Yassin al-Haj Saleh: l’islamismo è islam?

Yassin al-Haj Saleh: l’islamismo è islam?

su suggerimento di Antonio de Martini

Foto D.R. Foto DR

L’Oriente letterario Nel suo ultimo libro, The Oppressed Imperialists, lo scrittore siriano Yassin al-Haj Saleh, un ex prigioniero politico che ha trascorso 16 anni nelle carceri del regime di Assad, ci offre una magistrale riflessione sulle condizioni storiche, politiche e ideologiche che hanno determinato l’emergere di movimenti islamisti.

Il jihadismo è il salafismo islamico? In altre parole, è la ferocia di organizzazioni belliciste islamiste come Daesh o al-Qaeda, se non l’espressione di un Islam autentico, almeno una delle potenzialità innate di questa religione? Per Yassin al-Haj Saleh, sono entrambi in errore quelli che dicono di sì e quelli che dicono di no.
Nel suo ultimo libro, Al-Imberyaliyoun al-makhouroun (The Oppressed Imperialists), questo scrittore siriano ed ex prigioniero politico che ha trascorso sedici anni nelle carceri del regime di Assad ci offre una riflessione magistrale sulle condizioni storiche, politiche e ideologiche che hanno determinato l’emergere di movimenti islamisti e, così facendo, travolge molte idee accettate sull’islam e ci consente così di dare uno sguardo un po ‘più lucido sul mondo in cui viviamo.
Secondo Yassin al-Haj Saleh, l’islamismo è un’invenzione moderna inseparabile dal crollo dell’Impero Ottomano e dall’emergere, durante il periodo tra le due guerre, di stati-nazione nel mondo arabo. Contro l’ipotesi storica che considera gli islamisti come una semplice manifestazione di una immutabile religione musulmana, attraversando i secoli pur rimanendo sempre identica a se stessa, al-Haj Saleh afferma che i movimenti, le organizzazioni e i gruppi islamici, jihadisti o no (la Fratellanza Musulmana, il Wahhabismo, al-Qaeda, Daesh, Jabhat al-Nusra, ecc.), nonostante le loro differenze dottrinali, tutti condividono la stessa visione implicitamente basata sulla sacralizzazione del moderno stato-nazione, o meglio, per fondarlo su un carattere fortemente religioso. Infatti, dice l’autore, volendo rendere il testo coranico una costituzione, la sharia (civile e penale) e Dio il governante politico, equivale a islamizzare lo stato laico (specialmente nella sua versione totalitaria, nazista o sovietica ) così come alcuni concetti chiave della moderna teoria politica, e in nessun modo rappresenta un ritorno alla purezza di uno stato islamico originale quale esisteva realmente in un particolare momento della storia.
Tuttavia, questa islamizzazione di alcuni elementi della modernità politica è resa irriconoscibile perché gli islamisti ricorrono a un processo di rimodellamento dell’Islam che li fa apparire, ai loro occhi come a quelli degli altri, come il prodotto necessario e l’espressione autentica di questa religione. È quindi facile fraintendere e credere che la violenza delle organizzazioni jihadiste sia direttamente derivata dalla stessa religione musulmana o, al contrario, inorridita dalla portata di questa violenza, a negare qualsiasi relazione tra queste organizzazioni e l’Islam. In realtà, l’islamismo jihadista è l’Islam e non lo è: l’ideologia salafita è composta da elementi di tutta la religione musulmana, ma sono strutturati insieme in modo da creare una dottrina storicamente nuova.
Secondo al-Haj Saleh, questa dottrina giustifica la violenza senza generarla; le cause di quest’ultima non sono religiose, ma storiche, politiche e sociali. Nella maggior parte dei paesi arabi, gli stati sono “privatizzati”, quindi non sono semplicemente regimi oppressivi e dittatoriali, ma un caso piuttosto singolare in cui tutte le istituzioni pubbliche sono, di fatto, di proprietà privata di una piccola minoranza (il più delle volte una famiglia) che usa queste istituzioni con il solo scopo di arricchire se stesse e il proprio potere, e tratta la stragrande maggioranza dei cittadini come se fossero una minoranza, privandoli di tutti i loro diritti politici. Queste oligarchie non possono resistere senza esercitare sul popolo una violenza periodica che talvolta raggiunge le dimensioni di un genocidio, né senza il sostegno delle potenze occidentali che vedono in ognuno di questi regimi presumibilmente laici una garanzia di stabilità politica, una diga contro la proliferazione dell’estremismo religioso, nonché un alleato nella “guerra al terrore”. A questo si aggiunge il fatto che noi arabi stiamo vivendo attualmente in un deserto intellettuale e ideologico, e tutte le condizioni saranno quindi soddisfatte per creare una situazione esplosiva in cui l’islamismo jihadista apparirà a molti come l’unica forma possibile di ribellione.
D’altronde gli islamisti, dice al-Haj Saleh, sono a immagine dei regimi che si propongono di combattere: come implica uno slogan come “L’Islam è la soluzione”, il loro obiettivo non si riduce a poter partecipare pienamente alla vita politica, ma piuttosto a prendere in mano lo Stato nella sua interezza, cioè ad islamizzarlo. E quando ci riescono, riproducono lo stesso tipo di stato di sicurezza che volevano rovesciare, uno stato che si comporta nei confronti della popolazione come una forza di occupazione estremamente repressiva e sanguinosa. Di questo, Daesh è un’illustrazione esemplare.
RIFERIMENTI
Al-Imberyaliyoun al-makhourun: fi al-mas’ala al-islamiya wa zuhour tawa’ef al-islamiyin (gli imperialisti oppressi: sulla questione islamica e l’emergere delle sette islamiste) di Yassin al-Haj Saleh , edizioni Riad el-Rayyes, 2019, 336 p.

