RIEDUCAZIONE, di Antonio de Martini

ASSASSINIO PREMEDITATO IN PIENO SOLE A FINI EDUCATIVI

Nessun media del mondo ha pubblicato ( o ripubblicato) gli articoli ( e nemmeno singole frasi) del “ giornalista” Khassoghi che, in realtà abbiamo saputo essere stato il segretario del principe Turki (ex capo dei servizi segreti sauditi e ex ambasciatore negli USA fino a che non si è provato un finanziamento a uno degli attentatori dell’11 settembre da parte della moglie).

La ragione del mancato “scoop” giornalistico è che leggendo gli scritti si capirebbe che le “accuse” fatte sul Washington post ( giornale di Jeff Bezos, padrone di Amazon e amico di Mohammed mani di forbice) sono note dalla fondazione del regno, insignificanti e ignote alla stragrande maggioranza dei sauditi che sono in gran parte analfabeti anche nella loro lingua.

Nessun giornale occidentale ha mai citato testi o notizie scritte da questo signore, reso cauto anche dal fatto che il divieto di espatrio al figlio rimasto a Ryad lo aveva in pratica reso un ostaggio a garanzia di eventuali intemperanze giornalistiche.

Un poliziotto direbbe che a questo delitto non c’è movente.
Non si tratta certamente di in tentativo di conculcare la libertà di stampa o del “ cervello che deve essere messo a tacere” come disse Mussolini di Gramsci.

Trovare il movente – dato che il colpevole è certo e ormai confesso – richiede conoscere il segreto meglio custodito del momento: perché mai Khassoghi abbia messo la testa nella bocca della belva.

La spiegazione della richiesta di un certificato è risibile.

L’Arabia saudita non ha una anagrafe degna di menzione.
Per matrimonio e divorzio sono ancora più spicci: al maschio per divorziare basta pronunciare tre volte la parola “ ti ripudio” e per sposarsi basta tirar fuori l’attrezzo.

Se davvero avesser avuto bisogno di un certificato , gli sarebbe bastato chiedere al figlio che viveva in loco e una mancia a un impiegato per ottenere qualsiasi pezzo di carta timbrato e firmato.

Scoprire cosa, e chi, lo ha convinto a entrare nel consolato significherebbe fare un grande passo avanti nella ricerca della ragione vera dell’omicidio e dello scempio.

Tutte le pene che vengono inflitte in Arabia Saudita hanno intento esemplare.

Faccio un esempio noto alla mia famiglia: durante la seconda guerra mondiale, mio padre Francesco, mentre era a colloquio con uno sceicco, si trovò ad assistere all’arrivo di un giovanotto trafelato che disse al capo villaggio di aver visto, abbandonati, cinque sacchi di caffè all’entrata del villaggio.
“ come sai che è caffè?” Chiese il vecchio. “ ho aperto uno dei sacchi”.

Quando il capo villaggio ordinò di tagliare la mano allo sventurato, mio padre chiese come mai questa pena visto che nulla era stato rubato.

“ non ha rubato perché era caffè, se fosse stato oro se lo sarebbe tenuto” disse il vecchio sheikh respingendo l’appello, “avrebbe dovuto informarmi senza informarsi del contenuto”.

Ho maturato il convincimento che il delitto con annesso scempio ha tutte le caratteristiche della esecuzione esemplare: nulla è stato fatto per nasconderlo.

Il luogo, la squadra di killer giunta con due jet privati invece che alla spicciolata come da prassi, l’aver lasciata viva la fidanzata- testimone, la noncuranza per il “ cover up” , l’immediata dichiarazione americana che le forniture USA non sarebbero state interrotte, il disinteresse per le conseguenze internazionali e, in pratica , la candida ammissione, la partecipazione all’esecuzione di intimi servitori del crownprince, tutto mostra che è una pubblica esecuzione.

Il fiume di denaro che ha distratto in Occidente la pubblica opinione non è stato speso nel mondo arabo che oscilla tra l’orrore e l’ammirazione, tutto induceva pensare che nessuno voleva nascondere il delitto, anzi.

La sequela di errori politici con Yemen, Siria e Katar e l’omicidio di due familiari concorrenti al trono, hanno certamente creato una corrente contraria a Mohammed mani di forbice. In seno al Consiglio di famiglia che deve eleggere il successore di re Salman ormai con entrambi i piedi nella tomba.

Le orribili torture inflitte a un agente, che gli USA hanno deciso essere sacrificabile” sconsiglieranno molti membri della famiglia reale dal cercare un altro candidato ed un eventuale candidato dall’accettare la candidatura.

Un piano di questa complessità prevede assicurarsi la complicità USA (110 miliardi di forniture più altre dall’anno prossimo) per la copertura media e il non boicottaggio ; la complicità dei padroni del luogo ( vedrete che investimenti giungeranno in Turchia) e l’immediato permesso alla polizia a perquisire locali coperti da immunità diplomatica completano il panorama.
Per non uccidere i suoi fidi esecutori Mohammed ha pagato il prezzo del sangue ( liberando il figlio e i beni di Khassoghi e li lascerà processare in Turchia.

LA CRISI LIBANESE SARA’ LA TOMBA DELLA DINASTIA SAUDITA? IN OGNI CASO E’ UN ALTRO SCHIAFFO AGLI USA. di Antonio de Martini, scritto il 13 nov 2017

Immaginatevi che il Primo ministro Paolo Gentiloni vada in America,  all’arrivo invece del benvenuto di prammatica si veda sequestrato il telefonino, venga catapultato davanti a una telecamera a leggere una lettera di dimissioni e a chi lo contattasse per sapere quando torna in Italia, risponda ” a Dio piacendo” e avrete la fotografia di quel che è accaduto tra Libano e Arabia Saudita in questi giorni.

La motivazione del perché avviene è più complessa e andrebbe spiegata con la psicoanalisi prima che con l’analisi politica. Proviamo a dipanare questa intricata matassa di lana di cammello.Procediamo in ordine cronologico distinguendo tra interno ed estero..

Da quando il nuovo principe ereditario ( MOHAMMED BEN SALMAN) ha ottenuto dal re suo padre,( SALMAN BEN ABDULAZIZ)  approfittando della sua infermità, i pieni poteri, la situazione interna ed estera saudita ha iniziato a muoversi con un moto progressivamente accelerato. Impossibile oggi  capire se verso i vertici del mondo o verso il baratro.

SUL PIANO INTERNO

, col solito pretesto della ” lotta alla corruzione” il nuovo aspirante re ha fatto uccidere due tra i figli di  predecessori del re suo padre che avevano la caratura per contendergli il trono ( il figlio di Abdallah e quello di Fahd; ha messo agli arresto nella sua residenza il cugino ministro dell’interno Mohammed Ben Nayaf suo predecessore nel ruolo, arrestato cinque altri cugini figli di re predecessori del padre  e dieci principi minori più undici ex ministri e le tre fortune più importanti del regno.

E’ di stanotte la notizia che avrebbe arrestato l’ex capo dei servizi segreti Bandar ” Busch” Sultan che fu l’iniziatore della guerra alla Siria,  amico intimo dell’ex Presidente USA George W. Bush ( di qui il suo nomignolo) ed è stato lunghi anni ambasciatore saudita a Washington. Per metterci un po di pepe nel minestrone , sua moglie è stata notata dalla commissione di inchiesta come generosa contribuente di un pio conterraneo il cui nome figura tra quelli dei caduti sauditi che hanno condotto l’attentato alle due torri del World Trade Center.

Mohammed Ben Salman , ormai l Crownprince , è figlio dell’attuale re Salman ben Abdulaziz ,ultimo dei sette fratelli di stessa madre ( Hassa , la preferita del fondatore della dinastia) che si sono trasmessi il trono, per via adelfica, dal 1945.                                                                                                                                                                                               Prima d’essere vittima dell’Alzeimer, Salman era reputato come il più rigido della famiglia reale e il solo che nel 1991 si oppose  – nel Consiglio di famiglia composto da 150 persone – alla concessione di basi militari USA sul territorio saudita, con la motivazione che una volta installati non se ne sarebbero più andati. E’ stato facile profeta. Essndo l’ultimo figlio di Abdelaziz,  otttantenne e malato, si pensò che non avrebbe creato problemi , anzi che avrebbe dato tempo per pensare alla successione e al passaggio generazionale.

Appena salito al trono invece, Salman ha nominato – come da attese-  Crownprince Mohammed Ben Nayaf che da quattro anni era succeduto al defunto suo padre nella conduzione del ministero dell’interno. Dopo qualche tempo, però, il re creò una nuova carica: vice principe ereditario, mettendoci suo figlio Mohammed Ben Salman ( ministro della Difesa e capo della polizia religiosa).

I due Mohammed, in perfetto accordo giubilarono Bandar Bush ( creando per un breve periodo una sorta di Consiglio per la sicurezza nazionale con dentro il figlio), misero da parte il principe Muqrin che aspirava a fare da ago della bilancia tra i due  e poi iniziarono il confronto culminato nella nomina a principe ereditario ( che ha unicamente funzioni di primo ministro dato che il re viene nominato dal Consiglio di famiglia) del trentaduenne  figlio prediletto  Mohammed  il quale non ha esitato a sbarazzarsi del più anziano cugino , accoppare i due principi-cugini  più quotati alla successione e terrorizzare i membri più anziani del clan arrestando in totale quindici principi di varia caratura, oggi ospiti del Royal Carlton Hotel  trasformato in una fastosa prigione e ” fully booked” . L’inchiesta sulla corruzione prosegue senza fretta. Sono ostaggi nella più genuina tradizione beduina. E’ stato proibito in tutto il regno, il decollo di jet privati.

