Momenti della verità, di Roberto Buffagni

Momenti della verità

Che cos’ho imparato in questi giorni di crisi

 

In questi giorni di crisi politica e istituzionale abbiamo vissuto alcuni momenti della verità. Ne capitano pochi, nella vita: facciamone tesoro.

Momento della verità 1: all’Unione Europea la verità fa male, conforme la celebre sentenza della pensatrice italiana Caterina Caselli.[1] L’UE è un ferro di legno politico[2] privo di legittimità; in altri termini, non può dire in nome di che cosa comanda, eppure comanda e vuole continuare a comandare. Questo vizio di nascita, o, nel linguaggio preferito dalla UE, questa fragilità strutturale, la rende insieme fragilissima e rigidissima. Non appena la questione della legittimità viene in luce e si sposta al centro della scena, la sua resilienza e il suo spazio di manovra politica tendono allo zero. Quando il riflettore si spegne, quando la questione delle legittimità ritorna nel backstage politico, la UE ritrova la sua flessibilità, il suo spazio di manovra politico, il suo consenso, in breve la sua forza.

Momento della verità 2: le classi dirigenti italiane proUE (cioè praticamente tutte le classi dirigenti italiane) hanno avuto molta paura. L’enorme errore politico del Presidente Mattarella (la bocciatura del governo esplicitamente motivata con la presenza di Paolo Savona, reo di aver predisposto il “piano B” di uscita dall’euro) ha spostato al centro della scena politica la questione della legittimità, provocando le conseguenze di cui al punto 1 e aprendo la strada a una crisi istituzionale che poteva propagarsi all’intero edificio UE. La classi dirigenti italiane proUE hanno sperimentato anche emotivamente il trauma di due verità: a) che il loro predominio si fonda, letteralmente, sul nulla: il Re UE non è nudo, ma proprio non esiste: esiste solo per generale consenso a un’impostura b) che fondarsi su un’impostura li espone a un rischio esistenziale permanente. La paura che li ha scossi fin nelle viscere muove l’ondata d’ odio scriteriato che vediamo manifestarsi sui media proUE, dove leggiamo, anche scritte da persone intelligenti, moderate, colte, esortazioni a prendere provvedimenti folli quali la messa fuori legge di Lega e 5*, vale a dire incitamenti alla guerra civile e al terrore di Stato. La paura e l’odio formano uno dei composti psicologici più difficili da sciogliere e più pericolosi che esistano. Dalle classi dirigenti italiane proUE, chi sta nel campo avverso deve aspettarsi una guerra condotta con qualunque mezzo (peso le parole). Con questa affermazione non esorto a togliersi i guanti ma all’esatto contrario: esorto a stare in guardia, e a non permettere assolutamente che il conflitto politico trascenda nell’illegalità e nella violenza.

Momento della verità 3: il popolo italiano non è stupido. Nonostante quel che pensano e sperano le classi dirigenti italiane proUE, e nonostante un paio di generazioni di diseducazione politica, dissoluzione sociale, perfusione mentale d’una sciacquatura di piatti culturale altamente tossica, il popolo italiano, nel suo insieme, ha capito all’ingrosso che cosa c’era in ballo, non appena il Presidente Mattarella ha alzato il fondale ed è apparso coram populo quel che c’è nel backstage. Non ha capito tutto, ma ha capito l’essenziale: ha capito che chi lo comanda, lo comanda in nome e per conto altrui. Chi sono di preciso questi altri non l’ha capito, ma che sono altri, figli di altro padre e altra madre, con altri interessi, altre speranze, altri progetti, altre visioni del mondo, questo l’ha capito.

Momento della verità 4: il popolo italiano ha paura. Il popolo italiano non è stupido, ma ha paura. Da un canto, questa paura è indice di saggezza, perché è giusto e ragionevole aver paura, quando i rapporti di forza sono sfavorevoli: ed effettivamente i rapporti di forza gli sono sfavorevoli. Che i rapporti di forza gli siano sfavorevoli, il popolo italiano l’ha imparato nel modo più difficile, cioè per esperienza: una dura maestra che prima ti fa l’esame e solo dopo ti illustra il programma su cui dovevi prepararti. Disoccupazione, salari da fame, risparmi che si erodono, famiglie che si frantumano, figli senza prospettive di vita ordinata che reagiscono disordinandosela in proprio, accuse infamanti e derisioni umilianti sbattute in faccia 24/7 dalle istanze autorevoli sono un’esperienza che non si scorda facilmente. Alla paura si può reagire in due modi: con la prudenza e il coraggio che affrontano il pericolo, con la confusione e la deriva mentale che lo negano e lo rimuovono. Purtroppo, negare e rimuovere il pericolo è più facile.

Momento della verità 5: il popolo italiano ha bisogno di disciplina. Il popolo italiano ha bisogno di disciplina perché non ce l’ha, e senza disciplina un popolo non è un popolo ma una plebe che si lascia attraversare e scuotere dalle emozioni e dai desideri come un feto nel grembo materno. Il professor Giulio Sapelli ha trovato una formula efficace, per definire la base sociale del Movimento 5*: il popolo degli abissi. L’ha ripresa da un vecchio libro di Jack London, Il tallone di ferro, che non a caso fu una delle letture più popolari nel movimento socialista tra Otto e Novecento. Il popolo degli abissi è quello che più direttamente sperimenta di persona il tremendo, dissolvente disordine materiale e morale a cui accenno al punto precedente. Il suo grido di battaglia, “uno vale uno”, la sua rivendicazione di democrazia diretta, sono reclami più che comprensibili e scusabili di fronte all’umiliazione, alla paura di affogare, di essere schiacciati e aboliti dalla macchina sociale senza lasciare memoria di sé: manco una lapide e una tomba, gli eredi ti fanno cremare perché costa meno. Però sono anche trappole, trappole inesorabili: perché non è vero che uno vale uno, e non è vero che si può prendere il potere e raddrizzare un mondo storto prendendo il 51% dei voti.

Momento della verità 6: il Movimento 5* deve scegliere il suo nemico. Il Movimento 5* deve scegliere il suo nemico, e non l’ha ancora fatto. Non l’ha ancora fatto per due ragioni: a) perché non vuole credere di avere un nemico, un nemico disposto a impiegare tutti i mezzi per vincere, e preferisce negare o rimuovere il pericolo. Trova più facile indicare come nemico qualità prepolitiche quali la disonestà, la corruzione, etc. Ma non è così che si agisce politicamente. La disonestà, la corruzione, in genere il male morale sono nemici interiori di ciascuno, perché sono possibilità sempre presenti nel cuore di tutti gli esseri umani, quale che sia la loro posizione politica e sociale. Per agire politicamente, dobbiamo designare un nemico politico, che sarà un uomo o un gruppo di uomini, buoni e cattivi insieme come siamo anche noi, dal quale ci dividono volontà, interessi, progetti, etc. b) perché ha paura di quel che implica designare un nemico politico. Designare un nemico politico comporta diventare adulti. Comporta smettere di pensare di essere i buoni che combattono contro i cattivi. Comporta smettere di pensare che il conflitto possa cessare nella concordia universale. Comporta infine darsi una disciplina e una struttura, agire razionalmente subordinando la tattica alla strategia, e smettere di credere al momento magico in cui il mondo intero sarà costretto a riconoscere che abbiamo ragione. Esempio concreto: nel momento culminante della crisi istituzionale, dopo il veto del Presidente Mattarella a Savona, quando per l’alleanza Lega – 5* si apriva uno spazio di manovra immenso, i 5* hanno commesso due errori politici non meno colossali di quello compiuto da Mattarella. Prima, hanno rivendicato d’impulso, a caldo, la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica. Si è trattato di un errore politico immenso perché a) la rivendicazione è stata fatta senza sincerarsi di avere la necessaria maggioranza parlamentare b) anche qualora la si fosse trovata, persino qualora la messa in stato d’accusa avesse portato alla deposizione del presidente Mattarella, nessuno aveva avuto neppure il tempo materiale di pensare alle conseguenze politiche immani che ne sarebbero scaturite, e al modo di sfruttarle costruttivamente, senza precipitare la nazione nel caos c) di conseguenza ci si autodesignava come politicamente irresponsabili, confermando le valutazioni correnti nel campo avverso. Poi, ritirata senza motivazioni plausibili la proposta di messa in stato d’accusa, Di Maio ha invitato Savona a ritirare la sua candidatura per consentire la formazione del governo, errore politico immenso perché a) trasformava lo scontro politico-istituzionale sulla legittimità in dissidio interno intorno a un capriccio egocentrico di Savona e/o a un’astuzia interessata dell’alleato leghista b) forniva una comoda via d’uscita all’avversario in grave difficoltà c) manifestava un opportunismo politico e una fragilità psicologica esiziali, incapacitanti. Savona non casca nella trappola, e a questo punto la deputata Laura Castelli lancia la proposta di spostarlo ad altro ministero, altro errore politico immenso, perché a) soccorre l’avversario in grave difficoltà b) non si rende conto che la questione “piano B” e Savona al MEF fanno tutt’uno, e hanno spaventato l’avversario perché avere nel governo un Ministro dell’Economia munito dell’ “opzione nucleare” è l’unica garanzia di una trattativa non cosmetica e non traumatica con l’Unione Europea[3] c) trasforma insomma una battaglia strategica in uno scontro tattico nel quale si possono fare compromessi e accettare mezze vittorie o mezze sconfitte. N.B.: sul piano tattico le mezze vittorie/mezze sconfitte esistono: si può pareggiare una battaglia. Sul piano strategico, le mezze vittorie e le mezze sconfitte non esistono proprio: le guerre o si vincono o si perdono.

