Italia e il mondo

La parola manipolata – Philippe Breton

La parola manipolata – Philippe BretonSintesi e podcast del libro

In La parola manipolata (1997), Philippe Breton illustra le diverse tecniche di manipolazione attraverso le quali un individuo può essere indotto ad accettare un’affermazione contro la propria volontà. Sottolinea l’attualità di questa minaccia, anche nelle democrazie, e il modo in cui essa sfrutta le nuove opportunità offerte dalla società contemporanea.

Sfoglia la biblioteca

Biblioteca Democrazia

pubblicato il 11/09/2026 Di Élucid

reader

CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

audio

Podcast La synthèse audio

PlayCONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

00:00

0:00 / 26:28Mute

Download

Punti chiave

Per diversi decenni dopo la fine della Guerra Fredda, la manipolazione sembrava aver cessato di essere un importante oggetto di studio, come se avesse perso la sua rilevanza con la vittoria delle democrazie contemporanee. Eppure, la manipolazione è altrettanto diffusa nelle democrazie quanto nei regimi totalitari; anzi, è proprio in questi ultimi che è stata sistematizzata per la prima volta, sotto forma di propaganda.

L’autore esplora le diverse tecniche di manipolazione sviluppate nel corso del tempo, ripercorrendone le origini e il funzionamento. Sottolinea inoltre l’importanza dell’avvento delle comunicazioni, in particolare di Internet, che, pur senza alterare radicalmente il modo in cui la manipolazione influenza le menti, ha offerto nuove prospettive su scala colossale.

Poiché mina il valore e la ricezione della parola, elemento cruciale per la coesione sociale degli esseri umani, la manipolazione è intrinsecamente dannosa, anche quando viene individuata e contrastata. Questa natura nociva è tanto più accentuata dal fatto che la società contemporanea è impreparata ad affrontare la propaganda e ne è particolarmente vulnerabile. L’autore incoraggia a contrastare l’erosione del valore della parola stabilendo nuove norme per ridurre la diffusione della manipolazione, promuovendo l’educazione alla retorica e proclamando l’esistenza di una “libertà di ricezione”, necessaria controparte della libertà di espressione, di cui la manipolazione abusa.

Biografia dell’autore

Philippe Breton (1951-) è uno psicoanalista, antropologo e politologo francese, nonché professore all’Università di Strasburgo. Ha scritto numerose opere di carattere sociologico, in particolare su temi legati alla comunicazione e alle reti. È attivo anche in ambito umanitario, avendo diretto la Croce Rossa francese dal 2017 al 2023, e lavora come osservatore e commentatore politico, soprattutto nella sua regione di residenza, l’Alsazia.

Avertissement :Il presente documento è una sintesi dell’opera di riferimento sopra citata, realizzata dai team di Élucid; ha lo scopo di riportare le idee principali di tale opera e non intende riprodurne il contenuto. Per approfondire le vostre conoscenze su questo argomento, vi invitiamo ad acquistare l’opera di riferimento presso la vostra libreria. La copertina, le immagini, il titolo e le altre informazioni relative all’opera di riferimento sopra citata rimangono di proprietà del suo editore.

Schema dell’opera

I. Carattere permanente della manipolazione
II. L’importanza della parola
III. La tecnicizzazione del linguaggio
IV. La manipolazione delle emozioni
V. La manipolazione cognitiva
VI. Il ruolo di Internet e dei social network
VII. I due effetti della manipolazione
VIII. Una resistenza debole
IX. Le regole del discorso

Sintesi del libro

I. Carattere permanente della manipolazione

L’autore osserva che, un tempo, dopo la pubblicazione di opere come Lo stupro delle masse da parte della propaganda politica di Tchakhotine e di altri libri simili, l’individuo tendeva a essere consapevole del potere delle tecniche di manipolazione e della loro natura insidiosa. Tuttavia, dalla fine degli anni ’80, lo studio della propaganda sembra essere stato trascurato, come se il concetto fosse improvvisamente diventato meno rilevante, se non per gli storici. L’autore mette in guardia contro questa politica dello struzzo, proprio mentre la metà degli anni 2010 vede il ritorno in forze delle tecniche di manipolazione politica, con l’irruzione del populismo sulla scena politica occidentale.

La fine della Guerra Fredda e il « trionfo » delle democrazie occidentali non significano che la manipolazione sia un fenomeno ormai superato. Essa non è appannaggio esclusivo dei regimi totalitari. Oltre alla pubblicità, che rivendica apertamente l’uso di tecniche di manipolazione, numerosi movimenti dipendono in parte dalla manipolazione per garantire la propria sopravvivenza e prosperità proprio all’interno delle democrazie contemporanee. L’esempio più lampante è senza dubbio quello del liberalismo economico, che ha a lungo coltivato l’idea che non esistano alternative e che pretende di rappresentare una sorta di « evidenza razionale », mentre anch’esso non è altro che l’ennesima causa che cerca di difendersi ricorrendo alle tecniche di manipolazione.

Il discorso liberale, in particolare, è un esempio di una tendenza particolarmente perniciosa, secondo cui, poiché le democrazie sono per loro natura « buone », in quanto portatrici di valori considerati « buoni », non potrebbero mai ricorrere alla manipolazione, che è « cattiva ». È necessario distinguere rigorosamente tra i valori promossi da una causa e il modo in cui vengono promossi: è perfettamente possibile promuovere valori « buoni » ricorrendo a tecniche manipolatorie. Forse ancora più pericolosa è l’idea, ampiamente diffusa, secondo cui l’uomo contemporaneo sia «immunizzato» alla propaganda, poiché è lucido sulla questione, e che le tecniche di manipolazione impiegate siano «delicate». Oltre al fatto che ogni manipolazione è necessariamente una forma di violenza, questo modo di pensare – molto allettante, poiché di gran lunga preferibile all’ammettere che si possa essere manipolati – convince l’individuo di essere libero nel proprio pensiero, il che è proprio l’obiettivo della manipolazione, che mira a far passare inosservati i propri effetti.

Non è facile distinguere ciò che costituisce una manipolazione da ciò che rappresenta un tentativo legittimo e non violento di convincere. Alcuni indizi possono tuttavia aiutare a definirne il concetto. In primo luogo, come abbiamo appena visto, la manipolazione agisce in modo occulto: se il suo tentativo di limitare la libertà del pubblico di opporsi all’affermazione che gli viene proposta viene smascherato, essa perde ogni efficacia. In secondo luogo, il messaggio utilizzato è mendace, in quanto mira a ingannare il proprio pubblico sottoponendogli un’affermazione che si discosta dalla verità e dalla ragione. È inoltre opportuno distinguere tra la fede dell’oratore nella convinzione che intende diffondere e la veridicità dell’argomento che utilizza. Un razzista può credere sinceramente che il razzismo sia preferibile alla tolleranza razziale, ma in assenza di un consenso scientifico sulla disuguaglianza delle razze, è costretto a ricorrere ad argomenti intellettualmente disonesti per influenzare il proprio pubblico. In terzo luogo, la manipolazione presuppone l’esistenza di una forma di resistenza iniziale nei confronti dell’affermazione che si vuole far accettare; in caso contrario, non ci sarebbe bisogno di compiere alcuno sforzo per convincere. Il suo obiettivo è superare tale resistenza senza essere scoperta.

II. L’importanza della parola

Il linguaggio è una caratteristica fondamentale dell’essere umano, legata alla sua natura gregaria. Ha origine dalle interazioni tra gli esseri umani, ed è proprio dal linguaggio stesso che è emerso il concetto di politica. La parola umana si articola in tre registri: l’espressione – che ha in comune con l’animale –, l’informazione – che ha in comune non solo con l’animale, ma anche con la macchina – e infine la convinzione, che le è propria e che interessa particolarmente l’autore in vista delle sue relazioni con la manipolazione.

Il sistema politico democratico trae la sua specificità dal ruolo che attribuisce alla parola: essa costituisce un’alternativa alla violenza fisica come modalità di risoluzione dei conflitti, violenza fisica che viene delegittimata rispetto ai sistemi precedenti. Tale ruolo rimane tuttavia fragile, da un lato perché la sua istituzionalizzazione può nascondere una disuguaglianza concreta nello spazio concesso alla parola a seconda dell’interlocutore considerato, e dall’altro perché la centralità della parola la rende vulnerabile alle tecniche di manipolazione.