Posto che il piano riesca e il Crownprince prevalga, gli resterà da sciogliere il nodo della modernizzazione ( es la patente alle donne) con il fatto che egli ( e il padre) rappresenta l’ala conservatrice wahabita e si è appoggiato alla polizia religiosa nella sua scalata….

SUL PIANO ESTERO

 Come ministro della Difesa , Mohammed Ben Salman avrebbe dovuto passare per il tramite del Ministero degli Esteri per guerreggiare nello Yemen, ma come figlio del re non si attardò in quisquilie e mosse all’attacco, creandosi così una buona rete di amicizie USA tra i fornitori di materiale bellico.

Per la prima volta nella storia della dinastia il ministro degli esteri fu scelto NON tra i membri della famiglia reale e questo fu un primo segnale che sarebbe stata una partita a due.

Come nemico fu scelta la tribù degli Houti confinanti con l’Arabia Saudita a sud . Il pretesto era che stavano diventando una spina nel fianco alleata con l’Iran.        Inaspettatamente, gli Houti – privi di aeronautica-  resistettero, contrattaccarono, occuparono la capitale Sanaa e il giovane principe ebbe il suo primo “scacco al regno”.  Ossessionato dalla onnipresenza iraniana , il saudita si lanciò sulla scia USA nelle vicende irachene  che hanno visto trionfare l’Irak ufficiale ormai in mano agli sciiti per decreto ( 2003)  del proconsole USA Bremer. I Curdi rientrarono nell’ordine e l’Arabia Saudita si trovò confinante con un Irak ricostruito e diventato potenza sciita invece che sunnita come era sempre stato. Potenzialmente soggetto a influenze iraniane.

Sempre in cerca di successi napoleonici che lo legittimassero agli occhi dei sudditi, specie dopo le prime pessime figure, Mohammed Ben Salman decise di egemonizzare il Consiglio del Golfo ( una sorta di UE degli Emirati) fino ad allora gestito assieme al Katar della famiglia Al Thani. La politica del Katar è sempre consistita nel far fluire i denari in tutte le direzioni e supplire alla dimensione minima del paese ( 300.000 abitanti) con partecipazioni e sponsorizzazioni sportive di caratura mondiale.

Invitato a rompere i contatti con l’Iran ,  Tamim al Thani ,  emiro del katar, finse di non sentire. La reazione smodata fu l’accusa ufficiale  di sostenere nascostamente  il terrorismo e la sanzione lampo fu l’embargo.

Gli americani, per mostrare equidistanza autorizzarono comunque una significativa vendita di armi all’emirato. La famiglia al Thani, approfittando che il padre dell’emiro, Ahmad ben Khalifa al Thani,   ( defenestrato su richiesta USA quando iniziarono a girare le voci sui finanziamenti al Daesch) utilizzò il padre installato negli USA, per una intervista televisiva bomba: nella sua veste di ex primo ministro, dichiarò davanti alle telecamere di aver in effetti finanziato il Daesch, e di averlo fatto suprecisa, insistente  richiesta del re Abdallahben Abdulaziz , predecessore dell’attuale, e d’intesa con il governo americano e la Turchia che si sono occupati della distribuzione dei finanziamenti, delle armi, e della selezione dei mercenari. Il gruppo era destinato a ” una partita di caccia alla volpe” siriana. A conclusione della intervista, il vecchio sceicco ha anche posto la pietra tombale al progetto, dichiarandolo fallito.

Come e dove colpire l’odiato Iran? Come recuperare prestigio alla corona? Sconfitto in Siria, scornato in Yemen e ridicolizzato a Doha, restava il Libano.

Mohammed Ben Salman, convoca il primo ministro libanese Saad Hariri ( figlio dell’ex premier, arricchitosi in Arabia Saudita e  saltato in aria nel 2009) e dopo una accoglienza fredda ( nessuno all’aeroporto ad accoglierlo) e quattro ore di anticamera l’indomani, gli ingiunge di muovere guerra all’Hezbollah. Sarebbe come chiedere alla Romania di muovere guerra alla Russia.

Giudiziosamente Saad Hariri gli deve aver risposto che ci ha già provato nel 2006, subendo una sconfitta netta – come sconfitto fu l’esercito israeliano che aveva sottovalutato il problema –  Oggi l’Hezbollah fa parte del governo, alle elezioni ottiene il 50% dei voti ed è armato fino ai denti con in più la campagna di Siria in cui ha acquisito esperienza  operativa di manovra anche a livello di brigata, cosa che l’esercito regolare non ha. Hezbollah è nell’elenco delle organizzazioni terroristiche in USA, ma un movimento che ha dietro di se metà del paese, è un problema politico , non di ordine pubblico.

Altra reazione furente: Mohammed ingiunge a Saad di dimettersi da primo ministro e lo vuole sostituire col fratello maggiore Bahaa che, guarda caso è in Arabia anche lui.  Il Libano insorge in favore del suo giovanotto in pericolo, i dirigenti del partito di Hariri ( il 14 marzo) rifiutano di andare a Ryad a prestare giuramento di fedeltà a Bahaa come richiesto,  spiegando sprezzantemente che in Libano i dirigenti dei partiti li sceglie il partito in un congresso. Pietosa bugia che rivela la paura di non tornare a casa.

il presidente  della Repubblica, generale Aoun ( i cui volontari cristiani hanno combattuto assieme all’Hezbollah in Siria) si rivolge agli USA e alla Francia per ottenere la liberazione dell’ostaggio. Il dipartimento di Stato USA rilascia una dichiarazione di solidarietà e rispetto per Hariri, mentre il presidente francese Macron va in Arabia Saudita a parlare col focoso giovanotto. Esce dichiarando di non essere d’accordo con la politica iraniana del Crownprince e di ritenere che Hariri è trattenuto. Gli americani cerchiobbottisti avventizi, dichiarano che studieranno delle sanzioni a Hezbollah e la Camera dei rappresentanti autorizza eventuali spese in questo senso.

Consapevoli della gravità del momento, Israele e Hezbollah hanno tenuto un profilo basso e insolitamente silenzioso. Il quotidiano Haartez commenta che l’Arabia Saudita vuole far fare a Israele ” il lavoro sporco”.  In sede di analisi, spiega che non vuole intralciare il processo in corso di accordo tra Hamas e Fatah al Cairo e abbisogna di almeno un anno per completare le sistemazioni difensive del Sinai.

Credo che il silenzioso Hezbollah stia cercando tra i familiari del Crownprince la persona adatta a sbarazzarci del matto, mentre Saad Hariri , rintracciato da un giornalista che voleva sapere quando sarebbe tornato in Patria,  avrebbe risposto ” tra giorni”. Inchallah.

Gli USA adesso non sanno che pesci pigliare. Se seguire il rampollo reale nella sua spericolata discesa e inimicarsi anche il Libano, oppure guardare alla dinastia giordana che potrebbe sostituire i sauditi ( wahabiti) nella custodia dei luoghi santi dell’Islam, visto che ormai i wahabiti vengono sempre più considerati come estranei all’Islam. E guidati da due matti. Sono quasi certo che prenderanno la decisione sbagliata.

PASTICCIO COSMICO-STORICO, di Teodoro Klitsche de la Grange

PASTICCIO COSMICO-STORICO

Se accadrà, come Di Maio e Salvini prevedono, che alle prossime elezioni europee gli equilibri politici saranno ribaltati, soprattutto per la prevedibile, drastica riduzione dei socialisti e per l’aumento – altrettanto notevole – dei populisti il contributo decisivo a tale risultato sarà dato dagli italiani. E ciò non solo perché i partiti sovran-popul-identitari, si attestano ormai, a seguire i sondaggi post 4 marzo, a circa due terzi dell’elettorato complessivo, nè perché il nostro è l’unico paese euroccidentale ad aver un governo populista “puro”, ma perché la crescita di tali partiti sovran-popul-identitari è stata (inconsuetamente) veloce e tumultuosa.

Al contrario di altri paesi (come la Francia e l’Austria) dove l’incremento fino alle ragguardevoli – ma non maggioritarie – percentuali elettorali si è “spalmato” in un ventennio (e anche qualche anno in più), il nostro si è realizzato in pochi anni; ad essere più precisi dai sette (al minimo) ai 10 (al massimo).

In effetti, come ci è già capitato di notare, nel 2008 i 5 Stelle, e la Lega “sovranista” (cioè salviniana) non erano presenti in Parlamento; lo era la Lega bossiano-secessionista, peraltro in percentuali ridotte.

C’è da interrogarsi quindi sulle cause di un incremento così rapido e travolgente, e su quello che sia successo in quei 7-10 anni per convincere gli italiani a un rapido cambio di regime politico – o più modestamente – di sistema partitico, con il “pensionamento” della vecchia coppia centrosinistra-centrodestra.

