uguale tra gli uguali, di Antonio de Martini

Una delle mancanze che venivano rimproverate alle alte gerarchie militari dell’Esercito Italiano, durante la seconda guerra mondiale e non solo, era la distanza e la separazione di ceto e di casta dalla truppa, anche nei momenti cruciali del confronto bellico. Una tara che provocò l’esplicito disprezzo verso i primi e la stima verso i secondi del generale Rommel durante la campagna d’Africa. Le più alte autorità stanno evidentemente cercando di cancellare quel retaggio vergognoso. Una volontà di riscatto apprezzabile, ma con la giusta misura.

Se non ci fosse, Antonio de Martini bisognerebbe inventarlo_Giuseppe Germinario

COME GESTIRE IL MONDO MILITARE. L’UOMO GIUSTO AL POSTO GIUSTO.

Servono ufficiali preparati, vivaci di corpo e di spirito e…democratici.

Il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Graziano è senz’altro un democratico a 24 carati e saluta tutti con una virile stretta di mano.
Eccolo, nella foto, tentare di stringere la mano a un manichino che scambia per un soldato.
Democrazia dieci e lode. Per il resto fidiamo nei buoni rapporti tra San Gennaro e Di Maio.

RIPRISTINO DELLA LEVA, del Generale Marco Bertolini

Proseguiamo con il dibattito innescato da Antonio de Martini, sulla base delle dichiarazioni del Ministro Salvini_Giuseppe Germinario

fonte: http://www.congedatifolgore.com/it/ripristino-della-leva-la-opinione-del-generale-bertolini-si-per-collaborare-con-i-professionisti/

RIPRISTINO DELLA LEVA: LA OPINIONE DEL GENERALE BERTOLINI . SI PER COLLABORARE CON I PROFESSIONISTI

cortesia FORMICHE.NET

 

È necessario cogliere l’opportunità assicurata dalla proposta del ministro dell’Interno, comunque la si voglia considerare, per mettere a fuoco i problemi delle Forze Armate, che sono molto seri e che rischiano di intaccarne funzionalità e ragion d’essere
La proposta del ministro dell’Interno circa un parziale ritorno al servizio militare di leva, la vecchia coscrizione obbligatoria, da affiancare come complemento all’ormai imprescindibile e preponderante componente professionale delle Forze Armate, si è attirata il facile e scontato sarcasmo delle opposizioni. Dal canto suo, il ministro della Difesa l’ha considerata una proposta “romantica” ed inattuabile, definendo non più necessarie Forze Armate cospicue come quelle di un tempo.

Se il dibattito si esaurisse qui, si tratterebbe di un’occasione persa, perché una seria riflessione sull’argomento sarebbe opportuna, a tre lustri da quando gli ultimi soldati di leva lasciarono le nostre caserme in balia delle erbacce infestanti, per valutare pregi e difetti di una trasformazione che ha inciso profondamente sulle nostre Forze Armate e sulla percezione delle stesse da parte dell’opinione pubblica. Tale riflessione potrebbe anche essere intesa come un omaggio ai dimenticati protagonisti della vittoria nella Prima Guerra Mondiale di cent’anni fa esatti, quando i 5 milioni di coscritti che la giovanissima Italia scagliò contro le armate austro-ungariche completarono a un prezzo elevatissimo la nostra unificazione nazionale, creando l’Italia indipendente che è giunta fino ai nostri giorni, pur con non pochi acciacchi. Ma, come si sente, non sono questi i temi capaci di commuovere chi pare al contrario affannosamente preso soprattutto dal desiderio di sbarazzarsi dei fastidi e delle responsabilità che questa indipendenza comporta. Peccato.

Volendo fare una superficiale istantanea della situazione di oggi, gettando una rapida luce sui suoi pregi e difetti, non c’è dubbio che ora disponiamo di unità molto efficienti, grazie a militari di truppa in ferma prolungata o addirittura in servizio permanente capaci di utilizzare sistemi d’arma e di comando e controllo molto più sofisticati di quelli di un tempo. Molti si muovono con disinvoltura nelle difficili procedure operative della Nato, utilizzando con padronanza la lingua inglese e gli acronimi in uso nell’Alleanza che fanno impazzire i rappresentanti dei media.

Peraltro, la consistenza delle unità è drasticamente diminuita e le stesse sono state ridotte drammaticamente di numero. In sostanza, la più cospicua tra le Forze Armate, l‘Esercito, verrà in pochi anni ad assommare poco meno di 90.000 soldati ed analoghi tagli riguarderanno Marina ed Aeronautica; solo i Carabinieri aumenteranno di numero, superando i 120.000 uomini, forti dell’attenzione non disinteressata di cui le Forze dell’Ordine hanno sempre goduto in Italia.

Una cosa è, inoltre, certa: con la fine della leva non esistono più riserve nella società civile, richiamabili per rinforzare le unità operative in vita in caso di necessità; non è certamente utile a tal fine la cosiddetta “riserva selezionata”, idonea tutt’al più per rendere disponibile qualche laureato in giornalismo o scienze politiche per rinforzare temporaneamente qualche Comando in operazioni all’estero. Poca roba, insomma.