L’esistenza della democrazia ha portato alla formidabile battaglia di idee che ha caratterizzato il XXe secolo : diverse ideologie hanno messo in campo un vero e proprio tesoro di convinzione e manipolazione per conquistare l’adesione delle masse. La caduta dell’URSS, contrariamente a quanto si potesse pensare, non segna la fine di questo fenomeno: il liberalismo ha visto emergere nuovi avversari contro i quali deve mobilitare la propria retorica. Si può naturalmente citare la rinascita di ogni sorta di fondamentalismo religioso e settario, i movimenti identitari o populisti in senso più ampio; ma anche il messianismo tecnologico, sostenuto dai miliardari del settore tecnologico, che annunciano l’avvento di un mondo migliore attraverso un’interconnessione universale e permanente.

Per difendersi, il liberalismo può contare sulla pubblicità, una vera e propria macchina di persuasione, sapientemente sviluppata nel corso dei decenni, la cui stessa esistenza implica necessariamente una società sprofondata nel consumo di massa e nell’economia liberista. È proprio la pubblicità, del resto, a innovare maggiormente nell’elaborazione di nuove tecniche di manipolazione, concepite per essere efficaci e riproducibili; dall’arte della retorica si passa a una tecnicizzazione del discorso, a procedimenti concepiti per convincere.

III. La tecnicizzazione del linguaggio

L’arte della retorica è nata in Grecia, nell’antichità, e non è apparsa lì per caso; la sua stessa esistenza è una conseguenza di un’innovazione storica: la comparsa delle prime assemblee di cittadini, delle prime giurie popolari. Questa novità rese indispensabile, per la prima volta, il fatto di convincere gli altri delle proprie opinioni – e non solo un singolo individuo detentore del potere, ma un’intera assemblea – se si sperava di vederle prevalere. Ben presto emerge una sistematizzazione delle tecniche a disposizione dell’oratore, che distingue il logos (il discorso razionale), l’ethos (il discorso relativo al carattere dell’oratore) e il pathos (il discorso volto a suscitare un’emozione nel pubblico). Molto rapidamente, tuttavia, si impone una gerarchia: il logos si afferma come la modalità « normale » di persuasione, da privilegiare, in quanto rispetta la libertà del pubblico, mentre le altre modalità, che cercano di aggirarla, sono percepite come inferiori.

Già in quell’epoca esisteva, parallelamente a queste tre modalità, una tecnica spesso utilizzata in ambito militare, ma non solo: la disinformazione. Si tratta della più antica delle tecniche di manipolazione: mira a diffondere notizie false presentarle come vere, in modo da indurre in errore il pubblico. Prospera ancora oggi, nell’era delle «fake news». L’utilità di tale tecnica in ambito militare è evidente; ma trova applicazione anche in contesti politici e commerciali.

Il passaggio dalla retorica e dalla pratica occasionale della disinformazione alla vera e propria propaganda, ovvero all’esistenza di veri e propri sistemi concepiti per conquistare le masse, avviene curiosamente nelle democrazie occidentali durante la Prima guerra mondiale, soprattutto negli Stati Uniti. Il termine non era allora percepito in senso peggiorativo, e lo diventerà solo in un secondo momento, durante la Guerra Fredda: la propaganda, in questo senso iniziale, si prefiggeva l’obiettivo di sostenere il morale della nazione e di minare quello dell’avversario, e si concepiva quindi come un mezzo di lotta come un altro, rivendicandosi puramente tecnica e apolitica. Sono proprio questi primi metodi di propaganda, ripresi dai nazisti negli anni ’30 e poi diffusi in tutto il mondo, a costituire la base delle tecniche di manipolazione contemporanee.

IV. La manipolazione delle emozioni

Eredi del registro del pathos identificato dai Greci, le tecniche di manipolazione che influenzano le emozioni del pubblico costituiscono una delle categorie più ricche del repertorio del propagandista. L’appello diretto ai sentimenti ne è una forma semplice, di cui una variante molto diffusa è la seduzione demagogica. Quest’ultima fa leva su alcune qualità personali dell’oratore per affascinare il proprio pubblico, creando una simpatia di cui beneficia, di riflesso, il messaggio che l’oratore veicola. Questa variante è molto diffusa soprattutto tra i politici. Una tecnica simile, meno dipendente dalla personalità dell’oratore, consiste nel «avvolgere» il messaggio da trasmettere in un involucro esteticamente gradevole per il pubblico, conferendogli una forma seducente che ne facilita l’accettazione.

Al contrario, ricorrere alla paura costituisce un’altra tecnica semplice: suscitando la paura nel pubblico, lo si rende più incline ad accettare le soluzioni presentate come le uniche in grado di salvarlo. Si può anche pensare al ricorso all’autorità, che può essere legittimo quando lascia al pubblico la scelta di accettare o meno l’argomento d’autorità, ma che non lo è quando il prestigio personale o la posizione dell’oratore – o dell’autorità a cui fa riferimento – viene utilizzato per imporre un’idea senza dibattito. Tale metodo è molto efficace anche sui bambini, poiché essi non distinguono bene tra ciò che è autorevole e ciò che non lo è; la pubblicità sfrutta questo fenomeno per utilizzare i bambini al fine di convincere i loro genitori a consumare.

La pubblicità ricorre ampiamente a un’altra tattica, l’associazione emotiva, che non è di sua esclusiva competenza e che si rivela incredibilmente efficace: associando il messaggio che si vuole far accettare – molto spesso un prodotto, nel contesto pubblicitario – a un altro elemento, del tutto estraneo al messaggio, ma che si sa suscitare una reazione emotiva forte e/o positiva, si crea un collegamento artificiale tra i due nella mente del pubblico. L’esempio tipico è ovviamente quello dell’associazione tra un prodotto e una donna giovane e bella, spesso poco vestita. Il tatto produce sul pubblico un’influenza simile, il che lascia supporre che le immagini di carattere erotico o sessuale non costituiscano che un’estensione di questa influenza emotiva tattile.

Un’altra tecnica pubblicitaria è quella dello slogan, o più in generale della ripetizione incessante del messaggio, che si ricollega a discipline come l’ipnosi: alla fine, il contenuto del messaggio non ha più alcuna importanza, finisce per penetrare nella mente del pubblico, poiché questo vi è costantemente esposto. La programmazione neurolinguistica, o PNL, è una disciplina che parte da questa semplice constatazione per sviluppare altre tecniche di «sincronizzazione» tra il messaggio e il pubblico, con l’obiettivo di far accettare al pubblico qualsiasi cosa a sua insaputa. Le sette sono molto spesso il luogo in cui la sperimentazione di queste diverse tecniche, derivate dall’ipnosi o dalla manipolazione psicologica, raggiunge il suo apice.

V. La manipolazione cognitiva

Ciò che l’autore definisce «manipolazione cognitiva» si riferisce più specificamente al modo in cui si presenta il messaggio che si cerca di imporre al pubblico e a come se ne articolano le componenti. Una delle tecniche di manipolazione cognitiva che egli individua per introdurre il concetto è quella del “riformulazione manipolativa” del messaggio. In tal caso, il messaggio, sebbene di per sé falso, viene ricollocato all’interno di un quadro interpretativo che ha lo scopo di renderlo verosimile. Tale cornice può consistere in una distorsione della realtà, tramite modifica o omissione, nella sostituzione del contesto iniziale del messaggio con un altro, oppure nella presentazione al pubblico di una cornice descritta come priva di alternative, o comprendente solo alcune alternative controllate dal manipolatore. La pubblicità ricorre ampiamente a quest’ultimo caso, in particolare nella falsa dicotomia tra un marchio e un altro.

Esiste anche l’amalgama cognitivo, simile all’amalgama affettivo. Come quest’ultimo, mira a stabilire un’analogia, o addirittura una falsa relazione di identità o di causa-effetto tra il messaggio da trasmettere e un altro elemento, senza che vi sia necessariamente un legame affettivo, ma piuttosto in modo tale che l’instancabile ripetizione dell’associazione renda il messaggio indissociabile dalle qualità a cui viene accostato. Infine, una forma « speculare » dell’argomento d’autorità è quella che l’autore definisce « reductio ad Hitlerum », una tecnica ben nota che consiste nel screditare a priori un’opinione mettendo in evidenza un legame tra questa e un’ideologia, un sistema di valori ampiamente percepito come ripugnante, come il nazismo. Si tratta di un mezzo molto efficace per affossare un argomento, indipendentemente dalla sua pertinenza, senza nemmeno doverlo affrontare.