Momento della verità 7: il difficile viene adesso. Il difficile viene adesso perché i presupposti sui quali è nato questo governo – realizzare una politica anticiclica in economia, dare lavoro, ridurre drasticamente l’immigrazione, mettere “prima gli italiani” – sono tutti irrealizzabili senza una trattativa con la UE che ne metta in questione i meccanismi strutturali. Una trattativa con la UE che ne metta in questione i meccanismi strutturali rappresenta un rischio esistenziale non soltanto per la UE come entità politico-economica, ma per tutte le classi dirigenti proUE non solo italiane, che sulla UE fondano il proprio dominio. L’unico, ripeto unico modo per trattare una modifica dei meccanismi strutturali della UE senza giungere molto presto al punto decisivo in cui si è costretti all’alternativa secca “cedere e subordinarsi in permanenza modello Tsipras/ andare in default, uscire dall’euro unilateralmente, impiantare un’economia di guerra per un periodo di transizione di alcuni anni” è avere il piano B, la capacità e la volontà di usarlo se necessario, e avvalersene come deterrente per prevenire lo scontro decisivo e l’alternativa tutto/nulla (v. la nota 3). La mezza vittoria/mezza sconfitta, insomma il compromesso tattico che ha condotto all’insediamento del governo può innescare due catene di conseguenze. Prima catena: il governo fa annunci, introduce alcuni provvedimenti secondari propagandisticamente efficaci ma che non importano lo scontro con la UE, e sostanzialmente non consegna la merce promessa agli elettori, o meglio al popolo italiano. Risultato finale: la mezza vittoria/mezza sconfitta tattica si trasforma in sconfitta strategica (perdiamo la guerra, e la perdiamo molto male, perché la perdiamo per colpa nostra). Seconda catena: il governo consolida le sue posizioni in patria e trova alleati all’estero, l’alleanza tra Lega e 5* si rafforza trovando concordia sull’obiettivo strategico e sulla designazione del nemico, il tema “modifica strutturale della UE, suoi costi/benefici e metodi per ottenerla” viene ampiamente dibattuto diffondendo vasta consapevolezza e appoggio tra la popolazione; e una volta costruite le condizioni di possibilità di uno scontro diretto con la UE, lo si implementa, probabilmente dopo uno scioglimento delle Camere e una nuova campagna elettorale, che guadagni al nostro fronte una larga maggioranza elettorale e un governo fortemente coeso e competente. Poi, si passa “allo scontro con il grosso dell’esercito nemico”, e se la fortuna assiste, la mezza vittoria/mezza sconfitta tattica si trasforma in vittoria strategica: vinciamo la guerra, cioè otteniamo una modifica strutturale della UE che apre la via a una sua trasformazione, in forme per ora imprevedibili. La prima catena di conseguenze è la più probabile (il fallimento è sempre più facile del successo), la seconda resta possibile, se ci diamo da fare e non ci perdiamo d’animo. La terza proprio non c’è.

[1] https://youtu.be/DOVGmoQpOaA

[2] V. il mio scritto qui ospitato: http://carlogambesciametapolitics2puntozero.blogspot.com/2016/12/la-politicaitaliana-secondo-shakespeare.html

[3]V. https://italiaeilmondo.com/2018/05/29/che-cose-e-come-funziona-il-piano-b-per-luscita-dalleurodi-roberto-buffagni/

Dalla mia Palla di Cristallo: Governo Ombra!, di Roberto Buffagni

Dalla mia Palla di Cristallo: Governo Ombra!

 

Stamani, in un fortunoso collegamento con il Regno Sovratemporale, tra le linee dei possibili ne ho scorto una molto interessante: il Governo Ombra.

Sarà legale il governo Mattarella – pardon, il governo Cottarelli? Certo che sarà legale, e dunque gli si dovrà tributare il rispetto e l’obbedienza che la legge impone. Non avrà la fiducia della maggioranza parlamentare, ma sono dettagli. E allora perché Lega e 5*, che saranno  all’opposizione anche se la maggioranza parlamentare ce l’hanno – ma, ripeto, sono dettagli – non riprendono un bella istituzione della più antica democrazia parlamentare del mondo, la britannica?

A Westminster, il Governo Ombra o Shadow Cabinet[1] consiste di un gruppo di rispettati portavoce dell’opposizione, i quali, guidati dal leader dell’Opposizione di Sua Maestà, formano un gabinetto dei ministri alternativo a quello in carica, i cui membri sono l’ombra o il riflesso speculare di ciascun membro del governo.

A Roma, avremmo il vantaggio che la lista dei ministri del Governo Ombra è già pronta, con il suo bel programma di governo già laboriosamente concordato tra i partiti. Purtroppo, il Governo Ombra italiano non potrebbe essere guidato dal prof. Conte, che non è un parlamentare. Ma potrebbero guidarlo, magari a turno, i due leader della maggioranza parlamentare, Salvini e Di Maio: e per ogni iniziativa del governo Mattarella – pardon, Cottarelli – proporre al parlamento e agli italiani una critica, e una controproposta costruttiva.

Certo, il Governo Ombra italiano non sarebbe identico allo Shadow Government britannico: perché nella Perfida Albione, c’è la radicata abitudine di far governare solo chi ha la maggioranza parlamentare, e di mettere all’opposizione chi non ce l’ha. D’altronde, negli ultimi 66 anni l’Inquilina di Buckingham Palace non risulta aver posto il veto su alcun ministro propostoLe dal premier, neanche quando il ministro era di fede repubblicana o socialista. L’attuale Inquilino del Quirinale, invece, sì: chissà, forse la residenza nell’antica sede del Papa Re, un monarca assoluto per diritto divino (anche se eletto), suggerisce interpretazioni più misticamente sfumate del proprio ruolo.

A me sembra una buona idea. Piuttosto che organizzare manifestazioni oceaniche che si risolvono in gigantesche scampagnate, magari funestate da qualche incidente che può inquietare gli italiani più prudenti e sedentari, perché non far vedere agli italiani che cosa avrebbe potuto fare il governo Lega – 5*? O meglio: che cosa potrebbe fare anche oggi, anche domani, se il Presidente della Repubblica italiana sobriamente si ispirasse all’esempio di Sua Maestà britannica Elisabetta II, regina per grazia di Dio del Regno Unito e dei quindici realms del Commonwealth, e Difensora della Fede?

Formare un Governo Ombra non impegnerebbe a una riedizione dell’alleanza Lega e 5*. Mentre il governo Mattarella – ahem, Cottarelli – resta in carica, il Governo Ombra si limiterebbe a presentare agli italiani un test su strada senza impegno di acquisto di quel che poteva essere ma chissà come non è il governo italiano. Gli italiani, parlamentari e cittadini, giudicherebbero con calma nel merito, e si farebbero un’idea: per esempio, potrebbero valutare serenamente se davvero il professor Paolo Savona è un pericoloso babau che mette in pericolo i loro risparmi, come si sostiene dalle parti del Quirinale, dei partiti di minoranza, di quasi tutti i giornali, della Cancelleria di Berlino e della Banca Centrale di Francoforte.

Nel frattempo, in attesa di nuove elezioni, liberi tutti i partiti, di maggioranza e minoranza, di ridiscutere programmi e alleanze: chi da dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, e con le immortali parole di Rossella O’Hara, domani è un altro giorno e via col vento.

Certo: il governo Mattare…- scusate: il Governo Cottarelli sarebbe il governo legale, mentre il Governo Ombra sarebbe legittimo. E’ un po’ imbarazzante, quando legalità e legittimità non coincidono: ma sono dettagli. In caso di dubbi e confusioni ci si può sempre rivolgere, per l’interpretazione autentica, al Presidente della Repubblica, che ha dimostrato di non esserne avaro.

That’s All, Folks.

[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Shadow_Cabinet

Che cos’è e come funziona il “Piano B” per l’uscita dall’euro,di Roberto Buffagni

 

Che cos’è e come funziona il “Piano B” per l’uscita dall’euro

 

Il piano B per l’uscita dall’euro funziona esattamente come la strategia du faible au fort elaborata dal generale Pierre Gallois su incarico di De Gaulle, che condusse alla costruzione della force de frappe nucleare francese. Semplificando: si tratta di una strategia difensiva e DISSUASIVA, che rende impervio il rapporto costi/benefici per l’aggressore, anche molto più forte, che volesse attaccare la Francia. In caso sia minacciato un interesse vitale della nazione, essa dispone di un’arma che può causare danni politicamente insostenibili all’aggressore. Lo scopo della strategia du faible au fort è dissuasivo, vale a dire che è rivolto a EVITARE il conflitto, prevenendolo. Logicamente, perché la deterrenza e la dissuasione si verifichino è indispensabile che a) tutti sappiano che la force de frappe nucleare esiste sul serio b) tutti sappiano che il responsabile politico, in questo caso il Presidente francese, ha il potere e la volontà di usarla in caso di necessità.

Il “piano B” per l’uscita unilaterale dall’euro funziona allo stesso identico modo. Averlo rappresenta certamente una minaccia per l’avversario, e quindi non istituisce con lui un rapporto di amichevole cordialità. Non ha senso averlo clandestinamente, a meno che il piano B non sia in effetti il piano A, cioè a meno che non si sia deciso in via preliminare che qualsiasi trattativa è inutile e controproducente, e dunque non si voglia senz’altro uscire dall’euro nei tempi più brevi possibili e nel modo più netto e brutale compatibile con le esigenze operative. Chi ha chiesto al prof. Savona di abiurare pubblicamente ogni ipotesi di “piano B” gli ha chiesto, magari senza accorgersene, di rinunciare a ogni alternativa tranne a) nelle trattative con la Ue, non chiedere nulla più che briciole octroyèes b) uscire unilateralmente senza trattativa alcuna (o solo fingendo di trattare in attesa dell’ora X).

Un  “piano B” pubblicamente annunciato rappresenta dunque un elemento decisivo e DISSUASIVO essenziale in ogni progetto inteso a una modifica NON COSMETICA E NON TRAUMATICA dei rapporti tra uno Stato membro dell’eurozona e la UE. Paradossalmente  – ma la strategia si fonda su paradossi sin da quando la saggezza romana sentenziò “si vis pacem para bellum” –  la possibilità di una trattativa, aspra quanto si voglia, ma con possibilità concrete di giungere a un compromesso accettabile per tutte le parti, si fonda proprio sulla presenza effettuale e a tutti nota del “piano B”, che né a caso né a torto anche il linguaggio giornalistico chiama “opzione nucleare”.

In rapporto alla UE, l’Italia si trova nella situazione in cui si trovarono Saddam Hussein e Muhammar Gheddafi in rapporto agli USA. Lusingandoli con promesse, minacce e prebende, gli USA persuasero i due oggi defunti Capi di Stato a rinunciare ai propri programmi nucleari, e persino ai loro arsenali di “bombe atomiche dei poveri”, le armi biologiche. Il ragionamento proposto dagli USA fu, terra terra: “Se non rinunciate ai vostri programmi di dissuasione militare, escalate il conflitto, e dato che noi siamo infinitamente più forti, non vi conviene”. S’è visto com’è finita. Se Gheddafi e Saddam non ci fossero cascati, oggi si troverebbero nella situazione del dittatore Nord Coreano, certo non invidiabile ma direi migliore della morte per impiccagione o per linciaggio.

Esemplare, nel contesto UE, il caso di Tsipras, non defunto fisicamente ma zombificato politicamente. Egli fu incastrato da due fattori: 1) NON aveva il piano B (e anzi nel Ministero dell’Economia c’era fior di gente che lavorava proUE dietro alle spalle di Varoufakis) 2) Pensava che la trattativa con la UE avrebbe avuto migliori prospettive NON avendo il piano B, appunto perché  averlo costituisce una minaccia che escala il conflitto. Come si vede, si sbagliava.

That’s all, folks: stiamo in campana.

