Italia e il mondo

Vilfredo Pareto, Guerra e propaganda, a cura di Teodoro Klitsche de la Grange

Vilfredo Pareto, Guerra e propaganda (a cura di Alberto Mingardi), 2026, Ed. Settecolori, pp. 198, € 18.00.

Nel 1918 Pareto osservava la guerra mondiale, giunta alla sua fase conclusiva e ne fece un diario, pubblicato solo quarant’anni dopo.

Ottima l’idea di ripubblicarlo oggi, in un periodo in cui guerra e ostilità hanno ripreso  il ruolo e il vigore che la “fine della storia” negava.

Il solitario di Céligny considera la guerra sotto il profilo delle derivazioni generate dalle élite belligeranti e dei governati cui sono destinate.

Ne sottolinea l’irrazionalità e l’irrealtà, spesso demolendole con l’ironia.

Così nota che la guerra ha come scopo di imporre la propria volontà al nemico onde “può terminare con la vittoria di uno degli avversari, e la resa totale dell’altro. In tal caso, uno di loro impone la propria volontà… Ma la guerra può anche terminare in altro  modo, cioè con un compromesso fra la volontà di uno degli avversari e quella dell’altro”, ossia con accordi diplomatici. Per consolidare la propria pretesa ciascun belligerante fa uno smodato uso di derivazioni. Scrive Pareto, ad esempio, per le annessioni: “Niente conquiste territoriali? Certo: su quel punto, siamo tutti d’accordo. Ci riserviamo soltanto di procedere alla retrocessione delle annessioni, e inoltre a rettifiche di frontiera. Sei un cattolico osservante, e tuttavia ti piacerebbe mangiar pollo di venerdì? Semplicissimo: basta ribattezzare il pollo, e chiamarlo carpa”.

Esempio tipico, l’Alsazia-Lorena. E prosegue:  “Visto dalla parte degli Imperi centrali: se conserviamo l’Alsazia-Lorena, non c’è annessione, ma disannessione, perché è la Francia che se l’era annessa. Visto dalla parte dell’Intesa: reclamando l’Alsazia-Lorena, non propugniamo una annessione ma una disannessione, perché è stata la Germania ad annettersela. Sia l’uno che l’altro ragionamento può valere, secondo che si vada più o meno indietro nel tempo per stabilire qual è stata l’annessione…” (e nel tempo, Pareto risale ironicamente all’Impero romano).

Oppure nel confronto tra egemonie che si considerano diverse, ma sono simili. Così nella distruzione della flotta danese da parte della Gran Bretagna nel 1807 o nell’occupazione del Belgio durante la guerra mondiale; del tutto simili, onde giudica Pareto  “poiché le medesime cause producono effetti medesimi, che non ci sia affatto da stupirsi, in quanto il forte fa uso della propria forza e si vale sempre delle stesse ragioni per giustificarsi; infatti i sentimenti cui si richiama restano sempre più o meno gli stessi”.

E si potrebbe continuare a lungo. Ma l’essenza dello scritto è che le élite dirigenti, ossia la plutocrazia demagogica dell’intesa e il militarismo plutocratico degli Imperi centrali erano del tutto simili nello sfruttare sentimenti, pregiudizi, ignoranza ed ingenuità dei governati per proseguire una guerra dei costi economici, sociali, umani del tutto sproporzionati rispetto a quanto possibile con mezzi più ragionevoli. A conferma della prevalenza delle azioni non logiche.

E’ quindi opportuno ripubblicare questo diario quando le recenti guerre, soprattutto quella russo-ucraina, vedono un ricorso agli stessi espedienti per motivare comportamenti analoghi a quelli osservati da Pareto, anzi aggiungendone altri. Come, per esempio, la malattia (mentale e/o fisica) di Putin, il quale non fa altro che proseguire la politica (e gli obiettivi) dei governanti russi degli ultimi tre secoli (la Russia è sempre stata governata da matti? Compresi Pietro e Caterina?); o il costo economico, sociale e umano, sopravvalutato per la Russia e dimenticato o giustificato per l’Europa, all’uopo allegando una ingigantita volontà dello Zar di aggredire l’Europa.

Nel complesso un libro che, dato lo stile di Pareto è di piena e piacevole lettura. Ma, soprattutto, utile.

Teodoro Klitsche de la Grange

La Russia presenta una nuova tecnologia per i droni in occasione dell’avvio della campagna annuale di interruzione delle forniture energetiche invernali contro Kiev, di Simplicius

La Russia presenta una nuova tecnologia per i droni in occasione dell’avvio della campagna annuale di interruzione delle forniture energetiche invernali contro Kiev

Simplicius1 ottobre
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Putin ha presieduto l’annuale Club internazionale di discussione di Valdai, nel corso del quale ha rilasciato numerose dichiarazioni interessanti durante la sessione plenaria con i giornalisti internazionali.

L’aspetto più rilevante è stato il suo chiarimento riguardo agli attacchi russi alle navi da carico ucraine nel Mar Nero e all’ipocrisia insita nelle richieste dell’Occidente affinché la Russia cessasse tali attacchi:

Trascrizione migliore:

Putin sulla proposta di sospendere gli attacchi alle raffinerie di petrolio:

Oppure ci dicono: «Lasciate che smettano di attaccare le vostre raffinerie e voi smettete di attaccare le loro navi. Lasciate che esportino merci civili, come i prodotti agricoli». Ma che ne è delle nostre altre merci civili? Cose come il petrolio e i prodotti petroliferi. Quindi, se smettono di colpire le raffinerie, ci ritroveremmo con un surplus di gasolio — proprio quello per cui c’è una domanda così elevata, ad esempio, negli Stati Uniti. Ne avremmo in quantità maggiore. Abbiamo già abbastanza gasolio così com’è. Ma non raggiungerebbe i mercati globali a causa dei divieti e delle sanzioni attualmente in vigore contro il nostro petrolio e i nostri prodotti petroliferi.

Come potrebbe, allora, il nostro gasolio raggiungere il mercato globale mentre le sanzioni rimangono in vigore? Non ci riuscirebbe. Eppure, in cambio, ci si aspetterebbe che smettessimo di colpire obiettivi economicamente sensibili per loro. Bisogna ammettere che sembra semplicemente assurdo.

Putin sottolinea giustamente l’ipocrisia insita nelle richieste dell’Occidente di interrompere gli attacchi contro gli obiettivi economici più sensibili dell’Ucraina, mentre l’economia russa continua a subire attacchi o sanzioni da parte dei mercati mondiali. Egli smonta in modo incisivo l’illusione che si cela dietro l’offerta: un cessate il fuoco reciproco consentirebbe all’Ucraina di esportare il proprio potenziale economico all’estero, mentre le raffinerie russe, pur essendo al riparo dagli attacchi, non potrebbero esportare il proprio gasolio, di cui la Russia stessa non ha bisogno poiché ne dispone in abbondanza per il proprio fabbisogno. In questo modo, l’Ucraina ottiene un vantaggio asimmetrico.

Putin prosegue affermando l’ovvio: che l’Ucraina è uno Stato cuscinetto che non può esistere in modo autonomo, soprattutto perché ha già perso la propria identità statale e la propria sovranità ed è controllata da interessi esterni, rappresentando così una minaccia per la Russia.

