TEOLOGI FAI DA TE ? AHI, AHI, AHI, ! , di Antonio de Martini

islam

Un po’ di ricostruzione storica serve ad inquadrare il presente di un paese, o meglio della sua classe dirigente attualmente in auge, il quale sorprendentemente comincia a guardarsi anch’essa intorno sino a cercare accordi con gli avversari di sempre, compresa la Russia. Segno che la fase multipolare sta accelerando le dinamiche di confronto. Non è detto, però, che dietro tali passi ci sia la comprensione, benevola ma alquanto discreta, del beffardo Trump _ Giuseppe Germinario

Mohammed ibn Abd el Wahab ( che d’ora in poi chiameremo MAW) è vissuto nel XVIII secolo e gran parte del disordine sociopolitico e militare attuale si deve a lui ed alla intuizione che mettendo le sue idee al servizio delle ambizioni di uno sceicco di periferia in quel di Day’rrya ( un paesino grande come uno sputo) ha provocato un moto ondoso che continua ancor oggi anche se a più riprese stroncato con la forza.

Basterà in questa sede sapere che di regni sauditi ce ne sono stati tre e che il patto tra MAW e lo sceicco Saud ( dei bani Hanifa) fu molto semplice e rispecchiante quello che Guglielmo di Occam propose alla Repubblica di Venezia ( “defende me gladio, te defendam calamo”) rafforzato dall’impegno di sposarsi tra membri dei due clan senza mai che discendenti di Abdel Wahab ( MAW) si candidassero a gestire il potere politico e i Saud quello religioso.

Dopo tre secoli il patto regge ancora e si basa sul programma di unificazione della penisola araba e di riforma salafita dell’Islam.

L’arricchimento seguito allo choc petrolifero del ’74 ha provocato un allargamento degli orizzonti che presto o tardi dovremo fermare con la forza e la forca, come la volta scorsa.

L’ultimo regno saudita, ai primi dell’800, irritò la sublime porta al punto che il Califfo, rischiando il rifiuto da parte dello pseudo vassallo egiziano, gli diede L’ incarico di farla finita voi wahabiti.

Mohammed Alì, un soldato di ventura albanese che si era impadronito dell”
M Egitto, volse la palla al balzo per affermare la propria legittimità e organizzò una spedizione militare nella penisola arabica conclusasi con la cattura e impiccagione del re saudita.

Così cessò il secondo regno saudita e iniziò la dinastia egiziana che portò al re Farouk.

Un sincero amico dell’Italia, di fronte al quale Weinstein era un chierichetto, ma che Churchill definì “uno sfrontato” perché a ventun anni gli si rivolse con franchezza chiedendo come compenso di guerra la Cirenaica.

Per sistemare la crisi del vicino oriente, serve un altro Mohammed Ali.

“QUESTA DONNA PAGATA IO L’HO !” , di Antonio de Martini

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La prima volta che notai il fenomeno fu nel film ” “Shinue l’egiziano” con Edmund Purdom. Avevo 14/15 anni.
Un polpettone pseudo biblico.

Notai un “cammeo” fatto da una attrice sconosciuta e piacente a nome Bella Darvi.
Recitava tanto male che se ne accorse anche un adolescente arrapato come me.

Anni dopo scoprii che era stata inserita nel cast perché era la “caralcuore” del produttore Darryl Zanuck.

Poi scoprii che Jane Russel ( “gli uomini preferiscono le bionde”) era molto ammirata dal produttore Howard Hughes e così via.

Ingrid Bergmann, nelle sue memorie e interviste, racconta che per fare entrare meglio Antony Perkins nella parte del giovane innamorato di ” Le piace Brahams” se lo portò a letto fin dal primo incontro. Fu un successo.

Molti giornali parlavano apertamente de ” il divano del produttore” e Otto Preminger fu colui che “fece il provino a Jean Seberg” per ” buongiorno tristezza” e a Tippi Hiddren per “gli uccelli.”

Grande ė stata la mia meraviglia quando lo scandalo contro Harvey Weinstein, nei giorni scorsi è stato montato a freddo.

L’accusa è ” comportamento inappropriato” – nessun reato dunque, ma uno sputtanamento sistematico sotto forma di stillicidio moralistico dal pulpito dei media per metterlo fuori gioco.

È a malapena trapelato che Harvey Weinstein era in trattativa con Michel Moore per fare un film su Donald Trump, certo non elogiativo, visto che sono entrambi contribuenti del partito democratico. Potrebbe essere.

Ma, badiamo al sodo.

A me interessa il candore ipocrita delle “vittime” che confessano di aver giaciuto col Tycoon di Hollywood, ammettendo di averlo fatto per ottenerne l’appoggio e lo hanno annunziato come se fosse una novità assoluta che ,dopo anni, ancora le sconvolge la psiche.

Il povero, perverso, Harvey, fatemelo chiamare così, considerava le attrici – a detta loro- come pezzi di carne. Incluse Lea Seydoux e la Delevigne entrambe lesbiche dichiarate sui media.

Harvey aveva certamente una predilezione per l’esibizionismo e si mostrava in accappatoio in camera sua alle vergini in cerca di scritture notturne o circuiti di distribuzione dei loro films e confessava un ” penchant” per il cunnilingus, proponendosi, ammettono, senza violenza.

UNA PER TUTTE

Asia Argento, all’epoca dei fatti maggiorenne da ben tre anni, ci racconta che, “per farlo smettere” ha dovuto fingere un orgasmo.
Non ci dice cosa pensava di fare nottetempo nella camera da letto di un albergo con un produttore dalla lingua piuttosto chiacchierata.

Poi ci informa – sempre sul New Yorker che ho pubblicato due giorni fa- che il rapporto è durato cinque anni, lui l’ha anche presentata alla mamma e le ha pagato la bambinaia per la pargola.

A me sembra un sempliciotto più che un predatore.

Lo definirei puttaniere solo se posto in relazione alle signore che hanno frequentato, lautamente compensate, il suo talamo.

Anche dal punto di vista morale, il povero Harvey deve essersi ritenuto in regola, avendo seguito l’esempio di re Davide ( senza peraltro mai uccidere il marito delle Betsabee di turno) e non pochi altri regnanti e patriarchi biblici.

Le ragazzine al vecchio re Davide le forniva il gran sacerdote e a gratis per consentirgli di superare la depressione. Lui, invece, ne discuteva con Lombardo in termini di incarichi retribuiti e distribuzione sul mercato USA.

Queste signore, ora che hanno incassato notorietà e denaro cercano di ribaltare sul vecchio cliente il naturale senso di colpa scaturente dal meretricio praticato in giovane età.

Non sono un rabbino, ma non mi sembra kosher.

CASA NOSTRA O COSA LORO? I MEDIA CONTINUANO A OMETTERE NOTIZIE DI RILIEVO, di Antonio De Martini (pubblicato su facebook)

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Durante la visita del re saudita Salman ben Abdulaziz a Mosca, i corrispondenti italiani ci hanno detto che hanno parlato di petrolio.
Può darsi benissimo.

La SAMI (Saudi Arabian Military Industries) ha pubblicato un comunicato informando che sono stati sottoscritti una serie di MOU ( memorandum of understanding) – d’ordine del figlio del re, il crownprince Mohammed ben Salman – con la
Rosoboronexport, per la fornitura del sistema antiaereo A400 famoso ormai in tutto il vicino oriente per la sua inesorabile efficacia.

Altre forniture coinvolte,i missili anticarro Kornet -EM, i LRM TOS-1A e dei lanciabmbe ags30 con le granate relative, un numero imprecisato di Kalashnikov col relativo munizionamento è peggio di tutto, uno dei MOU riguarda l’impianto in Arabia Saudita di fabbriche, con particolare riguardo ai sistemi AS400.

Questo passo gravido di conseguenze, indica che la Russia è in Arabia per restarci; che il principe saudita vuole mostrare indipendenza rispetto all’alleato americano che continua a rifornire anche il rivale Katar ad onta delle sanzioni decise dai sauditi.
E soprattutto che la lobby delle armi ha perso l’esclusiva di un cliente che solo lo scorso anno ha piazzato ordini per 80 miliardi di dollari.

L’ AS 400 che era la garanzia di inattaccabilità dell’Iran potrebbe essere una garanzia a breve scadenza e quindi è bene che non disobbedisca a Mosca; che gli Emirati ( alleati dei sauditi nella vicenda Katar) mostrano interesse per i caccia S35 russi che surclassano nettamente i 24 Rafale francesi comprati dal Katar e che il cugino del crownprince , oggi agli arresti a casa, potrebbe a breve tornare in auge tra gli yankees visto che il giovane Mohammed non si limita a fare il galletto con gli yemeniti, ma alza la cresta anche con gli USA.

Siamo in un’altra vigilia di crisi e i nostri media ci tengono all’oscuro.

