Due papi, due misure_ di Luigi Longo

Italia e il mondo riproporrà in successione tre articoli di Luigi Longo già apparsi anni fa sul sito www.conflittiestrategie.it di analisi del ruolo del Vaticano nel contesto geopolitico. Contestualizzando gli eventi citati, offrono comunque importanti punti di riflessione. Qui sotto il secondo brano. Buona lettura_Giuseppe Germinario

Papa emerito Benedetto XVI e Papa Francesco, un

 riallineamento della Chiesa nella fase multipolare?

di Luigi Longo

 

 

*Non lascio la croce, resto in modo nuovo

                                                                                                   Papa Benedetto XVI

Il potere è presente. La santità è postuma.

Thomas Stearns Eliot

 

 

1.Le dimissioni del papa Benedetto XVI hanno provocato un terremoto epocale nella Chiesa ( intesa come comunità cristiana) e nello Stato della Città del Vaticano ( inteso come governo della istituzione con le sue ramificazioni territoriali a livello nazionale e mondiale). Avanzerò, per interpretare la rinunzia del papa, due ipotesi di ragionamento che tengono in subordine le questioni storiche di grande importanza per la Chiesa: la soggettività della donna, la questione interna della pedofilia, il ruolo dello IOR e dell’Opus Dei, il suo ruolo nelle diverse sfere ( solo per astrazione ) della società, soprattutto in quella economico – finanziaria, le attività dei servizi segreti, il ruolo dei movimenti ( Comunione e Liberazione, Comunità) e delle congregazioni ( gesuiti, salesiani e francescani). Le due ipotesi, che cercano di capire la profondità delle vibrazioni rapide e più o meno potenti del sisma, sono: a) una rottura storica nella Chiesa e nello Stato della Città del Vaticano (1), b) la ricerca di un nuovo sistema di ri-equilibrio della Chiesa, nella fase multipolare che sta avendo una certa accelerazione ( sia pure imperfetta), considerando le cose che accadono nelle varie aree del mondo(2) dove tutti gli Stati- potenza, quello “egemonico”, in declino ( USA ) e, quelli emergenti in ascesa ( Cina, Russia, India ), sono in movimento [ è utile ricordare, come insegnano Giovanni Arrighi e Gianfranco La Grassa, che le transizioni egemoniche non sono processi lineari, fluidi e uniformi] (3).

 

2.La rottura storica. Il ritiro del Papa riguarda la messa in discussione della sacralità, dell’infallibilità e dell’insostituibilità del << sovrano assoluto vicario di Cristo in terra, cioè il sostituto dell’al di qua della Seconda Persona della Santissima Trinità che regna nell’aldilà >> (4). Per dirla con Massimo Franco :<< […] il Vaticano comincia ad apparire un sistema di governo come gli altri; e dunque il Papa, capo della Chiesa cattolica, a uscire dalla nicchia teocratica nella quale lo poneva la sua carica a vita, inserendolo nella lista di presidenti, primi ministri e dirigenti. E’ questo che colpisce di più. Rispecchia il dramma di un’istituzione che dovrà ricalibrare molti dei suoi principi sulla base di una novità prevista ma mai verificatasi negli ultimi seicento anni. >> (5).

La rottura storica del Papa può avviare un processo di rinnovamento del potere religioso temporale che svela il conflitto esistente, un conflitto strategico tra diversi blocchi di potere che si contendono l’egemonia, all’interno della Chiesa e dello Stato della Città del Vaticano, tra visioni diverse del ruolo della religione, della fede, degli strumenti del potere (istituzionali e non), del dialogo con la modernità (6) nella società a modo di produzione capitalistico. Una sorta di disvelamento dell’uso che il potere religioso temporale fa del potere religioso spirituale (7). Una nuova sintesi e una nuova evangelizzazione mondiale che si proietta nella nuova fase intrinseca ai mutamenti storici ( la fase multipolare) e che va oltre la storica opposizione tra conciliaristi e conservatori << il suo modo [ del papa] particolare di essere rivoluzionario ha soprattutto contribuito a superare lo schema attraverso il quale, fin dall’Ottocento, veniva letta anche storicamente la vita interna della Chiesa, e cioè la contrapposizione fra conservatori e riformisti >> (8). In questo senso non è convincente, a mio avviso, la scelta della via conciliarista auspicata da Franco Cardini e Luisa Muraro ( una delle madri del pensiero della differenza sessuale), che resta comunque all’interno della contrapposizione tra monarchia papale e governo conciliarista, quando il primo afferma :<< Un rinnovamento che, in termini ecclesiali, equivale a una parola chiara, ma complessa, costosa, rischiosa: concilio[corsivo mio]. >> (9); e la seconda, indirettamente, indica: << “Santità… Lei prenda come esempio e modello il migliore dei papi che abbiamo avuto nel secolo ventesimo, Giovanni XXIII, che si dimostrò umile, affettuoso, coraggioso e politicamente intelligente” >> (10). La Chiesa a monarchia papale e la Chiesa conciliare, che storicamente si intrecciano e si sorreggono a vicenda, condividono, con le proprie istituzioni e le proprie strutture, il legame sociale dato, l’ordine simbolico della società a modo di produzione capitalistico. Il loro potere religioso spirituale ( la santità è postuma ) alimenta e giustifica il potere religioso temporale (il potere è presente ) che è espressione di una realtà che esiste in superficie come fenomeno , ma che non ha niente a che fare con la sostanza del mondo materiale e spirituale. E’ una Chiesa che non ha niente a che fare né con l’ecumenismo popolare né con l’ecumenismo istituzionale, intendendo con essi quanto scriveva Giulio Girardi: << Per “ecumenismo istituzionale” intenderei il rapporto di rispetto, stima e collaborazione tra le diverse istituzioni religiose, promosso dalle rispettive gerarchie. Per “ecumenismo popolare” intenderei invece un rapporto promosso dal “popolo di Dio”, indipendentemente dalla gerarchia e spesso in contrasto con essa. Il contrasto si riferisce specialmente alla natura della relazione, che in questo ecumenismo è di uguaglianza e reciprocità tra  tutte le religioni, compresa la cattolica.[ corsivo mio] >> (11). E’ una Chiesa in cui il Gesù di Nazaret ( Gesù storico ) non si riconoscerebbe, farebbe una ben più profonda cacciata dalla città-tempio di Gerusalemme dei decisori strategici del potere: << Il regno di Dio, nell’accezione originaria di Gesù, porta la distruzione, non la pace, ai reggitori e ai beneficiari di un ordine ingiusto [ corsivo mio] >> (12); mentre, il Paolo di Tarso ( il vero fondatore della Chiesa cristiana) la apprezzerebbe << le distinzioni sociali fra ricchi e poveri, schiavi e padroni erano accettate, ma dovevano essere mitigate da donazioni generose e da condotte gentili >> (13).