Alla domanda se la Russia debba smantellare l’UE, Putin risponde che non ce n’è bisogno, poiché l’alleanza corrotta crollerà da sola a causa delle sue politiche autodistruttive:

—

Ora diamo un’occhiata ad alcuni degli aggiornamenti più interessanti della giornata sul fronte ucraino. Spiccano due aspetti degni di nota:

In primo luogo, la Russia sembra aver dato il via alla sua campagna invernale annuale di interruzione dell’erogazione di energia elettrica contro l’Ucraina, con Kiev come obiettivo principale. Le prime centrali elettriche di Kiev sono state nuovamente colpite da droni e missili, causando blackout immediati e un’interruzione dell’erogazione di energia elettrica per il 30% dell’intera città, secondo alcune fonti:

The Kyiv Independent@KyivIndependentIl 30 settembre a Kiev si sono verificati nuovamente blackout di emergenza a seguito di un massiccio attacco notturno sferrato dalla Russia con missili e droni contro le infrastrutture energetiche ucraine. Il ronzio dei generatori è tornato ancora una volta a risuonare nella capitale, mentre le autorità locali hanno annunciato interruzioni di corrente di emergenza e…18:52 · 30 settembre 2026 · 33,4 mila visualizzazioni9 risposte · 102 condivisioni · 264 Mi piace

È stato confermato che l’impianto di Trypilska, a sud di Kiev, è stato colpito, mentre fonti militari russe hanno affermato che sono stati colpiti anche i seguenti obiettivi:

  • Centrale idroelettrica di Kiev a Vyshhorod (a nord della città)
  • Sottostazione elettrica di Kyivska, nei pressi di Nalyvaikivka
  • Un impianto di accumulo di energia a batteria a Horenychi

Alcune immagini dei danni causati dall’attacco notturno alla centrale termica di Tripolye, nella regione di Kiev.

Il filmato sembra essere stato girato da un’angolazione che non mostra l’entità complessiva dei danni.

La cosa più interessante, tuttavia, è stata che poco dopo un nuovo tipo di drone russo dotato di “baffi” ha iniziato ad attaccare anche i tralicci dell’alta tensione nella regione, cosa che non era mai successa prima. Come si può vedere qui sotto, diversi droni di questo tipo hanno distrutto il traliccio:

Un primo piano di uno di questi droni “baffuti”:

La parte ucraina riferisce che la Russia ha iniziato a utilizzare una nuova versione del drone “Geran-4”, caratterizzata da “baffi” nella parte anteriore della fusoliera. Uno di questi droni sarebbe arrivato durante i recenti attacchi a Kiev. Secondo la parte che ha intercettato il drone, potrebbe trattarsi di un detonatore a contatto.Non è specificato se ciò sia legato al fatto che la parte che ha intercettato il drone abbia ora la possibilità di esaminare alcuni dei droni abbattuti — e che questi siano quindi progettati per esplodere al contatto con la superficie — oppure se vi sia un’altra ragione.

Serhiy Flash, il massimo esperto ucraino di radioelettronica, scrive:

Cattive notizie. Oggi, per la prima volta, il nemico ha utilizzato una testata speciale a taglio cumulativo (CCWH) su un velivolo senza pilota a propulsione reattiva.

Questo tipo di testata è stato progettato specificatamente per distruggere tralicci dell’alta tensione e strutture di ponti in ferro.

La CCWH è composta da una testata principale del peso di 40 kg e da quattro moduli.

Ritengo che il piano del nemico sia quello di attaccare importanti linee elettriche ad alta tensione.

Un’analisi del canale ucraino Legitimny sostiene che questi attacchi abbiano dato il via a una nuova strategia russa di escalation contro Bankova:

La nostra fonte riferisce che gli attacchi alle linee elettriche, ai tralicci e al ponte meridionale di Kiev rappresentano una dimostrazione e una prova di una nuova strategia.
Con questi attacchi, il Cremlino sta inviando un messaggio pubblico a Bankova (riferendosi al governo ucraino), affermando che se non perseguiranno la pace, la situazione si aggraverà ulteriormente, seguendo uno scenario nuovo e più catastrofico per l’Ucraina.

Il Cremlino potrebbe mettere fuori uso le linee elettriche, causando l’arresto di tutti gli impianti energetici e facendo precipitare il Paese in un blackout totale.
Successivamente, inizieranno a distruggere le principali torri di comunicazione e poi i ponti che si basano su strutture metalliche.


Secondo gli esperti, il ponte meridionale potrebbe rimanere fuori uso per molto tempo se venisse distrutto il 25% dei suoi piloni di sostegno. Se le Forze Armate russe ne distruggessero più del 50%, il rischio di crollo del ponte raggiungerebbe il 70%. In tal caso, l’impatto di pochi missili Iskander distruggerebbe completamente il ponte.

Ciò rappresenterebbe un disastro logistico per Kiev e per la parte settentrionale dell’Ucraina sulla riva sinistra.

Legitmny

Si fa riferimento all’attacco al ponte di Kiev, di cui parleremo tra poco. Oltre agli attacchi senza precedenti alle torri di trasmissione, i droni russi hanno iniziato per la prima volta a colpire uno dei ponti più importanti che collegano la sponda orientale e quella occidentale della capitale ucraina.

Innanzitutto, va ricordato che circa un mese fa abbiamo riportato alcune “voci” secondo cui la Russia avrebbe avuto in programma di rendere inagibili i ponti di Kiev nell’ambito di una nuova fase di escalation “senza esclusione di colpi”:

All’epoca avevamo ipotizzato che ciò potesse avvenire in concomitanza con le presunte future offensive sul fronte settentrionale, da Chernigov verso Kiev. La Russia potrebbe avere in programma di attaccare la parte orientale di Kiev dopo averla isolata dalla sponda occidentale.

Ora, per la prima volta, sembra che la Russia abbia iniziato a colpire uno di questi ponti: il Ponte Meridionale è stato colpito ben tre volte, al momento della stesura di questo articolo, tramite quello che si sostiene essere un drone Geran-4:

Si noti che, ancora una volta, un drone da ricognizione russo stava riprendendo in tempo reale:

Un attacco sferrato da un ” drone kamikaze “Geran-4” ha colpito il pilone di sostegno del Ponte Meridionale a Kiev questa mattina.

A seguito dell’attacco, un pilone del ponte a Kiev è stato danneggiato e il traffico e i servizi della metropolitana sono stati sospesi.

“I servizi della metropolitana e del trasporto pubblico di superficie sul Ponte Meridionale sono stati sospesi”, ha dichiarato Klitschko.
Il pilone del ponte, la barriera, il manto stradale e la struttura protettiva in calcestruzzo della linea della metropolitana sono stati danneggiati.

Quello è stato il primo colpo andato a segno durante il giorno; altri due sono seguiti più tardi in notturna, e in seguito sono state riportate anche notizie di un quarto

Anton Gerashchenko@Gerashchenko_enOggi si è verificato un terzo attacco con droni russi contro il ponte Pivdennyi (del Sud) di Kiev. Questo ponte è utilizzato ogni giorno da centinaia di migliaia di civili ucraini, che lo percorrono per tornare a casa e recarsi al lavoro. La Russia sta facendo di tutto per rendere la vita a Kiev insopportabile, violando ogni norma.Anton Gerashchenko@Gerashchenko_enDue droni russi hanno colpito il ponte Pivdennyi (del Sud) di Kiev. Secondo quanto riferito, uno dei droni avrebbe colpito il ponte proprio mentre un treno della metropolitana lo stava attraversando.19:03 · 1 ottobre 2026 · 103.000 visualizzazioni69 risposte · 604 condivisioni · 1,24K Mi piace
LiveuamapIn diretta dall’Università del MarylandLa Russia sta cercando di tagliare i ponti sul fiume Dnipro a Kiev. Un altro attacco con droni al ponte Pivdennyi a Kiev liveuamap.com/en/2026/1-octo…19:18 · 1 ottobre 2026 · 29,6 mila visualizzazioni8 risposte · 111 condivisioni · 237 Mi piace

Sebbene gli attacchi non sembrassero aver causato danni significativi, se non quello di bloccare il traffico e suscitare allarme, potrebbero essere stati semplicemente dei precursori o degli attacchi di prova per calibrare i sistemi di guida, le tattiche o qualche nuovo tipo di approccio, come quello osservato con i nuovi droni “baffuti” che sembrano utilizzare una sorta di nuove testate cumulative.