VI. Il ruolo di Internet e dei social network

Sebbene l’avvento di Internet e la sua democratizzazione abbiano certamente avuto un impatto significativo sulla portata e sul pubblico dei tentativi di manipolazione, sarebbe errato pensare che questa innovazione abbia modificato la natura stessa della manipolazione. Le tecniche utilizzate sono sempre le stesse, le fake news non sono affatto un fenomeno nuovo ; si diffondono semplicemente più velocemente, più lontano e più facilmente che mai, non solo a causa della struttura stessa di Internet, ma anche perché l’interconnessione garantita da Internet ha fortemente indebolito i meccanismi e le autorità che in precedenza permettevano di assicurare, almeno in una certa misura, la veridicità di un’affermazione. Questo indebolimento garantisce inoltre la sopravvivenza delle fake news nel lungo periodo, poiché confutarle in modo definitivo diventa molto difficile: i social network esistono in una sorta di «presente permanente», in cui vecchie forme di disinformazione possono riemergere in qualsiasi momento.

Altri meccanismi, in particolare l’onnipresenza del supporto visivo – che si tratti di immagini o video – contribuiscono alla potenza delle fake news, poiché il supporto visivo è un modo molto efficace per dare l’illusione della realtà, indipendentemente dal fatto che riproduca fedelmente la realtà o meno. Da qui deriva il carattere particolarmente devastante delle immagini o dei video manipolati o artificiali, che conferiscono un’enorme credibilità aggiuntiva all’affermazione che sostengono, soprattutto quando le piattaforme che li ospitano non si preoccupano di individuarli ed eliminarli. Infine, al di là dei contenuti ingannevoli pubblicati dagli utenti, si pone anche il problema della manipolazione da parte delle piattaforme stesse, in particolare per quanto riguarda la creazione di una dipendenza dal loro utilizzo.

VII. I due effetti della manipolazione

Il titolo di questo capitolo fa riferimento al fatto che, anche quando una manipolazione fallisce, non è priva di conseguenze. I «due effetti» a cui si riferisce sono rispettivamente l’effetto di una manipolazione quando raggiunge il suo obiettivo e l’effetto quando non riesce a raggiungerlo, perché è stata smascherata; il secondo è del resto potenzialmente più preoccupante del primo. Non che gli effetti di una manipolazione riuscita siano da sottovalutare. Ad esempio, la nocività del tabacco e dello zucchero per la salute umana è stata dimostrata molto presto, già prima degli anni ’50; tuttavia, enormi campagne pubblicitarie, basate soprattutto su tecniche di confusione, hanno sostenuto il consumo di queste sostanze, il cui abuso causa ancora oggi decine di migliaia di vittime ogni anno. Al di fuori del mondo pubblicitario, le conseguenze della manipolazione possono essere ancora più radicali: ad esempio, per citare un caso politico, la campagna di disinformazione contro il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, negli anni ’90, che lo assimilava a Hitler, ha portato al suo assassinio.

Ma quando il tentativo di manipolazione viene smascherato e non riesce a raggiungere il proprio obiettivo, produce comunque effetti deleteri. Infatti, quando il pubblico si rende conto di essere vittima di un tentativo di manipolazione, si rifugia in un atteggiamento difensivo estremista: consapevole che qualsiasi discorso gli venga presentato è potenzialmente sospetto, ogni parola diventa un pericolo, e il pubblico si disconnette progressivamente, rendendosi volontariamente inaccessibile a qualsiasi discorso. Questo fenomeno è uno dei terreni fertili dell’individualismo estremo che si osserva nelle società contemporanee, causa della distruzione del legame sociale. Per ironia della sorte, questa perdita dei punti di riferimento comuni agli individui, legata alla percezione di scarsa affidabilità della parola, rende il pubblico ancora più vulnerabile ad altre tecniche di manipolazione, che fanno leva sulla crescente richiesta di legami più « fusionali » tra gli individui, che cercano di mettersi al riparo da ogni tradimento.

VIII. Una resistenza debole

Sebbene l’individuazione di un tentativo di manipolazione provochi una reazione da parte del pubblico che ne è vittima, resta comunque il fatto che, a livello sociale, la resistenza alla manipolazione è notevolmente debole. Una delle cause principali di questa vulnerabilità è la scomparsa dell’insegnamento della retorica, che è stata la norma per tutte le classi colte dall’antichità fino all’inizio del XXe secolo. Da quel momento in poi, l’individuo semplicemente non dispone più delle armi necessarie per sapere come convincere e per capire quando lasciarsi convincere – e quando invece non farlo. E anche quando ne dispone, generalmente ne fa uso inconsapevolmente, in modo sperimentale e non sistematico, il che difficilmente può proteggerlo con successo da un tentativo di manipolazione.

Un’altra causa va ricercata nel comportamentismo e negli studi scientifici che pretendono di controllare il comportamento umano, riducendolo a un insieme di riflessi innati e condizionati – e quindi condizionabili. Queste teorie hanno come obiettivo dichiarato quello di scoprire metodi volti a « modellare » le menti. Ampiamente utilizzate a fini manipolatori, conferiscono alla manipolazione una parvenza di legittimità scientifica, se non addirittura terapeutica, che costituisce un’ulteriore via d’accesso nella società per i discorsi manipolatori.

Infine, un’ultima causa è da ricondurre alla deresponsabilizzazione dell’uso della parola negli ambienti professionali. La gestione della parola è radicalmente separata tra gli specialisti della comunicazione, che si considerano semplici tecnici che mettono strumenti a disposizione dei propri superiori, e i decisori stessi, che utilizzano questi strumenti senza padroneggiarne i meccanismi. Il tecnico si protegge così da ogni responsabilità puntando il dito contro il decisore, e il decisore fa lo stesso puntando il dito contro il tecnico. Ne risulta un uso della manipolazione privo di qualsiasi complesso etico, in cui proprio coloro che la utilizzano la considerano perfettamente normale. Un fenomeno simile è da attribuire ai media, che pretendono di essere neutrali mentre molto spesso, a loro insaputa, contribuiscono ad amplificare discorsi a scopo manipolatorio che non hanno creato, ma che si limitano a ritrasmettere a scopo informativo.

IX. Le norme del linguaggio

Dopo aver analizzato i meccanismi e la natura insidiosa della manipolazione nelle nostre società contemporanee, l’autore si propone di delineare un’etica della parola, volta a promuovere la resistenza di fronte alla manipolazione, la cui nocività è stata ampiamente dimostrata nelle argomentazioni precedenti, sia a livello individuale che a livello della società nel suo complesso.

L’autore respinge inoltre le argomentazioni volte a dimostrare che esistano circostanze in cui la manipolazione possa essere giustificabile: rifiuta il presupposto naturalistico secondo cui gli uomini siano naturalmente in competizione tra loro e utilizzino tutti gli strumenti a loro disposizione; respingono inoltre l’idea che la manipolazione sia solo uno strumento, neutro per sua natura, la cui finalità dipende dall’utilizzatore, ritenendo che i processi di manipolazione siano concepiti per manipolare e, quindi, per esercitare una violenza sul pubblico; infine, scarta l’idea secondo cui la manipolazione sia un’arma « del debole contro il forte », sottolineando al contrario che essa viene utilizzata soprattutto per sostenere i discorsi dominanti.

L’autore sottolinea il valore di ciò che definisce « libertà di ricezione », che concepisce come controparte della libertà di espressione. Quest’ultima non è generalmente oggetto di dibattito nelle nostre democrazie contemporanee, ma l’autore ritiene che sia insufficiente senza una libertà equivalente, di cui dovrebbe disporre il pubblico: la libertà di non vedersi opporre discorsi che esercitino una violenza nei confronti della propria capacità di giudizio. Egli ritiene che tale diritto a non essere manipolati, un diritto al mantenimento della qualità del discorso in circolazione, dovrebbe avere un valore equivalente al diritto di esprimersi come si desidera, in quanto preserva sia la libertà individuale sia il corretto funzionamento della società.