Inoltre, un aspetto non trascurabile è rappresentato dal progressivo invecchiamento del personale di truppa in servizio permanente, che crea situazioni inaccettabili soprattutto nell’Esercito, dove l’energia fisica dei soldati continua a rappresentare la risorsa principale a cui attingere.

Quanto all’hardware, forse con la scusa che le nuove Forze Armate non hanno più bisogno dei ritmi addestrativi del passato quando le classi alla leva si alternavano a ritmo mensile, tesi paradossale e assolutamente falsa, si sono ridotte all’osso le aree addestrative e vi sono stati imposti vincoli di utilizzazione che con la leva non sarebbero mai stati accettati; nei magazzini, si sono affievolite le scorte di materiali e mezzi mentre il patrimonio infrastrutturale è in larga misura abbandonato senza manutenzione. Solo la Marina continua a godere di una certa attenzione grazie agli interessi della cantieristica nazionale impegnata nel rinnovo della flotta, mentre i parcheggi dell’Esercito sono pieni di carri e di mezzi inefficienti per scarsa manutenzione.

Ma come si è verificata tale situazione? Innanzitutto c’è da osservare che la fine della leva non è stata improvvisa ma, al contrario, è stata perseguita con un processo durato decenni, conclusosi con uno dei pochi provvedimenti bi o tri-partisan della nostra politica, unanimemente concorde nello sbarazzarsi di quello che riteneva, a mio avviso affrettatamente, un anacronismo. Sotto quest’aspetto, si agitavano considerazioni di carattere politico, ma anche questioni di carattere tecnico-operativo da parte degli addetti ai lavori.

Non è mia intenzione affrontare nel dettaglio quest’aspetto, ma è indubbio che mentre i partiti di destra speravano in una professionalizzazione delle Forze Armate che irrobustisse un’istituzione sostanzialmente percepita quale “conservatrice”, quelli di sinistra puntavano al contrario ad una riduzione quantitativa delle stesse, da decenni considerate impermeabili a quella sindacalizzazione che già erano riusciti ad imporre alla Polizia di Stato, smilitarizzata negli anni ’70; è triste ed allarmante constatare che questo tema sta tornando alla ribalta. Quanto al centro, vedeva confermata nell’abolizione della leva l’escatologia laica di cui si sentiva portatore e che avrebbe dovuto condurre a una fine della storia preconizzata dai teorici della democrazia quale destino obbligatorio per tutti; per la soddisfazione, soprattutto, di quel cattolicesimo post-conciliare che era a disagio con le liturgie civili della marzialità esibita, indispensabili per chi deve saper esercitare la violenza legittima delle armi per affermare la libertà e l’indipendenza della nazione.

Da parte loro, gli Stati Maggiori risentivano in parte di queste pulsioni extra-militari, ma erano soprattutto concentrati sulla necessità di adeguarsi agli impegni nelle operazioni che eufemisticamente dovevano sempre essere definite “di pace”. In essi, si pensava che il ricorso classico alla massa, al fuoco e alla manovra sarebbe stato sostituito in larga misura dalla tecnologia, da parte di pochi “professionisti” capaci di ottenere risultati un tempo impensabili anche per grandi masse di coscritti; e senza sporcarsi troppo le mani. Insomma, l’illusione che la storia fosse effettivamente finita giustificava, per questi, la totale rivisitazione di uno strumento che era passato indenne attraverso secoli di evoluzione, inalterato nei suoi principi costitutivi.

Si è trattato di un processo che ha interessato tutti i principali strumenti militari dei Paesi occidentali che però hanno posto molta più attenzione del nostro a non buttare il bambino con l’acqua sporca. In questo contesto, quest’ultima era indubbiamente rappresentata dalle ingenti spese connesse con Forze Armate cospicue e concepite sostanzialmente quali consumatori di preziose risorse, unicamente al fine di fare danni se necessario a chi ormai nell’ambito della Comunità Internazionale non era più politicamente corretto considerare avversario o, peggio, nemico. Per contro, il bambino era rappresentato dalla disponibilità di ingenti masse di giovani che, tornati alle loro case, avevano comunque una buona infarinatura militare che gli consentiva di essere riutilizzati, o “richiamati”, se interessi vitali del Paese lo avessero richiesto. Insomma, in una specie di appello al “tutti a casa” ci si rassegnò a tagli drastici alle nostre unità, ridotte nel numero e nella loro consistenza e, per di più, private di “riserve” nella società civile.

Ma il pupo era anche di un’altra natura, e qui si innesta il condivisibile auspicio del ministro dell’Interno relativo ad un ripensamento del nostro modello di Difesa che ci faccia, almeno in minima parte, tornare all’antico. Le Forze Armate, infatti, dall’affermazione dello Stato italiano unitario hanno anche svolto un ruolo educativo nei confronti della gioventù del quale indubbiamente si sente la mancanza ai nostri giorni. Nelle caserme, i soldati venivano abituati a una percezione di se stessi quali titolari di doveri nei confronti della comunità nazionale ai quali né le nostre famiglie né, a maggior ragione, la scuola post-’68 li sanno più preparare. Da qui, l’esplosione della cultura dei diritti individuali, in opposizione ai doveri, che non cedono il passo all’interesse generale neppure se si tratta dei più assurdi e, spesso, aberranti.