Forse vogliono scongiurare l’accaparramento delle scatole di sardine da parte delle nostre massaie.

TRE POST DI ANTONIO de MARTINI sulla SIRIA

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  1. Hammoudé Sabbagh, il nuovo presidente del Parlamento siriano. Avvocato, 58 anni. Nato a Hassaké, in area curda. È cristiano di rito siriaco ed è una novità assoluta.
    Non mi sembra un soggetto tanto pericoloso al punto da non doverne parlare sui media per non registrare questo nuovo passo avanti verso il pluralismo che mi pare ben più significativo del permesso di guida alle donne saudite.
  2. LA SUPERIORITÀ SIRIANA SUGLI USA È SOPRATUTTO INTELLETTUALE E POLITICA. VEDASI IL CASO KURDO.

il ministro degli esteri siriano Mouallem, ha rilasciato una dichiarazione sul rapporto coi curdi di Siria, riconoscendo che – una volta battuto il DAESCH di Baghdadi – apre ” ai nostri figli curdi” la prospettiva di una autonomia in ambito federale.

I tre distretti curdi di Afrine, Kobane et Jazira, hanno recentissimamente svolto le elezioni municipali ( e di fatto si auto amministrano) in attesa di fare quelle più politiche a gennaio 2018 nel quadro della nuova costituzione siriana.

In pratica, viene riconosciuta autonomia territoriale, ma non etnica, alle esigenze curde.

Con questa mossa la Siria si distanzia dai curdi di Barzani ( curdi iracheni che lunedì hanno fatto il referendum sulla “indipendenza” ) e in contemporanea rappresenta una minaccia per la Turchia di Erdogan che vede come l’inferno la prospettiva che il virus autonomista siriano si trasmetta ai curdi di Turchia che rappresentano il 15% degli abitanti dell’Anatolia.

A parte ogni considerazione geopolitica, la mancata inclusione dei curdi nell’orbita neo ottomana della nuova Turchia, rappresenterebbe il crollo del presupposto ideologico dell’AKP di Erdogan.

I sunniti ( curdi-siriani) si accordano con gli sciiti di Siria ( e Iran ) e combattono contro sunniti-turchi che si vogliono inclusivi di ogni minoranza come il vecchio impero ottomano! Sarebbe la fine di Erdogan e del suo collante ideologico.

Questa scelta di autonomia territoriale , tacitamente accettata dai curdi di Siria che non vogliono perdere gli aiuti USA con un accordo plateale, poggia sulle intese politiche raggiunte fin dal 2012 con il PYD di Salih Muslim , il partito curdo-siriano che a sua volta è collegato con l’YDP ( suo braccio militare che dal 2014 combatte contro il DAESCH di fatto assieme ai governativi siriani) e che ha solidi collegamenti col PKK di Ocalan che combatte contro i turchi sul proprio territorio in Turchia.

Tutti litigano coi curdi tranne i siriani che hanno trasformato questa sfida in una vincente opportunità politica e militare.
Quale altro esempio di superiorità intellettuale e politica serve agli USA per smetterla con le politiche aggressive verso il paese più civile del Levante ?

3. IL SEGRETO DELLA VITTORIA SIRIANA CONTRO LA SUPERCOALIZIONE NATO È STATO LA….PARTECIPAZIONE POPOLARE.

mentre l’Occidente ha accumulato convegni e chiacchiere e promesse di investimenti in caso di resa, il governo baasista siriano, pur impegnato su quasi 70 diversi fronti ( che hanno fatto emergere nuovi comandanti) con un esercito ridotto a 140.000 uomini, ha varato una serie di riforme e concluso accordi precisi anche con componenti potenzialmente avversi.

Quando i ribelli torneranno in Patria, troveranno che il mondo che volevano cambiare, in questi sei anni è cambiato. In loro assenza e in meglio.

a) kurdi di Siria: fin dal maggio 2011 il governo siriano ha permesso il rientro in Siria dall’esilio iracheno, a Salih Muslim , capo del PYD – l’ala politica del PKK- e ordinato all’esercito di evacuare la fascia frontaliera con la Turchia abitata in prevalenza da curdi ( Kamishla e dintorni). Qualche caserma ha anche “dimenticato”, ritirandosi, di svuotare l’armeria.

Scommessa vinta.
I curdi invece che coi siriani, si sono antagonizzati coi turchi che usavano l’area frontaliera per rifornire DAESCH, ed hanno iniziato trattative coi siriani per uno stato federale.
Ai Turchi e al DAESCH, schioppettate per difendere le loro case ( e , al contempo, i confini siriani).

b) invece di difendere il territorio palmo a palmo, l’esercito si è arroccato sul 30% più popoloso che gli ha permesso il controllo del 70% degli abitanti, assicurando legge e ordine. La maggioranza dei sunniti scelse la protezione governativa delegittimando di fatto i ribelli che si rifacevano al sunnismo.

c) un decreto presidenziale – agosto 2011- ha ripristinato il sistema dei partiti e si sono tenute elezioni con più liste che ora siedono in Parlamento. A febbraio 2012 una riforma costituzionale ha garantito il cambiamento.

Non tutti gli effetti ” democratici” si sono potuti esplicare, , ma il processo è in marcia da cinque anni e continua. Le ami istit si sono susseguite e gli amnistiati sono tornati a casa.

d) la Sharia è stata ammessa come fonte di diritto e la Costituzione – confermata da referendum- adesso parla di ” benessere individuale” e “rispetto per ogni comunità religiosa” annacquando così il laicismo rabbioso tipico del baas che parlava di ” libertà religiosa” e basta.

e) Damasco in cinque anni ha quintuplicato gli abitanti, Lattakie da città alauita è diventata a maggioranza sunnita, l’esercito ha perso sul campo circa 50.000 uomini, ma il tessuto sociale ha retto grazie a disciplinati quadri del partito, all’appoggio di tutte le altre fazioni religiose che hanno contribuito allo sforzo politico e miliare. L’America è riuscita nel miracolo di unire i siriani!

f) gli sciiti di Hezbollah dal Libano hanno contribuito con diecimila uomini perdendone in media una dozzina al giorno, ma liberando la comunicazione con Damasco ( e i monti Kalamun che dominano il passaggio) ; gli istruttori iraniani del comandante della ” Forza Quds”, Soleimani, hanno addestrato le nuove reclute e i volontari e hanno combattuto con loro. I cristiani e gli armeni hanno mandato duemila uomini.
Insomma, dopo il referendum politico, c’è stato quello armato e del sangue.

Tutto il Levante ha scelto Assad e lo ha portato alla vittoria, se preferite, come male minore, ma lo ha scelto contro una coalizione di sette tra gli Stati più potenti e ricchi della terra. L’intervento aereo russo, dopo le minacce di intervento USA, ha chiuso definitivamente la partita è reso vani gli oltre cento attacchi aerei israeliani in appoggio ai ribelli.

La Brookings Institution ( 30.000 collaboratori) nei suoi lussuosi uffici yankee da cui aveva luciferinamente previsto la vittoria dei suoi diletti ” insurgents” ha smesso di studiare gli scenari bellici e adesso studia come rallentare la ricostruzione, mentre cerca di spiegare ai committenti come mai non ha azzeccato nessuna previsione nella sua guerra contro un oculista londinese.

Ora comandanti e gregari che hanno dato il loro sangue sanno che non saranno più sudditi, ma cittadini consapevoli del loro valore. Hanno vinto la guerra. Aiutiamoli a vincere la pace e la riconciliazione tenendo gli anglosassoni lontani il più possibile.

 

Le attuali forze in campo in Siria, di Antonio De Martini (tratto da facebook)

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Incoraggiato dall’interesse degli amici a capire cosa accade nel Levante e nei paesi appartenenti alla LEGA ARABA da cui dipende la nostra serenità e sicurezza e prosperità , offro una serie di dati da tenere a mente per capire chi fa succedere cosa.
LE COMPONENTI MILITARI DEL CONFLITTO SIRIANO.

Esercito Siriano: forte, prima della guerra, di circa 280.000 uomini ( oggi 140/50.000) e minacciato di implosione della componente sunnita ( maggioritaria al 70%), ha impostato la sua strategia sul controllo della popolazione ( oggi è al 56%)anziché del territorio ( oggi al 40%), si è arroccato sulle grandi città, abbandonando da subito l’area meno densamente popolata del paese e la zona di frontiera con la Turchia abitata da Kurdi ai quali ha favorito l’accesso agli arsenali militari, nella certezza che avrebbero aiutato i compatrioti del PKK in guerra contro la Turchia piuttosto che rivendicare improbabili libertà democratiche di cui nessuno in Oriente sente il bisogno.

Nei villaggi, ha creato una milizia popolare di autodifesa liberandosi della maggior parte dei sunniti ( 90.000 uomini) posti a difesa delle proprie case.

