 24 ore, mentre i nostri leader evocano lo spirito di Trieste come frontiera simbolica – quella città che ha visto imperi crollare e confini ridisegnati – i quaranta milioni di “scudi umani” nella zona estesa dal Triveneto al Po si troverebbero a fare i conti con un attacco che esiste solo nella Wish List bagnata della Kallas che, light o non light, la Russia non aspetterebbe di sentire permesso prima di entrare .

Come se la BlitzKrieg l’avessero inventata ieri.

E un po’ come se ANSA ci stesse dicendo , con il solito meta messaggio nascosto tra le righe , che l’Italia è pronta a sacrificarsi per questo l’Articolo 5 depotenziato in virtù di un meccanismo che suona più come un optional alla Chamberlain che come un obbligo sacro . 

Profumo di profani .

Pagine di burocrazia autoreferenziale  che ricordano le litigiose riunioni UE sui fondi senza @borghi_claudio(claudio )e Bagnai . 

Immaginate i nostri soldati, armati di coraggio e poco altro, a fronteggiare un nemico che non bada a orari di ufficio, mentre i partner NATO discutono protocolli via email. 

È una predizione caustica, ma realistica: in questo scenario, le 24 ore non sono un tempo di reazione, ma un countdown per un disastro annunciato, dove Trieste diventa metafora di un’Italia usata come cuscinetto umano in una guerra che nessuno vuole, ma che tutti fingono di poter gestire con un orologio svizzero clonato in Cina , ma fermo.

E noi Ridiamo per non piangere, sapendo che il vero scudo è la speranza che Mosca non prema il bottone , visto che Ghedi , Aviano e Camp Derby sarebbero i primi target a essere colpiti .

40 milioni lungo il nostro Perimeter potrebbero non bastare .

Cesare Semovigo 

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Filosofia dell’arte di governare, di Spenglarian Perspective

Filosofia dell’arte di governare

spenglarian perspective24 agosto
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Cosa rende un buon statista? Nel post precedente abbiamo gettato le basi di cosa sia fondamentalmente la politica e di come funzioni. Ma il tema della politica è che, a parole, è puramente un’idea, ma nella pratica è incarnata da uomini con diverse capacità di governo. Uno statista sta alla politica come un maestro d’arte sta all’arte; Spengler, infatti, definisce la politica “l’arte del possibile” e, sapendo che l’arte è una tecnica, esistono regole tecniche di base che si applicano anche all’alta politica.

Spengler dedica quindi una parte del suo capitolo “Filosofia della politica” all’idea di statista e alle qualità e ai comportamenti identificabili della sua persona, che appartengono non solo a lui, ma a ogni leader di successo. Ebbene, se i filosofi sono eccellenti giudici della verità, gli statisti sono eccellenti giudici dei fatti. Sono in grado di valutare uomini, situazioni e cose con la stessa intuizione con cui un giudice di cavalli da corsa sa distinguere in un istante i vincitori dai perdenti.

Per ricordarcelo, le verità sono connessioni immutabili e permanenti con validità eterna, mentre i fatti sono realtà una volta vere. Sono questi ultimi ad essere veramente attuali come il mondo in cui viviamo, e quindi hanno un carattere organico, mentre le verità sono create in astratto con riferimento a ciò che è morto, al passato, al divenire, a ciò che non può più cambiare perché si è stabilizzato in uno stato fisso.

La politica è fondamentalmente organica per natura e persino il senso che abbiamo per la verità e la giustizia viene assimilato a obiettivi più organici come la lotta quotidiana per la sopravvivenza. Nessuno è mai stato un vincitore rinunciando alla propria posizione di vittoria in nome dell’idealismo. In quanto tali, gli statisti sono solo l’incarnazione di questo senso dei fatti. Ogni grande statista deve comprendere non la verità, ma dove la realtà si sta dirigendo. Questo vale per la tendenza fondamentale della storia a raggiungere un certo punto e per le tendenze e gli interessi particolari di partiti, classi sociali, fazioni e individui. Quanto meglio si comprende tutto questo, tanto meglio si può strumentalizzare la propria comprensione per il proprio successo.