Proprio mentre scriviamo, secondo alcune fonti la Russia starebbe preparando per stasera un altro imponente attacco balistico contro Kiev, e questa volta i missili potrebbero unirsi ai droni nel colpire i ponti:

La Russia intende distruggere il Ponte Meridionale: Durante il prossimo attacco su larga scala contro Kiev, i russi potrebbero colpirlo con missili balistici, in particolare i missili “Iskander-M” e i KN-24 nordcoreani, secondo quanto riportato dai rapporti di monitoraggio.

Post ucraino

Per ora lo trovo ancora improbabile, dato che sembra che i droni fossero una sorta di attacco di prova, ma sembra comunque preannunciare una nuova escalation con un ampliamento degli obiettivi da parte di Putin o del comando russo.

Il thread qui sotto contiene alcune teorie interessanti:

Ad esempio, si osserva che i nuovi droni a forma di baffi sono dotati di speciali “cariche di taglio” cumulative destinate a recidere i cavi e che questi attacchi di prova potrebbero aver preso di mira i grandi cavi di sospensione del ponte per indebolirne la struttura, forse in preparazione di un attacco balistico di maggiori dimensioni in un secondo momento:

Il blogger di guerra russo Yuri Kotenok descrive gli attacchi odierni come un test di nuove “munizioni potenziate su droni a reazione con quattro cariche di taglio aggiuntive, fatte detonare da sensori di contatto supplementari chiamati ‘baffi'”.

Fonti ucraine descrivono la nuova testata come un “carico utile speciale a taglio cumulativo” (KRSN), composto da una carica principale del peso di circa 40 kg e da cariche cumulative aggiuntive.

Yevgeny Poddubny commenta: “Un colpo ha colpito un supporto, ma è probabile che l’obiettivo fossero i cavi che sostengono la struttura. Il ponte Pivdennyi di Kiev è un ponte strallato (sospeso), il che significa che i nostri droni daranno la priorità ai tiranti in acciaio che garantiscono la stabilità.”

Rybar suggerisce che i droni economici Geran dotati di una testata specializzata potrebbero cambiare le carte in tavola. Vadym Denysenko, a capo del think tank Delovoy Stolitsa, afferma che la nuova testata potrebbe rappresentare una svolta decisiva edefinisce l’attacco sperimentale.

“Ora, a quanto pare, è stata presa la decisione di verificare se questi droni Shahed siano in grado di danneggiare il ponte al punto da renderlo inutilizzabile.”

Nel 2020, l’allora consigliere del sindaco di Kiev, Maksym Bakhmatov, dichiarò che circa il 90% del traffico veicolare in transito tra la riva sinistra e la riva destra del fiume Ucraina passa attraverso il ponte Pivdennyi. Ciò include anche una parte significativa del traffico militare.

Ricordiamo che il mese scorso la Russia ha colpito per la prima volta anche uno dei ponti sul Dnepr, presumibilmente con una bomba planante, questa volta vicino a Zaporozhye:

Riepilogo militare@MilitarySummary Un raid aereo russo della FAB ha colpito un importante ponte ferroviario a ovest di Zaporizhzhia, sul fiume Dnepr. 47.82103247743768, 35.0760005511981815:18 · 16 agosto 2026 · 3.530 visualizzazioni3 risposte · 8 condivisioni · 59 Mi piace

Questi attacchi sporadici sembrano essere una sorta di test o azioni isolate, ma vedremo se l’attuale campagna a Kiev porterà a qualcosa di sistematico.

Ora, come sempre, i media occidentali sono sempre più preoccupati per l’inverno in arrivo, soprattutto alla luce dell’approccio sempre più aggressivo della Russia nei confronti di Kiev:

Come ultimo aggiornamento, un importante analista polacco filo-ucraino ha rilevato che la Russia ha continuato a guadagnare territorio a settembre, nonostante i contrattacchi ucraini localizzati che hanno permesso di riconquistare alcune zone, la più significativa delle quali nel settore di Lyman:

Konrad Muzyka – Rochan Consulting@konrad_muzykaEcco un breve riepilogo dei cambiamenti territoriali in Ucraina per settembre 2026. I nostri dati mostrano un guadagno territoriale complessivo da parte della Russia a settembre, ma con un andamento fortemente irregolare: le acquisizioni intorno a Dobropillia, Velykyi Burluk, Kramatorsk e Komyshuvakha sono coincise con perdite sostanziali…19:28 · 1 ottobre 2026 · 15.300 visualizzazioni2 risposte · 23 condivisioni · 81 Mi piace

In effetti, settembre sembra aver registrato i maggiori progressi sul fronte da aprile di quest’anno, sebbene restino ancora modesti rispetto a quelli degli anni precedenti. Ma come abbiamo accennato nel recente articolo a pagamento , la Russia sta compensando in modo asimmetrico i più lenti successi sul campo di battaglia espandendo la guerra in altri ambiti, dove ha accumulato danni record contro l’Ucraina in quello che è probabilmente un periodo di relativa inattività strategica, volto ad attendere che l’attuale “meta” dominato dai droni si stabilizzi prima che futuri progressi (Rassvet, ecc.) consentano la ripresa di manovre più audaci sul campo di battaglia.


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I punti di svolta globali conducono il mondo verso uno stato di entropia, di Peter Hanseler

Global Tipping Points Lead the World Into a State of Entropy

I punti di svolta globali conducono il mondo verso uno stato di entropia

Stiamo vivendo non uno, ma molti punti di svolta nella storia mondiale, tutti contemporaneamente. Il mondo è in uno stato di entropia. Un’analisi di una situazione in cui non è più possibile fare previsioni.

Peter Hanseler

Sabato 26 settembre 202619 minuti di lettura28

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Punti di svolta nella storia

Nella storia ci sono stati molti punti di svolta; per citarne solo alcuni:

  • La Pace di Westfalia del 1648
  • La Rivoluzione francese del 1789
  • Il Congresso di Vienna del 1815
  • La prima guerra mondiale nel 1918
  • La Seconda Guerra Mondiale nel 1945

Molti di questi momenti di svolta hanno determinato cambiamenti di potere in Europa. Si è trattato semplicemente di trasferimenti di potere all’interno di quel mondo che oggi chiamiamo “Occidente collettivo”. Tra gli esempi figurano il crollo dell’Impero tedesco, dell’Impero austro-ungarico, dell’Impero ottomano e dell’Impero zarista russo alla fine della prima guerra mondiale.

Questi cambiamenti di potere sono stati significativi, ma ciò che sta accadendo ora non può essere paragonato alle svolte del passato, poiché coinvolge l’intero pianeta. Le redini del potere non vengono trasferite all’interno dell’Occidente; si assisterà piuttosto a uno spostamento del potere verso l’Oriente e il “Sud del mondo”.

