Di chi è la responsabilità della guerra in Ucraina e come finirà? Le risposte del Prof. Mearsheimer

Abbiamo già pubblicato la conferenza in lingua del professor Mearsheimer. Qui sotto la opportuna trascrizione, tradotta in italiano, delle sue parole ad opera di vocidallestero.blogspot.com Buona lettura, Giuseppe Germinario

Trascrizione dell’intervento:

In primo luogo vorrei parlare delle cause della crisi attuale e mi piacerebbe riflettere su dove

tutto questo ci porterà.  Per quanto riguarda le cause, è molto importante capire chi ha provocato questa situazione. E’ una cosa di tremenda importanza perché significa attribuire la responsabilità. In realtà qui abbiamo due scelte: o sosteniamo che l’occidente e in particolare gli Stati Uniti hanno causato la crisi o possiamo dire che sono stati i russi a provocare la crisi, ma ciò significa che chiunque secondo voi abbia causato la crisi è responsabile del disastro, ed è importante capire che questo è un disastro.

L’Ucraina ha perso la Crimea e secondo me perderà anche il Dombass. La sola questione importante per me a questo punto è capire se perderà anche dell’altro territorio nella parte orientale del paese. Inoltre l’economia dell’Ucraina è distrutta. Le sue città saranno distrutte. L’economia internazionale sarà fortemente danneggiata da questi eventi. Tutto questo penso che avrà delle terribili conseguenze  per i democratici in autunno. Inoltre renderà difficile per gli Stati Uniti spostare la propria attenzione dall’Europa per rivolgerla alla Cina, che rappresenta una minaccia potenziale. Oltre al fatto che stiamo spingendo i russi tra le braccia dei cinesi,  una cosa del tutto priva di senso, e allo stesso tempo stiamo rendendo l’Europa orientale una regione molto instabile e quindi costringerci se non altro ad alzare la posta in gioco lì.

Quindi la situazione è disastrosa e la domanda veramente importante è chi l’ha provocata e chi ne porta la responsabilità. L’opinione diffusa negli Stati Uniti e più in generale nel mondo occidentale è che la responsabilità è dei russi e in particolare di Vladimir Putin e come penso quasi tutti voi sappiate io non condivido affatto questa visione e non la condivido già da molto tempo.

Secondo me è soprattutto l’Occidente ad essere fondamentalmente responsabile di ciò che sta accadendo oggi e in gran parte questo è il risultato della decisione dell’aprile 2006 di far entrare Ucraina e Georgia nella Nato.  Volevamo integrare l’Ucraine nella Nato a tutti i costi nonostante che i russi dicessero al tempo che era una cosa categoricamente inaccettabile. I Russi avevano detto chiaramente di aver dovuto mandar giù le prime due fasi di espansione della Nato del 99 e del 2004, a che Georgia e Ucraina non avrebbero dovuto entrare nella Nato. Stavano tracciando una linea sulla sabbia. La consideravano una minaccia esistenziale. E infatti nell’agosto del 2008 c’è stata una guerra tra i russi e i georgiani su questa faccenda se la Georgia dovesse o no entrare nella Nato.

È importante capire quando parliamo di politica occidentale e della espansione della Nato in Ucraina che in realtà la politica occidentale aveva tre direttrici . L’obiettivo principale era integrare definitivamente l’Ucraina nella Nato, ma gli altri due erano  integrare l’Ucraina nella Unione europea e trasformare l’Ucraina in una democrazia liberale filoccidentale  in effetti mettendo in piedi una rivoluzione colorata. E questi tre punti della strategia erano tutti progettati per trasformare l’Ucraina in un paese filo-occidentale, un paese nell’orbita dell’occidente ai confini della Russia. E anche allora i Russi hanno detto con chiarezza inequivocabile che questo non doveva succedere.

Ora, la prima crisi è scoppiata a febbraio2014. Io la vedo così, che c’è stata una crisi importante a febbraio 2014. Poi c’è stata una grossa crisi scoppiata a dicembre dell’anno scorso, dicembre 2021, e il 24 febbraio di quest’anno è cominciata la guerra. Che dire di questa crisi del febbraio 2014. Il 22 febbraio per l’esattezza. La crisi è precipitata in gran parte a causa del colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti che ha avuto luogo in Ucraina ed è sfociato nel fatto che leader filo-russo, il presidente Yanukovych è stato destituito e rimpiazzato da un primo ministro filo-americano. I Russi l’hanno trovato intollerabile, ma allo stesso tempo stavano discutendo con l’Occidente e con gli Ucraini sulla espansione della Ue  e nello sfondo sempre in quella fase vi era anche la espansione della Nato, che stava venendo fuori. Con due conseguenze, una che in effetti i russi  si sono presi la Crimea sottraendola all’Ucraina.  Non avevano nessuna intenzione di lasciare Sebastopoli. E in secondo luogoi russi hanno contribuito ad alimentare una guerra civile nell’Ucraina dell’est e naturalmente quella guerra civile è andata avanti ben oltre il 2014.  Ma la crisi in realtà era scoppiata nel 2014.

E poi a circa metà del 2021 per poi veramente incendiarsi alla fine dell’anno, direi a dicembre 2021, c’è stata la seconda crisi importante e la domanda è cosa ha causato la crisi, e secondo me,  in gran parte è stato il fatto che l’Ucraina stava diventando “di fatto” membro della Nato.  È un luogo comune in Occidente e specialmente a Washington in questi giorni dire che la Russia non aveva affatto da temere che l’Ucraina diventasse parte della Nato, perché la Nato non stava facendo niente per integrare l’Ucraina nella Nato.Penso che in un senso formale questo può essere assolutamente corretto, ma “di fatto” è sbagliato. Quello che stavamo facendo era  armare gli Ucraini, e ricordiamo che il President Trump a dicembre del 2017 è stato oggetto di forti pressioni e ha deciso di armare gli Ucraini. Quindi noi stavamo armando gli Ucraini, li stavamo addestrando e stabilendo rapporti diplomatici sempre più stretti con gli Ucraini, e questo ha allarmato i russi, specialmente nell’estate dell’anno scorso, quando l’esercito Ucraino ha usato i droni contro le forze russe nel Donbass. Soprattutto questo ha spaventato i russi l’estate scorsa,  quando un cacciatorpediniere britannico è entrato nelle acque territoriali russenel Mar Nero.  E a novembre quando dei caccia sono entrati entro le 13 miglia dalle coste russe. Quindi tutti questi eventi si accompagnano a questa integrazione “de facto”dell’Ucraina nella Nato e hanno spinto i russi a quello che Sergey Lavrov ha definito essere il punto di non ritorno. A gennaio è stato domandato a Lavrov perché i russi sono arrivati a questo punto e perché ci siamo trovati nel mezzo di questa crisi e a gennaio Lavrov ha detto che era stato raggiunto il loro punto di non ritorno. Prima espansione della Nato, seconda espansione della Nato, e poi tutti questi eventi collegati all’Ucraina. I russi ne hanno avuto abbastanza e quindi c’è stata una crisi di enormi proporzioni, che poi naturalmente è sfociata  il 24 febbraio nell’invasione dell’Ucraina da parte dei russi.

E ora ci troviamo nel mezzo di una vera guerra. Questa non è solo una guerra civile in Ucraina orientale come quella che c’era prima del 24 febbraio. Ora ci troviamo in una vera guerra e questo ci porta alla domanda su quale sia l’opinione comune su questo argomento e su cosa penso dell’argomento contrario, che tutto questo non ha niente a che fare con l’espansione della Nato.

È abbastanza notevole quando si ascoltano parlare persone dell’amministrazione, quando si leggono gli editoriali sul Washington Post, che si sentano pronunciare discorsi di questo genere, che ciò non ha assolutamente niente a che fare con l’espansione della Nato. Non capisco come si possano dire cose simili. I russi lo stanno dicendo sin dall’aprile 2008, che il problema è l’espansione della Nato, che l’espansione della Nato in Ucraina è per loro una minaccia esistenziale. Ma gli americani semplicemente si sono rifiutati di crederci. Non tutti gli americani, ma una gran parte e soprattutto l’élite di questo paese.

E invece quel che hanno fattoè aver creato una storia secondo la quale non è la politica americana, non è l’espansione della Nato che sta dietro a questa storia, ma invece è Vladimir Putin e la sua volontà o di ricreare l’unione sovietica o di creare una Russia più grande. Ma in ogni caso vuole procedere a una espansione e grazie al cielo che abbiamo esteso la Nato, perché se non l’avessimo fatto probabilmente ormai sarebbe già a Berlino o addirittura a Parigi.  Questo è il principale argomento. Lui è un aggressore.

Ma questo argomento presenta dei problemi. In primo luogo prima del 22 febbraio nessuno sosteneva che Putin aveva intenzioni aggressive e nessuno sosteneva che l’espansione della Nato era necessaria allo scopo di contenere la Russia. Prima del 22 febbraio 2014 nessuno pensava che fosse un problema. E infatti quando la crisi è scoppiata il 22 febbraio 2014 siamo rimasti scioccati. Se si va indietro e si guardano i giornali del tempo l’amministrazione Obama è stata colta alla sprovvista perché non pensavano che i russi  fossero aggressivi. Ma naturalmente abbiamo dovuto inventare la storia dopo che è scoppiata la crisi per cui non era nostra la responsabilità di quanto sta accadendo, ma dei russi

La seconda ragione per cui bisogna dubitare è che Putin non ha mai detto di voler ricreare l’ Unione sovietica o una Russia più grande, non ha mai detto di voler conquistare l’Ucraina e annetterla alla Russia. Non c’è alcun dubbio che lui pensi dentro di sé che sarebbe giusto che l’Ucraina fosse parte della Russia, è chiaro che nel suo cuore vorrebbe tornare alla Unione sovietica, ma ha anche detto esplicitamente che razionalmentec omprende che non sarebbe una buona idea. Quindi se guardiamo a quello che lui ha detto non c’è ragione di pensare che lui voglia ricreare l’Unione sovietica o una grande Russia.