In fin dei conti, la difficoltà che ogni governo nazionale si trova sistematicamente ad affrontare, di qualsiasi orientamento politico si tratti, è quella di pretendere condivisione su obiettivi vitali comuni, in uno scenario internazionale sempre più complesso, nel quale è la logica della competizione tra Stati che è tornata a farsi largo, anche sulle sponde del nostro democraticissimo e tollerantissimo continente europeo. Non può non amareggiare la constatazione che addirittura l’indipendenza nazionale – un tempo unica base comune e condivisa che faceva fremere all’unisono Peppone e Don Camillo alle note del “Piave” – sia diventata terreno di scontro e motivo di divisione. Ovvio che chi ad essa fosse tenuto a giurare fedeltà, come i najoni di un tempo, sarebbe nei suoi confronti più sensibile, se non altro per una nostalgica reminiscenza dei propri vent’anni in uniforme.

Da quanto sopra, risulta abbastanza evidente che il problema riguarda soprattutto l’Esercito, quella che dovrebbe continuare ad essere la Forza Armata di massa e di riferimento e che, al contrario, sta attraversando una crisi profonda. È una crisi sottesa da molti malintesi, primo fra tutti quello secondo il quale il soldato classico del passato non troverebbe più alcuna giustificazione in un mondo nel quale esistono mezzi tecnologici capaci di sostituirsi all’impegno fisico del combattente.

logico per il quale le Forze Armate quali strumenti operativi destinati alla funzione bellica non sarebbero più proponibili. Da qui, lo sforzo per rassicurare la parte meno favorevole dell’opinione pubblica definendole dual-use, mediante un uso dell’inglese, come spesso sperimentato anche in altri settori, che fa sempre un certo effetto, conferendo dignità di verità assoluta anche ad affermazioni opinabili.

Ma si tratta, appunto, di un malinteso, in quanto la tecnologia che incide in misura preponderante nelle operazioni della Marina e dell’Aeronautica, non è che una sfaccettatura, seppur importante, delle operazioni terrestri che si basano ancora sulla disponibilità di unità cospicue e formate da soldati preparati e forti fisicamente. Ed è quello che abbiamo anche noi stessi toccato con mano in Afghanistan, dove la limitata disponibilità di unità di fanteria ha spesso causato grandi difficoltà a esercitare il controllo di molte delle delicate aree poste sotto la nostra responsabilità. Immaginiamo quindi cosa succederebbe se si rendesse necessario un impiego in uno degli scenari più turbolenti tra quelli nel nostro intorno immediato.

Gioca, inoltre, un ruolo non indifferente in questo quadro una specie di condizionamento ideologico per il quale le Forze Armate quali strumenti operativi destinati alla funzione bellica non sarebbero più proponibili. Da qui, lo sforzo per rassicurare la parte meno favorevole dell’opinione pubblica definendole dual-use, mediante un uso dell’inglese, come spesso sperimentato anche in altri settori, che fa sempre un certo effetto, conferendo dignità di verità assoluta anche ad affermazioni opinabili.

 

Nel caso specifico, in particolare, si vorrebbe con esso far passare l’idea che i nostri soldati di professione, che in operazioni utilizziamo in contesti difficili per i quali è necessario un addestramento continuo in patria, una volta non impegnati nelle loro mansioni elettive possono benissimo sostituirsi alle Forze dell’Ordine per “piantonare” qualche stazione della metropolitana o per ripulire qualche strada delle nostre città al posto degli addetti dell’Agenzia dei rifiuti. Sembrerebbe, in effetti, una soluzione razionale se non comportasse la rinuncia a quello che è il compito fondamentale al quale i soldati di tutto il mondo si devono applicare in guarnigione: l’addestramento, ridotto così ad una funzione da riservare ai “ritagli di tempo”.

Per tornare al punto, ritengo che una seppur limitata disponibilità di militari di leva – anche ridotta a sei mesi per un numero minimo di reggimenti di fanteria – potrebbe essere utilmente impiegata in tali ruoli, per i quali la preparazione dei “professionisti” delle nostre unità operative è eccessiva (sanno fare molto di più di quanto viene loro chiesto, infatti). In questo modo, si potrebbe contemperare l’esigenza di supportare le nostre Forze di Polizia o la Protezione Civile in patria con personale di medio livello addestrativo, ma comunque adeguato a quello che viene loro richiesto, lasciando a quelle più operative la possibilità di prepararsi per gli impegni più significativi.