Ha subito due sconfitte sul terreno, la prima – all’inizio – con l’occupazione dI UN sobborgo di Aleppo e la seconda , recentissima, con l’occupazione di IDLIB e provincia come conseguenza della caduta di Jisr el Shoughrour.

Proprio questa sconfitta di sorpresa ha deciso la Russia a un intervento aereo che ha devastato la zona di frontiera turca del sangiaccato di Alessandretta da dove i ribelli ricevevano denari, appoggi e rifornimenti.

Qualche aereo e qualche bomba sono finiti fuori bersaglio e oltrefrontiera eliminando ogni speranza di rincalzi alla truppa addestrata dalla CIA.

L’intervento russo, preceduto da numerosi avvertimenti di “non voler colpire per errore” nessuno e di sollecitare “incontri a livello tecnico” volti ad evitare incidenti, hanno sortito un primo effetto politico importante.

Netanyahu si è precipitato a Mosca ed ha concluso un accordo preciso circa i limiti di intervento israeliano in territorio siriano: il Golan e la zona di Kuneitra.

Nessun altro attacco sarà fatto da Tsahal contro la Siria per non rischiare uno scontro diretto con i russi e problemi interni vista la popolosa immigrazione ex sovietica – 400.000 persone-, molte delle quali non ebrea. In cinque anni il capo dell’aeronautica Amir Eshel, aveva ammesso oltre cento raid contro obiettivi siriani con scuse varie.

Il secondo paese “democratico” che si è precipitato in zona neutrale è stato la Giordania che prima permetteva la selezione e l’addestramento dei volontari reclutati dalla CIA sul suo territorio. Ora che il fronte turco langue, non vuole diventare fronte principale al confine con Israele.

la cessazione del supporto governativo ha avuto come conseguenza il fallimento dell’offensiva ribelle nella zona frontaliera di Deraa dove il ” Fronte sud” non meglio specificato aveva iniziato una “grande offensiva”- contemporanea all’attacco a Idlib nel Nord- finita nel nulla.

Hezbollah: gruppo armato libanese rifornito dall’Iran e nato a seguito della operazione israeliana in Libano del 1982.
Trasformatosi in movimento politico ottiene circa il 50% dei voti alle elezioni. Ha inviato un corpo di spedizione di 6/8.000 uomini a supporto del governo siriano.

Attualmente ha occupato e presidia le alture del Kalamoun che potrebbero interdire le comunicazioni tra Damasco e il Libano. In questi giorni ha ricevuto mezzi corazzati dai russi ( T72 e T55) e quindi adesso dispone di mezzi blindati capaci di contrastare gli israeliani che considerano il principale avversario.

Pasdaran: guardiani della rivoluzione iraniani – circa 6/7.000 uomini. Non appartengono all’esercito iraniano, ma sono una specie di milizia. Operano in appoggio alle forze regolari siriane assieme a istruttori ed “esperti” delle FFAA iraniane.

Fronte AL NUSRA: pur non essendo nota la consistenza numerica, gli viene attribuito il maggior numero di ” volontari” stranieri ed autoctoni. E’ comandato da Abu Mohammed el Jolani ed è finanziato da Turchia. che mirava ad impossessarsi di Aleppo e Mosul.

Molti elementi salafiti hanno militato in questo gruppo, fino a che l’EI-Daesch non ha iniziato una feroce concorrenza di sterminio mirante a calamitare il maggior numero di elementi attratti dalla maggior decisione mostrata coi nemici. Presidiava Idlib e la parte circostante.

Ahrar Es-Sham ( liberi siriani in libera traduzione): gruppo armato e sostenuto dal tandem Turchia-Katar, volendo la Turchia conservare il totale controllo di Al Nusra, il primo gruppo che inaugurò le decapitazioni e supporta le mire territoriali di Erdoghan.

Jaish el Islam (esercito dell’Islam): Guidato da Zahran Allouche , non numeroso ma importante perché è il solo operante nei sobborghi di Damasco. Viene finanziato dai sauditi ( del Crownprince Mohammed ben Salman).

D’ora in poi l’esercito siriano ( e alleati) avranno l’appoggio aereo e questo ha provocato la desistenza di Israele e Giordania e sta riducendo a più miti consigli il bullismo USA e Turco che si sta sfogando in dichiarazioni scettiche circa la capacità di vincere dei russi o piagnistei NATO che avendo ritirato i missili Patriot dal territorio turco, non è in grado di essere credibile.Ansar el Islam ( cavalieri dell’Islam): ulteriore sigla appoggiata dai sauditi.

La consistenza di questi gruppi varia in funzione della disponibilità di mezzi finanziari, armi ed obbiettivi come ben descritto ne ” I sette pilastri della saggezza” del ten Col T. E. Lawrence. Ora, l’ultimo obbiettivo perseguibile dai ribelli è in pace onorevole.

Fronte Sud: unico gruppo non clericale. Operante nell’area di Deraa ed alla frontiera giordana. In esso militano numerosi elementi Drusi, provenienti dal Jabal Druso all’incrocio tra libano, Israele e Siria.

Kurdi: circa 15.000 ambosessi, i curdi operano nel loro territorio su una esile fascia a cavallo della frontiera tra Siria e Turchia ( più di 800 Km di lunghezza). Sono cagione di dissensi tra USA e Turchia che teme esfiltrazione di armi verso i curdi di Turchia che combattono da trenta anni per l’indipendenza.

Sono appoggiati da USA e Israele come i loro connazionali viventi nella zona irachena e iraniana. Godono della possibilità di coordinamento col PKK ( ex “partito comunista dei lavoratori” ai tempi dell’URSS), ma sono ferocemente avversati dalla Turchia ( vedi la battaglia di Kobane) , sia perché questa è in lotta da oltre trenta anni coi cugini chiamati ostinatamente ” turchi di montagna” , sia perché geograficamente intralciano le mire territoriali di Erdoghan verso i campi petroliferi di Mossul cui tutti aspirano.

Sauditi: Nessun soldato impegnato direttamente, ma i fondi sono quasi tutti loro. Sono i veri sconfitti della situazione, avendo perso la battaglia per il controllo dell’Irak, si trovano sotto scacco in Yemen ( contro gli Houtis) e in Siria . Dopo l’incidente ai pellegrini della Mecca ( con oltre mille morti di cui 430 iraniani tra morti e “dispersi” e centinaia di feriti) hanno perso la faccia per non essere stati in grado di proteggere gli ospiti-pellegrini dopo aver fatto persino ricorso ad una agenzia di sicurezza israelo-americana.

Per la mentalità araba e quella islamica, questo è il problema maggiore.

STATI UNITI: stando a quanto trapelato sui media americani, dal 2011 ad oggi, sono affluiti circa 30.000 combattenti stranieri e tutti sono stati reclutati e armati e addestrati e equipaggiati dal governo degli USA nelle sue varie forme ( Pentagono, CIA, DIA, POMED). Come avviene dal 1962 non sono stati impegnati direttamente militari USA se non come istruttori, consiglieri e advisors. Non hanno ancora imparato che non basta.

l’afflusso di questi “volontari” ( libici, Ceceni, Tunisini, Marocchini, Francesi , inglesi, turchi e sauditi) ha scatenato un’asta di ferocia mirante a mostrare maggior risolutezza e probabilità di vittoria per attirare gli aspiranti al martirio.

(Tre di questi Ceceni in licenza premio a Barcellona hanno ammazzato di botte un giovane italiano all’uscita da una discoteca la scorsa settimana.)

Gli equipaggiamenti sono americani ( camionette tutte nuove della Corea del sud, comprate dalla Concessionaria saudita della fabbrica…). La notorietà è assicurata dalla radio militare israeliana e dalla signora Rita Katz ( anch’essa israeliana/americana residente negli USA che ha ammesso di aver postato la maggior parte del Twitter dell’ISIS-Daesc- IS).

E’ stata per il Deasch quel che il sig Abdel Rahman, da Londra, è stato per i ribelli siriani verso i media occidentali: una fonte di cui non era lecito dubitare.

Hanno perso. Gli emigranti possono sposarsi per procura, ma le guerre , specie asimmetriche, vanno fatte in prima persona.
Perché nella guerra asimmetrica vince il più deciso e motivato, non il più forte.

LA MEDIAZIONE FRANCESE SULLA LIBIA AI LIMITI DELL’UMORISMO di Antonio de Martini

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tratto da www.corrieredellacollera.com

Intrigante l’interesse suscitato dalle prime azioni pubbliche  del Presidente francese Emmanuel Macron che ha inizato il suo mandato con una serie di azioni di politica estera incontrando Trump. Putin e chiunque altro  fosse disposto a fare una gita a Parigi.