Sebbene sia opportuno diffidare della censura, l’assenza di norme relative all’uso della parola, legata alla visione estrema della libertà di espressione veicolata dal liberalismo contemporaneo, non rappresenta necessariamente una situazione salutare per la società. Per questo motivo, l’autore prende in considerazione la promozione di norme che regolino l’uso della parola, puntando più alla loro adozione attraverso l’educazione progressiva della società, e quindi alla loro interiorizzazione, piuttosto che a un’imposizione dall’esterno; propone così di rivalutare l’apprendimento della retorica, assimilando i limiti che essa incontra in funzione del rispetto dell’integrità del pubblico.

Il potere americano: uno sguardo dalla Cina _ di Wu Xinbo

Il potere americano: uno sguardo dalla Cina

Gli strateghi cinesi stanno nuovamente discutendo se il potere americano sia in declino e se l’egemonia degli Stati Uniti stia subendo un declino irreversibile.

  • CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
    Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
    – Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
    – IBAN: IT30D3608105138261529861559
    PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
    Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
    Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
    Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

Di Wu Xinbo

Pubblicato il 10 settembre 2026

Program mobile hero image

Programma

L’arte di governare americana

Il programma “American Statecraft” sviluppa e promuove idee per una politica estera statunitense più rigorosa, in linea con i valori americani e consapevole dei limiti del potere americano in un mondo sempre più competitivo.

Scopri di più

Beyond Disruption

Progetto

Oltre la disruption

“Beyond Disruption” è un’iniziativa pluriennale che coinvolge l’intera rete Carnegie e mira a individuare gli elementi concettuali fondamentali che possano aiutare i leader a ridurre i conflitti e a rafforzare la capacità del mondo di affrontare le sfide comuni nell’era che sta emergendo.

Scopri di più

Il 250° anniversario degli Stati Uniti ha riacceso in Cina un forte interesse per la direzione che sta prendendo lo sviluppo interno dell’America e per il ruolo della nazione negli affari internazionali. Gli strateghi cinesi stanno nuovamente discutendo se il potere americano sia in declino e se l’egemonia degli Stati Uniti stia subendo un declino irreversibile in un mondo caratterizzato da una feroce competizione geopolitica e da importanti trasformazioni economiche, tecnologiche e politiche. Affrontare queste questioni richiede una valutazione del potere americano da tre prospettive: lo stato e le prospettive della crescita del potere americano, la superiorità di potere degli Stati Uniti rispetto alla Cina e il potere egemonico degli Stati Uniti sulla scena mondiale.

Rallentamento della crescita

Potere economico

Il potere economico costituisce il fondamento del potere americano nel suo complesso. Per comprendere meglio le tendenze nell’evoluzione del potere americano, è quindi importante esaminare l’andamento dell’economia statunitense dalla fine della Guerra Fredda. Negli anni ’90, i benefici derivanti dalla fine della Guerra Fredda, dalla globalizzazione e dalla rivoluzione di Internet hanno fornito un forte impulso alla crescita economica degli Stati Uniti. La quota degli Stati Uniti nel PIL globale ha superato il 30 per cento, il valore più alto mai registrato nel periodo successivo alla Guerra Fredda. Tuttavia, il primo decennio del nuovo secolo ha portato a una crescita più lenta a causa dello scoppio della bolla di Internet e dello scoppio della crisi finanziaria più grave dai tempi della Grande Depressione. Ciò ha fatto scendere la quota del Paese al di sotto del 25 per cento nel 2008, il livello più basso dalla fine della Guerra Fredda. Negli anni 2010, l’economia statunitense si è ripresa e ha continuato a crescere, ma lo slancio si è indebolito. Negli anni 2020, ha subito un duro colpo a causa della pandemia di COVID-19 e, sebbene si sia in gran parte ripresa, l’elevata inflazione è diventata un incubo ricorrente che perseguiterà i futuri risultati economici.1

Gli strateghi cinesi stanno nuovamente discutendo se il potere americano sia in declino e se l’egemonia degli Stati Uniti stia subendo un declino irreversibile.

Guardando al futuro, l’IA promette di guidare la prossima fase di crescita economica degli Stati Uniti. Data la leadership americana nella tecnologia dell’IA, il Paese può aspettarsi di trarre notevoli benefici da un’economia dell’IA fiorente. Tuttavia, nonostante il boom del mercato azionario e i massicci investimenti nella costruzione di data center in tutti gli Stati Uniti, l’IA non ha ancora generato un balzo in avanti significativo in termini di produttività economica. In altre parole, i rendimenti non sono ancora all’altezza degli investimenti. Considerando l’andamento storico dell’economia di Internet, alcuni studiosi cinesi ritengono che la bolla dell’IA molto probabilmente scoppierà prima che un’economia matura basata sull’IA possa decollare.2 Proprio come nel boom di Internet alla fine degli anni ’90, oggi vi è un eccesso di speculazione sull’economia dell’IA, il che potrebbe limitarne il contributo alla potenza economica americana.

Sebbene le prospettive di una crescita economica trainata dall’intelligenza artificiale siano incerte, alcuni altri fattori cruciali per l’andamento dell’economia statunitense sono decisamente in declino. L’invecchiamento delle infrastrutture statunitensi sta riducendo l’efficienza, aumentando i costi e diminuendo la propensione delle imprese a investire. Ad esempio, sebbene negli ultimi anni la costruzione di data center dedicati all’intelligenza artificiale abbia attirato investimenti significativi, l’insufficienza dell’approvvigionamento energetico è vista come un ostacolo al loro funzionamento.3 Il fatto che gli Stati Uniti siano in ritardo nello sviluppo delle energie rinnovabili non farà che aggravare la carenza di energia elettrica nel Paese. Nel frattempo, le industrie manifatturiere statunitensi, dalla cantieristica navale all’industria automobilistica fino alla produzione di chip semiconduttori, stanno diventando sempre meno competitive. Ciò evidenzia l’incapacità di commercializzare l’innovazione tecnologica e di garantire la sicurezza della catena di approvvigionamento negli Stati Uniti. Inoltre, se il protezionismo dovesse diventare una tendenza a lungo termine nella politica economica statunitense, non farebbe altro che limitare l’afflusso di commercio e investimenti internazionali, con un costo non indifferente per i settori manifatturiero e dei servizi americani.

Negli ultimi tre decenni, nonostante il declino del settore manifatturiero, i vantaggi tecnologici e finanziari degli Stati Uniti hanno accresciuto la loro capacità di attrarre importazioni, stimolando così la crescita economica del Paese. In altre parole, è proprio la preminente potenza tecnologica e finanziaria degli Stati Uniti ad averli trasformati in un partner economico attraente e ad aver attirato beni e capitali da altre parti del mondo. 4 Tuttavia, con l’intensificarsi della concorrenza tecnologica da parte della Cina, che sta minando i vantaggi di cui un tempo godevano gli Stati Uniti, l’America non può più contare sul proseguimento di questa tendenza. Infatti, i rapidi progressi della Cina in tecnologie chiave come le batterie, i pannelli solari e i robot umanoidi, uniti alla sua forte capacità manifatturiera e alla sua abilità nel commercializzare nuove tecnologie, fanno sì che la Cina stia diventando un partner economico più attraente per le altre economie. Su un altro fronte, poiché la fiducia degli investitori internazionali nel dollaro statunitense è compromessa dal debito federale alle stelle e dal ricorso sempre più frequente al dollaro come arma politica, i benefici associati alla posizione del dollaro come principale valuta internazionale — quali la domanda di cui gode e i bassi costi di finanziamento — continueranno ad atrofizzarsi.5

Soft Power

Il soft power è un’altra componente fondamentale e significativa del potere americano. Non solo suscita rispetto e benevolenza nella comunità internazionale nei confronti degli Stati Uniti, ma rende anche gli altri paesi più disposti ad assecondare le preoccupazioni di Washington e ad avallarne gli obiettivi di politica estera. In quanto tale, il soft power contribuisce a potenziare l’hard power americano e ad ampliare l’influenza internazionale degli Stati Uniti. Il soft power americano ha raggiunto il suo apice all’inizio del secolo grazie a una combinazione di fattori, tra cui l’unipolarità americana nel mondo del dopoguerra fredda, la convinzione diffusa che il modello economico neoliberista guidato da Washington avesse trionfato sul modello socialista guidato da Mosca, la robusta crescita economica degli Stati Uniti durante la presidenza di Bill Clinton e la leadership statunitense nella globalizzazione e nella governance globale.