Alcuni dei migliori statisti furono in grado di ribaltare l’intera situazione politica, prima sfavorevole, a loro favore, e non c’è esempio migliore di Giulio Cesare. Nel 56 a.C., Cesare era nel pieno della sua conquista della Gallia. Tornato a Roma, la crescente resistenza al suo potere portò a complotti per privarlo del potere al suo ritorno. Tra questi, uno di questi oppositori, Gneo Pompeo. Così Cesare incontrò Pompeo e Crasso, rivale di Pompeo per la guida di una campagna in Asia Minore, a Luca per dirimere le controversie. La conclusione dell’incontro fu che Crasso e Pompeo avrebbero condiviso il consolato, Crasso avrebbe guidato una spedizione in Siria e Pompeo sarebbe stato nominato governatore della Spagna per cinque anni. Negli stessi cinque anni, Cesare avrebbe ottenuto un prolungamento del suo comando in Gallia. Cesare fece delle concessioni che apparentemente consentirono a Pompeo di consolidare il suo potere, ma mentre era impegnato a governare la Spagna, Cesare riuscì a portare a termine la sua campagna, consolidando le sue leali forze, i fondi e gli alleati politici di cui aveva disperatamente bisogno e alla fine avrebbe eliminato Pompeo una volta per tutte nel 48 a.C.

La lezione da trarre è che un buon statista deve avere un occhio di riguardo per il quadro generale e per i dettagli di ogni persona con cui interagisce. Questo fu sufficiente per evitare che un Cesare oberato di debiti venisse processato subito dopo il suo ritorno dalla Gallia.

Il secondo grande aspetto di uno statista è la sua capacità di essere un insegnante. Capisce che la sua vita è incredibilmente breve, ma la forma della sua condotta può educare la generazione successiva a governare a sua immagine. Questa non è educazione ideologica, che appartiene ai filosofi, ma è strettamente un’educazione attraverso la formazione, per garantire che uno statista abbia dei successori pronti in modo che lo stato rimanga stabile dopo la sua scomparsa. È così che emerge la tradizione politica. Non attraverso la ritualizzazione arbitraria di eventi incidentali, ma attraverso la forte continuazione di uno stile di esistenza incarnato in primo luogo in uno statista.

Per chiarire questo punto, non sono la verità o la giustizia a governare la politica e a plasmare lo stile dell’essere. Sono sempre stati Romani, Germani, Inglesi e Musulmani, guidati da leader forti e sicuri di sé, a definire la storia politica. Gli ideali possono solo limitarsi a essere le maschere e la struttura di un gruppo vittorioso, ma è stata la sua forma, la sua capacità di organizzarsi attorno a una leadership gerarchica, a determinarne il successo.

La tradizione portata avanti dai seguaci del profeta Maometto ne è un esempio. I quattro califfi Rashidun furono selezionati tra i più stretti seguaci del profeta. Abu Bakr (r. 632-634), Umar ibn al-Khattab (r. 634-644), Uthman ibn Affan (r. 644-656) e Ali ibn Abi Talib (r. 656-661) furono suoi amici, familiari o potenti alleati che vissero seguendo il suo esempio e parteciparono alle sue conquiste. Era logico che, alla sua morte, la crisi di successione si riducesse a: a) come perpetuare la volontà di Maometto e di Dio sulla terra; b) chi conosceva il primo abbastanza bene da poter guidare con il suo esempio. Il califfato di Rashidun avrebbe infine avuto come risultato la dinastia suprematista araba degli Omayyadi, che consolidò la tradizione dell’Islam e il suo governo in un gruppo etnico addestrato a governare l’impero.