Ed è qui che casca l’asino, purtroppo. Infatti, è difficile sperare che da un “contratto di governo” nel quale alla funzione Difesa sono state riservate poche righe di affermazioni generiche – in assoluta continuità col disinteresse per le Forze Armate, e soprattutto per l’Esercito, dei governi del passato – possa derivare un’attenzione per tematiche così lontane dai problemi che agitano il dibattito politico interno. Queste, al contrario, richiederebbero una conoscenza approfondita dello strumento militare da parte della classe politica che invece si conferma ancora di nicchia, per “amatori”. Pare quindi difficile sperare in un’attenzione per le Forze Armate che, ad esempio, non le faccia sistematicamente confondere con le Forze dell’Ordine, certamente molto importanti ma decisamente meno esigenti in termini di risorse e profondamente diverse per compiti e costituzione; o che faccia mettere a fuoco le esigenze della componente corazzata e di artiglieria terrestre, ridotta in condizioni assolutamente inaccettabili per un paese esposto come l’Italia in un teatro nel quale si cumulano tensioni crescenti e dove si concentrano le attenzioni dei principali attori internazionali.

Un’ultima considerazione forse di qualche rilevanza: in questa discussione sul servizio di leva, spesso si dimentica che l’ultimo governo ha istituito una specie di coscrizione con il “servizio civile”, di qualunque cosa si tratti, proponendo un concorrente alla realtà militare del quale non si sentiva il bisogno (anche nelle frequenti calamità naturali sono sempre gli uomini con le stellette a tirare la carretta, quando c’è da fare seriamente).

Peraltro, con questa novità esibita con orgoglio ai Fori Imperiali il 2 giugno, si è dimostrato con le intenzioni che l’apporto part-time dei giovani può essere apprezzato anche ai nostri giorni, contraddicendo buona parte delle obiezioni alla proposta del ministro Salvini. Inoltre, non si vuole ammettere che tale realizzazione ha avuto tra le conseguenze forse non casuali una caduta verticale delle vocazioni per le Forze Armate, anche in sistema al venir meno del passaggio obbligatorio in esse per potersi arruolare successivamente in quelle di Polizia. Ma questa è un’altra storia.

Insomma, è certamente necessario cogliere l’opportunità assicurata dalla proposta del ministro dell’Interno, comunque la si voglia considerare, per mettere a fuoco i problemi delle Forze Armate, che sono molto seri e che rischiano di intaccarne funzionalità e ragion d’essere. In merito a quest’ultimo aspetto, non è forse inutile osservare che esse sono per costruzione finalizzate proprio alla salvaguardia di quell’indipendenza, o sovranità, che è centrale nel dibattito odierno. E questo non è un dettaglio di poco conto per gettare una luce sulle motivazioni di un dibattito inaspettato ma doveroso.

servizi di leva: si o no?, di Fulvio Gagliardi

tratto da facebook https://www.facebook.com/fulvio.gagliardi.1/posts/10215138279764390

Servizi di leva: si o no?
di recente ho letto varie opinioni sull’argomento, Soloni che erano a favore o contro con vari forbiti argomenti.
Prima di dire ciò che penso vorrei riportare quanto scritto da un soldato di leva del gruppo alpini Udine Sud.

“Era il 1992 e avevo 20 anni quando è arrivato il momento della fatidica chiamata alle armi. Un disastro!!!
Avevo già un lavoro e la fidanzata, quindi solo il pensiero di perdere un anno della mia vita lontano dagli affetti e dal mondo lavorativo mi sconvolgeva. I primi giorni non sono stati facili e arrivare a sera con serenità non era una cosa contemplata dagli istruttori della caserma. Tra alti e bassi il primo mese era passato e da quel momento il mio servizio militare è diventato una parte importante della mia vita. In un solo anno ho avuto la possibilità di partecipare ad esperienze meravigliose e indimenticabili che hanno contribuito a costruire l’uomo che sono oggi. Ovviamente non tutti i ragazzi sono stati così fortunati da passare un anno costruttivo (infatti molti hanno passato un anno in attesa senza svolgere alcun compito), ma sono sicuro che in ognuno quell’anno abbia lasciato un segno. A sostegno della mia esperienza vi propongo un messaggio che girava a Trento in occasione dell’ultima adunata nazionale. Ad ognuno di voi trarne le conclusioni.
-Al netto di tutte le sterili (politiche) polemiche voglio esprimere il mio sentire verso il corpo degli Alpini del quale ho fatto e faccio parte. Posto che aborrisco ogni forma di violenza, sia fisica che psicologica, e ritenendo le armi una di queste forme, il mio anno di appartenenza al Gruppo Artiglieria da Montagna Belluno è stato il mio svezzamento alla vita. Ho capito il valore dell’acqua quando dovevo percorrere 30 km a piedi sotto il sole cocente con una sola borraccia nel mio zaino da 30 kg.
Ho capito che quando avevo fame, una gavetta di pasta scotta pallidamente condita era una bontà da leccarsi i baffi, sperando in un bis.
Ho imparato a tacere, ascoltare e parlare solo quando venivo interpellato e al contempo pronunciare, scandire bene le parole per non essere frainteso.
Ho capito che per comandare bisogna saper obbedire.
Ho capito che il mio prossimo da amare non aveva necessariamente sembianze umane; il mio mulo, gli alberi che cingevano e proteggevano la piazza d’armi, il fiume Fella che costeggiava la caserma…tutti miei prossimi.
Ho capito che “Frà” significa fratello, anche se il mio cognome era diverso e anche se non gli somigliavo per niente.
Ho imparato a rispettare la Montagna, il suo silenzio e i suoi abitanti, flora o fauna che fossero.
Ho imparato a tener duro e raggiungere la meta prefissata a tutti i costi.
Ho capito che quello in difficoltà potevo essere io e che per chiudere il cerchio dovevo aiutare chi lo era più di me.
Ho visto che la neve poteva nascondere insidie ma anche i primi bellissimi fiori d’inverno.
Ho sentito sulla mia pelle e nel mio profondo che “l’unione fa la forza” non è solo un proverbio.
Ho imparato a rispettare e capire la Natura, sentendomi parte di essa fino all’ultima stilla di sangue (se spezzi quel ramo deve servirti per sopravvivere altrimenti lascialo dov’è).
Ho sentito quanta felicità mi può dare la piggia incessante e battente che cade sul mio corpo dopo 3 ore di cammino con 40 gradi all’ombra e provare altrettanta felicità sentendo un raggio di sole che mi scalda in una gelida giornata d’inverno.
Ho capito che il valore di un Uomo non si misura con denaro, potere, fama e successo, ma solo con la sua umanità.
Oggi (ma da qualche anno a questa parte) ho capito che se non avessi passato quell’anno Alpino sarei sicuramente un Uomo peggiore.
Questo …e molto di più.”

