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Chi decide? Tra le fiamme di Milano e i decreti di Roma, il canale della circolazione delle élite si sta ostruendo, di Antonio Rossello

Chi decide? Tra le fiamme di Milano e i decreti di Roma, il canale della circolazione delle élite si sta ostruendo

Leggere l’ottobre 2026 con la “circolazione delle élite” di Pareto e la “élite del potere” di Mills: la classe dirigente italiana sta sostituendo il patto sociale con decreti sicurezza. Non è governance, è il fallimento della circolazione

L’intuizione centrale di Pareto non è “esistono le élite”, ma le élite devono circolare: la classe dirigente deve assorbire dagli strati governati gli “individui capaci”, altrimenti il sistema perde equilibrio e la sostituzione avviene infine in modo violento. Nell’ottobre 2026 il governo italiano approva l’ottavo decreto sicurezza 48 ore dopo i disordini di Milano e promette 500 milioni due settimane dopo il blocco del Sud — entrambe le reazioni espongono lo stesso problema: il centro decisionale risponde ai sintomi, non alle strutture che li producono, perché le strutture stesse non rientrano nel suo calcolo di interesse.

Leggere l’ottobre 2026 con la cornice paretiana richiede innanzitutto di identificare chi sono i centri decisori. Nel caso milanese la catena decisionale è visibile: il questore di Milano fornisce i dati di ordine pubblico, il prefetto valuta, il ministro dell’Interno Piantedosi coordina, il Consiglio dei ministri approva il decreto. Nel caso meridionale: gli autotrasportatori bloccano le strade, Salvini convoca il tavolo, promette 500 milioni, li eroga a 32.000 imprese. Entrambe le catene sono corte, rapide e riguardano solo il livello esecutivo. La dichiarazione di Piantedosi dopo l’approvazione del decreto conferma questa lettura: il governo sostiene che le misure “rispondono con fermezza alla violenza e alle scorrerie urbane”, l’opposizione le denuncia come “puramente repressive e propagandistiche”. Entrambe le formulazioni condividono la stessa premessa — l’oggetto della decisione sono i “comportamenti”, non le “condizioni”.

Pareto chiederebbe: in questo circuito, chi è salito dagli strati governati alla posizione decisionale? Delle 271 persone portate in questura a Milano, 220 sono minorenni, il più giovane ha 11 anni. Nelle udienze hanno espresso con chiarezza la propria condizione — un ventenne italiano racconta: “Su TikTok mi è stato proposto un video che segnalava una protesta contro il caro vita, ho deciso di partecipare perché in famiglia c’è una grande difficoltà economica, mio padre lavora in una fabbrica che sta cercando in ogni modo di licenziarlo. All’inizio pensavo a una protesta normale, poi, la rabbia per la situazione della mia famiglia è emersa, ho iniziato a lanciare pietre”. Queste testimonianze descrivono un cortocircuito push—risonanza emotiva—azione immediata, non un’azione politica organizzata. Nessun canale traduce quelle condizioni in input decisionale. I loro “rappresentanti” nella sala del Consiglio dei ministri sono oggetti di discussione (“minori”, “maranza”, “inadatti”), non partecipanti alla discussione.

I camionisti del Sud stanno un po’ meglio: con il blocco hanno ottenuto l’incontro con Salvini, ma il risultato è un pagamento una tantum. Lo stesso Salvini ammette: “È l’inizio di un percorso, non pretendo che martedì mattina ci sia la bacchetta magica”. Finiti i 500 milioni, la stessa logica di blocco si ripropone integralmente al prossimo aumento del petrolio. Il termine paretiano qui è preciso: non è “circolazione”, è assorbimento — ai nuovi membri è consentito accedere al tavolo del negoziato, ma la struttura del tavolo non cambia.

Questo è il sintomo tipico dell’ostruzione della circolazione delle élite di cui parla Pareto. Quando la classe dirigente smette di assorbire dal basso nuovi membri e nuove prospettive, e gestisce i sintomi degli strati inferiori con strumenti politici, il sistema entra in uno stato di stabilità apparente e di entropia interna crescente. Il decreto sicurezza è l’esempio perfetto di questa gestione: ridefinisce il malcontento sociale come “reato”, riducendo la risposta alla sola punizione. Le misure centrali del decreto — fino a 5 anni per la partecipazione a manifestazioni violente, custodia preventiva estesa ai minorenni, responsabilità patrimoniale dei genitori per i danni causati dai figli, invio di 500 militari a Milano — sono, in senso paretiano, un segnale: non un segnale di deterrenza verso la violenza, ma un segnale di chiusura del canale di ascesa. Chi tenta di organizzare l’azione collettiva dal basso si troverà di fronte alla giustizia penale, non al tavolo del negoziato politico.