Tuttavia, il soft power degli Stati Uniti ha subito un calo durante l’amministrazione di George W. Bush a causa della tendenza ad agire senza consenso né accordo, in particolare in relazione alle guerre in Afghanistan e in Iraq, nonché alla crisi finanziaria del 2008. L’amministrazione di Barack Obama ha in parte ripristinato il soft power degli Stati Uniti, impegnandosi a porre fine alla guerra in Iraq, promuovendo la governance globale e dimostrando maggiore entusiasmo per il multilateralismo. I due mandati di Donald Trump, tuttavia, hanno inflitto un danno significativo e forse di lunga durata al soft power degli Stati Uniti, poiché Trump ha perseguito il protezionismo e l’unilateralismo, ha adottato misure severe contro gli immigrati, ha represso le università e gli istituti di ricerca e ha messo in discussione lo Stato di diritto. Oggi gli Stati Uniti sono ampiamente considerati un partner inaffidabile, afflitto da gravi divisioni e conflitti interni. Di conseguenza, pochi paesi, se non nessuno, guarderebbero a Washington come fonte di ispirazione o guida in materia di politica interna o estera.6

Le due amministrazioni di Donald Trump, tuttavia, hanno arrecato danni significativi e forse duraturi al soft power degli Stati Uniti.

Mentre gli Stati Uniti celebrano il loro 250° anniversario, il loro soft power è sceso al livello più basso, probabilmente dai tempi degli anni ’70, quando la reputazione internazionale degli Stati Uniti subì un duro colpo a causa della guerra del Vietnam e dello scandalo Watergate, e sicuramente al suo punto più basso dalla fine della Guerra Fredda.

Scopri altre notizie e approfondimenti su
Carnegie questa settimana

Scopri il mondo grazie alle ultime novità dei nostri studiosi in tutto il mondo.

Indirizzo e-mail:*Invia

Il declino della supremazia militare

Nella politica internazionale, il potere assoluto è importante nella misura in cui definisce le capacità di uno Stato, ma ciò che conta davvero è il potere relativo, che determina quanta influenza un Paese possiede rispetto agli altri. In altre parole, la superiorità di un paese nell’equilibrio globale dei poteri verrà presa in considerazione nei calcoli strategici degli altri e influenzerà il loro comportamento nei confronti dell’estero. Dalla fine della Seconda guerra mondiale, la superiorità degli Stati Uniti in termini di capacità economiche, militari e tecnologiche ha conferito loro una posizione internazionale preminente, che ha permesso a Washington di plasmare sia la struttura della politica internazionale (bipolare o unipolare) sia il comportamento di molti altri paesi, tra cui la Cina.

Tuttavia, all’inizio del XXI secolo si è verificato un significativo cambiamento nell’equilibrio di potere tra Stati Uniti e Cina. Nel 2000, il PIL della Cina era pari solo all’11,9% di quello degli Stati Uniti, misurato in base al tasso di cambio; nel 2025, tale cifra era pari al 63,4%.7 Se misurato in base alla parità di potere d’acquisto (PPA), il PIL della Cina ha superato quello degli Stati Uniti già nel 2016. 8 Sul fronte militare, il divario tra Stati Uniti e Cina si è notevolmente ridotto. L’espansione dello sviluppo militare cinese ha fortemente minato la preminenza degli Stati Uniti nel Pacifico occidentale. Nel campo della scienza e della tecnologia, negli ultimi due decenni la Cina è riuscita a recuperare il ritardo, sfidando il dominio statunitense e superando gli Stati Uniti in un numero sempre maggiore di settori, quali la comunicazione quantistica, l’energia pulita e il 5G. In effetti, la rapida ascesa della Cina ha rappresentato la sfida più importante alla superiorità di potenza degli Stati Uniti e ha causato un’ansia senza precedenti tra le élite politiche statunitensi nell’ultimo decennio. Come riconosce la Strategia di Difesa Nazionale 2026 dell’amministrazione Trump, «Sotto ogni punto di vista, la Cina è già il secondo Paese più potente al mondo — secondo solo agli Stati Uniti — e lo Stato più potente rispetto a noi dal XIX secolo».9

Il cambiamento nell’atteggiamento della Cina nei confronti degli Stati Uniti è indicativo del progressivo ridursi della superiorità del potere americano. Per molto tempo, la Cina aveva considerato gli Stati Uniti come un paese dotato di scienza e tecnologia avanzate, di un’economia prospera e di una forza nazionale globale. Infatti, dagli anni ’80 agli anni 2000, mentre la Cina si sforzava di trasformarsi in un paese moderno e prospero, guardava agli Stati Uniti come a un esempio positivo. Tuttavia, con il ridursi del divario di potere tra i due paesi negli anni 2010, gli strateghi cinesi hanno iniziato a considerare sempre meno gli Stati Uniti come una potenza formidabile, mentre in Cina sempre più persone hanno cominciato a guardare con disprezzo agli Stati Uniti come a un paese afflitto da una crescita economica stagnante, da stallo politico e conflitti, e da una governance interna carente. È interessante notare che, al giorno d’oggi, gli accademici cinesi sono più interessati a studiare gli errori degli Stati Uniti piuttosto che i loro successi. Negli ultimi anni, «l’ascesa dell’Oriente e il relativo declino dell’Occidente» è diventata una frase di moda tra gli analisti cinesi per descrivere i grandi cambiamenti in atto nel panorama internazionale,10 alimentati principalmente dallo spostamento degli equilibri di potere tra Cina e America.

In effetti, l’evoluzione degli equilibri di potere tra Cina e Stati Uniti negli ultimi due decenni ha rafforzato la fiducia in sé stessa della Cina e ne ha accresciuto l’assertività nel far fronte alle pressioni statunitensi. Ad esempio, secondo un sondaggio pluriennale sul tema «Come i cinesi vedono il mondo», condotto dal quotidiano statale Global Times, alla domanda se la Cina fosse già una potenza globale, nel 2006 solo il 20 per cento degli intervistati aveva risposto affermativamente, mentre nel 2025 questa percentuale è balzata al 45 per cento. Nel contempo, alla domanda su come la Cina dovrebbe affrontare le pressioni e le provocazioni degli Stati Uniti, la percentuale complessiva degli intervistati favorevoli a contromisure moderate o energiche è passata dal 51% del 2023 al 62% del 2025. 11 Il declino della superiorità di potenza degli Stati Uniti ha quindi modificato non solo la percezione che i cinesi hanno dell’America, ma anche il modello delle interazioni tra i due paesi. Ad esempio, durante le consultazioni bilaterali in materia di commercio ed economia tenutesi nel corso del secondo mandato di Trump, la parte cinese ha insistito affinché i colloqui riflettessero «lo spirito di uguaglianza, rispetto e reciproco vantaggio»12 — assumendo una posizione diversa rispetto a quella adottata durante il primo mandato di Trump.

Influenza in calo sulla scena mondiale

Dalla fine della Seconda guerra mondiale, la potenza americana si è costantemente tradotta in una capacità preminente di intervenire e plasmare gli affari internazionali, un fenomeno solitamente definito come “leadership statunitense” o “egemonia americana”. L’influenza internazionale degli Stati Uniti ha raggiunto il suo apice negli anni ’90, quando il Paese è emerso come unica superpotenza in un mondo unipolare: stabiliva le regole del gioco e guidava le istituzioni multilaterali. Gli altri paesi hanno appoggiato le principali iniziative diplomatiche di Washington. Tuttavia, a partire dagli anni 2010, il processo di multipolarizzazione ha gradualmente indebolito la posizione degli Stati Uniti come unico polo della politica mondiale, e gli affari internazionali sono stati sempre meno dettati da Washington. Ad esempio, la Russia e la Cina hanno rappresentato sfide sempre più impegnative per gli obiettivi strategici degli Stati Uniti, gli Stati più piccoli sono diventati meno sensibili all’agenda diplomatica di Washington, mentre le grandi e medie potenze hanno formato molteplici raggruppamenti politici ed economici che riflettono meglio i loro interessi e le loro preferenze.