Le dimissioni del Papa denunciano che il mondo è cambiato. Non c’è più il <<comunismo storico novecentesco realmente esistito (1917-1991) >> ( utilizzo qui la definizione di Costanzo Preve). Le potenze mondiali si stanno delineando. Una fase multipolare incalza. La Chiesa come si pone, sia all’interno che all’esterno, in questi cambiamenti epocali? Non può rimanere prigioniera della logica conservatrice o progressista: è una nuova sintesi e un nuovo ruolo che bisogna ricercare. Ricercare una nuova grammatica e un nuovo linguaggio che serva a costruire un nuovo ordine simbolico della Chiesa cristiana la cui relazione con la realtà sia sempre più corrispondente << La grammatica è “storia” o “documento storico”: essa è la “fotografia” di una fase determinata di un linguaggio nazionale (collettivo) [ formatosi storicamente in continuo sviluppo ], o i tratti fondamentali di una fotografia. La quistione pratica può essere: a che fine tale fotografia? Per fare la storia di un aspetto della civiltà o per modificare un aspetto della civiltà? >> (14).

La scelta di Papa Benedetto XVI pone all’ordine del giorno la temporalità del mandato. Temporalità legata all’equilibrio dinamico degli attori strategici sia esso espressione della nuova sintesi ( per modificare un aspetto delle civiltà ), sia esso espressione della suddetta storica opposizione ( per fare la storia di un aspetto della civiltà). E in questa fase di nuova sintesi e di un nuovo riallineamento il Papa emerito ci vuole stare con tutto il suo potere per indirizzare in << modo nuovo >>.

 

3.Il riallineamento della Chiesa. L’abdicazione del Papa può prospettare un nuovo riallineamento che tenga conto della nuova configurazione mondiale che si va delineando con la sempre più avanzata fase multipolare.

Ieri, nella fase policentrica, attraversata da ben due guerre mondiali, la Chiesa si schierò con l’occidente sotto l’egida americana, in contrapposizione al blocco rappresentato dal cosiddetto comunismo dell’ex URSS. La fase policentrica, preceduta da una lunga fase multipolare, segnò il passaggio, come centro coordinatore egemonico di un equilibrio dinamico prevalentemente occidentale, dall’impero britannico a quello americano.

Francesco Cossiga ricorda che << Negli anni cinquanta la scelta atlantica era obbligata[ dalla sfera di influenza americana, corsivo e precisazione mia]. Su di essa convergevano l’interesse nazionale italiano e l’interesse ecclesiastico vaticano: non solo non eravamo in grado di garantire la nostra indipendenza senza l’ombrello atlantico, ma esso era necessario anche a proteggere la sicurezza della Santa Sede, l’organo centrale della Chiesa cattolica incastonato nel nostro territorio >> (15).

La Chiesa fu un << baluardo >> contro l’espansione del socialismo. Non cercò un gramsciano << sistema di equilibrio >> (16) un confronto non più con i vecchi Stati capitalistici, bensì con i nuovi Stati socialisti (17 ) per il conseguimento delle intese tra i popoli e tra le loro religioni.

Oggi, nella fase multipolare, la Chiesa dovrebbe essere universale ( a partire da questo insegnamento della storia, ma superandolo, considerata l’attuale fase storica), e dovrebbe, in maniera autonoma, intrecciare relazioni con tutte le religioni ( pluralismo religioso) di tutti i popoli ( intesi come le parti maggioritarie e sfavorite delle popolazioni), di tutti i Paesi ( pluralismo culturale) per favorire il loro sviluppo nel rispetto della sovranità, dell’autodeterminazione e della maggioranza del popolo.

Il nuovo gruppo di decisori strategici che si andrà a costituire intorno al nuovo Papa [ed al Papa emerito?] dovrà intrecciare relazioni con tutte le altre religioni; dovrà, quindi, necessariamente allearsi con i decisori strategici di quei Paesi che hanno funzioni importanti per rafforzare le sovranità nazionali, le identità storiche, culturali, sociali, economiche e politiche; questo costituirà il legare tra l’ecumenismo istituzionale e la sovranità nazionale. Un primo passo importante in questa direzione sarà quello di cercare << un nuovo equilibrio >> non più guardando all’impero “egemonico” USA bensì a quei nuovi stati-potenza che si stanno delineando ( Cina, Russia, India). Da una Chiesa universale americanista a una Chiesa universale multipolare.

Non ho parlato di una collocazione della Chiesa fatta di alleanze strategiche, nella fase multipolare, per una società mondiale fatta di popoli e nazioni liberi e autodeterminati ( un ecumenismo popolare), perché l’ecumenismo popolare presuppone un processo che << porta il popolo al potere >>, un popolo ( con le sue articolazioni sociali) che progetta, che sogna e che realizza una costruzione reale di un mondo ideale. Il popolo, in questa fase storica determinata, non c’è più. Da tempo ha smesso di informarsi, di partecipare, di indagare, di conoscere, di analizzare, di pensare e di darsi gli strumenti di decisione per una prassi reale di cambiamento. E quando un popolo non si informa << è plebe, ed una plebe disinformata non ha né sovranità né potere >> (18).Ne è un esempio il popolo italiano giusto per rimanere in Italia, la nazione dove vivo.

 

4.Mentre scrivevo questa riflessione è stato nominato il nuovo Papa. Il cardinale di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, è il Papa Francesco. L’arcivescovo Jorge Mario Bergoglio non si presenta bene. << La storia lo condanna >>, ha detto Fortunato Mallimacci, ex preside della Facoltà di Scienze Sociali dell’Università di Buenos Aires. Bergoglio << si è sempre opposto a tutte le innovazioni all’interno della Chiesa e, soprattutto, durante gli anni della dittatura, ha dimostrato di essere molto vicino al governo militare >>. Nel 2007 le mamme di plaza de Mayo scrissero in un comunicato che Bergoglio era << complice della dittatura >> (19). Non sostenne la Teologia della Liberazione che, come sostiene Gustavo Gutierrez (teologo peruviano), è fondata sulle lotte di liberazione che << sono il luogo di un nuovo modo di essere uomo e donna in America latina, e perciò stesso di un nuovo modo di vivere la fede [ corsivo mio]>> (20).

Credo che la nomina del Papa Francesco, un papa che guarderà all’America latina, sia una scelta che aiuti gli USA a rallentare la fase multipolare e a contrastare il loro declino ( la Chiesa, si sa, subisce il forte fascino degli imperi). La storia non insegna e come sosteneva Thomas Stearns Eliot << Gli uomini non imparano molto dall’esperienza degli altri >>.