POT POURRI PRESIDENZIALI, di Antonio de Martini e Roberto Buffagni

ROBERTO BUFFAGNI

Mattarella e chi lo consiglia non hanno capito la cosa essenziale: che il ferro di legno Ue funziona solo se nessuno lo sottopone mai a esame chimico (“E’ ferro? E’ legno? Che caspita è?”). E invece di stendere il mantello di Noè sulle vergogne del Padre Euro, questa moneta senza Stato di uno Stato che fa finta di esistere e per trent’anni aveva dignitosamente retto l’onerosa impostura, il Presidente della Repubblica (quale? italiana? europea? francofortese?dell’Isola Che Non C’è?) ha illuminato con un riflettore da tremila il Re, e, sorpresa! Il Re non è neanche nudo (per essere nudi bisogna esistere), il Re proprio non esiste! Non ha lo scettro del comando, perchè può dire solo di no; non ha la corona, perchè nessuno l’ha incoronato; non ha la giustizia, perchè dove sono i suoi magistrati, dove la sua polizia, dove le sue prigioni, dove il suo codice europeo; non ha la forza, perchè dov’è il suo esercito? Il Re UE è il Re del Regno di Domani, il Domani In Cui Si Fa Credito (ma oggi solo Debito), il Domani in cui Alle Menschen Werden Bruder (ma intanto vengono trattati come cosi superflui, pagati da schifo, sbeffeggiati da signorini che gli fanno anche la morale).
Nei primi tempi beati della rivoluzione sansa larmes, in servizio d’ordine alle Tuileries, il tenente Bonaparte guardava il povero Luigi XVI, che sul balcone, salutato dalla folla osannante, sorrideva e calzava il berretto frigio. Il tenente Bonaparte commentò, in italiano: “Che coglione!”

 

ANTONIO de MARTINI

SEGRETI E SEGRETARI, UCCELLI RARI.

“Assegnare alla BCE le funzioni svolte dalle principali banche centrali del mondo per perseguire il duplice obiettivo della stabilità”

Paolo Savona oggi alle 13.32 ( vedi post precedente)

Attualmente la Banca Centrale Europea ha come unica missione quella di mantenere stabili i prezzi.
Dire ” assegnare le funzioni che hanno le principali banche centrali del mondo” significa attribuire alla BCE il potere di manovrare la moneta ( leggi svalutare) oltre che di sorvegliare i prezzi, funzione unica a cui è ingabbiata oggi.

Ovvio che la dichiarazione, incautamente fatta dai nuovi capi, di 250 miliardi di sconto significava chiedere una svalutazione del 10% dell’Euro che avrebbe alleggerito e riequilibrato il debito e svalutati i crediti di Francia e Germania verso Italia, Grecia e tutti gli altri paesi della UE. Il dollaro si sarebbe rafforzato…

Sarebbe bastato cambiare un solo articolo dello Statuto della BCE senza stravolgere i trattati.
Probabilmente Draghi sarebbe stato dalla sua parte.

Ovvio che tedeschi e francesi si siano infuriati. Macron ha telefonato a Conte per conferma, magari indiretta, e il coglione ha fatto chicchiricchì.

L’arte del governo richiede negoziati silenti e non fornire preziose anteprime agli interessati.

La fica in mano ai ragazzini dicono a Napoli.
Di Maio, quasi napoletano, avrebbe dovuto ricordarsene, se non fosse un ragazzino.

Bertoldo-Salvini ha invece indicato l’albero cui essere impiccato. Altra bambinata.
Conte si accontenterà di mettere nel curriculum ” ex primo ministro”.

A F…. ‘N MANO ‘E CRIATURE

Ma se nominassero ministro dell’Economia Teresina dei Baracconi, questa prenderebbe Savona come vice capo di gabinetto e realizzerebbe i lavori mentre Teresina resta ai Baracconi per godersi le ferie.

Quindi il problema non sono le idee di Savona.

Hanno fatto giocare i ragazzini per evitare le elezioni a breve termine e far decantare la situazione. Hanno fatto i capricci, come previsto, e faranno saltare tutto.

La scusa ufficiale di stasera è surreale.

Il Presidente della Repubblica teme che i partiti realizzino quel che avevano promesso di fare in campagna elettorale.

Intanto rinnovano i vertici RAI – blindano il controllo- e le elezioni nazionali si faranno dopo le elezioni europee del 2019. Forse.

IL SOLO MARGINE CHE RESTA È CHIEDERE L’INCARICO PER SAVONA.

Valmy 2.0: Hybris & Nemesis, di Roberto Buffagni

 

Valmy 2.0: Hybris & Nemesis

 

Brutte cose e pericolose, l’arroganza e la supponenza. Ponendo il suo veto prima su Sapelli, poi su Savona, Mattarella ha spostato il centro del dibattito sulla legittimità. I ricami giuridici sulle prerogative del Presidente della Repubblica contano molto poco. Conta invece moltissimo la fonte della legittimazione di chi decide in quello che è divenuto uno “stato d’eccezione crepuscolare”. Se decide il Presidente della Repubblica, che in sostanza ha motivato i sui veti con la fedeltà alla UE, la fonte della legittimazione è la UE; se decidono i due partiti di maggioranza, la fonte della legittimazione è il popolo italiano, che esprime la sua sovranità con il voto a suffragio universale.

Ora, chi decide nello stato d’eccezione è il sovrano; e il difetto fondamentale della UE è proprio la mancanza di legittimazione in ordine all’unico principio legittimante valido nell’odierna  modernità: la sovranità popolare. Inevitabile quindi lo scontro istituzionale di principio, perché se Salvini cede, riconosce come fonte della legittimazione l’entità sovrannazionale non legittimata per via democratica della UE, e si suicida politicamente; se cede Mattarella, riconosce che la sovranità popolare espressa dal voto è sovraordinata alla UE, della quale si è sbadatamente autoeletto a rappresentante: e si suicida politicamente.

Se, come pare mentre scrivo, Salvini tien fermo sulle sue posizioni, forse Mattarella troverà una scappatoia dal vicolo cieco in cui si è infilato, e perderà soltanto mezza faccia. Per esempio, in una dichiarazione pubblica di Savona che ribadisca quanto è già perfettamente noto, e cioè che egli non vuole appiccare il fuoco a palazzo Berlaymont, ma semplicemente trattare con le istituzioni UE senza escludere in linea di principio la possibilità di rompere la trattativa, presupposto indispensabile in qualsiasi controversia, se non ci si vuole autosconfiggere ancor prima di aprire i negoziati.

Ma il danno, ormai, è fatto. Sono emerse in piena luce le tre questioni essenziali:

1) che la linea principale del conflitto politico oggi in corso verte sulla UE, e che tutti gli altri conflitti politici, sociali, economici, si subordinano ad esso

2) che la UE è un ferro di legno politico, perché rende l’omaggio ipocrita del vizio alla virtù alla legittimazione popolare, ma pretende di esservi sovraordinata senza possederla; che implementa questa pretesa con l’inganno e con il ricatto, ma non può implementarla con la forza: per riprendere un celebre detto cinese, che “la UE è una tigre di carta”

3) che le classi dirigenti proUE italiane si autocomprendono come accomandatari della UE e non del popolo italiano, e avendola passata liscia per più di vent’anni, la loro reazione irriflessa di fronte a una  sfida sul punto essenziale della legittimità è la hybris, l’arroganza supponente di chi neppure è sfiorato dal pensiero che gli si possa resistere.

Come ci insegnavano al ginnasio le nostre temibili, benemerite professoresse di greco, la hybris richiama su di sé la Nemesis. Avvenne anche, duecentotrent’anni fa, a Valmy. Un esercito di coscritti a cui la dirigenza rivoluzionaria plebea aveva appena messo in mano un fucile fronteggiò le armate di professionisti della guerra delle potenze europee dell’Ancien Régime. La battaglia, di fatto, non si combatté sul serio. Qualche scambio di artiglieria, qualche scaramuccia: niente di che, sul piano strettamente militare. Ma sul piano politico e simbolico, uno spartiacque epocale: i coscritti plebei, i falegnami, operai, avvocati, domestici che reggevano in mano un fucile senza saperlo maneggiare non erano scappati davanti agli splendidi reparti di guerrieri guidati ai principi. E chi non ha più paura, smette di essere un servo.

nb. articolo collegato https://italiaeilmondo.com/2018/05/26/mane-tekel-fares-di-antonio-de-martini/

Dalla mia palla di cristallo: governo Lega-5* eccetera, che accadrà?, di Roberto Buffagni

altri articoli sull’argomento:

IL GUARDIANO DELLA (AUGURABILMENTE DEFUNTA) COSTITUZIONE REALE, di Massimo Morigi

https://italiaeilmondo.com/2018/05/21/il-contratto-di-governo-di-giuseppe-germinario/

Dalla mia palla di cristallo: governo Lega-5* eccetera, che accadrà?

 

Nessun piano operativo può spingersi, conservando un minimo di certezza, oltre il primo scontro con il grosso delle forze nemiche. E’ solo il profano che, mentre una campagna si sviluppa, crede di vedere la sistematica realizzazione del piano originale fino alla sua conclusione predeterminata.”

von Moltke il Vecchio, Trattato per lo Stato Maggiore Generale tedesco sulla guerra franco-prussiana del 1870/1

 

Consultata la mia Palla di Cristallo, debitamente Vi informo dei suoi responsi: tutti espressi in forma molto sintetica, perché i collegamenti con il Regno Sovratemporale costano un occhio della testa, e nel caso Ve lo foste scordati, qua si lavora gratis et amore Dei (et Italiae).

Anzitutto, ecco i responsi riguardanti il Passato, spesso non meno enigmatico del Futuro.