Su un altro fronte, a partire dalla prima amministrazione Trump, l’atteggiamento scettico degli Stati Uniti nei confronti del multilateralismo e l’allontanamento dalle istituzioni multilaterali hanno indebolito il ruolo di leadership globale del Paese. Secondo un sondaggio Gallup condotto alla fine del 2025 in oltre 130 Paesi e regioni, una percentuale mediana del 36% degli intervistati approvava la leadership della Cina, rispetto al 31% degli Stati Uniti. Nel 2024, un sondaggio Gallup World Poll ha registrato un indice di gradimento del 39% per gli Stati Uniti e del 32% per la Cina.13 È probabile che il vantaggio della Cina aumenti man mano che il comportamento dirompente e revisionista della seconda amministrazione Trump continuerà a minare l’attuale ordine internazionale.

È probabile che il vantaggio della Cina aumenti man mano che il comportamento dirompente e revisionista della seconda amministrazione Trump continua a minare l’attuale ordine internazionale.

Nonostante il declino della sua superiorità in termini di potere, l’America rimarrà, nel complesso, la nazione più potente del mondo per il prossimo futuro. Tuttavia, ciò che conta davvero non è il potere in sé, ma gli obiettivi per i quali tale potere viene impiegato. Se Washington intende promuovere gli interessi degli Stati Uniti in materia di sicurezza e sviluppo in un mondo multipolare, il suo potere sarà sufficiente a tale scopo; tuttavia, se Washington è intenzionata a mantenere la propria posizione egemonica in un mondo in rapida evoluzione, ad esempio preservando un panorama internazionale unipolare e dettando il comportamento degli altri principali attori, probabilmente fallirà in tali imprese, poiché non possiede più la forza e l’influenza sufficienti a tal fine.     

Prospettive del potere americano

Nonostante alcuni momenti di flessione e numerose discussioni sul declino degli Stati Uniti a partire dagli anni ’70, il Paese ha mantenuto un percorso di crescita del potere sostanzialmente solido e ha conservato la propria posizione di nazione più potente al mondo. Tuttavia, diversi nuovi fattori emergenti stanno limitando la competitività e lo slancio di crescita degli Stati Uniti, offuscando così le prospettive della loro posizione di potere.

Innanzitutto, con l’accelerarsi della tendenza alla multipolarizzazione, gli Stati Uniti stanno perdendo alcuni vantaggi significativi che hanno contribuito alla loro forza materiale e alla loro influenza internazionale. Alcuni paesi non considerano più l’America un partner affidabile e sono quindi riluttanti a cercare una cooperazione economica e militare attiva con essa, mentre altri non sosterranno l’agenda diplomatica di Washington nella stessa misura di un tempo. Queste tendenze riducono le risorse internazionali che contribuiscono sia al potere “hard” che a quello “soft” degli Stati Uniti. Ad esempio, la posizione del dollaro statunitense come valuta internazionale dominante ha storicamente generato enormi benefici economici per gli Stati Uniti. Tuttavia, nel 2025 il dollaro rappresentava solo il 56 per cento delle riserve valutarie globali, in calo rispetto a oltre il 70 per cento registrato all’inizio degli anni 2000. 14 Man mano che un numero crescente di paesi cerca i mezzi per effettuare pagamenti in valute diverse dal dollaro statunitense, la tendenza alla de-dollarizzazione non potrà che accelerare, ed è probabile che un sistema monetario più diversificato sostituisca quello incentrato sul dollaro.

In secondo luogo, la concorrenza di altri paesi, in particolare della Cina, sta già minando la leadership statunitense in settori quali l’economia, la finanza, la scienza e la tecnologia, nonché la supremazia militare in alcune regioni. Nel prossimo decennio, la Cina supererà probabilmente gli Stati Uniti in alcuni ambiti chiave, quali il prodotto economico complessivo e la leadership in alcune tecnologie avanzate (ad esempio, i robot umanoidi, il 6G e l’energia nucleare di nuova generazione). Una volta che gli Stati Uniti non saranno più considerati il paese numero uno al mondo a tutto tondo, si verificherà probabilmente una certa ridistribuzione del commercio internazionale, degli investimenti, del capitale umano e delle riserve delle banche centrali estere, che minerà le risorse che hanno contribuito alla crescita del potere statunitense.

In terzo luogo, il debito federale statunitense in forte aumento, che supera già i 40 trilioni di dollari e che, secondo le previsioni, dovrebbe raggiungere circa 50 trilioni di dollari entro cinque anni, rappresenta una grave sfida strutturale per la salute dell’economia americana e per il ritmo di crescita. 15 Se il debito dovesse innescare una grave crisi, i benefici economici di cui il Paese gode da tempo e la posizione del dollaro statunitense come principale valuta internazionale potrebbero essere seriamente a rischio. Infatti, data la finanziarizzazione dell’economia statunitense a partire dagli anni ’80, il debito insostenibile rappresenta ora un’enorme bomba a orologeria che minaccia la posizione di potere degli Stati Uniti. 

Naturalmente, alcuni ostacoli al potere americano possono essere superati o attenuati se esiste la volontà politica. Ad esempio, gli Stati Uniti potrebbero impegnarsi concretamente per potenziare le proprie infrastrutture, aumentare gli investimenti nella scienza e nella tecnologia, rilanciare il settore manifatturiero di alta gamma, adeguare la propria politica sull’immigrazione e sostenere lo sviluppo del settore delle energie rinnovabili. Tutti questi sforzi contribuirebbero a migliorare le prospettive di crescita economica a lungo termine degli Stati Uniti. Nel contempo, adottare un comportamento internazionale più responsabile, come sostenere il multilateralismo e partecipare alla cooperazione internazionale in materia di governance globale, rafforzerebbe sicuramente il soft power degli Stati Uniti. Tuttavia, è quasi politicamente impossibile affrontare la sfida rappresentata dall’astronomico debito federale statunitense. Nessun partito, né democratico né repubblicano, vuole commettere un suicidio politico per tenere davvero a freno il deficit.     

In un mondo caratterizzato da una multipolarizzazione sempre più marcata e da una crescente concorrenza, l’America sta perdendo i propri vantaggi economici e la leadership nei settori della scienza, della tecnologia e del commercio. Di conseguenza, il mondo vede un’America più vulnerabile e con capacità limitate, piuttosto che una superpotenza con risorse illimitate. Se queste tendenze dovessero continuare, gli Stati Uniti rimarranno una grande potenza di primo piano, ma non una superpotenza senza rivali. I leader americani dovranno fare i conti con la dura realtà che gli Stati Uniti non occupano più la posizione numero uno in tutti i principali ambiti di potere, e Washington dovrà ridefinire il proprio ruolo nel mondo in modo commisurato al suo nuovo portafoglio di potere. Per la Cina, una delle principali sfide sarà quella di gestire l’impatto dello spostamento degli equilibri di potere tra i due paesi, nonché il declino dell’egemonia americana. Washington, al fine di mantenere la propria egemonia, intensificherà certamente la competizione con la Cina, facendo del proprio meglio per ostacolare la crescita del potere cinese e contenere l’espansione dell’influenza internazionale di Pechino.

Collezione

Il futuro della potenza americana

Qual è il futuro del potere americano? Gli Stati Uniti dispongono di risorse straordinarie in ogni ambito del potere nazionale, eppure negli ultimi anni hanno faticato a raggiungere molti importanti obiettivi di politica estera. Questo paradosso solleva una domanda fondamentale per gli americani e per il mondo: cosa possono effettivamente fare gli Stati Uniti con il potere di cui dispongono? Il nostro progetto esamina non solo la quantità, ma anche le qualità del potere americano, ne valuta il grado di erosione e si interroga su come gli Stati Uniti potrebbero utilizzare il potere di cui dispongono in modo più efficace.

Scopri la collezione

Informazioni sull’autore

Wu Xinbo

Professore presso l’Università di Fudan; Direttore del Centro di Studi Americani dell’Università di Fudan

Wu Xinbo è professore presso l’Università di Fudan e direttore del Centro di Studi Americani dell’ateneo.