Avanzo questa ipotesi, provvisoria, per le seguenti ragioni: a) una scelta geopolitica, per rompere l’intesa di quei paesi (Brasile e Argentina, due grandi paesi dell’America latina e membri dominanti del Mercosur; il primo fa parte del BRICS) che ragionano in termini di autodeterminazione e di sovranità nazionale,oltre ad allontanarsi dalla sfera di influenza americana; b) una scelta georeligiosa, il cattolicesimo nell’America del nord e nell’America latina ( dove vivono il 42% dei fedeli cattolici mondiali: mezzo miliardo su un totale di 1,2 miliardi ) perde terreno a favore delle chiese e delle sette protestanti (21); c) una scelta di nuova evangelizzazione, che riparte dal fallimento della strategia di Giovanni Paolo II (22).

Per le cose dette credo che il nome Francesco si addica, come riferimento, più a Francesco Saverio, co-fondatore della Compagnia di Gesù, uno dei primi missionari ad aver tentato di evangelizzare terre nuove (23), che a Francesco d’Assisi che non ha niente a che vedere con questa Chiesa (24).

Parafrasando Giorgio Gaber, posso dire che Papa Francesco è un uomo ricco e potente che ama i poveri. E’una cultura storica che viene dal IV e V secolo come ci ricorda lo storico Peter Brown<< […] i rapporti fra l’imperatore e i suoi sudditi, e fra le differenti classi della società, vennero a permearsi di un nuovo pathos generatosi all’interno della Chiesa cristiana. Le relazioni fra credenti e Dio, fra suddito e imperatore e fra debole e potente vennero a essere permeate di un’unica immagine elementare: l’immagine di un legame fra quanti erano poveri e quanti erano ricchi e potenti, verso i quali i poveri “levavano le loro grida” in cerca non solo di elemosine bensì di giustizia e protezione[…]. Era dovere dei potenti (e, invero, era considerato uno speciale ornamento del loro potere ) ascoltare il “grido” dei poveri >> (25).

Nell’anno 1939, annota nei suoi diari monsignor Domenico Tarditi, uno dei più acuti segretari di Stato che il Vaticano abbia mai avuto :<< A chi la guarda da fuori la Santa Sede sembra un albero frondoso, ma chi la conosce sa che le sue radici sono piene di vermi >>.

<< Né più né meno delle “radici” di qualsiasi altra organizzazione di potere >> (26).

 

 

 

 

NOTE

 

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Le epigrafi sono tratte da:Ultima udienza del Papa Benedetto XVI a San Pietro del 27 febbraio 2013 e da Thomas Stearns Eliot, Assassinio nella cattedrale, Rizzoli, Milano, 2010, pag.35.

 

  1. Nove sono stati i Papi dimissionari nella storia della Chiesa. Alcuni di essi furono barbaramente uccisi. Per una ricostruzione della storia dei Papi si veda Mario Guarino, Vaticano proibito. Duemila anni di soldi, sangue e sesso. Un potere che si sgretola sempre più, Koinè edizioni, Roma, 2011; Eric Frattini, L’entità. La clamorosa scoperta del servizio segreto vaticano: intrighi, omicidi, complotti degli ultimi cinquecento anni, Fazi editore, Rom, 2008.
  2. Guerre in corso e in preparazione, metamorfosi della Nato, confronto USA-Cina nella regione Asia- Pacifico, confronto Usa-Russia nei Balcani e nel Medio Oriente, aumento degli armamenti in USA, Cina, Russia e India, aggressione USA in Africa, conflitto per le risorse dell’Artico, costruzione di un’area di libero scambio fra Usa-Europa,
  3. Giovanni Arrighi, Capitalismo e (Dis)ordine mondiale, a cura di, Giorgio Cesarale e Mario Pianta, Manifestolibri, Roma, 2010; Gianfranco La Grassa, Oltre l’orizzonte. Verso una nuova teoria dei capitalismi, Besa editrice, Lecce, 2011.
  4. Su questi temi si rimanda a Christian Carvalho da Cruz, Il papa emerito e il marchio della Chiesa. Intervista a Paolo Flores d’Arcais, 2013, in repubblica.it/micromega-online; Franco Cardini, Morte del papa, esposizione mediatica. Considerazioni comparative nell’orizzonte delle grandi religioni monoteiste in “Religioni e Società” n.53/2005, pp.20-25.
  5. Massimo Franco, Verso il conclave in “Corriere della Sera” del 1 marzo 2013.
  6. Riporto la definizione di modernità, da me condivisa, di Marshall Berman:<< Esiste una forma dell’esperienza vitale – esperienza di spazio e di tempo, di se stessi e degli altri, delle possibilità e dei pericoli di vita – condivisa oggigiorno dagli uomini e dalle donne di tutto il mondo. Definirò questo nucleo d’esperienza col termine di “modernità”. Essere moderni vuol dire trovarsi in un ambiente che ci promette avventura, potere, gioia, crescita, trasformazione di noi stessi e del mondo; e che al contempo, minaccia di distruggere tutto ciò che abbiamo, tutto ciò che conosciamo, tutto ciò che siamo. Gli ambienti e le esperienze moderne superano tutti i confini etnici e geografici, di classe e nazionalità, di religione e di ideologia: in tal senso, si può davvero affermare che la modernità accomuna tutto il genere umano. Si tratta, dunque, di un’unità paradossale, di un’unità della separatezza, che ci catapulta in un vortice di disgregazione e rinnovamento perpetui, di conflitto e contraddizione, d’angoscia e ambiguità. Essere moderni vuol dire essere parte di un universo in cui, come ha affermato Marx, “ tutto ciò che è solido di dissolve nell’area” >> in L’esperienza della modernità, il Mulino, Bologna, 1985, pag.25.
  7. Sull’intreccio tra potere temporale e potere spirituale si rimanda a Thomas Stearns Eliot, Assassinio nella cattedrale, Rizzoli, Milano, 2010.
  8. Lucetta Scaraffia, La via della fede, in “L’osservatore romano” del 3 marzo 2013.
  9. Franco Cardini, Il concilio necessario in “Il Manifesto” del 15 febbraio 2013. Si legga anche Franco Cardini, Luisa Muraro, Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli, Lindau, Torino, 2012.
  10. Luisa Muraro, Le dimissioni del papa: bravo e avanti in questa direzione, 20 febbraio 2013, libreriadelledonne.it
  11. Giulio Girardi, La teologia della liberazione nell’epoca di Ratzinger, 2005, puntorosso.it
  12. Massimo Bontempelli, Costanzo Preve, Gesù uomo nella storia, Dio nel pensiero, Editrice CRT, Pistoia, 1997, pag.178.
  13. Peter Brown, Povertà e leadership nel tardo impero romano, Laterza, Roma-Bari, 2003, pag.29.
  14. Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, quaderno 29, paragrafo 1, pp. 2341-2342. Francesco Aqueci, Espressività ed egemonia in Gramsci. Note sul quaderno 29, in “Critica marxista” n. 6/2012.
  15. Lucio Caracciolo, Perché contiamo poco, colloquio con Francesco Cossiga, “Limes” n.3/1995. Si veda anche Francesco Cossiga, Fotti il potere. Gli arcana della politica e della umana natura, Alberti editore, Roma, 2010, pp.191.219.
  16. Antonio Gramsci, L’Ordine nuovo 1919-1920, Einaudi, Torino, 1975, pag.426.
  17. Si veda la prefazione alla prima e seconda edizione di Alberto Cecchi ad Antonio Gramsci, Il Vaticano e l’Italia, Editori Riuniti, Roma, 1972.
  18. Costanzo Preve, Il popolo al potere. Il problema della democrazia nei suoi aspetti storici e filosofici, Arianna editrice, Casalecchio (BO), 2006.
  19. Tratto da Redazione, Bergoglio, luci e ombre sul nuovo papa, “corriere della sera”, 13 marzo 2013. Si veda anche Gennaro Carotenuto, Il papa argentino. Francesco I, il conservatore popolare nei torbidi della dittatura, 14 marzo 2013, gennarocarotenuto.it ; Horacio Verbitsky, Francesco I, successore di Benedetto XVI. Un Ersatz, “il Manifesto”, 15 marzo 2013.
  20. Gustavo Gutierrez, La forza storica dei poveri, Queriniana, Brescia, 1981, pag 242; Josè Ramos Regidor, Il “popolo di Dio” soggetto della chiesa e della teologia in Giulio Girardi, a cura di, Le rose non sono borghesi…popolo e cultura del nuovo Nicaragua, Borla,Roma, 1986,pp.382-429.
  21. Stefano Velotti, a cura di, Protestanti e cattolici nelle due americhe, tavola rotonda con Bruno Cartosio, Mario Miegge, Alessandro Portelli e Mario Perniola, “ Lo straniero” n.150/151, dicembre 2012/ gennaio 2013.
  22. Sulle cause del fallimento della nuova evangelizzazione di papa Giovanni Paolo II, si rinvia a Alain de Benoist, La “nuova evangelizzazione” dell’Europa. La strategia di Giovanni paolo II, Arianna editrice, Casalecchio (BO), 2002.
  23. Giulia Belardelli, Papa Bergoglio, il primo gesuita a salire sul soglio di Pietro. Intervista a Padre Giovanni La Manna, “L’Huffington Post” del 14 marzo 2013.
  24. Per una introduzione alla vita di Francesco d’Assisi si rimanda a Jacques Le Goff, San Francesco d’Assisi, Laterza, Roma-Bari, 2006.
  25. Peter Brown, Povertà e leadership nel tardo impero romano, Laterza, Roma-Bari, 2003, pp. 119.120.
  26. Francesco Cossiga, Fotti il potere. Gli arcana della politica e della umana natura, Alberti editore, Roma, 2010, pp.219.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I dossier del Vaticano, l’Italia e gli Stati Uniti d’America di Luigi Longo

