MORTE A SUEZ, di Antonio de Martini

csm_GettyImages-Egitto

MORTE A SUEZ

riportato da https://www.facebook.com/antonio.demartini.589/posts/1290081454470976

Sembra che, a parte la macabra contabilità, nessun media sia capace di capire come mai ci siano attacchi nel Sinai.

Non esistono rivendicazioni territoriali di indipendenza o rivendicazioni di altro genere.

La zona di El Arish – più precisamente a bir El Abed, il pozzo dello schiavo- è isolata e priva di petrolio o altri interessi strategici. Gli abitanti sono perlopiù nomadi e di origini differenti.

Eppure gli attacchi più ” cattivi” si concentrano lì e negli ultimi tre anni, sono caduti centinaia di militari egiziani, cosa non accaduta altrove. I banditi sono ben armati. Sono arrivato su ” fuori strada”; molto per dei normali nomadi.

L’attacco, lontano dal canale, a civili inermi e in preghiera nel giorno festivo ( venerdì è la loro domenica) mira a far allentare la sorveglianza al canale di Suez e far spargere i militari su un’area più vasta diminuendo così la capacità di protezione e sorveglianza della truppa su una via d’acqua che frutta all’Egitto oltre 5 miliardi di dollari annui di royalties. Per noi europei è vitale.

Da quando la Cina è diventata “il produttore del mondo” e ha avviato le sue merci verso l’Europa sulla via della seta acquatica, ( Aleppo, terminale terrestre è stato inibito per sei lunghi anni) lungo il tragitto si sono create ipoteche di ogni genere: pirati nel mare di Giava prima dello stretto di Singapore; pirati prima dello stretto di Bab El Mandeb all’entrata del mar Rosso; minacce paramilitari al canale di Suez che mirano a impedirne la manutenzione ( dragaggio a intervalli regolari per evitare che le sabbie intasino il percorso).

Se questa via, che ha restituito la centralità perduta nel seicento al Mediterraneo, dovesse chiudersi o divenire antieconomica, tornerebbero in auge incontrastati i porti del nord Europa: Amsterdam, Anversa, Rotterdam, Londra, Amburgo ( ricordate la lega anseatica?) che conoscerebbero una rinnovata prosperità .

La Grecia, che ha ceduto parte del porto del Pireo ai cinesi, è stata duramente colpita per bilanci truccati che tutti sapevano essere truccati col consenso della UE, perché fare “l’Europa senza la Grecia equivaleva a fare un fronte laico senza Pannella.” Questo dicevano all’epoca.

Un solo ostacolo sulla rotta verso il Mediterraneo è un caso. Due ostacoli fanno pensare. Tre, permettono di individuare un trend. Quattro danno la certezza di un piano.

Vogliono che il Mediterraneo torni a un ruolo secondario per consentire la continuità dello sviluppo transatlantico.

L’Unione mediterranea proposta è voluta da Sarkozy, con sede a Barcellona e responsabile italiano, è nata come sistema per imbrigliare ogni iniziativa in materia. A riprova, non hanno fatto assolutamente nulla in un decennio.

La tecnica è la stessa applicata all’ufficio per la promozione dell’Olio di Oliva installato a Madrid con a capo il fratello del ministro italiano Saccomanni, che di fatto è sempre stato gestito da olandesi a Bruxelles ( UNILEVER ha il 90% dei propri grassi di provenienza animale, balene incluse ed è la più grande multinazionale olandese) e credo che nessuno ne abbia sentito parlare.

Egemonizzano le situazioni con lungimiranza geopolitica approfittando della debolezza dei paesi mediterranei che si possono comprare assegnando loro la sede dell’ente preposto a fare gli interessi altrui, quattro posti di lavoro e due prebende.

Adesso vogliono insabbiare il canale di Suez che l’Egitto difende con le unghie e coi denti presidiandolo giorno e notte nonostante le ingenti perdite umane di cui nessuno parla.

Adesso hanno deciso di giocare la carta del massacro ( se succede in Irak se ne fregano tutti) per costringere il governo egiziano a disperdere le forze e allentare la sorveglianza sul canale in maniera da ostacolare i dragaggi.