Non è sufficiente al riguardo dare la risposta che mi è capitata di sostenere più volte: che la vecchia scriminante del politico, ossia borghese/proletario è finita da quasi trent’anni (col crollo del comunismo) e ne è in corso la sostituzione con la nuova, cioè identità/globalizzazione, perché questo non da conto della differenza italiana, essendo comune a tutti i popoli dell’ “occidente”.

Neppure l’obiezione più calzante, ossia che dal 2008 è iniziata la crisi, spiega la differenza italiana per la stessa ragione: la crisi è comune a tutta la parte più sviluppata del pianeta (che include l’occidente). Anche se in Italia ha morso (forse) più che altrove.

La spiegazione (principale) della differenza è un’altra, o meglio altre. La prima è che l’Italia stagna da venticinque anni – esattamente la durata della seconda repubblica: è l’ultima per tasso di crescita sia nell’area euro che nell’area UE. Non è solo la crisi ad averci ridotto così, ma quel che l’ha preceduta.

La seconda è l’inconsistenza e la modestia del governo Monti, non riparata ma, in larga parte condivisa da quelli che gli sono succeduti, peraltro con un centrodestra che, anche quando collocato all’opposizione, non riusciva a distinguersi adeguatamente dai governi. Anche nei tempi il grande balzo dei 5 Stelle (dallo 0 al 25%) coincide con le elezioni del 2013 il cui risultato consisteva essenzialmente in un giudizio negativo sul governo “tecnico” e su chi l’aveva sostenuto (in Parlamento) e propiziato (anche da fuori).

A tale proposito sul “golpe” del 2011 c’è ormai una vasta letteratura; anche se discordante sul punto di chi fossero i mandanti della detronizzazione di Berlusconi  e dell’intronizzazione del governo tecnico.

Chi, al riguardo sostiene l’insieme Francia-Germania-Ue, altri i poteri forti – finanziari soprattutto – non solo europei e così via. Probabilmente tutte le spiegazioni hanno qualcosa di vero (nel senso di essere concause); interessa a questo punto vedere se, almeno per la classe dirigente europea e nazionale il tutto non si risolva e si risolverà in un caso esemplare di eterogenesi dei fini.

Con tale espressione è stato chiamato il fatto che molto spesso gli effetti delle azioni degli individui e delle comunità umane non sono quelli che gli agenti si propongono, ma altri, diversi e spesso opposti. Osservazione già contenuta in S. Agostino e ripetuta, modificata, integrata e secolarizzata da tanti, da Vico a Wundt, da Hegel a Max Weber e Freund. In particolare Hegel scriveva che «dalle azioni degli uomini risulti qualcosa d’altro, in generale, da ciò che essi si propongono e … immediatamente sanno e vogliono …(essi) recano in atto quel che a loro interessa, , ma da ciò vien portato alla luce anche altro, che vi è pure implicito, ma che non è nella loro coscienza e intenzione». A seguire tale concezione  – e quella, prossima, dell’ “astuzia della ragione” – causa, non esclusiva, ma principale della débacle annunciata potrebbe essere il golpe del 2011 con la catena di eventi che ha provocato.

La considerazione su esposta induce ad una riflessione “post-hegeliana”. Scrive Hegel che gli individui cosmico-storici sono coloro che eseguono nella storia il “piano” dello spirito del mondo (Weltgeist).

In questo caso ai vari complottisti del 2011 andrebbe conferita la medaglia al merito del Weltgeist, per aver favorito l’emergere della nuova fase storico-politica, anche se (speriamo) a spese delle loro fortune personali.

Ho però seri dubbi che quanto scrive il filosofo sia da condividere sic et simpliciter. A mio avviso i governanti vanno più utilmente divisi in due categorie: quelli che hanno la capacità di vedere a lungo termine (di pre-vedere) e coloro che riescono a percepire solo nei tempi brevi. I primi costruiscono gli Stati e le loro principali istituzioni; i secondi le coalizioni di potere (partiti compresi) destinate a durare qualche anno. Nella classe dirigente italiana ed europea vedo tanti che appartengono alla seconda, nessuno alla prima. Al contrario De Gaulle e Deng-Tsiao-Ping facevano parte, e la Costituzione della V Repubblica è sopravvissuta mezzo secolo al suo fondatore, come il nuovo corso del PC cinese voluto da Deng ha salvaguardato l’unità della Cina e ne ha promosso la potenza.

Sarà, ma ho la netta impressione che le élite nazionali ed europee, in lista di sbarco, potranno essere ricordate nella storia come quelle che affossarono inconsapevolmente la costruzione dei vecchi europeisti, da Adenauer a Martino.

In questo, ma solo in questo esecutori di un disegno (forse) superiore. Magra consolazione.

Teodoro Klitsche de la Grange

 

Due importanti progetti sono in preparazione e in espansione in Medio Oriente; potrebbero presto scontrarsi. Di Alastair Crooke

Un interessante articolo di A. Crooke sulle dinamiche in via di formazione nel Medio Oriente. La traduzione presenta qualche difetto che non inficia la comprensione in quanto per mancanza di tempo è stato utilizzato un traduttore come base di lavoro_ Buona lettura_Giuseppe Germinario

Fonte: Strategic Culture, Alastair Crooke , 18-09-2018

Sulle ceneri di due mega-progetti di questo decennio si conclude – vale a dire il tentativo di acquisizione da parte dei Fratelli musulmani e, invece, il progetto del Golfo per romperlo – e ripristinare l’assolutismo ereditaria tribale (il “sistema arabo”) – compaiono due diversi progetti contrapposti. Stanno guadagnando sempre più potere e inevitabilmente competeranno tra loro – prima o poi. In realtà, lo fanno già. La domanda è quanto lontano andrà la rivalità.

Uno di loro è l’assembramento dell’area settentrionale della regione attraverso la diffusione di un’etica politica comune (in base alla resistenza verso gli Stati Uniti i quali insistono che la regione aderisce a un’egemonia americana restaurata) e nel bisogno più concreto di trovare un modo per aggirare la macchina da guerra finanziaria americana.

Quest’ultima società ha conseguito una grande vittoria negli ultimi giorni. Elijah Magnier, un giornalista veterano del Medio Oriente, riassume la situazione in poche parole:

Il candidato preferito degli Stati Uniti al primo ministro [Haidar Abadi] perse la sua ultima possibilità di rinnovare il suo mandato per un secondo mandato quando le rivolte scatenarono attacchi incendiari nella città meridionale di Bassora. del paese e bruciato le pareti del consolato iraniano in quella città. Mentre i residenti manifestavano per le loro legittime richieste (acqua potabile, elettricità, opportunità di lavoro e infrastrutture), i gruppi sponsorizzati con diversi obiettivi si mescolavano alla folla e riuscivano a bruciare uffici, ambulanze, un edificio governativo e una scuola. associato con al-Hashd al-Shaabi e altri gruppi politici anti-americani. Questo comportamento di folla ha costretto Sayyed Moqtada al-Sadr, leader di 54 deputati, abbandonare il suo compagno politico Abadi e porre fine alla sua carriera politica. Moqtada cercò di prendere le distanze dagli eventi di Bassora per permettere che la colpa cadesse solo su Abadi. Si è unito al campo vincente, quello dell’Iran …

“Questa combinazione di eventi ha portato Moqtada a … portare i suoi 54 deputati a unirsi alla più grande coalizione. La sponsorizzazione aperta degli Stati Uniti e gli eventi di Bassora hanno messo fine alla carriera politica di Abadi in Iraq … La più grande coalizione dovrebbe ora includere molti più di 165 deputati, e quindi diventare eleggibile per scegliere il Presidente dell’Assemblea e i suoi due deputati, il Presidente e il nuovo Primo Ministro … La nuova grande coalizione non avrà più bisogno del sostegno dei curdi (42 deputati). “

Il capo di questa vasta coalizione di partiti sciiti e sunniti sarà probabilmente Faleh al-Fayyadi, il leader di Hashd al-Shaabi. Sul fronte politico, l’Iraq è ora incline a far parte del partenariato Russia-Iran-Siria guidato da Russia e Siria al Nord (anche se le divisioni all’interno del campo sciita iracheno rimangono una potenziale fonte di conflitto) . E se, come è probabile, l’Iraq è sotto embargo imposto dagli Stati Uniti per non aver rispettato le sanzioni statunitensi contro l’Iran, allora l’Iraq sarà spinto – dall’urgenza delle circostanze – nella mutevole situazione economica che è stata oggetto di importanti discussioni al vertice di Teheran lo scorso venerdì. Cioè, in una serie in continua evoluzione di quadri economici per la de-dollarizzazione e la violazione delle sanzioni statunitensi.

La portata di questo errore di calcolo (l’istigazione di proteste violente) a Bassora (una complicità saudita è ampiamente sospettata) ha implicazioni più ampie per gli Stati Uniti. Innanzitutto, è probabile che alle forze americane verrà ordinato di lasciare l’Iraq. Secondo, complicherà la capacità del Pentagono di mantenere la sua presenza militare in Siria. La logistica degli schieramenti statunitensi nella Siria nord-orientale, che attraversano l’Iraq, potrebbe non essere più disponibile e le forze statunitensi in Siria saranno inevitabilmente isolate e quindi più vulnerabili.