Italia e il mondo riproporrà in successione tre articoli di Luigi Longo già apparsi anni fa sul sito www.conflittiestrategie.it di analisi del ruolo del Vaticano nel contesto geopolitico. Contestualizzando gli eventi citati, offrono comunque importanti punti di riflessione. Buona lettura_Giuseppe Germinario

I dossier del Vaticano, l’Italia e gli Stati Uniti d’America

di Luigi Longo

 

1.In questo ultimo periodo sulla stampa italiana si è molto parlato dei dossier che circolano all’interno e all’esterno del Vaticano.

I dossier riguardano sia le critiche all’operato del Segretario di Stato , Monsignor Tarcisio Bertone, sia la presunta morte prevista per il 2012 del Papa Benedetto XVI, sia la strategia del Papa stesso per garantire il proprio blocco di potere nella elezione del suo successore.

La discussione si è mantenuta ad un primo livello di superficie dove i fatti che accadono appaiono confusi e si limitano a lotte intestine tra gruppi di potere [ il conflitto tra Tarcisio Bertone ( segretario di Stato ) e Angelo Bagnasco (presidente della Conferenza Episcopale Italiana, CEI ) ] senza riuscire a mettere a fuoco cosa è veramente in gioco a partire dalla svolta segnata dai funerali di Giovanni Paolo II e dalla nomina a successore dell’attuale papa Benedetto XVI. Svolta, è bene ricordarlo, che ha comportato l’adeguamento della politica vaticana alla nuova strategia degli USA (Bill Clinton-Barack Obama).

Escludendo : a) le critiche alla politica economica del Segretario di Stato [ non dimentichiamo che il Vaticano è territorialmente un piccolo Stato ma economicamente e finanziariamente è uno dei più poderosi del mondo con enormi investimenti sia diretti sia indiretti in imprese private (1) ] perché fanno parte integrante del conflitto strategico del legame sociale capitalistico; b) la presunta morte del Papa perché strumentale alla confusione oltre a invii di messaggi secondari ( non perché non rientri nella storia della Chiesa); c) la legittima strategia del Papa per garantire il proprio blocco di potere che ha cambiato in maniera elegante tutti gli uomini del potere finanziario posizionando ovviamente i suoi uomini [ tale ricambio investe tutti e cinque gli uffici che alla Santa Sede hanno competenze sulle attività economiche: l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa), il Governatorato dello Stato Città del Vaticano, la prefettura degli Affari economici, la Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli e infine lo IOR (Istituto per le Opere Religiose ) ]; resta il non detto che è rappresentato dal controllo dello IOR : la finanza del Vaticano, con un patrimonio complessivo indicato approssimativamente in 5 miliardi di euro, ovvero del denaro come strumento di lotta tra gruppi strategici per l’egemonia della politica vaticana, sotto tutela americana sempre più aggressiva mano a mano che si entra con più concretezza nella fase multipolare.

 

2.Perché lo IOR è oggetto di conflitto per il suo controllo e la sua tutela? Prima di vedere i motivi riporto una chiara definizione sullo IOR di Eric Frattini ( università di Madrid ) :<< L’Istituto per le Opere Religiose…comunemente conosciuto come Banca Vaticana, è insieme ai servizi segreti, uno degli organismi più misteriosi di tutta la struttura vaticana…La Banca Vaticana è stata al centro di numerosi scandali e coinvolta in affari illeciti: fallimenti bancari, perdite milionarie, vendita di armi a paesi in guerra, creazione di società fantasma in paradisi fiscali, finanziamento di colpi di Stato, riciclaggio di denaro della mafia, “ suicidi” misteriosi. Lo IOR ha violato leggi finanziarie internazionali senza che nessuno dei suoi dirigenti venisse mai processato da un tribunale. Da quando è stato fondato, lo IOR non è un dipartimento ufficiale della Città del Vaticano. Esiste come ente, ma senza un legame evidente con gli affari ecclesiastici o con altri organismi della Santa Sede. Il sommo pontefice è l’unica persona che ha il potere di controllarlo >> (2). Questo è lo IOR ( sulla definizione di Eric Frattini converge la maggior parte della letteratura critica ) la banca Vaticana fondata il 27 giugno 1942 per ordine di Pio XII, rilanciato da Papa Paolo VI , sviluppato da Papa Giovanni Paolo II e tutelato dall’attuale Papa Benedetto XVI che rappresenta la continuazione del blocco di potere dominante più aggressivo e spregiudicato dello Stato della città del Vaticano costruito dagli ultimi tre papi (3).