E per andare anche oltre, lui non ne ha la capacità. Per due ragioni: in primo luogo non ha un esercito abbastanza potente. Parliamo di un paese il cui Pil è inferiore a quello del Texas. Certamente non è più l’Unione sovietica dei tempi migliori. Inoltre i russi comprendono che occupare un paese o anche dei paesi e dei territori nell’Europa orientale significa cacciarsi in grossi guai.

In questo dibattito siamo quasi tutti vecchi abbastanza da ricordare la guerra fredda e tutti i problemi che aveva allora l’Unione sovietica.  Si pensi alla Germania dell’est nel 1953, all’Ungheria nel 1956, alla Cecoslovacchia nel 1968, continui problemi di consenso, E potremmo dire che i rumeni e gli albanesi sono stati il problema più grande che si sono trovati davanti. I russi sono certamente abbastanza sofisticati da capire che non solo non avrebbero la capacità, ma che occupare l’Ucraina e gli stati baltici vorrebbe dire suicidarsi. Sarebbe da pazzi, quindi penso che non ci sia nessuna prova a sostegno di questo e il mio ultimo argomento è che se si guarda a quello che i russi stanno facendo in Ucraina dal punto di vista militare al momento non sembra che vogliano conquistare il paese e occuparlo annettendolo ad una Grande Russia.

Comunque siamo qui e penso che siamo tutti molto interessati a capire dove si va a finire. Quindi vorrei formulare alcune osservazioni preliminari sulla politica americana. La politica americana, ciò che stiamo facendo è ripetere quel che è stato fatto dopo il 2014. Invece di riconsiderare e  magari dire che l’espansione della Nato non è stata una buona idea, siamo andati nella direzione opposta. Ed è per questo che vi dico che dal 2021 i russi hanno capito che stavamo “de facto” portando l’Ucraina dentro la Nato. Quindi ciò che abbiamo fatto dopo il 2014 è stato raddoppiare la posta ed è questo che ancora stiamo facendo anche adesso, raddoppiare la posta.

E questo cosa  significa, che noi stiamo incoraggiando gli Ucraini a resistere. Noi non combatteremo per loro, capite, sarà una sfida, sino all’ultimo ucraino, ma noi non faremo nessuna battaglia, loro sono soli in questo, ma li stiamo armando e stiamo facendo tutto il possibile per portarli a questo punto, sperando che possano tenere duro e giocarsela fino in fondo con i russi.  Nnessuno crede che potranno sconfiggere i russi, ma forse arrivare a uno stallo.

Ora, la domanda che bisogna porsi, che è veramente la questione cruciale, è cosa faranno i russi. Mi sembra che molti in occidente pensino che se gli ucraini faranno abbastanza resistenza i russi desisteranno o forse Vladimir Putin alzerà le mani e si arrenderà, dirà che è stata una cattiva idea e che gli dispiace. O forse ci sarà un colpo di stato a Mosca, lui sarà destituito e insedieranno un leader che arriverà a un accordo. E l’Ucraina vivrà felice per sempre e noi vivremo felici per sempre e i russi saranno puniti.  Ho passato molta della mia vita da adulto a studiare la politica delle grandi potenze e conosco a fondo la politica e so che non è così che funziona. E non è certamente così che lavorano i russi. Dovete capire, tornando indietro a quello che ho detto sulla decisione dell’aprile 2008. I russi hanno detto allora che questa era una minaccia esistenziale. Una vera minaccia esistenziale. Quindi anche prima di questa guerra che l’Ucraina divenisse parte della Nato era visto come una minaccia esistenziale. E ora stiamo parlando di una situazione in cui i russi in Ucraina vengono sconfitti. Un esito molto peggiore per i russi rispetto a quanto accaduto nell’aprile 2008 e molto peggiore di quanto accaduto a febbraio 2014. E i russi non hanno nessuna intenzione di desistere e arrendersi. Quel che i russi faranno in realtà sarà di  schiacciare gli ucraini, impiegare le armi pesanti, radere al suolo kiev e altre città in Ucraina. Faranno come a Fallujah, come a  Mosul, come a Grozny. Sapete cosa è successo nella seconda guerra mondiale quando gli Stati Uniti si trovarono di fronte alla possibilità di dover invadere le isole del Giappone nel 1945. L’idea di invadere il Giappone dopo quello che era successo a Iwo Jima e più tardi ad Okinawa veramente ci spaventava e quindi sapete cosa abbiamo fatto. Abbiamo deciso di radere al suolo le città giapponesi. A partire dal 10 marzo 1945 abbiamo ucciso più gente la notte che abbiamo bombardato Tokyo di quanti ne abbiamo ammazzato a  Hiroshima o Nagasaki. E abbiamo sistematicamente raso al suolo le città giapponesi. E perché? Perché non volevamo invaderele isole giapponesi. Quando una grande potenza si sente minacciata…

I russi non risparmieranno gli sforzi in Ucraina per essere sicuri di vincere e quindi questa è una dimensione di tipo nucleare. I russi hanno già messo in allerta le armi nucleari, e questo è uno sviluppo veramente significativo perché ciò che faranno sarà di mandarci un segnale molto forte su quanto stanno prendendo sul serio questa crisi e tutto quello che sta accadendo. E quindi se cominciamo a riportare delle vittorie e i russi cominciano ad avere perdite, dovete capire che stiamo parlando di costringere all’angolo una grande potenza nucleare che considera quanto sta accadendo come una minaccia esistenziale. Ed è una cosa molto pericolosa.

Tornando indietro alla crisi dei missili a Cuba io non penso che quel che è successo in questa crisi dei missili fosse per noi una minaccia come lo è oggi per i russi questa situazione. Ma se si ritorna indietro e si guarda a quello che pensavano gli americani allora, erano veramente terrorizzati,  pensavano che i missili sovietici a Cuba erano una minaccia esistenziale  e molti dei consiglieri di Kennedy volevano usare il nostro arsenale nucleare contro l’Unione sovietica.

Le grandi potenze la prendono molto seriamente quando ritengono di trovarsi davanti a delle minacce esistenziali e quindi secondo me siamo in una situazione molto pericolosa. Penso che la probabilità di una guerra nucleare sia molto bassa, ma non c’è bisogno che la probabilità sia alta per essere veramente spaventati, a causa delle  conseguenze dell’uso di armi nucleari. Quindi faremmo meglio a essere molto prudenti, rispetto al fatto di spingere all’angolo i russi

Ma ancora, io non credo che succederà, perché credo che quello che accadrà è che in questa competizione tra noi e i russi vinceranno i russi. Ora, vi chiederete perché sto dicendo questo. Io credo  che se pensate un po’ a chi ha più risolutezza, a chi veramente si preoccupa di più di questa situazione, i russi o gli americani, gli americani non tengono così tanto all’Ucraina. Gli americani hanno chiarito che non hanno nessuna intenzione di combattere e morire per l’Ucraina, qQuindi non è così importante per noi. Mentre i russi hanno reso chiaro che per loro questa è una minaccia esistenziale. Quindi l’equilibrio della determinazione credo che sia a loro favore. Quindi come avanziamo nell’escalation della tensione, la mia impressione – ed è una mia ipotesi – è che i russi prevarranno, non gli americani, e i russi prevarranno perché sono più determinati.

Ora la domanda è chi perderà questa guerra. Io penso che non importa molto agli Stati Uniti se perdiamo, nel senso che i russi vinceranno in Ucraina. E penso che i veri perdenti in questa guerra saranno gli ucraini. E quel che è successo è che abbiamo portato l’Ucraina alla rovina. Abbiamo spinto molto per incoraggiarli a voler diventare parte della Nato. Abbiamo spinto molto forte per farli entrare nella Nato e fare di loro un baluardo occidentale  ai confini della Russia,  malgrado i russi avessero detto molto chiaramente che sarebbe stato per loro inaccettabile.

Qui in effetti – e sto parlando dell’occidente – abbiamo preso un bastone e abbiamo colpito l’orso sulla testa. E come voi tutti sapete, se prendete un bastone e colpite un orso sulla testa l’orso probabilmente, non la prenderà bene e probabilmente risponderà. Ed è proprio questo che sta succedendo, quell’orso farà a pezzi l’Ucraina, sta per fare a pezzi l’Ucraina.

E di nuovo ritorniamo al punto da cui siamo partiti. Chi porta la responsabilità di tutto questo. Sono i russi ad essere i responsabili? Io non credo. Non c’è dubbio che i russi stanno facendo il lavoro sporco. non voglio mentire su questo. Ma la domanda è che chi ha portato i russi a fare questo. E secondo la mia opinione la risposta è semplice: gli Stati Uniti d’America.

Grazie.

New Yorker – Perché John Mearsheimer incolpa gli Stati Uniti per la crisi in Ucraina

Il New Yorker pubblica un’intervista al prof. John Mearsheimer, politologo e studioso delle relazioni internazionali tra i più autorevoli e conosciuti nel suo campo,  una assoluta autorità in materia, in cui lo studioso svolge una argomentata e severa critica alla politica estera americana degli ultimi decenni e più in generale dell’occidente, accusati di una pericolosa mancanza di realismo e di una grave miopia nei confronti del vero concorrente degli USA, che non è la Russia, ma la Cina.
(preziosa segnalazione di @BuffagniRoberto)

Il politologo afferma da anni che l’aggressione di Putin nei confronti dell’Ucraina è causata dall’intervento occidentale. Gli eventi recenti gli hanno fatto cambiare idea?