E non sono stati i fratelli mussulmani.

4 commenti

  • Stefano D'Andrea

    No so. Sono perplesso.
    L’IS ha dedicato molti video alla provincia del Sinai. E’ vero che essi cominciano dal gennaio del 2015 (primo nashid del gennaio 2015: http://jihadology.net/2015/01/16/ajnad-foundation-for-media-production-presents-a-new-nashid-from-the-islamic-state-the-land-of-sinai/ ; primo video sempre del gennaio: http://jihadology.net/2015/01/21/new-video-message-from-the-islamic-state-lion-of-the-battleground-wilayat-sina-sinai/) ma prima, già dal 2011, c’erano stati attacchi all’esercito egiziano da parte di un gruppo che si chiamava Ansar Bait al-Maqdis, gruppo che poi ha formato il nucleo dell’IS in Sinai. Molti video di questo gruppo mostravano le “atrocità” dell’esercito contro i civili appartenenti a questo gruppo islamista (per esempio: http://jihadology.net/2013/10/18/new-video-message-from-ibn-taymiyyah-center-for-media-the-crimes-of-the-egyptian-military-in-the-sinai-3/) e la stessa cosa affermavano alcune dichiarazioni strategiche (http://jihadology.net/2013/09/11/new-statement-from-jamaat-an%E1%B9%A3ar-bayt-al-maqdis-on-the-extended-military-campaign-against-the-people-of-the-sinai/) .
    Quindi c’era una strategia o un conflitto già in atto prima che l’ISI, approfittando della guerra in Siria, divenisse ISIS e poi IS.
    Penso che le cose siano più semplici: la strategia dell’IS non può prendere facilmente piede nelle città (salvo l’esperienza triennale del Siraq, che alimenterà la propaganda dell’IS per anni o decenni se l’IS non riuscirà a ripeterla nel prossimo decennio): giurisdizione, amministrazione, imposizione fiscale, “protezione”, formazione militare e indottrinamento dei giovani si svolgono meglio nel deserto (dove l’IS sta rifuggiandosi in Iraq e in Siria e dove si rifugiò l’ISI nel 2008 al tempo della “ritirata strategica”, dopo la sconfitta subita contro USA, consigli del risveglio e milizie islamiste sciite).
    Nelle Filippine l’IS ha mostrato cosa si può fare occupando una città per sei mesi, dando una indicazione di possibilità agli islamisti dell’Asia. Ma è necessario perdere quasi mille martiri, compreso l’ideologo del gruppo e uno dei due fratelli che capeggiavano il gruppo. Con questi uomini nel deserto si resiste per anni e si ha il tempo di indottrinare decine di migliaia di giovani.
    Credo quindi semplicemente che come in Afghanistan, il Sinai rappresenti un territorio dove poter avere il “controllo statale su un territorio (la provincia)” che l’IS persegue come idea strategica dominante.
    Vedremo inoltre se l’IS rivendicherà (fino ad ora mi sembra che non abbia rivendicato tutto) o se si tratta di strategia della tensione o se si deve rimanere nel dubbio.

    Forse sarebbe ora che chi conosce l’arabo cominciasse a dare informazioni su ciò che dice e fa l’IS, esattamente come si danno informazioni su ciò che fanno e dicono altri attori nel medio oriente. Non è chiaro perché coloro che non sanno l’arabo devono ascoltare la propaganda statunitense quella russa quella iraniana, che pure viene diffusa, quella francese, quella saudita, che pure ogni tanto viene diffusa, e mai la propaganda dell’IS. I video ci sono, le dichiarazioni strategiche pure, le “riviste” anche.
    Ci siamo ritrovati uno “stato” per tre anni, che è caduto combattendo, dopo aver resistito quasi due anni anni contro USA Turchia Russia Francia Iran Curdi iracheni milizie islamiste sciite Stato Iracheno esercito di Assad e curdi federalisti siriani. Eppure quasi nessuno si era accorto di niente e i più, ancora un paio di anni fa, sostenevano che l’IS non esiste e che la Russia lo avrebbe distrutto in due settimane o due mesi. Non si può conoscere la verità su un fenomeno politico-culturale-militare se non muovendo da ciò che quel fenomeno dice, comunica e fa.