Lo IOR è oggetto di indagine giudiziaria da parte della Procura di Roma, nel settembre 2010, per violazione del decreto legislativo n.231 del 2007 che è la normativa di attuazione della direttiva UE sulla prevenzione del riciclaggio (4).

La Procura di Roma ha sottoposto a sequestro preventivo 23 milioni di euro che stavano per essere trasferiti dal conto dello IOR presso il Credito Artigiano spa della sede di Roma alla banca americana Jp Morgan di Francoforte (20 milioni di euro) e alla Banca del Fucino (3 milioni) (5). << Dalle indagini della Guardia di Finanza emergeva un quadro inquietante: lo IOR mescolava sul suo conto al Credito Artigiano i 15 milioni di euro provenienti dalla CEI, e frutto dell’8 per mille dei contribuenti italiani, con fondi di soggetti diversi. Non solo: da altre operazioni emergeva che lo IOR funzionava come una fiduciaria e i suoi conti erano stati usati per schermare persino i proventi di una presunta truffa allo Stato italiano realizzata dal padre e dallo zio (condannato per fatti di mafia) di don Orazio Bonaccorsi >> (6). A nulla sono valse le motivazioni per il dissequestro da parte dell’attuale Ministro della Giustizia, Paola Severino ( della serie uomini e donne giusti/e al posto giusto: è patetica la pantomima del governo tecnico !) all’epoca dei fatti avvocata del Presidente dello IOR, Ettore Gotti Tedeschi.

A sbloccare la situazione ci pensa direttamente il Papa (7) che emana, il 30 dicembre 2010, la Lettera Apostolica e la legge n. CXXVII ( dal titolo impegnativo e altisonante concernente “ la prevenzione ed il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo ”) per la prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario istituendo l’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF) per il contrasto del riciclaggio ( articolo 33 della legge). Inizia una collaborazione da parte dell’AIF sia con la Banca d’Italia sia con la Magistratura romana che porterà la Procura di Roma al dissequestro dei 23 milioni di euro dello IOR con la seguente motivazione << L’AIF ha già iniziato una collaborazione con l’UIF (Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, precisazione mia ) fornendo informazioni adeguate su di un’operazione intercorsa tra IOR e istituti italiani e oggetto di attenzione >> ( ogni commento è superfluo!). Ovviamente subito dopo il dissequestro lo IOR ha trasferito alla banca americana Jp Morgan di Francoforte il denaro dissequestrato (8). Non c’è stata nessuna presa di posizione né tantomeno di condanna per la violazione delle leggi finanziarie italiane, europee e internazionali da parte del Ministro della Giustizia ( Paola Severino), del Presidente del Consiglio ( Mario Monti), del Governatore della Banca d’Italia ( Ignazio Visco ) e del Presidente della Repubblica ( Giorgio Napolitano) garante non della costituzione italiana ( peraltro una carta datata ideologicamente utilizzata ) ma delle strategie americane in Italia proiettate nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. Per avere un’idea del livello di servitù volontaria a cui è giunta l’Italia nei confronti del capitale finanziario internazionale a dominanza americana ( considerato sempre come strumento di potere per il conflitto tra gli agenti strategici del capitale inteso come rapporto sociale) riporto dal rapporto annuale per il controllo del narcotraffico del Dipartimento di Stato americano sul riciclaggio in Vaticano quanto segue : << Il Dipartimento di Stato americano ha aggiunto per la prima volta il Vaticano [ decisamente con ritardo il che lascia pensare più a giochi di potere, mia precisazione ] a una lista di altri 67 Paesi potenzialmente suscettibili al riciclaggio del denaro. Nel rapporto annuale sulla strategia per il controllo del narcotraffico (International Narcotics Control Strategy), il governo Usa inserisce la Santa sede nella categoria dedicata ai Paesi con «giurisdizioni preoccupanti»,insieme tra gli altri ad Albania, Repubblica Ceca, Egitto, Corea del Sud, Malaysia, Vietnam e Yemen. La categoria in cui si inserisce il Vaticano è di un livello inferiore a quella relativa ai Paesi che destano «estremo allarme», una lista nera di Paesi tra i quali Afghanistan, Australia, Brasile, Isole Cayman, Cina, Giappone, Russia, Gran Bretagna, gli stessi Stati Uniti, Uruguay, e Zimbabwe.
Il Vaticano, ha spiegato un funzionario del dipartimento di Stato che ha voluto rimanere anonimo, ha varato per la prima volta nel 2011 un programma anti-riciclaggio, ma occorrerà un anno per capire quanto sia efficace; e dunque è «potenzialmente vulnerabile» al problema a causa del massiccio afflusso di denaro che circola tra la Santa Sede e il resto del mondo ( corsivo mio). Papa Benedetto XVI ha creato il 30 dicembre 2010 l’Autorità per l’Informazione Finanziaria, che dovrebbe consentire al Vaticano di mettersi in linea con le norme internazionali di lotta al riciclaggio del denaro e finanziamento del terrorismo >> (9).

 

3.La suddetta Lettera Apostolica di Papa Benedetto XVI del 30 dicembre 2010 e la citata legge n.CXXVII del 30 dicembre 2010 dello Stato della città del Vaticano hanno avuto due obiettivi: 1) sbloccare il dissequestro preventivo della Procura di Roma, 2) bloccare la segretezza dello IOR fino al 1 aprile 2011 entrata in vigore della legge ( articolo 43 ) : << La Procura «evidenzia» una serie di «criticità» nei rapporti di «collaborazione finalizzati all’attività di contrasto del riciclaggio» e fa notare che «i dati forniti dall’Aif sono temporalmente delimitati al periodo successivo al 1° aprile 2011», quindi «assolutamente insufficienti e inidonei a ricostruire le modalità di effettuazione di eventuali operazioni di riciclaggio imperniate sull’utilizzazione di conti accesi presso lo Ior». Le informazioni fornite vengono definite «del tutto generiche in ordine all’identificazione e movimentazione dei conti nonché alle rimesse effettuate sui conti stessi; con l’effetto di lasciare del tutto inesplicati – si legge – i dati economici menzionati nella risposta, tutti cristallizzati al 1° aprile 2011».(10).