I francesi, più smaliziati di noi, lo hanno sanzionato togliendogli immediatamente dieci punti percentuali di popolarità nel solo primo mese di governo. Hanno capito di aver preso un granchio e lo hanno classificato come Hollande: un arrivista che li ha giocati grazie a una buona comunicazione.

Gli unici a prenderlo sul serio sono stati ” Il Corriere della Sera” e “il Messaggero” che cercano di darsi arie da esperti di politica estera assieme al giovane ambizioso francese che pare voler frequentare più Versailles che Parigi.

Si grida alla “marginalizzazione” dell’Italia nelle vicende libiche, si invocano interventi riparatori , ci si strappa le vesti.  La materia del contendere è presto detta: Macron, ha invitato i due pretendenti al dominio della Libia a Parigi per un fine settimana perché si parlino e magari facciano miracolosamente pace. Per dare una impronta internazionale si è invitato anche il rappresentante delle Nazioni Unite Ghassan Salamé. L’Ordine del giorno era aperto: vogliatevi bene e mostratelo alle telecamere.

Non era la prima volta che i due si incontrano. Era già accaduto a maggio in quel di Abu Dahbi,  senza risultati apparenti.

Il rappresentante del GUN ( Governo di unità nazionale) Fayez Serraj  – governo che siede a Tripoli  e gode del riconoscimento delle Nzioni Unite-  si è incontrato con il comandante dell’Armata Nazionale Libica  ( ANL Khalifa Haftar .

A solennizzare l’evento, la presenza di Ghassan Salamé, uomo politico franco-libanese che dal 2003 vaga tra le crisi mediorientali  come rappresentante del Segretario Generale dell’ONU, senza risultati apprezzabili.

A Parigi, rappresentava sopratutto “un successo della diplomazia francese” reduce dal fiasco di una mancata candidatura alla guida UNESCO . Insomma, un premio di consolazione vivente all’orgoglio francese.

Cosa chiede la Francia ( a nome dell’Europa , degli USA e del Mondo non escluso Putin?): quisquilie come la tenuta delle elezioni presidenziali ( Haftar vorrebbe  piuttosto una monarchia), le lezioni legislative ( che portino la pace tra Cirenaica e Tripolitania) e la ripresa della guerra contro l’ISIS.

La materia del contendere con l’Italia è che qualcuno voleva che fosse Roma la sede di questa riunione, mentre Yves Le Drian – ministro della Difesa con Hollande , sbarcato agli esteri con Macron, ha battuto sul tempo il nostro Angelino Alfano e ha fatto l’invito per primo.

Nei fatti, entrambi questi ministri ” des affaires etrangeres , etrangers aux affaires” mostrano di non aver chi.ara la situazione in loco.

Ormai la Libia è divisa in quattro parti e non più in due. Nell’interno, verso l’Africa,, le tribu e i clan beduini hanno ripreso la loro libertà di azione e si sono divisi il territorio in die macro areee.

la parte costiera, invece  è divisa tra Cirenaica ( governata da Haftar anche se esiste un parlamento regolarmente eletto e inefficace) e la Tripolitania ( governata da un sistema consociativo incoraggiato dalla ” comunità internazionale” e presieduto da Serraj che ormai non gode del rispetto nemmeno del suo autista).

Questo assetto si è ormai stabilizzato al punto che alcune entità statali del tempo si Gheddafi si sono organizzate e tendono all’autonomia:  A Misurata,” l’ente porto”, chiamiamolo così, ( Misurata fin dal tempo dei romani è sempre stata il porto commerciale più attivo) ha assunto una serie di iniziative semi sovrane compresa la costruzione dell’Ospedale che si affianca all’ospedale da campo italiano operante in loco. L’ospedale è gestito da una società americana e curerà malati e feriti di ambo le parti ( ISIS incluso ovviamente). Gli stipendi dei dipendenti statali ( dell’epoca di Gheddafi) operanti in entrambi i campi…..

In pratica , sulle cose essenziali, il paese si è riunificato per conto nelle questioni essenziali: Sanità e proventi del petrolio. Pensate che il petrolio viene estratto in Cirenaica, i fondi vengono versati in Tripolitania e gli stipendi vengono distribuiti ai dipendenti statali operanti in entrambe le regioni…

Intanto un paio di venduti allo straniero – entrambi ampiamente sputtanati –  giocano alla democrazia a Parigi tra la goduria dei Macron e l’invidia degli Alfano che sospira all’idea che avrebbe potuto ospitarli in Sicilia facendo un favore a un albergatore amico. Tutti voti persi.

MARCO TULLIO CICERONE E TAJIP ERDOGAN. DEMOCRAZIE GEMELLE CON SUGGERIMENTI PER NOI. di Antonio de Martini

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Tratto dal blog www.corrieredellacollera.com, con la notazione, per altro implicitamente evidenziata anche dall’autore, che tale politica trova adepti convinti tra gli alleati soprattutto europei

Marco Tullio Cicerone, nel pieno della confusione creata dalla congiura di Catilina, prese una decisione “antidemocratica” che oggi farebbe rabbrividire quei campioni di ipocrisia anglosassone di Amnesty International.

Diede ordine, in spregio alla legge romana, di strangolare i senatori Lentulo e Cetego che si sapeva essere la quinta colonna di Catilina in città.

Questo gesto fece capire ai romani che non si trattava più di politica ma di sopravvivenza e  Catilina capì  che la Repubblica gli aveva tagliato le unghie ed era pronta a combattere.

Erdogan ha licenziato tutti gli appartenenti alla numerosa ( 60.000) congrega diFetullah Gulen che operava silenziosamente per sabotare la Repubblica Turca su mandato – o sotto lo sguardo benevolo- del governo USA. Non si capisce perché non avrebbe dovuto, visto che la Germania democratica , riunificandosi, ha licenziato tutti gli impiegati statali della Repubblica Democratica Tedesca, senza che nessuno fiatasse. Un milione e mezzo di individui.

Lo scopo recondito, ma sempre più evidente, è quello di ridurre le dimensioni di ogni protagonista della vita politica mediterranea in maniera da rendere meno pericolose eventuali crisi per la ridotta capacità militare di ciascuno.

La Jugoslavia è spaccata in quattro, il Sudan in tre, la Libia in tre, la Siria in tre ( operazione in corso), lo Yemen in tre. Con l’Algeria ci hanno provato con dieci anni di guerra civile, come pure nella Russia mussulmana ( Cecenia).

Si vuole privare la Turchia del kurdistan ( paese mai esistito come nazione indipendente, proprio come il Kosovo o la Repubblica di Macedonia) , dividere in due l’Irak, minacciare – per ora solo politicamente – la Spagna e l’Italia con la secessione rispettivamente della Catalogna e del Lombardo Veneto.

Gli stessi fremiti disgregatori interni alla Unione Europea, sono alimentati dagli Stati Uniti e la secessione inglese è emblematica di quanto dico.

I paesi più riottosi verso l’Unione. Sono i più amichevoli verso gli USA ( gruppo di Visegrad) e i più aiutati ( Bulgaria e Romania).

Si analizzano con pretesti sociologici le diversità ( religiose, di lingua etc) e si finanziano individui ambiziosi che i media mondiali si incaricano di rendere famosi e intoccabili per minacciare prima e provocare poi spaccature e secessioni vere e proprie con l’aiuto di ONG tutte finanziate da ” fondazioni” nate e cresciute in America. La difesa è non tener conto delle cosidette regole democratiche che  sono loro i primi a violare quando gli conviene ( in patria – con le pantere nere- e all’estero, ormai ovunque)

La reazione, in nome del principio unitario è legittima, doverosa e giusta e deve giungere alle logiche conseguenze.

Come è avvenuto per gli agitatori ” egiziani” e ” siriani” tutti dotati anche di passaporti USA, dei nove cittadini tedeschi detenuti oggi in Turchia per attività pseudo democratiche, quattro hanno la doppia cittadinanza. Chiedono cose che negli USA, ai neri, costano ancor oggi la vita.

La Turchia è stata subappaltata alla Germania come Libia e Siria alla Francia.

La ragione è di fingere l’ amicizia USA vista la superiore necessità strategica di contenere la Russia nel fianco sud della NATO.

La Turchia reagisce, per ora, punzecchiando, come ad esempio facendo rivelare alla Agenzia Anadolu la posizione di due basi segrete USA in territorio siriano.

Diventa sempre più necessaria una nuova politica estera italiana e la creazione di una struttura statuale in grado di resistere a questo nuovo tipo di guerra, rafforzare la solidarietà europea e limitare drasticamente le attività delle fondazioni, ONG , Think Tank e tutti gli altri strumenti di sovversione miranti- nei fatti- a disgregare il nostro stato. La Patria è finita a puttane da un bel pezzo.

Ne riparleremo dopo averli cacciati.