  • Antonio de Martini

    Non c’è bisogno di sapere l’arabo per sapere cosa dice l’ISIS-IS- DAESCH , basta leggere quel che lei sostiene.
    L’unrest nel Sinai è iniziato quasi assieme alla guerra di Siria.
    Il DAESCH ha molti nemici sulla carta, ma sul campo si trasformano in amici e sovvenzionato ri.
    Le auto 4×4 sono state comprate in Arabia Saudita, l’ex emiro del Katar , Ahmed al Thani, ha ammesso in TV che i denari erano suoi e sauditi e che Turchi e Americani si sono incaricati di infiltrare il tutto in Siria, Francia e Inghilterra si sono sbarazzate dei loro fondamentalisti favorendone il reclutamento ( il fondatore di Medicins sans frontieres disse dopo un turno ad Aleppo che metà dei feriti aveva passaporto francese o inglese) ; la radio israeliana raccontando a suo modo gli avvenimenti, ha cercato di dare il senso di una strategia coerente.
    In realtà, nel DAESCH c’è una componente irachena nazionalista del baath entrata in gioco in un secondo momento è che si vendica degli USA, ma il resto è merda.
    Il territorio occupato – se preferisce liberato- dal DAESCH è vuoto o quasi. C’è , dovrei dire c’era , solo Rakka: un agglomerato di case ingrossatosi per la siccità.
    Queste informazioni le ho pubblicate a suo tempo ( dal gennaio 2011) su corrieredellacollera.com .
    Si faccia due chiacchiere con uno psicologo e cerchi di capire perché legge tutto a rovescio.

  • Antonio de Martini

    Nota aggiuntiva: nel Sinai non c’è molto petrolio. C’è solo il canale di Suez che fa transitare il 35% del petrolio necessario all’Europa. Se questo petrolio venisse portato nei porti del nord Europa, il benessere tornerebbe a fluire con un aumento notevole dei noli, dei rimessaggi, dei trasporti e del prezzo della Bazina e derivati.

  • Stefano D'Andrea

    Non mi è chiara la ragione della sua reazione. Ovvio che inizialmente li hanno finanziati come tutti gli altri gruppi. Qualcuno (della ex resistenza irachena) dice che erano soltanto 600 altri (della ex resistenza irachena) che erano soltanto 2000: che problema poteva dare? perché chi aveva interesse non avrebbe dovuto finanziarlo come tutte le altre formazioni islamiste entrate in siria o costituite in siria?
    Ma recentemente Sputnik e i vertici militari della russia, hanno finalmente tappato la bocca a tutti coloro che in questi tre anni si sono chiesti “e i soldi chi glieli dà”?
    Sputnik ora scrive che
    “Durante l’operazione in Siria la Russia è stata in grado di far saltare l’economia dei terroristi del sedicente “Stato Islamico”, direttamente dipendente dalla vendita di idrocarburi, ritiene Viktor Bondarev, presidente della commissione Difesa e Sicurezza del Consiglio della Federazione ed ex comandante dell’aviazione.
    “Siamo riusciti a rompere l’economia dell’ISIS, che è direttamente dipendente dalla vendita di idrocarburi. Per esempio due anni fa, quando la Russia aveva appena iniziato l’operazione in Siria, i terroristi incassavano 50 milioni di dollari a settimana dalle vendite di petrolio (oltre 2 miliardi di dollari all’anno),” si legge nell’articolo di Bondarev pubblicato sul giornale Rossiyskaya Gazeta.
    Secondo Bondarev, in alcuni periodi i fondamentalisti incassavano 10 milioni di dollari al giorno, mentre al momento i ricavi si attestano sui 3-4 milioni al mese.
    “I danni finanziari hanno causato gravi problemi per l’aggiunta di mezzi militari e il reclutamento, di cui gli islamisti stanno patendo ora”.”
    10 milioni di dollari al giorno! 2 miliardi di dollari all’anno! E poi c’erano le imposte di 8 milioni di persone! Altro che traffico di essere umani dalla Libia (100.000 paganti per 3000 euro a testa, ammesso che l’IS abbia gestito in esclusiva il traffico – e notoriamente le cose non stanno così – sono 300 milioni, tanto quanto l’IS incassava nei migliori trenta giorni di affari) o vendita della droga del combattente (a chi poi? ai combattenti?) per un valore di 50 milioni di dollari o, ancora, vendita di opere archeologiche o finanziamenti da stati che sono cessati da tempo (ovviamente in tutti gli stati ci sono i sostenitori).