Nella prima fase del sequestro preventivo del denaro dello IOR lo Stato della città del Vaticano è stato compatto sotto il potere del Papa e del suo blocco di riferimento nella tattica della collaborazione con la Procura di Roma e con la Banca d’Italia permettendo, con le due citate iniziative, il dissequestro del denaro trasferito immediatamente verso i luoghi tranquilli e potenti della banca americana Jp Morgan.

Nella seconda fase del blocco della segretezza dello IOR, attualmente in corso, il Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, supportato da due pareri espressi sia dall’avv. Michele Briamonte dello Studio Franzo Grande Stevens ( avvocato, nobile di casato, difensore storico e consigliere fidato di Gianni Agnelli, vicepresidente della Fiat e in seguito presidente della Juventus sino al 2006, profondo conoscitore e difensore dello IOR ) e del prof. Giuseppe dalla Torre ( presidente del Tribunale della Città del Vaticano) che in sostanza affermano che la legge n.CXXVII/2010 non è retroattiva, nega di fatto alla autorità giudiziaria e bancaria italiana ( e non solo) di indagare sullo IOR. Naturalmente il presidente, cardinale Attilio Nicora, dell’AFI, che è una Autorità vuota di potere reale, ha ribadito “il proprio diritto/dovere ad accedere a tutti i dati e le informazioni in possesso dello IOR (…) motivando tale posizione con argomentazioni attinenti alla lettera e alla ratio della legge, al rispetto degli standard internazionali cui la Santa Sede ha aderito, allo svuotamento dell’effettività della disciplina appena introdotta, al rischio di una valutazione negativa dell’organismo internazionale chiamato a esaminare il sistema Vaticano di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo” (11).

In questa seconda fase non c’è la compattezza della prima fase, ma c’è un conflitto tra blocchi contrapposti non per rendere lo IOR trasparente, ma per mettere in discussione gli attuali equilibri dinamici tra i due blocchi di potere per la gestione delle finanze della banca del Vaticano che ruotano intorno al cardinale Tarcisio Bertone (segreteria di Stato) e al cardinale Angelo Bagnasco ( CEI) (12).

Le due fasi hanno trovato una convergenza tra Papa Benedetto XVI ( via Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco in fase di accordi temporanei) e il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ( via Mario Monti) fondamentale sia per la riuscita dell’operazione del dissequestro del denaro sia per la segretezza dello IOR e l’impossibilità per le autorità giudiziarie e bancarie di entrare nelle segrete stanze della finanza vaticana.

Aprire lo IOR alle autorità giudiziaria e bancaria nazionale, europea e internazionale significa riscrivere molta storia mondiale e svelare l’anima materiale del potere della religione. La religione ha un ruolo importante nel legame sociale della produzione e riproduzione della formazione sociale data. Le sue istituzioni svolgono un ruolo significativo nelle varie strategie degli agenti strategici dominanti in tutte le sfere sociali ( soprattutto economiche-finanziarie) nazionali e mondiali.

<< La Chiesa è uno Shylock ( usuraio ebreo, personaggio della commedia di Shakespeare ne “il Mercante di Venezia”, magistralmente interpretato da Al Pacino nell’omonimo film, precisazione mia) anche più implacabile dello Shylock shakespeariano: essa vorrà la sua libbra di carne, anche a costo di dissanguare la sua vittima e con tenacia, mutando continuamente i suoi metodi, tenderà a raggiungere il suo programma massimo. Secondo l’espressione di Disraeli: i cristiani sono gli ebrei più intelligenti, che hanno capito come occorre fare per conquistare il mondo ( corsivi miei) >> (13).

 

4.Per sviluppare alcune intuizioni sui due citati blocchi di potere che si contendono l’egemonia della politica vaticana, in relazione sia agli agenti strategici sub-dominanti italiani sia agli agenti strategici pre-dominanti americani, riporterò alcuni stralci della “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI (edizioni Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2009).

Una precisazione. Occorre tenere conto di due livelli di analisi l’uno formale, l’altro di sostanza. La forma che corre attraverso elevate elaborazioni dottrinarie e raffinate regole di diritto e di norma legislativa copre ( occorre un continuo lavoro di disvelamento e di ri-costruzione) la sostanza che corre attraverso regole materiali di reali rapporti sociali e di dominio ( concorrenza, competizione, inganno, ipocrisia, tradimenti, eccetera). I due livelli, storicamente determinati, non si incontrano nella società a modo di produzione capitalistico ( inteso come produzione e riproduzione dell’insieme del legame sociale) e assumono peculiarità diverse a secondo della storia dei capitalismi sviluppatisi nelle singole nazioni.

La parola a Papa Benedetto XVI :<< Anche se le impostazioni etiche che guidano oggi il dibattito sulla responsabilità sociale dell’impresa non sono tutte accettabili secondo la prospettiva della dottrina sociale della Chiesa, è un fatto che si va sempre più diffondendo il convincimento in base al quale la gestione dell’impresa non può tenere conto degli interessi dei soli proprietari della stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell’impresa: i lavoratori, i clienti, i fornitori dei vari fattori di produzione, la comunità di riferimento. Negli ultimi anni si è notata la crescita di una classe cosmopolita di manager, che spesso rispondono solo alle indicazioni degli azionisti di riferimento costituiti in genere da fondi anonimi che stabiliscono di fatto i loro compensi. Anche oggi tuttavia vi sono molti manager che con analisi lungimirante si rendono sempre più conto dei profondi legami che la loro impresa ha con il territorio, o con i territori, in cui opera.

Paolo VI invitava a valutare seriamente il danno che il trasferimento all’estero di capitali a esclusivo vantaggio personale può produrre alla propria Nazione. Giovanni Paolo II avvertiva che investire ha sempre un significato morale, oltre che economico. Tutto questo – va ribadito – è valido anche oggi, nonostante che il mercato dei capitali sia stato fortemente liberalizzato e le moderne mentalità tecnologiche possano indurre a pensare che investire sia solo un fatto tecnico e non anche umano ed etico. Non c’è motivo per negare che un certo capitale possa fare del bene, se investito all’estero piuttosto che in patria. Devono però essere fatti salvi i vincoli di giustizia, tenendo anche conto di come quel capitale si è formato e dei danni alle persone che comporterà il suo mancato impiego nei luoghi in cui esso è stato generato. Bisogna evitare che il motivo per l’impiego delle risorse finanziarie sia speculativo e ceda alla tentazione di ricercare solo il profitto di breve termine, e non anche la sostenibilità dell’impresa a lungo termine, il suo puntuale servizio all’economia reale e l’attenzione alla promozione, in modo adeguato ed opportuno, di iniziative economiche anche nei Paesi bisognosi di sviluppo. Non c’è nemmeno motivo di negare che le delocalizzazione, quando comporta investimenti e formazione, possa fare del bene alle popolazioni del Paese che la ospita. Il lavoro e la conoscenza tecnica sono un bisogno universale. Non è però lecito delocalizzare solo per godere di particolari condizioni di favore, o peggio per sfruttamento, senza apportare alla società locale un vero contributo per la nascita di un robusto sistema produttivo e sociale, fattore imprescindibile di sviluppo stabile >> ( paragrafo 40, pp.63-65 ).