COSA SUCCEDERA’ COL NUOVO ASSETTO SAUDITA?DIPENDERA’ DALLA SOLUZIONE DEL PROBLEMA PALESTINESE. di Antonio de Martini

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tratto dal blog www.ilcorrieredellacollera.com

una interessante mappa dei meandri della politica saudita utile ad interpretare le prossime decisive vicende della casa dei Saud e le ovvie ripercussioni su quello scacchiere. Una guida tracciata dal più esperto navigatore di questioni mediorientali e nordafricane presente in Italia. Una competenza, purtroppo, che si va dissolvendo parallelamente alla consistenza del nostro paese e alla sua credibilità in quelle terre

Tre teocrazie classiche  si interessano degli avvenimenti del Levante e tra queste, la più debole è la casa reale saudita che dispone di immense ricchezze , è la custode dei luoghi santi della religione mussulmana che esercita influenza  su un miliardo e trecento milioni di mussulmani.

Evidentemente non gode di divino afflato perché da un certo numero di anni a questa parte non ne sta azzeccando una e credo  che le fortune della giovane  ( dal 1927) dinastia siano ormai agli sgoccioli.

L’altra teocrazia è quella concorrente rappresentata dall’Iran Sciita e Persianoche è in sorprendente rimonta da quando pochi mesi fa ha mostrato solidità istituzionale cambiando, senza scosse, regime , dotandosi di un nuovo PresidenteHassan Rouhani appoggiato dall’Ayatollah Ali Khamenei che rappresenta la continuità religiosa e statuale con grande  compostezza ed è il leader morale  di 200 milioni di sciiti nel mondo: il nuovo governo ha aperto all’Occidente e ha intavolato trattative che possono allentare le tensioni internazionali in quasi tutte le aree a rischio del pianeta e sta dimostrando di non essere interessato alle armi nucleari.

Non così l’Arabia Saudita.

Re Salman ben Abdulaziz, sfiora i novanta anni, lo si dice affetto da demenza senile  e suo figlio Mohammed ben Salman ha appena rotto con il resto della famiglia, sostituendo il Crownprince  Mohammed Ben Nayef, ben Abdulaziz, suo cugino e mettendolo in pratica agli arresti domiciliari nel suo palazzo di Gedda. Con questo gesto, ha rotto con la tradizione adelfica della Monarchia, col cugino che ha diretto per anni – come suo padre- il ministero dell’interno. Ignoro la posizione reale degli USA poiché entrambi i cugini avevano buoni rapporti  con gli americani.

Sul piano religioso i sauditi con le aggressioni successive all’Algeria e poi a tutte le altre nazioni islamiche hanno esasperato le divisioni di tipo teologico tra sunniti e sciiti facendone motivo di guerre e lotte interne all’islam. La Fitna  che il profeta Maometto ha sempre considerato l’abominio principale e il peccato da non perdonare. Il rischio è quello di trasformare il mondo islamico in due tronconi e dare corpo ad un emirato sciita guidato dall’Iran e , per forza di cose, alleato con tutte le minoranze religiose asiatiche inclusi i cristiani.

Sul piano politico, stanno andando peggio.

Quella del “Crownprince” è una carica che non consente in realtà un automatico accesso al trono – questo viene assegnato da un Consiglio di famiglia finora egemonizzato dai “saudari seven” i sette figli di Hassa la moglie preferita del fondatore della dinastia Abd el Aziz –  ma fa funzione di primo ministro finché vive chi lo ha nominato.

Quindi le due principali cariche del regno – re e primo ministro – sono in mano a padre e figlio, uno demente e l’altro inesperto e la governance futura non è comunque assicurata da un meccanismo dinastico automatico.

Per un recente conflitto istituzionale tra appartenenti alla nuova generazione reale, si è anche  creato un vulnus alla effettiva autorità del “Consiglio di famiglia” che ha visto il ministro dell’interno – figlio d’arte –  ( Mohammed Bin Nayef bin Abd el Aziz) nominarsi da solo il viceministro dell’interno ( unico – altra novità pericolosa-  non appartenente alla famiglia in tutto il governo) senza passare né dal Consiglio di famiglia ( che non avrebbe gradito un estraneo) e nemmeno dal Consiglio dei  ministri. Non sappiamo se anche il vice ministro dell’interno sia stato sostituito assieme al ministro.

Dunque anche il governo regolarmente insediato non gode ormai del prestigio necessario ad assicurare un’attività di governance fluida, figuriamoci in periodo di passaggio dei poteri e durante cinque crisi internazionali che dovrebbe saper  tenere a bada.

La cessazione contemporanea, non appena avverrà, della influenza dei saudari seven che egemonizzavano il Consiglio, la messa fuori gioco del Crownprince, creeranno un  vuoto di potere che sarà colmato dall’alleanza di due delle tre  forze armate interne al regno, coalizzate contro la terza: la Guardia nazionale, il ministero della Difesa e quello dell’interno. Il vincitore si farà formalmente incoronare dal Consiglio di famiglia in cerca di un altro gruppo forte che lo domini e garantisca agli oltre cinquemila parenti la prosecuzione dell’era di prosperità senza precedenti che stanno vivendo dal 1974 e che dal 1979 vedono insidiato dall’Iran Sciita e Persiano, sia sotto il profilo petrolifero che religioso.

Tra i membri della nuova generazione, i figli di alcuni tra i saudari seven sono in pole position e tra tanti il figlio di re  Salman , che comanda la guardia nazionale e il già nominato Mohammed bin Nayaf, ( Crownprince estromesso), ma la fluidità della situazione consente le più pazze ambizioni anche a  Bandar Bin Sultan – ex  capo dell’intelligence e molto amato negli USA –  benché sia figlio di una inserviente analfabeta  e quindi non abbia i quarti di nobiltà richiesti, anche se tiene a ricordare che era il nipotino preferito di Hassa la moglie -madre dei sette fratelli egemoni  nel Consiglio durante gli ultimi trenta anni.

Un ruolo chiave potrebbe essere svolto da MITAAB, uno dei cugini che inizialmente aveva svolto un ruolo di mediazione tra i due Mohammed ed era stato messo da parte.

Ogni principe che aspiri al trono o alle sue vicinanze , si adopera per acquisire meriti di fronte alla famiglia e usa  la parte di potere a sua disposizione snobbando ove possibile  gli uffici del Crownprince, e le norme scritte e no del codice di buon governo. Un disordine pericoloso per la pace nel mondo e nel mondo arabo in specie. Il nuovo Crownprince, ha al suo passivo l’aver iniziato la guerra in Yemen che sta diventando il Vietnam della dinastia.

Siamo in presenza di una sequela di crisi internazionali ognuna delle quali ha il potenziale per far saltare il sistema. Vediamole iniziando da quelle interne:

a) Situazione sociale  ai limiti della intollerabilità per la politica razzizsta  ( privilegiano cinesi e coreani e filippini per controllare eventuali nascite spurie dal colore), mentre i maschi tollerano con piacere i loro accoppiamenti con donne provenienti dal corno d’Africa nella convinzione che accoppiarsi con una nera fortifichi la virilità.  Incidenti durante il pellegrinaggio alla Mecca con centinaia di morti. Arresti a catena tra i simpatizzanti di Ben Laden in costante crescita.

b)  Gli sciiti della zona est del regno – la più ricca di petrolio. Gli abitanti sono suscettibili di dare ascolto  a sirene persiane e il ministro dell’interno MBN ha insediato un cugino  occupando  la porzione di territorio meno abitata ma più ricca e presidiata. Vedremo se anche il cugino di Mohammed ben Nayef ben Abdulaziz  – d’ora in poi solo MBN- ( Crownprince spodestato) sarà rimosso dall’incarico.

c) Ai limiti del folclore le iniziative “democratiche” inscenate per far credere che prima o poi le donne avranno qualche forma di parità ( diritto alla guida, di voto  alle comunali, una  cicciona alle Olimpiadi in tuta ecc.)

Ben più gravi sono le situazioni alle frontiere:

YEMEN   A seguito del tentativo di primavera araba  per defenestrare il Presidente Salah  – al potere da oltre un trentennio –  la situazione si è così evoluta : Salah ha accettato di andare negli USA  a curare i postumi di un attentato ai suoi danni a condizione che  rimanesse in carica il suo vice e che un suo parente mantenesse il comando di un reparto decisivo ai fini del controllo della capitale. nel frattempo, Al kaida si è inserita nell’area in cui nacque Ben Laden ed ha impegnato l’esercito in vere e proprie battaglie campali. Al Nord – al confine  con L’Arabia saudita – le tribù Houti , tradizionalmente riottose hanno trovato conveniente accordarsi con l’Iran , farsi armare e infiltrarsi nel regno. La confusione è generale ed è incrementata da attentati e rapimenti di “diplomatici” che i vari servizi segreti mettono in scena per pompare fondi ai rispettivi centri. Lo Yemen controlla la porta sud del mar rosso nota come Bab el mandeb ( porta del lamento). Il paese è spaccato in tre tronconi e per l’esaurimento delle falde acquifere il colera ha fatto la sua apparizione.