Ma un’inversione di tendenza in Iraq è anche il culmine dell’aspirazione del presidente Trump a riaffermare il predominio energetico americano nel Medio Oriente. Iran – si sperava – sarebbe poi capitolare e cadono sotto la pressione economica e politica, e come e quando il domino capovolgimento iraniana avrebbe portato con sé il domino iracheno che sarebbe caduta rumorosamente all’accettazione politica

Con questo scenario, gli Stati Uniti finirebbero con le principali fonti di energia del Medio Oriente a “basso costo di produzione” (cioè petrolio, gas e petrolio del Golfo, dell’Iran e dell’Iraq) nelle loro mani. Alla luce degli eventi di questa settimana, tuttavia, sembra più probabile che queste risorse – o almeno le maggiori risorse energetiche di Iran e Iraq – finiranno nella sfera russa (con le prospettive inesplorate del bacino levantino in Siria). E questo “cuore” russo, la sfera che produce energia, potrebbe alla fine rivelarsi un rivale più che sostanziale rispetto alle aspirazioni degli Stati Uniti (che è appena emerso come “il più grande produttore di petrolio al mondo”). ) per ripristinare il loro dominio energetico in Medio Oriente.

L’altra opposta “dinamica” che sta guadagnando massa critica è l’obiettivo di Kushner-Friedman-Grrenblatt di porre fine all’insistenza del popolo palestinese che la sua stessa rivendicazione è precisamente un “progetto politico”. L’obiettivo (secondo i dettagli divulgati finora), è quello di svuotare la forza politica della loro rivendicazione – tagliando gradualmente i principali lavatori di salami che costituiscono in primo luogo questa affermazione che si tratta di un progetto politico.

In primo luogo, ponendo fine al paradigma dei due Stati, che deve essere sostituito da uno stato, uno “stato-nazione” ebraico con diritti differenziati e diversi poteri politici. Secondo, rimuovendo Gerusalemme dal tavolo dei negoziati come capitale di uno stato palestinese; e in terzo luogo, tentando di dissolvere lo status di rifugiato palestinese, per reindirizzare il peso della colonizzazione sui governi ospitanti esistenti. In questo modo, i palestinesi devono essere cacciati dalla sfera politica in cambio della promessa che possono diventare più prosperi – e quindi “più felici” – seguendo la ricetta di Kushner.

E, a quanto pare, facendo affidamento sulla loro esperienza immobiliare nel gestire inquilini scomodi che si distinguono da qualsiasi importante sviluppo immobiliare, è in corso il “restringimento” di Kushner-Friedman: ritiro dei fondi da UNWRA [L’Agenzia di Soccorso e Lavori delle Nazioni Unite per i profughi della Palestina nel Vicino Oriente è un programma di assistenza delle Nazioni Unite ai rifugiati palestinesi nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania, Giordania in Libano e in Siria, 1949, chiusura dell’Ufficio degli Stati Uniti dell’OLP; rimozione degli aiuti agli ospedali di Gerusalemme Est e demonizzazione dei funzionari palestinesi accusandoli di corruzione e ignorando le cosiddette aspirazioni della Palestina (per un’esistenza materialmente migliore).

Recentemente, la squadra di Kushner ha riproposto una vecchia idea (sottolineato in ebraico quotidiano Yedioth Ahoronot da Sima Kadmon, 7 settembre 2018) Abu Mazen [Mahmoud Abbas Selman soprannome NdT] non ha rilasciato direttamente quando è stato avvicinato). È nata con il generale israeliano Giora Eiland nel gennaio 2010 in un articolo che ha scritto per il Begin-Sadat Center for Strategic Studies. Eiland ha scritto:

“La soluzione è stabilire un regno unificante giordano con tre” stati “: la Banca orientale, la Cisgiordania e Gaza. Questi stati, nel senso americano del termine, saranno come la Pennsylvania o il New Jersey. Godranno della completa indipendenza in materia di affari interni e avranno un budget, istituzioni governative, leggi distintive, un servizio di polizia e qualsiasi altro simbolo esterno di indipendenza. Ma, come la Pennsylvania e il New Jersey, non avranno alcuna responsabilità in due aree: politica estera e truppe militari. Queste due aree, come negli Stati Uniti, rimarranno di competenza del governo “federale” di Amman. “

Eiland ha ritenuto che tale soluzione avesse evidenti vantaggi per Israele, rispetto alla soluzione dei due stati. “Primo, c’è un cambiamento nella storia. Non stiamo più parlando del popolo palestinese che vive sotto occupazione, ma di un conflitto territoriale tra due paesi, Israele e Giordania. In secondo luogo, la Giordania potrebbe essere più conciliante su alcune questioni, come la questione territoriale. Aggiungendo che “il Medio Oriente, l’unico modo per garantire la sopravvivenza del regime è quello di garantire un controllo efficace della sicurezza … quindi, il modo per prevenire disordini in Giordania, che sarà alimentato da un futuro regime di Hamas a West Bank, è il controllo militare giordano su questo territorio [più una Cisgiordania smilitarizzata su cui Israele insiste] “.

Nel complesso, i palestinesi di Gaza (secondo i rapporti) saranno installato in Gaza / Sinai (e “controllato” dai servizi segreti egiziani), mentre le restanti enclave palestinesi in Cisgiordania saranno controllati da ufficiali giordani sotto controllo della Sicurezza generale degli israeliani. È un governo “federale” giordano che riceverà le denunce e sarà ritenuto responsabile da Israele per l’intera situazione.

Naturalmente, questo potrebbe essere solo un palloncino di prova di Kushner et al. Non sappiamo quale sarà il Trion’s Century Coup (è stato ritardato molte volte), ma ciò che sembra chiaro è l’intenzione di estinguere la nozione di tutto il potere politico palestinese in sé e rendere docili i palestinesi tagliando i loro capi e offrendo loro un guadagno materiale. I palestinesi sono attualmente deboli. E non c’è dubbio che gli Stati Uniti e Israele, lavorando insieme, potrebbero riuscire a soffocare ogni opposizione al “colpo di stato”. Gerusalemme sarà “data” ad Israele. I palestinesi saranno politicamente de-fenestrati. Ma a quale prezzo? Cosa succederà allora ai re del Golfo?

In un articolo di opinione sul New York Times , lo studioso di Oxford Faisal Devji ha osservato il mal di testa dell’Arabia Saudita:

Dopo la prima guerra mondiale, la marina statunitense sostituì gli inglesi e il petrolio rese il regno una risorsa cruciale per il capitalismo occidentale. Ma la sua supremazia religiosa ed economica è stata contestata dalla continua emarginazione politica dell’Arabia Saudita, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e anche l’esercito pakistano essere responsabile per la stabilità interna e la sua difesa contro le minacce esterne.

Oggi l’Arabia Saudita si oppone apertamente all’Iran, ma le sue pretese di dominio sono rese possibili solo dal declino dell’Egitto e dalla devastazione dell’Iraq e della Siria. La Turchia rimane la sua unica rivale, ancora ambigua, con l’eccezione dell’Iran.

… Il regno del principe Mohammed è più simile a uno stato “laico” che a uno stato “teocratico”, in cui la sovranità è stata finalmente strappata da clan e religiosi per essere richiesta direttamente dalla monarchia. Ma l’Arabia Saudita non può assumere un maggiore potere geopolitico se non mettendo in pericolo il suo status religioso … [Enfasi aggiunta].

Il progetto di fare dell’Arabia Saudita uno stato politicamente definito, piuttosto che religioso, rischia di demolire la visione secolare di una geografia islamica [sunnita], che è sempre stata basata sulla costituzione di un centro depoliticizzato in Arabia Saudita. La Mecca e Medina continueranno ad accogliere i loro pellegrini, ma l’Islam [sunnita] potrà finalmente trovare la sua casa in Asia, dove vive il maggior numero di suoi seguaci e dove la ricchezza e il potere del mondo continuano a fluire.

Ma questo non è semplicemente il caso dell’islam sciita, che ha saputo unire il potere politico con status religioso restaurato – come dimostra la straordinaria crescita del centro di pellegrinaggio sciita di Karbala – e il successo della L’Iran nella sua lotta contro i jihadisti wahhabiti in Siria e Iraq. (Per l’Arabia Saudita, d’altra parte, il conflitto nello Yemen ha minato la sua credibilità politica e religiosa.

Eppure … eppure, nonostante le traiettorie contrastanti, è qui che può verificarsi una collisione: Israele si è inevitabilmente alleata con l’Arabia Saudita e l’Islam sunnita. Allo stesso modo, gli Stati Uniti hanno adottato la posizione partigiana di Israele e Arabia Saudita contro l’Iran. Entrambi spingono il re saudita da dietro per condurre una guerra ibrida contro il suo potente vicino.