 

Di Isaac Chotiner, 1 marzo 2022

Il politologo John Mearsheimer è stato uno dei più famosi critici della politica estera americana dalla fine della Guerra Fredda. Forse meglio conosciuto per il libro che ha scritto con Stephen Walt, “The Israel Lobby and US Foreign Policy“, Mearsheimer è un sostenitore della politica delle grandi potenze, una scuola di relazioni internazionali realistiche che presume che, in un tentativo egoistico di preservare la sicurezza nazionale, gli stati agiranno in via preventiva per anticipare gli avversari. Per anni, Mearsheimer ha sostenuto che gli Stati Uniti, spingendo per espandere la Nato verso est e stabilendo relazioni amichevoli con l’Ucraina, hanno aumentato le probabilità di una guerra tra potenze nucleari e hanno gettato le basi per la posizione aggressiva di Vladimir Putin nei confronti dell’Ucraina. Infatti, nel 2014, dopo che la Russia ha annesso la Crimea, Mearsheimer ha scritto che “gli Stati Uniti e i loro alleati europei condividono la maggior parte della responsabilità per questa crisi”.

L’attuale invasione dell’Ucraina ha rinnovato il dibattito di lunga data sulle relazioni tra Stati Uniti e Russia. Sebbene molti critici di Putin abbiano sostenuto che avrebbe perseguito una politica estera aggressiva nei confronti delle ex repubbliche sovietiche indipendentemente dal coinvolgimento occidentale, Mearsheimer mantiene la sua posizione, secondo la quale gli Stati Uniti sono colpevoli di averlo provocato. Di recente ho parlato con Mearsheimer per telefono. Durante la nostra conversazione, che è stata modificata per ragioni di lunghezza e chiarezza, abbiamo discusso sul fatto se la guerra in corso avrebbe potuto essere evitata, se ha senso pensare alla Russia come a una potenza imperiale e  quali sono i progetti di Putin sull’Ucraina.

 

Guardando ora alla situazione con Russia e Ucraina, come pensa che il mondo sia arrivato a questo punto?

Penso che tutti i problemi siano iniziati in realtà nell’aprile 2008, al vertice della NATO a Bucarest, dove la NATO ha rilasciato una dichiarazione in cui si affermava che l’Ucraina e la Georgia sarebbero diventate parte della NATO. I russi all’epoca hanno chiarito inequivocabilmente che consideravano questa una minaccia esistenziale e hanno tracciato una linea nella sabbia. Tuttavia, quello che è successo con il passare del tempo è che siamo andati avanti per includere l’Ucraina in Occidente e per fare dell’Ucraina un baluardo occidentale al confine con la Russia. Naturalmente, questo significa più della semplice espansione della NATO. L’espansione della NATO è il cuore della strategia, ma questo comporta anche l’espansione dell’UE, significa trasformare l’Ucraina in una democrazia liberale filoamericana e, dal punto di vista russo, questa è una minaccia esistenziale.

Lei ha detto che si tratta di “trasformare l’Ucraina in una democrazia liberale filoamericana”. Non credo molto nell’America che “trasforma” i posti in democrazie liberali. E se fosse l’Ucraina, il popolo ucraino, a voler vivere in una democrazia liberale filoamericana?

Se l’Ucraina diventa una democrazia liberale filoamericana, membro della NATO e membro dell’UE, i russi lo considereranno un fatto categoricamente inaccettabile. Se non ci fosse un’espansione della NATO e dell’UE, e l’Ucraina semplicemente diventasse una democrazia liberale amica degli Stati Uniti e dell’Occidente più in generale, probabilmente potrebbe farla franca. Deve capire che qui è in gioco una strategia a tre punte: espansione UE, espansione NATO e trasformazione dell’Ucraina in una democrazia liberale filoamericana.

Lei continua a dire “trasformare l’Ucraina in una democrazia liberale” e sembra che sia un problema per gli ucraini prendere questa decisione. La Nato può decidere chi ammettere, ma abbiamo visto nel 2014 che sembrava che molti ucraini volessero essere considerati parte dell’Europa. Sembrerebbe quasi una sorta di imperialismo dire loro che non possono essere una democrazia liberale.

Non è imperialismo; questa è la politica delle grandi potenze. Quando sei un paese come l’Ucraina e vivi accanto a una grande potenza come la Russia, devi prestare molta attenzione a ciò che pensano i russi, perché se prendi un bastone e li colpisci negli occhi, si vendicheranno. Gli Stati dell’emisfero occidentale lo capiscono perfettamente quando si tratta degli Stati Uniti.

La Dottrina Monroe, in sostanza.

Certo. Non c’è paese nell’emisfero occidentale a cui sia permesso di invitare una grande potenza geograficamente lontana a portare forze militari in quel paese.

Giusto, ma dire che l’America non permetterà ai paesi dell’emisfero occidentale, che sono per la maggior parte democrazie, di decidere che tipo di politica estera fare – si può pensare che sia una cosa buona o meno, ma questo è imperialismo, giusto? In sostanza, stiamo dicendo che abbiamo una sorta di voce in capitolo su come i paesi democratici debbano gestire i loro affari.

Abbiamo questa voce in capitolo e, in effetti, abbiamo rovesciato dei leader democraticamente eletti nell’emisfero occidentale durante la Guerra Fredda perché non eravamo contenti delle loro politiche. Questo è il modo in cui si comportano le grandi potenze.

Certo che l’abbiamo fatto, ma mi chiedo se dovremmo comportarci in quel modo. Quando pensiamo alla politica estera, non dovremmo provare a creare un mondo in cui né gli Stati Uniti né la Russia si possano comportare in quel modo?

Non è così che funziona il mondo. Quando provi a creare un mondo che assomigli a quello, finisci con fare delle politiche disastrose, come quelle che gli Stati Uniti hanno perseguito durante la fase unipolare. Abbiamo girato il mondo cercando di creare democrazie liberali. Il nostro obiettivo principale, ovviamente, era il Medio Oriente, e ha presente come ha funzionato. Non molto bene.

Penso che sia difficile dire che la politica americana in Medio Oriente negli ultimi settantacinque anni dalla fine della seconda guerra mondiale, o negli ultimi trent’anni dalla fine della guerra fredda, sia stata quella di creare democrazie in Medio Oriente.

Penso che fosse questa la Dottrina Bush durante il periodo unipolare.

In Iraq. Ma non nei territori palestinesi, o in Arabia Saudita, o in Egitto, o altrove, giusto?

No, be’, non in Arabia Saudita e non in Egitto. Per cominciare, la Dottrina Bush affermava sostanzialmente che se avessimo potuto creare una democrazia liberale in Iraq, questo avrebbe avuto un effetto domino e altri paesi come la Siria, l’Iran e infine l’Arabia Saudita e l’Egitto, si sarebbero trasformati in democrazie. Questa era la filosofia di base dietro la Dottrina Bush. La Dottrina Bush non era stata progettata solo per trasformare l’Iraq in una democrazia. Avevamo in mente un disegno molto più grande.

Possiamo discutere di quanto le persone in carica nell’amministrazione Bush volessero davvero trasformare il Medio Oriente in tante democrazie, e pensassero davvero di avere successo. La mia sensazione era che non ci fosse molto entusiasmo nel trasformare l’Arabia Saudita in una democrazia.

Bene, penso che concentrarsi sull’Arabia Saudita sia un modo facile per confermare il suo punto di vista. Questo è stato il caso più difficile dal punto di vista dell’America, perché l’Arabia Saudita ha così tanta influenza su di noi a causa del petrolio, e di certo non è una democrazia. Ma la Dottrina Bush, se andiamo a vedere quello che veniva detto all’epoca, si basava sulla convinzione che avremmo potuto democratizzare il grande Medio Oriente. Non sarebbe successo dall’oggi al domani, ma alla fine sarebbe accaduto.

Mi sembra che il mio argomento può essere che le azioni parlano più delle parole e, qualunque cosa abbia detto Bush nei suoi discorsi fioriti, non credo che la politica degli Stati Uniti in nessun momento della loro storia recente sia stata quella di cercare di instaurare delle democrazie liberali in tutto il mondo.

C’è una grande differenza tra come si sono comportati gli Stati Uniti durante la fase unipolare e come si sono comportati nel corso della loro storia. Sono d’accordo con lei quando parla della politica estera americana nel corso della sua storia più in generale, ma il periodo unipolare è stato un momento molto speciale. Credo che durante questa fase ci siamo impegnati a fondo nella diffusione della democrazia.

A proposito dell’Ucraina, è molto importante capire che, fino al 2014, non avevamo previsto l’espansione della Nato e dell’UE come una politica volta a contenere la Russia. Prima del 22 febbraio 2014 nessuno pensava seriamente che la Russia fosse una minaccia. L’espansione della NATO, della UE, e trasformare l’Ucraina, la Georgia e altri paesi in democrazie liberali significava creare una gigantesca zona di pace che si estendesse in tutta Europa e includesse l’Europa orientale e l’Europa occidentale. Non mirava a contenere la Russia. Quello che è successo è che è scoppiata questa grave crisi e abbiamo dovuto cercare la colpa, e ovviamente non avremmo mai dato la colpa a noi stessi. Dovevamo incolpare i russi. Quindi abbiamo inventato questa storia secondo cui la Russia era intenzionata all’aggressione nell’Europa orientale. Che Putin è interessato a creare una Russia più grande, o forse anche a ricreare l’Unione Sovietica.

Torniamo a quel momento e all’annessione della Crimea. Stavo leggendo un vecchio articolo in cui scrivevi: “Secondo la visione prevalente in Occidente, la crisi ucraina può essere attribuita quasi interamente all’aggressione russa. Il presidente russo Vladimir Putin, secondo questa teoria, ha annesso la Crimea per il suo desiderio di lunga data di resuscitare l’impero sovietico, e alla fine potrebbe conquistare il resto dell’Ucraina e altri paesi dell’Europa orientale”. E poi dice: “Ma questo resoconto è sbagliato”. Quello che è successo nelle ultime due settimane le fa pensare che il resoconto fosse più vicino alla verità di quanto avrebbe potuto pensare?