Ecco cosa sente uno che ha fatto il servizio di leva e come è cambiato: è difficile raggiungere gli stessi risultati in qualsiasi altro modo.
Riflettendo ho un’altra considerazione da sottoporre:
E’ vero che limitandoci agli scenari attuali basta un esercito di specialisti, ma…se davvero fossimo coinvolti in una guerra seria pensate che sia ipotizzabile lasciarla ai soli specialisti mentre tutti gli altri se ne stanno con le mani in mano?
Io credo di no! Allora verrebbero chiamati alle armi tutti gli altri, impreparati, grassi e ignavi cittadini da addestrare in fretta e furia, se mai ce ne sarebbe il tempo.
Che ne pensate?
Vale la pena di creare un vero cittadino e per di più saper che se mai dovesse servire (speriamo mai) sarebbe già parzialmente pronto?
Cosa fanno gli svizzeri? Oltre che addestrarlo nella leva lo richiamano ogni tanto con regolarità per un aggiornamento…
Riflettiamo su quanto detto prima di affermare frettolosamente che basta un esercito di soli specialisti!
Evidenzio che io che dico questo sono stato nel genio aeronautico, il massimo in tema di specialisti….

stellette anonime, di Antonio de Martini

CRONACHE DAL GRUPPO ANONIMI DI VIA XX SETTEMBRE

Non discuto circa il diritto di appartenenti a ” ambienti della Difesa” di dire il proprio parere circa l’esecuzione dell’articolo 52 della Costituzione Italiana che definisce ” sacro Dovere” il servizio militare obbligatorio per tutti i cittadini.

Non mi soffermo nemmeno sul fatto che l’Inghilterra abbia rinunziato all’esercito di professione in occasione della prima e seconda guerra mondiale ed abbia usato i quadri permanenti per galvanizzare e addestrare i giovani.

Capisco che si possa essere militari di scarso conio e non capire che il ripristino del servizio militare sia il solo mezzo a disposizione per riprendere alla mano la nostra gioventù priva di capacità fisiche e psichiche che l’aiutino ad affrontare la vita in condizioni di parità con i coetanei.

La naturale pigrizia dei quadri delle Forze Armate che un tempo erano costrette ad addestrare i vari scaglioni di coscritti ogni quattro mesi, impiegandoli a livello gruppo tattico, non può non aver influito nella dichiarazione di ignoti personaggi delle FFAA che hanno definito ” romantica” la presa di posizione del ministro Salvini a favore del servizio militare.

Meglio, molto meglio, addestrare dei militari ” di carriera” a fare posti di blocco con operazioni sconclusionate tipo ” strade sicure”, un tempo appannaggio dei vigili urbani e dei carabinieri.

QUEL CHE TROVO INSOPPORTABILE, è l’anonimità della “fonte della Difesa” ( che un successivo TG attribuisce al Ministro TRENTA) che denota incapacità di razionalizzare il proprio punto di vista e di argomentare senza temere il contraddittorio. Sono passati dalle lettere anonime aille chiacchiere senza onere della prova.