L’orientamento reale della finanza vaticana non ha nulla a che fare con i principi etici piegati agli interessi e allo sviluppo di una nazione, di un paese bisognoso di sviluppo e di una visione territoriale-sociale come scritto nello stralcio riportato della lettera enciclica “Caritas in Veritate”. I principi etici, la “Cultura etica e finanza” servono a coprire lo scontro tra i due gruppi di potere contrapposti (14) sulle scelte di politica economica e finanziaria, di investimenti, di penetrazione nel territorio ( italiano ed europeo ) di quel processo di “nuova evangelizzazione” iniziato con Papa Giovanni Paolo II (15). Penso per esempio: I “Cammini Europei” dell’Opera Romana Pellegrinaggi. Penso per esempio: La politica economica-sanitaria per la costruzione del polo sanitario-religioso di rilevanza internazionale ( gli ospedali di Milano, Genova, Roma, Taranto, San Giovanni Rotondo, eccetera). Penso per esempio: La politica edilizia, immobiliare, urbanistica e dei beni culturali realizzata in tutte le diocesi del territorio italiano (16). Penso per esempio: La gestione dell’Istituto “Giuseppe Toniolo” di Milano, uno dei maggiori centri di potere (che controlla il Policlinico “Agostino Gemelli”, l’Università cattolica e la casa editrice “Vita e Pensiero”) e snodo dei rapporti tra politica e chiesa (17). Penso per esempio: Il rapporto con la finanza e la costruzione di nuove relazioni con il sistema bancario dopo il declino del blocco di potere che faceva riferimento alla cosiddetta “finanza bianca” in contrapposizione a quella cosiddetta “ laica” ( Enrico Cuccia e Mediobanca) (18).

All’interno di questo duro conflitto tra gli agenti strategici dei due blocchi di potere, che sono in continua trasformazione e aggregazione ( gruppi di poteri flessibili con le loro reti elastiche) dovute alla costruzione di un blocco di potere con agenti strategici delle altre sfere sociali ( politica, economica, istituzionale, ideologica), si inserisce la tattica-strategia di Barack Obama nel garantire sia il trasferimento dei 20 milioni dello IOR alla JP Morgan << Basta infatti guardare la provenienza dei finanziamenti della sua campagna elettorale. Obama è una creatura delle istituzioni finanziarie che lo preferivano di molto a McCain. Nelle loro mani si concentra la maggior parte dei capitali del paese, e sono state loro a finanziare gran parte della sua campagna elettorale. E se la tendenza naturale di tutti questi anni si confermerà, allora ci si può aspettare che vorranno essere ripagate, e di fatto lo sono già state >> (19); sia un accordo con il Vaticano [ da una parte attraverso le pressioni del Dipartimento di Stato sopracitate, e, dall’altra, attraverso il Presidente della Conferenza Episcopale USA con le concessioni in termini di contraccezione, di compromesso tra giurisdizione dei pubblici poteri ( leggi civile e penale) e giurisdizione delle Chiese e delle religioni, aperture alla libertà religiosa (20), eccetera ] per le elezioni di novembre 2012 del nuovo presidente degli USA ( il voto dei cattolici americani è diventato molto mobile e in alcuni stati è ormai uno swing vote capace di influenzare la matematica elettorale delle elezioni presidenziali).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NOTE

 