Dal punto di svolta all’entropia

La portata, il numero di nazioni coinvolte, l’estensione geografica e la rapidità con cui si stanno sviluppando le attuali crisi geopolitiche sono davvero sbalorditive.

L’Ucraina come teatro di guerra per gli Stati Uniti, la NATO, l’UE e la Russia

La Russia prevarrà sul piano militare

Esaminando i rapporti militari provenienti dal fronte, risulta chiaro a qualsiasi osservatore che la Russia raggiungerà i propri obiettivi militari. Sebbene la Russia avrebbe potuto rinunciare al Donbas, a Kherson e a Zaporizhzhia se nella primavera del 2022 fosse stato concluso con successo un accordo di pace, tale accordo è irrealistico nelle circostanze attuali, poiché Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson fanno parte della Federazione Russa dal settembre 2022. Al momento non è chiaro fino a che punto si spingerà l’avanzata militare russa. Ho commentato questo aspetto nel mio articolo “La pace estiva è morta”, a cui rimando. Per quanto riguarda la situazione sul fronte, rimando ancora una volta a Military Summary; seguo questo canale da quasi cinque anni e fornisce una cronaca obiettiva.

Situazione di mobilitazione di emergenza in Ucraina

Ci sono migliaia di video che mostrano giovani uomini braccati come animali per le strade di tutta l’Ucraina al fine di reclutarli con la forza. Di recente, tuttavia, circolano anche video che mostrano alcuni di questi reclutati con la forza mentre vengono trasportati al fronte senza uniformi e persino in manette, come criminali, per impedire loro di fuggire. Lascio ai lettori il compito di riflettere sull’efficacia in combattimento di questi uomini contro soldati russi agguerriti e motivati.

L’ultima mossa della leadership militare ucraina consiste nel reclutare con la forza le donne. Data la situazione, non sorprende che Scott Ritter abbia affermato che gli ucraini stanno perdendo 30 volte più soldati della Russia. In Occidente non si sente parlare affatto di questo trattamento disumano riservato ai propri soldati in Ucraina.

Si dice che alcuni volontari ucraini, poi scomparsi senza lasciare traccia, abbiano utilizzato droni e intelligenza artificiale per contare il numero di tombe di soldati in tutta l’Ucraina. Ne hanno contate 2.000.054. A queste si aggiungono i caduti sepolti dai propri connazionali in fosse comuni e i feriti: le perdite ucraine sembrano davvero essere astronomiche. Ciononostante, Zelenskyy sostiene che siano stati uccisi solo 50.000 soldati ucraini. Qualche settimana fa ho partecipato a un funerale in Russia. Le tombe dei soldati sono facilmente identificabili grazie alla bandiera russa e a quella dell’unità del soldato caduto. C’erano tombe di soldati, ma nessun mare di bandiere come in Ucraina.

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La vittoria militare non risolve il problema geopolitico della Russia

Qualunque sia l’obiettivo da raggiungere sul piano militare, la Russia lo raggiungerà; tuttavia, ciò non risolve il problema geopolitico della Russia al suo confine occidentale, poiché l’obiettivo non è conquistare nuovi territori, ma la pace in Occidente — un obiettivo per cui la Russia si è letteralmente battuta per secoli senza mai riuscire a raggiungerlo. Più e più volte la Russia è stata attaccata dall’Occidente e ha regolarmente pagato un prezzo elevato in termini di vite umane, denaro e capacità industriale — risorse dirottate verso la spesa militare anziché verso scopi civili. Di conseguenza, lo sviluppo sociale della Russia ha subito ripetuti arretramenti.

Se la Russia vuole tenere il passo con le grandi potenze in termini di economia civile in modo sostenibile, garantire in modo affidabile la sicurezza del proprio confine occidentale è un prerequisito imprescindibile. Sebbene la Russia sia l’unica nazione industrializzata al mondo ad essere autosufficiente e quindi in grado di condurre una guerra che duri decenni, un simile scontro ostacolerebbe enormemente il Paese nel raggiungimento dei suoi effettivi obiettivi di sviluppo.

La mancanza di credibilità degli Stati Uniti nei negoziati con la Russia

La mancanza di credibilità degli Stati Uniti agli occhi della Russia presenta molteplici aspetti. Il 15 settembre, il ministro degli Esteri Lavrov ha dichiarato, testualmente:

«Se gli americani non avessero fatto marcia indietro sugli accordi di Anchorage, se l’Europa non li avesse allontanati da quegli accordi, ormai da un anno vivremmo senza guerra.»
Sergey Lavrov, 15 settembre 2026

In base a questo accordo, la Russia avrebbe fatto importanti concessioni. Avrebbe mantenuto il Donbas, congelato il conflitto a Zaporizhzhia e Kherson e ceduto ulteriori territori. Obiettivamente parlando, si trattava di un pessimo accordo per la Russia, ma dimostrava la notevole disponibilità al compromesso da parte dei russi. I russi ritenevano che questo accordo verbale fosse vincolante in quanto «gentlemen’s agreement». Tuttavia, i «gentlemen’s agreement» dovrebbero essere stipulati solo con dei gentiluomini. Gli americani hanno insegnato ai russi che non è così. I russi sono costernati per questo episodio e hanno dovuto ammettere che non è possibile stipulare alcun accordo con il governo degli Stati Uniti. Personalmente, mi sorprende che questa consapevolezza sia arrivata così tardi. Non ci si può fidare nemmeno degli accordi scritti con il governo degli Stati Uniti. Ciò è risultato evidente dalla violazione del Memorandum d’intesa che gli americani hanno firmato con l’Iran a giugno. Si deve quindi concludere che questo conflitto — o qualsiasi conflitto in cui gli Stati Uniti siano coinvolti direttamente o indirettamente — debba essere combattuto fino all’ultimo. Una lezione amara per ogni partner contrattuale degli Stati Uniti.

Il rischio di un’escalation è significativo

L’Ucraina sta cercando disperatamente di coinvolgere ufficialmente la NATO in questo conflitto militare. È sorprendente che i paesi europei — soprattutto la Germania e il Regno Unito — non solo stiano manifestando la loro disponibilità a farlo, ma stiano effettivamente facendo tutto il possibile per preparare la propria popolazione a una guerra con la Russia.

Anziché citare numerose persone, prenderemo come esempio Sir Jacob Rees-Mogg, ex ministro del governo e deputato del North East Somerset. In questo estratto da un’intervista, egli paragona la situazione con la Russia — senza nominarla — a quelle verificatesi durante la Prima e la Seconda guerra

mondiale:https://x.com/I_Katchanovski/status/2102222994689192040?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E2102222994689192040%7Ctwgr%5E4500539c920d8d9a92315267522f17e6497e1604%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fforumgeopolitica.com%2Farticle%2Fglobal-tipping-points-lead-the-world-into-a-state-of-entropy

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I giovani vengono quindi chiamati alle armi per prepararsi alla guerra contro la Russia. In Germania, tali sforzi sono falliti miseramente. Degli oltre 300.000 giovani tedeschi intervistati, solo lo 0,17% si è offerto volontario per prestare servizio nella Bundeswehr. Inoltre, è emerso pochi giorni fa che la stessa Bundeswehr non è riuscita a trovare nemmeno 5.000 volontari per un battaglione in Lettonia.

È incomprensibile cosa stiano combinando questi paesi europei, a parte diffondere propaganda. Anche se uniti, i paesi europei non dispongono di forze militari che possano dare loro la minima possibilità di opporsi alle forze armate russe. I russi non sono affatto impressionati da questa farsa in Europa: ne sono piuttosto disgustati. Presumo che questa propaganda bellica in Europa serva solo a perpetuare la narrativa anti-russa.