BAHREIN  dalla parte opposta della penisola, l’isoletta di Bahrein non viene nominata volentieri dai media, perché è l’altro mini Vietnam dei sauditi che portarono un “aiuto fraterno ” di settanta  carri Armati al re  ( l’unico che nel golfo ha questo titolo, gli altri sono Sceicchi o Emiri) e mantengono un ordine precario. La causa del contendere è il fatto che il re è sunnita mentre tutta la popolazione è sciita e – presumo sobillata dall’Iran – cerca di affrancarsi.  Mission impossible  poiché è anche la base della VI flotta USA  e, dopo un breve entusiasmo per la richiesta di democrazia  mostrato dal Dipartimento di stato, vige la regola del silenzio su tutto quanto avviene.

KATAR anche col katar nascono problemi di compatibilità dopo un triennio di cordiali canagliate  a danno di terzi. Il Katar ha cambiato governo in maniera radicale e però ha mantenuto l’appoggio ai fratelli mussulmani – specie egiziani – che adesso i sauditi contrastano.  Il governo saudita ha promosso una coalizione antikatar accusandolo di finanziare il terrorismo, ma in realtà perchè vuole che rompa le relazioni con l’Iran.

Il katar ha risposto picche e la crisi ha fatto saltare il CGG ( Consiglio Generale del Golfo) che è l’alleanza che sta conducendo la guerra in Yemen…..

GIORDANIA  è il paese che assieme al Marocco ( entrambe le famiglie regnanti discendono , annacquatissime, dal profeta, ha scelto di ottenere il maggior numero di fondi e aiuti possibili . La Giordania  scatola di sabbia donata dagli inglesi alla famiglia Hashemita ( la più antica dinastia regnante al mondo) cacciata dalla Mecca a cura dei sauditi, ospita una serie di profughi: palestinesi, Irakeni, Siriani, ciascuno col suo carico di drammi e necessità peculiari.  Gli USA nel 2013 hanno pompato in Giordania un miliardo di dollari e il resto lo mette l’Arabia saudita., che però non può dimenticare  che  il legittimo erede della custodia della Mecca e Medina ( e Gerusalemme) è proprio il re di Giordania. Vicino al portafoglio, ma non al cuore.

IRAK  L’A. Saudita  ha finanziato con 30 miliardi di dollari la prima guerra del Golfo del 1991  ed anche la successiva spedizione del 2003. Adesso la conseguenza è che anche l’Irak si avvicina all’Iran per via della scelta del governatore americano – l’indimenticato Paul  Bremer–  che scelse di mettere al governo gli sciiti estromettendo i sunniti che governavano da sempre il paese, come vedremo appresso.

Gli USA si sono insediati  in quell’occasione ( 1991) in una serie di basi  militari saudite che – come aveva previsto l’attuale re all’epoca contrario alla concessione , ma non regnante allora  –  non hanno più lasciato.                                                                                                                                                                                                                                                       Per dare  credibilità democratica all’attacco all’Irak ” in cerca di armi di distruzioni di massa ”  gli USA pensarono bene di spodestare i sunniti che da sempre  dominavano la Mesopotamia e affidarono il governo alla   la maggioranza scita ( 70%).  Questa scelta  ha dato fiato alla guerriglia preorganizzata del partito Baath   che non accenna a diminuire e che adesso – essendo sunnita – viene finanziata dai sauditi in funzione anti Iran. Un caso inedito di autofinanziamento della guerriglia interna. La distruzione dell’ISIS ( che Obama prevedeva in un decennio…) dimostrerà che la guerriglia irachena è nazionalista e non religiosa e quindi destinata a continuare.

La maggior influenza acquisita dagli sciiti ha rafforzato enormemente l’influenza iraniana tra il Tigri e l’Eufrate benché gli occidentali avessero covato con cura in Inghilterra  l’Ayatollah  Al Sistani  che nei loro calcoli avrebbe dovuto sradicare il partito Baath ( laico  e  socialista) e contrastare l’influenza  del Moussa Sadr  jr. legato alla Persia.

Anche qui l’Iran è  ormai a ridosso della  frontiera saudita mentre prima ( 2003) non c’era, perché l’Irak sunnita faceva da cuscinetto.

SIRIA: è l’ultima iniziativa congiunta americano-saudita in ordine di tempo. E’ costata sei anni e un numero imprecisato di morti ( non gli oltre  centomila sbandierati da un “osservatorio”   basato a Londra)  ed è l’avventura che  ha costretto gli USA a rivedere la loro strategia interventista in tutta l’area. La guerra presumibilmente non cesserà, ma diminuirà di intensità e si troveranno altre occasioni per una tregua d’armi. scambi di prigionieri o evacuazioni di civili dalle aree non sicure dell’uno o dell’altro. Fallisce con questo, il tentativo di far cadere un altro regime Baathista  ( laico e socialista) e la situazione avrà  conseguenze anche sulla situazione libanese dove abbiamo un corpo armato  italiano a disposizione dell’ONU per presidiare il confine israeliano che è il solo silenzioso in tutta l’area.

IL LIBANO Per contrastare la deriva verso la Siria, l’Arabia saudita è stata costretta a stanziare 3 miliardi di dollari affidando alla Francia il compito di riarmare e riorganizzare l’esercito libanese ( 30.000 uomini  già armati dagli americani).  Constatato il fallimento della iniziativa, l’Arabia ha disdetto il credito con grave nocumento della Francia che si era aggiudicata molte forniture. La nomina del Presidente Aoun ha rappresentato un altro passo avanti per l’Iran-Siria che lo sosteneva.

EGITTO  assentatosi dalla scena politica internazionale per inseguire chimere occidentalistiche, l’Egitto si è visto sottrarre la leadership  politica e morale del mondo arabo con la sostituzione nella posizione egemonica tradizionale in seno alla Lega Araba e la rappresentanza del mondo arabo al G20 a vantaggio dell’Arabia Saudita. Tornato alla stabilità secolare e laica assicurata dalla classe militare, L’Egitto  adesso ottiene aiuti illimitati o quasi da coloro che lo hanno prima messo in difficoltà: Americani e Sauditi,  ora interessati a ridurre l’influenza dei Fratelli Mussulmani. La recente crisi tra sauditi e Katar è frutto anche di questa ripresa di influenza egiziana sul mondo arabo.

L’Egitto non dimentica che  un secolo e mezzo fa , sotto la guida del grandeMohammed Ali ha risolto il dilemma wahabita con una spedizione militare e l’impiccagione del re  Saudita dell’epoca. Ora l’Università di Al Ahram tornerà ad assumere la leadership morale dell’Islam che non ha mai perso ma che era attutita dalla crisi politica e istituzionale del paese.

Da nessuna di queste aree di crisi l’Arabia saudita può ragionevolmente pensare  di uscire vincente o almeno con un pareggio, anche se avesse due cose che ha ormai  perduto: la stabilità istituzionale,  e l’appoggio incondizionato americano.

Il flirt con Israele completa il quadro di isolamento in seno al mondo arabo di quelli che Bin Laden definì i principati ereditari. a meno che Israele non si decida a concludere la pace con i Palestinesi il quadro di isolamento politico e  militare di quella che fu la dinastia  per anotnomasia non potrebbe essere più completo.

TURCHIA

Non è un paese arabo, ma la sua influenza è crescente da Gaza a Mossul.   La Turchia, ha appena detto  a muso duro  alla conferenza di Crans Montana in Svizzera per bocca del suo ministro degli Esteri   Mevlut Cavusoglu  al suo omologo greco Nikos Kotsias,   che non sguarnirà le truppe di stanza a Cipro e che potrebbe addirittura ” farne uso”, mentre il rappresentante dell’ONU sulla questione , dopo un ottimismo iniziale a capodanno sta lamentando il trascinarsi dei negoziati di riunificazione. La Turchia, che come membro della NATO aspira anch’essa a un ruolo egemonico nel Levante e a riprenderesi l’impero perso nel primo dopoguerra mondiale, è il nuovo pericolo all’orizzonte per il giovane avventato nuovo Crownprince che piace agli USA, ma non piace nemmeno ai parenti.

PALESTINA

L’avvenire della dinastia – e certamente quello di MBS ( Mohammed ben Salman)  è legato alla soluzione del problema palestinese che tutti fingono di ignorare. L’Arabia Saudita – che ha ufficializzato i buoni rapporti con Israele – non può stipulare un trattato di pace se prima non regola il problema israelo-palestinese.  La soluzione di questo nodo è affidata al genero del Presidente Trump, un immobiliarista trentenne che evidentemente suscita la sua fiducia. Immensi capitali  ( arabi e USA) sono stati approntati per lanciare un piano Marshall per il medio Oriente,  ( pronto da mezzo secolo ormai)  ma tutto è legato alla soluzione  problema che per primo sorse nell’area. E da questo dipende anche la sorte di tutti i paesi citati e della Monarchia che rischia un nuovo regicidio se i due popoli più rissosi della terra non troveranno una intesa che non trovano da troppo tempo.