Ancora più significativo è che persino le élite professionali interne al sistema iniziano a contestare pubblicamente questa strada. Il segretario del sindacato di polizia Siulp, Felice Romano, ha dichiarato a Il Foglio che inviare militari per le strade “è un pericoloso passo indietro”, avvertendo che “la dimostrazione di muscoli provoca una reazione di muscoli, serve la prevenzione”. Ha inoltre sottolineato un fatto paretiano: questo è il terzo decreto sicurezza della legislatura, “la prova che il decreto precedente non ha funzionato. Non bastano l’innalzamento delle pene o interventi solo sul piano repressivo”. Quando gli esecutori stessi del sistema iniziano a dire pubblicamente che il sistema non funziona, l’ostruzione della circolazione non è più un’ipotesi accademica.

Il concetto di “élite del potere” di Mills offre un complemento. Mills sostiene che i vertici delle tre istituzioni — governo, grande impresa, esercito — formano un’élite coesa, i cui membri circolano tra i tre ambiti e condividono interessi fondamentali. La risposta decisionale italiana dell’ottobre 2026 vi corrisponde pienamente: il finanziamento del decreto sicurezza proviene dal deficit aggiuntivo per la difesa; i 500 militari di Milano vengono dall’esercito (quasi tutti dalla brigata paracadutisti “Folgore”); i 500 milioni del Sud sono distribuiti attraverso i canali negoziali tra imprese e governo. I tre circuiti decisionali — politico, economico, militare — si coordinano nella risposta alla crisi, ma la direzione del coordinamento è il consolidamento dell’ordine esistente, non il suo cambiamento. La cornice di Mills rivela anche una dinamica più sottile: quando il sindacato di polizia (élite interna al sistema) e il presidente Mattarella (guardiano costituzionale) bloccano contemporaneamente il conferimento di poteri di polizia giudiziaria ai militari, non si tratta di una “frattura tra élite”, ma di un auto-aggiustamento delle élite al confine — sanno quali strumenti mettono a rischio la legittimità del sistema stesso e quali no. La repressione è consentita, ma la forma della repressione deve restare entro la cornice costituzionale. È la gestione raffinata in uno stato di ostruzione della circolazione: i sintomi possono essere trattati con durezza, ma gli strumenti del trattamento non devono scuotere la struttura.

La domanda paretiana decisiva è: l’ostruzione della circolazione delle élite è temporanea o strutturale? La storia offre un riferimento: dopo il 1861 ogni tentativo di “soluzione” della questione meridionale è consistito nell’assorbire nuovi membri dalle élite settentrionali e meridionali, mantenendo gli strati inferiori del Sud in posizione di “problema”. La fine della Cassa per il Mezzogiorno non è avvenuta perché il Sud non avesse più bisogno di intervento, ma perché il modello di intervento non serviva più agli interessi delle élite mutate. Il decreto sicurezza e il sussidio una tantum del 2026 seguono la stessa logica: la risposta deve essere abbastanza visibile da placare l’opinione pubblica, abbastanza limitata da non cambiare la struttura di potere.

Il Movimento 17 ottobre scrive su Telegram: “decentrare questa rete, rendendo difficile allo Stato reprimerci”. Letta nella cornice paretiana, questa frase non è un consiglio tattico, ma la conferma diretta del fallimento della circolazione delle élite: quando i canali di ascesa si chiudono, gli strati inferiori costruiscono strutture parallele. Queste strutture possono essere represse, cooptate o disperse dalla crisi successiva. Ma se l’ostruzione persiste, la “circolazione” di Pareto si compirà in un altro modo — non per assorbimento, ma per sostituzione. La storia italiana dal 1861 offre precedenti sufficienti. E l’unicità dell’ottobre 2026 sta nel fatto che la pressione alla sostituzione arriva simultaneamente da due direzioni: i giovani del Nord dicono con le fiamme “fermate il sistema”, i camionisti del Sud dicono con i blocchi “pagate il conto”. Due linguaggi diversi, che indicano la stessa strozzatura dell’uscita.