Alon Ben David, corrispondente militare israeliana, scrivendo sul quotidiano Ma’ariv in ebraico (7 settembre 2018), illustra la narrazione israeliana Promethean celebra il suo successo (grazie al pieno supporto di Trump): “L’esercito di difesa “Israele [IDF], che era indietro di diversi anni nel rilevare la potenziale minaccia dell’espansione dell’Iran, ha capito che doveva agire … questa settimana l’IDF ha rivelato che erano stati effettuati oltre 200 attacchi aerei in Siria dall’inizio del 2017. Ma se si guarda alla somma delle attività dell’IDF, di solito segrete, nel contesto di questa guerra, negli ultimi due anni, l’IDF ha condotto centinaia di transazioni transfrontaliere di tipo diverso. La guerra tra due guerre divenne la guerra dell’IDF, ed è stato condotto giorno e notte … Finora, Israele è stato più forte nella guerra diretta con l’Iran … quando colpiamo, il nostro potere deterrente diventa più forte. ”

Beh … è una questione di opinione (alto rischio).

Fonte: Strategic Culture, Alastair Crooke , 18-09-2018

decolli e naufragi, di Antonio de Martini

IN UN ORGIA DI LIQUIDITA’ L’AFRICA DECOLLA SOTTO IL NOSTRO NASO.

Il Senato degli Stati Uniti ha adottato il 3 di ottobre, un provvedimento ” storico” di cui nessuno ha parlato nei media italiani.

Gli USA hanno creato lo strumento per controbattere la penetrazione cinese in Africa:: l’USIDFC, una nuova istituzione finanziaria per lo sviluppo. ( United States Development Finance Corporation).

Si tratta della risposta americana al progetto ” ONE BELT, ONE ROAD” col quale la Cina si propone di ricreare una nuova ” via della seta” e sulla quale Xi JINPING, il presidente cinese, ha stanziato – lo scorso settembre – in occasione del ” FORUM PER LA COOPERAZIONE CINA-AFRICA tenutasi a Pechino- 60 miliardi di dollari di cui 15 da erogare parte come Doni e parte senza interessi.

Trump, un mese dopo, ha stanziato lo stesso ammontare e il Senato americano dilaniato da lotte mortali, in un eccezionale momento di coesione nazionale, ha votato il provvedimento a 93 contro 6, questo BUILD ACT, una legge per ottimizzare gli investimenti in Africa.

Il BUILD ACT ha ordinato la fusione di alcune agenzie americane L’Overseas Private Investment Corporation ( OPIC) e l’ United States Agency for International Development ( USAID).

Ai trenta miliardi di dotazione dell’ OPIC, il governo, oggi, ne ha aggiunti altri trenta e ha tolto il veto a investire direttamente nelle imprese finanziate e in Africa. Il modulo prescelto è la collaborazione pubblico/privato.

Si tratta di una opportunità storica per l’Africa ( 120 miliardi di dollari in totale) che contribuiranno al decollo del Continente a noi più vicino e che sancirà la nostra irrilevanza – anche in quanto europei- perché siamo incastrati in beghe di cortile e guidati , a livello europeo, da Agenti di potenze imperiali vecchie e nuove che sviano l’attenzione del mondo dal business del secolo.

Basterebbero le briciole di questo progetto per trasformare l’Italia nel trampolino del super sviluppo data la nostra vicinanza logistica, le nostre tecnologie e la nostra mancanza di un passato coloniale imbarazzante.

Vedrete che perderemo anche questo treno.

LA SOLUZIONE PER LA SIRIA E’ IN VISTA, MANCA SOLO UN MEDIATORE. O FORSE TRE, di Antonio de Martini

LA SOLUZIONE PER LA SIRIA E’ IN VISTA, MANCA SOLO UN MEDIATORE. O FORSE TRE.

Il professor Jeffrey Sachs della Columbia University ha rotto il fronte dei Think Tank americani rilasciando una pacata intervista alla MSNBC in cui dichiara di aver ben spiegato, sette anni fa, al Presidente Obama che la situazione siriaana era tale da non permettere la riuscita di un ” regime change” in Siria.

Adesso, ” dopo mezzo milione di morti e dieci milioni di profughi” il professore ribadisce il concetto e invita Trump a fare quel che ” istintivamente aveva capito” cioé a ritirare dalla Siria i 2.200 uomini che si trovano ” nel terzo orientale” del paese e rinunziare al cambio di regime voluto da Obama e Clinton.

Il ritiro é inevitabile, specie non appena sarà caduto, senza l’ecatombe prospettata dalla stampa, IDLIB, l’ultimo bastione su cui sventola la bandiera della ribellione. La Siria avrà truppe sufficienti per riprendere il controllo di tutte le sue frontiere.

L’accordo per creare un ” buffer zone ” ( zona cuscinetto) tra Putin e Erdogan è stato il primo passo per diminuire la pressione ed evitare scontri su iniziativa di comandanti minori. IDLIB non può resistere al prossimo inverno e questo lo sanno tutti. Siamo dunque agli sgoccioli.

Lo si evince anche dai comunicati sempre più stizziti dei “media da combattimento” USA impegnati a descrivere una utilità delle truppe americane che nessun altro nota.

Il Consigliere per la sicurezza della Casa Bianca, John Bolton ha presentato le condizioni della resa: parlando a un uditorio di iraniani residenti negli USA, ha detto che le truppe americane resteranno in Siria ” fintanto che in quel territorio ci saranno truppe e milizie iraniane”. In pratica propone un ritiro bilanciato dei contendenti dal campo di battaglia.

Rouhani, anche lui negli USA per partecipare all’Assemblea dell’ONU, ha fatto rispondere a denti stretti che ” L’Iran non si farà condizionare da terze parti nel suo appoggio alla Siria”.

Nel linguaggio orientale, significa che è disponibile a trattare, ma non direttamente con gli USA. Cercasi mediatore accettabile da tutte le parti in causa.

La reazione israeliana non si è fatta attendere e sta cercando di accreditare un Rouhani in avvicinamento al Presidente iraniano Ali Kamenei, mostrato come l’estremista da cui gli USA devono guardarsi. E’ falso.

Difficile per Putin offrirsi come mediatore dato che è parte in causa, ma indispensabile che la Russia accetti e colabori con una figura di mediazione gradita.
Una coppia , uno per parte, sarebbe una buona soluzione, dato che ha già fatto le sue prove disinnescando la bomba di Idlib.

Forse è per questo che Erdogan, dopo l’assemblea ONU – alla quale partecipa – domenica volerà a Berlino per incontrare la Cancelliera Merkel.

Lui cerca di rassicurare i mercati, gli alleati NATO e gli investitori esteri tentennanti ( tedeschi?) e lei cerca di rinverdire il blasone appannato da anni di governo pacioso in un mondo turbolento e porre autorevolmente la sua candidatura alla presidenza della Commissione UE, liberando al contempo Trump dal sospetto di un accordo diretto con la Russia.
Tra un mese gli USA hanno le elezioni di mezzo termine.

MORIRE PER IDLIB?, di Antonio de Martini

MORIRE PER IDLIB?

Idlib é un paesotto – censimento del 2004- inferiore a centomila abitanti a cinquecento metri di altezza e a meno di 60 km a sud di Aleppo.

Diciamo che con il tempo e i rifugiati sia salita a centosessantamila ed ora è raddoppiata.

Già , ricordate il can can per Aleppo ?
Il servizio di propaganda israelo-americano insiste nella ripetizione del ritornello già usato per Aleppo, ricordate? sembrava la Danzica del nuovo secolo.

Alti lai, minacce ripetute, timore di stragi di innocenti bambini, con il coro di tutte le ONG felici di poter distrarre i sovventori dalle inchieste per abusi sessuali ed uso dei fondi a fini di prostituzione in cui sono invischiate.

Anche per Aleppo si sono inventati i numeri e li hanno strombazzati ai quattro venti. La gente non si commuove più per gli adulti? Si citano i bambini che sulle mamme fanno sempre effetto.
Sono stufi di morti e non seguono più? Minacciamoli con tre milioni di nuovi profughi.

Quattro milioni di rifugiati in sette anni da tutta la Siria e tre milioni in un anno concentrati in una cittadina grande quanto Bologna ? La geografia non la studiano più nemmeno in USA o Israele…

In questi giorni Israele , sta osando più di tutti e ha effettuato due incursioni aere ravvicinate colpendo due depositi di munizioni. Tutto, pur di impedire o ritardare il più possibile una azione militare governativa di successo .

I motivi di tanto accanimento propagandistico e politico sono tre. Due importanti e uno importantissimo.

a) se viene liberata Idlib , finisce la guerra e finisce il salasso di uomini e mezzi sia degli iraniani che dei russi, mentre l’idea è di condurre la guerra in parallelo con quella Afgana che è entrata nel diciassettesimo anno e che i russi riforniscono.

b) Fino a che Idlib resta in bilico, resta in bilico anche la delicata posizione politica turca cui fu fatto balenare il miraggio di un incremento territoriale sulla direttrice Alessandretta- Mossul. Finito anche quello, ci sarebbe un ancor più deciso irrigidimento di Erdogan verso gli USA.

c) Più i siriani sono impegnati nel Nord, alla frontiera turca, più restano – così sperano a Tel Aviv – lontani dalla frontiera israeliana che è la vera, comprensibile , preoccupazione degli israeliani e anche degli USA. Hanno fatto un sito ” southfront” che inonda di notizie guerresche che fissano l’attenzione su qualsiasi movimento NON si svolga alla frontiera israeliana.

