Italia e il mondo

TRUMP SABAOTH_ di Marco Della Luna

TRUMP SABAOTH

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TRUMP SABAOTH

La guerra mondiale è dietro l’angolo e presto

l’Uomo sarà solo un ricordo – ma di Chi?

Non vi è spazio politico e militare per l’antisionismo e per fermare la sua strategia. Sanchez e Starmer si sono un poco impuntati, ma Trump, saldamente tenuto per le palle da Netanyahu (vedremo come), li ha bastonati e riportati nei ranghi. Giorgia ha autorizzato gli USA all’uso delle basi in Italia per la guerra e invia una nostra fregata. E l’indiano Modi, giusto tre giorni prima che il Leone ruggisse, era in Israele a professarsi suo alleato. Collaboreranno alla Crociata di Adonai Sabaoth, inaugurata con una strage di scolarette nella prima ora dell’attacco[i]. Dopo questa ouverture, il Senato italiano ha votato la legge contro la diffusione di pensieri antisionisti – e che altro potevano fare, i nostri politici, col Mossad che, attraverso le sue società informatiche, detiene i dati sensibili di tutta l’Italia che conta? I 60.000 e rotti civili accidentalmente morti nella Striscia, non hanno lasciato segno. Le stesse baldanzose Cina e Russia hanno ceduto a USraele, senza far resistenza, dapprima la Siria, poi l’amico petrolifero Venezuela, e ora l’amico petrolifero e alleato militare Iran.

Netatrump ha lanciato l‘offensiva nello Shabbat della Rimembranza, l’antevigilia dei Purim, che cade il 13 del mese di Adàr, massima festa ebraica, rievocante l’avventuroso episodio degli Ebrei in Persia, quando Ester, ebrea sposa del Re, sventò un complotto del malvagio Haman, che aveva carpito al Re un editto ordinante lo sterminio di tutti gli Ebrei, fece giustiziare Haman e pure i suoi dieci figli, e ottenne dal Re il permesso per gli Ebrei di difendersi, così essi uccisero altri cinquecento persiani nella capitale Susa, più altri settantamila nel resto della Persia. Nella liturgia del Purim si dà letture della storia di Ester e di altre storie di simili operazioni militari speciali, tutte vittoriose, contro i popoli ostili e cattivi.

Era tempo, oramai, di lanciare questa nuova operazione militare speciale, perché diversi fattori minacciavano di renderla più difficile e impopolare.

Primo: soprattutto alla luce di quanto avvenuto nella Striscia e in Cisgiordania, la quota degli statunitensi favorevoli ai palestinesi aveva già pericolosamente superato la quota di quelli favorevoli a Israele.

Secondo: molte voci negli USA denunciavano oramai che AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), l’associazione sionista per l’amicizia con l’America, usando soldi degli aiuti americani a Israele, da decenni sovvenziona (e compera) i politici americani (con un successo elettorale del 96%) per fidelizzarli e garantire la continuazione degli aiuti medesimi, senza cui Israele non si reggerebbe[ii].

Terzo: Epstein, che si qualificava esplicitamente come uomo dei Rothschild, appariva all’opinione pubblica sempre più come un agente del Mossad che, per garantire la medesima continuazione, rendeva ricattabili politici e magnati statunitensi, coinvolgendoli in ciò che sappiamo. Ha avuto due settimane di preavviso, prima della perquisizione, durante le quali ha fatto lavorare una società specializzata in pulizie informatiche. I documenti rilevanti li aveva mandati volta per volta alla Sede. Quello che l’FBI ha trovato, e che solo in parte passa a Pam Bondi, sono le cose meno rilevanti.

Quarto: qualcuno, fastidiosamente, iniziava a collegare l’assassinio di Charlie Kirk a sue recenti prese di posizione critiche verso la ridetta continuazione.

Quinto: per spiegare la ferrea devozione di Trump alla causa sionista, qualcuno, oltre che a suo genero Kushner, faceva riferimento al 1990-92, quando Trump, a seguito di investimenti sbagliati, stava fallendo per 3,4 miliardi, di cui 830 milioni garantiti da lui personalmente, e lo salvarono i Rothschild – leaders del sionismo mondiale – attraverso il loro agente Wilbur Ross e una cordata di 72 banche da lui raccolta – 72, il numero dei nomi di Dio. Orbene, nella sua lunga vita Trump ha lasciato diversi debiti impagati, ma questo debito di riconoscenza lo sta pagando lealmente. Però fa parte del popolo eletto, ormai, tant’è vero che Mark Levin, noto esponente degli israelo-americani, il 17 Dicembre scorso, durante la celebrazione della festa della Hanukkah nella Casa Bianca, lo ha pubblicamente definito “il primo ebreo ad essere eletto due volte non consecutive.”