Note

Secondo quanto riferito, i satelliti russi avrebbero aiutato l’Iran a prendere di mira le basi statunitensi, mentre i sauditi chiedono alla Cina di intervenire, di Simplicius

Secondo quanto riferito, i satelliti russi avrebbero aiutato l’Iran a prendere di mira le basi statunitensi, mentre i sauditi chiedono alla Cina di intervenire

In parole povere17 settembre
 
CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

Un’inchiesta della CNN sostiene cheche la Russia abbia lanciato “14 satelliti” sul Medio Oriente, i quali, secondo i funzionari dei servizi segreti, avrebbero fornito all’Iran capacità di puntamento senza precedenti alla vigilia dei grandi attacchi di precisione sferrati contro le basi statunitensi all’inizio di quest’anno:

Erin Burnett OutFront@OutFrontCNN

Un’inchiesta della CNN rivela che la Russia avrebbe fornito informazioni satellitari cruciali sulle basi statunitensi, garantendo a Teheran un vantaggio determinante nel conflitto.

3:04 del mattino · 17 settembre 2026· 368.000 visualizzazioni


343 risposte· 1.500 condivisioni· 3,14K Mi piace

Inchiesta della CNN: l’Iran ha migliorato la precisione dei propri attacchi contro obiettivi statunitensi. Ecco in che modo i satelliti russi potrebbero aver contribuito

Quattordici satelliti spia russi hanno sorvolato una base militare statunitense in Arabia Saudita due giorni prima di un devastante attacco sferrato dall’Iran. La tempistica e la sequenza delle operazioni del veicolo spaziale hanno consentito loro di accedere a un’ampia gamma di dati che, secondo funzionari statunitensi e fonti di intelligence internazionali, hanno aiutato Teheran a sferrare alcuni dei suoi attacchi più precisi contro obiettivi americani. Ne parla Tamara Qiblawi della CNN.

Chi si ricorda questo classico??

È ancora incredibile che questo sia una sorpresa per l’Occidente. Proprio ieri un RQ-4D della NATO — una variante del famigerato Global Hawk — è stato avvistato a poche miglia al largo della Crimea, presumibilmente mentre sorvegliava obiettivi terrestri in vista di un imminente attacco ucraino:

Sintesi militare@MilitarySummary

I voli di ricognizione degli Stati Uniti e della NATO sul Mar Nero proseguono a ritmo serrato. In primo luogo, un drone ad alta quota Northrop Grumman RQ-4D Phoenix, operante dalla base aerea italiana di Sigonella, ha effettuato una missione con obiettivo la Crimea. Successivamente, un Bombardier Challenger 650 Artemis …

11:50 · 16 settembre 2026· 1,58K visualizzazioni


7 condivisioni· 25 “Mi piace”

Si chiama “occhio per occhio”.

Nella parte superiore della scheda dati qui sopra è possibile vedere il codice 7600 scritto in rosso. Si tratta del codice di emergenza internazionale da trasmettere in caso di interruzione delle comunicazioni. Diversi account hanno affermato cheL’RQ-4 ha subito un malfunzionamento del sistema di comunicazione ed è stato costretto ad allontanarsi rapidamente dalla zona.

Ma tornando all’articolo della CNN, sorge una domanda fondamentale: cosa dicono ora tutte quelle persone che sostengono che la Russia permetta passivamente il superamento di tutte le sue “linee rosse”, non reagendo all’armamento dell’Ucraina da parte degli Stati Uniti e all’assistenza fornita da questi ultimi in termini di dati di puntamento per gli attacchi ucraini? Chi, in definitiva, ha pagato il prezzo più alto, la Russia o gli Stati Uniti?

L’Ucraina ha inflitto danni alla Russia, ma non di natura strategica, dato che la Russia continua ad avanzare sul campo di battaglia ed è in grado di impiegare tutte le proprie risorse come prima della guerra. Gli Stati Uniti, d’altra parte, hanno praticamente perso l’intera loro posizione nel Medio Oriente, in parte grazie alle informazioni di intelligence fornite dalla Russia all’Iran — almeno se dobbiamo credere a queste notizie. A prima vista sembrerebbe che la Russia abbia avuto la meglio in questo scontro, dato che le perdite degli Stati Uniti in Medio Oriente sono state davvero di natura strategica a livello generazionale, a seconda di come continueranno a evolversi gli eventi.

L’Iran ha messo gli Stati Uniti in una posizione sempre più precaria, tanto che ora questi ultimi temono di suscitare l’ira dell’Iran, dato che i potenti attacchi dei persiani sono diventati inarrestabili a causa dell’esaurimento delle scorte di intercettori.

Gregory Brew@gbrew24

L’ultimo attacco statunitense contro una petroliera iraniana risale a 8 giorni fa, il 9 settembre. Poco dopo, l’Iran ha lanciato 20 missili balistici contro una base statunitense in Giordania. La Giordania e gli Stati Uniti hanno lanciato oltre 70 missili intercettori. Almeno alcuni missili iraniani sono riusciti a superare le difese, danneggiando 9 velivoli statunitensi. Ci sono stati…

17:52 · 17 settembre 2026· 25,2K visualizzazioni


11 risposte· 61 condivisioni· 275 Mi piace

L’Iran sta stringendo la morsa sugli Stati Uniti, che rimangono intrappolati in una sorta di paralisi da escalation a causa della mancanza di opzioni valide e praticabili.

A tal proposito, Phillips P. O’Brien sostiene in un nuovo articolo pubblicato su The Atlantic che l’era americana sia giunta a una fine ingloriosa:

https://www.theatlantic.com/ideas/2026/09/trump-iran-superpower-decline/688639

Egli esordisce dicendo:

L’era americana che seguì la Seconda guerra mondiale era destinata, prima o poi, a finire. Ciò che stupisce è quanto improvvisamente sia arrivato quel momento. Negli ultimi sei mesi, la potenza americana — da tempo incarnata dalle migliori attrezzature belliche al mondo e dal personale militare meglio addestrato, da una rete globale di basi e sistemi logistici, nonché da alleanze militari e diplomatiche con ogni angolo del globo — si è rivelata insufficiente a sconfiggere l’Iran, un regime repressivo ed economicamente stagnante, armato di missili e droni a basso costo.

O’Brien ammette che è stata proprio la distruzione da parte dell’Iran delle principali basi statunitensi nella regione a determinare l’immediata battuta d’arresto dell’aggressione statunitense, una tesi che in un primo momento era stata derisa dai portavoce dell’establishment, finché la realtà non si è lentamente imposta:

L’effetto di queste perdite sulle operazioni statunitensi è stato quasi immediato. Uno dei motivi principali per cui l’amministrazione Trump non ha inasprito il conflitto militare con l’Iran durante l’estate, nonostante tutte le minacce in tal senso, è stata la perdita della base in Bahrein — su cui la Marina faceva affidamento da decenni per rifornire le navi in Medio Oriente. Di conseguenza, la cosiddetta “coda logistica” delle operazioni navali statunitensi ha dovuto estendersi fino a Diego Garcia, un’isola sotto il controllo britannico nell’Oceano Indiano, a più di 2.000 miglia dallo Stretto di Ormuz.

La vulnerabilità delle strutture statunitensi situate nei pressi dell’Iran è talmente elevata e il costo previsto per la loro riparazione è talmente ingente che, come Il Washington Post come riportato il mese scorso, i funzionari dell’amministrazione potrebbero non volerli ricostruire affatto.Un modo per interpretare la situazione è quello di considerarla come “un’occasione unica in una generazione per il Pentagono di riconsiderare la propria presenza” nella regione del Golfo Persico, come afferma il Post come si suol dire. Ma il fatto è che difendere le infrastrutture chiave anche da un nemico tecnologicamente meno avanzato come l’Iran non è qualcosa che le forze armate statunitensi siano attualmente in grado di fare.

Il paragrafo chiave, tuttavia, è sicuramente questo, in cui O’Brien spiega in che modo la Cina abbia surclassato in modo straordinario gli Stati Uniti in tutti i principali fattori moderni che determinano il vero potere militare ed economico:

L’erosione della supremazia manifatturiera americana è una storia vecchia, ma costituisce un elemento chiave per comprendere la fine dell’era americana. Un tempo gli Stati Uniti riuscivano a superare le altre potenze in termini di produzione attingendo al settore civile. Durante la Seconda guerra mondiale, gli americani riorganizzarono l’industria automobilistica per costruire aerei. Oggi, rispetto al resto del mondo, gli Stati Uniti non producono quasi più navi per uso civile. La Cina, al contrario, produce circa il 50% delle navi del mondo e controlla circa l’80 per centodella produzione mondiale di droni. Avendo potenziato le proprie forze armate per prevalere in uno scontro di elevata intensità, gli Stati Uniti semplicemente non dispongono delle attrezzature, delle scorte e delle forze ben riposate necessarie per affrontare la Cina per un periodo di tempo prolungato.