QUEL CHE E’ INACCETTABILE IN ASSOLUTO, è l’anonimità della ” Fonte” che ora viene attribuita al Ministro. Un vigliacco che lancia il sasso e nasconde la mano.
Se il ministro Salvini e il suo staff fanno sul serio, devono identificare la “fonte” e farla licenziare. Non perché non si possano avere idee diverse da quelle di un ministro, ma perché

a) è anonimo e per l’etica militare è un atteggiamento inconcepibile.

b) ha fatto ironia sul più importante obbligo previsto dall’ articolo 52 della Costituzione. Oggi la leva, domani le tasse.

c) ha nascosto la propria ignoranza dei numerosi problemi sociali e politici del paese ( e di quelli militari) connessi al tema.

d) E’ stato incapace di fornire esempi di servizio miliare continuativo o periodico ( Israele o la Svizzera tanto per citarne due) e di capire che a venti anni un assaltatore è un assaltatore preparato ( se lo è), ma a quaranta è un padre di famiglia o uno dei gangsters che periodicamente assaltano ” con stile militare” i convogli di orafi e li derubano mettendo a frutto le esperienze fatte o un “addestratore” di soldatesse dai poco saldi principi.

e) Con questo sistema di esercito professionale non addestrato al combattimento , continueremo a fornire carne da cannone agli ” alleati” e viene a mancare ( ormai da un pezzo) il controllo democratico sulle forze armate e sul loro impiego.

I paesi di serie “A” avranno le armi NBC e noi forniremo la carne e i posti di blocco come facciamo adesso.

NOI ROMANTICI

Mentre avevo appena pubblicato il post precedente sul servizio di leva, al quale sono da sempre risolutamente favorevole, ho ricevuto dall’ex ufficiale all’intelligence delle prime spedizioni in Libano – quando si sparava – Corrado Cantatore, una mail che ne conteneva un’altra molto significativa.
Spero siano leggibili e sono la miglior risposta a quella gaudente che chiamano ministro e che è incapace di pensiero articolato.

Carissimo Antonio,
dopo tanti anni (37) mi e’ arrivato oggi il piu’ ambito riconoscimento per le mie imprese libanesi e molto orgogliosamente te lo inoltro
Charlie

———- Messaggio inoltrato ———-
Da: spartaco proietti checchi <spartaco.virtus@gmail.com>
Date: 12 agosto 2018 10:50
Oggetto: Re:
A: cantatore.c@gmail.com

Il Dom 12 Ago 2018, 10:45 spartaco proietti checchi <spartaco.virtus@gmail.com> ha scritto:
Sig. Capitano non mi scambi per un nostalgico o bizzarro ex soldato, ma le volevo dare il mio saluto, lei non mi conosce sono stato al logistico per circa 6 mesi in Libano l’ho incontrata molte volte, io ero in armeria so’ che Lei ha fatto tanto per noi soldati di leva..Per la nostra sicurezza, e dopo tanti anni sento la necessità di Ringraziarla.
Buone cose Sig.Capitano e Buona Vita

Spartaco Proietti Checchi ex armiere

Saluto lo sconosciuto soldato Proiett, Corrado Cantatore – in arte Charlie- e invito il movimento 5 stelle a cambiare giumenta.

Antonio de Martini

PS In tarda mattinata è arrivata una dichiarazione del Ministro Trenta, contraria alla reistituzione del servizio di leva obbligatorio

IL TESTO DI UNA INTERESSANTE CONVERSAZIONE SULL’ARGOMENTO SU FACEBOOK 

Ettore Petraroli Grande Com.te! Credo che la Ministra, in politichese, abbia espresso lo stesso concetto…..
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Fulcieri Graziani Pur contrario al ripristino della coscrizione obbligatoria, osservo che in altri paesi (e.g Germania) è in tuttora vigore: l’importante è fare le cose bene! … e, se non ne siamo capaci, meglio evitare.

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Vincenzo Camporini Caro Graziani, mi dispiace contraddirla: in GE qualcuno ha aperto un dibattito, in verità poco vocale, sull’opportunità di ripristinare la leva, a causa della scarsità di ‘vocazioni’ per la carriera militare; invece la leva è stata ripristinata in Finlandia e se ne sta parlando anche in Svezia. Ma le condizioni di quei paesi e la loro storia non sono certo comparabili con la nostra.
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Fulcieri Graziani Evidentemente, ho sbagliato e me ne scuso.

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Giambattista Chiarenza Forse potrebbe essere ipotizzabile – con un minimo, ma proprio minimo di “soldo” e solo per giovanissimi – una sorta di esperienza con la protezione civile per insegnare a molti ragazzi (e indirettamente alle loro famiglie) come si aiuta il prossimo, Altro…

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Sauro Serotti Non ci sono soldi per le cose ordinarie. Mi pare una proposta surreale

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Ettore Petraroli Giambattista Chiarenza Lei non ha idea delle risorse richieste solo per gestire un’operazione del genere. Che sia di un mese o di un anno, non fa molta differenza. E probabilmente non ha idea delle risorse necessarie per gestire tutti i problemi (logisAltro…
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Sergio Fulvio Concordo pienamente: tra l’altro la motivazione è assurda in quanto l’educazione del giovane cittadino è prima di tutto un compito della famiglia con l’integrazione culturale della scuola dell’obbligo. La Difesa può avere compiti formativi e addestrativi, ma di certo non ha compiti educativi, per fortuna
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Giuseppe Scarano Metti tuo figlio/a alle dipendenze di un Ufficiale alpino, poi vedi come te lo cambiano, in meglio😅😊😀

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Stella Bartolo Io ce li manderei a calci invece!!!i giovani di oggi sono talmente maleducati che ne hanno proprio bisogno!!!