  1. Il contenuto del “contratto di governo”, formulazione infelicissima che la mia Palla di Cristallo, una parruccona cruscante, depreca, ha importanza strategica molto vicina allo zero, v. la citazione in exergo del Feldmaresciallo conte von Moltke il Vecchio.
  2. Il contenuto strategico del piano sta invece tutto nell’alleanza politica Lega-5*, una manovra di grande audacia che può dare risultati proporzionali ai suoi rischi, entrambi molto grandi.
  • Il problema che si poneva allo Stato Maggiore dell’unica forza politica italiana coerentemente antiUE (la nuova Lega) all’indomani delle elezioni era infatti il seguente: come sfruttare al meglio il perentorio successo elettorale, che le garantiva sì l’egemonia nel centrodestra, ma non l’automatica designazione a formare un governo (insufficienza di seggi vinti dalla coalizione)?
  1. La soluzione del problema era complicata da un’incognita: l’incerta lealtà di Silvio Berlusconi, che prigioniero delle sue sconfitte politiche e dei suoi vizi personali – anzitutto la viltà – accarezzava da tempo il piano B di un’alleanza neomacroniana insieme a Renzi.
  2. La soluzione più semplice e prudente sarebbe stata la seguente: lasciare che si formasse un governo tecnico che traghettasse la nazione sino alle elezioni politiche ed europee del 2019, fargli una vivace opposizione, consolidarsi, e lucrare un allargamento dei consensi l’anno venturo. Questa scelta, però, da un canto dava tempo all’incerto alleato di preparare la sua defezione, e dall’altro “There is a tide in the affairs of men, / Which, taken at the flood, leads on to fortune; / Omitted, all the voyage of their life/ Is bound in shallows and in miseries[1].
  3. Lo Stato Maggiore della Lega ha dunque scelto l’audace manovra “alleanza con i 5*”, contando sui seguenti fattori favorevoli: a) l’ambiguità costitutiva e la carente strutturazione del Movimento 5* ne hanno fatto, secondo le intenzioni dei suoi promotori occulti, il principale fattore di paralisi del sistema politico italiano, e il principale collettore incapacitante del dissenso rispetto alla UE. Ma lo straordinario successo elettorale, e la collocazione sociale dei suoi votanti, il “popolo degli abissi” secondo l’icastica definizione che Giulio Sapelli mutua da Il tallone di ferro di Jack London, gli imponevano di scegliere pro o contro la UE, perché il posizionamento rispetto alla UE, essendo la linea principale del conflitto politico attuale, è ineludibile per qualsiasi forza acceda al governo della nazione. Il M5* ha lungamente oscillato, ma l’indisponibilità del PD renziano a un’alleanza ha deciso per esso. Il M5* doveva, o rinunciare al governo e scontare una grave delusione e progressiva perdita di fiducia del suo elettorato, o cercare l’unica forza politica disponibile a correre il grave rischio di allearsi con un socio politicamente indecifrabile ed elettoralmente molto più forte b) La Lega dunque ha corso il rischio. Elementi a suo favore: la maggiore strutturazione del partito, la maggiore esperienza del suo personale, e soprattutto la coerenza della sua strategia politica, che chiaramente designava il proprio avversario nella UE e nei suoi rappresentanti italiani (anzitutto il PD). In termini militari, la Lega ha scommesso sulla superiorità di una compagine meno numerosa ma di miglior qualità che conduce una guerra di manovra (colpire i centri di comando e controllo con rapide manovre) contro un avversario più numeroso e più scadente che sa condurre soltanto una guerra d’attrito (logorare gli avversari prendendo più voti, fino all’utopico 51%)
  • L’audace manovra ha avuto, sinora, un grande successo. Le reazioni negative degli alleati del centrodestra dimostrano a posteriori quanto incerta e pericolosa fosse l’alleanza, e dunque quanto poco prudente fosse, in realtà, la manovra “prudenziale” descritta al punto V. Sono stati loro a prendersi la responsabilità di rompere l’alleanza, così perdendo il “moral high ground” , la “superiorità morale”; e se appena il governo Lega – 5* riuscirà a tenersi in vita senza commettere errori strategici gravi, all’interno di Forza Italia e Fratelli d’Italia il dissenso già presente rispetto alla linea di opposizione al governo si allargherà e alzerà la voce, costringendo anche queste forze politiche a scegliere dove collocarsi rispetto alla linea del conflitto principale, eventualmente spaccandosi.
  • Perché l’evento più importante, che la mia Palla di Cristallo non esita a definire “storico”, segnato dalla nascita di questo governo, è proprio l’emersione in luce della linea di conflitto politico principale, sinora sommersa nella nebbia, che verte sulla UE. Questo evento di capitale importanza ridisegnerà, in tempi molto più brevi del previsto (da me), tutte le posizioni culturali, politiche e partitiche, italiane e non solo italiane.
  1. La Lega, insomma, punta a egemonizzare politicamente l’alleato 5* sfruttando il suo punto debole: l’assenza di una chiara designazione del nemico, e dunque l’ impoliticità. Punto debole politico e strategico che è anche, si noti bene, il suo punto forte elettorale, perché gli ha consentito di raccogliere consensi provenienti da culture e posizioni politiche anche opposte e affatto incompatibili. La pura e semplice alleanza con la Lega, che designando come proprio nemico principale la UE ha invece una chiara strategia politica, costringe di fatto il M5* a schierarsi, e a schierarsi sulla strategia dell’alleato minore: certo, a patto che la Lega mantenga ferma la bussola strategica. Il riposizionamento strategico che il M5* è costretto a fare provocherà certo molte reazioni al suo interno: pressioni, dissensi, eventuali spaccature, abbandono di una parte dell’elettorato; sommovimenti tutti vantaggiosi per l’alleato minore, che così aumenterà il proprio peso relativo nell’alleanza e vedrà aprirsi nuove possibilità di radicamento nel Meridione, bacino elettorale principale del M5* e terreno che per la Lega è indispensabile conquistare, per trasformarsi in forza politica autenticamente nazionale.
  2. E veniamo al Futuro (prossimo). La mia Palla di Cristallo afferma che il governo Lega-5* si insedierà, perché i “paletti” che il Presidente della Repubblica vorrebbe mettergli sono paletti di gomma. Molto semplicemente, Mattarella non ha spazio di manovra. Il piano B neomacroniano di un’alleanza Renzi-Berlusconi è molto acerbo, i suoi leader sono sconfitti, logorati, nel caso di Berlusconi affatto impresentabili all’elettorato. Una sua probabile riedizione con nuovi leader richiede un tempo di maturazione che Mattarella non ha. Un “governo neutro”, secondo l’impagabile formulazione mattarelliana, che ripetesse i nefasti montiani, passerebbe una palla gol elettorale alla Lega e ai 5* (ammesso che trovasse una maggioranza in parlamento). Un rifiuto ostinato da parte del Presidente della Repubblica di nominare i ministri meno graditi perché meno ubbidienti alla UE, in primo luogo il prof. Savona, provocherebbe una crisi istituzionale di prima grandezza e consegnerebbe un’altra, macroscopica palla gol elettorale a Lega e 5* (l’odierna dichiarazione dell’indisponibilità di Giorgetti a sostituire Savona al Ministero dell’Economia suffraga il responso della mia Palla di Cristallo).
  3. Dunque il governo si insedierà. Come andrà, in Futuro? La mia Palla di Cristallo mi e ci ricorda che anche visto dal Regno Sovratemporale, il Tempo è fluido e gravido di possibilità: solo l’Onniscienza divina scioglie il mistero dell’intreccio tra libertà umana e predestinazione. Essa dunque si limita a indicarci alcune linee di tendenza, e a rivolgerci alcune raccomandazioni.
  • Linea di tendenza principale: l’opposizione delle forze proUE al nuovo governo italiano, per quanto unanime e accanita, non potrà essere risolutiva e travolgente, perché uno scontro campale decisivo tra il governo italiano e la UE rappresenta un rischio esistenziale per entrambi. L’opposizione proUE punterà invece a usurare il governo, a sfruttare i suoi errori, e alla costruzione di un nuovo schieramento politico proUE.
  • Raccomandazione al nuovo governo della mia Palla di Cristallo: evitare lo scontro campale decisivo. Non è ancora giunta l’ora di una Valmy. Non cercare grandi vittorie ma piuttosto scongiurare grandi sconfitte. Anzitutto, perché la nuova alleanza e l’alleato minoritario che la guida non hanno ancora avuto il battesimo del fuoco, cioè del conflitto diretto, nazionale e internazionale, con il proprio nemico principale: e in una guerra, niente può sostituire l’esperienza personale del conflitto. Poi, stabilire rapporti con i settori dell’amministrazione statale senza i quali nessun governo può veder eseguite le proprie direttive (amministrazione, FFOO e in particolare l’Arma dei Carabinieri, servizi di informazione). Infine, prendere iniziative simboliche e dare esempi, per far capire con chiarezza a tutti gli italiani quel che è già manifesto sul piano politico, vale a dire dov’è la linea del conflitto principale, e dove si situano i campi contrapposti. In conclusione: sapere che in questa fase, non perdere è già vincere. Il resto si vedrà, perché:
  • Nessun piano operativo può spingersi, conservando un minimo di certezza, oltre il primo scontro con il grosso delle forze nemiche. E’ solo il profano che, mentre una campagna si sviluppa, crede di vedere la sistematica realizzazione del piano originale fino alla sua conclusione predeterminata.”

Terminato il 24 maggio 2018, ore 13

 

 

 

 

[1]C’è una marea nelle faccende degli uomini che, colta al suo apice, conduce alla fortuna; una volta persa, tutto il viaggio della vita è destinato a miserie e avversità.” Julius Caesar, Atto IV, Scena III

Governo Lega – M5Stelle: come andrà a finire?, di Roberto Buffagni

Governo Lega – M5Stelle: come andrà a finire?

 

Ci vuole una bella faccia di tolla per fare previsioni su come andrà a finire una cosa che ancora non è iniziata, ma per Vs. fortuna io ce l’ho. Ecco quanto ho divinato.

1) Prima valutazione, in ordine di verisimiglianza secondo il Manuale del Piccolo Politico, pagina 1, capitolo I. Per la Lega, questa è un’abile manovra tattica e un grave errore strategico. Abile manovra tattica, perché batte lo stratagemma (oltre il limite del lecito) di Mattarella, volto a instaurare un nuovo “governo tecnico” (= UE) sotto il nome ossimorico, offensivo per il vocabolario e l’intelligenza, di “governo neutro”. Grave errore strategico perché a) spacca il fronte del centrodestra b) libera le mani a Silvio che non ne vedeva l’ora, fornendogli il pretesto per il voltafaccia c) stende un tappeto rosso a Renzi e al suo progetto neomacroniano di “governo della nazione” d) e ovviamente, di solito formare un governo con un alleato che ha il doppio dei tuoi voti nuoce gravemente alla salute.

2) Seconda valutazione, in ordine di importanza e verisimiglianza secondo il MdPP, pagina 732, capitolo LVI. Se l’operazione governo con i 5* è volta a un rapido ritorno alle urne (= entro un anno, in coincidenza con le europee 2019), dopo il varo di provvedimenti magari epidermici ma propagandisticamente efficaci e graditi all’elettorato, in particolare del Sud, ed eventualmente di una nuova legge elettorale che garantisca la governabilità al vincente, è possibile che l’errore strategico venga evitato, e anzi l’abile manovra tattica si raddoppi in audacissima manovra operativa, perché: a) si evita il governo neutro b) si costringono FI e PD ad affrontare il giudizio elettorale in condizioni di grave difficoltà, senza aver avuto il tempo di consolidare il progetto “Partito della Nazione” neomacroniano. Continua il travaso di voti da FI a Lega, il PD continua a perdere elettori c) gli elettori 5* che provengono da sinistra si allontanano dal Movimento e disperdono molti voti (difficile rientrino in casa PD) d) gli elettori 5* che provengono da destra sono tentati di spostarsi verso la Lega che interpreta più schiettamente le loro propensioni, e qualcuno (non so quanti) lo farà. e) La coincidenza delle elezioni politiche con le elezioni europee avvantaggia chi ha una posizione molto chiara sulla UE, cioè la Lega.