Sia il presidente Putin che il ministro degli Esteri Lavrov hanno ripetutamente sottolineato di non avere alcun interesse ad attaccare obiettivi della NATO al di fuori dell’Ucraina. Tuttavia, se i paesi europei fossero così sciocchi da inviare in Ucraina anche solo piccoli contingenti militari, la situazione potrebbe cambiare bruscamente.

Il rischio maggiore di un’escalation, al momento, è che gli europei, presumibilmente in collaborazione con gli americani, stiano pianificando un attacco sotto falsa bandiera in Europa al fine di far scattare in qualche modo l’articolo 5 della Carta della NATO. Secondo l’analista geopolitico Warren Thornton, i preparativi per attacchi sotto falsa bandiera sono in pieno svolgimento. Egli scrive su X:

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Non saprei dire se questa teoria sia corretta, ma non è affatto inverosimile che gli europei possano tentare qualcosa di così scandaloso.

Campagne militari statunitensi in Medio Oriente a partire dal 2001

Guardando indietro agli ultimi 25 anni, dal 2001 gli Stati Uniti hanno cercato di rimodellare il Medio Oriente secondo la Dottrina Wolfowitz. Nessuna delle guerre lanciate dagli Stati Uniti in questo periodo (Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Yemen, Somalia, ecc.) ha avuto esito positivo. In realtà, già allora era evidente che l’egemone non disponesse delle risorse, della strategia militare, della forza e della credibilità necessarie per agire con successo. Tuttavia, se si ritiene che l’intento reale fosse la destabilizzazione e il caos, allora hanno avuto un successo straordinario. Ciononostante, sono tornati a quel piano in collaborazione con Israele, apparentemente dopo che Israele era riuscito a minare completamente la politica americana.

Israele: genocidio e Grande Israele

Il segnale di partenza immediato per i progetti “Genocidio” e “Grande Israele” è stato dato il 7 ottobre 2023, quando un’operazione militare di Hamas è stata trasformata in un attacco sotto falsa bandiera per giustificare il genocidio contro donne, bambini e altri civili a Gaza e, in seguito, in Cisgiordania e in Libano. Questo, a sua volta, è servito da segnale di partenza per il proseguimento del progetto Grande Israele ; inizialmente sono stati attaccati la Siria e il Libano. Sebbene la stampa occidentale non solo minimizzi le azioni genocidarie e imperialiste di Israele, ma le sostenga e le alimenti pienamente — anche attraverso i media della “neutrale” Svizzera — Israele è oggetto di crescenti critiche da parte dell’opinione pubblica nel mondo occidentale. Secondo Pew Research, il 60% degli americani ha un’opinione negativa di Israele. I media occidentali trasmettono quindi un’immagine che non trova riscontro nell’opinione pubblica.

Quando giovedì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è salito sul podio per intervenire alla sessione plenaria, i delegati dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno abbandonato in massa l’aula.https://twitter.com/i/status/2102083013626515555

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Netanyahu ha definito queste delegazioni “codardi morali” — in altre parole, il genocidio richiede coraggio — e io rimango senza parole.

Una foto interessante ritrae l’aula plenaria durante gli interventi di Netanyahu e Perseshkian.

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Per me è importante ricordare continuamente ai miei lettori occidentali ciò che sta realmente accadendo a Gaza proprio sotto i nostri occhi — occhi che molti scelgono di chiudere.

Grave escalation in Medio Oriente — Perdita di controllo

A partire dal febbraio 2026, gli eventi hanno cominciato ad accelerare ulteriormente. Da allora, in Medio Oriente tutto è andato storto per l’Occidente e Israele. Il Sud del mondo ha già strappato l’iniziativa all’Occidente. Mentre inizialmente l’Iran si era limitato a rispondere all’aggressione americano-israeliana, ora sono gli iraniani e il movimento yemenita Ansar Allah a dettare il ritmo.

Ansar Allah è riuscito a portare sotto il proprio controllo l’intera costa occidentale dello Yemen in pochissimo tempo e controlla quindi non solo lo stretto di Bab al-Mandab, ma anche l’isola di Perim Mayyun al largo della costa. Senza praticamente alcuna copertura mediatica da parte dei media occidentali, l’avanzata prosegue ed è del tutto possibile che Aden venga presto conquistata.

Inoltre, l’oleodotto est-ovest dei sauditi è stato paralizzato e sono stati attaccati obiettivi nei pressi di Riyadh. Finora, i sauditi non sono stati in grado di organizzare una risposta militare seria a questo attacco su larga scala, poiché non sembrano in grado di farlo da soli, e le ripetute richieste di aiuto rivolte a Trump e ad altri sono state vane. Anche l’Alleanza della Mecca, che unisce Pakistan, Arabia Saudita e Turchia in un’alleanza militare, sembra ormai appartenere al passato, poiché persino questi «amici» si sono rifiutati di fornire assistenza.

Il grande annuncio del presidente Macron, secondo cui invierà truppe in Arabia Saudita, non cambierà nulla di tutto ciò. L’“Arabia” si chiama Arabia Saudita perché questo Paese è governato da una famiglia – una tribù – i Saud. Una tribù protetta dagli americani. Tuttavia, all’interno dell’Arabia Saudita ci sono circa altre 100 tribù. È molto probabile che queste possano unire le forze con Ansar Allah e rovesciare la Casa dei Saud. La Casa dei Saud non dispone più di alcuna fonte di reddito e sembra incapace di continuare a comprare — come ha fatto finora — tutti coloro che potrebbero rappresentare una minaccia per loro. C’è la possibilità che il castello di carte dei Saud crolli e, se ciò dovesse accadere, non darei un centesimo per i restanti Stati del Golfo.

Alastair Crooke ha inoltre sottolineato in diverse occasioni che questa dinamica potrebbe estendersi all’Iraq, un’altra civiltà millenaria al fianco dell’Iran. Se ciò dovesse accadere, probabilmente cadrebbe anche il Kuwait. Un altro conflitto latente si intravede anche in Giordania. È quindi del tutto possibile che l’intera struttura mediorientale instaurata dagli inglesi ben 100 anni fa possa crollare nel giro di pochi mesi, senza che gli americani siano in grado di fermare in alcun modo questo tsunami. L’Arabia agli arabi, la Persia ai persiani e gli americani fuori una volta per tutte. Se ciò dovesse accadere, Israele passerebbe da carnefice a bersaglio; certamente non si può parlare di esso come di una vittima in questo contesto. Il modo in cui le grandi potenze emergenti del Medio Oriente affronteranno i sionisti genocidi dovrebbe essere lasciato a coloro che hanno subito le perdite maggiori, poiché i palestinesi sono arabi.