Con un esercito siriano ( ed Hezbollah) collaudati da una campagna lunga e difficile e una intera frontiera siriana e libanese da sorvegliare ( senza contare Gaza e il sempre possibile contagio giordano) devono essere mobilitate almeno due brigate e i civili israeliani danno segni crescenti di stanchezza per i continui richiami, per l’incertezza di vita nelle zone di frontiera e per i rallentamenti economici procurati dai riservisti di terra e di cielo.

tripoli bel suol d’amor; con scarsa intelligence_ di Antonio de Martini

La situazione in Libia è sempre più convulsa con gruppi armati di qualche centinaio di miliziani sostenuti dal Ras della Cirenaica Haftar che ormai minacciano seriamente la posizione del Presidente senza terra Serraj. La sorniona Russia, Francia, Gran Bretagna ed Egitto da una parte, Italia dall’altra in nome del governo universale. Gli Stati Uniti lì a guardare dopo aver innescato il caos. Il Governo Conte si trova a gestire una posizione italiana sempre più debole, frutto dell’ignominia e del servilismo senza contropartite dei precedenti Governi, a cominciare da quello Berlusconi. Una delle due pagine più vergognose, quella della Libia, della politica estera repubblicana. Continua però ad annaspare legato ad una ipotesi ormai del tutto compromessa ed inagibile. Nel frattempo Saif, figlio di Muammar Gheddafi, proprio lui, gode di un consenso crescente tra la popolazione e le tribù, è componente della tribù libica più numerosa, è l’unico esponente in grado di ritentare una conciliazione e la ricostruzione di quel paese. Un fatto rilevato ormai da tempo da gran parte della stampa mondiale, ma non da quella nostrana. Osservando la zona degli scontri, tra l’altro, è molto probabile che sia lui stesso, più o meno direttamente, ad avere un ruolo importante nell’attuale colpo di forza. L’Italia, tra i cinque protagonisti dello scempio libico, è il paese comunque meno compromesso e che ha conservato non ostante tutto forti legami soprattutto con quella. Cosa si aspetta? Oppure quel declino e quell’insipienza, presente ormai anche nei settori nevralgici dello Stato, sono realmente irreversibili come sembra paventare Antonio de Martini? PrimaBuona lettura_Giuseppe Germinario

TRIPOLI: COSA PUO’ FARE IL GOVERNO ITALIANO PER FERMARE L’AGGRESSIONE.

1) Costituire un “gabinetto ristretto” composto dal ministro degli Affari Esteri, Difesa, Interno, Industria e Giustizia.

2) chiedere alle Nazioni Unite di dichiarare una NO FLY ZONE su Tripoli e la Tripolitania e dare mandato all’Italia della esecuzione.

3) stabilire una azione di PEACE ENFORCEMENT ( non è il caso di parlare di peace Keeping, visto che la pace non c’è)

4) Concentrare le necessarie forze aeree nella base di Ghedi ( da cui partirono gli aerei francesi per l’attacco a Gheddafi). Inviare la portaerei Cavour nelle acque della Cirenaica con adeguata scorta.

5) Chiedere all’ONU di ordinare il congelamento delle royalties petrolifere a tutte le parti in causa fino alla cessazione delle ostilità.

6) Far dichiarare fuori legge il comandante di questa bravata ed emettere un mandato di cattura internazionale a suo carico.

7) chiedere la mediazione della Lega Araba prima di iniziare i bombardamenti degli aggressori che sono privi di aeronautica.

Il tutto richiederebbe non più di due giorni durante i quali basterebbero le nostre forze speciali a tenere a bada gli aggressori. Se gli USA non appoggiassero la nostra azione in seno al Consiglio di sicurezza ( o la Francia) tirarne le conseguenze. Ovviamente differenti nei singoli casi.
La somma di queste minacce messe tempestivamente in atto, ci riscatterebbe agli occhi dei libici e ristabilirebbe gli equilibri nel mediterraneo centrale.

La Francia ha una portaerei che potrebbe andare negli annali accanto al ritrovamento della Tomba di Tutankamon per il numero di avarie subite, non oserebbe muoversi nemmeno a titolo dimostrativo.

Il governo potrebbe approfittarne per isolare gli oppositori in un clima di Unione nazionale senza compiere gesti al di fuori della nostra portata e in perfetto allineamento con la posizione tenuta dalla NATO nel 2011 contro Gheddafi che però non sparava.
Le nzioni Unite che hanno riconosciuto il governo Serraj, non potrebbero che approvare.

CHI E’ D’ACCORDO INOLTRI LA RICHIESTA AL SUO DEPUTATO.

TRIPOLI , CONTE, TRUMP E LE FIGURE DI MERDA

Sono almeno un paio di anni che continuo a scrivere che Haftar è un bandito stupido e cattivo ma sostenuto dagli inglesi e Serraj non è sostenuto nemmeno dalla moglie, è disprezzato da tutti i libici e il fatto che sia sostenuto dalla “comunità internazionale” come stranazzano i giornali, non conta nulla. Come a nulla è servito il viaggio dell’avv. Conte a Washington per chiedere aiuto.

Adesso ci sfogheremo contro la Francia e nessuno penserà a chiedere i danni erariali ai responsabili di queste scelte demenziali di sostenere un bischero insidiato da un generale da operetta che fu sconfitto persino dal CHAD.

E’ dello scorso mese l’incontro con la richiesta di sostegno fatta a Trump dal primo ministro Conte. Promesse da marinaio o millanterie?
In entrambe le ipotesi vanno fatte considerazioni appropriate.

a)L’appoggio di Washington non ha prodotto risultati apprezzabili, se c’è mai stato.
.
b) Contare sull’appoggio americano equivale a farsi predire il futuro da Vanna Marchi e questa è una lezione da ritenere anche per le politiche europee e militari.

c) Essere investiti dal Presidente della Repubblica non basta a dare credibilità a un quidam de populo. Anni fa , negli incontri importanti, andavano assieme Presidente e Primo Ministro per significare che l’Italia intera mirava al risultato e non alla foto per il curriculum..

d) Mettendo come capo centro informazioni per la Libia un sottufficiale della Guardia di Finanza affiancato da una trentina di ragazzotti di buona volntà, sappiamo dettagli sugli approvvigionamenti, ma non abbiamo un quadro geopolitico affidabile.

e) Se a questa situazione critica aggiungiamo che il Ministero della Difesa è stato gestito da due pie donne negli ultimi anni, il quadro sarebbe completo se non andasse detto anche che il fatto di aver messo a capo del servizio segreto un ufficiale specializzato in paghe e contributi non è stato il massimo della vita.

Leggo sui giornali che verrà sostituito. Troppo tardi e potremmo finire dalla padella nella brace se non ci si mette un ufficiale di Stato Maggiore serio e capace di abolire tutte le indennità che hanno attirato nugoli di persone motivate economicamente ma digiune di tutto.

Il fatto stesso che si voglia mettere a capo del DIS ( il coordinamento tra servizio interno ed estero) l’attuale capo della polizia ( “perché sta simpatico a Conte”) fa pensare che l’attenzione è verso il pettegolezzo interno oppure c’è necessità di evitare la pubblicazione di dossier imbarazanti. Niente a che vedere con l’interesse nazionale.

Fino a che non si troverà una intesa col figlio di Gheddafi e con Gheddafiddam ( cugino-tesoriere) al Cairo, continueremo a fare figure da cornuti e mazziati.

Un ammaestramento da trarre, c’è e non è secondario: quando si è in presenza di un governo imbelle, un premier appeso al nulla e una situazione di disordine endemico, bastano trecento uomini in gamba per decidere le sorti di una guerra.

Lo dice anche Tolstoj in guerra e pace, anche se parla di ” un reggimento”. Ma quelli, erano tempi eroici.

LA SCELTA PER IL SERVIZIO SEGRETO.

Il servizio segreto condivide col PD due caratteristiche: l’aver cambiato nome troppo spesso e la densità di comunisti nelle sue file.

La posizione di capo del servizio è di quelle che possono dare grandi tentazioni sia economiche ( il capo dispone di un bordereau di milioni di cui non deve rendere conto a nessuno) che politiche.

Casa Savoia che ha molte pecche, ha il pregio di aver – nei secoli – imparato a gestire il capitale umano.
A capo del servizio andava sempre un colonnello di Stato Maggiore che per vari motivi non poteva essere ricevuto a corte ( omosessuale, separato, ecc) ed aveva la carriera compromessa.
L’amministratore dei beni personale di V.E.II era …un repubblicano.

Con la Repubblica, veniva scelto un colonnello, che a fine triennio tornava nell’esercito per seguire la normale carriera.
Il generale de Lorenzo, vendendo a Gronhi una storiella che lo rese insicuro, ottenne prima una legge che equiparasse il comando del SIFAR a comando di Divisione e poi di Corpo d’Armata e ottenendo la riconferma per troppi anni.
Usò il bordereau per comprarsi quasi tutti i giornalisti che interesavano e tutto il sistema degenerò.