E’ più verisimile che si verifichi quanto al punto 1, abile manovra tattica, grave errore strategico. Però Salvini è un politico che sa il fatto suo, e quindi non ritengo affatto inverosimile che stia tentando l’ipotesi 2, abile manovra tattica seguita e raddoppiata da audacissima manovra operativa. Se la manovra gli riesce, dal Cielo il feldmaresciallo Erich von Manstein gli manderà a dire “Ben fatto”. Do 70% all’ipotesi 1, 30% all’ipotesi 2.

That’s all, folks.

 

 

Macerata, come procedono le indagini_di Roberto Buffagni

Macerata, come procedono le indagini

 

Premessa: non sono Sherlock Holmes, e le uniche informazioni che ho sono ricavate dalla stampa. A seguire trovate un resoconto dei fatti, qualche dubbio sulle interpretazioni proposte dagli inquirenti, e un’ipotesi diversa, non suffragata da alcuna prova: nulla più.

Novità sul caso Pamela Mastropietro: a Innocent Oseghale è stata notificata l’accusa di omicidio volontario. Intercettato in carcere, Lucky Awelima dice a Desmond Lucky; “Il 30 gennaio Innocent [Oseghale, principale sospetto dell’omicidio] mi telefonò chiedendomi se volevo andare a stuprare una ragazza che dormiva.”

Secondo gli inquirenti, le cose si sarebbero svolte così: Pamela va nell’appartamento di Oseghale, si inietta l’eroina, ha un rapporto sessuale con lo spacciatore nigeriano. Per il procuratore Giorgio è senz’altro stupro perché Pamela, drogata, non era in grado di consentire; per il GIP Giovanni Maria Manzoni, invece, può esserci stato consenso “in un’atmosfera amicale” (presumo lo desuma dal fatto che Pamela si prostituiva, e che non è insolito per una tossicodipendente prostituirsi agli spacciatori). Pamela si sente male e Oseghale, “forse nel timore di essere scoperto”, la uccide con un colpo alla testa e due coltellate al fegato.[1] Poi smembra il cadavere per liberarsene, lo mette in valigia, chiama il tassista abusivo camerunese Mouthong Tchomchoue, soprannominato “Patrick”, carica in macchina le valigie, gli chiede di portarlo a Tolentino. Qualche chilometro fuori Macerata fa fermare l’auto, scarica le valigie sul ciglio di un viottolo di campagna e si fa riportare a casa. Insospettito, a sera Patrick torna dove ha lasciato le valigie, ne apre una, si fa luce con il cellulare, vede una mano e scappa. Quando vede in Tv la notizia dell’omicidio torna, trova la polizia al lavoro, va in commissariato, denuncia l’accaduto e riferisce che nel corso del viaggio di andata, Oseghale ha fatto una telefonata in inglese, durante il viaggio di ritorno ha parlato al telefono con una donna.[2]

Prime impressioni sulla ricostruzione dei fatti degli inquirenti, per come la presenta la stampa.

1) I due nigeriani intercettati non sono ingenui cittadini modello, non è improbabile che immaginassero di essere sotto sorveglianza e che cerchino di scaricare la colpa sul solo Oseghale. In ogni caso, la tesi “Oseghale unico colpevole” fa comodo anche a chi ha interesse a minimizzare il più possibile l’accaduto, un vasto fronte che comprende chiunque abbia interesse ad alzare una muraglia impenetrabile tra l’omicidio di Pamela e  le problematiche connesse all’immigrazione. Cui prodest? Piccolo esempio: a Macerata, nel 2013 la Lega prende lo 0,6; nel 2018, dopo l’omicidio di Pamela, il 20% abbondante.[3]

2) Non si vede perché Oseghale uccida Pamela “per paura di essere scoperto” quando la ragazza si sente male. Per lo spaccio di droga? Ma è la sua attività abituale, e perché mai Pamela dovrebbe denunciarlo? Si droga abitualmente, non risulta che abbia mai denunciato uno spacciatore. E con quali prove lo denuncerebbe? Anche nel peggiore dei casi, Oseghale rischia ben poco, con una denuncia per spaccio, mentre con un omicidio rischia grosso. Per lo stupro? Ma Pamela si prostituisce abitualmente, oggi persino il GIP contesta lo stupro. Se Pamela si sente male, basta aspettare che faccia buio, accompagnarla fuori sorreggendola, lasciarla su una panchina e chi s’è visto s’è visto. Se muore in casa, si fa la stessa cosa, magari nascondendola in un tappeto arrotolato, caricandola in auto e gettando il cadavere in qualche posto fuori mano. Altrimenti, Oseghale poteva adottare la soluzione consigliata da Lucky Awelima e Desmond Lucky, v. punto 3 a.

3) Invece Oseghale corre tre grossi rischi: il rischio di un omicidio, il rischio di coinvolgere un estraneo come Patrick per trasportare le valigie con il cadavere smembrato, il rischio di abbandonarle lungo la via. Perché? Vediamo due ipotesi.

  1. a) Oseghale è un criminale dilettante che si lascia prendere dal panico e fa un errore dopo l’altro. Mah. A giudicare dalle sue frequentazioni non sembra. Nell’ordinanza di custodia cautelare per Lucky Awelima e Desmond Lucky, il GIP G.M. Manzoni riporta altre intercettazioni nel carcere di Montacuto, dove Desmond dice: “Sono stato un rogged [appartenente ad un’organizzazione criminale nigeriana], le cose che sono successe [l’omicidio di Pamela] sono cose da bambini… abbiamo già fatto cose terribili.” I due poi aggiungono che Oseghale poteva benissimo far sparire il cadavere tagliandolo a pezzettini e gettandoli un po’ per volta nel water. Il resto poteva congelarlo e mangiarselo con calma.[4] Fanno gli spacconi? Mah: tradotta questa conversazione, l’interprete nigeriana si rende irreperibile.[5]
  2. b) Pamela è uscita dalla comunità senza un soldo. Incontra lungo la strada un camionista che le dà un passaggio, e con lui contratta un rapporto sessuale a pagamento, qualche diecina di euro. Alla stazione di Macerata prende un taxi (sette euro) che la porta ai giardini Diaz, dove si spaccia. Chiede eroina a Oseghale che ha solo hashish e la accompagna da un collega che le vende una dose di eroina (trenta euro). Insieme comprano una siringa in farmacia.[6] Pamela è al verde e non ha dove andare. Oseghale la invita a casa sua, “Vieni da me, ti fai con calma, magari stiamo insieme, se vuoi ti fermi un po’”. Pamela va, si inietta l’eroina, Oseghale la prende (stuprandola o no), Pamela, che non è abituata all’eroina, si sente male mentre fanno sesso e respinge Oseghale che si irrita e le dà una botta in testa; oppure è Pamela che sbatte la testa divincolandosi. A questo punto Oseghale fa un rapido conto costi/benefici. Pamela non gli serve né per il sesso, né come cliente perché non ha soldi. Se reagisce così male all’eroina, difficile anche agganciarla e farla battere per lui in cambio del rifornimento di droga. In più ingombra, ha problemi, dà fastidio. Togliersela dei piedi abbandonandola da qualche parte? Corre il rischio di qualche fastidio, e non ci guadagna niente. Come metterla a reddito? Pamela è un gatto randagio, nessuno la cerca e nessuno la conosce. Tanto vale ammazzarla, farla a pezzi e venderli a qualcuno che apprezza l’articolo, per esempio l’organizzazione criminale a cui – forse – si può ricondurre la fossa comune di Porto Recanati, v. punto 4. Però qualcosa non va nel verso giusto. Per qualche imprevisto, l’incaricato non ritira in tempo le valigie, e Patrick, più coraggioso dell’interprete che tradotte le intercettazioni si resa irreperibile, o forse ignaro di quanto sia pericolosa la mafia nigeriana, non si fa i fatti suoi come invece Oseghale dava, apparentemente, per scontato.

4) A Porto Recanati (32 km da Macerata) è stata scoperta una fossa comune con 50 reperti umani circa, a due passi dall’Hotel House, “condominio multietnico”, un palazzone modello Le Corbusier dove abitano circa 2000 stranieri. Tra i resti, forse quelli di Cameyi Mossamet, una quindicenne bengalese scomparsa ad Ancona nel 2010,[7] e quelli di un bambino di 8-10 anni, non identificato. Colgo l’occasione per segnalare un articolo de “L’Internazionale” che tenta eroicamente di sdrammatizzare la fossa comune: “non è poi così vicina all’Hotel House”, “hanno trovato solo due corpi”; il problema immigrati: “anche gli italiani non pagano le spese condominiali” e di prospettare un futuro multietnico radioso: “Zakiri, un ragazzo bangladese che vive all’Hotel House e coordina la squadra di cricket dei bangladesi di Porto Recanati…ha ottenuto la cittadinanza italiana, lavora in una fabbrica della zona con un contratto regolare e parla un ottimo italiano. Lui e sua moglie aspettano un figlio, che nascerà all’Hotel house”. Medaglia d’oro per l’ottimismo al colonnello in pensione (ultimo dei Mohicani italiani che non hanno venduto a tempo il loro appartamento) Antonio La Rosa, intervistato dalla giornalista: “l’Hotel house parla del nostro passato, di quando gli immigrati erano i meridionali che andavano a lavorare al nord ed erano trattati con disprezzo dai torinesi. L’Hotel house parla anche del futuro, della società multietnica che ci aspetta. Questo edificio potrebbe essere una grande occasione per sperimentare delle forme di convivenza” (non si specifica quali).[8]

Conclusione. Come sia andata, non lo so. La ricostruzione degli inquirenti, per come la presenta la stampa, non mi pare molto verisimile, perché non spiega né la ragione dell’omicidio, né la ragione dello smembramento, né la ragione dell’abbandono lungo la via delle valigie contenenti il cadavere; non spiega neanche perché Oseghale non abbia avuto timore di coinvolgere Patrick nel trasporto delle valigie: semplice imprudenza, pura stupidità? O dava per scontato che Patrick, avendo a che fare con un rogged, come l’interprete nigeriana si sarebbe preso un salutare spavento e avrebbe tenuto la bocca chiusa?

Si intuisce negli inquirenti una gran voglia, d’altronde comprensibile, di minimizzare i fatti, addossando tutta la colpa al solo Oseghale, e tenendo a distanza di sicurezza cioè fuori dal quadro dell’indagine mafie nigeriane, rivendita a scopo di lucro di parti di cadavere, omicidi rituali, fosse comuni, etc., cioè a dire tutti gli elementi che possono differenziare l’assassinio di Pamela Mastropietro da un comune, rassicurante fatto di cronaca nera senza legame alcuno con l’immigrazione. Teniamo gli occhi aperti, e chissà: magari vedremo.