Il valore di una tradizione di statista non sta nell’imitare i propri predecessori, perché ogni generazione affronterà problemi diversi, ma nel trasmettere la forza interiore della forma del gruppo, in modo che in ogni momento caotico ci siano ancora uomini che sanno come uscirne vincitori. Essere in grado di prosperare nel caos significa avere la capacità di comandare, guidare e pretendere qualcosa dai propri seguaci senza che ci sia mai una parola scritta che definisca cosa significhi far parte di un seguito. Quando non c’è capacità di comando al di fuori di una costituzione, la politica si riempie di opinionisti, le regole devono essere dichiarate esplicitamente e la forma deve essere costituita esplicitamente perché non c’è una leadership forte da seguire e la leadership esistente semplicemente non può far fronte ai risultati imprevisti che si verificano naturalmente in politica. Questa mancanza di leadership forte si trasforma poi molto rapidamente e facilmente in dittatura, censura, tirannia e infine, quando la tensione diventa eccessiva, in ribellione.

Questa era la condizione in cui si sentiva la borghesia durante la Rivoluzione francese. Lo Stato assoluto si rivelò troppo esigente, troppo centralizzato, troppo disciplinato perché la gente comune potesse sopportarlo. Cedette il passo alla critica razionalista e al sentimento democratico di massa, prima di dilaniare l’aristocrazia. I giacobini spianarono poi la strada sia al denaro che al napoleonismo, che si infiltrarono e colmarono il vuoto. La forte tradizione di statista in Francia morì con Charles Gravier nel 1787, e ciò che si riversò in quella mancanza furono poteri informi con tradizioni di breve durata. Napoleone stesso fu un pessimo statista nella misura in cui non riuscì a mantenere la sua posizione e a formare la generazione successiva a sua immagine. La piccola dinastia che lasciò dietro di sé fu, nella migliore delle ipotesi, debole e senza radici.

Infine, uno statista è pienamente consapevole della tensione tra ciò che è , ciò che sarà e ciò che dovrebbe essere. Questa è la lotta tra filosofo e re. Il primo si eleva al di sopra del mondo così com’è . Rinuncia a come sono le cose in favore di doveri in un codice di giustizia o in un sistema di cause. La sua preoccupazione per il potenziale astratto lo esclude dall’influenzare la realtà. Buddha, Cristo, Epicuro, tutti hanno questo in comune, e qualsiasi successo successivo è venuto da coloro che avevano istinti politici. La replica di Pilato a Cristo fu “cos’è la verità?” perché lo statista è l’opposto. Vi rinuncia, considerandola una follia, così da poter padroneggiare i fatti e come usarli per l’obiettivo più basso della vittoria. Può avere convinzioni private, come Marco Aurelio, ma sono in definitiva private e separate dalla sua misura di leader.

È in grado di utilizzare gli strumenti a sua disposizione nel suo momento storico. La sua capacità di controllare i mezzi di potere è piuttosto limitata, ma la sua capacità di controllare il potere attraverso tali mezzi ha un potenziale infinito. Per noi, Spengler è molto chiaro sul fatto che, di tanto in tanto, i nostri strumenti di potere includono la democrazia, le elezioni e la stampa.

Il problema, in particolare per noi, è che noi, il popolo, non abbiamo il controllo su nessuno di questi nodi. Democrazia ed elezioni vanno di pari passo e sono finanziate nell’interesse del denaro e di chi ne ha da spendere. Persino i partiti che si proclamano popolari o ci svendono o sono completamente incapaci di interagire con il sistema in modo sufficientemente efficiente da ottenere i cambiamenti fondamentali che desidera nell’arco di quattro anni che si è prefissato. E mentre cercano di ottenere risultati, possono godere del controllo quotidiano della stampa e delle aziende mediatiche, che si assicurano che ogni loro azione per vincere venga dipinta come un tradimento della democrazia stessa. Sebbene i media siano qualcosa per cui possiamo lottare per il controllo, avendo la verità dalla nostra parte, la verità è l’antitesi della politica, la sua negazione, e quindi l’ideologia riesce a muoversi solo fino a un certo punto prima di dover cercare di creare uomini forti che possano guidare e contrastare quelli costituiti.