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Sauro Serotti L’educazione inizia in famiglia e prosegue a scuola, se entrambe “esistono”. Comunque chi ha fatto la Leva sa pregi e difetti dei bei tempi andati…

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Umberto Pizzabiocca Non mi pare che in Germania vada bene! Hanno conclamati problemi di efficienza e manutenzione. Che poi sono gli stessi di sempre….mezzi 8eccezionali all’avanguardia a cui non si accompagna una adeguata capacità di condotta. i

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Sauro Serotti Mi rammento un articolo di RID che evidenziava anche un approccio particolare alla Difesa.

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Antonio de Martini Vorrei far notare al sempre simpatico generale Camporini che – a parte i vantaggi civili ed educativi che certamente non gli sfuggono – ci sono due elementi di carattere finanziario da valutare più attentamente di quanto non si faccia in questi giorni. a) il costo di un vero esercito professionale adeguatamente addestrato ed equipaggiato, è di almeno il 30/40% superiore al presente bilancio che contiene quasi al 75% spese afferenti al personale in servizio e in quiescenza. b) tutti i paesi più ricchi ( e noi non siamo tra questi) e gli imperi ( e noi non siamo tra questi) hanno un esercito di mestiere . In buona sostanza, col nostro attuale equipaggiamento, possiamo solo svolgere un ruolo secondario in un più ampio sistema di alleanze, fare posti di blocco e intervenire in ordine pubblico, ma non in tutta Italia ( e segnatamente, non in Calabria). Un esercito di coscritti, ( parlo sopratutto dell’esercito) costerebbe di meno, potrebbe creare sinergie con la Difesa civile e svolgerebbe lae funzioni egualitarie previste dalla Costituzione e quella nazionale di far conoscere il paese a persone troppo legate al territorio.
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Vincenzo Camporini Mi dispiace contraddirla, ma la qualità dei nostri sistemi d’arma e dei nostri equipaggiamenti è di prim’ordine (la quota di bilancio per l’ammodernamento è solo marginalmente al di sotto di quanto auspicato in sede NATO); quelle che sono drammaticamenAltro…
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Bruno Chiaranti Temo che di fronte a discorsi precotti e elogiativi di vantaggi civili e educativi che mi sfuggono, chi era maleducato lo era anche in servizio, chi si oppone alle idee già propugnate dalla destra missina temo rischi il dileggio come quello dei medici da parte dei novax

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Antonio de Martini Vincenzo Camporini l’utilizzo della forza fuori dai confini è espressamente vietato dall’art 11 della Costituzione italiana. ….

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Francesco D’Agostino apriamo collegi militari con attendamenti nelle periferie urbane.

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Vincenzo Camporini Antonio de Martini Perdoni, ma non diciamo sciocchezze: si rilegga per bene l’articolo 11 e vedrà che siamo tenuti a partecipare alle attività decise nell’ambito delle organizzazioni internazionali di cui facciamo parte, anche di quelle che contemplano l’uso della forza militare.
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Antonio de Martini Sono in campagna e non ho il testo ma temo di conoscere quasi a memoria l’articolo 11 della nostra Carta: ” L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali ” Consente, in condizioni di parità con gli altri stati a limitazioni di sovranità necesarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni.; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.” I costituenti pensavano al Consiglio d’Europa e alla Unione Europea. Poi sono venute l’ONU e la NATO. L’ONU non cauziona la guerra in Afganistan e la NATO non ha nemmeno cauzionato la guerra di Libia, tanto per citarne due. Vede da qualche parte le “condizioni di parità con gli altri Stati? Il Montenegro?

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Vincenzo Camporini Si vede che i Costituenti erano preveggenti visto che secondo lei pensavano ad organizzazioni fondate anni dopo. Quindi secondo lei tutte le operazioni cui abbiamo partecipato negli ultimi decenni erano in violazione della Costituzione? La prima guerra del Golfo? Le operazioni nei Balcani? UNIFIL?

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Antonio de Martini erano legali solo quelle deliberate dall’ONU e non le coalizioni dei volenterosi e nemmeno quelle decise dalla NATO. Consulti qualche esperto di Diritto Costituzionale comparato. Questo sempre tenedo in non cale la situazione di parita con gli altri sAltro…

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Vincenzo Camporini Antonio de Martini Guardi, allo IAI mi vedo spesso con Ronzitti, quindi…Sulla ‘deliberazione dello stato di guerra’ poi, stiamo andando davvero fuori dal seminato. Chiudiamola qui, la prego.
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Antonio de Martini compreferisce.

