Come siamo arrivati qui_Di WS

Il disastro in cui stiamo sprofondando comincia ad essere “percepito” da un numero sempre maggiore di “ soggetti” e con la sua solita abile retorica, talvolta volgarmente qualificabile anche come “pippone “, Aurelien cerca di spiegarci “come siamo arrivati qui” seppure alla fine non riesca ad andare oltre categorie vaghe : “decisori politici” “ credenti del Dio Mercato” ect.
Noi che siamo meno raffinati partiamo dalla banalità che “Qualcuno” deve pure aver deciso tutto questo e sappiamo che tutto questo, successivamente “ratificato” dai suddetti “decisori /mercatisti“, fosse già stato esposto e discusso nel segreti “simposi” delle nostre “elites”.
Quindi sono state le “elites”, no?
Ma questa è solo una facile spiegazione, anche consolatoria . Chi sono queste “ elites” ? I “ padroni” , “la borghesia “, “la finanza”, “le banche”? Solo quindi altre “ categorie” , non si sa come sorte e perché “obbedite” e da “Chi”.
Beh sul “Chi”, credo che nessuno potrà negarlo, rispondere è facile : Gli “ obbedienti” siamo “ Noi , il popolo” o per meglio dire, “We the People”, per metterla nella prospettiva storica di chi ha inventato “la democrazia”.
E perché Noi “obbediamo”? Non ci sono ancora per le strade gli sgherri del potere; Nessuno ancora ci rapisce dalle nostre case alle tre di notte solo dietro sospetto di “disobbedienza“ anche solo “mentale” .
Quindi non siamo ancora una “dittatura” e noi siamo certamente “ arrivati” qui “ spontaneamente. Seppur siamo certamente “vittime”, eppure NON siamo “innocenti”.
E il dibattito su queste responsabilità della “vittima” manca sempre e di sicuro noi “ We the People” non usciremo da questo inferno senza un doloroso “ pentimento e riscatto”
E per far capire di cosa parlo mi riferirò alla mia esperienza personale.
Io infatti come Aurelien sono almeno tecnicamente ” uno che ce l’ ha fatta”; nato poverissimo, ma evidentemente abbastanza intelligente e motivato, con grande sacrificio dei miei genitori, peraltro pure anziani, e il sostegno, voglio sottolineare PER MERITO, di uno stato non ancora completamente asservito ai rentiers, ha potuto studiare fino ad un livello alto di istruzione.
Ma a differenza di Aurelien io non venivo dalla mondo “ della fabbrica” ma da un gradino ancora più basso : quello “della terra” sebbene nel “mondo operaio” io ci sia sempre vissuto perché, nel caseggiato in cui crebbi, otto appartamenti e un solo gabinetto a mezze scale, erano soprattutto operai del livello meno qualificato.
I miei invece sopravvivevano con un piccolo commercio di frutta e verdura. L’ altra differenza con i vicini è che mio padre, semi-invalido e uscito dalla mezzadria “liquidato” dal fratello, aveva messo tutti i suoi risparmi nell’acquisto di quelle due misere stanze, mentre invece i nostri vicini ci stavano in affitto; alcuni di loro, poi, direttamente dal loro datore di lavoro che aveva impiantato una officina e cromeria nei fondi dell’edificio stesso.
Il detto “padrone” erano due ex-operai che avevano fatto i loro primi soldi con i traffici del “ passaggio della guerra” e cominciavano allora la loro scalata da “padroncini” a Imprenditori fino ad arrivare agli inizi dei ‘90 ad avere una fabbrica di “meccanica fine” con 250 dipendenti; fabbrica che poi crollò nella transizione ai rispettivi figli, evidentemente meno capaci. .
Erano, quelli in cui crebbi io, i “ruggenti 50”: nessuna regola , nessun controllo, nessun diritto, massima libertà di iniziativa. Eppure il paese cresceva.
Ma una cosa mi colpiva, già allora : la differenza di mentalità dei “figli della fabbrica” dai “ figli della terra”. I nostri vicini non si preoccupavano del futuro, loro vivevano nel presente, senza risparmiare, nella certezza che un lavoro , seppur misero, ci sarebbe sempre stato. Invece i miei invece vivevano “ nel futuro” lesinando oggi sul “ raccolto buono” in previsione di dover sopravvivere domani ad uno “ cattivo”.
E così nella sostanza noi possedevamo il nostro tugurio solo perché vivevamo da poveri più di loro.
Questa mentalità “ consumistica” della “classe operaia” mi ha sempre colpito negativamente.
Si definivano “proletari” ma avevano aspirazioni borghesi , cioè odiavano la borghesia solo perché essa “consumava” cose che anch’essi volevano ma non potevano permettersi.
Io invece l’ unica cosa che invidiavo alla “borghesia” era solo l’istruzione che essa poteva permettersi. Io ho sempre desiderato istruirmi , divoravo qualunque cosa fosse scritta e ricordo che, con i miei primi pochi soldini, a 8 anni ad un Natale mi autoregalai un Atlante e che per quell’ acquisto mia madre, totalmente ignorante di cosa fosse un “Atlante”, mi accompagnò impacciatissima in una libreria .
E la lettura di quel Atlante pieno di dati economici, che ancora pur sfasciatissimo dall’ uso io conservo , ha formato per sempre il mio pensiero (geo)politico : è solo la produzione di beni REALI che definisce la realtà del mondo, tutto il resto è solo “gioco del monopoli”…. o “delle tre carte”.
E così, pure quando alla fine sono attivato in cima al mio cammino di istruzione, io, pur avendone i mezzi , ho sempre rifiutato di vivere “ da borghese” . Sostanzialmente le mie aspirazioni, i miei interessi personali erano rimasti quelli di un “ contadino”. “Servire la MIA terra con le MIE mani ” era per me più gratificante che “ consumare”.
Ma per lavoro ero sempre rimasto in mezzo agli “operai”. Ne riconoscevo l’ importanza per il riscatto di questo paese e ne vedevo però la loro compromissione culturale alle aspirazioni “ borghesi”.
Per lavoro passavo molto tempo con loro ex “ giovani operai “, divenuti poi tecnici di qualità nelle officine in cui venivano realizzate, grazie al loro lavoro, molte delle mie idee , e li esortavo a non cadere ne “l’ edonismo” che tracimava dalle televisioni commerciali; a non barattare sogni consumistici irrealizzabili con i capisaldi conquistati a caro prezzo dalle generazioni precedenti.
Gli dicevo : attenti , abbiamo già tutto quanto ci serve. Abbiamo un buon lavoro SICURO , una buona istruzione GRATIS, una buona sanità GRATIS, la casa di proprietà, due piccole auto per famiglia , “ tempo libero” e un mese di ferie VERE ect, ect . Non si può crescere all’ infinito, non si può vivere tutti “ da borghesi” e se “sognerete con gli occhi della borghesia” questi capisaldi crolleranno e i nostri figli non avranno quello che abbiamo avuto noi .
“Prediche inutili” , naturalmente! La TV gli prometteva un “ mondo di balocchi” e chi ero io per dire diversamente? Semplicemente mi guardavano come se fossi scemo, mentre gli scemi erano loro.
E così finimmo tutti nel “ paese dei balocchi”.
Ecco , “come siamo arrivati qui”
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