Grazie per aver letto Spenglarian.Perspective! Questo post è pubblico, quindi sentiti libero di condividerlo.

La crisi europea, di André Larané

La crisi europea

Nascita e morte dell’Unione europea

24 agosto 2025. L’Unione europea è più presente che mai nei nostri media, con annunci del Presidente della Commissione e incontri al vertice regolarmente descritti come ” storici . Dietro le apparenze, la realtà è ben diversa: un’Europa in declino economico, ridotta all’impotenza e abbandonata dal suo unico alleato, gli Stati Uniti. Possiamo fare qualcosa?

Ci sono immagini che parlano più di tutte le chiacchiere sugli schermi televisivi e sui social network. Eccone due che raccontano la storia finale dell’Europa.

La chute du mur de Berlin le 9 novembre 1989 ; photo (détail) : Eric Bouvet (DR)I più anziani tra noi ricordano con emozione il Muro di Berlino invaso da una folla gioiosa di giovani europei; era 36 anni fa, l’unificazione pacifica del Vecchio Continente sotto gli auspici della Libertà.

E poi, il 18 agosto 2025, c’è questa foto scattata alla Casa Bianca di Washington, dove la prima cosa che vediamo è un uomo dall’aspetto pesante e imponente di un imperatore romano. Avanza con passo deciso, trascinando con sé il vassallo che si prepara a immolare. Dietro di lui, a una distanza rispettosa, segue uno stuolo disordinato di affluenti, che sorridono felici di essere stati invitati allo spettacolo.

Qui è stato detto tutto sul nuovo ordine mondiale e sulla morte dell’Europa, in senso politico. Non c’è bisogno di dimostrazioni pesanti per rendersene conto. Dobbiamo solo dimenticare le parole dei nostri leader, che sono completamente fuori dalla realtà, e limitarci ad affermare i fatti economici, militari e, naturalmente, politici e ideologici…

La foto che parla

Réunion sur l'Ukraine à la Maison Blanche (Washington) le 18 août 2025

Il 18 agosto 2025, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha convocato a Washington il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky per informarlo delle sue intenzioni riguardo alla guerra in corso nel Donbass. Gli affluenti dell’Europa occidentale temevano che il loro protetto ucraino sarebbe stato sacrificato agli interessi superiori della Russia e degli Stati Uniti. Sono riusciti a partecipare all’incontro, o almeno alla sua conclusione, anche se non avevano alcun piano per porre fine al conflitto. In assenza di un portavoce, sono arrivati numerosi: Keir Starmer (Regno Unito), Friedrich Merz (Germania), Alexander Stubb (Finlandia), Giorgia Meloni (Italia) ed Emmanuel Macron (Francia), per non parlare di due figure senza mandato politico: Mark Rutte (NATO) e Ursula von der Leyen (Commissione europea).

” È l’economia, stupido ! “ (Bill Clinton, 1992)

Gli indicatori economici parlano chiaro. Dal 1993, l’economia statunitense è cresciuta più velocemente di quella europea. Mentre il prodotto interno lordo (PIL) degli Stati Uniti è quadruplicato tra il 1993 e il 2023, passando da 7.000 a 28.000 miliardi di dollari, quelli di Germania e Francia sono appena più che raddoppiati, passando da 2.100 a 4.500 miliardi di dollari per la prima e da 1.300 a 3.100 per la seconda.

In altre parole, il peso relativo dell’Europa occidentale rispetto agli Stati Uniti si è quasi dimezzato in tre decenni.

Gli Stati Uniti hanno costruito la loro industria su un protezionismo spietato (come gli inglesi e gli olandesi prima di loro, e come i cinesi e gli indiani oggi). Nel 1945 ci fu un cambio di programma; forti della vittoria sul nazismo e di una supremazia economica senza pari, promossero l’abolizione delle barriere doganali e il libero scambio, per raddrizzare l’Europa occidentale, convertirla all’american way of life… e subordinare l’economia europea alle major americane (Coca Cola, IBM, General Motors, Boeing, General Electric, ecc.). Un successo per tutti.