Oh, penso che avevo ragione. Penso che vi sia una chiara evidenza che non pensavamo che Putin fosse un aggressore prima del 22 febbraio 2014. Questa è una storia che abbiamo inventato per potergli attribuire la colpa.  La mia argomentazione è che l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti, sono il principale responsabile di questo disastro. Ma nessun politico americano, e quasi nessuno nell’establishment della politica estera americana, vorrà riconoscere questa linea di argomentazione, e diranno che i responsabili sono i russi.

Intende perché i russi hanno fatto l’annessione e l’invasione?

Sì.

Mi interessava quell’articolo perché sostiene che l’idea che Putin possa alla fine voler prendere il resto dell’Ucraina, così come altri paesi dell’Europa orientale, è sbagliata. Dato che ora sembra proprio volere il resto dell’Ucraina, pensa col senno di poi che quell’argomento magari era vero, anche se all’epoca non lo sapevamo?

È difficile dire se vorrà prendere il resto dell’Ucraina, perché – anche se non voglio fare il pignolo – ciò implicherebbe che vuole conquistare tutta l’Ucraina e poi rivolgersi agli stati baltici e che il suo obiettivo sia creare una Russia più grande, o una reincarnazione dell’Unione Sovietica. Non vedo alcuna prova che questo sia vero. È difficile dire, guardando le mappe del conflitto in corso, cosa stia combinando esattamente. Mi sembra abbastanza chiaro che prenderà il Donbass e che il Donbass diventerà o due stati indipendenti o un grande stato indipendente, ma, a parte questo, non è chiaro cosa farà. Voglio dire, sembra evidente che non stia toccando l’Ucraina occidentale.

Però le sue bombe sì, la stanno toccando, giusto?

Ma non è questo il problema più importante. La questione cruciale è: quale territorio conquisti e quale territorio ti tieni? L’altro giorno stavo parlando con qualcuno di cosa accadrà con queste forze che stanno uscendo dalla Crimea, e questa persona mi ha detto che pensava che si sarebbero dirette a ovest e avrebbero preso Odessa. Parlando con qualcun altro più recentemente sembrava che ciò non sarebbe accaduto. So cosa accadrà? No, nessuno di noi sa cosa accadrà.

Non pensa che abbia progetti su Kiev?

No, non credo che abbia progetti su Kiev. Penso che sia interessato a prendere almeno il Donbass, e forse un po’ più di territorio e l’Ucraina orientale, e, in secondo luogo, vuole installare a Kiev un governo filo-russo, un governo che sia in sintonia con gli interessi di Mosca.

Pensavo avesse detto che non era interessato a prendere Kiev.

No, è interessato a prendere Kiev ai fini del cambio di regime. OK.?

Invece di che cosa?

Invece di conquistare Kiev definitivamente.

Sarebbe un governo favorevole alla Russia su cui presumibilmente avrebbe voce in capitolo, giusto?

Si, esattamente. Ma è importante capire che è fondamentalmente diverso dal conquistare e mantenere Kiev. Capisce quello che sto dicendo?

Potremmo pensare ai possedimenti imperiali dove una specie di prestanome veniva posto sul trono, anche se la madrepatria controllava effettivamente quello che stava succedendo lì, giusto? Potremmo dire che quei luoghi erano stati conquistati, giusto?

Ho problemi con il suo uso della parola “imperiale”. Non conosco nessuno che parli di tutto questo problema in termini di imperialismo. Questa è la politica delle grandi potenze, e ciò che i russi vogliono è un regime a Kiev che sia in sintonia con gli interessi russi. Alla fine potrebbe essere che i russi sarebbero disposti a vivere con un’Ucraina neutrale e che non sarà necessario che Mosca abbia alcun controllo significativo sul governo di Kiev. Può darsi che vogliano solo un regime neutrale e non filoamericano.

Quando ha detto che nessuno ne parla come di imperialismo, nei suoi discorsi Putin si riferisce specificamente al “territorio dell’ex impero russo”, che si lamenta di aver perso. Quindi sembra che ne stia parlando.

Penso che sia sbagliato, perché penso che lei stia citando solo la prima metà della frase, come fa la maggior parte delle persone in Occidente. Ha detto: “Chi non sente la mancanza dell’Unione Sovietica non ha cuore“. E poi ha detto: “Chi la rivuole indietro non ha cervello“.

Sta anche dicendo che l’Ucraina è essenzialmente una nazione inventata, creata artificialmente, e sembra invaderla, no?

OK, ma metta insieme queste due cose e mi dica cosa significano. Non ne sono troppo sicuro. Lui crede che sia una nazione inventata. Potremmo fargli notare che tutte le nazioni sono inventate. Qualsiasi studente di nazionalismo può dirlo. Inventiamo questi concetti di identità nazionale. Sono pieni di ogni sorta di miti. Quindi ha ragione sull’Ucraina, proprio come ha ragione sugli Stati Uniti o la Germania. Il punto molto più importante è: capisce che non può conquistare l’Ucraina e integrarla in una Russia più grande o in una reincarnazione dell’ex Unione Sovietica. Non può farlo. Quello che sta facendo in Ucraina è fondamentalmente diverso. Ovviamente sta portando via un po’ di territorio. Prenderà parte del territorio dall’Ucraina, oltre a quanto accaduto con la Crimea nel 2014. Inoltre, è decisamente interessato al cambio di regime. Oltre a ciò, è difficile dire esattamente a cosa porterà tutto questo, tranne il fatto che non conquisterà tutta l’Ucraina. Sarebbe un errore di proporzioni colossali provare a farlo.

Presumo che se provasse a farlo, ciò cambierebbe la sua analisi degli eventi.

Assolutamente. La mia argomentazione è che non vuole ricreare l’Unione Sovietica o cercare di costruire una Russia più grande, che non è interessato a conquistare e integrare l’Ucraina nella Russia. È molto importante capire che noi abbiamo inventato questa storia secondo la quale Putin è molto aggressivo ed è il principale responsabile di questa crisi in Ucraina. L’argomento che è stato inventato dall’establishment della politica estera negli Stati Uniti, e più in generale in Occidente, ruota attorno all’affermazione che Putin è interessato a creare una Russia più grande o una reincarnazione dell’ex Unione Sovietica. Ci sono persone che credono che quando avrà finito di conquistare l’Ucraina, si dirigerà  verso gli stati baltici. Non si rivolgerà agli stati baltici. Prima di tutto, gli stati baltici sono membri della Nato e…

Questa è una cosa buona?

No.

Sta dicendo che non li invaderà perché fanno parte della Nato, ma non dovrebbero far parte della Nato.

Sì, ma sono due questioni molto diverse. Non sono sicuro del motivo per cui le sta collegando. Se penso o no che dovrebbero far parte della NATO è indipendente dal fatto che facciano parte della NATO. Di fatto fanno parte della Nato. Hanno la garanzia dell’articolo 5: questo è tutto ciò che conta. Inoltre, non ha mai dato alcuna prova che sia interessato a conquistare gli stati baltici. In effetti, non ha mai dato alcuna prova che sia interessato a conquistare l’Ucraina.

Mi sembra che se vuole ritornare indietro a qualcosa, è all’impero russo che precedette l’Unione Sovietica. Sembra molto critico nei confronti dell’Unione Sovietica, giusto?

Be’, non so se è critico.

Lo ha detto nel grande saggio che ha scritto l’anno scorso, e in un recente discorso ha detto che essenzialmente considera come una colpa il fatto che le politiche sovietiche abbiano concesso un certo grado di autonomia alle repubbliche dell’Urss, come l’Ucraina.

Ma ha anche detto, come ho letto prima, “Chi non sente la mancanza dell’Unione Sovietica non ha cuore“. Questo è in qualche modo in contrasto con quello che ha appena detto. Voglio dire, in effetti sta dicendo che gli manca l’Unione Sovietica, giusto? Questo è quello che sta dicendo. Quello di cui stiamo parlando qui è la sua politica estera. La domanda che si deve porre è se questo sia un paese che ha la capacità di farlo. Si renda conto che questo è un paese che ha un PIL più piccolo del Texas.

I paesi cercano sempre di fare cose che non hanno la capacità di fare. Avrebbe potuto dirmi: “Chi penserebbe che l’America possa far funzionare rapidamente il sistema di potere iracheno? Abbiamo questi problemi anche in America”. E avrebbe avuto ragione Eppure pensavamo di potercela fare, e ci abbiamo provato, e abbiamo fallito, giusto? L’America non ha potuto fare ciò che voleva durante il Vietnam, e sono sicuro che mi dirà che questo è un motivo per non combattere queste varie guerre – e sono d’accordo – ma ciò non significa che fossimo corretti o razionali riguardo alle nostre capacità.

Sto parlando del potenziale di potere della Russia, la potenza economica di cui dispone. La potenza militare si basa sulla potenza economica. C’è bisogno di una base economica per costruire un esercito davvero potente. Andare a conquistare paesi come l’Ucraina e gli stati baltici e ricreare l’ex Unione Sovietica o ricreare l’ex impero sovietico nell’Europa orientale richiederebbe un esercito imponente e quindi una base economica che la Russia contemporanea nemmeno si  avvicina ad avere. Non c’è motivo di temere che la Russia eserciti un’egemonia a livello regionale in Europa. La Russia non è una seria minaccia per gli Stati Uniti. A livello internazionale siamo di fronte a una seria minaccia. Siamo di fronte a un concorrente alla pari. E questo è la Cina. La nostra politica nell’Europa orientale sta minando la nostra capacità di affrontare la minaccia più pericolosa che dobbiamo affrontare oggi.

Quale pensa che dovrebbe essere la nostra politica in Ucraina in questo momento, e cosa la preoccupa di ciò che stiamo facendo, nel senso che potrebbe indebolire la nostra politica verso la Cina?