La necessità di apportare cambiamenti provocò la turnazione tra le tre armi ( che oggi sono quattro…) e presto la Marina fevce la parte del leone con l’ammiraglio Henke, Casardi ecc.

nel periodo Berlusconi, si riuscì a scendere di un ulteriore gradino con la nomina di un ufficiale della Guardia di Finanza ( Pollari) di cui si ricorda ” la carica dei seicento” finanzieri che immise nei ruoli e la sua triplice richiesta di decretare la Stato di Assedio perché aveva saputo da fonte certa che stavano per ccommettere un attentato nel sottopasso di Villa Borghjese per far crollare tutta piazza di Spagna.

Per fortuna fu smentito da De Gennaro ( a capo della polizia) e Mori ( SISDE) e non se ne fece nulla.

Chi pensasse che eravamo giunti all’ultimo gradino della professionalità, può ricredersi: Alberto Manenti, ufficiale addetto alle paghe del servizio diventa capo della Divisione “non proliferazione” ( comprensibile in un paese dotato di armi nucleari) e fornisce al servizio inglese “la prova” che il Niger sta vendendo uranio a Saddam. E’ falso e gli americani ci hanno fatto un film ” Fair Game”.

E’ la prova che scatena la guerra. Con questa gabola, gli USA soino grati agli inglesi per il favore fatto loro e questi, cavallerescamente accreditano la bufala al servizio italiano che fa la figura di merda.
.
Invece di mandarlo a casa, Alberto, come lo chiamano gli amici, viene nominato capo servizio che dopo un periodo in cui si è chiamato SID, poi SISMI, adesso diventa AISE.

La fiaba del ragioniere addetto alle paghe che diventa capo del servizio segreto infiamma le fantasie e il capo della stazione CIA di Roma, si dimette e , dopo aver fatto da mediatore nell’acquisto di software da una chiacchierata ditta americana, viene preso come consulente del servizio. Manco il KGB in Polonia ai bei tempi con Rokossovsjy.

Adesso siamo alla nuova scelta, ma non va cercato un semplice capo servizio, anche se questo sarebbe comunque un progresso.

.Va trovato un Riformatore che elimini ogni indennità aggiuntiva che attira i raccomandati avidi e incapaci; che elimini personaggi stranieri dai vertici dell’organizzazzione; che eviti le forti spese che implica il passaggio degli uffici a Piazza Dante nei già suontuosi locali della Cassa Depositi e Prestiti e che non si spaventi all’idea di contrastare gli avversari degli interessi italiani con ogni mezzo lecito e non.

E che dopo un triennio vada via anche se merita le più alte ricompense. Possono sempre farlo Consigliere di Stato.

Chi può fare una riforma tanto profonda in così poco tempo?

Faccio i nomi:

a) Mario Buscemi, attualmente consigliere di Stato e generale di Corpo d’Armata che ha predisposto la riforma della Difesa riuscita senza probelmi e comandato la brigata in Albania
( operazione Alba) e in Kurdistan con gli USA.

b) Il prefetto Giovanni De Gennaro, già capo della polizia, che Berlusconi e PD hanno liquidato dalla presidenza di Finmeccanica con un pretesto ( la condanna per i fatti di Genova). Con loro credo abbia il dente avvelenato e servirebbe con lealtà ed efficacia.

Mario Mori; generale di Corpo d’Armata e giù capo del SISDE che si intende- lo ha dimostrato- di intelligence e di malavita e magistratura. Ha il senso dello Stato a la grinta del carabiniere..

Tutti e tre avrebbero la piena collaborazione dei corpi di provenienza e l’esperienza necesaria a fare quel che serve in tempi brevi:
Il resto è camomilla al coleroso

BUONI, BUONISSIMI O INTERESSATI, di Antonio de Martini

BUONI, BUONISSIMI O INTERESSATI?

Mi sento sfinito dalle lamentele dei “buonissimi” che vorrebbero aiutare i migranti, politici o economici poco importa, a casa nostra e i “buoni” che vorrebbero aiutarli ” a casa loro”, o quanto meno a casa della Merlkel.

Il compito di un governo non è praticare virtù attinenti all’etica individuale, ma fare gli interessi della collettività nazionale.

Il nostro interesse nazionale comanda che :

a) Il Mediterraneo sia in pace e protegga i commerci senza i quali l’Italia non cresce ed importa miseria.
b) Il governo mantenga l’ordine pubblico e protegga le libertà civiche consolidate da secoli di vita comune.
c) Venga preservata la concordia nazionale che sola favorisce la crescita della ricchezza.
d) I presupposti inseriti nella Costituzione vengano implementati per la parte non ancora realizzata e cambiati per quella superata dagli eventi.
e) L’Italia sia armonicamente inserita nel contesto internazionale a lei più favorevole.

Alla luce di questi fatti non contestabili, il problema dei barconi carichi di miserabili in cerca di avvenire o di salvezza, non esiste, se non sfruttando ogni opportunità per aumentare il nostro tasso di sviluppo , la nostra influenza e la nostra capacità di difesa.

L’Africa – così com’è oggi – non può sviluppare le sue immense potenzialità umane e di materie prime.
Noi, per il nostro trascurabile passato coloniale, la nostra industriosità, la vicinanza, i capitali che possiamo attrarre, siamo in pole position rispetto agli altri paesi.

Esistono piani che giacciono nei ministeri da anni ( solo miei ce ne sono ancora un paio, che ebbero anche il placet dei paesi interessati e non costavano. Anzi.) e che non vengono messi in opera.per non spiacere a questo o quello.

Alcuni di questi progetti hanno una importanza strategica sia economicamente che geopoliticamente, consentirebbero di assorbire tutta la disoccupazione italiana, qualificandola.
Consentirebbero di acquistare da tre a cinque punti di PIL e un abbassamento dei prezzi di numerosi beni di consumo alimentare.

Cosa manca ? Manca un governo capace di non farsi ipnotizzare dalle polemichette interne con cadaveri galleggianti smossi dalla corrente coi quali litigano. Manca un governo che sappia passare all’azione.

Purtroppo, quel rompicoglioni di Einaudi ha detto che per agire, bisogna conoscere e temo che avesse proprio ragione.
Come ci dice il motto medioevale sui re analfabeti,

REX IGNORANS, ASINUS CORONATUS.

EGITTO. ULTIMA FERMATA

Nessun giornale o media italiano ha trattato della costruzione della NUOVA CAPITALE d’Egitto, che si sta costruendo a 40 km a est del Cairo. Avrà 5 milioni di abitanti, decongestionerà il Cairo ( dove vivono quattro milioni di persone solo nel cimitero della città…), il suo grattacielo più alto è previsto di 400 metri.

Più tempo passa e più appare chiaro che l’Egitto si avvia a diventare la più importante potenza del Mediterraneo.
Sta arrivando a cento milioni di abitanti;
ha concluso la pace con Israele, togliendosi una spina dal piede; ha proceduto al raddoppio del traffico nel Canale di Suez che già rende oltre cinque miliardi di dollari annui in diritti di passaggio; Sta forzando i tempi di incremento del turismo e ha abolito i voucher per la benzina ai meno abbianti ed altre amenità consimili.

Vi pubblico il link a un articolo di ” El Pais” che vi da una idea di quale possa essere la posta in gioco per un paese che non si stia a rimirare il proprio ombelico o quello della signora Regeni e dei suoi sostenitori interni ed esteri. https://elpais.com/internacional/2018/06/20/actualidad/1529522191_114703.html

L’Italia è il paese preferito dagli egiziani; le scuole tecniche italiane hanno allevato almeno tre generazioni di artigiani, geometri, ragionieri ecc.
Abbiamo collaborato alla diga di Assuan, Spostato di 150 metri di quota i templi di Abu Simbel, sostenuto l’Egitto nei periodi difficili, Trovato il petrolio nelle loro acque quando nessuno ci credeva.
Nessuno sa costruire come noi. Basta un minimo di coraggio e smettere di leggere le scemenze de ” Il corriere della Sera”.

A trenta chilometri da Macerata, di Roberto Buffagni

I nostri lettori, per lo meno alcuni di essi, si chiederanno il motivo dell’ostinazione con la quale la redazione di Italia e il Mondo si stia concentrando sui fatti di Macerata e dintorni a partire dall’assassinio atroce di Pamela Mastropietro. Un accanimento proprio di un giornale di inchiesta piuttosto che di un gruppo sparuto impegnato con scarsi mezzi e ancor meno tempo nell’analisi politica e geopolitica.

Tranquilli!

Non si tratta di un cedimento alla attenzione morbosa e ossessiva al gossip più macabro; nemmeno di uno snaturamento della natura e delle intenzioni che stanno sorreggendo l’impegno della redazione. Tutt’altro!

Alberga la sensazione sempre più netta che i fatti di Macerata, se messi a nudo nella loro integrità e nella loro profondità, possano contribuire a smascherare in maniera decisiva la grettezza, la pochezza, l’ignoranza, la complicità, l’accondiscendenza, la perversione della gran parte di una classe dirigente che ha preso in mano, per la precisione si è vista consegnare le redini del paese da trenta anni, a partire da Tangentopoli. Una classe dirigente in evidente crisi di credibilità, che sta perdendo il controllo di alcune leve, ma che detiene ancora saldamente, anche se in maniera sempre più disarticolata, il resto delle funzioni di controllo e di comando, il reticolo di strutture e apparati in grado di conformare una comunità e una nazione.