Nel 1994-2001, fin troppo felici di veder trionfare i loro principi con il crollo dell’Unione Sovietica, gli americani e gli europei hanno voluto estendere il libero scambio a tutto il mondo con l’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio). Si sono spinti fino a includere al suo interno la Cina Popolare, un enorme serbatoio di manodopera a basso costo.

Gli europei non si sono fermati qui. Considerando il ” commercio gentile “ e il libero scambio come la chiave per la pace e l’armonia universale, li hanno sanciti nei trattati dell’Unione Europea, senza che gli Stati membri potessero derogarvi, indipendentemente dal clima economico.

Così il Trattato di Maastricht del 1992 ha fondato l’unione monetaria e ha dato valore costituzionale alla ” progressiva abolizione delle restrizioni al commercio internazionale e agli investimenti diretti esteri, e alla riduzione delle barriere doganali e di altro tipo… “Quell’anno ha segnato l’inizio del declino dell’economia europea rispetto a quella statunitense.

Gli Stati Uniti seminano discordia in Europa

Lo scivolamento economico dell’Europa si è accelerato nel 2008. Quell’anno, mentre il governo statunitense stava affrontando relativamente bene la crisi dei subprime, i Paesi europei ne stavano subendo il peso maggiore.

Per inciso, le Olimpiadi di Pechino, inaugurate l’8 agosto 2008, hanno segnato l’irruzione della Repubblica Popolare Cinese sulla scena mondiale. Non volendo specializzarsi in prodotti di fascia bassa, come raccomandava l’apostolo del libero scambio David Ricardo, i cinesi stavano iniziando a competere con l’Occidente su prodotti ad alto valore aggiunto, ma nessuno ci faceva ancora caso.

Per il momento, gli Stati Uniti si sono concessi il lusso di un confronto con la Russia, nonostante le ottime relazioni di Mosca con Berlino e Washington.

Al vertice NATO di Bucarest dell’aprile 2008, di fronte a Vladimir Putin, ospite d’onore, gli americani hanno proposto all’Ucraina e alla Georgia di entrare nell’Alleanza Atlantica! La prospettiva che truppe americane manovrassero nelle pianure dell’Ucraina, vicino a Stalingrado e Kursk, luoghi della Seconda guerra mondiale, era inaccettabile per il Presidente russo e per i suoi concittadini; significava sottomettersi a Washington e al Pentagono e perdere di fatto la propria indipendenza strategica.

Questo affronto ai russi potrebbe essere spiegato dal fatto che, essendo diventati autosufficienti dal punto di vista energetico grazie al petrolio e al gas di scisto, gli Stati Uniti non hanno più bisogno delle risorse di idrocarburi della Russia.

Gli strateghi della Casa Bianca volevano quindi sfruttare l’opportunità di staccare Mosca dall’Europa occidentale e, in particolare, di interrompere i suoi fruttuosi scambi con Berlino: gas russo in cambio di beni strumentali tedeschi. Ciò avrebbe indebolito il loro principale concorrente industriale, la Germania!

Il piano di Washington ha funzionato come un orologio, tanto più che la Germania, guidata da un ambientalismo radicale, ha sacrificato l’energia nucleare per la combinazione di energia eolica e gas russo, perdendo così su tutti i fronti: strategico, economico e persino ecologico.

In una singolare incongruenza, mentre Berlino e Mosca avviavano la costruzione del gasdotto Nord Stream 2 con l’obiettivo di intensificare i loro scambi commerciali, nel 2013-2014 la Commissione europea proponeva ingenti aiuti finanziari all’Ucraina per staccarla dalla Russia e interrompere il secolare commercio tra i due Paesi!

Tutto ciò ha portato al confronto di Mosca con l’Ucraina e con il resto dell’Europa e, otto anni dopo, a una brutale guerra nel Donbass, come illustro nel mio saggio geopolitico e storico su Le cause politiche della guerra in Ucraina (maggio 2024).