In primo luogo dovremmo distogliere l’attenzione dall’Europa per focalizzarci sulla Cina. E, in secondo luogo, dovremmo impegnarci in modo straordinario per creare relazioni amichevoli con i russi. I russi fanno parte della nostra coalizione di equilibri contro la Cina. Se vivi in ​​un mondo in cui ci sono tre grandi potenze – Cina, Russia e Stati Uniti – e una di queste grandi potenze, la Cina, è un concorrente alla pari, quello che dovresti voler fare se sei gli Stati Uniti è avere la Russia dalla tua parte. Invece, quello che abbiamo fatto con le nostre assurde politiche nell’Europa orientale è stato portare i russi tra le braccia dei cinesi. Questa è una violazione della politica dell’equilibrio tra le potenze.

Sono andato a rileggere sulla London Review of Books il suo articolo del 2006 sulla lobby israeliana. Stava parlando della questione palestinese e ha detto una cosa su cui sono molto d’accordo, ovvero: “C’è una dimensione morale anche qui. La lobby degli Stati Uniti è diventata il supporto de facto dell’occupazione israeliana nei territori occupati, rendendosi complice dei crimini perpetrati contro i palestinesi”. Mi ha fatto piacere leggerlo, perché so che si considera un vecchio duro e burbero che non parla di moralità, ma mi è sembrato che stesse suggerendo che in questo caso esiste una dimensione morale. Sono curioso di sapere cosa ne pensa, se vi sia una dimensione morale in ciò che sta accadendo in Ucraina in questo momento.

Penso che in quasi tutte le questioni di politica internazionale sia coinvolta una dimensione strategica e una morale. Penso che a volte le dimensioni morali e strategiche si allineino l’una con l’altra. In altre parole, se stai combattendo contro la Germania nazista dal 1941 al 1945, conosci il resto della storia. Ci sono altre occasioni in cui quelle frecce puntano in direzioni opposte, in cui fare ciò che è strategicamente giusto è moralmente sbagliato. Penso che se ti unisci in alleanza con l’Unione Sovietica per combattere la Germania nazista, questa è una politica strategicamente saggia, ma moralmente sbagliata. Ma lo fai perché non hai scelta, per ragioni strategiche. In altre parole, quello che le sto dicendo, Isaac, è che quando arriva il momento critico, le considerazioni strategiche prevalgono sulle considerazioni morali. In un mondo ideale, sarebbe meraviglioso se gli ucraini fossero liberi di scegliere il proprio sistema politico e di scegliere la propria politica estera.

Ma nel mondo reale, questo non è fattibile. Gli ucraini hanno un legittimo interesse a prestare seria attenzione a ciò che i russi vogliono da loro. Corrono un grave rischio a rendere i russi fondamentalmente ostili nei loro confronti. Se la Russia pensa che l’Ucraina rappresenti una minaccia esistenziale per la Russia perché si sta allineando con gli Stati Uniti e i suoi alleati dell’Europa occidentale, ciò causerà un danno enorme all’Ucraina. Questo ovviamente è esattamente ciò che sta accadendo ora. Quindi la mia argomentazione è: la strategia strategicamente saggia per l’Ucraina è quella di interrompere le sue strette relazioni con l’Occidente, in particolare con gli Stati Uniti, e cercare di accogliere i russi. Se non ci fosse stata la decisione di spostare la Nato verso est per includere l’Ucraina, la Crimea e il Donbass sarebbero oggi parte dell’Ucraina e non ci sarebbe guerra in Ucraina.

Questo consiglio sembra poco verosimile ora. C’è ancora tempo, nonostante quello che stiamo vedendo sul campo, perché l’Ucraina riesca a placare in qualche modo la Russia?

Penso che ci sia una seria possibilità che gli ucraini possano elaborare una sorta di modus vivendi con i russi. E il motivo è che i russi ora stanno scoprendo che occupare l’Ucraina e cercare di dirigere la politica ucraina comporta grossi guai.

Quindi sta dicendo che occupare l’Ucraina sarà una difficile impresa?

Assolutamente, ed è per questo che le ho detto che non pensavo che i russi intendano occupare l’Ucraina a lungo termine. Ma, per essere molto chiari, ho detto che prenderanno almeno il Donbass e, si spera, non più della parte più orientale dell’Ucraina. Penso che i russi siano troppo intelligenti per rimanere coinvolti in un’occupazione dell’Ucraina.

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Perché la crisi in Ucraina è colpa dell’Occidente, di John J. Mearsheimer

La scelta di Putin di riconoscere le repubbliche del Donbass e di Luhansk è la conferma del punto di svolta avvenuto con la presentazione della base di trattativa agli Stati Uniti e alla NATO; è un punto di non ritorno il cui carattere invalicabile è accentuato dal tono e dai contenuti del discorso di ieri. Con esso riconosce negli Stati Uniti e nella NATO i soli interlocutori credibili; delegittima storicamente lo stato ucraino, trattando per altro il governo Zerenski per quello che è: un fantoccio sorto da un vero e proprio colpo di stato portato a termine con provocazioni ormai collaudate a colpi di fucile ai danni di poliziotti e manifestanti ignari in piazza Maidan. La specificità dell’intervento sta nell’abbandono dell’impostazione realistica del tentativo di trattativa. Il riferimento al sangue e alle tradizioni della Russia sono il segnale di una sfiducia nelle possibilità di un accordo e della necessità di mobilitare anche emotivamente le proprie schiere. Nell’altro campo, in particolare quello statunitense, preoccupa soprattutto un aspetto: l’avventurismo e la ottusità delle recenti scelte derivano da una persistente illusione di dominio unipolare e dalle caratteristiche assunte dal confronto politico statunitense ridotto ad una faida tra centri decisionali e ad inerzie di apparati; non sono la scelta comunque consapevole di una presidenza in grado di controllare la propria amministrazione, ma l’esito di uno sbandamento nel quale trovano spazio colpi di mano e iniziative autonome di centri decisionali, accecati da furore ideologico e spinti dall’inerzia dei propri apparati e gruppi di interesse. Ne parleremo estesamente, lo abbiamo per altro più volte sottolineato e documentato, in altre occasioni. Negli Stati Uniti, per altro, non mancherebbero interlocutori autorevoli ed influenti portatori di un approccio più realistico e più disponibili quantomeno a riconoscere il carattere multipolare degli attuali rapporti geopolitici. L’articolo tradotto in calce ne è una espressione.

Quello che preoccupa in Europa, la vittima designata ed autolesionistica di queste dinamiche, è la assoluta mancanza di volontà di cogliere e di comprendere le possibilità quantomeno di condizionamento delle dinamiche dell’alleanza atlantica se non proprio di sganciarsi da essa. Ci sono alcuni positivi segnali contrari come la candidatura di Zemmour in Francia, non a caso sostenuta da tempo dalla componente trumpiana dell’agone politico americano. Una candidatura che, per le modalità con la quale è perseguita, rivela l’esistenza di gruppi e apparati tutt’altro che sprovveduti nel perseguire una politica di indipendenza ed autonomia strategica. E’ però troppo poco e soprattutto un fenomeno ancora isolato, nella sua organicità, nel contesto europeo. Non è un caso che i principali interlocutori sono cercati al di fuori del continente, così come avvenuto con de Gaulle sessanta anni fa. L’Italia è messa ancora peggio. L’avventura grillina e leghista hanno messo rapidamente a nudo la povertà culturale, l’opportunismo e l’improvvisazione, anche la manipolazione di un ceto politico abile a captare il momento favorevole. Non è però tempo, purtroppo, di costruire nuovi partiti e una parvenza di classe dirigente, tanto meno loro rimasticature dalla vita sempre più effimera. Gli intellettuali critici e lucidi che pur esistono dovrebbero fare in maniera organizzata e strutturata quello che sanno fare: costruire una cultura politica ed un retroterra sul quale coltivare nuove realtà politiche e partitiche. Niente di più, niente di meno.

La quasi totalità della classe dirigente europea non solo ha ignorato le finestre di opportunità, ma è stata parte attiva nel chiuderle. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. L’Europa si appresta a diventare un campo di battaglia altrui con una masnada di fanatici utili idioti, all’opera in Europa Orientale, pronti al sacrificio e con la restante miserabile classe dirigente che deve la sopravvivenza alla propria sudditanza culturale e di interessi. Nascosta e accecata dietro la retorica e il lirismo europeista; pronta quindi a salvare fariseicamente se stessa a discapito dei popoli e dei paesi che pretendono di rappresentare. Buona lettura_Giuseppe Germinario

Le delusioni liberali che hanno provocato Putin

 

Secondo la saggezza prevalente in Occidente, la crisi ucraina può essere imputata quasi interamente all’aggressione russa. Il presidente russo Vladimir Putin, secondo l’argomento, ha annesso la Crimea per un desiderio di vecchia data di resuscitare l’impero sovietico, e alla fine potrebbe inseguire il resto dell’Ucraina, così come altri paesi dell’Europa orientale. In questa prospettiva, la cacciata del presidente ucraino Viktor Yanukovich nel febbraio 2014 ha semplicemente fornito un pretesto per la decisione di Putin di ordinare alle forze russe di impadronirsi di parte dell’Ucraina.

Ma questo resoconto è sbagliato: gli Stati Uniti ei loro alleati europei condividono la maggior parte della responsabilità della crisi. La radice del problema è l’allargamento della NATO, l’elemento centrale di una strategia più ampia per spostare l’Ucraina fuori dall’orbita della Russia e integrarla nell’Occidente. Allo stesso tempo, anche l’espansione dell’UE verso est e il sostegno occidentale al movimento pro-democrazia in Ucraina, a partire dalla Rivoluzione arancione nel 2004, sono stati elementi critici. Dalla metà degli anni ’90, i leader russi si sono fermamente opposti all’allargamento della NATO e negli ultimi anni hanno chiarito che non sarebbero rimasti a guardare mentre il loro vicino strategicamente importante si sarebbe trasformato in un bastione occidentale. Per Putin, il rovesciamento illegale del presidente democraticamente eletto e filo-russo dell’Ucraina – che ha giustamente definito un “colpo di stato” – è stata l’ultima goccia.