  1. Gli investimenti diretti vengono effettuati principalmente nei settori della sanità, del turismo, e dell’edilizia. Quelli indiretti vengono realizzati, con l’acquisto di azioni, anche in imprese produttrici di armi ed in imprese farmaceutiche che producono pastiglie per il viagra e preservativi: è inutile ogni commento! Si veda l’intervista a Eric Frattini sui segreti nel Vaticano, 31/3/2011, in http//:crescendoingrazia.wordpress.com.
  2. Eric Frattini, L’entità. La clamorosa scoperta del servizio segreto vaticano: intrighi, omicidi, complotti degli ultimi cinquecento anni, Fazi editore, Roma, 2008, pag. 349.
  3. Monsignor Dardozzi (1992-2003) è stato un uomo importante nella gestione delle finanze del Vaticano dal 1974 alla fine degli anni Novanta. Fino a quando è restato in vita ha coperto l’inferno della finanza del Vaticano e ha “lottato” internamente per arginare la deriva dello Ior parallelo allo Ior ufficiale gestito da monsignor Donato de Bonis [ titoli di stato per riciclare denaro sporco, soldi di tangentopoli ( la maxitangente Enimont), ruberie di donazioni, fondi della mafia, finanziamenti ai partiti, eccetera]. Per sua volontà, dopo la sua morte, viene reso pubblico il suo sterminato archivio : << Rendete pubblici questi documenti affinchè tutti sappiano quanto è accaduto >>. Il primo lavoro su questo sterminato archivio ha prodotto il libro di Gianluigi Nuzzi, Vaticano S.p.A. Da un archivio segreto la verità sugli scandali finanziari e politici della Chiesa, Chiarelettere edizioni, Milano, 2010.
  4. Il sequestro preventivo non è stato disposto perché c’è una prova di riciclaggio ma perché, secondo la Procura di Roma, è già stato commesso, da parte dei vertici dello IOR, il reato omissivo della norma antiriciclaggio. L’articolo 55 del decreto n.231/2007. Questa indagine è la prima iniziativa assoluta da quando, nel 2003, la Cassazione ha attribuito alla giurisdizione italiana la competenza sullo IOR, che chiama in causa la banca vaticana e i suoi vertici. Cfr La Redazione del “Corriere della Sera”, Al centro della vicenda trasferimenti per 23 milioni di euro da parte della banca del Vaticano, del 21/9/2010.
  5. La JP Morgan è uno dei colossi bancari americani. E’ grande finanziatrice del presidente Barack Obama oltre ad avere suoi uomini nello staff dirigenziale del presidente Obama. Riporto per evidenziare la sua potenza quanto segue: <<… nell’altra grande banca (o società finanziaria) Usa, la JP Morgan, lavora da vent’anni ormai una donna che si chiama Blythe Masters. Una che il Guardian nel 2008 aveva definito “The Woman who built financial Weapon of Mass Destruction”, ovvero “La Donna che ha inventato le Armi di Distruzione di Massa finanziarie”. Perché? Semplicemente perché ha inventato la formula matematica dei famigerati subprime e quel Cds – il credit default swap – ormai noto a tutti dopo il fallimento della Grecia.Ma non è tutto, perché come ha scritto pochi giorni fa Italia Oggi, ancora una volta un giornale non certo complottista, o di estrema sinistra o sovversivo, la nostra Blythe dal 2006 è «a capo del trading delle materie prime della banca Usa». «In una parola – si legge sul quotidiano della Cna – è la regina mondiale della speculazione sui prodotti agricoli, l’energia, i metalli. E sotto la sua egida il fatturato del trading di JP Morgan è triplicato a 2,8 miliardi di dollari (1,7 miliardi di euro), facendo diventare la banca americana leader incontrastata del commercio di commodity, dopo aver scalzato dal podio due giganti come Goldman Sachs (nel 2011 i ricavi del settore si sono fermati a 1,6 miliardi di dollari) e Morgan Stanley (giro d’affari della divisione in calo per tre anni consecutivi)», Alessandro Farulli, Da Goldman a JP Morgan, i (e le) “masters” dell’economia finanziaria che affossano la sostenibilità, 16 marzo 2012, in stampalibera.com
  6. Marco Lillo, Norme antiriciclaggio: è la Santa Sede a imporre le sue condizioni all’Italia in “il Fatto Quotidiano” del 16/2/2012. Don Orazio Bonaccorsi è un prete, che secondo la Procura di Catania, si sarebbe servito di un conto aperto allo IOR per aiutare lo zio, già condannato per associazione mafiosa, a ripulire il denaro. Per una sintesi della vicenda in La redazione del “Corriere del Mezzogiorno”, Riciclò i soldi di una truffa: indagato prete, del 27/10/2010.
  7. << Il sommo pontefice, sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario >>, articolo 1 della Legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano del 26/11/2000 ( entrata in vigore il 22/2/2001) vaticanstate.va
  8. Riporto uno stralcio della nota della Segreteria di Stato per la verifica di fatto della grande ambiguità della Chiesa: «È nota la chiara volontà, più volte manifestata da parte delle autorità della Santa Sede – si legge ancora nella nota – di piena trasparenza per quanto riguarda le operazioni finanziarie dell’Istituto per le Opere di Religione (Ior). Ciò richiede che siano messe in atto tutte le procedure finalizzate a prevenire terrorismo e riciclaggio di capitali. Per questo – prosegue la nota vaticana – le autorità dello Ior da tempo si stanno adoperando nei necessari contatti e incontri, sia con la Banca d’Italia sia con gli organismi internazionali competenti – Organisation for Economic Co-operation and Development (Oecd) e Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale contro il riciclaggio di capitali (Gafi) – per l’inserimento della Santa Sede nella cosiddetta White List >>. La nota è tratta da: La redazione de “Corriere della Sera”, Al centro della vicenda trasferimenti per 23 milioni di euro da parte della banca vaticana, del 21/9/2010. Per una ricostruzione sulla chiusura del conto IOR presso la JP Morgan, filiale di Milano, e il trasferimento dei depositi IOR alla JP Morgan, filiale di Francoforte, si rimanda a La redazione de “il Sole 24 Ore”, << Cliente a rischio >>. JP Morgan chiude il conto dello IOR, del 18/3/2012. Per l’evidenza del contrasto tra la forma e la sostanza si leggano sia la Lettera Apostolica sia la legge n. CXXVII reperibili sul sito del Vaticano: vatican.va
  9. La redazione de “La Stampa”, Riciclaggio in Vaticano? Il pericolo esiste, del 8/3/2012.
  10. La redazione de “il Sole 24 Ore”, << Cliente a rischio >>, op. cit.
  11. Riportato in Marco Lillo, Norme antiriciclaggio, op. cit.. Si veda anche Tommaso Cerno, Dentro lo IOR in “L’espresso” del 23/2/2012.
  12. Valerio Galante, La chiesa e Berlusconi: scacco al vangelo in 3 mosse in “MicroMega” n.8/2010.
  13. Antonio Gramsci, Il vaticano e l’Italia, Editori Riuniti, Roma, 1972, pag. 85.
  14. Massimo Franco, C’era una volta un vaticano, Mondadori, Milano, 2010.
  15. Alain de Benoist, La “nuova evangelizzazione” dell’Europa. La strategia di Giovanni Paolo II, Arianna editrice, Casalecchio (BO), 2002.
  16. AaVv, La colata. Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro, Chiarelettere edizioni, Milano, 2010.
  17. Marco Lillo, Bertone si vantò con Tettamanzi: “Il papa vuole cacciarti dall’Istituo Toniolo” in “il Fatto Quotidiano” del 28/2/2012. Per la storia e le attività dell’Istituto Toniolo in istitutotoniolo.it.
  18. Giulio Tremonti, presidente di Aspen Institute Italia, è uno degli anelli di congiunzione tra finanza vaticana e quella americana. E’ l’uomo che ha più operato nella logica di Papa Benedetto XVI sui principì etici dell’impresa e della finanza in una visione di sviluppo territoriale-sociale attraverso il ruolo importante delle fondazioni bancarie: << E’ una linea sulla quale si fonda l’asse con Giulio Tremonti. E con la Lega, che al Nord ha oramai tessuto un’ottima trama di rapporti con la Chiesa, soprattutto tramite CL ( Comunione e Liberazione, mia precisazione) e della Compagnia delle Opere…>> in Valerio Galante, La chiesa, op. cit, pag.111. Si veda anche Ferruccio Pinotti, L’asse Lega-CL: occupare tutto! In “MicroMega” n.5/2010.
  19. Noam Chomsky in conversazione con Roberto Antonini, Obama era un sogno, in MicroMega” n.8/2010, pag.44.
  20. Barack Obama sostiene che << I laicisti sbagliano quando chiedono ai credenti di lasciare la loro religione alla porta prima di entrare nello spazio pubblico. Frederick Douglass, Abraham Lincoln, William Jennings Bryan, Dorothy Day, Martin Luther King – insomma la maggioranza dei grandi riformatori nella storia americana – non erano semplicemente motivati dalla fede ma usarono ripetutamente il linguaggio religioso a sostegno delle proprie cause. Dire infatti che uomini e donne non dovrebbero far entrare la loro ‘moralità personale’ nei dibattiti sulle politiche pubbliche, è praticamente un’assurdità. La nostra legge è, per definizione, una codificazione di moralità che si muove per la gran parte nel solco della tradizione giudaico-cristiana >> in William McGurn, Obama sta riportando il discorso religioso tra i democratici in Wall Street Journal riportato in “ l’Occidentale” del 23/2/2012.