Le cause politiche della guerra in Ucraina (libro stampato)

L’Unione europea è vittima dei suoi stessi dogmi

Alla fine, gli Stati Uniti hanno raggiunto i loro obiettivi al di là di ogni aspettativa:

L’agricoltura e l’industria europee soffrono la concorrenza dei Paesi emergenti, siano essi Cina, India o Brasile. Sono vittime dell’incondizionato ” libero scambio “ di Bruxelles, inciso nell’articolo 206 del Trattato dell’Unione Europea. La Germania stessa è sull’orlo della recessione. Inoltre, la sua industria automobilistica è minacciata di estinzione per mano della Commissione europea, che si è messa in testa di dettare scelte tecniche ai produttori, obbligandoli ad abbandonare i motori a combustione e a passare alle auto elettriche entro il 2035.

L’Unione Europea non è più un minimo concorrente per l’industria americana, e ancor meno per le aziende del settore digitale, le famose GAFAM : da Google a Uber e Netflix, regnano sovrane nel Vecchio Continente. Generano enormi trasferimenti finanziari che non figurano nella bilancia commerciale degli Stati Uniti, ma contribuiscono comunque alla loro ricchezza.

La guerra in Ucraina ha anche aumentato la dipendenza degli europei dal Pentagono e dai produttori di armi americani. Tanto che il caccia Rafale della francese Dassault non trova acquirenti nell’Unione Europea (tranne che in Grecia e Croazia), mentre i partner francesi preferiscono l’F-35 dell’americana Lockheed per non alienarsi Washington.

Come ciliegina sulla torta, il presidente Donald Trump ha detto agli europei che se vogliono sostenere lo sforzo bellico dell’Ucraina, dovranno acquistare le armi destinate al Paese dagli Stati Uniti, poiché Washington non intende più spendere nulla per la guerra.

Da diversi anni gli Stati Uniti stanno prendendo le misure della concorrenza cinese e della propria frivolezza. La massiccia delocalizzazione di fabbriche in Paesi a basso costo ha portato alla disperazione le vecchie regioni industriali del Medio Occidente. La conseguenza politica è stata l’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti nel 2016 e nel 2024.

Per quanto imperfetta possa essere, la democrazia americana ha funzionato. Donald Trump ha ascoltato il messaggio dei suoi elettori. È tornato a un vigoroso protezionismo dopo una parentesi di libero scambio durata quasi settant’anni. In campo geopolitico, si è piegato al sacro egoismo della nazione e ha semplicemente abbandonato l’Europa al suo destino.

Come ci ricorda lo storico Ludovic Tournès in un luminoso articolo su La menace américaine, i governanti americani si sono interessati all’Europa solo quando era nel loro interesse economico e strategico, nel 1915-1919 e nel 1941-1991. Non esiste una solidarietà occidentale americano-europea che sia eternamente inscritta nei geni di americani ed europei, come ci ostiniamo a credere. Pertanto, gli Stati europei farebbero bene a smettere di aggrapparsi alla NATO come a un’ancora di salvezza e a riprendersi la propria autonomia strategica.

Ma lo stato attuale dell’Unione Europea non offre la speranza di un cambiamento di direzione come negli Stati Uniti e altrove. I governi sono diventati prigionieri dei dogmi sanciti dai trattati dell’Unione Europea. Di conseguenza, non possono agire secondo i loro interessi nazionali e le aspettative dei loro elettori (energia, industria, agricoltura, immigrazione, ecc.). Inoltre, sono lacerati da interessi divergenti. Lo si può vedere nell’energia nucleare, negli armamenti e nelle questioni militari. Sono ridotti a farneticare senza alcuna presa sulla realtà. Come dimostra l’incontro di Washington del 18 agosto, l’Unione Europea è stata ridotta all’impotenza. Non è altro che un guscio vuoto, capace solo di ostacolare il progresso degli Stati che la compongono.

André Larané