Il respingimento di Putin non avrebbe dovuto sorprendere. Dopotutto, l’Occidente si era trasferito nel cortile di casa della Russia e aveva minacciato i suoi interessi strategici fondamentali, un punto che Putin ha sottolineato con enfasi e ripetutamente. Le élite negli Stati Uniti e in Europa sono state accecate dagli eventi solo perché aderiscono a una visione errata della politica internazionale. Tendono a credere che la logica del realismo abbia poca rilevanza nel ventunesimo secolo e che l’Europa possa essere mantenuta integra e libera sulla base di principi liberali come lo stato di diritto, l’interdipendenza economica e la democrazia.

Ma questo grande schema è andato storto in Ucraina. La crisi mostra che la realpolitik rimane rilevante e gli stati che la ignorano lo fanno a proprio rischio e pericolo. I leader statunitensi ed europei hanno commesso un errore nel tentativo di trasformare l’Ucraina in una roccaforte occidentale al confine con la Russia. Ora che le conseguenze sono state messe a nudo, sarebbe un errore ancora più grave continuare questa politica mal generata.

IL FRONTE OCCIDENTALE

Quando la Guerra Fredda volgeva al termine, i leader sovietici preferirono che le forze statunitensi rimanessero in Europa e che la NATO rimanesse intatta, un accordo che pensavano avrebbe mantenuto pacificata una Germania riunificata. Ma loro ei loro successori russi non volevano che la NATO crescesse ulteriormente e presumevano che i diplomatici occidentali capissero le loro preoccupazioni. Evidentemente l’amministrazione Clinton la pensava diversamente e, a metà degli anni ’90, iniziò a spingere per l’espansione della NATO.

Il primo ciclo di allargamento ha avuto luogo nel 1999 e ha interessato la Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Polonia. Il secondo è avvenuto nel 2004; comprendeva Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia. Mosca si lamentò amaramente fin dall’inizio. Durante la campagna di bombardamenti della NATO del 1995 contro i serbi bosniaci, ad esempio, il presidente russo Boris Eltsin ha affermato: “Questo è il primo segno di ciò che potrebbe accadere quando la NATO arriverà direttamente ai confini della Federazione Russa. … La fiamma della guerra potrebbe divampare in tutta Europa”. Ma i russi all’epoca erano troppo deboli per far deragliare il movimento verso est della NATO, che, in ogni caso, non sembrava così minaccioso, dal momento che nessuno dei nuovi membri condivideva un confine con la Russia, fatta eccezione per i minuscoli paesi baltici.

Poi la NATO iniziò a guardare più a est. Al vertice dell’aprile 2008 a Bucarest, l’alleanza ha preso in considerazione l’ammissione di Georgia e Ucraina. L’amministrazione George W. Bush ha sostenuto in tal modo, ma Francia e Germania si sono opposte alla mossa per paura che potesse inimicarsi indebitamente la Russia. Alla fine, i membri della NATO hanno raggiunto un compromesso: l’alleanza non ha avviato il processo formale che porta all’adesione, ma ha rilasciato una dichiarazione in cui avallava le aspirazioni di Georgia e Ucraina e dichiarava coraggiosamente: “Questi paesi diventeranno membri della NATO”.

Mosca, tuttavia, non ha visto il risultato tanto di un compromesso. Alexander Grushko, allora viceministro degli Esteri russo, ha dichiarato: “L’adesione della Georgia e dell’Ucraina all’alleanza è un enorme errore strategico che avrebbe conseguenze gravissime per la sicurezza paneuropea”. Putin ha affermato che l’ammissione di questi due paesi alla NATO rappresenterebbe una “minaccia diretta” per la Russia. Un quotidiano russo ha riferito che Putin, parlando con Bush, “ha accennato in modo molto trasparente che se l’Ucraina fosse stata accettata nella NATO, avrebbe cessato di esistere”.

L’invasione russa della Georgia nell’agosto 2008 avrebbe dovuto dissipare ogni dubbio residuo sulla determinazione di Putin di impedire alla Georgia e all’Ucraina di aderire alla NATO. Il presidente georgiano Mikheil Saakashvili, profondamente impegnato a portare il suo paese nella NATO, aveva deciso nell’estate del 2008 di reintegrare due regioni separatiste, l’Abkhazia e l’Ossezia meridionale. Ma Putin ha cercato di mantenere la Georgia debole e divisa e fuori dalla NATO. Dopo che sono scoppiati i combattimenti tra il governo georgiano ei separatisti dell’Ossezia meridionale, le forze russe hanno preso il controllo dell’Abkhazia e dell’Ossezia meridionale. Mosca aveva fatto il suo punto. Eppure, nonostante questo chiaro avvertimento, la NATO non ha mai abbandonato pubblicamente il suo obiettivo di coinvolgere Georgia e Ucraina nell’alleanza. E l’espansione della NATO ha continuato a marciare in avanti, con l’adesione di Albania e Croazia nel 2009.

Anche l’UE ha marciato verso est. Nel maggio 2008 ha presentato la sua iniziativa del partenariato orientale, un programma per promuovere la prosperità in paesi come l’Ucraina e integrarli nell’economia dell’UE. Non sorprende che i leader russi considerino il piano ostile agli interessi del loro paese. Lo scorso febbraio, prima che Yanukovich fosse costretto a lasciare l’incarico, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha accusato l’UE di cercare di creare una “sfera di influenza” nell’Europa orientale. Agli occhi dei leader russi, l’espansione dell’UE è un cavallo di battaglia per l’espansione della NATO.

L’ultimo strumento dell’Occidente per allontanare Kiev da Mosca sono stati i suoi sforzi per diffondere i valori occidentali e promuovere la democrazia in Ucraina e in altri stati post-sovietici, un piano che spesso prevede il finanziamento di individui e organizzazioni filo-occidentali. Victoria Nuland, l’assistente segretario di stato degli Stati Uniti per gli affari europei ed eurasiatici, ha stimato nel dicembre 2013 che gli Stati Uniti avevano investito più di 5 miliardi di dollari dal 1991 per aiutare l’Ucraina a raggiungere “il futuro che merita”. Come parte di questo sforzo, il governo degli Stati Uniti ha finanziato il National Endowment for Democracy. La fondazione senza scopo di lucro ha finanziato più di 60 progetti volti a promuovere la società civile in Ucraina e il presidente della NED, Carl Gershman, ha definito quel paese “il premio più grande”. Dopo che Yanukovich ha vinto le elezioni presidenziali in Ucraina nel febbraio 2010,

Quando i leader russi guardano all’ingegneria sociale occidentale in Ucraina, temono che il loro paese possa essere il prossimo. E tali paure difficilmente sono infondate. Nel settembre 2013, Gershman ha scritto sul Washington Post : “La scelta dell’Ucraina di unirsi all’Europa accelererà la fine dell’ideologia dell’imperialismo russo che Putin rappresenta”. Ha aggiunto: “Anche i russi devono affrontare una scelta e Putin potrebbe trovarsi alla fine perdente non solo nel vicino estero ma all’interno della stessa Russia”.

CREARE UNA CRISI

Il triplo pacchetto di politiche dell’Occidente – allargamento della NATO, espansione dell’UE e promozione della democrazia – ha aggiunto benzina a un incendio in attesa di accendersi. La scintilla è arrivata nel novembre 2013, quando Yanukovich ha rifiutato un importante accordo economico che stava negoziando con l’UE e ha deciso invece di accettare una controfferta russa di 15 miliardi di dollari. Quella decisione ha dato luogo a manifestazioni antigovernative che si sono intensificate nei tre mesi successivi e che a metà febbraio avevano portato alla morte di un centinaio di manifestanti. Gli emissari occidentali sono volati in fretta a Kiev per risolvere la crisi. Il 21 febbraio, il governo e l’opposizione hanno raggiunto un accordo che ha permesso a Yanukovich di rimanere al potere fino a nuove elezioni. Ma immediatamente andò in pezzi e Yanukovich fuggì in Russia il giorno successivo. Il nuovo governo di Kiev era profondamente filo-occidentale e anti-russo,

Sebbene l’intera portata del coinvolgimento degli Stati Uniti non sia ancora venuta alla luce, è chiaro che Washington ha appoggiato il colpo di stato. Nuland e il senatore repubblicano John McCain hanno partecipato a manifestazioni antigovernative e Geoffrey Pyatt, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, ha proclamato dopo il rovesciamento di Yanukovich che era “un giorno per i libri di storia”. Come rivelato da una registrazione telefonica trapelata, Nuland aveva sostenuto il cambio di regime e voleva che il politico ucraino Arseniy Yatsenyuk diventasse primo ministro nel nuovo governo, cosa che ha fatto. Non c’è da stupirsi che i russi di tutte le convinzioni pensino che l’Occidente abbia avuto un ruolo nella cacciata di Yanukovich.

Per Putin era arrivato il momento di agire contro l’Ucraina e l’Occidente. Poco dopo il 22 febbraio, ordinò alle forze russe di prendere la Crimea dall’Ucraina e, subito dopo, la incorporò alla Russia. Il compito si rivelò relativamente facile, grazie alle migliaia di truppe russe già di stanza in una base navale nel porto di Sebastopoli in Crimea. La Crimea è stata anche un bersaglio facile poiché i russi etnici costituiscono circa il 60% della sua popolazione. La maggior parte di loro voleva lasciare l’Ucraina.

Successivamente, Putin ha esercitato enormi pressioni sul nuovo governo di Kiev per scoraggiarlo dal schierarsi con l’Occidente contro Mosca, chiarendo che avrebbe distrutto l’Ucraina come stato funzionante prima che gli permettesse di diventare una roccaforte occidentale alle porte della Russia. A tal fine, ha fornito consiglieri, armi e supporto diplomatico ai separatisti russi nell’Ucraina orientale, che stanno spingendo il paese verso la guerra civile. Ha ammassato un grande esercito al confine ucraino, minacciando di invadere se il governo reprimerà i ribelli. E ha fortemente aumentato il prezzo del gas naturale che la Russia vende all’Ucraina e ha chiesto il pagamento per le esportazioni passate. Putin sta giocando duro.