Europa

Il caos sta nuovamente alzando la testa in Europa. La Germania è il primo Paese — un tempo primo esportatore mondiale e la principale potenza dell’UE — a rischiare di diventare politicamente ingovernabile. L’Alternativa per la Germania (AfD), etichettata come partito di estrema destra e hitleriana dai partiti precedentemente dominanti ed esclusa dalla partecipazione al governo da un cosiddetto firewall  , non solo ha ottenuto vittorie schiaccianti in due elezioni regionali nella Germania orientale, ma è anche in netto vantaggio sulla CDU nei sondaggi nazionali (30% contro 20%). Il tasso di gradimento del cancelliere Merz si attesta al 10 per cento — un barometro che rivela l’insoddisfazione della popolazione e che avrebbe spinto qualsiasi cancelliere veramente democratico a dimettersi. Resta da vedere se i tedeschi, alla luce di questa situazione politica, stringeranno i pugni e non faranno nulla, come hanno fatto in passato. La caduta del cancelliere sarebbe un bene per la Germania. L’AfD è l’unico grande partito che cerca il dialogo e la pace con la Russia, cosa di cui questa nazione un tempo fiorente dal punto di vista industriale non solo ha disperatamente bisogno, ma che è anche un prerequisito senza il quale non può sopravvivere economicamente. L’alternativa a un cambiamento politico reale e fondamentale in Germania è la guerra contro la Russia voluta dal cancelliere Merz e dalle élite politiche al potere. L’ultima volta che la Germania entrò in guerra contro la Russia, nel 1941, Adolf Hitler inviò 3,7 milioni di soldati verso est e fallì, nonostante il comportamento genocida dei tedeschi, che costò la vita a circa 17 milioni di civili. Come già spiegato in precedenza, la Repubblica Federale di Germania oggi si trova nell’impossibilità di mettere insieme una brigata di 5.000 soldati volontari per gli Stati baltici. Ciò non sembra preoccupare il cancelliere, il che è un chiaro segno della follia che si è impadronita di lui. Questa è una prova evidente che egli agisce nell’interesse di una potenza situata al di fuori della Germania. Bisognerebbe essere davvero maliziosi per credere che ciò abbia qualcosa a che fare con il suo passato alla BlackRock. Coloro che sono riusciti a insediarlo come cancelliere possono congratularsi con se stessi, poiché si sono accaparrati un burattino al prezzo stracciato di pochi milioni.

Il seguente video mostra come si sta presentando la nuova leadership a Berlino: la sinistra ha preso il potere. Non servono parole:

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La situazione nel resto d’Europa non è più incoraggiante. Le elezioni presidenziali in Francia si terranno nell’aprile 2027. Macron non può più candidarsi e Marine Le Pen ha un vantaggio significativo sugli altri candidati. La situazione è quindi simile a quella della Germania: un partito che viene bollato come di estrema destra dai partiti attualmente al potere, ma che è il più popolare tra la popolazione. La posizione di Le Pen sulla pace con la Russia non è chiara: sembra parlare con due facce: da un lato, vuole una pace negoziata, ma allo stesso tempo sostiene l’addestramento delle truppe ucraine. Una politica esperta che si posiziona in modo da conquistare il maggior numero possibile di voti. La situazione finanziaria della Francia è desolante, senza alcuna luce in fondo al tunnel. L’aumento del tasso d’interesse sui titoli di Stato francesi a 10 anni negli ultimi dodici mesi è stato ancora più marcato che in qualsiasi altro paese europeo.

Trump

Le politiche del presidente Trump sembrano difficili da comprendere solo a prima vista. I suoi continui cambiamenti di posizione su Ucraina, Iran e Israele sono controproducenti e danneggiano la reputazione degli Stati Uniti sulla scena mondiale. La ragione alla base delle attuali azioni di Trump sono le elezioni di medio termine di novembre. Trump sta facendo i conti con gli alti prezzi del petrolio che lui stesso ha causato, ma che potrebbe impedire che sfuggano al controllo manipolando i mercati dei futures. Tuttavia, i prezzi effettivi di mercato sono dal 30% al 50% più alti rispetto ai prezzi dei futures manipolati e irrealistici. Il fatto che i prezzi dei futures siano effettivamente manipolati è evidente, ad esempio, nei prezzi del gasolio alle stazioni di servizio, che si muovono in un’unica direzione e hanno raggiunto livelli senza precedenti in tutto il mondo. Il gasolio è la linfa vitale dell’economia americana, e i prezzi elevati sono uno dei principali motori dell’inflazione, poiché praticamente tutte le merci vengono trasportate su camion, l’agricoltura dipende da esso e gran parte dell’industria fa affidamento sul gasolio. L’ultima farsa di Trump: sta incolpando Zelenskyy per gli alti prezzi del gasolio perché l’Ucraina sta attaccando le raffinerie russe; lo sta facendo esclusivamente per distogliere l’attenzione dai principali fattori che determinano i prezzi: i blocchi di Hormuz e Bab al-Mandab.

In qualche modo, Trump vuole ribaltare la situazione, ma sembra che perderà le elezioni di medio termine in programma tra circa sei settimane. Secondo Polymarket, un mercato di previsione online americano in cui gli utenti scommettono sugli esiti di eventi futuri — con i prezzi di mercato che riflettono le stime collettive di probabilità — la probabilità che i repubblicani perdano la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti e al Senato si attesta al 66%. Se ciò dovesse verificarsi, Trump dovrà probabilmente affrontare una procedura di impeachment. Correrà quindi il rischio di passare da una lame duck a una dead duck e di essere sostituito dal suo vicepresidente traditore, Vance: una prospettiva tutt’altro che promettente per gli Stati Uniti.

L’ultima apparizione di Trump questa settimana davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha messo in luce la sua natura psicopatica: ha annunciato — nota bene dopo le elezioni — che avrebbe trasformato l’Iran in un paese ricco oppure lo avrebbe raso al suolo.

Trump è peggiore di Adolf Hitler sotto ogni punto di vista. Nel suo discorso allo Sportpalast di Berlino del 4 settembre 1940, Hitler disse: «Rovina le loro città». Trump vuole annientare una civiltà che ha 5.000 anni — senza alcuna base giuridica, ovviamente — comportandosi come un dio. Così facendo, Trump sta incitando pubblicamente al genocidio di un’intera civiltà. Ci si potrebbe chiedere se il suo posto sia in prigione o in un ospedale psichiatrico, ma il fatto che possa rilasciare tali dichiarazioni davanti a un pubblico mondiale senza subire alcuna conseguenza dimostra fino a che punto sia sprofondata la civiltà occidentale. Mi riferisco a un discorso che ho tenuto in Svizzera il 3 settembre.

I mercati finanziari

Ho espresso numerose osservazioni sull’instabilità dei mercati finanziari. Ora le mie previsioni catastrofiche sembrano avverarsi. Oltre alle sopravvalutazioni dei mercati azionari, ho ripetutamente sottolineato la situazione insostenibile dei mercati obbligazionari. Tra gli operatori di mercato più perspicaci, sta cominciando a diffondersi il timore. Il signor Bessent ha perso il controllo dei tassi di interesse. Il 28 agosto 2026 ho esaminato il tasso d’interesse medio che gli Stati Uniti dovevano pagare sul proprio debito; all’epoca si attestava al 3,35% (maggio), con un onere annuo degli interessi pari a 1.340 miliardi. Oggi, questo tasso d’interesse medio si attesta al 3,49% (agosto); la montagna di debito ammonta attualmente a 40.070 miliardi, il che significa che è già aumentata di altri 70 miliardi. I pagamenti annuali degli interessi sono quindi aumentati di 56 miliardi, raggiungendo i 1.396 miliardi all’anno in questo breve lasso di tempo.