L’ARABIA SAUDITA ( leggi Trump) PARLA ALLA NUORA ( Katar) PERCHE’ SUOCERA( Turchia) INTENDA. di Antonio de Martini

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Intanto, chiariamo:  nella penisola arabica  i confini non esistono. Sono tutte zone desertiche permeabili a volontà da chiunque – e laggiù sono la totalità- possieda un fuori strada per aggirare,  a duecento metri dalla strada,  il posto di blocco posto sulla via di accesso ufficiale.

 

I paesi che hanno deciso il “blocco economico” sono l’Arabia Saudita, il regno di Bahrein, gli emirati del golfo costituenti il Consiglio Generale del golfo ( con l’eccezione del Katar che ha il ruolo del cattivo e che rende ormai inoperante il Consiglio), l’Egitto e lo Yemen.

Si tratta di un terzo dei 22 paesi aderenti alla LEGA ARABA e questo spiega come mai la proposta non è stata nemmeno presentata alla LEGA nonostante l’Egitto ospiti l’organizzazione e ne sia egemone a parole.

Il paese soggetto a sanzioni economiche è il Katar, 11.000 km quadrati ( poco più del Lazio) con un milione e novecentomila abitanti ( di cui un quarto autoctoni e gli altri lavoratori stranieri  a contratto).Il PIL per abitante è di 192.000 dollari annui; il tasso di analfabetismo è del 18,6%, il tasso di disoccupazione è dello 0,5% e la speranza di vita media di 75 anni e qualcosa. Il paese è proprietario del network AL JAZIRA ( ” il ponte”) degli ex Hotels italiani della CIGA e di una miriade di altri immobili in Europa.

COSA HANNO DECISO:

a) rottura immediata delle relazioni diplomatiche. L’Egitto, Il Baharein e gli emirati avevano ritirato i propri ambasciatori da Doha ( capitale del Katar) già nel 2014 per protestare contro i finanziamenti dati ai Fratelli Mussulmani dal Katar.

b) Chiusura degli spazi aerei di questi tre paesi agli aerei della  Katar airways  e blocco delle linee marittime e aeree di questi paesi ( la Saudia principalmente) verso il Katar.

c) Chiusura della frontiera terrestre tra Katar e Arabia Saudita ( unica frontiera terrestre del paese).

d) Proibizione ai cittadini dei tre paesi di visitare il Katar e concessione ai Katarii di 14 giorni per lasciare il territorio dei tre paesi sanzionanti, in contrasto con l’accordo a livello di Consiglio del Golfo che garantiva la libera circolazione ( altra pietra tombale al CCG dopo la rottura dell’ intesa militare anti Houti in Yemen ).

e)Esclusione delle truppe del Katar dalla coalizione che combatte i ribelli in Yemen. L’autorizzazione al passaggio dei pellegrini verso la Mecca, vanifica ogni proibizione. Basta dire che si è diretto alla città santa per avere via libera…..

LA MOTIVAZIONE:

Riad ( Capitale della A.S.) e i suoi alleati hanno motivato la decisione con ” il sostegno a gruppi terroristi sunniti – inclusa Al Kaida, l’ISIS (EI) e i Fratelli Mussulmani , ma anche gruppi terroristi operanti nella provincia di Quatif “( Arabia Saudita dell’est) che finora erano accreditati all’Iran.

IN REALTÀ:

 Lo Yemen è preso dalla guerra civile interna in uno con l’aggressione Saudita e degli Emirati ( il governo formale ha votato il ritiro del contingente katariota che deve essere composto di contractors stranieri e  in numero esiguo).

Il Bahrein per sopravvivere ha fatto ricorso a truppe saudite ( un battaglione corazzato) presentate come appartenenti al CCG. e non è in grado di minacciare nessuno essendo un’isoletta isolata e popolata di sciiti filo iraniani…

L’unico paese “solido” partecipante alle sanzioni  è l’Egitto che vuole che i fratelli mussulmani siano inseriti nell’elenco dei gruppi terroristi e il katar rifiuta dicendo che quando un gruppo raggiunge una certa dimensione, deve essere piuttosto considerato un problema politico. E ha dato la stessa replica per HAMAS ( inserito in lista per compiacere Israele ) che Netanyahu è il solo a ritenere movimento terrorista.

PERCHÉ ADESSO :

Il viaggio di Trump e le sue roboanti dichiarazioni anti Iran hanno fatto credere al Monarca Saudita che fosse venuto il momento per colpire l’Iran nelle sue amicizie più significative: la Turchia e il Katar.  Hanno colpito il Katar per far capire ai turchi ( coi quali hanno sempre finora  intrattenuto ottimi rapporti) che è giunto il momento di scegliere. Chi è amico di Teheran e Riad contemporaneamente deve scegliere a pena di scontro e sanzioni. ( oltre alla Turchia, anche il Libano…)

Trascinarsi appresso i paesi del golfo  e il governicchio Yemenita è stato uno scherzo e l’Egitto non vedeva l’ora di riuscire a tagliare i viveri al fratelli mussulmani coi quali sta combattendo.

Abituati alla contraddittorietà della politica estera USA , gli emiri non hanno fatto  troppo caso alla visita che Trump aveva fatto   all’Emiro del Katar ( Tamim al Thani) definendolo un amico. Insomma, un equivoco come quando Saddam Hussein credette di aver avuto via libera all’invasione del Koweit….

CONSEGUENZE

Nessuna di rilievo economico: aumenterà il costo di frutta e verdura, ma i katarioti possono permetterselo. Dal vicino Iran hanno cominciato ad affluire – con 12 ore di navigazione attraverso il golfo persico – derrate alimentari a iosa: un’altra prova di buoni rapporti. Per gli iraniani sarà un ottimo affare.              Tutti gli altri paesi limitrofi aderenti alle sanzioni producono gas e petrolio, ma il Katar ne produce di più.

POLITICAMENTE:

  1. All’avvertimento obliquo alla Turchia, Erdogan ha risposto da par suo: il Parlamento turco ha deliberato l’invio di un corpo di spedizione in difesa del Katar anche se non ha definito la data entro la quale agire.                                                                                                    La controreazione USAUDITA – sempre obliqua – è consistita nell’annunzio tedesco di spostare il proprio contingente militare dalla base  aerea turca ( NATO) di Incirclik ( dove non sapevamo si fosse stabilito) verso la Giordania. Segno palese che la zona che oggi interessa  Gli USA è la frontiera Israeliana  che viene definita ” la frontiera tra i tre paesi” ( Siria, Giordania e Israele) ma che contiene due punti strategici vitali: L’incrocio carovaniero di Mafrak , dal quale si controlla l’intera penisola arabica e il Gebel Druso aggirando il quale si apre la via di Damasco.
  2. La seconda conseguenza politica consiste nel fallimento del progetto di NATO ARABA. Le forze sunnite si sono divise e adesso gli amici dell’America sono in minoranza nella LEGA ARABA.
  3. La terza conseguenza è che l’Iran, non coinvolto e risultato incolpevole dell’unrest in Bahrein e a Quatif, rafforza il legame con Doha ( capitale del Katar) avendo agito per primo in suo favore.
  4.  La quarta conseguenza è che si è dimostrata l’importanza geostrategica del plateau turco.iranico , che aspira all’autonomia e che – con la sua logica appendice afgana rappresenta il corridoio attraverso il quale le forze occidentali potrebbero aggirare le truppe russe schierate verso l’Europa e consentire all’impero di occidente di giungere al Kazakistan e alla Siberia che sono la California del prossimo secolo.  Era il southern corridor attraverso il quale gli USA inviarono ben 8 milioni di tonnellate di aiuti ai russi senza i quali Stalin sarebbe saltato.
  5. E’ per questo che stanno in Afganistan da sedici anni. Ma hanno bisogno  anche della Persia e invece di accattivarsi la formidabile piattaforma logistica, la minacciano….
  6. Last but not least: il progetto di scagliare i paesi arabi moderati  contro il jihadismo salafista è in buona parte compromesso e lo è comunque la leadership USA.
  7. Per soprammercato il Katar ha risposto che non farà ritorsioni contro i paesi sanzionatori, dando così al machismo  beota di Putin l’esempio più interessante del decennio. di come si risponde alle accuse.