Quello che i fatti di Macerata rischia di evidenziare è:

  • il pressapochismo e l’ignoranza con la quale si è affrontato il problema dell’immigrazione consentendo la formazione di enclaves e comunità chiuse spesso in territori sui quali lo Stato, alcuni settori di essi, fatica a detenere anche storicamente il controllo e nei quali spesso e volentieri scende a patti, si fa permeare e convive con le forze più retrive e dissolutrici
  • il peso crescente e abnorme che il cosiddetto “terzo settore” ha assunto progressivamente nella formazione di risorse economiche, di una classe dirigente e di un ceto politico; un processo non a caso concomitante con la politica di dismissione e spoliazione della grande industria privata e soprattutto pubblica e di disarticolazione di alcuni apparati centrali dello stato. Tutti ambiti dai quali si formavano gli esponenti più lungimiranti e capaci di strategie politiche di una qualche consistenza apparsi sino agli anni ’80. Non si vuole certo sminuire l’importanza del settore e la buona fede e l’impegno di gran parte degli operatori. Va sottolineato piuttosto il peso abnorme rispetto al resto delle attività di una formazione sociale e l’inerzia che innesca la creazione di apparati burocratici di tali dimensioni specie negli ambiti assistenziali
  • la progressiva e supina remissività e subordinazione, senza alcun sussulto e capacità di trattativa, a strategie politiche esterne al paese e contrarie e ostili agli interessi della parte preponderante della nazione e del paese sino ad arrivare ai mercimoni più miserabili. Gli accordi europei passati, riguardanti i punti di approdo marittimo, sono certamente uno di questi

I fatti di Macerata, probabilmente, non sono nemmeno l’epicentro di fenomeni che stanno attraversando il paese. Sono, piuttosto, la punta di un iceberg che si estende in altre parti ben più importanti del territorio. Sono emersi lì, perché si tratta di un territorio ancora non del tutto compromesso e dove l’assassinio di una ragazza può emergere ancora come un fatto di cronaca rilevante capace di porre interrogativi esistenziali.

Le pressioni per mantenere sotto traccia o addirittura rimuovere l’episodio devono essere enormi e il comportamento oscillante degli organi inquirenti sono l’indizio probabilmente del loro peso.

Una situazione che altrimenti, sfuggita di mano, rischia di assestare un colpo definitivo alla credibilità residua di una classe dirigente, affetta com’è dalle tare del cosmopolitismo, del pensiero liberale debole, dell’umanitarismo compassionevole. Tutte categorie in crisi evidente, ormai incapaci di offrire adeguate chiavi di interpretazioni, tanto meno di politiche adeguate. L’ascesa di Trump ha offerto l’occasione per scatenare queste dinamiche. Categorie alle quali sembrano ancora abbarbicate i superstiti di questa classe dirigente e che rischiano di essere la causa ultima del loro declino e dell’erosione del loro potere_Buona lettura, Germinario Giuseppe

A trenta chilometri da Macerata

 

Nel marzo del 2018, a 29,7 chilometri da Macerata, a 11,3 chilometri dal Colle dell’Infinito leopardiano, sono stati ritrovati una cinquantina di resti umani[1] sotterrati nei pressi dell’ Hotel House, “grattacielo multietnico” di Porto Recanati.

Due giorni fa, esami di laboratorio eseguiti sulla polpa di un dente hanno accertato che tra i resti ci sono anche quelli di Camey Mossamet, quindicenne bengalese scomparsa nel 2010[2]. Camey abitava a Tavernelle, all’Hotel House aveva un fidanzatino. E’ nei pressi dell’Hotel House che è stata vista per l’ultima volta.[3]

Il 29 maggio 2010 l’incantevole ragazzina uscì di casa per andare a scuola, ad Ancona, e sparì nel nulla. Nel nulla finirono anche le indagini. L’avvocato Luca Sartini dell’ Associazione Penelope, che assiste i familiari di persone scomparse, all’epoca seguì le indagini[4]. L’Associazione voleva incaricare delle ricerche un investigatore, e chiese alla Procura di vedere il fascicolo delle indagini, per non sprecare tempo cercando dove la polizia già avesse fatto sopralluoghi. La Procura negò l’accesso al fascicolo perché Sartini non aveva indicato gli atti precisi da visionare. Cosa tutt’altro che facile: l’Avv. Sartini non è chiaroveggente, e non poteva sapere quali indagini avessero condotto gli inquirenti. Secondo l’Avv. Sartini, gli inquirenti s’erano formata la convinzione che all’interno della famiglia ci fosse omertà, e che insomma Camey, una ragazzina che voleva vivere all’occidentale e amava giocare a calcio, fosse stata riportata in Bangladesh contro la sua volontà: tant’è vero che si fecero indagini anche colà, naturalmente senza risultati. Per smentire questa ipotesi investigativa, Sartini accompagnò la madre e il fratello di Camey a un colloquio con il Procuratore. Non è servito, a quanto pare. Tuttora non si sa dove abbiano svolto ricerche gli inquirenti. Non si può che convenire con l’Avv. Sartini, quando dichiara che “non dovessero aver cercato lì, a pochi metri dall’Hotel House, dove è stata vista per l’ultima volta, sarebbe scandaloso.” Aggiunge Sartini che gli è capitato di seguire diversi casi, e “senza polemiche, ci sono indagini di serie A e di serie B.”[5]

Non c’è dubbio: senza polemiche, ci sono indagini di serie A e di serie B. Da che cosa sia dipesa l’iscrizione dell’indagine su Camey nel campionato minore, non è facile capire. Può essere la ragione più vecchia del mondo: socialmente, la famiglia di Camey conta zero, e per chi conta zero gli inquirenti, salvo eccezioni, tendono a impegnarsi meno. Oppure: se l’ipotesi degli inquirenti era “Camey riportata contro la sua volontà in Bangladesh a scopo matrimonio forzato”, l’argomento era delicato perché si presta a polemiche contro i mussulmani, l’integrazione degli immigrati, le magnifiche sorti della società multietnica e progressiva, etc. O anche: il “grattacielo multietnico” Hotel House, dove vivono e convivono, male, duemila e passa persone, quasi tutte immigrati di varie etnie e religioni, già nel 2010 era un focolaio di crimini[6] e malvivenza che le autorità non riuscivano a controllare e tanto meno a sanare. Ma sino a quel momento, si parlava di spaccio di droga, furti, prepotenze: reati odiosi, ma non atrocità terrificanti. Alla microcriminalità endemica le popolazioni possono, tristemente, abituarsi e rassegnarsi. Abituarsi e rassegnarsi all’orrore senza nome è meno facile, in tempo di pace (almeno nominale). Possibile che il timore di scoprirsi in precario equilibrio sull’orlo di un “pozzo degli orrori”, come anni dopo i giornalisti avrebbero chiamato la fossa comune con i resti di Camey e di altre vittime sinora ignote, abbia infuso negli inquirenti una semiconsapevole propensione a quieta non movere?

Non so. Non so neanche se il ritrovamento dei resti umani a due passi dell’Hotel House possa essere collegato all’assassinio e allo smembramento di Pamela Mastropietro, per il quale sulle prime qualcuno (tra i quali anch’ io) parlò di omicidio rituale.

Un letterato del IV secolo, Onorato, nei suoi Commentarii in Vergilii Aeneidos libros VIII scrive: “…in omnibus sacris feminei generis plus valent victimae”, in ogni tipo di rito le vittime migliori sono di genere femminile. Ma sono passati millesettecento anni, e da quei tempi bui tutto è cambiato. O no?

[1] https://www.cronachemaceratesi.it/2018/03/29/pozzo-dellorrore-trovati-oltre-50-reperti-il-sindaco-la-citta-e-sicura/1084978/

[2] https://www.cronachemaceratesi.it/2018/06/29/pozzo-dellorrore-le-ossa-sono-di-Cameyi/1121347/

[3] https://www.cronachemaceratesi.it/2018/03/29/unamica-di-Cameyi-non-so-se-siano-i-suoi-resti-ma-lascio-un-fiore/1084906/

[4] https://www.cronachemaceratesi.it/2018/04/01/il-legale-che-segui-il-caso-Cameyi-volevamo-cercarla-con-un-detective-ci-fu-negato-di-vedere-il-fascicolo/1085465/

[5] Ibidem

[6] https://www.cronachemaceratesi.it/2018/06/14/hotel-house-al-setaccio-in-sei-mesi-di-controlli-12-arresti-e-177-denunce/1114776/ ; https://www.cronachemaceratesi.it/2018/04/24/al-setaccio-hotel-house-e-river-perquisite-diverse-case-foto/1094802/ ; https://www.cronachemaceratesi.it/2018/04/24/blitz-in-21-appartamenti-due-denunce-per-spaccio-sette-persone-saranno-espulse/1094640/ ; https://www.cronachemaceratesi.it/2018/06/21/forze-dellordine-allhotel-house-necessario-un-presidio-permanente/1118049/ ; https://www.cronachemaceratesi.it/2018/03/31/hotel-house-sfuggito-di-mano-problema-piu-grande-delle-nostre-forze/1085595/ ; https://www.cronachemaceratesi.it/2018/04/18/hotel-house-lira-dellopposizione-cittadini-umiliati-il-sindaco-agisca/1092037/ eccetera, eccetera.

1 2 3 6