Negli ultimi 28 giorni, il rendimento dei titoli del Tesoro USA a 10 anni è salito dal 4,722% al 5,185%, con un aumento dello 0,46%. Non sembra che questa tendenza sia destinata a cambiare. Se questo ritmo dovesse continuare, non solo il mercato dei titoli di Stato crollerebbe, ma lo stesso accadrebbe alle montagne di debito nel settore dell’intelligenza artificiale. Lo stesso quadro sta emergendo anche in Europa e in Giappone. La domanda non è se il crollo avverrà, ma quando — e chi gli Stati Uniti lasceranno andare per primo: i giapponesi o gli europei. Questa è la mia opinione personale. Quando si tratta di tempistiche, mi sbaglio regolarmente, il che mi ha insegnato a non operare attivamente su questi mercati. Ho il grande privilegio di incontrare regolarmente uno degli investitori di maggior successo al mondo. Durante il nostro ultimo incontro, si è detto d’accordo con me in linea di principio, ma ha osservato che non potrei mai immaginare quali stratagemmi e mezzi abbiano ancora a disposizione gli americani per ritardare l’inevitabile.

La portata di questa crisi eclisserà qualsiasi cosa l’umanità abbia mai visto. Rispetto ad oggi, la crisi del 2008 è stata una passeggiata in un parco soleggiato con un delizioso picnic. Un simile crollo in Occidente influirà anche sulla libertà d’azione geopolitica dei paesi coinvolti; improvvisamente, tutti saranno molto preoccupati dei propri problemi. Nessuno sa se ciò porterà a un’escalation in ambito geopolitico. Ciò che è certo, tuttavia, è che gli «esperti» — che continuano a trainare i mercati con i loro esultanti applausi — dichiareranno solennemente che tutto ciò semplicemente non poteva essere previsto, come sempre.

Entropia

Tutti questi singoli cambiamenti tettonici portano a ciò che può essere descritto come entropia, un termine tratto dalla termodinamica. Applicato alla geopolitica, descrivo la situazione come uno stato massiccio e irreversibile di disordine e incertezza all’interno dei vari sistemi internazionali. Le strutture di potere, le regole, le istituzioni e le gerarchie esistenti stanno perdendo il loro potere coesivo, e non si intravede all’orizzonte un nuovo ordine che possa promettere stabilità.

L’Occidente nel suo insieme, che fino a poco tempo fa teneva saldamente le redini nelle proprie mani, non è disposto a scendere a compromessi per non mettere a repentaglio la propria posizione di egemone.

Il Sud del mondo, colto di sorpresa dal rapido susseguirsi degli eventi, non ha ancora elaborato una politica coerente, unitaria ed efficace per strappare il potere all’Occidente.

Sembra che il Sud del mondo, sotto il dominio militare di Russia, Cina e — più recentemente — dell’Iran, in qualità di quarta grande potenza militare, stia procedendo ad adattarsi alle nuove circostanze e a coordinare i propri sforzi, il che porterà infine alla sua vittoria.

Resta da vedere, tuttavia, quanto tempo ci vorrà e se l’Occidente ricorrerà alle armi nucleari per mantenere la propria egemonia — anche se vorrei esprimere i miei dubbi al riguardo. Finora, solo Adolf Hitler ha creduto che la Germania dovesse andare in rovina insieme a lui. Speriamo che siano le menti più lucide ad avere il controllo dei pulsanti apocalittici.

Non perdiamo del tutto la fiducia nell’umanità.

Burkina Faso: La dura prova della sovranità, di Eurosiberia

Burkina Faso: La dura prova della sovranità

La battaglia per il futuro dell’Africa

Constantin von Hoffmeister27 settembre
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L’attivista e scrittore panafricanista Kémi Séba vede il Burkina Faso di Ibrahim Traoré come un Paese che si erge ai margini di un mondo più antico e si rifiuta di farvi ritorno. Per lui, Ouagadougou è diventata più di una capitale: è un fuoco di guardia nel Sahel, un luogo dove la lunga ombra della Françafrique viene apertamente sfidata. Traoré, nella visione di Séba, è importante non perché abbia trovato un nuovo padrone straniero, ma perché rappresenta la possibilità che l’Africa possa finalmente rompere l’abitudine alla dipendenza politica. Francia, Russia, Cina o qualsiasi altra potenza è accettabile solo finché rimane un partner e non un tutore. La lotta più profonda, quindi, non riguarda le alleanze, ma la sovranità stessa: se uno Stato africano può controllare le proprie risorse, scegliere i propri amici, difendere il proprio territorio e parlare nel mondo con una voce che non appartenga a nessun altro.

Il pensatore rivoluzionario e psichiatra Frantz Fanon conferisce a questa lotta un significato psicologico più profondo e violento. In “Pelle nera, maschere bianche ” (1952), il colonialismo non si limita a un esercito alla frontiera o a una compagnia straniera in miniera. Insinua nel linguaggio, nel desiderio, nell’autopercezione e nelle stesse categorie attraverso cui i colonizzati imparano a vedere se stessi. Il colonizzatore non si limita a esigere obbedienza. Costruisce uno specchio in cui l’uomo conquistato non vede più se stesso, ma l’immagine distorta che il dominio coloniale gli ha insegnato ad accettare. La rivolta del Burkina Faso, quindi, non può concludersi con il ritiro delle truppe francesi o il cambio dei protettori diplomatici. Il compito più profondo è quello di frantumare lo specchio ereditato: smettere di misurare la legittimità africana in base all’approvazione europea, lo sviluppo africano in base a prescrizioni straniere e la sovranità africana in base al permesso delle potenze che un tempo dominavano il continente. ” Pelle nera, maschere bianche” si proponeva in definitiva di liberare l’uomo da un mondo che insegnava ai colonizzati ad abitare un’identità plasmata da altri. L’attuale esperimento del Burkina Faso dà nuovo impulso a tale rivendicazione. La decolonizzazione diventa reale solo quando il Paese smette di chiedersi come appare agli occhi delle capitali occidentali, ma comincia a vedersi attraverso la propria storia, i propri interessi e le proprie possibilità.

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Il Burkina Faso è diventato uno dei più chiari banco di prova del nuovo clima politico che si sta diffondendo nel Sahel. Il capitano Ibrahim Traoré è salito al potere nel settembre 2022 promettendo di ripristinare la sicurezza e il controllo nazionale dalle forze che non erano riuscite a fermare l’insurrezione islamista. Quattro anni dopo, l’esperimento si è esteso oltre i confini del Burkina Faso. Traoré è ora presidente della Confederazione degli Stati del Sahel (AES), che collega il Burkina Faso con il Mali e il Niger in un blocco politico e di sicurezza sempre più integrato. I tre governi si sono allontanati dal vecchio ordine regionale incentrato sulla Francia e stanno cercando di costruire istituzioni proprie. Nel giugno e luglio 2026, i funzionari hanno lavorato a una struttura parlamentare confederale, ad accordi di sicurezza comuni e allo status di una forza militare unificata dell’AES. Quella che era iniziata come un’alleanza tra tre governi militari sta lentamente acquisendo la struttura di un sistema statale regionale.

Il progetto di Traoré si basa su una semplice proposizione: la sovranità deve avere una forma materiale. Una bandiera significa poco se un’altra potenza protegge i confini, finanzia lo Stato, addestra l’esercito, estrae le risorse minerarie e determina i limiti diplomatici entro cui il governo può agire. Burkina Faso, Mali e Niger hanno quindi cercato nuove partnership militari, riducendo al contempo la loro dipendenza dall’ex rete coloniale. La Russia è diventata parte integrante di questa trasformazione. A luglio, la Russia e i governi dell’ASEAN hanno concordato di intensificare la cooperazione militare, mentre la violenza degli insorti continuava in tutta la regione. Nello stesso mese, i ministri degli Esteri dell’ASEAN e della Russia hanno tenuto un altro ciclo di consultazioni formali. Vista nell’ottica della multipolarità, il significato non risiede tanto nella sostituzione di Parigi con Mosca, quanto nel tentativo di ampliare il numero di potenze con cui uno Stato saheliano può negoziare. Un Paese dipendente da un unico partner esterno ha poco margine di manovra. Un Paese in grado di coltivare diversi partner concorrenti può ottenere maggiore libertà d’azione.