[1] https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/18_maggio_03/pamela-mastropietro-oseghale-carcere-anche-accusa-omicidio-7ce90c60-4ed6-11e8-aead-38ee720fad91.shtml

[2] http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13311589/pamela-mastropietro-parla-tassista-oseghale-da-trolley-spuntava-mano.html

[3] https://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/a_macerata_la_lega_fa_boom-3587546.html

[4] https://www.corriereadriatico.it/macerata/macerata_pamela_mastropietro_cannibalismo_intercettazioni-3689855.html

[5] https://www.la-notizia.net/2018/04/27/pamela-zio-interprete-nigeriana/

[6] https://www.corriereadriatico.it/macerata/macerata_pamela_sesso_droga_dopo_fuga_comunita-3529726.html

[7] http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lorribile-cumulo-ossa-umane-due-passi-allhotel-dei-migranti-1510332.html

[8] https://www.internazionale.it/reportage/annalisa-camilli/2018/05/03/hotel-house-porto-recanati-immigrazione

La trattativa con la realtà, di Roberto Buffagni

La trattativa con la realtà

 

Ho appena letto della sentenza sulla trattativa Stato-Mafia, con le pesanti condanne inflitte agli ufficiali dei Carabinieri. Evito di diffondermi sul messaggio (trasversale?) che i giudici mandano alle FFOO: “Prima di tutto coprirsi le spalle e altre parti del corpo”, all’antica quieta non movere, alla moderna don’t  rock the boat. Evito di diffondermi anche sul fatterello che le FFOO non “trattano con la Mafia” in proprio ma per conto terzi, cioè per conto dei governi (nel caso in oggetto, governi di sinistra e non berlusconiani, ma sono dettagli). Evito di diffondermi sul fatto, incontestabile, che le trattative si fanno con gli avversari e/o i nemici, con gli amici ci si mette d’accordo con le gambe sotto il tavolo e il bicchiere in mano. Evito di diffondermi sul tempismo cronometrico della sentenza, che influisce sulla delicata dialettica politica in corso, favorendo un governo 5*-PD e/o un governo 5*-Lega che spaccherebbe il centrodestra e farebbe lo scherzo dell’Anaconda a Salvini. Evito di diffondermi persino sul fatto storico, anch’esso incontestabile, che le trattative con la Mafia le faceva anche Giovanni Giolitti, un politico italiano di grande statura e specchiata onestà personale che si beccò la definizione di “Ministro della malavita” da Gaetano Salvemini.

Mi diffondo invece (poco, niente paura) su un tema che mi interessa di più.

E’ il tema della grande fiaba desinistra dei “servizi deviati” e dell’inattingibile ”terzo livello della Mafia”, in pillola: la DC un tempo, in seguito Berlusconi, insomma i destrogiri, sono complici della Mafia e in genere delle Forze Oscure della Reazione, solo grazie a questa complicità assurgono a un immeritato e altrimenti inspiegabile potere, conculcano e sbeffeggiano le Forze Sane del Progresso e fanno dell’Italia, che sarebbe tanto brava, un paese anormale ove spadroneggiano impuniti e sfacciati gli evasori fiscali, i furbetti del cartellino, gli analfabeti d’andata e ritorno, i fans di Padre Pio, Berlusconi e Lucio Battisti, gli assessori che scialacquano i risparmi degli italiani in coca troie aragoste e mutande a rete come il celeberrimo Batman, i guidatori di SUV parcheggianti in posto riservato invalidi, etc.; e questo infausto destino durerà nei secoli dei secoli sinché non andrà al governo con larga maggioranza prima il PCI, poi il PD o altri avatar del Bene levogiro tipo 5*, e allora sì che cambierà tutto: in meglio, s’intende, il dopo è sempre meglio del prima, sennò che fine fa il progresso, dove andiamo a finire, torniamo indietro?

Archetipo della suddetta fiaba, il mitico sceneggiato anni Settanta in milletrecentosei puntate La piovra, che diede fama imperitura a Michele Placido, da allora trasfigurato nell’icona immortale del “Commissario Cattani”; il quale  – nota a margine per i più piccini – aveva anche lui la moglie straniera e incontentabile come il suo più tardo avatar Commissario Montalbano, pure lui eroe desinistra sebbene pelato. Bene: colgo l’occasione per formulare anche io una sentenza, la seguente: la fiaba desinistra sulla Mafia è una fiaba.  Questa fiaba desinistra può essere raccontata bene, anche molto bene (le prime serie de La piovra sono belle o belline); e sarà sempre interessante non perché sia interessante la sinistra italiana che francamente non lo è, sotto il profilo spettacolare e drammaturgico il mito dell’onestà, del rigore, del pagamento al centesimo delle tasse, della superiorità morale, dell’eguaglianza tous azimuts, delle vacanze intelligenti, insomma il mito delle professoresse piddine entusiasma come un accertamento fiscale o una seduta dal dentista. Sarà sempre interessante perché è interessante la Mafia, che furbescamente la sinistra italiana parassita per incrementare il suo indice di gradimento spettacolare. La Mafia è interessante per due motivi: uno, che il Male è sempre più immediatamente interessante del Bene, provate a creare un personaggio integralmente buono che non sia un pesce lesso e ve ne accorgerete subito, l’ultimo che ha avuto successo è Gesù Cristo che d’altronde negava recisamente di essere buono (v. tutti i sinottici, es. Mt. 19,17);  lo spericolato Dostoevskij ci ha provato ma ha truccato le carte facendone L’idiota, troppo facile l’espediente del buono perché matto.  E’ un fatto che può dare occasione a spunti di riflessione teologica ed estetica di grande profondità che qui ometto, sarà per un’altra volta. Due, che la Mafia è interessante perché la criminalità organizzata è l’immagine analogicamente più prossima a quella di uno Stato che agisca in condizioni di reale sovranità politica, dunque non l’Italia del dopoguerra: il che rende più ghiotto ed emozionante il surrogato Mafia, quando non c’è il caviale le uova di lompo fanno venire l’acquolina in bocca. La Mafia infatti vive e opera in un mondo nel quale non esiste un terzo imparziale in grado di promulgare e applicare la legge, e dunque in un mondo che somiglia come una fotocopia al mondo delle relazioni internazionali, in cui operano gli Stati: un mondo nel quale non si può andare dal giudice o dal poliziotto se qualcuno ti fa un torto, in cui non ci si può ritirare a vita privata estraniandosi dai conflitti di vario genere che turbano sonni e digestione, in cui di punto in bianco può spuntare nel tuo orizzonte qualcuno che per motivi tutti suoi ti vuole ammazzare, te e i tuoi cari, e non solo ne ha l’intenzione ma pure i mezzi e il know-how. E’ insomma il mondo in cui chi ha il potere è costretto a prendere decisioni di vita e di morte che non solo decidono della vita e della morte fisica, ma della salvezza o della dannazione dell’anima – ognuno traduca la formula religiosa nel suo linguaggio – anzitutto la propria ma anche le altrui. Un esempio davvero magistrale di svolgimento di questo tema sono i primi due film della serie Il padrino, di F. F. Coppola, che senza alterare di molto la trama del mediocre romanzo di Mario Puzo, vi indovinò con grande intelligenza la struttura drammaturgica di una tragedia storica shakespeariana, sfuggita al superficiale romanziere.

Per concludere: la Mafia è interessante perché la Mafia è tragica, e con tragedia intendo la situazione in cui legge, costume, istituzioni, telefono amico non ti forniscono una soluzione precostituita al tuo serio dilemma di vita e di morte. Ci sei tu che sei solo, c’è il mondo che è grande, c’è il cielo che è lontano, e stop: incipit tragoedia. Questa è la tragedia, e questo è anche, nel linguaggio politico, lo stato di eccezione, che definisce chi è il sovrano.

Ecco perché la fiaba desinistra sulle Forze Oscure della Mafia & della Reazione è interessante, ed ecco anche perché è una fiaba.

E’ una fiaba nella parte desinistra, col Commissario Cattani/Montalbano che si batte per il PCI/PD +  il popolo buono che paga le tasse e raccoglie la cacca del cane con la paletta, e in quanto fiaba non intrattiene alcun significativo rapporto con la realtà effettuale, al massimo con la realtà psicologica che vuole a) sentirsi dalla parte giusta b) mettere dalla parte sbagliata chi ci sta antipatico c) vincere + avere ragione d) in attesa di c, perdere + avere ragione e) come minimo, giustificare la propria sconfitta dandone la colpa agli altri che vincono perché sono cattivi e viceversa, v. sub b.

E’ interessante invece, e sul serio, nella parte tragedia, perché la tragedia, sebbene dedestra, quella sì che intrattiene un significativo rapporto con la realtà effettuale, anzi mi sento di spararla grossa e affermare pubblicamente che qualora non si introduca nel quadro un’audace prospettiva soprannaturale & provvidenziale, la tragedia è la realtà effettuale, proprio la realtà effettuale che il pensiero (si fa per dire) desinistra non coglie, per difetto genetico dell’apparato visivo, mai. E non c’è neanche bisogno di tirare in ballo il Politico e lo stato di eccezione come ho fatto prima: perché nella realtà effettuale, anche nella realtà effettuale piccola e modesta delle nostre vite, di fronte alle cose veramente decisive come la gioia e il dolore e la scelta e la morte “ci sei tu che sei solo, c’è il mondo che è grande, c’è il cielo che è lontano, e stop: incipit tragoedia.”

Da quanto precede deriva anche un più equilibrato giudizio sulla famosa trattativa Stato-Mafia, questo. Che la Mafia è una realtà, una realtà non solo criminale ma sociale e politica, con vasto consenso in alcune, non piccole, zone del paese, forza militare non trascurabile, abbondanti finanze, embrione e qualcosina in più che embrione di struttura politica, efficiente amministrazione giudiziaria, fiscalità senza evasori, legami internazionali importanti. Sradicarla si può, come no, almeno per ora lo Stato italiano disporrebbe della forza militare sufficiente. Basterebbe rifare la “guerra al brigantaggio”, però stavolta contro i briganti veri invece che contro i legittimisti borbonici. Però i Commissari Cattani o Montalbano non bastano. Bisognerebbe anche varare un avatar della “Legge Pica” d’antan, cioè sospendere le elezioni democratiche e le garanzie giuridiche agli individui almeno nelle zone di maggior radicamento mafioso, istituire tribunali speciali e comminare condanne amministrative, meglio se anche a morte, impiegare le FFAA non per posare come belle statuine nelle piazze e nelle stazioni ma per fare i rastrellamenti, attivare una vasta campagna di eliminazioni di dirigenti mafiosi (senza processo), e scontare l’inevitabile quota di sbavature cioè innocenti che ci vanno di mezzo + atrocità assortite, dura repressione di eventuali moti popolari a sostegno della Mafia in nome dell’identità locale, ritorsioni anche terroristiche del nemico, e così via. Per me si può cominciare anche domani, ma non mi sembra che il programma qui delineato sia proprio un programma democratico e desinistra, tipo fiaccolata contro la Mafia e celebrazioni di Falcone e Borsellino nei licei con l’oratore di turno che dice “E’ tutta una questione culturale, la scuola ha il compito primario eccetera”.