    Io non sono credente quindi l’IS mi ammazzerebbe. Ma non mi interessa stabilire se sono merda o meno. Mi interessa stabilire se è un fenomeno rivoluzionario o più precisamente contro-rivoluzionario (che, come tutti i fenomeni rivoluzionari o contro-rivoluzionari, usa le grandi potenze: lenin usò la germania, castro gli stati uniti, garibaldi l’Inghilterra, Massoud gli Stati Uniti e sembra che pure Mussolini abbia usato inghilterra o francia) o no (ma è invece una delle tane formazioni finanziate e armate a taluni scopi, che poi scompaiono).
    Secondo me perder tempo a stabilire se sono merda o meno non solo non serve ad analizzare il fenomeno ma ci conduce a tifare: e come è noto o si tifa o si fa l’analista.

    Io mi limito ad osservare che ci sono voluti sei mesi a cacciarlo da Sirte e a terra combattevano quelli che hanno combattuto contro Gheddafi, ancora una volta con l’appoggio dei bombardamenti statunitensi. Undici mesi per cacciarlo da Mosul e sei mesi da Ramadi in entrambi i casi da parte dell’alleanza statunitense iracheno-iraniana e quattro per cacciarlo da Raqqa da parte dell’alleanza statunitense curdo-federalista-socialista. Ci sono poi voluti due anni per cacciarlo da Deir Ezzor da parte dell’alleanza russa-assadiana-iraniana. Tutti questi fronti hanno implicato la contestuale presenza di decine di migliaia di combattenti. Se poi consideriamo chi si dedicava al petrolio chi alle banche, chi all’ordine nelle città chi all’addestramento, chi allo spionaggio, chi all’indottrinamento dei giovani, ecc. ecc. possiamo farci una idea di cosa era riuscito a costruire questo gruppetto di ex resistenti iracheni, inizialmente trattato e finanziato o armato come tutte le altre “centinaia di milizie” (Putin) che hanno combattuto in Siria.

    Quindi io concludo che l’IS ha grande capacità strategica tattica e militare e che dell’IS, a differenza di tutti gli altri gruppi che stavano ad Aleppo (ad aleppo città l’IS non c’era: c’erano quelli ai quali l’IS ha sottratto Raqqa, altri nemici dell’IS) sentiremo parlare per anni. D’altra parte io lo seguo dal 2006, quando durante la resistenza irachena mi accorsi che era fatto di un’altra pasta rispetto alle brigate rivoluzione 1920, all’esercito islamico in iraq, a jaish al rachedin, all’armata naqshbandi, e alle altre formazioni, delle quali non si ha più notizia.

    Tutto qua. L’IS è stato finanziato. Ma ha rivelato enormi capacitò strategiche tattiche e militari (e ha anche distrutto l’ESL che gli USA avevano preparato per far la festa ad Assad). Secondo i vertici armati russi è riuscito anche ad incassare 50 milioni di dollari al giorno. Questo è l’IS. E per restare invita e ritentare la prossima volta con il doppio della forza, ha bisogno di controllare territori dove indottrinare i locali. Dalle città lo scacciano sia pure con il necessario ausilio dei bombardamenti usa. Quindi è costretto a costruire province nel deserto nelle foreste e nelle montagne. nelle città può restare solo in forma di “mafia” e avere un controllo molto parziale.

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