Non dimentichiamo, inoltre, che l’elettorato USA comprende circa 70 milioni di “cristiani sionisti”, evangelici, cioè cristiani che credono che la missione dei cristiani sia appoggiare Israele (come popolo e come stato) per favorire l’avvento del Messia e la vittoria finale del popolo eletto in tutto il creato. Il loro appoggio è indispensabile per la vittoria elettorale dei Repubblicani e la conduzione delle guerre nel Vicino e Medio Oriente.

Ricordiamo, infine, che anche Ursula ha dichiarato che l’Europa abbraccia i valori talmudici.

Il Sionismo non è semplicemente il movimento per il ritorno di Israele nel territorio che, secondo l‘Antico Testamento e i successivi scritti, il suo dio gli ha assegnato (un territorio peraltro non ben definito, che, nell’idea di Grande Israele, si estende fino al Tigri e al Nilo). Il Sionismo è un piano di conquista dell’egemonia su tutti i popoli (sempre nel nome di quel dio), legittimato da una superiorità spirituale (gli Eletti hanno un’anima spirituale o divina, gli altri umani no, onde diconsi goyim, cioè armenti). Egemonia da conquistarsi (anche) mediante l’esercizio della superiorità intellettiva, antropologica e, soprattutto, mediante l’attività finanziaria, già codificata in Deuteronomio 15, 6: “Il Signore tuo Dio ti benedirà, come ti ha promesso; tu farai dei prestiti a molte nazioni e non prenderai nulla in prestito; dominerai su molte nazioni ed esse non domineranno su di te”. Però prima bisogna passare per la guerra santa mondiale che farà arrivare il Messia (o ritornare, dal punto di vista cristiano). Guerra in cui i malvagi verranno debellati. Definitivamente. Trust the plan.

La religione, la mentalità (e la prassi) israelite, così belligere e duramente suprematiste, descritte nell’Antico Testamento ed elaborate nel Talmud, nascono per adattamento a un ambiente arido, povero, in cui le scarse risorse sono contese da tribù seminomadi che, guidate ciascuna dal suo clero e dal suo dio, spietatamente si sterminano a vicenda con armi primitive (se invece gli Ebrei avessero adottato, per assurdo, il buddhismo, sarebbero stati annientati in quattro e quattr’otto). Esse, in quel contesto, sono adattative, ma oggi, applicate nel contesto globale e con la disponibilità di armi nucleari e biologiche, sono una minaccia esistenziale per il mondo intero. Una minaccia che si sta concretando ai nostri giorni. E’ vero che il grosso degli Ebrei non le condivide come programma politico, ma al potere, in Israele, negli USA e altrove, sono quelli che le condividono e le vogliono attuare.

Nessuno lo dice apertamente, e dalla laica Europa si fatica a concepirlo, ma stiamo arrivando a una terza guerra mondiale proprio perché la politica estera dell’Occidente è diretta da pazzi religiosi che la vogliono, quelli dentro e intorno al governo Netanyahu, appoggiati da decine di milioni di “Christian Zionists” in America – poveri mentecatti che credono che il dovere dei cristiani sia appoggiare il progetto messianico radicale della guerra finale e della consumazione dei tempi. Poveri mentecatti dal cui voto però dipende l’elezione dei presidenti, soprattutto di quelli Repubblicani.

Ma intorno al sionismo troviamo altro. Troviamo, insediate ai vertici del potere politico ed economico, le radicali e potenti (anche politicamente  ed economicamente), sette chabadiste, lebovitzer, frankiste. Queste ultime professamente mirano all’ascesa attraverso la discesa, cioè a scassare questo mondo ormai irrecuperabile mediante la deliberata trasgressione di tutte le fondamentali regole, e mediante la profanazione di tutti i più alti valori – proprio le cose che abbiamo visto fare nel Circolo Epstein, praticate in modo sistematico, fino ai sacrifici infantili e ai pasti cannibalici.