Come conseguenze di un viaggio di soli  tre giorni nel Levante , Trump non poteva sperare di fare  meglio.   Ha finito di distruggere mezzo secolo di politica estera USA che Obama aveva devastato con l’aiuto di Hillary Clinton. Il fianco sud della NATO è tutto da rifare e l’operazione Afganistan-Iran è compromessa.  Forse è davvero un Agente russo.

ERDOGAN, KIM, DUTERTE, I PRIMI SCHIAFFI AL MITO AMERICANO. PERCHE? di Antonio de Martini

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 tratto da www.ilcorrieredellacollera.com

ERDOGAN, KIM, DUTERTE, I PRIMI SCHIAFFI AL MITO AMERICANO. PERCHE? di Antonio de Martini

Il lento processo di isolamento cui la politica estera degli USA sta sottoponendo il paese, non è iniziato con Donald Trump, ma la sua elezione è la logica conseguenza e il proseguimento di una scivolata destinata a provocarne lo sfaldamento progressivo.

La dirigenza americana sembra non essersi resa conto della differenza tra l’ isolazionismo del XIX secolo ( voluto e richiamabile) e isolamento del XXI secolo ( subìto e di difficile richiamabilità).

Gli elementi che hanno a mio avviso contribuito a rendere invisi gli Stati Uniti in questa fase di ” pace calda” rispetto al capitale di popolarità che avevano accumulato durante la guerra mondiale e la “guerra fredda” da cui erano usciti vittoriosi, sono, non limitativamente:

a) l’immagine dell’America apportatrice di libertà innovazione e benessere, è svanita.
Il pane bianco è risultato indigesto, la gomma americana si attacca al lavoro del dentista e Rock Hudson non era così macho come dicevano.
La crisi degli investimenti Internet, quella petrolifera, la bolla immobiliare, quella finanziaria, hanno separato per sempre l’idea di America Democratica da quella di Benessere, mentre avremmo tutti giurato che era un binomio inscindibile.
Questo elemento di fortissima attrattività, ha colpito le pubbliche opinioni di tanti paesi in Europa e in Asia e non sarà recuperato per generazioni. I surrogati offerti, l’inclusione,  il clima, la parità agli omosessuali, ci fanno oscillare tra l’incredulità e la pena.

b) l’idea della incontestabile, rassicurante, superiorità militare degli USA è stata sostituita dalla constatazione di un grande divario tecnologico gestito da una violenza cieca e impersonale, non più usata per crociate di libertà.
La guerra asimmetrica provoca, nell’uomo della strada, un effetto psicologico di simpatia istintiva per il protagonista più debole, quali che siano le colpe ascrittegli, che pesa quasi quanto una guerra perduta. Si ricomincia ad ammirare il valore personale e i piccoli vietnamiti che vivevano con un pugno di riso e sparavano col fucile ai bombardieri USA.  Si rievocano le battaglie perdute dagli angloamericani fin quasi a dimenticare gli esiti delle guerre.

c) si è fatta strada l’idea che gli amici degli USA (Ceaucescu, Duvalier, Noriega, Saddam, Gheddafi, Salah, Mubarak, Haile Sellasie, Ben Alì, Musharaf, Pinochet, Pattakos, Gursel, Menghistu, tanto per citarne alcuni) prima o poi finiscono sacrificati a esigenze di politica interna americana.
Questo elemento – finita la funzione di protezione anti URSS – ha tolto fiducia alle classi dirigenti dei paesi alleati verso la capacità USA di proteggere gli amici ( specie nei confronti delle ONG protestanti americane o delle lobbies del cotone o delle armi) , mentre la porta del Medio Oriente (Georgia, India e Pakistan, Kazakistan e paesi limitrofi) si è nuovamente dischiusa ai Russi e ai Cinesi che mostrano di difendere fino in fondo i loro alleati ( Assad, Ahmadinejad, Nazarbaiev, Basaiev, Lukashenko,Kim Jong Un) .

d) i paesi europei si sono rivelati incapaci di vera autonomia politica rispetto agli USA, hanno problemi finanziari e mancano di coesione e anche i più fedeli alleati si sono scoperti spiati, strumentalizzati e privati di posizioni economiche privilegiate, senza troppi scrupoli dall’alleato maggiore. L’Inghilterra stessa si sente abbandonata al suo destino.

L’amor di patria e il Patto Atlantico sono ormai entrati in conflitto. Cessato il pericolo russo non sono stati capaci di trovare un altro soggetto unificante di tutti i contraenti.

Si sono creati blocchi di paesi interni alla NATO intenzionati a operare in disaccordo con altri. Esempi classici: Ucraina, Libia, Siria, Terrorismo.  Tutti in ordine sparso.                                                    Agli USA restano solo amici servili ansiosi di endorsement per il governo interno al proprio paese e capaci di tradimento, perché chi tradisce gli interessi della propria patria, prima o poi sperimenterà altre lealtà.

e) uno degli effetti perversi del tradimento e dello spionaggio  è che la spia prova empatia per lo spiato ( visto il film tedesco  ” le vite degli altri” sulla STASI?) e se l’apparato spionistico dispone di influenza politica all’interno del proprio governo, tende a importare modelli altrui – che è pagato per studiare-  per “innovare”.

Il KGB ha trasformato il timore e l’odio per gli angloamericani in ammirativa imitazione del modello USA: ha guidato lo smantellamento dell’URSS introducendo acriticamente  stili di vita occidentali, sbarazzandosi dei Geronti che blateravano di comunismo, come i nostri blaterano oggi di democrazia.
La CIA ha adottato una serie di scorciatoie etiche e la protervia corporativa che ha visto applicati con successo da GESTAPO e KGB, Mukhabarat, Mossad, diventando un mostro burocratico con Forze Armate proprio e strategie segrete celate anche al proprio Parlamento e Governo. ( es il traffico di Cocaina interno agli USA; furti di opere d’arte – anche i Modigliani di Brera- per finanziare le armi dei  Contras del Nicaragua in barba al divieto del Congresso ).

f) ai ripetuti rovesci militari figli di opzioni economiche disinvolte, si sono aggiunti episodi di rovesci spionistici a catena che dimostrano sciatteria professionale, cinismo e mancanza di humint decente ( ossia informazioni dirette in loco raccolte da persone colte, equilibrate e affidabili) :

1) il Raymond Davies che a Lahore ( Pakistan) fredda nella pubblica via due agenti pakistani che lo pedinavano. Liberato, torna negli USA e massacra un tizio per una questione di parcheggio, beccandosi una condanna a due anni. ( nervi d’acciaio …)

2)Un sistema di comunicazione ” sicura”  scoperto in Libano da modesti impiegati di una compagnia telefonica e provoca 17 arresti di informatori americani. ( sciatteria).

3) Un sottotenente canadese, Jeffrey Delisle, partecipante al sistema di intercettazioni ” Five eyes” vende per cinque anni ( fino al 2012) tutti i segreti del sistema di intercettazione planetaria anglo-canadese-americano-australiano-neozelandese. ( sciatteria)

4)Il capo stazione CIA – travestito da Ambasciatore – Chris Stevens lasciato uccidere a Benghazi, dove stazionavano  ” dozzine” di agenti CIA che non intervennero per non svelare operazioni in corso. ( cinismo)

5) 24 agenti CIA processati e condannati in Italia per il rapimento di un barbuto sedicente Imam in una operazione fatta contro ( a quel che risulta ad oggi) il parere del governo italiano che ha però – di recente – graziato il principale condannato latitante e contumace ( disprezzo).

6) Ryan Christopher Fogle, finto terzo segretario di ambasciata a Mosca che offre – per iscritto e con una parrucca bionda al seguito – un milione di dollari a un impiegato dell’ FSB ( ex KGB) per avere informazioni sul Caucaso e le sue etnie, facendosi incastrare. ( ignoranza)

g) mentre prima ammiravamo Alexander Solgenitzin e Boris Pasternak grandi dissidenti del regime sovietico, oggi ammiriamo il soldato Bradley Manning e l’analista Edward Snowden che mettono a nudo la ragnatela di menzogne che il governo americano propina agli elettori, agli alleati ed ai governanti, i quali mentre prima davano il Nobel per la pace al polacco Lech Walesa, adesso se lo autoattribuiscono e poi dichiarano guerra, mentre si appendono il diploma nel salotto di casa.

h) mentre il paese durante la guerra fredda ha selezionato presidenti dello spessore di Dwigt Eisenhower , John Fritzgerald Kennedy, Lyndon Johnson, Richard Nixon, Ronald Reagan, George Bush senior, quasi tutti con esperienza internazionale, in questi ultimi venticinque anni l’America,
diciamocelo, ha dedicato meno attenzione alla scelta fatta comunque tra candidati non all’altezza, dediti all’arricchimento personale e incuranti del pensiero del mondo.
Mi ricorda Giugurta, re di Numidia,che guardando Roma esclamò   “Perirai quando troverai un compratore”.

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