Insomma: la Mafia è una realtà effettuale, e con la realtà effettuale, volenti o nolenti, tutti dobbiamo aprire una trattativa, anche lo Stato. Poi certo, le trattative possono andare meglio o peggio. Questa per lo Stato è andata bene, per la Mafia no e per gli ufficiali dei Carabinieri neanche; ma del resto, anche la fiaba desinistra ha assunto, nei cuori e nelle menti degli italiani che detto per inciso votano anche in base alla loro psicologia, una sua forma, se si vuole distorta, di realtà effettuale. E dunque, per salvare il Commissario Cattani e il Commissario Montalbano, per non sporcare la loro immagine tanto cara a tanti italiani e poter aggiungere un altro centinaio di puntate al serial Italiamoraledesinistra vs. MafiaForzeOscuredellaReazione, i giudici si sono visti costretti ad appioppare qualche decina d’anni di galera ai Carabinieri, che essendo persone concrete e non archetipi non possono aspettarsi indulgenze plenarie e resurrezioni, e del resto sono usi a obbedir tacendo, tacendo morir (per ora, poi vedremo).

That’s all, folks.

 

IL BUCO NERO_ IL RE (UE) E IL MATTO (M5S), di Roberto Buffagni

Sulla situazione politica italiana e sulle novità funamboliche del Movimento Cinque Stelle il blog ha già dedicato numerose pagine.

Riproponiamo un articolo ancora attuale di Roberto Buffagni, già apparso nel 2016 su http://carlogambesciametapolitics2puntozero.blogspot.it/2016/12/la-politicaitaliana-secondo-shakespeare.html

Un testo attuale, propedeutico a quanto scriveremo una volta che si delineerà più chiaramente la dinamica che ci porterà al varo di un nuovo governo e della conseguente maggioranza_Giuseppe Germinario

La crisi  europea e  italiana… secondo  William Shakespeare 

Il Re e il suo Matto

di Roberto Buffagni

Why, ‘some are born great, some achieve greatness,
and some have greatness thrown upon them
.
(il Matto Feste, Twelfth Night, Atto V, Scena 1)

Winning will put any man into courage.
(il Matto Cloten, Cymbeline, Atto II, Scena 3)

In questo inverno del nostro scontento (59,11% di NO nel referendum appena votato), nella situazione politica italiana non si capisce niente, tranne una cosa: che dopo questo terremoto, tra le rovine dei partiti di maggioranza e opposizione, resta in piedi ed anzi si consolida un solo partito, o meglio un solo Coso: il Movimento 5 Stelle. Il problema è che non si sa che cosa sia il M5S, questo Buco Nero. Populista, si dice. Sì, è populista: ma il populismo è uno stile, non un’identità politica, e neanche un contenuto programmatico. Insomma: che cos’è questo Coso?

Come faccio sempre quando non ci capisco niente, ho consultato il Bardo, che di politica e d’altro se ne intende assai; e come sempre il Bardo mi ha cortesemente risposto la verità, raccomandandomi però di dirla in fretta, perché “La verità è simile ad un cane/che deve restar chiuso in un canile;/va ricacciato lì dentro a frustate.” (il Matto, Re Lear, Atto I Scena 4).

Obbedisco, e ve la dico subito: il M5S è il Matto che rivela la verità sul Re.

Il Bardo, però, ama la sintesi estrema, perché è un grande poeta amico dei simboli e degli enigmi, e un grande uomo di teatro nemico delle lungaggini e della noia. A me, tocca spiegare. Spiego, scusandomi sin d’ora se dovrò esser lungo.

Chi è il Re? Il Re è l’Unione Europea. E qual è la verità che rivela il Matto sul Re? Che il Re è un usurpatore, un falso Re.

Facciamo un passo indietro, come nei romanzi d’appendice, e vediamo un po’ che cos’è quest’altro Coso o Buco Nero: l’Unione Europea, il Mostro Buono, come lo chiamava H.M. Enzensberger.

Nella grammatica politica, esistono soltanto gli Stati nazionali, che possono in varia forma e misura confederarsi, cioè unirsi in modo revocabile: v. il progetto gaulliano di “Europa delle nazioni”; e gli Imperi, in cui l’unità è federale, cioè irrevocabile: v. per antifrasi la guerra di secessione USA tra Nord federale e Sud confederale. L’Europa non può essere o diventare uno Stato nazionale, perché se esiste una civiltà europea, non esiste una nazione europea. L’UE non è una confederazione: se lo fosse, il quadro giuridico dei rispettivi poteri e competenze di Stati nazionali e istituzioni confederali sarebbe chiaro e politicamente legittimato, e l’unione revocabile.

Dunque, l’UE è un progetto federale imperiale (in corso d’opera). Per federare un insieme di Stati in un organismo istituzionale maggiore, Stato-nazione o Impero che sia, ci vuole un federatore (v. il ruolo di Piemonte e Prussia nelle unificazioni italiana, nazionale, e tedesca, imperiale, del XIX sec.). I requisiti essenziali del federatore sono l’indipendenza politica e la forza egemonica (senz’altro militare, nel caso migliore anche economica e culturale). Nel progetto di federazione imperiale UE, invece, non c’è un federatore: lo Stato più forte, la Germania, difetta di entrambi i requisiti (ospita sul proprio territorio basi militari non europee, è economicamente ma non culturalmente egemone).

In realtà, il progetto federale imperiale UE ha due federatori a metà: un federatore politico (gli USA, che hanno l’indipendenza politica, della forza militare, e in certa misura dell’egemonia culturale in Europa) e un federatore economico (la Germania). Nessuno dei due “federatori a metà”, né il politico né l’economico, può/vuole portare a compimento la sua opera. Gli Stati europei non possono federarsi politicamente con gli USA, diventando il cinquantunesimo, cinquantaduesimo, settantottesimo, etc., Stato della federazione nordamericana. Né gli Stati europei possono federarsi intorno all’egemonia economica tedesca, perché il vantaggio economico del “federatore a metà” tedesco implica lo svantaggio economico senza contropartita politica della maggior parte dei federandi, che com’è logico alla fine si ribellano: ma né gli USA per evidente assenza di legittimazione, né la Germania per evidente difetto di mezzi atti allo scopo, possono far uso della forza per ricondurli all’unità.

Ora, nessun federatore agisce gratis et amore Dei nell’unica preoccupazione dell’interesse dei federati; ma perché l’operazione sia politicamente vitale, tra federatore e federati deve sempre avvenire uno scambio, più o meno equo e immediato, di reciproci vantaggi: anche quando la federazione avvenga per conquista sul campo di battaglia. Ad esempio, nell’unificazione italiana, allo svantaggio economico patito dal Meridione – sconfitto con le armi in due campagne militari, la seconda delle quali, la “guerra al brigantaggio”, particolarmente crudele – corrispondono i vantaggi politici dell’accrescimento di potenza dello Stato, così liberato dalle ingerenze straniere, dell’integrazione tra territori culturalmente e linguisticamente affini, e, seppur tardivamente e imperfettamente, un riequilibrio/compensazione delle disparità economiche e sociali tra Nord e Sud, aggravate o almeno non appianate dall’unificazione.

Nel caso dell’UE, invece, la federazione non può essere portata a compimento né dal “federatore a metà” politico, gli USA, né dal “federatore a metà” economico, la Germania. Ne risulta non solo un impaludamento del processo di federazione, ma:

  1. a) un grave danno politico per tutte le nazioni europee: l’UE risulta in un dispositivo di neutralizzazione politica dell’Europa nel suo complesso, del quale si avvantaggia il “federatore a metà” statunitense
  2. b) un grave danno economico per tutte le nazioni europee tranne la Germania e i suoi satelliti, che invece si avvantaggiano del danno altrui.

La contropartita di questi due danni, politico ed economico, è zero. Ripeto e sottolineo due volte: zero.

Per l’Italia – Stato, nazione, popolo italiani – la contropartita di questi due danni, politico ed economico, è meglio esprimibile con un valore algebrico negativo. Esempio politico. Regnante la UE, per due volte l’Italia ha fatto uso della forza contro uno Stato straniero, su indicazione del “federatore a metà” USA e contro il proprio manifesto interesse nazionale: contro la Jugoslavia e contro la Libia (nel caso jugoslavo, l’Italia già che c’era ha fatto anche l’interesse economico della Germania). Esempio economico. Dall’ingresso nell’euro, che è una macchina per svalutare il marco e favorire il mercantilismo tedesco ai danni anzitutto dell’Italia, che della Germania è tuttora il principale concorrente economico europeo, l’Italia ha perso il 25% della sua base industriale, con la disoccupazione di massa che ne consegue.

Quanto all’Unione Europea in generale, poi, lo squilibrio tra intenzioni (almeno esplicitamente dichiarate) e risultati effettuali dell’UE è talmente grande che minaccia di provocare, più prima che poi, una implosione/disgregazione totale del progetto federale, in modi e con effetti imprevedibili e potenzialmente catastrofici.

Come sentenziato dal Bardo, insomma, l’Unione Europea è un usurpatore, un falso Re.

Ma come è giunto a conquistare il trono questo usurpatore, questo falso Re? Quali grandi Casate nobiliari l’hanno sostenuto nella sua impresa, e perché?

Le grandi Casate nobiliari che hanno posto la corona sul capo del falso Re (“uneasy lies the head that wears a crown”, dice Bolingbroke nell’Enrico IV) sono le classi dirigenti europee e statunitensi: liberals, cattolici, socialdemocratici; gli eredi legittimi delle classi dirigenti antifasciste che hanno vinto, sul campo di battaglia o nelle urne elettorali, la Seconda Guerra Mondiale e il dopoguerra. Dalla grande alleanza antifascista mancano solo i comunisti sovietici, ma sono rappresentati dai loro eredi: eredi legittimi anche loro, anche se dopo l’estinzione del ramo principale è un ramo cadetto (i maligni dicono, un ramo bastardo) a portare il titolo.

Dopo la grande vittoria comune di settant’anni fa, queste grandi Case si sono aspramente combattute per decenni. Oggi governano insieme il Consiglio della Corona del (falso) Re e la Camera dei Lord dell’Unione Europea. Come hanno fatto ad accordarsi? Per il potere, si dirà. Certo, per il potere: ma questa risposta, che è sempre vera, non spiega tutto, e anzi forse non spiega niente. Qual è il minimo comun denominatore che ha consentito alle grandi Case, un tempo in lotta per il potere, di trovare un durevole accordo, e così porre la corona sul capo del falso Re?

Il minimo comun denominatore delle grandi Casate americane ed europee che sostengono il falso Re (l’Unione Europea) è l’universalismo politico.