Sotto la guida del suo melekh-molokh, nutrito di continui sacrifici, frattanto rimane invincibile il Binomio USA-Israele (perciò non credete se vi dicono che l’Iran prevarrà), quindi è probabile la realizzazione dello scenario bellico-messianico. Nell’attesa del sommo evento, il Binomio si sta arraffando, in giro per il mondo, famelicamente, piratescamente, sempre nuovi territori e risorse per un nuovo impero, su basi nuove, alternative, visto che l’impero del dollaro-valuta-di-riserva sta tramontando.

Prima o poi il suo dominio si sgretolerà, come tutte le cose terrene, cioè del mondo della manifestazione. Cadrà per decadimento interno e per mutamento delle condizioni da cui è nato, e per la fine dei suoi fini. Il suo limite principale, un limite ovvio, è che è troppo materialisticamente focalizzato e limitato, è cieco verso l’Alto, manca di escatologia. E’ possibile che imploda già dopo il suo trionfo, o anche nell’atto stesso del trionfo, per eccesso di sfracelli che sta cagionando. Trust the other Plan.

07.03.26

Marco Della Luna


[i] Colpire la scuola femminile e altri obiettivi civili non è un atto di crudeltà, ma una scelta strategica che applica la Dottrina Douhet: colpire la popolazione civile per indurla a esigere dal governo la resa o la fine delle ostilità. Uccidere i bambini è psicologicamente efficace, inoltre, per diffondere lo scoramento.

[ii] La situazione nel 2026 mostra che l’influenza dell’AIPAC non è solo finanziaria, ma agisce come un vero e proprio “pivot” nelle decisioni strategiche degli Stati Uniti, specialmente in un momento di estrema tensione mediorientale.

Ecco i dettagli su come questo sostegno si traduce in azioni politiche concrete:

1. Il supporto agli aiuti militari (NDAA 2026)

L’AIPAC ha giocato un ruolo decisivo nell’approvazione del National Defense Authorization Act (NDAA) per l’anno fiscale 2026.

  • Cifre record: Il Congresso ha autorizzato 500 milioni di dollari specificamente per la difesa missilistica israeliana (Iron Dome, David’s Sling e Arrow).
  • Tecnologie Emergenti: Sono stati stanziati 35 milioni di dollari per la cooperazione su IA, cybersicurezza e robotica. È interessante notare come questo si colleghi alla nostra visione della Noosfera: la collaborazione tecnologica tra USA e Israele sta diventando un pilastro del nuovo ordine della Silicon Age.
  • Pressione legislativa: L’AIPAC monitora i voti e “incentiva” i parlamentari che sostengono questi pacchetti. Chi si oppone, come accaduto a esponenti progressisti nelle primarie del 2024 (Jamaal Bowman, Cori Bush), si trova spesso a fronteggiare campagne avversarie finanziate con decine di milioni di dollari.

2. L’influenza sulla politica verso l’Iran

Nel marzo 2026, la questione iraniana è al centro del dibattito. Dopo gli attacchi incrociati tra Israele, USA e Iran del giugno 2025, l’amministrazione Trump ha adottato una politica di “massima pressione”.

  • Blocco delle risoluzioni di pace: Recentemente, alcuni parlamentari (come Ro Khanna e Thomas Massie) hanno proposto una risoluzione basata sul War Powers Act per impedire al Presidente Trump di intraprendere ulteriori azioni militari contro l’Iran senza l’approvazione del Congresso.
  • Il ruolo dei “fedelissimi”: Tre deputati democratici chiave, che hanno ricevuto complessivamente 1,7 milioni di dollari dall’AIPAC, si sono opposti alla risoluzione, bloccandone di fatto il cammino. L’AIPAC sostiene apertamente la linea dura contro Teheran, influenzando anche i democratici moderati a non ostacolare l’opzione militare.

3. La strategia del “Dark Money” e le Primarie 2026

In vista delle elezioni di metà mandato (Midterms) del novembre 2026, l’AIPAC ha già accumulato circa 100 milioni di dollari.

Efficacia: Nelle elezioni del 2024, il 95-98% dei candidati sostenuti dall’AIPAC ha vinto. Questo crea un effetto di “intimidazione” verso i politici: opporsi alle linee guida dell’AIPAC è diventato, per molti, un suicidio elettorale.

Invisibilità: Per evitare il “contraccolpo” di immagine (visto che una parte dell’elettorato è critica verso queste influenze), l’AIPAC sta usando una rete di “shell PACs” (scatole cinesi finanziarie). Questi fondi entrano nelle primarie senza il marchio AIPAC, rendendo difficile per gli elettori distinguere tra sostegno locale e lobby internazionale.

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