Conclude senza le solite ambiguità melliflue, che lasciano aperta la porta a qualche fantasia di rinascita americana. La sua conclusione è definitiva: l’America è finita:

Tutte le superpotenze del passato hanno finito per declinare. L’emergere dell’Asia orientale come centro della produzione economica mondiale non poteva che ridurre l’influenza americana. Il passaggio da un’era globale all’altra raramente è evidente sul momento. Quando la Russia ha invaso l’Ucraina quattro anni e mezzo fa, il potenziale dei droni prodotti in serie non era ancora chiaro. Fino a febbraio scorso, pochi esperti avrebbero previsto che gli Stati Uniti — un colosso mondiale da oltre 80 anni — sarebbero finiti per trovarsi così in difficoltà a causa dell’Iran.Ma il conflitto mette in luce un aspetto importante: L’era americana è giunta al termine. Il dominio globale degli Stati Uniti non può continuare senza le fonti di potere che lo hanno reso possibile.

È interessante che egli osservi che “pochi esperti avrebbero previsto” la pesante sconfitta inflitta dall’Iran agli Stati Uniti. In realtà, chiunque avesse un po’ di cervello l’aveva facilmente prevista, compreso il nostro umile blog, fin dall’inizio.

In questo raro momento di autocelebrazione, il vostro umile autore ha chiesto alla modalità “esperto” di Grok AI di leggere tutti i nostri articoli pertinenti su Substack e di stabilire quali previsioni fossero state formulate sul conflitto iraniano sin dall’inizio:

Citazioni specifiche relative alle previsioni formulate fin dai primissimi giorni del conflitto:

Link

Ma soprattutto, mentre il mondo intero si scagliava contro la riduzione della “potenza di fuoco” dell’Iran nelle prime settimane di guerra, noi siamo stati tra i pochi blog a sostenere con sicurezza il contrario:

Link

Beh, cosa possiamo dire? Forse “analisti” come Phillips P. O’Brien farebbero bene a smettere di dare retta ai giornalisti da quattro soldi del mainstream e a rivolgersi invece a fonti che hanno dato prova di affidabilità.

Secondo quanto riferito, Trump avrebbe dichiarato ad Axios di trovarsi di fronte a un importante punto di svolta nei rapporti con l’Iran:

https://www.axios.com/2026/09/17/trump-axios-interview-iran-war

Giovedì il presidente Trump ha dichiarato ad Axios di trovarsi di fronte a un bivio cruciale nella guerra con l’Iran, ovvero se riprendere gli attacchi su larga scala nel tentativo di porre fine al conflitto.

«Devo prendere una decisione importante. Voglio intervenire e annientarli [il regime iraniano] o no? È una decisione importante. Potrebbe succedermi di tutto».

Queste sono solo altre sciocchezze di un perdente vanaglorioso: un tentativo di compensare la mancanza di alternative fingendo di avere un potere che non ha mai posseduto. A questo punto gli Stati Uniti non possono annientare nulla, né lo faranno; quel tempo è ormai passato da un pezzo. Come avevamo già chiarito nell’ultimo articolo, l’Iran è giocare sul serio, e gli Stati Uniti non hanno più la forza d’animo necessaria per far fronte alla pressione che la superpotenza regionale è ora in grado di esercitare.

Come ultimo aggiornamento, nuove immagini satellitari mostrano i lavori segreti in corso lungo l’oleodotto est-ovest saudita. A quanto pare, i sauditi stanno ora cercando di aggirare le stazioni di pompaggio danneggiate tramite una conduttura di emergenza deviata che, letteralmente, aggira la stazione:

Mizar Vision@MizarVision

ARABIA SAUDITA | In corso lavori di deviazione d’emergenza sul gasdotto Est-Ovest Le nuove immagini satellitari di Vantor del 16 settembre sembrano mostrare squadre di operai sauditi impegnati nella rapida costruzione di una deviazione temporanea attorno a una delle stazioni di pompaggio danneggiate nell’attacco della scorsa settimana. Secondo quanto riferito, gli operai sarebbero …

19:47 · 17 settembre 2026· 65,3K visualizzazioni


10 risposte· 19 condivisioni· 118 “Mi piace”

Timelapse:

Le nuove immagini satellitari di Vantor, risalenti al 16 settembre, sembrano mostrare squadre di operai sauditi impegnate nella rapida costruzione di una deviazione temporanea attorno a una delle stazioni di pompaggio danneggiate nell’attacco della scorsa settimana.

Secondo quanto riferito, si vedono alcuni operai impegnati nella posa e nella saldatura di due nuove sezioni di conduttura, che potrebbero consentire al flusso di greggio di aggirare l’impianto danneggiato.

Reuters ha confermato separatamente che tre stazioni di pompaggio lungo la cruciale conduttura est-ovest sono state colpite e che l’Arabia Saudita sta lavorando per ripristinare il flusso. Le riparazioni complete potrebbero richiedere 5–6 settimane, anche se le operazioni parziali potrebbero riprendere prima.

Se portato a termine con successo, il bypass potrebbe ridurre in modo significativo le interruzioni su una delle rotte alternative di esportazione del petrolio più importanti al mondo.

Ciò suggerisce ovviamente che i danni siano ben più gravi di quanto si pensasse in precedenza, dato che hanno deciso di deviare il traffico intorno alle stazioni anziché ripristinare immediatamente le stazioni stesse.

Gli esperti dovranno esprimersi in merito, ma dal punto di vista teorico e logico, deviare il flusso intorno alla stazione di pompaggio dovrebbe comportare un rallentamento significativo della portata del greggio nella conduttura, dato che la stazione non fornisce il necessario aumento di pressione. Ciò significherebbe che questa “soluzione rapida” non rappresenta una soluzione definitiva.

Si diceva che la linea Est-Ovest trasportasse il 4-5% dell’intero approvvigionamento mondiale di petrolioe si dice che un precedente attacco a una sola stazione di pompaggio, avvenuto all’inizio dell’anno, abbia ridotto l’approvvigionamento di 700.000 barili al giorno. Questa volta sono state colpite tre stazioni.

Resta da vedere se l’attacco sia stato solo un avvertimento, per ora, o l’inizio di una campagna sistematica volta a continuare a danneggiare l’oleodotto in modo permanente. Secondo le ultime notizie, l’Arabia Saudita starebbe implorando la Cina di intervenire e costringere l’Iran a porre fine alla sua campagna contro gli asset sauditi, ma sembra che la Cina si sia limitata a “trasmettere il messaggio” all’Iran senza chiedere alcun favore né fornire indicazioni dirette.

Resoconto dello scontro@clashreport

BIG: L’Arabia Saudita ha chiesto alla Cina di esercitare pressioni in via riservata sull’Iran affinché freni gli Houthi dopo la loro occupazione della costa yemenita sul Mar Rosso e di Bab al-Mandeb. Tre fonti iraniane affermano che Pechino abbia trasmesso il messaggio a Teheran, andando oltre i propri appelli pubblici alla moderazione. La risposta dell’Iran: …

14:27 · 17 settembre 2026· 10,8K visualizzazioni


10 risposte· 28 condivisioni· 150 “Mi piace”

Ora Bloomberg riferisce che la Russia sta aumentando i propri flussi di petrolio:

https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-15/russia-boosts-oil-exports-as-middle-east-war-sends-prices-soaring

Il prezzo del greggio russo degli Urali è balzato a 120 dollari al barile, superando quello del Brent secondo diverse stime:

Come pensi che si evolverà la convergenza tra la crescente crisi energetica ed economica e le imminenti elezioni di medio termine negli Stati Uniti?


Il tuo sostegno è inestimabile. Se ti è piaciuto l’articolo, ti sarei molto grato se ti iscrivessi a un contributo mensile/annualeper sostenere il mio lavoro, in modo da poter continuare a fornirvi articoli dettagliati e incisivi come questo.

In alternativa, puoi lasciare una mancia qui: buymeacoffee.com/Simplicius