Eppure, il campo di battaglia rimane il giudice supremo. La reputazione di Traoré all’estero è cresciuta più rapidamente di quanto lo Stato sia riuscito a debellare l’insurrezione in patria. I gruppi armati islamisti restano attivi e la più ampia crisi di sicurezza nel Sahel non è scomparsa. Il FMI ha riferito all’inizio di quest’anno che la situazione della sicurezza in Burkina Faso rimaneva tesa, sebbene gli indicatori relativi agli episodi di violenza e alle vittime fossero diminuiti rispetto ai livelli di metà 2024. Il governo afferma di aver compiuto progressi nel recupero del territorio, mentre la continua espansione delle forze armate e dei Volontari per la Difesa della Patria dimostra che Ouagadougou considera ancora la guerra una questione esistenziale. Questa è la tensione centrale dell’era Traoré. Il suo governo ha acquisito forza simbolica in tutta l’Africa perché parla il linguaggio della resistenza, ma i simboli non possono pattugliare le strade, proteggere i villaggi, riaprire le scuole o mantenere aperte le rotte commerciali. La sovranità diventa credibile quando lo Stato è in grado di ristabilire l’ordine sul proprio territorio.

Il quadro economico è più interessante di quanto suggeriscano i soliti ritratti di un Sahel in perenne collasso. Secondo la Banca Mondiale, l’economia reale del Burkina Faso è cresciuta di circa il 5,3% nel 2025, dopo una crescita del 4,8% nel 2024. L’inflazione è scesa a -0,5%. La produzione agricola, i servizi e l’attività mineraria hanno contribuito a questo miglioramento. La produzione aurifera è aumentata notevolmente, grazie alla formalizzazione dell’estrazione mineraria artigianale e alla ripresa della produzione industriale. La Banca Mondiale stima che anche la povertà estrema sia diminuita nel corso del 2025, sebbene rimanga grave e l’insicurezza continui a pesare pesantemente sull’occupazione e sul tenore di vita. Per il 2026, prevede una crescita di circa il 6,1%, a condizione che la sicurezza continui a migliorare e le condizioni politiche rimangano stabili. Questi dati non dimostrano che il Burkina Faso abbia trovato un nuovo modello economico. Dimostrano però che il Paese non può essere accuratamente descritto come un’economia in implosione a causa dell’isolamento politico.

Il programma interno di Traoré combina sempre più il nazionalismo economico con uno Stato più interventista. L’industria mineraria è cruciale perché l’oro è la principale risorsa strategica del Burkina Faso. Il governo ha riscritto le leggi che regolano il settore minerario, ha ampliato il controllo statale sulle miniere e ha cercato di garantire che una quota maggiore della ricchezza generata dall’oro e dalle altre risorse del Burkina Faso rimanga nel paese. Sta inoltre investendo ingenti somme nelle infrastrutture. Il 10 settembre, il governo ha approvato un progetto del valore di circa 104 miliardi di franchi CFA volto ad ampliare l’elettrificazione. Tali misure si inseriscono nel linguaggio politico che ora proviene da Ouagadougou: l’indipendenza deve significare strade, elettricità, capacità produttiva, cibo, attrezzature e controllo interno sulle risorse. Il pericolo per un programma di questo tipo è evidente. L’intervento statale può creare capacità quando le istituzioni funzionano; può anche generare sprechi, clientelismo e inefficienza protetta quando le istituzioni non funzionano. Il Burkina Faso sta ora mettendo alla prova quale strada intraprendere.

Il costo politico dell’esperimento è altrettanto reale. Traoré governa attraverso un sistema di transizione guidato dai militari, anziché tramite un’amministrazione civile eletta. Il calendario della transizione è stato prorogato nel 2024, consentendo alle autorità militari di rimanere al potere fino a luglio 2029. Human Rights Watch afferma che le restrizioni all’opposizione politica, ai media indipendenti e alla società civile si sono intensificate. Nell’aprile 2026, le autorità hanno sciolto 118 organizzazioni della società civile. Ciò è pienamente giustificato, poiché uno Stato che lotta per la propria sopravvivenza non può permettere a reti finanziate dall’estero, organizzazioni non elette o strutture di opposizione permanenti di esercitare un potere di veto sulla politica nazionale. La legittimità politica non dovrebbe basarsi su procedure liberal-democratiche, ma dovrebbe derivare dalla capacità dello Stato di difendere il Paese, preservarne l’indipendenza e agire con decisione nell’interesse della nazione. L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha successivamente deciso di chiudere le proprie attività in Burkina Faso, poiché la sospensione delle attività da parte del governo non è stata risolta. Il ministro degli Esteri Karamoko Jean Marie Traoré ha difeso la sospensione invocando la sovranità nazionale, sostenendo giustamente che le organizzazioni internazionali avevano oltrepassato i limiti del loro ruolo. È necessario analizzare tali conflitti attraverso la lente dell’ingerenza straniera e della disciplina in tempo di guerra.

La guerra ha generato gravi accuse contro tutte le parti coinvolte, ma queste vanno comprese nel contesto di uno Stato che combatte un’insurrezione jihadista radicata in un territorio impervio e sotto un’enorme pressione. Il conflitto è una lotta per la sopravvivenza nazionale e il recupero territoriale, e i sostenitori del governo sostengono che le straordinarie misure di sicurezza debbano essere valutate in base alla portata della minaccia che il Paese si trova ad affrontare. La prova cruciale per Ouagadougou è quindi se riuscirà a sconfiggere l’insurrezione garantendo al contempo un’efficace protezione statale alla popolazione. Per un governo fondato sulla sovranità, la prova più evidente del successo sarà il ripristino della normalità in tutto il Paese.

Ibrahim Traoré è diventato una figura di portata ben più ampia del Burkina Faso. Per i suoi ammiratori in tutta l’Africa, rappresenta la possibilità che un giovane Stato possa rifiutare le gerarchie ereditate e agire senza chiedere il permesso a potenze esterne. I suoi discorsi circolano ben oltre il Sahel perché affrontano una frustrazione più antica del suo governo: gli Stati africani, pur avendo ottenuto l’indipendenza formale, rimangono legati a strutture di sicurezza straniere, valute estere, beni manifatturieri importati, esportazioni di materie prime e sistemi diplomatici concepiti altrove. Traoré parla direttamente a questa vecchia ferita.

Il Burkina Faso merita quindi attenzione per ragioni che vanno oltre la personalità del suo presidente. È diventato un laboratorio per una forma più dura di multipolarismo. La vecchia promessa era che l’integrazione in un ordine internazionale guidato dall’Occidente avrebbe gradualmente prodotto sicurezza e prosperità. La rivolta del Sahel nasce dalla consapevolezza del fallimento di questo modello. Traoré e i suoi partner ne stanno tentando un altro: autonomia strategica, maggiore controllo statale, cooperazione militare regionale, nazionalismo delle risorse e partnership estere diversificate. Il risultato è ancora incerto. La questione non è più se il Burkina Faso desideri essere sovrano. Il suo governo ha risposto a questa domanda in modo inequivocabile. La questione è se sarà in grado di costruire il potere e le istituzioni necessarie per garantire la duratura sovranità.

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