LA DIAGNOSI

Le azioni di Putin dovrebbero essere facili da comprendere. Un’enorme distesa di pianura che la Francia napoleonica, la Germania imperiale e la Germania nazista hanno attraversato per colpire la Russia stessa, l’Ucraina funge da stato cuscinetto di enorme importanza strategica per la Russia. Nessun leader russo tollererebbe un’alleanza militare che fosse il nemico mortale di Mosca fino a quando non si fosse trasferito di recente in Ucraina. Né nessun leader russo starebbe a guardare mentre l’Occidente aiutava a insediare lì un governo determinato a integrare l’Ucraina nell’Occidente.

A Washington potrebbe non piacere la posizione di Mosca, ma dovrebbe capirne la logica. Questo è Geopolitics 101: le grandi potenze sono sempre sensibili a potenziali minacce vicino al loro territorio di origine. Dopotutto, gli Stati Uniti non tollerano grandi potenze lontane che schierano forze militari ovunque nell’emisfero occidentale, tanto meno ai suoi confini. Immagina l’indignazione a Washington se la Cina avesse costruito un’impressionante alleanza militare e avesse cercato di includervi Canada e Messico. Logica a parte, i leader russi hanno detto in molte occasioni alle loro controparti occidentali che considerano inaccettabile l’espansione della NATO in Georgia e Ucraina, insieme a qualsiasi tentativo di rivoltare quei paesi contro la Russia, un messaggio che anche la guerra russo-georgiana del 2008 ha reso estremamente chiaro.

Funzionari degli Stati Uniti e dei suoi alleati europei sostengono di aver cercato duramente di placare le paure russe e che Mosca dovrebbe capire che la NATO non ha progetti sulla Russia. Oltre a negare continuamente che la sua espansione mirasse a contenere la Russia, l’alleanza non ha mai schierato in modo permanente forze militari nei suoi nuovi Stati membri. Nel 2002 ha persino creato un organismo chiamato Consiglio NATO-Russia nel tentativo di promuovere la cooperazione. Per addolcire ulteriormente la Russia, gli Stati Uniti hanno annunciato nel 2009 che avrebbero schierato il loro nuovo sistema di difesa missilistica sulle navi da guerra nelle acque europee, almeno inizialmente, piuttosto che sul territorio ceco o polacco. Ma nessuna di queste misure ha funzionato; i russi sono rimasti fermamente contrari all’allargamento della NATO, specialmente in Georgia e Ucraina. E sono i russi, non l’Occidente,

Per capire perché l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti, non capissero che la sua politica ucraina stava gettando le basi per un grande scontro con la Russia, bisogna risalire alla metà degli anni ’90, quando l’amministrazione Clinton iniziò a sostenere l’espansione della NATO. Gli esperti hanno avanzato una serie di argomenti a favore e contro l’allargamento, ma non c’era consenso su cosa fare. La maggior parte degli emigrati dell’Europa orientale negli Stati Uniti ei loro parenti, ad esempio, hanno fortemente sostenuto l’espansione, perché volevano che la NATO proteggesse paesi come l’Ungheria e la Polonia. Alcuni realisti hanno anche favorito la politica perché pensavano che la Russia avesse ancora bisogno di essere contenuta.

Ma la maggior parte dei realisti si oppose all’espansione, nella convinzione che una grande potenza in declino con una popolazione che invecchia e un’economia unidimensionale non avesse effettivamente bisogno di essere contenuta. E temevano che l’allargamento avrebbe solo dato a Mosca un incentivo a creare problemi nell’Europa orientale. Il diplomatico statunitense George Kennan ha articolato questa prospettiva in un’intervista del 1998, poco dopo che il Senato degli Stati Uniti ha approvato il primo round di espansione della NATO. “Penso che i russi reagiranno gradualmente in modo piuttosto negativo e ciò influenzerà le loro politiche”, ha affermato. “Penso che sia un tragico errore. Non c’era alcun motivo per questo. Nessuno minacciava nessun altro”.

La maggior parte dei liberali, d’altra parte, era favorevole all’allargamento, inclusi molti membri chiave dell’amministrazione Clinton. Credevano che la fine della Guerra Fredda avesse trasformato radicalmente la politica internazionale e che un nuovo ordine postnazionale avesse sostituito la logica realista che un tempo governava l’Europa. Gli Stati Uniti non erano solo la “nazione indispensabile”, come ha detto il Segretario di Stato Madeleine Albright; era anche un egemone benigno e quindi improbabile che fosse visto come una minaccia a Mosca. L’obiettivo, in sostanza, era quello di far sembrare l’intero continente l’Europa occidentale.

E così gli Stati Uniti ei loro alleati hanno cercato di promuovere la democrazia nei paesi dell’Europa orientale, aumentare l’interdipendenza economica tra di loro e inserirli nelle istituzioni internazionali. Avendo vinto il dibattito negli Stati Uniti, i liberali hanno avuto poche difficoltà a convincere i loro alleati europei a sostenere l’allargamento della NATO. Dopotutto, visti i successi passati dell’UE, gli europei erano ancora più legati degli americani all’idea che la geopolitica non contava più e che un ordine liberale onnicomprensivo potesse mantenere la pace in Europa.

I liberali arrivarono a dominare così a fondo il discorso sulla sicurezza europea durante il primo decennio di questo secolo che, anche se l’alleanza adottò una politica di crescita a porte aperte, l’espansione della NATO dovette affrontare poca opposizione realista. La visione del mondo liberale è ormai un dogma accettato dai funzionari statunitensi. A marzo, ad esempio, il presidente Barack Obama ha pronunciato un discorso sull’Ucraina in cui ha parlato ripetutamente degli “ideali” che motivano la politica occidentale e di come tali ideali “sono stati spesso minacciati da una visione del potere più antica e tradizionale”. La risposta del Segretario di Stato John Kerry alla crisi della Crimea rifletteva questa stessa prospettiva: “Semplicemente nel ventunesimo secolo non ti comporti alla maniera del diciannovesimo secolo invadendo un altro paese con un pretesto completamente inventato”.

In sostanza, le due parti hanno operato con schemi diversi: Putin ei suoi compatrioti hanno pensato e agito secondo dettami realisti, mentre i loro omologhi occidentali hanno aderito alle idee liberali sulla politica internazionale. Il risultato è che gli Stati Uniti ei loro alleati hanno inconsapevolmente provocato una grave crisi sull’Ucraina.

SCARICABARILE

Nella stessa intervista del 1998, Kennan predisse che l’espansione della NATO avrebbe provocato una crisi, dopo di che i sostenitori dell’espansione avrebbero “detto che vi abbiamo sempre detto che è così che sono i russi”. Come se fosse al momento giusto, la maggior parte dei funzionari occidentali ha ritratto Putin come il vero colpevole nella difficile situazione dell’Ucraina. A marzo, secondo il New York Times , il cancelliere tedesco Angela Merkel ha insinuato che Putin era irrazionale, dicendo a Obama che era “in un altro mondo”. Sebbene Putin abbia senza dubbio tendenze autocratiche, nessuna prova supporta l’accusa di essere mentalmente squilibrato. Al contrario: è uno stratega di prim’ordine che dovrebbe essere temuto e rispettato da chiunque lo sfidi in politica estera.

Altri analisti affermano, in modo più plausibile, che Putin si rammarica per la fine dell’Unione Sovietica ed è determinato a invertirla espandendo i confini della Russia. Secondo questa interpretazione, Putin, dopo aver preso la Crimea, sta ora saggiando le acque per vedere se è il momento giusto per conquistare l’Ucraina, o almeno la sua parte orientale, e alla fine si comporterà in modo aggressivo nei confronti degli altri paesi vicini alla Russia. Per alcuni in questo campo, Putin rappresenta un moderno Adolf Hitler e concludere qualsiasi tipo di accordo con lui ripeterebbe l’errore di Monaco. Pertanto, la NATO deve ammettere che Georgia e Ucraina contengano la Russia prima che domini i suoi vicini e minacci l’Europa occidentale.

Questa argomentazione va in pezzi a un attento esame. Se Putin si fosse impegnato a creare una Russia più grande, i segni delle sue intenzioni sarebbero quasi certamente emersi prima del 22 febbraio. Ma praticamente non ci sono prove che fosse intenzionato a conquistare la Crimea, tanto meno qualsiasi altro territorio in Ucraina, prima di quella data. Persino i leader occidentali che hanno sostenuto l’espansione della NATO non lo hanno fatto per paura che la Russia stesse per usare la forza militare. Le azioni di Putin in Crimea li hanno colti di sorpresa e sembrano essere state una reazione spontanea alla cacciata di Yanukovich. Subito dopo, anche Putin si è detto contrario alla secessione della Crimea, prima di cambiare rapidamente idea.

Inoltre, anche volendo, la Russia non ha la capacità di conquistare e annettere facilmente l’Ucraina orientale, tanto meno l’intero paese. Circa 15 milioni di persone, un terzo della popolazione ucraina, vivono tra il fiume Dnepr, che divide in due il paese, e il confine russo. La stragrande maggioranza di queste persone vuole rimanere parte dell’Ucraina e sicuramente resisterebbe a un’occupazione russa. Inoltre, il mediocre esercito russo, che mostra pochi segni di trasformarsi in una moderna Wehrmacht, avrebbe poche possibilità di pacificare tutta l’Ucraina. Mosca è anche mal posizionata per pagare un’occupazione costosa; la sua debole economia soffrirebbe ancora di più di fronte alle conseguenti sanzioni.