L’universalismo è una cosa sul piano delle idee, dei valori, della spiritualità (nella cristianità europea, l’istituzione delegata a incarnarlo era la Chiesa, il primo “sole” del De Monarchia dantesco). Se tradotto sul piano politico, però, l’universalismo non può che incarnarsi in forze inevitabilmente particolaristiche: perché esistono solo quelle, nella realtà effettuale.

Volendo, chiunque se ne senta all’altezza può parlare in nome dell’universale umanità; ma non può agire politicamente in nome dell’universale umanità senza incorrere in una contraddizione insolubile, perché l’azione politica implica sempre il conflitto con un nemico/avversario.

Senza conflitto, senza nemico/avversario non c’è alcun bisogno di politica, basta l’amministrazione: “la casalinga” può dirigere lo Stato, come Lenin diceva sarebbe accaduto nell’utopia comunista. A questa contraddizione insolubile si può (credere di) sfuggire solo postulando come certo e autoevidente l’accordo universale, se non presente almeno futuro, di tutta l’umanità: “Su, lottiamo! l’ideale/ nostro alfine sarà/l’Internazionale/ futura umanità!” (il “governo mondiale” è un surrogato o avatar della “futura umanità” dell’inno comunista).

Lenin, e in generale il movimento comunista (o anarchico) rivoluzionario, vuole risolvere la contraddizione con la forza. Nella classificazione machiavelliana, Lenin è un “leone”.

L’universalismo politico delle grandi Casate nobiliari nordamericane ed europee che sostengono l’UE non è meno radicato di quello leniniano, perché discende dalla stessa radice illuminista. Esse però vogliono/devono risolvere la contraddizione con l’astuzia; Machiavelli le definirebbe “volpi”. Scrivo “devono”, perché a prescindere dalle intenzioni soggettive, le grandi Case non potrebbero essere altro che “volpi”: entrambi i “federatori a metà”, USA e Germania, non possono portare a compimento con la forza la loro opera.

Come l’URSS comunista, anche l’UE postula l’accordo universale, se non presente almeno futuro: accordo anzitutto in merito a se medesima, e in secondo luogo in merito al governo mondiale legittimato dall’umanità universale, che ne costituisce lo sviluppo logico, e giustifica eticamente sin d’ora l’obbligo di accogliere un numero indeterminato di stranieri, da dovunque provenienti, sul suolo europeo. Per questa ragione è impossibile definire definitivamente i confini territoriali dell’Unione Europea, che qualcuno pretende di estendere alla Turchia, e persino a Israele: perché ha diritto di far parte dell’UE chi ne condivide i valori universali (cioè virtualmente tutti, dal Samoiedo al Gurkha al Masai), non chi ne condivide i confini storici e geografici.

Il passaggio tra il momento t1 in cui l’accordo universale è soltanto virtuale, e il momento t2 in cui l’accordo universale sarà effettuale, non avviene con il ferro e il fuoco della “volontà rivoluzionaria”. Le volpi oligarchiche UE introducono invece nel corpo degli Stati europei, il più possibile surrettiziamente, dispositivi economici e amministrativi – anzitutto la moneta unica – che funzionano, secondo la celebre definizione di Mario Draghi, come “piloti automatici”. Questi piloti automatici provocano crisi politiche e sociali, previste e premeditate, all’interno degli Stati e delle nazioni, ai quali impongono o di insorgere in aperto conflitto contro la Corona, o di addivenire a un accordo universale in merito al “sogno europeo”: per il bene degli europei e dell’umanità, naturalmente, come per il bene dei russi e dell’umanità Lenin ricorreva al terrore di Stato, alle condanne degli oppositori per via amministrativa, etc.

A quest’opera va associata, inevitabilmente, una manipolazione pedagogica minuziosa e su vasta scala, in altri termini una lunghissima campagna di guerra psicologica. La dirigenza UE conduce questa campagna di guerra psicologica da una posizione di ipocrisia strutturale formalmente identica a quella della dirigenza sovietica, perché non è bene e vero quel che è bene e vero, è bene e vero quel che serve alla UE o alla rivoluzione comunista: in quanto Bene e Verità = accordo dell’intera umanità, fine dei conflitti, pace e concordia universali. Le élites, necessariamente ristrette, di “pneumatici” e di “psichici” che conoscono questo arcano della Storia, hanno il diritto e anzi il dovere morale di ingannare e manipolare, per il loro bene, le masse di “ilici” che invece lo ignorano.

Il leone Lenin accetta solo provvisoriamente il conflitto politico, e anzi lo spinge a terrificanti estremi di violenza, in vista dell’accordo universale futuro: dopo la “fine della preistoria”, quando diventerà reale il “sogno di una cosa” comunista e ogni conflitto cesserà nella concordia, prima in URSS poi nel mondo intero. Le volpi UE celano l’esistenza effettuale del conflitto (in linguaggio lacaniano lo forcludono), e da parte loro lo conducono, solo provvisoriamente, con mezzi il più possibile clandestini, in vista dell’accordo universale futuro, quando diventerà reale il “sogno europeo” e ogni conflitto cesserà nella concordia, prima in Europa poi nel mondo intero.

In questo grande affresco romantico proposto alla nostra ammirazione con la colonna sonora dell’Inno alla Gioia (forse non è un caso che il Beethoven delle grandi sinfonie fosse anche il compositore preferito di Lenin) c’è solo una scrostatura: che nella realtà, l’accordo universale di tutta l’umanità non si dà effettualmente mai. Ripeto e sottolineo due volte: mai, never, jamais, niemals, jamàs, etc.

E’ questa cosa, l’usurpatore, il falso Re: il Re del Mondo di Domani che non ha né la forza, né l’autorità, né la legittimità per governare il suo regno di oggi.

E il Matto? Il Matto Movimento 5 Stelle? In che modo ci rivela la verità sul suo e nostro falso Re?

Il M5S è un caso esemplare di universalismo politico spinto fino alle estreme conseguenze dell’assurdità, del ridicolo, insomma del grottesco. La sua scelta di non allearsi con alcuna forza politica se non su singoli provvedimenti definiti “tecnici” o “concreti” consegue, infatti, direttamente dal rifiuto pregiudiziale e preliminare del conflitto politico: dire che tutti sono avversari o nemici è identico a dire che nessuno lo è; dall’individuazione del nemico/avversario, infatti, consegue quali siano gli amici politici, che non si scelgono in base alla comunanza dei valori o all’affinità intellettuale e sentimentale, ma ci vengono imposti dalla comune inimicizia.

E chi è il nemico o l’avversario del Movimento 5 Stelle? La destra? La sinistra? Il centro? Il PD? La Lega? L’Unione europea? I nemici dell’Unione Europea? L’ISIS? L’America?  Il sistema solare? Il riscaldamento climatico? I corrotti? I bugiardi? I ricchi? I poveri? Il Resto del Mondo finché non si converte e non s’iscrive alla piattaforma Rousseau?

Il M5S rinvia tutto al momento magico in cui, da solo, prenderà il 51% dei voti, metterà in opera un progetto di democrazia diretta elettronica totale, e gradualmente persuaderà tutti della bontà e verità della propria azione, che non si caratterizza per la rispondenza a interessi ben definiti di ceti, classi, istituzioni, etc., ma per qualità d’ordine prepolitico come l’onestà, la trasparenza, la freschezza, etc.: qualità in merito alle quali tutti saranno costretti ad accordarsi, se non vogliono autodefinirsi corrotti, bugiardi, marci, etc.: “… honesty coupled to beauty is to have honey a sauce to sugar.” (il Matto Touchstone, As You Like It, Atto III, Scena III)

Una posizione simile condurrebbe, per sua logica interna, al Terrore giacobino; se non fosse che a) il M5S è sprovvisto dei mezzi per metterlo in opera b) il M5S agisce in un quadro di sovranità nazionale limitata (dalla UE) c) il M5S è un Matto, e il Matto può impugnare lo scettro e la spada, ma lo scettro è di cartone e la spada di gomma: più piccoli, ma per il resto identici al (finto) scettro e alla (finta) spada del suo (falso) Re.

Il M5S è, insomma, è un microcosmo che rispecchia il macrocosmo UE: un Matto buffo, piccolo, gobbo, sguaiato, vestito come il Re, e che parla, gesticola, si atteggia, promette e minaccia (a vuoto) come il Re. Come l’Unione Europea, è un organismo politico affatto disfunzionale, ispirato a un universalismo politico che non ha la forza di imporre, e il contenuto delle sue proposte politiche si autodefinisce come “la miglior soluzione tecnica, oggettiva, per il bene di tutti, di problemi concreti”. Poi, certo: il Re ha  un vasto stuolo di tecnici professionisti ben pagati che sfornano impeccabili soluzioni tecniche a tonnellate, 24/7, mentre il Matto ha una squadretta parrocchiale di geometri, ragionieri, laureati per corrispondenza che lavorano nei ritagli di tempo e fanno quel che possono. Ma la somiglianza – anzi, diciamolo col Bardo: la parodia c’è tutta.

Come l’UE in grande, cioè in Europa, così il M5S in piccolo, cioè in Italia, sortisce principalmente due effetti: neutralizza politicamente l’Italia, che a causa dell’ “elefante nel salotto” M5S si impaluda nella paralisi politica; e non pronunciandosi mai chiaramente in merito alla UE – perché per esistere, il Matto ha bisogno del Re, anche se può punzecchiarlo – gioca e fa giocare agli italiani un incessante ping-pong mentale tra la UE realmente esistente (falsa e cattiva) e la UE possibile (vera e buona); tra il Re com’è oggi, e il Re come sarà in futuro, in quel mondo migliore che i Matti chiamano Paese di Cuccagna, Schlaraffenland, Terra di Jaunja, Land of Plenty, Pays de Cocagne, etc.

Concludo. Rispondendo alla mia domanda sul Movimento 5 Stelle, il Bardo mi ha bonariamente rimproverato, invitandomi a disturbarlo solo quando devo fargli domande veramente difficili. “Aiutati che io t’aiuto”, m’ha detto scherzosamente. Ci ho riflettuto un attimo, e arrossendo gli ho presentato le mie scuse. In effetti, ci potevo arrivare anche da solo. Non c’è forse un Matto di professione, alla guida del Movimento Cinque Stelle? Non reca forse cinque stelle, la bandiera del Matto, come ne reca dodici la bandiera del Re (proposta dall’Araldo capo d’Irlanda)? Il dodici, che nella Cabala simboleggia “Il bene sopra tutto. La virtù non è solo pensiero ma anche azione. L’agire senza lucro e senza calcolo.” E il cinque, che simboleggia: “Fugate le nere ombre della notte, l’alba porta con sé i colori vivi della primavera e prepara l’arrivo del sole.”

Che sciocco sono stato, a non accorgermene subito. E’ proprio vero che  “The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool.” (il Matto Touchstone, As You Like It, Atto I, Scena 5).

 

Roberto Buffagni

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