ANDROMACA, OGGI, di Antonio de Martini

ANDROMACA, OGGI.

L’Europa ha appena abborracciato una soluzione per le ondate di profughi giunte dal Vicino Oriente che si profila la nuova ondata dei reduci della guerra di Siria che finisce.

Circa 30.000 uomini, induriti da tre/sei anni di combattimenti, col sistema nervoso danneggiato dal Captagon – la droga del jihadista- e con disponibilità di denaro sufficiente a comprarsi una nuova identità si affacceranno sul resto del mondo. Vediamo dove.k

Tra questi, immaginiamo che il grosso voglia stabilirsi nei Balcani dove la vita è più simile e i documenti meno costosi. Diciamo diecimila soggetti.

Altri diecimila vorranno tornare alle loro case in Tunisia, Marocco o Libia.

Una aliquota tornerà in Europa ( Inghilterra e Francia principalmente) e un’altra fetta si insabbierà in loco o vorrà continuare la lotta in Afganistan, Somalia o altre zone calde.

I piu decisi verranno in Europa.

Vogliamo dire che solo quattrocento ( su trentamila) verranno da noi ?

Ora sì che si confonderanno tra i profughi e nella migliore delle ipotesi contribuiranno a creare una nuova criminalità comune.

Quale sarà la sorte delle spose dei combattenti rimaste vedove e con bambini in tenera età ( da sei mesi a cinque anni).

Possiamo calcolarne ventimila?

Gli USA hanno avuto un problema grave di insufficienza di fondi, inefficienza e trascuratezza coi loro stessi veterani e certamente non si occuperanno dei reduci delle loro truppe mercenarie, figuriamoci se vorranno pensare alle vedove della jihad.

Irretite in giovanissima età ( 16/18) da mullah senza scrupoli che le hanno offerte ai combattenti, promettendo loro il paradiso, si trovano in terra straniera ( la Siria) certamente madri e senza mezzi di sostentamento.

Se tornassero a casa ( Marocco, Tunisia, Libia, U.K) ” disonorate” e con prole verrebbero uccise dagli stessi parenti assieme ai figli.

Nei campi profughi dei paesi limitrofi in cui tentano di sopravvivere coloro che sfuggirono alla loro guerra, verrebbero linciate.

La prostituzione in un paese devastato e impoverito dalla guerra non è un’opzione realistica.

Essere ridotte in schiavitù con un pugno di riso da contendersi col figlio in questo inverno, è la prospettiva più rosea che le attende.

Mi aspetto che i governi “democratici”, i giornali progressisti che hanno appoggiato la guerra, le organizzazioni femministe, l’Unicef dei salotti, la TV, l’organizzazione ONU per i rifugiati, dicano almeno una parola, ma credo che ignoreranno le dirette conseguenze questa parte della loro crociata anti Assad.

Presto avranno una nuova santa causa democratica per cui commuoversi e poi ….è Natale.