Ma anche se la Russia vantasse una potente macchina militare e un’economia impressionante, probabilmente si dimostrerebbe incapace di occupare con successo l’Ucraina. Basta considerare le esperienze sovietiche e statunitensi in Afghanistan, le esperienze statunitensi in Vietnam e Iraq e l’esperienza russa in Cecenia per ricordare che le occupazioni militari di solito finiscono male. Putin comprende sicuramente che cercare di sottomettere l’Ucraina sarebbe come ingoiare un porcospino. La sua risposta agli eventi è stata difensiva, non offensiva.

UNA VIA D’USCITA

Dato che la maggior parte dei leader occidentali continua a negare che il comportamento di Putin possa essere motivato da legittime preoccupazioni per la sicurezza, non sorprende che abbiano cercato di modificarlo raddoppiando le politiche esistenti e abbiano punito la Russia per scoraggiare ulteriori aggressioni. Sebbene Kerry abbia affermato che “tutte le opzioni sono sul tavolo”, né gli Stati Uniti né i loro alleati della NATO sono disposti a usare la forza per difendere l’Ucraina. L’Occidente si affida invece alle sanzioni economiche per costringere la Russia a porre fine al suo sostegno all’insurrezione nell’Ucraina orientale. A luglio, gli Stati Uniti e l’UE hanno messo in atto il loro terzo ciclo di sanzioni limitate, mirando principalmente a individui di alto livello strettamente legati al governo russo e ad alcune banche, società energetiche e società di difesa di alto profilo. Hanno anche minacciato di scatenarne un altro,

Tali misure avranno scarso effetto. È comunque probabile che sanzioni dure siano fuori discussione; I paesi dell’Europa occidentale, in particolare la Germania, si sono opposti a imporre loro per paura che la Russia potesse reagire e causare gravi danni economici all’interno dell’UE. Ma anche se gli Stati Uniti riuscissero a convincere i loro alleati ad adottare misure dure, Putin probabilmente non modificherebbe il suo processo decisionale. La storia mostra che i paesi assorbiranno enormi quantità di punizioni per proteggere i loro interessi strategici fondamentali. Non c’è motivo di pensare che la Russia rappresenti un’eccezione a questa regola.

I leader occidentali si sono anche aggrappati alle politiche provocatorie che hanno fatto precipitare la crisi in primo luogo. Ad aprile, il vicepresidente degli Stati Uniti Joseph Biden ha incontrato i legislatori ucraini e ha detto loro: “Questa è una seconda opportunità per mantenere la promessa originale fatta dalla Rivoluzione arancione”. John Brennan, il direttore della CIA, non ha aiutato le cose quando, quello stesso mese, ha visitato Kiev durante un viaggio che secondo la Casa Bianca mirava a migliorare la cooperazione in materia di sicurezza con il governo ucraino.

L’UE, nel frattempo, ha continuato a promuovere il suo partenariato orientale. A marzo, José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ha riassunto il pensiero dell’UE sull’Ucraina, dicendo: “Abbiamo un debito, un dovere di solidarietà con quel Paese e lavoreremo per averli il più vicino possibile. ” E infatti, il 27 giugno, UE e Ucraina hanno firmato l’accordo economico che Yanukovich aveva fatalmente respinto sette mesi prima. Sempre a giugno, in una riunione dei ministri degli Esteri dei membri della NATO, è stato concordato che l’alleanza sarebbe rimasta aperta a nuovi membri, sebbene i ministri degli Esteri si fossero astenuti dal menzionare l’Ucraina per nome. “Nessun paese terzo ha diritto di veto sull’allargamento della NATO”, ha annunciato Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della NATO. I ministri degli Esteri hanno inoltre deciso di sostenere varie misure per migliorare le capacità militari dell’Ucraina in aree quali comando e controllo, logistica e difesa informatica. I leader russi si sono naturalmente tirati indietro di fronte a queste azioni; la risposta dell’Occidente alla crisi non farà che peggiorare una brutta situazione.

C’è una soluzione alla crisi in Ucraina, tuttavia, anche se richiederebbe all’Occidente di pensare al Paese in un modo fondamentalmente nuovo. Gli Stati Uniti ei loro alleati dovrebbero abbandonare il loro piano di occidentalizzazione dell’Ucraina e mirare invece a farne un cuscinetto neutrale tra NATO e Russia, simile alla posizione dell’Austria durante la Guerra Fredda. I leader occidentali dovrebbero riconoscere che l’Ucraina è così importante per Putin da non poter sostenere un regime anti-russo lì. Ciò non significherebbe che un futuro governo ucraino dovrebbe essere filo-russo o anti-NATO. Al contrario, l’obiettivo dovrebbe essere un’Ucraina sovrana che non rientri né in campo russo né in quello occidentale.

Per raggiungere questo scopo, gli Stati Uniti ei loro alleati dovrebbero escludere pubblicamente l’espansione della NATO sia in Georgia che in Ucraina. L’Occidente dovrebbe anche aiutare a elaborare un piano di salvataggio economico per l’Ucraina finanziato congiuntamente dall’UE, dal Fondo monetario internazionale, dalla Russia e dagli Stati Uniti, una proposta che Mosca dovrebbe accogliere con favore, dato il suo interesse ad avere un’Ucraina prospera e stabile nella sua parte occidentale fianco. E l’Occidente dovrebbe limitare considerevolmente i suoi sforzi di ingegneria sociale all’interno dell’Ucraina. È tempo di porre fine al sostegno occidentale per un’altra rivoluzione arancione. Tuttavia, i leader statunitensi ed europei dovrebbero incoraggiare l’Ucraina a rispettare i diritti delle minoranze, in particolare i diritti linguistici dei suoi parlanti russi.

Alcuni potrebbero obiettare che un cambiamento della politica nei confronti dell’Ucraina in questa data tardiva danneggerebbe seriamente la credibilità degli Stati Uniti nel mondo. Ci sarebbero senza dubbio dei costi, ma i costi per portare avanti una strategia sbagliata sarebbero molto maggiori. Inoltre, è probabile che altri paesi rispettino uno stato che impara dai propri errori e alla fine escogita una politica che affronti efficacemente il problema in questione. Tale opzione è chiaramente aperta agli Stati Uniti.

Si sente anche l’affermazione che l’ Ucraina ha il diritto di determinare con chi vuole allearsi e che i russi non hanno il diritto di impedire a Kiev di unirsi all’Occidente. Questo è un modo pericoloso per l’Ucraina di pensare alle sue scelte di politica estera. La triste verità è che spesso si risolve quando sono in gioco le politiche delle grandi potenze. I diritti astratti come l’autodeterminazione sono in gran parte privi di significato quando gli stati potenti si scontrano con gli stati più deboli. Cuba aveva il diritto di formare un’alleanza militare con l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda? Gli Stati Uniti certamente non la pensavano così, ei russi la pensano allo stesso modo sull’adesione dell’Ucraina all’Occidente. È nell’interesse dell’Ucraina comprendere questi fatti della vita e procedere con cautela nel trattare con il suo vicino più potente.

Anche se si respinge questa analisi, tuttavia, e si ritiene che l’Ucraina abbia il diritto di presentare una petizione per aderire all’UE e alla NATO, resta il fatto che gli Stati Uniti ei loro alleati europei hanno il diritto di respingere tali richieste. Non c’è motivo per cui l’Occidente debba accontentare l’Ucraina se è deciso a perseguire una politica estera sbagliata, soprattutto se la sua difesa non è un interesse vitale. Assecondare i sogni di alcuni ucraini non vale l’animosità e il conflitto che causerà, specialmente per il popolo ucraino.

Certamente, alcuni analisti potrebbero ammettere che la NATO ha gestito male le relazioni con l’Ucraina e tuttavia sostengono ancora che la Russia costituisce un nemico che diventerà solo più formidabile nel tempo, e che quindi l’Occidente non ha altra scelta che continuare la sua attuale politica. Ma questo punto di vista è gravemente sbagliato. La Russia è una potenza in declino e si indebolirà solo con il tempo. Anche se la Russia fosse una potenza emergente, inoltre, non avrebbe comunque senso incorporare l’Ucraina nella NATO. Il motivo è semplice: gli Stati Uniti ei loro alleati europei non considerano l’Ucraina un interesse strategico fondamentale, come ha dimostrato la loro riluttanza a usare la forza militare per venire in suo aiuto. Sarebbe quindi il massimo della follia creare un nuovo membro della NATO che gli altri membri non hanno intenzione di difendere.

Attenersi all’attuale politica complicherebbe anche le relazioni occidentali con Mosca su altre questioni. Gli Stati Uniti hanno bisogno dell’assistenza della Russia per ritirare l’equipaggiamento statunitense dall’Afghanistan attraverso il territorio russo, raggiungere un accordo nucleare con l’Iran e stabilizzare la situazione in Siria. In effetti, Mosca ha aiutato Washington su tutte e tre queste questioni in passato; nell’estate del 2013, è stato Putin a tirare fuori le castagne di Obama dal fuoco stipulando l’accordo in base al quale la Siria ha accettato di rinunciare alle sue armi chimiche, evitando così l’attacco militare statunitense che Obama aveva minacciato. Gli Stati Uniti un giorno avranno anche bisogno dell’aiuto della Russia per contenere una Cina in ascesa. L’attuale politica statunitense, tuttavia, sta solo avvicinando Mosca e Pechino.

Gli Stati Uniti e i loro alleati europei devono ora scegliere l’Ucraina. Possono continuare la loro politica attuale, che aggraverà le ostilità con la Russia e devasterà l’Ucraina nel processo, uno scenario in cui tutti ne uscirebbero perdenti. Oppure possono cambiare marcia e lavorare per creare un’Ucraina prospera ma neutrale, che non minacci la Russia e permetta all’Occidente di riparare le sue relazioni con Mosca. Con quell’approccio, tutte le parti vincerebbero.

https://www.foreignaffairs.com/articles/russia-fsu/2014-08-18/why-ukraine-crisis-west-s-fault

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