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Giuseppe Vinci Vincenzo Camporini e bravissimo. Sono contento del mio voto. Complimenti.
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Sauro Serotti Non credo. A meno che si voglia continuare a sostenere che rimane cosa buona e giusta pagare una pasta ed un cappuccio il militare di leva. Ed anche cosi…
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Luigi Calzolaro La difesa non è vero che ha solo compiti formativi e addestrativi,ha avuto anche compiti educativi,sopratutto!,la leva forma i giovani in tutte le forme,mi riferisco in particolare al rispetto reciproco che non esiste più,.aggiungo; i giovani all’età dAltro…
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Antonio de Martini E’ probabile che rimpiangano la gioventù, ma il problema non è quello. L’esercito aduca anche all’uso misurato della forza ( o se preferisce, della violenza) e questa è ormai una necessità assoluta per la convivenza. Alle donne che dicono ” se non lo hanno educato i genitori in diciotto anni” non ci riesce nemmeno l’esercito, consigluio uno psicologo

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Bruno Chiaranti Ha fatto il servizio di leva?

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Giovanni Ingrosso Confondere il servizio militare con una modalità di educazione della gioventù è totalmente assurdo. Le forze armate non servono ad educare i ragazzi alla disciplina, tanto più oggi, dove le forme di guerra modene non concepiscono forme di irreggimentamAltro…
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Sauro Serotti Tutti non so. Io ho visto cose che avrei voluto non vedere. Fermo restando la mia stima mai venuta meno per l’Istituzione Forze Armate. Ma davvero si predicava in un modo e si agiva in un’altro. Nulla é perfetto, ci mancherebbe, ma il mondo che ho visto era ben differente dalla teoria. 3° 90.

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Sauro Serotti Felici di rifarla molti miei amici che hanno servito nella Folgore.

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Alberto Galluccio Arriva per tutti il cambiamento della III REPUBBLICA ITALIANA? Quanto meno ci prova …

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Sauro Serotti Il cambiamento è inevitabile, il Progresso no. Devi costruirlo. E qui vedo solo una proposta di mkt politico.

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Guido Pirzio Come hai ragione Gigi!!!!

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Osvaldo Bizzari Concordo. Aggiungo solo questi punti 1)l’educazione dei giovani resta un compito delle istituzioni primarie (famiglia) e secondarie (scuola) non certo delle FFAA 2) In un contesto di ristrettezze di bilancio allocate nella Difesa sarebbe una spesa inuAltro…
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Antonio de Martini Bizzarra tesi secondo la quale il compito primario dello Stato non debba essere coadiuvato dalle FFAA. Per dichiarare che i militari di leva ” non sono impiegabili in teatri ad alta intensità” lei deve – dopo due guerre mondiali e quattro locali ( LibiAltro…

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Pietrangeli Mario Concordo pienamente con il Comandante Vincenzo Camporini 
Peraltro, la :
Soppressione dei Distretti militari ( primo organo della selezione della leva e cerniera tra mondo civile e militare);
Soppressione degli ospedali militari ( erano uno per regione, ne sono rimasti due Milano Roma) essenziali per la selezione e la cura della leva;
dismissione di migliaia di Caserme ( essenziali per la vita giornaliera della leva);
drastica riduzione dei poligoni addestrativi essenziali per l addestramento;
scarsità di risorse finanziarie,
Impediscono qualsiasi pianificazione relativa al ripristino della leva.
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Antonio de Martini @Pierangeli Mario. Lei inpratica sostiene che essendoci , oggi, impedimenti alla pianificazione di una operazione di reclutamento e smistamento fatta per oltre cento anni, la Difesa non è in grado di riprendere questa attività? Si rende conto di condannare lei stesso questa istituzione?

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Bruno Chiaranti Non è questo il modello di difesa sostenibile a meno di mettere ben profondamente le mani nelle sue e mie tasche
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Luigi Calzolaro Grazie Guido.

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Giuseppe Germinario mi pare che il il Generale Camporini abbia dimenticato o rimosso in maniera preoccupante per gli incarichi svolti due aspetti: il compito istituzionale delle Forze Armate, la difesa dalle minacce esterne; l’autonomia decisionale e politica di una classe dirigente e di una nazione, il che presuppone la costituzione di una arma operativa il più autonoma e autosufficiente possibile. Da qui la valutazione sull’opportunità o meno dell’esercito di leva integrato in settori altamente professionalizzati. E’ il discrimine che consentirebbe alla paese di scegliere le alleanze in posizione di pari dignità e secondo opportunità

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Sergio de Rosa oltre alla importantissima funzione educativa ben più importante di quella tecnica spinta, al limite necessaria solo per alcuni reparti, non ci si dementichi che circa il 40% dei giovani fino ad una età giovanile avanzata sono a spasso e…l’ozio è il padrone dei vizi dicevano i vecchi.

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Sergio de Rosa Quanto guadagnerebbe l’Italia anche dal punto di vista economico da un SERVIZIO DI LEVA CONDOTTO DA QUADRI PROFESSIONISTI DELL’EDUCAZIONE OLTRE CHE DEL TIRO CON IL FUCILE O CON IL MISSILE.